Diario quotidiano del 4 agosto 2017 – le novità dalla riforma del terzo settore

Pubblicato il 4 agosto 2017



1) Revisori legali: non è necessario fare i corsi di formazione obbligatoria a pagamento
2) Riforma del Terzo settore: istituito credito d’imposta del 65% per le persone fisiche (Social Bonus)
3) Disciplina transitoria del Terzo settore
4) In presenza di dolo del cliente, il commercialista è immune da colpe
5) Dogane: novità introdotte dal Regolamento di esecuzione (UE) 2017/989
6) Nuova Sabatini, ultima chiamata
7) L’abuso del diritto nei nuovi documenti delle Entrate: circolare di Assonime
8) Gestioni ex ENPALS: chiarimenti sull’indennità economica di malattia
9) Tirocinio Commercialisti tramite corso di formazione: fissata la data di partenza dal Ministero, presentazione delle proposte
10) Non retroattive le dichiarazioni integrative pro contribuente
diario-quotidiano-articoli-91) Revisori legali: non è necessario fare i corsi di formazione obbligatoria a pagamento 2) Riforma del Terzo settore: istituito credito d’imposta del 65% per le persone fisiche (Social Bonus) 3) Disciplina transitoria del Terzo settore 4) In presenza di dolo del cliente, il commercialista è immune da colpe 5) Dogane: novità introdotte dal Regolamento di esecuzione (UE) 2017/989 6) Nuova Sabatini, ultima chiamata 7) L’abuso del diritto nei nuovi documenti delle Entrate: circolare di Assonime 8) Gestioni ex ENPALS: chiarimenti sull’indennità economica di malattia 9) Tirocinio Commercialisti tramite corso di formazione: fissata la data di partenza dal Ministero, presentazione delle proposte 10) Non retroattive le dichiarazioni integrative pro contribuente ****

1) Revisori legali: non è necessario fare i corsi di formazione obbligatoria a pagamento

In questi giorni ai Commercialisti stanno arrivando alcune email che pubblicizzano corsi di formazione continua a pagamento come obbligatori ma tutti i locali Ordini professionali organizzeranno corsi gratuiti che permetteranno di maturare i necessari crediti formativi. Il riconoscimento della formazione obbligatoria avverrà anche mediante accredito nell’albo professionale di appartenenza (cd. principio di equivalenza, ex articolo 5, comma 10, D.Lgs. 39/2010 e punto 2.3 circolare 26/2017 MEF).

Ad esempio, se un iscritto all’Albo dei Dottori commercialisti ed Esperti contabili partecipa ad un corso accreditato ai fini della formazione professionale continua dal CNDCEC e le materie trattate sono conformi al programma annuale del MEF, - in attesa di precisazioni da parte del Ministero - questi dovrebbe acquisire sia i crediti formativi per la formazione continua dei Commercialisti sia quelli per la formazione continua degli iscritti nel Registro dei revisori legali indipendentemente dal fatto che l’ente di formazione sia o meno accreditato dal MEF.

L’adempimento dell’obbligo formativo è triennale (il primo triennio va dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2019), e l’iscritto deve conseguire almeno 60 crediti formativi (20 crediti formativi per ciascun anno).

Attualmente, un’ora di partecipazione ad un corso corrisponde all’acquisizione di un credito.

Il riconoscimento dei crediti formativi viene fatto ex post dal MEF, attraverso la verifica della corrispondenza per ciascun revisore degli argomenti riguardanti le materie caratterizzanti (per almeno 10 crediti formativi) e degli altri argomenti relativi a materie oggetto di offerta formativa.

Materie caratterizzanti: gruppo A

Ai sensi del comma 2 dell’articolo 5 del D.Lgs. 39/2010, almeno dieci crediti formativi, in ciascuna annualità, devono riguardare le materie caratterizzanti (individuate nel gruppo A dell’allegato 3 alla circolare), ovvero:

A.1. Gestione del rischio e controllo interno;

A.2 Principi di revisione nazionale e internazionali

A.3 Disciplina della revisione legale

A.4 Deontologia professionale ed indipendenza

A.5 Tecnica professionale della revisione

Materie non caratterizzanti: gruppi B e C

I gruppi B e C dell’allegato 3 alla circolare individuano le cd. materie non caratterizzanti, che possono concorrere a conseguire gli ulteriori 10 crediti formativi annui necessari (atteso che almeno 10, si è detto, devono essere relativi a materie del gruppo A).

