Il ravvedimento delle comunicazioni periodiche IVA

di Massimo Pipino

Pubblicato il 7 luglio 2017



è possibile il ravvedimento delle comunicazioni periodiche IVA? La risposta al dubbio appare affermativa. In questo articolo proponiamo una rapida disamina delle sanzioni per l’infedele, incompleto od omesso rispetto dell’adempimento, e della convenienza del ravvedimento operoso

Commercialista_Telematico_Post_1200x628px_QuestitiRapida disamina delle sanzioni per l’infedele, incompleto od omesso rispetto dell’adempimento consistente nella comunicazione periodica delle liquidazioni IVA. In questo caso è possibile applicare l’istituto del ravvedimento operoso? La risposta è affermativa: ecco una piccola guida al ravvedimento delle comunicazioni periodiche IVA.

L’invio delle comunicazioni periodiche delle liquidazioni IVA, previsto dall’articolo 21-bis, del Decreto Legge n. 78/2010, introdotto dall’articolo 4, del Decreto Legge 22 ottobre 2016 n. 193, convertito con Legge n. 1 dicembre 2016, n. 225, recante: “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili”, è stato reso obbligatorio per tutti i contribuenti titolari di partita IVA prevedendo l’obbligo dell’invio con gli stessi termini e modalità che vengono previste per la “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute”. Per il solo anno 2017 l’articolo 4, comma 4, del Decreto Legge n. 193/2016 ha stabilito, per il primo semestre, l’invio della sola “Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute” di cui all’articolo 21, del Decreto Legge n. 78/2010. Da ciò consegue che, per il solo anno 2017, ai fini dell’invio delle “Comunicazioni periodiche delle liquidazioni IVA” restano validi i termini ordinari. Come noto, il primo invio è stato prorogato al 12 giugno scorso con obbligo di presentazione della comunicazione anche nel caso in cui avesse riportato un’eccedenza a credito.

È bene ricordare che per l’infedele, incompleto od omesso rispetto dell’adempimento consistente nella comunicazione periodica delle liquidazioni IVA viene comminata, ai sensi dell’articolo 11, comma 2-ter, del Decreto Legislativo n. 471/1997 (Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'articolo 3, comma 133, lettera q), della legge 23 dicembre 1996, n. 662”) una sanzione amministrativa che può andare da un minimo di euro 500,00 ad un massimo di euro 2.000,00. Tale sanzione viene ridotta del 50% nel caso in cui l’adempimento venga eseguito entro i 15 giorni successivi alla data di scadenza stabilita, ovvero se, nel medesimo termine, viene effettuata la trasmissione “corretta” dei dati. Da quanto sinora esposto in merito alla norma in commento si evince che se il contribuente:

  • non ha presentato la comunicazione nei termini (entro il 12 giugno) ma vi ha provveduto entro il 27 giugno (ossia entro i successivi 15 giorni),

  • oppure, pur avendo presentato la comunicazione nei termini, ha rilevato che alcuni dei dati riportati erano errati, ha provveduto ad inviare nuova comunicazione entro il 27 giugno (ossia entro i successivi 15 giorni).

La sanzione amministrativa che deve essere applicata è quella ridotta, con un minimo pari a 250 euro. La stessa Agenzia delle Entrate con la pubblicazione delle FAQ del 26 maggio 2017 alla “FAQ n. 14” ha provveduto a chiarire che la sostituzione della comunicazione riportante dati errati con quella corretta, dopo la scadenza ordinaria ed entro i 15 giorni successivi, è punita con la sanzione amministrativa da Euro 250 a Euro 1.000, mentre se la correzione viene spedita successivamente (oltre i 15 giorni dalla scadenza) la sanzione amministrativa va da Euro 500 a Euro 2.000. Ovviamente è superfluo sottolineare come la Comunicazione successiva (corretta) sostituisca quelle che erano state trasmesse in precedenza.

Nelle ipotesi di omissione della comunicazione dei dati delle liquidazioni IVA periodiche trova applicazione la sanzione amministrativa ordinaria, con il minimo di euro 500 ad un massimo di euro 2.000. Qualora invece venga trasmessa entro i 15 giorni successivi alla scadenza la sanzione potrà essere ridotta con un minimo di euro 250 ad un massimo di euro 1.000.

