Elenchi Intra solo a fini statistici, inizia una fase di semplificazione? Diario quotidiano del 26 settembre 2017

Pubblicato il 26 settembre 2017



1) Elenchi Intra si presentano solo ai fini statistici: provvedimento delle Entrate inizia a semplificare
2) Concordato preventivo: opposizione all’omologa con apposito ricorso
3) Per le modifiche contrattuali unilaterali ci vuole la consultazione sindacale
4) Fondo vittime dell’amianto: misura dell’acconto della prestazione aggiuntiva per l’anno 2016
5) Rassegna di giurisprudenza
6) Proroga “spesometro”
7) Anche Equitalia se sbaglia deve pagare le spese processuali
8) Accertamento sugli studi di settore: piccolo imprenditore evasore per i giudici di merito ma non per la Cassazione
9) CDM: approvata Nota di aggiornamento al DEF
10) Operazioni straordinarie: attivato codice identificativo “74” da indicare nell’F24
Commercialista Telematico - Software,ebook,videoconferenze1) Elenchi Intra si presentano solo ai fini statistici: provvedimento delle Entrate inizia a semplificare 2) Concordato preventivo: opposizione all’omologa con apposito ricorso 3) Per le modifiche contrattuali unilaterali ci vuole la consultazione sindacale 4) Fondo vittime dell’amianto: misura dell’acconto della prestazione aggiuntiva per l’anno 2016 5) Rassegna di giurisprudenza 6) Proroga “spesometro” 7) Anche Equitalia se sbaglia deve pagare le spese processuali 8) Accertamento sugli studi di settore: piccolo imprenditore evasore per i giudici di merito ma non per la Cassazione 9) CDM: approvata Nota di aggiornamento al (DEF) 2017 10) Operazioni straordinarie: attivato codice identificativo “74” da indicare nell’F24 ***

1) Elenchi Intra si presentano solo ai fini statistici: provvedimento delle Entrate inizia a semplificare

Il direttore dell’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 194409 del 25 settembre 2017, comincia a mettere in atto quanto viene previsto nel terzo periodo dell’articolo 50, comma 6, del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427.

Tale disposizione prevede – a seguito delle modifiche apportate dall’art. 13, comma 4-quater, del D.L. 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19 – che vengano definite, di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e d’intesa con l’Istituto Nazionale di Statistica, misure di semplificazione degli obblighi comunicativi. Le misure di semplificazione devono essere finalizzate a garantire anche la qualità e completezza delle informazioni statistiche richieste dai regolamenti dell'Unione europea e ad evitare duplicazioni prevedendo, in particolare, che il numero dei soggetti obbligati all'invio degli elenchi riepilogativi sia ridotto al minimo, diminuendo la platea complessiva dei soggetti interessati e comunque con obblighi informativi inferiori rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente e nel rispetto della normativa dell'Unione europea.

In sostanza, la norma prefigura una razionalizzazione dei flussi informativi Intrastat volta a raggiungere un duplice obiettivo: evitare duplicazioni di adempimenti comunicativi a carico dei contribuenti IVA e ridurre – nel rispetto della normativa UE – le informazioni fiscali e statistiche da trasmettere all’Amministrazione.

Il provvedimento persegue detti obiettivi attraverso le seguenti misure:

˗ abolizione dei modelli INTRA trimestrali relativi agli acquisti di beni e servizi;

˗ valenza esclusivamente statistica dei modelli INTRA mensili relativi agli acquisti di beni e servizi;

˗ per l’individuazione dei soggetti obbligati a presentare gli elenchi relativi agli acquisti di beni e servizi con periodicità mensile, innalzamento della soglia dell’ammontare delle operazioni da 50.000 euro a 200.000 euro trimestrali per gli acquisti di beni, e da 50.000 euro a 100.000 euro trimestrali per gli acquisti di servizi (punti 1.1 e 2.1. del provvedimento).

˗ mantenimento dei modelli INTRA esistenti per le cessioni di beni e di servizi.

Per tali operazioni, in particolare, la presentazione con periodicità mensile o trimestrale resta ancorata alla soglia di 50.000 euro prevista dal Decreto 22 febbraio 2010, in conformità alla direttiva 112/2006/CE (art. 263).

