Diario quotidiano del 14 luglio 2017, tante notizie tra cui: il Fondo patrimoniale non é uno scudo contro il Fisco

Pubblicato il 14 luglio 2017



1) Contabilità nascosta/distrutta: sanzione doppia
2) Presunzione di maggiore reddito solo se rappresenti in maniera chiara la disponibilità occulta
3) Professionista: per il sinistro stradale risarcito per il mancato guadagno lavorativo
4) Moratoria fiscale estiva confermata anche per le lettere del Fisco
5) Affitti brevi, pronte le regole per intermediari e portali online
6) Nuovo Modello IVA TR: primo utilizzo entro il 31 luglio 2017
7) Fondo patrimoniale non é uno scudo contro il Fisco
8) E’ nullo l’accertamento con delega di firma in bianco
9) INL: chiarimenti sul contratto di avvalimento
10) Iperammortamento verso la proroga del termine a settembre 2018
diario-quotidiano-articoli-91) Contabilità nascosta/distrutta: sanzione doppia 2) Presunzione di maggiore reddito solo se rappresenta in maniera chiara la disponibilità occulta 3) Professionista: per il sinistro stradale risarcito per il mancato guadagno lavorativo 4) Moratoria fiscale estiva confermata anche per le lettere del Fisco 5) Affitti brevi, pronte le regole per intermediari e portali online 6) Nuovo Modello IVA TR: primo utilizzo entro il 31 luglio 2017 7) Fondo patrimoniale non é uno scudo contro il Fisco 8) E’ nullo l’accertamento con delega di firma in bianco 9) INL: chiarimenti sul contratto di avvalimento 10) Iperammortamento verso la proroga del termine: dal da luglio a settembre 2018 ****

1) Contabilità nascosta/distrutta: sanzione doppia

Doppia punizione per chi occulta le scritture contabili. Si tratta di una condotta che può rilevare sia per l’integrazione del reato tributario ex art. 10 del DLgs. 74/2000 sia ai fini della bancarotta fraudolenta documentale.

In particolare, l’amministratore di una società già condannato in via definitiva per il reato di cui all’art. 10 del DLgs. 74/2000 (occultamento o distruzione di documenti contabili), avendo omesso l’esibizione dei documenti e dei registri contabili prescritti dalla normativa tributaria (annualità d’imposta 2001-2006, poi accertate nel 2006), risponde anche del reato di bancarotta fraudolenta documentale, di cui all’art. 216 co. 1 n. 2 del RD n. 267/1942, riguardante il fatto di avere, sempre in qualità di amministratore della società, dichiarata fallita nel 2007, omesso di consegnare al curatore fallimentare tutta la documentazione contabile, in maniera tale da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari della predetta società. Non è ravvisabile, infatti, alcuna violazione del principio del “ne bis in idem” di cui all’art. 649 c.p.p..

Dunque, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32367 del 5 luglio 2017, si è soffermata sulla sussistenza del ne bis in idem sostanziale e del concorso materiale di reati in riferimento a due condotte penalmente perseguibili per cui il socio accomandatario di una Sas era stato condannato con sentenza definitiva che egli ha impugnato davanti alla Corte.

Sostanzialmente, i capi d’accusa per i quali la Corte territoriale ha escluso la ricorrenza del ne bis in idem attengono al reato di cui all’art. 10 DLgs n. 74/2000 (omessa esibizione dei documenti dei registri contabili prescritti dalla normativa, al fine di evadere le imposte) e alla violazione dell’art. 2 della L. fallim. (omessa consegna di tutta la documentazione contabile relativa alla sua azienda e omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali al curatore fallimentare, in maniera da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio e degli affari della società fallita), illeciti commessi dal medesimo soggetto nello stesso arco temporale.

