In arrivo l’aggiornamento per l’invio dello spesometro del primo semestre 2017 – Diario quotidiano dell’1 agosto 2017

Pubblicato il 1 agosto 2017



1) Appalto vietato: l’utilizzatore ne paga le conseguenze
2) Cndcec: il parere sulla parcella deve essere rilasciato entro 30 giorni
3) Per le verifiche “a tavolino” il Fisco deve sempre instaurare la fase del contradditorio
4) Anche nella fase del contenzioso il contribuente aggiusta gli errori commessi nella compilazione di Unico
5) Ufficiale e non: modello Redditi, Irap e 770, l’invio è prorogato al 31 ottobre 2017, voluntary al 30 settembre
6) Chiusura liti fiscali pendenti: tutti i punti controversi chiariti dalle Entrate
7) Assosoftware: in arrivo l’aggiornamento per l’invio al Fisco dello spesometro del primo semestre 2017
8) E’ a rischio la notifica delle cartelle esattoriali dall'1 luglio
9) Reso operativo il Registro Nazionale degli aiuti: Dm in G.U.
10) Mancata iscrizione al VIES: spetta comunque l’esenzione IVA per le cessioni intra
diario-quotidiano-articoli-81) Appalto vietato: l’utilizzatore ne paga le conseguenze 2) Cndcec: il parere sulla parcella deve essere rilasciato entro 30 giorni 3) Per le verifiche “a tavolino” il Fisco deve sempre instaurare la fase del contradditorio 4) Anche nella fase del contenzioso il contribuente aggiusta gli errori commessi nella compilazione di Unico 5) Ufficiale e non: modello Redditi, Irap e 770, l’invio è prorogato al 31 ottobre 2017, voluntary al 30 settembre 6) Chiusura liti fiscali pendenti: tutti i punti controversi chiariti dalle Entrate 7) Assosoftware: in arrivo l’aggiornamento per l’invio al Fisco dello spesometro del 1° semestre 2017 8) E’ a rischio la notifica delle cartelle esattoriali dall'1 luglio 9) Reso operativo il Registro Nazionale degli aiuti: Dm in G.U. 10) Mancata iscrizione al VIES: spetta comunque l’esenzione IVA per le cessioni intra *****

1) Appalto vietato: l’utilizzatore ne paga le conseguenze

Nell’appalto vietato (poiché stipulato in violazione del divieto posto dalla L. n. 1369/1960) l’utilizzatore deve pagare le ritenute dei lavoratori.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18476 del 26 luglio 2017, è intervenuta in merito agli obblighi del committente nei confronti dei lavoratori utilizzati in caso di appalto disconosciuto in fase di accertamento.

In particolare, la Suprema Corte ha stabilito che, in caso di appalto riconosciuto illegittimo, sia l’utilizzatore finale della manodopera ad essere responsabile dal punto di vista previdenziale, assicurativo e anche fiscale per i lavoratori coinvolti, anche nel caso in cui non sia stato il committente ad erogare materialmente i compensi ai dipendenti dell'appaltatore.

Nel caso di specie, la T S.p.A. proponeva separati ricorsi avanti la C.T.P. di Padova avverso due avvisi di accertamento e due atti di irrogazione sanzioni con cui l'Ufficio, sulla base di un p.v.c. della Guardia di Finanza (a sua volta traente origine da verifiche condotte dall'Inps a carico di una terza società, la V S.r.l.), con riferimento agli anni 2002 e 2003, aveva ad essa contestato l'omessa effettuazione e il mancato versamento di ritenute d'acconto sui redditi di lavoro dipendente, con conseguente recupero delle imposte non trattenute e non versate e l'applicazione delle sanzioni conseguenti alle mancate dichiarazioni del sostituto d'imposta. Ciò in ragione del disconoscimento degli effetti di contratti di appalto di servizi (effettuati dalla V S.r.l., tramite proprio personale, a favore della Tormene) in quanto stipulati in violazione del divieto posto dall'art. 1 legge 23 ottobre 1960, n. 1369. Sulla base dei medesimi elementi l'Ufficio aveva altresì determinato, per gli stessi anni, maggiori imponibili Irap e, per il solo 2003, anche maggiori imponibili Iva e Irpeg, notificando alla T, per il recupero delle maggiori imposte conseguentemente calcolate, altri due avvisi di accertamento, anch'essi da questa separatamente impugnati.

