Le perplessità sulla nuova disciplina della dichiarazione integrativa – ACE società di persone: finalmente chiarita – Diario quotidiano dell’8 agosto 2017

Pubblicato il 8 agosto 2017



1) Nuova disciplina della dichiarazione integrativa: perplessità di Assonime
2) Entrate tributarie: + 1,7 miliardi nei primi sei mesi dell’anno
3) Verifica della regolarità contributiva ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi: nuove modalità di gestione
4) Nuove prestazioni occasionali: esito tavolo tecnico INPS-CNDCEC
5) Procedura di collaborazione volontaria - Voluntary Disclosure: versamento del dovuto entro il 30 settembre 2017
6) ACE: chiarite le regole di calcolo per imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria
7) Amianto: pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie professionali, domande entro il 16 settembre 2017
8) Trasformazione domanda di NASpI in domanda di indennità DIS-COLL
9) Ispettorato individua obiettivi strategici e operativi
10) Nuovi studi del Notariato
Commercialista_Telematico_Post_1200x628px_Giornalaio1) Nuova disciplina della dichiarazione integrativa: perplessità di Assonime 2) Entrate tributarie: + 1,7 miliardi nei primi sei mesi dell’anno 3) Verifica della regolarità contributiva ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi: nuove modalità di gestione 4) Nuove prestazioni occasionali: esito tavolo tecnico INPS-CNDCEC 5) Procedura di collaborazione volontaria: versamento del dovuto entro il 30 settembre 2017 6) ACE: chiarite le regole di calcolo per imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria 7) Amianto: pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie professionali, domande entro il 16 settembre 2017 8) Trasformazione domanda di NASpI in domanda di indennità DIS-COLL 9) Ispettorato individua obiettivi strategici e operativi 10) Nuovi studi del Notariato ****

1) Nuova disciplina della dichiarazione integrativa: perplessità di Assonime

La nuova disciplina della dichiarazione integrativa non è retroattiva. Lo evidenzia Assonime, in una nota di agosto 2017, dove manifesta delle perplessità in relazione alla irretroattività della novella normativa manifestata dai rappresentanti del Mef.

Come è noto, in risposta ad una interrogazione parlamentare, l'Agenzia delle entrate ha chiarito che la nuova disciplina introdotta dall'art. 5 del d.l. 193/2016 – disciplina che ha unificato, come è noto, il termine entro il quale i contribuenti possono rettificare la dichiarazione fiscale consentendo anche alla cd. dichiarazione integrativa a favore di essere presentata entro il termine previsto per l'accertamento ex art. 43 del D.P.R. n. 600/1973 (c.d. termine lungo), così come per la c.d. dichiarazione integrativa a sfavore, laddove, invece, in precedenza le c.d. dichiarazioni integrative a favore dovevano essere inviate non oltre il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo a quello oggetto di integrazione (c.d. termine breve) – non si rende applicabile alle dichiarazioni integrative a favore presentate nel contesto della previgente normativa oltre il c.d. termine breve ivi previsto.

Viene, quindi, negata la possibilità, come invece auspicava l'Onorevole interrogante, di applicare questo nuovo regime "ai fini della risoluzione del corposo contenzioso attualmente in essere" avente ad oggetto, per l'appunto "le dichiarazioni integrative a favore del contribuente [inviate oltre il c.d. termine breve], da questi presentate all'Amministrazione finanziaria prima dell'entrata in vigore del decreto legge 193/2016".

La risposta dell'Agenzia delle entrate, precisa quindi Assonime nella nota, suscita invero più di qualche perplessità.

Come è stato evidenziato nella circolare Assonime n. 3 del 2017, in aderenza alla dottrina prevalente, la nuova disciplina di rettifica delle dichiarazioni fiscali, in quanto di natura procedimentale, dovrebbe applicarsi anche alle dichiarazioni fiscali relative a periodi d'imposta per i quali non risultino ancora spirati i relativi termini di accertamento. Ciò dovrebbe consentire non solo di presentare ora per allora la dichiarazione integrativa – come sottolineato nella citata circolare – ma anche di convalidare le dichiarazioni integrative a favore già presentate oltre i termini decadenziali del precedente regime (oltre, cioè, il c.d. termine breve).

L'Agenzia delle entrate motiva la sua impostazione sulla base dell'orientamento del Giudice di legittimità consolidatosi sulla questione nel previgente assetto normativo secondo cui, per l'appunto, una volta scaduto il c.d. termine breve l'unico strumento a disposizione dei contribuenti per rimediare agli errori commessi a proprio danno era l'istanza di rimborso (cfr. Cass. SS.UU, n.13378/2016).

