Le segnalazioni di operazioni sospette con la nuova disciplina antiriciclaggio – Diario quotidiano del 6 luglio 2017

Pubblicato il 6 luglio 2017



1) Quando è legittimo il raddoppio dei termini
2) Accertamento fiscale: il valore presuntivo sui prelevamenti bancari
3) Quale valore attribuire alla “contabilità in nero”
4) Nuova disciplina antiriciclaggio: confermate le segnalazioni di operazioni sospette
5) Passaggio da Equitalia in Agenzia Entrate-Riscossione: cartelle contestabili?
6) Contrasto l’evasione fiscale internazionale: scambio automatico di informazioni
7) Omissione/tardiva presentazione denuncie obbligatorie contributive: regime sanzionatorio
8) Accertamenti enti non commerciali: da luglio scatta la notifica via PEC
9) Comunicazione dati fatture al Fisco: ecco gli ulteriori chiarimenti
10) Locazioni brevi: istituito codice tributo per versare la ritenuta sui canoni
diario-quotidiano-articoli-81) Quando è legittimo il raddoppio dei termini 2) Accertamento fiscale: il valore presuntivo sui prelevamenti bancari 3) Quale valore attribuire alla “contabilità in nero” 4) Nuova disciplina antiriciclaggio: confermate le segnalazioni di operazioni sospette 5) Passaggio da Equitalia in Agenzia Entrate-Riscossione: cartelle contestabili? 6) Contrasto l’evasione fiscale internazionale:provvedimento Entrate sullo scambio automatico di informazioni 7) Omissione/tardiva presentazione denuncie obbligatorie contributive: chiarimenti sul regime sanzionatorio 8) Accertamenti enti non commerciali: da luglio scatta la notifica via PEC 9) Comunicazione dati fatture al Fisco: ecco gli ulteriori chiarimenti 10) Locazioni brevi: istituito codice tributo per versare la ritenuta sui canoni

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1) Quando è legittimo il raddoppio dei termini

Il raddoppio dei termini è legittimo solo se la denuncia penale avviene entro i termini ordinari di accertamento.

E’ illegittimo il raddoppio dei termini operato dall'ufficio ove la denuncia, ex art. 331 c.p.p., nei confronti del contribuente, sia avvenuta oltre il temine decadenziale ordinario per l'accertamento. A questa conclusione sono giunti i giudici della CTR di Milano i quali, consapevolmente in controtendenza rispetto all’orientamento della Corte di Cassazione (sent. n. 16728/2016), hanno accolto l’appello proposto dalla società contribuente. Le argomentazioni poggiano innanzitutto sulle novità introdotte dall'art. 1, commi 130, 131 e 132, legge 208/2015 che ha implicitamente abrogato il regime transitorio dell'art. 2, comma 3, del d.lgs. 128/2015 e in base alla considerazione che la sentenza n. 247/2011 della Corte Costituzionale sul tema non è vincolante sia perché di rigetto sia perché intervenuta prima di tali interventi normativi. In conclusione i giudici di appello lombardi ritengono che: “consentire al termine di decorrere ex novo, dopo l’intervenuta decadenza, equivale a sottoporre il contribuente a un procedimento sanzionatorio attivabile sine die, violando il principio della certezza dei rapporti giuridici e l’art. 24 Cost.”.

(Sentenza del 9/6/2017 n. 2581/13 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia)

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2) Accertamento fiscale: il valore presuntivo sui prelevamenti bancari

Valore presuntivo dei prelevamenti bancari ai fini dell’accertamento fiscale.

In tema di imposte sui redditi, la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari non è riferibile ai soli titolari del reddito d'impresa o da lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti. Tuttavia, all’esito della sentenza della Corte Costituzionale n. 228 del 2014, le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, mentre quelle di versamento nei confronti di tutti contribuenti, i quali possono contrastarne l'efficacia dimostrando che le stesse sono già incluse nel reddito soggetto ad imposta o sono irrilevanti” (Cass. n. 1519/2017). La CTR campana, riprendendo tale recente principio enunciato dalla Suprema Corte respinge l’appello del contribuente che aveva presentato ricorso avverso un avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione maggiori compensi professionali derivanti dalla somma dei prelevamenti e dei versamenti risultanti dai conti correnti bancari, escludendo dai suddetti compensi i prelevamenti.

(Sentenza del 6/6/2017 n. 5198/18 - Comm. Trib. Reg. per la Campania)

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3) Quale valore attribuire alla “contabilità in nero” (si veda anche:I compensi in nero possono essere provati dai documenti extracontabili)

 In tema di valenza probatoria della “contabilità in nero”: la cd. “contabilità in nero”, costituita da appunti personali ed informazioni dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei necessari requisiti di gravità, precisione e concordanza, in grado di rendere inattendibili le scritture contabili ufficiali e decretando l’incombenza per il contribuente di fornire la prova contraria (ex multis Cass. 20094/14). Lo dicono i giudici della CTR abruzzese i quali, nel ritenere fondato l’appello dell’Agenzia delle Entrate, precisano anche che le dichiarazioni dei terzi, raccolte dai verificatori, e inserite nel processo verbale di constatazione, sono pienamente utilizzabili quali elementi di prova (Cass. 20032/2011). Nel caso di specie, infatti, la CTP aveva accolto il ricorso del contribuente sostenendo che le motivazioni indicate dall’Ufficio non potessero assurgere a rango di prova.