˗ innalzamento della soglia “statistica” per gli elenchi relativi alle cessioni di beni. In particolare, la compilazione dei dati statistici negli elenchi mensili relativi alle cessioni di beni è opzionale per i soggetti che non superano i 100.000 euro di operazioni trimestrali;

˗ semplificazione della compilazione del campo “Codice Servizio”, ove presente, attraverso il ridimensionamento del livello di dettaglio richiesto. In particolare, il passaggio dal CPA a 6 cifre al CPA a 5 cifre comporta una riduzione di circa il 50% dei codici CPA da selezionare. Tale misura sarà successivamente accompagnata dall’introduzione di un “motore di ricerca” e di forme di assistenza più mirata, in ausilio degli operatori.

Il complesso degli interventi relativi agli Intrastat sugli acquisti di beni e servizi determina una sensibile riduzione del numero dei contribuenti coinvolti dall’obbligo di comunicazione degli elenchi riepilogativi.

Le informazioni di rilievo statistico correlate agli acquisti intracomunitari di beni e servizi da parte dei soggetti “trimestrali”, per i quali è stato eliminato l’obbligo di presentazione degli Intrastat, sono ricavate dalla “comunicazione dati fattura”, obbligatoriamente prevista dall’art. 21 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ovvero dalle fatture elettroniche trasmesse telematicamente ai sensi dell’articolo 1 del d.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127.

L’Agenzia delle Entrate metterà tali informazioni a disposizione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e, per fini statistici, dell’ISTAT e della Banca d’Italia, con frequenza coerente con quella di acquisizione delle comunicazioni dei dati delle fatture ai sensi dell’articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78.

Resta fermo l’inoltro a ISTAT e Banca d’Italia delle informazioni ricavabili dagli Intrastat “mensili” relativi agli acquisti e alle cessioni di beni e servizi, nonché quelle ricavabili dagli Intrastat “trimestrali” relativi alle cessioni di beni e servizi, con la stessa frequenza e tempestività oggi prevista.

Il nuovo sistema richiede evidentemente che la verifica in ordine al superamento della soglia sia effettuata distintamente per ogni categoria di operazioni. Le soglie operano in ogni caso in maniera indipendente: il superamento della soglia per una singola categoria non incide sulla periodicità relativa alle altre tre categorie di operazioni (ad esempio, se nel corso di un trimestre un soggetto passivo ha realizzato acquisti intracomunitari di beni pari a 300.000 euro e, nel medesimo periodo, ha ricevuto servizi intracomunitari per 10.000 euro, sarà tenuto a presentare mensilmente l’elenco riepilogativo dei soli acquisti intracomunitari di beni, e non quello dei servizi intracomunitari ricevuti).

In virtù di quanto espressamente previsto dal comma 4-quinquies dell’art. 13 del decreto-legge n. 244/2016, come convertito dalla legge n. 17/2017, le disposizioni del presente provvedimento si applicano agli elenchi riepilogativi con periodo di riferimento decorrente dal 1°gennaio 2018.

Restano ferme, ove compatibili, le disposizioni della Determinazione n. 22778 del 22 febbraio 2010 del Direttore dell’Agenzia delle dogane di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle entrate e d’intesa con ISTAT. Analogamente, fatte salve le semplificazioni previste dal presente provvedimento, resta applicabile quanto previsto dal Decreto 22 febbraio 2010.

Semplificazioni per gli elenchi riepilogativi relativi agli acquisti di beni (Modello INTRA 2bis)

1.1. I soggetti di cui all’articolo 1 del Decreto 22 febbraio 2010 presentano, ai soli fini statistici, gli elenchi riepilogativi degli acquisti intracomunitari di beni con riferimento a periodi mensili, qualora l’ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti, uguale o superiore a 200.000 euro.

1.2. Per i soggetti di cui all’articolo 1 del Decreto 22 febbraio 2010 diversi da quelli di cui al punto 1.1., i dati riepilogativi degli acquisti intracomunitari di beni sono acquisiti, ai soli fini statistici, dall’Agenzia delle entrate mediante gli adempimenti comunicativi di cui all’articolo 21 del d.l. n. 78/2010, oppure di cui all’articolo 1 del d.Lgs. n. 127/2015, e resi disponibili all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, all’ISTAT e alla Banca d’Italia.

Semplificazioni per gli elenchi riepilogativi relativi agli acquisti di servizi (Modello INTRA 2quater)

2.1 I soggetti di cui all’articolo 1 del Decreto 22 febbraio 2010 presentano, ai soli fini statistici, gli elenchi riepilogativi delle prestazioni di servizi di cui all’articolo 7-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, acquisite presso soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro dell’Unione Europea, con riferimento a periodi mensili, qualora l’ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia, per almeno uno dei quattro trimestri precedenti, uguale o superiore a 100.000 euro.

