Atti giudiziari: dal 10 settembre 2017 possono arrivare le notifiche anche da poste private – Diario quotidiano del 31 agosto 2017

Pubblicato il 31 agosto 2017



1) Rivalsa dell’Inail sull’impresa familiare
2) Equity crowdfunding: il CNDCEC ritiene necessarie nuove figure professionali esperte nella valutazione dei rischi
3) Con la richiesta dell’indennità il lavoratore accetta la risoluzione del rapporto
4) La crisi di liquidità non giustifica il manager per il mancato pagamento dell’imposta
5) La malattia annulla l’avviso di accertamento fiscale
6) Cartella non impugnata: ecco quando si prescrive il mancato pagamento del bollo auto
7) Pubblico impiego e visite fiscali: più controlli per assenze vicine ai festivi
8) Prestazioni di lavoro occasionale: primi dati sul servizio online
9) Atti giudiziari: dal 10 settembre 2017 possono arrivare le notifiche anche da poste private
10) Sanzioni: ravvedimento operoso per la dichiarazione tardiva
diario-quotidiano-articoli-81) Rivalsa dell’Inail sull’impresa familiare 2) Equity crowdfunding: il CNDCEC ritiene necessarie nuove figure professionali esperte nella valutazione dei rischi 3) Con la richiesta dell’indennità il lavoratore accetta la risoluzione del rapporto 4) La crisi di liquidità non giustifica il manager per il mancato pagamento dell’imposta 5) La malattia annulla l’avviso di accertamento fiscale 6) Cartella non impugnata: ecco quando si prescrive il mancato pagamento del bollo auto 7) Pubblico impiego e visite fiscali: più controlli per assenze vicine ai festivi 8) Prestazioni di lavoro occasionale: primi dati sul servizio online 9) Atti giudiziari: dal 10 settembre 2017 possono arrivare le notifiche anche da poste private 10) Sanzioni: ravvedimento operoso per la dichiarazione tardiva *** 1) Rivalsa dell’Inail sull’impresa familiare La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20406 del 25 agosto 2017, ha stabilito che anche nell’impresa familiare operano le tutele previste dal Decreto legislativo n. 81/2008 e, quindi, ha riconosciuto alla moglie del collaboratore deceduto a seguito di infortunio la costituzione della rendita ma, al contempo, ha stabilito il diritto dell’INAIL alla rivalsa, per non aver il titolare predisposto adeguate misure di sicurezza. Pertanto, il titolare dell’impresa familiare deve adottare nei confronti dei collaboratori le misure di sicurezza sul lavoro previste dal D.Lgs n. 81/08. Al contempo, in caso di infortunio l’Inail può esercitare l’azione di rivalsa anche se non c’è alcun rapporto di subordinazione. In tal modo, la Suprema corte nel confermare il giudizio della Corte d’appello di Venezia, ha riconosciuto il diritto della titolare dell’impresa familiare e coniuge del collaboratore deceduto a seguito di infortunio alla costituzione della rendita, ma ne ha confermato la compensazione con quanto richiesto dall’Inail a titolo di rivalsa. Soffermandosi sull’impresa familiare, la Corte afferma che in tale contesto la titolarità dei poteri di organizzazione e gestione rimangono in capo all’imprenditore, mentre il familiare si limita a prestare la sua opera in maniera continuativa nella stessa impresa (o nella famiglia). E, comunque, i partecipanti all’impresa familiare rientrano i soggetti assicurabili Inail (art. 4 del Dpr 1124/65) e in tal senso la Consulta, con sentenza 476/87, ne aveva dichiarato l’illegittimità nella parte in cui non prevedeva la loro inclusione. La normativa prevede in materia di infortuni la tutela dei seguenti soggetti: il coniuge, i figli, anche naturali o adottivi, gli altri parenti, gli affini, gli affiliati e gli affidati del datore di lavoro che prestano con o senza retribuzione alle di lui dipendenze opera manuale, e anche non manuale ove si tratti di sovrintendenti. La neo sentenza impone, quindi, all’imprenditore l’obbligo di predisporre le necessarie misure di sicurezza a favore dei partecipanti che prestano l’attività soggetta a rischio assicurabile. (Corte di Cassazione, sentenza n. 20406 del 25 agosto 2017) ****** 2) Equity crowdfunding: il CNDCEC ritiene necessarie nuove figure professionali esperte nella valutazione dei rischi Equity crowdfunding: servono figure professionali esperte nella valutazione dei rischi. Il CNDCEC, come precisa con un comunicato del 30 agosto 2017, propone la figura dell’Advisor/Attestatore magari svolta da un soggetto