Voucher per la digitalizzazione delle PMI: modalità e termini di presentazione delle domande – Diario quotidiano del 26 ottobre 2017

Pubblicato il 26 ottobre 2017



1) L’ASD deve provare che per i minori abbiano votato in assemblea tramite i genitori, altrimenti perde le agevolazioni fiscali
2) Cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo: dichiarazione reddituale entro il 31 ottobre 2017
3) Omessa notifica dell’ingiunzione fiscale e diniego al beneficio del 5 per mille: a chi presentare il ricorso?
4) Contratti collettivi: indice retribuzioni contrattuali di settembre
5) Ape sociale: valorizzati anche i periodi di contribuzione estera
6) Al via le domande per la contribuzione figurativa
7) Voucher per la digitalizzazione delle PMI
8) Colpa professionale: nuove decisioni della Cassazione
9) Agenzia delle entrate-Riscossione: attenzione a false email e sms su rimborsi o avvisi di pagamento
10) Tutte le regole sulle locazioni brevi: pronta la guida delle Entrate
1) L'ASD deve provare che i minori abbiano votato in assemblea tramite i genitori, altrimenti perde le agevolazioni fiscali 2) Cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo: dichiarazione reddituale entro il 31 ottobre 2017 3) Omessa notifica dell’ingiunzione fiscale e diniego al beneficio del 5 per mille: a chi presentare il ricorso? 4) Contratti collettivi: indice retribuzioni contrattuali di settembre 5) Ape sociale: valorizzati anche i periodi di contribuzione estera 6) Al via le domande per la contribuzione figurativa 7) Voucher per la digitalizzazione delle PMI: modalità ed i termini di presentazione delle domande 8) Colpa professionale: nuove decisioni della Cassazione 9) Agenzia delle entrate-Riscossione: attenzione a false email e sms su rimborsi o avvisi di pagamento 10) Tutte le regole sulle locazioni brevi: pronta la guida delle Entrate ****

1) Per i minori, l’ASD deve provare che abbiano votato in assemblea tramite i genitori, altrimenti perde le agevolazioni fiscali ?

Bonus fisco ASD: per i minori, l’Associazione deve provare che abbiano votato nell’assemblea degli associati, tramite i propri genitori, in caso contrario perde le agevolazioni fiscali.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 23228 del 4 ottobre 2017, ha, infatti, affermato che non spetta all’Agenzia delle entrate tale onere probatorio.

L’Associazione sportiva dilettantistica è, quindi, stata condannata a restituire quanto fruito in maniera indebita dopo che era uscita vittoriosa in sede di appello.

In particolare, secondo la Commissione Tributaria Regionale il contribuente aveva in concreto rispettato le regole normative dettate al fine del riconoscimento del regime fiscale agevolato previsto per le ASD dalla legge 398/1991, con particolare riguardo alla “democrazia interna”, trattandosi di associati prevalentemente minori e quindi inabilitati partecipare alle assemblee ed alla tenuta della contabilità, semplificata, tipicizzante il regime agevolato.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate deducendo tre motivi.

Con il primo motivo (ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.) l’Amministrazione finanziaria ha evidenziato la violazione/falsa applicazione degli artt. 148, commi 3-8, TUIR, 90, comma 18, legge 289/2002, 2697, cod. civ., poiché é emerso che sia statutariamente sia in concreto l’ASD avesse rispettato la norma sulla sua democraticità, con specifico riguardo alla partecipazione degli associati alla vita associativa e particolarmente alle assemblee.

Come è noto, «Le agevolazioni tributarie previste in favore degli enti di tipo associativo non commerciale, come le associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro, dall’art. 111 (ora 148) del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 si applicano solo a condizione che le associazioni interessate si conformino alle clausole riguardanti la vita associativa, da inserire nell'atto costitutivo o nello statuto» (Sez. 5, Sentenza n. 4872 del 11/03/2015, Rv. 634692 - 01), inoltre, «In tema di agevolazioni tributarie, chi vuole fare valere una forma di esenzione o di agevolazione qualsiasi deve provare, quando sul punto vi è contestazione, i presupposti che legittimano la richiesta della esenzione o della agevolazione» (Sez. 5, Sentenza n. 21406 del 30/11/2012, Rv. 624363 - 01).

