Irregolarità fiscali del 2013 comunicate con avviso bonario: c’e’ tempo fino al 16 ottobre – Diario quotidiano del 13 luglio 2017

Pubblicato il 13 luglio 2017



1) Tregua fiscale di agosto a rischio
2) Aumentata al 58,14% la percentuale di concorso al reddito complessivo dei dividendi e delle plusvalenze
3) Riapertura dei termini per aderire alla Voluntary Disclosure bis: attenzione alla data del 31 luglio 2017
4) Società tra professionisti non fallibile
5) Contratti di locazione breve: provvedimento delle Entrate sulla ritenuta del 21%
6) Sono online le statistiche catastali 2016
7) Schede carburanti: deducibili solo se complete di tutto
8) GdF: indicazioni su antiriciclaggio, sale gioco e compro oro
9) Regime agricolo: disciplina del lavoro occasionale
10) Precisazioni in merito al beneficio della riduzione del requisito contributivo di accesso al pensionamento anticipato
Paolo_Villaggio_Crucified_Fantozzi1) Tregua fiscale di agosto a rischio 2) Aumentate le percentuali di concorso al reddito complessivo dei dividendi e delle plusvalenze 3) Riapertura dei termini per aderire alla Voluntary Disclosure bis: attenzione alla data del 31 luglio 2017 4) Società tra professionisti non fallibile 5) Contratti di locazione breve: provvedimento delle Entrate sulla ritenuta del 21% 6) Sono online le statistiche catastali 2016 7) Schede carburanti: deducibili solo se complete di tutto 8) GdF: indicazioni su antiriciclaggio, sale gioco e compro oro 9) Regime agricolo: disciplina del lavoro occasionale 10) Precisazioni in merito al beneficio della riduzione del requisito contributivo di accesso al pensionamento anticipato *****

1) Tregua fiscale di agosto a rischio ma interviene l'agenzia entrate che fissa al 16 ottobre 2017 il termine per rispondere

La tregua fiscale di agosto, rischia di essere solo un miraggio ma in tarda serata di ieri l'Agenzia delle entrate interviene precisando che c'e' più tempo per irspondere, si veda il comunicato stampa: vedi COMUNICATO STAMPA

Sul tema, tanto sentito per i professionisti contabili/fiscali, interviene un comunicato stampa del 12 luglio 2017 di tutte le associazioni sindacali di categoria.

A partire dal prossimo 24 luglio l’Agenzia delle Entrate ha reso noto che provvederà a comunicare agli intermediari le irregolarità riscontrate nell’attività di trasmissione delle dichiarazioni fiscali relative all’anno 2013, attraverso il canale Entratel.

Considerato che, di norma, il termine entro il quale occorre fornire chiarimenti di tale natura all’Agenzia, per evitare contestazioni e le conseguenti sanzioni, è di 30 giorni, è facile prevedere che i professionisti intermediari, che dovranno utilizzare per rispondere alle segnalazioni di irregolarità l’applicativo “In.Te.S.A.”, si troveranno alle prese con le richieste del Fisco nel pieno di quella che dovrebbe essere la tregua fiscale del mese di agosto.

Il timore è dunque che questa tregua fiscale, una delle novità del calendario 2017, che prevede la sospensione dal 1 agosto al 4 settembre di tutti i termini e le scadenze riguardanti documenti e pagamenti di natura fiscale, resti solamente sulla carta e si aggiunga così alle tante riforme annunciate come ispirate ad una semplificazione ed ammodernamento del sistema fisco e la cui attuazione, invece, troppo spesso delude e rivela fino in fondo la loro inadeguatezza.

Occorre poi considerare che, come ogni anno, il mese di luglio concentra un susseguirsi di scadenze, tra le quali c’è anche quella legata all’invio del modello 770 ordinario e semplificato, adempimento che le Associazioni nazionali del coordinamento hanno più volte, nell’ambito delle loro proposte per una riorganizzazione del sistema fiscale, chiesto addirittura di eliminare per la sua inutilità, o quantomeno di spostarne la scadenza al 30 settembre, considerato che ciò non determina alcuna conseguenza sotto il profilo del gettito erariale.

Anche quest’anno, auspicando che una ridefinizione del calendario fiscale ne preveda quanto prima l’eliminazione, le Associazioni dei commercialisti chiedono che sia disposto un tempestivo provvedimento di proroga dell’adempimento dell’invio telematico del modello 770 al 30 settembre.

Chiedono altresì che l’avvio dell’attività di segnalazione ai professionisti intermediari delle irregolarità nell’attività di trasmissione delle dichiarazioni fiscali dell’anno 2013, da parte dell’Agenzia delle Entrate, sia opportunamente posticipata al mese di settembre.

(ADC – AIDC – ANC – ANDOC – UNAGRACO – UNGDCEC – UNICO, comunicato stampa congiunto del 12 luglio 2017)

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2) Aumentate le percentuali di concorso al reddito complessivo dei dividendi e delle plusvalenze

Salgono le percentuali di concorso al reddito complessivo dei dividendi e delle plusvalenze: La rideterminazione delle percentuali si è resa necessaria a seguito della riduzione dell’aliquota IRES dal 27,5% al 24% a decorrere dal 1° gennaio 2017, con effetto per i periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2016.

