Novità sulla fattura elettronica tra privati; registrazione e conservazione dei documenti: potrebbe farlo l’Agenzia stessa per conto dei contribuenti – Diario quotidiano del 28 settembre 2017

Pubblicato il 28 settembre 2017



1) Polizza Commercialista copre tutti i danni
2) Sisma: ecco modalità e procedure per i rimborsi a favore dei contribuenti siciliani
3) Riforma delle agenzie fiscali: Ruffini in audizione parlamentare
4) Prima casa in comunione: ok al bonus fiscale anche senza cambio di residenza
5) Niente fermo amministrativo se l’auto è cointestata
6) Non è ammessa la presentazione tardiva nel Registro delle Imprese dei bilanci degli ultimi tre esercizi
7) Visite fiscali: chiarimenti sulla visita medica di controllo
8) Dogane: misure di semplificazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (c.d. “Intrastat”)
9) Formazione Revisori legali nota del CNDCEC: se l’Ordine intende fornire la formazione ai non iscritti all’albo deve prima chiedere l’accredito al MEF
10) Audizione parlamentare di Ruffini: novità sulla fattura elettronica tra privati e resoconto sui misfatti del cd. spesometro
Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditate1) Polizza Commercialista copre tutti i danni 2) Sisma: ecco modalità e procedure per i rimborsi a favore dei contribuenti siciliani 3) Riforma delle agenzie fiscali: Ruffini in audizione parlamentare 4) Prima casa in comunione: ok al bonus fiscale anche senza cambio di residenza 5) Niente fermo amministrativo se l’auto è cointestata 6) Non è ammessa la presentazione tardiva nel Registro delle Imprese dei bilanci degli ultimi tre esercizi 7) Visite fiscali: chiarimenti sulla visita medica di controllo 8) Dogane: misure di semplificazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (c.d. “Intrastat”) 9) Formazione Revisori legali nota del CNDCEC 10) Audizione parlamentare di Ruffini: novità sulla fattura elettronica tra privati e resoconto sui misfatti del cd. spesometro ****

1) Polizza Commercialista copre tutti i danni

Secondo la Suprema Corte, per i Commercialisti, la loro assicurazione ha una copertura che si estende per i danni a terzi.

Infatti, La Corte di Cassazione, con la sentenza 22339 del 26 settembre 2017, ha affermato che l’assicurazione deve coprire i danni causati a terzi dal commercialista sia quando sono stati causati direttamente da lui sia quando sono imputabili al professionista indirettamente, per carenze organizzative o diligenza del suo studio. In tal modo la Corte di legittimità ha accolto il ricorso di un ragioniere condannato dalla Corte d’appello a risarcire 26 mila euro a una società cliente per aver smarrito o non ricevuto, delle raccomandate che contenevano una cessione del credito.

In particolare, sulla responsabilità professionale, la polizza assicurativa opera anche qualora il titolare dello Studio non abbia fornito il nome del dipendente e del collaboratore che ha commesso l’errore.

Nel caso di specie, il professionista non è riuscito a spiegare in maniera concreta a chi andasse attribuita la responsabilità per la sparizione delle raccomandate, anche perché nel periodo “incriminato” non aveva collaboratori fissi e inoltre nello Studio era in corso una ristrutturazione. Allora, la Suprema Corte ha così osservato:

l’assicurazione per la responsabilità professionale è volta a tutelare l’assicurato dal rischio connesso ai danni provocati a terzi nell’esercizio dell’attività, trasferendo sull’assicuratore, previo pagamento del premio assicurativo, il rischio connesso e l’obbligo di indennizzare i terzi danneggiati.

Pronto ordini del Commercialista del 11 settembre 2017

Sono disponibili sul sito www.cndcec due ulteriori Pronto ordini del Commercialista dell'11 settembre 2017:

- E’ Consiglio di Disciplina per il Commercialista che non adempie all’obbligo formativo

Il Consiglio nazionale Commercialisti ha risposto, nel P.O. n. 210/2017, al quesito posto dall’ODCEC di Rieti:

La valutazione sul tipo di sanzione spettante all’iscritto all’Albo dei dottori commercialisti che non esercita attività professionale per inadempimento dell’obbligo formativo è rimessa alla competenza esclusiva del Consiglio di Disciplina al quale spetta, nell’ambito della propria discrezionalità, l’individuazione della sanzione più opportuna. Il Codice delle sanzioni, in vigore dal 1° gennaio 2017, difetta infatti di una specifica previsione che stabilisca una sanzione per l’iscritto all’Albo che non eserciti, neanche occasionalmente, la professione.

