Un riassunto ragionato del decreto fiscale che anticipa la manovra di bilancio – Diario quotidiano del 18 ottobre 2017

Pubblicato il 18 ottobre 2017



1) Carried interest: reddito di capitale e non di lavoro
2) Split payment dal 2018 esteso a tutte le società controllate dalla P.A.: decreto fiscale in Gazzetta Ufficiale
3) Decreto fiscale in G.U.: ecco tutte le misure fiscali (Decreto Legge n. 148 del 16 ottobre 2017)
4) Audizione parlamentare del direttore: riorganizzazione Agenzia delle entrate
5) Flusso UNIEMENS: invio note di rettifica
6) Prestazioni economiche per unioni civili e convivenze di fatto
7) Enti locali: Commercialisti favorevoli all’uso della contabilità economico-patrimoniale
8) Società di Persone: dalla Fondazione Commercialisti arrivano le proposte di modifica della disciplina
9) Assonime: ecco le proposte di riforma degli scambi intracomunitari
10) Arrivano le semplificazioni sullo spesometro?
Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditate1) Carried interest: reddito di capitale e non di lavoro 2) Split payment dal 2018 esteso a tutte le società controllate dalla P.A.: decreto fiscale in Gazzetta Ufficiale 3) Decreto fiscale in G.U.: ecco tutte le misure fiscali (Decreto Legge n. 148 del 16 ottobre 2017) 4) Audizione parlamentare del direttore delle Entrate: Al via le due nuove divisioni Servizi e Contribuenti 5) Flusso UNIEMENS: invio note di rettifica 6) Prestazioni economiche per unioni civili e convivenze di fatto 7) Enti locali: Commercialisti favorevoli all’uso della contabilità economico-patrimoniale 8) Società di Persone: dalla Fondazione Commercialisti arrivano le proposte di modifica della disciplina 9) Assonime: ecco le proposte di riforma degli scambi intracomunitari 10) Arrivano le semplificazioni sullo spesometro? ***

1) Carried interest: reddito di capitale e non di lavoro

Proventi da partecipazioni a società, enti o OICR di dipendenti e amministratori: il c.d. “carried interest”- art. 60 d.l. n. 50 del 2017.

Si tratta di una forma di incentivo riconosciuto al realizzarsi di determinati risultati allo scopo di accomunare, nella condivisione del rischio, la loro posizione a quella degli altri soci.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 25/E del 16 ottobre 2017, si è soffermata sul trattamento fiscale dei proventi derivanti da strumenti finanziari aventi diritti patrimoniali rafforzati, percepiti da dipendenti e amministratori di società (o di società da esse controllate), enti o società di gestione dei fondi (Sgr), disciplinati dall’articolo 60 del Dl 50/2017.

Questo tipo di provento, nato nel settore del private equity, è denominato “carried interest” e rappresenta una forma di incentivo riconosciuto al realizzarsi di determinati risultati, ai soggetti maggiormente esposti al rischio derivante dall’investimento.

La norma richiamata prevede che detti proventi, al ricorrere di determinati requisiti stabiliti dall’articolo stesso, “si considerano in ogni caso redditi di capitale o redditi diversi” (comma 1), con una presunzione di qualificazione del reddito operante ope legis.

Il duplice ruolo rivestito dal manager in seno alla società, vale a dire amministratore o dipendente (e, quindi, titolare di reddito di lavoro dipendente o assimilato) e azionista/quotista della società di cui egli è amministratore dipendente (titolare di redditi di capitale) aveva destato tra gli operatori incertezze in ordine alla qualificazione reddituale dei proventi rivenienti da questi strumenti. L’incertezza era dovuta all’ampiezza della definizione di reddito di lavoro dipendente, idonea a ricomprendere ogni erogazione riconducibile al rapporto di lavoro, inclusi i compensi in natura.

La norma dispone che i proventi derivanti da strumenti finanziari con diritti patrimoniali rafforzati siano qualificati, al ricorrere di determinate condizioni, redditi di capitale o diversi con una presunzione di qualificazione del reddito operante ope legis.

La circolare illustra tali condizioni, legate alla consistenza dell’investimento, alla postergazione nella distribuzione di utili e a un periodo di detenzione minimo degli strumenti così acquisiti.

Fornisce, inoltre, chiarimenti in merito alla qualificazione reddituale dei proventi derivanti da strumenti non aventi i requisiti fissati dalla disposizione, la cui natura deve essere ricostruita sulla base di una verifica caso per caso. Infine, fornisce precisazioni sulla data di entrata in vigore della nuova misura, facendo un cenno al regime fiscale applicabile nel periodo di prima applicazione dell’articolo 60.

Il carried interest

Il diritto patrimoniale rafforzato, definito nella prassi “carried interest”, rappresenta una forma di incentivo riconosciuto al realizzarsi di determinati risultati ai manager e amministratori della Sgr e di società operanti nel settore del private equity, i quali sottoscrivono quote, azioni o strumenti finanziari (che incorporano appunto il carried interest) allo scopo di accomunare nella condivisione del rischio la loro posizione a quella degli altri soci. L’erogazione del provento presuppone che gli altri soci abbiano già ottenuto una somma pari al capitale investito e un rendimento minimo, definito “hurdle rate”. L’incertezza in ordine all’inquadramento reddituale del carried interest nasce in considerazione del duplice ruolo rivestito dal manager in seno alla società, ovvero di amministratore/dipendente (titolare di reddito di lavoro dipendente o assimilato) e di azionista/quotista (titolare di redditi di capitale). Questa incertezza è connessa alla definizione onnicomprensiva di reddito di lavoro dipendente ex articolo 51 del Tuir (o assimilato, ex articolo 52 del Tuir), idonea ad attrarre nella categoria reddituale ogni erogazione riconducibile al rapporto di lavoro.

Per altro verso, tuttavia, l’investimento effettuato dal manager, finalizzato ad allineare i suoi interessi a quelli degli investitori, porterebbe a considerare gli utili derivanti da tale investimento, quali redditi di capitale ex articolo 44, comma 1, lettera e) del Tuir o redditi diversi ex articolo 67, comma 1, lettera c) e c-bis), Tuir.

In passato sulla qualificazione reddituale dei proventi derivanti da diritti patrimoniali rafforzati si era pronunciata l’Agenzia delle entrate con la risoluzione 103/E del 2012, nella quale si è chiarito che gli utili conseguiti dal dipendente, nella sua veste di azionista della società presso la quale presta lavoro, costituiscono redditi di capitale, ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera e) del Tuir, allorché la partecipazione agli utili non è subordinata all’esistenza del rapporto di lavoro, dal momento che il beneficiario potrebbe continuare a mantenere il possesso delle azioni anche in caso di cessazione del rapporto stesso.

