E’ già possibile inviare lo spesometro analitico del primo semestre 2017 – Diario quotidiano del 25 luglio 2017

Pubblicato il 25 luglio 2017



1) Spesometro analitico: è già possibile inviare al Fisco le fatture emesse e ricevute nel primo semestre 2017
2) Redditometro: tra le prove plausibili, quella dell’esibizione degli estratti conto bancari
3) Proroga versamenti imprese in Gazzetta Ufficiale
4) Definizione agevolata delle liti fiscali pendenti: domande fino al 2 ottobre 2017
5) Non conservare fatture false è concorso di reato
6) Controversie tributarie pendenti, ecco come definirle
7) Il recesso del socio non può essere opposto a terzi, tra cui il Fisco
8) Agenzia Entrate: nuova area riservata agli intermediari
9) Per la Consulta, ricongiunzioni onerose illegittime
10) Stop allo sfruttamento dei Commercialisti, pagamenti entro 60 giorni
diario-quotidiano-articoli-71) Spesometro analitico: è già possibile inviare al Fisco le fatture emesse e ricevute nel primo semestre 2017 2) Redditometro: tra le prove plausibili, quella dell’esibizione degli estratti conto bancari 3) Proroga versamenti imprese in Gazzetta Ufficiale 4) Definizione agevolata delle liti fiscali pendenti: domande fino al 2 ottobre 2017 5) Non conservare fatture false è concorso di reato 6) Controversie tributarie pendenti, ecco come definirle 7) Il recesso del socio non può essere opposto a terzi, tra cui il Fisco 8) Agenzia Entrate: nuova area riservata agli intermediari 9) Per la Consulta, ricongiunzioni onerose illegittime 10) Stop allo sfruttamento dei Commercialisti, pagamenti entro 60 giorni *****

1) Spesometro analitico: è già possibile inviare al Fisco le fatture emesse e ricevute nel 1° semestre 2017

Come è noto, l’art. 4, comma 1, del D.L. n. 193/2016 ha modificato l’art. 21 del D.L. n. 78/2010, sostituendo il cd. “spesometro” con una nuova comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute avente periodicità trimestrale (in realtà per il 2017 è semestrale), anziché annuale.

In particolare, collegandosi al web “fatture e corrispettivi” (scelta: DATI FATTURE), a cui (come è noto) si può accedere con le credenziali di Entratel, anche come intermediari fiscali, e, quindi, procedere a caricare i dati delle fatture per singolo cliente/fornitore. Segue il controllo e quindi l’invio, previo sigillo del singolo file. Il sistema è consequenziale (occorre seguire la procedura, altrimenti non si va avanti), produce il file xml “sigillato”e poi mediante il numero dell’invio (da conservare) produce il file pdf di ricezione.

Attenzione al fatto che per ogni cliente o fornitore si dovranno effettuare singoli invii telematici.

Ad esempio per il consulente che trasmette per il proprio cliente delle fatture emesse nel 1° semestre a 20 soggetti diversi, deve fare 20 invii telematici, tranne che i clienti siano ripetuti e allora, potendosi cumulare con unico caricamento, gli invii diminuiscono.

La procedura consente, preferibilmente a coloro che hanno poche fatture, di trasmettere all’Agenzia delle entrate i documenti già in questi giorni senza dovere aspettare l’aggiornamento della propria software house che magari poi potrebbe arrivare a ridosso della scadenza che, salvo proroghe (chieste dal Cndcec), è fissata per il 18 settembre 2017.

Eppure già questo sistema di invio (gratuito) potrebbe essere migliorato consentendo almeno un solo invio per tutte le fatture emesse del 1° semestre e per quelle ricevute (in particolare, due invii, uno per tutte le fatture emesse nel semestre e il secondo per quelle ricevute nel medesimo periodo, si auspica, pertanto, una modifica mediante il rilascio di un software apposito della Sogei, oppure una modifica nell’area web “Fatture e corrispettivi”,). Poi è notorio che ogni software riesce a catalogare in automatico le rubriche dei clienti e fornitori.

