Diario quotidiano del 21 luglio 2017: il caso degli studi di settore evoluti retroattivi

Pubblicato il 21 luglio 2017



1) Gestione Artigiani e Commercianti - Avvisi Bonari rata con scadenza Maggio 2017
2) Dal 19 luglio 2017 è disponibile il nuovo servizio di consultazione online delle banche dati catastali
3) Osservatorio sui bilanci delle SRL - Settore commercio
4) Due nuovi studi del Notariato: assegnazioni agevolate ed alienazione dei beni pubblici dello Stato
5) Ok al redditometro in presenza di polizze assicurative
6) Gli studi di settore “evoluti” sono retroattivi se a favore del contribuente: compensi elevati agli amministratori “salvi”
7) Impresa sociale: disciplina “revisionata”
8) Chiarimenti sulla presentazione del modello 770/2017 da parte delle Amministrazioni dello Stato
9) Recupero benefici “normativi e contributivi”: INL riassume obblighi
10) Ricongiunzione nel Fondo Pensioni
11) Titolari di reddito di impresa: spostato al 20 luglio 2017 il termine di versamento delle imposte
12) Commercialisti: da Casero rassicurazioni su rinvio scadenze
diario-quotidiano-articoli-81) Gestione Artigiani e Commercianti - Avvisi Bonari rata con scadenza Maggio 2017 2) Dal 19 luglio 2017 è disponibile il nuovo servizio di consultazione online delle banche dati catastali 3) Osservatorio sui bilanci delle SRL - Settore commercio 4) Due nuovi studi del Notariato: assegnazioni agevolate ed alienazione dei beni pubblici dello Stato 5) Ok al redditometro in presenza di polizze assicurative 6) Gli studi di settore evoluti sono retroattivi se a favore del contribuente: compensi elevati agli amministratori “salvi” 7) Impresa sociale: disciplina “revisionata” 8) Chiarimenti sulla presentazione del modello 770/2017 da parte delle Amministrazioni dello Stato 9) Recupero benefici “normativi e contributivi”: INL riassume obblighi 10) Ricongiunzione nel Fondo Pensioni: dichiarazione di incostituzionalità della norma limitata 11) Titolari di reddito di impresa: spostato al 20 luglio 2017 il termine di versamento delle imposte 12) Commercialisti: da Casero rassicurazioni su rinvio scadenze ****

1) Gestione Artigiani e Commercianti - Avvisi Bonari rata con scadenza Maggio 2017

Facendo seguito alla circolare n. 98 del 14 giugno 2013, l’INPS comunica l’inizio delle elaborazioni per l’emissione degli avvisi bonari relativi alla rata in scadenza a maggio 2017 per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni degli artigiani e commercianti.

Gli avvisi bonari saranno a disposizione del contribuente all’interno del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti (di cui al messaggio n. 5769 del 02/04/2012) al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Posizione Assicurativa – Avvisi Bonari.

Come di consueto sarà predisposta anche la relativa comunicazione e, contestualmente, sarà inviata una email di alert ai titolari della posizione contributiva, e ai loro intermediari, che abbiano fornito tramite il Cassetto il loro indirizzo di posta elettronica.

Qualora l’iscritto avesse già effettuato il pagamento, potrà comunicarlo utilizzando l’apposito servizio presente al seguente indirizzo: Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti – Sezione Comunicazione bidirezionale – Comunicazioni – Invio quietanza di versamento.

In caso di mancato pagamento l’importo dovuto verrà richiesto tramite avviso di addebito con valore di titolo esecutivo.

(INPS, messaggio n. 3005 del 19 luglio 2017)

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2) Dal 19 luglio 2017 è disponibile il nuovo servizio di consultazione online delle banche dati catastali

Lo ha reso noto l’Agenzia delle entrate con una nota apparsa sul proprio sito internet istituzionale il 19 luglio 2017.

Visura catastale telematica

Il servizio “Visura catastale telematica” consente la consultazione degli atti e dei documenti catastali informatizzati e permette di acquisire:

i dati identificativi e reddituali dei beni immobili (terreni e fabbricati)

i dati anagrafici delle persone, fisiche o giuridiche, intestatarie dei beni immobili

i dati grafici dei terreni (mappa catastale).