Sennonché, come pure messo in evidenza dalla stessa Agenzia delle entrate, il Giudice di legittimità ha anche affermato che "Il contribuente, indipendentemente dalle modalità e termini di cui alla dichiarazione integrativa prevista dall'articolo 2 dpr 322/1998 e dall'istanza di rimborso di cui all'articolo 38 Decreto del Presidente della Repubblica 602/1973, in sede contenziosa, può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell'amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull'obbligazione tributaria". Già dunque durante il previgente contesto normativo il Giudice di legittimità aveva riconosciuto ai contribuenti la possibilità di far valere in sede contenziosa gli errori dichiarativi da essi commessi a proprio danno. Ed è chiaro che tale facoltà veniva esercitata rimettendo all'attenzione del competente organo giurisdizionale le medesime correzioni che sarebbero state oggetto della dichiarazione integrativa a favore ove fosse stato possibile presentarla oltre il c.d termine breve.

Sicché, ora che l'ordinamento ha fatto venir meno questa preclusione temporale o, per meglio dire, consente ai contribuenti di presentare le dichiarazioni integrative di qualsiasi segno entro il c.d. termine lungo, il relativo contenzioso non sembra trovare adeguata giustificazione.

La stessa Amministrazione finanziaria segnala, comunque, che sulla questione non si è ancora pronunciato il Giudice di legittimità, mentre si registrano sentenze di merito contrastanti.

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2) Entrate tributarie: + 1,7 miliardi nei primi sei mesi dell’anno

Nel periodo gennaio-giugno 2017 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 205.168 milioni di euro, in aumento dello 0,8% (+ 1.691 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2016. Si segnala che il gettito relativo ai due periodi non è immediatamente confrontabile, dato che il risultato del mese di giugno 2017 è stato influenzato dalla proroga dei termini di versamento delle imposte di autoliquidazione, delle imposte sostitutive e di tutti i tributi la cui scadenza di versamento coincide con quella del saldo delle dichiarazioni dei redditi, nonché dalla contabilizzazione nelle entrate del mese di luglio dei versamenti di 1.862 milioni di euro delle imposte delle riserve matematiche rami vita assicurazione e di 333 milioni di euro della cedolare secca sugli affitti relativi al mese di giugno 2017. Neutralizzando gli effetti sul gettito dei suddetti meccanismi e della nuova modalità di pagamento del canone tv attraverso la bolletta elettrica, i cui primi versamenti del canone si sono registrati a partire dal mese di agosto 2016, mentre nel 2017 i versamenti sono affluiti all’erario da gennaio, la crescita delle entrate tributarie nel periodo considerato risulta pari a +1,5%, in linea con gli andamenti registrati nei mesi precedenti.

IMPOSTE DIRETTE

Registrano un gettito complessivamente pari a 110.643 milioni di euro, in diminuzione dell’1,0% (- 1.065 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, il dato risente dell’andamento delle imposte sulle riserve matematiche rami vita assicurazione (-1.666 milioni di euro) e della cedolare secca sugli affitti (-225 milioni di euro) i cui versamenti, effettuati nel mese di giugno 2017 (+1.862 milioni di euro delle imposte delle riserve matematiche rami vita assicurazione e di 333 milioni di euro della cedolare secca sugli affitti), contrariamente all’anno 2016, saranno contabilizzati nelle entrate del mese di luglio. Le entrate IRPEF ammontano a 88.736 milioni di euro, in crescita di 2.341 milioni di euro (+2,7%) per effetto principalmente dell’andamento positivo delle ritenute da lavoro dipendente e da pensione (+1.218 milioni di euro, +1,6%). Il risultato riflette anche gli effetti di alcune misure introdotte dalla Legge di bilancio per il 2017 (Legge n.232 del 11 dicembre 2016) e, in particolare, l’aumento delle detrazioni per i pensionati di età inferiore a 75 anni, equiparate a quelle previste per i pensionati di età pari o superiore ai 75 anni (art.1, comma 210) e le revisioni al regime della tassazione dei premi di produttività (art.1, comma 160). Si tratta di interventi di alleggerimento del carico tributario che riducono il gettito Irpef. Gli introiti dell’IRES registrano una diminuzione di 543 milioni di euro (- 5,1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato risente anche degli effetti derivanti dall’introduzione di importanti provvedimenti previsti dalle leggi di stabilità di questi ultimi anni, tra cui la razionalizzazione dell’aiuto alla crescita economica, la riduzione dell’aliquota da 27,5 a 24 punti percentuale e la maggiorazione degli ammortamenti, la deducibilità della svalutazione e delle perdite sui crediti degli enti creditizi finanziari e imprese di assicurazioni. All’andamento delle imposte dirette di gennaio-giugno 2017 ha contribuito anche il gettito derivante dalla collaborazione volontaria (cd voluntary disclosure), introdotta per favorire la regolarizzazione di capitali finora non dichiarati al fisco, che ha fatto registrare versamenti per 422 milioni di euro.

