Gli amministratori rinunciano al trattamento di fine mandato (TFM): effetti fiscali – Diario quotidiano del 16 ottobre 2017

Pubblicato il 16 ottobre 2017



1) Diritto al rimborso IRAP per il piccolo imprenditore
2) Obbligo di sintesi per i ricorsi in Cassazione
3) Riforma diritto fallimentare: aumentano i Revisori nelle SRL?
4) Gli amministratori rinunciano al trattamento di fine mandato (TFM): chiarimenti dalle Entrate
5) Imposta di bollo: nuovi chiarimenti delle Entrate sul balzello
6) Pronto ordini dei Commercialisti: il Consiglio nazionale non rilascia pareri a singoli iscritti
7) Omessa sorveglianza sanitaria: chiarimenti sul regime sanzionatorio
8) Contratto di leasing risolto: ok alla riduzione dalla base imponibile Iva
9) Pubblicate in consultazione la bozza di OIC 11 Finalità e postulati del bilancio d’esercizio e proposte di emendamenti
10) Decreto fiscale: governo approva
Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Diritto al rimborso IRAP per il piccolo imprenditore 2) Obbligo di sintesi per i ricorsi in Cassazione 3) Riforma diritto fallimentare: aumentano i Revisori nelle Srl ? 4) Gli amministratori rinunciano al trattamento di fine mandato (TFM): chiarimenti dalle Entrate 5) Imposta di bollo: nuovi chiarimenti delle Entrate sul balzello 6) Pronto ordini dei Commercialisti: il Consiglio nazionale non rilascia pareri a singoli iscritti 7) Omessa sorveglianza sanitaria: chiarimenti sul regime sanzionatorio 8) Contratto di leasing risolto: ok alla riduzione dalla base imponibile Iva 9) Pubblicate in consultazione la bozza di OIC 11 Finalità e postulati del bilancio d’esercizio e proposte di emendamenti 10) Decreto fiscale 2018: Governo approva ******************************************************* 1) Diritto al rimborso IRAP per il piccolo imprenditore L’applicazione dell’IRAP, anche con riferimento al piccolo imprenditore, è sempre legata alla presenza di una organizzazione capace di produrre un surplus di reddito rispetto a quello riferibile alla mera attività personale del titolare. La Commissione Tributaria di II grado di Bolzano, nel confermare l’esito della sentenza di primo grado, prende le mosse da alcune delle principali pronunce emesse sul tema dalla Suprema Corte (sent. n. 22019/2013; SS.UU. sent. n. 9451/2016; ord. n. 4490/2012). Nel caso di specie, dimostrata l’esclusione della ricorrenza di un’attività autonomamente organizzata, i giudici trentini rigettano l’appello dell’Ufficio e confermano la sentenza impugnata. (Comm. Trib. di Secondo Grado di Bolzano, sentenza n. 62/1 del 14/06/2017) ****** 2) Obbligo di sintesi per i ricorsi in Cassazione Nel ricorso per cassazione l’esposizione dei fatti di causa realizzata tramite la pedissequa riproduzione degli atti processuali non soddisfa il requisito di cui all’art. 366 c.p.c., n. 3, che prescrive “l’esposizione sommaria dei fatti della causa”. La Suprema Corte, oltre a riportare tale principio espresso nella propria sentenza delle Sezioni Unite n. 16628/2009, ha anche ripercorso le successive tappe con cui ha ribadito a più riprese il carattere del tutto superfluo della riproduzione dell’intero, letterale contenuto degli atti processuali nel ricorso per Cassazione (Cass. ord. n. 19255/2010; SS.UU. Cass. n. 5698/2012). Nel caso di specie gli ermellini hanno censurato la totale assenza del momento di sintesi idoneo ad illustrare la ricostruzione della vicenda processuale sottolineando come l’esposizione dei fatti di causa fosse articolata in 26 pagine assemblate tramite fotocopia integrale di atti processuali. (Corte di cassazione, sentenza n. 21136/6 del 12/09/2017,) ****** 3) Riforma diritto fallimentare: aumentano i Revisori nelle SRL? Diverse Srl potrebbero doversi dotare di un controllo sindacale sulla base della legge delega sulla riforma del diritto fallimentare approvata l’11 ottobre 2017 in Parlamento. Alla luce di ciò, per essere soggetti all’obbligo occorre avere superato per due esercizi consecutivi il limiti di ricavi o di attivi di 2 milioni di euro oppure 10 dipendenti. Ne sono invece esonerate le società che