Gli ultimi chiarimenti sulla rottamazione delle liti pendenti – Diario quotidiano del 29 settembre 2017

Pubblicato il 29 settembre 2017



1) Definizione agevolata liti pendenti entro il 2 ottobre 2017 ad ampio raggio
2) Reati societari: cessione Srl per la successiva messa in liquidazione
3) Zona Franca Sisma Centro Italia: chiarimenti dal Mise
4) Emergenza rifiuti: dalla Cassazione sì alla riduzione del 40% della Tarsu
5) Trasferimento dell’azienda dalla Sas all’impresa individuale: spetta al socio rimasto il credito d’imposta esposto dalla società
6) Omesso versamento ritenute: criterio della competenza contributiva per valutare la rilevanza penale
7) Cndcec: spesometro da sospendere
8) Codice antimafia: modifiche che possono interessare i Commercialisti
9) Cndcec: Ordini territoriali sollecitati ad aderire al sistema pagoPa
10) Esportazione di prodotti dual use
1) Rottamazione delle liti pendenti entro il 2 ottobre 2017 ad ampio raggio 2) Reati societari: cessione Srl per la successiva messa in liquidazione 3) Zona Franca Sisma Centro Italia: chiarimenti dal Mise 4) Emergenza rifiuti: dalla Cassazione sì alla riduzione del 40% della Tarsu 5) Trasferimento dell’azienda dalla Sas all’impresa individuale: spetta al socio rimasto il credito d’imposta esposto dalla società 6) Omesso versamento ritenute: criterio della competenza contributiva per valutare la rilevanza penale 7) Cndcec: spesometro da sospendere 8) Codice antimafia: modifiche che possono interessare i Commercialisti 9) Cndcec: Ordini territoriali sollecitati ad aderire al sistema pagoPa 10) Esportazione di prodotti dual use ***

1) Definizione agevolata liti pendenti entro il 2 ottobre 2017 ad ampio raggio (approfondisci nell'apposita sezione: "rottamazione liti tributarie")

Sono definibili anche gli atti in pendenza del termine di impugnazione della sentenza in Cassazione.

Quindi, quegli atti passati in giudicato in primo e secondo grado, ma il cui ricorso è ancora suscettibile di ricorso presso il giudice di legittimità.

Infatti, come precisa la stessa guida on line dell’Agenzia delle entrate, entro il 2 ottobre 2017, pagando un importo agevolato, si possono definire le controversie tributarie - in cui il ricorso in primo grado sia stato notificato dal contribuente entro il 24 aprile 2017 ed è parte l’Agenzia delle Entrate - pendenti in ogni stato e grado di giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, oppure in pendenza del termine di impugnazione della sentenza o per la riassunzione della controversia. Sono definibili anche le controversie inerenti gli avvisi di liquidazione e i ruoli. Restano, invece, escluse le liti relative al rifiuto alla restituzione di tributi, quelle di valore indeterminabile, come, ad esempio, per il classamento degli immobili e, più in generale, quelle per le quali manchino importi da versare da parte del contribuente.

Per la definizione occorre pagare gli importi spettanti all’Agenzia richiesti con l’atto impugnato e ancora in contestazione, con esclusione delle sanzioni collegate ai tributi contestati e degli interessi di mora. Se la lite riguarda esclusivamente sanzioni non collegate ai tributi o interessi di mora, la definizione comporta l’abbattimento al 40% degli importi in contestazione. Sono naturalmente da sottrarre gli importi già versati in pendenza di giudizio e, chi ha già presentato entro il 21 aprile scorso la domanda di definizione agevolata dei carichi affidati prevista dall’art. 6 del DL 193/2016, scomputa anche gli importi dovuti per detta “rottamazione” dei ruoli, dovendo usufruire unitamente delle due agevolazioni.

I contribuenti interessati per chiudere le liti in modo agevolato devono entro il 2 ottobre 2017:

  • versare gli importi dovuti o la prima rata
  • presentare la relativa domanda di definizione della controversia mediante trasmissione telematica. Ciò può avvenire tramite un intermediario abilitato o recandosi presso un qualsiasi Ufficio territoriale dell’Agenzia, ovvero in maniera diretta per i contribuenti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia.

La definizione consente di pagare in un’unica soluzione, oppure, se l’importo netto dovuto è superiore a 2.000 euro, in due o tre rate, con la possibilità di avvalersi dell’istituto della compensazione.

