Nuova disciplina del terzo settore: capitale minimo e reti associative – Diario quotidiano del 28 giugno 2017

Pubblicato il 28 giugno 2017



1) Nuova disciplina del terzo settore: anche le associazioni e fondazioni dovranno avere un patrimonio minimo
2) Nuova disciplina del terzo settore: Reti associative
3) Sono soggetti ad IRAP i proventi derivanti dal trasferimento di calciatori tra società
4) Anche le società autostradali sono tenute al pagamento della Tosap
5) Split payment: ecco gli elenchi con cui il Mef rende noto codice fiscale e nome dei soggetti cui si applica la scissione dei pagamenti Iva
6) Corte Ue boccia esenzioni di cui fruisce la Chiesa cattolica in Spagna
7) OICR USA: ecco i chiarimenti su quando spetta l’esenzione degli utili
8) Novità fiscali per gli autonomi chiariti dalla Fondazione studi CNCL
9) DID online: prorogato il termine del periodo transitorio
10) Premi di produttività e welfare aziendale dopo la legge di bilancio 2017 e successiva manovra correttiva
CT_Facebook_Cover_828x3151) Nuova disciplina del terzo settore: anche le associazioni e fondazioni dovranno avere un patrimonio minimo 2) Nuova disciplina del terzo settore: Reti associative 3) Sono soggetti ad IRAP i proventi derivanti dal trasferimento di calciatori tra società 4) Anche le società autostradali sono tenute al pagamento della Tosap 5) Split payment: ecco gli elenchi con cui il Mef rende noto codice fiscale e nome dei soggetti cui si applica la scissione dei pagamenti Iva 6) Corte Ue boccia esenzioni di cui fruisce la Chiesa cattolica in Spagna 7) OICR USA: ecco i chiarimenti su quando spetta l’esenzione degli utili 8) Novità fiscali per gli autonomi chiariti dalla Fondazione studi CNCL 9) DID online: prorogato il termine del periodo transitorio 10) Premi di produttività e welfare aziendale dopo la legge di bilancio 2017 e successiva manovra correttiva: circolare di Assonime *****

1) Nuova disciplina del terzo settore: anche le associazioni e fondazioni dovranno avere un patrimonio minimo

Nuova disciplina del terzo settore: anche le associazioni e fondazioni, al pari delle società di capitale, dovranno avere un patrimonio minimo.

Nell’ambito della nuova disciplina sul terzo settore, approvata, in via preliminare, dal Consiglio dei ministri nel mese scorso, gli artt. 20-31 regolano le associazioni e le fondazioni del Terzo settore, ciò in attuazione della delega di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a) della legge n. 106/2016, relativa alla “revisione della disciplina del titolo II del libro primo del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute” .

Con riferimento a tale disposizione, l'art. 3 della l. 106/2016 detta appositi principi e criteri direttivi per la revisione del titolo II del libro primo del codice civile.

Tali articoli contengono:

- disposizioni generali volte a definire l'ambito di applicazione della disciplina associativa;

- la disciplina della costituzione delle associazioni e fondazioni del Terzo settore che prevede nuove procedure di acquisizione tramite notaio per la verifica dell’esistenza dei requisiti (un patrimonio minimo per associazioni pari a 15.000 euro e per le fondazioni pari a 30.000 euro, anche in beni diversi dal denaro);

- la disciplina del loro ordinamento e della loro amministrazione.

Lo statuto e l'atto costitutivo delle associazioni e fondazioni del Terzo settore risultano soggetti ad una disciplina più stringente rispetto alla disciplina generale del codice civile.

In particolare:

- il loro atto costitutivo deve recare obbligatoriamente informazioni aggiuntive o comunque più articolate rispetto a quelle cui sono tenute le persone giuridiche private soggette alla disciplina generale (l’assenza di scopo di lucro e le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite; l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale; la nomina dei primi componenti degli organi sociali obbligatori e, quando previsto, del soggetto incaricato della revisione legale dei conti; la durata dell’ente, se prevista; le norme sulla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o di estinzione, che nella disciplina codicistica costituiscono un contenuto facoltativo dell'atto costitutivo e dello statuto);

- la procedura di ammissione di nuovi associati deve ispirarsi a criteri non discriminatori, coerenti con le finalità perseguite e l’attività di interesse generale svolta;

- nel Terzo settore non viene fatta alcuna distinzione tra gli statuti e gli atti costitutivi delle persone giuridiche private e quelli delle associazioni non riconosciute, essendo questi soggetti alle medesime disposizioni.

