Famiglie povere: approvato decreto per reddito di inclusione – Diario quotidiano del 30 agosto 2017

Pubblicato il 30 agosto 2017



1) Corte dei Corti: accertamenti inadeguati
2) Imposta di registro: l’adesione all’accertamento libera tutti gli altri
3) Se l’atto esattoriale è nullo, il concessionario della riscossione deve pagare le spese processuali
4) Confisca: nuovo creditore tutelato
5) Accertamento fiscale con le stime dell’OMI legittimo
6) Irregolarità, sulla prima notifica PEC nei termini, sanabile dalla seconda
7) Il Commercialista può essere amministratore unico della società in cui tiene le scritture contabili
8) Famiglie povere: Cdm approva decreto per reddito inclusione
9) Lavoratori occasionali: negato il libretto di famiglia al settore del non profit
10) Obbligo del preventivo per i professionisti
11) Decreto registro commerciali in G.U.
CT_Facebook_Cover_828x3151) Corte dei Corti: accertamenti inadeguati 2) Imposta di registro: l’adesione all’accertamento di uno libera tutti gli altri coobbligati 3) Se l’atto esattoriale è nullo, il concessionario della riscossione deve pagare le spese processuali 4) Confisca: nuovo creditore tutelato 5) Legittimo l'accertamento fiscale con le stime dell’OMI 6) Irregolarità sulla prima notifica PEC nei termini, sanabile dalla seconda 7) Il Commercialista può essere amministratore unico della società in cui tiene le scritture contabili 8) Famiglie povere: Cdm approva decreto per reddito inclusione 9) Lavoratori occasionali: negato il libretto di famiglia al settore del non profit 10) Obbligo del preventivo per i professionisti 11) Decreto registro commerciali in G.U. ***

1) Corte dei Corti: accertamenti inadeguati

<<l controlli del Fisco sui contribuenti sembrano essere insufficienti secondo quanto sottolineato dalla Corte dei Conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2016. Lo scorso anno le verifiche su una platea composta da quasi 3,5 milioni di soggetti hanno interessato solo l’1,9% rispetto al 2,4% registrato nel 2015 e al 2,6% degli anni 2013 e 2014. Per la Corte, quindi, si rende "la deterrenza esercitata dall’azione di accertamento nei confronti dell’evasione di massa del tutto insufficiente, tenuto anche conto della sostanziale tenuità delle sanzioni concretamente applicabili, almeno in caso di definizione bonaria delle violazioni".

Analizzando il quinquennio 2012-2016, è possibile notare come la frequenza degli accertamenti si sia fortemente ridotta rendendo i controlli inadeguati. Complessivamente, l’incidenza percentuale dei soggetti verificati tra tutti quelli sottoposti agli studi di settore è passata dal 3% del 2012 all’1,9% dello scorso anno ed è diminuita soprattutto nel settore dell'edilizia: la quota di imprese edili raggiunte da verifiche sostanziali è scesa dal 6% del 2012 al 2,9% del 2016.

I liberi professionisti sono tra i soggetti più difficili da monitorare, anche a causa della discrasia tra il numero di individui da controllare e le risorse a disposizione dell'Amministrazione finanziaria. È anche vero, però, che l'Agenzia negli ultimi anni ha incrementato l’efficacia, l’efficienza e la frequenza dei suoi controlli. Con il piano "Cambia verso" il Fisco prevede una migliore capillarità dei controlli, grazie al maggiore utilizzo delle banche dati dell’anagrafe tributaria e all’invio di appositi alert di anomalia ai contribuenti, che vengono avvisati in anticipo di possibili errori o dimenticanze dichiarative e incentivati a procedere da soli alla correzione tramite il ravvedimento operoso.