(Sentenza del 30/5/2017 n. 500/7 - Comm. Trib. Reg. per l'Abruzzo)

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4) Nuova disciplina antiriciclaggio: confermate le segnalazioni di operazioni sospette

Anche con la nuova disciplina antiriciclaggio, l’UIF ha confermato l’obbligo delle segnalazioni di operazioni sospette.

Con un comunicato del 4 luglio 2017, l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia informa del Decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 - Attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE e attuazione del regolamento (UE) n. 2015/847 riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) n. 1781/2006.

Il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 - pubblicato nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 140 del 19 giugno 2017 (di seguito “decreto”) - ha apportato modifiche e integrazioni al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, oltre che al decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109, per recepire nell’ordinamento nazionale la direttiva (UE) 2015/849 del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.

Il decreto è in vigore dal 4 luglio 2017. L’articolo 9 del d.lgs. 90/2017 contiene alcune norme transitorie sull’applicazione della nuova disciplina e delle relative disposizioni di attuazione.

Il decreto conferma e integra le competenze regolamentari dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (UIF) prevedendo che l’Unità emani istruzioni in materia di rilevazione e segnalazione delle operazioni sospette e di invio dei dati aggregati nonché, sentito il Comitato di sicurezza finanziaria (CSF), in materia di comunicazioni oggettive e di informative delle pubbliche amministrazioni. È rimessa alla competenza diretta della UIF l’elaborazione, oltre che degli schemi di comportamenti anomali, anche degli indicatori di anomalia, questi ultimi previa presentazione al CSF.

In relazione a quanto precede, al fine di evitare incertezze interpretative e fornire una linea di orientamento per i soggetti obbligati, si elencano di seguito i provvedimenti concernenti profili di competenza della UIF da considerare ancora efficaci e/o applicabili in via transitoria. I rinvii contenuti in detti provvedimenti a norme abrogate, sostituite o modificate per effetto del decreto devono intendersi effettuati, in quanto compatibili, alle disposizioni del d.lgs. 231/2007 come modificate dal d.lgs. 90/2017.

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A) SEGNALAZIONI DI OPERAZIONI SOSPETTE

Provvedimento del 4 maggio 2011, recante “Istruzioni sui dati e le informazioni da inserire nelle segnalazioni di operazioni sospette”;

Indicatori di anomalia già emanati dalle competenti Autorità, su proposta della UIF:

1. Provvedimento della Banca d’Italia del 30 gennaio 2013

2. Decreto del Ministro dell’Interno del 17 febbraio 2011, come modificato con Decreto del 27 aprile 2012

3. Provvedimento della Banca d’Italia del 24 agosto 2010

4. Decreto del Ministro della Giustizia del 16 aprile 2010

Comunicazioni recanti modelli e schemi di comportamento anomali e, in particolare:

1. Comunicazione UIF del 1° agosto 2016 “Operatività over the counter con società estere di intermediazione mobiliare”;

2. Comunicazione UIF del 18 febbraio 2014 “Operatività con carte di pagamento”;

3. Comunicazione UIF del 2 dicembre 2013 “Operatività connessa con l'anomalo utilizzo di trust”;

4. Comunicazione UIF dell'11 aprile 2013 “Operatività connessa con il settore dei giochi e delle scommesse”;

5. Comunicazione UIF del 23 aprile 2012 “Operatività connessa con le frodi fiscali internazionali e con le frodi nelle fatturazioni”;

6. Comunicazione UIF del 16 marzo 2012 “Operatività connessa con il rischio di frodi nell’attività di factoring”;

7. Comunicazione UIF del 9 agosto 2011 “Operatività riconducibile all'usura”;

8. Comunicazione UIF del 17 Gennaio 2011 “Operatività connessa con le frodi nell’attività di leasing”;

9. Comunicazione UIF dell’8 luglio 2010 “Operatività connessa con l'abuso di finanziamenti pubblici”;

10. Comunicazioni della UIF del 15 Febbraio 2010 “Operatività connessa con il rischio di frode sull'IVA intracomunitaria”;

11. Comunicazione UIF del 5 febbraio 2010 “Frodi informatiche”;

12. Comunicazione UIF del 13 ottobre 2009 “Conti dedicati”;

13. Comunicazione UIF del 24 settembre 2009 “Imprese in crisi e usura”.

Comunicazioni con la quali la UIF ha richiamato l’attenzione dei destinatari degli obblighi su determinate operatività a rischio: 1. Prevenzione del finanziamento del terrorismo internazionale del 18 aprile 2016

2. Utilizzo anomalo di valute virtuali del 30 gennaio 2015

3. Utilizzo anomalo di carte di pagamento per prelevamenti di denaro contante del 27 febbraio 2012

B) SEGNALAZIONI ANTIRICICLAGGIO AGGREGATE

Provvedimento del 23 dicembre 2013, recante “Disposizioni per l'invio delle Segnalazioni AntiRiciclaggio Aggregate” e relativi allegati tecnici.

