Elenchi INTRASTAT acquisti: dal 1 gennaio 2018 è abrogato l’obbligo di presentazione. Diario quotidiano del 12 ottobre 2017 – Ecco la riforma fallimentare

Pubblicato il 12 ottobre 2017



1) Elenchi INTRASTAT: dal 1 gennaio 2018 abrogato l’obbligo di presentazione
2) Riforma fallimentare: ok definitivo del Senato
3) Commercialisti: occorre opporre il segreto professionale, altrimenti le dichiarazioni sono utilizzabili in sede penale
4) Raddoppio dei termini di accertamento in caso di ipotesi di reato astratta
5) Attenzione a cancellarsi dal registro dei Revisori legali
6) Immobili non abitativi: la nullità riguarda i patti aggiunti
7) ISA al decollo
8) Spesometro: salvo ulteriori complicazioni, l’elaborazione di un file richiede, normalmente, fino a tre giorni
9) Redditi 2017: modificato il software di controllo degli studi di settore
10) Obbligo di fatturazione in modalità elettronica per il tax free shopping: in sperimentazione Otello 2.0
Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Elenchi INTRASTAT: dal 1 gennaio 2018 abrogato l’obbligo di presentazione 2) Riforma fallimentare: ok definitivo del Senato 3) Commercialisti: occorre opporre il segreto professionale, altrimenti le dichiarazioni sono utilizzabili in sede penale 4) Raddoppio dei termini di accertamento in caso di ipotesi di reato astratta 5) Attenzione a cancellarsi dal registro dei Revisori legali 6) Immobili non abitativi: la nullità riguarda i patti aggiunti 7) ISA al decollo 8) Spesometro: salvo ulteriori complicazioni, l’elaborazione di un file richiede, normalmente, fino a tre giorni 9) Redditi 2017: modificato il software di controllo degli studi di settore 10) Obbligo di fatturazione in modalità elettronica per il tax free shopping: in sperimentazione Otello 2.0 ****

1) Elenchi INTRASTAT: dal 1 gennaio 2018 abrogato l’obbligo di presentazione

Elenchi INTRASTAT: dal 1 gennaio 2018 è abrogato l’obbligo di presentazione. Mentre, ai fini fiscali, rimane soltanto l’obbligo di trasmissione degli elenchi riepilogativi concernenti le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti UE.

La precisazione è contenuta nella nota n. 110586/RU del 9 ottobre 2017, pubblicata, dall’Agenzia delle Dogane, sul proprio sito internet, l’11 ottobre 2017.

La nota prima segnala l’avvenuta pubblicazione sul sito istituzionale dell’Agenzia del provvedimento prot. n. 194409/2017 del 25 settembre 2017, con il quale l’Agenzia delle Entrate, di concerto con le Dogane e d’intesa con l’ISTAT, ha adottato misure di semplificazione degli obblighi comunicativi dei contribuenti in relazione agli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (c.d. Modelli INTRA), in attuazione dell’art 50, comma 6, del decreto legge 30 agosto 1993, n.331, come modificato dall’art 13, comma 4-quater, del decreto legge 30 dicembre 2016, n.244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19.

Detto provvedimento si colloca in un più ampio processo di semplificazioni finalizzate alla razionalizzazione dei flussi informativi relativi alle operazioni intra-unionali, con l’obiettivo di evitare duplicazioni di adempimenti comunicativi a carico dei contribuenti IVA ma nel mantenimento della qualità e della completezza dei dati - di interesse sia fiscale che statistico – dagli stessi forniti, così da garantire il rispetto degli obblighi previsti dalle disposizioni euro-unionali in materia di raccolta delle informazioni relative agli scambi intracomunitari di beni e servizi.

In tale ottica, l’articolo 4, comma 1, lett. b), del D.L. n. 193/2016, convertito con modificazioni dalla L. n. 225/2016 aveva già abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2017, l’obbligo di presentazione, a questa Agenzia, degli elenchi riepilogativi concernenti gli acquisti intracomunitari di beni e le prestazioni di servizi ricevute da soggetti stabiliti in un altro Stato membro dell'Unione europea, di cui al citato articolo 50, comma 6.

Tuttavia, detto adempimento comunicativo è stato successivamente mantenuto in vigore sino al 31 dicembre 2017 in base all’articolo 13, comma 4-ter del citato D.L. n. 244/2016.

Conseguentemente, solo a decorrere dal 1° gennaio 2018, non sarà più dovuta la presentazione degli elenchi riepilogativi - aventi periodi di riferimento a partire da tale data - concernenti gli acquisti intracomunitari di beni e le prestazioni di servizi ricevute.

E’ di tutta evidenza che resta, invece, inalterato l’obbligo di presentazione, alla scadenza di rito, degli elenchi INTRA relativi all’ultimo trimestre 2017 ed al mese di dicembre 2017, così come l’obbligo di comunicare eventuali rettifiche agli elenchi INTRA aventi periodi di riferimento antecedenti.

Pertanto, a partire dal 1° gennaio 2018, ai fini fiscali, permarrà soltanto l’obbligo di trasmissione degli elenchi riepilogativi concernenti le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti UE, secondo la periodicità stabilita dall’articolo 2 del Decreto ministeriale 22 febbraio 2010.

A quelle sopra descritte si aggiungono poi le seguenti ulteriori novità e semplificazioni di natura statistica, previste dal provvedimento del 25 settembre in commento che, come stabilito all’articolo 5, si applicheranno agli elenchi riepilogativi aventi periodi di riferimento decorrenti dal mese di gennaio 2018:

Elenchi riepilogativi relativi all’acquisto di beni (Modello INTRA 2bis)

Ai soli fini statistici, la presentazione degli elenchi riepilogativi relativi all’acquisto intracomunitario di beni resta obbligatoria, con riferimento a periodi mensili, per i soggetti IVA per i quali l’ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia uguale o superiore a 200.000 euro, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti. Gli altri contribuenti assolvono l’obbligo mediante gli adempimenti comunicativi all’Agenzia delle Entrate di cui all’art 21 del D.L .n. 78/2010, ovvero di cui all’articolo 1 del D.Lgs. n.127/2015.