Sempre in quest'ottica si colloca la convenzione tra Agenzia delle Entrate e Ministero delle Finanze per il triennio 2017-2019, che tiene conto di un nuovo indicatore relativo al tasso di copertura e degli inviti alla compliance. L’indicatore misura la percentuale di titolari di partita Iva nei confronti dei quali viene svolta un’attività di controllo e di presidio mediante strumenti di promozione della lealtà fiscale. Con questa Convenzione si dovrebbe raggiungere un target quantitativo pari al 23% per ciascuno degli anni 2017-2019.>>.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 25 Agosto 2017)

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2) Imposta di registro: l’adesione di uno all’accertamento libera tutti gli altri coobbligati

Accertamento ai fini del registro: l’adesione di uno libera gli altri coobbligati. Secondo la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20305 del 23 agosto 2017, l’adesione di uno dei coobbligati nella pretesa tributaria libera tutti gli altri, con la conseguenza che per eventuali ricorsi proposti e ancora pendenti va dichiarata l’estinzione per cessazione della materia del contendere. L’Agenzia delle Entrate aveva rettificato e liquidato maggiore imposta di registro per un atto di compravendita e aveva notificato ad acquirente e venditore il relativo provvedimento impositivo.

Dunque, la Corte di legittimità sancisce che la pretesa tributaria si estingue a carico di tutti i coobbligati in caso di adesione all'accertamento da parte di uno solo di essi, cosicché per eventuali ricorsi proposti e ancora pendenti va dichiarata l’estinzione per cessazione della materia del contendere.

La Ctr, confermando il giudizio di primo grado, ha specificato che il pagamento dell’intero debito tributario da parte di uno solo degli obbligati ha determinato l’estinzione della pretesa e la cessazione della materia del contendere, per il venir meno dell’interesse alla lite da parte dei soggetti non aderenti alla definizione.

L'acquirente, a tal punto, ha proposto ricorso in Cassazione.

Nel confermare la sentenza della Ctr, la Corte di Cassazione specifica che il venditore che paga l'imposta integrativa di registro a seguito del concordato fiscale concluso con l'Amministrazione finanziaria, non coinvolgendo nel procedimento di accertamento con adesione l'acquirente, non può iniziare un'azione di regresso verso lo stesso acquirente.

Ciò, in quanto il coobbligato, concludendo un accordo con il Fisco, ha assunto esclusivamente in proprio l’obbligo di pagare senza coinvolgere nel procedimento di accertamento con adesione gli altri coobbligati.

Ne deriva che il “concordato” tributario intrapreso da uno solo dei contribuenti non è opponibile a chi non ha partecipato all’accordo ed il perfezionamento di quanto dovuto da uno dei coobbligati comporta la perdita di efficacia degli avvisi di accertamento relativi alla pretesa tributaria.

Dal punto di vista processuale, l'accertamento con adesione definito da uno solo dei coobbligati non può essere impugnato, venendo meno l'interesse ad agire anche da parte di chi non ha partecipato all'accordo.

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3) Se l’atto esattoriale è nullo, il concessionario della riscossione deve pagare le spese processuali

Basta con la compensazione delle spese tra ente e contribuente. Se l’atto esattoriale è nullo, il concessionario della riscossione deve pagare le spese processuali.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20261 del 22 agosto 2017, con la quale ha accolto il ricorso di un contribuente che, nonostante l’invalidità della pretesa fiscale, era stato condannato a versare parte dei costi del processo.

Nonostante il contribuente fosse stato vittorioso in appello, la C.T.R. di Roma aveva disposto la compensazione delle spese, sulla base della ritenuta soccombenza reciproca, considerato l’esito del giudizio di primo grado e l’esito dell’appello.

Ma per la Suprema Corte è illegittima la compensazione dei costi di lite anche se il cittadino ha perso il primo grado di giudizio e vinto il secondo.

I giudici con l’ermellino, accogliendo il ricorso del contribuente, hanno affermato che “…nessuna ragione giuridica consentiva alla CTR di far applicazione della compensazione di cui all'art. 92 c.p.c., in quanto, la soccombenza reciproca deve sussistere all'interno del medesimo giudizio, non tra giudizio di primo e secondo grado, tant'è vero che l'appellante integralmente vittorioso ha diritto non solo alle spese del giudizio d'appello ma anche alla riforma delle spese del primo grado di giudizio e, quindi, alla liquidazione delle spese del doppio grado di giudizio”.

