I nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) – Diario quotidiano del 30 ottobre 2017

Pubblicato il 30 ottobre 2017



1) Nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA): obblighi dei contribuenti e regime premiale
2) Impresa familiare: il reddito va imputato in proporzione alla quota di partecipazione del convivente di fatto
3) ACE: l’interpello 2016 da presentare fino al 31 ottobre 2017
4) Iscrizione nell’elenco dei revisori enti locali: domanda di mantenimento dal 2018
5) Concordato preventivo: modello per le comunicazioni periodiche
6) Legge 104/92: trasferimento possibile solo con il consenso del lavoratore
7) Niente esenzione Iva per il bridge duplicato, non è uno sport
8) Prestazioni occasionali: regole dell’Inps
9) L’Ape volontaria: analisi del DPCM
10) Commissione europea: ecco le nuove proposte di lavoro per il 2018
  1) Nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA): obblighi dei contribuenti e regime premiale 2) Impresa familiare: il reddito va imputato in proporzione alla quota di partecipazione del convivente di fatto 3) ACE: l’interpello 2016 da presentare fino al 31 ottobre 2017 4) Iscrizione nell’elenco dei revisori enti locali: domanda di mantenimento dal 2018 5) Concordato preventivo: modello per le comunicazioni periodiche 6) Legge 104/92: trasferimento possibile solo con il consenso del lavoratore 7) Niente esenzione Iva per il bridge duplicato, non è uno sport 8) Prestazioni occasionali: regole dell’Inps 9) L’Ape volontario: analisi del DPCM 10) Commissione europea: ecco le nuove proposte di lavoro per il 2018 ***

1) Nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA): obblighi dei contribuenti e regime premiale

I contribuenti a cui verrà assegnato il “bollino verde”, poiché considerati affidabili, riceveranno dal fisco alcuni particolari benefici che potrebbero risultare decisivi ai fini dell’emersione spontanea di “materia imponibile”.

Viceversa, coloro che risulteranno fuori da tali nuovi indici verranno inseriti nelle liste dei contribuenti da controllare in via prioritaria, rispetto ai primi.

Dunque, per i contribuenti con “bollino verde” modi e tempi di accertamento fiscale si restringono notevolmente.

L’art. 9-bis, D.L. 24.4.2017, n. 50, conv. con modif. dalla L. 21.6.2017, 96 (cd. “Manovra correttiva”) ha previsto l’istituzione e l’elaborazione graduale degli indici sintetici di affidabilità fiscale (cd. ISA) per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, al fine di sostituire gradualmente gli studi di settore, di favorire l’emersione spontanea dei redditi imponibili, di stimolare l’assolvimento spontaneo degli obblighi tributari e di rafforzare la collaborazione tra l’Amministrazione finanziaria ed i contribuenti, anche attraverso l’utilizzo di forme di comunicazione preventiva rispetto alle scadenze fiscali.

In attuazione della predetta norma, l’Agenzia delle Entrate, con il Provvedimento n. 191552 del 22.9.2017, ha individuato i primi 70 indici sintetici di affidabilità che dovranno essere elaborati entro la fine di quest’anno e che potranno essere già applicati, a seguito di approvazione con Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, da una platea di circa 1,4 milioni di contribuenti, a decorrere dal periodo d’imposta 2017 nel Modello Redditi 2018, in luogo degli studi di settore.

I contribuenti che risulteranno “affidabili” agli ISA avranno accesso a significativi benefici premiali, tra cui l’impossibilità di subire accertamenti analitico-induttivi, termini di decadenza più brevi per il potere di accertamento e l’esonero, entro determinati limiti, dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta.

Gli altri Isa saranno verranno, invece, individuati entro gennaio 2018 e poi elaborati nel corso dello stesso anno, per coinvolgere, a regime, circa 4 milioni di operatori economici, che rappresentano l’intera platea stimata dei soggetti interessati dagli studi di settore.

Pertanto, a regime, dal 2018 imprese e professionisti adotteranno la metodologia statistico-economica al fine di stabilire il grado di affidabilità e di compliance, misurato in base ad una scala da 1 a 10.

Come accennato, i contribuenti che saranno “affidabili” agli ISA (“bollino verde”) avranno accesso a significativi benefici premiali, tra cui l’esclusione dagli accertamenti di tipo analitico-presuntivo, la limitata applicazione degli accertamenti basati sulla determinazione sintetica del reddito, la riduzione dei termini per l’accertamento e l’esonero, entro i limiti previsti, dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi Iva per un importo non superiore a 50.000 euro.

In questa prima fase e fino all’approvazione degli indici per tutte le attività economiche interessate, gli ISA coesisteranno con studi di settore e parametri contabili, rispetto ai quali viene precisata la persistenza dell’obbligo dichiarativo, così come previsto dall’art. 9-bis, co. 4, D.L. 50/2017 e come, peraltro, dimostrato dalla mancata abrogazione delle norme che regolano gli accertamenti basati su studi di settore di cui agli artt. 62-bis – 62-sexies, D.L. 30.8.1993, n. 331, conv. con modif. dalla L. 29.10.1993, n. 427, e su parametri contabili, di cui all’art. 3, co. 181-189, L. 28.12.1995, n. 549.

Viene disposta, infatti, una graduale cessazione con effetto dai periodi d’imposta per i quali entrano in vigore i nuovi Isa e per le attività economiche per le quali gli stessi indici sono approvati.

L’elaborazione degli indici avverrà sulla base della acquisizione dei dati reperibili nelle dichiarazioni fiscali, nell’Anagrafe tributaria, nonché sulla base delle informazioni a disposizione delle Agenzie fiscali e della Guardia di finanza, nonché dell’Inps e dell’Ispettorato nazionale del Lavoro.

