Il momento di fatturazione delle operazioni

Non può essere sanzionato il “contribuente impresa” per ritardata o mancata registrazione della fattura, qualora la prestazione sia resa in esercizi precedenti rispetto al pagamento a patto però che il credito sia riportato e registrato al 31 Dicembre dell’anno solare di esecuzione della stessa. Ciò è quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione, Sezione Tributaria Civile, con l’Ordinanza n. 24115 del 13 Ottobre 2017.
Si tratta di un importante pronunciamento della giurisprudenza di legittimità, la quale fornisce un interpretazione sull’esatta applicazione della normativa in tema di “effettuazione delle operazioni” imponibili ai fini IVA (art. 6, cc. 3 e 4, del D. Lgs. n. 633 del 1972) e di applicabilità o meno delle sanzioni per violazione degli obblighi di fatturazione e relativa registrazione.
Il fatto
Un Consorzio cooperativo subiva un “processo verbale di constatazione” in riferimento a servizi realizzati nel corso dell’anno 2002, contabilizzati nello stesso anno con relative fatture spedite solo nel 2004 in concomitanza con il loro l’effettivo pagamento. Da ciò ne scaturì il contenzioso tributario con l’Agenzia delle Entrate conclusosi per Cassazione.
I giudici di primo grado e di Appello davano ragione al Consorzio contribuente e stessa linea viene confermata, attraverso un ordinanza, dalla Suprema Corte di Cassazione.
La Commissione Tributaria Regionale, a sostegno delle doglianze del Consorzio, ritenne che lo stesso non poteva essere sanzionato per “violazione dell’obbligo di fatturazione” (di cui all’art. 41 del D.P.R. n. 633 del 1972), poiché detta società aveva registrato contabilmente, al 31 Dicembre 2002, il solo credito per le prestazioni resegli da terzi a fronte della mancata ricezione delle fatture e del resto, come asserito in sede difensiva e riconosciuto dai giudici, non poteva avere il “sospetto” della loro emissione dal momento che l’obbligo di emissione della fattura spettava alla società che aveva effettuato le prestazioni a favore del Consorzio ricorrente.
Dagli atti depositati, emergeva che i pagamenti di tali fatture furono eseguiti a partire dal mese di Maggio 2004 in poi, ovvero due anni dopo l’effettuazione delle prestazioni cui si riferivano.
Inoltre, proprio in quest’ultimo periodo il Consorzio riceveva le fatture in questione.
Pertanto, dato che sia la CTP che la CTR confermarono legittimo il comportamento del Consorzio ricorrente, l’Agenzia delle Entrate propose ricorso per Cassazione affidandosi a due motivi:

Violazione e falsa applicazione della normativa in tema di “effettuazione delle operazioni”, di cui all’art. 6, commi 3 e 4, del D. Lgs. n. 471 del 1997;

Violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 del Codice Civile ovvero per omesso esame degli elementi probatori in sede di giudizio per l’accertamento della violazione della normativa in tema di “documentazione, registrazione ed individuazione delle operazioni soggette ad IVA” di cui al D. Lgs. n. 471 del 1997, art. 6, comma 8.

I motivi di ricorso
Fattispecie:

Il contribuente impresa riceve delle prestazioni di servizi nel 2002;
non ricevendo le relative fatture rileva il dato il contabile al 31/12;
nel mese di Maggio 2004 il prestatore di servizi invia le fatture;
pochi giorni dopo inizia il pagamento delle stesse.

Come accennato nel paragrafo precedente, in sede di ricorso per Cassazione, l’Agenzia delle Entrate si affida a due motivi riguardanti: la registrazione contabile delle operazioni soggette ad IVA al momento dell’effettuazione delle relative prestazioni; la discrepanza tra la data di rilevazione del credito e quella di invio delle fatture con conseguente pagamento.
Con il primo motivo, l’Amministrazione Finanziaria sostiene che le prestazioni di servizi si considerano effettuate al momento del loro pagamento e qualora la prestazione sia anteriore ad esso, allora, l’operazione deve considerarsi o …

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