Diario quotidiano dell’11 ottobre 2017: chiarimenti sul credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo

Pubblicato il 11 ottobre 2017



1) Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: nuovi chiarimenti dalle Entrate
2) Esercizi di vendita di prodotti alcolici (anche circoli privati): niente denuncia di attivazione
3) Disagi nell’erogazione dei servizi INPS
4) Eventi sismici: precisazioni sulla compilazione del flusso Uniemens da parte delle aziende con dipendenti
5) Incentivo Occupazione SUD: ulteriore proroga termini recupero arretrati
6) Tirocini per disoccupati sisma Marche
7) Contribuzione Artigiani/Commercianti: chiarimenti dalla Fondazione studi CDL
8) Commercialisti: l’esonero dalla formazione continua si applica anche ai periodi 2014 e 2015
9) Partite IVA: incremento del 1,50%
Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: nuovi chiarimenti dalle Entrate 2) Esercizi di vendita di prodotti alcolici (anche circoli privati): niente denuncia di attivazione 3) Disagi nell’erogazione dei servizi INPS 4) Eventi sismici: precisazioni sulla compilazione del flusso Uniemens da parte delle aziende con dipendenti 5) Incentivo Occupazione SUD: ulteriore proroga termini recupero arretrati 6) Tirocini per disoccupati sisma Marche 7) Contribuzione Artigiani/Commercianti: chiarimenti dalla Fondazione studi CDL 8) Commercialisti: l’esonero dalla formazione continua si applica anche ai periodi 2014 e 2015 9) Partite IVA: incremento del 1,50% ****

1) Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: nuovi chiarimenti dalle Entrate

E’ arrivata ieri (10 ottobre 2017) un ulteriore documenti di prassi del fisco di consulenza giuridica sul credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo di cui all’articolo 3 del decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145, dopo l’intervento sul tema il 9 ottobre scorso della stessa amministrazione finanziaria (R.M. 121/E/2017).

Il dilemma, che è stato posto da una associazione che rappresenta le imprese e i parchi tecnologici e scientifici che operano in Italia nei diversi settori delle scienze della vita, promuovendo lo sviluppo e la tutela delle biotecnologie in tutte le loro aree di applicazione, riguarda:

- l’individuazione delle attività di ricerca agevolabili;

- l’ammissibilità di alcune tipologie di investimenti.

In particolare, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 122/E del 10 ottobre 2017, fornisce i propri chiarimenti sui dubbi interpretativi, avuto riguardo alla ricerca farmaceutica, del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo.

Si tratta di risposte a quesiti riguardanti la riconducibilità di determinate attività tra quelle di ricerca e sviluppo e l’individuazione, nell’ambito delle stesse attività, delle spese ammissibili ai fini della determinazione del credito d’imposta.

Tipologia di ricerca agevolabile

Il primo quesito è relativo alla riconducibilità tra le attività di ricerca e sviluppo degli studi clinici non interventistici e degli studi clinici di fase IV.

I primi sono centrati “su problemi o patologie nel cui ambito i medicinali sono prescritti nel modo consueto conformemente alle condizioni fissate nell’autorizzazione all’immissione in commercio”, mentre i secondi rappresentano degli studi post-registrativi, ossia condotti successivamente all’immissione in commercio del farmaco.

Alla luce degli elementi che caratterizzano le due diverse tipologie di studi, come rappresentate dall’associazione istante, l’Agenzia ritiene che gli studi clinici non interventistici siano sempre riconducibili tra le attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta, mentre gli studi di fase IV lo siano solo limitatamente a quelli di natura medico-scientifica, potendo essi rientrare nella “ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per (…) permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti” ovvero nell’ambito della “acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati” (articolo 3, comma 4, lettere b e c, Dl 145/2013).

Tipologia di investimenti ammissibili

Diversi i quesiti relativi alla tipologia di investimenti ammissibili.