L'ambito di applicazione dell'articolo in commento è infatti definito dal precedente art. 20 come quello degli enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione.

Con le neo disposizioni associazioni e fondazioni del Terzo settore acquistano la personalità mediante l’iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ai sensi dell'art. 45 del provvedimento in esame e operativamente gestito su base territoriale.

In ottemperanza al disposto della legge delega, la semplificazione del procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica è perseguita tramite l'istituzione di un apposito canale di riconoscimento, al quale in prima battuta può accedere soltanto il notaio incaricato e in seconda istanza il fondatore e gli amministratori dell'associazione, con una significativa riduzione dei tempi rispetto a quelli previsti dal D.P.R. n. 361/2000 (20/30 giorni per il notaio e 30 giorni per l'ufficio del registro, contro i 120 giorni a disposizione del prefetto).

Costituzione (artt. 21-22)

L'articolo 21 reca disciplina dell'atto costitutivo delle associazioni, riconosciute e non riconosciute, e delle fondazioni del Terzo settore, indicando gli elementi obbligatori dell'atto costitutivo e disponendo in ordine al rapporto tra atto costitutivo e statuto.

Il comma 1 prevede che l’atto costitutivo di tali enti contenga i seguenti elementi obbligatori:

- la denominazione dell’ente;

- l’assenza di scopo di lucro e le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite;

- l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale;

- la sede legale e le eventuali sedi secondarie;

- l’eventuale patrimonio iniziale;

- le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza dell’ente;

- i diritti e gli obblighi degli associati, ove presenti;

- i requisiti per l’ammissione di nuovi associati, ove presenti, e la procedura di ammissione, che deve ispirarsi a criteri non discriminatori, coerenti con le finalità perseguite e l’attività di interesse generale svolta;

- la nomina dei primi componenti degli organi sociali obbligatori e, quando previsto, del soggetto incaricato della revisione legale dei conti;

- le norme sulla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o di estinzione;

- la durata dell’ente, se prevista.

Il comma 2 prevede che lo statuto degli enti in questione – sebbene oggetto di atto separato rispetto all'atto costitutivo - ne costituisca parte integrante, e che le norme statutarie prevalgano in caso di contrasto con le clausole dell’atto costitutivo.

L'articolo 22 reca disciplina dell'acquisto della personalità giuridica per le associazioni e fondazioni del Terzo settore. Tale disciplina è derogatoria rispetto alla disciplina generale recata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 361/2000.

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2) Nuova disciplina del terzo settore: reti associative

In relazione alla neo disciplina, approvata in via preliminare dal Cdm nel mese di maggio scorso, gli artt. 32-44 sono dedicati agli enti del Terzo settore destinatari di una disciplina particolare, in particolare sono relativi:

Alle Organizzazioni di volontariato (ODV);

- alle Associazioni di promozione sociale (APS);

- agli enti filantropici, alle imprese sociali;

- alle reti associative ed infine alle società di mutuo soccorso.

L'individuazione delle categorie corrisponde all'assetto normativo attuale - scompare la specifica categoria del diritto tributario qualificata come ONLUS - con l’ulteriore riconoscimento quali enti del Terzo settore di:

- enti filantropici costituiti in forma di associazione riconosciuta o di fondazione con la finalità di erogare denaro, beni o servizi, anche di investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale;

- reti associative costituite in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, che associano, anche indirettamente attraverso gli enti ad esse aderenti, un numero non inferiore a 500 enti del Terzo settore, o, in alternativa, almeno 100 fondazioni del Terzo settore, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno cinque regioni o province autonome. Le reti associative hanno il compito di svolgere attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti del Terzo settore loro associati e delle loro attività di interesse generale, anche allo scopo di promuoverne ed accrescerne la rappresentatività presso i soggetti istituzionali. Possono promuovere partenariati e protocolli di intesa con le pubbliche amministrazioni e con soggetti privati. Le reti esercitano, tra le altre, anche l’attività di monitoraggio dell’attività degli enti ad esse associati, anche sotto forma di autocontrollo e di assistenza tecnica, eventualmente anche con riguardo al loro impatto sociale, e predispongono una relazione annuale al Consiglio nazionale del Terzo settore.

