Ravvedimento operoso di liquidazioni IVA e spesometro – Diario quotidiano del 13 settembre 2017

Pubblicato il 13 settembre 2017



1) Sponsorizzazioni: sono spese di pubblicità o di rappresentanza? Risponde la Cassazione
2) Ravvedimento operoso di liquidazioni Iva e spesometro
3) Detrazioni fiscali per interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali: invio documentazione all’ENEA dal 15 settembre 2017
4) Quote di ingresso per tirocini formativi e corsi di formazione per 2017/2019
5) In arrivo ulteriori agevolazioni per imprese sociali, cooperative sociali e Onlus
6) Cinque per mille 2017: pubblicato l’aggiornamento dell'elenco iscritti tardivi
7) Modello F24: istituite due nuove causali contributo per enti bilaterali
8) Dichiarazione successione online: il nuovo modello si usa dal 12 settembre 2017
9) Spesometro: niente invio dei dati fatture del Sistema Tessera Sanitaria
10) Sanzioni: doppio binario sui procedimenti amministrativi e penali sotto la lente della Corte Ue
diario-quotidiano-articoli-91) Sponsorizzazioni: sono spese di pubblicità o di rappresentanza? Risponde la Cassazione 2) Ravvedimento operoso di liquidazioni Iva e spesometro 3) Detrazioni fiscali per interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali: invio documentazione all’ENEA dal 15 settembre 2017 4) Quote di ingresso per tirocini formativi e corsi di formazione per 2017/2019 5) In arrivo ulteriori agevolazioni per imprese sociali, cooperative sociali e Onlus 6) Cinque per mille 2017: pubblicato l’aggiornamento dell'elenco iscritti tardivi 7) Modello F24: istituite due nuove causali contributo per enti bilaterali 8) Dichiarazione successione online: il nuovo modello si usa dal 12 settembre 2017 9) Spesometro in scadenza il 28 settembre 2017: niente invio dei dati fatture del Sistema Tessera Sanitaria 10) Sanzioni: doppio binario sui procedimenti amministrativi e penali sotto la lente della Corte Ue *****

1) Sponsorizzazioni: sono spese di pubblicità o di rappresentanza?

Risponde la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20805 del 6 settembre 2017, che si è pronunciata, a seguito di un accertamento nei confronti di una S.p.A., tra le altre cose, sulla loro corretta deducibilità.

Il fatto

Una S.p.A. ha impugnato davanti alla Commissione tributaria provinciale di Milano l'avviso di accertamento recante una lunga serie di rilievi ai fini ex Irpeg, Irap e Iva per l’anno 2003, ottenendone il parziale annullamento con sentenza poi impugnata sia dall’Agenzia dell'entrate, sia con appello incidentale dalla contribuente.

Ambedue gli appelli sono stati accolti in parte dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia (Ctr), la cui sentenza è poi stata contestata in cassazione, con relativo ricorso proposto dalla società sulla base di ben 29 motivi, due dei quali relativi alla disciplina della deducibilità spese di pubblicità/sponsorizzazione. Dal canto, l’Agenzia delle entrate ha presentato il controricorso.

Con il primo motivo di ricorso è stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 74 (ora 108) del D.P.R. n. 917 del 1986, e 19 (TUIR) - bis 1, primo comma lett. h) del D.P.R. n. 633 del 1972 (IVA), in relazione all'art. 360, comma primo, n. 3, c.p.c..

Questo poiché la società riteneva del tutto deducibili le spese riportate in due fatture, entrambe dell’importo di € 70.000,00, corrisposte in favore di un’altra S.p.A., ritenendole spese di pubblicità/sponsorizzazione.

Tuttavia, tali spese sono poi state considerate dall’Ufficio come delle spese di rappresentanza dal costo unitario superiore a € 25,82, e come tali deducibili soltanto in misura ridotta, con l’ulteriore conseguenza della indetraibilità dell’Iva sull’importo corrisposto.

