Diario quotidiano del 28 luglio 2017: assegnazione agevolata ai soci esaminata dalle Entrate con tre risoluzioni

Pubblicato il 28 luglio 2017



1) Interessi di mora sempre deducibili per competenza
2) PEC comunque valida se raggiunge lo scopo
3) Scissione finalizzata all’assegnazione di beni ai soci: niente vantaggio fiscale indebito
4) Prestazioni invalidità civile: arretrati – criterio competenza
5) Se il bene non giunge a destinazione non spetta l’esenzione Iva
6) INPS on line: intermediari, aziende, enti pubblici accedono a tutti i servizi riservati con le credenziali SPID
7) Arriva un “tavolo tecnico permanente” con il MEF sulle tematiche della professione del commercialista nella morsa del Fisco italiano
8) Conto all’estero: condannato avvocato per sottrazione fraudolenta
9) Disciplina dell’assegnazione agevolata ai soci esaminata dalle Entrate con tre risoluzioni
10) Norme di comportamento; società quotate, revisione con membri “esterni”
diario-quotidiano-articoli-81) Interessi di mora sempre deducibili per competenza 2) PEC sempre valida se raggiunge lo scopo 3) Scissione finalizzata all’assegnazione di beni ai soci: niente vantaggio fiscale indebito 4) Prestazioni invalidità civile: arretrati – criterio competenza 5) Se il bene non giunge a destinazione non spetta l’esenzione Iva 6) INPS on line: intermediari, aziende, enti pubblici accedono a tutti i servizi riservati con le credenziali SPID 7) Arriva un “tavolo tecnico permanente” con il MEF sulle tematiche della professione del commercialista nella morsa del Fisco italiano 8) Conto all’estero: condannato avvocato per sottrazione fraudolenta 9) Disciplina dell’assegnazione agevolata ai soci esaminata dalle Entrate con tre risoluzioni 10) Norme di comportamento; società quotate, revisione con membri “esterni” ****

1) Interessi di mora sempre deducibili per competenza

La Suprema Corte si pronuncia sulla deducibilità degli interessi attivi di mora: Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 TUIR per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa.

La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli passività non deducibili, in quanto non ancora effettivamente sopportate. Gli ermellini ribadiscono inoltre che le penalità contrattuali per ritardata consegna risultano sempre inerenti all’attività d’impresa (Cass. n. 19702/2017) giacché prive di natura sanzionatoria poichè assolvono la funzione di rafforzare il vincolo negoziale

(Ordinanza del 05/07/2017 n. Ordinanza 16561/5 - Corte di cassazione)

******

2) PEC comunque valida se raggiunge lo scopo

Ed ancora la Suprema Corte sulla validità della notifica via PEC quando raggiunge lo scopo: E’ valido il ricorso notificato a mezzo PEC presso il difensore domiciliatario della società contribuente. La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 15984 del 27-06-2017, ha inteso dare seguito alla propria recente giurisprudenza (ordinanza n. 20307/2016) secondo la quale tale tipo di notificazione è ampiamente consentita dalla normativa, in particolare dai provvedimenti attuativi dell’art. 3 bis, legge 53/1994. I giudici ribadiscono, inoltre, a conforto della propria tesi, il principio di diritto secondo il quale “l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto” (Cass. SS.UU. sent. n. 7665/2016 e sent. 11383/2016).

(Ordinanza del 27/06/2017 n. 15984/6 - Corte di cassazione)

******

3) Scissione finalizzata all’assegnazione di beni ai soci: niente vantaggio fiscale indebito

Scissione parziale asimmetrica non proporzione: manca l’indebito vantaggio fiscale

L’operazione è in linea con la norma riguardante la cessione di beni ai soci finalizzata a estromettere dall’impresa quelli che non presentano condizioni di impiego profittevoli

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 98/E del 26 luglio 2017, rispondendo a un’istanza di interpello, fornisce un auspicato chiarimento interpretativo in materia di scissione parziale asimmetrica non proporzionale seguita dalla cessione di beni ai soli soci che riceveranno partecipazioni nella società scissa: non è operazione abusiva.