Il Ministero dell’Economia e delle finanze, con decreto 26 maggio 2017 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 160 del 11 luglio 2017, ha proceduto a rideterminare le percentuali di concorso al reddito complessivo dei dividendi e delle plusvalenze di cui agli articoli 47, comma 1, 58, comma 2, 59 e 68, comma 3, del TUIR, nonché della percentuale di cui all'articolo 4, comma 1, lettera q), del decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344.

Utili da partecipazione e proventi equiparati

Gli utili derivanti dalla partecipazione in società ed enti soggetti all'imposta sul reddito delle società, nonchè i proventi equiparati relativi a titoli e strumenti finanziari e le remunerazioni relative ai contratti di cui rispettivamente agli articoli 44, comma 2, lettera a), e 109, comma 9, lettera b), del medesimo testo unico, formati con utili prodotti a partire dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016, concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 58,14% del loro ammontare.

Gli utili percepiti dagli enti non commerciali di cui all'art. 73, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, formati con utili prodotti a partire dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016, concorrono alla formazione del reddito imponibile nella misura del 100% del loro ammontare.

Gli utili percepiti dagli enti non commerciali di cui all'art. 73, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, formati con utili prodotti fino all'esercizio in corso al 31 dicembre 2016, non concorrono alla formazione del reddito imponibile nella misura del 22,26% del loro ammontare.

A partire dalle delibere di distribuzione successive a quella avente ad oggetto l'utile dell'esercizio in corso al 31 dicembre 2016, agli effetti della tassazione del soggetto partecipante, i dividendi distribuiti si considerano prioritariamente formati con utili prodotti dalla società o ente partecipato fino all'esercizio in corso al 31 dicembre 2007, e poi fino al predetto esercizio in corso al 31 dicembre 2016.

L'ammontare complessivo delle riserve formate con utili prodotti dalla società o dall'ente partecipato nel corso del periodo compreso dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 all'esercizio in corso al 31 dicembre 2016 e i decrementi di tale ammontare complessivo conseguenti alle delibere di distribuzione vanno indicati nel «Prospetto del capitale e delle riserve» del quadro RS del modello di dichiarazione dei redditi delle società di capitali.

Nella certificazione relativa agli utili e agli altri proventi equiparati di cui all'art. 4, comma 6-quater, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, deve essere data separata indicazione degli utili e proventi equiparati maturati nel periodo compreso dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 all'esercizio in corso al 31 dicembre 2016 e di quelli maturati dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016.

Le disposizioni di cui ai commi 4 e 5 si applicano, in quanto compatibili, anche ai proventi derivanti da titoli e strumenti finanziari assimilati alle azioni di cui all'art. 44, comma 2, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, e alle remunerazioni dei contratti di cui all'art. 109, comma 9, lettera b), del medesimo testo unico.

In caso di utili e proventi equiparati, nonchè di remunerazioni erogate da società o enti non residenti, i dati e gli elementi indicati nel comma 5 sono forniti dal soggetto partecipante residente, previa attestazione da parte della società o dell'ente estero, all'intermediario che interviene nella distribuzione degli utili e dei proventi.

Plusvalenze e minusvalenze

Ai fini dell'applicazione dell'art. 58, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, le plusvalenze realizzate a decorrere dal 1° gennaio 2018 non concorrono alla formazione del reddito imponibile, in quanto esenti, limitatamente al 41,86% del loro ammontare. La stessa percentuale si applica per la determinazione della quota delle corrispondenti minusvalenze non deducibile dal reddito imponibile.

Agli effetti dell'applicazione dell'art. 68, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, le plusvalenze e le minusvalenze realizzate a decorrere dal 1° gennaio 2018 concorrono alla formazione del reddito imponibile per il 58,14 per cento del loro ammontare.

Infine, resta ferma la misura del 49,72% per le plusvalenze e le minusvalenze derivanti da atti di realizzo posti in essere anteriormente al 1° gennaio 2018, ma i cui corrispettivi siano in tutto o in parte percepiti a decorrere dalla stessa data.

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3) Riapertura dei termini per aderire alla Voluntary Disclosure bis: attenzione alla data del 31 luglio 2017

L’accesso alla Voluntary Disclosure bis, che deve avvenire entro il 31/07/2017, consente al contribuente di sanare la propria posizione sia con riferimento ad eventuali attività patrimoniali e/o finanziarie illecitamente detenute all’estero (c.d. “VD INTERNAZIONALE”), sia con riferimento ad eventuali redditi prodotti in Italia e/o all’estero e non dichiarati (c.d. “VD NAZIONALE”).

I soggetti che possono aderire alla VD INTERNAZIONALE sono le persone fisiche, le società semplici (ed i soggetti ad esse equiparati) e gli enti non commerciali.

Viceversa, con riferimento alla VD NAZIONALE, la platea dei soggetti che possono aderirvi non soffre di alcuna restrizione, comprendendo tutti i soggetti IRPEF ed IRES.

L’accesso rimane invece precluso ai soggetti che abbiano già presentato istanza di adesione nell’ambito della precedente edizione della Voluntary Disclosure; in particolare è precluso l’accesso alla VD/2 INTERNAZIONALE per coloro che avevano già aderito alla variante internazionale della vecchia procedura e, parimenti, non possono accedere alla VD/2 NAZIONALE coloro che hanno già aderito alla procedura NAZIONALE della precedente edizione.

Il termine ultimo per l’adesione alla procedura VD/2 è fissato al 31 luglio 2017.

