Professionisti: più facile riscuotere le fatture con il decreto ingiuntivo – Diario quotidiano del 24 luglio 2017

Pubblicato il 24 luglio 2017



1) Professionisti: più facile riscuotere le fatture con il decreto ingiuntivo
2) Legge europea 2017 ora all’esame del Senato
3) Ecco gli ultimi chiarimenti sulla voluntary disclosure bis
4) Note spese e giustificativi: ecco le modalità per la conservazione dematerializzata, non occorre il Notaio
5) Rinvio dei versamenti: il Cndcec ritiene discriminatoria l’esclusione dei professionisti
6) Se la prestazione è gratuita, l’avvocato è giustificato a non applicare i minimi tariffari
7) Ai fini della prova della subordinazione rileva la prestazione e non il contratto
8) Altre di fisco e previdenza
9) L’Agenzia entrate a guida Ruffini: più rispetto per il professionista, nonché per l’intermediario fiscale
10) Fisco; Ruffini, meno adempimenti, timbri e balzelli
11) Fisco; Ruffini, Agenzia deve cambiare strada
12) Fisco; Ruffini, cambiamo per rapporto meno lunare coi cittadini
diario-quotidiano-articoli-71) Professionisti: più facile riscuotere le fatture con il decreto ingiuntivo 2) Legge europea 2017 ora all’esame del Senato 3) Ecco gli ultimi chiarimenti sulla voluntary disclosure bis 4) Note spese e giustificativi: ecco le modalità per la conservazione dematerializzata, non occorre il Notaio 5) Rinvio dei versamenti: il Cndcec ritiene discriminatoria l’esclusione dei professionisti 6) Se la prestazione è gratuita, l’avvocato è giustificato a non applicare i minimi tariffari 7) Ai fini della prova della subordinazione rileva la prestazione e non il contratto 8) Altre di fisco e previdenza 9) L’Agenzia entrate a guida Ruffini: più rispetto per il professionista, nonché per l’intermediario fiscale 10) Fisco; Ruffini, meno adempimenti, timbri e balzelli 11) Fisco; Ruffini, Agenzia deve cambiare strada 12) Fisco; Ruffini, cambiamo per rapporto meno lunare coi cittadini

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1) Professionisti: più facile riscuotere le fatture con il decreto ingiuntivo

Ricorso per decreto ingiuntivo dei lavoratori autonomi: sono state introdotte rilevanti novità in materia di prova scritta del credito da riscuotere in modo “forzato”.

Questo a seguito di quanto dispone l’art. 634, comma 2 del c.p.c., così modificato dall’art. 15 della Legge n. 81/2017.

Dunque, dal 14 giugno 2017, i lavoratori autonomi che vantano un credito relativo a prestazioni di servizi eseguite (oltre che relativo a somministrazioni di merci, denaro) possono chiedere l’emanazione di un decreto ingiuntivo depositando come prova scritta del proprio credito gli estratti autentici dei libri e delle scritture contabili e gli estratti autentici delle scritture richieste dalla normativa tributaria.

Ai fini della prova scritta del credito la suddetta normativa ha equiparato in pieno il lavoratore autonomo alla figura dell’imprenditore commerciale.

Oltre all’importo dell’onorario professionale da corrispondere ad un legale per l’azione di recupero crediti, sono dovute le spese vive che ammontano a €. 49,00  per contributo ed €.27,00 per marca da bollo.

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2) Legge europea 2017 ora all’esame del Senato

La legge europea 2017 è passata alla Camera il 20 luglio 2017. L’Aula della Camera ha approvato con voti 259 favorevoli e uno contrario il disegno di legge con le «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2017». Il provvedimento passa ora all'esame del Senato.

Il Ddl contiene una serie di norme di carattere eterogeneo cha riguardano, tra l'altro, la libera circolazione delle merci, giustizia e sicurezza, fiscalità, lavoro, tutela della salute e dell'ambiente, le telecomunicazioni (roaming Ue). La legge europea di quest'anno consente, in particolare la definizione di tre procedure di infrazione e una serie di casi Eu-Pilot (richieste di informazione agli Stati che possono prevenire possibili procedure d'infrazione).

Il testo approvato dalla Camera amplia, inoltre, i poteri dell'Agcom nel contrasto della pirateria sulla rete. Un emendamento presentato da Davide Baruffi (Pd), approvato dall'Aula, consente in particolare all'Autorità, spiega in una nota il deputato, «di intervenire tempestivamente sulle piattaforme elettroniche per ordinare in via cautelare di porre fine immediatamente alle violazioni del diritto d'autore' e di porre misure per impedire la reiterazione degli illeciti».