B.1 Contabilità generale

B.2 Contabilità analitica e di gestione

B.3 Disciplina del bilancio di esercizio e del bilancio consolidato

B.4 Principi contabili nazionali ed internazionali

B.5 Analisi finanziaria

C.1 Diritto civile e commerciale

C.2 Diritto societario

C.3 Diritto fallimentare

C.4 Diritto tributario

C.5 Diritto del lavoro e della previdenza sociale

C.6 Informatica e sistemi operativi

C.7 Economia politica, aziendale e finanziaria

C.8 Principi fondamentali di gestione finanziaria

C.9 Matematica e statistica

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2) Riforma del Terzo settore: istituito credito d’imposta del 65% per le persone fisiche (Social Bonus)

Il Codice del Terzo settore (Dlgs n. 117 del 3 luglio 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 179 del 2 agosto 2017, riordina la disciplina civilistica e fiscale degli enti non commerciali. Le nuove regole influiranno sulle scelte degli enti che, in funzione degli obiettivi perseguiti, individueranno la sezione speciale in cui iscriversi e i regimi fiscali adatti. Gli enti del Terzo settore (Ets), già a partire dal 1 gennaio 2018, potranno beneficiare delle erogazioni liberali previste dagli articoli 81 (social bonus).

La materia è già stata anticipata nel vari numeri del Diario quotidiano, tra cui quello del 30 giugno 2017.

Social Bonus (Art. 81)

Viene istituito un credito d'imposta nella misura del 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e del 50% se effettuate da enti o società in favore degli enti del Terzo settore, che hanno presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati ai suddetti enti del Terzo settore e da questi utilizzati esclusivamente per lo svolgimento di attività di cui all’art. 5 con modalità non commerciali (ovvero, gli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese sociali incluse le cooperative sociali, che esercitano in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale).

Per le suddette erogazioni non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 83 (detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali) né le agevolazioni fiscali previste a titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre normative. Il credito d’imposta, spettante nella suddetta misura, viene riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15% del reddito imponibile e alle imprese (ovvero, ai soggetti titolari di reddito d’impresa) nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui. Il credito d’imposta, che viene poi ripartito in tre quote annuali di pari importo, è utilizzabile tramite compensazione (art. 17 del Dlgs n. 241/1997) e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap.

I beneficiari delle erogazioni liberali in questione effettuate per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni stessi, comunicano trimestralmente al Ministero del lavoro l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel trimestre di riferimento; provvedono altresì a dare pubblica comunicazione di tale ammontare, nonché della destinazione e dell’utilizzo delle erogazioni stesse, tramite il proprio sito web istituzionale, nell’ambito di una pagina dedicata e facilmente individuabile, e in un apposito portale, gestito dal medesimo Ministero, in cui ai soggetti destinatari delle erogazioni liberali sono associate tutte le informazioni relative allo stato di conservazione del bene, gli interventi di ristrutturazione o riqualificazione eventualmente in atto, i fondi pubblici assegnati per l’anno in corso, l’ente responsabile del bene, nonchè le informazioni relative alla fruizione, in via prevalente, per l’esercizio delle attività di interesse generale (di cui all’art. 5).

Verranno poi individuate le modalità di attuazione delle agevolazioni in oggetto, comprese le procedure per l’approvazione dei progetti di recupero finanziabili.

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3) Disciplina transitoria del Terzo settore

La novità contenute nella riforma del Terzo settore sono in vigore dal 3 agosto 2017 ma viene concesso al Ministero del Lavoro un anno per attuare il tutto.

Vengono definite le caratteristiche degli enti che possono entrare a far parte della nuova categoria del Terzo settore (identificando, tra l’altro, le attività di interesse generale, i requisiti dell’ente in sede di costituzione e dei propri organi amministrativi e di controllo), nonché i nuovi obblighi amministrativi (come l’iscrizione al Registro unico del Terzo settore) e contabili (ad esempio, per la redazione del bilancio d’esercizio e del bilancio sociale) e una specifica disciplina fiscale che include, tra l’altro, regimi forfetari di determinazione del reddito.

L’attuazione della riforma è legata all’istituzione e alla completa operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore (art. 101 comma 1 del DLgs. 117/2017) nel quale dovranno iscriversi tutti gli enti che intendano accedere ai benefici previsti nel Codice stesso e che sostituirà gran parte dei registri attualmente previsti da varie leggi speciali (ad esempio, l’Anagrafe delle ONLUS istituita presso l’Agenzia delle Entrate).

Se tutto va bene, il Ministero del Lavoro presso cui il Registro unico nazionale sarà istituito avrà un anno di tempo, dall’entrata in vigore del DLgs. 117/2017, per emanare il decreto attuativo che definisca la procedura per l’iscrizione, le regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro e le modalità con cui è garantita la comunicazione dei dati tra il Registro delle imprese e il Registro del Terzo settore.

Entro ulteriori 180 giorni dall’entrata in vigore del predetto decreto attuativo, le Regioni e le Province autonome dovranno definire i procedimenti per l’emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione degli enti del Terzo settore e renderanno operativo il Registro entro sei mesi dalla predisposizione della struttura informatica.