Per quanto concerne, invece, il versamento delle imposte dovute, delle sanzioni e degli interessi, la nuova procedura di collaborazione volontaria prevede la possibilità, per il contribuente, di procedere spontaneamente entro il 30 settembre 2017 al versamento di quanto dovuto (c.d. “autoliquidazione”).

Qualora, invece, il contribuente opti per la liquidazione della pratica a cura dell’Agenzia Entrate, potrà procedere al versamento di imposte, sanzioni ed interessi soltanto dopo la ricezione dell’atto di notifica da parte dell’Agenzia (potendo, in tal caso, godere di un trattamento di minor favore in termini abbattimento delle sanzioni).

Termini di accertamento e di pagamento

I termini per l’accertamento, di cui agli artt. 43 del D.P.R. 600/1973 e 57 del D.P.R. 633/1972, e i termini per la notifica dell’atto di contestazione, di cui all’art. 20, co. 1, del D.Lgs. 472/1997, che scadono a decorrere dal 1° gennaio 2015, per le sole attività oggetto della riapertura dei termini per l’accesso alla procedura di collaborazione volontaria sono fissati al 31 dicembre 2018. Rispetto alla procedura di collaborazione volontaria preesistente, l’art. 5-octies del D.L. 193/2016 ha delineato un procedimento nuovo che consiste:

- nel pagamento spontaneo da parte dell’istante a seguito di autoliquidazione delle somme dovute, con conseguente specifico controllo da parte degli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Il contribuente dovrà pagare quanto dovuto a titolo di imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni in base ai dati contenuti nell’istanza presentata, entro il 30 settembre 2017 o in tre rate mensili di pari importo;

- nella previsione di presunzioni legate al possesso di contanti o valori al portatore. Si tratta della presunzione che essi siano derivati da redditi conseguiti, in quote costanti, a seguito di violazioni degli obblighi di dichiarazione dei redditi, delle imposte sostitutive, dell’Irap e dell’Iva, nonché di violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti di imposta, commesse nell’anno 2015 e nei quattro periodi d’imposta precedenti.

Nuovo modello e software di controllo

Con il provvedimento 30.12.2016 l’Agenzia delle Entrate ha approvato il nuovo modello e le relative istruzioni dell’istanza di accesso alla procedura di “collaborazione volontaria bis” da presentare telematicamente entro il 31.7.2017.

Il modello si compone del Frontespizio e del quadro VD, così composto:

- sezione I - Soggetti collegati;

- sezione II - Attività estere. Determinazione sanzioni violazione obblighi di monitoraggio;

- sezione III - Nuovi investimenti all’estero;

- sezione IV - Attività estere alla data di emersione;

- sezione V - Prospetto di liquidazione.

Calcolo dell'imposta

Si prevedono due diverse aliquote, del 15% e del 35%, rispettivamente per i movimenti in uscita e in entrata. Se una determinata somma è stata prelevata da un conto corrente e depositata in una cassetta di sicurezza o portata illegalmente all’estero si applicherà un’aliquota fissa del 15%. Se le somme da regolarizzare sono sempre state in cassetta o su conto estero il forfait sarà al 35%.

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4) Società tra professionisti non fallibile

La Stp sotto forma di Srl non é soggetta al fallimento. Difatti, secondo il Tribunale di Forlì, con il decreto n. 61/2017 del 25 maggio 2017, le società tra professionisti (Stp) non sono soggette al fallimento. La decisione del Tribunale di Forlì è scaturita dalla presentazione di una istanza di fallimento avanzata nei confronti di una Stp-Srl avente ad oggetto l’esercizio della professione di dottore commercialista; il provvedimento è rilevante poiché probabilmente rappresenta la prima pronuncia giurisprudenziale in materia da quando, con la legge 183/2011, è stata ammessa nel nostro ordinamento la costituzione di società tra professionisti.

La Stp non svolge l’attività di impresa commerciale (ma, evidentemente, professionale) e quindi non fallisce. Se è vero che il fallimento è una situazione riservata ai soli «imprenditori che esercitano una attività commerciale» di certe dimensioni (articolo 1, rd 267/1942) e se la Stp è società che, per definizione, non esercita una impresa commerciale, allora, di conseguenza, è anche vero che il fallimento non può evidentemente applicarsi alla Stp.

Rispetto a questa considerazione, in effetti, potrebbe eccepirsi che l’articolo 2249 del Codice civile sancisce che tutti i tipi societari, tranne la società semplice (vale a dire la Snc, la Sas, la Spa, la Srl e la Sapa), sono, “per definizione” società che esercitano un’attività di impresa commerciale; e che l’unico tipo societario abilitato a esercitare un’attività diversa da quella commerciale è, appunto, la società semplice. Tuttavia, quando il legislatore della legge 183/2011 ha sancito che la Stp può essere esercitata, oltre che nella forma della società semplice, anche nella forma di una delle società “commerciali”, non tanto ha inteso dare una patente di commercialità alle Stp, quanto ha inteso consentire che una attività tipicamente non commerciale, quale quella professionale, può essere esercitata sotto la specie di una società commerciale, senza che questa natura commerciale della società prescelta si “comunichi” all’attività da essa esercitata e la “trasformi” da non commerciale a commerciale.