non superano tali requisiti per tre esercizi consecutivi. Quindi, con la legge di riforma delle procedure concorsuali si potrebbero aprire spiragli interessanti per i commercialisti. Secondo stime redatte da Infocamere già il 6 marzo scorso, in gioco ci sarebebro le posizioni di “controllore” in oltre 175mila società a responsabilità limitata (Srl), che – con la nuova normativa – dovranno dotarsi di un revisore o di organo di controllo. Nell’esame a Montecitorio, infatti, la commissione Giustizia ha inserito ulteriori principi e criteri direttivi relativi alle Srl. In particolare, si prevede che i decreti delegati della riforma dovranno estendere i casi nei quali per le Srl è obbligatoria la nomina di un organo di controllo o di un revisore, imponendo comunque la nomina obbligatoria quando la società presenta alcuni requisiti dimensionali (attivo o ricavi delle vendite superiori a 2 milioni di euro o, comunque, più di 10 dipendenti occupati in media durante l’esercizio). Attingendo ai dati del Registro imprese presso le Camere di commercio, Infocamere aveva stimato l’impatto potenziale delle nuove regole, individuando oltre 175mila Srl che in ogni anno del periodo 2013-15 hanno rispettato i criteri fissati dal Ddl delega. Si è trattata di una valutazione di massima, perché alcune di queste realtà potrebbero già essersi dotate di un organo di controllo. E, di converso, i decreti delegati potrebbero anche allargare i casi in cui il “controllore” è obbligatorio. A parte tutto, il ruolo del revisore o dell’organo di controllo viene ritenuto centrale dalla riforma, anche se comporterà un aumento di costi per le imprese. Questi professionisti dovranno – tra l’altro – inviare un alert immediato agli amministratori, non appena si dovessero manifestare gli indizi di una crisi d’impresa. Il tutto nell’ottica di anticipare il più possibile il momento in cui emerge la difficoltà economica dell’impresa, così da poterla affrontare al meglio (tutelando i creditori e i posti di lavoro dei dipendenti). Tuttavia, la riforma fallimentare stabilisce anche dei requisiti in cui l’obbligo di nomina viene meno. Ossia, quando i limiti dimensionali non vengono superati per tre esercizi consecutivi. ****** 4) Gli amministratori rinunciano al trattamento di fine mandato (TFM): chiarimenti dalle Entrate Rileva la qualifica di “socio” nell’ipotesi di rinuncia all’indennità di fine mandato. Difatti, se l’amministratore è interno alla Srl, il compenso accantonato non è tassabile poiché la mancata fruizione è finalizzata a incrementare il patrimonio della partecipata. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate, con risoluzione n. 124/E del 13 ottobre 2017, che si sofferma sul regime fiscale applicabile alla rinuncia al trattamento di fine mandato (Tfm) da parte di quattro amministratori di una Srl, due soci e due “estranei”. Viene spiegato che le modalità di tassazione sono differenti a secondo che si tratti di soci o di soggetti esterni alla compagine sociale. L’Agenzia delle entrate, ricorda in via generale che il comma 4-bis dell’articolo 88 del Tuir, inserito dal decreto internazionalizzazione, prevede che “la rinuncia dei soci ai crediti si considera sopravvenienza attiva per la parte che eccede il relativo valore fiscale. A tal fine, il socio, con dichiarazione sostitutiva di atto notorio, comunica alla partecipata tale valore; in assenza di tale comunicazione, il valore fiscale del credito è assunto pari a zero”. In assenza di tale comunicazione, quindi, il debitore è tenuto ad assoggettare a tassazione tutta la sopravvenienza attiva. L’eccedenza, invece, costituisce per il debitore partecipato una sopravvenienza imponibile, a prescindere dal relativo trattamento contabile, con la conseguenza che si può generare un fenomeno di tassazione da gestire con una variazione in aumento in sede di dichiarazione dei redditi. L’irrilevanza fiscale della rinuncia e della relativa sopravvenienza attiva, rileva la risoluzione, è dovuta alla volontà del socio di incrementare il patrimonio della società partecipata. Con riferimento al