Società tra professionisti non fallibile – Diario quotidiano del 15 settembre 2017

Pubblicato il 15 settembre 2017



1) Società tra professionisti non fallibile
2) Contestazioni sulla qualificazione del rapporto di lavoro: la prova è a carico del datore di lavoro
3) Datore di lavoro: chiarimenti sulla transazione conciliativa e rinunce del lavoratore
4) Professionisti: prelievi bancari senza vincoli di sorta
5) Società tra Professionisti: accesso ai servizi telematici, l’INAIL adegua il sistema di profilazione
6) Il contribuente non perde la detraibilità dell’Iva se la fattura contiene dati generici
7) Rassegna di giurisprudenza civile/fiscale
8) L’alto rendimento del lavoratore delegittima il licenziamento
9) Split payment Iva: Mef pubblica due elenchi rettificati
10) Finanziamenti agevolati sisma: in G.U. il decreto
Male Judge Writing On Paper In Courtroom 1) Società tra professionisti non fallibile 2) Contestazioni sulla qualificazione del rapporto di lavoro: la prova è a carico del datore di lavoro 3) Datore di lavoro: chiarimenti sulla transazione conciliativa e rinunce del lavoratore 4) Professionisti: prelievi bancari senza vincoli di sorta 5) Società tra Professionisti: accesso ai servizi telematici, l’INAIL adegua il sistema di profilazione 6) Il contribuente non perde la detraibilità dell’Iva se la fattura contiene dati generici 7) Rassegna di giurisprudenza civile/fiscale 8) L’alto rendimento del lavoratore delegittima il licenziamento 9) Split payment Iva: Mef pubblica due elenchi rettificati 10) Finanziamenti agevolati sisma: in G.U. il decreto ***

1) Società tra professionisti non fallibile

La società tra professionisti (STP) è esclusa dal fallimento secondo quanto ha stabilito il Tribunale di Forlì.

Lo ricorda una nota di Tuttocamere (portale delle Camere di commercio) che così prosegue ulteriormente:

Le società tra professionisti (STP), costituite ai sensi della legge 12 novembre 2011 n. 183 per l'esercizio in via esclusiva di attività professionale - nello specifico attività di commercialista con iscrizione nell'apposita sezione dell'albo - e che abbiano effettivamente svolto in via esclusiva tali prestazioni, non potendo essere assimilate alle altre società commerciali, non esercitando un'attività di carattere commerciale e non rivestendo, dunque, la qualità di imprenditore, non sono assoggettabili a fallimento, nonostante siano stati superate le soglie relative ai limiti dimensionali.

Dunque, il Tribunale di Forlì, con decreto del 25 maggio 2017, ha assunto tale decisione osservando peraltro che la legge n. 183/2011 ed il successivo regolamento di attuazione con D.M. n. 34/2013 non dettano alcuna specifica disposizione in merito all'assoggettabilità o meno al fallimento delle società tra professionisti, a differenza di quanto invece espressamente previsto dalla successiva legge n. 247/2012 che, in relazione alla professione forense, ne esclude l'assoggettabilità al fallimento proprio in considerazione del fatto che quest'ultima non costituisce attività d'impresa, “principio richiamato nella delega al Governo che, mutatis mutandis, può essere certamente applicato anche alla società tra professionisti organizzati in ordini”.

Ai fini dell'assoggettabilità al fallimento devono sussistere sia la qualità di imprenditore che l'esercizio di un'attività commerciale. Nel caso specifico della STP, non esercitando un'attività di carattere commerciale e non rivestendo la qualità di imprenditore, non può essere dichiarato il fallimento.

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2) Contestazioni sulla qualificazione del rapporto di lavoro: la prova è a carico del datore di lavoro

Controlli sulla qualificazione del rapporto di lavoro di un collaboratore: la sostanza prevale sulla forma: La Cassazione accoglie la tesi dell’INPS.

Nel pronunciarsi in materia di qualificazione del rapporto di lavoro, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21121 del 12 settembre 2017, ha condannato il datore di lavoro al pagamento dei contributi arretrati, per il co.co.pro. che ha svolto la sua prestazione con tutte le modalità tipiche del lavoro subordinato, dall’orario di lavoro alla retribuzione fissa, all’utilizzo dei locali e dei macchinari aziendali.

