Ecco la circolare sulle locazioni brevi e tante altre novità nel Diario quotidiano del 13 ottobre 2017

Pubblicato il 13 ottobre 2017



1) Regime per le locazioni brevi: nuove regole spiegate da una circolare
2) Istituiti i codici tributo per il versamento con F24 ELIDE del contributo unificato per i ricorsi proposti al TAR
3) Imposta di registro agevolata anche in assenza di piano particolareggiato
4) Eventi sismici: ecco come ottenere il rimborso delle imposte
5) Gli enti locali possono affidare l’attività di riscossione tributi all’ex Equitalia ora Epe
6) Tutela previdenziale nei confronti dei lavoratori iscritti alla Gestione separata
7) Settore agricolo: contrasto al caporalato con il riallineamento retributivo
8) Revisione dei principi di Best Practice dei proxy advisors: avviata la pubblica consultazione
9) Cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti: ulteriori istruzioni applicative
10) Al via EnTer, la nuova piattaforma informatica per valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico italiano
Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Regime per le locazioni brevi: nuove regole spiegate da una circolare 2) Istituiti i codici tributo per il versamento con F24 ELIDE del contributo unificato per i ricorsi proposti al TAR 3) Imposta di registro agevolata anche in assenza di piano particolareggiato 4) Eventi sismici: ecco come ottenere il rimborso delle imposte 5) Gli enti locali possono affidare l’attività di riscossione tributi all’ex Equitalia ora Epe 6) Tutela previdenziale nei confronti dei lavoratori iscritti alla Gestione separata 7) Settore agricolo: contrasto al caporalato con il riallineamento retributivo 8) Revisione dei principi di Best Practice dei proxy advisors: avviata la pubblica consultazione 9) Cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti: ulteriori istruzioni applicative 10) Al via EnTer, la nuova piattaforma informatica per valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico italiano ***

1) Regime per le locazioni brevi: nuove regole spiegate da una circolare

Chiarimenti dell’Agenzia per intermediari e portali online.

A quali contratti si applica la nuova disciplina sulle locazioni brevi, chi sono gli attori coinvolti, cosa devono fare intermediari e locatori, chi opera le ritenute ed effettua le comunicazioni dei dati relativi ai contratti. Sono questi i punti centrali della circolare n. 24/E del 12 ottobre 2017, con cui l’Agenzia delle Entrate chiarisce il perimetro degli adempimenti, anche alla luce delle questioni emerse nel corso del tavolo di confronto con le associazioni di categoria e i principali operatori interessati.

Focus sulle caratteristiche dei contratti

Secondo quanto previsto dal Dl 50/2017 (manovra correttiva 2017) ai redditi che derivano dai contratti di locazione breve, stipulati dal 1° giugno 2017, può applicarsi, su opzione del locatore, il regime della cedolare secca con l’aliquota del 21%. Sono considerate locazioni brevi quelle di durata inferiore a 30 giorni, anche per finalità turistiche. Il termine deve essere considerato in relazione ad ogni singolo contratto, anche nel caso di più contratti stipulati nell’anno dalle stesse parti. Le nuove norme si applicano esclusivamente ai contratti stipulati tra persone fisiche che agiscono al di fuori dell’attività di impresa.

Tipologia di immobili e servizi

Quanto agli immobili, restano fuori dalle nuove regole quelli situati all’estero e quelli che non hanno finalità abitative: la locazione deve quindi riguardare unità immobiliari situate in Italia e appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa la A10 - uffici o studi privati) e le relative pertinenze (box, posti auto, cantine, soffitte, ecc), oppure singole stanze dell’abitazione. Il contratto può avere ad oggetto, oltre alla messa a disposizione dell’alloggio, la fornitura di biancheria, la pulizia dei locali, e tutti quei servizi strettamente funzionali alle esigenze abitative di breve periodo, come, ad esempio, la fornitura di collegamento wi-fi e di aria condizionata. Restano invece fuori i contratti che includono servizi non necessariamente correlati con la finalità residenziale dell’immobile, come per esempio la colazione, la somministrazione dei pasti, la messa a disposizione di auto a noleggio o di guide turistiche. La circolare chiarisce inoltre che non è richiesta l’adozione di un particolare schema contrattuale.

I chiarimenti sulle sanzioni

Le ritenute si applicano ai canoni e ai corrispettivi derivanti da contratti stipulati a partire dal 1° giugno 2017: gli intermediari erano quindi tenuti a versarle entro il 16 luglio 2017. Tuttavia, nel rispetto dello Statuto dei diritti del contribuente e tenendo conto delle iniziali difficoltà incontrate dagli operatori, gli uffici dell’Agenzia potranno escludere le sanzioni per l’omessa effettuazione delle ritenute fino all’11 settembre 2017. Gli intermediari saranno comunque sanzionabili per le omesse o incomplete ritenute da effettuare a partire dal 12 settembre e da versare entro il 16 ottobre 2017. Resta in ogni caso fermo l’obbligo di comunicazione dei dati dei contratti stipulati a partire dal 1° giugno 2017 poiché l’adempimento deve essere effettuato nel 2018. Sull’argomento, la circolare chiarisce che l’incompleta o errata comunicazione dei dati del contratto non è sanzionabile se causata dal comportamento del locatore.

Gli intermediari coinvolti e l’applicazione della ritenuta

Le nuove regole riguardano tutti i soggetti attraverso i quali vengono stipulati contratti di locazione breve, a prescindere dal fatto che siano residenti o abbiano una stabile organizzazione in Italia. Non rilevano né la forma giuridica del soggetto che intermedia (forma individuale o associata) né la modalità con cui l’attività è svolta (che può riferirsi ai contratti di locazione stipulati on line e off line). La ritenuta va operata sull’intero importo indicato nel contratto di locazione breve che il conduttore è tenuto a versare al locatore. In ogni caso la materiale disponibilità delle somme impone all’intermediario di effettuare il prelievo del 21% a titolo di ritenuta da versare all’erario. In caso di pagamento tramite assegno bancario intestato al locatore, l’intermediario, non avendo la materiale disponibilità delle risorse finanziarie, non è quindi tenuto a trattenere la ritenuta, anche se l’assegno è consegnato al locatore per il suo tramite.