Per questo è stata definita una disciplina transitoria secondo cui, fino all’operatività del Registro del Terzo settore:

- da un lato, “continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall’iscrizione degli enti nei Registri Onlus, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale e Imprese sociali che si adeguano alle disposizioni del presente decreto entro diciotto mesi dalla data della sua entrata in vigore” (entro il medesimo termine, tali enti possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria);

- dall’altro, il requisito dell’iscrizione al Registro del Terzo settore si intende soddisfatto da parte degli enti attraverso la loro iscrizione ad uno dei registri attualmente previsti dalle normative di settore (art. 101 co. 2 e 3 del DLgs. 117/2017).

Disposizioni fiscali legate all’operatività del Registro

Per quanto riguarda le disposizioni fiscali previste dal Titolo X del Codice, alcune di esse sono operative, in via transitoria, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017 (ad esempio, social bonus, disposizioni in materia di imposte indirette e tributi locali, deduzioni e detrazioni per erogazioni liberali), mentre le altre sono subordinate, oltre che all’operatività del predetto Registro unico, anche al rilascio da parte della Commissione europea dell’autorizzazione per il contrasto agli aiuti di Stato, ai sensi dell’art. 108 § 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), chiesta a cura del Ministero del Lavoro con riferimento ai regimi forfetari di cui agli artt. 80 e 86 del decreto (art. 104 del DLgs. 117/2017).

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4) In presenza di dolo del cliente, il commercialista è immune da colpe

E’ esentato da responsabilità il Commercialista se il proprio cliente abbia agito nei suoi confronti con dolo. Nel caso di specie, con l’intento di omettere la presentazione della dichiarazione (ovvero di presentarla, ma senza farvi inserire una fattura con importo veramente rilevante, ovvero di circa 2.300.000 euro) per risparmiare l’imposta pari a 450 mila euro.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38648 del 2 agosto 2017.

La Suprema Corte ha confermato la reclusione per otto mesi senza sospensione condizionale della pena per il rappresentante legale della società.

Secondo i giudici di legittimità risultava, infatti, che nel 2008 una Srl aveva emesso nei confronti della società dell’imputato una fattura dell’importo di circa 2.300.000 euro, oltre IVA, relativa alla compravendita immobiliare di un complesso commerciale la cui realizzazione era stata già conclusa nel 2006.

Tale fattura non era mai stata consegnata al commercialista, il quale aveva a sua volta riferito che, fin dal mese di gennaio 2008, aveva inutilmente tentato di mettersi in contatto con l’imputato.

L’unica contestazione che la Corte d’Appello aveva riferito al professionista era quella di non aver immediatamente formalizzato la rinuncia all’incarico.

Tuttavia, un tale comportamento, anche se necessario, non assume il carattere di concorso nel reato nel momento in cui sia accertato che la condotta omissiva del commercialista sia stata a sua volta provocata da una condotta dolosa del contribuente. Viene, dunque, ribadito il principio per cui l’affidamento a un professionista dell’incarico di predisporre e presentare la dichiarazione annuale dei redditi non esonera il soggetto obbligato dalla responsabilità penale per il delitto di omessa dichiarazione.

*** Cassazione sulla strumentalità dell’immobile in leasing

Secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 19219 del 2 agosto 2017, la strumentalità dell’immobile in leasing prescinde dalla categoria catastale: I relativi costi sono deducibili soltanto se il bene è destinato all’attività aziendale

Dunque, ai fini della determinazione del reddito d’impresa, la strumentalità di un immobile implica l’inerenza del bene all’attività esercitata e non può essere ricavata dalla mera categoria catastale di appartenenza.

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Ecco quando il procacciatore di affari non ha diritto alla provvigione

Il procacciatore di affari non iscritto al Registro Imprese perde la provvigione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 19161 del 2 agosto 2017, che paragona il procacciatore di affari a un mediatore atipico.

Il contratto di procacciamento di affari configura una mediazione atipica ed è, pertanto, soggetto alle disposizioni recate, al tempo dei fatti, dall’art. 2 della L. 39/89 (che richiedeva l’iscrizione del mediatore nel “ruolo degli agenti di affari in mediazione”, oggi soppresso) ed, oggi, dal combinato disposto della L. 39/89 e del DLgs. 59/2010 (che richiede la comunicazione di inizio attività e la iscrizione al Registro delle imprese o al REA).

Pertanto, non ha diritto alla provvigione il procacciatore di affari che non fosse iscritto all’apposito ruolo degli agenti di affari in mediazione (quando esso era previsto) e che, oggi, non risulti iscritto al registro delle imprese o al repertorio tenuto dalla Camera di Commercio.

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5) Dogane: novità introdotte dal Regolamento di esecuzione (UE) 2017/989

L’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 89161/RU del 1 agosto 2017, modificando la precedente circolare 8/D/2016, ha delineato le principali rettifiche e modifiche introdotte dal Regolamento di esecuzione (UE) 2017/989 che possono avere rilievo sugli istituti e/o procedimenti doganali già regolati dalla normativa doganale unionale in vigore.

In particolare, si tratta del regolamento di esecuzione (UE) 2017/989 della Commissione dell’8 giugno 2017 - Modifiche al Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447.