La Suprema Corte ha, quindi, evidenziato che spetta al datore di lavoro superare la presunzione di subordinazione, dimostrando l’effettiva autonomia del collaboratore, anche se la scrittura privata tra le parti individua nella collaborazione la forma che regola il rapporto. Venuto meno la prova del datore di lavoro, il rapporto di lavoro è stato, quindi, ricondotto alla subordinazione.

Pertanto, con tale decisione al datore viene imposto di pagare la cartella esattoriale emessa dall’Istituto previdenziale per i contributi previdenziali non pagati.

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3) Datore di lavoro: chiarimenti sulla transazione conciliativa e rinunce del lavoratore

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20976/2017, ha stabilito che nel momento in cui un datore di lavoro, oltre al trattamento di fine rapporto, si impegna a corrispondere, all’atto della cessazione del rapporto, una somma lorda a titolo di rinuncia a far valere eventuali rivendicazioni anche relative al calcolo del TFR, l’eventuale adesione del lavoratore si configura come una mera quietanza e non esclude future rivendicazioni relative all’incidenza dello straordinario sul TFR (come nel caso di specie).

La Suprema Corte si riallaccia ad un principio consolidato secondo cui la generica rinuncia del lavoratore ad una serie di titoli riferibili astrattamente al rapporto di lavoro ha valore nella misura in cui vi sia consapevolezza da parte del dipendente di ciò che consegue alla abdicazione dei diritti che debbono essere determinati o determinabili sia sulla base della documentazione che del comportamento tenuto dalle parti. Secondo la Cassazione la usuale formula “al solo fine di evitare qualsiasi rischio di controversie” costituisce semplice quietanza e non preclude la possibilità a future rivendicazioni.

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4) Professionisti: prelievi bancari senza vincoli di sorta

Uscite bancarie libere per i professionisti. Lo ricorda il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con una nota del 13 settembre 2017.

E’ arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito.

Nella fattispecie è accaduto che a seguito della verifica dei movimenti dei conti correnti bancari intestati al contribuente, l’Agenzia delle entrate con l’avviso di accertamento impugnato ha provveduto a recuperare a tassazione non solo i versamenti ma anche i prelievi (per oltre 70.000,00 euro), considerandoli conseguiti dall’attività libero professionale dal medesimo svolta, così come, al momento della pronuncia della sentenza impugnata (13 dicembre 2011), era previsto dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2, secondo periodo, che, in relazione ai rapporti ed alle operazioni (anche) bancarie, stabiliva che “sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni”.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19806/2017, ha stabilito che nel caso di specie la presunzione è lesiva del principio di ragionevolezza nonché della capacità contributiva, essendo arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito, nessun accenno venendo fatto in tali sviluppi argomentativi ai versamenti in conto.

Il contribuente aveva posto in discussione la legittimità dell’accertamento sotto il profilo dell’utilizzazione della presunzione quanto ai prelevamenti effettuati dai conti correnti e considerati dall’ufficio come redditi, e della conseguente incidenza sul riparto dell’onere probatorio, ricadente sull’amministrazione finanziaria.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 13 settembre 2017)

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5) Società tra Professionisti: accesso ai servizi telematici, l’INAIL adegua il sistema di profilazione

Come è noto, con il Decreto n. 34/2013 è stato adottato il regolamento in materia di società per l'esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico, ai sensi della legge n. 183/2011.

Adesso per consentire alle società tra professionisti l’accesso ai servizi telematici correlati alla gestione dei rapporti assicurativi sono stati progettati i necessari adeguamenti al sistema di profilazione, prevedendo la realizzazione di nuovi profili riservati alle STP per ogni albo professionale.

Lo comunica l’INAIL con la circolare n. 35 del 13 settembre 2017.

Il primo profilo realizzato riguarda le società tra professionisti iscritte all’albo dei consulenti del lavoro.