Trasmissione dei dati

I dati che gli intermediari devono trasmettere, entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di conclusione del contratto, sono stati individuati dal provvedimento del 12 luglio: nome, cognome e codice fiscale del locatore, durata del contratto, importo del corrispettivo lordo e indirizzo dell’immobile. La trasmissione deve avvenire attraverso i servizi dell’Agenzia delle entrate in conformità alle specifiche tecniche che saranno successivamente pubblicate. Per il 2017, la comunicazione deve riguardare i soli contratti conclusi a partire dal 1° giugno.

La circolare precisa che sono tenuti alla trasmissione dei dati solo gli intermediari che, oltre a favorire l’incontro tra domanda e offerta di abitazione, forniscono anche un supporto professionale o tecnico informatico nella fase del perfezionamento dell’accordo.

L’obbligo di comunicazione, quindi, sussiste se il conduttore ha accettato la proposta di locazione tramite l’intermediario o aderendo all’offerta di locazione tramite la piattaforma online.

Al contrario, nel caso in cui il locatore si avvalga dell’intermediario solo per proporre l’immobile in locazione, ma il conduttore comunichi direttamente al locatore l’accettazione della proposta, l’intermediario non è tenuto a comunicare i dati in quanto ha solo contribuito a mettere in contatto le parti, rimanendo estraneo alla conclusione dell’accordo.

In caso di recesso dal contratto di locazione breve, gli intermediari non sono tenuti a trasmettere i dati. Se il recesso interviene dopo la trasmissione, l’intermediario dovrà rettificare la comunicazione, utilizzando le modalità informatiche predisposte dall’Agenzia.

Inoltre, la circolare ricorda che l’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati è punita con la sanzione da 250 a 2mila euro, ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati. Non è sanzionabile l’incompleta o errata comunicazione dei dati del contratto se causata dal comportamento del locatore.

Applicazione della ritenuta

Gli intermediari tenuti a operare la ritenuta sono quelli che intervengono nel pagamento o nella riscossione del canone.

La circolare precisa che l’obbligo scatta in tutte le ipotesi in cui l’intermediario interviene nella fase in cui è assolta l’obbligazione pecuniaria prevista dal contratto, partecipando al pagamento del corrispettivo da parte del conduttore e/o alla riscossione da parte del locatore.

In ogni caso, la materiale disposizione delle risorse finanziarie impone all’intermediario di effettuare su tali somme il prelievo del 21% a titolo di ritenuta da versare all’erario.

Sulla base di tale assunto di carattere generale, l’Agenzia chiarisce che:

in caso di pagamento mediante assegno bancario intestato al locatore, l’intermediario, non avendo la materiale disponibilità delle risorse finanziarie su cui operare la ritenuta, non è tenuto a tale adempimento, anche se l’assegno è consegnato al locatore per il suo tramite

in caso di pagamento del canone mediante carte di pagamento (carte di credito, di debito, prepagate) gli intermediari autorizzati (banche, istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, Poste Italiane s.p.a.), nonché le società che offrono servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro in internet (ad esempio, PayPal), non svolgendo attività di intermediazione, non sono tenuti a operare la ritenuta che deve eventualmente essere effettuata dall’intermediario che incassa il canone o interviene nel pagamento.

Nel caso in cui l’intermediario abbia delegato un terzo all’incasso del canone e all’accredito del relativo importo al locatore, scatta comunque l’obbligo di operare la ritenuta e di effettuare gli adempimenti di versamento e di certificazione della ritenuta, nonché di comunicazione dei dati relativi al contratto. La ritenuta del 21% deve essere applicata sull’importo del canone o corrispettivo lordo indicato nel contratto di locazione breve.

Eventuali penali o caparre o depositi cauzionali, invece, non devono essere assoggettati a ritenuta.

Nel corrispettivo lordo sono incluse anche le somme eventualmente addebitate a titolo forfettario per la fornitura di prestazioni accessorie. Le spese per i servizi accessori non concorrono al corrispettivo lordo solo quando sono sostenute direttamente dal conduttore o sono a lui riaddebitate dal locatore sulla base dei costi e dei consumi effettivamente sostenuti.

Ci si è posti il dubbio circa l’inclusione o meno nel corrispettivo lordo della provvigione dovuta all’intermediario.

Sulla questione la circolare precisa che la provvigione:

non risulta compresa nel corrispettivo lordo quando è addebitata direttamente dall’intermediario al conduttore e quando l’intermediario la addebita direttamente al locatore, il quale non la ribalta sul conduttore

concorre, invece, alla determinazione del corrispettivo lordo da assoggettare a ritenuta se è trattenuta dall’intermediario sul canone dovuto al locatore in base al contratto.

Da tali considerazioni è possibile trarre la regola generale secondo cui “l’intermediario opera la ritenuta sull’intero importo indicato nel contratto di locazione breve che il conduttore è tenuto a versare al locatore”.

Con riferimento all’applicazione della ritenuta, la circolare ricorda che:

  • deve essere versata entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è operata
  • gli intermediari sono tenuti a certificare e a dichiarare le ritenute operate mediante la certificazione, gli intermediari che operano la ritenuta assolvono anche l’obbligo di comunicazione dei dati e non sono, pertanto, tenuti all’ulteriore trasmissione degli stessi nel caso di recesso dal contratto, la ritenuta, se eventualmente già operata dall’intermediario, versata e certificata, è recuperata dal locatore in sede di dichiarazione dei redditi o chiesta a rimborso mentre, invece, potrà essere restituita al locatore e recuperata dall’intermediario in compensazione se la disdetta del contratto è antecedente alla certificazione
  • con la risoluzione n. 88/E del 5 luglio 2017 sono stati istituiti il codice tributo “1919”, da utilizzare per il versamento della ritenuta tramite modello F24, e codici “1628” e “6782” da utilizzare per recuperare eventuali eccedenze di versamento
  • la mancata applicazione della ritenuta da parte dell’intermediario è punita con una sanzione amministrativa pari al 20% dell’ammontare non trattenuto, ferma restando la possibilità di ricorre al ravvedimento operoso.