La società si è difesa sostenendo che le fatture si riferivano alla sponsorizzazione di un progetto educazionale, consistente nella realizzazione di corsi di formazione multimediali, corredati dal relativo materiale didattico su specifiche tematiche mediche, e comprendente la successiva realizzazione di 3.000 DVD e delle relative brochures informative. La S.p.A., dietro corresponsione di una determinata somma di denaro, ha ottenuto l’inserimento nel DVD, dopo i titoli di cosa, di un “ringraziamento allo sponsor”, con indicazione nominativa della propria denominazione sociale; con la conseguenza che le predette somme, corrisposte sulla base di un contratto sinallagmatico, venivano ritenute integralmente deducibili nell’esercizio accertato, e che sarebbe stata del tutto correttamente detratta la relativa Iva.

Decisione

Su questo aspetto la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20805 del 06 settembre 2017, ha così deciso: «la qualificazione giuridica di un contratto (il nomen iuris,) data dalle parti non è vincolante per il giudice, il quale se ne può discostare dandone una configurazione e o definizione diversa in base alla reale natura, al contenuto e all'oggetto e più concretamente in base al rapporto giuridico che ne scaturisce o, meglio, in base alla vicenda negoziale nel suo momento genetico, nel suo svolgimento e nella sua esecuzione, fino alla sua estinzione [...]. In base al criterio dell'effettività della funzione svolta tali spese hanno natura di spese di rappresentanza e quindi come tali deducibili solo in misura di un terzo»).

Dunque, secondo la Suprema Corte, si tratta di spese che sono qualificabili come delle spese di rappresentanza e come tali deducibili nella misura ridotta di 1/3 (disciplina fiscale allora vigente).

Il giudice di legittimità è, quindi, del parere che la Commissione tributaria regionale abbia deciso bene e non è stata, perciò, in errore nell’individuare le norme che stabiliscono i criteri e i limiti di deducibilità dell’une e delle altre spese, ma perché ha ritenuto che «le prestazioni scaturenti dal contratto [...] non sono nella sostanza e nella funzione diversi e difformi dagli oggetti tipici della rappresentanza [...]». Ne consegue che, nel caso di specie, il risultato interpretativo che ne è scaturito é quello sulla fattispecie concreta, di cui “la ricorrente avrebbe dovuto allegare l’errata ricognizione in base alle risultanze di causa (Cass. n. 26110/2015)”.

Con il secondo motivo di ricorso è stata poi dedotta l’insufficienza della motivazione riguardo un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360, comma primo, n. 5, c.p.c..

Nel qualificare le spese sostenute dalla società in forza del contratto stipulato con altra S.p.A. come spese di rappresentanza dal costo unitario superiore a € 25,92, la Ctr ha avallato il metodo seguito dai verificatori, che avevano suddiviso il costo totale del progetto per il numero dei DVD prodotti. La società contribuente aveva specificamente contestato tale metodo, sostenendo l’arbitrarietà della scelta di imputare la totalità del costo del progetto ai soli DVD, posto che il contratto prevedeva una molteplicità di prestazioni.

Ma qui secondo la Cassazione il motivo è risultato fondato. Su tale aspetto la motivazione dell’Agenzia delle entrate si è, pertanto, rilevata del tutto errata, poiché, “in assenza di una previsione contrattuale specifica che determinasse il costo unitario del DVD in quel determinato importo, i giudici avrebbero dovuto chiarire le ragioni per cui hanno ritenuto di imputare ai soli DVD la totalità del costo, seppure il contratto, prodotto in fase di merito e trascritto nel motivo di ricorso in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, avesse un contenuto più complesso e articolato”. Quindi, nel secondo caso la società aveva ragione.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 20805 del 6 settembre 2017)

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2) Ravvedimento operoso di liquidazioni IVA e spesometro

Entro il 18 settembre 2017 occorre inviare le comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva del 2° trimestre (viceversa, la prima scadenza dello spesometro del 1 semestre con la proroga scade il 28 settembre 2017). Nel frattempo potrebbe essere rilevata dai diretti interessati la necessità di dovere effettuare una correzione per le comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva già inviate relative al 1° trimestre, cui come è noto, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 104/E del 28 luglio 2017, ha ricordato la possibilità di potere effettuare il ravvedimento operoso nei modi ordinari.