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2) Presunzione di maggiore reddito solo se rappresenta in maniera chiara la disponibilità occulta

L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti ed Esperti contabili ha esaminato, con la norma di comportamento 198/2017, il problema dell’attribuzione ai soci del maggior reddito accertato in capo a società di capitali con ristretta compagine sociale. Di sovente, l’Agenzia delle entrate, nel caso di accertamenti effettuati nei confronti di società di capitali con ristretta compagine sociale, tende a presumere che i maggiori redditi accertati siano stati ripartiti tra i suoi soci in modo occulto, attribuendo così pro quota agli stessi i maggiori redditi accertati in capo alla società. L’AIDC ritiene che tale presunzione non possa essere applicata indiscriminatamente e, in particolare, che la stessa non possa trovare applicazione in tutti quei casi in cui il maggior reddito imponibile accertato in capo alla società non implichi una comprovata esistenza di corrispondenti disponibilità finanziarie occulte.

La presunzione in oggetto, di fonte giurisprudenziale, trova fondamento nell’assunto secondo il quale la «complicità» che normalmente lega un gruppo ristretto di soci legittima l’accertamento in capo al socio del maggior reddito della società, che si presume da lui percepito in proporzione alla sua partecipazione. La stessa giurisprudenza che legittima l’applicazione di tale presunzione semplice ritiene che il socio possa offrire prova contraria dimostrando che tali maggiori redditi accertati non sono stati distribuiti.

In altre parole, secondo la giurisprudenza consolidata della Suprema Corte che legittima l’uso di tale presunzione, la stessa ha ad oggetto la presunta distribuzione ai soci dei maggiori redditi accertati in capo alla società, per cui l’unica prova contraria che viene offerta al contribuente è quella di dimostrare di non avere finanziariamente «percepito» tali redditi.

È la natura stessa di tale presunzione e della sola prova contraria che può essere offerta, pertanto, che ne impone i limiti applicativi. Se la sola prova contraria che il socio può offrire è quella di dimostrare che tali maggiori redditi non sono stati distribuiti o, quantomeno, che sono stati distribuiti ad altri ma non a lui, deve trattarsi di maggiori redditi a fronte dei quali vi è necessariamente stata la formazione di risorse finanziarie occulte. Può quindi trattarsi esclusivamente di accertamenti afferenti ricavi non dichiarati o costi fittiziamente sostenuti (oggettivamente inesistenti).

Tale presunzione, viceversa, non può trovare applicazione in tutti quei casi in cui il maggior reddito imponibile accertato nei confronti della società non sia chiaramente rappresentativo di una disponibilità finanziaria occulta che possa essere stata distribuita ai soci. Se il maggior reddito accertato in capo alla società, infatti, è attribuibile a fattispecie dalle quali non è necessariamente conseguita una disponibilità finanziaria occulta, allora è lo stesso accertamento effettuato in capo alla società che esclude in radice la possibilità di riverberare effetti sui soci (trattandosi di maggior reddito non distribuibile) e inoltre non sarebbe legittima una presunzione per la quale l’unica prova contraria consentita sia una probatio diabolica (non essendo il maggior reddito accertato distribuibile, non si può altrimenti dimostrare che non è stato distribuito).

Casi in cui tale presunzione non può trovare applicazione sono, a titolo esemplificativo, gli accertamenti di maggior reddito imponibile che trovano origine in costi effettivamente sostenuti ma ritenuti in tutto o in parte indeducibili, accantonamenti o ammortamenti in tutto o in parte indeducibili, rettifiche dei criteri di valutazione adottati dalla società, violazione delle regole della competenza, applicazione di strumenti, indirettamente sanzionatori o di tipo “statistico”, quali la disciplina delle cosiddette società di comodo e gli studi di settore. Si tratta, infatti, di casi in cui a fronte del maggior reddito accertato in capo alla società non vi è la formazione di disponibilità finanziarie occulte, per il che tali maggiori redditi non possono in alcun modo presumersi distribuiti ai soci. La presunzione oggetto del pronunciamento della Commissione dell’AIDC, inoltre, pone un problema di possibile duplicazione di imposizione (in senso economico), in quanto tale illegittima. Non può, infatti, ritenersi interamente distribuito ai soci, e quindi tassato in capo agli stessi, l’intero maggior reddito accertato, e quindi tassato, in capo alla società.

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3) Professionista: per il sinistro stradale risarcito per il mancato guadagno lavorativo

Professionista: per il sinistro stradale risarcito dalla compagnia assicurativa per il mancato guadagno lavorativo (lucro cessante).

