Diario quotidiano dell’11 settembre 2017 – piccola guida alla compilazione dello spesometro

Pubblicato il 11 settembre 2017



1) Spesometro: la proroga al 28 settembre 2017 è per tutti
2) Piccola guida alla compilazione dello spesometro: ecco tutte le istruzioni
3) Rassegna di giurisprudenza
4) Buoni pasto: vantaggio fiscale e contributivo dal 9 settembre 2017
5) Ritenute omesse: contrasto tra Cassazione e Ministero Lavoro
6) Agricoli: obbligo di dichiarazione anche se esclusi dall’Irap
7) Lavoro occasionale: attenzione a limiti e divieti
8) Cndcec: normativa antiriciclaggio e ruolo degli ordini professionali
9) Richiesta riduzione seconda rata acconto IRPEF/cedolare secca
10) CDM: arrivate le modifiche al codice dell’amministrazione digitale
CT_Facebook_Cover_828x3151) Spesometro: la proroga al 28 settembre 2017 è per tutti 2) Piccola guida alla compilazione dello spesometro 3) Rassegna di giurisprudenza 4) Buoni pasto: vantaggio fiscale e contributivo dal 9 settembre 2017 5) Ritenute omesse: contrasto tra Cassazione e Ministero Lavoro 6) Agricoli: obbligo di dichiarazione anche se esclusi dall’Irap 7) Lavoro occasionale: attenzione a limiti e divieti 8) Cndcec: normativa antiriciclaggio e ruolo degli ordini professionali 9) Richiesta riduzione seconda rata acconto IRPEF/cedolare secca 10) CDM: arrivate le modifiche al codice dell’amministrazione digitale ****

1) Spesometro: la proroga al 28 settembre 2017 è per tutti

Proroga al 28 settembre anche per i contribuenti che hanno esercitato l’opzione per l’invio telematico dei dati delle fatture.

Con il comunicato stampa n. 147 dell’1 settembre scorso, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha anticipato il contenuto di un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, con il quale viene posticipato dal 16 al 28 settembre 2017 il termine per effettuare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati delle fatture emesse e ricevute relative al primo semestre 2017.

L’Agenzia delle entrate precisa che tale proroga vale anche per i soggetti che hanno aderito al regime opzionale per la trasmissione telematica dei dati delle fatture (art.1, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127).

Tale chiarimento è in linea con quanto previsto dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 27 marzo 2017 che ha uniformato, per il primo anno di applicazione, i termini per l’invio opzionale dei dati delle fatture (art. 1, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127) con i termini per la “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute” (articolo 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78).

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 172 del 7 settembre 2017)

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2) Piccola guida alla compilazione dello spesometro

Spesometro 2017. Ecco le istruzioni per la compilazione della Comunicazioni IVA 2017 dei dati delle fatture emesse e ricevute.

Dal 1° gennaio 2017, i contribuenti devono trasmettere in via telematica, entro il 28 settembre 2017 (per il primo semestre 2017), i dati delle fatture emesse e ricevute, note di variazione e bolle doganali.

In pratica, attraverso lo spesometro, il soggetto passivo IVA, indica analiticamente le fatture per singolo cliente o fornitore, ossia, un elenco clienti e fornitori.

Il Decreto legge n. 193/2016 ha modificato la normativa dello Spesometro introducendo nuovi adempimenti e trasformando di fatto lo spesometro da annuale a trimestrale, eccezionalmente per il 2017 semestrale.

Comunicazioni IVA dati fatture

Si tratta del nuovo adempimento previsto dal art. 4, comma 1, del D.L. n. 193/2016 che ha sancito l’obbligo per tutti i titolari di partita IVA, fatta eccezione per alcune categorie di contribuenti come i forfettari, minimi, PA e produttori agricoli limitatamente a determinati terreni, di comunicazione dati fatture emesse e ricevute.

Comunicazione IVA 2017: fatture emesse e ricevute

A seguito dell’entrata in vigore dell’art. 4, comma 1, del D.L. n. 193/2016, famoso decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2017, è stato modificato l’art. 21 del D.L. n. 78/2010 – Spesometro operazioni rilevanti ai fini IVA.

Pertanto, a partire dal 1° gennaio 2017, lo spesometro annuale è stato sostituito con una nuova comunicazione: la Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute con periodicità trimestrale (per il 2017 semestrale).