In materia, vale quanto affermato dalla giurisprudenza costante di questa Corte — con riferimento alla disciplina anteriore al d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, applicabile nella fattispecie ratione temporis, e con indirizzo qui pienamente condiviso al quale viene data continuità — che, in tema di divieto di intermediazione di manodopera, ai sensi dell'art. 1, ultimo comma, della legge 23 ottobre 1960, n. 1369, nel testo vigente ratione temporis, i prestatori di lavoro occupati in violazione di esso sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell'imprenditore appaltante o interponente che ne abbia utilizzato effettivamente le prestazioni, sul quale ricadono, in via esclusiva, gli obblighi retributivi, previdenziali, assicurativi e normativi del datore di lavoro, ivi compresi quelli del sostituto d'imposta per le ritenute d'acconto retribuzioni, ciò a prescindere dal fatto che la retribuzione non sia stata materialmente pagata dal committente, ma dall'appaltatore; ne discende anche che la fatturazione di tali prestazioni da parte dell'intermediario non legittima l'appaltante o interponente a detrarre l'Iva relativa o a dedurre tali costi ai fini della determinazione del reddito imponibile, mancando alla base un valido rapporto contrattuale con l'intermediario (Cass. 17/10/2014, n. 22020), ciò comportando che nemmeno l'appaltante può portare in deduzione ai fini Irap, quale componente negativa di reddito, le spese per il personale dipendente, ai sensi dell'art. 5, comma 3, del d.lgs. n. 446 del 1997 (Cass. 20/10/2016, n. 21289; v. anche, con riferimento agli obblighi del sostituto d'imposta, di cui all'art. 23 del D.P.R. 22 settembre 1973 n. 600, per le ritenute d'acconto sulle retribuzioni, Cass. 31/05/2013, n. 13748; Cass. 15/02/2013, n. 3795). Non può conseguentemente negarsi nemmeno la rilevanza di tale qualificazione ai fini della rettifica del reddito imponibile a fini Irpeg.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 18476 del 26 luglio 2017)

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2) Cndcec: il parere sulla parcella deve essere rilasciato entro 30 giorni

Cndcec: il parere sulla parcella deve essere rilasciato entro 30 giorni. Il Consiglio nazionale dei Commercialisti, con il pronto ordini n. 123/2017 diffuso nel corrente mese di luglio, ha precisato che, qualora l’Ordine territoriale non abbia previsto tempi diversi, il parere sulla parcella dovrà essere rilasciato entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza da parte dell’iscritto, fatta salva la possibilità di sospendere i termini – per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta giorni- per esigenze istruttorie relative a fatti, stati o qualità non attestati in documenti già in possesso dell’amministrazione stessa o non direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni.

In genere, le norme da applicare sono contenute all’art. 2 della L. n. 241/1990 ai sensi del quale “ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso”. Il successivo comma 2 aggiunge “nei casi in cui disposizioni di legge ovvero i provvedimenti (..) non prevedono un termine diverso, i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di trenta giorni”.

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3) Per le verifiche “a tavolino” il Fisco deve sempre instaurare la fase del contradditorio

E’ obbligo di contraddittorio anche per le verifiche “a tavolino”. Almeno secondo quanto ha deciso la Commissione Tributaria Regionale romagnola.

Il principio del contraddittorio deve trovare applicazione sempre, anche nei casi in cui la legge lo esclude; spetta al giudice, in ultima istanza, disapplicare la legge in quanto contrastante con il diritto comunitario (art. 41della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea; art. 6, comma 1, del trattato UE; sentenze del 3 luglio 2014 nn. 129 e 130/13 della Corte di Giustizia Europea).

La CTR emiliana, in base a tale principio, ha riformato la sentenza dei primi giudici che non avevano tenuto conto della mancata instaurazione del contraddittorio antecedente all’emissione degli avvisi di accertamento. Secondo i giudici emiliani l’attivazione del contraddittorio, come affermato anche dalla Consulta (sentenza 132/2015), costituisce un principio fondamentale immanente nell’ordinamento che rende tale forma di tutela obbligatoria anche in riferimento alle verifiche svolte a “tavolino” dai vari uffici, non risultando sufficiente, come nel caso di specie, il semplice invio di questionari e/o verbali di constatazione.