Ambito applicativo e requisiti per la qualificazione come reddito di capitale o diverso

La circolare in commento chiarisce, in linea con la formulazione della norma, che l’ambito soggettivo della nuova disposizione interessa i dipendenti delle Sgr, di altre società che effettuano operazioni di private equity e di società obiettivo delle operazioni di investimento (società target) nonché i dipendenti di altre società (ad esempio, del settore industriale) che emettono strumenti con diritti patrimoniali rafforzati.

Analizzate in dettaglio le singole condizioni richieste dall’articolo 60, Dl 50/2017, per l’operatività della presunzione legale di qualificazione del reddito come reddito di capitale o diverso, riassumibili:

nell’effettuazione di un investimento di ammontare minimo al quale concorrono tutti i manager/dipendenti che detengono strumenti finanziari con diritti patrimoniali rafforzati, pari all’1% dell’investimento effettuato dal fondo o all’1% del patrimonio netto della società

nell’attribuzione del provento, subordinata alla restituzione ai soci di una somma pari al capitale investito e all’attribuzione di un rendimento minimo

nel periodo minimo di detenzione degli strumenti finanziari di cinque anni.

Investimento minimo

La circolare 25/2017 specifica le condizioni in presenza delle quali può dirsi integrato il requisito dell’investimento minimo, effettuando un’analisi differenziata a seconda che gli strumenti finanziari con diritti patrimoniali rafforzati detenuti dal manager/dipendente siano allocati in fondi o in società, tenuto conto delle diverse modalità di funzionamento dei primi (fondi, caratterizzati da un periodo di sottoscrizione delle quote cui fa seguito il richiamo delle stesse per effettuare l’investimento) rispetto alle seconde (società). Relativamente all’investimento minimo detenuto nei fondi (commisurato all’1% dell’investimento del fondo), la circolare precisa come deve essere calcolato l’investimento effettuato dal fondo, in che cosa consiste l’esborso effettivo che deve far seguito all’impegno di investimento richiesto dalla norma, gli elementi che concorrono al raggiungimento della soglia dell’investimento minimo dell’1% e in quale momento deve essere raggiunta tale soglia. Per ciò che riguarda la determinazione del valore dell’“investimento complessivo effettuato dall’OICR” cui commisurare l’1%, la circolare specifica che esso è comprensivo dei costi di gestione ed è individuato nell’ammontare di capitale sottoscritto da manager/dipendenti, richiamato e impegnato dal fondo al netto dell’indebitamento del fondo medesimo. L’esclusione della quota di investimento effettuato dal fondo con il ricorso all’indebitamento è dovuta alla circostanza che ciò avrebbe comportato un investimento maggiore di quello assunto in sede di sottoscrizione.

Riguardo alla condizione dell’esborso effettivo, la circolare precisa che tale condizione è richiesta affinché il manager/dipendente partecipi al rischio di perdita del capitale investito, allineando la sua posizione a quella degli altri investitori. È, inoltre, evidenziato – in quanto espressamente previsto dalla norma – che nella determinazione dell’esborso effettivo si tenga conto anche dell’ammontare assoggettato a tassazione come reddito in natura di lavoro dipendente o assimilato in sede di assegnazione gratuita di azioni al manager/dipendente. È riconducibile a questa ipotesi anche il caso in cui gli strumenti finanziari siano acquistati da manager o dipendenti con risorse derivanti da finanziamenti erogati a tassi di interesse inferiori a quelli di mercato, in quanto rilevano come redditi di lavoro dipendente (articolo 50, comma 4 lettera b) del Tuir). Non vi è invece esborso effettivo (e, quindi, non concorre a integrare il requisito dell’investimento minimo) laddove si tratti di partecipazioni acquistate dal manager/dipendente mediante ricorso a finanziamenti che escludano in tutto o in parte il rimborso del capitale sovvenzionato, non essendovi una effettiva partecipazione al rischio di perdita del capitale.

Per ciò che concerne gli elementi che concorrono al raggiungimento della soglia dell’1%, la circolare precisa che vi concorrono – in aderenza al dettato normativo – sia l’ammontare sottoscritto da manager e dipendenti in strumenti finanziari con diritti patrimoniali rafforzati, sia l’ammontare sottoscritto dagli stessi in strumenti finanziari ordinari. Mentre riguardo ai primi è la norma che considera espressamente quelli detenuti direttamente e quelli detenuti indirettamente (viene attribuito rilievo alle quote detenute, ad esempio, da una Sgr partecipata dal manager), per i secondi, la circolare considera rilevanti anche gli strumenti detenuti indirettamente per ragioni di coerenza sistematica. Gli strumenti detenuti indirettamente, anche se per il tramite della Sgr, rilevano in ogni caso in proporzione alla percentuale di partecipazione alla società. In relazione al momento in cui si considera realizzato il requisito dell’investimento minimo, per i fondi la soglia dell’1%, deve essere raggiunta al momento della chiusura del periodo di sottoscrizione ed eventi successivi non hanno rilievo, fermo restando la condizione che le quote sottoscritte siano effettivamente versate nella misura richiamata dal fondo. Il riferimento alla data di chiusura del periodo di sottoscrizione consente ai manager/dipendenti di avere certezza circa il raggiungimento della percentuale che integra l’investimento minimo richiesto dalla norma.

Relativamente all’investimento minimo nelle società (commisurato all’1% del patrimonio netto) si evidenzia che il patrimonio netto deve essere assunto a valori correnti, determinabili sulla base di apposite perizie di stima, tenendo conto anche dell’investimento dei manager.

Per le società, la percentuale di investimento minimo deve sussistere al momento della sottoscrizione dei titoli in sede di aumento del capitale sociale o alla data del loro acquisto; tuttavia, poiché non è previsto un periodo di sottoscrizione, investimenti successivi, effettuati da soggetti diversi dai manager, comportano la necessità – per i manager – di adeguare i propri investimenti al fine di raggiungere la percentuale del nuovo valore del patrimonio netto.

L’adeguamento deve avvenire entro la data di chiusura dell’esercizio nel corso del quale il terzo ha effettuato l’investimento.

Differimento nella distribuzione dell’utile

La circolare precisa che la distribuzione differita del carried interest, costituente condizione di accesso alla presunzione legale di qualificazione del reddito, riguarda solo la componente rafforzata o extrarendimento e non preclude il rimborso del capitale e l’attribuzione del rendimento minimo, oltre che agli altri soci, agli stessi manager quali normali investitori.

Periodo minimo di detenzione dell’investimento

La circolare chiarisce la portata del vincolo quinquennale di detenzione (holding period), il quale riguarda non solo gli strumenti finanziari portatori di diritti patrimoniali rafforzati, ma anche quelli ordinari che hanno concorso al raggiungimento della percentuale di investimento minimo. Si chiarisce, inoltre, che il periodo minimo di detenzione quinquennale non preclude la percezione del carried interest prima del compimento del quinquennio, potendo maturare l’holding period anche dopo l’erogazione del provento. L’eventuale cessione infraquinquennale porterà naturalmente alla rivisitazione della qualificazione reddituale dei proventi nel frattempo distribuiti e alla corresponsione da parte del dipendente della maggiore imposta dovuta per i redditi di lavoro dipendente, in conformità ai principi generali dell’ordinamento.