In base a quanto previsto dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate del 7 febbraio 2017, anche i contribuenti che entro la fine di marzo 2017 non hanno esercitato l’opzione per la trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute, possono comunque utilizzare il Sistema di Interscambio (SdI) per emettere o ricevere fatture elettroniche.

Soggetti obbligati ed esclusi:

I soggetti obbligati allo spesometro 2017 e quindi alla comunicazione dei dati fatture emesse e ricevute 2017, sono tutti i soggetti passivi IVA.

Sono invece esclusi:

i contribuenti nel regime forfettario;

i contribuenti minimi;

i produttori agricoli in regime di esonero delle zone montane, ovvero:

se i terreni sono situati a 700 metri di altezza sopra il livello del mare, limitatamente alle particelle catastali che ricadono nella predetta altitudine;

se i terreni compresi nell’elenco dei territori montani compilato dalla commissione censuaria centrale;

se i terreni fanno parte di comprensori di bonifica montana.

la Pubblica Amministrazione e le Amministrazioni autonome;

i contribuenti titolari di partita IVA che hanno aderito all’invio telematico dei dati fatture emesse e ricevute e/o dell’opzione dei corrispettivi elettronici 2017 delle vendite di beni e delle prestazioni di servizi.

Fatture da comunicare nello spesometro 2017

Con il nuovo spesometro 2017 – comunicazione IVA fatture, i soggetti obbligati, devono effettuare la comunicazione dei dati delle fatture.

Le fatture emesse, indipendentemente dalla loro registrazione (comprese quindi, per esempio, quelle annotate o da annotare nel registro dei corrispettivi, di cui all’art. 24 del D.P.R. n. 633/1972);

Le fatture ricevute e bollette doganali, registrate ai sensi dell’art. 25 del D.P.R. n. 633/1972, ivi comprese le fatture ricevute da soggetti che si avvalgono del regime forfetario o in regime di vantaggio;

Note di variazione delle fatture emesse e ricevute

Non vanno comunicati, invece, i dati scontrini, ricevute fiscali o schede carburante.

Spesometro 2017: dati da comunicare per ogni fattura

I dati da comunicare per ciascuna fattura emessa o ricevuta nello Spesometro 2017, sono:

Dati identificativi dei soggetti coinvolti nelle operazioni;

Data e numero della fattura;

Base imponibile;

Aliquota applicata;

Imposta;

Tipologia di operazione.

I dati vanno trasmessi in forma analitica secondo le modalità previste con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

Spesometro 2017 istruzioni compilazione Dati fattura emesse:

Nello Spesometro fatture 2017, il file Dati fattura della comunicazione deve riportare obbligatoriamente i dati delle singole fatture, da indicare secondo le variegate istruzioni Agenzia delle Entrate.

Spesometro 2017: istruzioni compilazione Dati natura fattura emesse:

Per quanto concerne la compilazione della comunicazione IVA 2017 Fatture emesse, il dato “Natura” dell’operazione va riportato nel tracciato solo quando il cedente/prestatore al posto dell’IVA in fattura ha provveduto ad indicare una specifica annotazione.

Se quindi nella fattura emessa non è indicata l’imposta ma un’annotazione, il campo “Imposta” non deve essere evidenziato mentre va compilato il campo “Natura” con il codice dell’operazione.

Ecco quindi i codici approvati dall’Agenzia delle Entrate da indicare nel campo Natura fatture emesse, per ogni tipo di operazione:

Operazioni escluse: per le fatture indicanti operazioni escluse da IVA: codice N1 – escluse;

Operazioni non soggette: per le fatture relative alle operazioni non soggette a IVA: N2 – non soggette;

Operazioni non imponibili: per le fatture relative alle operazioni non imponibili, come esportazione e cessione di beni intra-UE: N3 – non imponibile;

Operazioni esenti: per le fatture relative alle operazioni esenti, come le prestazioni sanitarie: N4 – esente;

Operazioni soggette al regime del margine/IVA non esposta in fattura: per le fatture relative alle operazioni per le quali si applica il regime speciale dei beni usati, come la vendita di un’auto usata, per le fatture emesse senza separata indicazione dell’imposta, come nel caso dalle agenzie di viaggio e turismo: N5 – regime del margine/IVA non esposta in fattura;

Operazioni soggette a inversione contabile IVA: le fatture reverse charge: N6 – inversione contabile (reverse charge);

Operazioni soggette a modalità speciali di determinazione/assolvimento dell’IVA: per le fatture relative alle operazioni di vendite a distanza e alle prestazioni di servizi di telecomunicazioni: N7 – IVA assolta in altro Stato UE.