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3) Ecco gli ultimi chiarimenti sulla voluntary disclosure bis

Ecco gli ultimi chiarimenti contenuti nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 21/E del 20 luglio 2017.

Agenzia che illustra le novità introdotte dal Decreto legge n. 50/2017 in materia di procedura di collaborazione volontaria anche attraverso il comunicato n. 156 del 20 luglio 2017.

Nessun rischio di doppia imposizione per chi partecipa alla voluntary disclosure bis.

Il documento di prassi, inoltre, fornisce delucidazioni anche sull’estensione dell’esonero dagli obblighi dichiarativi per l’Ivie e l’Ivafe e sulla determinazione delle somme dovute in caso di pagamento spontaneo carente.

Doppie imposizioni, salvi anche gli atti non definiti

Chi aderisce alla voluntary disclosure bis può detrarre le imposte pagate all’estero a titolo definitivo relative a redditi di lavoro dipendente e autonomo in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei citati redditi esteri. Si tratta di quei casi in cui il contribuente non ha presentato la dichiarazione dei redditi in Italia ma ha correttamente adempiuto agli obblighi fiscali nel Paese dove ha svolto attività lavorativa. Con la circolare di oggi le Entrate chiariscono che la possibilità detrarre le imposte pagate all’estero vale anche per gli atti non ancora definiti emanati nell’ambito della precedente edizione della voluntary.

Ivie e Ivafe, quando vale l’esonero

Il contribuente che accetta la procedura di collaborazione volontaria bis è esonerato da alcuni obblighi dichiarativi, tra cui quelli relativi al monitoraggio fiscale. L’esenzione è valida limitatamente al 2016 e alla frazione del periodo d’imposta antecedente la data di presentazione dell’istanza di collaborazione volontaria. In base al Dl n. 50/2017, chi aderisce alla nuova procedura non è tenuto a dichiarare nemmeno l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie) e quella sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe). In questo modo è stato reso omogeneo l’esonero per tutti gli obblighi dichiarativi connessi alla mera detenzione all’estero di attività sia finanziarie che patrimoniali, a prescindere dalla maturazione sulle stesse di eventuali redditi.

Le sanzioni per versamento carente

Nel caso in cui il versamento spontaneo effettuato dal contribuente sia carente, la disciplina della voluntary disclosure prevede l’applicazione di maggiorazioni sugli importi dovuti. In base alla nuova normativa, l’importo totale ottenuto a seguito delle operazioni di maggiorazione, compreso quanto già versato, non può in nessun caso essere superiore rispetto a quanto sarebbe dovuto in caso di mancata autoliquidazione da parte del contribuente.

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4) Note spese e giustificativi: ecco le modalità per la conservazione dematerializzata, non occorre il Notaio

Note spese e giustificativi: arrivate le regole per la gestione informatica, in particolare le modalità per la loro conservazione dematerializzata: L’intervento del Notaio non è necessario, tranne che non si tratti di giustificativi a cui a non è possibile risalire attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione (ad esempio le spese in Paesi extra Ue, con i quali non esiste reciproca assistenza in materia fiscale).

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 96/E del 21 luglio 2017, interviene sulla dematerializzazione dei documenti fiscalmente rilevanti e della loro conservazione. Tale documento è scaturito da un’istanza di interpello, con cui sono stati chiesti chiarimenti su alcuni documenti molto diffusi nella vita quotidiana delle imprese, ossia le note spese dei dipendenti e i relativi giustificativi. La società Alpha, operante nel settore dell’archiviazione elettronica, vuole implementare un processo di gestione delle note spese articolato in una serie di passaggi, caratterizzati dal comune denominatore della loro totale digitalizzazione per potere poi arrivare alla distruzione dei giustificativi analogici a completamento dell’iter, fermi gli obblighi di esibizione telematica del documento informatico correttamente conservato.

Nel chiedere conferma all’Amministrazione finanziaria che il processo descritto sia rispondente alle regole dettate in materia di documenti fiscalmente rilevanti, i dubbi della società si concentrano sulla possibilità di distruggere gli originali analogici e, in particolare, sui tempi e gli accorgimenti da mettere in atto a tal fine.

