Diario quotidiano del 3 luglio 2017: in arrivo altre 100mila lettere di compliance per il 2014

Pubblicato il 3 luglio 2017



1) Dal 1 luglio 2017 professionisti e imprese sono soggetti allo split payment nei rapporti con la P.A. e partecipate
2) D.P.C.M. Agenzia delle entrate - Riscossione in G.U.
3) Non è soggetto ad Irap il professionista che paga l’affitto dello studio
4) Promozione della compliance: arrivano altre 100mila lettere per valutare se mettersi in regola
5) Trasporti internazionali: esenzione Iva applicata in maniera restrittiva
6) Revisione cooperative: nuova modulistica
7) Tributi ipotecari e catastali: istituiti i codici per il modello F24
8) Split payment IVA: Decreto attuativo “sotto la lente” di Assonime
9) Novità in tema di rinuncia ai crediti da parte dei soci
10) Cessioni auto intracomunitarie e regime IVA
diario-quotidiano-articoli-91) Dal 1 luglio 2017 sono soggetti allo split payment imprese e professionisti nei rapporti con P.A. e partecipate 2) D.P.C.M. Agenzia delle entrate - Riscossione in G.U. 3) Non è soggetto ad Irap il professionista che paga l’affitto dello studio 4) Promozione dell'adempimento: arrivano altre 100mila lettere di compliance per valutare se mettersi in regola 5) Trasporti internazionali: esenzione Iva applicata in maniera restrittiva 6) Revisione cooperative: nuova modulistica 7) Tributi ipotecari e catastali: istituiti i codici per il modello F24 8) Split payment IVA: Decreto attuativo “sotto la lente” di Assonime 9) Novità in tema di rinuncia ai crediti da parte dei soci affrontate da Assonime 10) Cessioni auto intracomunitarie e regime IVA ****

1) Dal 1 luglio 2017 sono soggetti allo split payment imprese e professionisti nei rapporti con P.A. e partecipate

Le novità sulla disciplina dello split payment decorrono dal 1° luglio 2017. In particolate, l’art. 1 del D.L. 50/2017, convertito in L. 96/2017 (vedi testo coordinato), ne ha ampliato l’ambito applicativo a tutte le imprese e professionisti. Per gli aspetti operativi è stato emanato il Decreto Ministeriale 27/6/2017, contenente diverse modifiche al Decreto 23/1/2015 che regolava precedentemente queste operazioni.

(per altri approfondimenti si veda l'articolo a cura Dott. Nicola Forte: QUI  ed inoltre l'intera sezione dedicata allo SPLIT: QUI)

Come è noto, l’art. 17-ter del D.P.R. 633/1972, introdotto con decorrenza dal 1° gennaio 2015, dispone che, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi eseguite nei confronti di enti della Pubblica Amministrazione, l’Iva venga in ogni caso versata dai medesimi soggetti pubblici (c.d. split payment): i fornitori di beni e servizi nei confronti della P.A. riscuotono l’importo del corrispettivo al netto dell’Iva, che viene poi versato direttamente all’Erario dalla P.A. stessa. In tal modo, il cedente/prestatore, non incassando l’imposta, non deve farla concorrere nella relativa liquidazione dell’Iva.

Ambito soggettivo

La disciplina dello split payment si applica quando il cessionario committente - il cliente destinatario della fattura - rientra nelle amministrazioni pubbliche, come definite dall’art. 1, comma 2, L. 196/2009, ossia l’elenco Istat dei soggetti facenti parte della P.A., elenco che viene periodicamente aggiornato. Il Ministero delle Finanze ha pubblicato nei giorni scorsi un elenco con i codici fiscali della P.A. interessate. Esiste poi anche la possibilità di farsi rilasciare dalla P.A. l’attestazione di essere soggetta alla disciplina dello split payment.

La scissione dei pagamenti si applica inoltre alle operazioni effettuate nei confronti dei seguenti soggetti:

- società controllate, ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1) e 2), cod. civ. (maggioranza o influenza in assemblea), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;

- società controllate, ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1), cod. civ. (maggioranza in assemblea), direttamente dalle Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni, unioni di Comuni;

- società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1), cod. civ. (maggioranza in assemblea), dalle società appena indicate, anche se quotate, ovvero rientrati nell’elenco Istat delle P.A.;

- società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.