Il quesito

Una società in accomandita semplice che esercita l’attività di locazione immobiliare di beni propri, (in particolare possiede uno stabile di civile abitazione, composto da unità immobiliari locate a “canone convenzionato” ai soci o loro familiari), ha chiesto all’Agenzia un parere sull’eventuale carattere abusivo, ai fini delle imposte dirette e dell’imposta di registro, di un’operazione straordinaria che intende effettuare.

Più precisamente, la società vuole realizzare una scissione parziale asimmetrica non proporzionale – finalizzata alla cessione agevolata dei beni immobili ai soci – in cui le quote della nuova sas beneficiaria saranno attribuite esclusivamente ai due soci della scindenda, che non concordano con l’assegnazione agevolata, mentre agli altri (favorevoli all’assegnazione) saranno attribuite solo quote della società scissa.

Alla beneficiaria della scissione saranno assegnati immobili allo stesso valore fiscale in essere presso la società scindenda e la riserva da rivalutazione di riferimento. Poi, in seguito all’operazione, avverrà l’assegnazione agevolata di beni immobili (ex articolo 1, commi 115-120, della legge 208/2015) in favore dei soci della scissa ai quali gli stessi immobili sono attualmente concessi in locazione. Contestualmente all’assegnazione agevolata, la società scissa sarà posta in scioglimento e liquidazione, mentre la beneficiaria continuerà nell’attività di gestione degli immobili ricevuti in occasione della scissione, con le stesse modalità e sulla base dei contratti di locazione attualmente in vigore.

A parere dell’istante, la descritta operazione funzionale all’assegnazione agevolata di beni immobili ad alcuni soltanto dei soci, non risulta abusiva, anche perché avverrebbe nelle stesse condizioni e con gli stessi oneri tributari applicabili al caso in cui l’assegnazione medesima non fosse stata preceduta dalla scissione, cioè con il pagamento dell’imposta sostitutiva dell’8% sulla plusvalenza pari alla differenza tra il valore della rendita catastale rivalutata degli immobili e il valore fiscale degli stessi; e della sostitutiva del 13% sulla riserva da rivalutazione

La risposta

Ricordando in primis quali sono i presupposti in presenza dei quali un’operazione può essere considerata abusiva e con articolate argomentazioni, l’Agenzia delle Entrate afferma che nel caso posto alla sua attenzione, la separazione dell’attività della scissa da quella della beneficiaria, sulla base della volontà dichiarata dai soci, non appare preordinata al trasferimento a terzi delle quote né della società scissa né della beneficiaria, ma è dettata dall’esigenza di concedere la possibilità di assegnare gli immobili societari (ex articolo 1, commi 115-120, della legge 208/2015) soltanto ad alcuni soci, quelli che restano nella scissa, visto che i due soci a cui vengono attribuite le quote della beneficiaria si sono dichiarati contrari all’assegnazione degli immobili considerato il costo dell’operazione.

Inoltre, poiché gli immobili della beneficiaria continueranno a essere locati con le stesse modalità e in base agli stessi contratti di locazione attualmente in vigore (a canone convenzionato) e, pertanto, non saranno destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa, l’intera operazione non può essere considerata abusiva.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 98/E del 26 luglio 2017)

******

4) Prestazioni invalidità civile: arretrati – criterio competenza

Messaggio della direzione centrale sostegno alla non autosufficienza, invalidità civile e altre prestazioni: In materia di verifica dei dati reddituali per i titolari di prestazioni collegate al reddito, la normativa vigente (art. 35, comma 8, del decreto legge 30 dicembre 2008 n. 207, convertito in legge 27 febbraio 2009, n. 14, come modificata dal decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122) prevede che: “ai fini della liquidazione o della ricostituzione delle prestazioni previdenziali e assistenziali collegate al reddito, il reddito di riferimento è quello conseguito dal beneficiario e dal proprio coniuge nell’anno solare precedente. Per le prestazioni collegate al reddito rilevano i redditi conseguiti nello stesso anno per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati di cui al Decreto del Presente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1388 e successive modificazioni e integrazioni”.

La circolare 126/2010, al punto 5.3.1, nel fornire le necessarie istruzioni in materia, opera una distinzione tra assegno sociale e prestazioni di invalidità civile.

