Spesometro sperimentale: sanzioni soft? – Diario quotidiano del 22 settembre 2017

Pubblicato il 22 settembre 2017



1) Estromissione agevolata di immobili societari: guida alla scadenza e possibile proroga
2) Obbligo di contraddittorio per i soli tributi “armonizzati”
3) La tassa sugli autoveicoli in locazione finanziaria ricade sia sul proprietario sia sull’utilizzatore
4) Accertamento basato sugli studi di settore illegittimo se non supportato da prove
5) Studi di settore non consoni per più anni: l’accertamento può essere emesso solo in caso di grave scostamento dagli standard settoriali
6) Spesometro solo sperimentale: sanzioni soft
7) Cessione d’azienda: è contestabile dal Fisco anche con la valutazione delle singole vendite di beni tra loro collegati
8) Anche dopo la riforma del terzo settore alle ASD potrebbe convenire non fare parte degli ETS
9) Mancanza di professionalità: condannato commercialista
10) Dalla Corte di giustizia Ue arriva il via libera al rimborso dell’Iva per l’importazione dei beni
Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditate1) Estromissione agevolata di immobili societari: guida alla scadenza e possibile proroga 2) Obbligo di contraddittorio per i soli tributi “armonizzati” 3) La tassa sugli autoveicoli in locazione finanziaria ricade sia sul proprietario sia sull’utilizzatore 4) Accertamento basato sugli studi di settore illegittimo se non supportato da prove 5) Studi di settore non consoni per più anni: l’accertamento può essere emesso solo in caso di grave scostamento dagli standard settoriali 6) Spesometro solo sperimentale: sanzioni soft 7) Cessione d’azienda: è contestabile dal Fisco anche con la valutazione delle singole vendite di beni tra loro collegati 8) Anche dopo la riforma del terzo settore alle ASD potrebbe convenire non fare parte degli ETS 9) Mancanza di professionalità: condannato commercialista 10) Dalla Corte di giustizia Ue arriva il via libera al rimborso dell’Iva per l’importazione dei beni; altre decisioni dalla Corte Ue di ieri ****

1) Estromissione agevolata di immobili societari: guida alla scadenza e possibile proroga

Si avvicina la scadenza del 30 settembre 2017 prevista per agevolare l’assegnazione dei beni della società ed altri operazioni di natura straordinaria.

Tuttavia, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, rispondendo al question time alla Camera del 20 settembre 2017, ha detto che “i tecnici del ministero dell’Economia sono al lavoro per misurare la platea dei soggetti ancora interessati per capirne gli effetti sulla finanza pubblica. La nuova proroga, insomma, potrebbe arrivare con la manovra, forse nel decreto fiscale che dovrebbe accompagnare la legge di bilancio, quindi senza riuscire ad anticipare il termine del 30 settembre”.

Estromissione, assegnazione, cessione e trasformazione

Come è noto, la legge di stabilità per il 2017 (art. 1, co. 565, L. 232/2016) ha riaperto i termini fino a fine mese (30.09.2017) per consentire la possibilità di estromettere gli immobili dell’imprenditore individuale dalla sfera imprenditoriale, di assegnare o cedere immobili ai soci o trasformare le società commerciali in società semplici.

La disciplina potrebbe rappresentare un rimedio per uscire dal regime delle società di comodo.

Possibili soluzioni

Entro il 30 settembre 2017 viene consentita:

- l’assegnazione agevolata dei beni della società;

- la cessione agevolata ai soci;

- la trasformazione in società semplici delle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei beni immobili.

In particolare, i beni che possono formare oggetto di assegnazione e cessione agevolata ai soci sono:

- i beni immobili diversi da quelli strumentali per destinazione, vale a dire diversi da quelli utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’attività d’impresa; è quindi agevolabile la fuoriuscita dei fabbricati abitativi, dei fabbricati strumentali (solo se tenuti a disposizione e non utilizzati) e i beni merce (acquistati o costruiti al fine della rivendita);

- i beni mobili iscritti in pubblici registri, non utilizzati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa.

Beni immobili e mobili interessati

I beni agevolati che possono beneficiare della nuova estromissione dal regime di impresa sono tutti gli immobili: terreni o fabbricati, diversi da quelli strumentali per destinazione, oltre che i beni mobili iscritti in pubblici registri, non utilizzati come beni strumentali, nell’attività propria dell’impresa (come gli autocarri o le autovetture per le società che effettuano noleggi).

Tra gli immobili rientrano quindi:

- quelli strumentali per natura (cat. A/10, tutta la cat. B-C-D ed E) non direttamente utilizzati dall’impresa;

- gli immobili merce (delle imprese di costruzione);

- gli immobili classificati in bilancio come patrimonio, come gli immobili abitativi.