IMPOSTE INDIRETTE

Il gettito ammonta a 94.525 milioni di euro, in aumento del 3,0% (+2.756 milioni di euro) rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente. Le entrate dell’IVA sono pari a 56.154 milioni di euro con un incremento di 2.447 milioni di euro (+4,6%). L’andamento è positivo sia per la componente dell’IVA sugli scambi interni (+2,7%) sia per quella sulle importazioni (+20,3%). Il gettito dell’IVA sugli scambi interni riflette per 5.000 milioni di euro l’applicazione del meccanismo dello split payment. Le imposte sulle transazioni immobiliari mostrano un incremento del 7,0%. La variazione negativa, rispetto all’analogo periodo del 2016 che si è avuta per l’imposta di bollo (-177 milioni di euro) è dovuta al diverso profilo di versamento mensile derivante dalle modalità di scomputo dell’acconto dell’imposta di bollo versato ad aprile (modalità introdotta con la circolare n. 16 del 14 aprile 2015 dell’Agenzia delle Entrate). Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) mostrano un incremento di 129 milioni di euro (+1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso); il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) ha generato entrate per 1.723 milioni di euro.

ENTRATE DA GIOCHI

Il gettito relativo ai giochi, pari a 7.000 milioni di euro, presenta, nel complesso, una variazione negativa di 80 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2016.

ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO

Le entrate derivanti dall’attività di accertamento e controllo, riferite solo ai ruoli dei tributi erariali, si sono attestate a 4.244 milioni di euro e presentano una lieve variazione negativa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-46 milioni di euro, pari a -1,1%).

Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio–giugno 2017, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento.

(MEF, comunicato stampa n. 140 del 07 agosto 2017)

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3) Verifica della regolarità contributiva ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi: nuove modalità di gestione

L’INPS ha emanato il messaggio n. 3220 del 3 agosto 2017, con la quale comunica che dal 1° settembre 2017 sarà avviata della nuova fase di verifica delle condizioni di regolarità per la fruizione dei benefici normativi e contributivi.

Il sistema, che immetterà autonomamente nel portale “durc on line” le istanze di verifica al pari di qualunque altro soggetto abilitato, sarà attivato per tutte le denunce Uniemens per le quali risultino in stato EMESSO note di rettifica con causale “addebito art. 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296” ed in relazione alle quali non sia mai stato notificato il preavviso di DURC interno negativo.

Con messaggio 3184/2016 è stato preannunciato l’avvio di un nuovo iter gestionale volto a garantire l’allineamento dei sistemi di verifica utilizzati ai fini della definizione della condizione di regolarità, sancita dall’ art 1 comma 1175 legge n 296/2006 (“durc interno”), al nuovo sistema di verifica della regolarità contributiva attraverso la piattaforma durc on line, di cui alla circolare n. 126/2015.

A partire dal giorno 6 luglio 2016, è stata avviata un’attività di interrogazione del sistema durc on line sia pur limitata, in quella prima fase, ai durc on line già presenti ed in corso di validità.

Con il presente messaggio si comunica che dall’01/09/2017, sarà avviata della nuova fase di verifica delle condizioni di regolarità per la fruizione dei benefici normativi e contributivi.

Il sistema, che immetterà autonomamente nel portale “durc on line” le istanze di verifica al pari di qualunque altro soggetto abilitato, sarà attivato per tutte le denunce Uniemens per le quali risultino in stato EMESSO note di rettifica con causale “addebito art. 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296” ed in relazione alle quali non sia mai stato notificato il preavviso di DURC interno negativo.

(INPS, messaggio n. 3220 del 3 agosto 2017)

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4) Nuove prestazioni occasionali: esito tavolo tecnico INPS-CNDCEC

Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha pubblicato, il 4 agosto 2017 sul proprio sito internet, la nota informativa n. 38/2017, avente per oggetto l’esito sul tavolo tecnico INPS-CNDCEC relativo alle nuove prestazioni occasionali.

In particolare, sono stati pubblicati due documenti:

- Le risposte dell’INPS ai quesiti posti durante l’incontro dai commercialisti, area lavoro;

- le slide informative delle novità fornite dall’INPS.

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5) Procedura di collaborazione volontaria: versamento del dovuto entro il 30 settembre 2017

Prorogato il termine della voluntary disclosure: Il Decreto del presidente del consiglio dei ministri 28 luglio 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 181 del 4 agosto 2017, ha disposto che il termine del 31 luglio 2017, entro cui é possibile avvalersi della riapertura della procedura di collaborazione volontaria disposta dall’art. 5-octies del D.L. 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, è prorogato al 30 settembre 2017.

Poiché il 30 settembre cade di sabato, il termine slitta al 2 ottobre 2017.

Come precisa una nota dell’Agenzia delle entrate, la “collaborazione volontaria” (voluntary disclosure) è uno strumento che consente ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio.

Possono avvalersi della procedura anche i contribuenti non destinatari degli obblighi dichiarativi di monitoraggio fiscale, ovvero che vi abbiano adempiuto correttamente, per regolarizzare le violazioni degli obblighi dichiarativi commesse in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive, imposta regionale sulle attività produttive e imposta sul valore aggiunto, nonché le violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d'imposta.