La ritenuta deve essere applicata ai canoni di locazione e ai corrispettivi derivanti da contratti stipulati a partire dal 1° giugno 2017, con il conseguente obbligo di versamento entro il 16 del mese successivo.

Sul punto, però, la circolare precisa che l’amministrazione finanziaria potrà tener conto delle difficoltà di natura gestionale che gli operatori possono aver incontrato nella effettuazione degli adempimenti relativi alle ritenute, anche alla luce della circostanza che, in attesa della conversione in legge del Dl 50/2017, il provvedimento è stato emanato il 12 luglio 2017. Pertanto, si potrà escludere l’applicazione delle sanzioni per l’omessa effettuazione delle ritenute fino all’11 settembre 2017.

Tuttavia, gli intermediari saranno comunque sanzionabili per le omesse o incomplete ritenute da effettuare a partire dal 12 settembre 2017 e da versare entro il 16 ottobre 2017.

Per gli intermediari che hanno applicato la ritenuta, pur in assenza del provvedimento, resta fermo l’obbligo di effettuare il versamento entro il 16 del mese successivo.

Altresì, resta in ogni caso fermo l’obbligo di comunicazione dei dati dei contratti stipulati a partire dal 1° giugno 2017 in quanto l’adempimento deve essere eseguito nel 2018, con un ampio margine di tempo, quindi, a disposizione degli intermediari. Intermediari non residenti

Si è già detto che gli adempimenti sopra descritti devono essere effettuati da tutti gli intermediari, compresi quelli fiscalmente non residenti in Italia.

Regime fiscale: base imponibile

Per espressa previsione normativa, il reddito derivante dai contratti di locazione breve può essere assoggettato, su opzione del locatore, al regime della cedolare secca.

Sul punto, la circolare ricorda che il regime dell’imposta sostitutiva era già applicabile ai redditi fondiari derivanti dalle locazioni anche di breve durata. La novità, quindi, consiste nel fatto che lo stesso risulta ora esteso ai redditi diversi derivanti dai contratti di sublocazione e ai contratti stipulati dal comodatario per la concessione a terzi del godimento dell’immobile abitativo.

Per quanto riguarda la sublocazione, l’applicazione della cedolare secca non modifica la qualificazione reddituale dei proventi derivanti da tale contratto. Regime fiscale: dichiarazione e versamento

Il richiamo alla disciplina della cedolare secca implica che ai redditi derivanti dai contratti di locazione breve si applicano le stesse disposizioni previste con riguardo al regime sostitutivo in materia di dichiarazione, liquidazione, accertamento, riscossione, rimborsi, sanzioni, interessi e contenzioso.

Ne deriva che la scelta per il regime agevolato si effettua con la dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui i canoni di locazione sono maturati o i corrispettivi sono riscossi ovvero, nell’ipotesi di eventuale registrazione del contratto, in tale sede.

(Agenzia delle entrate, circolare n. 24/E del 12 ottobre 2017)

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2) Istituiti i codici tributo per il versamento con F24 ELIDE del contributo unificato per i ricorsi proposti al TAR

Arrivano in cinque e devono essere utilizzati per versare, tramite “F24 versamenti con elementi identificativi” (F24 Elide), il contributo unificato per i ricorsi presentati al giudice amministrativo e per quelli straordinari proposti al presidente della Repubblica e al presidente della Regione siciliana: sono i nuovi codici tributo istituiti dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione 123/E del 12 ottobre 2017.

L’introduzione del processo amministrativo telematico ha comportato delle novità anche in relazione al pagamento delle spese di giustizia. In particolare, l’articolo 192, comma 2, del Dpr 115/2002, come modificato dall’articolo 7, comma 8-ter, del Dl 168/2016, ha previsto l’emanazione di un decreto Mef ad hoc per stabilire come versare il contributo unificato dovuto per chi presenta ricorso al Tar. Il ministero dell’Economia e delle Finanze risponde all’appello con il decreto 27 giugno 2017 e dispone che la somma in questione venga versata, esclusivamente online, tramite modello F24, senza possibilità di compensazione, attraverso i servizi telematici dell’amministrazione finanziaria. La procedura deve essere seguita anche per i ricorsi straordinari al presidente della Repubblica (gestiti dalla segreteria delle sezioni consultive del Consiglio di Stato) e al presidente della Regione siciliana (curati dalla segreteria del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana).

L’Agenzia chiude il cerchio e con la risoluzione odierna fornisce i seguenti codici tributo da indicare nel modello di versamento:

GA01” - ricorsi al giudice amministrativo

GA02” - ricorsi incidentali al giudice amministrativo

GA03” - motivi aggiunti ai ricorsi al giudice amministrativo

GA04” - ricorsi straordinari al presidente della Repubblica

GA05” - ricorsi straordinari al presidente della Regione siciliana”.

I codici devono essere inseriti nell’“F24 Elide”, in corrispondenza degli “importi a debito versati”, indicando nella sezione “Contribuente” il codice fiscale e i dati anagrafici di chi effettua il versamento.

Proseguendo la compilazione del modello, nella sezione “Erario ed altro” devono essere esposti:

nel campo “codice ufficio” uno dei codici dell’elenco allegato alla risoluzione

nel campo “tipo”, la lettera “R”

nel campo “Elementi identificativi”, il codice fiscale o la partita Iva del ricorrente

nel campo “codice”, il codice tributo

nel campo “anno di riferimento”, l’anno a cui si riferisce il versamento.