Istruzioni Spesometro 2017: comunicazione fatture ricevute

Istruzioni compilazione dato Natura fatture ricevute: Secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate, per la comunicazione Iva Fatture ricevute, il campo “Natura” deve essere compilato con gli stessi codici approvati per le fatture emesse con l’unica differenza che, se si tratta di una fattura in reverse charge, oltre a dover indicare il codice N6 nel campo natura, occorre necessariamente valorizzare anche i campi “Imposta” e “Aliquota”.

Istruzioni su come si compila il campo Numero documento fatture emesse:

L’art. 21, comma 2, lett. b) del D.P.R. n. 633/1972, sancisce l’obbligo di identificare univocamente ciascuna fattura attraverso un numero progressivo. Ecco tale numero, va indicato nella comunicazione IVA all’interno del campo Numero riportando al suo interno esattamente il numero della fattura.

Istruzioni Spesometro 2017 su come si compilano i campi Comunicazione IVA fatture:

Istruzioni su come compilare i Dati nei campi detraibile e deducibile: I campi detraibile e deducibile presenti nel tracciato della comunicazione IVA fatture, possono essere compilati alternativamente (non sono quindi dati obbligatori). Il dato, è però facoltativo e si riferisce all’eventuale deducibilità o detraibilità del costo ai fini delle imposte sui redditi da parte del cessionario o del committente persona fisica che non opera nell’esercizio d’impresa, arte o professione. Ciò significa che un’impresa emette una fattura verso un cliente privato per dei lavori di ristrutturazione edilizi detraibili dalla dichiarazione dei redditi per il 50% sul costo riportato in fattura, se si dispone dell’informazione, può essere indicata nell’apposito campo detrazione della comunicazione.

Dati relativi ai campi Stabile organizzazione e Rappresentante fiscale: queste informazioni vanno indicate solo se sono riportati in fattura. Qualora presenti, sono da compilare obbligatoriamente per:

stabile organizzazione: Indirizzo, CAP, Comune e Nazione, oppure

rappresentante fiscale: IdPaese, IdCodice.

Dati bolle doganali: in presenza di bollette doganali, si devono indicare i dati dell’Ufficio doganale presso il quale è stata emessa la bolletta.

Documento riepilogativo delle fatture di acquisto/vendita – Indicazione dei dati analitici delle singole fatture: dal momento che nella comunicazione devono essere indicati tutti i dati delle singole fatture emesse e ricevute, lo stesso obbligo vale anche per le fatture attive e/o passive di importo inferiore a 300 euro.

Dati fatture reverse charge: Per le fatture soggette al meccanismo di inversione contabile IVA, cd. reverse charge, sia se intracomunitarie sia interne, la comunicazione IVA, prevede che i dati siano da riportare una sola volta nell’apposita sezione dei documenti ricevuti, indicando nel campo Natura, il codice N6 e compilando sia il campo imposta che aliquota.

Compilazione Dati operazioni extracomunitarie:

Le cessioni di beni a soggetti extra-UE, essendo esportazioni, sono operazioni non imponibile IVA, per cui vanno indicate nel campo Natura con il codice N3.

Le prestazione di servizi a soggetti extracomunitari, non essendo soggette ad IVA per mancanza del requisito di territorialità, vanno indicate nel campo Natura con il codice N2.

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3) Rassegna di giurisprudenza

Ecco la rassegna di giurisprudenza flash:

Divieto di abuso di diritto nel settore dell’IVA automatico

Secondo quanto affermato dall’Avvocato generale della Corte di Giustizia UE, in data 7 settembre 2017, il divieto di abuso di diritto nel settore dell'IVA, in quanto principio generale dell'ordinamento dell'Ue, si applica anche in assenza di un provvedimento nazionale attuativo e anche in relazione ai fatti avvenuti prima della sentenza Halifax del 2006, che lo ha esplicitamente riconosciuto applicabile nella disciplina dell’IVA. Secondo l’Avvocato questa è una delle risposte che la Corte dovrebbe dare alle domande poste dai giudici irlandesi nel procedimento C-251/16, volto a chiarire la portata e i presupposti applicativi dell’abuso di diritto in relazione alle disposizioni della direttiva IVA. Le questioni sono state sollevate dai giudici nazionali nell’ambito di una controversia scaturita dall’accertamento con cui è stata riqualificata un’operazione di cessione di immobili precedute da un contratto di locazione degli stessi immobili stipulato per la durata di oltre 20 anni ma risolto pochi mesi dopo la stipula.