Il Codice delle sanzioni ha individuato le sanzioni astrattamente irrogabili a carico degli iscritti che abbiano violato l’obbligo formativo con particolare riguardo a coloro che:

- svolgono ordinariamente la professione;

- sono iscritti all’elenco speciale;

- hanno compiuto i 65 anni di età nel corso del triennio.

Invece, per gli inadempimenti in ambito di formazione da parte degli iscritti all’Albo che non esercitano attività professionale, nella tabella allegata al Codice delle Sanzioni non sono ravvisabili le relative sanzioni. Di qui, la competenza esclusiva del Consiglio di Disciplina.

- Procedimento disciplinare doppio per il CTU inadempiente

Il CNDCEC Con il P.O. 193/2017, ritiene che il Consiglio di Disciplina dell’Ordine territoriale sia competente a giudicare l’iscritto che, in qualità di CTU, non abbia adempiuto ai propri obblighi, a prescindere da eventuali azioni disciplinari esercitate dal Comitato del Presidente del Tribunale.

la facoltà di inziare un distinto procedimento a carico dell’iscritto.

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2) Sisma: ecco modalità e procedure per i rimborsi a favore dei contribuenti siciliani

Terremoto del 1990 in Sicilia: il rimborso, previsto dalla legge di stabilità 2015 e modificato dal recente decreto Sud, interessa i contribuenti colpiti dal sisma nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa

L'Agenzia delle entrate, con il provvedimento 26 settembre 2017, ha, infatti, definito le modalità e le procedure per l'erogazione dei rimborsi a favore dei contribuenti siciliani colpiti dal terremoto del 13 e 16 dicembre 1990.

Diritto al rimborso

La legge di stabilità 2015 ha riconosciuto ai soggetti interessati dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990 nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa, che hanno versato imposte per il triennio 1990-1992 per un importo superiore al dovuto del 10%, il diritto al rimborso di quanto indebitamente pagato (articolo 1, comma 665, legge 190/2014), a condizione che abbiano presentato una specifica istanza entro il 1° marzo 2010.

Il recente decreto Sud ha modificato la disciplina, includendo espressamente tra i soggetti che hanno diritto al rimborso anche i titolari di reddito di lavoro dipendente, nonché i titolari di redditi equiparati e assimilati a quelli di lavoro dipendente in relazione alle ritenute subite (articolo 16-octies, Dl 91/2017). È stato altresì previsto che, qualora l'ammontare delle istanze di rimborso presentate sia superiore alle risorse complessivamente stanziate dalla legge, i rimborsi sono effettuati applicando la riduzione del 50% sulle somme dovute. Inoltre, una volta esauriti i fondi destinati, non si procede all'effettuazione di ulteriori rimborsi.

Modalità e le procedure per l'erogazione dei rimborsi

Il compito di stabilire le necessarie disposizioni attuative è stato affidato all'Agenzia delle entrate che, a tal fine, ha adottato il provvedimento 26 settembre 2017.

Controllo e riconoscimento dei rimborsi

La verifica sulle istanze di rimborso tempestivamente presentate entro il 1° marzo 2010 è eseguita dagli uffici dell'Agenzia territorialmente competenti. Il controllo viene effettuato secondo l'ordine cronologico di presentazione per singolo ufficio. Gli stessi uffici quantificano le somme dovute.

Modalità e termini di esecuzione dei rimborsi

Dato che le somme richieste a rimborso (nonché quelle calcolate direttamente dall'Agenzia in funzione delle ritenute subite a titolo di lavoro dipendente e indicate nelle dichiarazioni dei redditi presentate per gli anni 1990, 1991 e 1992) eccedono le risorse finanziarie stanziate, il provvedimento, come stabilito dalla legge, prevede che l'amministrazione effettua i rimborsi con l'applicazione della riduzione del 50% sulle somme dovute.

Periodicamente, saranno erogati, mediante procedura automatizzata, gli importi liquidati, partendo da quelli che si riferiscono alle istanze di rimborso presentate prima.

Dopo la lavorazione di tutte le domande presentate e l'erogazione del 50% degli importi dovuti, qualora eccedano risorse finanziarie rispetto ai limiti di spesa autorizzati, si procederà a un secondo pagamento in via automatica, integrando le somme riconosciute spettanti e non erogate, proporzionalmente al valore degli importi liquidati.

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3) Riforma delle agenzie fiscali: Ruffini in audizione parlamentare

Ernesto Maria Ruffini, in audizione parlamentare, alla commissione Finanze e Tesoro della Senato, sul disegno di legge che prevede la riorganizzazione delle agenzie fiscali Sulla base di questi presupposti, Ruffini ha dichiarato di condividere il disegno di legge in discussione “finalizzato a ripristinare spazi di autonomia per le agenzie”.