Le visure saranno fornite su file in formato pdf.

Per utilizzare “Visura catastale telematica” è necessario registrarsi ai servizi finanziari online di Poste Italiane S.p.A., che consentono di effettuare il pagamento telematico del servizio.

E’ possibile richiedere:

visure attuali per soggetto, ossia limitata agli immobili su cui il soggetto cercato risulti all’attualità titolare di diritti reali (non è al momento previsto il rilascio della visura per soggetto storica)

visure, attuali o storiche, di un immobile (censito al catasto dei Terreni o al Catasto dei Fabbricati), impostando la ricerca attraverso gli identificativi catastali

visure della mappa, di una particella censita al Catasto dei Terreni, impostando la ricerca attraverso gli identificativi catastali.

La ricerca è estesa a tutto il territorio nazionale, a esclusione delle province autonome di Trento e Bolzano.

Le informazioni catastali, ad eccezione della consultazione delle planimetrie riservata esclusivamente agli aventi diritto sull'immobile o ai loro delegati, sono pubbliche e dunque l'accesso è consentito a tutti, pagando i relativi tributi speciali catastali e nel rispetto della normativa vigente.

Per ogni visura erogata dal servizio “Visura catastale telematica” l’importo dovuto a titolo di tributo speciale catastale è calcolato applicando la tariffa vigente diminuita del 10%, perché riferita a visure erogate per via telematica, e aumentata del 50%, trattandosi di visure fornite non su base convenzionale. In particolare, nel caso di:

visura per soggetto, l’importo è di 1,35 euro per ogni 10 unità immobiliari, o frazione di 10

visura, attuale o storica, per immobile, l’importo è di 1,35 euro

visura della mappa, l’importo è di 1,35 euro.

Oltre ai tributi catastali saranno addebitate anche le commissioni applicate da Poste Italiane, calcolate in base allo strumento di pagamento che si vorrà utilizzare (carta di credito, carta Postepay o Postepay Impresa, conto BancoPosta Online o BancoPostaImpresa Online).

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3) Osservatorio sui bilanci delle SRL - Settore commercio

E’ stato pubblicato il 19 luglio 2017 dalla Fondazione nazionale commercialisti nella sezione Documenti.

L'Osservatorio sui Bilanci delle Società a responsabilità limitata nasce dall'esigenza conclamata da parte di molti colleghi di disporre di dati per un'analisi comparativa dei bilanci nei differenti settori merceologici. In tal senso, l'Osservatorio vuole essere uno strumento di ausilio per il Commercialista impegnato nella redazione dei bilanci delle Srl clienti e nell'analisi dei risultati da esse conseguiti in un'ottica di costruttiva comparazione.

Inoltre, l'Osservatorio si propone quale strumento di analisi e di benchmarking per policy maker, professionisti, esperti e operatori del settore.

La forma giuridica della società a responsabilità limitata rappresenta ad oggi il principale veicolo societario utilizzato dalle imprese italiane. Ad esse è dovuta la straordinaria crescita delle società di capitale in Italia negli ultimi venti anni. Nel 1996, secondo i dati Movimprese, le società di capitale attive iscritte al Registro Imprese erano 401.044, a fine 2016 sono diventate 1.082.003 (+170%). Viceversa, le società di persone che nel 1996 erano 785.462 a fine 2016 sono 813.228 (+3,5%). Il sorpasso delle società di capitale su quelle di persone è avvenuto nel 2010, ben prima, dunque, che fossero introdotte la Srl a capitale ridotto e la Srl semplificata.

Considerando che le Società per azioni attive sono circa 30.000 e che le società cooperative sono circa 70.000, si evince come le Srl in Italia ad oggi siano quasi un milione e rappresentino certamente l'ossatura portante del sistema imprenditoriale italiano.

Il presente report, primo di una serie che l'Osservatorio intende elaborare per i diversi settori di attività economica, è dedicato alle Srl del settore Commercio.

Dopo una presentazione sintetica dei risultati scaturenti da questa prima analisi dei bilanci delle Srl, il documento si sofferma sulla metodologia della ricerca per poi esporre i dati dei bilanci delle Srl esaminate a partire dai valori aggregati delle principali voci del conto economico e dello stato patrimoniale.