L’art. 17-ter del D.P.R. 633/1972, nella sua versione precedente, stabiliva al comma 2 un esonero riguardante i compensi fatturati da professionisti e quindi soggetti a ritenuta. Il D.L. 50/2017 convertito nella Legge 96/2017 interviene eliminando tale previsione: pertanto, a decorrere dal 1° luglio 2017, in occasione di operazioni con la P.A. e società partecipate come sopra individuate tutti i professionisti e le imprese devono emettere fatture con l’applicazione dello split payment, con descrizone "scissione dei pagamenti ex art. 17-ter/633".

 

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2) D.P.C.M. Agenzia delle entrate - Riscossione in G.U.

Con l’ufficialità dello statuto si dispone la nascita dell’Agenzia delle entrate-Riscossione (denominato “Agenzia”), ente pubblico economico strumentale che dal 1° luglio 2017 che si occupa anche della riscossione mediante ruolo dei tributi, la cui titolarità è ovviamente dell’Agenzia delle entrate. In particolare il Dpcm 5 giugno 2017, pubblicato su Gazzetta Ufficiale n. 150 del 29 giugno 2017, contiene l’approvazione del suddetto statuto, allegato al Decreto.

Il nuovo organismo può anche effettuare le attività di riscossione spontanea delle entrate, tributarie e patrimoniali delle amministrazioni locali.

Finalità e compiti (art. 2)

L'Agenzia svolge le funzioni relative alla riscossione nazionale, la cui titolarità è attribuita all'Agenzia delle entrate ai sensi dell'art. 3, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248 e assume la qualifica di Agente della riscossione.

L'Agenzia, inoltre, svolge tutte le funzioni e i compiti attribuiti dalle previsioni normative vigenti e, in particolare:

a) effettua l'attività di riscossione mediante ruolo, secondo le disposizioni di cui al titolo I, capo II, e al titolo II del decreto del presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 e successive modificazioni e integrazioni;

b) può effettuare:

1) le attività di riscossione spontanea delle entrate, tributarie o patrimoniali, delle amministrazioni locali, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'art. 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, con esclusione delle società di riscossione, e, fermo restando quanto previsto dall'art. 17, commi 3-bis e 3-ter, del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, delle società da esse partecipate;

2) altre attività, strumentali e accessorie alla riscossione e alle attività dell'Agenzia delle entrate, già svolte dalle società del Gruppo Equitalia alla data del 30 giugno 2017, anche attraverso la stipula di appositi contratti di servizio, nel rispetto delle previsioni normative vigenti;

Sulla base della disciplina legislativa ad essa applicabile, l'Agenzia può realizzare, purchè in via strumentale alle proprie finalità e ai compiti istituzionali, tutte le operazioni mobiliari, immobiliari, commerciali, e finanziarie, nonchè assumere, sempre in via strumentale e previa autorizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze e in ogni caso nel rispetto delle disposizioni dettate dal decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, partecipazioni ovvero compartecipare in società, imprese ed enti costituiti o da costituire, anche esercitando attività di direzione e coordinamento.

L'Agenzia, per il perseguimento delle proprie finalità, può stipulare convenzioni con soggetti pubblici e privati.

Il Decreto stabilisce (art. 11) che i criteri per assicurare il funzionamento dei servizi della riscossione sono remunerati con il riconoscimento, all’Agenzia delle entrate, degli importi inerenti agli oneri di riscossione e di esecuzione previsti dalla normativa vigente.

In base al successivo art. 12, saranno pubblicati in consultazione gli atti di rilevanza generali in un’apposita sezione del sito internet. I soggetti interessati potranno dunque, inviare le loro osservazioni e proposte di modifica. È il comitato di gestione a selezionare gli atti di rilevanza generale meritevoli di consultazione pubblica

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3) Non è soggetto ad Irap il professionista che paga l’affitto dello studio

Il fatto di dovere pagare il canone di locazione per lo studio professionale non incide ai fini Irap, dunque, anche in presenza del pagamento di un fitto per il proprio studio, il professionista non deve l’IRAP, naturalmente se ricorrono tutte le altre condizioni.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16072 del 28 giugno 2017, con la quale ha respinto il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate.

