Diario quotidiano del 14 luglio 2017, tante notizie tra cui: il Fondo patrimoniale non é uno scudo contro il Fisco

Pubblicato il 14 luglio 2017

1) Contabilità nascosta/distrutta: sanzione doppia
2) Presunzione di maggiore reddito solo se rappresenti in maniera chiara la disponibilità occulta
3) Professionista: per il sinistro stradale risarcito per il mancato guadagno lavorativo
4) Moratoria fiscale estiva confermata anche per le lettere del Fisco
5) Affitti brevi, pronte le regole per intermediari e portali online
6) Nuovo Modello IVA TR: primo utilizzo entro il 31 luglio 2017
7) Fondo patrimoniale non é uno scudo contro il Fisco
8) E’ nullo l’accertamento con delega di firma in bianco
9) INL: chiarimenti sul contratto di avvalimento
10) Iperammortamento verso la proroga del termine a settembre 2018
diario-quotidiano-articoli-91) Contabilità nascosta/distrutta: sanzione doppia 2) Presunzione di maggiore reddito solo se rappresenta in maniera chiara la disponibilità occulta 3) Professionista: per il sinistro stradale risarcito per il mancato guadagno lavorativo 4) Moratoria fiscale estiva confermata anche per le lettere del Fisco 5) Affitti brevi, pronte le regole per intermediari e portali online 6) Nuovo Modello IVA TR: primo utilizzo entro il 31 luglio 2017 7) Fondo patrimoniale non é uno scudo contro il Fisco 8) E’ nullo l’accertamento con delega di firma in bianco 9) INL: chiarimenti sul contratto di avvalimento 10) Iperammortamento verso la proroga del termine: dal da luglio a settembre 2018 ****

1) Contabilità nascosta/distrutta: sanzione doppia

Doppia punizione per chi occulta le scritture contabili. Si tratta di una condotta che può rilevare sia per l’integrazione del reato tributario ex art. 10 del DLgs. 74/2000 sia ai fini della bancarotta fraudolenta documentale.

In particolare, l’amministratore di una società già condannato in via definitiva per il reato di cui all’art. 10 del DLgs. 74/2000 (occultamento o distruzione di documenti contabili), avendo omesso l’esibizione dei documenti e dei registri contabili prescritti dalla normativa tributaria (annualità d’imposta 2001-2006, poi accertate nel 2006), risponde anche del reato di bancarotta fraudolenta documentale, di cui all’art. 216 co. 1 n. 2 del RD n. 267/1942, riguardante il fatto di avere, sempre in qualità di amministratore della società, dichiarata fallita nel 2007, omesso di consegnare al curatore fallimentare tutta la documentazione contabile, in maniera tale da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari della predetta società. Non è ravvisabile, infatti, alcuna violazione del principio del “ne bis in idem” di cui all’art. 649 c.p.p..

Dunque, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32367 del 5 luglio 2017, si è soffermata sulla sussistenza del ne bis in idem sostanziale e del concorso materiale di reati in riferimento a due condotte penalmente perseguibili per cui il socio accomandatario di una Sas era stato condannato con sentenza definitiva che egli ha impugnato davanti alla Corte.

Sostanzialmente, i capi d’accusa per i quali la Corte territoriale ha escluso la ricorrenza del ne bis in idem attengono al reato di cui all’art. 10 DLgs n. 74/2000 (omessa esibizione dei documenti dei registri contabili prescritti dalla normativa, al fine di evadere le imposte) e alla violazione dell’art. 2 della L. fallim. (omessa consegna di tutta la documentazione contabile relativa alla sua azienda e omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali al curatore fallimentare, in maniera da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio e degli affari della società fallita), illeciti commessi dal medesimo soggetto nello stesso arco temporale.

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2) Presunzione di maggiore reddito solo se rappresenta in maniera chiara la disponibilità occulta

L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti ed Esperti contabili ha esaminato, con la norma di comportamento 198/2017, il problema dell’attribuzione ai soci del maggior reddito accertato in capo a società di capitali con ristretta compagine sociale. Di sovente, l’Agenzia delle entrate, nel caso di accertamenti effettuati nei confronti di società di capitali con ristretta compagine sociale, tende a presumere che i maggiori redditi accertati siano stati ripartiti tra i suoi soci in modo occulto, attribuendo così pro quota agli stessi i maggiori redditi accertati in capo alla società. L’AIDC ritiene che tale presunzione non possa essere applicata indiscriminatamente e, in particolare, che la stessa non possa trovare applicazione in tutti quei casi in cui il maggior reddito imponibile accertato in capo alla società non implichi una comprovata esistenza di corrispondenti disponibilità finanziarie occulte.

La presunzione in oggetto, di fonte giurisprudenziale, trova fondamento nell’assunto secondo il quale la «complicità» che normalmente lega un gruppo ristretto di soci legittima l’accertamento in capo al socio del maggior reddito della società, che si presume da lui percepito in proporzione alla sua partecipazione. La stessa giurisprudenza che legittima l’applicazione di tale presunzione semplice ritiene che il socio possa offrire prova contraria dimostrando che tali maggiori redditi accertati non sono stati distribuiti.

In altre parole, secondo la giurisprudenza consolidata della Suprema Corte che legittima l’uso di tale presunzione, la stessa ha ad oggetto la presunta distribuzione ai soci dei maggiori redditi accertati in capo alla società, per cui l’unica prova contraria che viene offerta al contribuente è quella di dimostrare di non avere finanziariamente «percepito» tali redditi.

È la natura stessa di tale presunzione e della sola prova contraria che può essere offerta, pertanto, che ne impone i limiti applicativi. Se la sola prova contraria che il socio può offrire è quella di dimostrare che tali maggiori redditi non sono stati distribuiti o, quantomeno, che sono stati distribuiti ad altri ma non a lui, deve trattarsi di maggiori redditi a fronte dei quali vi è necessariamente stata la formazione di risorse finanziarie occulte. Può quindi trattarsi esclusivamente di accertamenti afferenti ricavi non dichiarati o costi fittiziamente sostenuti (oggettivamente inesistenti).

Tale presunzione, viceversa, non può trovare applicazione in tutti quei casi in cui il maggior reddito imponibile accertato nei confronti della società non sia chiaramente rappresentativo di una disponibilità finanziaria occulta che possa essere stata distribuita ai soci. Se il maggior reddito accertato in capo alla società, infatti, è attribuibile a fattispecie dalle quali non è necessariamente conseguita una disponibilità finanziaria occulta, allora è lo stesso accertamento effettuato in capo alla società che e