Il procedimento di approvazione, integrazione e revisione degli ISA è, comunque, analogo a quello previsto per gli studi di settore.

Indicatori posti a base del calcolo dell’affidabilità fiscale

Gli indici di affidabilità, elaborati con una metodologia basata su analisi di dati e informazioni relativi a più periodi d'imposta, rappresentano la sintesi di indicatori elementari tesi a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili, ed esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente.

Gli indici sintetici di affidabilità rappresentano il posizionamento di ogni contribuente sulla base della media semplice di una serie di indicatori elementari che variano da 1 a 10.

Il grado di affidabilità rileva, quindi, ai fini dell’accesso al regime premiale.

In particolare, un punteggio superiore a 6 consente al contribuente di ottenere una valutazione del proprio grado di affidabilità nei rapporti con il Fisco anche sugli anni pregressi già oggetto di dichiarazione e un meccanismo di premialità basato su più livelli.

In particolare, gli indicatori elementari prendono in considerazione la plausibilità dei ricavi o dei compensi, nonché l’attendibilità del valore aggiunto e del reddito, l’affidabilità dei dati dichiarati e le anomalie economiche rispetto al settore e al modello organizzativo di riferimento.

Inoltre, oltre ai predetti indicatori anche altri prendono in considerazione situazioni atipiche sotto l’aspetto contabile e gestionale, disallineamenti tra dati e informazioni presenti in diversi modelli di dichiarazione ovvero emergenti dal confronto con banche dati esterne.

In ogni caso, gli indicatori elementari di anomalia rientrano nel calcolo dell’indice di affidabilità solo quando l’anomalia è presente. Il punteggio degli indicatori elementari di anomalia varia tra 1 e 5.

Nell’ipotesi, poi, in cui il contribuente abbia subito un accesso breve, viene preso in considerazione anche l’indicatore che tiene conto degli eventuali maggiori ricavi o compensi risultanti dall’applicazione degli studi di settore sui dati rilevati in sede di accesso.

Pertanto, il livello di affidabilità fiscale derivante dall’applicazione degli indici, con le informazioni presenti nell'Archivio dei rapporti finanziari dell’Anagrafe tributaria, viene considerato per definire specifiche strategie di controllo basate su analisi del rischio di evasione fiscale.

Obblighi dei contribuenti cui si applicano gli Isa e regime sanzionatorio

in caso di inadempimento

I contribuenti cui si applicano gli indici di affidabilità fiscale dovranno dichiarare i dati economici, contabili e strutturali rilevanti per l’applicazione degli stessi. A tal fine, l’Agenzia delle entrate metterà a disposizione i programmi informatici di ausilio alla compilazione e alla trasmissione dei dati, nonché gli elementi e le informazioni derivanti dall’elaborazione e dall’applicazione degli indici.

Per migliorare il proprio profilo di affidabilità ed accedere al regime premiale, i contribuenti possono indicare nella dichiarazione ulteriori componenti positivi, non risultanti dalle scritture contabili. Tali componenti rilevano ai fini Irpef/Ires, Irap e Iva con l’obbligo di versamento delle maggiori imposte entro il termine di versamento del saldo delle imposte dirette.

Nei casi di omissione della comunicazione dei dati rilevanti ai fini della costruzione e dell’applicazione degli indici, o di comunicazione inesatta o incompleta dei medesimi dati, verrà poi applicata la sanzione da 250 a 2.000 euro di cui all’art. 8, co. 1, D.Lgs. n. 471/1997.

L’Agenzia delle entrate potrebbe, comunque, procedere, previo contraddittorio, ad accertamento induttivo in base agli artt. 39, co. 2, D.P.R. 600/1973 e 55, D.P.R. 633/1972.

Riguardo le cause di esclusione, sono pressappoco quelle previste per gli studi di settore, se potranno essere previste (con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze) ulteriori cause di esclusione.

Individuati i primi 70 ISA per l’anno di imposta 2017

Come accennato, con il Provvedimento prot. 191552 del 22.9.2017, l’Agenzia delle Entrate ha individuato le attività relativamente alle quali saranno approvati, con prossimo DM da emanarsi entro dicembre 2017, i primi 70 indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), che sostituiranno i corrispondenti studi di settore. Tali indici saranno applicabili a decorrere dal periodo d’imposta 2017, in sede di dichiarazione Modello Redditi 2018.

Gli Isa che saranno elaborati per ciascun settore economico sono così suddivisi:

- 29 indici per il settore del commercio, tra le cui attività interessate vi sono anche quelle del commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici, articoli sportivi, giochi e commercio all’ingrosso di mobili;

- 17 indici per il comparto dei servizi, tra cui le attività di carrozzieri e meccanici, parrucchieri e barbieri, riparazione autoveicoli, motocicli e ciclomotori, intermediari immobiliari, ristorazione e villaggi turistici;

- 15 indici per il settore delle manifatture, tra cui fabbricazione di articoli da viaggio, borse, fabbricazione, lavorazione e trasformazione del vetro, calzature, prodotti in gomma;

- 9 indici per i professionisti, tra cui disegnatori grafici, ingegneri, geometri, amministratori di condomini, fisioterapisti ed esercenti altre attività paramediche, psicologi, agronomi, studi legali.

Con il medesimo Provvedimento prot. 191552 del 22.9.2017, l’Agenzia delle Entrate ha poi previsto che, entro il prossimo mese di gennaio, saranno individuate ulteriori attività relativamente alle quali saranno approvati i relativi Isa nel corso del 2018, con la finalità di coinvolgere, a regime, circa 4 milioni di imprenditori e lavoratori autonomi, che rappresentano l’intera platea dei soggetti interessati dagli studi di settore.