Sono esclusi gli immobili utilizzati direttamente ed esclusivamente dalla società nell’esercizio della propria impresa (a prescindere dalla categoria catastale di appartenenza), i beni mobili iscritti nei pubblici registri non utilizzati come beni strumentali nell’esercizio dell’impresa (es. autoveicoli) ed i terreni della società operanti nel settore agricolo.

Assegnazione e cessione agevolata dei beni ai soci

Consiste nella possibilità di eliminare dalla sfera aziendale immobili non strumentali per destinazione (o anche veicoli non strumentali) in maniera agevolata.

Requisiti ed effetti sui soci

Tutti i soci beneficiari della assegnazione o della cessione agevolata:

- devono risultare iscritti nel libro dei soci, ove prescritto, alla data del 30 settembre 2015;

- ovvero devono essere iscritti, entro il 30 gennaio 2016, in forza di titolo di trasferimento avente data certa anteriore al 1º ottobre 2015.

Trasformazione in società semplice

L’agevolazione non riguarda solo le società di comodo, ma è estesa a tutte le società operative, poiché può essere utilizzata da tutte le società: SNC, SAS, SRL, SPA e SAPA, anche in liquidazione.

Devono essere rispettate due condizioni:

- la trasformazione in società semplice è ammessa solo alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei beni immobili agevolati. Per la verifica dell’attività si deve analizzare l’oggetto sociale previsto nello statuto, che deve prevedere come oggetto esclusivo o principale quello della gestione dei beni agevolati (come avviene per le società di gestione immobiliare);

- la seconda verifica va fatta sulla compagine societaria: compete solo se all’atto della trasformazione, la compagine è composta dagli stessi soci che erano tali al 30 settembre 2015.

Sulla plusvalenza da cessione, calcolata per gli immobili potendo applicare il valore catastale, viene versata una imposta sostitutiva delle imposte dirette e dell’Irap pari all’8% per le società operative e 10,5% per quelle non operative, mentre l’Iva si applica in misura ordinaria.

In alternativa all’Iva se la cessione viene assoggettata ad imposta di registro si beneficia dell’abbattimento alla metà e le imposte ipocatastali sono dovute in misura fissa. Il socio acquirente deve essere tale alla data del 30 settembre 2015. La trasformazione in società semplice comporta il versamento dell’imposta sostitutiva sulle riserve in sospensione d’imposta per effetto della trasformazione, nella misura del 13%.

La trasformazione in società semplice comporta, inoltre, l’applicazione dell’Iva, qualora tale imposta sia dovuta ai sensi dell’articolo 2, punto 5, del D.P.R. n. 633/72, trattandosi di destinazione dei beni a finalità estranee all’esercizio dell’impresa, giacché in seguito alla trasformazione, la società semplice non è soggetto passivo ai fini Iva poiché la mera gestione di beni immobili non è attività commerciale (ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. n. 633/72).

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2) Obbligo di contraddittorio per i soli tributi “armonizzati”

L’amministrazione finanziaria è gravata di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale con il contribuente sottoposto a verifiche fiscali esclusivamente per i tributi “armonizzati” e sempre che questi non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa. La Suprema Corte, nel ribadire il proprio principio enunciato nella sentenza SS. UU. n. 24823 del 09/12/2015, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva impugnato la sentenza favorevole al contribuente della CTR di Napoli. Quest’ultima, richiamando la violazione dell’art. 12, L. 212/2000, si era, infatti, espressa per la nullità degli avvisi di accertamento sia per i tributi non armonizzati (IRPEF,IRAP) che per quelli armonizzati (IVA).

(Corte di Cassazione - ordinanza del 11/09/2017 n. 21071/6)

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3) La tassa sugli autoveicoli in locazione finanziaria ricade sia sul proprietario sia sull’utilizzatore

Il proprietario dell’auto e l’utilizzatore in leasing sono obbligati in solido al pagamento della tassa automobilistica nei confronti della Regione che può rivolgersi indifferentemente sia all’uno che all’altro, senza che gli stessi possano invocare il beneficium excussionis. La CTR lombarda ha accolto il ricorso della Regione basando la propria decisione sull’interpretazione dell’art. 7 della legge n. 99/2009. I giudici milanesi hanno, infatti, precisato che la congiunzione “ovvero”, usata nel predetto articolo, con riferimento agli “utilizzatori a titolo di locazione finanziaria”, avrebbe solo la funzione di aggiungere un altro soggetto ai vari co-obbligati. Gli stessi aggiungono, inoltre, che se tale articolo disciplina le modalità di versamento cumulativo delle tasse a carico delle imprese concedenti, la regolamentazione sarebbe priva di senso se tali imprese non fossero co-obbligate.

