Società tra professionisti non fallibile – Diario quotidiano del 15 settembre 2017

Pubblicato il 15 settembre 2017

1) Società tra professionisti non fallibile
2) Contestazioni sulla qualificazione del rapporto di lavoro: la prova è a carico del datore di lavoro
3) Datore di lavoro: chiarimenti sulla transazione conciliativa e rinunce del lavoratore
4) Professionisti: prelievi bancari senza vincoli di sorta
5) Società tra Professionisti: accesso ai servizi telematici, l’INAIL adegua il sistema di profilazione
6) Il contribuente non perde la detraibilità dell’Iva se la fattura contiene dati generici
7) Rassegna di giurisprudenza civile/fiscale
8) L’alto rendimento del lavoratore delegittima il licenziamento
9) Split payment Iva: Mef pubblica due elenchi rettificati
10) Finanziamenti agevolati sisma: in G.U. il decreto
Male Judge Writing On Paper In Courtroom 1) Società tra professionisti non fallibile 2) Contestazioni sulla qualificazione del rapporto di lavoro: la prova è a carico del datore di lavoro 3) Datore di lavoro: chiarimenti sulla transazione conciliativa e rinunce del lavoratore 4) Professionisti: prelievi bancari senza vincoli di sorta 5) Società tra Professionisti: accesso ai servizi telematici, l’INAIL adegua il sistema di profilazione 6) Il contribuente non perde la detraibilità dell’Iva se la fattura contiene dati generici 7) Rassegna di giurisprudenza civile/fiscale 8) L’alto rendimento del lavoratore delegittima il licenziamento 9) Split payment Iva: Mef pubblica due elenchi rettificati 10) Finanziamenti agevolati sisma: in G.U. il decreto ***

1) Società tra professionisti non fallibile

La società tra professionisti (STP) è esclusa dal fallimento secondo quanto ha stabilito il Tribunale di Forlì.

Lo ricorda una nota di Tuttocamere (portale delle Camere di commercio) che così prosegue ulteriormente:

Le società tra professionisti (STP), costituite ai sensi della legge 12 novembre 2011 n. 183 per l'esercizio in via esclusiva di attività professionale - nello specifico attività di commercialista con iscrizione nell'apposita sezione dell'albo - e che abbiano effettivamente svolto in via esclusiva tali prestazioni, non potendo essere assimilate alle altre società commerciali, non esercitando un'attività di carattere commerciale e non rivestendo, dunque, la qualità di imprenditore, non sono assoggettabili a fallimento, nonostante siano stati superate le soglie relative ai limiti dimensionali.

Dunque, il Tribunale di Forlì, con decreto del 25 maggio 2017, ha assunto tale decisione osservando peraltro che la legge n. 183/2011 ed il successivo regolamento di attuazione con D.M. n. 34/2013 non dettano alcuna specifica disposizione in merito all'assoggettabilità o meno al fallimento delle società tra professionisti, a differenza di quanto invece espressamente previsto dalla successiva legge n. 247/2012 che, in relazione alla professione forense, ne esclude l'assoggettabilità al fallimento proprio in considerazione del fatto che quest'ultima non costituisce attività d'impresa, “principio richiamato nella delega al Governo che, mutatis mutandis, può essere certamente applicato anche alla società tra professionisti organizzati in ordini”.

Ai fini dell'assoggettabilità al fallimento devono sussistere sia la qualità di imprenditore che l'esercizio di un'attività commerciale. Nel caso specifico della STP, non esercitando un'attività di carattere commerciale e non rivestendo la qualità di imprenditore, non può essere dichiarato il fallimento.

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2) Contestazioni sulla qualificazione del rapporto di lavoro: la prova è a carico del datore di lavoro

Controlli sulla qualificazione del rapporto di lavoro di un collaboratore: la sostanza prevale sulla forma: La Cassazione accoglie la tesi dell’INPS.

Nel pronunciarsi in materia di qualificazione del rapporto di lavoro, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21121 del 12 settembre 2017, ha condannato il datore di lavoro al pagamento dei contributi arretrati, per il co.co.pro. che ha svolto la sua prestazione con tutte le modalità tipiche del lavoro subordinato, dall’orario di lavoro alla retribuzione fissa, all’utilizzo dei locali e dei macchinari aziendali.

La Suprema Corte ha, quindi, evidenziato che spetta al datore di lavoro superare la presunzione di subordinazione, dimostrando l’effettiva autonomia del collaboratore, anche se la scrittura privata tra le parti individua nella collaborazione la forma che regola il rapporto. Venuto meno la prova del datore di lavoro, il rapporto di lavoro è stato, quindi, ricondotto alla subordinazione.

Pertanto, con tale decisione al datore viene imposto di pagare la cartella esattoriale emessa dall’Istituto previdenziale per i contributi previdenziali non pagati.

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3) Datore di lavoro: chiarimenti sulla transazione conciliativa e rinunce del lavoratore

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20976/2017, ha stabilito che nel momento in cui un datore di lavoro, oltre al trattamento di fine rapporto, si impegna a corrispondere, all’atto della cessazione del rapporto, una somma lorda a titolo di rinuncia a far valere eventuali rivendicazioni anche relative al calcolo del TFR, l’eventuale adesione del lavoratore si configura come una mera quietanza e non esclude future rivendicazioni relative all’incidenza dello straordinario sul TFR (come nel caso di specie).

La Suprema Corte si riallaccia ad un principio consolidato secondo cui la generica rinuncia del lavoratore ad una serie di titoli riferibili astrattamente al rapporto di lavoro ha valore nella misura in cui vi sia consapevolezza da parte del dipendente di ciò che consegue alla abdicazione dei diritti che debbono essere determinati o determinabili sia sulla base della documentazione che del comportamento tenuto dalle parti. Secondo la Cassazione la usuale formula “al solo fine di evitare qualsiasi rischio di controversie” costituisce semplice quietanza e non preclude la possibilità a future rivendicazioni.

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4) Professionisti: prelievi bancari senza vincoli di sorta

Uscite bancarie libere per i professionisti. Lo ricorda il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con una nota del 13 settembre 2017.

E’ arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito.

Nella fattispecie è accaduto che a seguito della verifica dei movimenti dei conti correnti bancari intestati al contribuente, l’Agenzia delle entrate con l’avviso di accertamento impugnato ha provveduto a recuperare a tassazione non solo i versamenti ma anche i prelievi (per oltre 70.000,00 euro), considerandoli conseguit