la risoluzione in esame, l’Agenzia chiarisce che, nel caso di rinuncia al trattamento di fine mandato operata da amministratori soci, la società non dovrà tassare alcuna sopravvenienza attiva (articolo 88, comma 4-bis del Tuir), non essendo ravvisabile alcuna differenza tra il valore fiscale dei crediti rinunciati e il loro valore nominale. Parimenti, non è richiesta la comunicazione alla società partecipata del valore fiscale dei crediti oggetto di rinuncia, non potendo verificarsi, in assenza di un’attività di impresa, quelle distorsioni che il legislatore ha inteso scongiurare attraverso l’introduzione del citato comma 4-bis. Se la rinuncia al Tfm riguarda amministratori esterni alla società, invece, mancando la qualifica di socio, troverà applicazione l’articolo 88, comma 1, del Tuir, con la conseguenza che la società dovrà tassare una sopravvenienza attiva nei limiti delle quote di trattamento di fine mandato accantonate e dedotte. La risoluzione precisa, infine, che, in capo agli amministratori soci, i crediti rinunciati, avendo patrimonializzato la società, dovranno essere tassati in virtù dell’incasso giuridico. Gli amministratori non soci, invece, non avendo conseguito nessuna contropartita non saranno assoggettati a imposizione fiscale. Nel caso di specie, in cui gli amministratori soci hanno rinunciato alle quote di TFM accantonate dalla società istante patrimonializzando la stessa, i crediti rinunciati - che si intendono giuridicamente incassati - dovranno essere assoggettati a tassazione in capo ai soci persone fisiche non imprenditori, con conseguente obbligo di effettuazione della ritenuta alla fonte da parte della S.r.l.. Con riferimento, invece, alla rinuncia operata dagli amministratori non soci, non trovando applicazione, come detto in precedenza, il comma 4-bis dell’articolo 88 del TUIR, sarà la società istante ad assoggettare a tassazione la sopravvenienza attiva derivante dalla rinuncia al TFM nei limiti in cui abbia dedotto gli accantonamenti effettuati in passato. Per gli amministratori non soci, in assenza di una contropartita e non potendo incrementare il valore della partecipazione, il principio del c.d. incasso giuridico non si applica ed essi non saranno assoggettati ad alcuna imposizione fiscale. Deduzione ai fini Ires Per quanto concerne la deducibilità ai fini IRES degli accantonamenti per l’erogazione del TFM, trova applicazione l’articolo 105, comma 4, del TUIR. La norma appena citata consente la deduzione degli accantonamenti relativi alle indennità di fine rapporto di cui all’articolo 17, comma 1, lettera c), del TUIR. Trattasi, in particolare, delle indennità per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’articolo 50, comma 1, lettera c-bis, del TUIR, vale a dire le indennità dovute “in relazione agli uffici di amministratore”. Appare evidente, quindi, come gli accantonamenti a fondi del passivo per le indennità di trattamento di fine mandato, per effetto del rinvio contenuto nel citato articolo 105, comma 4, del TUIR rientrino nel tassativo novero degli accantonamenti per i quali è riconosciuta rilevanza fiscale, essendo sostanzialmente equiparati a quelli di quiescenza e previdenza. Gli accantonamenti al fondo per il TFM sono quindi fiscalmente deducibili in base al principio di competenza, prescindendo dal momento in cui l’indennità sia effettivamente pagata. Va rammentato, tuttavia, che, per effetto del rinvio all’articolo 17, comma 1, lettera c), del TUIR, la deducibilità dell’accantonamento per TFM è legata alla condizione che il diritto all’indennità risulti da un “atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto”. In caso contrario, la deduzione del relativo costo avverrà nell’anno di effettiva erogazione dell’indennità medesima (cfr. risoluzione n. 211/E del 22 maggio 2008). Nel caso di specie, gli amministratori hanno unanimemente rinunciato al TFM accantonato dalla società istante negli esercizi precedenti, motivo per cui vengono chiesti alla scrivente chiarimenti circa gli effetti fiscali derivanti da tale fattispecie tanto in capo