La sentenza della C.T.R., ha concluso la Cassazione, si pone in contrasto con entrambi i principi di diritto espressi in questi ultimi anni, ed, inoltre, attribuisce all’Agenzia delle entrate un onere probatorio che non gli compete, anche in considerazione delle dichiarazioni sostanzialmente confessorie rese dal legale rappresentante dell'associazione circa la disapplicazione di fatto delle norme statutarie inerenti l’esercizio dei diritti partecipativi degli associati, non essendo giuridicamente corretto ravvisarne un’eccezione nella circostanza che si trattasse di persone minori, posto che essi sono rappresentati ex lege dai genitori ovvero dal responsabile genitoriale.

Osservazione

Dal tenore della decisione non è data capire i particolari della vicenda esaminata dalla Suprema Corte.

Poiché l’art. 148, comma 8, lettera c) del TUIR (DPR 917/1986) pone, tra le altre, la seguente condizione:

Le disposizioni di cui ai commi 3, 5, 6 e 7 si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:

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c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l'effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d'età il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'associazione;”.

Per cui la norma prevede che il diritto di voto spetti solo ai maggiorenni (e non, quindi, ai minori d’età). Per cui, in tale chiave normativa bene aveva operato la Commissione tributaria regionale ad accogliere il ricordo del contribuente (ASD).

Magari la decisione in questione (favorevole al fisco) potrebbe essere plausibile se nell’associazione gli associati siano prevalentemente minori (cosa che in effetti si evince dalla lettura del testo dell’ordinanza) e magari lo statuto preveda espressamente il loro diritto di voto e quindi la partecipazione “politica” nella vita associativa, tale da rispettare il principio della “democrazia interna”. In caso contrario, non si potrebbe ben accettare quanto affermato dal giudice di legittimità che ha rovesciato l’orientamento del giudice di merito.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 23228 del 4 ottobre 2017)

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2) Cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo: dichiarazione reddituale entro il 31 ottobre 2017

Il Legislatore, nell'introdurre il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, dispone (art. 10, comma 4 del Dlgs 503/1992) che, ai fini dell'applicazione del divieto, i titolari di pensione sono tenuti a produrre all'ente erogatore della pensione la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo riferiti all'anno precedente, entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell'IRPEF per il medesimo anno.

Pertanto, come precisa l’INPS con il messaggio n. 4189 del 25 ottobre 2017, i titolari di pensione con decorrenza compresa entro l'anno 2016, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, per tale anno devono dichiarare entro il 31 ottobre 2017 (data di scadenza della dichiarazione dei redditi dell'anno 2016 come da DPCM del 26 luglio 2017) i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2016.

Per questo l’istituto previdenziale ha fornito dei chiarimenti in merito all'individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2016.

Pensionati esclusi dall'obbligo di dichiarare i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2016.

Sono esclusi dall'obbligo di dichiarazione, in quanto non soggetti al divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo:

- i titolari di pensione e assegno di invalidità avente decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1994;

- i titolari di pensione di vecchiaia. Si ricorda che per effetto dell’articolo 72 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima e delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo, indipendentemente dall’anzianità contributiva utilizzata per il riconoscimento e la liquidazione della prestazione;

- i titolari di pensione di vecchiaia liquidata nel sistema contributivo, in quanto dal 1° gennaio 2009 tale pensione è totalmente cumulabile con i redditi da lavoro, per effetto dell’articolo 19 del d.l. 25.6.2008, n. 112, convertito in legge 6.8.2008, n. 133;

- i titolari di pensione di anzianità e di trattamento di prepensionamento a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, in quanto dal 1° gennaio 2009 tali prestazioni sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro (cfr. circolare n. 108 del 9.12.2008, p. 2);

- i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (cfr. circolare n. 20 del 26 gennaio 2001). Si precisa che ai fini dei 40 anni è utile anche la contribuzione relativa a periodi successivi alla decorrenza della pensione, purché già utilizzata per la liquidazione di supplementi (cfr. circolare n. 22 dell’8 febbraio 1999 e messaggio n. 4233 del 23 luglio 1999).