Elenchi riepilogativi relativi all’acquisto di servizi (Modello INTRA 2 quater)

Ai soli fini statistici, la trasmissione degli elenchi riepilogativi dei servizi intra-unionali ricevuti resta obbligatoria, con riferimento a periodi mensili, qualora l’ammontare totale trimestrale delle prestazioni di servizi ricevute dal soggetto IVA sia uguale o superiore a 100.000 euro, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti. Nell’ipotesi in cui tale soglia non venga raggiunta, l’obbligo viene assolto con gli adempimenti comunicativi all’Agenzia delle Entrate previsti dal citato all’articolo 21 del D.L .n. 78/2010, ovvero di cui all’art 1 del D. Lgs. n.127/2015.

Relativamente alla compilazione del campo “Codice Servizio”, è inoltre prevista la semplificazione del ridimensionamento del livello di dettaglio richiesto ( passaggio dal CPA a 6 cifre al CPA a 5 cifre).

Elenchi riepilogativi relativi alle cessioni di beni (Modello INTRA 1 bis)

L’indicazione dei dati statistici nel Modello INTRA è facoltativa per i soggetti IVA che presentano detti elenchi con periodicità mensile ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lett. b) del D.M 22 febbraio 2010, che non hanno realizzato in alcuno dei quattro trimestri precedenti, cessioni intracomunitarie di beni per un ammontare totale trimestrale uguale o superiore a 100.000 euro.

Elenchi riepilogativi relativi alle prestazioni di servizi resi (Modello INTRA 1 quater)

Ai fini della compilazione del campo “Codice Servizio”, è prevista la semplificazione del ridimensionamento del livello di dettaglio richiesto ( passaggio dal CPA a 6 cifre al CPA a 5 cifre).

(Agenzia delle Dogane, nota n. 110586/RU del 9 ottobre 2017)

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2) Riforma fallimentare: ok definitivo del Senato

Con 172 sì il Senato ha definitivamente approvato la riforma della legge fallimentare. Un passaggio definito dal Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, “epocale”. "L'impianto della normativa che riguarda il fallimento”, ha affermato Orlando, “risale ancora al 1942 con un meccanismo distorto che ha macinato in questi anni molte risorse sia imprenditoriali che di beni materiali".

Presidente nazionale Commercialisti: “La nuova legge riconosce la centralità dei controlli”.

Il Guardasigilli ha spiegato che con la riforma "ci sarà soprattutto un'attenzione particolare a anticipare le procedure attraverso le quali si guarda alle condizioni reali dell'impresa, senza attendere che sia decotta per intervenire e dividere le spoglie”, ma intervenendo invece preventivamente per consentire la continuità imprenditoriale dell'impresa". Secondo il ministro questa riforma consente inoltre all’Italia di allinearsi all’Europa, dal momento che “diamo trasparenza alle procedure, evitiamo quelle zone di opacità che si sono spesso determinate attorno ai processi fallimentari, costruiamo delle strutture giudiziarie in grado di gestire meglio, con più efficienza e rapidità i procedimenti". "Insomma”, - spiega il ministro, “diamo una grossa mano anche all'economia del Paese perché questo è uno dei punti di debolezza segnalati dalla comunità internazionale rispetto al nostro sistema e alla nostra competitività e affrontiamo un tema che vale decine di miliardi di euro perché tale è il valore dei beni sottoposti alle procedure fallimentari in questo momento".

Sull’approvazione definitiva del ddl si esprime anche il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, secondo il quale “la riforma ha diversi aspetti positivi, a cominciare dal riconoscimento della centralità dei controlli societari, e altri sui quali speriamo si possa intervenire in futuro con modifiche migliorative, a cominciare dal tema dell’allerta. Ma è stato comunque utile e importante approvarla prima che questa legislatura si chiudesse, evitando il rischio di vanificare il raggiungimento di un risultato significativo innanzitutto per il nostro sistema imprenditoriale”. Miani riconosce poi al Guardasigilli il “ruolo decisivo” giocato in questa vicenda da Orlando.” E’ estremamente apprezzabile”, dice Miani, “l’impegno profuso dal Ministro - con il quale abbiamo proficuamente interloquito nella fase di redazione del testo – nel portare a casa questa riforma”.

Nello specifico del procedimento di allerta Miani sostiene che “poteva essere migliorato”. “A nostro avviso”, spiega, “non andava abbandonata la scelta operata dalla Commissione di studio Rordorf di valorizzare appieno il ruolo degli organismi di composizione della crisi di cui alla legge n. 3/2012 gestiti, oltre che dalle Camere di Commercio, anche dagli ordini professionali dei Commercialisti, degli Avvocati e dei Notai. Professioni che, per preparazione giuridica ed aziendalistica, sono quelle maggiormente indicate, sia per assistere il debitore nelle trattative finalizzate al raggiungimento di un accordo con i propri creditori, sia per valutare la fondatezza delle segnalazioni pervenute dagli organi di controllo e dai creditori pubblici qualificati delle imprese in crisi nello svolgimento delle funzioni di allerta”. “Gli organismi di composizione di cui alla legge n. 3/2012”, prosegue Miani, “svolgono molteplici funzioni, in quanto essi collaborano nella definizione dell’accordo di composizione, nella stesura del piano di composizione della crisi (sovente utilizzato dall’imprenditore non fallibile ammesso al sovraindebitamento) e, all’occorrenza, gestiscono la fase della liquidazione dei beni. Si tratta, pertanto, di organismi che vantano professionisti iscritti negli elenchi già preparati e competenti ad assistere l’imprenditore”. Quello dell’allerta è per Miani “un tema sul quale a nostro avviso potranno essere effettuati interventi migliorativi all’atto di stesura dei decreti delegati. Noi siamo pronto a fornire il suo contributo”.