C) ASTENSIONE E OPERAZIONI DI RESTITUZIONE

A partire dall’entrata in vigore del decreto, i soggetti obbligati non sono più tenuti a inviare alla UIF le comunicazioni relative alle operazioni di restituzione (cd. SMAV) di cui ai Provvedimenti emanati dall’Unità il 6 agosto 2013 e il 10 marzo 2014.

L’articolo 42, comma 1, del d.lgs. 231/2007, come modificato dal d.lgs. 90/2017, prevede infatti che, in caso d’impossibilità oggettiva di effettuare l’adeguata verifica della clientela, i soggetti obbligati si astengano dall’instaurare, eseguire ovvero proseguire il rapporto, la prestazione professionale e le operazioni con il cliente, senza riproporre la disciplina della restituzione al medesimo delle disponibilità di relativa spettanza prima contenuta nell’articolo 23, comma 1-bis, del d.lgs. 231/2007.

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5) Passaggio da Equitalia in Agenzia Entrate-Riscossione: cartelle contestabili?

L’automatico trasferimento all’Agenzia Entrate-Riscossione di tutto il personale prima in forza presso Equitalia viene definito come anomalo.

In particolare, per il fatto che il nuovo ente viene a fruire di un trasferimento senza concorso pubblico. Il personale è passato, da una struttura privata (Equitalia SpA) ad un ente pubblico senza alcuna verifica delle qualità e dei requisiti. Questo porterebbe a ritenere che vi possano essere questioni di incostituzionalità e per conseguenze all’illegittimità delle successive cartelle di pagamento.

Difatti, sulla base di tali osservazioni, le future cartelle di pagamento verrebbero firmate da personale privo di poteri poiché assunto senza concorso.

Analogo problema si pone sulla legittimità delle firme sulle successive deleghe di incarico agli avvocati di Agenzia Entrate-Riscossione (AER).

Per cui si potrebbe poi rilevare il difetto di una valida procura anche con riferimento a quella firmata dal dirigente di AER se non risulta assunto con un concorso pubblico.

Si potrebbero, quindi, verificare i casi di presentare l’istanza di accesso agli atti amministrativi per conoscere il curriculum vitae di chi firmerà la procura agli avvocati di AER al fine di verificarne i poteri.

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6) Contrasto l’evasione fiscale internazionale: provvedimento Entrate sullo scambio automatico di informazioni

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il 5 luglio 2017 il provvedimento n. 125650/2017 recante disposizioni attuative del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 28 dicembre 2015 di attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 e della direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale.

Modalità e termini di comunicazione delle informazioni

La direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014 nonché gli accordi sottoscritti in applicazione dell’articolo 6 della Convenzione concernente la reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa e i Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico –OCSE del 1988, come modificata dal Protocollo del 2010, ovvero delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, prevedono lo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali secondo uno standard comune di comunicazione al fine di contrastare l’evasione fiscale internazionale.

Al fine di ottemperare agli obblighi di trasmissione dei dati previsti dalla direttiva e dagli accordi, le istituzioni finanziarie italiane tenute alla comunicazione trasmettono all’Agenzia delle entrate i dati su ciascuna persona oggetto di comunicazione e sul relativo conto oggetto di comunicazione, compresi quelli relativi a entità non finanziarie passive controllate da una o più persone oggetto di comunicazione.

Il punto 1 del presente provvedimento individua le categorie dei soggetti che sono tenuti alle comunicazioni e stabilisce nel 18 settembre 2017 la data entro cui detti soggetti sono tenuti all’iscrizione in anagrafe tributaria nella sezione “REI FATCA/CRS” del Registro Elettronico degli Indirizzi (“REI”). Ferme restando le regole generali di individuazione dei soggetti destinatari dell’obbligo di comunicazione al REI di cui al Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 10 maggio 2017 prot. n. 90677, è altresì previsto a fini di semplificazione degli oneri per le istituzioni finanziarie, un popolamento iniziale nella sezione “REI FATCA/CRS”, applicabile ai soggetti obbligati che siano destinatari anche dell’obbligo di comunicazione nella sezione “REI Indagini” –individuati mediante Codice operatore con requisiti uniformi –la cui PEC risulti ivi presente al 18 settembre 2017 e che si siano avvalsi della facoltà di non effettuare una specifica comunicazione per la sezione “REI FATCA/CRS” entro tale termine.

Il punto 2 richiama le disposizioni del decreto ministeriale che stabiliscono l’oggetto della comunicazione all’Agenzia delle entrate. Tra i dati da comunicare occorre comprendere anche il codice fiscale italiano, ove disponibile, di ciascun soggetto interessato dalla comunicazione.

Il punto 3 stabilisce i termini per la comunicazione annuale delle informazioni segnalando la differente tempistica riportata per ciascuna giurisdizione oggetto di comunicazione nell’allegato “C” del Decreto.