Con riferimento agli assegni di invalidità si ricorda che le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 42, della legge n. 335 del 1995, secondo cui all’assegno di invalidità, nei casi di cumulo con i redditi da lavoro dipendente, autonomo o di impresa, si applicano le riduzioni di cui alla tabella G allegata alla predetta legge, continuano ad operare anche nei casi in cui l’assegno di invalidità sia stato liquidato con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (cfr. circolari n. 234, punto 2, del 25 agosto 1995 e n. 20, punto 3, del 26 gennaio 2001).

Pensionati soggetti all'obbligo di dichiarare i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2016.

I pensionati che non si trovano nelle condizioni di cui al precedente punto 2 sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell'anno 2016 entro il 31 ottobre 2017, tenuto conto del termine ultimo per la presentazione della dichiarazione ai fini dell’IRPEF.

Redditi da dichiarare

I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e al lordo delle ritenute erariali.

Il reddito d'impresa deve essere dichiarato al netto anche delle eventuali perdite deducibili imputabili all'anno di riferimento del reddito.

Modalità di presentazione della dichiarazione

La dichiarazione in argomento può essere resa anche tramite CAF ed altri soggetti abilitati ai sensi del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241.

In alternativa l’interessato, una volta autenticatosi con PIN dispositivo sul sito www.inps.it, può accedere ai Servizi on line per il cittadino e selezionare la voce Dichiarazione Reddituale – Red Semplificato (per la dichiarazione RED).

Nel successivo pannello occorre scegliere la Campagna di riferimento: nella fattispecie, 2017 ( dichiarazione redditi per l’anno 2016).

Regime sanzionatorio

I titolari di pensione che omettano di produrre la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo sono tenuti a versare all'ente previdenziale di appartenenza una somma pari all'importo annuo della pensione percepita nell'anno cui si riferisce la dichiarazione medesima (comma 8 bis, aggiunto all’articolo 10 del D. Lgs. n. 503 del 1992, dall'articolo 1, comma 211, della legge 23 dicembre 1996, n. 662).

Detta somma sarà prelevata dall'ente previdenziale competente sulle rate di pensione dovute al trasgressore.

Dichiarazione a preventivo per l’anno 2017

Le trattenute delle quote di pensione non cumulabili con i redditi da lavoro autonomo vengono effettuate provvisoriamente dagli enti previdenziali sulla base della dichiarazione dei redditi che i pensionati prevedono di conseguire nel corso dell'anno.

A tal fine gli interessati sono tenuti a rilasciare all'ente previdenziale competente apposita dichiarazione.

Le trattenute sono conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti, rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione dei redditi ai fini dell'IRPEF.

Pertanto i pensionati, nei cui confronti trova applicazione il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, che svolgano nel corrente anno attività di lavoro autonomo sono tenuti a comunicare il reddito che prevedono di conseguire nel corso del 2017.

Le trattenute che verranno operate sulla pensione "a preventivo" saranno conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi 2017 resa a consuntivo nell'anno 2018.

Acquisizione dei redditi dichiarati dai pensionati

I redditi da lavoro autonomo dichiarati dai pensionati devono essere acquisiti con le procedure di ricostituzione delle pensioni secondo le modalità in atto.

Sono tenuti a presentare la dichiarazione reddituale a consuntivo anche i pensionati per i quali la situazione reddituale dichiarata a preventivo non abbia avuto variazioni.

Del pari sono tenuti a presentare la dichiarazione reddituale a preventivo anche i pensionati per i quali la situazione reddituale dell’anno in corso non è variata rispetto a quella dichiarata a consuntivo per l’anno precedente.

I redditi posseduti dal solo soggetto Titolare non devono essere indicati come singolo importo UNICO, ma, per ogni tipologia di reddito, devono essere indicati i periodi di lavoro effettuato (massimo sei periodi nell’anno con i relativi sei importi, per ogni tipologia di reddito) come sotto riportato:

Periodo Da = Indica il mese di inizio del periodo di lavoro, nel formato MM

Periodo A = Indica il mese di fine del periodo di lavoro, nel formato MM

Importo = Reddito posseduto nel periodo di riferimento.