Come presentare la richiesta

Il modello di richiesta di accesso alla procedura va presentato esclusivamente per via telematica; direttamente (se si è abilitati a Entratel o Fisconline) oppure tramite i soggetti incaricati. Riguardo a tale punto, va precisato che le richieste per accedere alla procedura di collaborazione volontaria possono essere inviate da tutti i professionisti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, che rientrano nell’elenco contenuto nel DPR n. 322 del 1998 e nei successivi decreti attuativi. Tra questi, sono compresi gli avvocati e gli iscritti nel registro dei revisori contabili.

Versamento spontaneo delle somme dovute

I contribuenti che intendono avvalersi della procedura di collaborazione volontaria possono provvedere spontaneamente al versamento delle somme dovute, a titolo di imposte, sanzioni ed interessi, entro il 30 settembre 2017.

E’ possibile ripartire il versamento in tre rate mensili di pari importo e, in tal caso, il pagamento della prima rata deve essere effettuato comunque entro il 30 settembre 2017. Per agevolare i contribuenti che intendono provvedere spontaneamente al versamento, è possibile utilizzare la procedura “software di calcolo degli importi dovuti”. L’applicazione effettua il calcolo delle somme dovute a titolo di sanzioni ed interessi e fornisce tutte le informazioni necessarie ai fini della predisposizione del modello F24 per il pagamento.

Nel modello F24 dovranno essere indicati i codici tributo istituiti per la definizione delle sanzioni irrogate con atto di contestazione e per la definizione agli inviti all’adesione ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis d.lgs n. 218 del 1997, nonché il codice atto e il codice ufficio riportati nella ricevuta di corretta ricezione dell’istanza trasmessa telematicamente.

(Nota dell’Agenzia delle entrate aggiornata al 7 agosto 2017)

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6) ACE: chiarite le regole di calcolo per imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria

ACE: Chiarite le regole di calcolo per le imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria.

Come è noto, il DM 3 agosto 2017, recante la revisione delle disposizioni attuative dell’ACE, è stato pubblicato sul sito del Dipartimento delle Finanze (si veda nel Diario quotidiano del 7 agosto 2017).

Soggetti IRPEF

L’art. 8 è dedicato ai soggetti IRPEF.

Soggetti beneficiari

Le disposizioni del presente decreto si applicano, ove compatibili anche alle persone fisiche e alle società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.

La variazione in aumento di capitale proprio effettuata negli esercizi di applicazione del regime di contabilità ordinaria, è costituita dalla somma algebrica, se positiva, tra i seguenti elementi:

a) la differenza positiva tra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto al 31 dicembre 2010;

b) gli elementi positivi e negativi di cui all’articolo 5 rilevati negli esercizi in regime di contabilità ordinaria a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Gli incrementi di capitale proprio derivanti dall’accantonamento di utili rilevano nell’esercizio di maturazione dell’utile medesimo, al netto dei prelevamenti in conto utile del medesimo esercizio. Il patrimonio netto di cui alla lettera a) include l’utile d’esercizio.

Per i soggetti in regime di contabilità semplificata nell’anno 2010 e, eventualmente, in taluni degli anni successivi, in luogo del comma 2, lettera a) è computata la differenza positiva o negativa tra il patrimonio netto dell’ultimo esercizio del quinquennio dal 2011 al 2015 in regime di contabilità ordinaria e il patrimonio netto desumibile dal prospetto redatto ai sensi del DPR 23 dicembre 1974, n. 689, relativo all’esercizio di prima applicazione, in detto quinquennio, del regime di contabilità ordinaria.

Per le imprese costituite dopo il 31 dicembre 2010 si assume, comunque, in luogo della differenza di cui sopra, lettera a), il patrimonio netto dell’ultimo esercizio del quinquennio dal 2011 al 2015 in regime di contabilità ordinaria.

Se tali soggetti di applicano in uno o più anni il regime di contabilità semplificata, la variazione di capitale proprio, lettera b) rilevante al termine dell’esercizio in cui è ripristinato il regime di contabilità ordinaria è ridotta della eventuale differenza negativa tra il patrimonio netto desumibile dal prospetto redatto ai sensi del DPR 23 dicembre 1974, n. 689, relativo allo stesso esercizio e il patrimonio netto dell’ultimo esercizio in regime di contabilità ordinaria.

Per le persone fisiche, l’importo del rendimento nozionale che supera il reddito d’impresa, al netto delle perdite, può essere computato in aumento dell’importo deducibile determinato, ai fini del presente decreto, per i periodi d’imposta successivi ovvero può essere utilizzato come credito d’imposta. Per le imprese familiari e le aziende coniugali l’importo corrispondente al rendimento nozionale che supera il reddito d’impresa è attribuito all’imprenditore e ai collaboratori familiari ovvero al coniuge dell’azienda coniugale in proporzione alle rispettive quote di partecipazione al reddito. Per le società in nome collettivo e in accomandita semplice valgono le disposizioni di cui all’articolo 7, comma 2 (trasparenza fiscale).