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5) Contratti di locazione breve: provvedimento delle Entrate sulla ritenuta del 21%

Il provvedimento dell’Agenzia delle entrate n. 132395 del 12 luglio 2017, emanato ai sensi dell’articolo 4, comma 6, del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96 individua le modalità con le quali i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, nonché quelli che gestiscono portali telematici trasmettono i dati relativi ai contratti di locazione breve. In particolare, ai sensi dei commi 1 e 3 del citato articolo 4 del decreto legge n. 50 del 2017, per contratti di “locazione breve” si intendono i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio d’impresa, direttamente o in presenza di intermediazione immobiliare, anche on line, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare.

Ai redditi derivanti da tali contratti, stipulati a decorrere dal 1° giugno 2017, si applicano in via opzionale le disposizioni relative al regime della cedolare secca di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 con l’aliquota del 21%, sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali sui redditi derivanti dalla locazione di beni immobili.

L’opzione può essere esercitata anche per i redditi derivanti da contratti di sub locazione o di concessione in godimento oneroso dell’immobile da parte del comodatario che, in quanto riconducibili ai redditi diversi sarebbero stati esclusi, in mancanza di una specifica disposizione, dalla possibilità di applicare il regime della cedolare secca previsto solo per i redditi fondiari.

A carico degli intermediari immobiliari, compresi i soggetti che gestiscono portali telematici, sono posti obblighi informativi qualora intervengano nei contratti in questione; se tali soggetti intervengono anche nella fase del pagamento dei canoni di locazione o dei corrispettivi, sono tenuti ad applicare una ritenuta del 21 per cento all’atto del pagamento al beneficiario, a titolo di acconto o d’imposta a seconda che sia stata effettuata o meno, da parte del locatore, l’opzione per la cedolare secca. Tali adempimenti sono effettuati dagli intermediari sulla base delle informazioni e de dati forniti dai locatori degli immobili.

Il provvedimento prevede, pertanto, al punto 3, che i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare nonché coloro che gestiscono portali telematici, che intervengono nella conclusione dei contratti di locazione breve, come definiti al punto 2.1, lett. a), comunicano all’Agenzia delle entrate: il nome, cognome e codice fiscale del locatore, la durata del contratto, l’importo del corrispettivo lordo, l’indirizzo dell’immobile. I dati riferiti ai contratti relativi al medesimo immobile e stipulati dal medesimo locatore possono essere comunicati anche in forma aggregata.

I dati devono essere predisposti e trasmessi attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate, in conformità alle specifiche tecniche che saranno pubblicate sul sito internet della stessa Agenzia. I soggetti non residenti effettuano tale adempimento per il tramite della stabile organizzazione - se in possesso di una stabile organizzazione in Italia ai sensi dell’articolo 162 del TUIR - o, nel caso in cui ne risultino privi, avvalendosi di un rappresentante fiscale individuato tra i soggetti indicati nell’articolo 23 del D.P.R. n. 600 del 1973, il quale provvede anche alla richiesta di attribuzione del codice fiscale dei soggetti rappresentati qualora non ne siano in possesso.

Ai sensi del punto 4 del provvedimento, se gli intermediari immobiliari, compresi i soggetti che gestiscono portali telematici, intervengono anche nella fase del pagamento dei canoni di locazione o dei corrispettivi, sono tenuti ad applicare, all’atto del pagamento al beneficiario, una ritenuta del 21 per cento che si considera operata a titolo di acconto nel caso in cui il beneficiario non eserciti in sede di dichiarazione dei redditi l’opzione per l’applicazione del regime della cedolare secca.

La ritenuta è operata dai soggetti residenti e dai soggetti non residenti in possesso di una stabile organizzazione in Italia ai sensi dell’articolo 162 del TUIR in qualità di sostituti d’imposta e versata, entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui la ritenuta è effettuata, con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997.

Con risoluzione n. 88/E del 5 luglio 2017 è stato istituito il codice tributo da utilizzare per il versamento tramite modello F24 della ritenuta e sono stati indicati i codici da utilizzare per recuperare eventuali eccedenze di versamento.

I soggetti in questione provvedono anche alla dichiarazione e certificazione delle ritenute operate, ai sensi dell’articolo 4 del D.P.R. n. 322 del 1998. I soggetti tenuti ad effettuare la ritenuta assolvono mediante l’invio della relativa certificazione anche gli obblighi di comunicazione dei dati del contratto.

I soggetti non residenti, che risultino privi di una stabile organizzazione in Italia, effettuano la ritenuta ed adempiono agli obblighi di versamento, certificazione e dichiarazione tramite un rappresentante fiscale individuato tra i soggetti indicati nell’articolo 23 del D.P.R. n. 600 del 1973.

Il punto 5 del provvedimento, stabilisce che gli intermediari immobiliari, compresi i soggetti che gestiscono portali telematici conservano gli elementi posti a base delle informazioni da comunicare di cui al punto 3.1 e dei dati dei pagamenti in cui sono intervenuti o dei corrispettivi incassati di cui al punto 4.1, per il termine previsto per l’accertamento ai sensi dall’art. 43 del DPR n. 600 del 1973.

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6) Sono online le statistiche catastali 2016

Le Entrate fotografano lo stock immobiliare italiano. Cresce dello 0,5% il numero degli immobili presenti negli archivi catastali dell’Agenzia delle Entrate nel 2016, per una rendita complessiva che supera i 37 miliardi di euro ma scende dell’1,1% rispetto all’anno precedente.