In caso di pagamento dilazionato, la prima rata deve essere di importo pari al 40% del totale delle somme dovute, la seconda, pari all'ulteriore 40% è fissata al 30 novembre; la terza e ultima rata, pari al residuo 20% va versata entro il 2 luglio 2018.

Nella circolare n. 23 del 25 settembre 2017 sono stati forniti ulteriori chiarimenti, quali: come compilare in modo corretto il modello di pagamento F24, sulle ipotesi per le quali la definizione agevolata non è applicabile, sulla legittimazione a presentare la domanda di definizione in caso di fallimento e sul rapporto tra la definizione agevolata delle liti e la precedente definizione dei carichi iscritti a ruolo in pendenza di giudizio.

Gli enti territoriali

Il 31 agosto 2017 è il termine ultimo entro cui hanno la facoltà di deliberare la definizione delle liti pendenti gli “enti territoriali”. Dunque non solo Regioni, Province, Comuni, ma anche gli altri come le Camere di commercio. La decisione va adottata con le forme previste per l’adozione dei propri atti.

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2) Reati societari: cessione Srl per la successiva messa in liquidazione

Reati penali: cessione Srl per la successiva messa in liquidazione al fine di sottrarsi al pagamento dei debiti erariali.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44451 del 27 settembre 2017, ha disposto, per i soci della S.r.l., il sequestro preventivo delle quote per la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Si trattava di contribuenti, indagati per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte poiché, per sottrarsi ai debiti con l’Erario, avevano commesso degli atti simulati. In possesso di una società soffocata dai debiti, avevano fatto nascere una nuova S.r.l, al fine di aggirare il pagamento dei debiti con il Fisco.

La III Sezione Penale ha preventivamente affermato che il ricorso in Cassazione in materia cautelare reale possa essere esaminato nel solo caso di eventuale violazione di legge; hanno quindi ricordato che l’art. 11, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni colui il quale, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto o di interessi e di sanzioni amministrative, alieni simultaneamente o compia altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni. Nel caso in esame, la finalità fraudolenta dell’operazione era indiscutibile, per gli Ermellini: già il GIP aveva applicato il sequestro preventivo delle quote dei soci.

Osservando quanto esposto dall’art. 2560 c.c., i giudici, nel condannare i ricorrenti, hanno osservato che «se è vero che l’alienante non è liberato dai debiti, inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito, è anche vero che ove l’azienda abbia ceduto i propri beni e sia stata posta successivamente in liquidazione, come avvenuto nel caso di specie, tale garanzia rischia di diventare soltanto formale». 

Quanto, poi, alla responsabilità dell'acquirente dell'azienda commerciale, il successivo comma 2 la circoscrive al solo caso in cui i debiti dell'azienda ceduta risultino dai libri contabili obbligatori (laddove nel bilancio di liquidazione era stata indicata l’inesistenza di debiti).

Peraltro, la disciplina viene integrata, e in parte derogata, dalle disposizioni speciali dettate, con riferimento ai rapporti tributari, dal d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 (recante "Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell'articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662"), il cui art. 14, rubricato "Cessione di azienda", stabilisce, al comma 1, che "il cessionario è responsabile

in solido, fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente ed entro i limiti del valore dell'azienda o del ramo d'azienda, per il pagamento dell'imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell'anno in cui è

avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonché per quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore"; fermo restando che "la responsabilità del cessionario non è soggetta alle limitazioni previste nel presente articolo qualora la cessione sia stata attuata in frode dei crediti tributari, ancorché essa sia avvenuta con trasferimento frazionato di singoli beni" (comma 4) e che "la frode si presume, salvo prova contraria, quando il trasferimento sia effettuato entro sei mesi dalla constatazione di una violazione penalmente rilevante" (comma 5).