Regime premiale

In relazione ai diversi livelli di affidabilità fiscale conseguenti all'applicazione degli indici, possono essere riconosciuti i seguenti benefìci:

- l'esonero dall'apposizione del visto di conformità per la compensazione di crediti per un importo non superiore a 50.000 euro annui relativamente all’Iva e per un importo non superiore a 20.000 euro annui relativamente alle imposte dirette e all’Irap;

- l’esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi Iva di importo non superiore a 50.000 euro annui;

- l’esclusione dell’applicazione della disciplina delle società non operative e in perdita sistematica;

- l’esclusione degli accertamenti basati sulle presunzioni semplici di cui all’art. 39, co. 1 lett. d), secondo periodo, D.P.R. 29.9.1973, n. 600 e all’art. 54, co. 2, secondo periodo, D.P.R. 26.10.1972, n. 633;

- l’anticipazione di almeno un anno, con graduazione in funzione del livello di affidabilità, dei termini di decadenza per l’attività di accertamento di cui all’art. 43, co. 1, D.P.R. 600/1973 e all’art. 57, co. 1, D.P.R. 633/1972, con riferimento al reddito d’impresa e di lavoro autonomo;

- l’esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo ai sensi dell’art. 38, D.P.R. 600/1973, a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda di 2/3 il reddito dichiarato.

Riepilogo dei vantaggi

Pertanto, i contribuenti che risulteranno posizionati sui gradini più alti della scala potranno fruire dei seguenti vantaggi:

- Esclusione dagli accertamenti di tipo analitico – presuntivo;

- applicazione limitata degli accertamenti basati sulla determinazione sintetica del reddito;

- riduzione dei termini per l’accertamento;

- esonero, entro i limiti previsti, dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta;

- esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi Iva per un importo non superiore a 50mila euro.

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2) Impresa familiare: il reddito va imputato in proporzione alla quota di partecipazione del convivente di fatto

Nell’impresa familiare il reddito spettante al collaboratore deve essere imputato in proporzione alla quota di partecipazione del convivente di fatto, al pari delle imprese familiari composte dai coniugi legati dal matrimonio.

Interpretazione estensiva delle norma favorevole alle coppie di fatto che gestiscono una impresa familiare.

Difatti, l’Agenzia delle entrate, nella risoluzione n. 134/E del 26 ottobre 2017, afferma che “Il reddito spettante alla convivente di fatto …, derivante dalla partecipazione agli utili dell’impresa del convivente sia a lei imputabile in proporzione alla sua quota di partecipazione”.

E questo per la duplice qualificazione dei redditi conseguiti nell’esercizio dell’impresa familiare, ovvero reddito d’impresa per il titolare (attesa la natura dell’impresa familiare come impresa individuale), redditi di partecipazione per i collaboratori familiari.

Il quesito, che è stato posto con istanza di interpello, ha riguardato il corretto trattamento fiscale della quota che l’imprenditore deve imputare, a titolo di partecipazione agli utili ed a decorrere dal 2017, alla convivente di fatto in esecuzione dell’atto modificativo di impresa familiare.

La risoluzione, che tiene conto di quanto introdotto dalla legge 20 maggio 2016, n. 76 (regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze), passa poi ad illustrare l regime tributario dell’impresa familiare è regolato dal comma 4 dell’articolo 5 del TUIR, recante la disciplina fiscale dei redditi delle imprese familiari di cui all’articolo 230-bis del codice civile.

L’Agenzia osserva che è pur vero che l’articolo 5, comma 4, del TUIR richiama solo l’art. 230-bis del c.c e non anche l’art. 230-ter del c.c., che reca la specifica disciplina dei diritti spettanti al convivente che partecipa all’impresa dell’altro convivente.

Tuttavia, il riferimento alla “partecipazione agli utili dell’impresa familiare” spettanti al convivente, contenuto nell’art. 230-ter, consente di applicare anche a questa fattispecie i principi generali che hanno portato alla collocazione dell’impresa familiare all’interno dell’articolo 5 del TUIR.

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3) ACE: l’interpello 2016 da presentare fino al 31 ottobre 2017

ACE: apertura del fisco per le annualità 2016 e 2017.

Aiuto alla crescita economica (Ace): La nuova disciplina apre alle annualità 2016 e 2017: Rimane tempo fino al 31 ottobre 2017 per presentare interpello per il 2016.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 26/E del 26 ottobre 2017, ha fornito ulteriori chiarimenti sull’agevolazione Aiuto alla crescita economica (Ace) in seguito alle modifiche introdotte dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 3 agosto 2017 (e come sintetizzati dalla stessa Agenzia delle entrate nel comunicato stampa n. 187 del 26 ottobre 2017).

Viene precisato l’ambito temporale della nuova disciplina antielusiva prevista dal decreto del Mef e spiegato come presentare le istanze di interpello probatorio alla luce della proroga dei termini di presentazione delle dichiarazioni stabilita dal decreto del Presidente del Consiglio del 26 luglio 2017.

Inoltre, in riferimento alle domande di interpello ancora in corso di istruttoria, nel proprio documento l’Agenzia fornisce le indicazioni operative al fine di coordinare la lavorazione di queste istanze con le novità introdotte dal decreto.

Norme antielusive

L’Agenzia ricorda che le norme della nuova disciplina trovano applicazione a partire dal periodo d’imposta 2018.

In particolare, per l’arco temporale che va dal periodo d’imposta 2011 al periodo d’imposta 2017, la circolare chiarisce che:

- per le annualità fino al 2015 (per le quali, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, le dichiarazioni sono state ragionevolmente presentate) è preclusa la possibilità di presentare dichiarazioni integrative finalizzate ad anticipare la fruizione delle novità introdotte dall’ultimo intervento normativo;

- per le annualità 2016 e 2017 (per le quali, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, i termini di presentazione delle relative dichiarazioni sono ancora aperti) i contribuenti possono invece fruire anticipatamente in dichiarazione delle novità normative, applicando “integralmente” il nuovo regime.