Il provvedimento legislativo tiene sicuramente conto, afferma il direttore, dei rapporti dell’Ocse e dell’Fmi sullo stato dall’amministrazione tributaria italiana, pubblicati a luglio 2016, dai quali emerge un Fisco che, con il modello “agenzie” ha migliorato la sua performance. Gli stessi studi, però, evidenziano “la necessità – già fatta propria dall’autorità politica nella legge delega fiscale del 2014 – di riorientare l’attività di controllo e accertamento al fine di potenziare la compliance e l’adempimento spontaneo, prevenire ex ante i rischi di evasione ed elusione piuttosto che tentare di reprimerli ex post, ridurre il contenzioso”. Le tradizionali modalità di contrasto all’evasione e alla frode devono, quindi, essere accompagnate da misure “che valorizzino il confronto preventivo tra fisco e contribuente, garantiscano certezza normativa e procedurale, realizzino una reale semplificazione dei regimi fiscali e degli adempimenti, riducano l’impatto dell’attività di accertamento sullo svolgimento dell’attività economica dei contribuenti. È un’operazione ambiziosa e complessa, ma allo stesso indispensabile, se si vuole un sistema fiscale efficiente e al passo con i tempi”. Per “fronteggiare tali sfide” il Comitato di gestione dell’Agenzia, con l’approvazione del ministro dell’Economia e delle Finanze, ha modificato in modo molto più incisivo che nel passato, l’articolo 3 del regolamento dell’Agenzia delle Entrate, nel quale vengono individuate le organizzazioni di vertice centrali. Il nuovo assetto, afferma il capo delle Entrate, porterà agli effetti previsti, però, soltanto se supportato da una rinnovata autonomia di gestione.

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4) Prima casa in comunione: ok al bonus fiscale anche senza cambio di residenza

L’agevolazione fiscale sulla prima casa sull’immobile acquistato dal contribuente, in regime di comunione legale, non decade nel caso di mancato trasferimento della residenza nel termine di decadenza dei 18 mesi nel comune in cui è situato l’immobile, dovuto alla cessione della propria quota alla moglie per la separazione consensuale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22023 del 21 settembre 2017.

Dunque, il contribuente, entro il citato termine decadenziale, non aveva potuto trasferire la residenza per la sopravvenuta cessione della propria quota del 50% alla moglie, sostitutiva dell’indennità di mantenimento ed in adempimento di una condizione di separazione consensuale. In tal senso, il contribuente era di fatto nell’impossibilità di trasferirvi la residenza.

Ebbene, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso di un contribuente che aveva presentato ricorso contro l’avviso di liquidazione con il quale il Fisco revocava i benefici fiscali sulla prima casa.

In particolare, la Suprema Corte ha ritenuto fondata l’istanza in base ad un orientamento giurisprudenziale favorevole al contribuente. Infatti, secondo i massimi giudici, “il requisito della residenza va riferito alla famiglia per cui ove l’immobile acquistato sia adibito a tale destinazione non rileva la diversa residenza di uno dei due coniugi che abbiano acquistato in regime di comunione”. La Corte ha poi affermato che “l’attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale non costituisce una forma di alienazione dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dai benefici cosiddetti prima casa, bensì una modalità di utilizzazione dello stesso per la migliore sistemazione dei rapporti fra i coniugi in vista della cessazione della loro convivenza”.

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5) Niente fermo amministrativo se l’auto è cointestata

Il fermo amministrativo non può essere disposto se l’auto è cointestata a due o più persone. Inoltre, con la richiesta di rateazione del debito e il pagamento della prima rata, il contribuente può ottenere la sospensione del fermo e tornare a circolare (la cancellazione definitiva avverrà a estinzione del debito complessivo, ossia con l’ultima rata).

Inoltre, se l’auto è strumentale all’attività dell’imprenditore o del professionista l’auto non può essere fermata dal Concessionario della riscossione.

Tuttavia, il divieto di fermo è sottoposto alla dimostrazione della strumentalità dell’auto all’esercizio del lavoro di tipo imprenditoriale o professionale.

E secondo quanto ora stabilito dalla Commissione tributaria provinciale di Milano, con la sentenza n. 4382/16/17, l’auto a uso promiscuo che serve per recarsi allo studio, o anche presso più studi dove il professionista collabora, non fruisce di tale beneficio e può, quindi, essere oggetto di fermo.