(Sentenza del 20/07/2017 n. 3279/10 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia)

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4) Accertamento basato sugli studi di settore illegittimo se non supportato da prove

Non è condivisibile la ricostruzione effettuata solo sul dato relativo allo scostamento del reddito dichiarato rispetto a quello risultante dagli studi di settore poiché l’accertamento così effettuato costituisce un semplice indizio che da solo non configura ipotesi di gravità, precisione e concordanza. I giudici molisani, nell’accogliere l’appello della società contribuente, hanno ribadito tale principio e ripercorso i più salienti interventi della Suprema Corte sul tema fino alle sentenze delle Sezioni Unite nn. 26635, 26366,26637 e 26638 del 18 dicembre 2009. Nel caso di specie l’accoglimento dell’appello da parte della Commissione deriva dalla totale mancanza di qualsiasi riferimento alla situazione fattuale, essendosi basato l’Ufficio sulla incongruità dei ricavi calcolati per l’anno accertato rispetto allo studio parametrico e sulla antieconomicità aziendale.

(Comm. Trib. Reg. - per il Molise Sentenza del 06/07/2017 n. 387/2)

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5) Studi di settore non consoni per più anni: l’accertamento può essere emesso solo in caso di grave scostamento dagli standard settoriali

E’ sempre nullo l’accertamento basato sugli studi di settore se non viene adeguatamente motivato. Non basta le divergenze dagli studi di settore abbiano riguardato più anni, anche consecutivi.

In particolare, secondo la Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 20 settembre 2017 n. 21750, il fatto che non vengano prese in considerazioni le giustificazioni del contribuente rende poi l’atto fiscale nullo.

Secondo i massimi giudici, “La motivazione dell’atto impositivo non può esaurirsi nel rilievo del grave scostamento del reddito dal parametro ma deve imprescindibilmente comprendere, con una motivazione generica o di stile, le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente. E seppure ciò non equivalga alla necessità di puntuale e analitico contrasto di tutte le eccezioni del contribuente, deve intendersi come necessità di una motivazione che dimostri che le ragioni e circostanze allegate dal contribuente sono state a) prese in considerazione, b) adeguatamente valutate e c) ragionevolmente superate”.

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6) Spesometro solo sperimentale: sanzioni soft

Come ha dichiarato alla stampa specializzata il viceministro all’Economia, Luigi Casero, lo Spesometro è solo sperimentale per cui le sanzioni sarebbero leggere.

Il viceministro all’Economia ha dichiarato che “Siamo in contatto quasi quotidianamente con il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, che è il nostro referente per la categoria su diversi temi fiscali. In questi giorni sullo spesometro in particolare proprio per essere informati in tempo reale sulle difficoltà di applicazione di questo nuovo strumento. Grazie alle segnalazioni che ci hanno fatto abbiamo messo in atto correttivi, per esempio sugli errori bloccanti”.

Per questi motivi il Ministero dell’Economia ha espressamente richiesto all’Agenzia delle entrate di volere considerare questo primo invio dello spesometro solo sperimentale.

Per cui è da ritenere che se l’errore non sia intenzionale (mancanza di dolo) e quindi non voluto non dovrebbe neppure essere sanzionato considerato che appunto si tratta di una prima volta. L’invio “a regime” dovrebbe essere, pertanto, quello del 2° semestre 2017.

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7) Cessione d’azienda: è contestabile dal Fisco anche con la valutazione delle singole vendite di beni tra loro collegati

Vendite separate, ma beni collegati, allora secondo il fisco è stata, invece, ceduta l’azienda: l’Amministrazione finanziaria può contestare l’operazione valutandola nel suo complesso al di là del contratto nel quale si parla solo di vendita di beni.

Secondo la Corte di Cassazione, con l’ordinanza depositata il 20 settembre 2017 n. 21767, “Nella qualificazione di un negozio come cessione d’azienda ai fini tributari e, dunque, per la determinazione dell’imposta applicabile, assume rilievo preminente la valutazione della complessiva operazione economica realizzata, di cui occorre individuare gli elementi caratteristici alla luce dell’obiettivo economico perseguito e dell’interesse delle parti alle prestazioni”.

