Le perplessità sulla nuova disciplina della dichiarazione integrativa – ACE società di persone: finalmente chiarita – Diario quotidiano dell’8 agosto 2017

Pubblicato il 8 agosto 2017

1) Nuova disciplina della dichiarazione integrativa: perplessità di Assonime
2) Entrate tributarie: + 1,7 miliardi nei primi sei mesi dell’anno
3) Verifica della regolarità contributiva ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi: nuove modalità di gestione
4) Nuove prestazioni occasionali: esito tavolo tecnico INPS-CNDCEC
5) Procedura di collaborazione volontaria - Voluntary Disclosure: versamento del dovuto entro il 30 settembre 2017
6) ACE: chiarite le regole di calcolo per imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria
7) Amianto: pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie professionali, domande entro il 16 settembre 2017
8) Trasformazione domanda di NASpI in domanda di indennità DIS-COLL
9) Ispettorato individua obiettivi strategici e operativi
10) Nuovi studi del Notariato
Commercialista_Telematico_Post_1200x628px_Giornalaio1) Nuova disciplina della dichiarazione integrativa: perplessità di Assonime 2) Entrate tributarie: + 1,7 miliardi nei primi sei mesi dell’anno 3) Verifica della regolarità contributiva ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi: nuove modalità di gestione 4) Nuove prestazioni occasionali: esito tavolo tecnico INPS-CNDCEC 5) Procedura di collaborazione volontaria: versamento del dovuto entro il 30 settembre 2017 6) ACE: chiarite le regole di calcolo per imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria 7) Amianto: pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie professionali, domande entro il 16 settembre 2017 8) Trasformazione domanda di NASpI in domanda di indennità DIS-COLL 9) Ispettorato individua obiettivi strategici e operativi 10) Nuovi studi del Notariato ****

1) Nuova disciplina della dichiarazione integrativa: perplessità di Assonime

La nuova disciplina della dichiarazione integrativa non è retroattiva. Lo evidenzia Assonime, in una nota di agosto 2017, dove manifesta delle perplessità in relazione alla irretroattività della novella normativa manifestata dai rappresentanti del Mef.

Come è noto, in risposta ad una interrogazione parlamentare, l'Agenzia delle entrate ha chiarito che la nuova disciplina introdotta dall'art. 5 del d.l. 193/2016 – disciplina che ha unificato, come è noto, il termine entro il quale i contribuenti possono rettificare la dichiarazione fiscale consentendo anche alla cd. dichiarazione integrativa a favore di essere presentata entro il termine previsto per l'accertamento ex art. 43 del D.P.R. n. 600/1973 (c.d. termine lungo), così come per la c.d. dichiarazione integrativa a sfavore, laddove, invece, in precedenza le c.d. dichiarazioni integrative a favore dovevano essere inviate non oltre il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo a quello oggetto di integrazione (c.d. termine breve) – non si rende applicabile alle dichiarazioni integrative a favore presentate nel contesto della previgente normativa oltre il c.d. termine breve ivi previsto.

Viene, quindi, negata la possibilità, come invece auspicava l'Onorevole interrogante, di applicare questo nuovo regime "ai fini della risoluzione del corposo contenzioso attualmente in essere" avente ad oggetto, per l'appunto "le dichiarazioni integrative a favore del contribuente [inviate oltre il c.d. termine breve], da questi presentate all'Amministrazione finanziaria prima dell'entrata in vigore del decreto legge 193/2016".

La risposta dell'Agenzia delle entrate, precisa quindi Assonime nella nota, suscita invero più di qualche perplessità.

Come è stato evidenziato nella circolare Assonime n. 3 del 2017, in aderenza alla dottrina prevalente, la nuova disciplina di rettifica delle dichiarazioni fiscali, in quanto di natura procedimentale, dovrebbe applicarsi anche alle dichiarazioni fiscali relative a periodi d'imposta per i quali non risultino ancora spirati i relativi termini di accertamento. Ciò dovrebbe consentire non solo di presentare ora per allora la dichiarazione integrativa – come sottolineato nella citata circolare – ma anche di convalidare le dichiarazioni integrative a favore già presentate oltre i termini decadenziali del precedente regime (oltre, cioè, il c.d. termine breve).

L'Agenzia delle entrate motiva la sua impostazione sulla base dell'orientamento del Giudice di legittimità consolidatosi sulla questione nel previgente assetto normativo secondo cui, per l'appunto, una volta scaduto il c.d. termine breve l'unico strumento a disposizione dei contribuenti per rimediare agli errori commessi a proprio danno era l'istanza di rimborso (cfr. Cass. SS.UU, n.13378/2016).

Sennonché, come pure messo in evidenza dalla stessa Agenzia delle entrate, il Giudice di legittimità ha anche affermato che "Il contribuente, indipendentemente dalle modalità e termini di cui alla dichiarazione integrativa prevista dall'articolo 2 dpr 322/1998 e dall'istanza di rimborso di cui all'articolo 38 Decreto del Presidente della Repubblica 602/1973, in sede contenziosa, può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell'amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull'obbligazione tributaria". Già dunque durante il previgente contesto normativo il Giudice di legittimità aveva riconosciuto ai contribuenti la possibilità di far valere in sede contenziosa gli errori dichiarativi da essi commessi a proprio danno. Ed è chiaro che tale facoltà veniva esercitata rimettendo all'attenzione del competente organo giurisdizionale le medesime correzioni che sarebbero state oggetto della dichiarazione integrativa a favore ove fosse stato possibile presentarla oltre il c.d termine breve.

Sicché, ora che l'ordinamento ha fatto venir meno questa preclusione temporale o, per meglio dire, consente ai contribuenti di presentare le dichiarazioni integrative di qualsiasi segno entro il c.d. termine lungo, il relativo contenzioso non sembra trovare adeguata giustificazione.

La stessa Amministrazione finanziaria segnala, comunque, che sulla questione non si è ancora pronunciato il Giudice di legittimità, mentre si registrano sentenze di merito contrastanti.

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2) Entrate tributarie: + 1,7 miliardi nei primi sei mesi dell’anno

Nel periodo gennaio-giugno 2017 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 205.168 milioni di euro, in aumento dello 0,8% (+ 1.691 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2016. Si segnala che il gettito relativo ai due periodi non è immediatamente confrontabile, dato che il risultato del mese di giugno 2017 è stato influenzato dalla proroga dei termini di versamento delle imposte di autoliquidazione, delle imposte sostitutive e di tutti i tributi la cui scadenza di versamento coincide con quella del saldo delle dichiarazioni dei redditi, nonché dalla contabilizzazione nelle entrate del mese di luglio dei versamenti di 1.862 milioni di euro delle imposte delle riserve matematiche rami vita assicurazione e di 333 milioni di euro della cedolare secca sugli affitti relativi al mese di giugno 2017. Neutralizzando gli effetti sul gettito dei suddetti meccanismi e della nuova modalità di pagamento del canone tv attraverso la bolletta elettrica, i cui primi versamenti del canone si sono registrati a partire dal mese di agosto 2016, mentre nel 2017 i versamenti sono affluiti all’erario da gennaio, la crescita delle entrate tributarie nel periodo considerato risulta pari a +1,5%, in linea con gli andamenti registrati nei mesi precedenti.

IMPOSTE DIRETTE

Registrano un gettito complessivamente pari a 110.643 milioni di euro, in diminuzione dell’1,0% (- 1.065 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, il dato risente dell’andamento delle imposte sulle riserve matematiche rami vita assicurazione (-1.666 milioni di