Successivamente, alcuni di questi indicatori, e cioè i ricavi, il valore della produzione, il valore aggiunto e il risultato operativo, sono analizzati in rapporto agli addetti.

Infine, il focus sulle Srl del settore commercio si chiude con l'analisi degli indici di bilancio.

I dati elaborati sono presentati nel documento per classi di fatturato, mentre nell'appendice statistica, posta alla fine del documento, sono riportate le tabelle con i dati elaborati anche per regione.

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4) Due nuovi studi del Notariato: assegnazioni agevolate ed alienazione dei beni pubblici dello Stato

Sono stati pubblicati il 19 luglio 2017 due nuovi studi del Notariato:

- Assegnazioni, cessioni e trasformazione agevolate;

- Alienazione dei beni pubblici dello Stato - Assegnazioni, cessioni e trasformazione agevolate.

Gli ultimi lavori approvati dal Consiglio Nazionale del Notariato sono consultabili nella sezione TROVA STUDIO e hanno approfondito tematiche relative al diritto civile e tributario:

Alienazione dei beni pubblici dello Stato - Studio n. 17-2017/C

Lo studio propone l’esame della disciplina dei beni pubblici dello Stato per tracciarne le principali procedure attraverso le quali si perviene alla loro vendita. In quanto beni utilizzati per fini di pubblico interesse, essi sono assoggettati ad un regime speciale che si differenzia da quello che si applica agli altri beni per ciò che riguarda, tra gli altri, il profilo della circolazione, la quale è infatti preclusa o comunque limitata dallo specifico vincolo di destinazione all’uso pubblico. Seguendo l’impostazione codicistica, i beni assoggettati al suddetto regime vengono distinti in demaniali e patrimoniali indisponibili.

Assegnazioni, cessioni e trasformazione agevolate: profili fiscali nella scelta della soluzione - Studio n. 73-2017/T

Lo studio intende approfondire alcune specifiche tematiche che segnano i profili distintivi delle operazioni agevolate. Si analizza la rappresentazione contabile e la fiscalità in capo al socio che sembrerebbero penalizzare soprattutto la scelta della assegnazione dei beni ai soci. Si approfondisce, inoltre, la particolare rilevanza fiscale del corrispettivo che potrebbe far risultare, almeno sulla carta, più gravosa la soluzione della cessione onerosa seppur agevolata e preferibile la stessa assegnazione. Infine, l’analisi riguarda la valutazione degli effetti delle operazioni agevolate in funzione della successiva rivendita dei beni assegnati, ceduti o posseduti, che potrebbe far risultare più conveniente la trasformazione in società semplice.

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5) Ok al redditometro in presenza di polizze assicurative

Il giudice di legittimità avalla il controllo, tra le polizze vite stipulate dal contribuente ed il reddito poi dichiarato al Fisco, mediante il cd. redditometro.

Trattandosi, comunque, di forme di investimento, occorre giustificare le somme accantonate periodicamente nelle proprie compagnie assicurative, ramo polizza vita, con il proprio reddito conseguito.

Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17793 del 19 luglio 2017, ritiene legittimo l'accertamento se i premi pagati per polizze assicurative sono alti rispetto a quanto dichiarato dal contribuente.

Sul punto gli Ermellini hanno infatti chiarito che “in tema di accertamento la determinazione effettuata con metodo sintetico, sulla base degli indici previsti dai decreti ministeriali del 10/9 e 19/11 1992, cd. redditometro, dispensa l'Amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all'esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicché è legittimo l'accertamento fondato su essi, restando a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell'esistenza di quei fattori, l'onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore”. Inoltre, la Ctr ha considerato le polizze in questione non come polizze di assicurazione sulla vita, ma come polizze di investimento, come tali non escluse dall'art. 9 del dm 10/9 1992 dai fatti-indici di capacità contributiva.

Peraltro, non è risultato applicabile il criterio d'imputazione di cui all'art. 38, comma 5 del dpr 600/73, perché si tratta di esborsi effettuati annualmente per ottenere un capitale futuro.