Con tale decisione la massima Corte ha accolto il ricorso fatto dall’Agenzia delle entrate contro la sentenza di appello che aveva deciso l’annullamento dell’avviso di accertamento nei confronti di una S.r.l. per recupero di indebita detrazione IVA, quale conseguenza della riqualificazione di una cessione di beni mobili in qualità di cessione di ramo d’azienda. Nel ricorso presentato dalle Entrate poi accolto in cassazione, l’Agenzia si lamentava che il giudice avesse ingiustamente qualificato come cessione di beni sciolti quello che in realtà era un negozio traslativo che l’avviso di accertamento qualificava come cessione unitaria di ramo d’azienda.

Dunque, la Suprema Corte è del parere che l’accertamento emesso dall’Ufficio sia legittimo, se contesta alla società la cessione d’azienda giudicando l’operazione nel suo complesso, anche se nel contratto venga citata soltanto ala vendita dei beni. Accogliendo il ricorso del fisco, la Cassazione ha ritenuto, inoltre, irrilevante l’esclusione delle giacenze nel passaggio di merci.

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8) Anche dopo la riforma del terzo settore alle ASD potrebbe convenire non fare parte degli ETS

Con l’introduzione nel nostro sistema del D.Lgs. 117/2017 (Codice del terzo settore di cui all’art.1 della Legge 6 giugno 2016, n. 106) in dottrina cominciano ad arrivare le prime considerazioni riguardo la disciplina delle associazioni sportive dilettantistiche.

Uno di tali pareri arriva alla seguente conclusione: <<una associazione sportiva può ma non deve diventare un ente del terzo settore. Ma bisogna fare attenzione a un punto. Molte associazioni sportive dilettantistiche sono “anche” associazioni di promozione sociale. La associazione di promozione sociale che sia iscritta al registro CONI e svolge attività sportiva come ASD, invece, è di diritto ente del terzo settore>>.

Dunque, a parte questi casi particolari, le associazioni sportive iscritte al CONI per sport del tennis e così via possono continuare a seguire la normativa fiscale in vigore senza necessariamente attivarsi per la successiva iscrizione nel registro del terzo settore che verrà curato, appena attivato, dal Ministero del lavoro, sia pure a livello territoriale.

Viceversa, secondo tale dottrina, aderendo al nuovo ETS alcune norme attuali verrebbero sostituite da quelle previste per il nuovo regime del terzo settore.

Ricordiamo di seguito gli enti del terzo settore:

- le organizzazioni di volontariato;

- le associazioni di promozione sociale;

- le imprese sociali;

- le società di mutuo soccorso.

- gli enti filantropici;

- le reti associative.

- Nonché le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Detti enti devono necessariamente svolgere una attività di “interesse generale” espressamente elencata.

Tra le 26 contenute nell’articolo 5 del Codice del terzo settore (D.Lgs. 117/2017) viene elencata: “t) organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche”.

Per questo medesima autorevole dottrina perviene alla seguente conclusione: “Il CTS non tipizza le associazioni sportive, contrariamente a quanto previsto, invece, ad esempio per le associazioni di promozione sociale, le colloca, astrattamente, nell’ultima categoria di enti del terzo settore “generalista” sopra riportata, prevedendo espressamente, però, la possibilità di svolgere la loro attività istituzionale”.

Pertanto, viene ritenuto che “una associazione sportiva può ma non deve diventare un ente del terzo settore. Ma bisogna fare attenzione a un punto. Molte associazioni sportive dilettantistiche sono “anche” associazioni di promozione sociale. La associazione di promozione sociale che sia iscritta al registro CONI e svolge attività sportiva come ASD, invece, è di diritto ente del terzo settore”.

Ricordiamo, infine, che sulla riforma mancano ancora gli ulteriori provvedimenti attuativi, ma particolarmente i documenti di prassi dell’Amministrazione finanziaria e del welfare.

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9) Mancanza di professionalità: condannato commercialista

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21643 del 19 settembre 2017, ha confermato la condanna del commercialista e consulente del lavoro al risarcimento dei danni causati dalla sua scarsa professionalità nella gestione di alcuni licenziamenti di lavoratori dell’impresa seguita. Inutile addebitare le colpe al Ministero.

Infatti, secondo quanto prospettato del ricorrente, il mancato tempestivo licenziamento era addebitabile esclusivamente al ritardo del Ministero del Lavoro nel concedere le autorizzazioni e delle organizzazioni sindacali nel comunicare il rinnovo della Cassa Integrazione: dalla stessa relazione del Ctu emergeva, del resto, che non vi era prova di alcun elemento di responsabilità a suo carico.

Ma non cosi non è stato invece per la massima corte di cassazione.