Natura dei documenti e i suoi effetti sulla loro conservazione

L’Agenzia delle Entrate, in primo luogo, si sofferma sulla procedura in esame per evidenziare come la stessa, volta alla produzione di alcuni documenti contabili (idem est le note delle spese), sia meramente interna ai fruitori dell’applicazione descritta e come le disposizioni normative riguardanti la tenuta di tali documenti già da tempo consentono la produzione degli stessi in modo informatizzato (circolare n. 36/E del 2006).

Viene prima specificata quale sia la natura dei documenti coinvolti nell’operazione e gli effetti che ne discendono. In particolare, secondo quanto osservato anche nella risoluzione 46/E, l’Agenzia ricorda che il punto di partenza di ogni ragionamento in tema di documenti informatici è il Dlgs 82/2005 (Codice dell’Amministrazione digitale, “Cad”), nonché i relativi decreti attuativi, tra cui, con specifico riferimento all’ambito tributario, il sopra menzionato Dm 17 giugno 2014 (Modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici e alla loro riproduzione su diversi tipi di supporto).

Dalla lettura di tali disposizioni emerge che ogni documento elettronico contenente la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti ai fini tributari – ossia, in base alla definizione contenuta nell’articolo 1, lettera p) del Cad, qualunque “documento informatico” avente rilevanza fiscale (come, le note delle spese utilizzate per la deducibilità dei relativi costi) deve possedere precise caratteristiche.

Tra queste, spiccano l’immodificabilità, l’integrità e l’autenticità (articolo 2, Dm 17 giugno 2014, articolo 3, Dpcm 13 novembre 2014 e articolo 3, Dpcm 3 dicembre 2013), in presenza delle quali le copie digitali potranno sostituire a tutti gli effetti gli originali analogici da cui sono tratte, al pari di quanto deve dirsi per i duplicati informatici di documenti informatici (rispettivamente, articolo 22 e articolo 23-bis, Cad).

L’Agenzia delle Entrate, peraltro, ha avuto cura di precisare che la forma dei documenti non influenza i requisiti legislativamente individuati dal Tuir per la deducibilità dei costi, come inerenza, competenza e congruità. Sul punto viene ribadito che «secondo pacifico indirizzo della giurisprudenza di legittimità, invero, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’onere della prova dei presupposti dei costi e oneri deducibili concorrenti alla determinazione del reddito d’impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi, tanto nella disciplina del D.P.R. n. 597 del 1973 e del D.P.R. n. 598 del 1973, che del D.P.R. n. 917 del 1986, incombe sul contribuente. Inoltre, poiché nei poteri dell’amministrazione finanziaria in sede di accertamento rientra la valutazione della congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, con negazione della deducibilità di parte di un costo sproporzionato ai ricavi o all’oggetto dell’impresa, l’onere della prova dell’inerenza dei costi, gravante sul contribuente, ha ad oggetto anche la congruità dei medesimi» (Cass. n. 27304 del 29 dicembre 2016).

Restano, inoltre, fermi gli obblighi di esibizione previsti dalla normativa vigente, tra cui quelli indicati dall’articolo 5, comma 3, Dm 17 giugno 2014, a mente del quale «il documento conservato può essere esibito anche per via telematica secondo le modalità stabilite con provvedimenti dei direttori delle competenti Agenzie fiscali».

Ribadita l’equivalenza giuridica tra originali analogici e copie digitali “a norma”, l’Agenzia si sofferma sulla natura dei documenti giustificativi allegati alle note spese. La possibilità di risalire al loro contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione, anche se in possesso di terzi (idem est, i cedenti o i prestatori tenuti agli adempimenti fiscali), fa sì che gli stessi sono, in generale, documenti analogici originali non unici (cfr articolo 1, lettera v, Cad).

Per questo il processo di conservazione elettronica di tali giustificativi è correttamente perfezionato, in base agli articoli 3 e 4, Dm 17 giugno 2014, senza che debba intervenire alcun pubblico ufficiale per attestare la conformità delle copie informatiche e delle copie per immagine su supporto informatico all’originale analogico. Tale originale, dunque, terminato il processo di copia, potrà essere tranquillamente distrutto (ex articolo 4, comma 3, dello stesso Dm).

Non tutti i giustificativi, tuttavia, consentono di risalire al loro contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione.

In questo caso, assumendo la natura di documenti analogici originali unici, la loro conservazione sostitutiva necessita dell’intervento del pubblico ufficiale prescritto dal già richiamato articolo 4 del Dm 17 giugno 2014 (la circolare 36/E del 2006, al punto 8.3, chiarisce che pubblico ufficiale non è solo il notaio, ma anche, tra gli altri, «il cancelliere, il segretario comunale e il funzionario incaricato dal sindaco che provvede ad autenticare le copie dei documenti di cui ha in deposito gli originali, o comunque le copie dei documenti originali che gli vengono esibiti»).

