Versamenti IVA tardivi: è a rischio il ravvedimento operoso? – Diario quotidiano del 9 agosto 2017

Pubblicato il 9 agosto 2017



1) Professionisti sottoposti ad indagini bancarie: presunzione fisco limitata solo ai versamenti
2) Se il professionista si trova quasi sempre nell’azienda non è detto che sia un lavoratore dipendente
3) Settore Automotive: esteso lo sdoganamento in mare
4) Domanda e concessione di rimborso e sgravio dei dazi: chiarimenti doganali
5) La notifica della cartella si perfeziona solo con la ricezione dell’informativa e non con la sua spedizione
6) Equo compenso delle prestazioni legali
7) Credito d’imposta per riscatto della casa sociale: decreto in G.U.
8) Versamenti Iva tardivi: è a rischio il ravvedimento operoso
9) Sisma centro Italia: agevolazioni per aree colpite
10) Emergenza migranti: riprendono gli adempimenti nelle isole Pelagie
diario-quotidiano-articoli-81) Professionisti sottoposti ad indagini bancarie: presunzione fisco limitata solo ai versamenti 2) Se il professionista si trova quasi sempre nell’azienda non è detto che sia un lavoratore dipendente 3) Settore Automotive: esteso lo sdoganamento in mare 4) Domanda e concessione di rimborso e sgravio dei dazi: chiarimenti doganali 5) La notifica della cartella si perfeziona solo con la ricezione dell’informativa e non con la sua spedizione 6) Equo compenso delle prestazioni legali 7) Credito d’imposta per riscatto della casa sociale: decreto in G.U. 8) Versamenti Iva tardivi: è a rischio il ravvedimento operoso 9) Sisma centro Italia: agevolazioni per aree colpite 10) Emergenza migranti: riprendono gli adempimenti nelle isole Pelagie *****

1) Professionisti sottoposti ad indagini bancarie: presunzione fisco limitata solo ai versamenti

Per i professionisti, in relazione alle indagini finanziarie, la presunzione è ormai limitata solo ai versamenti.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18801 del 28 luglio 2017, ha, infatti, rimarcato che all'interno dell’articolo 32 del Dpr 600/73 è riscontrabile una “presunzione legale” la quale opera, per ciò che concerne i redditi generati dai lavoratori autonomi, esclusivamente in relazione ai versamenti non giustificati.

Il fatto

L'Agenzia delle entrate ha accertato una maggiore base imponibile, ai fini dell'Irpef, dell'Iva e dell'Irap nei confronti di un lavoratore autonomo, esercente attività paramediche, soffermandosi sui movimenti in entrata ed in uscita dei conti correnti bancari a lui riferibili, giacché di tali movimenti il contribuente non era riuscito a fornire giustificazione. L'impugnazione del relativo avviso non ha avuto successo in primo grado, ma la Commissione tributaria regionale ha accolto l'appello del contribuente, sulla base della irretroattività della L. n. 311 del 2004; in particolare, il giudice d'appello ha fatto leva sulla circostanza che nel 2004 il professionista non poteva sapere di dovere annotare tutte le entrate e le uscite relative alla propria attività in modo distinto o di dovere analogamente annotare i costi.

Contro questa sentenza l'Agenzia delle entrate propone ricorso per ottenerne la cassazione, che affida ad un unico motivo, cui il contribuente replica con controricorso.

La decisione

Secondo l’orientamento consolidato della massima Corte (tra varie, vedi Cass. 14 gennaio 2011, n. 802), anche prima dell'entrata in vigore della L. 30 dicembre 2004 n. 311, si applicava nei confronti dei professionisti la presunzione di cui all'art. 32, comma 1, n. 2, del D.P.R. n. 600/1973, secondo cui tutti i movimenti operati sul conto corrente si presumono - salva la prova contraria - entrate di carattere professionale (da ultimo, Cass. 26 aprile 2017, nn. 10249, 10250 e 10251). Tuttavia, questa presunzione resta invariata anche con riguardo al professionista o lavoratore autonomo, limitatamente ai versamenti operati sui relativi conti correnti. È, invece, venuta meno, in esito alla sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, l'equiparazione logica tra attività imprenditoriale e professionale con riguardo ai prelevamenti sui conti correnti (tra varie, Cass. 9 agosto 2016, n. 16697 e 16999; ord. 10 febbraio 2017, n. 3628; ord. 16 febbraio 2017, n. 4087; 28 febbraio 2017, nn. 5152 e 5153; 17 marzo 2017, n. 6947; nn. 10249, 10250 e 10251/17, cit.).