In tale contesto viene precisato che il D.L. n. 193 del 2016 ha, altresì, determinato gli aspetti sanzionatori legati alla loro eventuale violazione.

Infatti, per l’omissione o l’errata trasmissione dei dati delle fatture, ha previsto l’applicazione della sanzione amministrativa di euro 2 per ogni fattura, con un limite massimo di euro 1.000 per ciascun trimestre. Ha inoltre, disposto la riduzione alla metà, entro il limite massimo di euro 500, della medesima sanzione se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza ordinaria, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

Viene prima ricordato che la comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche rappresenta un adempimento che, sebbene diverso ed autonomo rispetto a quello dichiarativo, è, comunque, propedeutico allo stesso. Pertanto, in un’ottica di ravvedimento della mancata/parziale/errata effettuazione della comunicazione, si applicano le regole ordinarie dettate dall’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss, del D.Lgs. n. 472 del 1997. In particolare, fermo il versamento della sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta per effetto del ravvedimento, qualora la regolarizzazione intervenga prima della presentazione della dichiarazione annuale IVA, è necessario comunque inviare la comunicazione inizialmente omessa/incompleta/errata.

Caso in cui la regolarizzazione intervenga dopo la presentazione della dichiarazione annuale IVA

Come recita la R.M. 104 del 28 luglio 2017, tale obbligo di invio, invece, viene meno laddove la regolarizzazione intervenga direttamente con la dichiarazione annuale IVA ovvero dopo la sua presentazione. In particolare, se con la dichiarazione annuale sono inviati/integrati/corretti i dati omessi/incompleti/errati nelle comunicazioni periodiche, è dovuta la sola sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta.

Se, invece, con la dichiarazione annuale le omissioni/irregolarità non vengono sanate, ai fini del ravvedimento occorre presentare una dichiarazione annuale integrativa, versando la sanzione di cui all’articolo 5 del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss, del D.Lgs. n. 472 del 1997, nonché quella di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, da versare in misura sempre ridotta a seconda del momento in cui interviene il ravvedimento.

Calcolo della sanzione

Una volta individuato il periodo in cui è stata effettuata la trasmissione corretta dei dati, sarà possibile determinare la sanzione, su cui poi applicare le riduzioni previste dal ravvedimento.

La sanzione base può essere ridotta a:

- 1/9, se il versamento avviene entro il 10 settembre 2017 (90 giorni dalla scadenza del 12 giugno);

- 1/8, entro il 30 aprile 2018;

- 1/7, entro il 30 aprile 2019;

- 1/6, entro il 31 dicembre 2023;

- 1/5, in caso di costatazione della violazione, ma comunque prima della notifica dell’atto impositivo.

Esemplificando, in caso di omessa comunicazione della liquidazione periodica relativa al primo trimestre del 2017 (la cui scadenza è stata rinviata al 12 giugno 2017 dal D.P.C.M. del 22 maggio 2017), qualora il contribuente si ravveda in data:

- 31 luglio 2017, deve assolvere all’obbligo comunicativo e versare euro 55,56 (sanzione base di euro 500 ridotta a 1/9, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997);

- 10 settembre 2018, se nella dichiarazione IVA 2018 (presentata entro la scadenza del 30 aprile 2018) sono stati correttamente riepilogati i dati della comunicazione trimestrale omessa, deve versare solo euro 71,43 (sanzione base di euro 500 ridotta a 1/8);

- 10 settembre 2018, se nella dichiarazione IVA 2018 non sono stati correttamente riepilogati i dati della comunicazione trimestrale omessa, deve presentare la dichiarazione integrativa versando la relativa sanzione (circolare n. 42/E del 12 ottobre 2016) cui si aggiunge quella di euro 71,43 (sanzione base di euro 500 ridotta a 1/7).

