Diario quotidiano del 28 luglio 2017: assegnazione agevolata ai soci esaminata dalle Entrate con tre risoluzioni

Pubblicato il 28 luglio 2017

1) Interessi di mora sempre deducibili per competenza
2) PEC comunque valida se raggiunge lo scopo
3) Scissione finalizzata all’assegnazione di beni ai soci: niente vantaggio fiscale indebito
4) Prestazioni invalidità civile: arretrati – criterio competenza
5) Se il bene non giunge a destinazione non spetta l’esenzione Iva
6) INPS on line: intermediari, aziende, enti pubblici accedono a tutti i servizi riservati con le credenziali SPID
7) Arriva un “tavolo tecnico permanente” con il MEF sulle tematiche della professione del commercialista nella morsa del Fisco italiano
8) Conto all’estero: condannato avvocato per sottrazione fraudolenta
9) Disciplina dell’assegnazione agevolata ai soci esaminata dalle Entrate con tre risoluzioni
10) Norme di comportamento; società quotate, revisione con membri “esterni”
diario-quotidiano-articoli-81) Interessi di mora sempre deducibili per competenza 2) PEC sempre valida se raggiunge lo scopo 3) Scissione finalizzata all’assegnazione di beni ai soci: niente vantaggio fiscale indebito 4) Prestazioni invalidità civile: arretrati – criterio competenza 5) Se il bene non giunge a destinazione non spetta l’esenzione Iva 6) INPS on line: intermediari, aziende, enti pubblici accedono a tutti i servizi riservati con le credenziali SPID 7) Arriva un “tavolo tecnico permanente” con il MEF sulle tematiche della professione del commercialista nella morsa del Fisco italiano 8) Conto all’estero: condannato avvocato per sottrazione fraudolenta 9) Disciplina dell’assegnazione agevolata ai soci esaminata dalle Entrate con tre risoluzioni 10) Norme di comportamento; società quotate, revisione con membri “esterni” ****

1) Interessi di mora sempre deducibili per competenza

La Suprema Corte si pronuncia sulla deducibilità degli interessi attivi di mora: Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 TUIR per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa.

La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli passività non deducibili, in quanto non ancora effettivamente sopportate. Gli ermellini ribadiscono inoltre che le penalità contrattuali per ritardata consegna risultano sempre inerenti all’attività d’impresa (Cass. n. 19702/2017) giacché prive di natura sanzionatoria poichè assolvono la funzione di rafforzare il vincolo negoziale

(Ordinanza del 05/07/2017 n. Ordinanza 16561/5 - Corte di cassazione)

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2) PEC comunque valida se raggiunge lo scopo

Ed ancora la Suprema Corte sulla validità della notifica via PEC quando raggiunge lo scopo: E’ valido il ricorso notificato a mezzo PEC presso il difensore domiciliatario della società contribuente. La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 15984 del 27-06-2017, ha inteso dare seguito alla propria recente giurisprudenza (ordinanza n. 20307/2016) secondo la quale tale tipo di notificazione è ampiamente consentita dalla normativa, in particolare dai provvedimenti attuativi dell’art. 3 bis, legge 53/1994. I giudici ribadiscono, inoltre, a conforto della propria tesi, il principio di diritto secondo il quale “l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto” (Cass. SS.UU. sent. n. 7665/2016 e sent. 11383/2016).

(Ordinanza del 27/06/2017 n. 15984/6 - Corte di cassazione)

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3) Scissione finalizzata all’assegnazione di beni ai soci: niente vantaggio fiscale indebito

Scissione parziale asimmetrica non proporzione: manca l’indebito vantaggio fiscale

L’operazione è in linea con la norma riguardante la cessione di beni ai soci finalizzata a estromettere dall’impresa quelli che non presentano condizioni di impiego profittevoli

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 98/E del 26 luglio 2017, rispondendo a un’istanza di interpello, fornisce un auspicato chiarimento interpretativo in materia di scissione parziale asimmetrica non proporzionale seguita dalla cessione di beni ai soli soci che riceveranno partecipazioni nella società scissa: non è operazione abusiva.

Il quesito

Una società in accomandita semplice che esercita l’attività di locazione immobiliare di beni propri, (in particolare possiede uno stabile di civile abitazione, composto da unità immobiliari locate a “canone convenzionato” ai soci o loro familiari), ha chiesto all’Agenzia un parere sull’eventuale carattere abusivo, ai fini delle imposte dirette e dell’imposta di registro, di un’operazione straordinaria che intende effettuare.

Più precisamente, la società vuole realizzare una scissione parziale asimmetrica non proporzionale – finalizzata alla cessione agevolata dei beni immobili ai soci – in cui le quote della nuova sas beneficiaria saranno attribuite esclusivamente ai due soci della scindenda, che non concordano con l’assegnazione agevolata, mentre agli altri (favorevoli all’assegnazione) saranno attribuite solo quote della società scissa.

Alla beneficiaria della scissione saranno assegnati immobili allo stesso valore fiscale in essere presso la società scindenda e la riserva da rivalutazione di riferimento. Poi, in seguito all’operazione, avverrà l’assegnazione agevolata di beni immobili (ex articolo 1, commi 115-120, della legge 208/2015) in favore dei soci della scissa ai quali gli stessi immobili sono attualmente concessi in locazione. Contestualmente all’assegnazione agevolata, la società scissa sarà posta in scioglimento e liquidazione, mentre la beneficiaria continuerà nell’attività di gestione degli immobili ricevuti in occasione della scissione, con le stesse modalità e sulla base dei contratti di locazione attualmente in vigore.

A parere dell’istante, la descritta operazione funzionale all’assegnazione agevolata di beni immobili ad alcuni soltanto dei soci, non risulta abusiva, anche perché avverrebbe nelle stesse condizioni e con gli stessi oneri tributari applicabili al caso in cui l’assegnazione medesima non fosse stata preceduta dalla scissione, cioè con il pagamento dell’imposta sostitutiva dell’8% sulla plusvalenza pari alla differenza tra il valore della rendita catastale rivalutata degli immobili e il valore fiscale degli stessi; e della sostitutiva del 13% sulla riserva da rivalutazione

La risposta

Ricordando in primis quali sono i presupposti in presenza dei quali un’operazione può essere considerata abusiva e con articolate argomentazioni, l’Agenzia delle Entrate afferma che nel caso posto alla sua attenzione, la separazione dell’attività della scissa da quella della beneficiaria, sulla base della volontà dichiarata dai soci, non appare preordinata al trasferimento a terzi delle quote né della società scissa né della beneficiaria, ma è dettata dall’esigenza di concedere la possibilità di assegnare gli immobili societari (ex articolo 1, commi 115-120, della legge 208/2015) soltanto ad alcuni soci, quelli che restano nella scissa, visto che i due soci a cui vengono attribuite le quote della beneficiaria si sono dichiarati contrari all’assegnazione degli immobili considerato il costo dell’operazione.

Inoltre, poiché gli immobili della beneficiaria continueranno a essere locati con le stesse modalità e in base agli stessi contratti di locazione attualmente in vigore (a canone convenzionato) e, pertanto, non saranno destinati a final