Il giudice di primo grado ritiene che, nel caso di specie, l’auto non é indispensabile e strumentale all’attività lavorativa di un odontoiatra che allo studio potrebbe anche arrivare a piedi o con i mezzi pubblici. Quindi, la circostanza non consentirebbe di ottenere la cancellazione del fermo auto.

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6) Non è ammessa la presentazione tardiva nel Registro delle Imprese dei bilanci degli ultimi tre esercizi

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13746 del 31 maggio 2017, ha stabilito che ai fini della prova dei requisiti di non fallibilità, i bilanci degli ultimi tre esercizi sono quelli già approvati e depositati nel Registro delle imprese. In difetto, il giudice può motivatamente non tenere conto dei bilanci prodotti, rimanendo l'imprenditore onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità.

Una interessante nota di Tuttocamere (Portale delle Camere di Commercio) di settembre 2017 ripropone la questione.

Il caso: il Tribunale dichiarava il fallimento di una SRL; la società proponeva reclamo che veniva respinto dalla Corte d'Appello. La società propone ricorso per la cassazione della pronuncia, affidandosi a cinque motivi. La Suprema Corte, dopo aver affrontato i primi quattro motivi (vertenti su asseriti vizi di notifica e di instaurazione del contraddittorio) che ha ritenuto infondati, esamina il quinto motivo di ricorso, relativo alla pretesa inattendibilità dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi per il loro tardivo deposito presso il Registro delle imprese.

Il Collegio, dopo aver ricordato la fonte degli obblighi di deposito del bilancio e aver osservato che si tratta di un adempimento che assolve ad una funzione meramente informativa, o «conoscitiva», proprio della pubblicità-notizia che, tuttavia, riveste una certa importanza per tutti coloro che vengono a contatto con la società, afferma, in considerazione della particolare accentuazione degli aspetti pubblicistici delle procedure concorsuali, il seguente principio di diritto secondo cui: «i bilanci degli ultimi tre esercizi che l'imprenditore è tenuto a depositare, ai sensi dell'art. 15, comma 4, della L.F., sono quelli approvati e depositati nel registro delle imprese, ai sensi dell'art. 2435 cod. civ.».

Infatti, come sottolinea la nota di Tuttocamere, nell'ordinanza al punto 8.5. – “le ragioni di tutela, anche ai fini concorsuali, di coloro che siano venuti in contatto con l'impresa (potendo aver fatto affidamento sulla fallibilità o meno dell'imprenditore in base ai dati di bilancio), fanno sì che l'esame di siffatti documenti contabili, non depositati o non tempestivamente depositati, possa dar luogo a dubbi circa la loro attendibilità, anche in conseguenza delle tempistiche osservate (o non osservate) nell'esecuzione di tali adempimenti formali, sicchè - in tali casi - il giudice potrà non tenere conto dei bilanci prodotti, di conseguenza rimanendo l'imprenditore diversamente onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità”.

A questo punto, prosegue Tuttocamere, la Cassazione censura al punto 8.6. la decisione della Corte di Appello, che “Nel caso in esame, il giudice di merito, sulla base della mancata prova del tempestivo deposito dei bilanci della società fallita presso il registro delle imprese, ha affermato in linea astratta che il solo fatto della violazione delle norme procedimentali, di per sé, «inficia la capacità (dell'atto) di fornire nel procedimento prefallimentare una prova attendibile dei dati in esso riportati», senza tener conto della concreta violazione addebitabile alla società debitrice".

E ne precisa la ragione: "In tal modo, tuttavia, esso è pervenuto ad una affermazione (l'inattendibilità dei documenti prescritti dall'art. 15, comma 4, L. Fall.) che, considerata la natura dichiarativa della pubblicità di quegli atti, non appare corretta, perchè è stata compiuta senza l'accertamento concreto della specifica vicenda oggetto di esame...".

Per conseguenza viene censurato l'operato del giudice di merito nel caso deciso perché "se i dati contenuti nel bilancio non costituiscono una prova legale, come si è detto, neppure si può negare in astratto la loro attendibilità, così come ha fatto il giudice a quo, e ciò sulla base della non risultanza della data del loro deposito nel registro delle imprese, senza uno specifico accertamento ed una conseguente concreta motivazione del perchè egli sia giunto a quella conclusione di inattendibilità".

Nell'accogliere il motivo di ricorso, la Suprema Corte rinvia alla Corte di Appello in diversa composizione, la quale dovrà riesaminare la questione attenendosi al seguente principio di diritto: «in tema di fallimento, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, della L.F., i bilanci degli ultimi tre esercizi che l'imprenditore è tenuto a depositare, ai sensi dell'art. 15, comma 4, della L.F., sono quelli già approvati e depositati nel registro delle imprese, ai sensi dell'art. 2435 c.c.; sicché, ove difettino tali requisiti, o essi non siano ritualmente osservati, il giudice può motivatamente non tenere conto dei bilanci prodotti, rimanendo l'imprenditore onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità».

