Indici sintetici di affidabilità fiscale dal 2017 per aziende e lavoratori autonomi: in sostituzione degli studi di settore – Diario quotidiano del 20 luglio 2017

Pubblicato il 20 luglio 2017



1) Indici sintetici di affidabilità fiscale dal 2017 per aziende e lavoratori autonomi
2) L’esattore notifica gli atti - al portiere - una sola volta
3) Riforma del Terzo settore: primo provvedimento pubblicato in G. U.
4) Beni dell’amministratore confiscati: ecco quando salta il divieto di ne bis in idem
5) Prestazioni occasionali: datori di lavoro avvantaggiati rispetto alle “famiglie”
6) Commette reato il Commercialista che emettendo fatture a terzi poi ne omette gli adempimenti fiscali
7) I codici tributo istituiti con precedente risoluzione estesi al modello F24EP
8) DIS-COLL: stabilizzazione ed estensione dell’indennità di disoccupazione per i co.co.co.
9) Pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie derivanti dall’amianto: Decreto in G.U.
10) Cambiato decreto istitutivo del fondo di solidarietà bilaterale SOLIMARE
11) Uniemens: istituita la comunicazione “variazione”
12) Rottamazione cartelle: la Cnpadc non ci stà
diario-quotidiano-articoli-81) Indici sintetici di affidabilità fiscale dal 2017 per aziende e lavoratori autonomi 2) L’esattore notifica gli atti - al portiere - una sola volta 3) Riforma del Terzo settore: primo provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale 4) Beni dell’amministratore confiscati: ecco quando salta il divieto di ne bis in idem 5) Prestazioni occasionali: datori di lavoro avvantaggiati rispetto alle “famiglie” 6) Commette reato il Commercialista che emettendo fatture a terzi poi ne omette gli adempimenti fiscali 7) I codici tributo istituiti con precedente risoluzione estesi al modello F24EP 8) DIS-COLL: stabilizzazione ed estensione dell’indennità di disoccupazione per i co.co.co 9) Pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie derivanti dall’amianto: Decreto in G.U. 10) Cambiato decreto istitutivo del fondo di solidarietà bilaterale SOLIMARE 11) Uniemens: istituita la comunicazione “variazione” 12) Rottamazione cartelle: la Cnpadc non ci stà ***

1) Indici sintetici di affidabilità fiscale dal 2017 per aziende e lavoratori autonomi

Professionisti e imprese: debuttano dal 2017 gli ISA, per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni arrivano gli ISA (indici sintetici di affidabilità fiscale) che sostituiranno progressivamente gli studi di settore e i parametri contabili.

A tal proposito, l’art. 9-bis del D.L. 50/2017, è entrato in vigore dal 24 giugno 2017 e sarà pienamente operativo relativamente al periodo d’imposta 2017.

Sostanzialmente, studi di settore ed indici sintetici di affidabilità fiscale si equivalgono.

La differenza più evidente rispetto agli studi di settore risiede nel fatto che, mentre questi ultimi volevano costituire uno strumento di accertamento dei contribuenti medio/piccoli e con caratteristiche standardizzate (commercianti, artigiani, eccetera), gli ISA nascono, invece, come uno strumento di compliance e di selezione dei contribuenti da assoggettare a verifica con gli strumenti tradizionali.

Gli indici sono elaborati con una metodologia basata su analisi di dati e informazioni relativi a più periodi d’imposta (le prime indiscrezioni indicano 8 anni) e rappresentano la sintesi di indicatori elementari tesi a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili. All’applicazione degli ISA fa seguito un giudizio di affidabilità fiscale del contribuente, espresso su una scala da 1 a 10.

Il grado di affidabilità rileva ai fini dell’accesso al regime premiale, nonché per la definizione di specifiche strategie di controllo basate su analisi del rischio di evasione fiscale.

Il procedimento di approvazione, integrazione e revisione degli ISA è analogo a quello previsto per gli studi di settore.

Approvazione: gli indici sono approvati con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze entro il 31 dicembre del periodo d’imposta per il quale sono applicati;

Integrazioni: dopo l’approvazione, gli indici possono essere integrati al fine di tener conto di situazioni di natura straordinaria, anche correlate a modifiche normative e ad andamenti economici e dei mercati, con particolare riguardo a determinate attività economiche o aree territoriali;

Revisione: gli indici sono soggetti a revisione almeno ogni due anni dalla loro prima applicazione o dall’ultima revisione.

I contribuenti cui si applicano gli indici di affidabilità fiscale dichiarano, anche al fine di consentire un’omogenea raccolta informativa, i dati economici, contabili e strutturali rilevanti per l’applicazione degli stessi, indipendentemente dal regime di determinazione del reddito utilizzato. La raccolta di dati avverrà a mezzo programmi informatici di ausilio alla compilazione e alla trasmissione dei dati.

Gli indici non si applicano ai periodi d’imposta nei quali il contribuente:

- ha iniziato o cessato l’attività;

- non si trova in condizioni di normale svolgimento dell’attività;

- dichiara ricavi di cui all’art. 85 co. 1, esclusi quelli di cui alle lett. c), d) ed e), o compensi di cui all’art. 54 co. 1 del TUIR di ammontare superiore al limite che sarà stabilito dal decreto di approvazione o revisione degli indici.