(Agenzia delle entrate, risoluzione 123/E del 12 ottobre 2017)

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3) Imposta di registro agevolata anche in assenza di piano particolareggiato

In caso di trasferimento di area edificabile è sufficiente, ai fini dell’applicabilità dell’imposta di registro con aliquota agevolata, che l’immobile sia situato in un’area soggetta ad uno strumento urbanistico generale qualora quest’ultimo, per contenuto e prescrizioni, assolva, ai fini dell’edificabilità, alle stesse funzioni di uno strumento urbanistico secondario, pur in assenza di un piano urbanistico particolareggiato. La CTR emiliana, rifacendosi all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 24238 del 13/11/2014, ribalta la sentenza di primo grado e conclude per il definitivo annullamento dell’avviso di rettifica notificato dall’Agenzia delle Entrate. Nel caso di specie, pur in assenza di piano particolareggiato, non vi è motivo per denegare l’assoggettamento del trasferimento all’aliquota agevolata dell’1% dal momento che il piano regolatore generale esaurisce tutte le necessarie prescrizioni richieste.

(Comm. Trib. Reg. per l'Emilia-Romagna: Sentenza dell'11/9/2017, n. 2473/1)

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4) Eventi sismici: ecco come ottenere il rimborso delle imposte

Terremoto nel Centro Italia: precisate le modalità di rimborso delle imposte. Si tratta dell’agevolazione riguardante le somme pagate per le successioni aperte prima del 13 agosto 2017 e relative a immobili demoliti o inagibili situati nei comuni colpiti dal sisma

Difatti, con il provvedimento direttoriale prot. n. 216894 del 11 ottobre 2017, sono state indicate le modalità di rimborso delle imposte di successione, delle imposte e tasse ipotecarie e catastali e delle imposte di registro e di bollo versate con riferimento alle successioni, apertesi prima del 13 agosto 2017, e relative a immobili demoliti o dichiarati inagibili a causa degli eventi sismici che, a partire dal 24 agosto 2016, hanno colpito il Centro Italia. Agevolazioni per gli immobili demoliti o dichiarati inagibili

Il recente “decreto Sud” ha previsto una specifica ipotesi di esenzione per gli immobili situati in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria dichiarati inagibili o demoliti in seguito al sisma che ha avuto inizio il 24 agosto 2016 (articolo 16-sexies, comma 6, lettera b, Dl 91/2017, che ha modificato l’articolo 48, Dl 189/2016). Più precisamente, tali immobili non sono soggetti all’imposta di successione né alle imposte e tasse ipotecarie e catastali né all’imposta di registro o di bollo. Resta fermo, tuttavia, l’adempimento degli obblighi dichiarativi di legge.

Le esenzioni sono riconosciute esclusivamente con riguardo alle successioni di persone fisiche che alla data degli eventi sismici risultavano:

- proprietarie o titolari di diritti reali di godimento relativi a immobili ubicati nei comuni colpiti dai terremoti del 24 agosto 2016, del 26 e 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017 (gli elenchi dei comuni sono riportati negli Allegati 1, 2 e 2-bis, Dl 189/2016);

- proprietarie o titolari di diritti reali di godimento relativi a immobili ubicati nei territori dei comuni di Teramo, Rieti, Ascoli Piceno, Macerata, Fabriano e Spoleto e dichiarati inagibili;

- proprietarie o titolari di diritti reali di godimento relativi a immobili distrutti o dichiarati inagibili ubicati in comuni dell’Abruzzo, del Lazio, delle Marche e dell’Umbria, diversi da quelli indicati negli allegati 1, 2 e 2-bis, qualora sia dimostrato il nesso di causalità diretto tra i danni subiti e gli eventi sismici succedutesi a partire dal 24 agosto 2016, comprovato da apposita perizia asseverata.

Tuttavia, le esenzioni non si applicano se, nel momento dell’apertura della successione, l’immobile risultava essere già riparato o ricostruito, in tutto o in parte. Provvedimento Agenzia delle entrate del 11 ottobre 2017

Il citato provvedimento illustra le modalità di erogazione dei rimborsi delle somme già versate (a titolo di imposta di successione, di imposte e tasse ipotecarie e catastali, di imposta di registro o di bollo) relativamente alle successioni che si sono aperte prima del 13 agosto 2017 (data di entrata in vigore delle agevolazioni) e per le quali i soggetti interessati si trovavano in una delle condizioni richieste dalla legge per l’esenzione.

Modalità di presentazione della richiesta di rimborso

L’istanza di rimborso deve essere presentata all’ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate presso cui è stata presentata la dichiarazione di successione. Peraltro, si considerano valide anche le richieste di rimborso presentate prima della pubblicazione del provvedimento in esame.

Modalità di esecuzione dei rimborsi

I rimborsi saranno erogati dall’Agenzia delle entrate mediante procedure automatizzate, secondo quanto previsto dal decreto 29 dicembre 2000. Sulle somme rimborsate non sono dovuti interessi (cfr articolo 48, comma 7-quinquies, Dl 189/2016).

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5) Gli enti locali possono affidare l’attività di riscossione tributi all’ex Equitalia ora Epe

Lo ha precisato il direttore dell’Agenzia delle entrate (Ruffini), in audizione parlamentare il 12 ottobre 2017 sul tema: “Attuazione e prospettive del federalismo fiscale, con particolare riguardo alla riscossione negli Enti locali”.

Il D.l. n. 193 del 2016, che ha stabilito lo scioglimento delle società del gruppo Equitalia (ad esclusione di Equitalia Giustizia SpA) e ha attribuito il compito di svolgere le funzioni relative alla riscossione nazionale a un nuovo ente pubblico economico (Epe), denominato Agenzia delle entrate-Riscossione, ha significativamente modificato questo quadro normativo.

Dal 1° luglio 2017, le amministrazioni locali possono deliberare l’affidamento all’Agenzia delle entrate-Riscossione, delle attività di riscossione spontanea e coattiva delle entrate tributarie o patrimoniali proprie e delle società da esse partecipate.