Per la prima tipologia di prestazione la circolare, in coerenza con l’art. 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, precisa che, nel computo dei redditi ai fini del riconoscimento dell’assegno, si applica il criterio di competenza.

Per le prestazioni di invalidità civile, invece, stabilisce, in mancanza di diversa previsione di legge, che, per la determinazione del limite reddituale, si debbano computare tutti i pagamenti arretrati soggetti a tassazione separata conseguiti, a prescindere dall’anno di competenza (criterio di cassa).

Sulla questione da ultimo illustrata è sorto un contenzioso giudiziario, nel quale l’Istituto è risultato soccombente, che si fonda su una pronuncia della Cassazione a sezioni unite (sentenza n. 12796/2005).

Tale sentenza, in tema di erogazione dei benefici previdenziali e assistenziali collegati al reddito, statuisce che, per la determinazione del limite reddituale, “devono essere considerati anche gli arretrati - purché non esclusi del tutto da specifiche norme di legge (ad esempio, l'art. 3, comma 6, della L. 8 agosto 1995, n. 335, relativa all'assegno sociale) - non nel loro importo complessivo, ma nelle quote maturate per ciascun anno di competenza”.

In relazione a quanto sopra ed acquisito il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l’Istituto dispone che, dalla pubblicazione del presente messaggio, nel computo dei redditi in tema di liquidazione delle prestazioni di invalidità civile gli arretrati siano calcolati non nel loro importo complessivo, ma sulla base dei ratei maturati in ciascun anno di competenza.

Di conseguenza le sedi, al fine di dare applicazione alla suddetta disposizione, in fase di acquisizione dei redditi dovranno ripartire manualmente gli importi arretrati per anno di competenza.

Con riferimento al periodo antecedente alla pubblicazione del presente messaggio e con particolare riguardo alle istanze di prestazione di invalidità civile respinte per applicazione del criterio di cassa, per le quali, applicando l’orientamento accolto, risulti invece spettante il diritto alla prestazione, in caso di ricorso o domanda di riesame saranno adottati i seguenti provvedimenti:

a) domanda respinta per la quale è pendente istanza di autotutela (domanda di riesame): la Sede dovrà accogliere l’istanza;

b) domanda respinta per la quale è pendente ricorso amministrativo al Comitato provinciale prima della seduta: la Sede dovrà riconoscere la prestazione in autotutela;

c) domanda respinta per la quale, a seguito di ricorso al Comitato provinciale e di accoglimento dello stesso, il Direttore di Sede abbia sospeso la delibera di esecuzione: dopo la trasmissione della sospensiva alla Direzione centrale sostegno alla non autosufficienza, invalidità civile e altre prestazioni, la medesima Direzione trasmetterà alla Sede competente formale invito di accogliere l’istanza in autotutela.

(INPS, messaggio n. 3098 del 25 luglio 2017)

******

5) Se il bene non giunge a destinazione non spetta l’esenzione Iva

È la conclusione della Corte di giustizia Ue (sentenza 26 luglio 2017, causa C‑386/16) al termine di un contenzioso che ha visto protagonisti una impresa operante nel settore ittico e l’Amministrazione fiscale lituana.

La controversia esaminata alla Corte di giustizia ha riguardato la qualificazione come cessioni intracomunitarie di alcune operazioni realizzate da un’azienda operante nel settore ittico tra il 2008 e il 2010 e il pagamento dell’Iva relativa a queste operazioni, maggiorata da interessi di mora e sanzione.

In particolare, la domanda di pronuncia pregiudiziale era incentrata sull’interpretazione degli articoli 138, paragrafo 1, 140, lettera a), e 141 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune dell’Iva, in combinato disposto con gli articoli 33 e 40 della stessa direttiva.