È questo il quadro degli immobili in Italia al 31 dicembre 2016, analizzato nella consueta pubblicazione annuale a cura dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia, in collaborazione con la Direzione Catasto, Cartografia e Pubblicità Immobiliare e disponibile da oggi sul sito internet delle Entrate.

Come cambia lo stock immobiliare

Nel 2016, rispetto all’anno precedente, aumenta dell’1,7% il numero degli immobili censiti nel gruppo F (unità non idonee a produrre reddito), crescono gli immobili a destinazione speciale (+1,3%), quelli ad uso collettivo (+1%), i negozi e le pertinenze (gruppo C, +0,7%). Aumentano anche le abitazioni (+0,2%) e gli immobili a destinazione particolare del gruppo E (+0,5%), mentre diminuisce il numero degli uffici, in calo dello 0,1%.

In crescita villini, abitazioni civili ed economiche

Per quanto riguarda il settore abitativo, crescono i villini (+0,9%), le abitazioni di tipo civile (+0,7%) e quelle di tipo economico (+0,4%). Calano, invece, gli immobili rurali (-3%), le case ultrapopolari (-2,4%), quelle signorili (-2,1%), le ville (-0,7%), le case popolari e i palazzi di pregio (-0,6%). La rendita delle abitazioni è pari a 16,9 miliardi di euro, circa 83 milioni di euro in più rispetto al 2015, con una media di 484 euro per abitazione.

Diminuisce la rendita catastale

Il calo complessivo dell’1,1% della rendita catastale è determinato in gran parte dagli immobili a destinazione speciale, la cui rendita scende del 5,1%, in particolare nella categoria D/1. Questo dato risente delle nuove norme introdotte dalla Legge di stabilità 2016, che hanno escluso dal calcolo della rendita le componenti impiantistiche destinate alla produzione, e ad alcune operazioni di rettifica di rendite catastali errate introdotte nelle banche dati.

Dove consultare i dati

Le Statistiche catastali, con le tabelle di dettaglio suddivise per categoria e provincia, sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione Pubblicazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 152 del 12 luglio 2017)

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7) Schede carburanti: deducibili solo se complete di tutto

L'Agenzia delle Entrate notificava alla Srl un avviso di accertamento, per l'anno 2005, contenente, tra dei rilievi, costi non inerenti relativi a spese per acquisto carburante documentate mediante schede irregolari, poiché prive della firma di convalida della fornitura da parte del gestore della stazione di servizio nonché della annotazione per ciascun veicolo rifornito dei chilometri rilevabili a fine mese o trimestre.

I giudici di merito accoglievano il ricorso della società, ma a seguito del ricorso delle Entrate, la Suprema Corte di Cassazione (sentenza n. 16809 del 6 luglio 2017) ha ritenuto fondato il motivo esposto dall’Agenzia. Con riferimento alle modalità di documentazione degli acquisti di carburante per autotrazione, il Regolamento approvato con il D.P.R. n. 444 del 1997 prescrive l'istituzione di apposite schede carburante conformi al modello allegato al Regolamento (art. 1), le quali devono contenere tutti i dati indicati nell'art. 2, devono recare la firma di convalida dell'addetto al distributore apposta all'atto di ogni rifornimento (art. 3), devono contenere l'annotazione del numero dei chilometri percorsi dal veicolo alla fine del mese o del trimestre (art. 4).

L'adempimento di tali prescrizioni costituisce condizione imprescindibile sia per la deducibilità del costo ai fini della determinazione del reddito di impresa o di lavoro autonomo, sia ai fini della detraibilità dell'Iva assolta sugli acquisti di carburante; gli adempimenti prescritti non ammettono equipollenti e non possono essere sostituito dalla mera contabilizzazione delle operazioni nelle scritture contabili dell'impresa. (in tal senso Sez. 5, Sentenza n. 26862 del 18/12/2014, Rv. 633704 - 01).

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8) GdF: indicazioni su antiriciclaggio, sale gioco e compro oro

La Guardia di Finanza, con la circolare n. 210557 del 7 luglio 2017, ha fornito preliminari direttive operative volte a regolare l’attività svolta nello specifico settore dalle Unità operative del Corpo a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 90/2017, recante “Attuazione della Direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi delle attività criminose e di finanziamento del terrorismo”, e del D.Lgs. n. 92/2017, recante “Disposizioni per l'esercizio dell'attività di compro oro”.

Aspetti amministrativi

La disciplina sanzionatoria di carattere amministrativo è, invece, contenuta negli articoli da 56 a 69 del D.Lgs. n. 231/2007.

In tale contesto, deve essere subito sottolineata l’assoluta rilevanza del disposto dell’art. 69 in materia di successione di leggi nel tempo, ai sensi del quale:

e. nessuno può essere sanzionato per un fatto che alla data di entrata in vigore della nuova normativa non costituisce più illecito;

f. per le violazioni commesse in epoca antecedente all’entrata in vigore del nuovo provvedimento, si applica la legge vigente all’epoca della commessa violazione, solo se più favorevole.

Tali disposizioni, che replicano sul piano amministrativo il principio penalistico dell’irretroattività della norma sfavorevole al reo, sancito nell’art. 25 Cost. e nell’art. 2 c.p., comportano sul piano concreto importanti ricadute operative.

In primo luogo non possono più essere oggetto di contestazione le violazioni in materia di registrazione previste dalla normativa previgente.