Dunque, l'art. 14 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 introduce una normativa speciale rispetto all'art. 2560, comma 2, cod. civ., dettata per la tutela dei crediti tributari e diretta ad evitare, tramite la previsione della responsabilità, solidale e sussidiaria, del cessionario per i debiti tributari gravanti sul cedente, che, dei beni costituenti il complesso aziendale, venga ad essere sottratta al Fisco la originaria garanzia patrimoniale dei crediti tributari vantati nei confronti del cedente, con pregiudizio all'interesse pubblico concernente la riscossione delle entrate finanziarie. Infatti, la particolare natura del credito tributario ha indotto il Legislatore delegato a differenziare la disciplina normativa tributaria da quella civilistica: da un lato prescidendo dalla condizione formale richiesta dall'art. 2560 cod. civ. della iscrizione del debito fiscale nelle scritture obbligatorie contabili della società cedente ed attribuendo, invece, efficacia liberatoria alla eventuale attestazione negativa della esistenza di debiti rilasciata dagli Uffici finanziari su richiesta della parte interessata (v. art. 14, comma 3), in modo da estendere la disciplina del d.lgs. n. 472 del 1997, art. 14 anche alle imprese non commerciali; dall'altro distinguendo nettamente la ipotesi lecita di cessione d'azienda (art. 14, commi 1, 2 e 3) dal negozio di cessione d'azienda in frode al Fisco (art. 14, commi 4 e 5): nel primo caso conformando la responsabilità del soggetto cessionario come sussidiaria attraverso il bene ficium excussionis e come limitata sia nel quantum (entro il valore della cessione della azienda o del ramo di azienda) che nell'oggetto (con riferimento alle imposte e sanzioni relative a violazioni "commesse" dal soggetto cedente nel triennio anteriore il trasferimento dell'azienda o del ramo, ovvero relative a violazioni commesse anche anteriormente, per sanzioni od imposte "già irrogate o contestate" nel triennio, ovvero entro i limiti del "debito risultante, alla data del trasferimento, dagli atti degli uffici dell'Amministrazione finanziaria e degli enti preposti all'accertamento dei tributi"); nel secondo caso escludendo espressamente le precedenti limitazioni (art. 14, comma 4) ed introducendo (v. art. 14, comma 5) una presunzione legale iuris tantum di cessione in frode "quando il trasferimento sia effettuato entro sei mesi dalla constatazione di una violazione penalmente rilevante".

In questa prospettiva, dal momento che nel caso di specie l'accertamento, almeno da quanto emerge dal provvedimento impugnato, è stato effettuato nel 2014 e in relazione all'anno di imposta 2009, deve ritenersi esistente il rischio che il debito tributario potesse non essere opponibile alla società cessionaria, in quanto non rientrante nel ricordato lasso temporale. Ciò che, pertanto, ha certamente determinato, anche tenuto conto del carattere cautelare della procedura che ha dato origine al presente giudizio, una situazione di pericolo in ordine alla possibilità, per l'Amministrazione finanziaria, di addivenire ad una effettiva riscossione dei propri crediti. E questo a prescindere da ogni questione

sulla congruità della valutazione relativa al valore dell'azienda ceduta, su cui è mancato un approfondimento istruttorio e che, pertanto, non può essere qui preso in considerazione in quanto non contestato.

In ogni caso, la confisca dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo di uno dei delitti previsti dal D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (e, dunque, anche per i delitti contemplati dall'art. 10-quater), così come della relativa confisca per equivalente, deve essere sempre disposta nel caso di condanna o di sentenza di applicazione concordata della pena (D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158). E’, quindi, irrilevante, ai fini della valutazione sulla legittimità del vincolo, la circostanza, dedotta dai ricorrenti, che sia stato sottoscritto un accordo per il pagamento rateale del debito, atteso che il progressivo assottigliarsi del debito nei confronti dell'Amministrazione finanziaria, da parte della società cessionaria, può assumere significato unicamente sotto il profilo di una eventuale riduzione del quantum del sequestro da parte del giudice della cautela.

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3) Zona Franca Sisma Centro Italia: chiarimenti dal Mise

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la circolare n 114735 del 15 settembre 2017, ha comunicato che non sarà applicato alcun tetto annuale alla fruizione delle agevolazioni da parte di ciascuna impresa localizzata nella zona franca istituita nei Comuni di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici a partire dal 24 agosto 2016, poiché i limiti previsti dalla legge sono riferiti al totale delle agevolazioni fiscali e contributive fruite annualmente da tutti i beneficiari. I chiarimenti del Mise riguardano in particolare le modalità ed i termini di presentazione delle istanze per fruire dei benefici e giungono a seguito della pubblicazione della circolare emanata il 4 agosto 2017 n 99473.

Zona franca urbana, agevolazioni, beneficiari e presentazione delle domande La Zfu è stata istituita dal decreto legge “conti pubblici” (articolo 46, Dl 50/2017) e comprende i comuni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo colpiti dai terremoti che si sono susseguiti a partire dal 24 agosto 2016 (l’elenco dettagliato dei comuni, suddivisi per regione, è disponibile nell’apposita sezione del sito internet del Mise )

Benefici fiscali e contributivi

Sono i seguenti:

esenzione dalle imposte sui redditi

esenzione dall’Irap

esenzione dall’imposta municipale propria

esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni da lavoro dipendente.