Perche l’ideatore (genio incompreso?) del sistema ricevente “fatture & corrispettivi” non ha pensato almeno a questo (semplificazione “gratuita”) ?.

Contenuto della comunicazione

I dati delle fatture emesse e ricevute dovranno essere inviati in forma analitica secondo le modalità previste con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

In ogni caso, le informazioni minime che dovranno essere trasmesse riguardano:

- i dati identificativi dei soggetti coinvolti nelle operazioni;

- la data e il numero della fattura;

- la base imponibile;

- l’aliquota applicata;

- l’imposta;

- la tipologia di operazione.

Dato relativo alla “natura” dell’operazione

Riguardo alle “Fatture emesse”, il dato “Natura” dell’operazione deve essere inserito solo nel caso in cui il cedente/prestatore non abbia indicato l’imposta in fattura giacché ha inserito, in luogo della stessa, una specifica annotazione.

Dati relativi ai campi “detraibile” e “deducibile”

Uno dei dati che può essere fornito è quello relativo alla percentuale di detraibilità o, in alternativa, alla deducibilità del costo riportato in fattura. Tale dato, la cui indicazione è facoltativa, è riferito all’eventuale deducibilità o detraibilità del costo ai fini delle imposte sui redditi in capo al cessionario o committente persona fisica che non opera nell’esercizio d’impresa, arte o professione.

Esoneri

La circolare Ade 1/E/2017, inoltre, indica i soggetti esclusi (in tutto o in parte) dall’obbligo dello spesometro.

Più precisamente sono esonerati i contribuenti:

- che si avvalgono del regime speciale per i produttori agricoli situati nelle zone montane;

- in regime forfetario (articolo 1, commi 54-89, legge 190/2014);

- che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (cosiddetti “minimi”).

Le amministrazioni pubbliche, invece, sono esonerate dall’obbligo di invio dei dati delle fatture ricevute (resta invece obbligatorio l’invio dei dati delle fatture, e relative note di variazione, emesse nei confronti di soggetti diversi dalle pubbliche amministrazioni che non siano state trasmesse tramite il Sistema di interscambio).

Le fasi di ogni singolo invio

Ecco le fasi di ogni singolo invio:

- Generazione (Crea nuovo file; Comunica i dati delle fatture emesse; Comunica i dati delle fatture ricevute);

- Verifica e conferma;

- Controlla;

- Sigilla (automatico, scarica solo file sigillato);

- Invia.

Attenzione, con tale sistema (caricamento diretto sul web Fatture e corrispettivi) non si deve utilizzare Desktop Telematico.

Conclusioni

Comunque, si tratta, come è strutturata attualmente, di una procedura assai farraginosa. Più che trasmettere un elenco analitico per singolo cliente e fornitore, la procedura è più assimilabile alla trasmissione delle fatture elettroniche.

A questo punto le software house sono sicuramente avvantaggiate, l’intermediario fiscale non potrà farne a meno dei loro aggiornamenti in merito.

Tuttavia, per chi volesse cimentarsi in questa (dis)avventura, sappia che è possibile caricare ed inviare le fatture emesse e ricevute nel rispetto di tale procedura lunga e tormentosa.

Dopo ogni singolo invio segue subito il PDF di avvenuta ricezione per ogni singolo invio cliente/fornitore). Se quindi i fornitori e clienti sono 60, le ricezioni da stampare in PDF sono pure 60.

Pazzesco ma vero.

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2) Redditometro: tra le prove plausibili, quella dell’esibizione degli estratti conto bancari

Secondo la pronuncia della Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 17982 del 20 luglio 2017, l’esibizione degli estratti conto bancari possono aiutare notevolmente il contribuente alle prese con un accertamento di tipo sintetico,

Nel caso di specie, la produzione degli estratti conto bancari sia del contribuente sia del coniuge sono serviti come scudo dall’accertamento induttivo sintetico.

La massima corte si è nuovamente soffermata sul tema della prova a carico del contribuente, trattato anche da sentenze recenti.

Difatti, il contribuente può dimostrare, mediante idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta. Come noto, la disposizione prevede che sia fornita qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi; non prevedendo esplicitamente la prova che detti redditi sono stati utilizzati per la copertura delle spese contestate dal Fisco, è pur vero che sia fornita una prova documentale sulle circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto in maniera concreta.