(Nota Tuttocamere di settembre 2017)

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7) Visite fiscali: chiarimenti sulla visita medica di controllo

Accreditamento delle Pubbliche Amministrazioni al servizio telematico Richiesta.

L’INPS, con il messaggio n. 3685 del 26 settembre 2017, fornisce dei chiarimenti nei riguardi del Polo unico per le visite fiscali: Accreditamento delle Pubbliche Amministrazioni al servizio telematico e richiesta visita medica di controllo.

In relazione alle modalità di richiesta, da parte di Pubbliche amministrazioni, di credenziali per l’accesso al servizio on line di Richiesta visita medica di controllo (circolare n. 118 del 12 settembre 2011), si dispone che, in caso di datore di lavoro pubblico, il modulo di richiesta delle credenziali debba essere compilato e sottoscritto dal legale rappresentante dell'ente.

In proposito, viene chiarito che le predette indicazioni, contenute nella citata circolare, vanno lette nel senso per cui titolato ad autorizzare la richiesta di abilitazione in favore dei funzionari individuati è il legale rappresentante, un suo delegato, ovvero i soggetti da questi ultimi espressamente incaricati.

Per semplificare le modalità di abilitazione, la modulistica di richiesta, da parte delle aziende private e pubbliche, è stata unificata in due nuovi moduli, SC65 e SC62, che si allegano; il modello SC65 deve essere utilizzato per la richiesta di abilitazione del datore di lavoro, mentre il modello SC62 deve essere utilizzato per la richiesta di abilitazione presentata direttamente dal dipendente individuato per l’accesso al servizio. In tale ultimo caso, il modulo prevede sia la firma del dipendente, che del datore di lavoro (legale rappresentante dell'ente o soggetto da questi delegato o soggetto incaricato) per autorizzazione.

Nel modulo SC62, in presenza di soggetto che sottoscrive per autorizzazione la richiesta in argomento in qualità di delegato del legale rappresentante e/o di incaricato come sopra definito, è necessario allegare alla richiesta di abilitazione il documento di delega/incarico, conferito dal datore di lavoro.

Inoltre, al fine di facilitare le operazioni di richiesta e rilascio delle credenziali di accesso, la presentazione delle richieste ed il ritiro del PIN, da parte delle Pubbliche Amministrazioni, possono essere effettuate anche come di seguito esposto, oltre che come già indicato nella citata circolare 118/2011:

compilazione e sottoscrizione del modulo (modello SC65 o SC62);

invio a mezzo PEC del modulo compilato e sottoscritto alla sede dell’INPS territorialmente competente allegando:

copia/e del/i documento/i di riconoscimento del/i sottoscrittore/i

l’eventuale provvedimento di conferimento di delega o incarico da parte del legale rappresentate qualora l’autorizzazione non sia sottoscritta direttamente da quest’ultimo;

la sede INPS, dopo aver provveduto all’attivazione del PIN, comunica all'ente richiedente, a mezzo PEC, la disponibilità dello stesso e lo invita a ritirarlo. Il ritiro potrà essere effettuato da parte di un soggetto a ciò incaricato dal legale rappresentante e/o suo delegato come sopra previsto;

l’operatore INPS, al momento del ritiro, verifica che l’incaricato sia munito di apposita delega al ritiro del PIN e fa sottoscrivere allo stesso una ricevuta di consegna dei PIN ritirati.

Nel caso in cui gli utenti da abilitare abbiano già il PIN (anche se da convertire in PIN dispositivo), l'invio tramite PEC dei predetti moduli, con la documentazione citata, sarà sufficiente per assegnare le abilitazioni richieste, ed eventualmente convertire il PIN in dispositivo, senza la necessità di ritiro del PIN presso la sede INPS.

Tutte le comunicazioni PEC sopra citate potranno essere accettate solo se provenienti dagli indirizzi PEC delle rispettive amministrazioni richiedenti.

Infine, con riferimento sia ai chiarimenti sui soggetti titolati a sottoscrivere le richieste di PIN e abilitazioni, sia alle modalità di trasmissione delle richieste e ritiro dei PIN, è valido anche per la richiesta di abilitazione delle PPAA ai servizi on line di visualizzazione degli attestati di malattia (circolare n. 60 del 16 aprile 2010).