(Sentenza del 16/06/2017 n. 1932/14 - Comm. Trib. Reg. per l'Emilia-Romagna)

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4) Anche nella fase del contenzioso il contribuente aggiusta gli errori commessi nella compilazione di Unico

In sede contenziosa il contribuente può sempre far valere le sue ragioni relative ad errori commessi nella compilazione.

Il contribuente, in sede contenziosa può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull’obbligazione tributaria”. La CTR di Napoli, citando tale principio recentemente espresso dalla Suprema Corte (sent. n. 13378-2016), ha accolto il ricorso del contribuente soccombente in primo grado. Nel caso di specie, quest’ultimo aveva in effetti affermato di avere operato nel Modello unico delle indicazioni errate e di avere – seppur tardivamente - provveduto a rideterminare la corretta base imponibile con dichiarazione integrativa.

(Sentenza del 16/06/2017 n. 5510/23 - Comm. Trib. Reg. per la Campania)

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5) Ufficiale e non: modello Redditi, Irap e 770, l’invio è prorogato al 31 ottobre 2017, voluntary al 30 settembre

Diventa ufficiale la proroga per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, dell’Irap e del modello 770/2017.

Ciò poiché sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 28 luglio 2017, è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 luglio 2017, che ha ufficializzato la proroga per la presentazione telematica delle dichiarazioni al 31 ottobre 2017, già anticipata con il comunicato stampa del 26 luglio 2017 (si veda nel Diario quotidiano del 27 luglio scorso).

Manca ancora all’appello la pubblicazione in G.U. della proroga dei versamenti derivanti dai dichiarativi estesa anche ai professionisti e agli importi Irap (vedi comunicato stampa Mef dei giorni scorsi).

Voluntary al 30 settembre (non ufficiale)

Manca ancora il decreto ma la notizia è arrivata venerdì sera: la voluntary disclosure slitta al 30 settembre. Mentre, invece, è ora ufficiale la proroga per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, dell'Irap e del modello 770.

Come accennato sopra, sulla G.U. n. 175 del 27 luglio 2017 è stato pubblicato il Dpcm che ufficializza la proroga per la presentazione telematica delle dichiarazioni al 31 ottobre 2017.

Si allunga, perciò, dal 31 luglio al 31 ottobre il termine per la presentazione del modello 770.

Si allunga, invece, di un mese, dal 30 settembre al 31 ottobre, il termine per la presentazione delle dichiarazioni annuali dei Redditi e dell'Irap 2017, per l'anno 2016.

E' più breve lo spostamento per i contribuenti soggetti al bilancio, con il riallineamento delle regole fiscali ai fini Irap e Ires con i nuovi principi contabili.

Per questi contribuenti, il decreto mille proroghe aveva previsto una proroga di 15 giorni per la presentazione delle dichiarazioni Ires e Irap: il termine del 30 settembre che slitta al 2 ottobre si allungava fino al 16 ottobre, ora viene ulteriormente prorogato al 31 ottobre 2017.

Il DPCM 26 luglio 2017

Proroga di termini per l'assolvimento di alcuni adempimenti correlati alla presentazione, trasmissione, comunicazione di dichiarazioni o altri elementi (articolo 1)

Viene disposta la proroga dei seguenti termini:

a) la dichiarazione dei sostituti d’imposta (Modello 770/2017), di cui all'articolo 4, comma 1, del DPR 22 luglio 1998, n. 322, relativa all'anno 2016, dovrà essere presentata in via telematica (direttamente ovvero tramite i soggetti incaricati di cui all'articolo 3, commi 2-bis e 3, del medesimo DPR n. 322 del 1998) entro il 31 ottobre 2017;

b) le dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di IRAP dei soggetti indicati nell'articolo 2, del regolamento di cui al DPR 22 luglio 1998, n. 322, che devono essere presentate dal 1 luglio 2017 ed entro il 30 settembre 2017, nonchè dei soggetti di cui al comma 1-bis dell'articolo 83 del TUIR approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917, che devono essere presentate dal 1° luglio 2017 ed entro il termine di cui all'articolo 13-bis, del D.L. 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 febbraio 2017, n. 19, vanno inviate entro il 31 ottobre 2017.