Medesima natura di documento analogico originale unico – e in ciò consiste, forse, la novità interpretativa di più ampio impatto – va riconosciuta ai giustificativi emessi da soggetti economici di Paesi extra Ue, con i quali non esiste reciproca assistenza in materia fiscale (per la lista degli Stati con cui è ammesso lo scambio di informazioni, cosiddetta “white list”, si veda l’articolo 1, Dm 4 settembre 1996, nonché le successive integrazioni e modificazioni). In questo caso, infatti, l’amministrazione finanziaria evidenzia di non avere alcuna possibilità (nemmeno astratta) di ricostruire il contenuto dei giustificativi attraverso altre scritture o documenti in possesso dei terzi. Tali documenti, dunque, andranno considerati originali unici, con tutte le relative conseguenze ai fini della loro conservazione.

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5) Rinvio dei versamenti: il Cndcec ritiene discriminatoria l’esclusione dei professionisti

Miani: "Si pone una questione di parità di trattamento”. Incontro MEF - Consiglio nazionale. Da Casero l'impegno allo spostamento dei termini per gli adempimenti dichiarativi. Come riporta il comunicato del 21 luglio 2017 diffuso dal Consiglio nazionale dei Commercialisti, “Se il testo del decreto confermerà la concessione del rinvio dei versamenti con la maggiorazione dello 0.40% indistintamente a tutti i titolari di reddito di impresa, si porrà una questione di parità di trattamento. Da questo provvedimento risulterebbero infatti esclusi i soli professionisti, in modo del tutto discriminatorio”. Lo afferma il presidente dei commercialisti, Massimo Miani. “La disparità – sottolinea Miani – deriverebbe dal fatto che, così facendo, potrebbero usufruire della proroga anche i piccoli imprenditori non interessati dalle novità relative all’applicazione dei nuovi principi contabili nazionali o dell’ACE (le quali attendono ancora l’implementazione delle relative disposizioni attuative), mentre ne sarebbero stati immotivatamente esclusi i professionisti, pur trovandosi nella stessa situazione dei primi”.

Dopo l’annuncio del Mef della concessione della proroga dei termini per i versamenti delle imposte con la maggiorazione dello 0,40, "che, oltre ad essere discriminatoria, giunge - sottolineano i commercialisti - purtroppo ancora una volta fuori tempo massimo", la categoria chiede con urgenza l’ufficializzazione del rinvio delle scadenze dei dichiarativi, anticipato oggi al Consiglio nazionale dal Viceministro Casero nel corso di un incontro tenutosi al Mef. Alla delegazione del Consiglio nazionale dei commercialisti - composta dal Vicepresidente Davide Di Russo e dai due consiglieri nazionali delegati alla fiscalità, Gilberto Gelosa e Maurizio Postal - Casero ha garantito la revisione del calendario delle scadenze richiesta più volte dai vertici della categoria, da ultimo in un missiva inviata nei giorni scorsi, oltre che allo stesso Casero, anche al neodirettore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, nella quale i commercialisti avevano formulato un lungo elenco delle criticità del fisco italiano.

Nello specifico, Casero ha annunciato ai commercialisti che i termini per dichiarazioni dei redditi, Irap e 770 saranno spostati a fine ottobre, mentre le comunicazioni dei dati delle fatture (primo semestre 2017) slitteranno quantomeno al 30 settembre. In ogni caso i commercialisti hanno ribadito la necessità di un maggior termine.

Ci auguriamo - affermano Di Russo, Gelosa e Postal - che l’ufficializzazione dei rinvii annunciatici oggi dal Viceministro Casero possa arrivare al più presto. Si tratta di provvedimenti attesi da decine di migliaia di professionisti italiani che chiedono di poter lavorare con maggiore serenità”. “Più in generale – spiegano i tre esponenti del Consiglio nazionale dei commercialisti – ribadiamo che non siamo appassionati alle proroghe, ma che esse si rendono necessarie per l’oggettivo accavallarsi degli adempimenti. Una tendenza che quest’anno ha raggiunto livelli parossistici. Per questo insistiamo con forza sulla nostra richiesta di metter mano ad una complessiva riorganizzazione del calendario delle scadenze fiscali. Una soluzione che, una volta a regime, sarebbe l’unica reale garanzia affinché non ci si ritrovi ogni anno nella situazione di oggettiva difficoltà che i nostri colleghi stanno affrontando anche in queste settimane e perché non si replichi il paradosso verificatosi oggi con una proroga concessa di fatto a tempo scaduto”.