In tal senso va letto lo specifico riferimento alla prova (risultate da idonea documentazione) dell’entità di tali eventuali ulteriori redditi e della durata del relativo possesso, previsione che ha l’indubbia finalità di ancorare a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi, escludendo quindi che i suddetti siano stati utilizzati per finalità non considerate ai fini dell’accertamento sintetico quali, ad esempio, un ulteriore investimento finanziario, perché in tal caso essi non sarebbero ovviamente utili a giustificare le spese e/o il tenore di vita accertato, i quali dovrebbero pertanto ascriversi a redditi non dichiarati”.

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3) Proroga versamenti imprese in Gazzetta Ufficiale

L’anomalo comunicato di proroga del Mef (si veda nel Diario del 21 luglio 2017) ha poi avuto il seguito ufficiale (G.U.), ma non si è discostato di molto da quanto poi apparso in Gazzetta.

Dunque, solo per dovere di annotazione nel “Diario”: il decreto del presidente del consiglio dei ministri 20 luglio 2017, recante differimento del termine di versamento delle imposte sui redditi, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 169 del 21 luglio 2017.

Differimento del termine di versamento delle imposte sui redditi

I titolari di reddito d'impresa versano il saldo dovuto con riferimento alla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta precedente a quello in corso al 1° gennaio 2017 nonchè la prima rata dell'acconto dell'imposta sui redditi relativa al periodo d'imposta successivo:

a) entro il 20 luglio 2017 senza alcuna maggiorazione;

b) dal 21 luglio 2017 al 20 agosto 2017, maggiorando le somme da versare dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Breve considerazione

Un provvedimento che ha lasciato l’amaro in bocca a tutti (favorevoli alla proroga e non, almeno per come è stato concepito in maniera del tutto approssimativa, sarebbe già poco dire così). Sicuramente, continua a mancare il rispetto, oltre che nei confronti dei contribuenti, particolarmente verso i loro intermediari fiscali, di cui solo Ruffini ora ha dichiarato, nel comunicato stampa di qualche giorno fa, l’intenzione di cambiare rotta in tal senso. Auguriamocelo al più presto.).

(DPCM 20 luglio 2017, in G.U. n. 169 del 21 luglio 2017)

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4) Definizione agevolata delle liti fiscali pendenti: domande fino al 2 ottobre 2017

L’Agenzia delle Entrate adotta le prime disposizioni di attuazione del nuovo istituto della definizione agevolata delle liti tributarie in cui la stessa è parte. I contribuenti avranno tempo per presentare l’istanza, utilizzando l’apposito modello, che va trasmesso all’Agenzia delle Entrate esclusivamente in via telematica

Difatti, con provvedimento direttoriale 21 luglio 2017, è stato approvato il modello per la presentazione della domanda e vengono definiti nel dettaglio modalità e termini di trasmissione e di versamento degli importi dovuti.

La definizione agevolata delle liti fiscali pendenti: articolo 11, Dl 50/2017 Tra le novità più rilevanti introdotte dalla manovra correttiva dei conti pubblici vi è la definizione agevolata delle controversie tributarie (articolo 11, Dl 50/2017). In particolare, le nuove disposizioni prevedono che:

- le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di tutti gli importi richiesti dall’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell’atto, escluse le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora

- se la controversia pendente riguarda esclusivamente gli interessi di mora o le sanzioni non collegate ai tributi, per la definizione è dovuto il 40% degli importi in contestazione

- in caso di controversia relativa solo alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, per la definizione non è dovuto alcun importo qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato definito anche con modalità diverse dalla definizione agevolata. Le controversie definibili sono quelle il cui atto introduttivo del giudizio di primo grado sia stato notificato alla controparte entro il 24 aprile 2017 (data di entrata in vigore del decreto legge) e per le quali alla data di presentazione della domanda di definizione il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.

Si ricordi che chi ha manifestato, entro il 21 aprile 2017, la volontà di avvalersi della "rottamazione" dei ruoli, può usufruire della definizione agevolata delle controversie tributarie solo congiuntamente alla rottamazione stessa.