All’interno di queste tipologie di reddito, i periodi vanno indicati in ordine cronologico, senza sovrapposizione fra i periodi.

Poiché devono essere acquisiti sempre e OBBLIGATORIAMENTE i SOLI redditi da lavoro autonomo del Titolare (con i relativi periodi) senza indicare altre tipologie di reddito possedute, nel caso in cui ci sia assenza di importi, andranno OBBLIGATORIAMENTE indicati i seguenti valori:

Periodo DA = ‘01’ Periodo A = ‘12’ Importo = 0

per ogni tipologia di reddito richiesta.

(INPS, messaggio n. 4189 del 25 ottobre 2017)

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3) Omessa notifica dell’ingiunzione fiscale e diniego al beneficio del 5 per mille: a chi presentare il ricorso?

Omessa notifica della cartella di pagamento: giudice competente per opporsi al precetto.

In relazione all’opposizione al precetto per l’omessa notifica dell’ingiunzione fiscale, il ricorso deve essere presentato presso la Commissione tributaria.

È quanto viene rimarcato dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con l’ordinanza n. 24965/2017.

Sezioni Unite che, dunque, confermano l’orientamento formatosi in tema di omessa notifica della cartella di pagamento.

Altra decisione delle Sezioni Unite

Spetta, invece, al giudice ordinario il ricorso contro il diniego d’iscrizione agli elenchi del 5 per mille.

Difatti, secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24964/2017, tale giudizio non spetta né al giudice tributario né a quello amministrativo

Il ricorso avverso il provvedimento di diniego dell’istanza di iscrizione negli elenchi che consentono di accedere al beneficio del 5 per mille va, quindi, presentato solo al giudice ordinario.

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4) Contratti collettivi: indice retribuzioni contrattuali di settembre

ISTAT: Contratti collettivi: E’ invariato l’indice retribuzioni contrattuali di settembre.

E’ arrivata la nota Istat del 24 ottobre 2017 sui contratti collettivi e le retribuzioni contrattuali, relativa al periodo luglio-settembre 2017.

Nel periodo luglio-settembre non sono stati recepiti nuovi accordi e nessuno è venuto a scadenza.

Alla fine di settembre 2017 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano 7,6 milioni di dipendenti (58,7% del totale) e corrispondono al 55,8% del monte retributivo osservato.

Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo a fine settembre sono 35 relativi a circa 5,3 milioni di dipendenti (41,3%) invariati rispetto al mese precedente.

L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 68,5 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 28,3 mesi, in crescita rispetto a un anno prima (27,4).

A settembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è invariato rispetto al mese precedente, in aumento dello 0,2% rispetto a luglio e dello 0,6% nei confronti di settembre 2016. Nei primi nove mesi del 2017 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,4% rispetto al corrispondente periodo del 2016.

Con riferimento ai principali macrosettori, a settembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,7% per i dipendenti del settore privato (0,5% nell’industria e 0,9% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: estrazioni minerali e legno, carta e stampa (entrambi 1,7%). Si registrano variazioni nulle nei settori dei pubblici esercizi e alberghi, dei servizi di informazione e comunicazione, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Si registra una variazione negativa nel settore dell’acqua e servizi di smaltimento rifiuti (-1,1%).

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5) Ape sociale: valorizzati anche i periodi di contribuzione estera

Le domande di certificazione delle condizioni di accesso al beneficio dell’Ape sociale presentate dopo il 15 luglio 2017 vanno istruite o riesaminate, consentendo il perfezionamento del requisito contributivo minimo per l’accesso, totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia.

Lo ha precisato l’INPS, con il messaggio n. 4170 del 24 ottobre 2017, con il quale ha fornito istruzioni in merito al nuovo indirizzo interpretativo del Ministero del Lavoro con il quale si consente il perfezionamento del requisito contributivo minimo per l’accesso all’Ape sociale anche attraverso la totalizzazione dei periodi di contribuzione estera maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia.

Pertanto, a partire da questa seconda fase del monitoraggio, le domande di certificazione delle condizioni di accesso al beneficio dell’ape sociale saranno istruite alla luce del nuovo orientamento.