L’Agenzia segnala l’avvenuta pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea serie L149 del 13 giugno 2017 del Regolamento di esecuzione (UE) 2017/989 della Commissione dell’8 giugno 2017, il quale ha apportato modifiche ad alcune norme del Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447 (RE) (recante modalità di applicazione di talune disposizioni del Codice doganale dell’Unione) ed è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri dal 14 giugno 2017.

Ecco di seguito tutte le modifiche, come illustrate nella suddetta nota, dalle Dogane:

FORMATI E CODICI DEI REQUISITI COMUNI IN MATERIA DI DATI, SCAMBIO DI DATI E ARCHIVIAZIONE

Articolo 2 Regolamento di esecuzione (UE) 989/2017: "Modifiche del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447".

Par. (1): E’ stato opportuno allineare l’articolo 2 del R.E. 2447/2015 all’articolo 2 del regolamento delegato (UE) 2015/2446 (R.D.), successivamente modificato dal regolamento delegato (UE) 2016/341 (R.D.T.), del 17 dicembre 2015, che integra il Codice doganale dell’Unione nei casi in cui i pertinenti sistemi elettronici non sono ancora operativi.

ORIGINE DELLE MERCI

Articolo 1, Regolamento di esecuzione (UE) 989/2017: "Rettifica del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447" (R.E.):

Par. (4): ha rettificato l’articolo 67 R.E., rubricato "Autorizzazione di esportatore autorizzato" nel senso di includervi anche i soggetti "rispeditori" quali operatori economici che possono ottenere lo status di esportatore autorizzato; ciò in conformità a quanto previsto dallo stesso R.E. 2015/2447 che consente ai soggetti "rispeditori" di produrre prove di origine sostitutive in alternativa alle dichiarazioni di origine presentate dagli esportatori autorizzati.

Articolo 2, Regolamento di esecuzione (UE) 989/2017 "Modifiche del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447":

Par. (3): ha modificato l’articolo 62 R.E., rubricato "Dichiarazione a lungo termine del fornitore". Tale disposizione è stata semplificata e riformulata per consentire al fornitore di rilasciare un’unica dichiarazione che copra sia le merci consegnate entro la data del rilascio della dichiarazione che quelle consegnate dopo tale data.

In particolare, il testo dell’art. 62 R.E. , prevedeva che le dichiarazioni a lungo termine del fornitore potessero coprire, alternativamente, un periodo nel passato - fino ad un massimo di 12 mesi antecedenti rispetto alla data di compilazione, coincidente con la data di fine validità del periodo coperto - oppure un periodo nel futuro - fino ad un massimo di 24 mesi. Ciò, in concreto, poteva comportare una situazione in cui, nel corso dello stesso anno, potevano essere richieste al fornitore due distinte dichiarazioni, con diversi periodi di validità.

La nuova disposizione, invece, prevede un'unica dichiarazione a lungo termine, con durata massima di 24 mesi, che copre sia le merci già consegnate entro la data di rilascio della dichiarazione, sia quelle che saranno consegnate dopo tale data. La norma modificativa precisa, altresì, che la dichiarazione a lungo termine dovrà riportare tre date:

- la data in cui la dichiarazione è compilata (data di rilascio);

- la data di inizio del periodo di validità (data di inizio), che non può essere anteriore a 12 mesi prima della data di rilascio o posteriore a 6 mesi dopo tale data;

- la data di termine del periodo (data di termine), che non può essere posteriore a 24 mesi dopo la data di rilascio.

Par. (19): in relazione alla modifica del Par. (3) è stato rettificato l'allegato 22-16 del R.E. nel senso che il testo della nota a piè di pagina 7 è sostituito dal seguente: «(7) Indicare le date di inizio e di termine. Il periodo non deve superare i 24 mesi.»; il testo della nota a piè di pagina 8 è invece sostituito dal seguente: «(8) Luogo e data del rilascio.»

Par. (20): in relazione alla modifica del Par. (3) è stato rettificato l'allegato 22-18 del R.E. nel senso che il testo della nota a piè di pagina 8 è sostituito dal seguente: «(8) Indicare le date di inizio e di termine. Il periodo non deve superare i 24 mesi.»; il testo della nota a piè di pagina 9 è sostituito dal seguente: «(9) Luogo e data del rilascio.»

Par. (4): ha modificato l’articolo 68 R.E., rubricato "Registrazione degli esportatori fuori dall’ambito dell’SPG dell’Unione". La nuova disposizione prevede che un documento relativo all’origine, nell’ambito di regimi preferenziali con un Paese terzo in cui si applica il sistema degli esportatori registrati REX (ad esempio l’Accordo UE/Canada -CETA, non ancora entrato in applicazione provvisoria), può essere compilato esclusivamente da un esportatore registrato dall’autorità doganale di uno Stato membro. E’, altresì, prevista una prima deroga al punto 4: qualora il regime preferenziale applicabile non lo precisi, il valore soglia fino al quale un esportatore non registrato può compilare il predetto documento è pari a 6.000 Euro per ciascuna spedizione. Una seconda deroga, al successivo punto 5, tuttavia, dispone che, fino al 31 dicembre 2017, un documento relativo all’origine potrà essere compilato da un esportatore non registrato a condizione che quest’ultimo abbia lo status di esportatore autorizzato nell’Unione.