La definizione delle modalità di attuazione del nuovo istituto è demandata a uno o più provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate (articolo 11, comma 12). Modello di domanda

Il neo provvedimento, quindi, detta le prime disposizioni di attuazione della definizione agevolata delle controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia. Con esso l’amministrazione:

- approva il modello da utilizzare per proporre istanza di definizione agevolata

- stabilisce le modalità e i termini di presentazione

- fissa le modalità e i termini di versamento degli importi dovuti.

Il nuovo modello, approvato insieme alle istruzioni per la sua corretta compilazione, deve essere utilizzato da chi ha proposto l’atto introduttivo del giudizio (o da chi vi è subentrato o ne ha comunque la legittimazione) e intende definire in maniera agevolata la controversia tributaria.

Il modello, reperibile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, è composto, oltre che dal frontespizio, da una serie di sezioni in cui vanno indicati i dati necessari a identificare:

- il soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio di primo grado

- il soggetto che, se diverso dal primo, essendovi subentrato o avendone la legittimazione, presenta la domanda

- la controversia tributaria oggetto di definizione

- l’atto impugnato

- l’importo dovuto per la definizione e le relative modalità di pagamento.

Viene precisato che il modello può essere reperito anche su siti internet diversi da quello dell’Agenzia, a condizione che sia conforme, per struttura e sequenza, a quello approvato dall’amministrazione e rechi l’indirizzo del sito dal quale è stato prelevato, nonché gli estremi del provvedimento in esame. Modalità e termini di presentazione

C’è tempo fino al 2 ottobre 2017 per presentare l’istanza di definizione agevolata (in realtà, il termine previsto dalla norma è il 30 settembre che, però, quest’anno cade di sabato e, quindi, è rinviato secondo legge al primo giorno lavorativo successivo).

Più precisamente, per ciascuna controversia tributaria autonoma, ossia relativa al singolo atto impugnato, deve essere presentata una distinta domanda di definizione (l’istanza è esente dall’imposta di bollo).

Il modello può essere trasmesso esclusivamente in via telematica (attraverso un apposito servizio web che sarà reso disponibile sul sito dell’Agenzia):

- direttamente dai contribuenti interessati (è necessario, però, essere abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia)

- per il tramite di un soggetto incaricato (ad esempio, commercialista, ragioniere, perito commerciale, consulente del lavoro), che consegna copia dell’istanza trasmessa recandosi presso un qualunque ufficio territoriale dell’Agenzia, che attesta la presentazione diretta della domanda, consegnando al contribuente la stampa del numero di protocollo attribuito.

Non è possibile presentare il modello con modalità diverse da quelle indicate, neppure mediante servizio postale o posta elettronica ordinaria o certificata.

La domanda di definizione, debitamente sottoscritta dal richiedente e dal soggetto eventualmente incaricato della trasmissione telematica, deve essere conservata a cura del richiedente fino alla definitiva estinzione della controversia, insieme ai documenti relativi ai versamenti effettuati, sia in sede di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio sia in sede di definizione agevolata, nonché alla documentazione relativa all’eventuale definizione agevolata dei ruoli.

Sono considerate comunque tempestive le domande trasmesse entro il 2 ottobre 2017, ma scartate dal servizio telematico, purché ritrasmesse entro i cinque giorni lavorativi successivi alla data di emissione della comunicazione dell’Agenzia delle entrate che attesta il motivo dello scarto.

Modalità e termini di versamento

Il pagamento di quanto dovuto (da versare con F24, con possibilità di avvalersi della compensazione) può avvenire in un’unica soluzione oppure in un numero massimo di tre rate (non è ammesso il pagamento rateale se gli importi da versare non superano 2mila euro (limite che si riferisce all’importo netto dovuto, inteso quale somma che risulta dall’importo lordo dovuto ridotto degli eventuali importi dovuti per la rottamazione dei ruoli e degli eventuali importi versati in pendenza di giudizio).

Nel caso di pagamento in un’unica soluzione, il termine entro cui eseguire il versamento è il 2 ottobre 2017.

