Le novità sulle società partecipate – Diario quotidiano del 10 luglio 2017

Pubblicato il 10 luglio 2017



1) Professionisti: ecco le spese interamente deducibili
2) Cassazione: le penalità contrattuali sono costi deducibili
3) Riscossione imposte definitive entro 10 anni
4) Tutte le novità sulle società partecipate
5) Iva sulla cessione di immobili di enti non commerciali
6) Formazione dei Revisori legali: circolare del Mef-Rgs
7) Redditometro destinato a scomparire?
8) Trasmissione dati fattura al Fisco dal 10 luglio 2017
9) L’Agenzia delle entrate cambia il servizio web mail
10) Acquisto delle “azioni proprie”: non si colloca più la specifica riserva tra le poste del patrimonio netto
11) Cndcec: approvata bozza per il riconoscimento dei commercialisti specialisti
penna1) Professionisti: ecco le spese interamente deducibili 2) Cassazione: le penalità contrattuali sono costi deducibili 3) Riscossione imposte definitive entro 10 anni 4) Tutte le novità sulle società partecipate 5) Iva sulla cessione di immobili di enti non commerciali 6) Formazione dei Revisori legali: circolare del Mef-Rgs 7) Redditometro destinato a scomparire ? 8) Trasmissione dati fattura al Fisco dal 10 luglio 2017 9) L’Agenzia delle entrate cambia il servizio web mail 10) Acquisto delle “azioni proprie”: non si colloca più la specifica riserva tra le poste del patrimonio netto 11) Cndcec: approvata bozza per il riconoscimento dei commercialisti specialisti **** 1) Professionisti: ecco le spese interamente deducibili

Non sono più considerate come dei compensi tutte le spese pagate direttamente dal cliente a favore del professionista (es. spese di viaggio, vitto e alloggio, ecc.).

Questo sulla base di quanto viene ora previsto dagli artt. 8 e 9 della Legge n. 81/2017.

Spese del professionista: Le novità

Sono state introdotte numerose novità applicabili dal 2017 e riguardanti:

- deducibilità delle spese pagate dal professionista;

- spese pagate direttamente dal cliente a favore del professionista.

Spese pagate dal professionista

Spese

Deducibilità

alberghi e ristoranti

per l’esecuzione di un incarico e riaddebitate analiticamente al cliente

integrale

non riaddebitate (per incarico o meno)

75% dell’importo, nel limite del 2% dei compensi dell’anno

per clienti o per rappresentanza

75% dell’importo, nel limite dell’1% dei compensi dell’anno

viaggio e trasporto

integrale

convegni, congressi, corsi di formazione o aggiornamento professionale, master

iscrizione

integrale, nel limite annuo di € 10.000

viaggio e trasporto

alberghi e ristoranti

premi di assicurazione dell'attività professionale (inclusa l'assicurazione contro il mancato pagamento)

integrale

certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità, erogati da organismi accreditati (es. agenzie del lavoro)