Par. (5): ha modificato l’articolo 69, par. 2, R.E., rubricato "Sostituzione delle prove dell’origine preferenziale rilasciate o compilate fuori dall’ambito dell’SPG dell’Unione". In particolare, la nuova disposizione prevede quale prova di origine sostitutiva di un certificato di circolazione EUR 1, di un altro certificato di origine rilasciato da una PA, di una dichiarazione di origine o una dichiarazione su fattura, il rilascio o la compilazione di uno dei seguenti documenti:

(a) una dichiarazione di origine sostitutiva o una dichiarazione su fattura sostitutiva compilate da un esportatore autorizzato che rispedisce la merce;

(b) una dichiarazione di origine sostitutiva, una dichiarazione su fattura sostitutiva o un’attestazione di origine sostitutiva compilate da qualsiasi rispeditore delle merci, se il valore totale dei prodotti originari della partita iniziale da frazionare non supera il valore soglia applicabile;

(c) una dichiarazione di origine sostitutiva, una dichiarazione su fattura sostitutiva o un’attestazione di origine sostitutiva compilate da qualsiasi rispeditore delle merci, se il valore totale dei prodotti originari della partita iniziale da frazionare supera il valore soglia applicabile e il rispeditore allega una copia della prova di origine iniziale alla dichiarazione di origine sostitutiva, alla dichiarazione su fattura sostitutiva o all’attestazione di origine sostitutiva;

(d) un certificato di circolazione EUR 1 rilasciato dall’ufficio doganale sotto il cui controllo sono poste le merci, a condizione che il rispeditore non sia un esportatore autorizzato o un esportatore registrato e non consenta che una copia della prova iniziale sia allegata alla prova sostitutiva, e che il valore totale dei prodotti originari spediti inizialmente superi il valore soglia applicabile al di sopra del quale l’esportatore, per fornire una prova sostitutiva, deve essere esportatore autorizzato o registrato;

(e) una attestazione di origine sostitutiva compilata da un esportatore registrato che rispedisce la merce.

Par. (8): ha modificato l’articolo 85 R.E., rubricato "Procedura di registrazione negli Stati membri e procedure all’esportazione applicabili durante il periodo di transizione precedente l’applicazione del sistema degli esportatori registrati". Il testo della disposizione è stato modificato nel senso di prevedere, per motivi di coerenza delle norme applicabili durante il periodo transitorio fino all’applicazione del sistema REX, che a decorrere dalla data del 1° gennaio 2018 - data a partire dalla quale le autorità doganali degli Stati membri cessano di rilasciare certificati di circolazione EUR 1 - gli esportatori autorizzati cessano di compilare dichiarazioni su fattura ai fini del cumulo bilaterale nel quadro dell’SPG dell’Unione ex articolo 53 Reg. delegato UE 2015/2446. Gli esportatori autorizzati negli SM che non sono ancora registrati potranno compilare dichiarazioni su fattura ai fini del cumulo bilaterale citato fino alla data del 31 dicembre 2017.

Par. (9): ha modificato l’articolo 86 R.E., rubricato "Domanda per ottenere la qualifica di esportatore registrato", con la puntuale precisazione relativa al fatto che, per l’SPG della Turchia, la registrazione per gli esportatori dei paesi beneficiari sarà valida al momento in cui la stessa Turchia inizierà ad applicare il sistema REX (diversamente da Norvegia e Svizzera, la Turchia non applica il sistema REX dal 1° gennaio 2017).

Per quanto attiene, invece, alle novità che il Reg. UE 989/2017 ha introdotto con riguardo agli allegati al Reg. UE 2447/2015 si ritiene opportuna l’evidenziazione di quanto segue:

Allegato 22-06 "Domanda per ottenere la qualifica di esportatore registrato"

Considerando (31): nell’allegato 22-06 del R.E., i recapiti aggiuntivi che devono essere comunicati dagli operatori economici che chiedono di diventare esportatori registrati nel riquadro 2 del formulario di domanda dovrebbero essere facoltativi, in quanto il riquadro 1 del formulario di domanda già impone di comunicare coordinate di contatto minime. Inoltre dovrebbe essere possibile non firmare o non timbrare il formulario di domanda se l’esportatore o l’autorità doganale lo autenticano elettronicamente.

- Art. 1 - punto 49): l’allegato 22-06 (domanda per ottenere la qualifica di operatore registrato) è sostituito dal testo riportato nell’allegato II del presente regolamento.

Allegato 22-09 "Dichiarazione su fattura"

- Art. 1 - punto 4) lettera c): al paragrafo 6 i termini <allegato 22-09> (dichiarazione su fattura) sono sostituiti dai termini <allegato 22-13>

- Art. 1 - punto) 51: l’allegato 22-09 è sostituito dal testo di cui all’allegato II del presente regolamento.