Nel caso di specie, il professionista svolgeva la propria attività in uno studio per il quale pagava regolarmente il canone di locazione. Questo secondo la tesi erariale avrebbe giustificato l’imposizione all’imposta regionale. Il Giudice di merito aveva però ritenuto irrilevante il fatto che il contribuente, che lavorava da solo con l’uso di un solo computer e normali macchine da ufficio, pagasse il canone di locazione.

Anzi la Suprema Corte ha rafforzato tale tesi accogliendo il ricorso del contribuente.

Dunque, il canone non influisce sulla soggezione all’imposta. Infatti, non necessariamente, l’uso dei locali è indice di autonoma organizzazione. Difatti, “l’uso di uno studio non è quindi di per sé indice dell’esistenza di autonoma organizzazione; costituite infatti oggetto dell’accertamento di fatto del giudice di merito – che nella specie è stato compiuto in modo logicamente coerente ed immune da vizi, senza trascurare il profilo delle dimensioni e delle caratteristiche poste in relazione al normale svolgimento di quella specifica attività – la verifica della “eccedenza” del bene strumentale rispetto al “minimo indispensabile per l’esercizio di attività in assenza di organizzazione”.

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4) Promozione dell'adempimento: arrivano altre 100mila lettere di compliance per valutare se mettersi in regola

Nuova tranche di comunicazioni via Pec o posta ordinaria al servizio della compliance. I destinatari di queste lettere sono circa 100mila cittadini che, in base ai dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate, nel 2014 non hanno dichiarato in tutto o in parte alcuni redditi percepiti nel 2013. Anche in questo caso, come in passato, ai contribuenti viene data la possibilità, ben prima di un eventuale avviso di accertamento, di giustificare l’anomalia o presentare una dichiarazione integrativa, mettendosi in regola e beneficiando della riduzione delle sanzioni ridotte previste dal ravvedimento operoso.

Si parte dall’incrocio dei dati

Nel dettaglio, le comunicazioni in partenza sono indirizzate a contribuenti persone fisiche e riguardano presunte anomalie rilevate dall’incrocio dei dati in relazione a:

- redditi dei fabbricati, derivanti dalla locazione di immobili, imponibili a tassazione ordinaria o soggetti a cedolare secca;

- redditi di lavoro dipendente e assimilati, compresi gli assegni periodici corrisposti dal coniuge o ex coniuge;

- redditi prodotti in forma associata derivanti dalla partecipazione in società di persone o in associazioni tra artisti e professionisti e redditi derivanti dalla partecipazione in società a responsabilità limitata in trasparenza;

- redditi di capitale derivanti dalla partecipazione qualificata in società di capitali;

- redditi derivanti da lavoro autonomo abituale e professionale;

- alcuni tipi di redditi diversi e redditi derivanti da lavoro autonomo abituale e non professionale;

- redditi d’impresa con riferimento alle rate annuali delle plusvalenze/sopravvenienze attive.

I dati di dettaglio per avere un quadro più chiaro

I contribuenti che ricevono una di queste comunicazioni troveranno indicati tutti gli elementi che hanno originato l’anomalia segnalata in un dettagliato prospetto informativo. I cittadini già abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, inoltre, potranno visualizzare nella sezione “L’Agenzia scrive” del Cassetto fiscale un prospetto informativo utile a chiarire nel dettaglio gli elementi di anomalia segnalati. Ciò per consentire loro di valutare la fondatezza dei dati in possesso dell’Amministrazione e di fornire elementi, fatti e circostanze che potrebbero giustificare, totalmente o anche solo parzialmente, l’anomalia riscontrata. Limitatamente ad alcune tipologie reddituali, sarà disponibile un ulteriore prospetto “precompilato” relativo al quadro dichiarativo da rettificare o integrare. Il contribuente potrà scaricare e stampare tale prospetto contenente i dati da utilizzare nella compilazione della dichiarazione integrativa.