Profilo STP - Albo consulenti del lavoro

Ai fini del rilascio delle credenziali di accesso ai servizi online è stato predisposto un apposito modulo di richiesta riservato alle Società tra professionisti iscritte all’Albo del consulenti del lavoro (allegato 1 alla circolare) che prevede l’indicazione dei seguenti dati:

- generalità e codice fiscale del legale rappresentante della STP, che è il soggetto che deve presentare la domanda di abilitazione all’Inail. In caso di “amministrazione pluripersonale collegiale” o di “amministrazione pluripersonale individuale disgiuntiva”, la domanda di abilitazione ai servizi telematici potrà essere presentata da uno dei soci amministratori;

- denominazione sociale, completa dell’indicazione “società tra professionisti”;

- Pec della società (depositata presso il registro imprese);

- numero e data di iscrizione nella sezione speciale dell’albo tenuto presso l'ordine di appartenenza dei soci professionisti (con indicazione della provincia dell’albo);

- numero del codice ditta con cui la STP è iscritta all’Inail, posto che i soci professionisti devono in ogni caso essere assicurati (con indicazione dei relativi codici fiscali nel quadro P della polizza dipendenti) e l’obbligo è in capo alla società, in qualità di soggetto assicurante.

In accordo con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro si è ritenuto che non fosse necessario acquisire l’elenco dei soci professionisti, in quanto detto elenco è depositato presso gli albi e i controlli sul possesso dei requisiti dei soci professionisti sono in ogni caso esercitati dal consiglio dell’ordine di appartenenza.

L’abilitazione è rilasciata al legale rappresentante, cioè alla persona fisica identificata dal codice fiscale alfanumerico indicata nella visura della CCIAA come amministratore della STP o comunque al socio amministratore che ha presentato la domanda, che deve provvedere ad abilitare sotto la sua responsabilità:

a) i soci professionisti in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge per l’esecuzione degli incarichi;

b) gli eventuali ausiliari (dipendenti della società), che secondo l’art. 5 del regolamento possono agire in ogni caso soltanto sotto la direzione e la responsabilità dei soci professionisti e tale circostanza deve essere resa esplicita con apposita dichiarazione nella procedura per il rilascio delle abilitazioni da parte del legale rappresentante;

c) sé stesso in qualità di socio professionista, ove ricorra tale circostanza.

L’onere di mantenere aggiornate le abilitazioni è in capo al legale rappresentante della STP.

E’ stata, inoltre, prevista la funzionalità di “subentro” di un legale rappresentante, in caso di variazione del medesimo, da richiedere con l’apposito modulo (allegato 2 alla circolare) alla sede dell’Inail.

Il rilascio delle credenziali è decentrato sulle Sedi e affidato all’operatore Internet attraverso la console di profilazione. Il procedimento per il rilascio delle abilitazioni è quello consueto.

Nella console di profilazione l’operatore internet di Sede deve selezionare il profilo STP Consulenti del lavoro, inserire i dati anagrafici della società tra professionisti, il numero, la data e la provincia di iscrizione alla sezione speciale.

L’operatore internet di Sede abilita il legale rappresentante tramite il codice fiscale. Il legale rappresentante provvede ad abilitare i soci professionisti, inserendo nell’applicativo cognome e nome, codice fiscale e iscrizione all’albo. Ovviamente devono essere indicati i soci professionisti legittimati a effettuare adempimenti per il cliente nei confronti dell’Inail.

Il legale rappresentante provvede ad abilitare anche gli ausiliari, cioè i collaboratori e i dipendenti della STP, inserendo nell’applicativo cognome, nome e codice fiscale di ogni soggetto. Gli ausiliari possono agire sull’intero pacchetto di deleghe riferito alla STP.

Al momento del rilascio dell’abilitazione, il sistema di profilazione produce una ricevuta specifica con indicazione del gruppo di appartenenza.

Le utenze rilasciate alla STP iscritta all’Albo dei consulenti del lavoro sono abilitate ai medesimi servizi previsti per i consulenti del lavoro.

Nell’apposita sezione dei servizi online “Gestione utenze>Gestione utenti profili>Console di profilazione” sono pubblicati il “Manuale utente per i legali rappresentanti” di “Società tra professionisti” e il “Manuale per gli operatori di sede”.

Gestione deleghe e servizi relativi al LUL

La gestione delle deleghe così come l’autorizzazione alla numerazione unitaria del LUL, devono essere riferite alla società tra professionisti e non al singolo socio professionista3.

Uno stesso soggetto identificato dal codice fiscale può agire in qualità di socio professionista di una STP per i clienti in delega alla società e in qualità di libero professionista per i propri clienti qualora svolga attività professionale anche a titolo individuale4. In questi casi il sistema di profilazione richiede all’utente di selezionare il ruolo con il quale vuole agire.