Inoltre, come previsto dall’art. 17, comma 3, del d.lgs. n. 46 del 1999 “continua comunque a effettuarsi mediante ruolo la riscossione delle entrate già riscosse con tale sistema in base alle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

Pertanto, oggi gli Enti locali possono svolgere il servizio di riscossione delle proprie entrate secondo le seguenti modalità:

- tramite risorse interne;

- ricorrendo all’affidamento in house a società strumentali;

- tramite le ordinarie procedure a evidenza pubblica;

- avvalendosi, a seguito di apposita deliberazione, dell’Agenzia delle entrate–Riscossione, titolare dello svolgimento delle funzioni della riscossione nazionale.

Da questo nuovo quadro giuridico emerge, prosegue il direttore delle Entrate, che l’Agenzia delle entrate–Riscossione ha assunto un ruolo di “supplenza qualificata”, in quanto è sufficiente una delibera dell’Ente locale per conferirle le funzioni di riscossione nei casi in cui non si è ritenuto opportuno ricorrere alle altre modalità di affidamento del servizio.

E’, invece, del tutto inibita la possibilità per le amministrazioni locali di deliberare l’affidamento anche delle attività di accertamento e liquidazione delle proprie entrate, in quanto attività estranee alla missione istituzionale dell’Agenzia delle entrate-Riscossione.

Gli Enti che dal 1° luglio 2017 hanno deliberato l’affidamento dell’attività di riscossione spontanea e coattiva delle loro entrate sono, al momento, oltre 700 di cui circa 500 amministrazioni comunali.

L’Epe (Agenzia entrate-riscossione) non potrà comunque effettuare attività di accertamento per conto delle amministrazioni locali (è questa una ulteriore precisazione fornita dal direttore in audizione parlamentare).

Pagamento con modello F24

La riscossione tramite modello F24 sarà estesa progressivamente anche:

- al contributo di sbarco, che possono istituire i Comuni con sede giuridica nelle isole minori e i Comuni nel cui territorio insistono isole minori, in alternativa all'imposta di soggiorno;

- all’imposta comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni (ICP-DPA);

- al canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari (CIMP);

- all’imposta municipale immobiliare (IMI), istituita dalla Provincia autonoma di Bolzano, che nei Comuni del relativo territorio sostituisce l’IMU e la TASI.

Importi iscritti a ruolo

La maggioranza dei crediti degli Enti locali è caratterizzata da un importo di ammontare assai ridotto: l’80 % delle cartelle di pagamento emesse per ruoli affidati dagli Enti locali è di importo inferiore ai 500 euro.

Ebbene, in relazione a crediti di tale natura, l’esperienza maturata dal 2000 a oggi, dimostra, continua il direttore, come lo strumento di riscossione che ha dimostrato maggiore efficacia ed efficienza per la riscossione di importi di questo tipo sia il fermo dei beni mobili registrati, previsto dall’art. 86 del DPR n. 602/1973.

In considerazione dell’importo medio di tali crediti, non sono invece attivabili:

- la procedura di pignoramento dei crediti derivanti da pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, ai sensi dell’art. 48-bis del DPR n. 602/1973, che prevede un ammontare minimo in riscossione pari a 10.000 euro;

- l’iscrizione ipotecaria prevista dall’art. 77 del DPR n. 602/1973, che fissa a 20.000 euro l’importo minimo in riscossione;

- la procedura di espropriazione immobiliare di cui all’art. 76 del DPR. n. 602/1973 che, anche laddove il bene non sia qualificabile come “prima casa”, contempla la necessità dell’esistenza di un debito del contribuente iscritto a ruolo pari ad almeno 120.000 euro.

Niente pignoramenti nella casa del debitore

A causa dell’elevato numero delle posizioni in gioco, non risulta ipotizzabile procedere a pignoramenti mobiliari a valle di accessi nella casa di abitazione del debitore o in altri luoghi a lui appartenenti: modalità di recupero che, proprio per la dimostrata inefficienza, non è più prevista come obbligatoria a carico dell’Agente della riscossione.

Cosi riferisce il direttore delle entrate in audizione parlamentare il 12 ottobre 2017.

Ulteriore elemento di complessità, che determina un allungamento del tempo di esazione è poi costituito dalla necessità, nei casi di riscossione coattiva fino a 1.000 euro, di inviare una comunicazione con il dettaglio delle iscrizioni a ruolo e di attendere 120 giorni da tale invio, prima di poter procedere ad azioni cautelari o esecutive (art. 1, comma 544, Legge n. 228 del 2012).

Conclude, infine, il neo direttore, le considerazioni sopra delineate, portano a confermare la difficoltà di ipotizzare una filiera dedicata alla sola riscossione di tali fattispecie di entrate.

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6) Tutela previdenziale nei confronti dei lavoratori iscritti alla Gestione separata

L’INPS, con la circolare n. 139 del 12 ottobre 2017, fornisce le linee guida e le istruzioni operative necessarie per l’attuazione dell’articolo 8, comma 10, della legge n. 81 del 22 maggio 2017, concernente le prestazioni previdenziali di malattia e di degenza ospedaliera ai lavoratori della Gestione separata.

Tutela previdenziale

Ai lavoratori iscritti alla Gestione separata (di cui all’art. 2 comma 26 della legge n. 335/1995) ed in possesso di specifici requisiti, è stata riconosciuta dal legislatore un’apposita tutela previdenziale che contempla due diversi tipi di prestazioni in caso di eventi di malattia:

- indennità di degenza ospedaliera (circolare Inps n. 147/2001);

- indennità di malattia (circolare Inps n. 76/2007).

La suddetta tutela è stata, nel tempo, oggetto di evoluzioni interpretative e normative che hanno portato ad estendere la platea dei soggetti interessati, fino a comprendere tutti i lavoratori iscritti nella Gestione separata e tenuti a versare un'aliquota contributiva piena (non iscritti, pertanto, presso altre forme pensionistiche obbligatorie e non titolari di pensioni – circ. n. 77/2013).