Interpello e proroga delle dichiarazioni

L’Agenzia specifica che, in base alla proroga disposta dal decreto del Presidente del Consiglio del 26 luglio 2017, i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare possono presentare l’interpello Ace relativo al periodo di imposta 2016 entro il 31 ottobre 2017.

Considerando che i termini dichiarativi per il periodo 2016 sono ancora pendenti per effetto del Dpcm di proroga, la circolare precisa che la preventività delle istanze di interpello (non solo quelle collegate alla disapplicazione della clausola antielusiva Ace) si misura rispetto al termine prorogato.

Infine, in relazione alle istanze di interpello probatorio Ace, la circolare fornisce, inoltre, le indicazioni operative sulla gestione delle istanze ancora in corso di istruttoria al fine di coordinarne la lavorazione con le novità.

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4) Iscrizione nell’elenco dei revisori enti locali: domanda di mantenimento dal 2018

Il CNDCEC, con nota informativa n. 56 del 26 ottobre 2017, informa i propri iscritti della possibilità di potere mantenere l’iscrizione nell’elenco dei revisori enti locali dal 1 gennaio 2018.

Richiesta di mantenimento

A tal fine, gli interessati potranno presentare la domanda di mantenimento, ovvero la domanda di iscrizione, solo per via telematica, dalle ore 14 del 2 novembre 2017 alle ore 20 del 14 dicembre 2017, previo accesso sul sito internet www.finanzalocale.interno.it

(Consiglio nazionale dei commercialisti, nota n. 56/2017 pubblicata il 27 ottobre 2017)

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5) Concordato preventivo: modello per le comunicazioni periodiche

La relazione sulla situazione dell’impresa in concordato prevista dalla Legge fallimentare, redatta secondo lo standard elaborato dall’Ordine dei commercialisti di Treviso già adottato dal Tribunale locale, permetterà di monitorare con efficacia lo stato di salute dell’azienda

È stato presentato nei giorni scorsi a Treviso, davanti ad una platea di oltre 300 professionisti tra avvocati e commercialisti riunitisi presso l'auditorium Fondazione Cassamarca, un modello di lavoro sviluppato dall’Odcec di Treviso per redigere le comunicazioni periodiche nel concordato preventivo. La presentazione è avvenuta nell’ambito del convegno “Ultime interpretazioni della legge fallimentare, in attesa della riforma Rordorf”, organizzato dal Tribunale di Treviso, dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con l’Unione Giovani Dottori Commercialisti Esperti Contabili di Treviso per confrontarsi sul corretto utilizzo delle procedure concorsuali per salvare l’azienda in crisi e salvaguardare l’occupazione.

Il modello è caratterizzato da un manuale ed un software, disponibili gratuitamente su http://bit.ly/concorsualiODCECTV, che permettono ai professionisti che seguono l’impresa in concordato di adempiere all’obbligo di comunicazione periodica previsto dall’articolo 161, comma 8 della Legge Fallimentare.

IN CALO LE PROCEDURE CONCORSUALI: -26% FALLIMENTI e -50% CONCORDATI

In Veneto, nel primo semestre del 2017, i fallimenti sono calati del 20,1%, tornando ai livelli precrisi del periodo 2001-2006. Sul fronte dei concordati, nel Nord Est la riduzione è più marcata con -26,6% contro un -24% dello scorso anno. Prosegue il calo anche delle imprese in liquidazione con un -6,1% in Veneto (fonte: Cerved).

Stessa tendenza a Treviso sul fronte dei concordati dove, a fronte di 34 procedure attivate in tutto il 2016 (una media di tre al mese), nei primi nove mesi del 2017 sono 16 con un calo di quasi il 50%. Delle 34 procedure di concordato aperte nel 2016, 19 sono approdate al fallimento, 6 sono state dichiarate inammissibili; 2 sono state omologate e le restanti sono in corso. Mentre delle 16 procedure nel 2017, 2 sono approdate al fallimento, 1 è stata inammissibile e le restanti sono in corso (fonte: Tribunale di Treviso).

CONCORDATO IN CONTINUITÀ PER SALVAGUARDARE IL TESSUTO SOCIO-ECONOMICO Tra le aziende in crisi, la procedura più utilizzata è il concordato in continuità che permette di salvare l’azienda salvaguardando l’occupazione, il patrimonio ed il know-how aziendale e tenendo unito il tessuto socio-economico del territorio. Il concordato prevede che il debitore dia periodicamente informazioni agli organi della procedura sullo stato di salute dell’impresa in crisi. A presentare i modelli di lavoro sono stati i commercialisti Daniele Vanin e Pierantonio Biasotto del gruppo di studio “Concordato preventivo - Obblighi informativi periodici” dell’Odicec di Treviso, sviluppati con i colleghi Dario Cervi, Andrea Cester, Andrea Da Ponte ed il coordinamento della consigliera Camilla Menini. I modelli agevolano le comunicazioni tra le parti della procedura, rendendole più veloci, più efficaci e più trasparenti, a beneficio del debitore, dei creditori, del commissario e del Tribunale. Così la relazione periodica obbligatoria sulla situazione dell’impresa in concordato, prevista dall’articolo 161, comma 8 della Legge Fallimentare, viene redatta secondo lo standard elaborato dai Commercialisti trevigiani e adottato dal Tribunale di Treviso per fornire la massima utilità possibile con informazioni sintetiche ma esaurienti, offrendo una rappresentazione chiara sull’andamento dell’attività aziendale nei vari aspetti: economici, patrimoniali (attivi e passivi), finanziari.

