Diario quotidiano del 7 settembre 2017 – Irregolarità sulle dichiarazioni del 2013: chiarimenti entro il 16 ottobre

Pubblicato il 7 settembre 2017



1) Il promotore d’affari non é soggetto ad Irap
2) Irregolarità sulle dichiarazioni del 2013: entro il prossimo 16 ottobre gli intermediari devono fornire chiarimenti
3) Basta produrre l’estratto di ruolo per essere ammessi al passivo fallimentare
4) La Cassazione torna sulla validità del l’accertamento fiscale “a tavolino”
5) Co.co.co: compenso minimo senza dei parametri di riferimento
6) Enti del terzo settore: l’ente diviene commerciale nel periodo d’imposta stesso
7) Reati tributari, omesso versamento del tributo: richiesto il dolo generico
8) La prova della donazione simulata può essere fornita da una semplice dichiarazione firmata
9) Indice dei prezzi al consumo per le famiglie relativo al mese di luglio 2017 è pari all'1%
10) Accertati i cambi delle valute estere di luglio 2017
diario-quotidiano-articoli-81) Il promotore d’affari non é soggetto ad Irap 2) Irregolarità sulle dichiarazioni del 2013: entro il prossimo 16 ottobre gli intermediari devono fornire chiarimenti 3) Basta produrre l’estratto di ruolo per essere ammessi al passivo fallimentare 4) La Cassazione torna sulla validità del l’accertamento fiscale “a tavolino” 5) Co.co.co: compenso minimo senza dei parametri di riferimento 6) Enti del terzo settore: l’ente diviene commerciale nel periodo d’imposta stesso 7) Reati tributari, omesso versamento del tributo: richiesto il dolo generico 8) La prova della donazione simulata può essere fornita da una semplice dichiarazione firmata 9) Indice dei prezzi al consumo per le famiglie relativo al mese di luglio 2017 10) Accertati i cambi delle valute estere di luglio 2017 ****

1) Il promotore d’affari non é soggetto ad Irap

Il promotore d’affari non é soggetto ad Irap anche se ha conseguito un rilevante volume affari ed ingenti spese, oltre ai costi per la segreteria.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20797 del 5 settembre 2017.

Dunque, a parere della Suprema Corte, non deve pagare il balzello regionale il promotore finanziario, nonostante abbia prodotto una elevato fatturato ed abbia speso 30 mila euro all’anno per il personale dipendente, in particolare per la segretaria.

Nel caso di specie, il promotore finanziario aveva conseguito tra il 2007 e il 2011 un enorme fatturato e aveva speso oltre 30 mila euro di personale assunto. Per questo il fisco gli aveva negato il rimborso del tributo. La decisione erariale era poi stata giustificata sia dalla Ctp sia dalla Ctr. In particolare ad avviso dei giudici di merito difficilmente il contribuente da solo avrebbe potuto produrre quei ricavi. Di parere opposto si è dimostrata la Suprema corte la quale, difatti, ha affermato che le spese di personale erano riferibili alla sola segretaria, le quali spese da sole non determinano la presenza dell’autonoma organizzazione, requisito fondamentale e unico ai fini dell’Irap. Per questi motivi, la Cassazione ha accolto nel merito il ricorso del contribuente annullando le pretese dell’Amministrazione finanziaria.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 20797 del 5 settembre 2017)

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2) Irregolarità sulle dichiarazioni del 2013: entro il prossimo 16 ottobre gli intermediari devono fornire chiarimenti

Come è noto (comunicato Ade del 12 luglio 2017), dallo scorso 24 luglio, l’Agenzia delle Entrate, attraverso il canale telematico Entratel, procede a segnalare agli intermediari le irregolarità nell’attività di trasmissione delle dichiarazioni fiscali risultanti dall’incrocio dei dati presenti nel Sistema informativo dell’Anagrafe tributaria con riferimento all’anno 2013″.

Gli intermediari utilizzano l’applicativo “In.Te.S.A.”, accessibile all’interno del portale Entratel, per fornire elementi e/o chiarimenti in relazione ai casi segnalati, nonché allegare eventuale documentazione a supporto. Attraverso lo stesso canale, la Direzione Centrale Audit comunicherà agli interessati l’esito dell’istruttoria in relazione ai casi segnalati. Qualora non vengano forniti elementi utili alla verifica della regolarità dell’attività di trasmissione telematica, l’Agenzia procederà alla contestazione delle irregolarità e all’irrogazione della sanzione prevista dall’art. 7-bis del D.lgs. 241/97 da parte della Direzione Regionale competente (sanzione da 516,00 euro a 5.164,00 euro).