iscritto alla sezione A all’Albo dei Commercialisti. Questo data la particolarità dello strumento dell’equity crowdfunding nella valutazione del rischio per le piccole e medie imprese (PMI). In effetti, come è noto, di Bilancio 2017 ha introdotto importanti novità in materia dell’equity crowdfunding (rappresenta un investimento in capitale di rischio), estendendo la relativa disciplina contenuta nel TUF, precedentemente limitata alle start-up ed alle PMI innovative, a tutte le piccole e medie imprese (PMI). Occorre, quindi, integrare l’Allegato 3 al Regolamento CONSOB 18592, Delibera n. 19520 del 24 febbraio 2016 con delle sezioni che diano evidenza dell’intervento di apposite figure professionali nella verifica dei rischi connessi alle offerte di equity. Il Consiglio nazionale dei commercialisti partecipa alla consultazione della Consob e propone un ruolo di garanzia per la categoria in un settore strategico per le PMI Il Consiglio nazionale dei commercialisti. nel documento inviato alla Consob nell’ambito della consultazione sulla revisione del regolamento relativo alla raccolta di capitali di rischio tramite portali on line. propone, pertanto, di introdurre apposite figure professionali nella verifica dei rischi connessi alle offerte di equity crowdfunding per favorire investimenti il più possibile consapevoli. “La legge di Bilancio 2017 – scrivono i commercialisti - ha introdotto importanti novità in materia di crowdfunding, estendendo la relativa disciplina contenuta nel TUF, precedentemente limitata alle start-up ed alle PMI innovative, a tutte le piccole e medie imprese (PMI). Considerando la particolarità dello strumento dell’equity crowdfunding, che rappresenta un investimento in capitale di rischio, e in relazione al fatto che le PMI rappresentano entità economiche che operano sul mercato da uno o più anni, con una propria storia fatta di risultati (bilanci approvati e depositati, eventuali contenziosi fiscali, ecc.), sarebbe opportuno integrare l’Allegato 3 al Regolamento CONSOB 18592, Delibera n. 19520 del 24 febbraio 2016 con delle sezioni che diano evidenza dell’intervento di apposite figure professionali nella verifica dei rischi connessi alle offerte di equity. La presenza di tali sezioni aggiuntive nella documentazione di offerta dell’emittente, faciliterebbe un investimento consapevole da parte degli investitori”. “La nostra proposta – spiega il Consigliere nazionale delegato alla finanza aziendale, Maurizio Grosso – è quella di prevedere anche nell’ambito dell’Equity crowdfunding la figura dell’Advisor/Attestatore. Una figura analoga a quella già esistente nell’ambito dei mercati finanziari (lo Sponsor), che possa “assistere” le PMI nella realizzazione di questo genere di operazioni”. “Questa attività – spiega Grosso - potrebbe essere svolta da un soggetto iscritto alla sezione A all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. L’intervento dell’Advisor/Attestatore potrebbe tradursi per le start-up nella valutazione di natura prospettica dell’operazione, con un giudizio sulla appropriatezza delle assunzioni alla base del business plan e sulla coerenza tra dette assunzioni e i dati economico-finanziari previsionali come pure nella verifica dell’esistenza delle privative industriali dichiarate. Per l’impresa già operativa, oltre alle valutazioni di natura prospettica, l’Advisor valuterebbe, tra l’altro, anche l’attendibilità dei dati storici dell’offerente, valutando il bilancio, l’esistenza dei presupposti per la continuità aziendale e la presenza di passività potenziali”. Come ulteriore elemento di garanzia per il sottoscrittore, i commercialisti propongono anche la possibilità di evidenziare sia l’eventuale presenza del collegio sindacale e se ad esso sono attribuite, o meno, le funzioni di controllo contabile; sia quella del revisore legale. Nel documento la categoria propone inoltre di estendere l’operatività dei gestori dei portali on line anche a operazioni con capitale di debito (ad esempio mini bond, cambiali finanziarie, obbligazioni, ecc). Una richiesta suffragata, secondo Lorenzo Sirch, codelegato all’area Finanza aziendale, “da una serie di considerazioni, a cominciare dalla resistenza dei titolari d’impresa, in particolare delle PMI di tipo familiare, ad ampliare la presenza di altri soggetti detentori di quote o azioni, riducendo, così