2.2. Per i soggetti di cui all’articolo 1 del Decreto 22 febbraio 2010, diversi da quelli di cui al punto 2.1, i dati riepilogativi degli acquisti intracomunitari di servizi sono acquisiti, ai soli fini statistici, dall’Agenzia delle entrate mediante gli adempimenti comunicativi di cui all’articolo 21 del d.l. n. 78/2010, oppure di cui all’articolo 1 del d.Lgs. n. 127/2015, e resi disponibili all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, all’ISTAT e alla Banca d’Italia.

2.3. Ai fini della compilazione del campo “Codice Servizio” presente negli elenchi riepilogativi relativi agli acquisti di servizi intracomunitari, occorre far riferimento al quinto livello della classificazione dei prodotti associati alle attività (CPA).

Semplificazioni per gli elenchi riepilogativi relativi alle cessioni di beni (Modello INTRA 1bis)

3.1 La compilazione dei dati statistici negli elenchi riepilogativi relativi alle cessioni intracomunitarie di beni è facoltativa per i soggetti che presentano detti elenchi con periodicità mensile ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lett. b) del Decreto 22 febbraio 2010, che non hanno realizzato in alcuno dei quattro trimestri precedenti, cessioni intracomunitarie di beni per un ammontare totale trimestrale uguale o superiore a 100.000 euro.

Semplificazioni per gli elenchi riepilogativi relativi ai servizi resi (Modello INTRA 1quater)

Ai fini della compilazione del campo “Codice Servizio” presente negli elenchi riepilogativi relativi ai servizi intracomunitari resi, occorre far riferimento al quinto livello della classificazione dei prodotti associati alle attività (CPA).

Disposizioni finali

Le disposizioni del presente provvedimento si applicano agli elenchi riepilogativi aventi periodi di riferimento decorrenti dal mese di gennaio 2018.

5.2. Restano ferme, ove compatibili, le disposizioni della Determinazione n. 22778 del 22 febbraio 2010 del Direttore dell’Agenzia delle dogane di concerto con il Direttore dell’Agenzia delle entrate e d’intesa con ISTAT.

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2) Concordato preventivo: opposizione all’omologa con apposito ricorso

Concordato preventivo: divisione in classi e potere di opposizione. Il Tribunale di Treviso, con la decisione 21 aprile 2017, afferma che il creditore dissenziente che appartiene a una classe che ha approvato il concordato può proporre opposizione all’omologa di una proposta di concordato, ma può farlo solo se la sua opposizione ha ad oggetto la regolarità formale della procedura, mentre è escluso che possa contestarne la convenienza.

In particolare, i creditori dissenzienti e gli altri soggetti interessati possono proporre opposizione all'omologazione del concordato preventivo depositando un apposito ricorso.

Nel caso in cui il concordato preventivo prevede una suddivisione dei creditori in classi, la legge fallimentare riconosce la legittimazione ad opporsi anche al creditore che appartiene a una classe dissenziente (ossia a una delle classi che non ha approvato la proposta di concordato) (art. 180 c. 4 L. Fall.). In tal caso però oggetto dell’opposizione può consistere solo nella contestazione della convenienza del concordato, il creditore può cioè lamentare il fatto che il soddisfacimento che egli avrebbe raggiunto con il concordato è inferiore rispetto a quello ottenibile ricorrendo a procedure alternative concretamente praticabili.

(Tribunale di Treviso, decisione 21 aprile 2017)

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3) Per le modifiche contrattuali unilaterali ci vuole la consultazione sindacale

Il datore di lavoro che modifica unilateralmente il contratto di lavoro in una sua parte essenziale deve svolgere le procedure di informazione e consultazione previste dal diritto comunitario per i licenziamenti collettivi, se tale variazione riguarda un numero di lavoratori superiore alla soglia prevista per l'applicazione di tali procedure. Inoltre, l'eventuale licenziamento dei dipendenti che rifiutano la modifica peggiorativa delle proprie condizioni non ha natura disciplinare e deve essere computato ai fini del raggiungimento delle soglie che determinano l'applicazione delle norme sui licenziamenti collettivi.