(INPS, messaggio n. 3685 del 26 settembre 2017)

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8) Dogane: misure di semplificazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (c.d. “Intrastat”)

Anche l’Agenzia delle Dogane, il 27 settembre 2017, ha pubblicato sul proprio sito internet il provvedimento, già anticipato sul web delle Entrate, Prot. n. 194409/2017 emanato in attuazione dell'articolo 50, comma 6 del Dl 331/93 come modificato dal decreto milleproroghe (Dl 244/2016).

Dal 1° gennaio 2018 vengono introdotte delle sostanziali misure di semplificazione nella compilazione e negli obblighi di presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (modelli Intrastat).

Le misure di semplificazione presentano qualche criticità rispetto al testo dell'articolo 50, comma 6 del Dl 331/93 così come risulta dalla legge di conversione del Dl 244/2016.

Infatti da tale testo sembrava che i modelli Intrastat relativi ai servizi resi e ricevuti, con decorrenza dal 2018, dovevano definitivamente scomparire.

Invece, dal neo provvedimento si evince che tali modelli sopravvivono: quegli degli acquisti di servizi limitatamente alla parte statistica e per quelli resi sia nella parte statistica che fiscale.

Comunque, il nuovo provvedimento presenta le seguenti semplificazioni.

Gli elenchi riepilogativi degli acquisti di beni (Intra 2 bis) con riferimento a periodi mensili restano obbligatori, solo ai fini statistici, per i contribuenti per i quali l'ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti, uguale o superiore a 200.000 euro.

Per gli altri contribuenti l'obbligo di comunicazione viene assolto con la comunicazione trimestrale dei dati fattura (articolo 21 Dl 78/2010 ovvero Dlgs 127/2015).

Da tale comunicazione vengono anche acquisiti dall'agenzia delle Entrate i dati statistici di interesse dell'Istat.

Per gli elenchi delle cessioni intracomunitarie di beni (modello Intra 1 bis) l'obbligo di presentazione del modello Intrastat permane, ma l'informazione statistica per i soggetti mensili, diviene facoltativa se in alcuno dei quattro trimestri precedenti hanno realizzato cessioni intracomunitarie di beni per un ammontare trimestrale uguale o superiore a 100.000 euro.

Per i servizi intracomunitari ricevuti (modello Intra 2 quater) gli elenchi Intrastat mensili sopravvivono, a soli fini statistici, qualora l'ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti, uguale o superiore a 100.000 euro.

Nel caso in cui questi limiti non fossero raggiunti, il modello Intra 2 quater non deve essere presentato e l'informazione statistica è acquisita dall'agenzia delle Entrate con le comunicazioni dei dati fattura (articolo 21 Dl 78/2010 ovvero Dlgs 127/2015).

Per i servizi intracomunitari resi (modello Intra 1 quater) l'obbligo permane.

Sia per i servizi resi che ricevuti, un'ulteriore semplificazione introdotta è che l'informazione statistica va fornita con un dettaglio minore. In effetti non è più richiesto far riferimento al sesto livello della classificazione Cpa, ma ci si può fermare al quinto, con una riduzione di circa il 50% dei codici statistici da selezionare. Per questa semplificazione il provvedimento annuncia la creazione di un apposito motore di ricerca.

Per tutte le soglie sopra indicate il superamento va determinato per ogni singola categoria di operazione.

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9) Formazione Revisori legali nota del CNDCEC

Formazione Revisori legali: se l’Ordine intende fornire la formazione ai non iscritti all’albo deve prima chiedere l’accredito al MEF.

La precisazione è contenuta nel Pronto Ordini n. 226-2017 del 26 settembre 2017 del CNDCEC, prot. 9384/2017.

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Albo cancellazione per irreperibilità anagrafica del Commercialista

Il venir meno di uno dei requisiti previsti dalla la legge comporta la cancellazione dell’iscritto per irreperibilità anagrafica. Occorre attendere almeno 1 anno e fare almeno 3 controlli a distanza di tempo. Dopo si porta a conoscenza dell’organo di disciplina che provvede alla cancellazione.

Lo chiarisce il CNDCEC con il Pronto Ordini n. 237/2017 del 26 settembre 2017.

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Albo titoli professionali del Ragioniere che diventa Dottore

Il superamento dell’esame alla libera professione come Dottore commercialista comporta l’aggiornamento delle informazioni nell’Albo dell’Ordine. Occorre aggiungere il nuovo titolo professionale.

Lo precisa il CNDCEC con il Pronto Ordini n. 206/2017 del 26 settembre 2017.