Secondo la Corte, i requisiti di applicazione dell’articolo 138, paragrafo 1, della direttiva Iva non possono essere soddisfatti se il bene oggetto della cessione non è trasportato o spedito a destinazione dell’acquirente il cui acquisto determina la cessione. Inoltre, trattandosi di operazioni che formano una catena di due cessioni successive che ha dato luogo ad un solo trasporto intracomunitario, tale trasporto intracomunitario può essere imputato a una sola delle due cessioni, che sarà, pertanto, l’unica esentata ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, della direttiva. Per determinare a quale delle due cessioni debba essere imputato il trasporto intracomunitario occorre procedere ad una valutazione globale di tutte le circostanze del caso. In particolare, nel caso di due cessioni successive che abbiano dato luogo ad un solo trasporto intracomunitario, al fine di determinare a quale delle due cessioni il suddetto trasporto debba essere imputato, si deve stabilire se quest’ultimo sia avvenuto dopo la seconda cessione. In questa eventualità, secondo la Corte, solo la seconda cessione dovrebbe essere qualificata come cessione intracomunitaria e beneficiare, eventualmente, dell’esenzione di cui all’articolo 138, paragrafo 1, della direttiva Iva.

Infine, decondo la Corte, ai fini dell’interpretazione dell’articolo 138, paragrafo 1, della direttiva IVA, una trasformazione dei beni, durante una catena di due successive cessioni, come quella di cui al procedimento principale, sulla base delle istruzioni dell’acquirente intermediario ed effettuata prima del trasporto verso lo Stato membro dell’acquirente finale, non incide sulle condizioni dell’eventuale esenzione della prima cessione, allorché tale trasformazione è posteriore alla prima cessione.

(Corte di giustizia Ue, sentenza 26 luglio 2017, causa C‑386/16)

******

6) INPS on line: intermediari, aziende, enti pubblici accedono a tutti i servizi riservati con le credenziali SPID

L’INPS, con il messaggio n. 3035 del 21 luglio 2017, comunica che si può accedere con le credenziali SPID anche a tutti i servizi riservati alle altre categorie di utenti (intermediari, aziende, enti pubblici, ecc...).

Accesso con credenziali SPID a tutti i servizi INPS

Come è noto, il 15 marzo 2016 è partito SPID, il nuovo Sistema Pubblico di Identità Digitale, che consente ai cittadini di accedere con un’unica identità digitale a tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni e delle imprese aderenti.

L’identità SPID è rilasciata dai Gestori di Identità Digitale (Identity Provider), soggetti privati accreditati da AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) che, nel rispetto delle regole emesse dall’Agenzia, forniscono le identità digitali e gestiscono l’autenticazione degli utenti. Per ottenere un’identità SPID l’utente deve farne richiesta al gestore che preferisce. Il gestore, dopo aver verificato i dati del richiedente, emette l’identità digitale rilasciando le credenziali all’utente. Ogni gestore può scegliere tra diverse modalità di riconoscimento per verificare l'identità del cittadino.

L'elenco dei gestori di identità digitale e le condizioni offerte da ciascun gestore per richiedere le credenziali sono riportate nel sito https://www.spid.gov.it.

Utilizzo delle credenziali SPID per l’accesso ai servizi INPS

L’INPS è stata una delle Amministrazioni che hanno permesso l’accesso ai propri servizi con SPID, fungendo quindi da Fornitore di servizi (Service Provider). In tale fase di avvio, l’accesso con SPID è stato limitato ai servizi per i cittadini. Successivamente è stata avviata una sperimentazione, conclusasi con successo, per l’accesso da parte dei Patronati che oggi possono accedere esclusivamente con credenziali SPID.

Il sistema SPID implementa tre livelli di sicurezza e per l’accesso ai servizi INPS sono richieste credenziali almeno di Livello 2. Tale tipo di credenziali prevedono, oltre alla password di accesso, anche un codice temporaneo (OTP – One Time Password) generato tramite l’invio di un SMS o tramite una applicazione sul cellulare.

Considerato il livello di maturità raggiunto dal sistema SPID e dell’efficacia in termini di sicurezza degli accessi, l’INPS comunica che è possibile accedere con le credenziali SPID anche a tutti i servizi riservati alle altre categorie di utenti (intermediari, aziende, enti pubblici, ecc...).

L’accesso a tutti i servizi INPS è dunque consentito mediante le seguenti modalità:

PIN rilasciato dall’INPS

SPID, con credenziali almeno di Livello 2

CNS (Carta Nazionale dei Servizi)

Le credenziali SPID o CNS consentono l’accesso ai servizi con le stesse prerogative del PIN dispositivo.