Ulteriori cause di esclusione possono essere previste con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Per affinare il profilo di affidabilità funzionale all’accesso al regime premiale, i contribuenti possono indicare in dichiarazione ulteriori componenti positivi, non risultanti dalle scritture contabili. Tali componenti rilevano ai fini IRPEF/IRES, IRAP e IVA, nel senso che su tali maggiori importi vanno calcolate e versate le imposte indicate. La dichiarazione di componenti ulteriori non comporta l’applicazione di sanzioni ed interessi a condizione che le maggiori imposte siano versate entro il termine di versamento del saldo delle imposte dirette, con facoltà di versamento rateale.

Il regime premiale connesso all’applicazione degli ISA consiste nel riconoscimento di precisi benefici fiscali in relazione ai diversi livelli di affidabilità raggiunti dal contribuente, anche per effetto dell’indicazione di ulteriori componenti positivi in dichiarazione.

I benefici riguardano:

- l’esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione di crediti per un importo non superiore a 50.000,00 euro annui relativamente all’IVA e per un importo non superiore a 20.000,00 euro annui relativamente alle imposte dirette e all’IRAP;

- l’esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi IVA di importo non superiore a 50.000,00 euro annui;

- l’esclusione dell’applicazione della disciplina delle società non operative e in perdita sistematica;

- l’esclusione degli accertamenti basati sulle presunzioni semplici di cui agli artt. 39 co. 1 lett. d) secondo periodo del DPR 600/73 e 54 co. 2 secondo periodo del decreto del DPR 633/72 (lett. d);

- l’anticipazione di almeno un anno, con graduazione in funzione del livello di affidabilità, dei termini di decadenza per l’attività di accertamento (artt. 43 co. 1 del DPR 600/73 e 57 co. 1 del DPR 633/72), con riferimento al reddito d’impresa e di lavoro autonomo;

- l’esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo (art. 38 del DPR 600/73), a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda di due terzi il reddito dichiarato. I benefici relativi all’esclusione dalla disciplina delle società di comodo, alla riduzione dei termini di accertamento e all’esclusione/limitazione da alcune forme di accertamento non operano in caso di violazioni che comportano l’obbligo di denuncia penale per uno dei reati previsti dal D.Lgs. 74/2000 (art. 9-bis co. 13 del D.L. 50/2017).

I benefici applicabili in relazione ai diversi livelli di affidabilità fiscale saranno definiti, anche con riferimento alle annualità pregresse, con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che prevederà, inoltre, la differenziazione dei termini di accesso ai benefìci in relazione al tipo di attività.

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2) L’esattore notifica gli atti - al portiere - una sola volta

La cartella dell’esattore notificata a mezzo raccomandata al portiere dello stabile in cui risiede il contribuente è valida anche quando non è seguita da una seconda raccomandata. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza numero 17445 del 13 luglio 2017, ha accolto il ricorso proposto da Equitalia ribaltando la decisione della Ctr di Roma. Gli Ermellini hanno deciso nel merito bocciando definitivamente le obiezioni del contribuente all’atto. Ciò poiché gli uffici finanziari possono procedere alla notificazione a mezzo posta e in modo diretto degli avvisi e degli atti che per legge vanno notificati al contribuente.

La Commissione Tributaria Regionale del Lazio aveva dichiarato nulla la notifica, poiché avvenuta con consegna al portiere senza l’invio della raccomandata informativa al destinatario, come prevede l’art. 60 b-bis del D.P.R. n. 600/73.

Viceversa, la Suprema Corte ha accolto il ricorso proposto da Equitalia, decidendo la causa nel merito. In particolare, questa é la motivazione dei Giudici di legittimità:

Questa Corte è ferma nel ritenere che gli Uffici Finanziari possono procedere alla notificazione a mezzo posta ed in modo diretto degli avvisi e degli atti che per legge vanno notificati al contribuente. Ne consegue che, quando il predetto Ufficio si sia avvalso di tale facoltà di notificazione semplificata, alla spedizione dell'atto si applicano le norme concernenti il servizio postale ordinario e non quelle della Legge n. 890 del 1982 - cfr. Cass. n. 17598/2010; Cass. n. 911/2012; Cass. n. 14146/2014; Cass. n. 19771/2013; Cass. n. 16949/2014 con specifico riferimento a cartella notifica a mezzo portiere dal concessionario. Tale conclusione trova conforto nel chiaro tenore testuale dell'art. 14 L. n. 890/82, come modificato dall'art. 20 L. n. 146/98, dal quale risulta che la notifica degli avvisi e degli atti che per legge devono essere notificati al contribuente può eseguirsi a mezzo della posta direttamente dagli Uffici Finanziari. La circostanza che tale disposizione faccia salve le modalità di notifica di cui al D.P.R. n. 600/73 art. 60 e delle singole leggi d'imposta non elide la possibilità riconosciuta agli Uffici Finanziari - e per quel che qui interesse alla società concessionaria - di utilizzare le forme semplificate a mezzo del servizio postale — con specifico riferimento all'inoltro di raccomandata consegnata al portiere v. art. 39 D.M. 9 aprile 2001 (cfr. Cass. n. 27319/2014) - senza il rispetto della disciplina in tema di notifiche a mezzo posta da parte dell'Ufficiale giudiziario. In questa direzione, del resto, depone proprio l'art. 26 1° comma del D.P.R. n. 602/73 che consente anche agli Ufficiali della riscossione di provvedere alla notifica della cartella mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento, precisando che in caso di notifica al portiere la stessa si considera avvenuta nella data indicata nell'avviso di ricevimento da quest'ultimo sottoscritto, prevedendo lo stesso articolo 26 il rinvio all'art. 60 D.P.R. n. 600/73 unicamente per quanto non regolato nello stesso articolo”.