Redditometro: La comunione legale tra i coniugi non fa da scudo

Secondo, la Corte di Cassazione, stavolta con la sentenza n. 17806 del 19 luglio 2017, ai fini dell’accertamento sintetico di cui all’art. 38 del DPR 600/73, l’esborso sull’acquisto di un immobile che ricade nel regime della comunione legale può essere imputato, quale incremento patrimoniale, al coniuge che ha stipulato il contratto di compravendita e ha proceduto al pagamento del prezzo, salvo la prova contraria a carico dello stesso contribuente. Per conseguenza, il coniuge che, in seguito all’acquisto di un bene immobile in comunione legale dei beni, riceve un avviso di accertamento sintetico non può opporre all’Amministrazione finanziaria, quale prova contraria, che l’acquisto è avvenuto in comunione e che dunque non è a lui solo riferibile la maggiore capacità contributiva e il maggior reddito accertato.

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6) Gli studi di settore “evoluti” sono retroattivi se a favore del contribuente: compensi elevati agli amministratori “salvi”

Annullato l’avviso di accertamento basato esclusivamente sugli studi di settore se nel corso del giudizio questo si evolve a favore del contribuente.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 17807 del 19 luglio 2017, ha annullato l’accertamento a carico della Srl che, secondo i giudici di merito (Ctp e Ctr) concede compensi agli amministratori troppo alti rispetto alla dichiarazione dei redditi.

Intanto è la stessa natura provvisoria e presuntiva degli studi che legittima l’applicazione retroattiva delle successive versioni perché ritenute più affidabili. Poi va inquadrato nello jus superveniens il diverso trattamento riservato ai compensi erogati ai soci amministratori che, originariamente previsto come componente da considerare per la determinazione dei maggiori ricavi, viene poi sottratto dai costi sostenuti.

I giudici di legittimità hanno rilevato che lo studio, anche se è stato approvato dopo la presentazione del ricorso per cassazione, può essere applicato alla nel caso di specie, poiché l’accertamento tributario standardizzato, mediante parametri e studi di settore, costituisce un sistema unitario, frutto di un progressivo affinamento degli strumenti di rilevazione della normale redditività per categorie omogenee di contribuenti, per cui si giustifica l’applicazione retroattiva dello strumento più recente, che prevale rispetto a quello precedente, in quanto più raffinato e affidabile (Cass. n. 23554/2015).

Dunque, la Cassazione ritiene che “l’applicazione del nuovo studio di settore, in cui è stata sostituita la metodologia della valutazione dell’attività di lavoro prestata dai soci amministratori, il cui numero e giorni vanno evidenziati ed i cui compensi vanno indicati in apposito campo, da sottrarre alle spese per servizi o lavoro dipendente, può determinare l’eliminazione di ogni divario tra il reddito dichiarato e quello presunto, sicché il motivo va accolto non potendosi procedere all’accertamento nei confronti del contribuente la cui dichiarazione risulti congrua rispetto agli studi di settore. S’impone, pertanto, l’accoglimento del motivo in esame e la conseguente cassazione con rinvio della sentenza al fine dell’applicazione dello ius superveniens, che, ove pertinente rispetto alle parti della decisione oggetto dell’impugnazione, non è preclusa neppure dall’eventuale necessità di ulteriori accertamenti di fatto da demandare al giudice del rinvio”.

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La cessione di un immobile (negozio) non è cessione aziendale

La cessione di un negozio non è riqualificabile come una cessione d’azienda. Ciò poiché, secondo la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17785 del 19 luglio 2017, quello che conta è la reale intenzione delle parti cui occorre accertarsi.

Dunque, non può essere riqualificata in cessione d’azienda, soggetta a imposta proporzionale di registro, la cessione di un immobile adibito a negozio (assoggettata a IVA), se non viene svolta un’effettiva indagine sulle reali intenzioni delle parti che hanno concluso il contratto, e ciò a prescindere dalla nozione civilistica della cessione d’azienda, che non rileva in ambito tributario.

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7) Impresa sociale: disciplina “revisionata”

E’ ora più concreta la disciplina dell’impresa sociale. E’ stato, infatti, pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 19 luglio 2017, il DLgs. 3 luglio 2017 n. 112, di revisione della disciplina in materia di impresa sociale. Il decreto, che entrato in vigore il 20 luglio 2017, è attuativo della legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (L. 6 giugno 2016 n. 106).

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al libro V del codice civile, che, in conformità alle disposizioni del presente decreto, esercitano in via stabile e principale un'attività d'impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività.