Positivo per i commercialisti è che dalla riforma “esca decisamente rafforzato il ruolo di sindaci e revisori, sebbene con le opportune distinzioni”. “Si tratta di una scelta”, sottolinea Miani, “che riconosce quella centralità dei controlli che noi da sempre sottolineiamo. Siamo certi che la categoria sia preparata da tempo a segnalare tempestivamente i fondati indizi di crisi e ad attivarsi presso gli amministratori affinché provvedano a rimediare. Anche se molto dovrà farsi con la stesura dei decreti delegati anche in questo ambito, si apprezza la previsione di un principio generale di legge che faccia comprendere come la responsabilità del sindaco deve essere esclusa ogni volta in cui questi si sia attivato tempestivamente presso l’organo”.

(Consiglio nazionale commercialisti, nota di stampa del 11 ottobre 2017)

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3) Commercialisti: occorre opporre il segreto professionale, altrimenti le dichiarazioni rese sono utilizzabili in sede penale

Se il commercialista non oppone il segreto professionale, allora le dichiarazioni rese sono, comunque, utilizzabili in sede penale

Difatti, secondo la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46588/2017, le dichiarazioni del commercialista che non oppone il segreto professionale sono utilizzabili in sede penale

Nel caso di specie la Cassazione ha ritenuto che le dichiarazione rese, nonostante la possibilità per i commercialisti di manifestare il segreto professionale, in forza della legge istitutiva della professione, siano pienamente utilizzabili.

Questo per il fatto che la testimonianza resa, pur violando le norme deontologiche in tema di segreto professionale, non integra una violazione processuale che rende inutilizzabile la dichiarazione data. Inoltre, la Corte ha riconosciuto l’inoperatività, benché operi la facoltà di astenersi dal deporre testimonianza, della norma del C.p.p. che prevede di comunicare la facoltà di astenersi dal deporre.

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4) Raddoppio dei termini di accertamento in caso di ipotesi di reato astratta

Raddoppio dei termini di accertamento in caso di astratta configurabilità di un’ipotesi di reato.

Ai fini del raddoppio dei termini di accertamento “rileva l’astratta configurabilità di un’ipotesi di reato e non rileva né l’esercizio dell’azione penale da parte del p.m., né la successiva emanazione di una sentenza di condanna o di assoluzione da parte del giudice penale”. La CTR campana, rifacendosi a tale recentissimo principio enunciato dalla Suprema Corte (sent. n. 11207/2017), ribaltano l’esito della sentenza dei primi giudici ed accolgono la tesi dell’Ufficio appellante. Nel caso di specie, spiegano i giudici napoletani che, essendo pacifica la contestazione di una violazione che comporta obbligo di denuncia penale ex art. 331 c.p.p. e non assumendo rilievo se la denuncia fosse stata presentata ed eventualmente quando, deve ritenersi operante il raddoppio dei termini.

(Comm. Trib. Reg. per la Campania: Sentenza del 05/09/2017, n. 7265/23)

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5) Attenzione a cancellarsi dal registro dei Revisori legali

Colui che si vuole cancellare dal registro dei Revisori legali (come è noto, tenuto dal MEF), per evitare di fare la formazione continua e magari iscriversi in seguito quando siano in vista possibili incarichi di controllo societario, deve prestare parecchia attenzione, poiché possono sussistere poi rischi sulla re-iscrizione automatica (senza esami).

Difatti, da una faq pubblicata dal MEF emerge che:

Nei casi di cancellazione volontaria (che viene prevista soltanto in relazione alla scelta di non frequentare corsi di formazione) il revisore legale può presentare una nuova istanza di iscrizione al registro, se in possesso dei requisiti per l’iscrizione, senza ulteriori esami. Occorre tenere presente, tuttavia, che nel regime antecedente al Decreto legislativo n. 39/2010, i requisiti per l’iscrizione al registro potevano non coincidere interamente con quelli previsti dalla normativa vigente. In particolare, in tale previgente regime, non era necessario essere in possesso di diploma di laurea. Quindi, il MEF suggerisce prima di procedere alla cancellazione volontaria, di accertare sempre, eventualmente rivolgendosi al registro, l’effettiva possibilità di reiscriversi.

Per cui, il ragioniere commercialista non potrebbe più iscriversi senza prima ottenere una laurea.

Ecco di seguito le Faq per Revisori legali disponibili sul sito internet del MEF, area revisione legale:

Domanda n.1

In cosa consiste l’obbligo di formazione continua?

Risposta

La formazione continua consiste nella partecipazione a programmi di aggiornamento professionale definiti annualmente dal Ministero dell'economia e delle finanze e finalizzati al perfezionamento e al mantenimento delle conoscenze teoriche e delle capacità professionali. Ogni anno il revisore deve acquisire 20 crediti formativi, in ragione di 60 crediti nel triennio. Le materie e gli argomenti oggetto dei corsi devono essere corrispondenti a una o più delle materie o degli argomenti di cui al programma annuale del Ministero dell’economia e delle finanze.

Almeno metà del programma di aggiornamento, in ragione di 10 crediti annuali, riguarda le materie caratterizzanti la revisione dei conti, ovvero la gestione del rischio e il controllo interno, i principi di revisione nazionali e internazionali applicabili allo svolgimento della revisione legale, la disciplina della revisione legale, la deontologia professionale, l’indipendenza e la tecnica professionale della revisione.