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10) Audizione parlamentare di Ruffini: novità sulla fattura elettronica tra privati e resoconto sui misfatti del cd. spesometro

Si riporta di seguito la seconda parte della relazione in audizione del Direttore dell’Agenzia delle entrate, Avv. Ernesto Maria Ruffini, il 27 settembre 2017.

Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria: Indagine conoscitiva

L’Anagrafe Tributaria nella prospettiva di una razionalizzazione delle banche dati pubbliche in materia economica e finanziaria. Potenzialità e criticità del sistema nel contrasto all’evasione fiscale.

Fatturazione elettronica tra privati

<<I contribuenti che svolgono attività d’impresa o professionale predispongono le fatture o su carta o su PC (per la mia esperienza ormai sono pochi quelli che usano la carta) e poi le consegnano ai clienti a mano, per posta o sempre più spesso via e-mail. Successivamente, i contribuenti o i loro consulenti registrano – ormai esclusivamente mediante software gestionali – i dati fiscalmente rilevanti presenti nelle fatture emesse e ricevute per consentire al contribuente (o al suo consulente), di calcolare e liquidare l’imposta periodicamente a cadenza mensile o trimestrale e di presentare la dichiarazione IVA annuale. È chiaro che già oggi, se la fattura è predisposta su PC e scambiata via e-mail, non occorre, di regola, digitare una seconda volta i dati per registrare la fattura e liquidare l’IVA. Conseguentemente, se il contribuente redigesse tutte le sue fatture con il PC e parimenti ricevesse tutte le fatture dai suoi fornitori via e-mail, utilizzando uno “standard” (cioè un formato del file che rappresenta la fattura, ad esempio un file excel con regole identiche sui campi da compilare, i caratteri da usare ecc.), si potrebbe saltare il passaggio della registrazione manuale dei dati contenuti in quei documenti, evitando errori, risparmiando denaro e tempo e riducendo il consumo della carta. Quanto appena descritto è il processo di fatturazione elettronica. Definito uno “standard” per generare tutte le fatture e reso disponibile un canale di trasmissione che faccia arrivare automaticamente i file delle fatture non solo ai clienti, ma anche all’Agenzia delle entrate; quest’ultima potrebbe essere messa in condizione di supportare i piccoli contribuenti IVA (che rappresentano la gran parte delle partite IVA italiane) negli adempimenti da effettuare. In particolare, nella fase di liquidazione e dichiarazione dell’IVA si potrebbero superare i formalismi della registrazione e conservazione dei documenti in quanto potrebbe farlo l’Agenzia stessa per conto dei contribuenti.

Lo sforzo da sostenere per conseguire questi risultati consiste nel fatto che i contribuenti IVA si adattino ad usare regole tecniche uniche e standardizzate nella fase di generazione e trasmissione delle fatture.

Gli strumenti tecnici per gestire questo processo esistono già perché, come già anticipato, l’Agenzia ha reso disponibile gratuitamente da gennaio 2017 il Sistema di Interscambio per tutti i contribuenti IVA che intendono veicolare le fatture elettroniche anche con i privati, sia operatori economici titolari di partita IVA sia consumatori finali.

Coloro che utilizzano questi strumenti, oltre a beneficiare dei vantaggi propri del processo di fatturazione elettronica descritti in precedenza, non sono tenuti ad effettuare la c.d. “comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute”, adempimento fiscale introdotto dal 2017 e regolamentato con i provvedimenti del 28 ottobre 2016 e del 27 marzo 2017 dell’Agenzia delle entrate. Da gennaio a fine agosto 2017, il Sistema di Interscambio ha consegnato a soggetti, cessionari privati, circa 72.000 fatture elettroniche: un volume contenuto rispetto ai volumi complessivi delle fatture tra privati a livello nazionale, che dimostra la praticabilità della soluzione. Per incentivare i contribuenti IVA ad adottare la fatturazione elettronica, il D.lgs. n. 127 del 2015, oltre alla messa a disposizione del Sistema di Interscambio per la veicolazione delle fatture elettroniche anche tra privati, ha previsto la realizzazione del servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche, accessibile dal sito dell’Agenzia, previa autenticazione mediante le credenziali dell’Agenzia, con SPID o con la Carta Nazionale dei Servizi.

Tale servizio è utilizzabile anche per le fatture verso la Pubblica Amministrazione per le quali è già integrato con il Sistema di Interscambio e, a poco più di un anno dall’avvio, è stato utilizzato da più di 105 mila utenti, i quali hanno generato quasi un milione di fatture (999.497). Tra questi, quasi 24 mila contribuenti (23.990) hanno sottoscritto l’accordo di servizio per affidare gratuitamente all’Agenzia la conservazione delle proprie fatture elettroniche e ad oggi sono circa 120 mila le fatture elettroniche conservate.