Qualificazione reddituale del carried interest in assenza dei requisiti

La qualificazione reddituale dei proventi derivanti da strumenti finanziari rafforzati non aventi i requisiti stabiliti dall’articolo 60 è rimessa a una valutazione caso per caso e fornisce alcuni criteri utilizzabili dagli uffici quali possibili indicatori della natura finanziaria o viceversa di reddito da lavoro del provento. Riguardo ai criteri indicativi della natura finanziaria del reddito, il documento di prassi precisa che possono essere valutati l’entità dell’investimento, l’eventuale detenzione di siffatti strumenti anche da parte di altri soci diversi dai manager, il mantenimento della titolarità degli strumenti finanziari in capo al manager anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

Possono, invece, essere indicative della natura di reddito di lavoro dipendente del carried interest, pattuizioni che garantiscono al dipendente la restituzione integrale del capitale investito, le clausole di leavership volte ad assicurare alla società un diritto di riscatto al venir meno del rapporto lavorativo. Altro elemento valutabile è la remunerazione, che se ben al di sotto dei parametri di mercato potrebbe indurre a considerare il carried interest una integrazione della retribuzione

Resta in ogni caso ferma la possibilità per il contribuente, che voglia avere certezze in ordine al trattamento fiscale del provento, di presentare specifica istanza di interpello.

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2) Split payment dal 2018 esteso a tutte le società controllate dalla P.A.: decreto fiscale in Gazzetta Ufficiale

Il decreto fiscale (Decreto Legge n. 148 del 16 ottobre 2017), è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 242 del 16 ottobre 2017.

L’articolo 3 si occupa dell’estensione Split payment a tutte le società controllate dalla P.A.: la novità si applica da gennaio 2018.

All'articolo 17-ter del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, il comma 1-bis viene sostituito nel seguente modo:

Le nuove disposizioni si applicano anche alle operazioni effettuate nei confronti dei seguenti soggetti:

- enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;

- fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;

- società controllate, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, n. 2), del codice civile, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dai Ministeri;

- società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile, da amministrazioni pubbliche;

- società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70%, da amministrazioni pubbliche;

- società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana identificate agli effetti dell'Iva; con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze può essere individuato un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario.

Attuazione della novità

Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro 45 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, verranno stabilite le modalità di attuazione .

Le disposizioni hanno effetto a decorrere dal 1° gennaio 2018 e si applicano alle operazioni per le quali e' emessa fattura a partire dalla medesima data.

(Decreto Legge n. 148 del 16 ottobre 2017, in Gazzetta Ufficiale n. 242 del 16 ottobre 2017)

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3) Decreto fiscale in G.U.: ecco tutte le misure fiscali

Dunque, il decreto fiscale (Decreto Legge n. 148 del 16 ottobre 2017), è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 242 del 16 ottobre 2017.

Prontamente, il notiziario telematico dell’Agenzia delle entrate (fiscoggi.it) ha fornito ieri (edizione del 17 ottobre 2017)la seguente sintesi sulle misure fiscali contenute in tale decreto:

Estensione della definizione agevolata dei carichi

(Articolo 1)

La prima importante novità riguarda la disciplina della “rottamazione delle cartelle”, il cui ambito applicativo viene notevolmente esteso. La disposizione in esame, infatti, modifica in più punti l’articolo 6, Dl 193/2016.

Ecco le novità:

- i termini per il pagamento delle rate relative alla definizione agevolata in scadenza nei mesi di luglio e settembre 2017 sono fissati al 30 novembre 2017. In sostanza, quindi, viene consentito a chi ha già aderito alla rottamazione dei ruoli di effettuare, entro il prossimo 30 novembre, il pagamento delle rate scadute nei mesi di luglio e settembre. In tal modo, i contribuenti che non hanno eseguito i versamenti delle prime due rate del 2017 vengono “riammessi” alla rottamazione senza ulteriore addebito;

- viene riconosciuta la possibilità di aderire alla rottamazione delle cartelle anche a coloro che in precedenza non erano stati ammessi perché non erano in regola con il pagamento delle rate scadute al 31 dicembre 2016 relative ai piani di rateazione in essere al 24 ottobre 2016 (data di entrata in vigore delle disposizioni sulla definizione agevolata). I contribuenti che si trovano in questa situazione possono nuovamente esercitare la facoltà di adesione alla rottamazione delle cartelle, presentando, entro il 31 dicembre 2017, un’apposita istanza, con le modalità che saranno pubblicate, entro il prossimo 31 ottobre, sul sito internet dell’agente della riscossione. I contribuenti che decideranno di aderire a questa nuova finestra della rottamazione dovranno: a) versare in un’unica soluzione, entro il 31 maggio 2018, l’importo delle rate scadute e non pagate dei precedenti piani di dilazione (importo che sarà comunicato dall’agente della riscossione entro il 31 marzo 2018). In caso di mancato versamento, l’istanza di adesione alla rottamazione è improcedibile); b) versare, nel numero massimo di tre rate di pari importo (con scadenza nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2018), le somme dovute per la rottamazione (l’ammontare complessivo degli importi dovuti è comunicato dall’agente della riscossione entro il 31 luglio 2018);

- per consentire alle Università degli studi, che hanno aderito alla definizione agevolata, di completare i relativi versamenti entro il 2018 e di usufruire dei benefici derivanti dalla rottamazione, il pagamento delle rate in scadenza nel mese di novembre 2017 è differito al mese di novembre 2018;

- viene esteso l’ambito applicativo della definizione agevolata che, infatti, potrà essere applicata anche ai carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 (la prima versione della rottamazione era relativa ai carichi affidati dal 2000 al 2016). A tal fine, gli interessati dovranno presentare dichiarazione di adesione entro il 15 maggio 2018 (con le modalità che saranno pubblicate, entro il prossimo 31 ottobre, sul sito internet dell’agente della riscossione). Il versamento delle somme dovute per la definizione (che l’agente della riscossione comunicherà entro il 30 giugno 2018) potrà essere eseguito in un numero massimo di cinque rate di pari importo da pagare nei mesi di luglio, settembre, ottobre e novembre 2018 e febbraio 2019. A seguito della presentazione della dichiarazione di adesione, per i debiti oggetto della stessa, e fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute per la definizione, è sospeso il pagamento dei versamenti rateali con scadenza successiva alla presentazione della dichiarazione di adesione e relativi a precedenti piani di rateazione già in essere. Infine, in deroga a quanto previsto dalla disciplina della definizione agevolata, la facoltà di rottamazione relativa ai carichi affidati dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 può essere esercitata senza che risultino adempiuti i versamenti relativi ai piani rateali in essere.