Dopo la riforma del concordato – ha osservato Antonello Fabbro, presidente della Sezione Fallimentare del Tribunale di Treviso – non è più possibile utilizzare la procedura di concordato con riserva per ritardare surrettiziamente il fallimento. Ne consegue che prevale un utilizzo del concordato in continuità onde consentire la soluzione della crisi d’impresa in funzione della conservazione dei valori aziendali e delle aspettative dei creditori. La collaborazione tra Tribunale e Ordine dei Commercialisti nell’ambito delle procedure di concordato preventivo è unica nel suo genere in Italia e permetterà, attraverso l’adozione dei modelli informativi sviluppati dai commercialisti, di gestire la procedura con maggiore efficienza, consentendo al Tribunale di cogliere con maggiore celerità una rappresentazione dell’andamento aziendale”.

Nella procedura di concordato preventivo in continuità - ha dichiarato David Moro, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso – è fondamentale lo scambio d’informazioni sullo stato di salute dell’impresa che viene costantemente monitorato. In questo senso, lo standard che abbiamo creato permette al Tribunale di avere un quadro costantemente aggiornamento, favorendo il dialogo tra le parti per agevolare il buon esito della procedura. Inoltre, la qualità dell’informazione richiesta, attraverso i modelli elaborati dai nostri commercialisti, permette a chi assiste la società di avere degli indicatori puntuali di riferimento per capire se la continuità sta generando valore e liquidità per l’impresa o se continua ancora a distruggerne, offrendo così un quadro rappresentativo della qualità della gestione utile anche in una eventuale rilevazione dell’attività da parte di terzi.”

(CNDCEC, comunicato stampa del 27 ottobre 2017)

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6) Legge 104/92: trasferimento possibile solo con il consenso del lavoratore

Il lavoratore che, ai sensi della legge 104/92, assiste un familiare disabile non può essere trasferito unilateralmente da una sede di lavoro ad un’altra, nemmeno quando il trasferimento non comporti lo spostamento a una nuova unità produttiva. E’ il mutamento geografico del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa che blocca il trasferimento.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n.24015/17.

Nel caso specifico, il telegramma contenente la comunicazione del trasferimento era stato regolarmente consegnato al lavoratore. Il rifiuto del lavoratore di svolgere la prestazione lavorativa presso la mensa di Portici secondo il datore era ingiustificato, perché la nuova sede di lavoro si trovava a pochi chilometri di distanza dall’originaria sede di lavoro e dall’abitazione del lavoro del medesimo, le mansioni erano equivalenti a quelle già affidate presso il carcere di Poggioreale, l’orario di lavoro assegnato non era incompatibile con le esigenze del lavoratore di assicurare l’assistenza la familiare disabile. La sanzione risolutiva, inoltre, era proporzionata alla condotta addebitata perché costituiva violazione dei doveri fondamentali che incombono sul lavoratore, il quale avrebbe potuto contestare la legittimità del trasferimento nelle more dell’adempimento della prestazione lavorativa presso la nuova sede di lavoro.

La Corte ha rilevato che ai sensi dell’art. 33 c. 5 della L. n. 104/92, nel testo modificato dall’art. 24 c. 1 lett. b) della L. n. 183/10, il divieto di trasferimento del lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente opera ogni volta che muti definitivamente il luogo geografico di esecuzione della prestazione, anche se lo spostamento venga attuato nell’ambito della medesima unità produttiva. Ai sensi dell’art. 33 c. 5 della L. n. 104/92 , come modificato dall’art. 24 c. 1 lett. b) della L. n. 183/10, il diritto del lavoratore a non essere trasferito ad altra sede lavorativa senza il suo consenso, non può subire limitazioni risultando la inamovibilità giustificata dal dovere di cura e di assistenza da parte del lavoratore al familiare disabile, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro specifiche esigenze tecniche, organizzative e produttive che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 27 ottobre 2017)

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7) Niente esenzione Iva per il bridge duplicato, non è uno sport

Corte Ue: no a esenzione Iva per il bridge duplicato. A questa conclusione sono giunti gli eurogiudici a margine di una controversia che vede protagonisti l’Amministrazione finanziaria britannica e un ente organizzatore di tornei sportivi.

E quanto viene rilevato nel notiziario fiscale dell’Agenzia delle Entrate del 27 ottobre 2017 (fiscoggi.it).

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha concluso, a margine di un contezioso in ambito comunitario, che il gioco del bridge duplicato, pur contribuendo al benessere psicofisico di chi lo pratica, non è uno sport e, pertanto, non può essere esentato dal versamento dell'Iva. La controversia ha visto protagonisti l’Ebu e l’Amministrazione fiscale del Regno Unito. L’Ebu è un organismo nazionale non avente scopo di lucro incaricato della regolamentazione e dello sviluppo del bridge duplicato in Inghilterra. Il bridge duplicato è una particolare forma del gioco di carte del bridge nel quale ogni squadra gioca successivamente la stessa mano di carte delle rispettive controparti di altri tavoli. L’Ebu, che al suo interno racchiude sia privati cittadini che associazioni a carattere regionale, con la finalità di promuovere il bridge duplicato organizza vari tornei di questo gioco di carte per i quali fa pagare ai partecipanti una quota di iscrizione.

Le ragioni del contendere

L’organismo di promozione nazionale del gioco riteneva che le quote dovessero essere esentate dall’Iva in virtù dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera m), della direttiva 2006/112 e quindi chiedeva il rimborso dell’imposta all’Amministrazione tributaria britannica. Il fisco d’oltremanica, però, non la pensava negli stessi termini e respingeva l’istanza presentata dall’Ebu. Ne nasceva dunque un contenzioso giurisdizionale che vedeva soccombere l’organizzazione nel primo grado di giudizio. Ricorrendo dunque in appello, l’Ebu ha sostenuto le proprie ragioni affermando che uno «sport» ai sensi dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera m), della direttiva 2006/112 non deve necessariamente avere una rilevante componente di attività fisica, essendo bastevole anche una non indifferente componente mentale e ciò dal momento che la finalità perseguita da tale disposizione è quella di favorire le attività che arrecano beneficio alla salute fisica o mentale di coloro che le praticano regolarmente. Il fisco inglese resisteva, affermando che il tenore letterale della norma in questione ai sensi della quale sono esentate alcune prestazioni di servizi «strettamente connesse con la pratica dello sport o dell’educazione fisica», implica che lo sport in argomento sia caratterizzato da una predominante componente fisica.