facendo, il controllo della propria compagine societaria. Per non parlare – prosegue Sirch - del credit crunch del sistema bancario, che è il principale ostacolo al finanziamento delle imprese e dell’influenza indirettamente esercitata dal sistema bancario sulle scelte gestionali delle imprese caratterizzate da un forte indebitamento”. Secondo la categoria, inoltre, l’estensione dell’equity anche al credito fornirebbe maggiori tutele per gli investitori, che potrebbero essere interessati a sottoscrivere capitale di debito, meno rischioso, anziché equity (per definizione più rischioso) e darebbe la possibilità di sviluppare, all’interno delle PMI, meccanismi di leva finanziaria e di leva fiscale. Questa proposta punta inoltre a favorire lo sviluppo dell’operatività dei portali che potrebbero distribuire anche titoli di debito e la diffusione di strumenti finanziari scarsamente conosciuti e utilizzati dalle imprese del nostro Paese. Estendere l’operatività dei portali on line anche a strumenti relativi al capitale di debito ne accrescerebbe la trasparenza informativa, dovendo tali operazioni sottostare alla regolamentazione Consob. In un secondo documento di osservazioni inviato alla Consob nell’ambito della consultazione sulle “Modifiche al regolamento intermediari relativamente alle disposizioni per la protezione degli investitori e alle Competenze e conoscenze richieste al personale degli intermediari, in recepimento della direttiva 2014/65/UE (MiFID II)”, il Consiglio nazionale ha avanzato la richiesta di includere anche “i Consigli Nazionali degli Ordini professionali vigilati dal Ministero della Giustizia, che abbiano comprovata esperienza formativa in materia contabile, fiscale e finanziaria” tra i soggetti terzi di cui l’intermediario potrebbe avvalersi per organizzare corsi di formazione professionale (Consiglio nazionale dei commercialisti, comunicato del 30 agosto 2017) ****** 3) Con la richiesta dell’indennità il lavoratore accetta la risoluzione del rapporto In relazione alla richiesta dell’indennità e accettazione della risoluzione del rapporto, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20008 dell’11 agosto 2017, ha sancito che a seguito di una riduzione collettiva di personale seguita ad una procedura di ristrutturazione, la richiesta del lavoratore di volere il trattamento di sostegno previsto da un fondo bilaterale, con rinuncia sia al preavviso che alla indennità sostitutiva, equivale ad una accettazione del licenziamento. Crisi aziendali: accesso a Fondo bilaterale ratifica la risoluzione Sul tema, il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con una nota del 30 agosto 2017, ha ulteriormente precisato che nell'ambito di un processo di ristrutturazione aziendale con conseguente riduzione della forza lavoro mediante licenziamenti collettivi, la richiesta del lavoratore di accedere al trattamento di sostegno al reddito previsto da un fondo bilaterale, con contestuale rinuncia al preavviso e alla relativa indennità sostitutiva, equivale alla risoluzione anticipata del rapporto e ad acquiescenza al licenziamento. La Corte suprema mette in evidenza come la rinuncia al periodo di preavviso e all'indennità sostituiva dia luogo ad un comportamento negoziale da parte del lavoro che implica la conseguente accettazione della risoluzione del rapporto di lavoro, impedendo la successiva impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore. La medesima Corte ha poi evidenziato come l’erogazione da parte dei fondi di bilateralità di un trattamento straordinario di sostegno al reddito costituisce strumento diretto a eliminare (o ridurre al massimo) il contenzioso che può generarsi per effetto di processi di ristrutturazione aziendale. Secondo i giudici di legittimità, dunque, la finalità dell’incentivo all’esodo è compatibile con la logica degli ammortizzatori sociali di istituzione paritaria, atteso che lo scopo dei fondi bilaterali risiede nella realizzazione di una forma di sostegno economico a beneficio del personale destinato a perdere il posto di lavoro. Risulta plausibile, dunque, ad avviso della Cassazione, che tra le modalità di accesso ai benefici dei fondi bilaterali vi sia l’accettazione della risoluzione del rapporto di lavoro attraverso la rinuncia al preavviso e alla relativa indennità sostitutiva. La Cassazione aggiunge che