Domanda n.2

Quale rapporto credito - ora è considerato valido ai fini dell’erogazione della formazione? È possibile approssimare le frazioni di ora per ottenere un credito?

Risposta

Vale la regola secondo cui un’ora di partecipazione equivale a un credito.

È esclusa la possibilità di comunicare una frazione di credito (per esempio: 0,5 crediti). In caso di eventi la cui durata non fosse un numero intero di ore (per esempio, 3 ore e 30 minuti), l’ente formatore valuterà se arrotondare il credito maturato per eccesso o per difetto, nei limiti della ragionevolezza e della correttezza (per esempio, è esclusa la possibilità di riconoscere 8 crediti per un corso di 7 ore diviso in due parti di 3 ore e trenta minuti, attribuendo a ciascuna parte 4 crediti). .

Domanda n.3

Come può essere assolto l’obbligo di formazione?

Risposta

I revisori possono fruire della formazione rivolgendosi a tre diverse categoria di soggetti: 1) gli enti accreditati dal Ministero dell’economia e delle finanze; 2) lo stesso Ministero dell’economia e delle finanze; 3) gli Ordini professionali, se il revisore è un professionista iscritto a un albo, oppure la società di revisione della quale il revisore sia collaboratore o responsabile della revisione, in ragione della possibilità di riconoscere la formazione organizzata da tali soggetti stessi.

Domanda n.4

Entro quale termine annuo il revisore iscritto al Registro deve acquisire i 20 crediti formativi?

Risposta

La maturazione dei crediti deve essere completata nell’ambito del periodo formativo, che si articola in tre anni. Tenuto conto che la legge prevede 20 crediti per anno, in ragione di 60 per il triennio, occorre acquisire i 20 crediti stessi entro la fine dell’anno di riferimento.

Eventuali proroghe non potrebbero che essere previste mediante apposita disposizione normativa. Parimenti, è necessaria una disposizione normativa al fine di poter compensare i crediti mancanti in un determinato anno con quelli eccedenti conseguiti in altro anno dello stesso triennio.

Domanda n.5

Che cosa comporta il mancato assolvimento dell’obbligo di formazione continua?

Risposta

L’articolo 24 del decreto legislativo n. 39/2010 include il mancato assolvimento dell’obbligo di formazione o aggiornamento professionale tra le fattispecie sanzionabili.

Domanda n.6

Dove si può trovare un elenco degli enti accreditati (società, enti pubblici o privati, istituti ed ordini) per l’erogazione dei corsi valevoli ai fini della formazione continua dei revisori legali?

Risposta

Come indicato dalla Circolare RGS n. 26 del 6 luglio 2017 (Istruzioni in materia di formazione continua dei revisori legali iscritti nel registro), l’elenco delle società e degli enti accreditati alla formazione è stato pubblicato nell’apposita sezione dedicata sul sito istituzionale della revisione legale. Poiché non sono previsti termini entro i quali inoltrare al Ministero le istanze di accreditamento, tale elenco è aggiornato in funzione dei nuovi accreditamenti.

Domanda n.7

Come posso accedere ai corsi a distanza del Ministero dell’economia e delle finanze per la formazione continua dei revisori legali?

Risposta

Il Ministero ha predisposto una piattaforma digitale per l’erogazione di corsi a distanza, riguardanti i principali tra i temi inclusi nel programma annuale del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato con determina del Ragioniere generale dello Stato n. 37343/2017 (pubblicata sul sito della revisione legale). Tali corsi sono aperti a tutti gli iscritti al registro e hanno la finalità di consentire un agevole accesso ai temi essenziali allo svolgimento degli incarichi di revisione. La piattaforma per la formazione a distanza è accessibile, tramite l'Area riservata di questo portale, in modo gratuito per tutti gli iscritti al Registro dei Revisori Legali.

Domanda n.8

I corsi di formazione frequentati dai professionisti presso gli Ordini professionali di appartenenza (es. Ordine dei Dottori Commercialisti) sono riconosciuti ai fini della formazione continua dei revisori legali?

Risposta

Si. Infatti, l’art. 5 del D.lgs. n. 39/2010 prevede al comma 10 che la formazione acquisita dagli iscritti al Registro presso gli Albi professionali di appartenenza sia riconosciuta equivalente, purché sia conforme al programma di aggiornamento professionale adottato con determina del Ragioniere Generale dello Stato n. 37343 del 7/3/2017, consultabile sul sito istituzionale della revisione legale.

Sono validi anche i corsi frequentati presso altri Ordini territoriali.

Le comunicazioni al registro sono a carico dell’Ordine e non del professionista.

Domanda n.9

I corsi di formazione frequentati presso gli Ordini professionali da revisori non iscritti agli Ordini stessi sono validi ai fini della formazione continua dei revisori legali?

Risposta

La possibilità per i revisori legali non iscritti a un Ordine professionale di maturare i crediti necessari all’assolvimento degli obblighi formativi è condizionata all’accreditamento dell’Ordine presso il Ministero.

Domanda n.10

L’offerta formativa che le società di revisione organizzano al proprio interno, per essere riconosciuta, deve necessariamente coprire almeno i 10 crediti formativi delle materie caratterizzanti? Deve necessariamente riguardare i 20 crediti annuali complessivi?

Risposta

Non sono previsti particolari vincoli ai fini della validità di una determinata offerta formativa, se non quelli della corrispondenza con uno o più temi del programma annuale del Ministero dell’economia e delle finanze. Una società di revisione può pertanto organizzare al proprio interno anche un solo corso, in una materia caratterizzante o anche non caratterizzante.

Ciò non esime il dipendente o il responsabile della revisione presso una determinata società di revisione ad assolvere il proprio obbligo formativo maturando tutti i 20 crediti richiesti per ogni anno.