Questo è quanto sentenziato dalla Corte di Giustizia Europea in due sentenze simili ( C-149/16 e C492/16) che hanno interessato due ospedali polacchi. Sebbene i principi espressi nel la sentenza non non hanno per il nostro Paese una rilevandza interna immediata, potrebbero comunque stimolare una lettura estensiva delle regole esistenti. Nel primo caso il datore aveva deciso temporaneamente la riduzione delle retribuzioni del 15%; e nel secondo, di cambiare le regole per maturare il premio di anzianità. In entrambi i casi gli ospedali avevano avvisato individualmente i lavoratori, mentre non avevano avviato una procedura di consultazione sindacale

Secondo la Corte, però, l'obbligo di avviare la procedura di consultazione decorre dal momento in cui il datore di lavoro decide di notificare la modifica unilaterale, e non dopo che la stessa è stata proposta ai singoli lavoratori. Le motivazioni dei giudici

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 22 Settembre 2017)

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4) Fondo vittime dell’amianto: misura dell’acconto della prestazione aggiuntiva per l’anno 2016

L’INAIL, con la Determina n. 372 del 18 settembre 2017, ha reso noto la misura complessiva dell’acconto della prestazione aggiuntiva per l’anno 2016 per il Fondo vittime dell’amianto, di cui alla legge 24 dicembre 2007, n.244, art. 1 commi 241-246, e al decreto interministeriale 12 gennaio 2011 n. 30.

La misura complessiva dell’acconto della prestazione aggiuntiva 2016 del Fondo per le vittime dell’amianto per l’anno 2016 pari a 10,1%.

Tenuto conto che la percentuale del primo acconto già erogato è stata del 9%, la misura del secondo acconto per l’anno 2016 risulta pari a 1,1%.

La spesa relativa all’erogazione del secondo acconto della prestazione aggiuntiva 2016, quantificata in 2,3 milioni di euro, graverà sulla voce U.7.02.03.01.001.01, imputabile alla Missione/programma 6.1 “Servizi conto terzi e partite di giro” del Bilancio di previsione dell’Istituto per l’esercizio 2017, che trova copertura nelle risorse già trasferite all’Istituto dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali quale dotazione del Fondo a carico del Bilancio dello Stato.

(INAIL, Determina n. 372 del 18 settembre 2017)

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5) Rassegna di giurisprudenza

Ecco di seguito la consuete rassegna giurisprudenziale:

- Sulla valutazione delle giacenze di magazzino

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43817 del 22 settembre 2017, ha chiarito che le valutazioni pesano anche nel penale tributario. Non solo sul falso in bilancio, dove sono state oggetto di una faticosa introduzione nel perimetro penale. E possono condurre al proscioglimento del reato di dichiarazione infedele. Il valore da attribuire alle giacenze di magazzino, allora, ben può essere il risultato di una valutazione da parte dell'imprenditore. Le stesse non possono essere ancorate a un'applicazione matematica di valori come sostenuto dal Pm. Inoltre, nel determinare il valore reale attuale delle giacenze vanno considerati elementi come la vetustà, l'obsolescenza e la deperibilità. Trattandosi di un dato valutativo deve trovare applicazione il margine di tolleranza del 10% per l'irrilevanza della dichiarazione infedele. I giudici di Piazza Cavour hanno revocato quindi il sequestro di quasi 200mila euro disposto dal Gip.

- Principi contabili internazionali applicabili dal 2005

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22099 del 22 settembre 2017, ha chiarito che i principi contabili internazionali sono applicabili dal 2005 in poi. La conseguenza è che per il passato non valgono le regole di neutralizzazione previste dalla nuova norma solo per il periodo transitorio. Dunque, secondo i giudici di legittimità per il passato non si applica la clausola di salvaguardia che riguardava solo il periodo transitorio decorrente dal 2005 fino al 2007 cioè fino all'entrata in vigore della nuova norma. Inoltre, come chiarito dalle Entrate con la circolare 26/2012 la clausola di salvaguardia riguardava i contribuenti che contestualmente avessero adottato i principi contabili internazionali nel periodo transitorio indicato.

- Omessi versamenti: niente multe solo con la forza maggiore

Omessi versamenti: stop alle sanzioni a patto che l'imprenditore mostri di aver adottato ogni misura per evitare la violazione. Solo l'evento imprevedibile costituisce causa di forza maggiore cui potrebbe discendere la non sanzionabilità. Lo dice la Corte di Cassazione con nell'ordinanza n. 22153 del 22 settembre 2017. Nel caso analizzato una società impugnava una cartella di pagamento con la quale erano pretese imposte per omessi versamenti e crediti indebitamente compensati. Per la contribuente erano inapplicabili gli interessi e le sanzioni poiché gli omessi versamenti erano dipesi dalla sopravvenuta crisi finanziaria. La causa di forza maggiore è il fatto che obbliga la persona a comportarsi in modo difforme da come voluto ed è per tale ragione che costituisce un'esimente al compimento di una violazione.