Sospensione dei termini per l’adempimento degli obblighi tributari e contributivi nei territori colpiti da calamità naturali

(Articolo 2)

Vengono introdotte disposizioni a favore dei territori della provincia di Livorno colpiti dall’alluvione dello scorso mese di settembre.

In particolare, per le persone fisiche e le imprese che, alla data del 9 settembre 2017, avevano rispettivamente la residenza e la sede legale (ovvero la sede operativa) nei comuni di Livorno, Rosignano Marittimo e Collesalvetti sono sospesi i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento e da avvisi di accertamento esecutivi, con scadenza compresa tra il 9 settembre 2017 e il 30 settembre 2018. È escluso, tuttavia, il rimborso di quanto eventualmente già versato. La sospensione, peraltro, non si applica alle ritenute che devono essere operate e versate dai sostituti d’imposta. In caso di impossibilità dei sostituti a effettuare gli adempimenti e i versamenti nei termini previsti, è applicabile la causa di non punibilità della forza maggiore (cfr articolo 6, comma 5, Dlgs 472/1997). Gli adempimenti e i versamenti sospesi devono essere effettuati in un’unica soluzione entro il 16 ottobre 2018.

Per i soli contribuenti del comune di Livorno, la sospensione è subordinata alla presentazione all’ufficio dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente di un’apposita richiesta nella quale si deve dichiarare l’inagibilità della casa di abitazione, dello studio professionale o dell’azienda.

Viene inoltre modificata la disciplina della sospensione dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria nei comuni del Centro Italia colpiti dagli eventi sismici del 2016 e del 2017. Si prevede, infatti, che tali adempimenti e versamenti, oggetto di sospensione, sono effettuati entro il 31 maggio 2018 senza applicazione di sanzioni e interessi, anche mediante rateizzazione fino ad un massimo di 24 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2018 (nuova formulazione dell’articolo 48, comma 13, Dl 189/2016).

Estensione dello split payment a tutte le società controllate dalla Pa (Articolo 3)

Ulteriormente esteso il meccanismo della scissione dei pagamenti in materia di Iva dovuta per le operazioni effettuate nei confronti di pubbliche amministrazioni e altri enti e società (modifica dell’articolo 17-ter, comma 1-bis, Dpr 633/1972).

In base alla nuova versione della disposizione, infatti, lo split payment si applica, oltre che alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti di amministrazioni pubbliche, anche alle operazioni effettuate nei confronti dei seguenti soggetti:

- enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;

- fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;

- società controllate direttamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri e dai ministeri;

- società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche o da enti e società assoggettate allo split payment;

- società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70%, da amministrazioni pubbliche o da enti e società assoggettate allo split payment;

- società quotate inserite nell’indice Ftse Mib della Borsa italiana identificate agli effetti dell’Iva.

Viene rimesso a un successivo decreto del Mef il compito di definire le modalità di attuazione del nuovo perimetro degli enti ricompresi nell’ambito di applicazione della scissione dei pagamenti.

Le nuove disposizioni, peraltro, sono efficaci a decorrere dal 1° gennaio 2018 e si applicano alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dalla stessa data. Incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari e in materia di audiovisivo

(Articolo 4)

Modificata anche la disciplina del credito d’imposta previsto, a decorrere dal 2018, a favore delle imprese e dei lavoratori autonomi che effettuano investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali (credito pari al 75% della quota incrementale dell’investimento rispetto all’anno precedente, aumentato al 90% nel caso di microimprese, Pmi e start-up innovative – cfr articolo 57-bis, Dl 50/2017).

Innanzitutto si stabilisce che per la concessione del credito d’imposta è autorizzata la somma di 62,5 milioni di euro per il 2018, che costituisce tetto di spesa. Quindi, viene previsto che imprese e lavoratori autonomi possono fruire dell’agevolazione anche per gli investimenti effettuati dal 24 giugno al 31 dicembre 2017, purché il loro valore superi almeno dell’1% l’ammontare degli analoghi investimenti effettuati dagli stessi soggetti sugli stessi mezzi di informazione nel corrispondente periodo del 2016.

Sterilizzazione dell’incremento delle aliquote Iva per l’anno 2018 (Articolo 5)

Infine, si prevede il reperimento di ulteriori risorse per evitare l’aumento delle aliquote Iva previsto nel 2018, che sarà completamente neutralizzato con le misure che saranno adottate con la prossima legge di bilancio.

Entrata in vigore

(Articolo 21)

Le disposizioni sopra analizzate hanno efficacia a partire dal 16 ottobre 2017, giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dl 148/2017.

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4) Audizione parlamentare del direttore delle Entrate: al via le due nuove divisioni Servizi e Contribuenti

Ieri (17 ottobre 2017), in audizione parlamentare il direttore Ruffini ha sostanzialmente parlato di riorganizzazione dell’Agenzia delle entrate.

La novità più significativa riguarda la creazione di due Divisioni, che vengono collocate a livello intermedio tra il Direttore dell’Agenzia e le Direzioni Centrali core.

Le Divisioni gestiscono, rispettivamente, le attività di servizio e quelle di consulenza, controllo e contenzioso, intendendo tale termine nella nuova accezione precedentemente descritta. Sono rispettivamente denominate Divisione Servizi e Divisione Contribuenti, e operano a diretto riporto del Direttore dell’Agenzia. Hanno competenze proprie, relative alle attività comuni, e coordinano ciascuna tre Direzioni Centrali.

In particolare, alla Divisione Servizi sono affidati la realizzazione e lo sviluppo innovativo dei servizi telematici e la definizione della policy e delle procedure di assistenza all’utenza, in modo trasversale a tutti i processi dell’Agenzia. Al suo interno operano tre Direzioni Centrali preposte alle attività di servizio, riguardanti sia il ramo “entrate” che il ramo “territorio”. Viene così realizzata la definitiva e compiuta integrazione dei servizi fiscali e di quelli immobiliari nei confronti della generalità dei contribuenti e degli utenti.

Anche all’interno della Divisione Contribuenti operano tre Direzioni centrali con la finalità di superare l’approccio funzionale, nel quale l’organizzazione è disegnata in ragione della tipologia di processo, a vantaggio di un approccio per tipologia di contribuente, nella convinzione che questa soluzione, già adottata da altre amministrazioni finanziarie estere, favorisca anche un’azione di controllo più mirata e dunque più efficace.