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Accertamento misto Iva, poche armi ai contribuenti pretestuosi

Respinto il ricorso del contribuente dall’ordinanza n. 20267/2017 della Corte di Cassazione: Poche armi, almeno in fase amministrativa, ai contribuenti che ricevono il cd. accertamento misto dell'Iva, cioè fondato su un leggero scostamento dagli studi di settore e dalla condotta antieconomica.

L'atto e il procedimento sono, infatti, validi anche senza la fase del contraddittorio se il contribuente non ha rispettato l’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere ovvero abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa.

Dunque, secondo i giudici di legittimità, “Sebbene nel caso di specie di controverta anche in materia di IVA (imposta armonizzata), deve comunque considerarsi corretta la sentenza impugnata sul punto decisionale de qua, posto che la difesa del contribuente si è incentrata meramente sulla non sufficienza dello scostamento dallo studio di settore, ma non ha negativamente riscontrato la vera, diversa, base giuridico fattuale dell'avviso di accertamento oggetto della lite, sicché non ne risulta la c.d. prova di resistenza, pur necessaria ai fini della obbligatorietà del contraddittorio endoprocedimentale per quest'imposta […]”.

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4) Confisca: nuovo creditore tutelato

La confisca dell’immobile decade, anche se precede la cessione del credito da parte della banca, qualora la società che acquista un intero portafoglio di crediti sia estranea all’illecito che ha generato la misura e dimostra la sua buona fede.

Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39368 del 23 agosto 2017, ha stabilito che il creditore subentrato attraverso la cartolarizzazione nei diritti su un bene confiscato alla mafia deve vedersi riconosciuta la tutela del terzo di buona fede.

L’acquisto in blocco del credito, come accade nelle cartolarizzazioni (D.Lgs. n. 385/1993) rende di fatto inesigibile un controllo diligente su tutti i beni interessati dall’operazione, e pertanto se il credito è - ovviamente - di data anteriore rispetto alla procedura, il diritto del cessionario deve essere considerato salvo - quantomeno sotto la prospettiva risarcitoria prevista dalla legge di Bilancio del 2013 (n. 228 del 2012).

Con la lunga e articolata motivazione la sezione penale ha restituito al tribunale di Palermo la controversia su un immobile negoziato nel 1991 - con relativo mutuo fondiario, oggetto della cartolarizzazione molti anni più tardi - e confiscato definitivamente nel settembre del 1995.

Di fatto la Corte suprema ha accolto il ricorso di una srl che aveva acquista da una banca un portafoglio crediti. Su uno, in particolare, era già scattata la confisca per affari illeciti.

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5) Legittimo l'accertamento fiscale con le stime dell’OMI

L’importo del mutuo giustifica la rettifica di valore dell’immobile. La Corte di Cassazione con l’ordinanza 20378 del 24 agosto 2017, ha, infatti, stabilito che le stime dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) unitamente ad altri elementi possono fondare l’accertamento: il giudice deve valutare le prove nel loro complesso e verificare se congiuntamente possano supportare adeguatamente la rettifica operata dall’ufficio.

L’Agenzia delle Entrate notificava ad una società un avviso di accertamento per rettificare il reddito dichiarato in seguito alla vendita di alcuni immobili. In particolare l’ufficio fondava la propria pretesa sulle differenze riscontrate tra i corrispettivi dichiarati rispetto ai valori risultanti dalla banca dati Omi e da alcune relazioni tecniche redatte dagli istituti finanziari degli acquirenti in occasione della richiesta dei mutui.

Il provvedimento veniva impugnato dalla contribuente dinanzi al giudice tributario che in primo grado confermava la pretesa erariale. La decisione veniva invece ribaltata dalla Ctr in senso favorevole alla società.