Le agevolazioni sono riconosciute esclusivamente per i periodi di imposta 2017 e 2018.

Hanno diritto alle agevolazioni, se svolgono la propria attività o la avviano entro il 31 dicembre 2017 nella Zfu:

le imprese di qualsiasi dimensione

i titolari di reddito di lavoro autonomo, con esclusivo riferimento all’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

Per la concessione delle agevolazioni sono disponibili, al netto degli oneri per la gestione degli interventi:

190.610.000 euro per il 2017

164.346.000 euro per il 2018

138.866.000 euro per il 2019.

Come detto, i criteri di accesso, le modalità e i termini di presentazione delle domande sono stati definiti dalla circolare del 4 agosto. Le istanze possono essere presentate esclusivamente tramite procedura telematica, all’indirizzo http://agevolazionidgiai.invitalia.it, dalle 12 del 23 ottobre e fino alle 12 del 6 novembre 2017.

Ulteriori chiarimenti

La circolare del 15 settembre 2017 è stata emanata per chiarire alcuni aspetti disciplinati dal precedente documento di prassi.

In particolare, il Mise ha precisato che:

ferma restando la concessione delle agevolazioni per l’intero importo consentito dallo stanziamento previsto dalla legge (al netto degli oneri di gestione), le percentuali indicate nel paragrafo 10 della circolare del 4 agosto 2017 (secondo cui soggetti beneficiari possono fruire dell’importo dell’agevolazione concessa per il 39% nel corso del 2017, per il 33% nel corso del 2018 e per il 28% nel corso del 2019) costituiscono limiti riferiti al complesso delle fruizioni di tutti i soggetti beneficiari nell’anno di riferimento e parametrati all’entità dello stanziamento complessivo relativo al triennio 2017 - 2019 (sempre al netto degli oneri di gestione). Ne consegue che tali percentuali non costituiscono limiti annuali di fruizione dell’aiuto da parte del singolo beneficiario, nei confronti del quale l’agevolazione viene concessa, sussistendo tutti i requisiti, nella misura massima stabilita dai paragrafi 6 e 8 della circolare del 4 agosto

con riferimento alle modalità di presentazione delle istanze, per l’accesso alla piattaforma telematica, i titolari di reddito di lavoro autonomo devono disporre di una casella di posta elettronica certificata attiva, censita nell’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (Ini-Pec)

allo scopo di adeguare l’importo dell’agevolazione al differente carico fiscale e contributivo riferibile ai soggetti richiedenti, gli stessi dovranno indicare, nell’istanza, l’importo dell’agevolazione richiesta, da commisurare all’ammontare previsto di imposte e contributi a carico del richiedente in relazione ai due periodi di imposta ammissibili (2017 e 2018)

il riparto delle risorse finanziarie complessivamente disponibili sarà effettuato tra tutti i soggetti ammissibili sulla base dell’importo dell’agevolazione richiesta indicato nell’istanza

il riparto è di tipo proporzionale e, quindi, sarà effettuato suddividendo proporzionalmente le risorse finanziarie disponibili tra tutti i soggetti ammissibili, sulla base del rapporto tra l’ammontare delle risorse disponibili e l’importo delle agevolazioni complessivamente richieste.

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4) Emergenza rifiuti: dalla Cassazione sì alla riduzione del 40% della Tarsu

Tarsu ridotta del 40% per i cittadini e le imprese che per l'emergenza rifiuti, indipendentemente dalla responsabilità o meno dell'amministrazione comunale, subiscono un disservizio grave e protratto nella raccolta dei rifiuti tale da aver fatto scattare l'allarme sanitario, anche quando la debacle avviene durante il commissariamento della raccolta rifiuti.

Lo ha deciso la Corte di Cassazione con una ordinanza (n. 22531/2017) suscettibile di estendersi anche ad altre città con problemi di cassonetti debordanti e rifiuti a marcire in strada - dando ragione all'hotel Britannique di Napoli al quale era stata negata la riduzione nel 2008 perché il Comune, aveva stabilito la Commissione tributaria regionale nel 2012, non aveva colpa delle note disfunzioni.