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17061 del 11 luglio 2017, ha accolto il ricorso proposto da un professionista contro la decisione di merito che aveva giudicato la causa dallo stesso promossa al fine di vedersi risarcire dei danni subiti in conseguenza di un sinistro stradale.

Il ricorrente, con particolare riferimento alla liquidazione dei danni da lucro cessante lavorativo, aveva lamentato la violazione e falsa applicazione alla fattispecie della regola juris dell’equità circostanziata.

L’uomo aveva lamentato i parametri di liquidazione del danno attuale usati dalla Corte d’appello in barba alle ultime dichiarazioni dei redditi prodotte in giudizio. La sua tesi è risultata vincente. Ad avviso del legale, infatti, i giudici di merito avrebbero dovuto liquidare il danno attuale da lucro cessante (cioè quello per i potenziali guadagni già persi alla data della decisione) a consuntivo, cioè sulla base dell’effettiva flessione subita, risultante dalla dichiarazione dei redditi.

Dalle dichiarazioni versate in atti (da ritenere, secondo il professionista, come prova rilevante nella causa diretta nei confronti dell’assicuratore) emergeva che, nella specie, il reddito era diminuito in misura maggiore di quella prevista dal Tribunale. E la Suprema Corte ha aderito alle considerazioni del professionista.

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4) Moratoria fiscale estiva confermata anche per le lettere del Fisco

Fissato al 16 ottobre il termine per rispondere alle segnalazioni su omesse o tardive dichiarazioni.

E’ ora ufficialmente confermata la sospensione dal 1° agosto al 4 settembre di tutti i termini e le scadenze riguardanti documenti e pagamenti tributari prevista dal decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2017, difatti sarà applicata anche alle lettere inviate a fine giugno e che stanno arrivando in questi giorni sui controlli formali delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2015.

Confermata la sospensione feriale dei termini: L’Agenzia delle Entrate renderà disponibili agli intermediari le segnalazioni sulle omesse o tardive trasmissioni delle dichiarazioni fiscali relative all’anno 2013. La scadenza per fornire un riscontro è stata fissata al prossimo 16 ottobre 2017. Anche per questi adempimenti è quindi confermata la sospensione feriale dei termini.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 154 del 12 luglio 2017)

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5) Affitti brevi, pronte le regole per intermediari e portali online

Pubblicate sul sito dell’Agenzia delle entrate le istruzioni per gli operatori che mettono in contatto persone in cerca di un alloggio con chi dispone di un immobile da affittare per periodi brevi. La manovra correttiva 2017 (Decreto legge n. 50/2017) ha infatti previsto che i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online, devono comunicare al Fisco i dati sui contratti e trattenere una somma pari al 21% se intervengono nel pagamento o incassano i corrispettivi. Con il provvedimento del 12 luglio 2017 le Entrate illustrano come comunicare e conservare le informazioni e come versare la ritenuta.

Affitti brevi, istruzioni per l’uso

Le “locazioni brevi” sono quei contratti di affitto di durata non superiore a 30 giorni, stipulati da persone fisiche al di fuori dell’attività d’impresa, direttamente o tramite intermediari, anche online, inclusi quelli che prevedono la fornitura di biancheria e la pulizia dei locali. Secondo quanto previsto dalla manovra correttiva 2017, ai redditi che derivano da questi contratti, stipulati dal 1° giugno 2017, si applicano in via opzionale le disposizioni relative al regime della cedolare secca con l’aliquota del 21%, sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali sui redditi derivanti dalla locazione. L’opzione può essere esercitata anche per i redditi derivanti da contratti di sub locazione o di concessione in godimento oneroso dell’immobile da parte del comodatario.

Chi sono i soggetti tenuti agli adempimenti

Il decreto ha previsto alcuni adempimenti in capo agli intermediari che intervengono nella stipula dei contratti di locazione breve, sia tramite i canali tradizionali che attraverso la gestione di portali online. Questi soggetti devono trasmettere alle Entrate i dati relativi ai contratti conclusi per il loro tramite: il nome, cognome e codice fiscale del locatore, la durata del contratto, l’importo del corrispettivo lordo e l’indirizzo dell’immobile. Per i contratti relativi allo stesso immobile e stipulati dallo stesso locatore, la comunicazione dei dati può essere effettuata anche in forma aggregata.