Recentemente, è intervenuta un’ulteriore modifica legislativa, a seguito dell’entrata in vigore (in data 14 giugno 2017) dell’articolo 8, comma 10, della legge n. 81 del 22 maggio 2017, che ha disposto, per i lavoratori in argomento, che i periodi di malattia, certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche, o di gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti o che comunque comportino una inabilità lavorativa temporanea del 100 per cento, vengano equiparati alla degenza ospedaliera.

L’equiparazione dell’evento di malattia ad un evento di degenza ospedaliera (nei casi previsti dalla norma in argomento) comporta l’applicazione di una disciplina diversa con riferimento ai termini per la presentazione della certificazione sanitaria e della domanda di prestazione, della durata della tutela riconosciuta (da un massimo di 61 giorni annui ad un massimo di 180 giorni annui) e dell’ammontare del trattamento economico spettante (determinato annualmente e commisurato al numero di mensilità di versamenti contributivi effettuati).

Indicazioni operative

L’INPS adesso, quindi, fornisce a tutti i soggetti interessati alcune indicazioni operative e linee di indirizzo, per consentire l’attuazione della norma, nel rispetto dei principi generali previsti dall’ordinamento italiano nell’ambito della tutela previdenziale della malattia e sulla base dell’espressione letterale della disposizione legislativa sopra citata.

Con successivo messaggio verranno fornite istruzioni amministrative e procedurali di dettaglio ai fini dell’erogazione della prestazione in argomento.

Individuazione delle patologie oggetto della norma

Ai fini dell’individuazione delle patologie da considerare per il riconoscimento della specifica tutela introdotta dalla recente disposizione, è opportuno considerare che la tutela previdenziale della malattia ha lo scopo di compensare la perdita di guadagno nei casi di temporanea incapacità lavorativa del soggetto con riferimento alla sua mansione specifica.

Da un punto di vista medico legale, la malattia in generale si sostanzia come un’alterazione peggiorativa quali-quantitativa del precedente stato di salute ed è caratterizzata da apprezzabile anormalità, evoluzione, disfunzionalità e bisogno di cure.

Viene precisato che le malattie croniche, come principale causa di morte quasi in tutto il mondo, costituiscono un gruppo eterogeneo di condizioni morbose. Si caratterizzano per i sintomi che perdurano nel tempo - in maniera costante ovvero con alterne fasi di remissione/riacutizzazione - e richiedono sicuramente un modello assistenziale che se ne occupi a tutto campo, dalla prevenzione al sostegno palliativo. In ambito medico legale, si tratta di malattie che, inducendo effetti menomativi permanenti, sono suscettibili di valutazione più pertinenti all’ambito delle prestazioni di invalidità.

Diversamente, per configurarsi come indennizzabile, la malattia deve essere riferita ad una condizione patologica in fase acuta o riacutizzata la cui evoluzione, più o meno prolungata nel tempo, si concretizza in una guarigione - o, comunque, in una stabilizzazione – tale da consentire la ripresa dell’attività lavorativa nel breve periodo.

Quindi, alla luce dell’interpretazione fornita, può intendersi che il legislatore abbia voluto riconoscere una particolare tutela ai lavoratori iscritti alla Gestione separata in tutti i casi in cui l’indispensabile percorso clinico-assistenziale della malattia possa venire assimilato, per la gravità delle cure somministrate e della patologia in corso, ad una sorta di “degenza domiciliata”.

A tale scopo, viene fornito, in allegato, un elenco di patologie che, in linea con l’impostazione sopra delineata, rientrano nella specifica tutela stabilita dalla recente normativa.

Adempimenti del lavoratore

Per il riconoscimento della tutela in argomento, al fine di poter garantire il reale soddisfacimento di tutti i requisiti sanitari sopra descritti, è necessario che gli Uffici medico legali dell’Istituto possano visionare informazioni aggiuntive rispetto a quelle contenute nel certificato di malattia.

Infatti, tenuto conto di quanto sopra specificato, per l’individuazione delle fattispecie rientranti nel campo di applicazione della norma, è necessario determinare:

- la natura clinica del processo morboso;

- l’entità della disfunzione che si è determinata ai fini della valutazione della gravità della patologia indicata nella norma;

- il manifestarsi in modo acuto, anche se più ampiamente iscritto in un decorso cronico;

- la sua evoluzione così come modificata dalla terapia;

- il suo essere ingravescente;

la compromissione totale della capacità lavorativa alla mansione specifica.

Pertanto, per il riconoscimento del diritto alla prestazione, l’Istituto dovrà necessariamente ricevere, oltre al certificato di malattia regolarmente prodotto, anche ulteriore documentazione medica (cartelle cliniche, relazioni mediche, accertamenti diagnostici) comprovante l’effettuazione della terapia antineoplastica ovvero la sussistenza della grave patologia cronica con le caratteristiche sopra descritte.

Il lavoratore, quindi, dovrà produrre il certificato di malattia nei tempi e nelle modalità vigenti e dovrà, altresì, consegnare agli uffici Inps:

- il modello cartaceo di domanda di prestazione e di trasmissione della documentazione medica (Mod. SR06, opportunamente aggiornato, disponibile sul sito web dell’Inps), senza procedere alla richiesta di prestazione mediante i servizi on line dell’Istituto;

- un plico chiuso contenente la documentazione medica di cui sopra e riportante la dicitura “contiene dati sensibili di natura sanitaria”.

Qualora non sia possibile accogliere la domanda di malattia avanzata ai sensi dell’articolo 8, comma 10, della legge n. 81 del 22 maggio 2017, come sopra descritto, si procederà, comunque, ove sussistano i requisiti normativamente previsti, d’ufficio – senza obbligo di ulteriore istanza – all’erogazione del trattamento economico previsto in caso di malattia (circolari n. 76/2007 e n. 77/2013).

(INPS, circolare n. 139 del 12 ottobre 2017)

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7) Settore agricolo: contrasto al caporalato con il riallineamento retributivo

L’INPS, con la circolare n. 138 del 12 ottobre 2017, si sofferma sulla Legge di contrasto al caporalato in agricoltura, in particolare sul riallineamento retributivo nel settore agricolo.

