La tutela dell’appaltatore per vizi e difformità dell’opera

di Massimo Pipino

Pubblicato il 30 giugno 2017



analizziamo come il Codice Civile predispone le norme a tutela dell’appaltatore dai vizi e dalle difformità dell'opera rispetto a quanto previsto dal capitolato e la giurisprudenza in merito

Commercialista_Telematico_Post_bancheLa tutela dell'appaltatore Con la locuzione garanzia per vizi e difformità dell'opera”, nell'ambito dell’esecuzione di un contratto di appalto o di prestazione d’opera, si intende quella forma di responsabilità che il legislatore codicistico ha posto in capo all'appaltatore esecutore dell’opera contrattualizzata una volta che lo stesso abbia provveduto alla realizzazione di quanto gli è stato commissionato da parte del committente.

Volendo generalizzare, l’obbligazione consistente nella prestazione di una garanzia per vizi e difformità dell’opera ha ad oggetto la conformità dell'opera stessa al proprio progetto e l'assenza di vizi di quanto è stato realizzato da parte dell’appaltatore. La responsabilità in questione è fondata sulla colpa, per cui è compito che grava sul soggetto appaltante, nel caso in cui riscontri la presenza di imperfezioni più o meno rilevanti, darne la prova attraverso ogni mezzo utile. Perché l’appaltatore vada esente da responsabilità, deve comprovare l’assenza di colpa, ovvero deve dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare il concretizzarsi del danno. Conseguentemente, nei casi in cui il risultato sia stato cagionato da scelte del committente che però non sono mai state contestate, l’appaltatore torna responsabile, in quanto egli è tenuto a fornire un’opera eseguita a regola d’arte e non già ad obbedire supinamente alle istruzioni del committente.

L’appaltatore, in concreto, è tenuto a verificare la validità del progetto che gli è stato fornito da parte del committente e nei limiti della sua perizia e delle sue capacità tecniche a segnalare eventuali errori o difetti del progetto stesso: nel caso in cui non lo faccia in modo tempestivo diviene egli stesso direttamente responsabile dei vizi dell’opera (in proposito su veda, ex multis, la datata ma sempre valida sentenza della Suprema Corte di Cassazione civile, Sezione II del 22 febbraio 2000, n. 1965). L’appaltatore è esente da responsabilità quando invece abbia segnalato i fatti, o nell’ipotesi in cui la causa dei vizi dipenda da gravi errori progettuali richiedenti cognizioni tecniche che l’appaltatore non è tenuto a possedere.

***

La normativa di riferimento in merito alla garanzia per vizi e difformità dell'opera è rappresentata dagli articoli 1667 e 1668 del Codice civile. In particolare, la previsione di cui all'articolo 1667 del Codice si occupa in generale di trattare della difformità e dei vizi dell'opera, mentre il successivo articolo 1668 provvede a definire quello che è il contenuto della garanzia prevista in favore del committente, prevedendo diverse forme di tutela, in parte correlate alla gravità dell'inadempimento di cui si è reso responsabile l'appaltatore.

Il testo dei due articoli del Codice civile

Articolo 1667 - Difformità e vizi dell'opera

L'appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell'opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l'opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili , purché in questo caso, non siano stati in malafede taciuti dall'appaltatore.

Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all'appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l'appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati.

L'azione contro l'appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell'opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunciati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna.

Articolo 1668 - Contenuto della garanzia per difetti dell'opera

Il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell'appaltatore, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell'appaltatore.

Se però le difformità o i vizi dell'opera sono tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto.

All'articolo 1667 il Codice civile detta alcune regole che sono volte a contemperare le garanzie apprestate al committente con forme di tutela anche dell'appaltatore. In particolare, si prevede innanzitutto che se l'opera sia stata accettata dall'appaltante in sede di consegna, la garanzia non opera in caso di vizi palesi, conosciuti o riconoscibili, ma è limitata a quelli che vengono definiti come vizi "occulti" ovvero a quei vizi che non sono immediatamente riconoscibili o che sono stati dolosamente taciuti dall'appaltatore. La garanzia, inoltre, opera solo nel caso in cui il committente si sia attivato tempestivamente, denunciando all'appaltatore il vizio o la difformità dal progetto entro sessanta giorni dalla scoperta dello stesso, prescindendosi da tale rigido termine di decadenza solo nell'ipotesi in cui le difformità o i vizi siano stati occultati dall'appaltatore, ovvero da lui riconosciuti. L'articolo 1667, comma 3, prevede, infine, un termine abbreviato di prescrizione dell'azione contro l'appaltatore: invece del termine ordinario di dieci anni, essa si prescrive in due anni a partire dalla data di consegna. Nel momento in cui il committente sia convenuto in giudizio per il pagamento del prezzo, tuttavia, potrà far valere ugualmente la garanzia, sempre a patto che abbia denunciato i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta ed entro due anni dalla consegna dell'opera