Il provvedimento si pone l’obiettivo di rimediare alle lacune in materia di impresa sociale, relative soprattutto al regime fiscale, e rimuovere le principali barriere al suo sviluppo, rafforzandone il ruolo nel Terzo settore, anche in chiave di sistema.

L’impresa sociale rimane dunque una qualifica che enti costituiti in una qualsiasi forma giuridica (associazione, fondazione, società, cooperativa) possono assumere se rispettano le diverse norme di qualificazione dettate nel decreto, ferma restando la qualificazione di diritto come impresa sociale prevista dalla legge delega per le cooperative sociali e i loro consorzi.

L'impresa sociale destina eventuali utili ed avanzi di gestione allo svolgimento dell'attività statutaria o ad incremento del patrimonio.

Le imprese sociali possono destinare una quota non superiore al 3% degli utili netti annuali, dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti, a fondi istituiti dagli enti e dalle associazioni previste (art. 15, comma 3), nonchè dalla Fondazione Italia Sociale, specificamente ed esclusivamente destinati alla promozione e allo sviluppo delle imprese sociali attraverso azioni ed iniziative di varia natura, quali il finanziamento di progetti di studio e di ricerca in tema di impresa sociale o di attività di formazione dei lavoratori dell'impresa sociale, la promozione della costituzione di imprese sociali o di loro enti associativi, o il finanziamento di specifici programmi di sviluppo di imprese sociali o di loro enti associativi. Tali versamenti sono deducibili ai fini dell'imposta sui redditi dell'impresa sociale erogante.

Scritture contabili

L'impresa sociale deve tenere il libro giornale e il libro degli inventari in conformità alle disposizioni del codice civile applicabili, e deve redigere e depositare presso il registro delle imprese il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli articoli 2423 e seguenti, 2435-bis o 2435-ter del codice civile, in quanto compatibili.

L'impresa sociale deve, inoltre, depositare presso il registro delle imprese e pubblicare nel proprio sito internet il bilancio sociale redatto secondo linee guida adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Consiglio nazionale del Terzo settore di cui all'articolo 5, comma 1, lettera g), della legge 6 giugno 2016, n. 106, e tenendo conto, tra gli altri elementi, della natura dell'attività esercitata e delle dimensioni dell'impresa sociale, anche ai fini della valutazione dell'impatto sociale delle attività svolte.

Organi di controllo interno

L'atto costitutivo dell'impresa sociale deve prevedere la nomina di uno o più sindaci aventi i requisiti di cui all'articolo 2397, comma 2, e 2399 del codice civile.

Nel caso in cui l'impresa sociale superi per due esercizi consecutivi due dei limiti indicati nel primo comma dell'articolo 2435-bis del codice civile, la revisione legale dei conti deve essere esercitata da un revisore legale o da una società di revisione legale iscritti nell'apposito registro, o da sindaci iscritti nell'apposito registro dei revisori legali.

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8) Chiarimenti sulla presentazione del modello 770/2017 da parte delle Amministrazioni dello Stato

Il modello 770/2017 (dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari), relativo al periodo d’imposta 2016, attraverso il quale è possibile l’invio delle informazioni fiscali prima gestite nei modelli 770 Semplificato e 770 Ordinario, è stato fortemente semplificato, anche alla luce del nuovo comma 6-quinquies dell’articolo 4 del DPR n. 322 del 1998, introdotto dalla legge 28 dicembre 2015 n. 208 (legge di stabilità 2016), che ha attribuito valenza dichiarativa alle certificazioni uniche (contenenti tutte le informazioni relative ai percipienti) che i sostituti d’imposta hanno già trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo.

Il nuovo modello 770/2017, oltre ai quadri relativi alle informazioni sui redditi di natura finanziaria, precedentemente indicati nel modello “ordinario”, si compone dei quadri ST, SV, SX e del prospetto SY, nei quali sono esposti i dati relativi:

ai versamenti (quadri ST e SV);

al riepilogo dei crediti e delle compensazioni (quadro SX);

alle somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi, alle ritenute ex articolo 25 del decreto legge n. 78 del 2010 e ai percipienti esteri privi di codice fiscale (prospetto SY).