In Gazzetta Ufficiale n. 257 del 3 novembre 2016 è stata pubblicata la Legge n. 199 del 29 ottobre 2016 (c.d. Legge di contrasto al caporalato in agricoltura), la quale all’articolo 10 prevede che “Ai sensi dell'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla Legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni, gli accordi provinciali di riallineamento retributivo del settore agricolo possono demandare la definizione di tutto o parte del programma di graduale riallineamento dei trattamenti economici dei lavoratori agli accordi aziendali di recepimento purché sottoscritti con le stesse parti che hanno stipulato l'accordo provinciale.” .

Lo stesso articolo 10 prevede, inoltre, che non si dà luogo alla ripetizione di eventuali versamenti contributivi effettuati antecedentemente alla data di entrata in vigore della Legge.

La norma si configura come interpretazione autentica delle disposizioni relative ai trattamenti economici definiti dai programmi di graduale riallineamento retributivo stipulati nel settore dell’agricoltura aventi riflessi sulla sospensione della condizione di corresponsione dell'ammontare retributivo di cui all'art. 6, comma 9, lettere a), b) e c), del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389.

Quadro normativo

L' articolo 5 della Legge 28 novembre 1996, n. 608 - come modificato dall' articolo 23 della Legge 24 giugno 1997, n. 196, dall'articolo 75 della Legge 23 dicembre 1998, n. 448, dagli articoli 45, comma 20 e 58, comma 13 della Legge 17 maggio 1999, n. 144, e, da ultimo, dagli articoli 44 e 63, comma 3, della Legge 23 dicembre 1999, n. 488 - prevede che nelle zone svantaggiate del territorio nazionale, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali, le imprese possono progressivamente adeguare, mediante la stipula di appositi contratti provinciali di riallineamento, le retribuzioni corrisposte agli importi determinati dalla contrattazione nazionale di categoria.

E’ inoltre prevista la possibilità di derogare al rispetto dell'obbligo di corrispondere al lavoratore la retribuzione di cui all'articolo 1, comma 1, della Legge 7 dicembre 1989, n.389, quale condizione per il riconoscimento del diritto agli sgravi contributivi ed alla fiscalizzazione degli oneri sociali.

Il citato articolo prevede, altresì, che la retribuzione determinata dagli accordi provinciali di riallineamento è presa come base per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale in regime di riallineamento, nel rispetto delle misure progressive stabilite dall'art. 23 della Legge n. 196/1997 e dall'articolo 75 della legge n. 448/1998.

La normativa è illustrata nelle circolari INPS n.59 del 6 marzo 2000, n. 115 del 16 giugno 2000, n. 159 del 6 agosto 2001 e n. 194 del 6 novembre 2001 (quest’ultima relativa al campo di applicazione della contribuzione agricola unificata).

Articolo 10, legge 29 ottobre 2016, n. 199 e sua applicazione

A decorrere dal 4 novembre 2016 è entrata in vigore la disposizione di cui all’articolo 10, Legge 29 ottobre 2016, n. 199, il cui testo è riportato in premessa.

La norma trova applicazione limitatamente al settore agricolo e si configura come interpretazione dell’articolo 5, comma 1, del Decreto Legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni.

Va considerato a tale riguardo che l’articolo 5, comma 1, del Decreto Legge 1 ottobre 1996, n. 510, e successive modificazioni, consente accordi di riallineamento fino al 17 ottobre 2001; pertanto, la disposizione contenuta nell’articolo 10, Legge 29 ottobre 2016, n. 199, è da riferirsi agli accordi già sottoscritti e depositati.

Pertanto, il contesto normativo vigente, in merito ai contratti di riallineamento, contempla contestualmente due previsioni: una (art.5, D.L. 510/1996) che riconosce alla contrattazione aziendale la sola facoltà di recepire quanto definito in sede di contrattazione provinciale, l’altra (art.10, L. 1996/2016) che riconosce alla contrattazione aziendale la possibilità di definire i programmi di riallineamento.

In particolare la citata disposizione attribuisce agli accordi provinciali di riallineamento retributivo del settore agricolo la possibilità di demandare agli accordi aziendali, purché sottoscritti con le stesse parti, la definizione di tutto o parte del programma di graduale riallineamento dei trattamenti economici dei lavoratori.

In tal senso si è espresso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che con il parere n. protocollo 0004568.05.07.2017, ha precisato che la norma di cui all’articolo 10 consente agli accordi aziendali, purché stipulati dalle stesse parti che hanno stipulato l’accordo provinciale, di definire il programma di riallineamento retributivo nei limiti e in conformità a quanto prescritto negli accordi provinciali.

Il programma di riallineamento declinato nell’accordo aziendale dovrà rispettare e tenere conto di quanto ad esso delegato; qualora l’accordo provinciale nulla dica in ordine ai valori di riallineamento dovranno essere presi in considerazione quelli fissati dall’accordo aziendale.

L’accordo aziendale, inoltre, potrà prevedere valori di retribuzione compresi tra i limiti minimi e massimi eventualmente fissati dall’accordo provinciale.

Resta inteso che la sospensione dell’obbligo di corrispondere la retribuzione di cui all’articolo 6, Decreto Legge 338/89 è subordinata al regolare adempimento di tutti altri obblighi previsti dall’ art. 5 legge n.608 del 1996.

(INPS, circolare n. 138 del 12 ottobre 2017)

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8) Revisione dei principi di Best Practice dei proxy advisors: avviata la pubblica consultazione

Consultazione pubblica per la revisione dei principi di Best Practice dei proxy advisors.

L'11 ottobre, il Best Practice Principle Group (BPPG), che riunisce i maggiori rappresentanti dell'industria dei proxy advisors, ha aperto una consultazione pubblica per la revisione dei propri principi di best practice, adottati nel 2014. I Principi sono applicati su base volontaria, seguendo il principio del comply or explain e prevedono la pubblicazione di uno Statement of Compliance.