La Ctr campana aveva ritenuto legittimo l'avviso di pagamento Tarsu 2008 che Equitalia aveva notificato alla società per conto del comune di Napoli. La Corte ha annullato con rinvio la decisione impugnata, spiegando che la riduzione della tariffa, per legge in misura non superiore al 40%, «spetta per il solo fatto che il servizio di raccolta, debitamente istituito e attivato, non venga poi concretamente svolto, ovvero venga svolto in grave difformità rispetto alle modalità regolamentari relative alle distanze e capacità dei contenitori ed alla frequenza della raccolta; così da far venire meno le condizioni di ordinaria e agevole fruizione del servizio da parte dell'utente». Tale riduzione non deve essere intesa come «risarcimento del danno da mancata raccolta dei rifiuti», né come «sanzione per l'amministrazione comunale inadempiente», osservano i giudici di piazza Cavour, ma opera «al diverso fine di ripristinare, in costanza di una situazione patologica di grave disfunzione per difformità della disciplina regolamentare, un tendenziale equilibrio impositivo, entro la percentuale massima discrezionalmente individuata dal legislatore, tra l'ammontare della tassa comunque pretendibile ed i costi generali del servizio nell'area municipale, ancorché significativamente alterato». Solo nei casi di «imprevedibili impedimenti organizzativi», ossia di disfunzione temporanea, la legge, ricorda la Cassazione, esclude l'esonero o la riduzione dal tributo. Al contrario, in presenza di una situazione di disfunzione non temporanea, ma apprezzabilmente protratta nel tempo, la legge attribuisce all'utente, in presenza di una accertata emergenza sanitaria, la facoltà di provvedere a proprie spese con diritto allo sgravio parziale su domanda documentata, fermo restando il diritto alla riduzione.

«Ancorchè la società ricorrente invochi la notorietà dell'emergenza-rifiuti che ha colpito la città di Napoli, si ritiene che l'accoglimento dell'opposizione - vista la complessità e non uniforme manifestazione del fenomeno sul territorio - presupponga invece l'accertamento specifico (mirato sul periodo, sulla zona di ubicazione dell'hotel, sulla tipologia dei rifiuti conferiti e, in generale, su ogni altro elemento utile a verificare la ricorrenza in concreto della richiesta riduzione) della effettiva erogazione del servizio di raccolta rifiuti in grave difformità, come detto, dalle previsioni legislative e regolamentari. Accertamento che dovrà essere svolto - con onere probatorio a carico della società contribuente che invoca la riduzione - dal giudice di rinvio».

Dunque, la sussistenza del diritto alla riduzione Tarsu deve essere accertato dal giudice di merito - con onere della prova a carico del contribuente - con riguardo alla specifica situazione del contribuente stesso; così da verificare la ricorrenza, in concreto, del tipo di disservizio.

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5) Trasferimento dell’azienda dalla Sas all’impresa individuale: spetta al socio rimasto il credito d’imposta esposto dalla società

Il credito d’imposta esposto dalla società passa all’unico socio rimasto: lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22565 del 27 settembre 2017.

La Corte suprema, ha osservato che, nel contesto di una Sas, se il socio superstite decide di continuare l’attività come impresa individuale, non si verifica una trasformazione in senso tecnico ex art. 2498 c.c., riferito al passaggio di una società da un tipo a un altro, ma un rapporto di successione tra soggetti distinti in cui lo scioglimento e liquidazione della società si conclude con l’assegnazione del patrimonio al socio superstite.

