Versamenti IVA tardivi: è a rischio il ravvedimento operoso? - Diario quotidiano del 9 agosto 2017

diario-quotidiano-articoli-81) Professionisti sottoposti ad indagini bancarie: presunzione fisco limitata solo ai versamenti

2) Se il professionista si trova quasi sempre nell’azienda non è detto che sia un lavoratore dipendente

3) Settore Automotive: esteso lo sdoganamento in mare

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5) La notifica della cartella si perfeziona solo con la ricezione dell’informativa e non con la sua spedizione

6) Equo compenso delle prestazioni legali

7) Credito d’imposta per riscatto della casa sociale: decreto in G.U.

8) Versamenti Iva tardivi: è a rischio il ravvedimento operoso

9) Sisma centro Italia: agevolazioni per aree colpite

10) Emergenza migranti: riprendono gli adempimenti nelle isole Pelagie

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1) Professionisti sottoposti ad indagini bancarie: presunzione fisco limitata solo ai versamenti

Per i professionisti, in relazione alle indagini finanziarie, la presunzione è ormai limitata solo ai versamenti.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18801 del 28 luglio 2017, ha, infatti, rimarcato che all’interno dell’articolo 32 del Dpr 600/73 è riscontrabile una “presunzione legale” la quale opera, per ciò che concerne i redditi generati dai lavoratori autonomi, esclusivamente in relazione ai versamenti non giustificati.

Il fatto

L’Agenzia delle entrate ha accertato una maggiore base imponibile, ai fini dell’Irpef, dell’Iva e dell’Irap nei confronti di un lavoratore autonomo, esercente attività paramediche, soffermandosi sui movimenti in entrata ed in uscita dei conti correnti bancari a lui riferibili, giacché di tali movimenti il contribuente non era riuscito a fornire giustificazione. L’impugnazione del relativo avviso non ha avuto successo in primo grado, ma la Commissione tributaria regionale ha accolto l’appello del contribuente, sulla base della irretroattività della L. n. 311 del 2004; in particolare, il giudice d’appello ha fatto leva sulla circostanza che nel 2004 il professionista non poteva sapere di dovere annotare tutte le entrate e le uscite relative alla propria attività in modo distinto o di dovere analogamente annotare i costi.

Contro questa sentenza l’Agenzia delle entrate propone ricorso per ottenerne la cassazione, che affida ad un unico motivo, cui il contribuente replica con controricorso.

La decisione

Secondo l’orientamento consolidato della massima Corte (tra varie, vedi Cass. 14 gennaio 2011, n. 802), anche prima dell’entrata in vigore della L. 30 dicembre 2004 n. 311, si applicava nei confronti dei professionisti la presunzione di cui all’art. 32, comma 1, n. 2, del D.P.R. n. 600/1973, secondo cui tutti i movimenti operati sul conto corrente si presumono – salva la prova contraria – entrate di carattere professionale (da ultimo, Cass. 26 aprile 2017, nn. 10249, 10250 e 10251). Tuttavia, questa presunzione resta invariata anche con riguardo al professionista o lavoratore autonomo, limitatamente ai versamenti operati sui relativi conti correnti. È, invece, venuta meno, in esito alla sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, l’equiparazione logica tra attività imprenditoriale e professionale con riguardo ai prelevamenti sui conti correnti (tra varie, Cass. 9 agosto 2016, n. 16697 e 16999; ord. 10 febbraio 2017, n. 3628; ord. 16 febbraio 2017, n. 4087; 28 febbraio 2017, nn. 5152 e 5153; 17 marzo 2017, n. 6947; nn. 10249, 10250 e 10251/17, cit.).

La Corte suprema precisa che la Consulta, pur riferendosi in dispositivo ai compensi, ha specificato in motivazione che è arbitraria l’omogeneità di trattamento tra imprenditori da un lato e liberi professionisti e lavoratori autonomi dall’altro soltanto in relazione alla costruzione presuntiva del prelevamento come un costo a sua volta produttivo di un ricavo. È quindi soltanto con riguardo alla somma prelevata che la Corte ha escluso l’operatività della doppia correlazione in virtù della quale si ritiene che essa sia stata utilizzata per l’acquisizione, non…

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