Diario quotidiano del 29 agosto 2017: possibile compensare la rottamazione delle cartelle coi crediti verso la Pubblica Amministrazione

Pubblicato il 29 agosto 2017



1) Compensazione crediti verso la pubblica amministrazione: tutto confermato per l’anno corrente
2) Ispettorato: calcolo delle sanzioni nelle Prestazioni Occasionali
3) SIA Aree Sisma per sostenere le popolazioni colpite nel 2016
4) Dogane: costituzione di garanzia globale
5) Ecobonus condominio: ok alla cessione del credito alle banche per i contribuenti no tax area
6) TFR: conferimento ai Fondi anche parziale
7) Regime di branch exemption: ecco le nuove disposizioni operative
8) Applicabilità della regola del c.d. “prezzo valore” anche ai contratti atipici di mantenimento
9) Spesometro 1° semestre 2017: rinvio della scadenza e software di compilazione gratuito
10) Attenzione alle false email in nome del Fisco
diario-quotidiano-articoli-71) Compensazione crediti verso la pubblica amministrazione: tutto confermato per l’anno corrente 2) Ispettorato: calcolo delle sanzioni nelle Prestazioni Occasionali 3) SIA Aree Sisma per sostenere le popolazioni colpite nel 2016 4) Dogane: costituzione di garanzia globale 5) Ecobonus condominio: ok alla cessione del credito alle banche per i contribuenti no tax area 6) TFR: conferimento ai Fondi anche parziale 7) Regime di branch exemption: ecco le nuove disposizioni operative 8) Applicabilità della regola del c.d. “prezzo valore” anche ai contratti atipici di mantenimento 9) Spesometro 1° semestre 2017: rinvio della scadenza e software di compilazione gratuito 10) Attenzione alle false email in nome del Fisco *****

1) Compensazione crediti verso la pubblica amministrazione: tutto confermato per l’anno corrente

Debiti e crediti verso la PA: regole confermate per il 2017. E’ stato, infatti, pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale del 21 agosto 2017, il Decreto 9 agosto 2017, secondo cui risultano compensabili le cartelle esattoriali che si riferiscono ai carichi affidati agli agenti della riscossione entro il 31 dicembre 2016. Estesa anche a quest’anno, con le consuete modalità operative, la procedura di compensazione che consente a imprese e professionisti di pareggiare i conti con le pubbliche amministrazioni

Il “decreto conti pubblici” (Dl 50/2017) ha esteso anche al 2017 la possibilità di compensazione delle cartelle di pagamento in favore delle imprese e dei professionisti titolari di crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, per somministrazione, forniture, appalti e servizi, maturati nei confronti della pubblica amministrazione (articolo 9-quater), rinviando a un successivo decreto ministeriale il compito di individuare le relative modalità attuative.

In relazione alle modalità attuative, il Decreto 9 agosto 2017 rimanda al Decreto 24 settembre 2014, stabilendo che le disposizioni ivi previste si applicano anche per il 2017. Per cui, anche per quest’anno, vengono confermate le modalità operative già valide per gli scorsi anni e contenute nei decreti ministeriali del 25 giugno e 19 ottobre 2012.

La compensazione può essere effettuata solo se la somma iscritta a ruolo è inferiore o pari al credito vantato.

Infine, come anticipato dal ministro Padoan in Parlamento lo scorso 26 luglio 2017, il decreto in esame “prevede che l’applicazione delle richiamate disposizioni in ordine alla possibilità di compensazione dei crediti per l'anno 2017 riguardi i carichi affidati agli agenti di riscossione entro il 31 dicembre 2016, ricomprendendo quindi anche i debiti relativi alla definizione agevolata di cui all’articolo 6 del decreto-legge n. 193 del 2016”.

Pertanto, sono compensabili anche le cartelle esattoriali per le quali il contribuente titolare di crediti nei confronti della pubblica amministrazione abbia presentato istanza di definizione agevolata, secondo le modalità e nei termini previsti dalla legge.