Realizzazione di un prototipo

Il primo gruppo di domande concerne l’ammissibilità, ai fini della realizzazione

di un prototipo, dei costi relativi alle seguenti ipotesi:

- acquisto di materiali per la realizzazione del prototipo di un macchinario: la risoluzione esclude – in assenza di un riscontro nel disposto dell’articolo 3 e nel relativo decreto attuativo - che la spesa per l’acquisto di semplici materiali o componenti già disponibili sul mercato, benché impiegati per la realizzazione dei prototipi, rientri tra quelle ammissibili all’agevolazione. Di contro, il documento di prassi, confermando un’interpretazione estensiva già enunciata nella circolare n. 5/E del 2016, chiarisce che sono ammissibili le quote di ammortamento di tutti i beni materiali ammortizzabili, il cui impiego sia indispensabile per la realizzazione del prototipo, non dovendosi fare riferimento a “strumenti e attrezzature di laboratorio” in senso stretto;

- lavorazioni speciali, che non possono essere svolte internamente in azienda e senza le quali sarebbe impossibile realizzare il prototipo stesso: in argomento, la risoluzione afferma che i costi di esternalizzazione di attività non qualificabili come ricerca commissionata (ai sensi dell’articolo 3, comma 4, lettera c,) o che non abbiano a esito un risultato o prodotto innovativo, ma che sono strumentali alla realizzazione del prototipo o a componenti dello stesso, possono ritenersi ammissibili (ai sensi dell’articolo 3, comma 6, lettera d);

- contratti di sviluppo sperimentale, che contengono lo studio di fattibilità tecnica, la progettazione, l’ingegnerizzazione, la realizzazione del prototipo di un nuovo macchinario e il relativo test: dopo aver ricordato che, in linea generale, i contratti di sviluppo sperimentale sui prototipi rientrano tra i contratti di ricerca extra-muros (ex articolo 3, comma 6, lettera c), la risoluzione chiarisce che anche in tal caso il discrimen per individuare in quale categoria di costi ammissibili includerli è costituito dall’avere gli stessi, come finalità, un risultato o prodotto innovativo. In tale ottica, quindi, l’Agenzia ritiene che i costi di esternalizzazione relativi a contratti a terzi per la realizzazione di componenti originali o per l’adattamento di componenti non originali possano rientrare tra quelli ammissibili ai sensi della lettera c), mentre i costi di esternalizzazione necessari ai fini dell’attività di ricerca che non abbiano ad esito un risultato o prodotto innovativo, possano rientrare nella successiva lettera d) del comma 6 dell’articolo 3.

Costi per personale

Un altro gruppo di quesiti concerne i costi sostenuti per il personale. Queste le ipotesi poste all’attenzione dell’Agenzia:

- costi relativi a personale non altamente qualificato, che svolge la propria attività in totale autonomia di mezzi e organizzazione: il quesito trae origine dalla frequente ipotesi di utilizzo nell’attività di ricerca e sviluppo di professionisti con un elevato profilo di competenze tecniche, tuttavia privi dello status di “personale altamente qualificato”, richiesto dalla disciplina previgente. Nella risoluzione, l’amministrazione sostiene che i costi sostenuti per l’attività di ricerca svolta da personale non altamente qualificato dotato di specifiche competenze tecniche possono considerarsi ammissibili ai sensi della lettera d) del comma 6, sempreché non ricorrano i presupposti per qualificare la prestazione svolta come attività di ricerca “commissionata” ai sensi della lettera c) del medesimo comma. Deve comunque evidenziarsi che, in virtù delle ricordate modifiche normative, dal 2017 non ha più un’autonoma rilevanza il costo relativo al “personale altamente qualificato” nell’ambito del costo del personale addetto alle attività di ricerca e sviluppo (circolare n. 13/E del 2017, paragrafo 1.5);

- costi per personale altamente qualificato assunto con contratto di apprendistato: sul punto, l’Agenzia, alla luce della normativa in materia di tale tipologia contrattuale e di quanto già sostenuto nella circolare n. 5/E del 2016, ritiene che il costo relativo al personale altamente qualificato, assunto con contratto di apprendistato (anche di tipo formativo), può rientrare nel novero dei costi ammissibili al credito d’imposta, a condizione e nella misura in cui l’apporto fornito da detto personale sia direttamente connesso allo svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo agevolabili.

Costi riferibili a consulenze regolatorie

Per consulenza regolatoria si intende l’insieme delle attività connesse e propedeutiche all’immissione sul mercato di un farmaco e/o alla brevettabilità dello stesso e/o di un processo. Nel quesito, l’associazione istante specifica che si tratta di servizi cosiddetti di regulatory affairs offerti da soggetti terzi e finalizzati allo sviluppo, all’immissione in commercio e all’aggiornamento del dossier di prodotti farmaceutici e/o para-farmaceutici.