Sono interessati gli intermediari incaricati che hanno provveduto alla presentazione delle dichiarazioni fiscali.

Difatti, sono obbligati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni gli intermediari appartenenti alle seguenti categorie (articolo 3, comma 3, D.P.R. 322/1998):

-gli iscritti negli albi dei commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali e dei consulenti del lavoro;

-gli iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli dei periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioneria;

-gli iscritti negli albi degli avvocati;

-gli iscritti nel registro dei revisori contabili (D.Lgs. 88/1992);

-le associazioni sindacali di categoria tra imprenditori (articolo 32, comma 1, del D.Lgs. 241/1997);

-le associazioni che raggruppano prevalentemente soggetti di minoranze etnico-linguistiche;

-i Caf – dipendenti;

-i Caf – imprese;

-i notai iscritti nel ruolo indicato nell’articolo 24 della L. 89/1913;

-i soggetti che esercitano abitualmente l’attività di consulenza fiscale;

-gli iscritti negli albi dei dottori agronomi e dei dottori forestali, degli agrotecnici e dei periti agrari.

Tali intermediari sono tenuti all’invio telematico, sia delle dichiarazioni da loro predisposte per conto dei clienti, sia delle dichiarazioni predisposte direttamente dal contribuente per le quali hanno assunto il solo impegno alla presentazione in via telematica.

Pertanto, gli intermediari devono verificare la eventuale presenza di tali segnalazioni sul portale Entratel.

In materia tale di potere rispettare la scadenza poiché entro il 16 ottobre 2017 gli intermediari abilitati sono tenuti a fornire risposte all’Agenzia delle Entrate in merito alle irregolarità nell’attività di presentazione telematica delle dichiarazioni fiscali (redditi, Iva, Irap e 770) relative l’anno di imposta 2013.

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3) Basta produrre l’estratto di ruolo per essere ammessi al passivo fallimentare

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20784 del 5 settembre 2017, ha ricordato l’ammissione al passivo fallimentare avviene anche sulla base dell’estratto di ruolo. La Corte ha colto anche l’occasione per meglio illustrare la disciplina a cominciare dalla distinzione tra ruolo ed estratto di ruolo.

Dunque, viene ribadito che per l’ammissione al passivo fallimentare dei crediti insinuati dal concessionario della riscossione è sufficiente la produzione del solo estratto di ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 20784 del 5 settembre 2017)

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4) La Cassazione torna sulla validità dell’accertamento fiscale “a tavolino”

E’ valido l’accertamento fiscale “a tavolino” emesso dall’Agenzia Entrate senza il confronto preventivo con il contribuente se non si tratta di tributi armonizzati.

Secondo la Cassazione, a sezioni unite (Cass. S.U. sent. n. 24823/2015), non esiste un obbligo generale di contraddittorio preventivo.

Nell’ipotesi di accertamento a tavolino (fatto cioè senza confronto preventivo e senza ispezioni), il confronto preliminare con il contribuente e la concessione a questi di un termine per presentare documentazione o per essere ascoltato di persona al fine di chiarire la posizione esiste solo nei seguenti casi:

-per i tributi armonizzati come l’Iva (e ciò solo a condizione che il contribuente enunci in concreto le ragioni che avrebbe inteso far valere al fine di valutare la natura non meramente pretestuosa dell’opposizione).

-per gli accertamenti derivanti da una verifica effettuata presso la sede del contribuente;

-per gli accertamenti con redditometro o studi di settore.

Al via, quindi, all’accertamento a tavolino senza il contraddittorio preventivo, qualora non si tratti di tributi armonizzati. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 20799 del 5 settembre 2017, con la quale ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate che aveva notificato ad un contribuente un avviso di accertamento a fini IRPEF ed IRAP.

Contribuente che poi aveva impugnato davanti al giudice tributario il provvedimento del Fisco, lamentando anche l’assenza del contraddittorio preventivo: in entrambi i passaggi (primo e secondo grado) i giudici avevano accolto le ragioni del contribuente; non così invece la Suprema Corte, che ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso presentato dall’Amministrazione finanziaria.

Come affermato dalla Cassazione: “nel caso di specie, è incontestato che si sia trattato di accertamento a tavolino relativamente ad IRPEF ed IRAP, per cui deve escludersi, in assenza di precisa disposizione, che la mancanza di previo contraddittorio finalizzato all’emissione dell’atto impositivo sia sanzionata a pena di nullità dell’atto”.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 20799 del 5 settembre 2017)

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5) Co.co.co: compenso minimo senza dei parametri di riferimento

Una nota dei Consulenti del lavoro evidenzia pei co.co.co l’inesistenza di un compenso minimo.