Fatta questa premessa, la Cassazione precisa che lo scioglimento della società in accomandita semplice, a norma dell'art. 2323 cod. civ., si determina quando rimangono solo soci accomandatari o soci accomandanti, sempreché nel termine di sei mesi non sia stato sostituito il socio che è venuto meno. Se il socio superstite decide di non trovare altri soci e di continuare l'attività come impresa individuale, non si verifica una trasformazione nel senso tecnico inteso dall'art. 2498 cod. civ., riferito alla trasformazione di una società da un tipo ad un altro, bensì un rapporto di successione tra soggetti distinti, distinguendosi, appunto, persona fisica e persona giuridica per natura, e non solo per forma. L'atipica trasformazione in parola è preceduta dallo scioglimento della società e dalla liquidazione della stessa, concludentesi con l'assegnazione del patrimonio sociale residuo al socio superstite ai fini della successiva estinzione della società stessa (Sez. 5, n. 3670/2007). Principio indubbiamente valido anche alla luce della riforma del diritto societario, posto che l'art. 2498 c.c. riserva la disciplina della trasformazione a quella di un "ente" in altro "ente" (nella trasformazione eterogenea da società in consorzi, società consortili, comunioni d'azienda, associazioni non riconosciute e fondazioni e viceversa: artt. 2500 septies e 2500 octies cod. civ. ). Non si realizza, dunque una trasformazione societaria ai sensi dell'art. 2498 cod. civ., ma solo una successione tra soggetti distinti, ossia tra colui che conferisce l'azienda (la società di persone in liquidazione) e la persona fisica che ne è beneficiaria (il socio superstite) (cfr. Cass. n. 496 del 14/01/2015). E nel caso di cessione d'azienda, il credito d'imposta per la parte già maturata, ma non ancora utilizzata dal cedente l'azienda, è trasferibile all'impresa - qualora quest'ultima prosegua la stessa attività - succeduta nella titolarità della stessa azienda, verificandosi una continuità anche fiscale tra le due aziende, come previsto dagli artt. 2559 cod. civ. e 58 del D.P.R. n. 917 del 1986 (cfr. Cass. n. 3342 del 12/02/2013 ). Ora, poiché è pacifico che il contribuente, dopo essere divenuto unico socio della società in accomandita semplice, ha proseguito l'attività di impresa quale imprenditore individuale. Quindi, vi è stato il trasferimento dell'azienda dalla società all'impresa individuale. Inoltre, l'Agenzia delle entrate non ha dedotto che il contribuente abbia utilizzato il credito per somma già utilizzata dalla società. Ne consegue che, in quanto cessionario dell'azienda, spetta al contribuente il credito di imposta esposto dalla società.

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6) Omesso versamento ritenute: criterio della competenza contributiva per valutare la rilevanza penale

Rilevanza penale dell’illecito di omesso versamento delle ritenute previdenziali.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha emanato la nota n. 8376 del 25 settembre 2017, con la quale, facendo riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione n. 39882/2017, chiarisce che per la rilevanza penale dell’illecito di omesso versamento delle ritenute previdenziali (ex art. 2, co. 1-bis, del D.L. n. 463/1983), la verifica va effettuata secondo il criterio della competenza contributiva, cioè facendo riferimento al periodo intercorrente dalla scadenza del primo versamento dell’anno contributivo dovuto relativo al mese di gennaio (16 febbraio) sino alla scadenza dell’ultimo, relativo al mese di dicembre (16 gennaio dell’anno successivo).

Le indicazioni precedentemente fornite sul punto con la nota MLPS n. 9099 del 03/05/2016 devono, pertanto, ritenersi superate.

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7) Cndcec: spesometro da sospendere

Occorre sospendere lo spesometro almeno fino al ripristino della normalità. Lo afferma il Consiglio nazionale dei commercialisti, con la nota del 27 settembre 2017, che conferma gli attuali dubbi sulla privacy

"Chiediamo al Ministero dell'Economia e all'Agenzia delle Entrate un'immediata verifica ispettiva e, qualora le segnalazioni di irregolarità fossero confermate, la sospensione dell'adempimento fino a quando non saranno messi a disposizione mezzi di trasmissione sicuri". Con queste parole i consiglieri nazionali dei commercialisti delegati alla fiscalità, Gilberto Gelosa e Maurizio Postal, tornano sui disagi del servizio telematico per l'invio dei dati delle fatture (lo Spesometro).

In giornata, fanno sapere, "sono continuati a pervenire al Consiglio nazionale centinaia e centinaia di messaggi dai nostri colleghi e dagli Ordini territoriali della categoria che ci segnalano come il portale dedicato allo Spesometro potrebbe consentire ancora violazioni della privacy e/o incertezze sulla trasmissione dei dati. Si tratta di una situazione sulla quale fare chiarezza definitiva", aggiungono. "In questo quadro che si conferma purtroppo surreale – concludono Gelosa e Postal - appare in ogni caso non più possibile tergiversare. Il Governo comunichi ad intermediari e contribuenti una proroga lunga e ragionevole e la sospensione delle sanzioni tout court", chiosano i commercialisti.