Sempre in quest’ottica, i compiti della Divisione Contribuenti e delle Direzioni Centrali che ne fanno parte non sono più limitati alla tradizionale funzione di indirizzo e coordinamento delle attività di accertamento e controllo, ma, coerentemente con la nuova impostazione che si intende dare a tali attività, si estendono anche alla consulenza, all’interpello e al contenzioso, venendo così a coprire l’intera gestione del rapporto fiscale nei confronti delle diverse tipologie di contribuenti. Alla guida delle due Divisioni sono preposti i due vicedirettori.

Un’altra novità significativa riguarda l’istituzione di una Direzione Centrale deputata a fornire supporto legale, in modo unitario e trasversale, alle diverse strutture dell’Agenzia: una funzione assente nel modello attuale.

Vengono, infine, significativamente potenziate le strutture di ulteriore diretto rioprto al Direttore dell’Agenzia, dove convergono funzioni fino a ora suddivise tra strutture diverse. Ciò anche in un’ottica di più immediato ed efficace coordinamento con Agenzia delle Entrate-Riscossione e con altri enti e intermediari, nonché con gli Organi dello Stato.

Motivi della ristrutturazione

La proposta di riorganizzazione viene ad essere inquadrata sui tipi di contribuenti siano essi adempienti o meno. Il contribuente viene ricondotto a due tipi: lavoratore dipendente o pensionato, con un reddito determinato in modo esatto da un soggetto terzo, e soggetti IVA, in cui una determinazione del reddito discrezionale si accompagna al calcolo dell’IVA e ai relativi adempimenti.

Per lavoratori dipendenti e pensionati, il principale problema nel rapporto con il fisco consiste nella dichiarazione annuale. È, in primo luogo, per essi che viene pensata la Divisione Servizi, come soggetto competente a migliorare e soprattutto ad ampliare i servizi informatici e di consulenza, dalla dichiarazione precompilata ai centri di assistenza multimediale telefonica e via internet, passando per il rapporto con i sostituti d’imposta e di dichiarazione, cioè i CAF e gli altri intermediari.

Ad essa sarà demandato il compito di risolvere quella che si può definire la quotidianità, il giorno per giorno del rapporto tra il fisco e i cittadini: gli oneri detraibili e deducibili, i rimborsi, i versamenti, la tassazione degli immobili e tutti gli innumerevoli errori che norme e circolari, righi e caselle, importi e percentuali che a volte possono creare, soprattutto a chi è meno attrezzato per affrontarli.

La Divisione Servizi si pone come la prima interfaccia, il “numero verde” in senso ampio del cittadino che ha un obbligo o un problema, diciamo ordinari, e vuole parlarne con un fisco che non indossi la giacca del cacciatore, ma che sia a sua disposizione per risolvere dubbi e fugare malintesi.

È ovvio che a tali servizi sono interessati anche i soggetti IVA: -prosegue la relazione del direttore delle Entrate - essi devono sì calcolare una specifica imposta (l’IVA, appunto), determinare il proprio reddito con criteri non sempre totalmente oggettivi, quali le stime o le presunzioni contabili che il principio di competenza richiede, affrontando problemi che il dipendente o il pensionato non hanno; ma anch’essi possono avere problemi con oneri personali, rimborsi, versamenti, errori materiali.

Viene auspicato (ma sono queste le finalità di Ruffini) che anche i soggetti IVA potranno un giorno scegliere di avvalersi della dichiarazione precompilata o di sistemi di fatturazione elettronica e di trasmissione telematica dei corrispettivi, che assorbano gli adempimenti base dell’IVA e non li moltiplichino. Questa trasversalità rispetto all’universo dei contribuenti giustifica i Servizi come una delle due colonne dell’agenzia che intende rimodellare.

L’altra colonna è la Divisione Contribuenti. Anche in questo caso c’è un target primario rappresentato, come detto dai soggetti IVA: artigiani, lavoratori autonomi, piccoli e medi imprenditori, imprese di rango nazionale o internazionale. Anche in questo caso c’è una inevitabile interazione con la divisione Servizi, perché anche soggetti non IVA possono dover affrontare questioni non ordinarie. Da qui la struttura tripartita della nuova divisione: persone fisiche ed enti non commerciali; lavoratori autonomi e PMI; grandi contribuenti, intesi come grandi imprese, ma anche come persone fisiche ad alta capacità contributiva. E per ciascuno di questi soggetti sono previste apposite funzioni per seguire la consulenza, il controllo, il contenzioso: perché il problema particolare che solleva il dipendente o il pensionato a reddito medio o basso, non è lo stesso sollevato dall’artigiano, dal professionista o dall’imprenditore ed entrambi sono lontani da quello della società che fattura milioni o del contribuente cha guadagna centinaia di migliaia di euro.

Secondo Ruffini, la ristrutturazione consegnerà una “filiera produttiva” che andrà dal sorgere del problema (il dubbio e la richiesta di consulenza) al suo esplicarsi (il controllo) e alla sua eventuale discussione (il contezioso) e consentirà agli uffici del fisco di usufruire delle economie di apprendimento e di esperienza vantaggiosi per i contribuenti.

Il contenzioso perso dal fisco insegnerà a quest’ultimo dove il controllo è solo inutile invadenza della vita e perdita di tempo del contribuente, così come avverrà con il controllo andato a vuoto o conclusosi solo con contestazioni formali.

Attività di controllo solo sui soggetti a rischio

A sua volta l’attività di controllo non sarà più ispirata a una logica di “setacciamento” dell’universo dei contribuenti, ma sarà mirata solo ai soggetti a rischio, alle violazioni sostanziali. Eventuali errori materiali o formali o violazioni dovute all’ambiguità delle norme saranno portate all’attenzione della consulenza, con l’effetto di prevenire, anziché reprimere determinati comportamenti.

Soggetti anche IVA verso i meri utenti di servizi, come precompilata, fatturazione elettronica

E tutte queste attività saranno volte a trasformare problemi particolari in problemi ordinari, a spostare un numero crescente di soggetti anche IVA verso i meri utenti di servizi, come precompilata, fatturazione elettronica intelligente e trasmissione dei corrispettivi semplice, utenti con problemi ordinari. L’obiettivo finale, ha concluso il direttore, è un fisco che abbia ispettori ma anche consulenti-suggeritori per avere cittadini sempre più informati e quindi un fisco che aumenti il gettito riducendo l’invadenza.

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5) Flusso UNIEMENS: invio note di rettifica

Flusso UNIEMENS: invio Note di Rettifica Gestione Pubblica.

L’INPS, con il messaggio n. 4025 del 17 ottobre 2017, comunica che, a decorrere dal corrente mese di ottobre, è attiva la procedura per la comunicazione delle somme dovute all’Istituto a seguito dell’elaborazione degli elementi E0 del flusso UNIEMENS-ListaPosPA, relative al differenziale tra l’importo dei contributi dichiarati e quello dei contributi calcolati sulla base delle aliquote contributive vigenti per le gestioni oggetto di denuncia.