Domanda n.11

Il revisore iscritto nella sezione B del Registro (ex inattivo) è tenuto all’obbligo di formazione continua?

Risposta

Ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 39/2010, l’obbligo della formazione riguarda tutti gli iscritti al registro, a prescindere dalla titolarità di incarichi di revisione legale e inclusi, quindi, coloro che sono collocati nella Sezione B del Registro.

Domanda n.12

Il revisore iscritto alla sezione B (ex inattivo) deve preventivamente aver svolto la formazione prima di assumere un nuovo incarico?

Risposta

No. La Legge dispone che tutti gli iscritti al Registro sono tenuti al rispetto dell’obbligo di formazione continua. In ragione dell’estensione di tale obbligo a tutti gli iscritti al registro, viene meno la necessità di svolgere preventivamente un apposito corso prima dell’accettazione di un incarico.

Domanda n.13

In merito all’obbligo di formazione continua dei revisori legali, sono previsti esoneri per maternità, infermità, età, o per aver impartito docenze nelle materie oggetto della formazione?

Risposta

No, non sono previsti esoneri. L’articolo 5 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 non prevede esoneri all’obbligo formativo nei casi di infermità, maternità, età, o per aver impartito docenze nelle materie oggetto della formazione. Sono esentati dall’obbligo formativo i soltanto revisori legali sospesi dal registro ai sensi dell’articolo 24, comma 1, lett. e) e dell’art. 24-bis del decreto legislativo n. 39/2010, relativamente al periodo della sospensione.

Domanda n.14

Il revisore che desidera cancellarsi volontariamente dal registro della revisione legale è obbligato a seguire la formazione nell’anno della cancellazione?

Risposta

No. Sebbene l’esclusione dell’obbligo formativo nell’anno della cancellazione volontaria non sia espressamente prevista dalle disposizioni vigenti, si ritiene l’esclusione stessa rispondente alle finalità della disciplina. Infatti, sarebbe privo di senso assoggettare un revisore, che, cancellandosi dal registro, non potrà svolgere incarichi di revisione legale, agli obblighi di formazione nelle relative materie.

Domanda n.15

Nel caso in cui il revisore decidesse di cancellarsi dal registro perché, non essendo titolare di incarichi di revisione legale, non può o non intende seguire corsi di formazione , può successivamente reiscriversi?

Risposta

Nei casi di cancellazione volontaria (che è prevista, ovviamente, soltanto in relazione alla scelta di non frequentare corsi di formazione) il revisore legale può' presentare una nuova istanza di iscrizione al registro, se in possesso dei requisiti per l’iscrizione, senza ulteriori esami. Occorre tenere presente, tuttavia, che nel regime antecedente al decreto legislativo n. 39/2010, i requisiti per l’iscrizione al registro potevano non coincidere interamente con quelli previsti dalla normativa vigente. In particolare, in tale previgente regime, non era necessario essere in possesso di diploma di laurea. Si suggerisce pertanto, prima di procedere alla cancellazione volontaria, di accertare sempre, eventualmente rivolgendosi al registro, l’effettiva possibilità di reiscriversi.

Domanda n.16

Da quando decorre l’obbligo formativo per un revisore che si è iscritto al registro?

Risposta

Per i revisori legali iscritti al registro nel corso dell’anno, l’obbligo di formazione decorre dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di pubblicazione del provvedimento di iscrizione nella Gazzetta Ufficiale.

Domanda n.17

A quali comunicazioni nei riguardi del registro è tenuto il revisore al fine di aggiornare la sua posizione in merito all’assolvimento degli obblighi della formazione?

Risposta

Il revisore che ha adempiuto all’obbligo formativo non è tenuto a nessuna comunicazione al registro. L’aggiornamento del registro infatti è a carico dell’ente che ha organizzato la formazione, sia esso un ordine professionale o un ente pubblico o privato che è stato accreditato.

Domanda n.18

Sono validi i corsi in materia di revisione degli enti locali?

Risposta

Ad oggi, i corsi in materia di revisione degli enti locali non sono validi, in quanto le relative materie non sono incluse nel programma annuale del Ministero (determina 37343/2017). La ragione dell’esclusione riguarda la differente disciplina normativa della contabilità, dei bilanci e dei controlli, rispettivamente, della revisione legale e della revisione presso gli enti locali. Tuttavia, al fine di non aggravare eccessivamente gli oneri relativi alla formazione, è in corso l’aggiornamento del suddetto programma annuale, al fine di includere anche le materie relative alla revisione degli enti locali.

Domanda n.19

Sono assoggettati agli obblighi della formazione anche i professionisti collocati in elenchi speciali degli Albi di appartenenza?

Risposta

Sì, sono altresì assoggettati agli obblighi di formazione anche quei professionisti collocati in elenchi speciali per incompatibilità con l’esercizio della professione o in altre situazioni che prevedessero l’esonero, per qualsiasi ragione, dagli obblighi previsti per l’iscrizione all’Albo.

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6) Immobili non abitativi: la nullità riguarda i patti aggiunti

Immobili non abitativi. E’ nullo il patto che alza il canone di locazione. La Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 23601 del 09 ottobre 2017, ha stabilito la nullità dei patti aggiunti a seguito della registrazione di un contratto di locazione di immobile a uso non abitativo, aggiungendo che tale invalidità riguarda solo il patto aggiunto ma non compromette l’originario accordo. Tutto è cominciato nel momento in cui un locatore procedeva con lo sfratto per morosità nei confronti di una società che occupava dei locali commerciali di sua proprietà giusto contratto di locazione ad uso non abitativo.

In particolare, si dibatteva se, in presenza di contratti di locazione di questo tipo, nell’ipotesi di tardiva registrazione anche del contestuale e separato accordo recante l’importo del canone maggiorato rispetto a quello indicato nel primo contratto registrato, fosse configurabile un‘ipotesi di sanatoria di tale nullità.