- Cartelle, ricorso in tempi stretti se il verbale non fu notificato

Codice della strada. Il cittadino che riceve una cartella di pagamento relativa a un'infrazione stradale di cui non conosceva l'esistenza perché non era stato notificato il verbale, può presentare ricorso per far valere questo vizio, ma deve farlo entro 30 giorni. Ad affermarlo le Sezioni unite della Corte di cassazione con l'ampia sentenza (ben 28 pagine) n. 22080/2017. Le Sezioni unite escludono che si possa parlare di inesistenza del verbale. La mancata notifica non comporta che il verbale titolo cessi di esistere, ma fa solo estinguere il diritto dell'amministrazione a riscuotere. Secondo le Sezioni unite per far dichiarare tale cessazione è possibile solo opporsi al verbale stesso, perché né il Codice della strada né il Dlgs 150/2011 prevedono rimedi differenziati secondo il vizio di forma dell'atto.

- Sanzione alla società se il manager è salvo

Per la violazione della disciplina antiriciclaggio può essere sanzionata la società anche quanto l'illecito si è estinto nei confronti del legale rappresentante. La società poi potrà rivalersi, perseguendo il soggetto responsabile dell'infrazione. Questa la soluzione cui sono pervenute le Sezioni unite civili della Corte di cassazione con la sentenza n. 22082 del 22 settembre 2017. Respinto il ricorso presentato dalla difesa di una Srl che si era vista infliggere una sanzione pecuniaria per violazione della norma sull'utilizzo dei contanti: aveva, infatti, effettuato transazioni finanziarie con un intermediario, una Cassa di mutualità, privo dell'abilitazione.

- Ok alla tassa rifiuti sui posti auto

Sono soggetti alla tassa rifiuti i posti auto, anche se sono nel sottosuolo: l posto auto collocato nel sottosuolo è assoggettato alla tariffa di igiene ambientale (TIA) di cui all’art. 49 del DLgs. 22/97.

Lo ha deciso la Corte di Cassazione ione con la sentenza n. 22124 del 22 settembre 2017, conformemente alle decisioni prese, in materia di TARSU, in relazione ai box auto. Secondo i giudici, infatti, l’area del sottosuolo adibita a posto auto non è esente da tassazione.

- Immobile in costruzione: il regime IVA cambia

Fuori dal circuito produttivo l’immobile in costruzione ceduto al consumatore finale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22138 del 22 settembre 2017, sottolinea che il regime IVA cambia a seconda del soggetto che acquista il fabbricato strumentale. La cessione (operata da un soggetto IVA) di un fabbricato strumentale in corso di costruzione, se effettuata a favore del “consumatore finale”, ricade nella disposizione recata dall’art. 10 comma 1 n. 8-ter del DPR 633/72, poiché il bene ceduto non può più considerarsi “nel circuito produttivo” e sconta, quindi, le imposte ipotecaria e catastale nella misura proporzionale.

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6) Proroga spesometro subito: associazioni commercialisti sul piede di guerra (Ndr: SCADENZA PROROGATA AL 5/10/2017)

Sito bloccato da venerdi scorso, tutte le sigle sindacali con comunicato stampa del 25 settembre 2017 hanno chiesto al MEF una proroga della scadenza fissata al 28 settembre 2017 e subito. (Ndr: SCADENZA PROROGATA AL 5/10/2017)

In caso contrario sarà sciopero di tutta la categoria dei Commercialisti. E soprattutto niente sanzioni.

Il blocco del web fatture e corrispettivi ha ulteriormente esasperato i professionisti. Il problema è che l’adempimento - oggetto di ben quattro tra proroghe e ritocchi e da cui la manovra 2017 si attendeva circa 2 miliardi di recupero di gettito - ha rappresentato un aggravio del lavoro di studio e si è trasformato in una corsa a ostacoli su cui anche l’Agenzia è dovuta man mano correre ai ripari: basti pensare alle Faq aggiornate in ritardo per cercare di rispondere ai dubbi operativi in extremis dopo la scadenza ufficiale.