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2) Ispettorato: calcolo delle sanzioni nelle Prestazioni Occasionali

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la nota n. 7427 del 21 agosto 2017, ha fornito alcuni chiarimenti, al proprio personale ispettivo, in merito alla disciplina sanzionatoria in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione ovvero di uno dei divieti di cui al comma 14 dell’art. 54-bis, comma 20, del Decreto Legge n. 50/ 2017, relativamente alle nuove Prestazioni Occasionali.

In particolare, il parametro di quantificazione dell’importo sanzionatorio è rappresentato dal numero delle giornate in cui si è fatto ricorso al lavoro occasionale, indipendentemente dal numero dei lavoratori impiegati nella singola giornata (ad es. violazione dell’obbligo di comunicazione di 3 lavoratori il primo giorno, 1 lavoratore il secondo giorno e 2 lavoratori il terzo giorno; in tal caso la sanzione amministrativa sarà di euro 833, 33 x 3 (giorni): tot. 2.499,99).

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3) SIA Aree Sisma per sostenere le popolazioni colpite nel 2016

Si tratta di una misura una tantum di sostegno alle fasce deboli della popolazione, geograficamente localizzate, ed i requisiti di accesso sono differenti rispetto alla misura nazionale SIA.

Lo ha precisato l’INPS con la circolare n. 126 del 22 agosto 2017 che meglio definisce alcuni punti cruciali.

Le famiglie in condizioni economiche disagiate che alla data degli eventi sismici del 2016 e del 2017 erano residenti da almeno due anni nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpiti dal terremoto e non avevano i requisiti per richiedere il SIA (Sostegno all'Inclusione Attiva), la misura temporanea di contrasto alla povertà in attesa del Reddito di Inclusione, dal 2 settembre al 31 ottobre 2017 potranno fare richiesta per il SIA Aree Sisma. A renderlo noto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il decreto del 26 luglio 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 agosto 2017, riguardante il sostegno alle fasce della popolazione colpite dagli eventi sismici dello scorso anno, definendo requisiti e modalità per beneficiare di questa nuova misura.

Il SIA attualmente è riservato ai nuclei familiari con ISEE inferiore a 3.000 euro e in determinate condizioni di bisogno, in particolare in presenza di figli minorenni, figli disabili o donne in stato di gravidanza. Il sostegno varia a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare fino ad un massimo di 400 euro mensili per famiglie composte da 5 o più persone. Con l'introduzione del SIA Aree Sisma il trattamento economico sarà riconosciuto alle famiglie residenti da almeno 2 anni nelle zone del cratere sismico sulla base del solo ISEE e con una soglia doppia rispetto al resto del Paese, pari cioè a 6.000 euro. Il beneficio, il cui ammontare varia da 80 a 480 euro al mese in base alla numerosità e alle caratteristiche della famiglia, decorrerà dall'ultimo bimestre del 2017 per una durata massima di 12 mesi e sarà

erogato attraverso l'attribuzione di una carta di pagamento elettronica, utilizzabile per l'acquisto di beni di prima necessità.

Il modulo per richiedere il SIA Aree Sisma è allegato alla suddetta circolare n. 126/2017 dell'INPS, con la quale l'Istituto fornisce le istruzioni operative per la gestione della misura, e dovrà essere presentato al servizio competente per la raccolta delle domande del SIA del Comune o dell'ambito territoriale a cui si appartiene

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4) Dogane: costituzione di garanzia globale

Ok all’accettazione da parte degli Uffici delle Dogane di domande di autorizzazione alla garanzia globale da parte di una “persona terza”.

Il via libera arriva dall’Agenzia delle Dogane, con la nota del 22 agosto 2017, tesa a fornire precisazioni sull’autorizzazione per la costituzione di una Garanzia Globale a favore di persona diversa da quella a cui è richiesta (art. 89.3 del Reg. UE 952/2013 - CDU).