Con riferimento alle Amministrazioni dello Stato, nelle istruzioni per la compilazione del modello 770/2017 è precisato che queste ultime non sono tenute alla compilazione dei quadri ST, SV e SX, pur essendo ricomprese tra i soggetti obbligati alla presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta, qualora abbiano effettuato i versamenti esclusivamente tramite Tesoreria.

Ciò premesso, alcune Amministrazioni dello Stato, che hanno già inviato le certificazioni uniche entro lo scorso 7 marzo, hanno rappresentato dei dubbi sull’adempimento relativo alla trasmissione del modello 770, chiedendo se, in mancanza di altre informazioni da comunicare all’Agenzia delle Entrate, siano comunque tenute all’invio del solo frontespizio.

Al riguardo, si precisa che, nell’ipotesi sopra descritta, le Amministrazioni dello Stato che abbiano già inviato le certificazioni uniche, relative ai redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo, e che non abbiano effettuato versamenti tramite il modello F24 o F24EP, non sono obbligate ad inviare il modello 770 con il solo frontespizio, avendo esaurito l’adempimento dichiarativo dei sostituti d’imposta con l’invio telematico delle citate certificazioni uniche.

Resta inteso che la presentazione del Modello 770/2017 risulta comunque obbligatoria per le Amministrazioni dello Stato che devono compilare altri quadri del predetto modello, come ad esempio in presenza di operazioni da dichiarare nel prospetto SY “Somme liquidate a seguito di pignoramento presso terzi” qualora l’Amministrazione abbia erogato somme a favore di un creditore pignoratizio - persona giuridica - ovvero abbia corrisposto delle somme a percipienti esteri privi di codice fiscale. In tal caso, in presenza dei presupposti che esonerano il sostituto dalla compilazione dei quadri riepilogativi (ossia l’invio delle certificazioni uniche e i versamenti esclusivamente in Tesoreria), sarà cura dell’Amministrazione inserire il codice “1” nella casella “Casi di non trasmissione dei prospetti ST, SV e/o SX” del Frontespizio del Modello 770/2017.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 95/E del 20 luglio 2017)

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9) Recupero benefici “normativi e contributivi”: INL riassume obblighi

L’INL con la circolare n. 3/2017 ribadisce che l’assenza del DURC determina il mancato godimento dei benefici di cui gode l’intera compagine aziendale per il relativo periodo (interpello ministero lavoro n. 33/13) e “una volta esaurito il periodo di non rilascio del DURC l’impresa potrà evidentemente tornare a godere di benefici “normativi e contributivi”, ivi compresi quei benefici di cui è ancora possibile usufruire in quanto non legati a particolari vincoli temporali”.

Quanto al termine di 15 giorni per la regolarizzazione del DURC, prevista dall’art. 4 del D.M. 30 gennaio 2015, precisa l’INL, tale procedimento non può tuttavia trovare applicazione anche nell’ipotesi di accertamento delle specifiche violazioni di cui all’allegato A del D.M. 30 gennaio 2015 che, come noto, costituiscono cause ostative al rilascio del Documento per il periodo di tempo indicato nel medesimo allegato, laddove siano accertate con provvedimenti amministrativi o giurisdizionali definitivi. In tali casi, per espressa previsione dell’art. 8 del Decreto, il “godimento dei benefici normativi e contributivi di cui all'art. 1, comma 1175, della legge n. 296/06, è definitivamente precluso per i periodi indicati nell'allegato A”. Dalla lettera della disposizione si evince, pertanto, che il periodo di preclusione dal godimento dei benefici non può essere in alcun modo sanato, atteso che trattasi non di omissioni contributive - rispetto alle quali può trovare applicazione la procedura di cui all’art. 4 citato - bensì di violazioni definitivamente accertate che incidono sulla tutela dei lavoratori.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 20 luglio 2017)

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10) Ricongiunzione nel Fondo Pensioni: dichiarazione di incostituzionalità della norma limitata

La dichiarazione di incostituzionalità della norma é limitata al periodo 1° luglio – 30 luglio 2010. Ne consegue che le domande di ricongiunzione presentate ai sensi dell’art.1, comma 1, della legge n.29/1979 nel periodo dall’01 luglio al 30 luglio 2010 rientrano nel regime di ricongiunzione gratuita previgente all’entrata in vigore della legge n.122/2010; quelle presentate a decorrere dal 31 luglio 2010 restano a titolo oneroso.