Il punto 4 definisce le modalità di comunicazione dei dati correttivi da parte delle Istituzioni finanziarie italiane tenute alla comunicazione all’Agenzia delle entrate.

Il punto 5 definisce le modalità tecniche mediante le quali effettuare le comunicazioni da parte delle Istituzioni finanziarie italiane tenute alla comunicazione all’Agenzia delle entrate.

Il punto 7 stabilisce le modalità di trattamento dei dati ricevuti da parte dell’Agenzia delle entrate ai fini dello scambio automatico di informazioni, in ottemperanza delle già citate norme di recepimento nazionale della Direttiva comunitaria 2014/107/UE e degli accordi multilaterali (Accordo multilaterale tra autorità competenti firmato a Berlino il 29 ottobre 2014) e bilaterali conclusi dall’Italia in materia di scambio automatico di informazioni finanziarie ai fini fiscali.

(Agenzia delle entrate, provvedimento 125650 del 4 luglio 2017)

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7) Omissione/tardiva presentazione denuncie obbligatorie contributive: chiarimenti sul regime sanzionatorio

L’omissione, l’infedeltà delle denunce obbligatorie e la loro tardiva presentazione configurano la fattispecie dell’evasione di cui all’art.116, c.8, lettera b), della legge 23 dicembre 2000, n. 388

Lo precisa l’INPS, con la circolare n. 106 del 5 luglio 2017, tesa a chiarire il regime sanzionatorio art. 116, commi 8 e 9, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

Il regime sanzionatorio applicabile alle ipotesi di versamento di contributi o premi dovuti alle Gestioni previdenziali ed assistenziali che sia stato omesso ovvero effettuato in ritardo o in misura inferiore a quella dovuta è regolato, a decorrere dal 1° ottobre 2000, dall’art. 116, commi 8 e 9, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

La previsione normativa distingue, in via principale, tra le ipotesi di omissione - comma 8, lettera a) - e di evasione - comma 8, lettera b) - che risultano meno gravose rispetto al regime pregresso.

La qualificazione della fattispecie dell’evasione, come definita dalla legge n. 388/2000, ha prodotto nel tempo un contenzioso amministrativo e giudiziale che ha dato luogo a ripetute pronunce del Giudice di legittimità spesso di tenore contrastante.

In tale contesto si inserisce la circolare dell’Istituto n. 66 del 5 giugno 2008 che, pur avendo dettato dei criteri volti a delimitare l’ipotesi dell’evasione di cui alla lettera b), del comma 8, rispetto a quella dell’omissione contenuta nella lettera a) dello stesso comma dell’art. 116 sopra citato, ha ribadito che la caratterizzazione della fattispecie dell’evasione, come delineata dal legislatore, resta ancorata, da una parte, all’elemento psicologico consistente nell’intenzione specifica di non versare i contributi o premi (profilo soggettivo) e, da un’altra, all’occultamento del rapporto di lavoro ovvero delle retribuzioni erogate (profilo oggettivo).

Fermo restando il dettato della norma che alla lettera b) del comma 8 qualifica il regime dell’evasione in presenza di registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, con la predetta circolare l’Istituto ha inteso individuare al punto 2. gli elementi sulla cui base poteva essere valutata la ricorrenza dei profili soggettivi e oggettivi sopra richiamati.

Con particolare riguardo agli effetti dell’omessa presentazione delle denunce mensili e/o periodiche ai fini della definizione della misura sanzionatoria da applicare, alla sentenza della Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 28966 del 27 dicembre 2011, con la quale il Giudice di legittimità ha operato una puntuale ricostruzione del quadro normativo definito dalla legge n. 388/2000, ha fatto seguito il formarsi di un conforme orientamento giurisprudenziale in base al quale risulta che tale fattispecie continua a restare assoggettata all’applicazione delle sanzioni civili nella misura dell’evasione.

La richiamata sentenza, ripercorrendo gli orientamenti formatisi sulla materia in seno alla Corte, è pervenuta, in via definitiva, all’individuazione dei contenuti sia della fattispecie dell’omissione che di quella, che qui interessa, dell’evasione effettuando anche un raffronto tra le disposizioni di cui alla legge 23 dicembre 1996, n. 662 e quelle previste nella legge 23 dicembre 2000, n. 388.

Quadro normativo

Al fine di offrire una completa ricostruzione del quadro normativo in cui si inseriscono le presenti indicazioni, si provvede a riepilogare le diposizioni che regolano la materia.

La disciplina del regime sanzionatorio contenuta al comma 8 dell’art. 116 della legge n. 388/2000 è diretta a definire, alle lettere a) e b), gli effetti collegati al comportamento dei soggetti che, in relazione alla specifica normativa che regola l’adempimento alle Gestioni previdenziali e assistenziali dell’Istituto, non provvedono, mensilmente o periodicamente, ovvero provvedono in misura inferiore a quella dovuta per legge, al pagamento dei contributi.