Dunque, le associazioni sono in pressing: Adc, Aicd, Anc, Andoc, Unagraco, Ungdcec e Unico hanno inviato il 25 settembre 2017 una lettera al viceministro Luigi Casero e al direttore delle Entrate Ernesto Maria Ruffini per chiedere una riunione urgente del tavolo tecnico «anche per dare seguito a un’attenta valutazione della possibilità di considerare l’adempimento in scadenza come un invio sperimentale, senza che siano previste sanzioni per eventuali ritardi o non conformità, poiché tutti causati dall’inadeguatezza del sistema messo a disposizione dall’Agenzia».

Fatture & corrispettivi: buco privacy nel sistema, indagano Garante e Vigilanza

Come ha messo in evidenza anche il Corriere della Sera, c’è un buco privacy nel sistema fatture e corrispettivi. Indagano Garante e Vigilanza.

Con un semplice codice fiscale si potevano vedere e scaricare le fatture telematiche trasmesse all’Agenzia delle Entrate. L’Ad Ruffini «nero», chiede una relazione alla Sogei. Il presidente della Vigilanza parlamentare «furibondo». Il Garante chiede lumi.

C’era un buco enorme nel sistema telematico gestito dalla società pubblica Sogei per la trasmissione delle fatture elettroniche all’Agenzia delle Entrate.

Una falla che ha permesso a chiunque avesse le credenziali per entrare, commercialisti o anche semplici contribuenti, e per non si sa quanto tempo, di consultare liberamente i dati fiscali degli altri cittadini.

Sistema bloccato

Quel forziere che doveva restare blindato, e non solo per ovvie ragioni di privacy, di fatto è rimasto aperto alla mercé di tutti, senza chiave. Il sistema ora è stato bloccato, ma il presidente della Commissione di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria, Giacomo Portas, si dice «furibondo». E si è mosso anche il Garante della Privacy, Antonello Soro, per capire «se si è trattato di un incidente imprevedibile o della mancata attuazione delle misure di protezione dei dati personali che sono necessarie e che erano state chieste».

Dati aperti a tutti

Una volta entrati nel sistema bastava inserire il codice fiscale di un qualsiasi contribuente obbligato alla trasmissione telematica delle fatture, per vedere e scaricare tutti i dati trasmessi all’Agenzia delle entrate, compresi quelli di clienti e fornitori. Oppure il codice fiscale di un commercialista per vedere i suoi dati e quelli dei suoi clienti.

Tutti a rapporto

Scoperta la vulnerabilità il canale di accesso ad Entratel via web è stato sospeso dall’Agenzia delle Entrate. Ma sulla defaillance del sistema si è acceso un faro. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, informato venerdì, ha passato l’intero week-end in ufficio con tutta la prima linea dei dirigenti. È «nero», raccontano, e determinato «a individuare eventuali responsabilità interne o esterne». Intanto ha chiesto una relazione dettagliata all’amministratore delegato della Sogei, Andrea Quacivi. Entrambi sono state invitati a riferire da Portas e da Soro sull’accaduto.

«Quello che è successo è molto grave. Avevamo già in programma l’audizione di Ruffini questa settimana in Commissione, ora convocheremo immediatamente anche i vertici della Sogei» spiega Portas, aggiungendo che «queste cose non devono più accadere.

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7) Anche Equitalia se sbaglia deve pagare le spese processuali

La Corte di Cassazione (con l’ordinanza n. 22159 del 22 settembre 2017), rigettandone il ricorso, ha condannato l’ex Equitalia (ora Agenzia entrate/riscossione) alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in euro 7.800,00, oltre 15% per spese generali.

Nel caso di specie, il concessionario della riscossione pretendeva il pagamento delle cartelle esattoriali senza averle mai notificate, infatti, è stata accertata “l'omessa riproduzione della relata delle notifiche”.

E, comunque, la C.T.R. “ha valutato la produzione documentale in appello, ritenendo, quanto alle notifiche relative ad altre sei cartelle (asseritamente a fondamento dell'ipoteca legale), che esse non solo fossero tardive ma anche irrilevanti ai fini del giudizio”.

Ma non finiscono qui gli errori di Equitalia e, quindi, le vessazioni subite dal contribuente.

Questa la via crucis subita dal malcapitato cittadino:

- La mancata considerazione della regolare pratica di condono, conclusa diversi anni prima dell'iscrizione a ruolo;

- lo sgravio operato con cinque anni di ritardo e a giudizio instaurato;

l’avvenuta iscrizione ipotecaria sulla notifica della cartella inesistente;

- l’omessa cancellazione dell'iscrizione in difformità della statuizione giudiziale e successiva rettifica per un importo inferiore al minimo di legge, con ulteriore aggravio per il contribuente.