I giudici britannici, ai quali in primis è stata sottoposta la questione, hanno sottolineato sottolineato che il bridge duplicato richiede notevoli competenze intellettuali, come la logica, il pensiero laterale, la strategia o la memoria e che la sua pratica regolare indubbiamente arreca molteplici benefici alla salute pisco-fisica di colui che lo pratica. Pertanto hanno deciso di sospendere il giudizio per domandare ai magistrati di Lussemburgo se gli sport cosiddetti «mentali», come appunto il bridge duplicato, rientrano o meno nella nozione di «sport», secondo l’articolo 132, paragrafo 1, lettera m), della direttiva Iva.

Il contesto normativo comunitario e britannico

Analizzando il contesto normativo comunitario, l’articolo 132, paragrafo 1, della direttiva 2006/112, lettera m) disciplina le esenzioni a favore di determinate attività di interesse pubblico ed esenta dall’assoggettamento all’imposta alcune prestazioni di servizi strettamente connesse con la pratica dello sport o dell’educazione fisica, fornite da organismi senza fini di lucro. La successiva lettera n) riserva lo stesso trattamento ad alcune prestazioni di servizi culturali e cessioni di beni loro strettamente connesse ed effettuate da enti di diritto pubblico o da altri organismi culturali riconosciuti dallo Stato membro interessato. Passando alla normativa fiscale britannica, l’allegato 9, gruppo 10, della legge sull’Iva del 1994, prevede che sono esenti dall’imposta la concessione del diritto di partecipare a una competizione sportiva o ad attività di educazione fisica, qualora il corrispettivo di questo diritto sia pagato in denaro e sia interamente finalizzato all’acquisto del premio o dei premi assegnati nel corso della gara, nonché la prestazione, resa in favore di privati da parte di un ente qualificato, di servizi strettamente connessi ed essenziali allo sport o all’educazione fisica praticati da quest’ultimo.

La posizione della Corte di giustizia

Chiamata a pronunciarsi sul punto, la Corte di giustizia ha previamente ricordato che, secondo costante giurisprudenza, le esenzioni di cui all’articolo 132 costituiscono nozioni autonome del diritto dell’Unione, volte ad evitare divergenze tra Stati membri nell’applicazione del sistema dell’Iva. Nella stessa direttiva 2006/112 non vi è alcuna norma definitoria che chiarisca cosa debba intendersi per sport. Ne consegue che la portata e la definizione di questo termine non può che essere affidata alla giurisprudenza che si è formata in merito. A tal riguardo, la Corte ha rilevato che nel linguaggio corrente il termine sport indichi una vera e propria attività fisica o al massimo un’attività dove la componente fisica non è certamente secondaria. Inoltre, secondo i giudici le esenzioni di cui all’articolo 132 devono essere interpretate restrittivamente, dato che costituiscono deroghe al principio generale secondo cui l’Iva è riscossa per ogni prestazione effettuata a titolo oneroso da un soggetto passivo.

Per tale ragione, la nozione di sport deve essere limitata alle sole attività caratterizzate da una componente fisica non irrilevante, senza estendersi a tutte le altre attività che, per un aspetto o per un altro, pure possano essere teoricamente ricomprese in tale nozione.

Non dirimente ai fini che qui interessano è dunque la circostanza rappresentata dall’Ebu, e che pure la Corte non contraddice affatto ovvero che il bridge duplicato richiede in particolare logica, memoria, strategia o pensiero laterale e che sicuramente è un’attività che arreca beneficio alla salute mentale e fisica di coloro che lo praticano regolarmente. La circostanza, inoltre, che un’attività che favorisce il benessere fisico e mentale si pratichi in competizione (gare tornei o similari) non consente di pervenire a conclusioni diverse. La Corte ha quindi concluso che l’articolo 132, paragrafo 1, lettera m) si riferisce esclusivamente ad attività caratterizzate da una componente fisica non irrilevante. Questa conclusione non pregiudica però la possibilità che il bridge duplicato possa farsi rientrare nella nozione di «servizi culturali» secondo quanto previsto dall’articolo 132, paragrafo 1, lettera n), qualora tale attività per storia e tradizioni occupi, in un determinato Stato membro, una posizione tale nel patrimonio sociale e culturale di tale Paese da poter essere considerata come facente parte della sua cultura, anche considerato il margine discrezionale che hanno gli Stati membri in tale ambito.

Le conclusioni della Corte - Secondo i giudici europei “l’articolo 132, paragrafo 1, lettera m), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che un’attività, come il bridge duplicato, caratterizzata da una componente fisica che appare irrilevante, non rientra nella nozione di «sport» ai sensi di tale disposizione”.

(Corte di giustizia Ue, sentenza 26 ottobre 2017, causa C‑90/16)

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8) Prestazioni occasionali: regole dell’Inps

Le nuove regole sul lavoro occasionale sono state riassunte dall’INPS nel vademecum di recente emanazione.