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6) Chiusura liti fiscali pendenti: tutti i punti controversi chiariti dalle Entrate

Definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti: I chiarimenti in una circolare delle Entrate.

Sono stati diffusi, nella tarda serata di venerdì scorso, i chiarimenti per chi sceglie di definire le controversie tributarie pendenti in cui è parte l’Agenzia delle Entrate. L’opportunità è rivolta ai contribuenti che, entro il 2 ottobre 2017, decidono di presentare la domanda e di versare gli importi contenuti nell’atto impugnato, contestati nel ricorso di primo grado, e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, al netto delle sanzioni collegate ai tributi e degli interessi di mora. Se la lite riguarda esclusivamente interessi di mora o sanzioni non collegate ai tributi, la definizione può, invece, essere effettuata versando il 40% degli importi contestati.

In particolare, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 22/E del 28 luglio 2017, ha illustrato effetti e modalità della procedura introdotta dal Dl n. 50/2017 per definire le liti con il Fisco ed estinguere il giudizio.

Controversie rientranti o meno nella definizione

La definizione agevolata è possibile per le controversie rientranti nella giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado di giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio e nelle quali il ricorso di primo grado sia stato notificato entro il 24 aprile 2017 (data di entrata in vigore del Decreto legge). Inoltre, alla data di presentazione della domanda di definizione, il processo non deve essersi concluso con pronuncia definitiva. Non sono, invece, definibili le liti pendenti in materie diverse da quella tributaria, erroneamente instaurate innanzi alle commissioni tributarie e quelle nelle quali è parte unicamente l’agente della riscossione. Rimangono, inoltre, escluse dall’agevolazione le liti in cui non è possibile determinare il quantum dovuto dal contribuente e quelle relative, ad esempio, ai dinieghi espressi o taciti di rimborso.

Duplice definizione per cartelle e liti fiscali

I contribuenti che hanno deciso di avvalersi della definizione dei carichi affidati all’agente della riscossione prevista dall’articolo 6 del Dl n. 193/2016 e intendono accedere anche alla definizione agevolata delle liti possono procedere in parallelo rispettando le regole di ogni singola definizione. Ne consegue che il contribuente che intende definire la lite tributaria è comunque tenuto, in ogni caso, ad eseguire il puntuale versamento delle somme dovute per la definizione delle cartelle.

Versamenti entro il 2 ottobre 2017

La definizione della lite si perfeziona con il pagamento, entro il 2 ottobre 2017, dell’intero importo netto dovuto oppure della prima rata, e con la presentazione della domanda entro lo stesso termine. Dall’importo lordo dovuto vanno scomputati gli importi già versati per effetto delle disposizioni sulla riscossione in pendenza di giudizio e quelli dovuti per la rottamazione dei carichi affidati all’agente della riscossione, in quest’ultimo caso a prescindere dalla circostanza che all’atto della definizione della lite tali somme siano ancora da pagare o siano state pagate in tutto o in parte. Se le somme versate in pendenza di giudizio o dovute per la definizione dei carichi sono di ammontare maggiore o uguale all’importo lordo dovuto per la definizione agevolata della lite, quest’ultima si perfeziona senza effettuare alcun versamento, vale a dire con la sola presentazione della domanda entro il termine perentorio del 2 ottobre 2017. Per ciascuna controversia autonoma va fatto un separato versamento, così come va presentata una distinta domanda di definizione.

Modalità di pagamento

La chiusura delle liti si perfeziona con il pagamento, entro il termine perentorio del 2 ottobre 2017, dell’intera somma da versare (importo netto dovuto), oppure della prima rata, e con la presentazione della domanda entro lo stesso termine. Qualora non vi siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda, sempre entro il medesimo termine. Riguardo al pagamento rateale, questa soluzione è ammessa soltanto nel caso in cui l’importo netto dovuto ecceda i 2mila euro per ciascuna controversia, mentre le somme inferiori o pari a tale cifra vanno sempre versate in un’unica soluzione, entro il termine del 2 ottobre 2017.