Difatti, prima la circolare INPS n. 100/2017 indicava che, per l’accesso all’Ape sociale, il requisito contributivo minimo non poteva essere perfezionato totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia.

Tuttavia, alla luce delle domande di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio presentate entro il 15 luglio 2017, è emerso che la platea dei destinatari sarà presumibilmente inferiore rispetto a quella prevista.

Inoltre, il DPCM n. 88/2017 ha stabilito che le domande per il riconoscimento delle condizioni per l’accesso all’Ape sociale presentate oltre il 15 luglio 2017 ed il 31 marzo 2018, comunque non oltre il 30 novembre di ciascun anno, possono essere prese in considerazione esclusivamente se, all’esito del monitoraggio, dovessero residuare le necessarie risorse finanziarie.

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Ape sociale e beneficio lavoratori c.d. precoci di cui alla legge di Bilancio per il 2017: nuovi criteri per la verifica dello stato di disoccupazione per i soggetti che hanno presentato domanda ai sensi della lettere a) dell’articolo 1 commi 179 e 199 della legge n.232 del 2016.

La Legge di Bilancio 2017, all’articolo 1, commi 179 e 199, lettera a), ha individuato tra i destinatari dei benefici della riduzione del requisito contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato dei lavoratori precoci e della indennità di Ape sociale coloro i quali si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa e risoluzione consensuale di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966 n. 604 e che hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi (lett. a dell’ art. 2 del d.P.C.M n. 88 del 2017 e lett. a dell’art. 3 del d.P.C.M. n. 87 del 2017).

Nuovo indirizzo interpretativo

Con l’approssimarsi della definizione del primo monitoraggio, l’Istituto ha nuovamente interpellato il Ministero vigilante per avere ulteriori indicazioni in merito all’accertamento dello stato di disoccupazione di cui trattasi.

Il Ministero, con nota n. 7214 del 13 ottobre 2017, ha espresso il seguente parere che introduce una lettura di maggior favore nell’accertamento dello stato di disoccupazione di cui alla lettera a). In particolare il Ministero ha precisato che: “appare condivisibile l’opzione interpretativa proposta dall’Istituto secondo la quale - per i rapporti di lavoro subordinato - è applicabile l’articolo 19, comma 3, del d.lgs. n. 150 del 2015”.

Tale disposizione prevede espressamente che “lo stato di disoccupazione è sospeso in caso di rapporto di lavoro subordinato di durata fino a sei mesi” ; se ne deduce quindi che eventuali rapporti di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi, svolti dal richiedente nel periodo successivo alla conclusione della prestazioni di disoccupazione, non determinano il venir meno dello stato di disoccupazione.

Con riguardo poi alle prestazioni di lavoro occasionale, retribuita eventualmente anche con i voucher, il Dicastero ha altresì espresso l’avviso in nota che “possa essere ricompresa nell’ambito applicativo della citata disposizione (articolo 19, comma 3 del d.lgs. n. 150 del 2015) la prestazione di lavoro occasionale, anche retribuita con voucher, sia in considerazione delle concrete modalità di svolgimento (in cui il prestatore si trova sottoposto al potere di direzione del datore di lavoro, cui spetta di determinare le modalità di esplicazione dell’attività lavorativa), sia in considerazione del disposto dell’articolo 54-bis, comma 4, del decreto legge n. 50 del 2017 il quale in tema di prestazione occasionale prevede che “i compensi percepiti dal prestatore sono esenti da imposizione fiscale” e “ non incidono sul suo stato di disoccupato”.

Nuove istruzioni

Alla luce del nuovo indirizzo interpretativo fornito dal Ministero vigilante, le domande di certificazione che vengono presentate dai soggetti in ragione dello “stato di disoccupazione” (ai sensi della lett. a dell’art. 2 del d.P.C.M n. 88/2017 e dell’art. 3 del d.P.C.M. n. 87/2017), in presenza di tutti gli altri requisiti di legge, dovranno essere accolte anche se nel periodo successivo alla conclusione della prestazione di disoccupazione siano riscontrate prestazioni di lavoro occasionali (voucher) o periodi di contribuzione correlati a rapporti di lavoro subordinato che singolarmente considerati non superino i 6 mesi.