La Corte suprema precisa che la Consulta, pur riferendosi in dispositivo ai compensi, ha specificato in motivazione che è arbitraria l'omogeneità di trattamento tra imprenditori da un lato e liberi professionisti e lavoratori autonomi dall'altro soltanto in relazione alla costruzione presuntiva del prelevamento come un costo a sua volta produttivo di un ricavo. È quindi soltanto con riguardo alla somma prelevata che la Corte ha escluso l'operatività della doppia correlazione in virtù della quale si ritiene che essa sia stata utilizzata per l'acquisizione, non contabilizzata o non fatturata, di fattori produttivi e che tali fattori abbiano prodotto beni o servizi venduti a loro volta senza essere contabilizzati o fatturati. Ciò perchè per un verso l'attività svolta dai lavoratori autonomi si caratterizza per la preminenza dell'apporto del lavoro proprio e la marginalità dell'apparato organizzativo e, per altro verso, gli eventuali prelevamenti (che peraltro dovrebbero essere anomali rispetto al tenore di vita secondo gli indirizzi dell'Agenzia delle entrate) vanno ad inserirsi in un sistema di contabilità semplificata di cui generalmente e legittimamente si avvale la categoria, da cui deriva la fisiologica promiscuità delle entrate e delle spese professionali e personali.

******

2) Se il professionista si trova quasi sempre nell’azienda non è detto che sia un lavoratore dipendente

Non è la presenza in azienda che fa scattare la presunzione che il lavoratore autonomo sia in realtà un dipendente.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19436 del 3 agosto 2017, che interviene in merito ai requisiti necessari per la riconducibilità a subordinazione delle prestazioni autonome dei lavoratori.

In particolare, la Suprema Corte ha affermato che non basta la presenza assidua di un lavoratore per vantare il rapporto di subordinazione in luogo della prestazione autonoma: va provata la percezione di una retribuzione fissa, nonché l’obbligo di presenza in determinate fasce orarie.

Secondo la Suprema Corte, ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro come autonomo o subordinato, è censurabile in sede di legittimità soltanto la determinazione dei criteri generali ed astratti da applicare al caso concreto, mentre costituisce accertamento di fatto, come tale incensurabile in detta sede, se sorretto da motivazione adeguata ed immune da vizi logici e giuridici, la valutazione delle risultanze processuali che hanno indotto il giudice del merito ad includere il rapporto controverso nell’uno o nell'altro schema contrattuale.

Nel caso esaminato dalla dal giudice di legittimità, non è riscontrabile il suddetto vizio, avendo la Corte d’appello motivatamente dato conto delle acquisite risultanze testimoniali e delle allegazioni di parte, concludendo nel senso che non poteva affermarsi che l’appellante fosse tenuta all’osservanza di un orario di lavoro e a giustificare le proprie assenze, laddove d’altro canto la presenza, anche continuativa, della ricorrente presso il centro estetico gestito dalla società convenuta non era incompatibile con lo svolgimento, da parte della lavoratrice, di un’attività lavorativa autonoma. Inoltre, risultava evidente, secondo le testimonianze all’uopo citate, che l’appellante non aveva e non poteva un rapporto di lavoro subordinato con la società appellata, perché aveva una sua “lavorante”, eseguiva trattamenti estetici in proprio anche a domicilio ed organizzava il lavoro secondo le proprie esigenze. Per di più, l’attrice non aveva comprovato di aver percepito una retribuzione mensile, come invece allegato con il ricorso introduttivo del giudizio. Anzi, alcuna delle testimoni era stata in grado di riferire se l’appellante avesse mai ricevuto una retribuzione e come venisse pagata dalle socie di parte appellata. In sostanza, dalle dichiarazioni testimoniali non si evidenziava alcuno degli elementi caratterizzanti la subordinazione.

È, inoltre, infondato il secondo motivo di ricorso, poiché in caso di domanda diretta ad accertare la natura subordinata del rapporto di lavoro, qualora la parte che ne deduce l'esistenza non abbia dimostrato la sussistenza del requisito della subordinazione – ossia della soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, che discende dall'emanazione di ordini specifici oltre che dall'esercizio di un'assidua attività di vigilanza e controllo sull'esecuzione della prestazione lavorativa - non occorre, ai fini del rigetto della domanda, che sia provata anche l'esistenza del diverso rapporto dedotto dalla controparte, dovendosi escludere che il mancato accertamento di quest'ultimo equivalga alla dimostrazione dell'esistenza della subordinazione, per la cui configurabilità è necessaria la prova positiva di specifici elementi che non possono ritenersi sussistenti per effetto della carenza di prova su una diversa tipologia di rapporto (in tal sensi v. pure Cass. lav. n. 2728 del 17/11/2009 - 08/02/2010, con riferimento nella specie ivi esaminata al diverso ma controverso rapporto di associazione in partecipazione. Cfr. altresì Cass. lav. n. 21028 del 28/09/2006, secondo cui l'elemento che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo, è l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della sua autonomia ed inserimento nell'organizzazione aziendale; sicché qualora vi sia una situazione oggettiva di incertezza probatoria, il giudice deve ritenere che l'onere della prova a carico dell'attore non sia stato assolto e non già propendere per la natura subordinata del rapporto).