Ravvedimento spesometro

Nei casi di spesometro omesso o errato/incompleto, invece, si applica, per ciascun trimestre, la sanzione di due euro per ogni fattura, con un limite massimo di mille euro, ridotta alla metà se la trasmissione dei dati corretti o omessi è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza. Pertanto sebbene la comunicazione per il 2017 possa essere inviata con cadenza semestrale, le sanzioni seguono i trimestri.

Tenendo presente che il versamento della sanzione può essere successivo, chi corregge lo spesometro applicherà la sanzione di due euro per fattura, con un massimo di 500 euro e la sanzione così determinata sarà ridotta a 1/9, se il versamento avviene entro il 27 dicembre 2017 oppure in base alle altre riduzioni se il pagamento avviene dopo i 90 giorni.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 104/E del 28 luglio 2017)

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3) Detrazioni fiscali per interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali: invio documentazione all’ENEA dal 15 settembre 2017

Lo precisa l’ENEA nella nota del 7 agosto 2017.

On line il vademecum alle detrazioni fiscali del 70% e del 75% per interventi di efficientamento sulle parti comuni degli edifici condominiali

Se avete bisogno di informazioni sulle modalità per poter beneficiare delle detrazioni fiscali del 70% e 75% introdotte dalla legge di Bilancio 2017 per interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali è disponibile on line un apposito vademecum realizzato dall’ENEA, scaricabile all’indirizzo http://efficienzaenergetica.acs.enea.it/tecno/vademecum_parti_comuni.pdf

Dal 15 settembre, alla scadenza prevista dalla normativa, sarà inoltre possibile inviare all’ENEA la documentazione relativa a questi interventi al portale http://finanziaria2017.enea.it/index.asp

Tutte le informazioni sulle incentivazioni fiscali per interventi di efficientamento energetico, i cosiddetti ecobonus del 65%, sulla documentazione da inviare all’ENEA e le FAQ con le risposte ai quesiti più frequenti, sono disponibili al seguente indirizzo: http://efficienzaenergetica2.casaccia.enea.it/?page_id=52

Per ulteriori informazioni su Finanziaria 2017 e sulle detrazioni: http://efficienzaenergetica.acs.enea.it/

(ENEA, nota del 7 agosto 2017)

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4) Quote di ingresso per tirocini formativi e corsi di formazione per 2017/2019

Il Ministero del Lavoro, con il Ministero dell’Interno ed il Ministero degli Affari Esteri e delle Cooperazione Internazionale, sono i promotori del Decreto 24 luglio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 211 del 9 settembre 2017, relativo alla determinazione del contingente triennale 2017/2019 per l’ingresso nel territorio nazionale di cittadini stranieri per la partecipazione a corsi di formazione professionali e tirocini formativi.

I limiti di accesso sono i seguenti:

- 7.500 unità per la frequenza di corsi di formazione professionale finalizzati al riconoscimento di una qualifica o alla certificazione delle competenze acquisite, di durata non superiore a 24 mesi, organizzati da enti di formazione accreditati dalle Regioni;

- 7.500 unità per lo svolgimento di tirocini formativi e di orientamento finalizzati al completamento di un percorso di formazione professionale iniziato nel paese di origine e promossi dai soggetti promotori individuati dalle discipline regionali.

(Decreto 24 luglio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 211 del 9 settembre 2017)

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5) In arrivo ulteriori agevolazioni per imprese sociali, cooperative sociali e Onlus

Lo comunica Tuttocamere.it (il portale delle camere di commercio) con una recente nota.