Come si compone il pacchetto di strumenti via web

In gran parte dei casi, insieme ai prospetti sopra indicati, nel “Cassetto fiscale” del contribuente saranno resi disponibili due collegamenti telematici (link), nonché un foglio di avvertenze finalizzato a guidare il destinatario della comunicazione negli adempimenti successivi. Il primo dei due link permetterà al contribuente di scaricare il file contenente la propria dichiarazione presentata per l’anno d’imposta 2013, mentre il secondo consentirà l’accesso al software di compilazione Unico On line, da utilizzare per la predisposizione e l’invio della dichiarazione integrativa e per la compilazione della delega di pagamento degli importi dovuti.

Assistenza a 360°, tutti i canali a disposizione

I cittadini che ricevono una di queste comunicazioni possono chiedere chiarimenti rivolgendosi a uno dei Centri di assistenza multicanale (Cam) dell’Agenzia, che rispondono ai numeri 848.800.444 da telefono fisso e 06.96668907 da cellulare (costo in base al piano tariffario applicato dal gestore), dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17, selezionando l’opzione “servizi con operatore - comunicazione direzione centrale accertamento”. In alternativa, è possibile rivolgersi alla Direzione Provinciale di competenza o ancora a uno degli uffici territoriali della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate. Infine, i contribuenti possono produrre l’eventuale documentazione utile presso gli uffici o trasmetterla tramite il canale telematico (CIVIS).

Su internet una bussola pronta all’uso

Tutte le informazioni sulle lettere per la compliance sono disponibili sul sito dell’Agenzia al seguente percorso: Cosa devi fare > Compliance, controlli, contenzioso e strumenti deflativi > Attività per la promozione della compliance.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 144 del 30 giugno 2017)

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5) Trasporti internazionali: esenzione Iva applicata in maniera restrittiva

Esenzione Iva applicata in maniera restrittiva sui trasporti internazionali: il trattamento di favore previsto per il trasporto di beni in esportazione non è applicabile se il servizio non è fornito direttamente al mittente o al destinatario delle merci. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue, con la sentenza del 29 giugno 2017, causa C-288/16, promossa dai giudici lettoni al fine di chiarire la portata della disposizione dell'art. 146, lett. e), della direttiva Iva, che dichiara esenti dal tributo le prestazioni di servizi, compresi i trasporti e le operazioni accessorie, qualora siano direttamente connesse alle esportazioni o importazioni di beni che beneficiano delle disposizioni previste all'articolo 61 e all’articolo 157, par. 1, lettera a).

Il fatto

Una società (A), sulla base di alcuni contratti stipulati con diversi mittenti, ha assunto l’obbligo di provvedere al trasporto di merci assoggettate ad un regime di transito. In forza di un altro contratto, la società A ha affidato ad un’altra società (B) l’effettiva esecuzione di tale trasporto di merci. Tale trasporto è stato effettuato impiegando veicoli appartenenti alla A e noleggiati alla B, fermo restando che nei confronti dei mittenti di tali merci la A agiva in veste di vettore. Da parte sua, la B si era assunta l’onere della guida, delle riparazioni, dell’approvvigionamento in carburante di tali veicoli, nonché di assolvere alle formalità doganali presso i valichi di frontiera, della custodia delle merci, del loro trasferimento al destinatario nonché delle operazioni necessarie al carico e scarico di tali merci.

La società B, avendo prestato dei servizi connessi al transito, non ha sugli stessi applicato l’Iva, ed ha subito la verifica fiscale dell’Amministrazione tributaria lettone.

Conclusione della Corte Ue

Nel caso di specie, i servizi forniti dalla società B sono necessari per l’effettiva realizzazione dell’operazione di esportazione, e sono forniti non già direttamente al destinatario o all’esportatore di tali merci, bensì a una controparte contrattuale di quest’ultimo, vale a dire alla società A. Inoltre, tali servizi sono stati forniti avvalendosi dei veicoli di proprietà della società A che ha agito in veste di vettore nei confronti dei mittenti di tali merci. Da ciò deriva che i servizi forniti dalla società B non rientrano nell’ambito di applicazione dell’esenzione prevista all’articolo 146, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2006/112.