Come e quando trasmettere i dati

La predisposizione e la trasmissione dei dati deve avvenire attraverso i canali telematici dell’Agenzia, secondo le specifiche tecniche che saranno pubblicate sul sito internet delle Entrate. I soggetti non residenti trasmettono i dati tramite una stabile organizzazione, se provvisti, o avvalendosi di un rappresentante fiscale, utilizzando gli stessi servizi dell’Agenzia. La comunicazione dei dati va effettuata entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di conclusione del contratto.

La ritenuta e gli obblighi di versamento

Gli intermediari operano la ritenuta del 21% sull’ammontare dei corrispettivi lordi, dovuti per i contratti di locazione breve, qualora intervengano nel pagamento o incassino i corrispettivi, all’atto del pagamento al beneficiario. La ritenuta, da versare entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è effettuata, viene operata a titolo di imposta in caso di opzione per la cedolare secca, o a titolo di acconto se il beneficiario non sceglie, in sede di dichiarazione dei redditi, di applicare il regime della cedolare. Gli intermediari devono inoltre certificare e dichiarare le ritenute operate. Con la risoluzione n. 88/E dello scorso 5 luglio è stato istituito il codice tributo da utilizzare per il versamento tramite modello F24 della ritenuta e sono stati indicati i codici da utilizzare per recuperare eventuali eccedenze di versamento.

Dunque, in relazione all’obbligo di ritenuta, pur essendo rivolto ai medesimi soggetti cui si dirige l’obbligo di comunicazione, sorge, però, in condizioni differenti. Infatti, per il sorgere dell’obbligo di comunicazione basta che il contratto di locazione breve sia “concluso per il tramite” dell’intermediario; invece, per l’obbligo di ritenuta è necessario che l’intermediario “incassi il canone o il corrispettivo o intervenga nel pagamento”. Pertanto, perché si generi l’obbligo di ritenuta, non è sufficiente che l’intermediario sia coinvolto nella stipula del contratto, ma è necessario che egli sia intervenuto nella fase del pagamento: se il conduttore paga direttamente al locatore, l’obbligo di ritenuta in capo all’intermediario non sorge.

Pertanto, gli operatori in questione, inoltre, qualora incassino i canoni o i corrispettivi relativi ai contratti di locazione, devono effettuare, all’atto del pagamento al beneficiario, una ritenuta del 21% sull’ammontare dei canoni e corrispettivi che, nel caso in cui il destinatario non opti nella dichiarazione dei redditi per la cedolare secca, si considera operata a titolo di acconto (comma 5). La stessa va versata all’erario, entro il giorno 16 del mese successivo, tramite F24, indicando il codice tributo “1919”. Inoltre, i soggetti coinvolti sono tenuti alla dichiarazione dei sostituti d’imposta e al rilascio della certificazione unica.

A carico degli intermediari immobiliari e dei soggetti che gestiscono portali telematici, che mettono in contatto persone in ricerca di un immobile “temporaneo” con altre che dispongono di unità da locare, è disposto l’obbligo di trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai contratti conclusi con il loro intervento. In caso di omessa, incompleta o infedele comunicazione, è prevista la sanzione amministrativa da 250 a 2mila euro, ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza, ovvero se, nello stesso termine, avviene la trasmissione corretta dei dati.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 153 del 12 luglio 2017)

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6) Nuovo Modello IVA TR: primo utilizzo entro il 31 luglio 2017

Nuovo Modello IVA TR: Si presenta entro il 31 luglio 2017.

Come è noto, l’Agenzia delle entrate, con il Provvedimento n. 124040 del 4 luglio 2017 ha approvato il nuovo Modello IVA TR, con relative istruzioni e specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati, che deve essere già utilizzato per le richieste di rimborso o di utilizzo in compensazione del credito IVA riferite al secondo trimestre 2017 (da presentare entro il prossimo 31 luglio). L’aggiornamento tiene conto delle recenti modifiche in base alle quali i contribuenti che intendono utilizzare in compensazione crediti per importi superiori a € 5.000 annui (a € 50.000 per le start-up innovative) sono obbligati a richiedere l’apposizione del visto di conformità o, in alternativa, la sottoscrizione da parte dell’organo di controllo, sull’istanza da cui i crediti stessi emergono.

