Diario quotidiano del 20 ottobre 2017: iniziano le modifiche alla Legge di Bilancio (anche i dubbi sull'IRI)

1) Paste alimentari: applicazione dell’Iva ridotta o meno

2) Beni strumentali ultradecennali: basta esibire i registri

3) Prelievo fiscale: con la manovra 2018 redditi diversi uniformati

4) Rinvio dell’IRI: esecutivo in panne?

5) Cantina/box: la tassa rifiuti si paga solo una volta

6) Diritto d’autore: attuazione obblighi, pubblicati direttiva e regolamento

7) Eventi sismici 2016 e 2017: invio provvedimenti di richiesta di pagamento premi speciali

8) Conciliazione vita-lavoro: contratti aziendali da depositare online

9) Diritto Societario: Osservazioni e proposte di modifica del CNDCEC, on line tre documenti

10) Manovra 2018: stop al prelievo sulle polizze vita, sale da 7,5 a 10 mila euro la no tax area per i compensi agli sportivi dilettanti

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1) Paste alimentari: applicazione dell’Iva ridotta o meno

Si applica l’Iva al 4% sulla cessione di prodotti alimentari, tra cui pasta alimentare a base di semola di grano duro, pasta integrale e pasta senza glutine (ovvero senza utilizzo di semola di grano).

Lo precisa l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 130/E del 18 ottobre 2017, che riconosce la tesi esposta dal contribuente con una istanza di interpello.

Secondo l’Agenzia “le paste alimentari non cotte né farcite né altrimenti preparate”, per le quali risulta possibile la classificazione doganale, sono inquadrabili nella più generica voce “paste alimentari”, di cui al n. 15) della Tabella A, Parte II, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972 (cfr. Risoluzione n. 125/E del 5 giugno 2003, Risoluzione n. 82/E del 15 giugno 2004, Risoluzione n. 89/E dell’11 luglio 2005).

Dunque, le Entrate condividono l’interpretazione prospettata dalla società istante relativamente all’applicabilità dell’aliquota IVA nella misura del 4% alle cessioni del prodotto alimentare a base di farina di legumi, ai sensi del citato n. 15) della Tabella A, parte II, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972.

Soluzione interpretativa prospettata dal contribuente

Sulla base delle caratteristiche oggettive del prodotto (composizione, processo produttivo) e alla luce delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate nelle risoluzioni dell’11 luglio 2005 n. 89/E, del 15 giugno 2004 n. 82/E e del 5 giugno 2003 n. 125/E, concernenti l’applicabilità dell’IVA nella misura del 4% rispettivamente alle cessioni di pasta a base di amido di mais e fecola di patate, pasta senza glutine a base di mais, riso o di mais e riso insieme nonché pasta a base di farina di farro e quella a base di semola di kamut, la società interpellante ritiene che la medesima aliquota possa rendersi applicabile alla commercializzazione del prodotto alimentare descritto, a base di farina di legumi, così come previsto genericamente per la “pasta alimentare”, al n. 15) della Tabella A, parte II, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972.

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2) Beni strumentali ultradecennali: basta esibire i registri

Beni strumentali ultradecennali: basta esibire il registro beni ammortizzabili oppure il libro inventari, non serve, quindi, mostrare le fatture di acquisto.

Rimane, comunque, la possibilità di conservare volontariamente anche tali documenti di spesa oltre i 10 anni.

Lo ribadisce l’AIDC, con la norma di comportamento n. 200/2017, che commenta quanto già statuito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9834/2016.

Come si ricorderà, secondo la Corte Suprema, l’Amministrazione finanziaria non può disconoscere la deducibilità delle quote di ammortamento ultradecennali per l’omessa esibizione delle fatture di acquisto dei relativi cespiti, dal momento che l’obbligo di conservazione della documentazione fiscale è di 10 anni e la sua ultrattività è giustificata solo in relazione ai documenti riguardanti accertamenti iniziati prima del decimo anno, ma non ancora definiti allo scadere di tale termine.

La questione scaturisce, dal sistema normativo tributario assai farraginoso e da qui segue anche la…

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