Calendario per i pagamenti delle rate

Le somme superiori a 2mila euro si possono versare in un massimo di 3 rate: la prima, d’importo pari al 40 per cento del totale, entro il 2 ottobre 2017; la seconda, pari all’ulteriore 40 per cento, entro il 30 novembre; la terza, d’importo pari al residuo 20 per cento, entro il 30 giugno 2018, che in quanto cadente di sabato è prorogato al 2 luglio 2018. I pagamenti sono eseguiti mediante modello F24, qualunque sia il tipo di tributo cui la lite si riferisce.

Sospensione dei giudizi e dei termini di impugnazione

Le controversie definibili non sono sospese automaticamente ma solo su istanza del contribuente rivolta al giudice presso il quale la causa è pendente. Una volta richiesta, la sospensione avrà effetto fino al 10 ottobre 2017 senza che il contribuente sia vincolato alla presentazione della domanda di definizione agevolata e, dunque, all’effettiva adesione. Se, successivamente, la lite diviene oggetto di definizione attraverso la presentazione della domanda e il pagamento dell’importo dovuto, o della prima rata, il contribuente ha l’onere di richiedere la sospensione del giudizio, che opererà fino al 31 dicembre 2018, attraverso il deposito della copia della domanda di definizione e del versamento. Per quanto riguarda i termini di impugnazione relativi alle liti definibili, sono sospesi automaticamente per sei mesi quelli delle pronunce giurisdizionali, e di riassunzione, che scadono tra il 24 aprile e il 30 settembre 2017. Restano esclusi dalla sospensione tutti gli altri termini processuali, come quelli per la proposizione del ricorso in primo grado, per la costituzione nel giudizio di merito e per la notifica del controricorso in Cassazione.

La verifica delle Entrate e l’estinzione automatica della lite

Agli uffici dell’Agenzia delle Entrate spetta il compito di verificare la regolarità delle domande di definizione delle liti e la ricorrenza dei presupposti richiesti dalla legge. L’eventuale diniego di definizione va notificato al contribuente entro il termine perentorio del 31 luglio 2018; il provvedimento può essere impugnato, entro 60 giorni dalla notifica, davanti allo stesso giudice presso il quale pende la lite. Per i giudizi sospesi fino al 31 dicembre 2018 è prevista l’estinzione automatica, salvo che la parte (contribuente o ufficio) che ne abbia interesse presenti istanza di trattazione entro il periodo di sospensione.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 164 del 28 luglio 2017)

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7) Assosoftware: in arrivo l’aggiornamento per l’invio al Fisco dello spesometro del primo semestre 2017

E’ in arrivo nei prossimi giorni l’aggiornamento software che consentirà di inviare al sistema “Fatture e corrispettivi” lo speso metro del 1° semestre 2017.

Lo comunica Assosoftware con una nota diffusa in questi giorni.

Si sta, infatti, per concludere lo sviluppo delle procedure informatiche per l’invio dei “dati fatture”, da parte delle software house.

L scorsa settimana i produttori hanno cominciato a distribuire ai propri clienti i primi aggiornamenti necessari per la gestione dei dati e per la derivazione degli stessi dagli applicativi di contabilità ordinaria, semplificata e professionisti. Nel frattempo sono ancora in corso le prove di laboratorio (test) di generazione e di trasmissione vera e propria dei file Xml al Sistema di interscambio (Sdi). E come osserva la nota di Assosoftware, un’attività tutt’altro che banale che sta creando non poche difficoltà ai tecnici. Alcune software house, poche per la verità, che hanno già concluso tali attività (per quello che era possibile) e che hanno deciso di rilasciare in anticipo le procedure di predisposizione e di invio dei file telematici Xml, hanno tuttavia dovuto avvisare i propri clienti che al momento sussistono alcuni problemi tecnici noti e non ancora risolti al Sistema di interscambio, che potrebbero creare alcune difficoltà in sede di trasmissione (tra questi l’attuale mancato adeguamento alle indicazioni contenute nella risoluzione 87/E/2017, che sarà effettuato fra fine luglio e i primi di agosto).

Proroga dal 18 settembre 2017 al ………?