Difatti, il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con la nota del 6 settembre 2017, sottolinea che, in atto, non esiste una norma che fissi dei parametri di riferimento per determinare il compenso per le collaborazione coordinate e continuative ( co.co.co).

Con l'abrogazione del contatto a progetto disposto del Jobs Act, rileva il CNCL, sono nulle tutte quelle garanzie, introdotte dalla Legge Biagi e dalle disposizioni della legge Fornero, che in passato fissavano i parametri da utilizzare per un giusto compenso delle prestazioni svolte.

Dunque, affermano i consulenti, non esiste una norma espressa che imponga un compenso minimo per i collaboratori coordinati e continuativi ed il corrispettivo della prestazione è liberamente determinabile dalle parti.

Tuttavia, un limite potrebbe essere ravvisato nelle nuove disposizioni introdotte con il Jobs Act degli autonomi. L'articolo 3 del testo normativo prevede l'applicazione ai rapporti contrattuali di lavoro autonomo non imprenditoriale (comprese le collaborazioni coordinate e continuative) delle disposizioni in materia di abuso di dipendenza economica.

Tale normativa è applicabile nei rapporti tra imprese e tutela il contraente che si trovi a subire una situazione di dipendenza economica.

La norma vieta l’abuso dello stato di dipendenza economica (che può consistere anche nella imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose) e sanziona di nullità il patto attraverso il quale l’abuso si realizza. Tra le condizioni contrattuali ingiustamente gravose figura il compenso non adeguato.

Rimossa la clausola nulla, si realizzerebbe quindi una situazione analoga a quella di assenza di un corrispettivo pattuito, prevista dall’articolo 2225 del codice civile. In questo caso, il corrispettivo, se non può essere determinato secondo le tariffe professionali o gli usi, è stabilito dal giudice in relazione al risultato ottenuto e al lavoro normalmente necessario per ottenerlo.

Per questa via - non del tutto agevole -, conclude la nota, si arriverebbe ad ipotizzare una rideterminazione giudiziale del compenso.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 6 settembre 2017)

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6) Enti del terzo settore: l’ente diviene commerciale nel periodo d’imposta stesso

Il mutamento della qualifica opera a partire dal periodo d’imposta in cui l’ente assume natura commerciale.

Lo prevede, espressamente, l’art. 79 del codice del terzo settore (Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 117, in Gazzetta Ufficiale n. 179 del 2 agosto 2017).

Si tratta della parte generale (regime fiscale degli enti del terzo settore) che contiene disposizioni in materia di imposte sui redditi.

La disposizione fa ricordare l’art. 149 del TUIR che, significativamente, è dalla riforma disapplicato con riferimento agli Ets. La norma persegue la finalità della certezza applicativa e di valorizzare i diversi modelli gestionali adottati dall’ente, anche considerando il valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività svolte con modalità non commerciali

Non concorrono a formare il reddito delle associazioni del Terzo settore le somme versate dagli associati a titolo di quote o contributi associativi. Si considerano, tuttavia, attività di natura commerciale le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli associati, familiari o conviventi degli stessi verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto.

Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi a seconda che le relative operazioni abbiano carattere di abitualità o di occasionalità.

L’articolo 79 citato prevede che le attività d’interesse generale non assumono carattere commerciale quando siano svolte a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi, tenuto anche conto degli apporti economici degli enti di cui sopra e salvo eventuali importi di partecipazione alla spesa previsti dall’ordinamento.

In questo modo, il legislatore delinea l’elemento dell’economicità dell’attività economica svolta dagli enti del Terzo Settore e che si applica anche qualora le attività siano accreditate o contrattualizzate o convenzionate con le amministrazioni pubbliche.

Inoltre, la non commercialità viene ulteriormente declinata in rapporto alle attività di ricerca scientifica di particolare interesse sociale.

Il fisco, ai sensi dell’art. 94, si può avvalere dei poteri istruttori in materia di accertamento nelle imposte sui redditi e D.p.r. 600/73 e artt. 51 e 52 del D.p.r. 633/72). Le verifiche possono riguardare, in senso lato, il possesso dei requisiti richiesti dal Codice per ottenere la qualifica di Ets e non solo quelli specifici per le singole disposizioni fiscale.

L’attività di controllo può sfociare nell’emanazione di un atto di accertamento che disconosca la spettanza del regime fiscale agevolato per l’ente del Terzo Settore, con l’obbligo di instaurare il contradditorio.