Ciascun socio può inserire e eliminare i clienti in delega alla società ed effettuare gli adempimenti per conto dei codici ditta in delega alla STP stessa.

Per quanto riguarda i servizi relativi al LUL:

- in caso di richiesta di autorizzazione alla numerazione unitaria del LUL tramite la procedura telematica “Libro unico-Numerazione unitaria” da parte di un’utenza rilasciata in capo a una STP, il provvedimento di autorizzazione deve essere intestato alla STP medesima.

- nell’ambito della medesima procedura telematica è dichiarata l’acquisizione e la cessazione dei datori di lavoro in delega alla STP. Detta dichiarazione di acquisizione o cessazione di delega è riferita alla STP e non al singolo professionista;

- in caso di comunicazione delle deleghe alla tenuta del LUL tramite la procedura telematica “Libro unico-Delega tenuta” da parte di un’utenza rilasciata in capo a una STP, le stesse sono riferite alla STP e non al singolo professionista.

Per quanto sopra le STP iscritte all’Albo dei consulenti del lavoro che finora hanno operato avvalendosi dei soci già registrati nel gruppo consulenti del lavoro, qualora elaborino il LUL dei datori di lavoro in delega con numerazione unitaria, devono chiedere tramite la procedura telematica “Libro unico-Numerazione unitaria” una nuova autorizzazione e inserire i datori di lavoro in delega alla STP, oppure, qualora elaborino il LUL dei datori di lavoro in delega non con numerazione unitaria, devono comunicare tramite la procedura telematica “Libro unico-Delega tenuta”, le deleghe alla tenuta del LUL.

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6) Il contribuente non perde la detraibilità dell’Iva se la fattura contiene dati generici

L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti, nella norma di comportamento n. 199/2017, ricorda a tale riguardo i principi della Corte di giustizia Ue.

Dunque, a parere dell’AIDC l’identificazione di natura, qualità e quantità di beni e servizi oggetto dell’operazione può anche derivare da documenti accessori.

E tali considerazioni valgono anche ai fini delle imposte sui redditi

Il fatto che la descrizione delle operazioni della fattura sia incompleta non costituisce un elemento valido per rendere il costo indeducibile ai fini Irpef, Ires o ai fini Irap.

Scendendo nei particolari, la descrizione documentale delle operazioni che non rispetta il contenuto letterale dell'art. 21, comma 2, lett. g), DPR 633/1972 può essere integrata ogni documento accessorio al contribuente che sia atto a provare il tipo di operazione intercorsa, qualora ciò non sia immediatamente desumibile dal contenuto informativo della fattura.

L’Amministrazione finanziaria deve richiedere al contribuente tali documenti accessori prima di contestarne la detraibilità e la deducibilità.

Il rispetto di questi obblighi sostanziali garantisce, secondo la Corte di giustizia Ue (sentenza del 21 ottobre 2010, causa n. C-385/09), la detraibilità dell'Iva e ciò, anche laddove non vi sia un pieno rispetto degli obblighi formali, tra i quali rientra indubbiamente la descrizione di natura, qualità e quantità dei beni/servizi oggetto di transazioni commerciali.

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7) Rassegna di giurisprudenza civile/fiscale

Ecco di seguito altre interessanti decisioni della Corte di Cassazione del 13 settembre 2017:

- Ok allo sconto sulle sanzioni

A seguito dell’avvento del D.lgs. 158/2015, pur non operando automaticamente la legge più favorevole al contribuente, il giudice deve sempre valutare se il minimo edittale applicato è coerente con l'illecito contestato, inserito nell'ambito del nuovo quadro normativo. Lo ha precisato la massima Corte con l’ordinanza 21253/2017 che ha, così, accolto il motivo presentato con memoria da una società che chiedeva uno sconto sulle sanzioni applicate in seguito all'acquisto di motorini con agevolazioni fiscali riservate alle persone fisiche.

- Tassa rifiuti: tariffa uguale per studi professionali ed attività commerciali

Il Comune può deliberare la tassa sui rifiuti degli studi professionali liberamente, fissando una tariffa uguale a quella delle attività commerciali.