all’interpellante quanto in capo agli amministratori (soci e non soci). (Agenzia delle entrate, risoluzione n. 124/E del 13 ottobre 2017) *** 5) Imposta di bollo: nuovi chiarimenti delle Entrate sul balzello L’Agenzia delle entrate ha pubblicato la risoluzione n. 125/E del 13 ottobre 2017, e prontamente il notiziario telematico (Fiscoggi) ne ha fornito il seguente commento: <<Istanze per “danni di guerra”: enti idonei al rimborso del bollo La restituzione è prevista solo per il tributo assolto in modalità virtuale essendo esclusa, dalla stessa normativa, in caso di pagamento tramite contrassegno sostitutivo I cittadini, sia sloveni che italiani, e i loro eredi, hanno diritto al riconoscimento di un indennizzo monetario a fronte dei danni di guerra subiti nel periodo compreso tra il mese di maggio 1945 e il mese di luglio 1990: questo è quanto stabilisce la “Legge di riparazione dei torti” emanata in Slovenia nel 1996. Per ottenere l'indennizzo occorre un'istanza corredata dalla documentazione comprovante i torti subiti, la cui idoneità è vagliata dalle competenti autorità slovene. Con la risoluzione 88/16 l’Agenzia delle entrate ha chiarito che le domande presentate per fruire della legge slovena beneficiano dell’esenzione dal bollo. Per questo motivo sono pervenute all’amministrazione finanziaria numerose istanze di rimborso dell’imposta di bollo assolta sui documenti giustificativi e sugli atti delle procedure di liquidazione degli indennizzi. In merito sono sorti alcuni dubbi riguardanti l’ente competente all’erogazione del rimborso, nel caso di assolvimento dell'imposta in modalità virtuale, nonché sulla possibilità di superare la non rimborsabilità delle marche da bollo in contrassegno, prevista dall'articolo 37 del Dpr 642/1972. La risoluzione 125\E del 13 ottobre 2017 fornisce i necessari chiarimenti relativi ai quesiti posti. Innanzi tutto occorre affrontare la problematica sottoposta al vaglio dei tecnici delle Entrate sotto due aspetti: il primo riguarda la rimborsabilità dell’imposta di bollo, pagata dai cittadini sulle richieste presentate agli uffici italiani e comprovanti lo status di profugo previsto dalla normativa slovena al fine di ottenere l’indennizzo, il secondo è relativo a quale sia l’ente competente alla restituzione dell’imposta. Per quanto riguarda il primo quesito l’articolo 37, comma 2, del Dpr 642/1972 prevede: "la restituzione delle imposte pagate in modo virtuale e delle relative sanzioni amministrative deve essere richiesta entro il termine di decadenza di tre anni a decorrere dal giorno in cui è stato effettuato il pagamento". Il successivo comma 4 individua i casi in cui è precluso il rimborso e cioè nel caso di: "imposte pagate in modo ordinario o straordinario, salvo il caso in cui si tratti: a) di imposta assolta con bollo a punzone su moduli divenuti inutilizzabili per sopravvenute disposizioni legislative o regolamentari; b) di imposta corrisposta, anche parzialmente, mediante visto per bollo". Dalla lettura dei due commi in esame emerge con chiarezza la previsione, da un lato, del rimborso del bollo pagato in modalità virtuale, e, dall'altro l'esclusione del rimborso del bollo pagato in via ordinaria o straordinaria, tra cui rientra il contrassegno, se non nelle ipotesi tassativamente previste. Di conseguenza, per i contribuenti sloveni e italiani che si sono avvalsi della legge, il diritto al rimborso dell'imposta di bollo assolta in via ordinaria o straordinaria sugli atti, documenti, istanze presentati presso gli uffici italiani non sussiste, se non nelle ipotesi previste dalle lettere a) e b) del citato articolo 37, comma 4, del Dpr 642/1972; tale diritto, invece, esiste per i casi di imposta di bollo assolta in modo virtuale. Nel caso in esame, quindi, non è possibile superare il vincolo posto poiché la documentazione presentata non rientra in quella “rimborsabile” prevista dall’articolo 37, comma 4 del Dpr 642/1972. Per l’individuazione del soggetto deputato alla erogazione del rimborso del bollo virtuale si può partire da quando specificato dalla Agenzia delle entrate