OBBLIGAZIONI DOGANALI E GARANZIE

Articolo 2, Regolamento di esecuzione (UE) 989/2017 "modifiche del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447":

Par. (10): ha modificato l’articolo 158 R.E., rubricato "Livello della garanzia globale". La nuova formulazione della disposizione definisce con maggiore chiarezza la base per l’applicazione della riduzione delle garanzie globali, ma nulla modifica in ordine alle percentuali di abbattimento dell’importo di riferimento della garanzia ammessa (sia per obbligazioni doganali potenziali che sorte).

Par. (11): ha modificato l’articolo 161 R.E., rubricato "Revoca e annullamento di un impegno assunto nel caso di una garanzia isolata a mezzo di certificati". Precisamente, al testo di tale articolo, al fine di evitare l’utilizzo di un certificato di garanzia isolata dopo la revoca o l’annullamento dell’impegno assunto per tale certificato, è stato aggiunto un ulteriore paragrafo in cui il Legislatore unionale stabilisce che i certificati di garanzia isolata emessi precedentemente, dalla data di effetto della revoca o dell'annullamento, non possono più essere utilizzati per vincolare le merci al regime di transito unionale.

Par. (12): ha modificato l’articolo 163 R.E., rubricato "Responsabilità delle associazioni garanti per le operazioni TIR" [Regimi nel quadro delle convenzioni TIR e ATA]. Tale articolo è stato modificato tenuto conto che l’importo fino a concorrenza del quale le Associazioni garanti nel territorio doganale dell'Unione possono diventare responsabili, in relazione ad una particolare operazione TIR, è stato aumentato da 60.000,00 a 100.000,00 euro per carnet TIR (cfr comunicato del 18/7/2017, pubblicato sul sito dell’Agenzia, Sez. Atti amministrativi generali/Determinazioni, Note e Comunicazioni).

Per quanto attiene, invece, alle novità che il Reg. UE 989/2017 ha introdotto con riguardo agli allegati al Reg. UE 2447/2015 si ritiene opportuna l’evidenziazione di quanto segue:

Allegato 32-01 "Impegno del garante - Garanzia isolata", Allegato 32-02 "Impegno del garante - Garanzia isolata a mezzo di certificati" Allegato 32-03 "Impegno del garante - Garanzia globale"

Il testo dei modelli di impegno del garante nei casi, rispettivamente, di garanzia isolata, di garanzia isolata a mezzo di certificati e di garanzia globale è stato integrato con l’aggiunta della Serbia, a motivo della sua adesione alla Convenzione relativa ad un regime comune di transito, avvenuta il 1° febbraio 2016. I facsimili, come integrati, sono contenuti nel Reg. 989/2017, allegati VII, VIII e IX.

Allegato 72-04 "procedura di continuità operativa per il transito unionale"

- Art. 2 par. (24) (a) (iv) ha aggiunto i punti seguenti dopo il punto 19.2 :

-- 19.3, tale punto introduce un limite temporale alla validità dei certificati di garanzia globale e dei certificati di esonero dalla garanzia. La durata della validità è fissata in due anni, prorogabile dall'ufficio doganale di garanzia una sola volta per un periodo non superiore a due anni.

-- 19.4, tale punto vieta l’utilizzo dei certificati se l'autorizzazione ad utilizzare una garanzia globale è stata revocata o se un impegno assunto nel caso di una garanzia globale è stato revocato e cancellato. La disposizione prevede infatti che, nelle suindicate ipotesi, i certificati emessi non possono più essere utilizzati per il vincolo di merci al regime di transito unionale e sono restituiti senza indugio dal titolare del regime all'ufficio doganale di garanzia. Il medesimo punto introduce, poi, a carico degli Stati Membri un generale obbligo di comunicazione alla Commissione europea sugli elementi identificativi dei certificati in corso di validità che non sono stati restituiti o che sono stati dichiarati rubati, perduti o falsificati.

"MODELLI DI TIMBRI UTILIZZATI PER LA PROCEDURA OPERATIVA"

I nuovi formulari, come integrati, sono recati dal Reg. 989/2017, allegati V e VI. In particolare i modelli di certificato di garanzia globale e di certificato di esonero dalla garanzia recati dal Reg. UE 2447/2015, rispettivamente al Capo VI e VII dell’allegato 72-04, sono stati integrati aggiungendo la Serbia tra i possibili territori doganali di attraversamento, a motivo della sua adesione alla Convenzione relativa ad un regime comune di transito, avvenuta il 1° febbraio 2016.

USCITA DELLE MERCI DAL TERRITORIO DOGANALE DELL’UNIONE

Articolo 2, Regolamento di esecuzione (UE) 989/2017 "Modifiche del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447":

Par. (14): ha soppresso il paragrafo 8 dell’articolo 329 del R.E. Questa disposizione prevede delle deroghe alla regola generale della determinazione dell’ufficio doganale di uscita per l’esportazione di merci successivamente vincolate ad un regime di transito.