Difatti, afferma la nota citata, l’art. 89.3 CDU esplicitamente prevede che l’autorità doganale può “permettere che la garanzia sia costituita da una persona diversa da quella a cui è richiesta”- cioè da una “persona terza”. Nulla osta pertanto, in via di principio, alla accettazione da parte degli Uffici delle Dogane di domande di autorizzazione alla garanzia globale da parte di una “persona terza”.

In tale circostanza, premesso che la posizione doganale/funzione della “persona diversa da quella a cui è richiesta” la garanzia non va confusa con quella del “rappresentante“ in dogana, si evidenzia che nella domanda di autorizzazione alla garanzia globale presentata dalla “persona terza”:

- deve essere dichiarato che la stessa viene presentata da “persona diversa dalla persona a cui è richiesta” la garanzia;

- deve essere allegato un documento che attesti l’accordo a tale interposizione da parte dei soggetti titolari delle autorizzazioni ai regimi/procedure interessate (debitori doganali) ;

- devono essere chiaramente indicati i regimi/procedure interessati da tale particolare autorizzazione ed i corrispondenti importi di riferimento.

Accertata la presenza degli elementi di cui sopra, l’Ufficio delle dogane competente in relazione alla “persona terza”, procederà nei confronti del richiedente l’autorizzazione alla garanzia globale - quindi della “persona terza”- all’analisi dei requisiti necessari per il rilascio dell’autorizzazione alla garanzia globale.

Viene poi evidenziato che la “persona terza” pur non essendo il “debitore” ai sensi degli articoli 77.3 e 81.3 del CDU, dal momento in cui acquisisce la titolarità dell’autorizzazione alla garanzia globale diviene finanziariamente obbligato nei confronti dell’autorità doganale al pagamento del debito doganale del “debitore” nei limiti dell’importo di riferimento definito nell’autorizzazione.

Conseguentemente, qualora sorga il debito doganale, il pagamento dello stesso va contemporaneamente chiesto al titolare dell’autorizzazione al regime/procedura in quanto debitore, alla “persona terza” giacché finanziariamente obbligata nei confronti dell’autorità doganale a seguito dell’autorizzazione alla garanzia globale e all’ente garante quale fideiussore; in presenza di debito il cui importo superi l’importo oggetto della fideiussione la richiesta di pagamento sarà effettuata nei confronti del debitore e del terzo per l’intero ammontare e nei confronti del garante fino a concorrenza della fideiussione/cauzione.

Viene, infine, precisato che a fronte di autorizzazioni a “persone terze” all’utilizzo di garanzie globali per obbligazioni potenziali la responsabilità del monitoraggio dell’importo di riferimento rimane in capo al titolare dell’autorizzazione al regime/procedura in quanto “persona tenuta a fornire la garanzia”, così come disposto dall’art. 156 del Regolamento di esecuzione (Reg. UE 2447/2015); fermi restando i prescritti audit appropriati e regolari. nei confronti di tali operatori economici da parte dei competenti Uffici delle dogane.

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5) Ecobonus condominio: ok alla cessione del credito alle banche per i contribuenti no tax area

I contribuenti che rientrano nella no tax area possono cedere il credito relativo all’ecobonus sui lavori condominiali anche a banche e intermediari finanziari, oltre che a fornitori e imprese edili. Questa possibilità è riservata a chi possiede redditi che sono esclusi dall’imposizione Irpef per espressa previsione o perché l’imposta lorda viene assorbita dalle detrazioni previste dal Tuir. È questa la principale indicazione contenuta nel provvedimento n. 165110 del 28 agosto 2017 emesso dal Direttore dell’Agenzia delle entrate, che sostituisce quello dello scorso 8 giugno 2017, a seguito delle modifiche introdotte dall’articolo 4-bis del decreto legge 50/2017, convertito nella legge 96/2017.