con la circolare 16/2015 che, in particolare, stabilisce: l’imposta di bollo può essere assolta in modo virtuale, su richiesta degli interessati, per determinati atti e documenti, definiti da appositi decreti ministeriali il soggetto interessato deve richiedere una autorizzazione preventiva all’ufficio competente tramite apposita domanda contenente l’indicazione del numero presuntivo di atti e documenti che possono essere emessi e ricevuti nel corse dell’anno l’autorizzazione è concessa a tempo indeterminato ed è revocabile. La liquidazione del tributo è attuata dall’ufficio e comporta un versamento provvisorio calcolato sulla base dei dati esposti nella dichiarazione presentata con l'istanza di autorizzazione, e una liquidazione definitiva, effettuata a consuntivo. Di fatto quanti sono autorizzati ad assolvere l'imposta di bollo in modalità virtuale fungono da collettori degli atti dei contribuenti interessati e delle somme dovute a titolo d'imposta, espletando le operazioni necessarie affinché l'ente impositore liquidi l'imposta, che si conclude con il versamento, da parte del soggetto autorizzato del saldo della liquidazione definitiva dell'imposta dovuta, come stabilito dall’articolo 15, comma 6 del Dpr 642/1972. Ed è proprio in virtù di questa funzione di collettore degli atti dei contribuenti e delle somme dovute che la risoluzione odierna individua nel soggetto autorizzato colui che è deputato a gestire le istanze di rimborso. Di conseguenza, le richieste di rimborso delle somme versate per il pagamento dell'imposta di bollo sugli atti emessi per le finalità della “Legge di riparazione sui torti” slovena dovranno essere presentate ai soggetti autorizzati al pagamento dell'imposta di bollo con modalità virtuale, che erogheranno le somme dovute dopo aver effettuato gli opportuni controlli; questi ultimi, a loro volta, presenteranno l’istanza di rimborso al competente ufficio dell'Agenzia delle entrate indicando, con riferimento alla dichiarazione annuale già presentata, il numero dei documenti emessi per i quali il bollo assolto con modalità virtuale non era dovuto, nonché gli importi della relativa imposta rimborsata. In conclusione, il contribuente potrà richiedere il rimborso esclusivamente al soggetto autorizzato entro il termine prescrizionale decennale decorrente dalla data in cui ha corrisposto il bollo al soggetto gestore, come previsto dall'articolo 2946 del codice civile, mentre per quanto riguarda la decadenza dal diritto al rimborso dell'imposta di bollo versata con modalità virtuali dal soggetto autorizzato, vale il termine biennale fissato dall'articolo 21 del Dlgs 546/1992, che decorre dalla data in cui il soggetto autorizzato ha restituito l'imposta al contribuente.>>. ****** 6) Pronto ordini dei Commercialisti: il Consiglio nazionale non rilascia pareri a singoli iscritti Pronto Ordini Commercialisti: Il Consiglio nazionale non rilascia pareri a singoli iscritti. Può farlo soltanto se il quesito viene firmato dal Presidente dell’Ordine locale o da un suo consigliere. Lo comunica il Cndcec, con la nota informativa n. 50 del 12 ottobre 2017. Dunque, bisogna rispettare l’ordinamento istituzionale dell’Ordine nazionale. In particolare, la nota avverte che il Cndcec non si può sostituire al Consiglio di disciplina. Pertanto, a causa dell’elevato numero di richieste pervenute a codesto Ordine nazionale per il “Pronto Ordini”, il Cndcec informa che non potrà tenere in considerazioni quesiti posti da soggetti diversi da quelli sopra menzionati. E comunque il Consiglio nazionale potrà soltanto formulare pareri su questioni interpretative di natura generale e non su questioni individuali. (Consiglio nazionale dei commercialisti, nota informativa n. 50/2017 pubblicata il 13 ottobre 2017) ****** 7) Omessa sorveglianza sanitaria: chiarimenti sul regime sanzionatorio Chiarimenti sulle sanzioni da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), con la lettera circolare prot. n. 3 del 12 ottobre 2017, ha fornito indicazioni univoche per assicurare l’uniformità di comportamento da parte di tutto