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7) Reati tributari, omesso versamento del tributo: richiesto il dolo generico

In tema di reati tributari nel reato di cui all'art. 10-ter D.Lgs. n. 74 del 2000, è richiesto il dolo generico, integrato dalla condotta omissiva posta in essere nella consapevolezza della sua illiceità, a nulla rilevando i motivi della scelta dell'agente di non versare il tributo. Diversamente l'inadempimento tributario penalmente rilevante può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all'imprenditore il quale non abbia potuto porvi tempestivamente rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico.

Nel caso di specie la sentenza impugnata, ha evidenziato la mancanza di elementi positivi di giudizio e la circostanza, già sottolineata dal primo giudice che la situazione di crisi per avere carattere esimente non solo non deve essere imputabile all'imprenditore ma nemmeno da esso affrontabile con tutte le misure in concreto disponibili. Nella specie era avvenuto che il ricorrente non avesse, malgrado la situazione assai critica, ridotto i costi nella misura adeguata, optando per saldare altri oneri quali le retribuzioni ai dipendenti, e il debito per l'imposta sul valore aggiunto (osserva la sentenza impugnata che le carenze finanziarie sorgono nel 2008 e permangono strutturalmente, atteso che le risorse disponibili, anche dopo la rateizzazione tributaria ottenuta dopo la comunicazione delle irregolarità nel 2012, sono state impiegate per i suddetti fini diversi, sia pure connessi all'esercizio dell'impresa).

Con logica motivazione, dunque, la Corte di Appello ha respinto le doglianze sollevate da parte ricorrente, ravvisando nei fatti gli elementi dei reati contestati, sorretti, come è noto, dal dolo generico, inteso come coscienza e volontà di non versare all'Erario le ritenute effettuate o i tributi dovuti per l'anno di imposta di riferimento anche solo accettando il rischio di non poter adempiere insito nell'utilizzo della disponibilità economica per altri fini (cfr. Cass. Pen., Sez. 3, Sent. 27.11.2013, n.3124).

(Corte di Cassazione Sentenza n. 36655 del 24/07/2017)

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8) La prova della donazione simulata può essere fornita da una semplice dichiarazione firmata

La prova della donazione simulata può essere fornita da una semplice controdichiarazione sottoscritta dalle stesse parti.

Nell’ambito della donazione con accordo simulatorio viene esclusa la prova delle controdichiarazioni per mezzo di atto pubblico.

Per gli atti assoggettati al requisito di forma dell'atto pubblico - sotto pena di nullità - le controdichiarazioni - in un accordo simulatorio - per raggiungere gli effetti che sono loro propri non richiedono la forma dell'atto pubblico, poichè hanno un'obbiettività giuridica diversa dalle mutazioni dei patti, giacchè mentre questi ultimi implicano un nuovo accordo - modificativo del precedente, realmente voluto e concluso - ed esigono pertanto, ad substantiam, l'atto pubblico al pari dell'atto modificato, le controdichiarazioni rappresentano invece il documento atto a constatare e a dare la prova della simulazione di un patto, e sono, quindi, destinate a rimanere segrete tra le parti. Pertanto, la prova della parziale simulazione soggettiva di una donazione non richiede anch'essa l'atto pubblico, ma può essere fornita mediante una semplice controdichiarazione sottoscritta dalle stesse parti o da quella contro cui questa è prodotta.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 18204 del 24/07/2017 )

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9) Indice dei prezzi al consumo per le famiglie relativo al mese di luglio 2017

L’indice di luglio 2017 é dell'1%.

Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati senza tabacchi, relativi al mese di luglio 2017, viene pubblicato ai sensi dell'art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell'art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).

Gli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, senza tabacchi, relativi ai singoli mesi del 2016 e 2017 e le loro variazioni rispetto agli indici relativi al corrispondente mese dell'anno precedente risulta del 1%.

(Comunicato Istat del 30/8/2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 202 del 30 agosto 2017)

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10) Accertati i cambi delle valute estere di luglio 2017

E’ stato pubblicato il 6 settembre 2017 sul sito dell’Agenzia delle entrate il provvedimento 15136 dei cambi di luglio 2017.

La pubblicazione del suddetto provvedimento sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate tiene luogo della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell’art. 1, comma 361, della Legge 24 dicembre 2007, n. 244

Agli effetti delle norme dei Titoli I e II del TUIR, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344 che vi fanno riferimento, le medie dei cambi delle valute estere calcolati a titolo indicativo dalla Banca d’Italia sulla base di quotazioni di mercato e, per le sole valute evidenziate con l’asterisco rilevati contro Euro nell’ambito del SEBC, sono accertate per il mese di Luglio 2017.

Vincenzo D’Andò