Apertura per i contribuenti che ricadono nella “No tax area”

La legge di bilancio 2017 ha previsto che i condòmini beneficiari della detrazione d’imposta per particolari interventi di riqualificazione energetica sulle parti comuni di edifici, possono cedere un credito d’imposta corrispondente alla detrazione per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021. Tali contribuenti potranno cedere il credito ai fornitori e alle imprese che effettuano i lavori o ad altri soggetti privati, quali persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti ma non alle banche o agli intermediari finanziari. Il Dl 50/2017 ha poi stabilito che per gli interventi di riqualificazione energetica delle parti comuni condominiali, i beneficiari degli incentivi che si trovano nella no tax area (in quanto possiedono redditi esclusi dall’imposizione Irpef per espressa previsione o perché l’imposta lorda è assorbita dalle detrazioni per redditi previste dal Tuir) possono cedere le detrazioni anche alle banche e agli intermediari finanziari.

Già per le spese sostenute nel 2016, tali soggetti hanno potuto cedere la detrazione sotto forma di credito d’imposta ai fornitori e alle imprese che hanno effettuato i lavori con esclusione, tuttavia, di banche e intermediari finanziari. Il provvedimento stabilisce, inoltre, che la detrazione non può essere in nessun caso ceduta alle pubbliche amministrazioni.

Chi può cedere il credito

Il credito può essere ceduto da tutti i condòmini teoricamente beneficiari delle detrazioni di imposta per gli interventi di riqualificazione energetica, anche se non tenuti al versamento dell’imposta. La possibilità di cedere il credito, pertanto, riguarda tutti i soggetti che sostengono le spese in questione; i cessionari del credito possono, a loro volta, effettuare ulteriori cessioni.

Misura del credito cedibile

Il credito d’imposta cedibile da parte di tutti i condòmini, compresi quelli che nell’anno precedente a quello di sostenimento delle spese ricadono nella c.d. no tax area, corrisponde alla detrazione dall’imposta lorda delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 nella misura del 70%, per gli interventi che interessano l’involucro dell’edificio e nella misura del 75%, per quelli finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva degli edifici medesimi. La detrazione si applica su un ammontare delle spese non superiore a 40 mila euro moltiplicato il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio e deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo. I condòmini che ricadono nella notax area possono, inoltre, cedere sotto forma di credito anche la detrazione spettante per gli altri interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici, nella misura del 65% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021.

Gli adempimenti per la cessione

Il condòmino che cede il credito d’imposta, se i dati della cessione non sono già indicati nella delibera condominiale, deve comunicare all’amministratore di condominio, entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento, l’avvenuta cessione e l’accettazione del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo. L’amministratore del condominio comunica annualmente questi dati all’Agenzia delle Entrate con la procedura prevista per l’invio dei dati ai fini della dichiarazione precompilata e consegna al condòmino la certificazione delle spese a lui imputabili sostenute nell’anno precedente dal condominio. Il mancato invio della comunicazione rende inefficace la cessione del credito. L’Agenzia delle entrate rende visibile nel “Cassetto fiscale” del cessionario il credito a lui ceduto che può essere utilizzato, o ulteriormente ceduto.

Utilizzo del credito d’imposta in compensazione

Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione mediante il modello F24 esclusivamente attraverso i canali telematici dell’Agenzia. La quota del credito che non è fruita nel periodo di spettanza è riportata nei periodi d’imposta successivi e non può essere chiesta a rimborso. Con successiva risoluzione l’Agenzia istituirà il codice tributo per la fruizione del credito da indicare nel modello F24.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 170 del 28 agosto 2017)

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6) TFR: conferimento ai Fondi anche parziale

Per la previdenza complementare, è ora possibile che i contratti collettivi (anche aziendali) prevedano un conferimento anche minimo del TFR. L’obiettivo è quello di incrementare le destinazioni del TFR ai Fondi.