- società di mutuo soccorso, che continuano ad essere disciplinate dalla legge 3818/1886. Alle società di mutuo soccorso già esistenti alla data di entrata in vigore del Codice, viene concesso di trasformarsi, entro i successivi tre anni da tale data, in associazioni del Terzo settore o in associazioni di promozione sociale mantenendo il proprio patrimonio.

- Per quanto riguarda le ODV e le APS, vengono posti dei parametri quantitativi per la loro formazione: infatti, devono essere composte da un numero non inferiore a nove volontari/persone fisiche o da cinque organizzazioni/associazioni. Per quanto riguarda le prestazioni lavorative, nelle ODV il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al venti per cento del numero dei volontari; nelle APS il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al venti per cento del numero dei volontari o al cinque per cento del numero degli associati.

- Il commercio equo e solidale e l’agricoltura sociale sono esclusi dai settori di attività delle ODV e delle APS.

Il Titolo VI (artt. da 45-54), attuativo della delega contenuta all’art. 4, co. 1, lett. m) della legge 106/2016, disciplina l’istituzione ed il funzionamento a regime, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Registro unico nazionale del Terzo settore, suddiviso in specifiche sezioni, ciascuna delle quali è dedicata ad una delle categorie di enti definite dal Codice. Il Registro unico nazionale supera la molteplicità attuale di registri (nazionale e delle regioni e province autonome per la legge 383/2000 in materia di APS, delle regioni e delle province in materia di ODV, istituiti e disciplinati rispettivamente da norme nazionali e regionali). Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali può istituire con proprio decreto nuove sezioni o sottosezioni o modificare le sezioni esistenti. Il Registro è gestito operativamente e con modalità informatiche su base territoriale, da ciascuna Regione e Provincia autonoma, che, a tal fine, individua entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del Codice, una struttura indicata come Ufficio del Registro unico nazionale del Terzo settore. L’Ufficio del Registro, all’atto della registrazione di quegli enti del Terzo settore che devono anche avvalersi del revisore legale dei conti (associazioni, riconosciute o non riconosciute, e fondazioni del Terzo settore di grandi dimensioni), deve acquisire la relativa informazione antimafia. Grazie all’iscrizione, tutti gli enti possono accedere ai benefici, non solo di carattere tributario, ad essi riservati. Oltre alle modalità di iscrizione, aggiornamento dei dati, cancellazione e migrazione in altra sezione degli enti interessati, la disciplina assoggetta ciascuno degli enti iscritti al Registro ad una revisione periodica almeno triennale finalizzata alla verifica della permanenza dei requisiti richiesti. L’attuazione completa del Registro è prevista entro un anno dall’entrata in vigore del Codice.

Entro tale termine, un decreto ministeriale, previa intesa in Conferenza Stato-regioni, definisce la procedura per l’iscrizione nel Registro e individua i documenti da presentare e le modalità di deposito degli atti, unitamente alle regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro nonché le sue modalità di comunicazione con il Registro delle Imprese con riferimento alle imprese sociali e agli altri enti del Terzo settore iscritti in quest’ultimo. Le Regioni e le Province autonome entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale disciplinano con proprie leggi i procedimenti per l'emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione degli enti del Terzo settore, e sulla base della struttura informatica unitaria rendono operativo il Registro unico.

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3) Sono soggetti ad IRAP i proventi derivanti dal trasferimento di calciatori tra società

Le cessioni di contratti stipulati con giocatori professionisti, i cui importi generano plusvalenze, da una società sportiva all’altra, concorrono a formare la base imponibile ai fini IRAP. La CTR di Torino, ribaltando la sentenza dei primi giudici, ritiene di aderire all’orientamento tracciato da una precedente pronuncia della CTP di Parma (sent. n. 11/9/2008) ed all’unica sentenza della Suprema Corte riguardante la fattispecie (sent. n. 3545/2004). Secondo i giudici piemontesi la cessione del contratto iniziale non può considerarsi altro che una effettiva cessione di un bene immateriale volta a produrre effetti sulle parti coinvolte e benefici ai fini imprenditoriali analoghi alla cessione di beni strumentali.