(INPS, messaggio n. 4195 del 25 ottobre 2017)

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6) Al via le domande per la contribuzione figurativa

Arrivate le nuova modalità di presentazione delle domande di contribuzione figurativa per periodi di aspettativa per cariche elettive o sindacali.

L’INPS, con la circolare n. 153 del 24 ottobre 2017, ha comunicato che è disponibile, sul proprio sito internet, la nuova applicazione che consente l’invio telematico della domanda di accredito della contribuzione figurativa per i periodi di aspettativa non retribuita concessa per cariche elettive o sindacali nelle gestioni dei dipendenti privati, inclusi il Fondo pensioni sportivi professionisti (Fpsp) e Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (Fpls).

E’, dunqie, disponibe la nuova applicazione che consente l’invio telematico della domanda di accredito della contribuzione figurativa per i periodi di aspettativa non retribuita concessa per cariche elettive o sindacali nelle gestioni dei dipendenti privati, inclusi il Fondo pensioni sportivi professionisti (Fpsp) e Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (Fpls). La predetta domanda dovrà essere presentata dagli interessati esclusivamente per via telematica dal 1° gennaio 2018.

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Nuovo Accordo di sicurezza sociale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Canada, firmato a Roma il 22 maggio 1995, e relativo Protocollo Aggiuntivo, firmato a Roma il 22 maggio 2003, ratificati con legge 16 giugno 2015, n. 93,in vigore dal 1° ottobre 2017. Accordo Amministrativo di attuazione del nuovo Accordo di sicurezza sociale, firmato a Roma il 18 maggio 2017, in vigore dal 1° ottobre 2017

Dal 1° ottobre 2017 è in vigore il nuovo Accordo di sicurezza sociale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Canada, firmato a Roma il 22 maggio 1995, e il relativo Protocollo Aggiuntivo, firmato a Roma il 22 maggio2003, ratificati con legge 16 giugno 2015, n. 93. Dalla stessa data è in vigore anche l’Accordo Amministrativo di attuazione del nuovo Accordo di sicurezza sociale, firmato a Roma il 18 maggio 2017. Il nuovo Accordo sostituisce quello precedente che, firmato a Toronto il 17 novembre 1977, era in vigore dal 1° gennaio 1979. Si forniscono le istruzioni relative alle modifiche e integrazioni in materia di: determinazione e unicità della legislazione applicabile/distacchi, prestazioni pensionistiche, accertamenti sanitari finalizzati alla concessione delle prestazioni di invalidità, prestazioni familiari per i titolari di pensione e prestazioni economiche per tubercolosi.

(INPS, circolare n. 154 del 25 ottobre 2017)

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7) Voucher per la digitalizzazione delle PMI: rese note le modalità ed i termini di presentazione delle domande

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con il decreto 24 ottobre 2017, ha comunicato le modalità ed i termini di presentazione delle domande per l’assegnazione e l’erogazione del contributo tramite voucher alle micro, piccole e medie imprese per la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico.

In particolare, il MISE ha fornito le indicazioni operative necessarie all'ottenimento del contributo economico erogato sotto forma di voucher per l’acquisto di hardware, software e servizi specialistici finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali e all’ammodernamento tecnologico.

Limiti per la fruizione del voucher

Viene stabilito che il contributo non deve superare i 10mila euro, inoltre, non può superare il 50% della spesa sostenuta.

Le spese che fruiscono del beneficio

Per potere fruire del beneficio, le spese devono consentire di:

- migliorare l’efficienza aziendale;

- modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;

- sviluppare soluzioni di e-commerce;

- fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;

- realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Presentazione domanda

Dal 30 gennaio al 9 febbraio 2018, le PMI e le micro imprese operanti sull’intero territorio nazionale potranno presentare domanda per ottenere il contributo economico. Dopodiché, il MISE avrà 30 giorni per adottare un provvedimento cumulativo di prenotazione voucher, provvedimento sui quali saranno indicate le imprese, suddivise su base regionale, e gli importi erogati a ciascuna di esse.

Con l’accettazione e l’ottenimento del contributo, seguirà poi la fase dell’effettuazione delle spese e la presentazione entro 30 giorni dall'ultimazione delle stesse.