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Dividendi: onere della prova condiviso

Secondo la corte Ue, con la sentenza del 7 settembre 2017, nella causa C-6/16, è contraria ai principi comunitari una normativa tributaria nazionale che subordina l’applicazione della direttiva madre-figlia - nelle ipotesi in cui la società madre Ue sia controllata direttamente o indirettamente soggetti residenti in Stati terzi – alla condizione che si dimostri che la catena di partecipazioni non abbia come fine principale quello di conseguire un vantaggio fiscale. La questione riguardava una società figlia francese controllata da una mamma lussemburghese, a sua volta detenuta, per oltre il 99%, da una società svizzera (per il tramite di una società cipriota). La società francese aveva distribuito dividendi alla mamma lussemburghese applicando l’esenzione da ritenuta alla fonte, in conformità alla direttiva madre-figlia.

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Nei guai l’imprenditore accusato di autoriciclaggio anche se i proventi illeciti vengono re-investiti

Sono guai per l’imprenditore accusato di autoriciclaggio: anche se il provento illecito non è stato usato per proprio personale godimento, perché è stato investito, l’accusato resta in carcere. Lo si evince dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 40890 del 7 settembre 2017, con la quale la massima Corte ha rigettato il ricorso presentato da un imprenditore, accusato di aver destinato ai suoi collaboratori i ricavi delle quotazioni in borsa della società fallita, de-patrimonializzando la società controllata a favore di quella controllante.

Già l’Appello aveva condannato l’uomo; così anche la Seconda Sezione Penale, chiamata a valutare l’accusa di investimento dei proventi delittuosi, in quanto tali somme erano finite sul conto corrente di un’altra società pure riconducibile all’imputato. A ciò si aggiunga che, durante un colloquio in carcere, l’uomo aveva tentato di passare ai familiari un foglietto con istruzioni per gestire le società.

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Detrazione Iva non subordinata ad adempimenti formali

Se l’operazione non è stata occultata e se l’amministrazione fiscale non ha trovato ostacoli nella sua ricostruzione, l’infrazione è formale e, dunque, la detrazione non può essere negata al soggetto passivo, poiché il risultato fiscale finale sarebbe stato comunque identico sul piano impositivo per effetto della prevista neutralizzazione bilaterale dell’IVA. Per questo la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 20806 del 6 settembre 2017, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di una Spa che aveva impugnato un avviso di accertamento a tema IVA, basato sul riscontro dell’esistenza di un contratto di licenza per l’uso di un brevetto industriale tra la società ricorrente ed una seconda società svizzera. Era infatti stato contestato che la ricorrente aveva versato royalties senza emettere alcun documento fiscale, laddove invece avrebbe dovuto assoggettare ad IVA i compensi corrisposti mediante autofattura.

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Transfer pricing: il Fisco può operare anche senza prove della funzione elusiva

No al trasfer pricing: la vendita sottocosto a società tra loro collegate, ma con sede in stati diversi, altera infatti la concorrenza. Lo dicono i giudici della Corte di Cassazione con la sentenza n. 20805 del 6 settembre 2017. Gli Ermellini hanno respinto il ricorso di una multinazionale, affermando che la vendita infragruppo legittima l’accertamento e, di converso, delegittima le detrazioni fiscali.

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4) Buoni pasto: vantaggio fiscale e contributivo dal 9 settembre 2017

Buoni pasto, cade il limite dell’utilizzo singolo. Ecco che cosa cambia per spesa e ristorante.

Dal 9 settembre 2017 decorrono le novità sui buoni pasto. Infatti, è entrato in vigore il Decreto 122/2017 che ha inserito alcune modifiche sostanziali alla disciplina dei servizi sostitutivi alla mensa. Sono state ampliate le possibilità di utilizzo dei ticket sia sul piano degli esercizi che potranno accettarli, sia sull'uso in contemporanea di più tagliandi, consentito fino ad un numero massimo di otto.