Per prima cosa, l’utilizzatore e il prestatore devono registrarsi sulla procedura delle prestazioni occasionali (non su quella dei voucher). Nella nuova procedura dedicata alle Prestazioni occasionali il prestatore, all’atto della registrazione, deve comunicare il proprio Iban (che sia collegato a un conto corrente, a un libretto postale o a una carta di credito a lui intestati o cointestati) su cui riceverà, direttamente dall’Inps, i compensi per le prestazioni lavorative che ha reso. In mancanza di tale indicazione in procedura il prestatore riceverà un bonifico domiciliato che potrà riscuotere in circolarità pressi gli uffici postali del territorio nazionale, al costo di € 2,60 a suo carico. L’utilizzatore deve creare la provvista economica nel cd. portafoglio virtuale tramite: F24 o PagoPa. In entrambi i casi sono necessari dei tempi tecnici (variabili dai 7 gg dell’F24 a poche ore) perché le somme confluiscano nel portafoglio dell’utilizzatore e siano da questo visualizzabili e utilizzabili.

Le persone giuridiche devono indicare sull’F24 il proprio codice fiscale e non quello del legale rappresentante, per consentire la corretta imputazione delle somme.

Solo dopo questi passaggi l’utilizzatore può procedere con l’inserimento delle prestazioni di cui intende usufruire per il Contratto di prestazione occasionale (CPO) o di cui ha usufruito nel caso del Libretto famiglia.

Per il CPO, almeno 60 minuti prima della prestazione, l’utilizzatore deve effettuare la dichiarazione, comunicando tutti i dati necessari richiesti dalla legge e recepiti dalla procedura.

Una volta inserita, la prestazione non può più essere modificata.

Nel caso in cui la prestazione precedentemente inserita non si svolga, l’utilizzatore può revocarla entro il termine tassativo del terzo giorno successivo alla fine della prestazione. Più precisamente, la prestazione può essere revocata entro le 23:59 del terzo giorno successivo alla fine della prestazione.

Quest’ultima si riferisce alle singole giornate che possono (e devono) essere revocate singolarmente, ciascuna entro il terzo giorno successivo alla singola giornata.

Es. prestazione inserita per i giorni 6/7/8 novembre 2017. Il lavoratore il 7 novembre sta male e non si presenta a lavoro. L’utilizzatore può revocare la prestazione del 7 novembre fino alle 23:59 del 10 novembre.

(Consiglio nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 27 ottobre 2017)

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9) L’Ape volontario: analisi del DPCM

È entrato in vigore solo il 18 ottobre 2017 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 settembre 2017 n.150 relativo all'anticipo pensionistico volontario. La misura avrebbe dovuto essere operativa già entro i primi di marzo, secondo quanto disposto dalla norma di riferimento (L. 232/2016), ma la complessità di questa prestazione di natura creditizia ha comportato maggiori difficoltà nella stesura della disciplina attuativa rispetto all’ape sociale e alla pensione anticipata dei lavoratori precoci. In realtà, per completare definitivamente il quadro regolatorio dell’ape volontario si dovranno attendere gli Accordi Quadro con le associazioni bancarie e assicurative che conterranno, fra le altre informazioni, i dati per calcolare i costi che i contribuenti dovranno sostenere per andare in pensione prima.

La Fondazione studi del Consiglio nazionale dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 10 del 27 ottobre 2017, analizza il DPCM illustrando i requisiti di accesso e l'iter burocratico per l'ottenimento della misura, soffermandosi anche sugli Accordi Quadro, sull'opzione di finanziamento supplementare, sulla possibilità di estinguere anticipatamente il prestito e sul Fondo di Garanzia presso l'Inps.

Il D.P.C.M. si compone di 20 articoli e 5 allegati. Dopo due articoli introduttivi (dedicati alle definizioni interne e all’oggetto del decreto), il provvedimento della Presidenza del Consiglio enuclea con precisione i possibili beneficiari dell’Ape Volontario, il procedimento da seguire per ottenere l’anticipo (nel doppio step della domanda di certificazione del diritto ad Ape e di quella successiva volta all’ottenimento vero e proprio dell’Ape), l’entità dell’anticipo che si potrà ottenere complessivamente e le condizioni fissate per gli istituti di credito (banche o intermediari finanziari) ed assicurativi. La parte centrale del decreto viene poi dedicata a chiarire il contenuto degli Accordi Quadro che dovranno essere siglati entro 30 giorni dalla pubblicazione in G.U. del D.P.C.M. fra i Ministeri del Lavoro e dell’Economia rispettivamente con ABI e ANIA, contenenti fra l’altro le condizioni strutturali degli interessi e del premio assicurativo, fondamentali per stimare il costo complessivo dell’Ape per i contribuenti. Gli articoli da 13 a 17 specificano invece l’area di attività del Fondo di Garanzia gestito da Inps, nonché della garanzia dello Stato a copertura del finanziamento, nei casi tassativamente elencati dal regolamento.

Requisiti per l’accesso all’Ape volontario

I requisiti da possedere per richiedere l’Ape Volontario sono (secondo quanto già previsto):

1. età anagrafica: 63 anni;

2. iscrizione presso il Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti Inps o anche presso le forme sostitutive ed esclusive (Ex Inpdap etc.), inclusa la Gestione Artigiani e Commercianti nonché la Gestione Separata con almeno 20 anni di contribuzione;

3. assenza di trattamenti pensionistici indiretti (p. anticipata, assegno ordinario di invalidità);

4. l’ammontare della pensione erogata al termine del periodo di Ape dovrà essere pari a 702,6 euro (1,4 volte il trattamento minimo pensionistico nell’Assicurazione Generale Obbligatoria) al netto della rata del piano di ammortamento ventennale che finanzia lo stesso Ape.

Nel caso in cui il beneficiario dell’Ape diventi titolare di qualunque trattamento pensionistico diretto (ad esempio un assegno ordinario di invalidità) l’Ape si interromperà anticipatamente con il ricalcolo del piano di ammortamento originariamente previsto e l’avvio del meccanismo di recupero sulla nuova pensione percepita.