******

3) Settore Automotive: esteso lo sdoganamento in mare

Estensione dello sdoganamento in mare al settore Automotive: Attivazione sperimentale presso il porto di Ravenna.

L’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 92100/RU del 8 agosto 2017, ne fornisce le istruzioni operative.

Dopo il tavolo tecnico di confronto con rappresentanti del settore Automotive e delle compagnie di navigazione da questi individuate, sono state definite, di concerto con i gruppi di lavoro Sdoganamento in mare della Task Force Once Centrale e Territoriale interessata, le modalità per l’estensione dello sdoganamento in mare alle autovetture nuove e ai veicoli commerciali nuovi presso il Porto di Ravenna.

La sperimentazione della particolare procedura avrà una durata massima di sei mesi. Gli esiti di tale sperimentazione saranno valutati, sulla base della pratica applicazione, al fine dell’eventuale estensione su scala nazionale.

Dunque, adesso dalle Dogane arrivano le istruzioni operative per l’applicazione della procedura in parola presso il Porto di Ravenna a decorrere dal 7 settembre 2017, che valgono come disciplinare di servizio, previsto al punto “Istruzioni operative” del Disciplinare quadro sullo sdoganamento in mare. Restano valide procedure e obblighi derivanti dall’applicazione delle istruzioni impartite con il già citato “Disciplinare Quadro” sullo sdoganamento in mare.

Presentazione della dichiarazione doganale

Per tutte le dichiarazioni oggetto della presente procedura devono essere inserite:

- nella casella 31, la dicitura “SDOGANAMENTO IN MARE”;

- nella casella 40, gli estremi della partita A3 generata dal MMA.

La dichiarazione doganale di importazione o di introduzione in deposito, in procedura ordinaria c/o dogana è inviata con il messaggio IM, indicando nel campo 15 - Pre-clearing il valore “1”.

La dichiarazione doganale di transito per le merci in ingresso, in procedura ordinaria c/o dogana, deve essere inviata con il messaggio ET e deve contenere l’indicazione del codice di nomenclatura combinata delle merci.

******

4) Domanda e concessione di rimborso e sgravio dei dazi: chiarimenti doganali

A seguito di richieste di chiarimento in merito alla corretta applicazione di talune disposizioni inerenti i rimborsi e sgravi dei dazi pervenute e, al fine di uniformare le procedure in materia, l’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 89423/RU del 7 agosto 2017, afferma quanto segue.

Viene prima ricordato che ai sensi dell’art. 172 del Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447 della Commissione del 24/11/2015, la domanda di rimborso o di sgravio è presentata dalla persona che ha pagato o è tenuta a pagare l’importo dei dazi o da qualsiasi persona ad essa succeduta nei diritti ed obblighi.

Come già fatto sapere con il comunicato dell’11 luglio 2016 pubblicato sul sito internet dell’Agenzia, a differenza di quanto indicato nel paragrafo C 3.6.2) Procedura (pagina 62) della circolare 8/D del 19 aprile 2016, la domanda di rimborso o sgravio può essere presentata anche dal rappresentante della persona che ha pagato o che è tenuta a pagare l’importo dei dazi. Per cui, avvisano dalle Dogane, la richiamata circolare 8/D deve intendersi modificata in tal senso sul punto.

Nei casi in cui la domanda di rimborso o sgravio dei dazi venga presentata dal rappresentante per conto od in nome e per conto del titolare del credito, gli Uffici delle dogane competenti, al fine di accertare la validità del titolo abilitante alla rappresentanza in dogana (mandato/procura) nello specifico contesto, nonché scongiurare il rischio che delle somme rimborsate o sgravate non ne benefici l’effettivo creditore (soggetto rappresentato), dovranno sempre avere la certezza dell’esistenza e dell’attualità:

- del potere di rappresentanza specifico per la richiesta di rimborso o sgravio presentata;

- notificare la decisione inerente il rimborso o lo sgravio dei dazi, oltre che al richiedente/rappresentante, anche al titolare del credito (soggetto rappresentato).

******

5) La notifica della cartella si perfeziona solo con la ricezione dell’informativa e non con la sua spedizione

Affinché sia legittima la notifica della cartella non basta che la raccomandata informativa sia stata spedita, ma necessita anche la ricezione della stessa.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che con l’ordinanza n. 19476 del 03 agosto 2017, ha censurato la decisione della CTR, che al contrario riteneva possibile questa procedura meno rigida.