Rimborso e/o compensazione

I righi TD6 e TD7 sono quelli che vengono più usualmente compilati (non vanno compilati, invece, nell’ipotesi di soggetti che partecipano alla particolare procedura di liquidazione dell’IVA di gruppo di cui all’art. 73).

Rigo TD6

Occorre indicare l’ammontare del credito infrannuale chiesto a rimborso.

Per quanto riguarda le modalità di erogazione dei rimborsi l’articolo 38-bis (come modificato dall’art. 7-quater, comma 32, del decreto legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 dicembre 2016, n. 225) prevede:

- l’aumento a 30.000 euro dell’ammontare dei rimborsi eseguibili senza prestazione di garanzia e senza altri adempimenti;

- la possibilità di ottenere i rimborsi di importo superiore a 30.000 euro senza prestazione della garanzia, presentando l’istanza munita di visto di conformità o sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo e una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà attestante la sussistenza di determinati requisiti patrimoniali;

- l’obbligo di prestare la garanzia per i rimborsi superiori a 30.000 euro solo nelle ipotesi di situazioni di rischio e cioè quando il rimborso è richiesto:

a) da soggetti che esercitano un’attività di impresa da meno di due anni ad esclusione delle imprese start-up innovative di cui all’articolo 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179;

b) da soggetti ai quali, nei due anni precedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento o di rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato superiore:

1) al 10% degli importi dichiarati se questi non superano 150.000 euro;

2) al 5%o degli importi dichiarati se questi superano 150.000 euro ma non superano 1.500.000 euro;

3) all’1% degli importi dichiarati, o comunque a 150.000 euro se gli importi dichiarati superano 1.500.000 euro;

c) da soggetti che presentano l’istanza priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;

d) da soggetti passivi che richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.

Rigo TD7

Si deve indicare l’ammontare del credito infrannuale che si intende utilizzare in compensazione con il modello F24, tenendo conto che tale ammontare partecipa al limite annuo di 700.000 euro (articolo 9, comma 2, D.L. n. 35 del 2013).

Per effetto dell’art. 35, comma 6-ter, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223 convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, il predetto limite annuo è elevato ad un milione di euro nei confronti dei subappaltatori che nell’anno precedente abbiano registrato un volume d’affari costituito per almeno l’80% da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto.

Da tenere presente che l’utilizzo in compensazione del credito IVA infrannuale è consentito, in linea generale, solo dopo la presentazione dell’istanza da cui lo stesso emerge. Inoltre, il superamento del limite di 5.000 euro annui, riferito all’ammontare complessivo dei crediti trimestrali maturati nell’anno d’imposta, comporta l’obbligo di utilizzare in compensazione i predetti crediti a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione dell’istanza. Inoltre, i contribuenti che intendono utilizzare in compensazione il credito per importi superiori a 5.000 euro annui (elevato a 50.000 euro per le start-up innovative) devono richiedere l'apposizione del visto di conformità di cui all'art. 35, comma 1, lett. a), del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 o, in alternativa, la sottoscrizione da parte dell’organo di controllo sull'istanza da cui

emerge il credito (art. 3, comma 2, del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96).

Rimborsi IVA infrannuali

In alcuni casi previsti dalla Legge, in alternativa al riporto in compensazione verticale dei crediti trimestrali IVA, il contribuente può chiedere il rimborso (anche parziale) dei primi tre trimestri dell’anno. Il quarto trimestre, al contrario, potrà essere richiesto a rimborso solo in sede di dichiarazione annuale.

Requisiti per poter accedere al rimborso

La procedura di rimborso riguarda i periodi di gennaio/marzo, aprile/giugno e luglio/settembre indipendentemente dalla circostanza che il contribuente liquidi l’IVA con periodicità mensile o trimestrale.