Qualora si scelga di versare il dovuto in due rate, la prima rata (40%) deve essere versata entro il 2 ottobre 2017, la seconda (60%) entro il 30 novembre 2017.

Se, invece, si sceglie di versare in tre rate, la prima (40%) va pagata entro il 2 ottobre 2017, la seconda (40%) entro il 30 novembre 2017, la terza e ultima (20%) entro il 2 luglio 2018.

Per le rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali a decorrere dal 3 ottobre 2017.

Per ciascuna controversia autonoma è effettuato un separato versamento.

I codici tributi da esporre sull’F24 saranno istituti da una risoluzione dell’Agenzia. La definizione si perfeziona per effetto del pagamento integrale dell’importo netto dovuto o della prima rata e con la presentazione della domanda entro il termine e con le modalità sopra descritte. Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda. Enti territoriali

Il provvedimento, infine, ricorda che ciascun ente territoriale può stabilire, entro il 31 agosto 2017, le modalità di attuazione della definizione agevolata delle controversie tributarie di cui lo stesso è parte. A tal proposito, gli enti in questione stabiliscono autonomamente tali modalità, eventualmente anche rimandando in parte a quanto stabilito dal provvedimento in esame.

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5) Non conservare fatture false è concorso di reato

Secondo la Corte di Cassazione, terza sezione penale, la sentenza n. 36049 del 21 luglio 2017, anche chi emette fatture false, se non le conserva può commettere il reato di occultamento e distruzione delle scritture contabili poiché rende difficoltosa la ricostruzione dei movimenti fiscali sia propri sia dell'utilizzatore di dette fatture. Si tratta poi di due reati che possono concorrere tra loro non sussistendo alcun rapporto di specialità.

È, quindi, reato anche l’occultamento o la distruzione di fatture false: Possibile il concorso tra la condotta di occultamento e quella di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Il delitto di occultamento o distruzione di documenti contabili di cui all’art. 10 del DLgs. 74/2000 è posto, innanzitutto, a tutela della trasparenza fiscale.

Tale norma prevede che sia punito, con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni, chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari. Si tratta di un’ipotesi speciale di falso che il legislatore ha espressamente previsto per proteggere le scritture contabili e la documentazione fiscale. La fattispecie tutela, dunque, un interesse strumentale rispetto al corretto esercizio della funzione di accertamento fiscale (Cass. n. 11480/2015).

L’illecito è integrato in tutti i casi in cui la distruzione o l’occultamento della documentazione contabile di un’impresa non consentano o rendano più difficoltosa la ricostruzione delle operazioni, rimanendo escluso solo quando il risultato economico delle stesse possa essere accertato in base ad altra documentazione conservata dall’imprenditore e senza necessità di dover reperire presso altri soggetti gli elementi di prova.

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6) Controversie tributarie pendenti, ecco come definirle

Entro il 2 ottobre la chiusura agevolata delle liti con le Entrate. Definizione facile per le controversie tributarie pendenti in cui è parte l’Agenzia delle entrate. I contribuenti interessati, infatti, possono risolverle entro il 2 ottobre 2017 pagando un importo agevolato. Con un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, firmato oggi, è stato approvato il modello di domanda per la definizione con le relative istruzioni. In particolare, la chiusura riguarda non soltanto le controversie instaurate avverso avvisi di accertamento e atti di irrogazione delle sanzioni, ma anche quelle inerenti agli avvisi di liquidazione e ai ruoli. Restano, invece, escluse le liti relative al rifiuto alla restituzione di tributi, quelle di valore indeterminabile, come, ad esempio, per il classamento degli immobili e, più in generale, quelle per le quali manchino importi da versare da parte del contribuente.

Le liti definibili

A offrire quest’opportunità “agevolata” di risoluzione delle controversie è la manovra correttiva (DL 50/2017), che consente di definire le liti in cui il ricorso in primo grado sia stato notificato dal contribuente entro il 24 aprile 2017 e per le quali, alla data di presentazione della domanda, il processo non sia ancora concluso con pronuncia definitiva. In sintesi, sono definibili le controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle entrate pendenti in ogni stato e grado di giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, oppure in pendenza del termine di impugnazione della sentenza o per la riassunzione della controversia.