Durante l’incontro con il vice Ministro Casero, svoltosi nei giorni scorsi, da parte del Cndcec è stata ancora una volta ribadita la necessità di prorogare almeno di un mese il termine per la comunicazione dei dati fatture (il cosiddetto spesometro) in scadenza il prossimo 18 settembre”.

Lo ha anche chiesto il presidente Miani in una lettera al ministro Padoan. Il CNDCEC ha dunque ribadito la necessità dello slittamento dello spesometro semestrale 2017.

Dati da trasmettere

A differenza del vecchio Spesometro, avverte la nota, che abbiamo trasmesso fino allo scorso aprile, in questo caso il numero dei dati da trasmettere è enormemente più alto.

I dati da trasmettere, per ciascuna fattura, sono tutti quelli anagrafici del cliente e del fornitore (denominazione, indirizzo, ecc…, con alcune semplificazioni introdotte dalla risoluzione 87/E/2017) ed eventualmente quelli del rappresentante fiscale o della stabile organizzazione (se presenti in fattura) e del riepilogo Iva. Non vanno invece comunicati i dati del corpo della fattura, in quanto questo adempimento ha esclusivamente finalità di costituzione della base dati per le attività di controllo, per cui all’agenzia delle Entrate è sufficiente il riepilogo Iva.

Le incongruenze

La verifica delle incongruenze rappresenta sicuramente l’attività più gravosa dell’adempimento. Peraltro, a differenza di tutti gli altri adempimenti dell’Agenzia delle entrate, non è previsto il rilascio da parte dell’agenzia delle Entrate dei controlli Sogei, né in versione installabile, né integrabile con le procedure delle software house, perlomeno in riferimento alla scadenza del primo semestre 2017. È vero che esiste una modalità di controllo (esclusivamente web!) accessibile dal portale «Fatture e corrispettivi», ma il suo utilizzo è improponibile in presenza di una mole così rilevante di dati).

Flussi Xml e ricevute

A livello di flussi, va ricordato che vanno inviati almeno un file Xml per le fatture attive e almeno un file Xml per le fatture passive (come sopra illustrato, gli elementi Dte e Dtr sono alternativi).

Ciascun file inviato va firmato elettronicamente (o sigillato) con le medesime modalità già utilizzate per la comunicazione liquidazioni periodiche Iva.

La predisposizione di più file Xml (sia per le fatture attive, che per quelle passive) è necessaria quando il numero di fatture supera quello massimo consentito per ciascun file dalle specifiche tecniche o anche quando la dimensione di ciascun file Xml risulta essere superiore a quella massima prevista. In particolare ciascun file Xml può contenere - per esempio per le fatture attive (Dte) - fino a 1.000 cessionari (clienti) e per ciascun cessionario fino a 1.000 fatture. Questo significa, di fatto, che per determinare la “capienza” di ciascun file Xml si deve far riferimento al numero di cessionari (clienti), il tutto chiaramente riferito al semestre di invio. Le stesse regole valgono, chiaramente, anche per le fatture passive (Dtr).

Per quanto riguarda le Ricevute, valgono le medesime regole già conosciute per la comunicazione liquidazioni periodiche Iva, quindi avremo un file di ricevuta per ciascun file Xml di fatture (attive o passive) inviato, con l’eventuale indicazione della singola fattura contenuta nel file Xml nel caso di segnalazioni di incongruenza relative a una singola fattura.

Le insidie

Infine, precisa la nota, siamo in presenza di un adempimento apparentemente semplice, ma che può diventare davvero complesso per effetto della mole dei dati da trasmettere.

L’aspetto più controverso è sicuramente quello delle incongruenze, laddove:

- da una parte non abbiamo la possibilità di effettuare controlli preventivi e di “bonifica” della base dati delle partite Iva e dei codici fiscali realmente esistenti in anagrafe tributaria;

- dall’altra l’errore relativo a una sola fattura comporta, quasi sempre, lo scarto dell’intera fornitura.

Trasmissione diretta

Per chi volesse inviare direttamente, previo caricamento dei dati delle fatture sul web “fatture e corrispettivi”, faccio rinvio all’approfondimento contenuto nel Diario quotidiano del 25 luglio 2017.