L'ennesima presa di posizione del Consiglio nazionale della categoria sullo spesometro giunge al termine di una giornata nel corso della quale il direttore dell'Agenzia delle Entrate aveva provato a rassicurare intermediari e contribuenti. In audizione presso la commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, Ruffini aveva affermato che "Sogei ha interrotto per tre giorni l’operatività dell’area web, ripristinando poi il servizio e confermando all’Agenzia che, a valle degli interventi e dei test eseguiti, nessun utente può visualizzare dati di soggetti dai quali non è stato espressamente delegato al sistema". Ma i dubbi, evidentemente, non sono stati fugati.

(CNDCEC, comunicato del 27 settembre 2017)

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8) Codice antimafia: modifiche che possono interessare i Commercialisti

E’ ora legge il nuovo Codice antimafia: Il 27 settembre 2017, la Camera dei deputati ha definitivamente approvato la proposta di legge contenente modifiche al Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (Decreto legislativo n. 159/2011), al Codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del Codice di procedura penale.

Il testo contiene anche una delega al Governo volta all’adozione di misure di tutela del lavoro nell’ambito delle imprese sequestrate e confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria.

Tra le misure che possono più riguardare i Commercialisti:

Autoriciclaggio

Le nuove norme prevedono anche un’estensione della cosiddetta “confisca allargata” – che diventa obbligatoria con riferimento ad alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio - e la sua assimilazione alla disciplina della confisca di prevenzione antimafia.

L'Agenzia nazionale per i beni confiscati viene riorganizzata e potenziata con riferimento al proprio ruolo e alle relative competenze.

Amministrazione giudiziaria e controllo giudiziario delle aziende

Vi è una revisione della disciplina dell'amministrazione giudiziaria.

In particolare, viene evidenziata l’introduzione dell’istituto del controllo giudiziario aziendale, sostitutivo dell’amministrazione giudiziaria medesima nei casi in cui si possa desumere un pericolo concreto di infiltrazioni mafiose in grado di condizionare l’attività di impresa.

Il controllo giudiziario potrà essere adottato dal tribunale per un periodo non inferiore a un anno e non superiore a tre anni.

Lo stesso potrà essere chiesto volontariamente anche dall'impresa che abbia impugnato l’informazione antimafia interdittiva che la riguarda.

Amministrazione dei beni sequestrati e confiscati

Le nuove misure si occupano, a seguire, dei requisiti per la scelta dell'amministratore giudiziario.

Questi dovrà essere scelto tra gli iscritti nell’Albo nazionale degli amministratori giudiziari secondo criteri di trasparenza che assicurano la rotazione degli incarichi tra gli amministratori.

Spetterà al ministro della Giustizia individuare, con apposito decreto da adottare in concerto con i ministri dell’Interno e dello Sviluppo economico, i criteri di nomina degli amministratori giudiziari e dei coadiutori che tengano conto del numero degli incarichi aziendali in corso, della natura monocratica o collegiale dell’incarico, della tipologia e del valore dei compendi.

Infine, di rilievo la previsione che introduce un ulteriore requisito per la scelta dell'amministratore giudiziario, che non potrà essere legato da rapporti economici, familiari o professionali con il magistrato che conferisce l'incarico.

Tra le altre novità, il disegno di legge introduce alcune forme di sostegno volte a consentire la ripresa delle aziende sequestrate che siano meritevoli, la loro continuità produttiva e le misure a tutela dei lavoratori. 

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9) Cndcec: Ordini territoriali sollecitati ad aderire al sistema pagoPa

Soltanto la metà degli Ordini territoriali ha aderito alle richieste del Consiglio nazionale dei Commercialisti e quindi adesso l’Ordine nazionale con la nota informativa n. 43 del 28 settembre 2017 procede a sollecitare i restanti presidi territoriali affinché adempiano all’obbligo al più presto, considerando i Commercialisti iscritti dovranno poter pagare la quota 2018 con le nuove modalità elettroniche.

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10) Esportazione di prodotti dual use

Esportazione di prodotti a duplice uso (dual use): schema di decreto legislativo.

Lo scorso 15 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo per il riordino e la semplificazione delle procedure di autorizzazione all'esportazione dei prodotti e delle tecnologie a duplice uso.

Come illustrato da Assonime "Le regole doganali e il commercio internazionale" (v. par. 4.2.3), i beni cosiddetti a duplice uso (dual use) sono costituiti da prodotti e tecnologie che vengono venduti a scopo civile, ma che possono – per la loro natura – avere un uso militare, potendo essere destinati alla costruzione di armi o di impianti militari. La normativa di riferimento in materia è contenuta nel Regolamento (CE) n. 428/2009 del 5 maggio 2009 – che forma, peraltro, oggetto di una proposta di rifusione presentata dalla Commissione europea nel settembre 2016 e attualmente all'esame delle competenti Commissioni del Parlamento europeo – che disciplina il controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito dei prodotti a duplice uso.