In altri termini, il quesito verte sull’ammissibilità al credito d’imposta dei costi relativi a servizi connessi allo sviluppo e alla realizzazione di uno specifico farmaco, sia nella fase antecedente alla sua messa in commercio sia in quella successiva. La risoluzione opera una distinzione nell’ambito delle consulenze regolatorie, considerando ammissibili le spese per consulenze regolatorie finalizzate alla definizione delle caratteristiche scientifiche e del disegno dello studio clinico ed escludendo, invece, quelle relative ad attività regolatorie finalizzate alla preparazione della documentazione destinata all’ottenimento delle autorizzazioni a eseguire lo studio (da parte di autorità regolatorie, comitati etici o altri organismi) e, più in generale, quelle relative ad attività di natura meramente burocratica o assimilabili ai “lavori amministrativi e legali necessari per richiedere brevetti e licenze”.

Conclusioni analoghe valgono per i “fees”, ossia i corrispettivi sostenuti per la richiesta di commercializzazione o la prosecuzione della vendita di nuovi prodotti: sono ammissibili gli oneri finalizzati agli studi clinici, mentre non sono ammissibili quelli relativi ad adempimenti amministrativi.

Costi relativi a commesse di ricerca tra imprese aventi il medesimo consiglio di amministrazione

Per questa tipologia di costi, la risoluzione esclude la configurabilità in termini di spese extra-muros. Infatti, la ratio delle limitazioni alla configurabilità di attività di ricerca e sviluppo extra-muros discende dall’esigenza di evitare un’alterazione del reale costo di mercato della commessa, in conseguenza dell’influenza esercitata da un’impresa sull’altra, derivante non solo da vincoli azionari o contrattuali, ma anche da fattori economici.

Costi relativi a studi clinici per contratti di ricerca sui farmaci, relativi ad assicurazione e comitati etici, in quanto costi accessori alla ricerca stessa In ordine all’ammissibilità, come spesa extra-muros dei suddetti costi, la risoluzione rinvia alla risposta fornita in merito ai costi per consulenze regolatorie, escludendo espressamente l’ammissibilità dei costi di assicurazione.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 122/E del 10 ottobre 2017)

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2) Esercizi di vendita di prodotti alcolici (anche circoli privati): niente denuncia di attivazione

E’ esclusa dall’obbligo di denuncia anche la somministrazione di bevande alcoliche nelle mense aziendali e negli spacci annessi ai circoli privati.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Dogane nella nota n. RU 113015 del 9 ottobre 2017, e pubblicata il 10 ottobre 2017.

Tale documento di prassi, preliminarmente, ricorda che in materia di esercizi di vendita di prodotti alcolici assoggettati ad accisa, l’art. 29, comma 2, del testo unico approvato con D.Lgs. n. 504/95 è stato da poco modificato dall’art. 1, comma 178, della Legge n. 124 del 4 agosto 2017, pubblicata nella G.U. n. 189 del 14.8.2017.

La suddetta disposizione ha previsto a favore degli esercizi pubblici, di quelli di intrattenimento pubblico, degli esercizi ricettivi e dei rifugi alpini l’espressa esclusione dal prescritto obbligo di denuncia di attivazione e quindi della correlata licenza rilasciata dall’Ufficio delle dogane, così riducendone il campo di applicazione.

Tali soggetti economici, che già fruivano della generalizzata soppressione del diritto annuale di licenza e dell’esonero dalla tenuta del registro di carico e scarico, non sono ora più censiti da questa Agenzia pur permanendo integri i poteri di effettuare interventi e controlli ex art. 18, comma 5, del citato D.Lgs. n. 504/95.

La stessa vendita al minuto di alcolici in esercizi di vicinato e nella media o grande struttura di vendita nonchè gli esercizi di somministrazione dei medesimi prodotti peraltro sono stati interessati da misure di semplificazione previste dal D.Lgs. n. 22/2016 che ha disposto l’equipollenza della comunicazione preventiva presentata al SUAP alla denuncia di esercizio ex art. 29, comma 2, del D.Lgs. n.5 04/95. Per effetto della modifica legislativa introdotta dalla legge n. 124/2017, la predetta comunicazione preventiva non assume più alcun valore giuridico a fini tributari.