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3) Riforma del Terzo settore: primo provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Uno dei primi provvedimenti (che disciplina l’istituto del cinque per mille) legati alla riforma del terzo settore (L. 106/2016) è stato reso definitivo.

Si tratta del DLgs. n. 111 del 3 luglio 2017, recante nuove regole sul cinque per mille, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 166 del 18 luglio 2017.

Il citato decreto intende riformare in maniera strutturale l’istituto mediante la:

- razionalizzazione e la revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l’accesso al beneficio;

- semplificazione e l’accelerazione delle procedure per il calcolo e l’erogazione dei contributi spettanti:

- previsione (in particolare, introduzione) di obblighi di pubblicità delle risorse erogate

- revisione della disciplina sanzionatoria.

Pertanto, le nuove disposizioni integrano quelle già vigenti, concorrendo alla definizione complessiva della disciplina.

Un primo significativo elemento di novità è rappresentato dall’ampliamento della platea dei destinatari del beneficio, ora individuati in tutti gli enti iscritti nel nuovo Registro unico nazionale degli enti del terzo settore.

In tema di riparto ed erogazione del contributo, viene affidato a un successivo Dpcm il compito di fissare i criteri di riparto della quota del cinque per mille, definendo l’importo minimo erogabile a ciascun ente delle somme risultanti sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti, nonché le modalità di riparto per le “scelte non espresse”.

Con lo stesso Dpcm dovranno essere stabilite anche le modalità per il pagamento del contributo e i termini entro cui i beneficiari devono comunicare, alle amministrazioni erogatrici, i dati necessari per il pagamento delle somme loro assegnate, al fine di consentirne l’erogazione entro il termine di chiusura del secondo esercizio finanziario successivo a quello di impegno. La mancata o tardiva comunicazione dei dati comporta la decadenza dal beneficio.

Diversamente da quanto previsto in precedenza, per consentire un’accelerazione delle procedure di erogazione delle risorse, viene stabilito che, per il riparto delle risorse destinate sulla base delle scelte dei contribuenti, non si tiene conto delle dichiarazioni dei redditi integrative.

Viene poi confermato il divieto di utilizzo delle somme percepite per finanziare le spese per le campagne pubblicitarie finalizzate alla sensibilizzazione sulla destinazione del contributo. La novità è rappresentata dalla previsione secondo cui, in caso di violazione del divieto, si procede al recupero, a titolo sanzionatorio, della quota di contributo indebitamente utilizzata.

Vengono, infine, introdotti stringenti obblighi di trasparenza e di informazione, a carico dei beneficiari e dell’amministrazione erogatrice circa la destinazione delle somme derivanti dal cinque per mille.

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4) Beni dell’amministratore confiscati: ecco quando salta il divieto di ne bis in idem

È legittima la confisca sui beni dell’amministratore se non è stato possibile escutere il patrimonio dell’azienda, nonostante il manager sia stato condannato anche alla reclusione. In questo caso non sussiste divieto di ne bis in idem.

La Suprema Corte di Cassazione, nella sentenza n. 35156 del 18 luglio 2017, ha escluso la violazione del principio del ne bis in idem quando l’applicazione delle due sanzioni – la pena detentiva e la confisca per equivalente – avviene: in un unico processo e contestualmente; con finalità differenti e considerando differenti profili della condotta (la consumazione degli illeciti, quanto alla condanna alla pena detentiva, e le conseguenze degli stessi, sotto il profilo dell’evasione dell’imposta, quanto alla confisca); attraverso strumenti di cui è prevedibile, ex ante, l’adozione, senza duplicazioni nella raccolta e nella valutazione delle prove e, soprattutto, dando vita a un complesso sistema sanzionatorio che non può, stante la sua correlazione all’imposta evasa, dirsi sproporzionato e irragionevole.

La medesima Corte ha, inoltre, precisato che nessun dubbio di violazione del principio del ne bis in idem può sorgere quando la confisca del profitto del reato tributario sia disposta in via “diretta” nei confronti della società nel cui interesse l’amministratore ha agito. In tal caso, infatti, non sussistono i presupposti per ravvisare una duplicazione di sanzioni nei confronti del medesimo soggetto a seguito delle medesime condotte, difettando il connotato essenziale della identità dei soggetti sanzionati.

Quanto al ricorso alla confisca per equivalente (o di valore), viene evidenziato, come si tratti di una misura connotata da un evidente carattere afflittivo – che non ricorre nella confisca diretta, immediatamente legata alla cosa oggetto del profitto – e da un rapporto consequenziale alla condanna proprio della sanzione penale; esulando invece da essa qualsiasi funzione di prevenzione propria delle pene accessorie e delle misure di sicurezza, compresa la confisca diretta.

La diretta consequenzialità della confisca di valore alla condanna porta ad escludere la violazione del principio del ne bis in idem per la presenza di quella connessione sostanziale e temporale sufficientemente stretta tra procedimenti sanzionatori.

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5) Prestazioni occasionali: datori di lavoro avvantaggiati rispetto alle “famiglie”

Datori di lavoro: esenzione contributiva per le prestazioni occasionali fino a 5 mila euro.