Ecco di seguito le principali novità in arrivo

Buoni pasto: definizione

Il buono pasto è il documento di legittimazione, anche in forma elettronica, che attribuisce al titolare il diritto ad ottenere il servizio sostitutivo di mensa per un importo pari al valore facciale del buono e, all'esercizio convenzionato, il mezzo per provare l'avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione. I servizi sostitutivi di mensa resi a mezzo dei buoni pasto sono le somministrazioni di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo.

Esercizi convenzionabili

Devono essere soggetti legittimati a somministrare alimenti o bevande, o a esercitare la vendita al dettaglio di generi alimentari, sia in sede fissa che su area pubblica, ivi compresi gli artigiani per le cessioni effettuate nei locali di produzione o in quelli adiacenti a quelli di produzione (in questo caso anche per le imprese industriali autorizzate), oppure da parte degli agriturismi, degli ittiturismi (che somministrano pasti prevalentemente da prodotti derivanti dall'attività della pesca, ai sensi della legge 96/2006), di imprenditori agricoli e coltivatori diretti.

Cumulabilità

L'uso di più buoni in contemporanea, sebbene prassi diffusa tra gli utilizzatori, viene ora considerata lecita, a patto che i ticket non siano “cedibili, né cumulabili oltre il limite di otto buoni, né commercializzabili o convertibili in denaro e sono utilizzabili solo dal titolare”. Il buono quindi rimane non cedibile e può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare, ossia esclusivamente dal dipendente beneficiario. Letteralmente il limite di otto è per ogni utilizzo, quindi per ogni transazione, ma occorrono chiarimenti ufficiali sul punto. In ogni caso i ticket non danno diritto al resto in denaro, ma resta possibile l'integrazione monetaria, qualora il valore dei buoni impiegati sia inferiore al costo dei prodotti alimentari acquistati.

Ambito soggettivo e utilizzabilità

I ticket “sono utilizzati esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno o parziale, anche qualora l'orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato”. Viene confermato che i buoni pasto si possono erogare ai lavoratori part time, nonchè ai collaboratori; è invece soppresso il riferimento alle modalità di utilizzo che in precedenza doveva avvenire durante la giornata lavorativa anche se domenicale o festiva. Questa esclusione, quindi, ne rende possibile l'utilizzo in qualsiasi giorno dell'anno, anche a distanza di mesi dal ricevimento (e persino nell'anno successivo se gli stessi non scadono prima).

Vantaggio fiscale e contributivo

I buoni pasto non sono imponibili in capo al dipendente fino a 5,29 euro al giorno, o 7 euro se resi in forma elettronica. Pertanto, i ticket con importi superiori a tali soglie sono soggetti a tassazione e contribuzione previdenziale sulla quota eccedente il valore facciale del buono. Oltre a tener conto dei limiti giornalieri, per beneficiare dell'esenzione i ticket devono essere erogati alla totalità o a gruppi omogenei di lavoratori nella misura di uno per ogni giorno effettivamente lavorato ed escludendo i giorni in cui sono stati prestati servizi di mensa o indennità sostitutive per cui si è già beneficiato della relativa detassazione fiscale. L'agevolazione non spetta se i buoni non vengono erogati secondo queste regole.

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5) Ritenute omesse: contrasto tra Cassazione e Ministero Lavoro

Cassazione: calcolo delle ritenute omesse. La Corte di Cassazione con sentenza n. 39882/2017, ha affermato che la rilevanza penale dell’omesso versamento all’Inps delle ritenute previdenziali va calcolata con riferimento all’anno solare che inizia a gennaio e scade al 16 gennaio dell’anno successivo (data ultima per i versamenti di dicembre).

Secondo la previsione contenuta nell’art. 3, comma, 6 del decreto legislativo n.8/2016 l’omissione in un anno superiore a 10.000 euro è punita con la reclusione fino a 3 anni e con la multa fino a 1.032 euro, mentre, se inferiore, l’illecito viene depenalizzato con una sanzione amministrativa compresa tra 10.000 e 50.000 euro.