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Calderone: “Le proroghe non risolvono. Urge calendario fiscale condiviso”

"La soluzione all'ingorgo fiscale non arriva con le proroghe. È diventato questo un esercizio sterile e produttivo più di negatività che di altro". La Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, commenta, con il comunicato del 21 luglio 2017 con il logo del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro, così le nuove date designate per le scadenze fiscali.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il comunicato stampa diffuso il 20 luglio 2017, ha annunciato la proroga al 20 luglio 2017- esclusivamente per i titolari di reddito d’impresa - del termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2016 e il versamento del primo acconto.

"Intervenire retroagendo, escludendo incredibilmente professionisti e autonomi, pare più una pessima pezza che un provvedimento organico”, dichiara la Presidente. “La strada non può essere quella della proroga elevata al rango di intervento ormai abitudinario e scontato. Ma che poi produce questi incomprensibili provvedimenti. La soluzione non può che arrivare da una seria razionalizzazione del calendario fiscale, che vorrei comprendere perché non si vuole concretizzare assieme a chi intermedia gli interessi dei contribuenti rispetto all'Amministrazione Finanziaria. Per questo - ha concluso - rilanciamo l'idea del tavolo tecnico da insediarsi immediatamente a settembre in modo da stabilire in modo definitivo le date delle scadenze del 2018".

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6) Se la prestazione è gratuita, l’avvocato è giustificato a non applicare i minimi tariffari

Secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17975 del 12 luglio 2017, il principio dell’inderogabilità dei minimi tariffari sugli onorari di avvocato, non si applica nel caso di rinuncia, totale o parziale, alle competenze professionali, nel momento in cui quest’ultima non risulti posta in essere strumentalmente per violare la norma imperativa sui minimi di tariffa, ma solo per ragioni di amicizia, parentela e perché no, anche per semplice convenienza.

La Suprema Corte ha, quindi, confermato, come già avvenuto in sede di merito, il giudizio di gratuità dell’incarico in questione (fatta eccezione per le spese vive), cui non risulta ostativo il principio della inderogabilità dei minimi tariffari, in presenza di specifiche ragioni di amicizia e colleganza tra il legale ricorrente ed il soggetto difeso (nel frattempo deceduto), oltre che di riconoscenza per avergli quest’ultimo ceduto parte della propria clientela.

La Cassazione ha, infatti, ritenuto infondati i primi due motivi, con i quali si deduce la violazione degli artt. 24 della I. n. 794 del 1942 e 2 della tariffa forense di cui al D.M. n. 127 dell'8 aprile 2004, nonché vizio di omessa esame di un punto decisivo della controversia.

A tal proposito, affermano i giudici di legittimità, la corte territoriale ha correttamente applicato, fornendo adeguata motivazione, il principio più volte affermato, secondo cui “Il principio dell'inderogabilità dei minimi tariffari, stabilito dall'art. 24 I. 13 giugno 1942 n. 794 sugli onorari di avvocato, non trova applicazione nel caso di rinuncia, totale o parziale, alle competenze professionali, allorché quest'ultima non risulti posta in essere strumentalmente per violare la norma imperativa sui minimi di tariffa, ma per ragioni di amicizia, parentela o anche semplice convenienza (Cass. 21.7.1998, n. 7144; Cass., 10.4.1999, n. 3495; Cass., 27.9.2010, n. 20269)”.

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7) Ai fini della prova della subordinazione rileva la prestazione e non il contratto

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17160 del 12 luglio 2017, ha innanzitutto confermato – secondo accertamento di merito tra l’altro incensurabile – l’esistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato, desunta essenzialmente da elementi decisivi emersi dall'esame dei contratti di natura autonoma e dalle testimonianze, tra cui: l’obbligo del lavoratore (nella specie, operante fuori sede) di effettuare visite quotidiane programmate dal datore; l’assenza di margini di scelta della clientela (parimenti indicata dal datore); l’utilizzo di strumenti forniti dallo stesso datore, come ad esempio l’automezzo per la consegna della merce.