Risultano pertanto tacitamente abrogate le sanzioni in materia di:

g. omessa registrazione, prevista dall’art. 55, comma 4 del previgente D.Lgs n. 231/2007, dapprima sanzionata penalmente e successivamente depenalizzata a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8 (NOTA 29);

h. omessa istituzione dell’archivio unico informatico, di cui all’art. 57, comma 2 del previgente D.Lgs. n.231/2007;

i. omessa istituzione del registro della clientela, di cui all’art. 57, comma 3 del previgente D.Lgs. n. 231/2007.

In merito deve essere, infatti, rimarcata la liberalizzazione delle modalità di conservazione dei dati e delle informazioni utili a prevenire o accertare eventuali attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, ora disciplinate negli articoli 31 e 32 del D.Lgs. n. 231/2007.

Nella nuova formulazione della normativa in esame, infatti, viene eliminato ogni riferimento agli obblighi di registrazione, così come all’archivio unico informatico, la cui adozione non viene più espressamente prevista in quanto in contrasto con l’articolo 15, comma 2, lettera e) della legge delega 12 agosto 2016 n. 170, che poneva in capo al Governo proprio un onere di semplificazione degli adempimenti richiesti ai fini della conservazione.

Del resto tale impostazione risulta necessitata anche alla luce del disposto dell’articolo 32, comma primo, lettera c) della legge 24 dicembre 2012, n. 234 che, nel recare principi e criteri direttivi generali di delega per l'attuazione del diritto dell'Unione europea afferma, in particolare, che "gli atti di recepimento di direttive dell'Unione europea non possono prevedere l'introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse (...)".

Non prevedendo, dunque, la IV direttiva (NOTA 30) modalità specifiche di registrazione per l’assolvimento degli obblighi di conservazione, tale onere non può essere introdotto dal legislatore nazionale.

Altra conseguenza derivante dal contenuto del menzionato articolo 69 è, poi, che, per le violazioni commesse in epoca antecedente al 4 luglio 2017, deve essere verificata in concreto se la normativa all’epoca vigente sia o meno più favorevole per il trasgressore.

Aspetti penali

le fattispecie penali, contenute nell’art. 55 della nuova formulazione del D.Lgs. n. 231/2007, sono circoscritte alle sole condotte di grave violazione degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione, perpetrate attraverso frode o falsificazione, nonché del divieto di comunicazione dell’avvenuta segnalazione.

Più nel dettaglio, l’art. 55 in esame prevede le seguenti sanzioni penali:

a. reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 10.000 a 30.000 euro, a carico del soggetto che, in sede di adeguata verifica della clientela, falsifica dati ed informazioni relativi al cliente, al titolare effettivo, all’esecutore, allo scopo o alla natura del rapporto, della prestazione o dell’operazione. Alla stessa pena soggiace chi utilizza tali dati ed informazioni;

b. reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 10.000 a 30.000 euro, per chiunque tenuto agli obblighi di conservazione, acquisisce o conserva dati falsi o informazioni non veritiere relativi al cliente, al titolare effettivo, all’esecutore, allo scopo o alla natura del rapporto, della prestazione o dell’operazione, ovvero si avvale di mezzi fraudolenti per pregiudicarne la corretta conservazione;

c. reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 10.000 a 30.000 euro, per la condotta del soggetto che, tenuto a fornire gli elementi necessari per il corretto adempimento dell’obbligo di adeguata verifica della clientela, fornisce dati falsi o informazioni non veritiere;

d. arresto da 6 mesi a 1 anno e ammenda da 5.000 a 30.000 euro, in caso di violazione del divieto di comunicazione dell’avvenuta effettuazione di una segnalazione di operazione sospetta.

Infine, l’art. 55, comma 5, riproduce il contenuto del previgente art. 55, comma 9, in materia di falsificazione, alterazione ed indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento, ovvero di qualsiasi altro documento che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, confermando la pena della reclusione da uno a cinque anni e la multa da 310 a 1.550 euro.

(Guardia di Finanza, stralcio della circolare n. 210557 del 7 luglio 2017)

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9) Regime agricolo: disciplina del lavoro occasionale, l’INPS corregge la circolare 107/2017

L’Istituto previdenziale ha provveduto subito a correggere i compensi minimi indicati nella circolare n. 107/2017 per i lavoratori agricoli occasionali. Si trattava di dati erroneamente nella stesura del documento del settore florovivaistico e non quello agricolo.

L’INPS, con il messaggio n. 2887 del 12 luglio 2017, interviene sulla disciplina del lavoro occasionale ex art. 54-bis del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50. Regime per l’agricoltura e calcolo della forza aziendale.

Con la circolare n. 107 del 5 luglio 2017, l’Istituto ha adottato la regolamentazione attuativa delle prestazioni di lavoro occasionale (libretto Famiglia e Contratto di prestazione occasionale) disciplinate dall’articolo 54-bis del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, introdotto dalla legge di conversione 21 Giugno 2017, n. 96.

Peraltro, secondo i sindacati di categoria (Uila), la circolare n. 107/2017, riporta tre diversi cifre non corrette per gli importi minimi orari e giornalieri per le mansioni svolte dal lavoratore-operaio occasionale. Adesso, l’INPS rettifica i compensi che debbono essere: per l'area 1 (operai specializzati) 9,65 euro; per l'area 2 (operai qualificati) 8,80 euro; per l'area 3 (operai comuni) 6,56 euro.