La procedura prevede l’invio della Nota di Rettifica nella quale è evidenziato l’importo complessivo che fa riferimento ai singoli debiti calcolati sulle diverse gestioni.

Il dettaglio analitico dei singoli contributi ricalcolati è disponibile tramite il servizio web di consultazione delle denunce tramite il seguente percorso: Visualizzazioni DMA ->Interrogazioni -> Ricerca Note di Rettifica.

Entro i termini indicati nella Nota di Rettifica si dovrà provvedere ad effettuare il pagamento di quanto richiesto, ovvero, qualora le discordanze rilevate derivassero da erronea denuncia, ad effettuare le relative correzioni trasmettendo gli elementi V1 in sostituzione, secondo le consuete modalità.

Al fine di consentire il versamento delle somme dovute all’Istituto per la fattispecie in oggetto, è stata istituita la specifica causale Px69 dove alla x deve essere sostituito il codice identificativo della Gestione Dipendenti Pubblici a cui il versamento si riferisce.

Viene infine vivamente consigliato l’utilizzo di tali codici esclusivamente per il pagamento di importi derivanti da Note di Rettifica.

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6) Prestazioni economiche per unioni civili e convivenze di fatto

Con la circolare n. 45/2017 l'Inail interviene sulle prestazioni economiche che riguardano le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze, regolamentate dalla legge 20 maggio 2016, n.76.

L'Istituto precisa che, dall'entrata in vigore della stessa legge ovvero dal 5 giugno 2016, al soggetto unito civilmente deve essere riconosciuto: lo speciale assegno continuativo mensile; l’assegno una tantum (cosiddetto assegno funerario o assegno di morte); la prestazione del Fondo di sostegno per i familiari delle vittime di gravi infortuni sul lavoro; la prestazione una tantum di cui alla legge di stabilità 2016; la rendita ai superstiti; la quota integrativa alla rendita; la prestazione aggiuntiva alla rendita per patologie asbesto-correlate per esposizione all’amianto.

L'Inail ha, inoltre, chiarito che l'unito civilmente ha diritto a qualunque prestazione economica Inail riconosciuta al coniuge iure hereditatis (per esempio, i ratei di rendita maturati ante mortem dall'assicurato e non riscossi dallo stesso) in virtù di quanto previsto dalla legge 76/2017, secondo cui alla parte unita civilmente si applicano le norme del codice civile sul diritto successorio riferite al coniuge. In assenza, invece, di disposizioni normative sull'equiparazione di status tra "coniuge" e "convivente di fatto", quest'ultimo non ha diritto ad alcuna prestazione economica erogata dall'Inail

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 17 ottobre 2017)

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7) Enti locali: Commercialisti favorevoli all’uso della contabilità economico-patrimoniale

Enti locali: spinta ulteriore per armonizzare i bilanci nella UE. In una ricerca del Consiglio nazionale dei commercialisti i revisori degli enti locali italiani si esprimono a favore del passaggio ad una piena contabilità accrual.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti è favorevole all’adozione della contabilità economico-patrimoniale, nella prospettiva auspicabile di una crescente armonizzazione dei bilanci delle pubbliche amministrazioni della UE. Ma è necessario che il legislatore italiano non solo dia una spinta ulteriore in questo senso, ma trovi anche le risorse necessarie per mettere in pratica questa svolta epocale”.

Lo ha affermato oggi, alla Camera dei Deputati, il vicepresidente del Cndcec Davide Di Russo durante il convegno “L’armonizzazione dei bilanci delle Pubbliche amministrazioni nell’Unione europea”.

Nel corso del convegno sono stati illustrati i risultati di una ricerca commissionata dal Consiglio nazionale, dai quali emerge la fiducia con la quale i revisori degli Enti locali italiani guardano al passaggio ad una piena contabilità accrual.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti – afferma Di Russo – è senz’altro a favore della contabilità su base accrual, ma in Italia la riflessione è ancora lenta perché sia la legge 196/2009, sia il D.Lgs. 118/2011 ne prevedono l’introduzione solo “ai fini conoscitivi”. La normativa europea, però, impone ai Paesi membri l’adozione della contabilità economico-patrimoniale nei prossimi anni. È allora necessario che il Legislatore dia una spinta ulteriore. Siamo consci delle difficoltà che avremo nel raggiungere questo traguardo, perché gli enti locali sono permeati dalla cultura della contabilità finanziaria, che a nostro avviso non va abbandonata, ma integrata con quella su base accrual. In questa fase implementativa, i commercialisti possono essere d’aiuto ai dipendenti degli enti locali che si trovano in difficoltà nell’attuare il cambiamento, vissuto peraltro in un momento di difficoltà della finanza pubblica e di scarsità di risorse. Per questo, il Legislatore dovrà esprimersi anche sulle risorse necessarie per mettere in pratica questa svolta epocale. Un plauso va alla Ragioneria Generale dello Stato e alla Commissione Arconet per lo sforzo che stanno compiendo nel darne attuazione”.

Durante il convegno è stata presentata la ricerca del Cndcec “Accrual accounting e qualità del bilancio degli enti pubblici. L’esperienza dei Comuni italiani” sui rapporti tra la contabilità economico-patrimoniale e la qualità dei bilanci dei Comuni italiani dopo la riforma introdotta dal Dlgs 118/2011. La ricerca, coordinata da Francesco Capalbo, membro IPSASB su mandato Cndcec, e da Alex Frino, docente di Economia alla University of Wollongong (Australia), ha raccolto l’opinione dei revisori degli enti locali italiani che negli ultimi anni hanno svolto un ruolo essenziale nel lungo ed articolato processo di riforma con cui si è lentamente introdotta la logica della competenza economica negli enti territoriali.

I revisori degli enti locali italiani hanno partecipato attivamente alla ricerca – commenta Giovanni Gerardo Parente, già consigliere Cndcec con delega agli Enti pubblici e Technical Advisor IPSASB che ha partecipato alla direzione dell’indagine – che ha conseguito un tasso di risposta netto di circa il 25%. Si tratta di revisori che lavorano negli enti pubblici, nelle società partecipate e nel settore privato. Professionisti, quindi, che vivono quotidianamente la materia ed assumono sempre più ampi rischi professionali. Da tutte le risposte emerge una grande fiducia nel passaggio ad una piena contabilità accrual. I revisori dimostrano anche di non essere spaventati dalle difficoltà dell’implementazione ed anzi sono favorevoli ad un uso più diffuso di forme di valutazione più complesse quali i valori correnti. Infine, con particolare riferimento ad un dibattito in corso a livello europeo ed internazionale, i revisori degli enti pubblici italiani si pronunciano a favore dell’inserimento in bilancio degli heritage asset. È evidente che il tema è di particolare rilievo per l’Italia dove di beni storici ed artistici ce ne sono in abbondanza”.