Equitalia non è stata invece condannata anche al pagamento delle spese morali subite dal contribuente (quantificate dal contribuente in 15 mila euro) poiché non ritenuta dalla Cassazione come unico soggetto colpevole nella vicenda esaminata. Ma almeno dovrà pagare le spese del giudizio di circa 8 mila euro. Niente male per i successivi “rimproveri” della Corte dei Conti sulla gestione dei conti pubblici.

(Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22159 del 22 settembre 2017)

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8) Accertamento sugli studi di settore: piccolo imprenditore evasore per i giudici di merito ma non per la Cassazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21399 del 15 settembre 2917, mette ordine nel farraginoso sistema processuale tributario in materia di studi di settore e, quindi, di accertamenti fiscali grossolani e standardizzati.

I giudici di merito (CTP e CTR) si sono limitati a confermare quanto contestato ingiustamente dall’Amministrazione Finanziaria senza minimamente curarsi di quanto asserito dal contribuente a propria difesa. Meno male che esiste anche il giudizio di legittimità.

Ecco di seguito i particolari:

Il titolare di una piccola attività imprenditoriale di rappresentanza di coloranti e vernici, ha dovuto presentare ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria, la quale, rigettando sia l’appello principale del contribuente sia l’incidentale dell'Ufficio, confermava la sentenza di primo grado che, in controversia concernente avviso di accertamento per IRPEF del 2003 emesso in base a studio di settore, aveva determinato in €. 80.000,00 l’importo dei ricavi.

Il contribuente, quindi, in cassazione si è difeso nel seguente modo:

- Denunciando l’omessa e insufficiente motivazione della sentenza, essendosi il giudice a quo limitato a confermare il valore medio dei ricavi determinato in primo grado senza tenere conto delle ragioni da lui esposte in sede di contraddittorio procedimentale e in sede contenziosa (concernenti, in particolare, l’assunzione di un subagente - avvenuta nel gennaio 2003 ma cessata nel giugno 2004 non essendosi rivelata fruttuosa -, che aveva determinato la non congruità con lo studio di settore), e pur avendo affermato che l’Ufficio avrebbe dovuto espletare ulteriori verifiche.

Ebbene la Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso fatto dal contribuente.

Infatti, la Suprema Corte ha rilevato che il giudice d’appello, dopo aver affermato che lo studio di settore «deve tener conto anche di altri fattori soggettivi riferiti al caso concreto, inerenti le condizioni nelle quali viene svolta l’attività», che «il contribuente ha fatto presente la particolare situazione gestionale cui è andato incontro con l’assunzione del collaboratore nell’anno 2003, poi licenziato nel giugno dell’anno successivo» e che l’Ufficio «avrebbe dovuto fondare il proprio accertamento con ulteriori e più approfondite verifiche», ha poi confermato l’importo dei ricavi determinato dal primo giudice nella misura media, rispetto al minimo e al massimo previsti nello studio di settore.

Tutto questo, senza minimamente dare conto delle ragioni in base alle quali ha ritenuto congruo il detto importo, pur a fronte delle argomentazioni del contribuente circa la peculiarità (pur evidenziata in sentenza) della situazione determinatasi con l’assunzione nell’anno in esame del subagente, pochi mesi dopo licenziato per l’infruttuosità del suo apporto.

In definitiva, il ricorso del piccolo imprenditore è stato accolto dalla Cassazione, ma la domanda sorge spontanea: I giudici di merito allora che ci stanno a fare ?.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 21399 del 15 settembre 2917)

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9) CDM: approvata Nota di aggiornamento al (DEF) 2017

E’ quanto emerge dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 45 del 23 Settembre 2017.

Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2017

Il Consiglio dei Ministri, il 23 Settembre 2017, ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (DEF) 2017, cui è allegata anche la Relazione al Parlamento redatta ai sensi dell’articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012.

La Nota, propedeutica alla legge di bilancio che dovrà essere presentata al Parlamento entro il 20 ottobre, registra i più recenti effetti positivi delle riforme strutturali e degli interventi di politica economica messi in atto dal Governo negli ultimi anni e aggiorna di conseguenza le stime sul quadro macroeconomico per l’anno in corso e il triennio successivo, nonché gli obiettivi programmatici rispetto a quelli contenuti nel DEF dell’aprile scorso.