Il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con la nota del 8 settembre 2017, evidenzia che la sentenza risulta in contrasto con l’orientamento espresso dal Ministero del Lavoro con la nota n. 9099 del 3 maggio 2016 (che andrebbe rivista) secondo la quale il periodo di osservazione per calcolare se è stata superata la soglia è 16 gennaio - 16 dicembre. Il Ministero fa riferimento alle date di versamento e non a quelle del periodo competente di contribuzione.

Il dicastero di Via Veneto per stabilire la rilevanza penale del mancato versamento all'Inps aveva indicato di prendere in riferimento le date di versamento e non quelle del periodo di competenza della retribuzione. Ma per i giudici della Suprema Corte, invece, l'anno solare da prendere a riferimento inizia a gennaio e scade il 16 gennaio dell'anno successivo.

Nella pronuncia la Cassazione spiega che il superamento della soglia di 10mila euro è strettamente collegato al periodo temporale dell'anno e che il reato deve ritenersi perfezionato nel momento e nel mese in cui l'importo non versato, calcolato a decorrere dalla mensilità di gennaio, superi i 10mila euro.

Si afferma, inoltre, che eventuali ulteriori importi non versati oltre la soglia non possono dare luogo a un secondo illecito nello stesso anno, ma costituiscono “momenti esecutivi di un reato unitario a consumazione prolungata” che cessa quando coincide con la scadenza prevista per il versamento dell'ultima mensilità, ovvero il giorno 16 del mese di gennaio successivo. Mentre le altre mensilità non versate e prescritte devono essere valorizzate per calcolare il totale dell'illecito. A questo punto resta da chiarire quali mesi vanno considerati per verificare il superamento della soglia, perché altrimenti il calcolo si estenderebbe su 13 mensilità.

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6) Agricoli: obbligo di dichiarazione anche se esclusi dall’Irap

Come chiarito dall'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 93/E del 18 luglio 2017, l’esonero per le società agricole dal versamento dell’IRAP non comporta automaticamente anche l’esonero della presentazione della dichiarazione. Sebbene l'esenzione dall'imposta riguardi tutti i soggetti che svolgono attività produttive che rientrano potenzialmente nel reddito agricolo, è necessario distinguere la natura dell'attività svolta per ottemperare agli obblighi di legge.

Esistono, infatti, tre diverse tipologie di imprese agricole: quelle individuali e le società semplici che sono le uniche a non dover presentare il modello dichiarativo in quanto determinano il contributo camerale in misura fissa (e non in base al fatturato); le altre società agricole, dalle snc alle cooperative, che svolgono attività che rientrano esclusivamente nel reddito, presentano invece la dichiarazione annullando il valore della produzione imponibile. La terza categoria, infine, è data da tutti i soggetti che operano in agricoltura, ma che esercitano attività comprese solo parzialmente nel reddito e che per questo presentano il dichiarativo soprattutto per determinare la quota del valore della produzione assoggettata ad imposta.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 7 settembre 2017)

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7) Lavoro occasionale: attenzione a limiti e divieti

Superare i limiti di compenso consentiti, o avviare con lavoro occasionale (ex voucher) lavoratori che in precedenza sono stati dipendenti, comporta l’applicazione di una maxi sanzione.

Libretto di famiglia e contratto di lavoro occasionale (Presto) sono in vigore da alcuni mesi e per non essere considerati contratti di lavoro subordinato devono rispondere a precisi requisiti.

Per prestazioni occasionali s’intendono le attività lavorative che danno luogo in un anno civile (1° gennaio - 31 dicembre):

- a compensi non superiori a 5.000 euro per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori;

- a compensi non superiori a 5.000 euro per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori di lavoro;

- a compensi non superiori a 2.500 euro, per le prestazioni rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, che non possono comunque superare il limite di 280 ore nell’arco dello stesso anno civile. Il superamento del limite comporta la trasformazione a tempo indeterminato pieno del rapporto (oltre alle sanzioni civili ed amministrative del caso).

Non possono essere attivate, inoltre, prestazioni di lavoro occasionale rese da lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso o abbia cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato o di co.co.co..

La violazione di tale limite comporta la conversione a tempo pieno ed indeterminato del rapporto (oltre alle sanzioni civili ed amministrative del caso).