Alle imprese sociali, alle cooperative sociali o aventi qualifica di ONLUS possono essere concessi, a fronte di programmi d'investimento coerenti con le rispettive finalità istituzionali, finanziamenti agevolati, associati obbligatoriamente a finanziamenti bancari ordinari, e, in alcuni casi, contributi non rimborsabili. Le domande potranno essere presentate, previo ottenimento da una delle banche finanziatrici convenzionate della delibera di finanziamento, a partire dal 7 novembre prossimo.

Con il decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese 26 luglio 2017 sono stati, infatti, individuati i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione e fornite, tra l'altro, indicazioni utili per la migliore attuazione della misura a sostegno dell'economia sociale.

In data 28 luglio 2017 è stata inoltre sottoscritta la Convenzione fra il Ministero, l'ABI e CDP che, oltre a specificare aspetti puntuali della disciplina del finanziamento bancario e del connesso finanziamento agevolato, detta le regole affinché possano aderire alla stessa Convenzione le banche che intendono assumere il ruolo di "banche finanziatrici", fra le quali le imprese sceglieranno la banca cui in primis dovranno rivolgersi per ottenere, previa valutazione del merito di credito, la delibera di finanziamento con l'evidenziazione dei positivi impatti socio ambientali del programma, da allegare alla domanda di agevolazione.

Con i due atti posti in essere il 26 e il 28 luglio 2017 si è chiuso il complesso iter dettato dalla legge per l'utilizzazione delle risorse del FRI e, grazie alla messa a punto delle disposizioni di dettaglio e degli schemi di domanda con i relativi allegati, contenuti nel decreto direttoriale del 26 luglio 2017, le imprese potranno proporre le istanze di agevolazione al Ministero dello Sviluppo Economico, che si avvarrà del supporto dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.a. (INVITALIA) per gli adempimenti tecnici e amministrativi relativi alla gestione della misura.

Con la procedura a sportello adottata dalla misura, le domande potranno essere trasmesse al Ministero a partire dal 7 novembre 2017, data che si è ritenuta congrua per consentire alle banche di aderire alla Convenzione e alle imprese di mettere a punto i propri programmi e di ottenere le valutazioni della banca finanziatrice da allegare alla domanda di agevolazione.

Infine, Tuttocamere.it ricorda che, per promuovere la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale, con decreto ministeriale 3 luglio 2015 è stato istituito un regime di aiuto volto a sostenere la nascita e la crescita delle imprese operanti, in tutto il territorio nazionale, per il perseguimento delle finalità di utilità sociale e degli interessi generali.

-I soggetti beneficiari delle agevolazioni sono le seguenti tipologie di imprese:

imprese sociali costituite in forma di società, di cui al decreto legislativo n. 155/2006 e successive modifiche,

-cooperative sociali e relativi consorzi, di cui alla legge n. 381/1991,

-società cooperative aventi qualifica di ONLUS ai sensi del decreto legislativo n. 460/1997.

(Nota di Tuttocamere.it)

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6) Cinque per mille 2017: pubblicato l’aggiornamento dell'elenco iscritti tardivi

Si tratta degli elenchi dei soggetti che hanno chiesto di accedere al beneficio del 5 per mille dopo i termini per l’iscrizione telematica.

Gli elenchi dei soggetti che si iscrivono tardivamente vengono, infatti, aggiornati periodicamente.

Elenco delle associazioni sportive dilettantistiche – aggiornati al 12 settembre 2017

Elenco degli enti del volontariato – aggiornati al 12 settembre 2017

Elenco degli Enti della ricerca scientifica e dell'università – aggiornati al 12 settembre 2017.