Gli utenti già in possesso di un PIN possono accedere a tutti i servizi loro autorizzati anche con le credenziali SPID.

Per eventuali nuove abilitazioni, al momento della richiesta, l’utente può indicare che accederà ai servizi con una credenziale SPID o con la CNS e dunque non gli verrà attribuito un PIN.

(INPS, messaggio n. 3035 del 21 luglio 2017)

***

Eventi sismici verificatisi nei territori delle Regioni Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo in data 24 agosto 2016, 26 e 30 ottobre 2016 e 18 gennaio 2017: modalità di versamento dei contributi sospesi. Istruzioni contabili.

L’INPS ha pubblicato il messaggio n. 3124 del 27 luglio 2017.

Con riferimento agli eventi sismici, verificatisi, a partire dal 24 agosto 2016, nei territori delle regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, il D. L. n. 189/2016, all’art. 48, ha disposto la sospensione dei termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria in scadenza nel periodo dal 24 agosto 2016 al 30 settembre 2017, nei riguardi dei soggetti operanti nei Comuni di cui all’allegato 1 del decreto legge (cfr. circ. n. 204/2016).

A seguito del verificarsi di nuovi eventi sismici, in particolare in data 26 e 30 ottobre 2016, la L. n. 229/2016, di conversione del citato D.L. n. 189/2016, ha previsto un allegato 2 contenente l’elenco dei territori interessati dagli ulteriori eventi sismici avvenuti a decorrere dal 26 ottobre, per i quali è stata disposta, analogamente, la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali con scadenza legale di versamento nell’arco temporale 26 ottobre 2016 - 30 settembre 2017 (cfr. Circ. n. 2/2017).

A causa dell’aggravarsi delle conseguenze dei suddetti eventi calamitosi e del verificarsi di un successivo sisma in data 18 gennaio 2017, il D.L. n. 8/2017 convertito con modificazione dalla legge n. 45/2017, ha previsto l’inserimento nel D.L. 189/2016, dell’allegato 2-bis, contenente l’elenco dei Comuni colpiti dal sisma del 18 gennaio 2017. Pertanto, la sospensione degli adempimenti e dei versamenti contributivi è stata estesa anche ai comuni dell’allegato 2 bis e riguarda il periodo 18 gennaio 2017 - 30 settembre 2017 (cfr. Mess. n. 2174 /2017).

L’art. 48, comma 13, del D.L. n. 189/2016 ha disposto che gli adempimenti e i pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, sospesi ai sensi della norma, dovranno essere effettuati, in unica soluzione, entro il 30 ottobre 2017, senza applicazione di sanzioni ed interessi. In alternativa, la ripresa dei versamenti potrà avvenire mediante rateizzazione – sempre senza applicazione di sanzioni ed interessi – fino ad un massimo di 18 rate mensili di pari importo, previa proposta di istanza di rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa, da presentare entro il 30 ottobre 2017; indicazioni riguardo alla proposta di rateazione ed alle modalità di presentazione della relativa istanza, saranno fornite con un apposito messaggio.

Non è ammesso il rimborso di quanto spontaneamente pagato.

(INPS, messaggio n. 3124 del 27 luglio 2017)

******

7) Arriva un “tavolo tecnico permanente” con il MEF sulle tematiche della professione del commercialista nella morsa del Fisco italiano

Arriva il tavolo tecnico permanente con il MEF relativo sulle tematiche della professione del commercialista alle prese con il sistema fiscale italiano.

Casero annuncia un tavolo tecnico con i commercialisti sulle tematiche della categoria. La notizia viene riportata dallo stesso Ministero dell’Economia e Finanze, con il Comunicato Stampa n. 132 del 26/07/2017.