Secondo i giudici di legittimità, così facendo la CTR non ha fatto corretta applicazione del principio di diritto che riconduce il perfezionamento della notifica ai sensi dell'art. 140 c.p.c. in via esclusiva alla ricezione della raccomandata informativa.

Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro la sentenza resa dalla CTR Campania, che ha respinto l'appello proposto dallo stesso contribuente contro la decisione di primo grado, con la quale era stata esclusa l'illegittimità della notifica della cartella prodromica all'avviso di iscrizione ipotecaria impugnato.

Come osserva la Cassazione, laddove la CTR aveva ritenuto sufficiente, ai fini dell'effettuazione della notifica della cartella, la mera spedizione della raccomandata informativa e non la sua ricezione, escludendo peraltro l'operatività della sentenza n. 3/2010 della Corte costituzionale che aveva invece efficacia retroattiva, vanno esaminati congiuntamente e risultano fondati.

Peraltro, la notificazione della cartella di pagamento è regolata dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, e che secondo il comma 3, nelle ipotesi di cui all'art. 140 cod. proc. civ., la notifica della cartella di pagamento si effettua con le modalità fissate dal d.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, tale ultima disposizione richiede il deposito nella casa comunale, oltre che l'affissione dell'avviso alla porta del destinatario e l'invio di raccomandata con avviso di ricevimento.

Va aggiunto che la Corte costituzionale con sentenza n. 3/2010 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 140 cit., nella parte in cui prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione.

Ne consegue che per effetto della menzionata sentenza della Corte costituzionale la notificazione effettuata ai sensi di tale disposizione si perfeziona, per il destinatario, con il ricevimento della raccomandata informativa, se anteriore al maturarsi della compiuta giacenza, ovvero, in caso contrario, con il decorso del termine di dieci giorni dalla spedizione - cfr. Cass. n. 26864/2014; cfr. anche Cass. n. 25079/2014 ove si è affermato che nei casi di "irreperibilità cd. relativa" del destinatario, all'esito della sentenza della Corte costituzionale n. 258 del 22 novembre 2012 relativa all'art. 26, comma 3 (ora 4), del d.P.R. n. 602 del 1973, va applicato l'art. 140 c.p.c., in virtù del combinato disposto del citato art. 26, ultimo comma, e dell'art. 60, comma 1, alinea, del d.P.R. n. 600 del 1973, sicché è necessario, ai fini del suo perfezionamento, che siano effettuati tutti gli adempimenti ivi prescritti, incluso l'inoltro al destinatario e l'effettiva ricezione della raccomandata informativa del deposito dell'atto presso la casa comunale, non essendone sufficiente la sola spedizione.

Orbene, ha errato la CTR nell'escludere la rilevanza in parte qua dei principi espressi dalla Corte costituzionale sul presupposto che la stessa era intervenuta in epoca precedente alla notifica della cartella che il contribuente, impugnando l'iscrizione ipotecaria, aveva sostenuto non essergli mai stata notificata.

Ed infatti, la circostanza che il procedimento di notificazione della cartella fosse anteriore alla sentenza della Corte costituzionale non comporta che il rapporto sottostante alla cartella anzidetta potesse ritenersi esaurito e, dunque, insuscettibile di essere disciplinato dagli effetti della citata sentenza n. 3/2010.

E', infatti, la possibilità stessa, conferita dal diritto positivo e da quello vivente di questa Corte, di impugnare insieme all'atto successivo quello presupposto che si assume mai venuto a conoscenza del contribuente ad escludere in radice che il rapporto debitorio sottostante all'iscrizione ipotecaria notificata al C. potesse ritenersi definitivamente ed irrefutabilmente esaurito - cfr. Cass. 10528/2017 che pure richiama Cass. 17184/03.

******

6) Equo compenso delle prestazioni legali

Approvate, nella tarda serata del 7 agosto 2017 dal governo italiano, le disposizioni in materia di equo compenso e clausole vessatorie nel settore delle prestazioni legali (disegno di legge).

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della giustizia Andrea Orlando, ha approvato un disegno di legge che detta nuove disposizioni in materia di equo compenso e clausole vessatorie nel settore delle prestazioni legali.

Il provvedimento mira a riequilibrare la posizione contrattuale dei professionisti avvocati nei confronti di soggetti connotati da particolare forza contrattuale ed economica, individuati in particolare nelle imprese bancarie e assicurative e nelle imprese diverse da quelle piccole e medie, nonché a tutelare l’equità del compenso degli avvocati, evitando che una concorrenza potenzialmente distorta possa tradursi nell’offerta di prestazioni professionali al ribasso, con il rischio di un peggioramento della loro qualità.