I soggetti che non hanno effettuato l’iscrizione per il 2017 entro l’8 maggio 2017, sempreché non siano presenti nell’elenco permanente degli iscritti, possono, infatti, ancora trasmettere la domanda telematica entro il 2 ottobre 2017 ai sensi dell' articolo 2, comma 2, del Dl 16/2012. Entro la stessa data, inoltre, devono inviare anche la dichiarazione sostitutiva nel caso in cui non fosse già stata trasmessa (Onlus e volontariato alle Direzioni Regionali; associazioni sportive dilettantistiche agli uffici territoriali del Coni ed enti della ricerca scientifica al Miur) e versare una sanzione di importo pari a 250 euro tramite il modello F24 con codice tributo 8115.

(Agenzia delle entrate, nota del 12 settembre 2017)

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7) Modello F24: istituite due nuove causali contributo per enti bilaterali

Le due nuove causali contributo per altrettanti enti bilaterali vanno riportate nell'apposito campo dei modelli di pagamento unificato e permettono di indirizzare le somme versate direttamente agli enti e alle casse che le attendono

Destinazione Inps a mezzo F24 e immediato trasferimento nelle casse di due diversi enti bilaterali. Elav ed Ebcd, le nuove causali contributo istituite dall’Agenzia delle entrate, rispettivamente con le risoluzioni 116/E e 117/E del 12 settembre 2017, identificheranno, la prima, l'ente bilaterale dei lavoratori (E.Lav), la seconda, quello nazionale confederale (E.Bi.N.Conf.). Saranno i datori di lavoro a indicarle nel modello di pagamento unificato, per dirottare i contributi di finanziamento nella giusta direzione.

L'istituzione delle due nuove causali va inquadrata nell'ambito della convenzione 18 giugno 2008 stipulata tra Agenzia delle entrate e Inps per regolare la riscossione, mediante F24, dei contributi spettanti all'Istituto di previdenza e di quelli previsti dalla legge 311/1973 che ha ratificato l'estensione del servizio di riscossione dei contributi associativi tramite gli enti previdenziali.

Nell'F24 vanno indicate nella sezione "Inps", nel campo "causale contributo" in corrispondenza degli "importi a debito versati". All'interno della stessa sezione, negli appositi campi, vanno riportati, inoltre, il codice della sede Inps competente, la matricola Inps dell'azienda o della filiale.

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8) Dichiarazione di successione online: il nuovo modello si usa dal 12 settembre 2017

Dal 12 settembre 2017 sul sito internet dell'Agenzia delle entrate è disponibile anche l'aggiornamento (versione 1.2.0) dei prodotti di compilazione e controllo del software per l'invio telematico

L'Agenzia delle entrate, con il provvedimento 27 dicembre 2016, ha approvato il nuovo modello di dichiarazione di successione online (Modello di dichiarazione di successione e domanda di volture catastali), grazie al quale è possibile compilare e trasmettere telematicamente la dichiarazione attraverso un percorso guidato, assolvere gli obblighi tributari, calcolare le imposte ipotecarie, catastali e i tributi speciali da versare in autoliquidazione mediante addebito diretto sul proprio conto corrente (o su quello dell'intermediario), nonché richiedere le volture catastali degli immobili (che sono eseguite automaticamente sulla base di quanto dichiarato), senza dover compiere ulteriori adempimenti.

Per consentire la gestione di particolari fattispecie, alcune delle quali entrate in vigore dopo il 27 dicembre 2016, con il provvedimento 15 giugno 2017 è stata approvata la nuova versione del modello, in sostituzione di quella adottata in precedenza. Il nuovo modello aggiornato di dichiarazione di successione online può essere utilizzato a partire dal 12 settembre 2017.

Sempre dal 12 settembre 2017, sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it è disponibile la versione 1.2.0 dei prodotti di compilazione e controllo del software relativo alle successioni telematiche.

Viene ricordato che, fino al 31 dicembre 2017, in alternativa all'utilizzo del modello SuccessioniOnLine, è ancora possibile scegliere di presentare la dichiarazione di successione presso il competente ufficio dell'Agenzia delle entrate, utilizzando la vecchia modulistica cartacea (modello 4, approvato con il decreto ministeriale 10 gennaio 1992).