Come sono determinate le somme per la chiusura

Per la definizione occorre pagare gli importi spettanti all’Agenzia, richiesti con l’atto impugnato e ancora in contestazione, con esclusione delle sanzioni collegate ai tributi contestati e degli interessi di mora. Se la lite riguarda esclusivamente sanzioni non collegate ai tributi o interessi di mora, la definizione comporta l’abbattimento al 40 per cento degli importi in contestazione. Sono naturalmente da sottrarre gli importi già versati in pendenza di giudizio e, chi ha già presentato entro il 21 aprile scorso la domanda di definizione agevolata dei carichi affidati prevista dall’art. 6 del DL 193/2016, scomputa anche gli importi dovuti per detta “rottamazione” dei ruoli, dovendo usufruire unitamente delle due agevolazioni.

Attenzione alla prima scadenza del 2 ottobre per porre fine in tempo alla lite

Per chiudere le liti in modo agevolato occorre tenere presente la scadenza del 2 ottobre 2017. Infatti, entro questa data - primo giorno lavorativo successivo al 30 settembre 2017, che cade di sabato – scade il termine per versare gli importi dovuti o la prima rata e presentare la relativa domanda di definizione della controversia mediante trasmissione telematica. Ciò può avvenire tramite un intermediario abilitato o recandosi presso un qualsiasi Ufficio territoriale dell’Agenzia, ovvero in maniera diretta per i contribuenti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia. La definizione consente di pagare in un’unica soluzione, oppure, se l’importo netto dovuto è superiore ai duemila euro, in due o tre rate, con la possibilità di avvalersi dell’istituto della compensazione.

Dove trovare il modello – Il modello di presentazione della domanda di definizione è reso disponibile gratuitamente dall’Agenzia delle entrate in formato elettronico sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 163 del 21 luglio 2017)

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7) Il recesso del socio non può essere opposto a terzi, tra cui il Fisco

Il recesso del socio non può essere opposto a terzi, tra cui il Fisco. Così si espressa la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17154 del 11 luglio 2017, con la quale ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della CTR favorevole ad un socio di una società in nome collettivo.

Secondo la Suprema Corte: “Il socio di una società di persone, in caso di recesso o cessione della quota, è responsabile per tutte le obbligazioni sociali, e perciò anche tributarie, esistenti al giorno dello scioglimento del rapporto sociale, sicché la sua responsabilità è diretta ancorché sussidiaria”.

I Giudici territoriali avevano accolto la tesi del contribuente in virtù del recesso comunicato ai soci il 26 maggio 2004 e conoscibile dall’Ufficio per la registrazione dell’atto avvenuta in data 13 settembre 2007.

Eppure, secondo la Cassazione, il recesso del socio di società di persone, di cui non sia stata data pubblicità ai sensi dell’art. 2290 c.c. comma 2, non è opponibile a terzi, non producendo esso i suoi effetti al di fuori dell’ambito societario. Tale regime, “in virtù del quale il socio di una società in nome collettivo che cede la propria quota risponde, nei confronti di terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata iscritta nel registro delle imprese o fino al momento anteriore in cui il terzo sia venuto a conoscenza della medesima, è di generale applicazione, non riscontrandosi alcuna disposizione di legge che ne circoscriva la portata al campo delle obbligazioni di origine negoziale, con esclusione di quelle che trovano la loro fonte nella legge”.

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8) Agenzia Entrate: nuova area riservata agli intermediari

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con la nuova Area riservata Intermediari sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it, estende e potenzia la gamma dei servizi messi a disposizione degli intermediari e dei loro incaricati, abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate (art. 3, comma 3, DPR n. 322/1998). La notizia viene riportata dal Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro, con una nota del 24 luglio 2017, pubblicata nel proprio sito internet.