In riferimento al requisito contributivo dei 20 anni, analogo a quello già previsto nel nostro ordinamento per la pensione di vecchiaia, va rilevato come il D.P.C.M. (a differenza di quello emanato a disciplina dell’Ape Sociale nel D.P.C.M. 88/2017, art. 2 c. 2) non precisi se tale contribuzione debba essere maturata unicamente in un’unica gestione Inps (quella in cui si maturerà subito dopo la pensione di vecchiaia) o se sarà previsto un meccanismo di cumulo fra i contributi maturati in tutte le gestioni Inps ai fini del raggiungimento del ventennio necessario per richiedere l’Ape. In attesa della Circolare Inps che scioglierà tale riserva, anche nel caso di una interpretazione più restrittiva che blindi i 20 anni nella medesima gestione dove si maturerà la futura pensione, sembrerebbero salvi i meccanismi di cumulo naturale come quello garantito fra Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti e Gestione Artigiani e Commercianti ai sensi dell’art. 16 della L. 233/1990.

Domanda di certificazione dei requisiti (art. 4 D.P.C.M.)

La domanda preliminare di certificazione dei requisiti può essere presentata dall’interessato tramite website Inps o attraverso patronato seguendo il modello allegato al D.P.C.M. (All. 1) dove vengono specificati dati anagrafici, residenza e contatti mail e telefonici, sottoscrivendo contestualmente la situazione contributiva visionabile attraverso estratto conto contributivo.

La domanda di certificazione per Ape Volontario può essere posta senza uno scadenziario preciso e comunque entro il 31.12.2018, a differenza delle finestre annuali previste per l’Ape Sociale.

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10) Commissione europea: ecco le nuove proposte di lavoro per il 2018

La Commissione europea presenta il programma di lavoro per il 2018

Il 25 ottobre 2017, la Commissione europea ha presentato il Programma di lavoro per il 2018. Il Programma, composto da vari documenti, contiene:

- le nuove proposte che la Commissione intende presentare entro la metà del 2018, auspicando che possano essere adottate dal Consiglio dell'UE e dal Parlamento europeo prima delle elezioni europee del giugno 2019. Tra le nuove proposte, in particolare, segnaliamo:

Mercato Unico Digitale: i) una proposta legislativa per garantire la correttezza nelle relazioni platform-to-business (Q1 2018); ii) un'iniziativa non legislativa che affronti le problematiche delle piattaforme online in merito alla diffusione delle fake news (Q1 2018); iii) una revisione delle Linee direttrici della Commissione per l'analisi del mercato e la valutazione del significativo potere di mercato nel settore delle comunicazioni elettroniche (Q2 2018);

Fiscalità: una proposta legislativa che stabilisca regole a livello UE per la tassazione dei profitti generati dalle multinazionali attraverso l'economia digitale (Q1 2018);

Unione dei Mercati dei Capitali: i) una proposta legislativa per la revisione della disciplina delle società di investimento (Q4 2017); ii) un Piano d'Azione sulla finanza sostenibile con misure normative (Q1 2018); iii) un'iniziativa non legislativa su FinTech (Q1 2018); iv) una proposta legislativa per un quadro europeo su crowd and peer to peer finance (Q1 2018);

Unione Economica e Monetaria: i) una proposta legislativa per la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in Fondo Monetario Europeo (Q4 2017); ii) un'iniziativa non legislativa per la creazione, all'interno del bilancio UE, di una linea di bilancio dedicata alla zona euro (Q4 2017); iii) un'iniziativa per integrare nel diritto europeo la sostanza del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria, tenendo conto della flessibilità creata nel Patto di stabilità e crescita e riconosciuta dalla Commissione dal gennaio 2015 (Q4 2017);

Unione Bancaria: i) una proposta legislativa per lo sviluppo di mercati secondari per i crediti deteriorati (Q1 2018); ii) una proposta legislativa per la protezione dei creditori garantiti nel caso di insolvenza delle imprese debitrici (Q1 2018); iii) la creazione di un quadro per lo sviluppo di titoli garantiti da obbligazioni sovrane europee (EU Sovereign Bond-backed securities) (Q1 2018);

Giustizia e diritti fondamentali: i) una proposta per un New Deal per i consumatori volto a rafforzare l'applicazione per via giudiziaria e la risoluzione extragiudiziale dei diritti del consumatore e facilitare un'azione coordinata ed efficace da parte della autorità nazionali per la tutela dei consumatori; ii) il completamento degli orientamenti della Commissione in merito alla conservazione dei dati;

le iniziative a lungo termine che riflettono quanto già affermato dalla Commissione nel Libro Bianco sul Futuro dell'Europa e nel discorso sullo Stato dell'Unione. Tra queste: i) una comunicazione sulla possibile creazione di un Ministro Europeo permanente per l'Economia e la Finanza (Q4 2017); ii) una comunicazione sulla possibilità di estendere l'uso del voto a maggioranza qualificata e della procedura legislativa ordinaria alle materie riguardanti il mercato interno che ad oggi prevedono l'unanimità e/o una procedura legislativa speciale;

- le iniziative REFIT, vale a dire le proposte di modifica della legislazione esistente in vista di una loro semplificazione;

- le proposte legislative prioritarie ancora in corso di negoziazione e per le quali si auspica una rapida adozione;

- le proposte che verranno ritirate. Tra queste segnaliamo: i) la Proposta di Direttiva relativa alle società a responsabilità limitata con un unico socio [COM(2014)0212] e ii) la Proposta di Regolamento sulle misure strutturali volte ad accrescere la resilienza degli enti creditizi dell'UE [COM(2014)043];

- le norme che verranno abrogate.

(Assonime, nota del 27 ottobre 2017)

Vincenzo D’Andò