Viene evidenziato che la disciplina delle accise conosce una nozione omnicomprensiva di esercizi di vendita di prodotti alcolici assoggettati ad imposta all’interno della quale gli esercenti la vendita al minuto si differenziano, per la particolare regolamentazione tributaria ad essi riservata, dagli esercenti la vendita all’ingrosso.

La vendita al minuto di prodotti alcolici ricomprende quelle attività che si rivolgono direttamente al consumatore finale inclusi la vendita al dettaglio e la somministrazione di bevande alcoliche, qualsivoglia siano le classificazioni ed i requisiti per l’esercizio fissati dalla rispettiva normativa di riferimento. Nel predetto regime fiscale ricadono quegli esercizi di vendita che nel modificato art. 29, comma 2, del D.Lgs. n. 504/95 costituiscono eccezione al generale obbligo di denuncia.

Sulla base di tale criterio parametrato sul destinatario acquirente, non è soggetta a denuncia di attivazione la vendita di prodotti alcolici effettuata direttamente nei confronti del consumatore finale, nelle varie forme previste dalle discipline di ciascun settore economico, svolta all’interno di esercizi pubblici, di intrattenimento pubblico, di esercizi ricettivi e rifugi alpini.

Ad una prima ricognizione volta a facilitare la concreta attuazione della nuova disposizione, seppur non esaustiva, non sono soggetti a denuncia ex art. 29, comma 2, del D.Lgs. n. 504/95:

- gli esercizi di vendita di liquori o bevande alcoliche di cui all’art. 86 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, già richiamati dall’art. 63, comma 5, del D.Lgs. n. 504/95 ovvero quelli annessi, ad es., ad alberghi, locande, pensioni, trattorie, osterie, caffè ed esercizi similari;

- la vendita al dettaglio di alcolici in esercizi di vicinato, nelle medie o grandi strutture di vendita ovvero i negozi al minuto, supermercati ed ipermercati;

- gli esercizi di somministrazione al pubblico di bevande alcoliche, per il consumo sul posto, ovvero i ristoranti, tavole calde, pizzerie, birrerie, bar, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari;

- gli esercizi operanti con carattere temporaneo nel corso di sagre, fiere, mostre e simili;

- la vendita al dettaglio di bevande alcoliche per mezzo di apparecchi automatici.

Infine, viene, parimenti, esclusa dall’obbligo di denuncia la somministrazione di bevande alcoliche nelle mense aziendali e negli spacci annessi ai circoli privati.

Resta fermo l’obbligo di denuncia di attivazione nonché di correlata licenza fiscale per gli esercenti la vendita all’ingrosso, ivi compresi quelli esonerati ex art. 29, comma 3, del D.Lgs. n.504/95 che gestiscono i depositi a scopo di vendita.

(Agenzia delle Dogane, nota n. RU 113015/2017 pubblicata il 10 ottobre 2017)

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3) Disagi nell’erogazione dei servizi INPS

Il 12 ottobre 2017 vengono previsti possibili disagi nell’erogazione dei servizi INPS: è stata indetta un’assemblea nazionale del personale dell’Istituto per l’intera giornata.

L’Istituto previdenziale informa gli utenti che si potrebbero, pertanto, verificare disagi e rallentamenti per l’accesso e l’erogazione dei servizi presso le sedi INPS.

(INPS, nota del 10 ottobre 2017)

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4) Eventi sismici: precisazioni sulla compilazione del flusso Uniemens da parte delle aziende con dipendenti

L’uso della causale “N964” – finalizzata all’esposizione dell’importo dei contributi sospesi nella denuncia aziendale – cessa con il periodo di paga di agosto 2017. Cessa di avere validità, quindi, il codice di autorizzazione “2J” contrassegnante le aziende destinatarie della sospensione contributiva.

L’INPS, con il messaggio n. 3898 del 10 ottobre 2017, ha rilasciato delle precisazioni in relazione ai territori colpiti dagli eventi sismici verificatisi nelle Regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo in data 24 agosto 2016, 26 e 30 ottobre 2016 e 18 gennaio 2017, poiché l’art. 48 del D.L. n. 189/2016 ha disposto la sospensione dei termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria dalla data del suddetto evento calamitoso fino al 30 settembre 2017.