Tutto ciò premesso, la Corte Ue perviene alla conclusione secondo cui l’articolo 146, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 2006/112 deve essere interpretato nel senso che l’esenzione prevista da tale disposizione non si applica a una prestazione di servizi, relativa a una operazione di trasporto di beni verso un Paese terzo, laddove tali servizi non siano forniti direttamente al mittente o al destinatario di tali beni.

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6) Revisione cooperative: nuova modulistica

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con il Decreto ministeriale 12 giugno 2017, ha approvato la nuova modulistica da utilizzare per l’effettuazione della revisione cooperativa delle società cooperative e dei consorzi di cooperative.

La nuova modulistica, approvata dal Mi.Se., comprende:

a) Verbale di revisione: Sezione Rilevazione;

b) Schede relative a sistema amministrativo, categoria e provvedimenti da proporre;

c) Verbale di Revisione: Sezione Accertamento.

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7) Tributi ipotecari e catastali: istituiti i codici per il modello F24

Per il pagamento dei vari balzelli ipotecari e catastali dovuti per i servizi erogati dagli uffici provinciali-Territorio sono stati resi possibili i canali del primo strumento alternativo, l’F24 Elide dal 1 luglio 2017.

Difatti, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 79/E del 30 giugno 2017, ha istituito i codici tributo per utilizzarlo per tali finalità.

Si tratta di seguenti undici codici:

T89T “Rimborsi spese dovuti per operazioni effettuate presso gli sportelli degli Uffici Provinciali - Territorio”

T90T “Rimborsi spese per rilascio mappe e planimetrie su supporto informatico”

T91T “Imposta di bollo dovuta in relazione alle operazioni effettuate presso gli sportelli degli Uffici Provinciali - Territorio”

T92T “Imposta ipotecaria dovuta per la presentazione delle formalità ipotecarie presso i reparti di pubblicità immobiliare e relativi interessi”

T93T “Tasse ipotecarie dovute per la presentazione delle formalità ipotecarie, nonché per la richiesta di certificazioni e copie di atti e relativi interessi”

T94T “Sanzioni per ravvedimento operoso correlate alla ritardata presentazione delle formalità nei registri immobiliari”

T95T “Vendita mappe”

T96T “Rimborsi spese per verifiche straordinarie”

T97T “Recupero spese per volture catastali fatte dall'Ufficio”

T98T “Tributi speciali catastali dovuti per gli adempimenti connessi all’aggiornamento dei catasti e dell’anagrafe tributaria, nonché per la richiesta di certificazioni, copie ed estratti catastali e relativi interessi”

T99T “Sanzioni per ravvedimento operoso correlate alla ritardata presentazione degli atti di aggiornamento catastale”.

Nel modello F24 Elide, che ovviamente deve contenere i dati anagrafici del contribuente che effettua il pagamento, trovano spazio nella sezione “Erario ed altro”, nel campo “codice” in corrispondenza degli “importi a debito versati”.

Nella stessa sezione, poi, è necessario riempire altri tre campi: il “codice ufficio”, con quello dell’ufficio provinciale-Territorio presso cui è effettuata l’operazione (l’elenco dei codici degli uffici è pubblicato sul sito internet dell’Agenzia); il “tipo”, con la lettera “R”; infine, l’“anno di riferimento”, indicando quello a cui si riferisce il pagamento, nel formato “AAAA”.

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8) Split payment IVA: Decreto attuativo “sotto la lente” di Assonime

IVA – “Split payment” – Decreto attuativo delle disposizioni del decreto legge n. 50 del 2017 – Elenchi dei soggetti destinatari delle fatture emesse con il sistema dello “split payment”.

In tema è intervenuta Assonime con una nota pubblicata nei giorni scorsi.

E' stato pubblicato sul sito del Ministero dell'economia e delle finanze il decreto ministeriale del 27 giugno 2017 (in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), con la relativa relazione illustrativa. Il decreto disciplina le modalità di attuazione dell'art. 1 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, come modificato dalla legge di conversione 21 giugno 2017, n. 96, in materia di scissione dei pagamenti ai fini dell'IVA. Sullo stesso sito sono stati contemporaneamente pubblicati gli elenchi delle pubbliche amministrazioni, delle società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali e delle società quotate, soggetti nei confronti dei quali deve essere emessa fattura con applicazione dello "split payment".