A differenza delle famiglie che per potere fruire di piccoli lavori in casa devono necessariamente ricorrere ai nuovi voucher (sia pure ci potrebbero essere anche qui delle eccezioni), i datori di lavoro, potendo ancora intrattenere dei rapporti di lavoro occasionale, avvalendosi delle norme ancora esistenti (art. 2222 c.c.), fino al limite di 5 mila euro evitano di pagare i contributi previdenziali.

La nuova disciplina delle prestazioni occasionali, chiamata a rimpiazzare almeno in parte il vuoto creatosi con l’abrogazione dei voucher, porta in equivoco sulla nozione di occasionalità, che viene associata sia alle prestazioni che possono essere rese con il “libretto di famiglia” (lo strumento destinato alle persone fisiche per alcune specifiche attività), sia a quelle rese per i datori di lavoro.

Tuttavia, rimane in vita, come già specificato altre volte, la vecchia disciplina delle prestazioni occasionali che fuoriesce dalla nuova disciplina di cui alla Legge 97/2017 (che ha convertito il Dl 50/2017).

Per cui il lavoro occasionale autonomo rimane anche dopo i recenti interventi del legislatore viene confermato nella sua interezza.

Come viene evidenziato dagli stessi funzionari del DPL, le prestazioni occasionali previste dalla Legge n. 97/2017 non hanno nulla a che vedere con le prestazioni autonome occasionali disciplinate dall’art. 2222 del c.c., per le quali continua ad applicarsi la normativa di riferimento.

Infatti, per tali prestazioni di lavoro autonomo occasionale, caratterizzate dalla mancanza di abitualità/continuità e di coordinamento da parte del committente con ritenuta d’acconto al 20% ed obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS se il reddito supera i 5000 euro l’anno, è stata ampliata, prevedendo che in presenza di prestazioni d’opera di impresa e professionali, è possibile per le aziende e professionisti continuare ad applicare il lavoro autonomo occasionale con ritenuta del 20%.

La prestazione occasionale è il tipico strumento che viene utilizzato dai soggetto che vogliono intraprendere attività professionali in modo saltuario e sporadico, e che per tale ragione sono esonerati dall’apertura di una partita Iva. Si tratta di attività minimali e residuali, con le quali un soggetto può avere piccoli guadagni.

Definizione della prestazione occasionale

Si può definire come prestazione di lavoro autonomo occasionale qualsiasi attività di lavoro caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione.

Dopo l’approvazione ed entrata in vigore del D.Lgs. 81/2015, poi sostituito dalla Legge 97/2017, il quadro normativo che dal lato civilistico disciplina le attività svolte in maniera occasionale è quella di cui all’articolo 2222 del codice civile e seguenti (riguardante il contratto d’opera).

Per cui considerando il contenuto dell’art. 2222 c.c. si può definire lavoratore che effettua una prestazione occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione, ne potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale.

Requisiti della prestazione occasionale

La prestazione di lavoro autonomo per rientrare tra quelle di tipo occasionale richiede il rispetti di alcuni limiti legati alla modalità di svolgimento della prestazione:

- Mancanza di continuità e abitualità della prestazione di lavoro autonomo;

- Mancanza di coordinamento della prestazione.

Dunque, la differenza attiene essenzialmente alla professionalità prevista in capo al collaboratore autonomo occasionale, il quale si impegna a compiere un’opera o un servizio prevalentemente attraverso il proprio lavoro e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. In pratica, il prestatore d’opera svolge la propria attività lavorativa con le seguenti caratteristiche: completa autonomia gestionale, nessun coordinamento con il committente e nessuna continuità nella esecuzione della prestazione.

Ricevuta da rilasciare

Il contribuente che effettua la prestazione occasionale deve poi rilasciare al soggetto committente della prestazione, una ricevuta di pagamento, nella quale è tenuto ad indicare i seguenti dati:

Dati del prestatore occasionale: ovvero, i dati del lavoratore saltuario che ha svolto la prestazione occasionale: Nome e cognome, indirizzo, dati di nascita e codice fiscale.

Dati Committente prestazione occasionale: ossia, i dati del datore di lavoro, che ha commissionato la collaborazione;

Specifica dicitura prestazione occasionale: somma non soggetta ad IVA ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 633/1972 trattandosi di prestazioni occasionali (il prestatore d’opera dichiara poi di essere sprovvisto di partita IVA);

Compenso: indicare il compenso lordo, ovvero, la somma ricevuta per la prestazione occasionale, 20% ritenuta d’acconto da calcolare sulla base imponibile e poi indicare il compenso netto che viene pagato;

Marca da bollo da 2 euro su ricevute: obbligatoria su tutte le ricevute di pagamento che superano l’importo di 77,47 euro;

Data e firma: del prestatore occasionale che rilascia la ricevuta.

Il percipiente che riceve il compenso per la prestazione occasionale con ritenuta d’acconto, ai fini di calcolo della somma nella dichiarazione dei redditi, riceverà entro il 31 marzo di ciascun anno, il modello CU, Certificazione Unica redditi per gli autonomi.

Disciplina fiscale delle prestazioni occasionali

Il TUIR (DPR 917/86) con l’articolo 67 comma 1, lettera l) fa rientrare il reddito derivante da prestazioni occasionali rientra nella categoria dei “redditi diversi”

Da lato dichiarativo, i redditi derivanti da prestazioni occasionali devono essere indicati nel modello 730 oppure nel quadro RL del modello Redditi Persone Fisiche.