Nel caso di specie, al termine della CIG il consulente non facendo fare all'azienda il licenziamento di tre lavoratori, mancanza che è costata all’azienda quasi 90 mila euro, per l’azione giudiziaria intentata degli operai. L’azienda, pertanto, oltre a non corrispondere al consulente il normale compenso, ha anche chiesto parte dei danni, che le sono stati accordati dai giudici della Corte di Cassazione che hanno ravvisato una corresponsabilità del consulente nella mala gestione dei licenziamenti.

La Corte territoriale ha pertanto compiutamente preso in esame le risultanze istruttorie in relazione al fatto controverso, costituito dal quantum del compenso per l'attività professionale del consulente del lavoro, ed ha ritenuto, con valutazione di merito logica ed adeguata, che fosse stata accertata la mancata esecuzione di alcune prestazioni indicate in parcella, e che non dovesse attribuirsi rilievo a quelle prestazioni eseguite dopo la scadenza del termine contrattuale, in assenza di proroga di tale termine.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 21643 del 19 settembre 2017)

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10) Dalla Corte di giustizia UE arriva il via libera al rimborso dell’Iva per l’importazione dei beni; altre decisioni dalla Corte Ue

La Corte di giustizia Ue, con la sentenza 21 settembre 2017, causa C-441/2016, è pervenuta alla conclusione che l’ottava direttiva, in combinato disposto con l’articolo 170 di quella Iva, va interpretata nel senso che uno Stato membro non può negare ad un soggetto passivo non residente nel suo territorio il diritto al rimborso dell’Iva versata a titolo dell’importazione di beni in una situazione, in cui, al momento dell’importazione, l’esecuzione del contratto nel contesto del quale il soggetto passivo ha acquistato ed importato i suddetti beni era sospesa, l’operazione per la quale tali beni dovevano essere utilizzati non è infine stata realizzata e il soggetto passivo non ha fornito la prova della loro successiva circolazione.

Condizioni per il diritto al rimborso

Riguardo le condizioni del diritto al rimborso, l’articolo 170 della direttiva Iva, in combinato disposto con l’articolo 169 della medesima, prevede che ogni soggetto passivo che, ai sensi dell’articolo 1 dell’ottava direttiva, non è stabilito nello Stato membro in cui effettua importazioni di beni gravati da Iva ha il diritto al rimborso di tale imposta nella misura in cui detti beni sono utilizzati per le sue operazioni relative alle attività (di cui all’articolo 9, paragrafo 1, secondo comma, della direttiva Iva), effettuate fuori dello Stato membro in cui tale imposta è dovuta o assolta e che darebbero diritto a detrazione se fossero effettuate in detto Stato membro, o per determinate operazioni esenti. Tale diritto a detrazione sorge nel momento in cui l’imposta diventa esigibile, ossia all’atto dell’importazione dei beni.

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L’esenzione Iva da riconoscere per le attività di interesse pubblico

La Corte di giustizia Ue, con la sentenza 21 settembre 2017, C‑616/15, ha deciso che l’articolo 132, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2006/112 si deve interpretare nel senso che l’esenzione prevista in tale disposizione riguarda unicamente le AAP (esenzione dall’Iva delle prestazioni di servizi effettuate da Associazioni Autonome di Persone) i cui membri esercitano le attività di interesse pubblico menzionate in tale articolo. Pertanto, i servizi forniti dalle AAP, i cui membri esercitano ad esempio un’attività economica nel settore dei servizi finanziari che non costituisce siffatta attività di interesse pubblico, non beneficiano di tale esenzione.

D'altronde, conclude la Corte Ue, “Limitando l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto ad associazioni autonome di persone i cui membri esercitano un numero ristretto di professioni, la Repubblica federale di Germania è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 132, paragrafo 1, lettera f), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto.”

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Modificare le condizioni contrattuali in maniera rilevante equivale al licenziamento collettivo

Secondo due decisioni della Corte Ue del 21 settembre 2017, può portare alla risoluzione del contratto di lavoro di un consistente numero di dipendenti e va quindi gestita come un licenziamento collettivo e quindi si devono seguire le relative procedure, tra cui la consultazione con i sindacati.

Con due decisioni (cause C-429/16 e C-149/16), la decima sezione della Corte di giustizia europea ha stabilito questo principio in relazione a due situazioni analoghe che si sono verificate in Polonia, dove un ospedale ha ridotto la retribuzione per un determinato periodo di tempo, l’altro ha modificato il meccanismo di maturazione del premio di anzianità. La mancata accettazione delle condizioni da parte dei dipendenti ha avuto come conseguenza la risoluzione del rapporto di lavoro.

Vincenzo D’Andò