integrale, nel limite annuo di € 5.000

****** 2) Cassazione: le penalità contrattuali sono costi deducibili La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16561 del 5 luglio 2017, ha stabilito che le penalità contrattuali sono sempre deducibili. Questo poiché non hanno natura sanzionatoria e sono, quindi, inerenti all’attività dell’impresa. In tal modo, la Corte Suprema ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate che aveva negato i benefici fiscali a una società condannata alla penale perché in ritardo sulla consegna della merce. Per la sezione tributaria non può dubitarsi delle deducibilità di tale penale non formalmente imputate al conto dei profitti e delle perdite relativo all'esercizio di competenza, trattandosi di ipotesi pienamente riconducibile alla previsione di cui all'ultimo periodo del comma 4 dell’art. 75 Tuir, a mente del quale “le spese e gli oneri specificamente afferenti i ricavi e altri proventi, che pur non risultando imputati al conto dei profitti e delle perdite concorrono a formare il reddito, sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultano da elementi certi e precisi”. ****** 3) Riscossione imposte definitive entro 10 anni Il termine triennale di decadenza previsto dall’articolo 76, comma 2, lettera b) del Testo unico dell’imposta di registro – decorrente dalla data di notificazione o di definitività della sentenza che abbia deciso sul ricorso del contribuente avverso l’avviso di rettifica e liquidazione – si applica solo nei casi in cui, a seguito della pronuncia, l’amministrazione sia tenuta a procedere a un ulteriore accertamento d’imposta. Diversamente, il credito erariale può essere riscosso nel termine decennale di prescrizione di cui all’articolo 78 del Dpr 131/1986, decorrente dal passaggio in giudicato della sentenza. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 14738 del 13 giugno 2017) ****** 4) Le novità sulle società partecipate Società partecipate: modifiche al Testo unico. E’ il tema illustrato da Assonime, con una nota del 06 luglio 2017. Nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 26 giugno 2017 è stato pubblicato il decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 100 che contiene disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica). Il decreto è stato adottato in attuazione dell'articolo 16 della legge n. 124 del 2015 il quale prevede che entro un anno dalla data di entrata in vigore del Testo unico il Governo può adottare, nel rispetto dei medesimi principi e criteri direttivi, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive. Il decreto correttivo interviene dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2016 che ha ritenuto incostituzionale l'articolo 18 della legge n. 124/2015, in combinato disposto con l'articolo 16 della stessa legge, nella parte in cui prevede che il decreto legislativo sul riordino della normativa in tema di società a partecipazione pubblica sia adottato previo parere, anziché previa intesa, in sede di Conferenza unificata. Il decreto legislativo n. 100/2017 è stato adottato d'intesa con la Conferenza unificata, sanando così il vizio procedimentale sollevato dalla Corte costituzionale, secondo quanto suggerito dal Consiglio di Stato nel parere n. 83 del 17 gennaio 2017. Ambito di applicazione e società quotate Tra le principali novità si segnala una serie di modifiche volte a chiarire la definizione di società quotata mantenendo al contempo invariato l'ambito di applicazione della disciplina. In particolare, in base alla nuova formulazione del comma 5 dell'articolo 1 sull'ambito di applicazione, le disposizioni del Testo unico si applicano solo se espressamente previsto alle società quotate "nonché alle società partecipate da esse, salvo che queste ultime siano, non per il tramite di società quotate, controllate o partecipate da amministrazioni pubbliche". La disposizione aggiunta, seppure con una diversa formulazione, era presente, nella versione originaria del Testo unico, nell'ambito della definizione di società quotate (articolo 2, comma 1 lettera p). Contestualmente, il decreto correttivo elimina dalla definizione di società quotate di cui all'articolo 2, comma 1, lettera p, ogni riferimento alle società da esse partecipate. In una prospettiva di coordinamento sistematico, affinché la modifica della definizione di società quotate non muti il perimetro applicativo di altre disposizioni vigenti che richiamavano la formulazione del Testo unico, il decreto correttivo è intervenuto sull'articolo 2-bis, comma 2 del decreto legislativo n. 