Ai fini della determinazione dell’imposta ai sensi nonché delle detrazioni spettanti, la quota dedotta dal reddito d’impresa concorre alla formazione del reddito complessivo delle persone fisiche e dei soci delle società partecipate beneficiarie della deduzione. L’aliquota si determina applicando alla quota di eccedenza di rendimento nozionale trasformata in credito d’imposta, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, le aliquote corrispondenti agli scaglioni di reddito previste dall’articolo 11 del Tuir.

La relazione ministeriale

Ecco di seguito l’interpretazione ministeriale (relazione al decreto) che viene fornita in relazione al suddetto articolo 8:

L’articolo 8 del presente decreto disciplina le modalità di calcolo della base ACE per i soggetti IRPEF ovverossia per le imprese individuali e per le società di persone operanti in regime di contabilità ordinaria, per natura o per opzione.

In proposito, si evidenzia che con la legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio per il 2017) è stato modificato il regime di determinazione della base ACE per i suddetti soggetti al fine di equipararlo, a decorrere dal 2016, a quello previsto per i soggetti Ires, ossia secondo il criterio “incrementale”, che misura gli incrementi e decrementi di capitale proprio, nonché le regole per la rilevazione d itali variazioni (ad esempio, conferimenti rilevano solo se effettuati in denaro e a partire dalla data del versamento — pro rata temporis). Nella sostanza, vengono equiparati i soggetti e determinata l’ACE nello stesso modo indipendentemente dalla forma giuridica assunta dall’impresa.

L’incremento di capitale proprio rileva in modo analogo a quello previsto per i soggetti IRES:

a) conferimenti in denaro;

b) accantonamenti di utili e riserve disponibili;

c) riduzioni di patrimonio netto con attribuzione ai soci (o all’imprenditore) a qualsiasi titolo.

Tali nuove regole, tuttavia, non sono state adottate anche per il periodo pregresso (2011-2015). Esigenze di semplificazione hanno indotto a considerare rilevante, a tali fini, esclusivamente la differenza, a condizione che sia positiva, tra il patrimonio netto del 2015 e quello del 2010. In tal modo, si è evitato di richiedere ai soggetti Irpef di ricalcolare la base ACE, secondo il nuovo criterio, anche per il periodo 2011-2015, che avrebbe comportato complessi calcoli in funzione di un’analisi dettagliata di tutti i prelevamenti di utili e i conferimenti in denaro effettuati in quel periodo.

Tale differenza costituisce una base ACE “di partenza” per i soggetti Irpef, che sostituisce il calcolo degli incrementi e decrementi di capitale proprio (secondo le regole dettate per i soggetti IRES) realizzati dall’esercizio 2011 al 2015.

Pertanto, diversamente dal passato in cui per imprese individuali e società di persone in regime di contabilità ordinaria (per natura o per opzione) assumeva quale entità agevolabile agli effetti ACE il patrimonio netto risultante al termine di ciascun esercizio e, dunque, nessuna rilevanza aveva la variazione di capitale proprio di cui all’art. 5 del presente decreto, la determinazione dell’ACE che si effettua a decorrere dal periodo d’imposta 2016, per i soggetti in contabilità ordinaria, è attuata aggiungendo sempre agli incrementi di capitale proprio (nell’accezione analoga a quella prevista per i soggetti IRES) la differenza positiva tra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto al 31 dicembre 2010.

In pratica dall’esercizio 2016, le imprese IRPEF in contabilità ordinaria determinano la base ACE come sommatoria di 2 elementi:

1) differenza positiva tra patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e al 31 dicembre 2010;

2) incremento patrimoniale formatosi dal 2016 e determinato con le regole IRES sopra indicate.

L’elemento sub 1), come già precisato, trova la propria genesi normativa nell’art. 1, comma 552, della legge n. 232 del 2016, il quale, nell’ottica di estendere ai soggetti IRPEF le modalità di calcolo in vigore per i soggetti IRES, “assimila” alla variazione di capitale proprio la differenza tra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto al 31 dicembre 2010.

In tale contesto, la lettera a) del comma 2 dell’articolo 8 in commento, nel precisare che concorre alla determinazione dell’agevolazione “la differenza positiva” tra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e quello al 31 dicembre 2010, rende irrilevante l’eventuale decremento patrimoniale (“differenza negativa”) tra il patrimonio netto del 2015 e quello del 2010 ai fini del calcolo della base ACE, assumendo, in buona sostanza, in tale ultimo caso, valore pari a “zero”.

L’elemento sub 2) rappresenta una componente variabile che, come per le società di capitali, tiene conto (con le medesime regole) esclusivamente degli incrementi (ad esempio, versamenti dell’imprenditore e dei soci e accantonamenti di utili a riserve) e dei decrementi (tipicamente i prelievi di utile) del patrimonio netto rilevati nell’esercizio 2016 (e in quelli successivi).

Le riduzioni di capitale proprio rilevanti a decorrere dal 2016 incidono sulla differenza positiva di cui alla lettera a) del comma 2 dell’articolo 8. Ciò significa, nella sostanza, che l’importo positivo assunto come elemento sub 1) del calcolo dell’ACE risulta assorbibile da futuri decrementi di base ACE generati dal 2016.