Il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Luigi Casero, anche a seguito delle problematiche emerse in questi giorni e per rendere più agevole il lavoro dei professionisti che assistono imprese e contribuenti, ritiene utile istituire un tavolo tecnico permanente relativo alle tematiche della professione del commercialista e ai rapporti con il sistema fiscale italiano. Con questa iniziativa il Vice Ministro dà attuazione ad un impegno che aveva preso con la categoria. ‘’Il tavolo – ha spiegato Casero – che partirà con l’individuazione delle azioni che si rendono necessarie per l’attuazione dello Statuto del Contribuente, dovrà affrontare nello specifico i problemi che frenano in concreto una marcata semplificazione del sistema fiscale italiano e una più lineare attività lavorativa del commercialista’’.

Proroga al 20 agosto anche per i versamenti di imposta dei lavoratori autonomi

Dunque, come ha precisato il Comunicato Stampa n. 131 del 26/07/2017 del MEF, dal 21 luglio 2017 al 20 agosto 2017, oltre alla imprese, anche i lavoratori autonomi potranno effettuare i versamenti delle imposte con una lieve maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40%. Il nuovo termine verrà formalizzato con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze che sarà firmato nei prossimi giorni. Il DPCM uniformerà il trattamento tra titolari di reddito di impresa e titolari di reddito di lavoro autonomo.

In dettaglio, i versamenti interessati dalla nuova scadenza sono quelli derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione in materia di IVA di imprenditori e lavoratori autonomi.

Con un altro DPCM, in dirittura d’arrivo, viene prorogato, al 31 ottobre 2017 il termine per la presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770) e delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di Irap.

La proroga riguarderà, quindi, oltre alle “classiche” imposte della dichiarazione unificata (IRPEF, IRES, IRAP, IVA), anche il modello IRAP.

Per conseguenza, oltre al versamento del saldo 2016 e dell’acconto 2017 delle imposte sopra indicate, vengono differiti anche i versamenti relativi a:

- addizionali IRPEF;

- saldo IVA per i soggetti che presentano la dichiarazione in forma unificata;

- contributi previdenziali (IVS, Gestione separata INPS);

- imposte dei forfetari;

- i versamenti camerali.

Chi avesse già consegnato o pagato i modelli F24 con rateazioni, se lo preferisce, non deve fare nulla (nessun ricalcolo).

Per coloro che sono interessati dalla proroga (tabella in attesa di conferme “ufficiali”)

VERSAMENTO DELLA 1° RATA ENTRO IL 21/08/2017 TITOLARE DI PARTITA IVA

VERSAMENTO DELLA 1° RATA ENTRO IL 21/08/2017 NON TITOLARE DI PARTITA IVA (ad. i soci di Snc/Sas per i loro redditi personali)

1° rata

21 AGOSTO

1° rata

21 AGOSTO

2° rata

18 SETTEMBRE

2° rata

31 AGOSTO

3° rata

16 OTTOBRE

3° rata

2 OTTOBRE

4° rata

16 NOVEMBRE

4° rata

31 OTTOBRE

5° rata

30 NOVEMBRE

******

8) Conto all’estero: condannato avvocato per sottrazione fraudolenta

Scatta la condanna penale per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per il professionista che, pur essendo indebitato con il fisco, apre un conto all’estero facendovi confluire del denaro.

Particolarmente, nel momento in cui l’avvocato si sia dichiarato incapiente in Italia chiedendo una rateizzazione per i tributi non pagati.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 37136 del 26 luglio 2017, ha respinto il ricorso presentato da un avvocato contro il sequestro preventivo dei suoi beni scattato in seguito alla contestazione del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

In particolare, l’accusa era di aver compiuto atti fraudolenti al fine di sottrarsi alla procedura di riscossione coattiva del debito tributario esistente a suo carico, atti che si erano sostanziati nel non dichiarare l’esistenza di somme di cui egli, in realtà, aveva disponibilità, nel non aver compilato il quadro RW della dichiarazione dei redditi, nell'essersi presentato come finanziariamente incapiente ed aver ottenuto, in questo modo, una rateizzazione del debito con il Fisco.

Dunque, il Tribunale, in risposta alle censure difensive, aveva ancorato il fumus del reato al vasto compendio probatorio, costituito anche da intercettazioni telefoniche e ambientali, da cui era emersa la disponibilità di ingenti somme in un conto corrente estero sul quale erano confluiti i pagamenti “in nero” delle parcelle relative all’attività professionale del ricorrente, somme che, come anticipato, non erano state indicate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi ed erano state rimpatriate in maniera occulta in occasione di trasferte e viaggi.