Questo in base a quanto stabilito dalla Cassazione che, con l'ordinanza n. 21234/2017, ha respinto il ricorso di un legale che lamentava di aver pagato la Tia, alta, al pari di un esercizio commerciale. In particolare la professionista lamentava che il regolamento del Comune nulla avesse disposto con riguardo al pagamento del tributo negli studi professionali e quindi si lamentava l'equiparazione della tariffa per gli studi a quella dei commercianti.

- Ampliabile l’accertamento integrativo

Il rinvenimento di documenti extracontabili giustificano l’accertamento integrativo

Dunque, secondo la Cassazione, sentenza n. 21237/2017, i documenti extracontabili ritrovati in occasione di una seconda verifica possono costituire un elemento probatorio nuovo e legittimare l’emissione dell’avviso di accertamento integrativo, ex artt. 43 D.P.R. n. 600/73 e 57 D.P.R. 633/72.

- Se l’immobile è vetusto niente rettifica fiscale

Ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale occorre tenere conto del valore nel complesso, compresa la condizione di degrado. Lo afferma la Cassazione con l’ordinanza n. 21257/2017.

È, quindi, nullo l’avviso di liquidazione con il quale l’Ufficio abbia preteso la maggiore imposta di registro dovuta a seguito di rideterminazione del valore dell’immobile ceduto, se tale rideterminazione è stata effettuata sulla base di una perizia tecnica approntata dall’allora Agenzia del Territorio, a fronte della quale il contribuente ha opposto una perizia dove erano evidenziate la vetustà del manufatto edilizio, le cattive condizioni di manutenzione, nonché l’infelice ubicazione a ridosso di una strada a doppia carreggiata in zona suburbana.

- Il curatore fallimentare può agire per l’accertamento della decadenza dal beneficio d’inventario entro 10 anni

Il curatore fallimentare, nell’interesse della massa dei creditori, può agire per l’accertamento della decadenza dal beneficio d’inventario entro 10 anni dalla data in cui l’atto di alienazione non autorizzato è stato compiuto dall’erede, decorrendo il termine di prescrizione solo da tale momento e non dall’apertura della successione ereditaria, né dall’accettazione beneficiata (Cassazione, ordinanza n. 21212/2017).

- Ammortamento sospeso se il bene è inutilizzabile

Il portarsi dell’inutilizzabilità di un bene nel ciclo produttivo, ancorché verificatosi in un precedente esercizio, impone al contribuente di sospendere le quote di ammortamento negli esercizi successivi. Pertanto, dal reddito d’impresa può essere dedotta solamente l’eventuale minusvalenza che dovesse emergere dalla successiva cessione e dismissione del bene strumentale all’attività (Cassazione, sentenza n. 21239/2017).

- Società: solo il modello «231» fa da scudo contro la responsabilità

Utilizzo esteso delle intercettazioni nei confronti della società. Anche quando il procedimento, formalmente amministrativo, che la riguarda, è distinto da quello penale contro gli amministratori. E poi, il modello Iso 9001 non può essere considerato equivalente a quello richiesto dal decreto 231 del 2001 per scongiurare la responsabilità della persona giuridica. Come pure quello Deloitte se manca di codice etico e codice di comportamento (Cassazione, sentenza 41768/2017).

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8) L’alto rendimento del lavoratore delegittima il licenziamento

Illegittimo licenziamento se rendimento è alto e duraturo.

Il lavoratore, anche se colpevole di comportamento censurabile dalla propria azienda, non può essere licenziato per giusta causa se durante il suo rapporto di lavoro con l'azienda ha lavorato ottenendo buoni rendimenti e senza mai ricevere alcuna sanzione disciplinare. Rilevanti l’assenza di dolo e la proporzionalità del fatto con l’estinzione del rapporto.

Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 21062 dell’11 settembre 2017 che ha accolto il ricorso di un operaio licenziato per giusta causa che, dopo aver inviato un certificato per assistere la figlia di due anni, si era poi recato ad una manifestazione sindacale. Dopo essere stato ripreso dalle telecamere era scattata la contestazione disciplinare e quindi il licenziamento.

Nelle motivazioni della Suprema Corte si evidenzia come il licenziamento per giusta causa non può non tener conto dell'assenza di precedenti contestazioni e dell'alto e duraturo rendimento del lavoratore in azienda. Il giudice, quindi, ha motivato che il licenziamento per giusta causa deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro e, in particolare, dell’elemento fiduciario poichè il giudice, prima di procedere alla massima sanzione, ha valutato, da un lato, la gravità dei fatti addebitati al lavoratore e, dall'altro, la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 14 settembre 2017)

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9) Split payment Iva: Mef pubblica due elenchi rettificati

Vengono modificati il n. 2 e 4, mentre vengono confermati il n. 3 e 5.