il personale ispettivo nell’adozione dei provvedimenti sanzionatori in caso di mancato rispetto della normativa sulla sorveglianza sanitaria dei lavoratori. Nell’ambito della normativa in materia di salute e sicurezza la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, così come declinata dall’art. 41 del d.lgs. n. 81/2008, diviene un obbligo nel momento in cui la valutazione dei rischi evidenzi la necessità di sottoporre il lavoratore a sorveglianza sanitaria. Tale obbligo non è però esplicitamente individuato da un’unica disposizione normativa ma, almeno nel Titolo I del d.lgs. n. 81/2008, vi sono almeno tre fattispecie cui ricondurre i comportamenti omissivi dell’obbligo in esame, fattispecie dotate ognuna di una diversa previsione sanzionatoria. In considerazione di ciò, l’Ispettorato del Lavoro ritiene che la sanzione da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria sia riconducibile alla violazione dell’obbligo sancito dai seguenti articoli del d.lgs. n. 81/2008: - art. 18 comma 1 lettera c): nei casi in cui si debba valutare lo stato di salute del lavoratore, al fine dell’affidamento dei compiti specifici, che non dipendono dai rischi presenti nell’ambiente di lavoro, ma dalla capacità del lavoratore stesso di svolgerli (es. lavori in quota, lavori in sotterraneo o in ambienti chiusi in genere, lavori subacquei, ecc.); - art 18 comma 1 lettera g): in tutti i casi in cui la normativa vigente prevede l’obbligo della sorveglianza sanitaria; - art. 18 comma 1 lettera b): nei casi in cui nei confronti del lavoratore soggetto a sorveglianza sanitaria (pur essendo stato sottoposto a visita, esami clinici e biologici e indagini diagnostiche), non sia stato ancora espresso il giudizio di idoneità ed in sede ispettiva si riscontri che lo stesso sia adibito a quella specifica mansione; in questo caso risulta evidente il difetto di vigilanza del datore di lavoro o del dirigente. L’Ispettorato ricorda, infine, che, come precisato con la circolare n. 33/2009, l’accertamento delle violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro deve avvenire “nel rispetto delle competenze in tema di vigilanza”, in forza dell’art. 13 del d.lgs. n. 81/2008. Pertanto, qualora l’omessa sorveglianza sanitaria sia riscontrata in settori diversi dall’edilizia, gli ispettori del lavoro devono comunicare la notizia di reato all’Autorità Giudiziaria ai sensi dell’art. 347 del c.p.p.. (Ispettorato Nazionale del Lavoro, lettera circolare prot. n. 3 del 12 ottobre 2017) ***** 8) Contratto di leasing risolto: ok alla riduzione dalla base imponibile Iva Se il contratto di leasing si è risolto allora spetta la riduzione dalla base imponibile Iva. la Corte di giustizia dell’Ue perviene alla conclusione che, nell’ipotesi in cui sia stato posto definitivamente fine ad un contratto di leasing a seguito del mancato pagamento dei canoni dovuti dall’utilizzatore, il concedente può sollevare l’articolo 90, paragrafo 1, della direttiva Iva nei confronti di uno Stato membro per ottenere la riduzione della base imponibile dell’Iva nonostante il diritto nazionale applicabile, da un lato, qualifichi una siffatta ipotesi come “non pagamento” ai sensi del paragrafo 2 di tale articolo e, dall’altro, non consenta alcuna riduzione della base imponibile in caso di mancato pagamento. La domanda di pronuncia pregiudiziale verteva sull’interpretazione di una disposizione della direttiva Iva e vede protagonisti una società ungherese e l’Amministrazione fiscale nazionale. (Corte di giustizia Ue, sentenza 12 ottobre 2017, causa C-404/2016) ****** 9) Pubblicate in consultazione la bozza di OIC 11 Finalità e postulati del bilancio d’esercizio e proposte di emendamenti Pubblicate il 13 ottobre 2017 in consultazione la bozza di OIC 11 Finalità e postulati del bilancio d’esercizio e proposte di emendamenti agli OIC. Il Consiglio di Gestione dell’OIC ha approvato la pubblicazione in consultazione:
  • della bozza di OIC 11 Finalità e postulati del bilancio d’esercizio,
  • di proposte di emendamenti ad alcuni principi contabili pubblicati nel 2016.