Questo, senza contare che, per quanto riguarda i debiti che l’avvocato aveva con l’Erario, lo stesso si era dichiarato incapiente al fine di ottenere una rateizzazione.

La Cassazione ritiene, quindi, corretto che il Tribunale del riesame avesse giudicato sussistente, in capo all’imputato, la condotta del reato di sottrazione fraudolenta.

******

9) Disciplina dell’assegnazione agevolata ai soci esaminata dalle Entrate con tre risoluzioni

Pubblicate, il 27 luglio 2017, dall’Amministrazione finanziaria tre distinte risoluzioni, tutte incentrate sulla disciplina dell’assegnazione agevolata ai soci e scaturite da risposte date a seguito di tre diverse istanze di interpello.

Risoluzione n. 99/E/2017 - assegnazione agevolata ai soci, abusiva per indebito vantaggio:

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 99/E del 27 luglio 2017, ha rilevato la presenza degli elementi che la rendono fiscalmente illegittima e l’assenza delle valide ragioni extrafiscali non marginali.

Durante l’assegnazione agevolata ai soci, secondo il fisco, é abusiva una complessa operazione in cui la società conferisce l’azienda in una nuova società composta dai medesimi soci; concede in locazione il bene immobile alla nuova società.

Viene, quindi, esaminato, sotto il profilo della disciplina dell’abuso di diritto, il caso di una società che:

- conferisce l’azienda in una nuova società in nome collettivo costituita dagli stessi soci della società conferente;

- concede in locazione l’immobile alla nuova società;

- assegna l’immobile ai soci beneficiando della disciplina agevolativa prevista dall’articolo 1, commi da 115 a 120, della legge n. 208/2015;

- si scioglie e assegna ai soci la partecipazione nella nuova società.

Dunque, a seguito della complessa operazione sopra delineata, la società conferitaria svolgerebbe la medesima attività della società conferente, sarebbe composta dai medesimi soci e avrebbe la medesima forma giuridica di società in nome collettivo.

Il bene immobile, inoltre, sarebbe utilizzato dalla società conferitaria nella medesima attività d’impresa della società conferente, con l’unica differenza che i proprietari giuridici ne sarebbero i soci e non la società.

In tale contesto, l’Agenzia rammenta che per verificare eventuali profili abusivi occorre che in un’operazione sussistano congiuntamente (articolo 10-bis comma 1, della legge n. 212/2000):

- la realizzazione di un vantaggio fiscale “indebito”, costituito da “benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell'ordinamento tributario”;

- l’assenza di “sostanza economica” dell'operazione o delle operazioni poste in essere consistenti in “fatti, atti e contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali” - l’essenzialità del conseguimento di un “vantaggio fiscale”.

Peraltro, pur in presenza di tutti e tre gli elementi evidenziati, non sono abusive le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell'impresa o dell'attività professionale.

Risoluzione n. 100/E/2017 - assegnazione agevolata ai soci anche in contabilità semplificata

Le società in contabilità semplificata possono beneficiare della disciplina agevolativa di assegnazione dei beni ai soci anche se, in sede contabile, non annullano le riserve di bilancio.

Lo precisa l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 100/E del 27 luglio 2017.

Da un punto di vista contabile, il bene fuoriesce dal patrimonio della società, annullando riserve di utili e/o di capitale in misura pari al valore attribuito al bene.

In particolare, il bene assegnato potrebbe fuoriuscire dalla società a un valore contabile diverso da quello preso a riferimento in sede fiscale: contabilmente, infatti, rileva il valore attribuito dal redattore del bilancio, mentre fiscalmente il valore normale o catastale previsto dalla norma agevolativa in esame. In altri termini, le riserve annullate contabilmente potrebbero essere di entità diversa rispetto al valore normale o catastale del bene preso a riferimento per la determinazione dell'imposta sostitutiva.

Nel documento di prassi viene ricordato, inoltre, che è possibile fruire della disciplina agevolativa in esame solo se vi siano riserve disponibili di utili e/o di capitale almeno pari al valore contabile attribuito al bene in sede di assegnazione.