In particolare, il provvedimento prevede la nullità delle clausole vessatorie inserite nelle convenzioni contrattuali stipulate tra professionisti avvocati e clienti cosiddetti “forti”. A tal proposito, vengono definite come vessatorie le clausole che, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, determinino un significativo squilibrio contrattuale a carico dell’avvocato. Tale nullità, definita come “parziale” rispetto all’intera convenzione, garantisce il professionista perché consente l’inefficacia della sola parte del regolamento contrattuale o della singola clausola contraria alla legge, mentre la convenzione stessa rimane in vigore.

Il giudice, accertata la non equità del compenso previsto e la vessatorietà della clausola, ne dichiara la nullità e ridetermina il compenso sulla base dei parametri fissati sulla base della legge forense del 2012, che sono già destinati a operare per i casi in cui manchi una valida pattuizione tra le parti.

(Consiglio dei Ministri, comunicato n. 41 del 07 Agosto 2017)

******

7) Credito d’imposta per riscatto della casa sociale: decreto in G.U.

Il conduttore che, decorsi almeno sette anni dalla data di inizio della locazione, non sia proprietario, unitamente agli altri componenti del proprio nucleo familiare, di altra abitazione nel territorio regionale di appartenenza, adeguata alle esigenze del nucleo familiare ai sensi delle vigenti normative statali e regionali in materia di alloggio sociale, potrà riscattare l'unità immobiliare ad uso abitativo oggetto del contratto di locazione e di futuro riscatto disciplinato dal neo decreto 21.06.2017 , acquistandone la proprietà.

Difatti, il citato Decreto 21 giugno 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 183 del 7 agosto 2017, stabilisce anche il trattamento fiscale e le modalità di determinazione e di fruizione del credito d'imposta per il riscatto dell’abitazione sociale.

Trattamento fiscale

Si stabilisce che ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap, l'intero corrispettivo della cessione dell'alloggio sociale si considera conseguito alla data di esercizio del diritto di riscatto dell'unità immobiliare da parte del conduttore. Nei periodi di imposta precedenti all'esercizio del diritto di riscatto, il canone di locazione percepito dal locatore concorre alla formazione del reddito e della base imponibile dell'Irap produttive anche per la quota dello stesso che le parti hanno convenuto di imputare a credito del prezzo di acquisto futuro dell'alloggio. Nel caso di esercizio del diritto di riscatto dell'alloggio sociale da parte del conduttore, il locatore matura, ai fini delle imposte sui redditi e dell'Irap, il credito d'imposta.

Modalità di determinazione e di fruizione del credito d'imposta

Ai fini delle imposte sui redditi, il credito d'imposta viene determinato applicando alle quote di canone di locazione imputate in conto del prezzo di acquisto futuro dell'alloggio, percepite nei periodi di imposta antecedenti all'esercizio del diritto di riscatto, l'aliquota pro tempore vigente di cui all'art. 77 del Tuir. Ai fini dell’Irap, il credito d'imposta và determinato applicando alle quote di canone di locazione imputate in conto del prezzo di acquisto futuro dell'alloggio, percepite nei periodi d'imposta antecedente l'esercizio del diritto di riscatto, l'aliquota pro tempore vigente di cui all'art. 16 del Dlgs n. 446/1997.

I crediti possono essere utilizzati, rispettivamente, in diminuzione delle imposte sui redditi e dell'Irap relative al periodo d'imposta in cui viene stipulato il contratto di vendita dell'unita' immobiliare; in caso di mancato utilizzo in tutto o in parte degli stessi, l'ammontare residuo potrà essere riportato ed utilizzato, senza alcun limite temporale, nelle dichiarazioni relative ai periodi di imposta successivi.

******

8) Versamenti Iva tardivi: è a rischio il ravvedimento operoso

Liquidazioni periodiche IVA, comunicazioni al setaccio. Nei primi tre mesi del 2017, partenza “sprint” per l’operazione dell’IVA dovuta e non versata. A poche settimane dalla scadenza del termine per la presentazione della prima comunicazione trimestrale delle liquidazioni periodiche, è scattato a metà luglio l'invio delle segnalazioni di incoerenze, finalizzate a stimolare la regolarizzazione spontanea delle eventuali violazioni. Esaurita questa prima fase, l'amministrazione avvierà nei confronti dei contribuenti morosi l'azione di riscossione, che dovrebbe articolarsi attraverso il recapito delle comunicazioni di irregolarità e la successiva iscrizione a ruolo delle somme dovute. Intanto qualche giorno fa, con la risoluzione n. 104/E, l'Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni sulle modalità della regolarizzazione delle comunicazioni omesse o inesatte.

Con questa situazione che ora si è venuta a creare viene, quindi, messo in discussione l’istituto del ravvedimento operoso, che di fatto potrebbe risultare inapplicabile.