Ciascuna impresa proponente può presentare un’unica domanda.

La piattaforma Mise per le domande di prenotazione - sezione “Voucher digitalizzazione” del sito web del Ministero - sarà disponibile per la precompilazione dei modelli già dal 15 gennaio 2018.

Il decreto stabilisce che le istanze potranno essere inviate, esclusivamente online, a partire dalle ore 10 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17 del 9 febbraio 2018.

Ai fini dell’accesso, riservato al rappresentante legale dell’impresa proponente che può conferire ad altro soggetto delegato il potere di rappresentanza per la presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni, sono indispensabili:

- il possesso della Carta nazionale dei servizi;

- una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e registrata nel Registro delle imprese.

Completato l'invio dell'istanza sarà rilasciata da parte della piattaforma informatica l’attestazione di avvenuta presentazione della domanda, recante il giorno, l’ora, il minuto e il secondo di acquisizione della medesima.

Iter ministeriale

Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell'agevolazione prenotata.

Nel caso in cui l’importo complessivo dei Voucher concedibili sia superiore all’ammontare delle risorse disponibili (100 milioni di euro), il Ministero procederà al riparto delle risorse in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa beneficiaria. Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

Ai fini dell’assegnazione definitiva e dell’erogazione del Voucher, l’impresa iscritta nel provvedimento cumulativo di prenotazione dovrà presentare, entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese e sempre tramite l’apposita procedura informatica, la richiesta di erogazione, allegando, tra l’altro, i titoli di spesa.

Dopo aver effettuato le verifiche istruttorie previste, il Ministero procederà a determinare con proprio provvedimento l’importo del Voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa risultati ammissibili.

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8) Colpa professionale: nuove decisioni della Cassazione

L’omessa impugnazione può costare cara al professionista di rito (avvocato, commercialista) che risulta sotto tiro per colpa professionale. Difatti, La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25112 del 24 ottobre 2017, ha affermato che lo strumento della presunzione deve essere applicata a quei casi di responsabilità degli avvocati, ma anche dei commercialisti, per omessa impugnazione. Non solo per quanto riguarda le pronunce giudiziarie ma anche gli atti impositivi dei tributi. Ed il calcolo delle probabilità non si deve limitare solo all’accertamento del legame tra omissione e danno.

Difatti, l’accertamento del nesso causale si estende, con gli stessi criteri probabilistici, anche alle conseguenze dannose risarcibili sul piano della causalità giuridica, ossia al mancato vantaggio che, qualora l’attività professionale fosse stata svolta con la dovuta diligenza, il cliente avrebbe conseguito.

Si tratta di un danno di cui non viene richiesta una prova rigorosa e certa, incompatibile con la natura di un accertamento necessariamente ipotetico, giacché riferito a un evento non verificatosi a causa dell’omissione del professionista.

Il notaio che non avvisa del vincolo è responsabile

Paga i danni al cliente il notaio che non lo avverte dell’esistenza di un vincolo archeologico sull’area da acquistare.

La Corte di Cassazione, con altra decisione (sentenza 25113 del 24 ottobre 2017) ha dato ragione alla Curatela fallimentare di una società, costretta a dichiarare fallimento, dopo che il Comune aveva revocato la concessione edilizia in autotutela e fatto demolire quanto già realizzato di quello che avrebbe dovuto essere un centro residenziale.

Il ricorso è stato presentato contro l’organo di secondo grado che aveva escluso la colpa professionale di un notaio che, nell’ambito della stipula di un contratto di permuta di alcuni terreni, non aveva avvertito l’acquirente dell’esistenza di un vincolo archeologico.

In ragione di questo vincolo, il Comune aveva revocato, in autotutela, la concessione edilizia precedentemente rilasciata, ordinando, successivamente, anche la demolizione delle opere realizzate e determinando, di fatto, l’insolvenza e quindi il fallimento della società.

Se il vincolo è noto alle parti no responsabilità

Niente responsabilità se i vincoli sono conosciuti dalle parti: Sempre la Corte di Cassazione, con ulteriore decisione (n. 25111/2017), ha, invece, confermato quanto asserito dal giudice di merito con cui era stata esclusa la responsabilità professionale di un notaio per aver rogato, anche in questo caso, un atto di permuta, sottacendo l'esistenza di vincoli pertinenziali a favore del Comune di riferimento, che rendevano, di fatto, i posti auto oggetto del trasferimento non commerciabili.