A differenza di quanto avviene per le società di capitali, il comma 3, con specifico riferimento agli accantonamenti di utili, ne dispone la rilevanza nell’esercizio di maturazione, al netto di eventuali prelevamenti in conto utile; ciò in ragione della possibile mancanza dell’obbligo dell’adozione di delibere assembleari ai fini della destinazione dell’utile a riserva per le imprese individuali e per le società di persone. Tale deroga, peraltro, è presente anche per il calcolo della differenza di cui al punto sub 1), per cui il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e quello al 31 dicembre 2010 sono assunti al lordo degli utili maturati in tali periodi.

Nel caso in cui non sia possibile calcolare la differenza tra il patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto al 31 dicembre 2010 in quanto l’impresa era in regime di contabilità semplificata nel 2010 (e, eventualmente, anche in taluni degli anni successivi del quinquennio 2011-2015), il comma 4 specifica che, in luogo della predetta differenza, l’impresa, ai fini della base ACE, deve determinare la differenza positiva tra il patrimonio netto dell’ultimo esercizio del quinquennio (2011 — 2015) in cui l’impresa ha operato in contabilità ordinaria ed il valore del medesimo patrimonio desumibile dal prospetto delle attività e passività esistenti all’inizio del periodo d’imposta di prima applicazione (nel citato quinquennio) del regime di contabilità ordinaria, redatto con i criteri di cui al DPR 23 dicembre 1974, n. 689.

In sostanza, in considerazione della finalità di considerare agevolabile l’incremento di patrimonio netto registrato nei periodi di vigenza della disciplina ACE, si dà rilevanza all’incremento che lo stesso ha avuto nel quinquennio 2011-2015 determinabile nei periodi d’imposta in cui il soggetto era in regime di contabilità ordinaria.

Ciò comporta che:

a) se nel 2010 il soggetto era in contabilità ordinaria il patrimonio netto di quell’anno costituisce sempre il sottraendo della richiamata differenza;

b) se nel 2010 il soggetto era in contabilità semplificata il sottraendo della differenza è rappresentato dal patrimonio netto desumibile dal prospetto delle attività e passività esistenti all’inizio del periodo d’imposta di prima applicazione (nel citato quinquennio) del regime di contabilità ordinaria, redatto con i criteri di cui al DPR 23 dicembre 1974, n. 689. In tal modo si rende rilevante anche l’incremento di patrimonio netto per quell’anno;

c) il minuendo della differenza è sempre rappresentato dal patrimonio netto al 31 dicembre dell’ultimo anno del quinquennio 2011-2015 in contabilità ordinaria.

Ne consegue, ad esempio, che la base ACE del quinquennio 2011-2015 è determinabile anche da un soggetto che è stato in contabilità ordinaria in un solo anno come differenza tra patrimonio netto al 31 dicembre di quell’anno e patrimonio netto all’inizio dello stesso anno o, ancora, da un soggetto che è stato in contabilità ordinaria solo nel 2014 e nel 2011 come differenza tra patrimonio netto al 31 dicembre 2014 e patrimonio netto all’inizio del 2011. In tale ultimo caso, quindi, si può osservare che i periodi in contabilità semplificata del 2012 e del 2013 non influenzano il calcolo della base ACE (nel senso che il soggetto avrebbe determinato la base ACE nello stesso modo anche se fosse stato in contabilità ordinaria per tutto il periodo 2011-2014), tuttavia, eventuali variazioni di patrimonio netto che si fossero verificate in tali periodi producono effetti su tale calcolo: ciò appare in linea con la circostanza che anche nel regime previgente, nell’esempio prospettato, si sarebbe data rilevanza all’intero patrimonio netto del 2014, indipendentemente da quanto di questo si fosse formato nei periodi d’imposta in contabilità semplificata.

Il comma 5 chiarisce, altresì, che nel caso ulteriore di imprese costituite successivamente al 31 dicembre 2010 rileva, ai fini del calcolo dell’agevolazione, ed in luogo della differenza di cui alla lettera a) del comma 2 dell’articolo 8, l’intero valore del patrimonio netto dell’ultimo esercizio di applicazione del regime di contabilità ordinaria nel corso del quinquennio 2011 — 2015. Anche tale scelta appare coerente con quanto fin qui esaminato, in quanto rende rilevante l’intero incremento di patrimonio avuto nel periodo di vigenza della disciplina ACE e, quindi, all’intero patrimonio.

Il comma 6 disciplina, invece, a regime, i casi di passaggio dal sistema di contabilità semplificata a quello di contabilità ordinaria. In sostanza, mentre i commi 4 e 5 si preoccupano di fornire le regole di determinazione della lettera a) del comma 2, il comma 6 fissa le regole per il calcolo dell’ulteriore elemento indicato alla successiva lettera b).