Prestazione occasionale: Aspetti previdenziali

L’articolo 44 del D.L. n. 269/2003, convertito dalla Legge n. 326/2003, a decorrere dal 1 gennaio 2004 stabilisce che i soggetti esercenti attività di prestazione occasionale, se il reddito lordo annuo derivante da detta attività è superiore a €. 5.000 sono obbligati all’iscrizione alla Gestione Separata INPS e al versamento di contributi previdenziali dovuti.

Fascia di esenzione

I contributi devono essere versati solamente sulla quota di reddito eccedente la soglia dei €. 5.000.

L’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata è a carico del datore di lavoro e nasce nell’anno in cui il lavoratore supera il predetto limite di compensi, pertanto, i lavoratori autonomi occasionali con compensi fino a €. 5.000 nell’anno solare non sono obbligati né all’iscrizione alla Gestione Separata né al versamento di contributi previdenziali.

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6) Commette reato il Commercialista che emettendo fatture a terzi poi ne omette gli adempimenti fiscali

Il reato del Commercialista che emette fatture a terzi non le conserva e quindi non le registra in contabilità.

Difatti, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 35173 del 18 luglio 2017) in tema di reati tributari l'impossibilità di ricostruire il reddito o il volume d'affari sussiste anche quando è necessario procedere all'acquisizione presso terzi della documentazione.

Ricade, quindi, nell'occultamento delle scritture contabili obbligatorie (reato permanente ex articolo 10 Dlgs 74/2000) la mancata conservazione e annotazione in contabilità delle fatture attive emesse e consegnate a terzi.

Nel caso di specie, la documentazione è stata rinvenuta presso terzi e non presso il ricorrente con la conseguenza della sussistenza del reato:

Come sottolineato dalla Corte suprema, "In tema di reati tributari, il delitto di cui all'art. 10 D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, tutelando il bene giuridico della trasparenza fiscale, è integrato in tutti i casi in cui la distruzione o l'occultamento della documentazione contabile dell'impresa non consenta o renda difficoltosa la ricostruzione delle operazioni, rimanendo escluso solo quando il risultato economico delle stesse possa essere accertato in base ad altra documentazione conservata dall'imprenditore e senza necessità di reperire "aliunde" elementi di prova" (Sez. 3, n. 20748 del 16/03/2016 - dep. 19/05/2016, Capobianco, Rv. 26702801).

Inoltre, i giudici di legittimità riconoscono quanto affermato dalla Corte di appello, secondo cui l'occultamento della documentazione è reato permanente (Sez. 3, n. 38376 del 09/07/2015 - dep. 22/09/2015, Palermo, Rv. 26467601), e il reato si configura nei confronti del ricorrente perché soggetto che aveva istituito una contabilità obbligatoria e non aveva nella disponibilità la

documentazione. La documentazione era stata certamente formata poiché le fatture erano state rinvenute presso terzi (e il ricorrente doveva a sua volta conservare e annotare nella sua contabilità la documentazione); infine le decisioni di merito correttamente pongono in risalto la professione del ricorrente (commercialista) relativamente al dolo.

Infine, viene rilevato dalla Cassazione che anche la sola condotta di non stampare la documentazione, costituisce già un occultamento della stessa agli accertatori.

La pena (di mesi 6 di reclusione, con la riduzione per il rito) è stata contenuta dal Giudice prossima al minimo edittale (pena da 6 mesi ad anni 5 di reclusione), e quindi non necessitava una particolare motivazione.

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7) I codici tributo istituiti con precedente risoluzione estesi al modello F24EP

Tributi vari ipotecari e catastali: stessi codici tributo, cambia solo il modello di pagamento.

Lo precisa l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 94/E del 19 luglio 2017, secondo cui quelli già previsti per i cittadini dalla risoluzione 79/E dello scorso 30 giugno devono essere utilizzati anche dagli enti pubblici, che, però, versano mediante delega di pagamento F24EP.

Il “collegato fiscale” (Dl 193/2016, articolo 7-quater, comma 36) ha disposto che, a partire dal 1° luglio 2017, la riscossione delle imposte e delle tasse ipotecarie, dei tributi speciali catastali e relativi accessori, degli interessi e delle sanzioni amministrative, e di ogni altro corrispettivo dovuto agli uffici provinciali-Territorio connesso al rilascio di certificati, copie e attestazioni, estrazione dati e riproduzioni cartografiche, nonché alla presentazione di atti di aggiornamento catastali, è effettuata, tra l’altro, anche mediante modello F24 (in alternativa, è comunque possibile pagare con contrassegni sostitutivi, carte di debito o prepagate, modalità telematiche e altri strumenti di pagamento elettronico). Con il provvedimento 28 giugno 2017 è stato individuato l’F24 Elide come modello che i cittadini devono utilizzare per il versamento.

I codici tributo da utilizzare ed esporre nell’F24 Elide sono stati istituiti lo scorso 30 giugno, con la risoluzione n. 79/E.

Con la risoluzione n. 94/E del 19 luglio 2017, si prevede che gli stessi codici possano essere utilizzati anche dagli enti pubblici per il versamento, tramite il modello F24EP, delle stesse somme da corrispondere agli uffici provinciali-Territorio. In altri termini, i codici che gli enti pubblici devono utilizzare per versare le somme in esame restano uguali, ma cambia il modello di versamento.