Difatti, adesso, in caso di mancato versamento sono due le azioni che l’Agenzia delle entrate pone in essere, diverse nei modi e nelle conseguenze. Prima (in tempi brevissimi) viene inviata la comunicazione di “compliance”, che non inibisce, ma anzi, al contrario, invita al ravvedimento. Se questo “invito amichevole” non và a buon fine, allora l’art. 54 bis comma 2-bis del DPR 633/72 autorizza la stessa Agenzia a procedere con la riscossione forzata (D.Lgs. 462/97). Dunque, se all’invito pervenuto con la lettera di compliance non segue il versamento del dovuto (con ravvedimento), in tempi assai brevi, l’Amministrazione finanziaria prosegue con l’azione di recupero, mediante l’invio di una comunicazione di irregolarità. Se anche la comunicazione di irregolarità non viene onorata entro trenta giorni, con il versamento delle imposte dovute e la sanzione ridotta del 10%, ecco che l’imposta, maggiorata della sanzione (a questo punto piena, ovvero 30%) viene automaticamente iscritta a ruolo.

Occorre tenere presente che all’atto di emissione di un preavviso di irregolarità non è più possibile effettuare il ravvedimento operoso.

******

9) Sisma centro Italia: agevolazioni per aree colpite

Pubblicata dal Ministero dello Sviluppo Economico la circolare n. 99473 del 4 agosto 2017 contenente le modalità e i termini per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni in favore delle imprese localizzate nella zona franca urbana istituita ai sensi dell’art. 46 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, nei Comuni delle Regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo. Le domande potranno essere presentate dal 23 ottobre 2017. Le risposte disponibili - si legge sul sito del MISE - sono pari a oltre 490 milioni di euro, suddivisi tra il 2017 e il 2019.

Zona franca sisma Centro Italia: come e quando richiedere i benefici

A partire dal prossimo 23 ottobre, le imprese interessate possono inviare, solo con modalità telematiche, le istanze di accesso alle agevolazioni. C’è tempo fino al 6 novembre

Il ministero dello Sviluppo economico, con la circolare 4 agosto 2017, ha definito le modalità e i termini di presentazione delle istanze per accedere alle agevolazioni previste a favore delle imprese situate all’interno della zona franca urbana istituita nei comuni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo colpiti dal terremoto.

La creazione della Zfu è stata prevista dal decreto legge “conti pubblici” (Dl 50/2017, articolo 46).

Nel documento in esame, il ministero, quindi, fornisce i chiarimenti relativi alla tipologia, alle condizioni, ai limiti, alla durata e alle modalità di fruizione dei benefici fiscali, nonché alle modalità e ai termini di presentazione delle istanze di accesso.

Di seguito, una sintesi dei contenuti.

Perimetro della zona franca urbana

Innanzitutto, la circolare riporta l’elenco dettagliato (suddiviso per regione) dei comuni compresi nella Zfu.

Si tratta, in particolare, dei comuni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo colpiti dai terremoti che si sono susseguiti a partire dal 24 agosto 2016. Le agevolazioni previste

Per i periodi d’imposta 2017 e 2018, sono previsti i seguenti benefici fiscali e contributivi:

esenzione dalle imposte sui redditi

esenzione dall’Irap

esenzione dall’imposta municipale propria

esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni da lavoro dipendente.

Con riguardo a ciascuna tipologia di agevolazione, la circolare fornisce specifiche precisazioni.

Esenzione dalle imposte sui redditi

È esente il solo reddito derivante dall’attività svolta dall’impresa all’interno del territorio della zona franca urbana, fino a concorrenza dell’importo di 100mila euro per ognuno dei due periodi di imposta agevolati (2017 e 2018).

II limite è maggiorato, per ciascun anno, di un importo di 5mila euro, ragguagliato ad anno, per ogni nuovo dipendente, residente nel territorio della zona franca urbana e che nello stesso territorio svolga l’attività di lavoro dipendente, assunto a tempo indeterminato dall’impresa beneficiaria. La circolare precisa che si deve trattare di “nuove assunzioni che costituiscono un incremento del numero di dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato (…), rispetto al numero di lavoratori (…) in essere alla data di chiusura del periodo di imposta precedente a quello di decorrenza dell’esenzione”. L’esenzione non riguarda il pagamento di imposte su redditi riferiti ad annualità diverse da quelle agevolate.

Per la determinazione del reddito per cui è possibile beneficiare dell’esenzione, non rilevano:

le plusvalenze e le minusvalenze (ex articoli 54, 86 e 101, Tuir)

le sopravvenienze attive e passive (ex articoli 88 e 101, Tuir)

i componenti positivi e negativi riferiti a esercizi precedenti al 2017, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in conformità alle disposizioni del Tuir.