Articolo 4 del d. l. n. 193 del 2016, disposizioni recanti misure per il recupero dell'evasione

In merito all’attuazione del d.lgs. n. 127 del 2015 e dell’art. 4 del d. l. 193 del 2016, si deve sottolineare che la trasmissione periodica delle informazioni da parte dei contribuenti IVA (fatture, corrispettivi, liquidazioni), la loro elaborazione da parte dell’Agenzia e la restituzione degli esiti ai medesimi contribuenti è essenziale per poter raggiungere due scopi: fornire un adeguato supporto ai cittadini nella fase precedente la presentazione della dichiarazione; promuovere l’emersione spontanea di basi imponibili per ridurre il VAT GAP in Italia.

La trasmissione dei dati delle fatture emesse e di quelle ricevute è accompagnata dall’obbligo di comunicazione trimestrale dei dati riepilogativi delle liquidazioni IVA. I dati ricevuti dall’Agenzia saranno elaborati e messi a disposizione del contribuente nell’area dedicata nel portale realizzato e gestito da Sogei in modo da consentirgli di valutare autonomamente eventuali discrepanze e incoerenze tra i dati comunicati e quelli trasmessi dai propri clienti e fornitori, nonché tra l’ammontare dell’IVA esigibile/detraibile che emerge dai dati fattura e quello che il contribuente stesso ha comunicato.

Le situazioni di evidente anomalia saranno analizzate dall’Agenzia, che valuterà l’invio immediato di comunicazioni di alert con cui segnalare la stessa al contribuente, allo scopo di coadiuvarlo sempre più fattivamente negli adempimenti dichiarativi e consentirgli di relazionarsi, sia in via telematica che direttamente con gli uffici dell’Agenzia, per poter chiarire l’anomalia o correggere il suo comportamento mediante ravvedimento, ancora prima della presentazione della dichiarazione IVA.

I canali di contatto con il contribuente saranno la PEC, il servizio di avvisi inviati a cellulari e/o via e-mail, l’area di invio consultazione dei documenti nel portale e il Cassetto fiscale.

L’accesso all’area web dove sono utilizzabili i servizi online avviene inserendo le credenziali preventivamente ottenute dal contribuente per se stesso o dai soggetti censiti dall’Agenzia quali intermediari qualificati ai sensi dell’articolo 3, commi 2bis e 3, del d.P.R. n. 322 del 1998 (l’accesso è possibile attraverso credenziali Fisconline, Entratel, SPID o CNS).

Lo scorso 20 settembre, a seguito di alcune segnalazioni ricevute circa la possibilità di visualizzare da parte degli utenti qualificati alcuni dati delle ricevute e delle fatture di soggetti diversi dai propri clienti, l’Agenzia ha avviato le attività di analisi del fenomeno segnalato, richiedendo a Sogei di verificare tale circostanza, replicando in laboratorio quei casi di utilizzo dei servizi che effettivamente permettessero di confermare o meno quanto segnalato.

Avendo ricevuto le prime conferme da Sogei, è stato chiesto nella giornata di giovedì 21 settembre di inibire con immediatezza i servizi online interessati dalle anomalie, attività completata nella prima mattinata di venerdì 22 settembre. Successivamente, a valle di ulteriori verifiche da parte di Sogei, è stata richiesta l’interruzione del servizio a partire dalla serata del medesimo venerdì.

Sogei ha pertanto interrotto per tre giorni l’operatività dell’area web, ripristinando poi il servizio e confermando all’Agenzia che, a valle degli interventi e dei test eseguiti, nessun utente può visualizzare dati di soggetti dai quali non è stato espressamente delegato al sistema.

Nel periodo di interruzione del funzionamento del portale, tutti gli altri canali di trasmissione, utilizzati mediante i software gestionali, che trasmettono il maggior numero di dati, sono rimasti attivi e regolarmente funzionanti.

Ben consapevole delle difficoltà insorte per gli utenti che stavano utilizzando i servizi online in argomento, l’Agenzia delle entrate ha emanato un comunicato stampa nella giornata del 25 settembre scorso informando che – a causa del blocco del sistema – il termine di scadenza dell’adempimento è slittato al 5 ottobre e rassicurando sulla non applicazione delle sanzioni per meri errori materiali e/o nel caso in cui l’adempimento sia stato effettuato dopo il 5 ottobre, ma entro i 15 giorni dall’originaria scadenza.

L’Agenzia ha chiesto a Sogei le necessarie informazioni al fine di poter valutare compiutamente quanto avvenuto.>>.

Vincenzo D’Andò