Appare opportuno precisare che le ipotesi di cui alle lettere a) e b) trovano applicazione, in via generale, nei confronti sia dei soggetti che rivestono la qualifica di datori di lavoro e/o committenti che dei lavoratori autonomi in relazione alla diversa tipologia degli adempimenti previsti per ciascuna Gestione previdenziale.

In conformità di quanto stabilito alla lettera a) della norma in esame, costituisce principio consolidato la circostanza che il mancato o ritardato pagamento dei contributi, in presenza di tutte le denunce e registrazioni obbligatorie necessarie, integra la fattispecie dell’omissione contributiva.

Diversamente, ai fini dell’individuazione dell’ipotesi di maggiore gravità del comportamento omissivo del soggetto che determina l’applicazione della disciplina di cui alla lettera b) del comma 8 del medesimo art. 116, la disposizione, nel ribadire la connessione dell’evasione ai casi di “registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero”, già previsti nella previgente disciplina della legge n. 662/1996, precisa che la medesima connessione si riferisce al “(…) caso in cui il datore di lavoro, con l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate (…)”.

Pertanto, secondo tale previsione, ricorrendo il predetto collegamento, si configura l’ipotesi dell’evasione laddove vi sia occultamento di rapporti di lavoro ovvero di retribuzioni erogate e l’occultamento sia attuato con l’intenzione specifica di non versare i contributi o i premi, ossia con un comportamento volontariamente indirizzato a tale scopo.

Casi di evasione contributiva

La citata sentenza n. 28966 del 27 dicembre 2011 è intervenuta a chiarire, ripercorrendo la lettura effettuata dai Giudici di legittimità nel corso del decennio successivo alla data di entrata in vigore del nuovo regime sanzionatorio, gli elementi che concorrono a definire l’ipotesi dell’evasione.

Con specifico riferimento all’elemento oggettivo dell’occultamento, la Corte ha precisato che tale termine non solo indica l’assoluta mancanza “di qualsivoglia elemento documentale che renda possibile l’eventuale accertamento della posizione lavorativa o delle retribuzioni” ma ricorre anche nell’ipotesi di denuncia obbligatoria all’Ente previdenziale che risulti non presentata, incompleta o non conforme al vero.

Dalla lettera della norma, infatti, “in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero”, l’utilizzo della disgiuntiva “o” fra registrazioni e denunce obbligatorie fa emergere la volontà del legislatore di volere connettere all’una o all’altra tipologia di adempimento la configurazione dell’evasione.

Da ciò discende che anche l’omissione, l’infedeltà e la tardiva presentazione delle denunce obbligatorie configura un’ipotesi di evasione.

Il mancato invio (occultamento) all’Istituto previdenziale delle denunce mensili, adempimento funzionalmente diretto a consentire a quest’ultimo la conoscenza mensile o periodica del proprio credito contributivo, impedisce in concreto di disporre degli elementi idonei a definire l’obbligo dell’imposizione.

Dal predetto nesso funzionale tra denunce obbligatorie e pagamento dei contributi dovuti deriva, secondo la richiamata sentenza, che l’omessa o infedele denuncia integra un comportamento sintomatico della volontà di occultare i rapporti e le retribuzioni nel quale è possibile individuare il requisito di carattere soggettivo, rappresentato dall’elemento psicologico dell’intenzionalità previsto dalla norma, necessario a ricondurre la fattispecie nell’alveo dell’evasione.

Ciò infatti lascia presumere l’esistenza di una specifica volontà del soggetto che ha posto in essere il comportamento omissivo diretta ad evitare possibili accertamenti o riscontri in assenza dei quali si consentirebbe al contribuente, in concreto, di sottrarsi al versamento di quanto dovuto ovvero di adempiere in misura inferiore.

L’elemento psicologico introdotto dall’art. 116, comma 8, lettera b), può pertanto influire sulla valutazione del comportamento omissivo riportando lo stesso nell’alveo dell’ipotesi meno grave di cui alla lettera a) del medesimo articolo qualora il soggetto inadempiente sia in grado di provare la sua buona fede e quindi la mancanza dell’intento fraudolento.

Le Sezioni Unite della Suprema Corte, nella sentenza n. 28966/2011, hanno affermato che la predetta prova non può tuttavia ritenersi assolta per effetto dell’avvenuta corretta annotazione, sui libri obbligatori, dei dati omessi o infedelmente riportati nelle denunce. In tale ipotesi, l’accertamento della sussistenza delle circostanze, ove eccepite, idonee a superare la suddetta presunzione dell’intento fraudolento, spetterà al giudice di merito in quanto presunzione non assoluta. Pertanto, l’onere probatorio è posto a carico del soggetto inadempiente.

Più in dettaglio, in ordine all’atteggiarsi dell’intento fraudolento, determinante alla stregua della disciplina in oggetto per la configurabilità dell’evasione, successiva giurisprudenza di legittimità ha affermato testualmente che “l’omessa o infedele denuncia fa presumere l’esistenza della volontà datoriale di occultare i dati allo specifico fine di non versare i contributi o i premi dovuti, salvo prova contraria del soggetto obbligato”.