Per l’individuazione delle perdite di periodo riportabili non si applica la disposizione secondo cui “in caso di attività che fruiscono di regimi di parziale o totale detassazione del reddito, le relative perdite fiscali assumono rilevanza nella stessa misura in cui assumerebbero rilevanza i risultati positivi” (articolo 83, comma 1, secondo periodo, Tuir).

Le imprese che svolgono la propria attività anche al di fuori della Zfu sono tenute a tenere un’apposita contabilità separata.

Il reddito determinato per l’esenzione dalle imposte:

rileva per il riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia (articolo 12, comma 2, Tuir)

è computato in aumento del reddito complessivo per il riconoscimento delle ulteriori detrazioni previste dal Tuir (articoli 12, comma 1, 13, 15 e 16)

è computato per l’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali

concorre alla formazione della base imponibile delle addizionali Irpef (regionale e comunale).

Esenzione Irap

Per il 2017 e il 2018, è prevista l’esenzione Irap del valore della produzione netta nel limite di 300mila euro (per la determinazione della quale non rilevano le plusvalenze e le minusvalenze realizzate).

I componenti positivi e negativi riferiti a esercizi precedenti al 2017, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata, concorrono alla determinazione del valore della produzione netta.

Nel caso in cui l’impresa svolga la propria attività anche in altre sedi ubicate al di fuori nel territorio della zona franca urbana, per la determinazione della quota di valore della produzione netta esente si applicano le disposizioni previste dal decreto legislativo Irap nel caso in cui l’attività è esercitata in più regioni (articolo 4, comma 2, Dlgs 446/1997).

Esenzione dall’imposta municipale propria

L’esenzione è prevista, per il 2017 e il 2018, per i soli immobili situati nel territorio della zona franca urbana, posseduti e utilizzati dall’impresa per l’esercizio dell’attività d’impresa.

Esoneri contributivi

Per il 2017 e il 2018, è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni da lavoro dipendente (con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, a carico dei datori di lavoro).

L’esonero è previsto in relazione ai dipendenti assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ovvero a tempo determinato di durata non inferiore a 12 mesi, impiegati nella sede – o nelle sedi, in caso di imprese “plurisede” – ove è svolta l’attività all’interno della zona franca urbana. La stessa agevolazione spetta ai titolari di reddito di lavoro autonomo, in presenza dei requisiti richiesti dalla legge.

Soggetti beneficiari

Hanno diritto alle agevolazioni:

le imprese (di qualsiasi dimensione)

i titolari di reddito di lavoro autonomo (con esclusivo riferimento all’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali).

Questi i requisiti che imprese e lavoratori autonomi devono possedere per l’accesso ai benefici:

alla data di presentazione dell’istanza, le imprese devono essere costituite e regolarmente iscritte nel Registro delle imprese, mentre i titolari di reddito di lavoro autonomo devono aver presentato la dichiarazione di inizio attività e, sia le une sia gli altri, devono aver già avviato l’attività nella sede o nell’unità locale situata all’interno della Zfu

per le imprese, la sede principale o l’unità locale dove è svolta l’attività all’interno della zona franca urbana, al pari dell’avvenuto avvio dell’attività, devono risultare dal certificato camerale

per i titolari di reddito di lavoro autonomo, la sede principale o l’unità locale dove è svolta l’attività all’interno della zona franca urbana, al pari della data di avvio dell’attività, devono essere state comunicate all’Agenzia delle entrate con la dichiarazione di inizio attività

devono trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti civili, non essere in liquidazione volontaria o sottoposti a procedure concorsuali

devono dimostrare di aver subito, a causa del terremoto, una riduzione del fatturato (ammontare complessivo dei ricavi) almeno pari al 25%.

Possono accedere alle agevolazioni fiscali e contributive anche imprese e lavoratori autonomi che, pur essendo già costituiti alla data di presentazione dell’istanza, non abbiano però ancora avviato l’attività all’interno della Zfu. In tal caso, essi devono avviarla, a pena di decadenza dalle agevolazioni, entro e non oltre il 31 dicembre 2017.

Le agevolazioni interessano le imprese e i titolari di reddito di lavoro autonomo che operano in tutti i settori di attività economica, con esclusione del settore della pesca e dell’acquacoltura.

Intensità delle agevolazioni

Ciascun soggetto può beneficiare delle agevolazioni fino al limite massimo di 200mila euro, ovvero:

di 100mila euro, nel caso di imprese attive nel settore del trasporto di merci su strada per conto terzi

di 15mila euro, nel caso di soggetti attivi nel settore agricolo.