Prosegue il comunicato del governo: Verranno completamente disattivate le cosiddette clausole di salvaguarda per il 2018, evitando quindi aumenti dell’Iva e delle accise.

Nei mesi più recenti si stanno rafforzando gli effetti attesi dalle riforme strutturali varate dal 2014. Il prodotto interno lordo che solo ad aprile scorso era stimato in crescita dell’1,1% per l’anno in corso, viene ora previsto in aumento dell’1,5%. Per il 2018 la crescita del PIL è stimata allo stesso livello, contro l’1% indicato nel DEF.

L’indebitamento netto proseguirà il trend di miglioramento che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Il rapporto tra disavanzo e PIL è previsto attestarsi al 2,1% nel 2017, per scendere ancora fino all’1,6% il prossimo anno. Nel nuovo scenario programmatico, in coerenza con la Comunicazione alla Commissione europea del maggio scorso, l’aggiustamento strutturale di bilancio tra il 2017 e il 2018 viene previsto di 0,3 punti percentuali, invece che di 0,8 punti come era stato indicato nel DEF. Il percorso di riduzione del disavanzo proseguirà ad un ritmo sostenuto negli anni successivi consentendo di raggiungere il sostanziale pareggio di bilancio nel 2020.

Il rapporto tra debito pubblico e PIL, per il quale si è registrata, per la prima volta, una riduzione nel 2015 dopo sette anni di crescita ininterrotta, riprenderà a scendere nel 2017 per proseguire costantemente in questa direzione negli anni successivi.

Otto per mille per la ricostruzione post-sisma

Il Consiglio dei Ministri ha poi deliberato la deroga ai criteri di utilizzazione della quota dell’otto per mille dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) a diretta gestione statale ai fini della ricostruzione e del restauro del patrimonio culturale danneggiato dagli eventi sismici dal 24 agosto 2016.

La deroga, che riguarda le quote derivanti dalle dichiarazioni dei redditi relative agli anni dal 2016 al 2025, si rende necessaria per consentire l’immediata assegnazione delle quote parte ai beni culturali dei comuni terremotati per l’anno in corso e per il 2018, anziché a partire dal 2019 come attualmente previsto, in modo da accelerarne la ricostruzione.

La deroga è approvata a norma dell’articolo 2-bis, comma 5, del DPR 10 marzo 1998, n. 76, che consente di concentrare le risorse per specifici interventi, tenendo conto di situazioni urgenti ed eccezionali.

(Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 45 del 23 Settembre 2017)

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10) Operazioni straordinarie: attivato codice identificativo “74” da indicare nell’F24

Il codice si utilizza se si versa per conto dell’estinto.

Deve, quindi, essere indicato nel Modello F24 per consentire l’individuazione del soggetto che effettua il pagamento (o la compensazione) relativo al periodo d’imposta anteriore.

L’attuale versione del modello di versamento F24 (approvata con provvedimento del 23 ottobre 2007) prevede la possibilità di inserire due codici fiscali nel caso in cui i pagamenti o le compensazioni non riguardino lo stesso soggetto. È il caso, ad esempio, delle operazioni straordinarie (fusione, scissione), per le quali l’articolo 4 del Dl 50/1997 dispone che gli obblighi di versamento (inclusi quelli relativi agli acconti d’imposta e alle ritenute operate su redditi altrui) dei soggetti che si estinguono per effetto delle operazioni medesime, sono adempiuti dagli stessi soggetti fino alla data di efficacia della fusione o scissione, mentre, successivamente a tale data, sono trasferiti alla società incorporante, beneficiaria o, comunque, risultante dalla fusione o scissione.

Adesso per individuare il soggetto che effettua il versamento, per conto del soggetto estinto, riguardante il periodo d’imposta antecedente la data di perfezionamento dell’operazione, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 119/E del 25 settembre 2017, ha istituito il codice “74”, denominato “Soggetto risultante dall’operazione straordinaria”.

Nell’F24 va riportato nel campo “codice identificativo”, presente nella sezione “Contribuente” subito dopo il campo “codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare”, nel quale deve essere indicato il codice fiscale del soggetto risultante dall’operazione straordinaria che effettua il versamento per conto del soggetto estinto.

Il codice fiscale di quest’ultimo, invece, va esposto nell’apposito campo della stessa sezione “Contribuente”.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 119/E del 25 settembre 2017)

Vincenzo D’Andò