33/2013 specificando che la disciplina in tema di diritto di accesso, pubblicità e trasparenza si applica alle società in controllo pubblico con l'esclusione delle società quotate come definite dall'articolo 2, comma 1, lett.p) del Testo unico "nonché delle società da esse partecipate, salvo che queste ultime siano, non per il tramite di società quotate, controllate o partecipate da amministrazioni pubbliche". Attività consentite Una serie di modifiche riguarda l'articolo 4 relativo alle finalità che le amministrazioni pubbliche possono perseguire mediante l'acquisizione e la gestione di partecipazioni pubbliche. Viene specificato che fra le attività ammissibili vi è l'autoproduzione di beni o servizi strumentali, oltre che all'ente o agli enti pubblici partecipanti anche "allo svolgimento delle loro funzioni". Viene poi consentito alle amministrazioni pubbliche di avere partecipazioni in società con oggetto sociale prevalente la produzione di energia da fonti rinnovabili e alle università di costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche. Inoltre, in analogia a quanto già previsto per il Presidente del Consiglio dei ministri, viene estesa ai Presidenti di Regione la facoltà di escludere, in modo totale o parziale, con provvedimento motivato, determinate società dall'applicazione dei vincoli all'acquisizione e gestione delle partecipazioni previsti dall'articolo 4. Inoltre il decreto correttivo introduce la previsione in base alla quale, nel rispetto della disciplina europea, le amministrazioni pubbliche possono acquisire o mantenere partecipazioni in società che producono servizi economici di interesse generale a rete, anche fuori dall'ambito territoriale della collettività di riferimento, purché l'affidamento dei servizi, in corso e nuovi, sia avvenuto e avvenga tramite procedure ad evidenza pubblica. Per tali partecipazioni rimane in ogni caso fermo quanto previsto all'articolo 20, comma 2, lettera e) del Testo unico che impone alle amministrazioni pubbliche di procedere a piani di razionalizzazione qualora rilevino partecipazioni in società che abbiano prodotto un risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti. Resta ferma altresì l'applicazione di quanto previsto per le società in house, in particolare la previsione in base alla quale tali società devono garantire che oltre l'ottanta per cento del loro fatturato sia effettuato nello svolgimento dei compiti a esse affidati dal soggetto pubblico socio, potendo agire fuori da tale ambito solo ed esclusivamente per il restante venti per cento. Tra le società a cui non si applica l'articolo 4 sono aggiunte quelle che hanno come oggetto sociale esclusivo la realizzazione di progetti di ricerca finanziati dalle istituzioni dell'Unione europea (art. 26). Organi amministrativi La nuova formulazione dell'articolo 11, comma 3 demanda all'assemblea della singola società a controllo pubblico la decisione di derogare al principio secondo cui l'organo amministrativo della società a controllo pubblico è costituito, di norma, da un amministratore unico (ai sensi del comma 2). Tale determinazione deve essere assunta con delibera motivata in relazione a specifiche ragioni di adeguatezza organizzativa e tenendo conto delle esigenze di contenimento dei costi. L'assemblea può deliberare che il consiglio di amministrazione sia composto da tre o cinque membri o può ricorrere a sistemi alternativi di amministrazione e controllo previsti dal codice civile (sistema dualistico o monistico). La delibera societaria è trasmessa alla sezione della Corte dei Conti e alla struttura del Ministero dell'economia e delle finanze cui spetta il controllo e il monitoraggio sull'attuazione del Testo unico. Società in house In tema di società in house, viene specificato che la produzione ulteriore rispetto al limite dell'80 per cento del fatturato della società può essere rivolta anche a finalità diverse rispetto allo svolgimento dei compiti affidati dal soggetto pubblico socio alla società (articolo 16, comma 3-bis). Proroghe e regime transitorio Il decreto correttivo fissa al 31 luglio 2017 il termine per adeguare alle nuove disposizioni gli statuti delle società a controllo pubblico. Il termine entro cui le amministrazioni pubbliche devono effettuare la revisione straordinaria delle partecipazioni societarie detenute, ai sensi dell'articolo 24, è prorogato al 30 settembre 2017. Ai fini dell'adozione dei piani di razionalizzazione, nel decreto correttivo è stato temporaneamente attenuato il vincolo che richiede la razionalizzazione per le società