Lo precisa l’INPS, con la circolare n. 116 del 19 luglio 2017, relativa alla ricongiunzione ai sensi dell’art.1, comma 1, della legge n.29/1979. Illegittimità costituzionale dell’art. 12, comma 12-septies, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dichiarata con sentenza della Corte Costituzionale  23 maggio-23 giugno 2017, n. 147.

L’art. 12, comma 12 septies, del D.L. 31 maggio 2010, n.78 (Misure Urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica),  convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.122 ha disposto che:

A decorrere dal 1° luglio 2010 alle ricongiunzioni di cui all’articolo 1, primo comma, della legge 7 febbraio 1979, n. 29, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 2, commi terzo, quarto e quinto della medesima legge. L’onere da porre a carico dei richiedenti è determinato in base ai criteri fissati dall’articolo 2, commi da 3 a 5, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184.”

Il citato art.12, comma 12 septies, è intervenuto sul disposto del primo comma dell’articolo 1 della legge n. 29/1979, che consentiva, a titolo gratuito, la ricongiunzione nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti dei periodi di contribuzione maturati presso forme di previdenza sostitutive, esclusive o esonerative dell'Assicurazione generale obbligatoria IVS (di seguito definite “alternative”), introducendo un onere a carico dei richiedenti anche per tali tipologie di operazione. Con circolare n.142/2010 è stato quindi disposto che, con effetto sulle istanze presentate dal 1° luglio 2010, anche la ricongiunzione ai sensi dell’art.1, comma 1, della legge n.29/1979 sarebbe avvenuta a titolo oneroso.

La Corte Costituzionale, con sentenza del 23 maggio - 23 giugno 2017 n.147, pubblicata in G. U. 28 giugno 2017,  n. 26 – Prima serie speciale,  ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 12, comma 12-septies, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nella parte in cui prevede, per il periodo dal 1° luglio 2010 al 30 luglio 2010, che «alle ricongiunzioni di cui all’articolo 1, primo comma, della legge 7 febbraio 1979, n. 29» si applichino «le disposizioni di cui all’articolo 2, commi terzo, quarto e quinto, della medesima legge».

Ambito di applicazione

La questione sottoposta al vaglio costituzionale non attiene alla ragionevolezza del nuovo regime oneroso di ricongiunzione introdotto dalla citata legge n.122/2010 ma all’efficacia retroattiva della nuova disciplina nel circoscritto arco temporale che dal 1° luglio 2010 si estende fino al 30 luglio 2010. Difatti, la disposizione esaminata, aggiunta in sede di conversione del D.L. n.78 del 2010, è entrata in vigore il 31 luglio del 2010.

La Corte ha quindi rilevato che nell’innovare con efficacia retroattiva il regime applicabile alle domande di ricongiunzione già presentate, la norma censurata “…vanifica l’affidamento legittimo che i lavoratori avevano riposto nell’applicazione del regime vigente al tempo della presentazione della domanda (…) L’esigenza di garantire la tutela del legittimo affidamento non può che arrestarsi nel momento a partire dal quale le disposizioni della legge 30 luglio 2010, n.122 sono entrate in vigore”.

In conclusione, la dichiarazione di incostituzionalità della norma in esame va limitata al periodo 1° luglio – 30 luglio 2010. Ne consegue che le domande di ricongiunzione presentate ai sensi dell’art.1, comma 1, della legge n.29/1979 nel periodo dall’01 luglio al 30 luglio 2010 rientrano nel regime di ricongiunzione gratuita previgente all’entrata in vigore della legge n.122/2010; quelle presentate a decorrere dal 31 luglio 2010 restano a titolo oneroso. 

Le domande in argomento, presentate nel predetto arco temporale 1 luglio-30 luglio e non ancora definite con il provvedimento amministrativo di accoglimento, saranno considerate a titolo gratuito; quelle definite ai sensi della norma dichiarata incostituzionale, devono essere riesaminate, a richiesta degli interessati, sempreché non sia intervenuta sentenza negativa del diritto passata in giudicato ovvero non sia trascorso il termine previsto per la proposizione dell’azione giudiziaria.