Come riporta tale nota, gli intermediari abilitati e i loro incaricati possono non solo visualizzare online la situazione debitoria (cartelle di pagamento emesse dal 2000) e i piani di rateizzazione dei loro clienti, ma anche utilizzare una serie di servizi dispositivi:

- ottenere una rateizzazione fino a 60 mila euro;

- richiedere la sospensione legale della riscossione;

- effettuare il pagamento di cartelle e avvisi;

- gestire la propria istanza di definizione agevolata. Tutto dal proprio dispositivo (pc, smartphone e tablet) senza andare allo sportello.

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9) Per la Consulta, ricongiunzioni onerose illegittime

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l'art. 12, comma 12 septies, del Decreto Legge n. 78/2010 "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica", convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.122 nella parte in cui prevede l'applicazione di ricongiunzioni onerose nel Fondo Pensioni lavoratori dipendenti dei periodi di contribuzione maturati presso forme di previdenza sostitutive, esclusive o alternative nel periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 luglio 2010.

Il parere della Consulta, espresso con la sentenza n. 147/2017, pubblicata in Gazzetta Ufficiale 28 giugno 2017, n. 26 - Prima serie speciale, ha sollecitato un nuovo intervento dell'Inps che, con la circolare n. 116/2017 ha chiarito che le domande di ricongiunzione "le domande di ricongiunzione presentate ai sensi dell’art.1, comma 1, della legge n.29/1979 nel periodo dall’01 luglio al 30 luglio 2010 rientrano nel regime di ricongiunzione gratuita previgente all’entrata in vigore della legge n.122/2010; quelle presentate a decorrere dal 31 luglio 2010 restano a titolo oneroso".

Di conseguenza, le istanze non ancora accolte saranno considerate a titolo gratuito, mentre quelle definite secondo la norma incostituzionale dovranno essere riesaminate, a richiesta degli interessati, nel caso in cui non sia già intervenuta una sentenza negativa del diritto passata in giudicato o non sia trascorso il termine previsto per la proposizione dell’azione giudiziaria.

L'Istituto ha inoltre precisato che nulla è innovato per le domande di ricongiunzione presentate, ai sensi dell’art.1, comma 3, della legge n. 29/1979, nel Fondo Pensioni lavoratori dipendenti dei contributi versati presso le gestioni speciali per i lavoratori autonomi e per quelle presentate, ai sensi dell’art. 2 della medesima legge n. 29/1979, per ricongiunzioni verso gestioni alternative fin dall’origine rientranti nel regime delle ricongiunzioni a titolo oneroso.

(Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 24 luglio 2017)

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10) Stop allo sfruttamento dei Commercialisti, pagamenti entro 60 giorni

Sono vessatorie le clausole che stabiliscono compensi ingiustamente bassi e non commisurati al lavoro svolto, così come quelle che impongono al lavoratore autonomo addirittura la gratuità di alcune attività, così come sono abusive le pattuizioni che riconoscono al committente la facoltà di recedere dal contratto senza preavviso.

Abuso dipendenza economica, commercialisti in campo sui compensi: Il Consiglio nazionale dei Commercialisti si impegna per favorire l’applicazione della norma del Jobs act per non consentire più lo sfruttamento dei professionisti. Dal prossimo mese di settembre, il Consiglio nazionale promuoverà iniziative di tutela presso gli Ordini territoriali.

Come riporta la nota del CNDCEC diffusa il 24 luglio 2017, “La norma del Jobs act del lavoro autonomo che introduce il divieto di abuso di dipendenza economica è di estrema rilevanza, un passo in avanti significativo per la difesa della dignità dei lavoratori autonomi italiani. Ora dobbiamo tutti impegnarci affinché essa trovi una effettiva e diffusa applicazione”. Lo afferma il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, ricordando come, negli ultimi anni, la categoria sia stata in prima fila nella sensibilizzazione su questo genere di abuso al quale pone un freno lo Statuto del lavoro autonomo.

