Deposito del prezzo dal Notaio in occasione di compravendite immobiliari: può essere utilissimo ma è anche fonte di criticità

In materia di deposito obbligatorio presso il Notaio il legislatore italiano aveva ritenuto, ma con non troppa convinzione bisogna dire, di intervenire già con la Legge 27 dicembre 2013 n. 147, legge in cui era stata inserita una norma sul “deposito prezzo”, secondo cui tutte le somme che qualsiasi acquirente avesse dovuto corrispondere al venditore per l’acquisto di un immobile non avrebbero potuto essere consegnate direttamente al venditore, ma avrebbero dovuto obbligatoriamente essere versate in un conto speciale (secondo alcuni, che evidentemente non si erano premurati di fare quattro semplici conti, per permettere allo Stato di lucrarne gli interessi).
Ovviamente, all’indomani della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di quella che, a chi scrive, appare una regola di civiltà difficilmente contestabile, sono da più e più parti (guarda caso alquanto interessate) state avanzate critiche feroci che millantavano i problemi gravissimi che si sarebbero verificati nella pratica quotidiana della compravendita immobiliare. Le obiezioni a quanto definito dal legislatore si concentravano sul fatto che il deposito prezzo non sarebbe stato solamente un esproprio per il venditore, che perdeva la proprietà dell’immobile ma non incassava il prezzo (obiezione pretestuosa in quanto il deposito su conto vincolato del prezzo sarebbe stato del tutto temporaneo, garantito ed escutibile in ogni momento una volta che fossero state espletate le formalità previste dalla legge), ma sarebbe stato anche un ostacolo gravissimo in numerose circostanze degli affari quotidiani. Sarebbe interessante sapere quali gli ostacoli che avrebbero fatto soffrire il venditore e quali sarebbero state le operazioni che avrebbero necessariamente richiesto la disponibilità del danaro al momento della vendita (denaro che comunque sarebbe stato in ogni caso smobilizzato nel momento in cui le formalità connesse alla compravendita fossero state effettivamente e concretamente portate a termine dal professionista incaricato).
La materiale operatività delle norma in parola, evidentemente scomoda, venne però rinviata all’elaborazione di un regolamento di attuazione che la competente Commissione Ministeriale, in completo spregio del dettato normativo, non ha mai provveduto ad emanare: con la conseguenza che la legge è rimasta di fatto lettera morta. Con il comma 142 del “DDL concorrenza” entra oggi effettivamente in vigore il “deposito prezzo”, tuttavia il legislatore ha fatto un deciso passo indietro in quanto il dispositivo non è più obbligatorio ma solo facoltativo il che fa chiaramente intuire che con ogni probabilità resterà del tutto inattuata.
Quali sono le modalità di funzionamento del nuovo deposito prezzo
In estrema sintesi quando una delle parti coinvolte nell’operazione di compravendita, una qualsiasi delle parti, ritenga di richiedere il deposito prezzo, il notaio è tenuto a prelevare l’intero prezzo (ovviamente il prezzo residuo che al momento dell’atto non è ancora stato pagato) e a versarlo su un conto dedicato speciale a disposizione dello Stato, in modo che lo Stato possa lucrarne gli interessi, e svincolandolo successivamente secondo le istruzioni dategli dalla parte.
Quali sono le finalità del deposito prezzo
“Gli interessi maturati su tutte le somme depositate, al netto delle spese e delle imposte relative al conto corrente, sono finalizzate a rifinanziare i fondi di credito agevolato destinati ai finanziamenti alle piccole e medie imprese”. Così dice la legge e qui non si può che concordare (ahimé) con i critici interessati del provvedimento: le somme relative agli interessi non potranno che essere irrisorie sia a causa dell’attuale stagione di interessi storicamente bassi sui c/c sia per motivazioni assolutamente pratiche. I tempi di giacenza di queste somme non potranno che essere estremamente brevi e quindi fruttiferi di pochi spiccioli. Il Legislatore avrebbe molto facilmente potuto essere pi…

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