E, quindi, emerso che la nullità del patto (sia pure insanabile) non travolge l’intero rapporto. Difatti, dopo un’ampia ed articolata disamina i massimi giudici hanno sottolineato che, mentre in caso di omessa registrazione del contratto contenente la previsione di un canone non simulato ci si trova di fronte ad una nullità testuale, sanabile con effetti ex tunc a seguito del tardivo adempimento all’obbligo di registrazione, nella diversa ipotesi della simulazione relativa del canone di locazione, e di registrazione del contratto contenente la previsione di un canone inferiore per finalità elusive, si è in presenza, quanto al cosiddetto accordo integrativo, di una nullità virtuale insanabile.

Detta ultima nullità, tuttavia, non è idonea a travolgere l’intero rapporto, compreso ossia il contratto reso ostensibile dalle parti a seguito della sua registrazione.

In conclusione, la Cassazione ha rilasciato i seguenti principi:

- la mancata registrazione del contratto di locazione di immobili è causa di nullità dello stesso;

- il contratto di locazione di immobili, quando sia nullo per la sola omessa registrazione, può comunque produrre i suoi effetti con decorrenza ex tunc, nel caso in cui la registrazione sia effettuata tardivamente;

- è nullo il patto con il quale le parti di un contratto di locazione di immobile ad uso non abitativo concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 23601 del 09 ottobre 2017)

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7) ISA al decollo

L’Amministrazione finanziaria a passo spedito verso i nuovi Isa, gli indicatori sintetici di affidabilità fiscale, che prenderanno il posto degli studi di settore. Entro la metà di novembre si dovrebbe registrare il varo dei primi 70 indicatori. Dopo di che, con la riunione della commissione degli esperti, entro fine dicembre dovrebbe arrivare anche la firma sul decreto ministeriale che ne sancirà il battesimo ufficiale.

Con le disposizioni contenute nell'art. 7-bis del DL 193/2016 (conv. in L. 225/2016) e nell'art. 9-bis del Dl 50/2017 (conv. in L. 96/2017), il legislatore comincia la fase degli ISA (indicatori sintetici di affidabilità fiscale), dopo circa un ventennio caratterizzato dalla presenza di uno strumento accertativo legato agli studi di settore e parametri. Comunque, il passaggio subirà una certa gradualità e si completerà solo dopo che in relazione a tutte le attività economiche prima assoggettate alla disciplina di studi e parametri verranno approvati i relativi ISA.

Con il recente provvedimento direttoriale n. 191552 del 22 settembre 2017, l’Agenzia delle entrate ha individuato le attività economiche per le quali dovranno essere approvati gli indicatori sintetici di affidabilità fiscale (ISA) applicabili già a partire dal periodo d’imposta 2017. Si tratta per ora soltanto di 70 attività economiche (per un totale di 1,4 milioni di contribuenti).

Dunque, le categorie economiche interessate da questa prima fase di applicazione degli ISA saranno le seguenti:

29 indici per il settore del commercio;

17 indici per il settore dei servizi;

15 indici per il settore manifatturiero;

9 indice per il comparto delle professioni.

Anche per questi indicatori, tuttavia, l’entrata in vigore dal periodo d’imposta 2017 non è ad oggi un fatto ancora certo, posto che per la loro effettiva applicazione sarà necessario attendere l’emanazione entro il 31 dicembre prossimo di un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) che ne approvi le specifiche tecniche, nonché le rispettive note metodologiche.

Pur nell’attesa dei contenuti di tale decreto già molte sono le indicazioni fornite dall’articolo 9-bis del citato D.L. 50/2017 e anticipate in diverse occasione dalla SOSE e dall’Agenzia delle Entrate. Gli indicatori di affidabilità fiscale, infatti, verranno diversamente configurati in base all’attività economica esercitata in via prevalente dal contribuente e verranno elaborati sulla base di una nuova metodologia statistico-economica che prenderà in considerazione:

gli indicatori di normalità economica (finora utilizzati per la stima dei ricavi);

il valore aggiunto e il reddito d’impresa;

un modello di regressione basato su dati relativi a un più ampio arco temporale (8 anni anziché 1) con maggiori informazioni e stime più efficienti;

un modello di stima che coglierà l’andamento ciclico (attuale) senza la necessità di predisporre ex-post specifici correttivi congiunturali;

una nuova metodologia di individuazione dei modelli organizzativi che consentirà la riduzione del numero, una maggiore stabilità nel tempo e un’assegnazione più robusta al cluster.

È inoltre confermata la possibilità per il contribuente di correggere o migliorare l’eventuale risultato di anomalia dell’indicatore, “adeguando” i propri ricavi, ma per verificare le modalità operative di questo processo sarà necessario attendere i provvedimenti definitivi e la relativa modulistica.

A coloro che risulteranno “affidabili” (anche per adeguamento) verranno poi riconosciuti i seguenti aspetti premiali:

esclusione dagli accertamenti di tipo analitico–presuntivo;

applicazione limitata degli accertamenti basati sulla determinazione sintetica del reddito;

riduzione dei termini per l’accertamento;

esonero, entro i limiti previsti (50.000 euro relativamente all’Iva e 20.000 euro relativamente a imposte dirette e Irap), dall’obbligo di apporre il visto di conformità per la compensazione orizzontale dei crediti fiscali;

esonero dall’obbligo di apporre il visto di conformità ovvero di prestare garanzia per i rimborsi Iva di importo non superiore a 50.000 euro.