Difatti, come avvisa il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nella nota del 23 agosto 2017, é stata pubblicata nella G.U. la legge n. 124/17 contenente disposizioni finalizzate a rimuovere ostacoli regolatori all'apertura dei mercati, a promuovere lo sviluppo della concorrenza e a garantire la tutela dei consumatori, anche in applicazione dei principi del diritto dell'Unione europea in materia di libera circolazione, concorrenza e apertura dei mercati, nonché delle politiche europee in materia di concorrenza. Queste alcune importanti modifiche alle regole attualmente in vigore che riguardano il conferimento del TFR con modifiche al Dlgs n.2 52/05.

LEGGE 4 agosto 2017, n. 124

Legge annuale per il mercato e la concorrenza. (GU Serie Generale n. 189 del 14-08-2017) note: Entrata in vigore del provvedimento: 29/08/2017 Legge 124/17 comma 38.

Al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 8, comma 2, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Gli accordi possono anche stabilire la percentuale minima di TFR maturando da destinare a previdenza complementare. In assenza di tale indicazione il conferimento e' totale»;

b) all'articolo 11, il comma 4 e' sostituito dal seguente:

«4. Le forme pensionistiche complementari prevedono che, in caso di cessazione dell'attivita' lavorativa che comporti l'inoccupazione per un periodo di tempo superiore a ventiquattro mesi, le prestazioni pensionistiche o parti di esse siano, su richiesta dell'aderente, consentite con un anticipo di cinque anni rispetto ai requisiti per l'accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza e che in tal caso possano essere erogate, su richiesta dell'aderente, in forma di rendita temporanea, fino al conseguimento dei requisiti di accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio. Gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari possono innalzare l'anticipo di cui al periodo precedente fino a un massimo di dieci anni»;

c) all'articolo 14:

1) al comma 2, lettera c), il secondo periodo e' sostituito dal seguente: «Tale facolta' non puo' essere esercitata nel quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari o nel maggior periodo eventualmente fissato dalle forme pensionistiche complementari ai sensi del secondo periodo del comma 4 dell'articolo 11; in questi casi si applicano le previsioni del medesimo comma 4 dell'articolo 11»;

2) il comma 5 e' sostituito dal seguente:

«5. In caso di cessazione dei requisiti di partecipazione per cause diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo, e' previsto il riscatto della posizione sia nelle forme collettive sia in quelle individuali e su tali somme si applica una ritenuta a titolo di imposta con l'aliquota del 23 per cento sul medesimo imponibile di cui all'articolo 11, comma 6». 39. Al fine di aumentare l'efficienza delle forme pensionistiche complementari collettive di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, e di quelle di cui all'articolo 20 del medesimo decreto legislativo n. 252 del 2005, e successive modificazioni, e anche al fine di favorire l'educazione finanziaria e previdenziale, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, convoca un tavolo di consultazione cui partecipano le organizzazioni sindacali e le rappresentanze datoriali maggiormente rappresentative in ambito nazionale, la COVIP, nonche' esperti della materia previdenziale, finalizzato ad avviare un processo di riforma delle medesime forme pensionistiche secondo le seguenti linee guida:

a) revisione dei requisiti per l'esercizio dell'attivita' dei fondi pensione, fondata su criteri ispirati alle migliori pratiche nazionali e internazionali, con particolare riferimento all'onorabilita' e professionalita' dei componenti degli organi collegiali, del responsabile della forma pensionistica complementare, nonche' dei responsabili delle principali funzioni;

b) fissazione di soglie patrimoniali di rilevanza minima in funzione delle caratteristiche dimensionali dei patrimoni gestiti, dei settori di appartenenza, della natura delle imprese interessate, delle categorie dei lavoratori interessati nonche' dei regimi gestionali;

c) individuazione di procedure di aggregazione finalizzate ad aumentare il livello medio delle consistenze e ridurre i costi di gestione e i rischi;

d) individuazione di forme di informazione mirata all'accrescimento dell'educazione finanziaria e previdenziale dei cittadini e sulle forme di gestione del risparmio finalizzato alla corresponsione delle prestazioni previdenziali complementari.