La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. I Supremi giudici hanno motivato spiegando che anche a voler escludere ogni rilevanza ai valori Omi, fondare l’accertamento sarebbe stato comunque sufficiente le scostamento tra mutuo erogato all'acquirente e prezzo dichiarato non comportando violazione alcuna delle disposizioni civili in materia di prova presuntiva.

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6) Irregolarità sulla prima notifica PEC nei termini, sanabile dalla seconda

Irregolarità sulla prima notifica PEC nei termini, sanabile dalla seconda. E’ quanto è stato sancito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 20381 del 24 agosto 2017, con la quale ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

In particolare, l’Amministrazione finanziaria aveva effettuato la prima notifica, a mezzo Pec entro il termine di legge per impugnare, ma, malgrado la “ricevuta di avvenuta consegna”, fosse stata effettuata, a causa di disfunzioni verificatesi sul server, in forma incompleta, poiché il file allegato, contenente il ricorso per Cassazione, risultava “non leggibile” (come riconosciuto da entrambe le parti). A questo punto il fisco ha dunque effettuato una seconda notifica sempre a mezzo Pec, cinque giorni dopo, stavolta in maniera regolare e completa. Per i Supremi giudici, vi è stata dunque una doppia notifica e la prima, tempestiva, deve ritenersi “meramente tentata ma non compiuta, cioè, in definitiva, omessa”.

Tutto questo (notifica pec comunque ritenuta valida) poiché l’Agenzia delle entrate, appreso l’esito negativo della notifica del ricorso, per colpe a questa non imputabile, giacché causato da disfunzione del sistema generale di notifica degli atti a mezzo Pec utilizzate dall’Avvocatura generale dello stato, si è immediatamente attivata per rimediare all’irregolarità.

Difatti, per la Corte di Cassazione, l’Agenzia era riuscita a conservare gli effetti collegati alla notifica originaria riprendendo il procedimento notificatorio e completandolo.

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7) Il Commercialista può essere amministratore unico della società in cui tiene le scritture contabili

E’ compatibile l’attività di amministratore unico di una srl e quella di Commercialista addetto della tenuta delle scritture contabili della stessa società nel proprio studio professionale.

La cosa cambia nel caso se non via l’assenza, in capo all’iscritto nell’albo dei commercialisti, di un interesse economico prevalente oppure di una posizione di socio occulto della società nella quale svolge l’attività di amministratore (come nel caso dell’intestazione dell’unica quota ad un prestanome, a società fiduciarie, al coniuge, a conviventi, a parenti entro il 4° grado).

In particolare, secondo il CNDCEC (pronto ordini n. 175/2017), in virtù dell’art. 4 comma 2 del DLgs. 139/2005, é compatibile l’assunzione dell’incarico di amministratore unico con la propria attività di consulenza. Occorre, tuttavia, che l’attività di amministrazione (che consegue all’attribuzione di uno specifico incarico professionale) non sia svolta per soddisfare un interesse commerciale proprio.

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8) Famiglie povere: Cdm approva decreto per reddito inclusione

Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 29 agosto 2017, ha approvato definitivamente il decreto legislativo che introduce il reddito di inclusione (Rei).

La misura si rivolge a una platea di 400mila famiglie, pari a circa 1,8 milioni di persone. Il Rei sostituisce il Sia, sostegno all’inclusione attiva. L’importo dell’aiuto corrisponde al massimo a quello dell'assegno sociale per gli over 65 senza reddito, pari a 485 euro al mese.

L’importo dipenderà dal numero dei componenti della famiglia e dalla situazione familiare e reddituale.

Il decreto introduce, a decorrere dal 1° gennaio 2018, il Reddito di inclusione (ReI), quale misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.

Il ReI è una misura a vocazione universale, condizionata alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà. Viene riconosciuto ai nuclei familiari che rispondano a determinati requisiti relativi alla situazione economica. In particolare, il nucleo familiare del richiedente dovrà avere un valore dell’ISEE, in corso di validità, non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. In prima applicazione sono prioritariamente ammessi al REI i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni

In prima applicazione sono prioritariamente ammessi al REI i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni.