I 70 ISA approvati per il periodo d’imposta 2017 (atteso Decreto MEF)

Indicatore di affidabilità economica

AD02U – Produzione di paste alimentari

AD05U – Produzione e conservazione di carne

AD08U – Fabbricazione di calzature, parti e accessori

AD11U – Produzione di olio di oliva e di semi

AD12U – Produzione e commercio al dettaglio di prodotti di panetteria

AD14U – Produzione tessile

AD15U – Trattamento igienico e confezionamento di latte e derivati

AD17U – Fabbricazione di prodotti in gomma e plastica

AD23U – Laboratori di corniciai

AD27U – Fabbricazione di articoli da viaggio, borse, marocchineria e selleria

AD28U – Fabbricazione, lavorazione e trasformazione del vetro

AD33U – Produzione e lavorazione di oggetti di gioielleria, oreficeria e bigiotteria

AD34U – Fabbricazione e riparazione di protesi dentarie

AD36U – Fusione di metalli, prima trasformazione del ferro e dell’acciaio

AD37U – Costruzione e riparazione di imbarcazioni

AG31U – Manutenzione e riparazione di autoveicoli, motocicli e ciclomotori

AG34U – Servizi di acconciatura

AG36U – Servizi di ristorazione commerciale

AG39U – Agenzie di mediazione immobiliare

AG54U – Sale giochi e biliardi, gestione di apparecchi automatici da intrattenimento

AG55U – Servizi di pompe funebri e attività connesse

AG58U – Strutture ricettive all’aperto

AG60U – Stabilimenti balneari

AG61U – Intermediari del commercio

AG68U – Trasporto di merci su strada e servizi di trasloco

AG74U – Attività fotografiche

AG75U – Installazione di impianti elettrici, idraulico-sanitari e altri impianti

AG77U – Trasporti marittimi e per vie d’acqua interne, noleggio di imbarcazioni e servizi connessi

AG78U – Attività delle agenzie di viaggio e turismo e dei tour operator

AG79U – Noleggio di autovetture e altri mezzi di trasporto terrestre

AG88U – Autoscuole, scuole nautiche e agenzie di disbrigo pratiche

AG96U – Altre attività di manutenzione autoveicoli e di soccorso stradale

AK02U – Attività degli studi di ingegneria

AK03U – Attività tecniche svolte da geometri

AK04U – Attività degli studi legali

AK08U – Attività dei disegnatori tecnici

AK16U – Amministrazione di condomini, gestione di beni immobili per conto terzi e servizi integrati di gestione agli edifici

AK19U – Attività professionali paramediche indipendenti

AK20U – Attività professionale svolta da psicologi

AK25U – Consulenza agraria fornita da agronomi

AK29U – Studi di geologia

AM02U – Commercio al dettaglio di carni

AM05U – Commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature, pelletterie ed accessori

AM06A – Commercio al dettaglio di elettrodomestici e casalinghi

AM08U – Commercio al dettaglio di giochi, giocattoli, articoli sportivi

AM11U – Commercio all’ingrosso e al dettaglio di ferramenta ed utensileria, termoidraulica, legname, materiali da costruzione, piastrelle, pavimenti e prodotti vernicianti

AM12U – Commercio al dettaglio di libri nuovi in esercizi specializzati

AM15A – Commercio al dettaglio e riparazione di orologi e gioielli

AM15B – Commercio al dettaglio di materiale per ottica, fotografia, cinematografia, strumenti di precisione

AM16U – Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, per l’igiene personale e della casa

AM17U – Commercio all’ingrosso di cereali, legumi secchi e sementi

AM18A – Commercio all’ingrosso di fiori e piante

AM20U – Commercio al dettaglio di articoli di cartoleria e forniture per ufficio

AM22C – Commercio all’ingrosso di mobili di qualsiasi materiale

AM23U – Commercio all’ingrosso di medicinali, di articoli medicali e ortopedici

AM24U – Commercio all’ingrosso di carta, cartone e articoli di cartoleria

AM31U – Commercio all’ingrosso di orologi e di gioielleria

AM35U – Erboristerie

AM37U – Commercio all’ingrosso di saponi, detersivi, profumi e cosmetici

AM39U – Commercio al dettaglio di combustibili per uso domestico e per riscaldamento

AM40A – Commercio al dettaglio di fiori e piante

AM42U – Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici

AM43U – Commercio all’ingrosso e al dettaglio di macchine e attrezzature agricole e per il giardinaggio

AM44U – Commercio al dettaglio di macchine e attrezzature per ufficio

AM48U – Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici

AM81U – Commercio all’ingrosso di combustibili

AM84U – Commercio all’ingrosso di macchine utensili

AM86U – Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici

AM87U – Commercio al dettaglio di altri prodotti nca

AM88U – Commercio all’ingrosso di altri prodotti nca

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8) Spesometro: salvo ulteriori complicazioni, l’elaborazione di un file richiede, normalmente, fino a tre giorni

Spesometro: salvo ulteriori complicazioni, l’elaborazione di un file richiede, normalmente, fino a tre giorni.

Così risponde l’Agenzia delle Entrate nelle proprie faq, relative all’area web fatture e corrispettivi.

Ne pubblichiamo di seguito alcune:

Ho inviato un file, ma non riesco a trovarlo con la funzione di monitoraggio dei file trasmessi. Devo inviarlo di nuovo?

No. L'elaborazione di un file richiede, normalmente, fino a tre giorni. Finché l'elaborazione non è conclusa, lo stato del file è interrogabile con la funzione di Monitoraggio dei file trasmessi digitando, fra i criteri di ricerca, l'identificativo assegnato al file al momento della trasmissione (mostrato nella banda azzurra che appare nella pagina quando si effettua l'invio). Al termine dell'elaborazione, se è stato possibile individuare il firmatario del file, l'esito della trasmissione è interrogabile utilizzando anche gli altri filtri previsti dalla funzione di ricerca, altrimenti si può verificare lo scarto cercando il file tramite l'identificativo ad esso associato.