Inoltre, per le successioni apertesi prima del 3 ottobre 2006, nonché per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una dichiarazione presentata con le vecchie modalità, deve essere in ogni caso utilizzato il modello 4, da presentare in forma cartacea.

(Agenzia delle entrate, nota del 12 settembre 2017)

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9) Spesometro in scadenza il 28 settembre 2017: niente invio dei dati fatture del Sistema Tessera Sanitaria

Comunicazione delle fatture: tra i dati che è possibile escludere vengono confermati quelli oggetto di trasmissione al STS, come già anticipato nel corso dei numeri pubblicati sul Diario quotidiano fiscale del Commercialista Telematico.

L’Agenzia delle Entrate, con il comunicato del 12 settembre 2017, chiarisce che è possibile escludere dalla comunicazione delle fatture, quelle relative al Sistema Tessera Sanitaria e, con riferimento ai curatori fallimentari ed ai commissari liquidatori, quelle emesse e ricevute/registrate prima della data di dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa

Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute

Chiarimenti operativi per il Sistema Tessera Sanitaria e le procedure concorsuali.

Nella comunicazione dei dati delle fatture in scadenza il prossimo 28 settembre è possibile non inserire i dati delle fatture che sono oggetto di trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria (articolo 3 comma 3 del D.lgs. n. 175/2014).

L’Agenzia delle Entrate, comunque, accoglierà ed eviterà duplicazione delle informazioni anche se le comunicazioni dovessero ricomprendere i dati trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria.

L’Agenzia delle Entrate specifica inoltre che i curatori fallimentari e i commissari liquidatori sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei dati delle fatture della società/impresa fallita o in liquidazione coatta amministrativa rispettando i termini normativamente previsti per l’adempimento, ma con riferimento alle fatture da loro emesse e ricevute/registrate dalla data di dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa.

Resta ferma la possibilità per gli stessi curatori e commissari di inviare anche i dati delle fatture emesse e ricevute/registrate anteriormente alla dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa, di cui sono entrati in possesso ai fini dell’assolvimento del propri incarichi.

(Agenzia delle entrate, comunicato del 12 settembre 2017)

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10) Sanzioni: doppio binario sui procedimenti amministrativi e penali sotto la lente della Corte Ue

Il legislatore, nell’ambito della propria nazione, può imporre per gli stessi fatti illeciti un doppio binario di procedimenti paralleli (amministrativi e penali), più o meno vicini nel tempo. Ma non è possibile che la legge nazionale possa introdurre delle limitazioni al principio del ne bis in idem, nemmeno per tutelare gli interessi finanziari dell’Unione ed evitare che le frodi gravi restino impunite.

A precisarlo è stato l’avvocato generale della Corte di giustizia Ue nelle conclusioni depositate il 12 settembre 2017 relative a quattro procedimenti che riguardano l’Italia, tra cui anche quello che riguarda l’immobiliarista Stefano Ricucci (causa C-537/16).

Le ricadute potrebbero essere importanti anche sul fronte fiscale (omessi versamento Iva). Tra i procedimenti esaminati (causa C-524/15) c’è, infatti, anche sull’omesso versamento Iva. L’imputato era stato già chiamato a pagare, per gli stessi fatti, una sanzione pecuniaria. Di qui il dubbio, sottoposto alla Corte di giustizia dell’Unione europea in via pregiudiziale, che tale sistema di doppia sanzione (amministrativa e penale) contrasti con il principio del ne bis in idem, secondo cui non si può essere processati due volte per lo stesso fatto.

In caso di doppio binario, le sanzioni tributarie, formalmente amministrative, si possono sommare alla sanzione penale solo se non hanno una sostanziale natura penale. È compito dei giudici nazionali accertare se le sanzioni tributarie imposte dall’amministrazione finanziaria italiana siano in realtà di natura penale. In tal caso, il principio del ne bis in idem risulterebbe violato.