Il paragrafo 8 di tale norma, è stato soppresso poiché, a causa di un errore di rinumerazione, faceva riferimento al paragrafo 4 del medesimo articolo, mentre il Legislatore unionale non aveva intenzione di prevedere un’eccezione per le merci caricate su una nave non assegnata a un servizio regolare di trasporto marittimo. Inoltre, non esistono norme specifiche per determinare l’ufficio doganale di uscita nel caso in cui le merci soggette a formalità di esportazione, ai fini della concessione di restituzioni all’esportazione nell’ambito della politica agricola comune, siano svincolate per l’esportazione e successivamente vincolate a un regime di transito.

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6) Nuova Sabatini, ultima chiamata

Sono arrivati gli ultimi chiarimenti sulla “Nuova Sabatini”, il Ministro dello Sviluppo Economico, con la circolare n. 95925 del 31 luglio 2017, ha precisato che, in relazione a finanziamenti bancari per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte di piccole e medie imprese, le spese per l’interconnessione e l’integrazione possono essere sostenute anche dopo il termine dei dodici mesi per l’ultimazione dell’investimento purché entro la data di invio della richiesta di erogazione della prima quota di contributo.

Intanto la Legge n. 232/2016 ha previsto l’incremento del contributo in conto impianti “Sabatini” dal 2,75% annuo al 3,575% annuo a fronte di investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti, mentre poi la circolare n. 1406/2017 ha riportato negli allegati l’elenco dei beni materiali e immateriali ammessi.

Per beneficiare del contributo maggiorato Nuova Sabatini, i beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti (modello Industria 4.0) devono presentare alcune condizioni.

I suddetti macchinari devono essere obbligatoriamente dotati, tra le altre, delle seguenti caratteristiche:

- interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program;

- integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo.

Il MISE, considerato che le suddette caratteristiche obbligatorie possono essere implementate dalle imprese richiedenti, anche non contestualmente all’acquisto delle macchine, con la circolare n. 95295/2017 ha specificato che:

- l’implementazione delle macchine industriali può avvenire in data successiva al termine dei dodici mesi per l'ultimazione dell'investimento (dalla data di stipula del contratto di finanziamento) purché entro la data di richiesta di erogazione della prima quota di contributo. Le spese sostenute dopo il termine dei dodici mesi, non sono in ogni caso ammesse al contributo

Viene, infine, allegato alla neo circolare del MISE un facsimile di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà necessaria ad attestare l'interconnessione e l’integrazione dei beni strumentali Industria 4.0. Per tutti gli investimenti agevolabili, l’erogazione dell'intero contributo concesso, relativo alla macchina e alle relative spese di interconnessione e di integrazione, è subordinata all’invio della dichiarazione sostitutiva al Ministero.

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7) L’abuso del diritto nei nuovi documenti delle Entrate: circolare di Assonime

L’abuso del diritto nei recenti documenti di prassi delle Entrate: circolare 20/2017 di Assonime.

L’abuso del diritto nei recenti documenti di prassi dell’Agenzia delle entrate: le operazioni di scissione e di conferimento di azienda

Assonime, con la circolare n. 20 del 3 agosto 2017, commenta le recenti risoluzioni n. 97/E, n. 98/E e n. 99/E con le quali l’Agenzia delle entrate ha preso posizione in merito all'applicazione della disciplina in tema di abuso del diritto (art. 10 bis della legge n. 212 del 2000) in relazione a talune operazioni di scissione e di conferimento di azienda.

Risoluzione n. 97/E del 26 luglio 2017

Scissione societaria e passaggio quote: non è abuso del diritto. Con la risoluzione n. 97/E/2017 l’Agenzia delle entrate si è pronunciata ufficialmente per la prima volta su una vicenda che in passato, nella vigenza del “vecchio” articolo 37-bis del Dpr 600/1973, è stata oggetto di vari fraintendimenti.

La scissione parziale proporzionale di una società e il successivo trasferimento delle partecipazioni (da taluni soci previamente affrancate) della società scissa non realizzano alcuna ipotesi di abuso del diritto.

Risoluzione n. 98/E del 26 luglio 2017

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 98/E/2017, ha chiarito che non è abusiva la scissione finalizzata all’assegnazione di beni ai soci,

Non costituisce, dunque, una fattispecie di abuso del diritto l’operazione di scissione parziale asimmetrica non proporzionale finalizzata all’assegnazione agevolata di beni ai soci, con successivo scioglimento e liquidazione della scissa. Con tale risoluzione l’Agenzia ha, quindi, fornito ulteriori chiarimenti in materia di abuso del diritto, in relazione a un’operazione di scissione parziale asimmetrica non proporzionale finalizzata all’assegnazione agevolata di beni societari solamente ad alcuni soci della scindenda.