Dunque, il Ministero dell’Economia provvede alla ripubblicazione degli elenchi definitivi, validi per l’anno 2017, delle società controllate da pubbliche amministrazioni centrali o locali, debitamente rettificati per tenere conto delle segnalazioni pervenute da parte di alcuni contribuenti successivamente alla pubblicazione degli elenchi dello scorso 4 agosto 2017.

Scissione dei pagamenti – d.l. n. 50/2017 – 2° Rettifica elenchi definitivi

Alla luce delle ulteriori segnalazioni pervenute successivamente alla pubblicazione dello scorso 4 agosto 2017, relativa agli elenchi definitivi rettificati dei soggetti tenuti nell’anno 2017 all’applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti, il Dipartimento delle finanze ha provveduto a escludere dai medesimi elenchi n. 2 società per le quali è stato accertato, sulla base della documentazione pervenuta, la mancanza dei requisiti per l’applicazione della normativa sulla scissione dei pagamenti e a includere n. 8 società per le quali è stata invece accertata la sussistenza di detti requisiti.

Si rendono quindi disponibili i seguenti nuovi elenchi definitivi rettificati: - elenco definitivo rettificato delle società controllate di diritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri e delle società controllate da queste ultime; - elenco definitivo rettificato delle società controllate di diritto dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni e delle società controllate da queste ultime.

Oltre a detti elenchi rettificati, si riconfermano invariati gli altri elenchi definitivi già divulgati lo scorso 26 luglio 2017:

- elenco definitivo delle società controllate di fatto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri e delle società controllate da queste ultime;

- elenco definitivo delle società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.

Si coglie l’occasione per ribadire che sono tenute ad applicare la normativa sulla scissione dei pagamenti i seguenti soggetti indicati nell’articolo 17-ter del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633:

- comma 1: le pubbliche amministrazioni destinatarie della disciplina sulla fatturazione elettronica obbligatoria di cui all’articolo 1, commi da 209 a 214, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, incluse nell’elenco (cd. elenco IPA) pubblicato sul sito dell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (www.indicepa.gov.it); nell’utilizzo di detto elenco non vanno considerati i soggetti classificati nella categoria dei “Gestori di pubblici servizi”; - comma 1-bis: le società controllate da pubbliche amministrazioni nonché le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB di cui agli elenchi n. 2, 3, 4 e 5 sopra specificati.

Il Mef precisa inoltre che le società controllate da pubbliche amministrazioni centrali o locali, ancorché non iscritte nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni, ovvero ancorché iscritte nella categoria dei “Gestori di pubblici servizi”, sono in ogni caso tenute all’applicazione della disciplina sulla scissione dei pagamenti qualora risultino incluse nei relativi elenchi nn. 2, 3 e 4. Parimenti, le società incluse in detti elenchi non sono tenute all’applicazione della normativa sulla fatturazione elettronica obbligatoria se non rientrano tra i soggetti di cui all’articolo 1, comma 209, della legge n. 244/2007 e, conseguentemente, se non sono iscritte nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni. (Mef, comunicato del 14 settembre 2017)

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10) Finanziamenti agevolati sisma: in G.U. il decreto

Finanziamenti agevolati sisma: in G.U. il decreto con il quale il ministero dell'Economia e delle Finanze ha definito criteri, modalità e procedure attuative dell'intervento pubblico a copertura di eventuali inadempimenti dei debitori

Nella Gazzetta ufficiale del 13 settembre 2017 è stato pubblicato il decreto 3 agosto 2017 che disciplina la concessione delle garanzie dello Stato in relazione ai finanziamenti agevolati previsti a favore dei titolari di reddito d'impresa, dei lavoratori autonomi e di coloro che esercitano attività agricole nelle zone colpite dai terremoti del 2016 e del 2017.

Finanziamenti agevolati

Lo scorso febbraio, visto il persistere della situazione di emergenza, è stato adottato il decreto-legge 8/2017 che ha previsto nuovi interventi urgenti a beneficio dei territori del centro Italia colpiti dagli eventi sismici nel corso del 2016 e del 2017.