Per quanto riguarda lo schema di decreto legislativo, predisposto dal Governo in attuazione delle disposizioni dell'art. 7 della Legge di delegazione europea 2015 (legge 12 agosto 2016, n. 170), si osserva che esso è volto a adeguare l'ordinamento nazionale alle disposizioni della normativa europea e internazionale con riferimento anche ad altre tipologie di beni, quali:

- i prodotti o le attività che formano oggetto di misure restrittive e embarghi commerciali adottati dall'Unione europea nei confronti di taluni Paesi terzi, ai sensi dell'art. 215 del Trattato sul funzionamento dell'UE;

- le merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, la tortura o altri trattamenti o pene crudeli, inumane o degradanti, elencate dal Regolamento CE n. 1236/2005 del 27 giugno 2005 (c.d. "Regolamento antitortura");

- i materiali suscettibili di favorire la proliferazione di armi di distruzione di massa (cosiddetti "materiali proliferanti"), quali ordigni nucleari, armi chimiche, biologiche e radiologiche e correlati vettori.

Lo schema di decreto stabilisce (art. 3) il principio generale secondo cui le operazioni di esportazione, importazione, trasferimento, intermediazione, transito, assistenza tecnica e le altre attività per le quali sono imposti divieti o autorizzazioni preventive sono soggette al controllo dello Stato. Tale controllo è esercitato in conformità alle politiche dell'Unione europea ed agli obblighi internazionali assunti dall'Italia, nonché ai principi che ispirano la politica estera del Paese e la tutela dei fondamentali interessi di sicurezza dello Stato e di contrasto al terrorismo e alla criminalità organizzata. L'Autorità competente, responsabile dell'applicazione delle disposizioni previste dal provvedimento in esame è il Ministero dello sviluppo economico – Direzione generale per la politica commerciale internazionale (art. 4).

In merito alle tipologie di autorizzazione che la predetta Autorità competente può rilasciare, l'art. 8 dello schema di decreto distingue tra:

- "autorizzazione specifica individuale", con validità da sei mesi a due anni (prorogabile una tantum), che può essere richiesta da singoli esportatori, intermediari e fornitori di assistenza tecnica (v. art. 10);

- "autorizzazione globale individuale", con validità non superiore a tre anni (prorogabile una tantum), destinata al "singolo esportatore non occasionale" (che abbia, cioè, già ottenuto analoghe autorizzazioni) (v. art. 11);

- "autorizzazione generale dell'Unione europea", per l'esportazione di prodotti da effettuarsi nel rispetto delle condizioni e dei requisiti stabiliti dalla citata normativa comunitaria di riferimento (v. art. 12);

- "autorizzazione generale nazionale", che risponde a esigenze di riduzione degli oneri a carico delle imprese e di semplificazione amministrativa, rilasciata "secondo le modalità e limitatamente ai prodotti ed ai Paesi di destinazione individuati con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare su proposta dell'Autorità competente e sentito il Comitato consultivo" (v. art. 13).

Carattere innovativo rispetto alla disciplina attualmente in vigore riveste la cosiddetta "Licenza Zero" (art. 8, comma 5), già da tempo presente negli ordinamenti di altri Paesi Ue: si tratta di una specifica dichiarazione che l'Autorità competente può rilasciare all'impresa che ne faccia domanda, con la quale si attesta che una determinata merce non è soggetta ad autorizzazione e può, quindi, essere liberamente esportata.

Particolare importanza riveste anche la disciplina della "clausola onnicomprensiva mirata" (c.d. "catch all": v. art. 9), che consente all'Autorità competente di assoggettare ad autorizzazione un'operazione di esportazione, altrimenti libera ex lege, ritenuta potenzialmente a rischio in base alle informazioni ricevute dall'Autorità stessa.

Sono, infine, previste (artt. da 18 a 21) le sanzioni applicabili nei casi di violazione delle disposizioni previste dallo schema di decreto.

Il testo dello schema di decreto è ora all'esame della Camera e del Senato (Atto Governo n. 457), per l'acquisizione – entro il 26 ottobre prossimo – del parere delle competenti Commissioni parlamentari.

(Assonime, nota del 28 settembre 2017)

Vincenzo D’Andò