In arrivo l’aggiornamento per l’invio dello spesometro del primo semestre 2017 - Diario quotidiano dell'1 agosto 2017

1) Appalto vietato: l’utilizzatore ne paga le conseguenze

2) Cndcec: il parere sulla parcella deve essere rilasciato entro 30 giorni

3) Per le verifiche “a tavolino” il Fisco deve sempre instaurare la fase del contradditorio

4) Anche nella fase del contenzioso il contribuente aggiusta gli errori commessi nella compilazione di Unico

5) Ufficiale e non: modello Redditi, Irap e 770, l’invio è prorogato al 31 ottobre 2017, voluntary al 30 settembre

6) Chiusura liti fiscali pendenti: tutti i punti controversi chiariti dalle Entrate

7) Assosoftware: in arrivo l’aggiornamento per l’invio al Fisco dello spesometro del 1° semestre 2017

8) E’ a rischio la notifica delle cartelle esattoriali dall’1 luglio

9) Reso operativo il Registro Nazionale degli aiuti: Dm in G.U.

10) Mancata iscrizione al VIES: spetta comunque l’esenzione IVA per le cessioni intra

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1) Appalto vietato: l’utilizzatore ne paga le conseguenze
Nell’appalto vietato (poiché stipulato in violazione del divieto posto dalla L. n. 1369/1960) l’utilizzatore deve pagare le ritenute dei lavoratori.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18476 del 26 luglio 2017, è intervenuta in merito agli obblighi del committente nei confronti dei lavoratori utilizzati in caso di appalto disconosciuto in fase di accertamento.
In particolare, la Suprema Corte ha stabilito che, in caso di appalto riconosciuto illegittimo, sia l’utilizzatore finale della manodopera ad essere responsabile dal punto di vista previdenziale, assicurativo e anche fiscale per i lavoratori coinvolti, anche nel caso in cui non sia stato il committente ad erogare materialmente i compensi ai dipendenti dell’appaltatore.
Nel caso di specie, la T S.p.A. proponeva separati ricorsi avanti la C.T.P. di Padova avverso due avvisi di accertamento e due atti di irrogazione sanzioni con cui l’Ufficio, sulla base di un p.v.c. della Guardia di Finanza (a sua volta traente origine da verifiche condotte dall’Inps a carico di una terza società, la V S.r.l.), con riferimento agli anni 2002 e 2003, aveva ad essa contestato l’omessa effettuazione e il mancato versamento di ritenute d’acconto sui redditi di lavoro dipendente, con conseguente recupero delle imposte non trattenute e non versate e l’applicazione delle sanzioni conseguenti alle mancate dichiarazioni del sostituto d’imposta. Ciò in ragione del disconoscimento degli effetti di contratti di appalto di servizi (effettuati dalla V S.r.l., tramite proprio personale, a favore della Tormene) in quanto stipulati in violazione del divieto posto dall’art. 1 legge 23 ottobre 1960, n. 1369. Sulla base dei medesimi elementi l’Ufficio aveva altresì determinato, per gli stessi anni, maggiori imponibili Irap e, per il solo 2003, anche maggiori imponibili Iva e Irpeg, notificando alla T, per il recupero delle maggiori imposte conseguentemente calcolate, altri due avvisi di accertamento, anch’essi da questa separatamente impugnati.
In materia, vale quanto affermato dalla giurisprudenza costante di questa Corte — con riferimento alla disciplina anteriore al d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, applicabile nella fattispecie ratione temporis, e con indirizzo qui pienamente condiviso al quale viene data continuità — che, in tema di divieto di intermediazione di manodopera, ai sensi dell’art. 1, ultimo comma, della legge 23 ottobre 1960, n. 1369, nel testo vigente ratione temporis, i prestatori di lavoro occupati in violazione di esso sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’imprenditore appaltante o interponente che ne abbia utilizzato effettivamente le prestazioni, sul quale ricadono, in via esclusiva, gli obblighi retributivi, previdenziali, assicurativi e normativi del datore di lavoro, ivi compresi quelli del sostituto d’imposta per le ritenute d’acconto retribuzioni, ciò a prescindere dal fatto che la retribuzione non sia stata materialmente pagata dal committente, ma dall’appaltatore; ne discende anche…

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