I codici, quindi, sono gli stessi previsti dalla risoluzione 79/E e vanno indicati in corrispondenza esclusivamente delle somme esposte nella colonna “Importi a debito versati”:

T89T “Rimborsi spese dovuti per operazioni effettuate presso gli sportelli degli Uffici Provinciali - Territorio”

T90T “Rimborsi spese per rilascio mappe e planimetrie su supporto informatico”

T91T “Imposta di bollo dovuta in relazione alle operazioni effettuate presso gli sportelli degli Uffici Provinciali - Territorio”

T92T “Imposta ipotecaria dovuta per la presentazione delle formalità ipotecarie presso i reparti di pubblicità immobiliare e relativi interessi”

T93T “Tasse ipotecarie dovute per la presentazione delle formalità ipotecarie, nonché per la richiesta di certificazioni e copie di atti e relativi interessi”

T94T “Sanzioni per ravvedimento operoso correlate alla ritardata presentazione delle formalità nei registri immobiliari”

T95T “Vendita mappe”

T96T “Rimborsi spese per verifiche straordinarie”

T97T “Recupero spese per volture catastali fatte dall'Ufficio”

T98T “Tributi speciali catastali dovuti per gli adempimenti connessi all’aggiornamento dei catasti e dell’anagrafe tributaria, nonché per la richiesta di certificazioni, copie ed estratti catastali e relativi interessi”

T99T “Sanzioni per ravvedimento operoso correlate alla ritardata presentazione degli atti di aggiornamento catastale”.

Nella sezione “Contribuente” devono essere riportati il codice fiscale e la denominazione dell’ente che effettua il pagamento, mentre nella sezione “Dettaglio versamento” vanno esposti:

nel campo “codice ufficio”, il codice dell’ufficio provinciale-Territorio presso cui è effettuata l’operazione per la quale è dovuto il pagamento (l’elenco dei codici degli uffici è pubblicato sul sito www.agenziaentrate.gov.it)

nel campo “sezione”, la lettera F

nel campo “codice tributo/causale”, il codice tributo

nel campo “riferimento B”, l’anno a cui si riferisce l’operazione per la quale è dovuto il pagamento

nel campo “importi a debito versati”, l’importo da versare.

I campi “codice”, “estremi identificativi” e “riferimento A” non devono essere valorizzati.

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8) DIS-COLL: stabilizzazione ed estensione dell’indennità di disoccupazione per i co.co.co

Dall’INPS, con la circolare n. 115 del 19 luglio 2017 sono arrivate le istruzioni applicative in merito alla previsione di cui all’art. 7 della legge n. 81 del 2017 che - integrando e modificando le disposizioni di cui all’art. 15 del D.lgs. n. 22 del 2015 - ha esteso la tutela della prestazione DIS-COLL di cui al richiamato art. 15 per gli eventi di disoccupazione che si verificano a decorrere dal 1° luglio 2017.

La disposizione di cui al suddetto art. 7 non introduce novità in ordine ai requisiti di accesso alla indennità DIS-COLL.

Quadro normativo

L’art. 15 del Decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 ha istituito, in via sperimentale per l’anno 2015, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2015 e sino al 31 dicembre 2015, l’indennità di disoccupazione mensile - denominata DIS-COLL - rivolta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

La legge n. 208 del 2015, all’art. 1, comma 310 e successivamente il decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244 convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19, all’art. 3 comma 3octies hanno esteso la tutela della indennità DIS-COLL rispettivamente agli eventi di disoccupazione verificatisi a fare data dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2016 e dal 1° gennaio 2017 al 30 giugno 2017. In attuazione delle richiamate disposizioni normative la prestazione DIS-COLL per gli anni 2015, 2016 e per il periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2017 è stata disciplinata dalle circolari INPS n. 83 del 27 aprile 2015, n. 74 del 5 maggio 2016 e n. 89 del 23 maggio 2017. Quest’ultima circolare, pertanto, continua a trovare applicazione in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° gennaio al 30 giugno 2017.

La legge 22 maggio 2017, n. 81 – recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” – all’art. 7 ha disposto, attraverso la modifica ed integrazione dell’art. 15 del D.lgs. n. 22 del 2015, la stabilizzazione ed estensione dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa DIS-COLL.

In particolare l’art. 15 del Dlgs. n. 22 del 2015, come integrato e modificato dal richiamato art. 7 della legge n. 81 del 2017, al comma 15 bis prevede che a decorrere dal 1° luglio 2017 l’indennità DIS-COLL è riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto – già destinatari della prestazione - nonché agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dalla predetta data del 1° luglio 2017.

Il medesimo comma 15-bis dispone inoltre che a decorrere dal 1º luglio 2017, per i collaboratori, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio che hanno diritto di percepire la DIS-COLL, nonché per gli amministratori e i sindaci di cui al comma 1 dell’art.15 del D.lgs n.22 del 2015, è dovuta un'aliquota contributiva aggiuntiva pari allo 0,51 per cento.

Infine, con riguardo alla DIS-COLL riconosciuta per gli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1º luglio 2017, il richiamato comma 15-bis dispone che non si applica la disposizione di cui al comma 2, lettera c), dell’art. 15 del D. lgs. n. 22 del 2015 e che i riferimenti all'anno solare contenuti nel predetto articolo 15 sono da intendersi riferiti all'anno civile.