40. All'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 2 a 39 le amministrazioni competenti provvedono nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 23 agosto 2017)

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7) Regime di branch exemption: ecco le nuove disposizioni operative

Ecco come determinare l’imponibile della stabile organizzazione per cui è esercitata l’opzione per consentire l’esenzione degli utili e delle perdite sia ai fini Ires che Irap

Con il provvedimento n. 165138 del 28 agosto 2017, l’Agenzia delle entrate fornisce i dettagli dell’istituto della branch exemption, la tempistica e i requisiti di validità, le ipotesi di cessazione di efficacia dell’opzione e i criteri rilevanti ai fini dell’eventuale istanza di interpello per la qualificazione della stabile organizzazione

Caratteri dell’istituto e esercizio dell’opzione

La branch exemption, introdotta nel nostro ordinamento dal Dlgs 147/2015 ("decreto internazionalizzazione"), prevede la possibilità che in capo a un’impresa residente nel territorio dello Stato non assumano rilevanza fiscale gli utili e le perdite realizzati dalle sue stabili organizzazioni all’estero. L’impresa può esercitare l’opzione nella dichiarazione dei redditi riferita al periodo d’imposta di costituzione della branch, a partire dal quale è efficace il regime di esenzione. Più nello specifico, viene stabilito che, se al 7 ottobre 2015 - data di entrata in vigore del "decreto internazionalizzazione" - l’impresa ha più stabili organizzazioni, la stessa può aderire alla branch exemption entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso a tale data. L’opzione ha effetto nei confronti di tutte le stabili organizzazioni dell’impresa esistenti al momento dell’esercizio, nonché per quelle costituite successivamente. L’efficacia dell’opzione cessa a seguito della chiusura, anche per liquidazione o cessione, di tutte le branch esenti.

Reddito della stabile organizzazione esente

Il provvedimento odierno detta, in pratica, le regole di determinazione dell’imponibile della stabile organizzazione per cui è esercitata l’opzione per consentire l’esenzione degli utili e delle perdite sia ai fini Ires che Irap. Se nei cinque periodi d’imposta antecedenti a quello di efficacia dell’opzione, la stabile organizzazione ha conseguito perdite fiscali imputate all’impresa, i redditi realizzati da detta stabile organizzazione in regime di branch exemption partecipano alla formazione del reddito imponibile della casa madre fino alla concorrenza delle perdite fiscali nette pregresse prodotte dalla medesima stabile organizzazione. Anche in assenza di specifiche disposizioni di una Convenzione contro le doppie imposizioni tra lo Stato italiano e lo Stato di localizzazione della stabile organizzazione esente, il reddito di quest’ultima è determinato in base all’Approccio autorizzato Ocse. Pertanto, la stabile organizzazione è considerata come un’entità separata e indipendente, che svolge medesime o analoghe attività, in condizioni identiche o similari, tenendo conto delle funzioni svolte, dei rischi assunti e dei beni utilizzati. Interpello per la qualificazione della stabile organizzazione

A seguito della presentazione dell’interpello previsto dal comma 4 dell’articolo 14 del Dlgs 147/2015, l’Agenzia delle entrate rilascia un parere ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a), dello Statuto del contribuente ("interpello qualificatorio"), in merito all’esistenza di una stabile organizzazione all’estero dell’impresa. Tale parere è reso sulla base delle informazioni e dei documenti prodotti dalla casa madre. Ai fini della configurazione della stabile organizzazione all’estero si fa riferimento alla Convenzione contro le doppie imposizioni, ove esistente, ovvero ai criteri esplicitati dall’articolo 162 del Tuir. Ulteriori precisazioni