Ciò che dunque rileva, ai fini dell’accertamento della subordinazione e quindi della concreta volontà iniziale o sopravvenuta delle parti – precisa in tale sede la Sezione lavoro, con sentenza n. 17160 del 12 luglio 2017 – è l’effettiva attività oggetto della prestazione e le modalità in cui essa si svolge, non il nomen iuris del contratto.

Ciò detto, la natura subordinata della prestazione lavorativa in questione, comporta inevitabilmente l’applicazione delle norme di cui alla Legge n. 300/1970 (e le relative garanzie di cui agli artt. 7 e 18), quanto al contestato recesso per inadempimento del lavoratore.

Cassazione: indici di subordinazione nella prestazione resa fuori dal perimetro aziendale

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17160 del 12 luglio 2017, ha affermato che il riconoscimento della subordinazione in un rapporto svolto all’esterno del perimetro aziendale (nel caso di specie una azienda aveva risolto, per inadempimento, un contratto di trasporto ed il collaboratore aveva rivendicato la natura subordinata del rapporto), può discendere anche dalla valutazione di elementi sussidiari come l’obbligo di visite ai clienti programmate giornalmente dal datore, l’assenza di qualsiasi scelta discrezionale e l’utilizzazione di strumenti e mezzi aziendali.

Secondo la Suprema Corte non appare decisivo l’esercizio continuativo del potere di controllo e di direzione del datore, attesa la peculiarità della prestazione. Il recesso, quindi, trattandosi di un rapporto di lavoro subordinato, è da ascriversi a licenziamento disciplinare per il quale non sono stati rispettati i termini per le giustificazioni previste dall’art. 7 della legge n. 300/1970.

Illegittimo il recesso senza contraddittorio

E’, quindi, illegittimo il recesso per inadempimento intimato dal datore ad un lavoro autonomo, qualora – per effetto della riqualificazione del rapporto, da parte del giudice, quale subordinato – non sia stato rispettato il principio del contraddittorio di cui all'art. 7 Legge n. 300/1970. In tal caso, difatti, il recesso si qualifica come vero e proprio licenziamento disciplinare.

E’ quanto pronuncia la Corte di Cassazione, Sezione lavoro, accogliendo le ragioni dell’autotrasportatore addetto alla consegna dei prodotti di una S.p.A., volte a far accertare la natura subordinata del rapporto di lavoro con quest’ultima e la conseguente illegittimità del recesso intimatogli - da qualificarsi dunque come licenziamento - in assenza delle garanzie di contraddittorio di cui allo Statuto dei lavoratori.

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8) Altre di fisco e previdenza

Lavoro intermittente: ok al limite di età dalla Corte Europea. La Corte di giustizia UE, con la sentenza del 20 luglio 2017, C-143/16, ha stabilito che il limite di 25 anni per l'utilizzo del contratto di lavoro intermittente non è discriminatorio

La Corte di Giustizia europea ha stabilito che è legittima e non discriminatoria la normativa italiana in materia di lavoro intermittente con limite di età fissato a 25 anni . Ciò in ragione della finalità di maggiore attenzione all'assorbimento della forza lavoro giovanile nel mercato del lavoro che risulta aver bisogno di contratti di lavoro incentivanti. Il contratto di lavoro intermittente, detto anche "a chiamata" o "Job on call" puo essere stipulato con lavoratori fino a 24 anni o oltre i 55 anni e prevede un massimo di 400 giornate di lavoro in un arco temporale di tre anni. Per i giovani le prestazioni devono essere concluse entro il 25 anno di età.

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Coordinamento UE dei sistemi di sicurezza sociale – Prestazioni familiari supplementari per gli orfani di cittadini assicurati in Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Malta, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, Svezia.

Pubblicato dall’INPS il messaggio n. 3033 del 21 luglio 2017.

Le disposizioni dei Regolamenti (CE) n. 883/2004 e n. 987/2009 in materia di sicurezza sociale stabiliscono il diritto dei cittadini UE e delle loro famiglie di spostarsi liberamente e di soggiornare in qualunque paese dell’Unione Europea. Ulteriormente, assieme al diritto di libera circolazione, viene garantita la tutela in materia di sicurezza sociale secondo i principi generali della parità di trattamento e del mantenimento dei diritti e dei vantaggi acquisiti.

In base a questi principi - che si applicano ai lavoratori e alle loro famiglie che si spostano nell’Unione Europea, Svizzera e paesi SEE - ciascuno Stato membro è tenuto a garantire ai cittadini europei gli stessi benefici assegnati ai propri cittadini, mediante la possibilità di ottenere l’esportabilità delle prestazioni, vale a dire il pagamento delle prestazioni nel luogo di residenza, anche se a carico di un altro Stato membro.