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9) Agenzia delle entrate-Riscossione: attenzione a false email e sms su rimborsi o avvisi di pagamento

Agenzia delle entrate-Riscossione sta ricevendo diverse segnalazioni dai contribuenti destinatari di messaggi di posta elettronica, con mittente riscossione.agenziaentrate@swisspay.it, assistenza.equitalia@italia.it o simili, oppure di sms che contengono avvisi di pagamento o presunti rimborsi per conto di Agenzia delle entrate-Riscossione o Equitalia con l’invito a scaricare file o utilizzare link esterni per effettuare pagamenti o avviare procedure di rimborso.

Si tratta di messaggi che potrebbero danneggiare pc, smartphone e tablet, attraverso l’utilizzo di file contenenti virus o collegamenti a siti web esterni potenzialmente pericolosi.

Agenzia delle entrate-Riscossione è assolutamente estranea all'invio di questi messaggi pertanto raccomanda di non tenere conto degli sms e delle email ricevute, di eliminarli, di non utilizzare i link indicati, di non scaricare alcun allegato e di non dare seguito alle richieste riportate nel testo.

(Agenzia Entrate-Riscossione, comunicato del 25 ottobre 2017)

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10) Tutte le regole sulle locazioni brevi: pronta la guida delle Entrate

Su YouTube anche un video tutorial dell’Agenzia: Locazioni brevi, tutti i passi da seguire in una guida dedicata e in un video tutorial dell’Agenzia delle Entrate. Come e quando si applicano le nuove regole, come optare per la cedolare secca, come inviare i dati dei contratti, quando operare la ritenuta: sono questi i temi trattati nella nuova pubblicazione, disponibile nella sezione “L’Agenzia informa” del sito delle Entrate, che costituisce, anche con esempi pratici e tabelle, un prezioso vademecum per intermediari e locatori. Da oggi è inoltre disponibile il nuovo tutorial di Entrate in video, il canale YouTube dell’Agenzia, che spiega le novità normative e i nuovi obblighi per i soggetti intermediari e cittadini.

Contemporaneamente, le Entrate puntano sulla formazione, con una videoconferenza con 105 sedi collegate, appena conclusasi, dedicata al personale e agli operatori del settore.

A partire dal mese di novembre sarà inoltre attivo, sulla pagina Facebook dell’Agenzia, un apposito servizio di prima informazione attraverso il canale Messenger, con l’obiettivo di offrire risposte in tempo reale ai dubbi dei contribuenti interessati.

Le regole per gli intermediari

La guida illustra le novità per chi esercita attività di intermediazione immobiliare sia tramite i canali tradizionali sia attraverso la gestione di portali telematici. Gli intermediari che intervengono nella conclusione dei contratti di locazione breve devono comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati della locazione stipulata per il loro tramite. Inoltre, se intervengono anche nel pagamento o se incassano i corrispettivi sono tenuti ad applicare una ritenuta, pari al 21% del canone, da versare all’erario entro il mese successivo. La ritenuta va operata sull’intero importo indicato nel contratto di locazione breve che il conduttore è tenuto a versare al locatore.

Ok alla cedolare secca per i locatori

Il decreto legge n. 50/2017 ha introdotto una specifica disciplina fiscale per le locazioni brevi, ossia per i contratti di locazione di immobili a uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, stipulati, dal 1° giugno 2017, tra persone fisiche al di fuori dell’attività di impresa. La guida spiega che per questi contratti, comprese le sublocazioni, il locatore può optare per il regime della cedolare secca assoggettando il reddito derivante dalla locazione all’imposta sostitutiva del 21% invece della tassazione ordinaria. I contratti possono essere conclusi direttamente dalle parti o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare o mediante piattaforme online.

La guida è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate al seguente percorso: L’Agenzia > L’Agenzia comunica > Prodotti editoriali > Guide fiscali.

(Agenzia delle Entrate, comunicato n. 186 del 25 ottobre 2017)

Vincenzo D’Andò