Per poter accedere al rimborso, è necessario aver maturato un credito superiore a 2.582,28 euro e deve sussistere almeno una di tali condizioni:

- aver effettuato esclusivamente o prevalentemente operazioni attive soggette ad aliquote più basse di più di 10 punti percentuali rispetto a quelle gravanti sugli acquisti e sulle importazioni;

- aver effettuato nel trimestre operazioni non imponibili – di cui agli artt. 8, 8-bis e 9 – nonché le altre operazioni non imponibili, per un ammontare superiore al 25% dell’ammontare complessivo di tutte le operazioni effettuate nello stesso periodo;

- aver effettuato nel trimestre acquisti e importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 del totale degli acquisti e delle importazioni imponibili. In tale ipotesi può essere chiesta a rimborso o utilizzata in compensazione unicamente l’imposta afferente gli acquisti di beni ammortizzabili del trimestre;

- aver effettuato operazioni nei confronti di soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello Stato, per un importo superiore al 50% dell’ammontare di tutte le operazioni effettuate.

La richiesta va presentata per via telematica all’Agenzia delle Entrate mediante la presentazione del modello “IVA TR”, entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento secondo il seguente calendario:

- 1° gennaio – 31 marzo: scadenza per la presentazione del modello IVA TR 30 aprile - 1° aprile – 30 giugno: scadenza per la presentazione del modello IVA TR 31 luglio

- 1° luglio – 30 settembre: scadenza per la presentazione del modello IVA TR 31 ottobre

La data di scadenza è perentoria. Infatti la presentazione del modello oltre le scadenze sopra indicate non può essere regolarizzata e il contribuente perde il diritto ad ottenere il rimborso per l’eccedenza di IVA maturata nel singolo trimestre di riferimento.

Gli uffici, nell’ambito della procedura di rimborso, attribuiscono un numero cronologico e formano, trimestralmente, una graduatoria in base alla quale poi verranno eseguiti gli accrediti. I rimborsi devono essere eseguiti entro il 20 del secondo mese successivo a ciascuno dei primi tre trimestri solari e in caso di tardività nell’esecuzione dei rimborsi, sulle somme rimborsate, si applicheranno gli interessi in ragione del 2% annuo con decorrenza dal giorno di scadenza del loro pagamento.

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7) Fondo patrimoniale non é uno scudo contro il Fisco

E’ legittima l’ipoteca iscritta da Equitalia sui beni del contribuente confluiti nel fondo patrimoniale.

Lo ribadisce la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17076 del 11 luglio 2017.

La Corte territoriale, nel confermare la decisione del giudice di primo grado, ha ritenuto applicabile la disciplina dell'esecuzione sui beni del fondo patrimoniale prevista dall'art. 170 c.c. all'ipotesi di ipoteca iscritta ai sensi dell'art. 77 D.P.R. n. 602 del 1973 ed ha richiamato in proposito l'orientamento di legittimità che ha chiarito, esaminando un caso analogo, come l'esattore può iscrivere ipoteca su beni appartenenti al coniuge o al terzo che li hanno conferiti nel fondo qualora il debito del coniuge o del terzo sia stato contratto per uno scopo non estraneo ai bisogni della famiglia e quando, ancorché sia stato contratto per uno scopo estraneo a tali bisogni, il titolare del credito per cui l'esattore procede non conoscesse tale estraneità, precisando, infine, che l'iscrizione è illegittima nel caso in cui l'esattore conoscesse tale estraneità (Cass. Sez. 3, 5 marzo 2013 n. 5385). La Corte di merito, pertanto, ha ritenuto lecita l'esecuzione sui beni del fondo da parte dell'ente impositore, a garanzia del credito del quale Equitalia ha iscritto ipoteca, trattandosi di debiti contratti per far fronte ai bisogni della famiglia, tenuto conto che, per un verso, il debito del contribuente essendo relativo ad imposte sui redditi, non poteva ritenersi estraneo ai bisogni della famiglia e, per l'altro, era mancata la prova - di cui era onerato il debitore - della conoscenza da parte del creditore del fatto che il debito fosse stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia, trattandosi di reddito di impresa di uno dei coniugi.