queste conclusioni risultano confermate anche dalle più recenti disposizioni sui fondi bilaterali (Legge 92/2012 e dal Dlgs 148/2015), nelle quali la possibilità di riconoscere un assegno straordinario di sostegno al reddito è stata espressamente prevista nel quadro dei processi di agevolazione all' esodo. ****** 4) La crisi di liquidità non giustifica il manager per il mancato pagamento dell’imposta Omesso versamento dell’Iva: non sfugge alla condanna l’amministratore di una società se non riesce a dimostrare di avere fatto di tutto in sede giudiziaria per recuperare i propri crediti. Dunque, la crisi di liquidità per il manager non costituisce alibi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39503 del 29 agosto 2017, confermando l’operato del giudice di Appello, ha condanno il reo (amministratore della società) per il reato previsto dall’art. 10-ter del Dlgs n. 74/2000. Ebbene, l’imputato pur avendo diffidato più volte la cliente (Trenitalia) senza intraprendere, tuttavia, azioni giudiziarie per evitare la perdita di commesse non aveva mai dimostrato che la crisi della società da lui amministrata era stata imprevedibile e repentina, né che lui, nella qualità di amministratore, aveva fatto tutto quanto nelle sue disponibilità per evitare l’omissione del versamento dell’Iva. I giudici di legittimità, infatti, hanno dato atto di una situazione ben diversa da quella prospettata dal contribuente, e cioè che la crisi era in corso dal 2010 (e, quindi, non era imprevedibile e repentina) e che non erano state intraprese azioni giudiziarie per il recupero dei crediti nei confronti di Trenitalia. Dunque, ha concluso la Corte, l’amministratore non avrebbe potuto invocare l’inadempimento del creditore sociale come scriminate della sua condotta omissiva. Non è bastato, inoltre, dichiarare di non aver potuto eseguire alcun finanziamento a favore della società da lui gestita, essendone amministratore e non socio e che il comportamento della cliente era stato imprevedibile, per cui, non ricorreva a suo carico l’elemento psicologico richiesto dalla norma per la configurabilità del reato. (Corte di Cassazione, sentenza n. 39503 del 29 agosto 2017) ****** 5) La malattia annulla l’avviso di accertamento fiscale perchè può incidere negativamente sul risultato d'esercizio La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20505 del 29 agosto 2017, ha deciso che è illegittimo l’avviso di accertamento nel quale viene ignorata la malattia subita dal contribuente e dai suoi più stretti congiunti. Dunque, anche secondo il giudice di legittimità la malattia può incidere negativamente sul risultato d’esercizio. Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate invitava alla fase del contraddittorio un contribuente perché i ricavi dichiarati risultavano non congrui rispetto al risultato di Gerico. Lo scostamento era imputabile alle spese sostenute per i lavoratori dipendenti. In contraddittorio la donna presentava una serie di documenti che dimostravano problemi di salute sia personali sia dei suoi più stretti congiunti. Problemi che avrebbero compromesso il normale svolgimento dell’attività d'impresa. Ebbene, i giudici di legittimità le hanno creduto. E meno male perché sia in primo sia in secondo grado i giudici di merito avevo respinto il ricorso del contribuente. La Cassazione ha cosi reso nullo l’avviso di accertamento delle Entrate teso al recupero di maggiori ricavi nella propria attività d’impresa. In particolare, i giudici con l’ermellino hanno “bacchettato” la Commissione tributaria regionale per non avere minimamente affrontato la questione, sollevata già dal primo grado dal contribuente, riguardo l’importanza da attribuire alla documentazione medica ritualmente prodotta, inerente problemi di salute sia della ricorrente sia dei suoi stretti congiunti, che avrebbero compromesso la redditività dell’impresa. Insomma, il giudice regionale ha pure sbagliato a non considerare la circostanza che lo stesso avviso di accertamento non contenesse alcuna menzione di tali documenti rilasciati dalle autorità sanitarie. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 20505 del 29 agosto 2017) ****** 6) Cartella non impugnata: ecco quando si prescrive il mancato pagamento del bollo auto La Suprema Corte è tornata a soffermarsi sulla questione del mancato pagamento del bollo auto, stabilendo che la contestazione sul bollo auto si prescrive in tre anni anche quando il contribuente non abbia impugnato la cartella di pagamento. Dunque, secondo la Corte, l’inattività del contribuente non fa scattare la prescrizione decennale. Difatti, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20503 del 29 agosto 2017, che ha respinto il ricorso di Equitalia, ha spiegato che “il principio secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l'effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito, ma non anche la c.d. conversione del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell'art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti - in ogni modo denominati di riscossione mediante ruolo” La Cassazione ha rilevato che, nel momento in cui per i relativi crediti sia prevista una prescrizione più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di poter fare applicare il contenuto dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo. In particolare, nel caso di specie, il contribuente si era visto notificare da Equitalia la cartella di pagamento per il mancato pagamento della tassa automobilistica ma non aveva presentato ricorso contro tale atto. Il concessionario della riscossione si è poi adoperato per la riscossione dopo che erano decorsi tre anni, avviando la relativa procedura poiché l’inerzia del contribuente avrebbe provocato la conversione della prescrizione da tre a dieci anni. La Commissione regionale aveva dato ragione ad Equitalia, ma la Cassazione ha poi sovvertito il verdetto rendendolo, definitivamente, favorevole al contribuente (anche la Commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso del contribuente). ****** 7) Pubblico impiego e visite fiscali: più controlli per assenze vicine ai festivi Stretta in arrivo per i furbetti: dal primo settembre cambia il sistema dei controlli sulle assenze per malattia dei dipendenti pubblici con la creazione del Polo unico per le visite mediche di controllo. Non saranno più quindi le Asl a fare le visite di controllo d’ufficio sui lavoratori pubblici. L’Inps, con una nota del 30 Agosto 2017, fa sapere che estenderà la sua competenza sui pubblici facendo le visite non solo su richiesta del datore di lavoro come ora, ma anche d’ufficio, così come già avviene per i lavoratori privati. Ecco in sintesi come funzionerà il nuovo sistema di controllo sulle malattie: visite mirate L’Inps riceve telematicamente tutti i certificati di malattia e un sofisticato sistema le elabora e sceglie gli eventi più probabilmente passibili di riduzione di prognosi. Ci si concentra nei giorni nei quali le assenze sono mediamente più elevate come quelli vicini al fine settimana e ai giorni festivi ma si guarda anche alle storie personali dei lavoratori in malattia. Se il computer dà luce rossa si cerca di mandare la visita fiscale. visite a ripetizione Si può controllare più volte la stessa persona, anche nella stessa giornata. Il sistema prevede la possibilità di visite a ripetizione e quindi il lavoratore malato deve restare a casa nelle fasce di reperibilità anche se è già stato controllato. La doppia visita è altamente improbabile, viste le risorse che ci sono, ma possibile. circa una possibilità su 20 di essere controllati Nel privato nel 2015 sono stati effettuati circa 600.000 controlli su 12 milioni di certificati di malattia presentati (il 5%). Per il pubblico si punta a superare a regime questa percentuale e di andare quindi oltre le 300.000 visite su circa 6 milioni di certificati presentati. L’obiettivo da raggiungere nei prossimi anni è di 500.000 controlli, come annunciato dal presidente Inps, Tito Boeri, nella sua relazione annuale. Le giornate di assenza nel pubblico sono in media 11 l’anno a dipendente a fronte delle 5 per dipendente nel privato, ma per la P.A c'è anche una differenza rilevante tra regioni (9,8 giorni nel Nord Est, 13 nelle Isole). fasce di reperibilità Non è ancora stato varato il decreto sulle fasce di reperibilità ma l’Inps auspica che si uniformino tra pubblico e privato a sette ore al giorno. Al momento le fasce sono per il pubblico di sette ore (9-13 e 15-18) mentre per il privato sono di 4 ore (10-12 e 17-19). escluse polizia, forze armate e vigili del fuoco Nel complesso sono meno di tre milioni i lavoratori pubblici coinvolti dalle nuove regole. Sono infatti