Fermo restando il possesso dei requisiti economici, il REI è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa. Viceversa, non è compatibile con la contemporanea fruizione, da parte di qualsiasi componente il nucleo familiare, della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.

Il ReI è articolato in due componenti:

  • un beneficio economico erogato su dodici mensilità, con un importo che andrà da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 euro per un nucleo con 5 o più componenti;
  • una componente di servizi alla persona identificata, in esito ad una valutazione del bisogno del nucleo familiare che terrà conto, tra l’altro, della situazione lavorativa e del profilo di occupabilità, dell’educazione, istruzione e formazione, della condizione abitativa e delle reti familiari, di prossimità e sociali della persona e servirà a dar vita a un "progetto personalizzato" volto al superamento della condizione di povertà. Tale progetto indicherà gli obiettivi generali e i risultati specifici da raggiungere nel percorso diretto all’inserimento o reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale, nonché i sostegni, in termini di specifici interventi e servizi, di cui il nucleo necessita, oltre al beneficio economico connesso al ReI e, infine, gli impegni a svolgere specifiche attività, a cui il beneficio economico è condizionato, da parte dei componenti il nucleo familiare.

Il ReI sarà concesso per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi e sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente.

Al ReI si accederà attraverso una dichiarazione a fini ISEE "precompilata". È un’importante innovazione di sistema, che caratterizzerà l’accesso a tutte le prestazioni sociali agevolate migliorando la fedeltà delle dichiarazioni da un lato e semplificando gli adempimenti per i cittadini dall’altro.

Il decreto disciplina anche le possibili espansioni del REI, in termini di graduale incremento del beneficio e dei beneficiari. In presenza di maggiori risorse o di risparmi strutturali, l’estensione della misura potrà essere realizzata mediante l’adozione di un Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, da adottarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il decreto istituisce inoltre la Rete della protezione e dell’inclusione sociale, presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e composta da rappresentanti dei diversi livelli di governo. E’ una struttura permanente di confronto e programmazione delle politiche sociali, nonché di coinvolgimento nelle decisioni programmatiche del terzo settore, delle parti sociali e degli altri stakeholder. La Rete si articola in tavoli regionali e territoriali e ha l’obiettivo di rendere più omogeneo il sistema superando le attuali sperequazioni territoriali.

Nello specifico del ReI e al fine di agevolarne l’attuazione, il decreto prevede l’istituzione del Comitato per la lotta alla povertà, quale organismo di confronto permanente tra i diversi livelli di governo e specifica articolazione tecnica della Rete e l’istituzione dell’Osservatorio sulle povertà quale gruppo di lavoro permanente, con il compito di predisporre un Rapporto biennale sulla povertà, in cui sono formulate analisi e proposte in materia di contrasto alla povertà, di promuovere l’attuazione del ReI, evidenziando eventuali problematiche riscontrate, anche a livello territoriale, e di esprimere il proprio parere sul Rapporto annuale di monitoraggio sull’attuazione del ReI.

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9) Lavoratori occasionali: negato il libretto di famiglia al settore del non profit

Il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con una nota pubblicata il 29 agosto 2017, viene a ribadire che adesso esiste solo il “contratto di prestazione occasionale” per i non profit.

Il libretto di famiglia non può essere utilizzato per le prestazioni occasionali del settore non profit. Associazioni di volontariato e senza scopi di lucro, associazioni sindacali, sportive dilettantistiche e religiose, condomini, fondazioni che non svolgono attività d'impresa sono, infatti, tenuti all'utilizzo del “contratto di prestazione occasionale” per la presenza della partita Iva, e al rispetto del compenso minimo giornaliero, che non può essere inferiore a 36 euro anche se si lavora meno di 4 ore.