Dal canto suo, la Corte di Cassazione, con la suddetta decisione, nel confermare tale verdetto e, quindi, dare torto al contribuente, ha ulteriormente specificato:

Questa Corte, con orientamento ormai consolidato ha più volte affermato che in tema di riscossione coattiva delle imposte, l'onere della prova dei presupposti di applicabilità dell'art. 170 c.c., nell'ipotesi di iscrizione ipotecaria ex art. 77 d.P.R. n. 602 del 1973, grava su chi intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale (cfr. Cass. Sez. 6-5, 23/11/2015 n. 23876 v. 637586 - 01; Cass. Sez. 3, 19/02/2013, n. 4011, Rv. 625123) sicché il debitore deve dimostrare che il debito in relazione al quale si è proceduto all'iscrizione sia stato contratto per uno scopo estraneo ai bisogni della famiglia e che tale estraneità fosse conosciuta dal creditore che ha iscritto l'ipoteca.

E' stato precisato, inoltre, che il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l'esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell'obbligazione (legale o contrattuale), ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia (v. Cass. Sez. 3 28/10/2016 n. 21800 Rv. 642962); pertanto, i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all'azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell'obbligarsi sia quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo, ma come comprensivi anche dei bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell'indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilità economiche familiari (Cass. Sez. 3, 19/02/2013, n. 4011, Rv. 625123). E' ritenuto altresì pacifico che l'accertamento relativo alla riconducibilità del debito alle esigenze della famiglia costituisca un accertamento riservato al giudice di merito (Cass. Sez. 5, 07/07/2009 n. 15862 Rv. 609006), con l'ulteriore precisazione che tale riconducibilità non può ritenersi sussistente o meno, per il solo fatto che il debito sia sorto nell'esercizio dell'impresa o derivi dall'attività professionale del coniuge, dovendosi accertare che l'obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari (nel cui ambito vanno incluse le esigenze volte al pieno mantenimento ed all'univoco sviluppo della famiglia) ovvero per il potenziamento della di lui capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi (Cass. Sez. 6 - 5, 24 febbraio 2015 n. 3738 Rv. 634646 - 01). Nel caso in esame, la Corte territoriale sebbene abbia fatto corretta applicazione dei principi richiamati con riguardo alla distribuzione dell'onere probatorio, gravando pacificamente sul debitore contribuente l'onere di dimostrare l'estraneità ai bisogni familiari del debito tributario a garanzia del quale è stata iscritta ipoteca, ha, in concreto - sia pur errando nella parte di motivazione in cui si legge che "nei bisogni della famiglia vanno ricompresi i debiti relativi all'impresa commerciale gestiti dal marito in quanto finalizzati al soddisfacimento delle future e più ampie esigenze della famiglia utili all'intero nucleo familiare", nella specie non rettamente intendendo il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l'esecuzione sui beni del fondo - correttamente ritenuto che il debito tributario de quo, relativo ad imposte sui redditi, non fosse estraneo ai bisogni della famiglia essendo correlato alla produzione di reddito familiare.

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8) E’ nullo l’accertamento con delega di firma in bianco

Nell’accertamento fiscale non va bene la delega di firma in bianco. In tal modo la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17196 del 13 luglio 2017, la Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato da una contribuente avverso un avviso di accertamento, eccependo dei vizi della delega di firma.

Viene, dunque, confermato che è nulla la delega di firma in bianco, priva cioè del nome del delegato. La nullità deriva dal fatto che non consente al contribuente di verificare agevolmente la legittimità dei poteri. Nel caso analizzato una contribuente presentava ricorso contro un avviso di accertamento, eccependo, tra l'altro, i vizi della delega di firma. Entrambi i giudici di merito disattendevano la doglianza e la contribuente ricorreva in cassazione. I Supremi giudici hanno ribadito che in tema di accertamento tributario, la delega di firma deve necessariamente indicare il nominativo del delegato a pena di nullità del provvedimento. Tale delega, però, non può consistere in un ordine di servizio in bianco, che si limiti ad indicare la qualifica professionale del delegato senza consentire al contribuente di verificare la ricorrenza dei poteri in capo al sottoscrittore.