Scendendo ulteriormente nel dettaglio nell’analisi degli articoli in parola i difetti riscontrati nell’opera possono classificarsi in:

  • difformità: ovvero una discordanza nell’opera rispetto a quanto stabilito nelle prescrizioni contrattuali;

  • vizio: ovvero ogni carenza dell’opera rispetto alla regola d’arte che incide su aspetti qualitativi e funzionali.

Gli strumenti che vengono accordati dalla disciplina codicistica legittimano il committente a scegliere tra due forme di tutela alternative tra di loro: la richiesta dell'eliminazione delle difformità o dei vizi a cura e a spese dell'appaltatore ((nel caso in cui il vizio sia eliminabile) oppure la riduzione proporzionale del prezzo pattuito (nel caso in cui il vizio non sia eliminabile o nel caso in cui sussista una difformità che non pregiudica la destinazione e l’utilizzazione dell’opera: la riduzione del prezzo va determinata quale differenza tra il valore dell’opera dedotta in contratto e il valore dell’opera come eseguita, in relazione alle difformità e vizi riscontrati).

Resta fermo ovviamente, come si prevede nell'ultimo inciso del primo comma dell'articolo 1668 del Codice civile, il diritto del committente a richiedere il risarcimento del danno, nell’ipotesi in cui l'emersione dei difetti sia conseguenza di una condotta colposa dell'appaltatore. La norma de qua prevede anche la possibilità della risoluzione giudiziale del contratto (soltanto nel caso in cui le difformità e i vizi siano tali da rendere l’opera assolutamente inaccettabile in quanto inutilizzabile, considerata nella sua unicità e complessità, perché inadatta alla sua destinazione o perché diversa da quella del tutto voluta.

Per gli edifici o altri immobili destinati per loro natura a lunga durata, si ha poi la responsabilità decennale dell’appaltatore (articolo 1669 del Codice civile) per vizi che determinano la rovina totale o parziale dell’opera. La responsabilità decennale dell’appaltatore di concretizza nei casi di evidente pericolo di rovina. Nel caso di azionamento della responsabilità decennale dell’appaltatore per gravi difetti incidenti sugli elementi strutturali, che derivino da un difetto del suolo o da un difetto di costruzione, va tenuto presente che la durata decennale decorre dall’approvazione del collaudo ovvero dal momento in cui è decorso il termine per l’approvazione del collaudo. L’esperibilità dell’azione, ai sensi dell’articolo 1669 Codice civile, è subordinata alla condizione che il committente abbia fatto denuncia dei vizi entro il termine decadenziale di un anno dalla scoperta, sempre che questa sia avvenuta entro il decennio; a partire dalla data della denuncia l’amministrazione ha un anno per proporre la relativa domanda giudiziale.

***

Rassegna di giurisprudenza di Cassazione

Si provvede a riportare a titolo esemplificativo qui di seguito quanto è stato statuito in argomento alcune significative sentenze della Suprema Corte di Cassazione.

Sentenza n. 3002/2001: “le disposizioni dell’art. 1669 cod. civ. tendono essenzialmente a disciplinare le conseguenze dannose dei vizi costruttivi che incidono negativamente in maniera profonda sugli elementi essenziali di struttura e di funzionalità dell’opera, influendo sulla sua solidità, efficienza e durata, mentre quelle dell’art. 1667 cod. civ. riguardano l’ipotesi in cui la costruzione non corrisponda alle caratteristiche del progetto e del contratto di appalto, ovvero sia stata eseguita senza il rispetto delle regole della tecnica”.

Sentenza n. 8889/2011: “In tema di appalto, il risarcimento del danno che si aggiunge alla risoluzione del contratto ai sensi dell'art. 1453, primo comma, e 1668 c.c., non può avere natura di reintegrazione in forma specifica; nel senso che non può essere richiesto il ripristino della situazione esistente anteriormente all'esecuzione del contratto e, contemporaneamente, anche la realizzazione di quella che sarebbe conseguita all'esatto adempimento del medesimo, determinandosi altrimenti un illegittimo duplice beneficio conseguente dalla restituzione di ciò che si è dato e dal conseguimento dell'utilità che l'adempimento avrebbe determinato”.