Il file che ho trasmesso risulta scartato, ma non trovo l’icona per vedere i dettagli. Come faccio a sapere perché è stato scartato?

Se il file, individuato grazie all'identificativo che gli viene assegnato al momento della trasmissione (mostrato nella banda azzurra che appare nella pagina quando si effettua l'invio), risulta scartato, ma non sono visibili né il nome del file, né l'icona per accedere ai dettagli, significa che non è stato possibile riconoscere il firmatario. In questo caso, lo scarto dipende dal fatto che il file non è stato firmato elettronicamente o è stato firmato con una firma non valida (il certificato è scaduto o si sono verificati errori durante l'acquisizione della firma).

Naella comunicazione delle fatture emesse, i dati delle fatture per prestazioni di servizi effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell'imposta in un altro stato dell'unione europea (art.7 ter) vanno comunicate con il codice natura N6 O N2 ?

In linea generale, vale il principio che nella comunicazione dati fattura vada riportata l'imposta o la sua “natura” così come è riportata nel documento emesso.

In base al comma 6-bis dell'art. 21 del d.P.R. n. 633/72 le operazioni "non soggette" ad IVA per mancanza del requisito territoriale devono essere fatturate indicando nel documento:

a) l'annotazione "inversione contabile" per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi (con le eccezioni di quelle indicate all’articolo 10 , nn. da 1) a 4) e 9) del d.P.R. 633) effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell'imposta in un altro Stato dell’Unione Europea;

b) l'annotazione “operazione non soggetta” per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuati nei confronti di un soggetto stabilito fuori dall’Unione Europea.

Ai fini della trasmissione dei dati delle fatture, andranno quindi selezionate le seguenti nature:

a) Fatture con annotazione "inversione contabile": N6,

b) Fatture con "operazione non soggetta": N2.

In caso di operazioni effettuate nei confronti di una controparte estera soggetto passivo di imposta ed in assenza di un numero di Codice Fiscale (cosa che sembra plausibile in alcuni stati esteri soprattutto Extra UE) si chiede cosa debba essere indicato nel campo "Codice Fiscale" dei dati del cessionario/committente nel blocco DTE.

Primariamente occorre precisare che, nella sezione DTE (dati fatture emesse), la compilazione del campo 2.2.1.2 <Codice Fiscale> è alternativa a quella dei campi presenti nel blocco 2.2.1.1 <IdFiscaleIVA>.

Ove la cessione/prestazione è resa ad un operatore soggetto passivo IVA comunitario, i campi da valorizzare sono 2.2.1.1.1 <IdPaese> e 2.2.1.1.2 <IdCodice>: nel primo campo verrà inserito l'identificativo del paese comunitario (es. FR per Francia) e nel secondo gli estremi della partita IVA del soggetto.

Ove la cessione/prestazione è resa ad un operatore soggetto extracomunitario, i campi da valorizzare sono 2.2.1.1.1 <IdPaese> e 2.2.1.1.2 <IdCodice>: nel primo verrà inserito l'identificativo del paese extracomunitario (es. US per Stati Uniti) e nel secondo qualsiasi estremo identificativo del soggetto cessionario/committente di cui si dispone.

Ove la cessione/prestazione è resa ad un operatore soggetto privato comunitario, occorrerà sempre valorizzare i campi 2.2.1.1.1 <IdPaese> e 2.2.1.1.2 <IdCodice>: nel primo campo verrà inserito l'identificativo del Paese comunitario (es. FR per Francia) e nel secondo campo qualsiasi estremo identificativo del soggetto cessionario/committente di cui si dispone.

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9) Redditi 2017: modificato il software di controllo degli studi di settore

Sul sito dell’Agenzia delle entrate è disponibile la procedura di controllo degli Studi di settore e dei Parametri allegati ai modelli Redditi 2017. Si tratta della versione software 1.0.3 del 11/10/2017.

L'installazione della "Procedura di controllo Studi di settore/Parametri" è necessaria per controllare le dichiarazioni Redditi 2017 contenenti gli allegati relativi agli studi di settore ed ai parametri.

Aggiornamento

La Versione 1.0.3 del 11 ottobre 2017 prevede le seguenti modifiche rispetto alla versione precedente: Per lo studio WG72B, è stato rimosso il controllo non bloccante tra il quadro F e il quadro E, in quanto non previsto.

(Agenzia delle entrate, nota del 11 ottobre 2017)

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10) Obbligo di fatturazione in modalità elettronica per il tax free shopping: in sperimentazione Otello 2.0

L’Agenzia delle Dogane ha pubblicato la nota n. 114938/RU del 10 ottobre 2017, inerente il contenuto dell’art. 4 bis del D. L. 22 ottobre 2016, n. 193 (obbligo di fatturazione in modalità elettronica per il tax free shopping).

L’Agenzia fornisce, quindi, le istruzioni operative per l’avvio della sperimentazione in ambiente di addestramento/validazione. Piano tecnico di automazione 2017 - PPT DOGSO141 - 26 - Obiettivo 25 “OTELLO 2.0”.

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Pensioni e cumulo gratuito: Nulla osta alla circolare INPS

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha comunicato, il 9 ottobre 2017, alla Direzione Generale dell’INPS il nulla osta allo schema di circolare concernente il cumulo gratuito dei periodi assicurativi non coincidenti, ovvero dei contributi previdenziali versati alle casse di previdenza dei professionisti.

Il nulla osta alla circolare, trasmessa al Ministero il 4 ottobre, è stato espresso a conclusione della valutazione svolta dalla Direzione Generale per le politiche previdenziali e assicurative e dall’Ufficio Legislativo del Ministero.

Vincenzo D’Andò