Le informazioni significative ed ampie che l’approccio di accrual accounting può fornire – ha spiegato nel suo intervento il presidente dell’International sector accounting standards board (IPSASB), Ian Carruthers – possono avere una funzione importante nel rafforzare la gestione della finanza pubblica in Italia. L’approfondimento svolto in questo studio aiuterà a comprendere le criticità connesse all’implementazione dell’accrual accounting. Un buon impianto legislativo ed il supporto del Parlamento sono importanti per fare fronte a questo importante cambiamento”.

(CNDCEC, nota del 17 ottobre 2017)

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8) Società di Persone: dalla Fondazione Commercialisti arrivano le proposte di modifica della disciplina

Società di Persone: criticità e prospettive di modifica della disciplina alla luce dei dati statistici.

Il documento, disponibile dal 17 ottobre 2017 sul sito internet della Fondazione nazionale commercialisti, propone una prima analisi ricognitiva dei dati statistici raccolti sulle società di persone che, prendendo atto del quadro attuale, potrà costituire base per un successivo intervento volto alla formulazione di proposte, anche di natura normativa, finalizzate alla riforma delle attuali norme codicistiche.

Dall’osservazione delle statistiche del Registro delle Imprese, delle dichiarazioni fiscali relativamente all'invio dei Modelli Unico Società di Persone e Società di Capitali e dell'Archivio Statistico delle Imprese Attive dell'Istat, è emerso che negli ultimi dieci anni il numero di società di persone, in particolare le s.n.c., è costantemente in calo, a fronte di una crescita sostenuta delle società di capitale che continua almeno da venti anni, in particolare concentrata nelle s.r.l.

Nonostante i trend in atto, piuttosto chiari ed evidenti, viene sottolineato come il numero di società di persone tutt'ora esistente ed operativo sia ancora particolarmente consistente. Infatti, le società di persone attive sono 813.228 nel 2016 contro 1.040.095 registrate, i modelli Unico Società di persone presentati nel 2015 sono 880.097 contro 1.122.212 di Unico Società di capitali, di cui 985.520 sono relativi alle s.r.l.

Difatti, a fronte di "debolezze" più o meno marcate dei modelli a base personale, questi tipi societari consentono di controllare direttamente, per tramite della gestione della società, il proprio investimento.

Per questi motivi, secondo la FNC, occorre interrogarsi se sia utile alimentare un costruttivo dialogo con le istituzioni ed altri interlocutori, con il precipuo obiettivo di prospettare, limitatamente ad alcuni ambiti di diretto interesse anche per la professione, la revisione della disciplina vigente, per mezzo anche di una formalizzazione dei procedimenti decisionali e al fine di adeguatamente tutelare gli interessi dei soci e il diritto di informazione dei terzi.

Restringendo l'ambito delle riflessioni alle società di persone che svolgono attività commerciali, o alle società semplici che, pur svolgendo attività agricola possono essere equiparate alle società commerciali per parametri dimensionali, si potrebbe riflettere se la predisposizione dei bilanci secondo gli schemi adottati nelle società di capitali, oltre a garantire maggiore trasparenza nelle informazioni per i creditori esistenti, possa rappresentare un valido strumento per l'accesso al credito bancario.

In particolare, la FNC propone per le società personali l’uso delle disposizioni previste per le società di capitali e dei principi contabili e quindi, la redazione dei bilanci nei modi previsti per tali soggetti.

(Fondazione nazionale commercialisti, nota del 17 ottobre 2017)

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9) Assonime: ecco le proposte di riforma degli scambi intracomunitari

IVA: proposte di riforma degli scambi intracomunitari. Nell'ambito dell'attuazione del "piano d'azione sull'IVA" delineato nel documento COM (2016) 148 final del 7 aprile 2016 - finalizzato a modernizzare l'attuale disciplina degli scambi intracomunitari, al fine di renderla più semplice nell'applicazione, più idonea a contrastare le frodi e più favorevole per le imprese - la Commissione europea ha presentato lo scorso 4 ottobre alcune proposte di riforma dell'attuale disciplina di tali operazioni (v. COM (2017) 566 final e il relativo comunicato stampa).

Il VAT GAP

Tali proposte sono state precedute dalla diffusione dei dati sull'entità del VAT GAP (il divario dell'IVA), cioè la differenza tra il gettito dell'imposta previsto e quello effettivamente riscosso dalle autorità nazionali, stimato per quanto riguarda l'anno 2015 intorno ai 170 miliardi di euro.

In termini assoluti, il VAT GAP più alto continua ad essere quello riscontrato in Italia, dove ammonta a circa 35 miliardi di euro, pari al 26 per cento dell'incasso previsto, anche se, rispetto alla precedente rilevazione, risulta diminuito di due punti percentuali.

La riforma degli scambi intracomunitari di beni: il passaggio al sistema definitivo di tassazione

L'ammontare totale del VAT GAP rilevato negli Stati membri è costituito per circa 50 miliardi di euro dalla perdita di entrate dovuta alle frodi realizzate nell'ambito degli scambi intracomunitari: di qui la necessità di modificare la disciplina vigente.

Ed invero, in base all'attuale sistema - che si applica da ben 25 anni, nonostante fosse stato stabilito in via transitoria - gli scambi intracomunitari di beni tra Stati membri sono trattati come due operazioni distinte: nel Paese di origine, tali operazioni danno luogo a cessioni intracomunitarie non imponibili, mentre, nel Paese di destinazione, le stesse operazioni costituiscono acquisti soggetti ad imposta. Da questa frammentazione delle operazioni derivano una quantità molto elevata di frodi.

Ad avviso della Commissione, una soluzione a questa criticità potrebbe essere rappresentata dalla creazione di uno spazio unico europeo, all'interno del quale gli scambi intracomunitari saranno regolati alla stregua delle operazioni interne, eliminandosi, l'esenzione dall'IVA delle cessioni intracomunitarie.

E' stato dunque proposto di introdurre un sistema definitivo di tassazione degli scambi intracomunitari basato sul c.d. "principio di destinazione": in base al nuovo sistema, l'IVA sarà applicata dal cedente, riscossa nel Paese di origine e poi trasferita al Paese di destinazione, in cui i beni sono consumati (v. COM (2017) 569 def).

In pratica, gli scambi intracomunitari di beni saranno disciplinati, analogamente a quanto previsto in materia di commercio elettronico, avvalendosi del regime dello sportello unico (One shop stop), in base al quale le imprese possono effettuare dichiarazioni e pagamenti tramite un portale on line.

Saranno semplificate, inoltre, le regole di fatturazione ed eliminati gli elenchi INTRASTAT.

E' stato stimato che il passaggio all'anzidetto regime definitivo ridurrebbe le frodi dell'IVA intracomunitaria di circa l'80 per cento.