Ebbene, secondo le Entrate, non è ravvisabile alcun intento elusivo in tale operazione, giacchè dettata dall’esigenza di assegnare gli immobili societari solamente ad alcuni soci, a maggior ragione per il fatto che i beni assegnati alla società beneficiaria non sono destinati a finalità diverse dall’esercizio dell’impresa.

Risoluzione n. 99/E del 26 luglio 2017

Assegnazione agevolata di un immobile ai soci: Ricorre l’abuso del diritto. Con la risoluzione n. 99/E/2017, l'Agenzia delle entrate ha risposto ad una società volta ad effettuare:

- conferimento dell'azienda ad una società di nuova costituzione composta dagli stessi soci;

- concessione dell'immobile alla nuova società mediante contratto di locazione;

- assegnazione del bene ai soci, beneficiando della disciplina agevolativa prevista dall’art. 1, commi da 115 a 120, della legge n. 208/2015, e successivo scioglimento.

In tale contesto, l'Agenzia ha ravvisato un abuso del diritto poiché la conferitaria si ritroverebbe a svolgere la medesima attività della conferente e sarebbe composta dagli stessi soci. Si verrebbero di fatto a verificare le tre condizioni previste dalla disciplina dell’abuso del diritto:

- vantaggio fiscale indebito;

- assenza di sostanza economica;

- essenzialità del vantaggio fiscale indebito.

Nel caso di specie, vengono a mancare anche le forti motivazioni di carattere exta-fiscale, come le oggettive esigenze di riorganizzazione aziendale.

E’, pertanto, abusiva la complessa operazione che prevede il conferimento d’azienda nella conferitaria, la successiva locazione del bene immobile all’impresa conferitaria e lo scioglimento della società conferente al solo scopo di potersi avvalere della disciplina dell’assegnazione agevolata ai soci: Risultano infatti integrati tutti gli elementi costitutivi dell’abuso del diritto e mancano le ragioni extrafiscali non marginali a sostegno degli atti prospettati.

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8) Gestioni ex ENPALS: chiarimenti sull’indennità economica di malattia

Obbligazione contributiva di finanziamento dell’indennità economica di malattia per gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo e al Fondo pensioni sportivi professionisti (gestioni ex ENPALS).

L’INPS, con la circolare n. 124 del 3 agosto 2017, provvede ad una ricognizione dei principi fondanti l’assicurazione della prestazione economica di malattia per i soggetti iscritti, ai fini previdenziali, al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo e al Fondo pensioni sportivi professionisti, e si illustra la disciplina relativa alla correlata obbligazione contributiva. Vengono forniti, altresì, i chiarimenti sui connessi riflessi di natura contributiva nei casi in cui il trattamento economico di malattia sia corrisposto, per effetto di norma di legge o di contratto collettivo, dal datore di lavoro.

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9) Tirocinio Commercialisti tramite corso di formazione: fissata la data di partenza dal Ministero, presentazione delle proposte

Lo si apprende dalla nota informativa del Consiglio nazionale Commercialisti pubblicata sul proprio sito internet il 3 agosto 2017.

Difatti, il DPR 137/2012, in relazione al tirocinio, concede la possibilità di svolgere il periodo di sei mesi anche attraverso appositi corsi di formazione. Molti Ordini non hanno inoltrato la documentazione integrativa.

Adesso il Ministero della giustizia ha stabilito la data dei corsi che possono essere fissati a partire dal 1° settembre 2017.

Per cui ora è tutto operativo e i vari Ordini devono attivare, obbligatoriamente, l’organizzazione dei corsi. Vanno approvati al più presto.

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10) Non retroattive le dichiarazioni integrative pro contribuente

Non sono retroattive le dichiarazioni integrative a favore del contribuente. Le novità - introdotte dal Decreto fiscale 193/2016 in tema di dichiarazione integrativa a favore del contribuente - non si applicano retroattivamente.

La presa di posizione ministeriale è scaturita dalla risposta fornita il 2 agosto 2017 dal sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanze nel corso di un question time in commissione Finanze alla Camera formulato da un deputato. Per i contenziosi in essere, aventi ad oggetto dichiarazioni integrative a favore del contribuente e inoltrate oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, presentate prima del 24 ottobre 2016, rimane, dunque, la linea dura dell’Agenzia delle entrate.

Secondo l’Amministrazione finanziaria, infatti, tali dichiarazioni devono continuare ad essere gestite alla luce della normativa in vigore al momento di presentazione della dichiarazione rettificativa.

Come è noto, l’art. 5 del D.L. 193/2016 prevede la possibilità di potere presentare dichiarazioni integrative “a favore” non oltre il termine concesso all’Ufficio per l’attività di accertamento (art. 43 del DPR 600/1973), equiparando così il termine pro fisco con quello pro contribuente.

Tuttavia, secondo la risposta del MEF, tale situazione non vale per il passato, quindi, le dichiarazioni presentate prima del 24 ottobre 2016 vanno gestite con la normativa precedente decisamente meno elastica.

Vincenzo D’Andò