La risoluzione in esame precisa che le predette regole contabili non sono applicabili nei casi in cui i criteri di bilancio non richiedano l'annullamento delle riserve rilevate in contabilità. In tali casi, è comunque possibile assegnare in maniera agevolata i beni ai soci, non essendo prevista espressamente un'esclusione in tal senso dalla disciplina in esame.

Pertanto, la società in contabilità semplificata, che non provvede contabilmente ad annullare le riserve derivanti dall'assegnazione dei beni ai soci, può comunque beneficiare, in presenza di tutti gli altri requisiti richiesti, della disciplina agevolativa.

Risoluzione n. 101/E/2017 – cessione agevolata beni ai soci: la minusvalenza è senza abuso

La complessa operazione descritta dalla società interpellante non si pone in contrasto con norme fiscali e non viola principi dell’ordinamento tributario ed è, quindi, legittima.

La cessione agevolata dei beni ai soci non rientra nella disciplina dell’abuso di diritto anche se la società deduce la relativa minusvalenza e utilizza il corrispettivo della cessione per estinguere parte di un prestito obbligazionario in precedenza sottoscritto da due soci.

A questa conclusione è giunta l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 101/E del 27 luglio 2017, che chiarisce, in primo luogo, che la società può dedurre la minusvalenza derivante dalla cessione dei beni - e determinata in misura pari alla differenza tra il corrispettivo a valore di mercato e il costo fiscale degli immobili - considerato che tale deducibilità è riconosciuta anche all’interno della disciplina della cessione agevolata (circolare n. 37/E del 16 settembre 2006).

Non è deducibile la minusvalenza ai fini Ires, invece, qualora determinata utilizzando il valore catastale dell’immobile, considerato che tale valore è previsto dalla norma agevolativa “ai fini della determinazione dell’imposta sostitutiva” e, quindi, solo in presenza di un componente positivo di reddito.

Ai fini Irap, peraltro, la minusvalenza in esame è deducibile secondo l’importo rilevato in contabilità, sulla base del principio della presa diretta dal bilancio. La stessa risoluzione precisa che l’operazione realizzata dalla società, ossia la cessione agevolata ai soci di taluni beni e il rimborso anticipato di parte di un prestito obbligazionario, non viola la finalità della disciplina in materia di cessione agevolata. In conclusione, spiega l’Agenzia, non esistendo alcun vantaggio fiscale indebito, la fattispecie in esame non può considerarsi abusiva.

******

10) Norme di comportamento; società quotate, revisione con membri “esterni”

Il Consiglio nazionale dei Commercialisti ha annunciato, ieri con un comunicato pubblicato sul proprio sito internet, la partenza di un tavolo tecnico per aggiornare le Norme di comportamento del collegio sindacale con la partecipazione dei componenti di Unicredit, Eni, Generali, Bracco

È tutto pronto per la partenza del tavolo tecnico fortemente voluto dal Consiglio nazionale dei commercialisti finalizzato all’aggiornamento delle Norme di comportamento del collegio sindacale delle società quotate a cui parteciperanno per la prima volta anche membri esterni che rappresentano le maggiori società quotate italiane come Unicredit, Eni, Generali, Bracco.

Il progetto del Cndcec prevede la partecipazione di rappresentanti esterni per fortificare il modello di governance attraverso la condivisione ed il confronto preventivo all’emanazione delle stesse Norme di comportamento.

Il progetto – spiega Massimo Miani, presidente dei commercialisti– rappresenta un’iniziativa di una certa importanza perché il Consiglio nazionale decide di confrontarsi con interlocutori esterni così da recepire anche il contributo diretto dei componenti dei collegi sindacali impegnati quotidianamente nel funzionamento della governance aziendale. La revisione delle Norme di comportamento del collegio sindacale di società quotate, inoltre, si rende necessaria in virtù delle modifiche apportate da recenti provvedimenti legislativi che hanno significativamente inciso sul funzionamento e sugli obblighi di vigilanza dei collegi sindacali degli EIP”.

(CNDCEC, comunicato stampa del 27 luglio 2017)

Vincenzo D’Andò