Al riguardo, anche a seguito degli approfondimenti condotti con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, vengono adottate le seguenti istruzioni volte ad integrare e rivalutare la misura minima della retribuzione oraria da assumere a riferimento per la regolazione del compenso delle prestazioni di lavoro occasionale nel settore dell’agricoltura. Con l’occasione, in relazione ad ogni settore produttivo, ai fini della omogenea applicazione dei limiti dimensionali per il ricorso al contratto di prestazione occasionale - art. 54-bis, comma 14, lett. a) - sono meglio precisati i criteri di computo dei lavoratori occupati in relazione alle diverse forme contrattuali.

Misura minima del compenso per prestazioni occasionali nel settore agricolo

In particolare, la misura minima della retribuzione oraria per la determinazione del compenso delle prestazioni di lavoro occasionale nel settore agricolo è ricavata assumendo a riferimento i minimi salariali mensili degli operai agricoli fissati dal CCNL stipulato dalle Organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale (CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti del 22 ottobre 2014). Ai predetti minimi salariali è aggiunto, in relazione alla peculiare natura del rapporto di lavoro occasionale, il cd. terzo elemento retributivo, previsto, per gli operai a tempo determinato, quale corrispettivo degli istituti riconosciuti agli operai a tempo indeterminato (festività nazionali e infrasettimanali, ferie, tredicesima e quattordicesima mensilità).

Pertanto, in relazione alle aree professionali in cui è articolato, in base al citato CCNL, il sistema di classificazione degli operai agricoli, le misure minime oraria e giornaliera del compenso relativo allo svolgimento di prestazioni di lavoro occasionale nel settore agricolo sono riportate nel prospetto seguente.

Area professionale

Misura del compenso minimo

Orario

Giornaliero

(durata non superiore a 4 ore)

1^

9,65

38,60

2^

8,80

35,20

3^

6,56

26,24

Si ricorda che la misura del compenso minimo giornaliero si applica alle prestazioni di durata non superiore a quattro ore giornaliere.

Si ribadisce, infine, che le parti (utilizzatore e lavoratore) possono liberamente regolare lo svolgimento della prestazione sulla base di compensi di misura superiore a quelle minime sopra indicate.

Criteri computo dei lavoratori occupati

Come noto, possono fare ricorso al contratto di prestazione occasionale i datori di lavoro che hanno alle proprie dipendenze non più di cinque lavoratori a tempo indeterminato. Detta limitazione non opera esclusivamente per le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs n. 165/2001.

Allo scopo di favorire l’omogenea applicazione della citata disciplina, fermi i criteri applicativi fissati al par. 6.2 della circolare n. 107/2017, si fa presente quanto segue:

i lavoratori assunti con contratto di apprendistato non vanno conteggiati nella misura della forza aziendale a tempo indeterminato (cfr. art. 47, comma 3, del d.lgs. 81/2015);

ai fini del computo della forza aziendale mensile, una volta determinato il numero complessivo dei lavoratori occupati, tenendo in considerazione, per i lavoratori a tempo parziale, la durata contrattuale della prestazione lavorativa, il risultato va arrotondato per eccesso laddove il valore del primo decimale sia superiore a 0,5 ovvero per difetto in caso contrario;

ai fini della verifica della sussistenza delle condizioni che legittimano il ricorso al lavoro occasionale, la media semestrale dei dipendenti a tempo indeterminato riferita al periodo che dall’ottavo al terzo mese antecedente la data di svolgimento della prestazione lavorativa (cfr. par. 6.2, circ. n. 107/2017) va calcolata sulla base del dato effettivo, senza operare alcun arrotondamento. Pertanto, se, a titolo di esempio, il valore medio della forza aziendale a tempo indeterminato del predetto semestre fosse pari a 5,1, in forza dei limiti fissati dall’art. 54-bis, comma 14, lett. a), del d.l. n. 50/2017, il datore di lavoro non potrà fare ricorso alle prestazioni di lavoro occasionale.

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10) Precisazioni in merito al beneficio della riduzione del requisito contributivo di accesso al pensionamento anticipato

L’Istituto previdenziale del lavoro (INPS) con il messaggio del 11 luglio 2017 fornisce precisazioni in merito al beneficio della riduzione del requisito contributivo di accesso al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci e all’indennità di Ape sociale.

L’articolo 1, commi da 199 a 205, della legge n 232 del 2016 ha introdotto, con effetto dal 1° maggio 2017, il beneficio della riduzione del requisito contributivo di accesso al pensionamento anticipato, per gli iscritti all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia, ed i superstiti per i lavoratori dipendenti e autonomi e delle forme di essa sostitutive ed esclusive, che si trovino in particolari condizioni dettate dalla norma. L’articolo 1 della predetta Legge di Bilancio 2017, ai commi da 179 a 186, ha previsto, invece, in via sperimentale - dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018 - per determinate categorie di soggetti che si trovino in particolari condizioni, la possibilità di beneficiare, a domanda, ed in presenza di determinati requisiti anagrafici e contributivi, di un’indennità (c.d. APE Sociale) fino al compimento dell’età anagrafica prevista per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto–legge n. 201 del 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 214 del 2011.

Con le circolari n. 99 del 2017 e n.100 del 2017 sono state emanate le prime istruzioni applicative delle predette disposizioni.

Con il presente messaggio, condiviso con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ad integrazione delle suddette circolari, si forniscono ulteriori chiarimenti.