In caso di violazione dell'obbligo di comunicazione preventiva (da effettuarsi prima dell’inizio della prestazione) da parte di utilizzatori e dalle persone fisiche/famiglie, o di violazione del divieto di ricorso al lavoro occasionale da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato, si applica la sanzione amministrativa da € 500 a € 2.500, per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione.

Il prestatore di lavoro ha diritto altresì a riposo giornaliero, pause e riposi settimanali. Il mancato rispetto da parte dell’utilizzatore comporta l’applicazione di specifiche sanzioni, così come per la tutela della salute e della sicurezza del prestatore, si applicano le disposizioni vigenti in materia (per prestazione sia svolta a favore di un committente imprenditore o professionista).

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 7 settembre 2017)

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8) Cndcec: normativa antiriciclaggio e ruolo degli ordini professionali

Il CNDCEC ha pubblicato la nota informativa, n. del 39 del 08 settembre 2017, sulla Normativa antiriciclaggio e ruolo degli ordini professionali alla luce del D.Lgs. 231/2007 (come modificato dal D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 90).

Gli organi di autoregolamentazione (consigli di disciplina) dovranno applicare le sanzioni disciplinari per l’inosservanza della relativa disciplina (l’eventuale interdizione dall’attività va da due mesi a cinque anni).

A carico di tali organismi viene prevista la sanzione pecuniaria da 5 mila euro a 50.000 euro nel caso sia violato l’obbligo di fornire all’UIF i dati richiesti.

A tal fine, il Cndcec emanerà le linee guida per agevolare gli Ordini dei commercialisti nell’espletamento di tali obblighi.

Peraltro, gli ordini devono (obbligo) formare e aggiornare i propri iscritti sull’antiriciclaggio ed applicare la sanzioni disciplinari ai propri iscritti per violazioni gravi, ripetute e sistematiche.

(CNDCEC nota informativa n. del 39 del 08 settembre 2017)

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9) Richiesta riduzione seconda rata acconto IRPEF/cedolare secca

L’INPS, con la nota del 08 settembre 2017, avvisa i contribuenti che hanno presentato il modello 730/2017, indicando l’Istituto previdenziale italiano come sostituto d'imposta per l'effettuazione dei conguagli, che le eventuali richieste di riduzione della seconda rata d'acconto IRPEF/cedolare secca vanno inoltrate alle strutture INPS territorialmente competenti entro il 30 settembre 2017.

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Benefici fiscali a favore delle vittime del dovere e dei loro familiari superstiti di cui all’art.1, comma 211, legge 11 dicembre 2016, n. 232. Cessazione del ruolo di sostituto d’imposta da parte dell’INPS sui trattamenti pensionistici a partire dal 1° gennaio 2017.

E’ questo l’oggetto del messaggio INPS n. 3505 del 8 settembre 2017.

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Contributi figurativi per periodi di aspettativa fruita per incarichi politici o sindacali - art. 3 del D.lgs. 16 settembre 1996 n. 564 e art. 38 della legge 23 dicembre 1999 n. 488: Arrivati i profili istruttori dall’INPS con il messaggio n. 3499 del 8 settembre 2017.

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10) CDM: arrivate le modifiche al codice dell’amministrazione digitale

Il Consiglio dei ministri si è riunito, l’8 settembre 2017, a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni. Tra la misure approvate:

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, recante modifiche e integrazioni al codice dell’amministrazione digitale (di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche).

Il decreto approvato dal governo integra e modifica alcune disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale, in conformità a quanto previsto dalla legge delega, al fine di accelerare l’attuazione dell’agenda digitale europea, dotando cittadini, imprese e amministrazioni di strumenti e servizi idonei a rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale.

Le linee portanti del nuovo intervento legislativo sono:

a. proseguire nell’opera di razionalizzazione delle disposizioni contenute nel Codice dell’amministrazione digitale e di deregolamentazione già avviata con il precedente intervento;

b. rafforzare la natura di “carta di cittadinanza digitale” della prima parte del Codice, concentrando in essa le disposizioni che attribuiscono a cittadini e imprese il diritto a una identità e a un domicilio digitale, quello alla fruizione di servizi pubblici online in maniera semplice e mobile-oriented, quello a partecipare effettivamente al procedimento amministrativo per via elettronica e quello a effettuare pagamenti online;

c. promuovere integrazione e interoperabilità tra i servizi pubblici erogati dalle diverse amministrazioni;

d. garantire maggiore certezza giuridica in materia di formazione, gestione e conservazione dei documenti digitali;

e. rafforzare l’applicabilità dei diritti di cittadinanza digitale e accrescere il livello di qualità dei servizi pubblici e fiduciari in digitale;

f. promuovere un processo di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e garantire un utilizzo più efficace dei dati pubblici attraverso moderne soluzioni di data analysis.

Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le autorità portuali

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 169

Il decreto tiene conto del riparto di competenze costituzionale tra Stato e Regioni, prevedendo una nuova classificazione dei porti e creando una netta distinzione tra porti nazionali e porti regionali, con la conseguente ripartizione degli oneri relativi alle spese infrastrutturali. Inoltre, con la nuova classificazione è previsto che le funzioni dei porti non siano più predeterminate normativamente, ma stabilite dal piano regolatore portuale, al fine di rendere più snelle le modifiche di utilizzo delle aree portuali rispetto al mutare dei traffici commerciali. La nuova normativa prevede, tra l’altro, , la seguente classificazione:

categoria I: porti, o specifiche aree portuali, finalizzati alla difesa militare e alla sicurezza dello Stato;

categoria II: porti, o specifiche aree portuali, di rilevanza internazionale e nazionale, rientranti nelle Autorità di Sistema portuale (AdSP);

categoria III, porti, o specifiche aree portuali, di rilevanza interregionale e regionale.

Il decreto prevede inoltre l’adeguamento delle funzioni del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale in materia di governance del lavoro portuale, al quale vengono prevalentemente trasferite le funzioni che prima erano svolte dall’Ente gestore e l’estensione ai membri del Comitato di gestione dell’Autorità delle disposizioni vigenti in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico.

Sanzioni per la violazione di norme a tutela dei consumatori di prodotti alimentari

Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, e l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento (UE) n. 1169/2011 e della direttiva 2011/91/UE, ai sensi dell’articolo 5 della legge 12 agosto 2016 n. 170 – legge di delegazione europea 2015 – (Presidenza del Consiglio, Ministero dello sviluppo economico, Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e Ministero della salute – esame preliminare)

Il decreto dispone un quadro sanzionatorio di riferimento unico per la violazione delle norme sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e consentire un’applicazione uniforme delle sanzioni a livello nazionale. A questo scopo, si individua quale autorità amministrativa competente per l’irrogazione delle sanzioni il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Trattandosi di violazioni connesse a obblighi informativi, sono state introdotte solo sanzioni di natura amministrativa, che prevedono il pagamento di una somma non inferiore a 150 euro e non superiore a 150.000 euro. Nell’ambito di tali limiti minimi e massimi sono stati individuati cinque scaglioni di diverso importo della sanzione, commisurati alla gravità della stessa.

Fondi di investimento europei a lungo termine

Norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2015/760 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine (Presidenza del Consiglio e Ministero dell’economia e delle finanze – esame preliminare)

Il regolamento europeo sui fondi di investimento europei a lungo termine (European Long-Term Investment Fund – ELTIF) disciplina, in particolare:

la commercializzazione transfrontaliera degli ELTIF, sia presso gli investitori al dettaglio che presso gli investitori professionali in tutta l’Unione europea;

la procedura armonizzata per l’autorizzazione dei fondi di investimento a lungo termine;

la definizione delle politiche di investimento, con specifiche limitazioni alle attività collaterali che gli ELTIF possono intraprendere (ad esempio il divieto di vendite allo scoperto o con patti di riacquisto);

la prevenzione dei conflitti di interessi;

gli obblighi di trasparenza e le condizioni di commercializzazione.

Il decreto, in attuazione della legge di delegazione europea 2015, apporta al Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (TUF) le modificazioni necessarie all’applicazione del regolamento, attribuendo alla Banca d’Italia e alla CONSOB, secondo le rispettive competenze, i poteri di vigilanza e di indagine previsti, nonché il potere di applicare sanzioni amministrative pecuniarie efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità delle violazioni degli obblighi previsti. Inoltre, il testo introduce le modifiche alla normativa vigente necessarie ad assicurare un appropriato grado di protezione dell’investitore e di tutela della stabilità finanziaria.

(Governo, comunicato del 8 settembre 2017)

Vincenzo D’Andò