Riguardo al caso Ricucci, L’Avvocato generale ha poi rilevato che il principio del ne bis in idem forma parte integrante del diritto primario dell’Unione e, in quanto tale, prevale sulle direttive, sui regolamenti (diritto derivato dell’Unione) nonché sulle norme interne degli Stati membri.

Per cui, in caso di conflitto tra il proprio diritto interno e i diritti garantiti dalla Carta, il giudice nazionale dovrà direttamente disapplicare, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale, anche posteriore, senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione in via legislativa o mediante una sentenza della Corte costituzionale. In caso di norme incompatibili con il diritto di ogni persona al ne bis in idem, quindi, il giudice nazionale o le autorità amministrative competenti dovrebbero, secondo l’Avvocato generale, archiviare i procedimenti pendenti, senza conseguenze negative per l’interessato che sia già stato perseguito o sanzionato in un altro procedimento penale o amministrativo avente natura penale.

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Interessi sui titoli bancari esteri, ma tasse nazionali

Al centro della controversia, su cui è stata chiamata a pronunciarsi la Corte di giustizia, nella sentenza 12 settembre 2017 (causa C-648/2015), una questione riguardante l’imposizione fiscale dei redditi relativi a certificati di godimento.

La Corte di giustizia, dopo essersi dichiarata competente a conoscere della controversia, osserva che detti titoli possono essere intesi come obbligazioni di tipo particolare. Dalle loro condizioni di emissione si evince, infatti, che questi erano remunerati tramite interessi a tasso fisso applicati al loro valore nominale. Tuttavia, la loro peculiarità risiedeva, in sostanza, nel fatto che il versamento degli interessi veniva ridotto, o anche sospeso, se a causa di tale versamento la società emittente chiudesse l’esercizio contabile in perdita, per poi essere oggetto di una regolarizzazione degli arretrati qualora essa tornasse a generare profitti, purché tale regolarizzazione non comportasse perdite.

Configurazione della “partecipazione agli utili”

Secondo la Corte, è essenziale esaminare se la modalità di remunerazione di tali titoli corrisponda a una “partecipazione agli utili” ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2, della convenzione austro-tedesca, nozione non definita in quest’ultima. Infatti, la Repubblica federale di Germania si basa sull’interpretazione adottata dal suo diritto interno, secondo cui la remunerazione dei titoli controversi comporterebbe partecipazione agli utili.

Tuttavia, a giudizio dei togati comunitari, è opportuno interpretare la nozione di “crediti con partecipazione agli utili” di cui alla convenzione austro-tedesca secondo i metodi propri del diritto internazionale.

Ebbene, detta espressione fa riferimento a prodotti finanziari la cui remunerazione varia, almeno parzialmente, in funzione dell’importo degli utili annui generati dal debitore.

Questa interpretazione è confermata da un’analisi contestuale e finalistica delle clausole in cui figura la nozione di “crediti con partecipazione agli utili”.

Per conseguenza, tenuto conto dell’impianto sistematico e dello scopo della convenzione austro-tedesca, che consiste nell’evitare, per quanto possibile, la doppia imposizione giuridica nelle situazioni transfrontaliere tra i due Stati contraenti, il criterio che consente di derogare alla pattuita ripartizione delle competenze fiscali, ossia l’esistenza di una partecipazione agli utili, deve essere oggetto di un’interpretazione restrittiva.

Conclusioni della Corte di giustizia

La nozione di “crediti con partecipazione agli utili”, utilizzata all’articolo 11, paragrafo 2, della convenzione austro-tedesca per la prevenzione della doppia imposizione in materia di imposta sul reddito e sul patrimonio, del 24 agosto 2000, va dunque interpretata nel senso che non include titoli come quelli controversi qui esaminati.

Vincenzo D’Andò