Sentenza n. 19103/2012: In tema di appalto, il risarcimento del danno in caso di vizi dell'opera appaltata, rimedio alternativo ed autonomo rispetto alle tutele (riduzione del prezzo e risoluzione) approntate a favore del committente dall'art. 1668 c.c., e normalmente consistente nel ristoro delle spese sopportate dall'appaltante per provvedere, a cura di terzi, ai lavori ripristinatori, deve essere raccordato con la particolare natura dell' "opus" commissionato. Ne consegue che, se l'oggetto dell'appalto sia costituito dalla realizzazione di una "res", gli interventi emendativi si rapportano all'opera come sarebbe dovuta risultare, ove realizzata a regola d'arte; mentre, se oggetto dell'appalto sia l'esecuzione di un'attività sul bene del committente, alla luce dei medesimi criteri di proporzionalità tra oggetto dell'appalto e danno, il risarcimento non può concretarsi in un radicale intervento di ripristino della cosa (come avvenuto nella specie, per la messa a punto dei motori di un natante), facendo altrimenti conseguire al danneggiato una "res" qualitativamente migliore rispetto a quella anteriore, nella quale pure l'originario oggetto dell'appalto viene ricompreso”.

Sentenza n. 1629/2012:Nel caso di risoluzione, per inadempimento dell'appaltatore, di un contratto di appalto avente ad oggetto la costruzione di un immobile su fondo del committente, è facoltà di quest'ultimo, il quale non ritenga di poter utilizzare il manufatto, chiedere la demolizione dello stesso ovvero il risarcimento del danno pari al costo dei lavori a tale scopo necessari. Se invece il committente intenda ritenere le opere, divenute di sua proprietà per accessione, e queste siano suscettibili di essere utilizzate, spetta all'appaltatore un compenso nei limiti in cui il medesimo committente abbia ricavato vantaggio, senza che trovi applicazione, nella specie, la preclusione del rimedio della risoluzione, prevista in tema di compravendita dall'art. 1492, terzo comma, c.c., per l'ipotesi in cui il compratore abbia alienato o trasformato il bene consegnato, dal momento che tale norma, dettando una peculiare disciplina relativa alla garanzia per i vizi della cosa venduta, non è espressione di un principio generale in materia di risoluzione del contratto”.

Sentenza n. 23665/2016: "L'appaltatore risponde per i difetti della costruzione derivanti (pure) da vizi ed inidoneità del suolo, anche laddove gli stessi siano ascrivibili alla imperfetta od erronea progettazione fornitagli dal committente, in tal caso prospettandosi l'ipotesi della responsabilità solidale con il progettista, a sua volta responsabile nei confronti del committente per inadempimento del contratto d'opera professionale ex art. 2235 c.c.".

Sentenza n. 14136/2016: "Il committente, che non abbia accettato l'opera medesima, non è tenuto ad alcun adempimento, a pena di decadenza, per far valere la garanzia dell'appaltatore, poiché, ai sensi dell'art. 1667, primo comma, cod. civ., solo tale accettazione comporta liberazione da quella garanzia. Pertanto, prima dell'accettazione e consegna dell'opera non vengono in rilievo problemi di denuncia e di prescrizione per i vizi comunque rilevabili, i quali, se non fatti valere in corso d'opera, possono essere dedotti alla consegna: ma prima dell'accettazione non vi è onere di denuncia, e prima della consegna non decorrono i termini di prescrizione"

Sentenza n. 9766/2016: "Essendo il subappalto un contratto derivato o subcontratto (con tale contratto l'appaltatore conferisce ad un terzo subappaltatore l'incarico di eseguire in tutto od in parte i lavori che l'appaltatore si è impegnato ad eseguire sulla base del contratto principale), le vicende di detto contratto restano condizionate da quelle del contratto principale. Conseguentemente gli artt. 1667 e 1668 c.c. (sulla responsabilità per difformità e vizi dell'opera) - che sono applicabili anche al contratto di subappalto, essendo questo pur sempre un contratto di appalto - si applicano al contratto di subappalto con le seguenti differenze: a) con riguardo all'opera eseguita dal subappaltatore, l'accettazione senza riserve dell'appaltatore, resta condizionata dal fatto che il committente accetti a sua volta l'opera senza riserve; b) come chiarito da autorevole dottrina, che il collegio condivide, l'appaltatore non può agire in responsabilità contro il subappaltatore prima ancora che il committente gli abbia denunciato l'esistenza di vizi o difformità" .

30 giugno 2017

Massimo Pipino