L’Agenzia delle Entrate non è ancora intervenuta per chiarire se per le ipotesi di omesso, incompleto o infedele comunicazione e nell’ipotesi di reinvio del modello possa trovare applicazione l’istituto del ravvedimento operoso, previsto dall’articolo 13 del Decreto Legislativo n. 472/97, con il quale viene riconosciuta al contribuente la possibilità di adempiere all’obbligo con ritardo applicando le riduzioni previste dal D.Lgs. medesimo sulle sanzioni suddette, tenendo conto che la comunicazione dei dati delle liquidazioni IVA periodiche non è una dichiarazione annuale o periodica, ma una comunicazione. Nemmeno nelle istruzioni di compilazione del modello si rinviene alcun riferimento alla possibilità di applicazione dell’istituto del ravvedimento.

Qualora l’Agenzia delle Entrate ritenesse di doversi esprimere a favore dell’applicazione dell’istituto del ravvedimento operoso previsto dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/1997, ricordando che trattasi di una comunicazione e non di una dichiarazione annuale o periodica, si provvede ad indicare di seguito le sanzioni graduate secondo il ritardo dell’adempimento.

Sanzione ridotta

Termine regolarizzazione

27,78 euro (1/9 di 250 euro)

entro 15 giorni dalla data dell’omissione o dell’errore

55,56 euro (1/9 di 500 euro)

entro 90 giorni dalla data dell’omissione o dell’errore

62,50 euro (1/8 di 500 euro)

entro un anno dall’omissione o dall’errore

71,43 euro (1/7 di 500 euro)

entro 2 anni dall’omissione o dall’errore

83,33 euro (1/6 di 500 euro)

oltre due anni dall’omissione o dall’errore

100 euro (1/5 di 500 euro)

dopo la constatazione della violazione

Grava sull’Agenzia delle Entrate, una volta che abbia ricevuto la comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA da parte del contribuente, di fornire i dati delle informazioni sulle eventuali “incoerenze” rilevate tra i versamenti dell’imposta effettuati rispetto all’importo che avrebbe dovuto essere versato ed indicato nelle comunicazioni. Tali dati saranno resi disponibili nel “Cassetto fiscale” del contribuente. Tali irregolarità, inoltre, non sono ostative alla possibilità di sanare il mancato versamento mediante l’utilizzo del ravvedimento operoso

In base a quanto è stato chiarito dall’Agenzia con la “FAQ n. 9” non è necessario reinviare la comunicazione a seguito del versamento tardivo, poiché nel quadro VP del modello di comunicazione non vanno indicati versamenti.

Anche per la trasmissione del cosiddetto “nuovo spesometro” relativo ai dati delle fatture emesse e ricevute (e registrate), che dovrà essere effettuato entro il 16 settembre p.v. relativamente ai dati del primo semestre 2017, l’Agenzia delle Entrate dovrà metterà a disposizione del contribuente le risultanze dell’esame necessario per verificare la correttezza di questi dati. Da questa seconda analisi potrà emergere una valutazione sulla coerenza dei dati delle fatture attive e passive con quella derivante dalla Comunicazione delle liquidazioni periodiche. Infatti, a titolo di esempio, potrebbe verificarsi una situazione di incoerenza tra quanto rilevabile nel rigo VP3, “operazioni passive al netto dell’IVA”, con il dato trasmesso e rielaborato derivante dalla comunicazione delle fatture passive ricevute e registrate. A seguito di questa elaborazione, il contribuente verrà informato, con modalità individuate da un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, ed eventualmente potrà fornire i necessari chiarimenti in merito oppure segnalare dati ed elementi valutati in maniera errata.

Infine si rammenta, cosi come chiarito anche nelle FAQ dall’Agenzia delle Entrate, che l’obbligo di invio della comunicazione:

  • non ricorre in assenza di dati da indicare, per il trimestre, nel quadro VP (ad esempio, contribuenti che nel periodo di riferimento non hanno effettuato alcuna operazione, né attiva né passiva);

  • sussiste invece laddove occorra dare evidenza del riporto di un credito proveniente dal trimestre precedente. Pertanto, se dal trimestre precedente non emergono crediti da riportare, in assenza di altri dati da indicare nel quadro VP, il contribuente è esonerato dalla presentazione della Comunicazione.

7 luglio 2017

Massimo Pipino