Soggetti disoccupati di cui alle lettere a) dell’articolo 1 commi 179 e 199 della legge n.232 del 2016. Valutazione dello stato di disoccupazione.

Con riferimento al possesso della condizione di cui alle lettere a): “essere in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 ed aver concluso, da almeno tre mesi, di godere della prestazione per la disoccupazione spettante”, si chiarisce che non preclude l’accesso ai benefici in parola l’eventuale sospensione della prestazione per la disoccupazione fermo restando, in ogni caso, che al momento della domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso, il richiedente abbia concluso di fruire integralmente della prestazione per la disoccupazione spettante. Potrà, invece, essere valutato in via prospettica, purché si perfezioni entro la fine dell’anno di presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni, il requisito del trimestre di inoccupazione successivo alla conclusione del periodo di percezione della prestazione di disoccupazione.

Si può far riferimento, a titolo esemplificativo, ai casi in cui l’erogazione della prestazione di mobilità ordinaria viene sospesa per i giorni in cui il lavoratore svolge attività di lavoro subordinato a tempo parziale o a tempo determinato.

Resta fermo che il trimestre di inoccupazione successivo alla conclusione del periodo di percezione della prestazione di disoccupazione non può essere interrotto/sospeso da una eventuale rioccupazione anche solo per un giorno. Conseguentemente, l’interessato dovrà mantenere lo stato di disoccupazione, non inferiore a tre mesi, per tutto il periodo compreso tra la conclusione dell’intera prestazione per la disoccupazione a lui spettante e l’accesso alla prestazione APE sociale/pensionamento anticipato.

Non potranno inoltre accedere alla prestazione di APE sociale/beneficio precoci coloro i quali, pur trovandosi in stato di disoccupazione, per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, non hanno goduto della prestazione per la disoccupazione per carenza dei requisiti richiesti o per non aver presentato la domanda entro i termini previsti.

Possibilità di integrazione documentale delle domande presentate.

Le domande, sia di riconoscimento delle condizioni per l’accesso all’APE sociale/beneficio precoci, sia di accesso alla prestazione, devono essere presentate in modalità telematica.

A tale fine è stata predisposta una procedura dedicata che guida il cittadino nella compilazione delle dichiarazioni in funzione della tipologia di lavoratore selezionata. Al termine della procedura d’invio viene rilasciata all’utente una ricevuta di presentazione della domanda recante un numero di protocollo, la data e l’orario esatto di ricevimento.

Al riguardo si chiarisce che è consentito integrare la domanda con la documentazione richiesta obbligatoriamente dai DPCM in un momento successivo alla presentazione della stessa senza modificare il n. di protocollo/data/ora di ricezione rilasciato al momento dell’invio.

Detta integrazione dovrà riguardare esclusivamente i documenti allegati e non i dati forniti al momento dell’invio della domanda e dovrà comunque essere effettuata dal richiedente entro e non oltre i termini tassativi fissati dai DPCM per la presentazione delle domande di riconoscimento delle condizioni relativi ai due benefici.

Sarà altresì necessario che la documentazione allegata presenti dati conformi e coerenti con quelli già inseriti nei campi di domanda al momento dell’invio.

Nel caso in cui le informazioni contenute nei documenti allegati ad integrazione della domanda siano difformi rispetto a quelli già indicati, la domanda presentata dovrà essere rigettata e sarà, quindi, necessario, sempre nel rispetto dei i termini tassativi di presentazione delle domande di riconoscimento delle condizioni, presentare una nuova domanda alla quale sarà attribuito un nuovo numero di protocollo/data/orario di ricezione.

Si chiarisce comunque che la priorità nell’accesso al beneficio è determinata, in primo luogo,

a) per la prestazione di APE sociale, sulla base della maggiore prossimità al requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia secondo le disposizioni di cui all’art. 24, comma 6, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito, con modificazioni, in legge 22 dicembre 2011, n. 214;

b) per il beneficio della riduzione del requisito contributivo di accesso alla pensione anticipata per i lavoratori cd precoci, sulla base della data di raggiungimento del requisito per l’accesso al trattamento pensionistico con il requisito ridotto di cui all’articolo 2 del D.P.C.M.

Si rammenta che per l’accesso ad entrambi i benefici la valutazione della data e dell’ora di presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso interviene in via meramente suppletiva ed eventuale, solamente a parità di data di maturazione dei requisiti.

Lavoratori dipendenti che risultino svolgere o aver svolto, da almeno sei anni, in via continuativa, una o più delle attività lavorative elencate nell’allegato A annesso al decreto – operai dell’edilizia.

Con riferimento alla categoria degli operai edili, in considerazione delle segnalate difficoltà di reperire il datore di lavoro per la sottoscrizione della relativa attestazione (modello AP116), il richiedente potrà farsi rilasciare idonea dichiarazione, sottoscritta dal responsabile della Cassa edile, dalla quale risultino i periodi durante i quali egli è stato iscritto alla Cassa. Tale dichiarazione dovrà essere allegata alla domanda telematica e il richiedente dovrà dichiarare nel campo note (presente nella scelta prodotto) che, stante l’impossibilità di reperire il datore di lavoro, è stata allegata la dichiarazione delle Casse edili interessate, al fine di consentire ai competenti uffici del Ministero del Lavoro, dell’INAIL e dell’INL le verifiche di competenza.

(INPS, messaggio n. 2884 del 11 luglio 2017)

Vincenzo D’Andò