Si invita a far pervenire eventuali osservazioni preferibilmente entro il 13 novembre 2017, all’indirizzo e-mail staffoic@fondazioneoic.it o via fax al numero 06.69766830. www.fondazioneoic.eu/, nota del 13 ottobre 2017 ****** 10) Decreto fiscale 2018: governo approva Via libera del Cdm al decreto fiscale. Torna, dunque, la rottamazione per le cartelle, insieme a tante altre novità.... La legge di Bilancio approda oggi lunedì 16 ottobre in Consiglio dei Ministri. Dunque, il decreto fiscale che accompagnerà la Legge di Bilancio è stato approvato in Cdm il 13 ottobre 2017. Il provvedimento è stato approvato “salvo intese”. Tra le misure previste nel decreto, la riapertura della rottamazione delle cartelle fiscali, l’avvio della sterilizzazione Iva 2018 per 1 mld, una nuova iniezione di risorse per il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (550 milioni). Decreto fiscale che accompagna la Legge di Bilancio Il decreto fiscale è la prima tranche della manovra 2018. Accompagna la legge di bilancio, in agenda per lunedì. Nel provvedimento sono previste anche la sospensione delle tasse nelle zone alluvionate di Livorno e dintorni e la ridefinizione della durata degli incarichi per generali e ammiragli. Avvio sterilizzazione Iva 2018 per 1 miliardo Il decreto fiscale approvato anticipa anche di fatto parte della sterilizzazione delle clausole Iva che gravano sul 2018. Rottamazione bis delle cartelle fiscali Per quanto riguarda la rottamazione bis, riguarda i ruoli fiscali e contributivi pendenti dal primo gennaio al 30 settembre 2017. Il pagamento può essere effettuato in massimo cinque rate di pari importo, da pagare, rispettivamente, nei mesi di luglio, settembre, ottobre, novembre e febbraio 2019. L’Agente della riscossione stilerà la proposta con gli importi da pagare, in base alle cartelle pendenti entro il 31 marzo e il contribuente potrà presentare una richiesta di adesione entro il 15 maggio 2018. Si riapre inoltre fino a tutto novembre il termine per il pagamento per chi avesse saltato le prime due rate di luglio e settembre. Vecchie rateazioni si rottamano Chi aveva un piano di rateizzazioni di vecchie cartelle ma non ha poi pagato gli importi alle date dovute non poteva aderire alla rottamazione. Ora questo invece sarà possibile. Arrivano 550 milioni per le piccole e medie imprese La dotazione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese è incrementata di 350 milioni di euro per l’anno 2017 e di 200 milioni di euro per l’anno 2018. Fondi per le imprese del Sud Per sostenere il tessuto economico-produttivo delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, è istituito un Fondo, denominato “Fondo imprese Sud”, «a sostegno della crescita dimensionale delle piccole e medie imprese». Il Fondo ha una dotazione iniziale pari a 150 milioni di euro. Arriva norma che apre su diritto autore È stata inserita inoltre nel decreto fiscale una disposizione che apre sul diritto d'autore, ovvero una norma che consente, in Italia, a tutti gli organismi di gestione collettiva operanti nel territorio dell'Unione, purché no profit e di proprietà degli autori (i cosiddetti organismi di gestione collettiva), di rappresentare i propri associati e anche di procedere direttamente alla raccolta dei diritti, senza l’obbligatoria intermediazione della Siae. Alluvione di Livorno, sospensione rate Versamenti e adempimenti tributari sospesi a Livorno e negli altri Comuni colpiti dall’alluvione del 9 e 10 settembre (Rosignano Marittimo e Collesalvetti) fino 16 ottobre 2018. Vincenzo D’Andò