Tra le tutele previste per le persone che esercitano il diritto di libera circolazione nel territorio degli Stati membri e le loro famiglie, sono presenti anche le prestazioni familiari supplementari riservate agli orfani.

L’erogazione di queste prestazioni orfanili è prevista soltanto in Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Malta, Svezia e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Tuttavia, si può verificare la circostanza in cui un’Istituzione competente per le prestazioni familiari, come l’Inps in Italia, possa ricevere una domanda di prestazioni orfanili anche se la normativa nazionale non prevede tali prestazioni.

In particolare, ai sensi di quanto stabilito agli artt. 67 e 68 del Reg.(CE) 883/2004, l’Istituzione dello Stato membro che riceve la domanda individuerà l’Ente competente per il pagamento di trattamenti familiari supplementari agli orfani che, a sua volta, dovrà provvedere all’erogazione di tali prestazioni.

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Prassi Agenzia delle Dogane

- Pubblicata il 21/07/2017 dall’Agenzia delle Dogane la Nota n. 77062 del 19 luglio 2017 - Modifica della formula di denaturazione per la completa denaturazione dell’alcole (denaturante generale) ai fini dell’esenzione dall’accisa. Regolamento di esecuzione (UE) 2017/1112 della Commissione del 22 giugno 2017 che modifica il regolamento (CE) n. 3199/93 relativo al riconoscimento reciproco dei processi di completa denaturazione dell’alcole ai fini dell’esenzione dell’accisa.

- Pubblicata anche la circolare n. 11/D del 21 luglio 2017 - Registri C41 dei centri di raccolta appendici delle distillerie. Istruzioni per il rilascio a seguito dell’emanazione del decreto del MiPAAF 28 gennaio 2016.

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9) L’Agenzia entrate a guida Ruffini: più rispetto per il professionista, nonché per l’intermediario fiscale

Con una serie di comunicati stampa dell’Agenzia delle entrate del 21 luglio 2017, Ruffini, quale neo direttore, ha voluto subito puntualizzare taluni punti di fondamentale importanza per tutti gli operatori del settore.

Fisco; Ruffini, ascoltare allarmi professionisti, più dialogo e servizi

Ho avuto modo di leggere ed approfondire le tante istanze di vari e autorevoli corpi intermedi del tessuto sociale, produttivo, associativo o professionale. Istanze costruttive, ma anche sirene d’allarme verso Agenzia, sul modello di Agenzia e nei confronti delle nostre dinamiche”. Lo scrive il neo Direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini in una lettera inviata a tutti i dipendenti. “Allarmi che mettono in evidenza un rapporto difficile che - al di là di legittime rivendicazioni - deve trovare una nuova password di dialogo e collaborazione e quindi di crescita. Password che deve essere un altro leggero, quanto a volte difficile, tratto: il segno più. Più efficienza. Più dialogo. Più giustizia. Più fiducia. Più raccolta. Più servizi. Più coesione sociale. Più coerenza nelle risposte. E, ancora, - prosegue Ruffini - più rispetto per il professionista, per l’intermediario fiscale, ma anche più rispetto e considerazione per chi, ogni giorno, indossando la maglia dello Stato, deve far rispettare leggi e regole”.

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10) Fisco; Ruffini, meno adempimenti, timbri e balzelli

Vi è la necessità di offrire agli italiani un servizio diverso. La parola d’ordine dovrà essere in realtà un piccolo semplice tratto: il segno meno. Meno burocrazia, carta e timbri, meno adempimenti, ingiustizie, meno distacco dalla vita reale di chi produce, meno distanza dalla lingua italiana e, se saremo bravi, anche meno balzelli”. Lo scrive il neo Direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini in una lettera inviata a tutti i dipendenti. “Con impegno, pazienza e responsabilità dovremo, tutti insieme, far crescere il livello di rispetto dell’obbligo tributario - prosegue il neo direttore - con un’azione costante nel tempo e articolata nei mezzi: norme chiare e ordinate, istruzioni tempestive, interpretazioni imparziali, adempimenti più semplici con strumenti moderni, flessibili e testati, accertamenti basati sulla sostanza e motivati in modo impeccabile, presenza attenta nelle sedi giurisdizionali. E su tutto e prima di tutto, ascolto continuo e dialogo instancabile con i cittadini. Elementi determinanti anche per orientare le scelte degli investitori internazionali che osservano e analizzano il quadro fiscale di riferimento di ciascun Paese. Principi - prosegue la lettera di Ruffini - che dobbiamo far valere anche in ambiti nuovi della giustizia fiscale europea in cui possiamo essere un vero punto di riferimento, con l’obiettivo di non creare concorrenza sleale, squilibri e distonie tra operatori nazionali e internazionali”.