Il decreto ministeriale si compone di due articoli: l'art. 1 integra il decreto ministeriale del 23 gennaio 2015 di attuazione della già vigente normativa in materia di "split payment", l'art. 2 prevede un "regime transitorio" di efficacia delle modifiche all'attuale normativa introdotte dal decreto-legge n. 50 e dal decreto ministeriale, regime valido per il primo periodo di applicazione delle nuove disposizioni.

Estensione dell'ambito soggettivo di applicazione

E' da ricordare l'art. 1 del decreto legge n. 50, per contrastare l'evasione in materia d'IVA, modificando l'art. 17-ter del d.p.r. n. 633 del 1972, ha esteso l'ambito applicativo del particolare sistema di liquidazione e versamento dell'IVA denominato "split payment", sistema che la legge di stabilità 2015 aveva già introdotto con riguardo agli acquisti di beni o servizi da parte di un limitato numero di soggetti pubblici, quali lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli istituti universitari, le aziende sanitarie locali, ecc..

La lettera a) dell'art. 1 del decreto-legge n. 50 ha invece previsto che lo "split payment" si applichi alle operazioni effettuate nei confronti di tutte le amministrazioni pubbliche come definite dall'art. 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (legge di contabilità pubblica): tali amministrazioni sono quelle incluse nel Conto economico consolidato della Pubblica amministrazione, elaborato dall'ISTAT e pubblicato ogni anno nella Gazzetta Ufficiale (l'elenco aggiornato delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle Amministrazioni Pubbliche è stato pubblicato Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n.229 del 30 settembre 2016). Si è così allargato in maniera esponenziale il numero dei soggetti "pubblici" nei confronti dei quali un altrettanto rilevante numero di imprese fornitrici di beni o servizi devono applicare l'IVA con il particolare sistema in parola. La relazione tecnica al decreto-legge ha peraltro precisato che la finalità della nuova disposizione è quella di allineare l'ambito applicativo dello "split payment" con quello della fatturazione elettronica obbligatoria nei confronti della Pubblica amministrazione, stabilito dall'articolo 1, commi da 209 a 214, della legge n. 244 del 2007.

La lettera b) dell'art. 1 del decreto legge n. 50 ha attuato, poi, un ulteriore allargamento della platea dei soggetti coinvolti nel sistema dello "split payment", comprendendovi anche soggetti non facenti parte della Pubblica Amministrazione, ma aventi comunque, al pari di questa, una "elevata affidabilità fiscale" e, cioè:

a) le società controllate direttamente, ai sensi dell'art. 2359, primo comma, nn. 1) e 2) del codice civile, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;

b) le società controllate direttamente, ai sensi dell'art. 2359, primo comma, n. 1) del codice civile, dalle regioni, dalle province, dalle città metropolitane, dai comuni e dalle unioni di comuni;

c) le società controllate, direttamente o indirettamente, ai sensi dell'art. 2359, primo comma, n. 1) del codice civile, dalle società di cui alle lettere a) e b), ancorché queste ultime rientrino fra le società quotate di cui alla successiva lettera d) ovvero tra i soggetti "pubblici" di cui all'art. 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;

d) le società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana; in proposito la norma prevede che il Ministro dell'economia e delle finanze, con un decreto, può individuare un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario.

La lettera c) dell'art. 1 del decreto-legge, infine, abrogando il vigente comma 2 dell'art. 17-ter del d.p.r. n. 633 del 1972, ha, innovativamente, previsto che anche per i compensi assoggettati a ritenuta ai fini dell'imposta sui redditi, relativi ad operazioni poste in essere nei confronti degli enti pubblici e delle società sopra richiamati, l'IVA deve essere applicata con il sistema dello "split payment".