Per quanto concerne i tempi di attuazione della riforma, la Commissione presenterà nella primavera del 2018 una proposta di modifica della Direttiva IVA contenente le norme di attuazione dell'anzidetto regime definitivo delle cessioni intracomunitarie, che sarà gradualmente esteso anche alle prestazioni di servizi e troverà applicazione entro il 2022.

Il soggetto passivo certificato

Nell'ambito delle misure proposte lo scorso 4 ottobre, una interessante novità è costituita dall'introduzione della figura del soggetto passivo certificato - Certified Taxable Person (CTP): si tratta di un operatore che presenta garanzie di affidabilità fiscale, con caratteristiche analoghe all'operatore economico autorizzato (AEO) già previsto in materia doganale.

Una volta acquisito dall'Amministrazione la qualifica di soggetto passivo certificato, tale status sarà riconosciuto in tutti gli Stati membri dell'UE, e consentirà al soggetto in questione di usufruire di numerose semplificazioni. Ad esempio, le cessioni intracomunitarie potranno continuare ad essere non imponibili ad IVA nel caso in cui il cessionario sia un soggetto passivo certificato, presupponendosi che i beni siano ceduti ad un operatore affidabile.

Lo status di soggetto passivo certificato potrà essere verificato on line, analogamente a quanto attualmente accade nel caso di verifica dell'esistenza di un numero di partita IVA, tramite l'inserimento dei relativi dati identificativi nel sistema di scambio di informazioni VIES (v. COM (2017) 567 def.).

Proposte di semplificazione a breve termine

Nelle more del passaggio al sistema definitivo di tassazione degli scambi intracomunitari, la Commissione europea ha proposto anche alcune modifiche alla direttiva IVA e al regolamento n. 282 del 2011 di più immediata efficacia, che semplificano, per alcuni aspetti, l'attuale disciplina di tali operazioni (v. COM (2017) 568 def e COM (2017) 569 def)).

Esse riguardano le c.d. vendite a catena, il consignment stock e la prova delle cessioni intracomunitarie. Potranno usufruire di queste semplificazioni solo i soggetti passivi certificati.

E' stato inoltre proposto di introdurre il principio secondo cui il possesso di un numero di partita IVA valido costituisce requisito sostanziale per poter applicare le norme sugli scambi intracomunitari.

Tali semplificazioni, se approvate, entreranno in vigore dal 2019.

Ulteriori proposte in materia di IVA

Nel prossimo mese di novembre saranno presentate dalla Commissione europea ulteriori proposte in materia di IVA. In particolare, saranno riformulate le attuali regole in materia di aliquote, riconoscendo maggiore autonomia ai singoli Stati membri nella loro determinazione; saranno previste norme di semplificazione riguardanti le piccole e medie imprese (PMI), e disposizioni finalizzate al rafforzamento della cooperazione amministrativa fra gli Stati membri dell'Unione europea.

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10) Arrivano le semplificazioni sullo spesometro?

Secondo quanto viene riportato in un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 17 ottobre 2017, in relazione allo Spesometro, Ruffini sarebbe disponibile alla sua semplificazione, basterebbero i soli dati essenziali.

Dunque, riportando di seguito quanto viene affermato in tale articolo, il neodirettore delle Entrate avrebbe espresso parere positivo a possibili interventi di semplificazione sullo spesometro durante l’audizione in commissione Finanze alla Camera.

<<Interventi su cui l’Agenzia potrà fare la sua parte nel perimetro delle leggi vigenti, mentre per interventi più significativi sarà il legislatore a dover mettere mano. Intanto, rispondendo a una domanda di Giovanni Sanga (Pd), Ruffini ha precisato che per il primo invio semestrale sono arrivati i dati relativi a 1,4 miliardi di fatture.

Meno dati anagrafici

Le Entrate stanno già individuando margini di semplificazione dell’adempimento nel perimetro legislativo attuale. «In relazione alle problematiche emerse in fase attuativa - ha dichiarato Ruffini - l’Agenzia sta individuando tutti gli spazi ulteriori di semplificazione, nei limiti consentiti dalla norma, valutando modalità idonee a garantire una maggiore informazione sugli strumenti messi a disposizione. In particolare le attuali specifiche tecniche unite al provvedimento dell’Agenzia marzo 2017 stabiliscono l’obbligatorietà della comunicazione di alcuni dati di dettaglio anagrafici del cedente/prestatore sia con riferimento alle fatture emesse che con riferimento a quelle ricevute del cessionario/committente, solo per le fatture emesse diverse da quelle semplificate»

Cosa semplificare, allora? Per Ruffini «l’informazione relativa ai dati anagrafici – e questo è lo sforzo che può fare l’agenzia delle Entrate - al domicilio fiscale dei clienti e dei fornitori possa essere semplificata. Così come l’informazione relativa ai dati anagrafici della stabile organizzazione e dei rappresentanti fiscali. Ugualmente per le bollette doganali ritengo che possa essere resa facoltativa la compilazione del campo identificativo dello Stato extracomunitario e della provenienza dei beni. Queste sono le poche benché significative innovazioni che può introdurre l’agenzia delle Entrate».

Solo le informazioni essenziali

Ma si potrebbe anche fare di più, però in quersto caso la palla passa a Governo e Parlamento. «Per ulteriori modifiche volte a recepire le istanze dei contribuenti e dell’opinione pubblica occorre - ha messo in chiaro Ruffini - uno specifico intervento normativo che sommessamente l’agenzia delle Entrate può individuare su alcuni filoni: facoltà di trasmettere i dati non più con la cadenza attuale ma ad esempio con cadenza semestrale, facoltà di trasmissione cumulativa dei dati delle fatture emesse e ricevute di importo inferiore a 300 euro, non applicazione di sanzioni per l’errata trasmissione dei dati fatture emesse e ricevute per le comunicazioni effettuate per il semestre 2017, esonero dall’obbligo per alcuni soggetti come produttori agricoli con volume d’affari non superiore a 7mila euro o esonerati da obblighi documentali e contabili compresa la dichiarazione annuale (fermo restando ulteriori obblighi vigenti), esonero per amministrazioni pubbliche per fatture verso consumatori finali». Il tutto rimarcando di dirlo «sommessamente - ha tenuto a precisare - perché le leggi non le fa l'Agenzia delle Entrate».

In realtà i dati rilevanti da comunicare non dovrebbero essere molti. «L’importante è che all’agenzia delle Entrate - ha detto Ruffini - arrivino i dati essenziali: partita Iva, imponibile, imposta e numero della fattura. Non serve niente altro, se ci aiutate con una norma simile aiutiamo migliaia di contribuente e imprese a svolgere il proprio lavoro da contribuente e all’Agenzia a svolgere il proprio lavoro da Agenzia».>>.

Vincenzo D’Andò