Pertanto viene confermato che non è più richiesto il requisito contributivo/reddituale previsto dal d.lgs. n. 22 del 2015 nella sua originaria formulazione e cioè che il collaboratore dovesse far valere, nell’anno in cui si è verificato l’evento di cessazione dal lavoro, un mese di contribuzione oppure un rapporto di collaborazione della durata di un mese e che abbia dato luogo ad un reddito almeno pari alla metà dell’importo che dà diritto all’accredito di un mese di contribuzione.

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9) Pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie derivanti dall’amianto: Decreto in G.U.

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 166 del 18 luglio 2017, il D.M. del 31 maggio 2017, con il quale il Ministero del lavoro disciplina i criteri e le modalità per la concessione di una pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie, di origine professionale, derivanti da esposizioni all'amianto (art. 1, co. 250, L. 11 dicembre 2016, n. 232).

Domanda di accesso al beneficio

Le domande di accesso al beneficio, da presentare all'INPS entro e non oltre il 31 marzo di ogni anno, (per l'anno 2017, le domande di accesso al beneficio devono essere presentate all'INPS entro 60 giorni dalla data di pubblicazione sulla G.U.), sono accolte entro il limite di spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2017 e di 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2018 previsto dall'art. 1, comma 250, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.

Al fine di verificare il raggiungimento, anche in via prospettica, del limite di spesa di cui al comma 1, l'INPS procede al monitoraggio delle domande di accesso al beneficio.

Qualora dal monitoraggio delle domande presentate e accolte emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, del numero di domande rispetto ai limiti annuali di spesa, il riconoscimento del beneficio e' differito tenendo conto prioritaramente dell'eta' anagrafica, dell'anzianita' contributiva e, infine, a parita' delle stesse, della data di presentazione della domanda.

Disposizioni transitorie e finali

Per l'anno 2017, le domande di accesso al beneficio devono essere presentate all'INPS entro e non oltre il sessantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.

Per quanto non espressamente previsto dall'art. 1, comma 250, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, e dal presente decreto, alla pensione di inabilita' di cui all'art. 1 si applica la disciplina generale sulla pensione di inabilita' di cui alla legge 12 giugno 1984, n. 222.

L'INPS, d'intesa con l'INAIL, provvede alla predisposizione di istruzioni operative volte a definire gli aspetti tecnici e procedurali per l'accesso alla pensione di inabilita' di cui al presente decreto. Le amministrazioni pubbliche provvedono alle attivita' di cui al presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza alcun maggiore onere.

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10) Cambiato decreto istitutivo del fondo di solidarietà bilaterale SOLIMARE

Modificato il decreto istitutivo del fondo di solidarietà bilaterale SOLIMARE. Il Ministero del lavoro, con decreto del 17 maggio 2017, n. 99295 – pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 166 del 18 luglio 2017 - modifica il decreto dell’8 giugno 2015, n. 90401, relativo all'istituzione del fondo di solidarietà bilaterale del settore marittimo - SOLIMARE.

Con la costituzione del fondo di solidarietà bilaterale Solimare (Decreto n. 90401/2015), anche i lavoratori marittimi hanno avuto la possibilità di accedere ad un ammortizzatore sociale, tutelandosi dalle aziende in crisi del comparto.

Il Fondo attuava interventi a tutela del reddito dei lavoratori marittimi e del personale amministrativo e di terra delle imprese armatoriali, con più di quindici dipendenti, nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa in relazione alle seguenti cause (previste dalla normativa in materia di cassa integrazione ordinaria o straordinaria):

- eventi transitori e non imputabili all'impresa armatoriale o ai lavoratori, ovvero determinati da situazioni temporanee di mercato;

- ristrutturazioni, riorganizzazioni o conversioni aziendali;

- crisi aziendali;

- fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione-straordinaria. Le modifiche

All'art. 8 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, 8 giugno 2015, n. 90401, il comma 3 e' sostituito dal seguente: «3. L'onere a carico del Fondo per l'erogazione della prestazione di cui all'art. 6, comma 1, e' determinato in misura non superiore a quattro volte l'ammontare dei contributi ordinari dovuti dal singolo datore di lavoro a far data dalla sua iscrizione al Fondo, tenuto conto delle prestazioni gia' deliberate a qualunque titolo a favore dello stesso datore di lavoro. In via transitoria, il predetto limite e' modificato come segue: nessun limite per le prestazioni erogate nell'anno 2016; dieci volte nell'anno 2017; otto volte nell'anno 2018; sette volte nell'anno 2019; sei volte nell'anno 2020 e cinque volte nell'anno 2021.».

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11) Uniemens: istituita la comunicazione “variazione”

Nell’ottica del processo di semplificazione delle modalità di compilazione e invio della denuncia UNIEMENS- ListaPosPA, è stata realizzata una specifica tipologia di comunicazione detta a “Variazione”, da utilizzare nei casi di sostituzione di denunce pregresse precedentemente trasmesse.

Tale comunicazione, che riguarda sia il programma di compilazione manuale, sia il file autonomamente generato e trasmesso dalle singole Aziende, Amministrazioni ed Enti, si affianca al flusso “Ordinario” da compilare secondo modi e tempi disciplinati dalla normativa vigente, e composto dagli elementi che lo caratterizzano: Frontespizio, D0, E0, E1, F1, V1 Causali 1, 2, 5, 6 e 7, Z2 e <AltriImportiAConguaglio>.