Secondo i giudici con l’ermellino, la delega cosiddetta “in bianco” non consente al contribuente di poter verificare la ricorrenza dei poteri in capo al sottoscrittore, indicando solamente la generica qualifica del personale delegato. Per dirla come i giudici romani, “la delega di firma o di funzioni […] deve necessariamente indicare il nominativo del delegato, pena la sua nullità, che determina, a sua volta, quella dell’atto impositivo, sicché non può consistere in un ordine di servizio in bianco, che si limiti ad indicare la sola qualifica professionale del delegato senza consentire al contribuente di verificare agevolmente la ricorrenza dei poteri in capo al sottoscrittore”.

Inoltre, i giudici di legittimità hanno affermato che l’Agenzia delle entrate ha l’onere di dimostrare il corretto esercizio del potere esecutivo da parte del sottoscrittore o la presenza di eventuale delega, trattandosi infatti di un documento che, se esistente, è già in possesso dell’amministrazione finanziaria; e, inoltre, “la distribuzione dell’onere della prova non può subire eccezioni”.

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Il sale and lease back finanziario non viola il divieto di patto commissorio

Il contratto di sale and lease back non viola il divieto di patto commissorio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 16646 del 6 luglio2017. Questo contratto, diffusosi con la crisi economica, consiste nella vendita di un cespite (solitamente immobiliare) ad una società finanziaria che ne paga il prezzo per poi concederlo in locazione alla stessa venditrice. Uno schema che incentiva l’apporto di liquidità e l’ottimizzazione dei costi tributari, a fronte della cessione in garanzia dei beni ammessi al patrimonio aziendale. Il leasing non viola il divieto di patto commissorio ma l’operazione diventa fraudolenta se la venditrice aveva già un debito verso la finanziaria e difficoltà economiche che giustificano sospetti.

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Sanzioni Iva: I trattamenti più favorevoli non violano il diritto Ue

Il mancato o tardivo pagamento dell’Iva, di per se stesso, non rientra nella nozione di frode ai sensi della convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea (Pif) e in quest’ottica l’innalzamento delle soglie di punibilità è non contraria al diritto comunitario: ciò che conta è, invece, che le norme siano congegnate in modo da indurre a pagare l’imposta chi vi è tenuto.

È sulla base di queste considerazioni che l’avvocato generale della Corte Ue, Michal Bobek, ha stabilito che non può ritenersi illegittima la nuova normativa italiana che prevede un trattamento sanzionatorio più favorevole al contribuente in materia di omesso versamento dell’Iva.

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9) INL: chiarimenti sul contratto di avvalimento

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), in risposta ad un quesito presentato dal Servizio Lavoro della Provincia Autonoma di Trento, fornisce chiarimenti in ordine all’eventuale applicazione del regime sanzionatorio di cui all’art. 18, D.lgs. n. 276/2003, nell’ipotesi di rapporto di avvalimento tra due o più imprese.

In particolare, è stato precisato che la disciplina speciale sancita dal D.lgs. n. 50/2016 in materia di contratto di avvalimento non costituisce deroga al regime sanzionatorio contemplato dall’art. 18 del Decreto n. 276/2003, laddove in sede di accertamento ispettivo venga riscontrato tra impresa ausiliaria e impresa ausiliata un appalto non genuino.

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INL-INAIL: sottoscritto protocollo di collaborazione per l’attività di vigilanza ispettiva

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) e l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione Contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), il 10 luglio 2017, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per collaborazione istituzionale finalizzata a salvaguardare la continuità dell’attività di vigilanza ispettiva in materia assicurativa e garantirne un efficace svolgimento.

Il protocollo d’intesa ha durata di 3 anni, decorrenti dalla data di sottoscrizione del 10 luglio 2017.

10) Iperammortamento verso la proroga del termine: dal da luglio a settembre 2018

Iperammortamenti fino a settembre 2018. È destinato a guadagnare altri due mesi di vita il bonus per ammortizzare al 250%il costo di acquisto di beni ad alta tecnologia che rientrano nel piano «Industria 4.0 ». Il termine del 31 luglio 2018 viene spostato al 30 settembre 2018. Lo prevede un emendamento rivisto e corretto dall’Esecutivo al decreto legge sul Mezzogiorno all’esame della Commissione Bilancio del Senato.

Vincenzo D’Andò