Il medesimo art. 48 del D.L. 189/2016 al comma 13 ha, altresì, fissato il termine per la ripresa degli adempimenti e dei versamenti sospesi, alla data del 30 ottobre 2017, in unica soluzione, ovvero in alternativa in un massimo di 18 rate mensili di pari importo, a decorrere dal mese di ottobre 2017.

L’Istituto ha regolamentato la sospensione degli adempimenti e dei versamenti contributivi riferiti agli eventi sismici del 24 agosto 2016 con circolare n. 204/2016, mentre con riferimento ai territori colpiti dal sisma nel periodo 26 – 30 ottobre 2017, la sospensione in materia contributiva è stata disciplinata con circolare n. 2/2017. Infine, il messaggio n. 2174/2017 ha regolamentato la sospensione contributiva per i comuni colpiti dal sisma del 18 gennaio 2017.

Con messaggio n. 3124/2017 sono state, invece, fornite le istruzioni per la ripresa dei versamenti contributivi in unica soluzione entro la scadenza del 30 ottobre 2017, rinviando a successivo messaggio la disciplina in materia di richiesta di rateazione del debito sospeso.

Dopo avere premesso tutto ciò, l’INPS, con il messaggio n. 3898 del 10 ottobre 2017, ha ribadito che – in coerenza con la suddetta previsione di legge e con l’impianto generale delineato dalle relative disposizioni amministrative sopra citate – i contributi previdenziali ed assistenziali oggetto di sospensione sono quelli con scadenza legale di adempimento e di versamento nell’arco temporale decorrente dalla data dell’evento sismico al 30 settembre 2017, vale a dire sino al periodo di paga di agosto 2017.

Pertanto, l’utilizzo della causale “N964” – finalizzata all’esposizione dell’importo dei contributi sospesi nella denuncia aziendale – cessa con il predetto periodo di paga (agosto 2017). Contestualmente, cessa di avere validità il codice di autorizzazione “2J” contrassegnante le aziende destinatarie della sospensione contributiva in trattazione.

(INPS, messaggio n. 3898 del 10 ottobre 2017)

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5) Incentivo Occupazione SUD: ulteriore proroga termini recupero arretrati

L’INPS, con il messaggio n. 3877 del 9 ottobre 2017, ha reso noto che, a causa dei perduranti ritardi nell’aggiornamento degli archivi dell’ANPAL concernenti lo stato di disoccupazione dei lavoratori e del conseguente rallentamento nel riconoscimento dell’incentivo da parte dell’Istituto, al fine di agevolare i datori di lavoro nel recupero delle somme spettanti, sono stati ulteriormente prorogati i termini per il recupero degli importi relativi all’incentivo “Occupazione SUD”.

Pertanto, a parziale modifica delle indicazioni operative già fornite nel paragrafo 11, della circolare n. 41/2017, nel messaggio n. 2152/2017 e, da ultimo, nel messaggio n. 3272/2017, l’Istituto rende noto che nell’elemento <ImportoArrIncentivo> potrà essere indicato l’importo del bonus relativo ai mesi di competenza da gennaio ad agosto 2017.

Tali importi saranno poi riportati, a cura dell’Istituto, nel DM2013 “VIRTUALE” con i codici di recupero “L463” e “L465”.

La valorizzazione del predetto elemento potrà essere effettuata fino al flusso contributivo con competenza ottobre 2017.

(INPS, messaggio n. 3877 del 9 ottobre 2017)

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6) Tirocini per disoccupati sisma Marche

L’INPS con la circolare n. 137/2017 pubblica lo schema di convenzione per l’erogazione di un’indennità di tirocinio a favore di soggetti disoccupati residenti nei comuni della Regione Marche interessati dagli eventi sismici del 2016 e del 2017 e/o che lavoravano in realtà economico produttive, ubicate nelle medesime aree, è stato approvato con Determinazione Presidenziale numero 134 del 2 agosto 2017 (allegato 1).

Gli oneri necessari all’attuazione di tale Convenzione sono a carico della Regione Marche, che provvede al finanziamento dell’intervento, riconoscendo l’erogazione di un’indennità di tirocinio a coloro che sono in possesso di determinati requisiti.