con fatturato ridotto. Il decreto prevede infatti che ai fini della prima applicazione della soglia di fatturato medio non superiore al milione di euro (ex articolo 20, comma 2, lettera d) il primo triennio rilevante è il 2017-2019. La soglia di un milione di euro quindi rileva per i piani di razionalizzazione a partire dal 2020. Nelle more la soglia di fatturato medio (da calcolare, a partire dal 2017 sui tre anni precedenti) è pari a 500.000 euro. Per il piano di revisione straordinaria ex articolo 24 rileva il fatturato medio nel triennio precedente all'entrata in vigore del correttivo; per i piani di razionalizzazione ex articolo 20 che dovranno essere adottati nel 2018 e nel 2019 rileva il fatturato medio relativo, rispettivamente, al triennio 2015-2017 e al triennio 2016-2018. ****** 5) Iva sulla cessione di immobili di enti non commerciali Ciò che conta ai fini dell’assoggettamento della cessione ad IVA, non è tanto l’utilizzo pregresso del bene, quanto l’attualità dello svolgimento dell’attività commerciale rispetto al momento della cessione. La sentenza della Corte di Cassazione n. 16534 del 5 luglio 2017 ha riguardato l’assoggettamento ad IVA piuttosto che all’imposta di registro di una vendita, da parte di un Comune, di un immobile denominato “ex colonia marina”, non più locato da alcuni anni. In sede di cessione, il Comune aveva esercitato l’opzione prevista dall’art. 10 comma 8-ter lett. d) del DPR 633/72, applicando l’IVA in luogo dell’imposta di registro proporzionale. ****** 6) Formazione dei Revisori legali: circolare del Mef-Rgs Il Ministero dell’Economia, Ragioneria generale dello Stato, con la circoalre del 6 luglio 2017, ha diramato le istruzioni in materia di formazione continua dei revisori legali iscritti nel registro. Quindi, sull’attuazione dell’obbligo formativo ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, come modificato dal decreto legislativo 17 luglio 2016, n. 135. I temi trattati dal documento di prassi: - Formazione offerta dal Ministero dell'Economia e delle Finanze - Modalità di accreditamento degli enti pubblici e privati di cui all'articolo 5 del decreto legislativo n. 39 del 27 gennaio 2010; - Riconoscimento della formazione degli ordini professionali e delle società iscritte al registro; - Relativi criteri e modalità di applicazione. La formazione continua costituisce un obbligo generalizzato per tutti coloro che esercitano attività professionali. Per quanto riguarda la revisione legale dei conti e dei conti consolidati, la direttiva 2006/43/CE, come modificata dalla direttiva 2014/56/UE, demanda alla formazione continua il compito di assicurare l’adeguatezza della preparazione professionale di coloro che svolgono incarichi di revisione, contribuendo in tal modo all’elevata qualità della revisione dei bilanci. La normativa nazionale e, in particolare, l’articolo 5 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, come modificato dal decreto legislativo 17 luglio 2016, n. 135, ha introdotto per tutte le persone fisiche iscritte al registro l’obbligo di prendere parte a programmi di aggiornamento professionale. Disciplina della formazione continua L’adempimento dell’obbligo formativo è cadenzato su un arco temporale triennale, durante il quale ciascun iscritto deve conseguire almeno 60 crediti formativi, in ragione di almeno 20 crediti formativi per ciascun anno. Il credito è l’unità di misura dell’impegno richiesto dall’apprendimento e dal mantenimento delle conoscenze professionali ai fini dell’assolvimento degli obblighi formativi, coerentemente alle metodologie proprie dell’istruzione superiore. Nell’anno 2017 e in attesa di affinare, nei futuri esercizi, la politica formativa dei revisori legali, si assume che un’ora di partecipazione a corsi, programmi o altre occasioni di formazione equivalga all’acquisizione di un credito, a prescindere dall’eventuale espletamento di prove conclusive o di esercitazioni individuali o collettive programmate all’interno di ciascuna proposta formativa. L’obbligo di cui trattasi, ai sensi dell’art. 27, comma 4, del decreto legislativo n. 135/2016, decorre dal 1° gennaio 2017. Anche il primo triennio formativo 1° gennaio 2017 – 31 dicembre 2019 decorre pertanto da tale data. Ai sensi del comma 2 dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 39/2010, almeno dieci crediti formativi, in ciascuna annualità, devono riguardare le materie caratterizzanti, ovvero: 1) gestione del rischio e controllo interno; 2) principi di revisione nazionali e internazionali applicabili allo svolgimento della