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8) E’ a rischio la notifica delle cartelle esattoriali dall'1 luglio

La decisione è nelle mani del Tar, di cui si aspetta l’esito al più presto, ma un dato è certo: se il Tar accoglierà il “suggerimento” rilanciando la palla alla Consulta, per la risposta definitiva i tempi non saranno brevi. A decidere le sorti della riforma che ha cancellato Equitalia per creare l’agenzia delle Entrate-Riscossione sarà il Tar Lazio, e dovrà farlo in fretta;sullo snodo fondamentale, che ha fatto transitare nel nuovo soggetto i dipendenti e i dirigenti di Equitalia, pesa però un’incognita costituzionale, legata al fatto che di regola “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso” (articolo 97 della Costituzione).

A farlo, in tempi possibilmente rapidi, dovrà essere una sentenza di merito, che però trova nella nuova ordinanza qualche “suggerimento”. Il Consiglio di Stato, in particolare, cita due sentenze con cui la Corte costituzionale ha ribadito il principio del concorso pubblico. La prima è ben nota agli uffici dell’Amministrazione finanziaria, perché si tratta della sentenza 37/2015 che ha dichiarato l’illegittimità delle proroghe ripetute in serie per gli incarichi dirigenziali dei funzionari delle Entrate aprendo un contenzioso infinito fra tentativi di sanatoria e nuove bocciature amministrative. A contare, come sempre nella giurisprudenza costituzionale, non è però il caso ma il principio, e in particolare il fatto che secondo la Consulta “la regola costituzionale della necessità del pubblico concorso per l’accesso alle pubbliche amministrazioni va rispettata anche da parte di disposizioni che regolano il passaggio da soggetti privati ad enti pubblici”.

Qui sta il punto, che oltre al passaggio dei circa 80 dirigenti di Equitalia investe anche il “trasferimento” all’Agenzia dei 7.600 dipendenti della vecchia società di riscossione. La natura privatistica di Equitalia, Spa 51% delle Entrate e al 49% dell’Inps, è indubbia, gli avvocati discutono sull’obbligo di concorso per la nuova destinazione. L’agenzia delle Entrate-Riscossione, infatti, è un ente pubblico economico, e come tale potrebbe uscire dalle maglie dell’obbligo di concorso: ma la questione è quantomeno discussa. Lo stesso Consiglio di Stato, nella sentenza 820/2014, ha stabilito l’obbligo di procedure selettive nelle aziende speciali, che sono appunto enti pubblici economici.

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9) Reso operativo il Registro Nazionale degli aiuti: Dm in G.U.

La disciplina del Registro Nazionale degli Aiuti di Stato sarà operativo dal prossimo 12 agosto.

È stato, infatti, pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 28 luglio 2017, il Decreto del Ministero dello Sviluppo economico n. 115 del 31 maggio 2017, relativo al Regolamento recante la disciplina per il funzionamento del Registro nazionale degli aiuti di Stato, la cui entrata in vigore è fissata al 12 agosto 2017.

Con il suddetto regolamento viene disciplinato il funzionamento del Registro, mediante la definizione delle modalità operative per la raccolta, la gestione e il controllo dei dati e delle informazioni relativi, tra l'altro, agli aiuti di Stato, nonché agli aiuti de minimis.

Inoltre, vengono individuati, conformemente al diritto comunitario, i contenuti degli obblighi ai fini dell'effettuazione dei controllo propedeutici alla concessione ed erogazione degli aiuti.

Con l’istituzione del Registro si vuole dotare il Paese di uno strumento efficace per verificare che le agevolazioni pubbliche siano concesse nel rispetto della normativa UE, nonché per evitare il cumulo dei benefici si consente alle P.A. di effettuare i controlli amministrativi necessari nella fase di concessione degli aiuti.

Il Registro, che è interconnesso con il Registro delle imprese, contiene oltre alle informazioni riguardanti le misure di aiuto vigenti nel Paese e le concessioni effettuate dalle amministrazioni a favore delle imprese, anche l’elenco dei soggetti tenuti alla restituzione di un aiuto oggetto di decisione di recupero della Commissione europea.

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10) Mancata iscrizione al VIES: spetta comunque l’esenzione IVA per le cessioni intra

La mancata iscrizione al VIES non preclude l’esenzione IVA delle cessioni intracomunitarie.