In tale contesto, posto che il beneficio ACE è determinabile solo nei periodi d’imposta in contabilità ordinaria e, a decorrere dal 2016, rilevano esclusivamente gli incrementi e decrementi (che sarebbero rilevanti anche ai fini IRES), è apparso opportuno escludere tout court le fattispecie atte a variare il patrimonio netto nei periodi in regime di contabilità semplificata, contrariamente, quindi, a quanto indicato per la determinazione dell’elemento sub 1). In altri termini, in via generale, eventuali variazioni di patrimonio netto verificatisi in regime di contabilità semplificata non devono influenzare la base ACE poiché rilevano solo gli incrementi o decrementi (che sarebbero rilevanti anche ai fini IRES) effettuati nei periodi in regime di contabilità ordinaria. In sostanza, i periodi in contabilità semplificata vanno sempre esclusi dal computo.

Ciò si evince anche dal comma 6 che pone una deroga a tale principio di generale irrilevanza dei periodi in contabilità semplificata per motivi di tutela erariale. In esso, infatti, è stabilito che la base ACE deve essere ridotta della diminuzione di patrimonio netto avvenuta nel corso delle annualità di applicazione del regime di contabilità semplificata. Tale diminuzione è desumibile dalla differenza negativa tra il patrimonio netto come risultante dal prospetto delle attività e passività esistenti all’inizio del periodo d’imposta in cui si accede al regime di contabilità ordinaria (di cui al DPR 23 dicembre 1974, n. 689) e il patrimonio netto dell’ultimo esercizio di applicazione del regime di contabilità ordinaria. Ciò comporta, anche in considerazione di quanto sopra esaminato, che:

a) se il soggetto è sempre stato in contabilità semplificata e transita nel regime di contabilità ordinaria nel 2016 o in uno degli anni successivi, da tale anno rileverà incrementi e decrementi secondo le regole previste per i soggetti IRES;

b) se il soggetto è stato in contabilità ordinaria in almeno uno degli anni del quinquennio 2011-2015, e dal 2016 in poi, all’elemento sub 1), determinato secondo le regole sopra indicate, andranno sommati algebricamente gli incrementi e decrementi rilevanti dal 2016 in avanti;

c) se il soggetto è sempre stato in contabilità ordinaria, i successivi periodi in contabilità semplificata rileveranno, nel periodo di rientro in contabilità ordinaria, solo se e nella misura in cui hanno ridotto il patrimonio netto, come diminuzione della base ACE.

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7) Amianto: pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie professionali, domande entro il 16 settembre 2017

Potranno essere presentate entro il 16 settembre 2017 le domande per accedere alla pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie, di origine professionale, derivanti da esposizione all'amianto. È quanto precisa il messaggio n. 3249 dell'Inps pubblicato il 04 agosto 2017 che chiarisce i destinatari, le condizioni per avere accesso al beneficio e le modalità di trasmissione telematica delle domande.

Nel supplemento ordinario n. 57 della Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21 dicembre 2016 - si legge nel messaggio dell'Istituto - è stata pubblicata la legge 11 dicembre 2016, n. 232, che all’articolo 1, comma 250, ha introdotto una norma speciale che prevede il riconoscimento della pensione di inabilità con particolari requisiti sanitari ed amministrativi demandando ad un successivo decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, le disposizioni necessarie per l’attuazione della normativa in esame. Nella Gazzetta Ufficiale n. 166 del 18 luglio 2017 è stato pubblicato il decreto attuativo.

In attesa della pubblicazione della circolare illustrativa della nuova disposizione si fa presente che la suddetta pensione di inabilità spetta ai lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme esclusive e sostitutive della medesima, affetti da:

mesotelioma pleurico (c45.0), mesotelioma pericardico (c45.2), mesotelioma peritoneale (c45.1), mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (c45.7), carcinoma polmonare (c34) ed asbestosi (j61);

riconosciute di origine professionale ovvero come causa di servizio con apposita certificazione rilasciata dall’INAIL o da altre amministrazioni competenti secondo la normativa vigente;

in possesso del requisito di 5 anni di contribuzione versata o accreditata.

L’erogazione della prestazione è subordinata ad uno specifico monitoraggio delle domande in relazione ai limiti annuali di spesa. La comunicazione dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale informa che sono state istituite due nuove tipologie di domande telematiche finalizzate rispettivamente al riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio e alla richiesta di accesso al beneficio ai sensi dell’articolo 1, comma 250, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.

Inoltre, le domande dovranno essere trasmesse in modalità telematica attraverso i consueti canali. Il cittadino potrà rivolgersi a un patronato che come di consueto offre gratuitamente la sua assistenza, oppure può compilare direttamente le domande, selezionandole fra quelle messe a disposizione fra i servizi online sul sito www.inps.it. Si rammenta a tal fine che è necessario essere in possesso delle credenziale di accesso: PIN INPS, SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CNS (Carta Nazionale dei Servizi). La procedura telematica per la trasmissione delle domande è stata aggiornata con i nuovi prodotti WebDom creati per l’invio della domanda di verifica del requisito e per la domanda di pensione di inabilità.