In termini pratici, l’ormai consolidata giurisprudenza della Suprema Corte si è espressa nel senso di ritenere che nelle ipotesi di omessa o infedele denuncia si è sempre in presenza di una fattispecie di evasione, tranne nel caso in cui il datore di lavoro fornisca una prova idonea ad escludere l’intento fraudolento, con conseguente venire ad esistenza della diversa e più tenue fattispecie dell’omissione.

Ne consegue che spetta al giudice di merito “la verifica della sussistenza o meno dell’intento fraudolento” che “costituisce un tipico accertamento di fatto (…) censurabile nei limiti del vizio di motivazione di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5”.

Resta posto a carico del datore di lavoro inadempiente pertanto l’onere di provare l’assenza dell’intento fraudolento e, quindi, la propria buona fede attraverso la produzione di documenti o circostanze dimostrative dell’assenza del fine fraudolento “perché ad esempio gli inadempimenti sono derivati da mera negligenza o da altre circostanze contingenti”.

Infatti, il mancato inserimento nelle denunce obbligatorie di dati di cui il datore di lavoro o il lavoratore autonomo è a conoscenza - in quanto già altrimenti registrati - rende in ogni caso evidente, fatto salvo diverso accertamento in giudizio, un comportamento sotteso univocamente alla predetta finalità.

Alla stessa stregua, la fattispecie dell’evasione ricorre anche nel caso di tardiva denuncia della situazione debitoria intervenuta oltre il prescritto termine legale. Tale ipotesi, infatti, occorre ricordare, era già stata in precedenza considerata dalla giurisprudenza quale evasione contributiva e non già semplice omissione contributiva.

Resta ferma l’applicazione della misura dell’omissione alle differenze contributive derivanti da operazioni di conguaglio, effettuate in una denuncia correttamente compilata e presentata, per sgravi o agevolazioni contributive successivamente rivelatisi indebiti.

Denunce effettuate spontaneamente (art. 116, comma 8, lettera b, II capoverso)

Il legislatore ha ricondotto l’ipotesi dell’evasione di cui alla lettera b), comma 8, dell’art. 116 della legge 388/2000 alla sussistenza dell’intenzionalità del comportamento omissivo del soggetto diretto ad omettere registrazioni ovvero denunce obbligatorie o a presentare denunce obbligatorie non conformi al vero.

Il 2° capoverso della medesima norma, introducendo una forma di ravvedimento operoso, stabilisce che le sanzioni civili previste per l’evasione sono ricondotte alla stessa misura prevista per l’ipotesi di omissione qualora:

- la denuncia della situazione debitoria sia effettuata spontaneamente entro 12 mesi dal termine previsto per il pagamento della contribuzione;

- la denuncia sia effettuata prima di ogni possibile contestazione da parte dell’Inps;

- il pagamento sia effettuato entro 30 giorni dalla presentazione della denuncia.

Appare evidente che le due ipotesi disciplinate nell’ambito della lettera b) in esame impongono una lettura coordinata dell’intera previsione.

Infatti, il ravvedimento operoso previsto dall’ultima parte della lett. b) presuppone una denuncia mensile tardiva, la cui mancanza appartiene quindi all’ipotesi di evasione.

Pertanto, ove il comportamento di ravvedimento del soggetto obbligato sia attuato spontaneamente e prima di contestazioni o richieste da parte dell’Istituto entro 12 mesi dalla data di scadenza legale dell’adempimento omesso, e sempre che il pagamento della contribuzione denunciata sia effettuato nei successivi 30 giorni dalla presentazione, le sanzioni civili saranno dovute nella misura prevista dall’art. 116, comma 8, lettera a).

(INPS, circolare n. 106 del 5 luglio 2017)

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8) Accertamenti enti non commerciali: da luglio scatta la notifica via PEC

Avvisi di accertamento: dal 1° luglio 2017 è possibile la notifica via PEC anche per enti non commerciali e associazioni.

L’art. 7-quater del D.L. n. 193/2016, recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili” (c.d. Decreto fiscale), convertito dalla L. n. 225/2016, prevede che a partire dal 1° luglio 2017 la notifica da parte dell’Agenzia delle Entrate degli avvisi di accertamento e degli altri atti che per legge devono essere notificati a imprese e professionisti iscritti in Albi o Elenchi può essere effettuata direttamente dal competente ufficio all’indirizzo PEC risultante dall’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC).

Gli enti non profit iscritti al REA (Camera di Commercio) sono già possesso di indirizzo PEC, da cui l’Amministrazione finanziaria attinge i dati.

Viceversa, le persone fisiche (compresi i non residenti iscritti all'AIRE, ovvero i soggetti stranieri non residenti), le associazioni, i condomini e gli enti non commerciali, svolgenti solo attività istituzionali, occorre che comunichino il proprio indirizzo PEC o quello di un soggetto delegato, utilizzando il modello approvato dall'Agenzia delle Entrate con il provvedimento del 3 marzo 2017, Prot. 44027/2017, recante “Approvazione del modello e delle relative istruzioni per comunicare i dati relativi all’indirizzo di posta elettronica certificata per la notifica degli atti, ai sensi dell’articolo 60, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600”.