Il provvedimento, inoltre, disciplina le modalità applicative del sistema di partecipazione dei redditi realizzati dalla stabile organizzazione esente al reddito imponibile di casa madre, anche nel caso di adesione al regime di consolidato. In tal caso, la casa madre può scegliere di considerare definitivamente utilizzate le perdite fiscali realizzate dalla stabile organizzazione nei cinque periodi d’imposta antecedenti a quello in cui ha effetto l’opzione, nell’ipotesi in cui, non avendo utilizzato essa stessa dette perdite, siano state trasferite al regime di consolidato. Viene disciplinato, altresì, il trattamento delle operazioni interne pregresse e delle operazioni straordinarie. Sono, quindi, regolate le interazioni con il regime di cui all’articolo 167 del Tuir e le ipotesi di imposizione degli utili realizzati in un regime fiscale privilegiato. Infine, il provvedimento disciplina le conseguenze sul regime dei fenomeni di doppia esenzione o di doppia deduzione derivanti da disallineamenti normativi tra Stati, rimandando alla pubblicazione sul sito istituzionale dell’Agenzia delle entrate di fattispecie ritenute elusive delle disposizioni in materia di branch exemption.

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8) Applicabilità della regola del c.d. “prezzo valore” anche ai contratti atipici di mantenimento

La regola del “prezzo valore” può essere applicata anche ai “contratti atipici di mantenimento” in cui si realizza il trasferimento di un immobile abitativo e/o relativa pertinenza.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate con la risoluzione 113/E del 25 agosto 2017.

Dunque, la regola del prezzo-valore si applica ai contratti atipici di mantenimento, ovvero ai negozi giuridici con i quali, di solito, viene stabilito, quale corrispettivo per il trasferimento della proprietà di un immobile, l’obbligo di assistenza morale e materiale di una persona.

In tali contratti, dunque, la base imponibile per l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, può essere determinata, a seguito di specifica opzione, ricorrendo i requisiti di natura soggettiva e oggettiva previsti dalla legge, sulla base del “valore catastale” dell’immobile trasferito, ai sensi dell’art. 52, commi 4 e 5, del Dpr 131/1986 (Tur).

Contratti atipici di mantenimento

Si tratta di contratti, ormai diffusi nella prassi, che generalmente stabiliscono, quale corrispettivo del trasferimento di un immobile, l’obbligo, vita natural durante di una parte, di prestare assistenza morale e materiale nei confronti di un’altra. Affini alle rendite vitalizie (artt. 1872 e seguenti del codice civile), prevedono l’assunzione di una serie di prestazioni in capo al cessionario quale corrispettivo della cessione del bene.

Il dubbio riguardava la possibilità di ricondurli al regime del “prezzo-valore”.

Regola del “prezzo-valore”

La norma (art. 1, comma 497, Legge n. 266/2005) si riferisce in maniera generica alle “cessioni” aventi a oggetto beni immobili a uso abitativo e relative pertinenze, senza ulteriori specificazioni; dunque, lo stesso può trovare applicazione anche con riferimento ai contratti di mantenimento e di assistenza qualora, per effetto della loro conclusione, si realizzi la cessione di un immobile abitativo (e relativa pertinenza) a favore di una persona fisica che non agisce nell’esercizio di attività impresa o di lavoro autonomo.

A ciò non osta il fatto che la norma, per l’applicazione del regime, richieda di indicare il corrispettivo pattuito in atto, poiché tale obbligo va adempiuto anche in relazione ai contratti in argomento, pur se per gli stessi, connotati da aleatorietà, può risultare non agevole quantificare, al momento della stipula del contratto, la prestazione a carico del cessionario.

Parere delle Entrate

Come è noto, per la determinazione della base imponibile dei contratti atipici di mantenimento, si applicano i criteri dettati dall’art. 43, lettera c), del Tur, disposizione in base alla quale, per i contratti che comportano l’assunzione di una obbligazione di fare come corrispettivo della cessione del bene, l’imponibile da tassare si determina sulla base del valore del bene ceduto o della prestazione che comporta l’applicazione della maggiore imposta.

Pertanto, le parti del contratto devono dichiarare in atto il valore della controprestazione assunta dal cessionario, determinata in via presuntiva; se durante il decorso del contratto emerge che il valore effettivo della controprestazione differisce dall’importo indicato in atto, con conseguente diversa applicazione dell’imposta, il contribuente è tenuto a denunciare il valore definitivo del corrispettivo, così come stabilito per i contratti a prezzo indeterminato dall’articolo 35, comma 1, del Tur.