Infine, l'Istituto ricorda la documentazione da allegare per la domanda diretta al riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio è obbligatorio allegare la seguente documentazione.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 7 agosto 2017)

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8) Trasformazione domanda di NASpI in domanda di indennità DIS-COLL

L’INPS comunica che le domande di indennità di disoccupazione NASpI erroneamente presentate in luogo di domande di indennità DIS-COLL – e viceversa – possono essere trasformate in domande di DIS-COLL anche per gli eventi di disoccupazione verificatisi nell’anno 2016, come peraltro già previsto per gli eventi di disoccupazione verificatisi tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2015 (vedi messaggio n. 2884 del 30 giugno 2016).

Con il messaggio 3242 del 4 agosto 2017, infatti, l’Inps rende noto che la trasformazione delle domande è possibile sulla base di apposito parere fornito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con nota n. 5241 del 1 agosto 2017.

In particolare, qualora la domanda di prestazione abbia tutti i requisiti per essere valutata quale domanda di DIS-COLL e, solo per errore materiale, sia stata presentata come domanda di NASpI, la medesima può essere accolta a valere sulle risorse residue stanziate dall’articolo 1, comma 310 della legge n. 208 del 2015.

Le strutture territoriali dell’Istituto procederanno pertanto all’acquisizione di una nuova e corretta domanda, esclusivamente su istanza degli interessati, corredata dalla documentazione eventualmente richiesta ai fini dell’accesso alla prestazione di disoccupazione spettante.

Le nuove domande saranno acquisite con la medesima data di presentazione di quelle erroneamente inoltrate.

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9) Ispettorato individua obiettivi strategici e operativi

Approvato il Piano della Performance 2017-2019. Con Decreto Direttoriale n. 20/2017 il Capo dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha approvato il Piano della Performance 2017-2019. Il documento, in coerenza con i contenuti e il ciclo di programmazione finanziaria e di bilancio, individua gli obiettivi strategici e operativi, definisce gli indicatori per la misurazione e la valutazione della performance dell'Agenzia e dei suoi dirigenti, valorizzando il merito, e consente la rendicontazione sociale sull'impiego delle risorse e sulle attività realizzate dall'Amministrazione.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 7 agosto 2017)

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10) Nuovi studi del Notariato

I nuovi studi del Notariato - Alienazione dei beni pubblici dello Stato - Assegnazioni, cessioni e trasformazione agevolate - Regime tributario di favore per i c.d. “neo residenti” (ultimi lavori approvati dal Consiglio Nazionale del Notariato) sono consultabili nella sezione TROVA STUDIO e hanno approfondito tematiche relative al diritto civile e tributario:

Alienazione dei beni pubblici dello Stato - Studio n. 17-2017/C

Lo studio propone l’esame della disciplina dei beni pubblici dello Stato per tracciarne le principali procedure attraverso le quali si perviene alla loro vendita. In quanto beni utilizzati per fini di pubblico interesse, essi sono assoggettati ad un regime speciale che si differenzia da quello che si applica agli altri beni per ciò che riguarda, tra gli altri, il profilo della circolazione, la quale è infatti preclusa o comunque limitata dallo specifico vincolo di destinazione all’uso pubblico. Seguendo l’impostazione codicistica, i beni assoggettati al suddetto regime vengono distinti in demaniali e patrimoniali indisponibili.

Assegnazioni, cessioni e trasformazione agevolate: profili fiscali nella scelta della soluzione - Studio n. 73-2017/T

Lo studio intende approfondire alcune specifiche tematiche che segnano i profili distintivi delle operazioni agevolate. Si analizza la rappresentazione contabile e la fiscalità in capo al socio che sembrerebbero penalizzare soprattutto la scelta della assegnazione dei beni ai soci. Si approfondisce, inoltre, la particolare rilevanza fiscale del corrispettivo che potrebbe far risultare, almeno sulla carta, più gravosa la soluzione della cessione onerosa seppur agevolata e preferibile la stessa assegnazione. Infine, l’analisi riguarda la valutazione degli effetti delle operazioni agevolate in funzione della successiva rivendita dei beni assegnati, ceduti o posseduti, che potrebbe far risultare più conveniente la trasformazione in società semplice.

Profili di interesse notarile del regime tributario di favore per i c.d. “neo residenti” - Studio n. 100-2017/T

Lo studio esamina la disciplina di favore introdotta dalla Legge 11 novembre 2016, n. 233 per le persone fisiche con elevato patrimonio che trasferiscono la residenza fiscale in Italia. Dopo aver descritto la tipologia di beneficio (opzione per un’imposta sostitutiva fissa sui redditi di fonte estera diversi dalle plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate ed esenzione da IVIE, IVAFE, obblighi di monitoraggio e imposte di successione e donazione sui beni esteri), le condizioni per fruirne (trasferimento residenza purché in nove dei dieci anni precedenti non siano stati considerati residenti) e sollevato il dubbio della sua aderenza ai principi costituzionali, vengono affrontati i temi di più immediato interesse notarile.

Vincenzo D’Andò