Lo precisa una nota di Tuttocamere.it diffusa in questi giorni.

Comunicazione dell’indirizzo pec per le notifiche

Sulla base del provvedimento direttoriale 28 giugno 2017, dal 1° luglio 2017 l’Agenzia delle Entrate può notificare, ai soggetti obbligati ad avere un indirizzo pec registrato presso l’INI-PEC, gli avvisi di accertamento e gli altri atti che devono essere comunicati al contribuente, mediante pec.

Le persone fisiche non obbligate ad avere un indirizzo risultante all’INI-PEC, possono comunicare all’Agenzia delle Entrate un indirizzo pec presso cui ricevere le notifiche secondo questa modalità; l’indirizzo è utilizzabile anche per la notifica delle cartelle di pagamento e degli altri atti da parte dell’AER. La comunicazione va fatta in via telematica utilizzando il software disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Se il richiedente è titolare di un indirizzo risultante all’INI-PEC, quello così comunicato, ovviamente se diverso, non è utilizzabile.

La notifica è effettuata secondo quanto previsto per quella agli indirizzi INI-PEC ma, in caso di casella pec satura al momento della notifica dell'atto e anche al secondo tentativo effettuato, oppure risulti non valida o non attiva già al primo tentativo, l’Agenzia delle Entrate procede alla notifica con le modalità ordinarie (tramite spedizione diretta o tramite.

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9) Comunicazione dati fatture al Fisco: ecco gli ulteriori chiarimenti

Come deve essere compilata la comunicazione in caso di fatture “cointestate”? È possibile integrare e rettificare la comunicazione dei “dati fattura” oltre il quindicesimo giorno dal termine di adempimento?

Sollecitata dai quesiti formulati da commercialisti ed esperti contabili, l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 87/E del 5 luglio 2017 ha fornito nuove indicazioni operative sulla trasmissione telematica delle informazioni

L’Amministrazione finanziaria é tornata a occuparsi di trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute (articolo 1, comma 3, Dlgs 127/2015 e articolo 21, Dl 78/2010).

Come è noto, l’Agenzia aveva già provveduto a fornire le prime precisazioni con la circolare n. 1/E dello scorso 7 febbraio, di cui la risoluzione odierna rappresenta un’integrazione.

Integrazione e rettifica della comunicazione

L’Agenzia conferma che è possibile inviare una comunicazione “dati fattura”, integrativa o rettificativa di una comunicazione già trasmessa, anche oltre il quindicesimo giorno dal termine di adempimento. In questo caso, si applicano le disposizioni in materia di ravvedimento (articolo 13, Dlgs 472/1997).

Invio comunicazione per “competenza”

La comunicazione dei dati delle “fatture emesse” deve contenere le informazioni riferite alle fatture aventi data coerente con il periodo di riferimento. Ad esempio, la comunicazione relativa al primo semestre 2017 deve contenere le informazioni relative alle fatture emesse dal 1° gennaio al 30 giugno 2017.

In relazione ai dati delle “fatture ricevute”, invece, la “competenza” deve essere riferita al valore della data di registrazione.

Fatture emesse da autotrasportatori

Nel caso in cui un autotrasportatore si avvalga della facoltà di differire la registrazione delle fatture al trimestre successivo a quello di emissione, i dati devono essere comunicati con riferimento al trimestre in cui le fatture vengono registrate. Bollette doganali

Con specifico riferimento alla comunicazione delle bollette doganali, nel corso del primo periodo di applicazione della nuova disciplina, è emerso che alcuni software contabili non consentono l’inserimento delle informazioni nei campi “Identificativo Paese” e “Identificativo Fiscale” del cedente/prestatore extracomunitario. A fronte di questa situazione, l’Agenzia, dopo aver ricordato che, anche per le bollette doganali, la compilazione di tali campi è in ogni caso obbligatoria e non facoltativa, precisa che, in attesa dell’adattamento dei software (e solo con riferimento alle comunicazioni del periodo d’imposta 2017) è possibile valorizzare, all’interno della sezione <CedentePrestatoreDTR>, il campo <IdFiscaleIVA>\<IdPaese> con la stringa “OO” e il campo <IdFiscaleIVA>\<IdCodice> con una sequenza di undici “9”.

Variazione dati anagrafici del mittente, dei clienti e dei fornitori

All’atto della trasmissione telematica dei dati, devono essere comunicate le informazioni anagrafiche dei contribuente più aggiornate che si hanno a disposizione e ciò anche se, nel frattempo, le stesse sono cambiate (rispetto a quelle indicate in fattura) e non sono state tempestivamente aggiornate: situazione, questa, che ben si può verificare nella pratica, trattandosi di una comunicazione trimestrale, a regime, e semestrale, per il 2017.

Fatture acquisto fuori campo Iva

La fatture di acquisto fuori campo Iva, se registrate (quindi, ed ovviamente, non è obbligatorio l’inserimento di tali documenti che fuoriescono dalla sfera Iva), devono essere trasmesse con codice natura “N2”.