revisione legale previsti dalla direttiva 2006/43/CE, come modificata dalla direttiva 2014/56/UE; 3) disciplina della revisione legale; 4) deontologia professionale e indipendenza; 5) tecnica professionale della revisione. Ai sensi dello stesso comma 2 e del comma 10 dell’articolo 5, l’offerta formativa deve essere conforme al programma annuale del Ministero dell’economia e delle finanze, elaborato, per il 2017, dal Comitato didattico per la formazione dei revisori legali e adottato con determina prot. n. 37343 del 7/3/2017 del Ragioniere Generale dello Stato e consultabile sul portale istituzionale della revisione legale: http://www.revisionelegale.mef.gov.it/opencms/opencms/Revisione-legale. Nell’arco del triennio, i revisori maturano i crediti utili ai fini dell’assolvimento degli obblighi della formazione continua soltanto in relazione ad argomenti e temi che non abbiano già costituito oggetto di programmi, corsi, altri eventi o corsi telematici. In altre parole, la partecipazione, nell’arco dello stesso triennio, a identico corso per due o più volte oppure a due o più corsi riguardanti il medesimo argomento consente al revisore legale di maturare i corrispondenti crediti soltanto una volta. Ad esempio, il revisore non acquisirebbe ulteriori crediti ripetendo la partecipazione, nel 2018, a un medesimo corso già frequentato nel 2017; lo stesso principio vale in relazione, ad esempio, a due corsi riguardanti entrambi il medesimo principio professionale di revisione. Contatti per richiesta di informazioni e chiarimenti I chiarimenti e gli aggiornamenti in merito allo stato di avanzamento delle richieste di accreditamento, nonché le altre informazioni relative alla formazione continua potranno essere richieste tramite l’indirizzo rgs.formazione.revisori@mef.gov.it. ****** 7) Redditometro destinato a scomparire? Il redditometro perde appeal, perché è un tipo di accertamento più lungo e che richiede un doppio contraddittorio. Con il paradosso che le garanzie poste a tutela del contribuente ne hanno frenato l’utilizzo. Come ha precisato la Corte dei conti, nell’ultima relazione sul rendiconto generale dello Stato, il redditometro, di fatto, non esiste più o quanto meno non è più centrale. Cadono, quindi, tutte quelle aspettative di gettito con cui era nata la versione “2.0” di questo strumento di accertamento. Voleva essere una sorta di arma definitiva per stanare chi nasconde all’Erario molti più redditi di quanti non disponga. È finito, invece, ad assumere un “carattere sempre più marginale nella complessiva strategia di contrasto dell’evasione fiscale”. ****** 8) Trasmissione dati fattura al Fisco dal 10 luglio 2017 Dal 10 luglio é possibile trasmettere i dati delle fatture emesse/ricevute anche per più clienti/fornitori, secondo le specifiche tecniche pubblicate il 28/03/2017. Le funzionalità ‘Fatturazione’, ‘Dati Fatture e Comunicazioni IVA’ e ‘Consultazione-Monitoraggio dei file trasmessi’ vemgono disattivate dalle 8:00 alle 16:00 del 10/07/2017 per manutenzione. Documentazione tecnica per la trasmissione dei dati delle fatture (d.lgs. 127/2015, art. 1 e D.L. 78/2010, art. 21) valida dal 10 luglio 2017 Sito internet dell’Agenzia delle entrate è stata resa disponibile la seguente comunicazione: - Specifiche tecniche e regole per la compilazione della comunicazione - Specifiche tecniche e regole per la compilazione dei dati delle fatture - Aggiornato il 20 giugno 2017 come specificato nel documento "Variazioni alle specifiche tecniche fatture e corrispettivi" - Modalità di consultazione dei dati - Modalità di trasmissione dati - Provvedimento del 27 marzo 2017 - Definizione delle informazioni da trasmettere e delle modalità per la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute e dei dati delle liquidazioni periodiche IVA di cui agli articoli 21 e 21-bis del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 e modifica dei termini per la trasmissione dei dati delle fatture stabiliti dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 ottobre 2016. ******* 9) L’Agenzia delle entrate cambia il servizio web mail L’Agenzia delle Entrate ha reso noto che dal 30 giugno 2017 il servizio web mail ha cambiato veste ed entra nei servizi online con registrazione. Per garantire al singolo cittadino una migliore fruibilità del servizio, la web mail sarà disponibile nel canale Fisconline, per i contribuenti che non si avvalgono dell’assistenza di un intermediario e in Entratel, per alcune categorie di utenti. Per inviare una web mail sarà quindi necessario registrarsi ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate. Registrarsi ai servizi telematici è facile e consente di utilizzare servizi come la Dichiarazione precompilata, la Registrazione on line dei contratti di locazione, l’accesso al canale di assistenza Civis e molto altro. Con particolare riferimento alla categoria dei soggetti Entratel, si precisa che, gli utenti di seguito elencati possono utilizzare il servizio esclusivamente per sé stessi: - Soggetto (persona fisica) con un numero di dipendenti superiore a 50 (G40); - Soggetto (persona fisica) con un numero di dipendenti inferiore a 50 ma che ha corrisposto compensi nel periodo di imposta ad almeno 50 percipienti (G60); - Soggetto (persona fisica) che presenta la dichiarazione dei sostituti di imposta in relazione a più di 20 soggetti (G91); - Società con capitale sociale superiore a 5 miliardi (G10); - Ente con patrimonio netto superiore a 5 miliardi (G20); - Società o ente che trasmette dichiarazioni di soggetti del gruppo di appartenenza (art. 43-ter, quarto comma, D.P.R. 29 settembre 1973, n.602), cui partecipa almeno una società o ente tenuto a presentare la dichiarazione dei sostituti d'imposta (G30); - Soggetto (non persona fisica) con un numero di dipendenti superiore a 50 (G50); - Soggetto (non persona fisica) con un numero di dipendenti inferiore a 50 ma che ha corrisposto compensi nel periodo di imposta ad almeno 50 percipienti (G70); - Soggetto (non persona fisica) che presenta la dichiarazione dei sostituti di imposta in relazione a più di 20 soggetti (G90). ****** 10) Acquisto delle “azioni proprie”: non si colloca più la specifica riserva tra le poste del patrimonio netto Acquisto delle “azioni proprie”: Dal 1 gennaio 2016 non è più richiesta la costituzione di una specifica. Lo precisa la Fondazione “Giorgio Di Giuliomaria”, nella nota operativa n. 6 del 7 luglio 2017, incentrata sulla disciplina delle azioni proprie nel bilancio d’esercizio. Il D.Lgs 139/2015, di recepimento della Direttiva 34/2013/UE, ha apportato una serie di modifiche al Libro V del Codice civile tra cui quella dell’art. 2357-ter riguardante l’acquisto delle azioni proprie delle società. Il nuovo articolo 2357-ter, nel comma 3 recita: “L’acquisto di azioni proprie comporta una riduzione del patrimonio netto di eguale importo, tramite l’iscrizione nel passivo del bilancio di una specifica voce, con segno negativo”. A seguito delle suddetta novità è stato aggiunto nell’art. 2424-bis del Codice civile un comma 7 che recita: “l’acquisto di azioni proprie comporta una riduzione del patrimonio netto di eguale importo, tramite l’iscrizione del passivo di una specifica voce, con segno negativo”. Per quanto sopra, gli acquisti dei certificati azionari da parte delle società che li hanno emessi e che redigono il bilancio in conformità alle norme del Codice civile non potranno più essere rappresentati come forme di investimento. Ciò comporta che dal 1 gennaio 2016 non è più richiesta la costituzione di una specifica riserva tra le poste del patrimonio netto a fronte dell’acquisto delle “azioni proprie” iscritte nell’Attivo dello stato patrimoniale, ma l’iscrizione, con segno negativo, tra le voci del Patrimonio netto (Voce X) della società, di una riserva denominata “Riserva negativa per acquisto di azioni proprie in portafoglio”. Il Principio contabile OIC 28 ha integrato quanto previsto dal Codice civile con delle precisazioni riguardanti i casi di annullamento di azioni proprie e le alienazioni. *** 11) Cndcec: approvata bozza per il riconoscimento dei commercialisti specialisti Nei giorni scorsi il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha approvato una bozza di disposizioni che dovrebbero poi confluire nell’ordinamento professionale (Dlgs n. 139/2005), con il quale si vuole istituire la figura del “commercialista specialista”. Il testo dovrà essere, prima, approvato dal Ministero della Giustizia e, poi, sarà inviato al Parlamento per l'approvazione definitiva. E’ nelle intenzioni del Cndcec, fare approvare in via definitiva le modifiche entro il 2017, cosicché la nuova disciplina possa poi applicarsi ai professionisti che stanno già frequentando le scuole di alta formazione e, di conseguenza, acquisire il titolo di commercialista specialista. La normativa sulle specializzazioni dei commercialisti è analoga a quella degli avvocati, anche se presenta alcune correzioni dopo la bocciatura del regolamento sulle specializzazioni forensi da parte del Consiglio di Stato, che criticava in particolare i criteri di scelta delle aree di specializzazione. Vincenzo D’Andò