La Regione, quindi, provvede a versare in via anticipata le risorse necessarie per il pagamento della predetta indennità presso la Direzione Regionale INPS delle Marche.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 10 ottobre 2017)

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7) Contribuzione Artigiani/Commercianti: chiarimenti dalla Fondazione studi CDL

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, a seguito di alcune richieste di chiarimento pervenute in merito alla contribuzione per Artigiani e Commercianti, ha fornito alcune precisazioni.

I quesiti pervenuti si sono soffermati in particolare su due aspetti. Il primo si interroga sulla possibilità di calcolare la contribuzione per Artigiani e Commercianti anche su partecipazioni in società che non svolgono attività di questa natura. Il secondo, di rilevante importanza ed interesse, si sofferma sulla normativa che permette all’Inps di decurtate le settimane accreditate ai fini pensionistici per gli anni coperti da prescrizione.

Il documento, in formato PDF, è disponibile sul sito internet del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 10 ottobre 2017)

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8) Commercialisti: l’esonero dalla formazione continua si applica anche ai periodi 2014 e 2015

Anche se l’art. 15 del nuovo regolamento è entrato in vigore dal 2016, l’esonero dall’obbligo formativo per i commercialisti si applica, con effetto retroattivo, già per il triennio 2014/2016, quindi riguarda anche il 2014 e 2015.

Lo precisa il Consiglio nazionale commercialisti con la nota informativa n. 48 del 10 ottobre 2017.

In sintesi: l’esonero retroattivo riguarda maternità/paternità (fino al primo anno del bambino) e per malattia grave.

(CNDCEC, nota informativa n. 48 del 10 ottobre 2017)

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9) Partite IVA: incremento del 1,50%

Osservatorio sulle partite IVA: ecco la sintesi dei dati di agosto 2017.

Nel mese di agosto 2017 sono state aperte 18.697 nuove partite Iva. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente si osserva un incremento dell’1,5%.

La distribuzione per natura giuridica delle nuove partite IVA mostra che la quota relativa alle persone fisiche è pari al 73,7%, le società di capitali si attestano al 21%, le società di persone al 4%, mentre la percentuale dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” è pari all’1,3%. Rispetto ad agosto 2016 si rileva un deciso aumento di aperture per le società di capitali (+10,4%); flessioni, invece, per le società di persone (-6%) e le persone fisiche (-0,3%).

Riguardo alla ripartizione territoriale, il 40,4% delle nuove aperture è localizzato al Nord, circa il 21% al Centro ed il 38,2% al Sud e nelle Isole. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, i più consistenti incrementi di aperture sono avvenuti in Sicilia (+36%), Molise (+15,4%) e Campania (+14,8%), mentre significative diminuzioni si registrano in Sardegna (-25,8%), Calabria (-21,4%) e nella provincia autonoma di Bolzano (-10,6%).

Con riferimento alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra, come di consueto, il maggior numero di aperture di partite Iva (21,4% del totale), seguito dalle attività professionali (13,6%) e dall’agricoltura (11,1%). Rispetto all’agosto dello scorso anno, tra i settori principali si osservano sensibili aumenti di aperture nelle attività professionali (+26,3%), nel trasporto e magazzinaggio (+16,3%) e nell’alloggio e ristorazione (+14%), mentre le flessioni più evidenti si registrano nell’agricoltura (-22,2%), nelle attività finanziarie (-9,6%) e nei servizi residuali (-3,8%).

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è stabile, con il 60,6% delle partite Iva aperte da soggetti di sesso maschile. Il 47,8% delle aperture è attribuibile ai giovani fino a 35 anni e circa il 33% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno le prime tre classi di età (oltre a quelle già indicate vi è quella tra 51 e 65 anni) registrano una sostanziale stabilità di aperture e solamente la più anziana (oltre i 65 anni) accusa un lieve calo (-5,8%).

Il 19,2% delle persone fisiche che ad agosto ha aperto una partita Iva risulta nato all’estero.

I soggetti che hanno aderito al regime agevolato forfetario risultano 6.926, pari a circa il 37% del totale delle nuove aperture, con un aumento del 12,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

(MEF, comunicato del 10 ottobre 2017)

Vincenzo D’Andò