I ricorsi amministrativi pendenti in materia devono essere riesaminati sulla base dei criteri innanzi esposti. Del pari devono essere definite le controversie giudiziarie in corso per le quali sarà chiesta la cessazione della materia del contendere.

Per quanto superfluo, si precisa che nulla è innovato per le domande di ricongiunzione presentate ai sensi dell’art.1, comma 3, della legge n.29/1979 (ricongiunzione nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti dei contributi versati presso le gestioni speciali per i lavoratori autonomi) e quelle presentate ai sensi dell’art.2 della medesima legge n.29/1979 (ricongiunzioni verso gestioni alternative dell’assicurazione generale obbligatoria),  fin dall’origine rientranti nel regime delle ricongiunzioni a titolo oneroso.

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11) Titolari di reddito di impresa: spostato al 20 luglio 2017 il termine di versamento delle imposte

Posticipato al 20 luglio 2017 per i titolari di reddito di impresa il termine di versamento delle imposte

Slitta al 20 luglio 2017, per i titolari di reddito d’impresa (e, quindi, anche per i soci a cui è attribuito il reddito della società partecipata ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del testo unico delle imposte sui redditi), il termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2016 e il versamento del primo acconto.

Lo prevede il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, che è stato firmato ed è in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Dal 21 luglio e fino al 20 agosto 2017 i versamenti potranno essere eseguiti con la maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40%.

(MEF, comunicato stampa n. 125 del 20 luglio 2017)

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12) Commercialisti: da Casero rassicurazioni su rinvio scadenze

Il Consiglio nazionale dei Commercialisti: “Dopo quello purtroppo tardivo sui versamenti, attendiamo lo spostamento dei termini anche per gli adempimenti dichiarativi”.

Dopo l’annuncio del MEF (si veda sopra al punto 11) della concessione della proroga dei termini per i versamenti delle imposte con la maggiorazione dello 0,40, giunto purtroppo ancora una volta fuori tempo massimo, i commercialisti chiedono con urgenza l’ufficializzazione del rinvio delle scadenze dei dichiarativi, anticipato il 20 luglio 2017 alla categoria dal Viceministro Casero nel corso di un incontro tenutosi al Mef.

Alla delegazione del Consiglio nazionale dei commercialisti - composta dal Vicepresidente Davide Di Russo e dai due consiglieri nazionali delegati alla fiscalità, Gilberto Gelosa e Maurizio Postal - Casero ha garantito la revisione del calendario delle scadenze richiesta più volte dai vertici della categoria, da ultimo in un missiva inviata nei giorni scorsi, oltre che allo stesso Casero, anche al neodirettore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, nella quale i commercialisti avevano formulato un lungo elenco delle criticità del fisco italiano.

Nello specifico, Casero ha annunciato ai commercialisti che i termini per dichiarazioni dei redditi, Irap e 770 saranno spostati a fine ottobre, mentre le comunicazioni dei dati delle fatture (primo semestre 2017) slitteranno quantomeno al 30 settembre. In ogni caso i commercialisti hanno ribadito la necessità di un maggior termine.

Ci auguriamo - affermano Di Russo, Gelosa e Postal - che l’ufficializzazione dei rinvii annunciatici il 20 luglio 2017 dal Viceministro Casero possa arrivare al più presto. Si tratta di provvedimenti attesi da decine di migliaia di professionisti italiani che chiedono di poter lavorare con maggiore serenità”. “Più in generale – spiegano i tre esponenti del Consiglio nazionale dei commercialisti – ribadiamo che non siamo appassionati alle proroghe, ma che esse si rendono necessarie per l’oggettivo accavallarsi degli adempimenti. Una tendenza che quest’anno ha raggiunto livelli parossistici. Per questo insistiamo con forza sulla nostra richiesta di metter mano ad una complessiva riorganizzazione del calendario delle scadenze fiscali. Una soluzione che, una volta a regime, sarebbe l’unica reale garanzia affinché non ci si ritrovi ogni anno nella situazione di oggettiva difficoltà che i nostri colleghi stanno affrontando anche in queste settimane e perché non si replichi il paradosso verificatosi ieri (20 luglio 2017) con una proroga concessa di fatto a tempo scaduto”.

Vincenzo D’Andò