La tutela dell'appaltatore per vizi e difformità dell'opera

La tutela dell’appaltatore
Con la locuzione “garanzia per vizi e difformità dell’opera”, nell’ambito dell’esecuzione di un contratto di appalto o di prestazione d’opera, si intende quella forma di responsabilità che il legislatore codicistico ha posto in capo all’appaltatore esecutore dell’opera contrattualizzata una volta che lo stesso abbia provveduto alla realizzazione di quanto gli è stato commissionato da parte del committente.
Volendo generalizzare, l’obbligazione consistente nella prestazione di una garanzia per vizi e difformità dell’opera ha ad oggetto la conformità dell’opera stessa al proprio progetto e l’assenza di vizi di quanto è stato realizzato da parte dell’appaltatore. La responsabilità in questione è fondata sulla colpa, per cui è compito che grava sul soggetto appaltante, nel caso in cui riscontri la presenza di imperfezioni più o meno rilevanti, darne la prova attraverso ogni mezzo utile. Perché l’appaltatore vada esente da responsabilità, deve comprovare l’assenza di colpa, ovvero deve dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare il concretizzarsi del danno. Conseguentemente, nei casi in cui il risultato sia stato cagionato da scelte del committente che però non sono mai state contestate, l’appaltatore torna responsabile, in quanto egli è tenuto a fornire un’opera eseguita a regola d’arte e non già ad obbedire supinamente alle istruzioni del committente.
L’appaltatore, in concreto, è tenuto a verificare la validità del progetto che gli è stato fornito da parte del committente e nei limiti della sua perizia e delle sue capacità tecniche a segnalare eventuali errori o difetti del progetto stesso: nel caso in cui non lo faccia in modo tempestivo diviene egli stesso direttamente responsabile dei vizi dell’opera (in proposito su veda, ex multis, la datata ma sempre valida sentenza della Suprema Corte di Cassazione civile, Sezione II del 22 febbraio 2000, n. 1965). L’appaltatore è esente da responsabilità quando invece abbia segnalato i fatti, o nell’ipotesi in cui la causa dei vizi dipenda da gravi errori progettuali richiedenti cognizioni tecniche che l’appaltatore non è tenuto a possedere.
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La normativa di riferimento in merito alla garanzia per vizi e difformità dell’opera è rappresentata dagli articoli 1667 e 1668 del Codice civile. In particolare, la previsione di cui all’articolo 1667 del Codice si occupa in generale di trattare della difformità e dei vizi dell’opera, mentre il successivo articolo 1668 provvede a definire quello che è il contenuto della garanzia prevista in favore del committente, prevedendo diverse forme di tutela, in parte correlate alla gravità dell’inadempimento di cui si è reso responsabile l’appaltatore.

Il testo dei due articoli del Codice civile
Articolo 1667 – Difformità e vizi dell’opera
L’appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell’opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l’opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili , purché in questo caso, non siano stati in malafede taciuti dall’appaltatore.
Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l’appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati.
L’azione contro l’appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell’opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunciati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna.
Articolo 1668 – Contenuto della garanzia per difetti dell’opera
Il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’appaltatore, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del …

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