escluse le forze armate, le forze di polizia e quelle dei vigili del fuoco. ****** 8) Prestazioni di lavoro occasionale: primi dati sul servizio online La circolare INPS 5 luglio 2017, n. 107 chiarisce i dettagli in materia di lavoro occasionale (legge 21 giugno 2017, n. 96) che può essere svolto tramite due modalità: il libretto famiglia e il contratto di prestazione occasionale. Dal 10 luglio 2017 è attivo per le famiglie e per le aziende di ogni settore produttivo, ivi compresa l’agricoltura, il servizio online per la gestione delle prestazioni occasionali. Dopo circa 45 giorni di operatività sono oltre 27mila gli utenti che si sono registrati. I versamenti effettuati dagli utilizzatori hanno superato l’importo di 4 milioni di euro, di cui 362.000 per il libretto famiglia e 3.833.000 euro per il contratto di lavoro occasionale. Ad agosto, oltre l’80% dei pagamenti di prestazioni (effettuati direttamente dall’INPS su base mensile) è stato realizzato con accredito su carta di credito ovvero in conto corrente. Una volta effettuata la registrazione in piattaforma, il lavoratore non deve svolgere alcun altro adempimento e riceve ogni comunicazione relativa alla sua attività lavorativa sul suo indirizzo di posta elettronica o tramite sms sul telefono. L’utilizzatore, invece, dopo la registrazione, deve effettuare solo una comunicazione relativa allo svolgimento della prestazione lavorativa, operazione che richiede pochi minuti e che può essere svolta utilizzando il Contact center dell’Istituto che, in tempo reale, svolge detta attività per conto dell’utilizzatore. A settembre saranno rese disponibili nuove funzionalità, tra cui quella che consente alle aziende agricole di effettuare la comunicazione di svolgimento della prestazione lavorativa su un arco temporale di tre giorni, piuttosto che su un solo giorno. (Inps, nota del 30 agosto 2017) ****** 9) Atti giudiziari: dal 10 settembre 2017 possono arrivare le notifiche anche da poste private Attenzione al fatto che dal 10 settembre 2017, le notifiche degli atti giudiziari possono avvenire con soggetti diversi da Poste Italiane. Difatti, cambia il vecchio sistema a partire dal prossimo 10 settembre, diventano legittime le notificazioni e le comunicazioni di atti giudiziari a mezzo posta effettuate da enti diversi da Poste Italiane. Via libera quindi ai postini privati anche per consegnare multe stradali, citazioni e ricorsi, decreti ingiuntivi con l’ordine del giudice di pagare alla banca o a qualsiasi altro creditore, atti di precetto, sentenze, condanne. Lo prevede la Legge 124/2017 (Legge sulla Concorrenza 2017), di recente pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Comunque, per potere notificare multe e atti giudiziari, il servizio di poste private dovrà avere ottenuto il rilascio di una licenza individuale; i requisiti e gli obblighi per il rilascio di tale licenza devono però essere determinati dall’autorità nazionale di regolamentazione, sentito il Ministero della Giustizia, entro il 27 novembre 2017 (90 giorni dall’entrata in vigore della legge). ****** 10) Sanzioni: ravvedimento operoso per la dichiarazione tardiva Come è noto si può inviare una dichiarazione tardiva entro 90 giorni dal termine ordinario di invio. Inviando la dichiarazione entro questo termine, si applica la sanzione fissa di 250 euro, ridotta a 25 euro se non sono dovute imposte; nel caso vi siano imposte da pagare, occorre applicare la sanzione per omesso versamento e gli interessi dovuti. In pratica, in caso di dichiarazione tardiva (entro i 90 giorni): - se non si devono pagare imposte, si paga la sanzione ridotta di 25 euro; - se si devono pagare imposte, si versa la sanzione ridotta di 25 euro, più la sanzione ridotta del ravvedimento operoso per omesso versamento: entro 14 giorni dalla scadenza, pari allo 0,2% dell’imposta per ogni giorno di ritardo entro 30 giorni dalla scadenza, pari all’1,5% entro 90 giorni dalla scadenza, pari all’1,67% entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale la violazione è stata commessa, pari al 3,75% entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale la violazione è stata commessa, pari al 4,2857% oltre il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale la violazione è stata commessa, pari al 5%. Occorre versare la sanzione ridotta con il codice tributo 8911. Vincenzo D’Andò