Il divieto di abuso di dipendenza economica è inserito nell’ambito Jobs act del lavoro autonomo (art. 3) e sancisce il carattere abusivo e l’inefficacia di alcune clausole che determinano oggettivamente uno squilibrio sostanziale del rapporto contrattuale come quella che attribuisce al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto; quella che, nel contratto che ha per oggetto una prestazione continuativa, riconosce al committente la facoltà di recedere dallo stesso senza congruo preavviso; le clausole mediante le quali le parti concordano termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data di ricevimento da parte del committente della fattura o della richiesta di pagamento. In presenza di queste ipotesi di abuso, viene riconosciuto al lavoratore autonomo il diritto al risarcimento del danno, con la possibilità di avvalersi anche del tentativo di conciliazione presso gli organismi abilitati.

L’art. 3, inoltre, stabilisce che ai rapporti contrattuali si applica, in quanto compatibile, l’articolo 9 della legge 192/1998 in materia di abuso di dipendenza economica che individua alcune ipotesi che costituiscono forme tipiche di abuso come il rifiuto di contrarre, l’imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, l’interruzione arbitraria delle relazioni contrattuali in atto.

Adesso – spiega il segretario del Consiglio nazionale, Achille Coppola – si tratta di far conoscere il più possibile questa norma ai nostri iscritti affinché, ove necessario, ne facciano un uso consapevole”. Coppola anticipa l’intenzione del Consiglio nazionale della categoria “di costituire un'apposita task force centrale, pronta a fornire consulenza agli Ordini territoriali perché assistano i propri iscritti in una serie di possibili cause pilota – con un eventuale intervento ad adiuvandum del Consiglio dell’Ordine di appartenenza – in più tribunali ubicati in diverse parti del territorio nazionale per contrastare condotte che integrano un abuso di dipendenza economica nei confronti dei professionisti, richiedendo la nullità delle clausole abusive e i rimedi inibitori e cautelari necessari per far cessare ogni condotta abusiva. Si tratta di azioni di carattere dissuasivo: i committenti scorretti che abusano della “fragilità” dei commercialisti devono capire che la nuova norma non consente più questa forma di sfruttamento. Il Consiglio nazionale si impegna anche a segnalare all’Antitrust eventuali condotte abusive perpetrate da grandi operatori economici, come banche e assicurazioni, che nelle convenzioni con i professionisti impongono condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, tali da integrare un abuso di dipendenza economica che possa alterare la libera concorrenza sul mercato dei servizi professionali, come ad esempio nell’ipotesi in cui impongano congiuntamente corrispettivi bassissimi allineati per le prestazioni dei professionisti”.

L’imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie riguarda, prima di tutto, la determinazione del compenso in maniera non adeguata a quantità e qualità della prestazione lavorativa effettuata dal lavoratore autonomo.

Il problema è particolarmente avvertito da alcune categorie di professionisti, come commercialisti e avvocati, per le quali è possibile fare riferimento ad appositi parametri predeterminati per legge che, tuttavia, i clienti pretendono spesso di non considerare.

Sotto questo profilo, l’introduzione del divieto di abuso di dipendenza economica apre uno spiraglio importante al riconoscimento del diritto del lavoratore autonomo ad un “equo compenso”, tenuto conto della rilevanza costituzionale della retribuzione.

In questa prospettiva, sono senz’altro vessatorie le clausole che stabiliscono compensi ingiustamente bassi e non commisurati al lavoro svolto, ma lo sono anche quelle che impongono al lavoratore autonomo di anticipare le spese o ne escludono il rimborso oppure prevedono addirittura la gratuità di alcune attività, così come sono abusive le pattuizioni che riconoscono al committente la facoltà di recedere dal contratto senza preavviso.

Per potenziare e valorizzare la norma – afferma il Giorgio Luchetta, consigliere nazionale delegato ai compensi professionali –, i commercialisti chiedono inoltre che sia espressamente riconosciuta anche ai Consigli degli Ordini e agli altri organismi rappresentativi delle categorie professionali la legittimazione attiva ad intraprendere ogni azione legale ai sensi dell’art. 9 della legge n. 192/98, specie di natura inibitoria e cautelare, nei confronti del committente per tutelare non solo il professionista contraente, ma l’intera categoria professionale. A partire da settembre, il Consiglio nazionale promuoverà iniziative divulgative della norma e della connessa tutela presso gli Ordini territoriali”.

(Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, comunicato del 24 luglio 2017).

Vincenzo D’Andò