Efficacia temporale delle nuove norme

Le nuove disposizioni si applicano alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017 ed avranno effetto fino al 30 giugno 2020, in base quanto in tal senso disposto dal Consiglio dell'Unione europea con la decisione n. 2017/784 del 25 aprile 2017 che ha autorizzato l'Italia a prorogare fino a tale data l'efficacia dello "split payment", già in vigore dal 2015 per gli acquisti di beni o servizi da parte di un limitato numero di soggetti pubblici.

Il decreto ministeriale

In attuazione del comma 3 dell'art. 1 del decreto legge n. 50, il decreto ministeriale disciplina le modalità e la tempistica di attuazione della nuova normativa attraverso la modifica e l'ampliamento del contenuto del decreto ministeriale del 23 gennaio 2015.

E' subito da precisare che il decreto non modifica le disposizioni del 2015 relative all'applicazione dello "split payment" per l'acquisto di beni e servizi da parte dei soggetti appartenenti alla Pubblica amministrazione che agiscono nella loro veste istituzionale (in circolare Assonime n. 34 del 2015).

L'attuale decreto prevede alcune modifiche alla disciplina dello "split payment" contenuta nel decreto del 2015 per quanto concerne gli acquisti di beni e servizi da parte dei soggetti appartenenti alla Pubblica amministrazione che sono soggetti IVA, estendendo tale disciplina anche alle società controllate ed a quelle incluse nell'indice di borsa.

Più in particolare per tutti tali soggetti il nuovo decreto, modificando gli articoli 3 e 5 del precedente decreto, prevede:

- che l'esigibilità dell'IVA può essere individuata da tali soggetti, oltre che nel momento del pagamento del corrispettivo o, ancor prima, della ricezione della fattura, anche nel momento della registrazione della fattura ricevuta;

- che detti soggetti possono, a loro scelta, o versare l'IVA indicata nelle fatture ricevute direttamente all'Erario (entro il giorno 16 del mese successivo a quello di esigibilità) oppure far confluire tale imposta nelle ordinarie liquidazioni periodiche.

Inserendo dopo l'art. 5 del decreto del 2015 gli articoli 5-bis e 5-ter, il decreto in esame stabilisce che, in sede di prima applicazione della nuova normativa, le pubbliche amministrazioni devono essere individuate in quelle inserite nel ricordato elenco predisposto dall'ISTAT e pubblicato il 30 settembre 2016, mentre le società controllate e quelle incluse nell'indice FTSE MIB destinatarie delle fatture emesse con il sistema dello "split payment" sono quelle individuate nell'elenco pubblicato sul sito del Dipartimento delle finanze. Un particolareggiata disciplina è prevista nei suddetti due articoli con riguardo alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2018.

L'art. 2 del decreto introduce una disciplina transitoria di attuazione della nuova normativa al fine di consentire ai soggetti interessati di adeguare i processi ed i sistemi contabili.

E' invero previsto che le pubbliche amministrazioni coinvolte ex-novo nel sistema dello "split payment" possono liquidare l'IVA accantonando le relative somme che devono comunque essere versate entro il 16 novembre 2017.

Parimenti, le società coinvolte dalla nuova normativa possono annotare le fatture per le quali l'esigibilità si verifica dal 1° luglio 2017 al 30 novembre 2017 ed effettuare il relativo versamento entro il 18 dicembre 2017.

Elenchi dei soggetti destinatari delle fatture

In attuazione dell'art. 5-ter del decreto ministeriale il Dipartimento delle finanze ha pubblicato sul proprio sito gli elenchi delle pubbliche amministrazioni, delle società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali e delle società quotate i cui acquisti di beni e servizi sono soggetti ad IVA con applicazione dello "split payment".

Al riguardo è da evidenziare che il notevolissimo ampliamento del numero dei soggetti coinvolti dal particolare sistema di liquidazione dell'IVA operato dal decreto-legge n. 50 del 2017 ha creato presso gli altrettanto numerosi fornitori forti preoccupazioni in merito al metodo da seguire per identificare correttamente i soggetti nei confronti dei quali emettere fattura con il sistema dello "split payment".

Se, infatti, vi sono soggetti identificabili con una certa sicurezza (ad esempio, le società quotate dell'indice FTSE MIB), per molti altri l'identificazione non è affatto agevole – se non quasi impossibile – come, ad esempio, nel caso delle società controllate dagli enti locali.