Scopo della revisione è quello di aggiornare i Principi alla luce dell'impatto determinato dalla loro applicazione in questi anni e di adeguarli all'evoluzione del quadro normativo di riferimento (in particolare, le modifiche alla direttiva sui diritti degli azionisti di società quotate).

Il processo di revisione è supervisionato da uno Steering Group, composto dai sottoscrittori dei Principi e da un Presidente indipendente. Lo Steering Group è affiancato da un Advisory Panel composto da esperti del settore.

Il documento di consultazione, sotto forma di questionario, chiede, in particolare, una valutazione sui seguenti aspetti:

ampliamento dei temi affrontati dai Principi (attualmente i Principi si occupano di: qualità dei servizi; conflitti di interesse; politiche di comunicazione con gli emittenti, gli azionisti e il pubblico);

modalità di elaborazione delle raccomandazioni di voto; un'attenzione particolare è rivolta agli elementi che dovrebbero essere presi in considerazione per adeguare le raccomandazioni di voto ai singoli mercati;

descrizione delle metodologie di ricerca utilizzate per elaborare le raccomandazioni di voto;

principi in materia di gestione dei conflitti di interesse;

politiche di comunicazione con gli emittenti, gli azionisti e il pubblico;

contenuti dello Statement of Compliance;

introduzione di meccanismi volti a garantire l'indipendenza nel processo di monitoring.

introduzione di meccanismi volti a garantire l'indipendenza nel processo di monitoring sull'applicazione dei Principi.

La consultazione si chiude il 15 dicembre 2017.

(Assonime, nota del 12 ottobre 2017)

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9) Cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti: ulteriori istruzioni applicative

Cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti (ai sensi della legge 24 dicembre 2012, n. 228, come modificata dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232): Sono arrivate le ulteriori istruzioni applicative con riferimento ai casi di cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti anche presso gli Enti di previdenza obbligatori (di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103).

L’INPS, con la circolare n. 140 del 12 ottobre 2017, acquisito il nulla osta del Ministero del lavoro e delle politiche sociali di cui alla nota n. 7027 del 9 ottobre 2017, a scioglimento della riserva formulata nella circolare n. 60 del 2017, fornisce ulteriori istruzioni applicative con particolare riguardo al cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti in presenza di periodi di contribuzione anche presso gli Enti di previdenza privati di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103.

Per quanto non espressamente previsto viene fatto rinvio alle istruzioni fornite con la circolare n. 120 del 2012, ove compatibili.

Ulteriori istruzioni sulla materia in oggetto saranno emanate dall’Istituto a seguito della stipula dei previsti rapporti convenzionali con le Casse professionali.

Già con la circolare n. 60 del 16 marzo 2017 erano state fornite le prime istruzioni applicative delle disposizioni in materia di cumulo dei periodi assicurativi di cui alla legge n. 228 del 2012, come modificata dalla legge n. 232 del 2016, limitatamente ai casi di cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti da parte degli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima ed alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995.

(INPS, circolare n. 140 del 12 ottobre 2017)

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10) Al via EnTer, la nuova piattaforma informatica per valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico italiano

È disponibile da oggi una rete unica per valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico. In una sola parola, EnTer: la piattaforma informatica dell’Agenzia del Demanio, sviluppata per raccogliere e mettere a sistema dati e informazioni tecnico-urbanistiche sugli immobili di proprietà degli Enti pubblici da inserire in progetti di valorizzazione. L’iniziativa ha l’obiettivo di verificare le potenzialità di recupero di beni non utilizzati o non più strategici per le finalità degli enti pubblici proprietari, con la possibilità di poterli candidare in progetti già avviati dall’Agenzia del Demanio, in particolare quelli identificati nell’ambito del brand di successo ‘Valore Paese’ e che sono denominati ‘Cammini e Percorsi’ e ‘Fari’, o in iniziative di rigenerazione urbana sul territorio nazionale.

La piattaforma è un’evoluzione dell’esperienza di ‘Proposta Immobili’ – l’iniziativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Agenzia del Demanio che ha l’obiettivo di selezionare asset da inserire in operazioni di valorizzazione e dismissione e che nelle due edizioni del 2015 e del 2016 ha coinvolto 2.462 enti pubblici e 1.283 immobili sul territorio. Da oggi con EnTer le pubbliche amministrazioni hanno a disposizione uno strumento più avanzato e sempre aggiornabile che consente, attraverso una procedura guidata, di candidare gli immobili a percorsi di innovazione e riutilizzazione con il supporto dell’Agenzia del Demanio. Per accedere alla piattaforma è necessario, quindi, richiedere le credenziali inviando tramite posta certificata una domanda di accredito all’Agenzia del Demanio. Il modulo e ulteriori informazioni sull’iniziativa sono disponibili su www.agenziademanio.it all’interno della sezione dedicata.

La nuova piattaforma EnTer è stata presentata in occasione della XXXIV Assemblea Nazionale Anci da Roberto Reggi, Direttore dell’Agenzia del Demanio, e da Giuseppe Vito Forese, responsabile della Direzione ‘Valorizzazione del patrimonio pubblico’ del Dipartimento del Tesoro-Ministero dell’Economia e delle Finanze. EnTer nasce dall’esigenza di creare una rete di informazioni uniformi relative agli immobili di proprietà pubblica, supportando così gli Enti nella valorizzazione del proprio portafoglio immobiliare. Al workshop sono intervenuti anche il Presidente della Fondazione Patrimonio Comune, Alessandro Cattaneo, il Direttore Direzione Strategie Immobiliari e Innovazione dell’Agenzia del Demanio, Stefano Mantella, il Sindaco del Comune di Recanati, Francesco Fiordomo, e il Vice Sindaco del Comune di Venezia, Luciana Colle.

(MEF, comunicato n. 169 del 12 ottobre 2017)

Vincenzo D’Andò