Tra le ulteriori misure di favore, l'articolo 11 (commi 3 e 4) ha previsto per i titolari di reddito d'impresa, di lavoro autonomo, nonché gli esercenti attività agricole, la possibilità di chiedere, ai soggetti autorizzati all'esercizio del credito, un finanziamento, assistito dalla garanzia dello Stato, per il pagamento:

dei tributi sospesi (ex articolo 48, Dl 189/2016 - sospensione dei termini in materia di adempimenti e versamenti tributari e contributivi a favore delle popolazioni terremotate)

dei tributi dovuti nel periodo dal 1° al 31 dicembre 2017 (fermo restando l'obbligo di versamento entro il 16 dicembre 2017)

dei tributi dovuti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018 (per questi tributi il relativo versamento avviene, in un'unica soluzione, entro il 16 dicembre 2018).

Nei primi due casi, il finanziamento deve essere erogato il 30 novembre 2017, mentre nell'ultima ipotesi lo stesso va erogato il 20 novembre 2018.

Il meccanismo ideato dal legislatore prevede che i soggetti finanziatori, per la concessione dei prestiti ai contribuenti interessati, possono a loro volta contrarre finanziamenti, da erogare, a seconda dei casi, alla data del 30 novembre 2017 o del 30 novembre 2018, secondo contratti tipo definiti con apposita convenzione tra Cassa depositi e prestiti Spa e l'Associazione bancaria italiana, assistiti da garanzia dello Stato.

Si ricorda, inoltre, che in capo ai soggetti finanziatori il legislatore ha posto specifici obblighi di comunicazione per consentire il monitoraggio dell'utilizzo e della restituzione dei mutui agevolati (comma 6). Le modalità di trasmissione all'Agenzia delle entrate dei dati relativi ai finanziamenti erogati sono state definite dal provvedimento 31 maggio 2017.

Dm 3 agosto 2017

Il decreto pubblicato provvede alla concessione delle garanzie statali in

relazione ai finanziamenti agevolati e indica i criteri e le modalità di operatività delle stesse.

Entrambi i tipi di finanziamento, cioè quelli accordati dalla Cassa depositi e prestiti ai soggetti autorizzati all'esercizio del credito e quelli accordati da questi ultimi a imprenditori, lavoratori autonomi e agricoltori, sono assistiti dalla garanzia dello Stato. La garanzia è incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta. La garanzia è concessa, a seconda dei casi, a Cassa depositi e prestiti e ai soggetti finanziatori. Essa opera automaticamente in caso di inadempimento e assicura l'adempimento delle obbligazioni (per capitale e interessi) in ordine ai prestiti. Inoltre, nelle ipotesi di finanziamento a favore di imprenditori, lavoratori autonomi e agricoltori, la garanzia copre anche le spese di gestione strettamente necessarie sostenute dai soggetti finanziatori. In entrambi i casi, le condizioni finanziarie del finanziamento devono tener conto della garanzia dello Stato.

Inoltre, i finanziatori devono praticare condizioni identiche a quelle praticate nei loro confronti dalla Cassa depositi e prestiti. In ogni caso, lo Stato è surrogato nei diritti del creditore nei confronti del debitore. L'articolo 3 del Dm, infine, disciplina le modalità attraverso le quali il creditore può chiedere l'intervento della garanzia statale.

A tal fine, gli interessati sono tenuti a trasmettere apposita istanza al ministero dell'Economia e delle finanze - dipartimento del Tesoro - Direzione IV. La richiesta deve pervenire entro 18 mesi dall'infruttuoso decorso dei termini previsti dai contratti di finanziamento per il rimborso e deve essere corredata da una copia del contratto e dalla richiesta, adeguatamente motivata, di pagamento non soddisfatta.

La garanzia dello Stato in ogni caso permane fino alla scadenza del termine di 18 mesi sopra indicato.

Il Mef, dopo aver verificato il rispetto delle disposizioni previste dal decreto in esame, provvede al pagamento a favore del creditore di quanto dovuto per capitale, interessi ed eventuali spese di gestione strettamente necessarie.

È esclusa la facoltà dello Stato di opporre il beneficio della preventiva escussione.

Vincenzo D’Andò