Nonostante quello che dice l’Agenzia delle Entrate, la giurisprudenza continua ad affermare il contrario.

La mancata iscrizione al VIES non costituisce ostacolo per l’applicazione del regime di non imponibilità IVA delle cessioni intracomunitarie salvo il caso di frode. La CTR di Torino, allineandosi alla recente giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (causa C 21/16 del 9/2/2017), ha così confermato l’esito del giudizio di primo grado e rigettato l’appello dell’Ufficio.

Tale sentenza della Corte ritiene infatti che l’esenzione IVA per le cessioni intracomunitarie non può essere negata per il mancato rispetto degli obblighi formali. Nel caso di specie, ricorrendo le condizioni sostanziali, la mancata iscrizione al VIES del soggetto passivo, annoverabile tra i requisiti di natura formale, non può far venir meno il regime di non imponibilità IVA.

Il fatto

La controversia trae origine dalla notifica dell'avviso di accertamento alla Srl, esercente l'attività di servizi connessi a tecnologie informatiche dal 3.5.2011 e contenente il recupero a tassazione IVA, per l'anno 2011.

Detto accertamento scaturiva da un controllo nei confronti della predetta società, effettuato il 15.10.2013, che terminava con la redazione di un PVC contenente un rilievo ai fini IVA.

I funzionari constatavano che la società nel 2011 aveva effettuato cessioni intracomunitarie fatturate con la dicitura "esente IVA ai sensi art. 7, senza essere iscritta al VIES, in violazione dell'art. 35 del DPR 633/72, modificato dal DL 78/2010, art. 7 c.1 convertito nella legge 122/2010.

L'Ufficio, si costituiva in giudizio e non condividendo le argomentazioni della società 1 disconosceva le operazioni intracomunitarie del 2011, irrogando sanzioni sulle operazioni effettuate dal 118/2011.

Il contribuente col ricorso indirizzato alla Commissione Tributaria provinciale di Torino impugnava l'avviso di accertamento e poneva i seguenti motivi:

- difetto di motivazione per mancata allegazione del PVC all'avviso di accertamento

- difetto di motivazione per mancato vaglio critico del PVC

- assenza di delega di firma , da parte del capo Ufficio, nei confronti del funzionario sottoscrittore

- abuso del diritto, violazione del regolamento UE.

L'Ufficio, presentava le controdeduzioni con le quali confutava punto per punto le doglianze avversarie e chiedeva la conferma dell'accertamento con vittoria delle spese.

Con sentenza n.1003/3/15 la Commissione Tributaria Provinciale di Torino accoglieva il ricorso condannando l'Ufficio al pagamento delle spese di lite a favore della società che liquidava in euro 8.000,00 oltre accessori.

Contro detta sèntenza l’Agenzia ha proposto appello presso la Commissione Regionale.

La decisione

Tuttavia, la CTR ha ribadito che la mancata iscrizione al VIES non costituisce un ostacolo per l'applicazione del regime di non imponibilità IVA nell'ambito elle cessioni intracomuniatrie salvo si tratti in caso di frode (Sent.Corte Giustizia Europea del 9/2/2017 causa C 21116).

La Corte considera necessaria, ai fini della cessione intracomunitaria, esclusivamente le condizioni sostanziali relegando alla posizione di "requisito formale" l'iscrizione al VIES del soggetto passivo IV A comunitario.

Secondo l'orientamento della giurisprudenza comunitaria la detassazione di una operazione intracomunitaria può essere messa in discussione se: il cedente abbia partecipato ad una frode fiscale

la violazione del requisito formale dell'iscrizione al VIES abbia l' effetto di impedire che sia fornita la prova certa della sussistenza dei requisiti sostanziali.

Nel caso di specie, la mancata iscrizione al VIES, come chiarito dalla Corte Europea, trattasi di un requisito formale, che è stato sanato col DL 16/2012.

Dunque, la CTR conferma al sentenza di primo grado e condanna l'Agenzia delle Entrate a rimborsare al contribuente le spese del presente grado, che liquida in euro 4.500,00 oltre agli accessori di legge.

(Sentenza del 13/07/2017 n. 1077/6 - Comm. Trib. Reg. per il Piemonte)

Vincenzo D’Andò