La caratteristica principale del flusso a “Variazione” è quella di essere composto, oltre che dal Frontespizio e dall’elemento D0, dai soli elementi V1 causale 1, 5, 6 e 7 cmu 8, e di non determinare obsolescenza per i dipendenti presenti anche nella denuncia trasmessa con il flusso “Ordinario” a parità di <AnnoMeseDenuncia> e di Frontespizio.

In questa maniera sarà possibile comunicare rettifiche alle denunce di periodi pregressi, sottraendosi alle tempistiche dettate dall’invio del flusso “Ordinario”, e quindi tali elementi, in assenza di errori bloccanti, potranno alimentare da subito sia l’Estratto Conto Amministrazione che il Conto Assicurativo del lavoratore. Tra gli elementi V1 Causale 5 sono ricompresi anche quelli con Codice Motivo Utilizzo 1 e 2 da inviare nei casi di erronea applicazione o disapplicazione del massimale ex art. 2, comma 18, della L. n. 335/1995, le cui modalità di denuncia sono state illustrate con messaggio n. 3020 dell’11/07/2016.

Si evidenzia inoltre che, attraverso l’invio del flusso a” Variazione”, viene resa possibile la comunicazione di periodi antecedenti a Gennaio 2005 e l’utilizzo dell’elemento V1 Causale 5 in luogo dell’elemento V1 Causale 2, nel caso di dati relativi a periodi mai denunciati.

In quest’ultimo caso tale elemento verrà acquisito, nel rispetto di tutti gli altri controlli per esso previsti, anche se per il periodo comunicato non risultano inviate denunce, determinando la successiva alimentazione dei sottosistemi finalizzati, da un lato all’alimentazione della posizione assicurativa, dall’altro alla verifica della congruità del versamento rispetto a quanto dichiarato.

Al presente messaggio viene allegato un documento tecnico che illustra gli aggiornamenti da apportare alla struttura del file di denuncia UNIEMENS-ListaPosPA, necessari a generare il flusso a “Variazione”. Si informa che la possibilità di trasmettere il flusso a “Variazione”, sia in modalità autonoma che tramite il programma di compilazione manuale, sarà consentita a decorrere dal 31 luglio p.v.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota pubblicata il 19 luglio 2017)

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12) Rottamazione cartelle: la Cnpadc non ci stà

Il tema rottamazione e Casse era stato esaminato nel question time dell’onorevole Giulio Cesare Sottanelli nella scorsa settimana; nella risposta del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, si legge che l’interpretazione data da Cassa commercialisti «confligge con quella adottata da altre casse previdenziali»; che l’agenzia delle Entrate Riscossione fornirà i conteggi relativi alla rottamazione anche ai commercialisti che ne hanno fatta richiesta e conclude precisando che grava «sull’Ente previdenziale interessato l’onere di comunicare ai propri iscritti il contrario avviso in merito all’inapplicabilità della procedura di definizione agevolata».

Adesso, la Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti scrive ai delegati territoriali per spiegare la propria posizione in merito alla rottamazione delle cartelle.

Il presidente Walter Anedda sceglie la rottamazione come tema per avviare una nuova forma di comunicazione con i delegati dell’assemblea, un’informativa periodica di divulgazione e trasmissione sul “territorio” delle tematiche previdenziali e delle linee strategiche e decisionali attuate dalla Cassa.

Tornando alla definizione agevolata dei carichi pendenti, questione che riguarda, scrive il presidente Anedda «un numero ristretto di Colleghi», l’interpretazione della Cnpadc si basa su più elementi: il testo della norma, l’autonomia gestionale delle Casse, l’equità di trattamento degli iscritti.

La norma, all’articolo 10, lettera e-bis del Dl 193/2016 sancisce: «Sono esclusi dalla definizione di cui al comma 1 i carichi affidati agli agenti della riscossione recanti: …le altre sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti dagli enti previdenziali». Il significato letterale indica, si legge nell’informativa ai delegati, che non sono esclusi i carichi relativi ai contributi dovuti dagli enti previdenziali; ma sono invece esclusi, secondo Cassa commercialisti, i contributi dovuti «agli enti previdenziali».

L’autonomia delle Casse prevede l’assoluto divieto di contribuzione da parte dello Stato, di conseguenza le Casse hanno l’obbligo di reperire in autonomia le risorse per erogare i trattamenti pensionistici e assistenziali, una regola che «non si concilia con l’imposizione di un rigido obbligo normativo di rinuncia all’incasso» di somme destinate a garantire l’equilibrio della Cassa stessa. Un’autonomia, anche finanziaria, riconosciuta anche dalla Corte costituzionale con la sentenza 7/2017.

Sul fronte dell’equità la rottamazione, scrive Anedda, «rappresenta un sicuro beneficio per chi ha un debito nei confronti della Cassa... ma sicuramente non costituisce un vantaggio per tutti coloro, la stragrande maggioranza, che hanno puntualmente assolto agli obblighi» contributivi.

Spiegata la posizione dell’ente contro la rottamazione Anedda ricorda ai delegati che la Cassa «ha introdotto da circa 20 anni la possibilità di regolarizzare spontaneamente la propria posizione contributiva ed ha progressivamente ridimensionato le sanzioni, introducendo recentemente anche la “regolarizzazione agevolata”, di fatto una sorta di “avviso bonario”» e forme di rateizzazione delle somme dovute direttamente alla Cassa o all’agente della riscossione. Strumenti efficaci, scrive Anedda, che nel 2016 hanno permesso a 8mila commercialisti di regolarizzare la loro posizione previdenziale.

Vincenzo D’Andò