Tale circostanza ha spinto, da un lato, molti fornitori a chiedere ai propri clienti di dichiarare se fossero soggetti coinvolti dalla nuova disciplina, dall'altro, molte imprese hanno spontaneamente inviato ai propri fornitori chiarimenti circa il loro "status".

Proprio per evitare tali difficoltà applicative, Assonime aveva fatto presente, fin dai primi di maggio scorso, sia in sede parlamentare, che in sede ministeriale, la necessità che l'Amministrazione finanziaria pubblicasse un elenco dei soggetti, pubblici e privati, destinatari della disciplina sulla scissione dei pagamenti.

Riconoscendo fondata richiesta, il Dipartimento delle finanze, "per assicurare una maggiore certezza giuridica agli operatori", ha ora predisposto gli elenchi delle amministrazioni pubbliche e delle società destinatarie della disciplina sulla scissione dei pagamenti, pubblicandoli sul proprio sito internet.

Gli elenchi, in formato excel, prelevabili dal sito, riportano, oltre alla denominazione delle amministrazioni pubbliche e delle società interessate, anche il loro codice fiscale.

Più in particolare sul sito sono reperibili:

- l'elenco delle pubbliche amministrazioni inserite nel conto consolidato dello Stato, si tratta di 23.481 soggetti;

- l'elenco delle società controllate di diritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri, nonché delle società controllate da queste ultime; si tratta di 259 soggetti;

- l'elenco delle società controllate di fatto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri, nonché delle società controllate da queste ultime; si tratta di 134 soggetti;

- l'elenco delle società controllate di diritto dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni, nonché delle società controllate da queste ultime; si tratta di 5.530 soggetti;

- l'elenco delle società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana; si tratta di 41 soggetti.

Stante la non certo tempestiva individuazione ufficiale dei soggetti nei confronti dei quali applicare l'IVA con il sistema dello "split payment" ed in considerazione del fatto che tali elenchi potrebbero contenere errori o omissioni, il Dipartimento ha comunicato che i soggetti interessati possono segnalare, entro il 6 luglio 2017, eventuali mancate o errate inclusioni in detti elenchi; le segnalazioni dovranno essere trasmesse alla casella di posta elettronica: df.dg.uff05@finanze.it.

Il Dipartimento provvederà alla tempestiva revisione degli elenchi stessi.

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9) Novità in tema di rinuncia ai crediti da parte dei soci affrontate da Assonime

Assonime ha reso noto l’avvenuta predisposizione della circolare 17/2017: Redditi 2017-SC – IRAP 2017. ​Come ogni anno, la circolare sui modelli di dichiarazione illustra le principali innovazioni che assumono a tal fine rilevanza. Si sofferma in particolare sugli aspetti più critici della disciplina CFC, anche alla luce delle modifiche introdotte dalle leggi di stabilità per il 2015 e il 2016 e dal c.d. decreto internazionalizzazione e analizza le innovazioni riguardanti la disciplina sui prezzi di trasferimento ex art. 110, comma 7, del TUIR, nonché l'abrogazione della disciplina di deducibilità dei costi black list ex art. 110, comma 10 e ss. del TUIR. Particolare rilevanza assumono anche le novità in tema di rinuncia ai crediti da parte dei soci e in tema di ACE e le modifiche apportate alla disciplina IRAP.

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10) Cessioni auto intracomunitarie e regime IVA

Il beneficio dell’esenzione IVA per una cessione intracomunitaria di un mezzo di trasporto nuovo non può essere subordinata alla condizione che l’acquirente di tale mezzo sia residente o domiciliato nello Stato membro di destinazione del veicolo. I giudici hanno così affermato che neanche in tal caso il venditore è tenuto a versare l’IVA evasa dall’acquirente, a meno che non risulti dimostrata la sua conoscenza delle intenzioni di realizzare una evasione fiscale da parte di quest’ultimo. La Corte di Giustizia europea si è così espressa sull’interpretazione dell’art. 138, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006 relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto.

(Sentenza del 14/6/2017, n. 453/9 - Corte di Giustizia dell'Unione Europea)

Vincenzo D’Andò