(Agenzia delle entrate comunicato del 21 luglio 2017)

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11) Fisco; Ruffini, Agenzia deve cambiare strada

Inizia un cammino nuovo, per me, e nel contempo anche per Agenzia delle entrate che vive il cambio al suo vertice. Una grande sfida perché siamo tutti chiamati a prendere una strada nuova”. Lo scrive il neo Direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini in una lettera inviata ai dipendenti.

Vivo questa esperienza con profondo onore ed anche con l’umiltà di chi, entrando in una grande famiglia, ha il dovere di farlo in punta di piedi, di rispettarne i valori, la storia, il lavoro, le eccellenze, le battaglie legate ad un ruolo complesso e forse mai pienamente apprezzato dal Paese”.

Le politiche fiscali - prosegue Ruffini - messe in campo dai Governi in questi ultimissimi anni e mesi hanno consentito di avviare un percorso di riforme innovativo anche per capovolgere il rapporto con i cittadini. Un percorso che va valorizzato dall’Agenzia e reso più solido non solo con la quotidiana azione di recupero dell’evasione fiscale, ma – come ha opportunamente ribadito il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – anche “per rafforzare il sentimento di responsabilità civica fiscale, attraverso un serrato e continuo dialogo collaborativo tra fisco e contribuente che favorisca comportamenti virtuosi e, là dove necessario, auto correttivi”.

(Agenzia delle entrate comunicato del 21 luglio 2017)

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12) Fisco; Ruffini, cambiamo per rapporto meno lunare coi cittadini

So bene che quando soffia la forza del cambiamento c’è chi alza muri e chi invece costruisce mulini a vento. Mi auguro di poter costruire, insieme a voi, un nuovo futuro che si basi sulle professionalità che vanno premiate in ogni modo e ad ogni livello e su un proficuo e costruttivo dialogo e rapporto con le forze sindacali”. Lo scrive in un messaggio ai dipendenti il neo direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini che cita Martin Luther King: “Può darsi che non siamo responsabili per la situazione in cui ci troviamo, ma lo diventeremo se non facciamo nulla per cambiarla”. “Nei giorni in cui viene celebrato il primo uomo che camminò sulla Luna, riducendo le distanze fra il nostro pianeta e il suo satellite, mi piace pensare che riusciremo a ridurre le distanze fra fisco e cittadini, - conclude Ruffini - contribuendo alla costruzione di un’Italia più moderna, più coesa ed equa. Perché “diventeremo responsabili noi se non faremo nulla” ”.

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...aiutiamo chi alza saracinesca tutti i giorni

L’Agenzia delle entrate può, in realtà, rappresentare un nuovo motore di sviluppo per tutto il Paese perché questa evasione blocca la crescita; perché un sistema fisco più efficiente e chiaro crea e attrae nuovi investimenti, anche internazionali; perché dobbiamo rendere più leggero lo sforzo di chi ogni mattina alza la saracinesca della propria impresa”. Lo scrive il neo Direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, in una lettera inviata a tutti i dipendenti. “Agenzia delle entrate dovrà essere ancor di più al fianco di chi produce, così come delle famiglie e di quei cittadini che, troppo spesso, si sono sentiti circondati dal sistema fiscale, dalle tante lettere, da calendari di obblighi mutevoli e lunghi. Così come - spiega Ruffini - deve essere rigorosa con chi finisce in fuorigioco, Agenzia deve saper chiedere scusa se sbaglia. Deve, quando necessario, fare pulizia al proprio interno e tenere alta la bandiera della legalità”. (Agenzia delle entrate comunicato del 21 luglio 2017)

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...innanzitutto cittadini e poi contribuenti

Non appartengo alla squadra di chi sostiene che gli italiani hanno nel proprio Dna la furbizia dell’evasore. Non esiste questo tratto genetico. A chi in Agenzia vede gli italiani come contribuenti prima che come cittadini, come evasori prima che come contribuenti, consiglio di cambiare approccio in tempi rapidissimi”. Lo scrive il neo direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini in una lettera ai dipendenti. (Agenzia delle entrate comunicato del 21 luglio 2017)

Vincenzo D’Andò