L’interpretazione risulta, peraltro, coerente con i principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza 6/2014.

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9) Spesometro 1° semestre 2017: rinvio della scadenza e software di compilazione gratuito

Spesometro 1° semestre 2017: Ok al rinvio della scadenza e al software di compilazione gratuito.

Si fa sempre più pressante la richiesta dei professionisti interessati alla proroga della scadenza del cd. Spesometro 1° semestre 2017, in atto fissata al 18 settembre 2017, ma che in realtà è soggetta alla proroga di almeno un mese. A tal fine, si attende solo il comunicato stampa da parte dell’Amministrazione finanziaria, oppure direttamente la pubblicazione ufficiale del provvedimento ministeriale o direttoriale.

Alcuni professionisti che non fruiscono dell’aggiornamento dei loro programmi contabili, nel chiedere al call center delle Entrate, si sono sentiti rispondere che a breve (presumibilmente, entro i primi giorni di settembre) l’Agenzia delle Entrate rilascerà, sul proprio sito internet, il classico software (con tutta probabilità quello Sogei) utile per il caricamento dei dati fatture e quindi per l’invio telematico del file (formato xml) da firmare ed inviare tramite web “fatture e corrispettivi”.

Questo poiché, l’attuale canale di caricamento dati fatture (solo on line), fattura per fattura (sia pure raggruppate per cliente/fornitore) e l’invio singolo per ciascun cliente/fornitore, rende il sistema “fatture e corrispettivi” lentissimo ed a tratti inaccessibile.

Ricordiamo che nel nuovo spesometro occorre inserire tutte le fatture emesse/ricevute (sono escluse le schede carburanti, poiché non fatture) di qualsiasi importo. Non è necessario inviare le fatture elettroniche se siano transitate dal sistema SDI (sistema di interscambio delle Entrate). Al contrario le fatture elettroniche firmate ed inviate con PEC vanno inserite poiché appunto non sono passate attraverso il suddetto canale telematico.

Infine, in atto mancano istruzioni e documenti di prassi ufficiali delle Entrate. Anche per questo la proroga attesa, sarà pressoché di diritto per i diretti interessati.

Si pensi ad es. esempio al caso degli enti non commerciali con acquisti ai fini Iva promiscui. Nel vecchio speso metro andavano indicati nella loro interezza (quindi, anche la parte non detratta, mentre nel nuovo speso metro dovrebbero essere inseriti solo per la parte detratta, mentre i restanti importi essere inseriti nei campi fuori campo Iva. Almeno in questo senso si sarebbero orientate talune software house nello sviluppo informatico dei dati inseriti in contabilità.

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10) Attenzione alle false email in nome del Fisco

I link contengono dei virus informatici

Nuovi tentativi di truffa ai danni dei contribuenti. L’Agenzia delle Entrate sta ricevendo in questi giorni diverse segnalazioni relative a delle email spedite ai cittadini in cui viene chiesto di attivare procedure di rimborso o di regolarizzare la propria posizione fiscale.

Si tratta di email di phishing contenenti un link che, qualora cliccato, avvia il download di un virus che potrebbe danneggiare il computer dei destinatari. Le Entrate invitano coloro che ricevono queste email a cancellarle immediatamente.

Le segnalazioni dei contribuenti

In una delle email si invita il destinatario a scaricare un modulo per richiedere un rimborso parziale del canone TV. Nell’altra tipologia di email si chiede ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione scaricando un apposito modulo e versando una determinata somma.

Le email si concludono con l’indicazione di alcuni numeri telefonici, relativi agli uffici delle Entrate.

Tutte le informazioni contenute nelle email in questione sono false: l’Agenzia consiglia di cestinarle senza aprirle.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 171 del 28 agosto 2017)

Vincenzo D’Andò