Per la determinazione dei limiti massimi rilevano anche le eventuali ulteriori agevolazioni già ottenute a titolo di “de minimis” nell’esercizio finanziario in corso alla data di presentazione dell’istanza e nei due esercizi finanziari precedenti. Inoltre, i limiti devono essere riferiti al soggetto istante, tenuto anche conto delle relazioni che intercorrono tra questo e altre imprese, che concorrono alla qualificazione di “impresa unica” ai sensi della disciplina europea sugli aiuti di Stato.

Modalità e termini di presentazione dell’istanza

Le istanze per l’accesso alle agevolazioni, firmate digitalmente, devono essere presentate esclusivamente con modalità telematiche tramite la procedura informatica accessibile dalla sezione “Zfu sisma Centro Italia” del sito www.mise.gov.it. Alla circolare è allegato il “facsimile” del modello di istanza.

L’accesso alla procedura informatica avviene attraverso l’identificazione e l’autenticazione tramite la Carta nazionale dei servizi ed è riservato ai rappresentanti legali dell’impresa e ai lavoratori autonomi (fatta salva la possibilità di delegare un altro soggetto alla presentazione dell’istanza).

Le istanze possono essere presentate a decorrere dalle ore 12:00 del 23 ottobre 2017 e sino alle ore 12:00 del 6 novembre 2017. La circolare precisa che “l’ordine temporale di presentazione delle istanze non determina alcun vantaggio né penalizzazione nell’iter di trattamento delle stesse”. Non saranno prese in considerazione le istanze pervenute fuori dai termini, iniziale e finale, così come le istanze redatte o inviate con modalità diverse da quelle previste.

Modalità di concessione delle agevolazioni

importo dell’agevolazione riconosciuto a ciascun soggetto beneficiario è calcolato ripartendo le risorse finanziarie disponibili tra tutti i soggetti ammissibili, tenuto conto dei massimali di aiuto previsti dalla disciplina europea.

Gli importi spettanti sono determinati con provvedimento del Ministero, che sarà pubblicato su sito www.mise.gov.it.

Modalità di fruizione delle agevolazioni

Le agevolazioni sono fruite mediante riduzione dei versamenti da effettuare con F24, esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione.

Modalità e termini dei versamenti saranno definiti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia.

Quest’ultima istituirà anche lo specifico codice tributo.

I soggetti beneficiari possono fruire dell’importo dell’agevolazione concessa nelle seguenti misure:

per il 39%, nel 2017

per il 33%, nel 2018

per il 28%, nel 2019.

Le agevolazioni sono fruite dai soggetti beneficiari fino al raggiungimento dell’importo riconosciuto, nel rispetto dei limiti annuali sopra indicati. Infine, la circolare ricorda che è possibile avere ulteriori informazioni e chiarimenti tramite la sezione del sito del Mise dedicata alle agevolazioni per le Zfu.

******

10) Emergenza migranti: riprendono gli adempimenti nelle isole Pelagie

Ripresa degli adempimenti tributari, diversi dai versamenti, non eseguiti per effetto delle disposizioni emanate in seguito all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa nell’isola di Lampedusa – Articolo 21-bis del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 aprile 2017, n. 46

Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate pubblicato sul relativo sito internet l’8 agosto 2017.

Emergenza migranti: riprendono gli adempimenti nelle isole Pelagie. Devono essere effettuati entro il 31 gennaio 2018 dai contribuenti che hanno beneficiato della sospensione. Entro lo stesso termine vanno presentate anche le dichiarazioni fiscali.

Riprendono gli adempimenti tributari per le persone fisiche e per i soggetti diversi dalle persone fisiche (compresi i sostituti d’imposta) che, alla data del 12 febbraio 2011, avevano il proprio domicilio fiscale o la sede operativa nei comuni di Lampedusa e Linosa e che hanno usufruito della sospensione dei termini prevista a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza connesso all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa registratosi nel febbraio 2011.

La sospensione, a seguito di vari interventi normativi, ha interessato il periodo compreso tra il 16 giugno 2011 e il 15 dicembre 2017.

La ripresa è stata disposta con il provvedimento direttoriale n. 157040 del 7 agosto 2017, in base al quale gli adempimenti tributari, diversi dai versamenti, i cui termini di effettuazione sono scaduti nel corso del periodo di sospensione, dovranno essere effettuati entro il 31 gennaio 2018, con le modalità ordinariamente previste.

Anche coloro che avrebbero dovuto presentare le dichiarazioni fiscali, nei termini compresi nel periodo di sospensione, dovranno adempiere entro il 31 gennaio 2018.

Le dichiarazioni non presentate devono essere trasmesse in via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati, utilizzando i modelli relativi al periodo d’imposta cui si riferiscono.

Il provvedimento precisa che nella casella “Eventi eccezionali” del modello va indicato il codice “9”, per le dichiarazioni relative al 2010, e il codice “3”, per quelle relative agli anni dal 2011 al 2016.

Vincenzo D’Andò