Secondo il CNCL, le nuove regole, così, incrementano i costi dell'occasionalità e penalizzano il settore non profit. La disciplina sui voucher utilizzata in precedenza, invece, distingueva gli utilizzatori dei buoni ed escludeva dal mondo delle imprese, e quindi dei possessori di partita Iva, i soggetti appartenenti a questa categoria, che potevano utilizzare i ticket con maggiore frequenza e facilità.

Maggiori chiarimenti sull'utilizzo dei due nuovi strumenti per il lavoro occasionale sono contenuti nelle Faq della Fondazione Studi e nelle circolari n.7 e n.8 dedicate rispettivamente al “contratto di prestazione occasionale” e al “libretto di famiglia”.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 29 agosto 2017)

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10) Obbligo del preventivo per i professionisti (per un approfondimento in materia vedi questo articolo)

Dal 29 agosto 2017 è obbligatorio, per tutte le “professioni regolamentate“, il preventivo scritto al momento del conferimento dell’incarico.

E’ questa una delle novità contenute nella Legge 4 agosto 2017, n. 124 (“Legge annuale per il mercato e la concorrenza”).

In particolare, la norma ha modificato l’articolo 9, comma 4, del Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27, stabilendo che “la misura del compenso è previamente resa nota al cliente obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, con un preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi“.

Dunque, secondo quanto recita tale norma: “Il compenso per le prestazioni professionali è pattuito, nelle forme previste dall’ordinamento, al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale. In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, con un preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. Al tirocinante è riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio.”

(Confprofessioni, nota del 29 agosto 2017)

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11) Decreto registro commerciali in G.U.

Attuata, ai sensi dell'articolo 36, comma 1, della legge n. 234/2012, la direttiva 2012/17/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2012, che modifica la direttiva 89/666 CEE del Consiglio e le direttive 2005/56/CE e 2009/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, in materia di interconnessione dei registri centrali, commerciali e delle imprese.

Il Decreto 8 giugno 2017 è stato, infatti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 200 del 28 agosto 2017.

Partecipazione del registro delle imprese italiano al sistema di interconnessione dei registri delle imprese unionali

Al fine di consentire l'interscambio di dati tra il registro delle imprese italiano e i registri delle imprese unionali nell'ambito del sistema di interconnessione dei registri delle imprese previsto dalla direttiva 2012/17/UE gli uffici del registro delle imprese provvederanno, tra le altre cose:

a) a dare pubblicità alle succursali, presenti sul territorio italiano, di società aventi sede legale in altri Paesi membri, mediante il sistema di interconnessione dei registri delle imprese unionali («business registers interconnection system», di seguito indicato anche come «BRIS») (art. 1, paragrafo 3, della direttiva 89/666/CEE);

b)all'assegnazione, a ciascuna di tali succursali, di un «identificativo unico», che consenta di identificarle in modo inequivocabile nell'ambito del citato BRIS, e determinato secondo le modalità previste dalla citata direttiva 2012/17/UE (art. 1, paragrafo 4, della direttiva 89/666/CEE);

c) alla ricezione immediata, mediante il BRIS, sulla posizione in cui sono iscritte le succursali , delle informazioni concernenti l'apertura o la chiusura di procedimenti di insolvenza o liquidazione di società iscritte nei registri delle imprese di altri Paesi membri, nonche' delle informazioni concernenti la cancellazione delle società in ultimo citate. Tale interscambio di informazioni avviene tra i registri delle imprese interessati a titolo gratuito e garantisce che nel caso in cui una società sia stata sciolta o cancellata dal registro, anche le sue succursali siano cancellate nei registri di rispettiva iscrizione, salvo, nel caso dello scioglimento, che sia stata prevista la prosecuzione dell'attività d'impresa, ai sensi dell'art. 2490, comma 5, del codice civile, secondo modalità tali che non risultano incompatibili con la persistenza di tali succursali (art. 5-bis della direttiva 89/666/CEE).

Vincenzo D’Andò