Corretta valorizzazione dell’informazione “Tipo documento”

Nel caso in cui la stessa fattura contenga dati riferiti sia a cessioni di beni sia a prestazioni di servizi, il campo “Tipo Documento” deve essere valorizzato utilizzando un criterio di “prevalenza” legato all’importo delle cessioni e delle prestazioni. Pertanto, se il valore delle cessioni di beni è maggiore di quello delle prestazioni di servizi, si deve utilizzare il valore “TD10 - Fattura per acquisto intracomunitario beni” e viceversa.

In relazione alla comunicazione delle “note di credito” riferite ad acquisti intracomunitari, va utilizzato il valore “TD04”.

Fatture “cointestate”

A fronte del dubbio emerso nella pratica circa la compilazione della comunicazione in caso di fatture “cointestate”, l’Agenzia ritiene non plausibile l’emissione di una fattura “cointestata” verso cessionario/committente soggetto passivo Iva (B2B).

Invece, nel caso di una fattura emessa nei confronti di un cessionario/committente non soggetto passivo (B2C), la compilazione della sezione “Identificativi Fiscali” andrà effettuata riportando i dati di uno solo dei soggetti.

Operazioni di esportazione in regime del margine

Le esportazioni effettuate da un contribuente che opera in regime del margine devono essere riportate con natura “N3”.

Comunicazione dati delle fatture di acquisto/vendita intracomunitari Con riferimento agli acquisti intracomunitari non imponibili o esenti (articolo 42, Dl 331/1993), occorre riportare la natura “N3”, nel caso di operazione non imponibile, e la natura “N4”, nel caso di operazione esente.

Codice Natura” da utilizzare per acquisti da contribuenti in regime agevolato I dati delle fatture ricevute dai contribuenti che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (articolo 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011) e del regime forfettario (articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2014) vanno compilati indicando il codice natura “N2”.

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10) Locazioni brevi: istituito codice tributo per versare la ritenuta sui canoni

Nuovo regime fiscale delle locazioni brevi. Disponibile il codice tributo per il versamento delle ritenute.

Pronto il codice tributo (1919) da utilizzare, con la delega di pagamento F24, per il versamento delle ritenute relative ai contratti di locazione breve, da parte dei soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online. Le nuove disposizioni in tema di locazioni brevi si applicano ai contratti stipulati dal 1° giugno 2017. Il codice tributo per effettuare il pagamento è stato istituito dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 88/E del 5 luglio 2017.

È il primo passo verso la concretizzazione di quanto previsto dalla “manovra correttiva” in merito alla disciplina fiscale dei contratti a uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni

Gli intermediari e i gestori di portali telematici, trait d’union tra persone in cerca di un immobile da affittare e altre che dispongono di unità immobiliari da locare, tenuti a effettuare la ritenuta del 21% sui corrispettivi relativi ai contratti conclusi con il loro intervento, trovano il codice tributo per versarla. È il “1919”, istituito con la risoluzione 88/E del 5 luglio 2017. Comincia così l’iter per l’attuazione di quanto previsto dall’articolo 4 del Dl 50/2017, in materia di locazioni brevi, cioè “i contratti di locazione di immobili a uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell'esercizio di attività d'impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online”: gli affitti turistici.

In sintesi, la norma, ai commi 2 e 5, prevede che i soggetti destinatari (residenti e non residenti, questi ultimi tramite la stabile organizzazione o il rappresentante fiscale in Italia), nel caso in cui incassino i canoni o i corrispettivi pattuiti nei contratti d’affitto, di sublocazione o di comodato, agiscano come sostituti d’imposta ed effettuino la stessa ritenuta della cedolare secca, vale a dire il 21% dell’ammontare del canone o del corrispettivo, al momento del pagamento al beneficiario. Tale ritenuta va poi versata all’erario tramite F24. Se non è stata esercitata l’opzione per l’applicazione del regime della cedolare secca, la ritenuta si considera operata a titolo di acconto.

Ciò detto, ecco il codice tributo, con la relativa specifica, che gli intermediari dovranno riportare nel modello di pagamento unificato: “1919” (“Ritenuta operata all’atto del pagamento al beneficiario di canoni o corrispettivi, relativi ai contratti di locazione breve - articolo 4, comma 5, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50”).

Nell’F24 trova posto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, evidenziando negli appositi campi il mese e l’anno di riferimento.

Nell’ipotesi in cui la ritenuta sia versata dal rappresentante fiscale di un operatore estero, va presa in considerazione la sezione “Contribuente”. In tal caso, diventa necessario indicare il codice fiscale del rappresentato, intestatario della delega, mentre il campo “Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare” accoglie quello del rappresentante, intestatario del conto di addebito, insieme al codice “72” (da riportare nello spazio “codice identificativo”).

Inoltre, se si versa più del dovuto, è possibile recuperare in compensazione l’eccedenza dai successivi pagamenti relativi allo stesso anno con il codice tributo “1628(risoluzione 13/2015). Va, invece, utilizzato il “6782(risoluzione 9/2005) in caso di compensazione da versamenti dell’anno seguente.

Vincenzo D’Andò