(Sentenza del 22/05/2017 n. 825/5 - Comm. Trib. Reg. per il Piemonte)

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4) Anche le società autostradali sono tenute al pagamento della Tosap

E’ soggetta al pagamento della Tosap l’occupazione di suolo pubblico da parte dell’impresa che, in forza di concessione statale, provvede all’esecuzione di lavori finalizzati alla costruzione di infrastrutture legate alla rete autostradale. La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso della Società Autostrada Ligure Toscana, afferma che tale occupazione “debba considerarsi propria dell’ente concessionario e vada assoggettata alla tassa ai sensi dell’art. 38, comma 2, del d. lgs. n. 507 del 1993 in quanto la società concessionaria è l’esecutrice della progettazione e della realizzazione dell’opera pubblica a fronte del corrispettivo costituito dal diritto di gestire funzionalmente e sfruttare economicamente tutti i lavori realizzati per la durata, di regola, non superiore a trenta anni”. In base a tale principio, quindi, l’invocata esenzione prevista dall’art. 49, lett. a del d. lgs. n. 507 del 1993 non spetta poiché il bene risulta gestito in maniera pienamente autonoma dal concessionario e non quale mero sostituto dello stato nello sfruttamento dei beni.

(Sentenza del 12/05/2017 n. 11886/5 - Corte di cassazione)

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5) Split payment: ecco gli elenchi con cui il Mef rende noto codice fiscale e nome dei soggetti cui si applica la scissione dei pagamenti Iva

Scissione dei pagamenti – D.L. N. 50/2017 convertito in Legge 21 giugno 2017, n. 96

Il 27 giugno 2017, il Ministero dell’Economia e Finanze ha pubblicato gli elenchi delle amministrazioni pubbliche, delle società controllate e delle società quotate che, a partire dal 1° luglio 2017, applicheranno il meccanismo della scissione dei pagamenti di cui all’art. 17-ter del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.

Scissione dei pagamenti – d.l. n. 50/2017

L’articolo 1, comma 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015), ha introdotto l’articolo 17-ter del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che ha stabilito, per talune pubbliche amministrazioni acquirenti di beni e servizi, un meccanismo di scissione dei pagamenti da applicarsi alle operazioni per le quali dette amministrazioni non siano debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni generali in materia di IVA.

In base a questo meccanismo le pubbliche amministrazioni, dal 1° gennaio 2015, versano direttamente all’Erario, con le modalità e nei termini indicati nel decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 gennaio 2015, l’imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata loro dai fornitori.

Con l’articolo 1 del D.L. 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla Legge 21 giugno 2017, n. 96, il meccanismo della scissione dei pagamenti è stato esteso a:

A) tutte le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato, individuate ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;

B) le società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;

C) le società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 2), del codice civile (controllo di fatto), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;

D) le società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni;

E) le società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), dalle società di cui sopra;

F) le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana. Per assicurare una maggiore certezza giuridica agli operatori, il Dipartimento delle finanze ha svolto una ricognizione delle amministrazioni pubbliche e delle società destinatarie della disciplina sulla scissione dei pagamenti predisponendone gli elenchi relativi che possono essere prelevati come segue: 1) elenco delle pubbliche amministrazioni inserite nel conto consolidato (punto A)

2) elenco delle società controllate di diritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri (punto B) e delle società controllate da queste ultime (punto E)

3) elenco delle società controllate di fatto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri (punto C) e delle società controllate da queste ultime (punto E)

4) elenco delle società controllate di diritto dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni (punto D) e delle società controllate da queste ultime (punto E);

5) elenco delle società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana (punto F)

Gli elenchi sono disponibili qui dal sito del MEF

(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato del 27 giugno 2017)

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6) Corte Ue boccia esenzioni di cui fruisce la Chiesa cattolica in Spagna

Corte Ue boccia esenzioni di cui fruisce la Chiesa cattolica in Spagna. Se gli aiuti fiscali riguardano attività economiche.

Secondo la Corte di Giustizia Ue, con la sentenza 27 giugno 2017, causa n. C-74/16, “le esenzioni fiscali di cui gode la Chiesa cattolica in Spagna possono costituire aiuti di Stato vietati se e nella misura in cui siano concesse per attività economiche”.

La sentenza della Corte riguarda la causa intentata da una congregazione religiosa della Chiesa cattolica spagnola, in qualità di ente responsabile di una scuola religiosa che si trova vicino a Madrid. La congregazione ha chiesto allo Stato il rimborso di un’imposta comunale sulle costruzioni di circa 24.000 euro, versata per lavori realizzati in un edificio scolastico che ospita la sala conferenze della scuola. Ha chiesto il rimborso invocando un accordo concluso tra la Spagna e la Santa sede (prima dell’adesione della Spagna alle Comunità europee) che prevede diverse esenzioni fiscali a favore della Chiesa cattolica.

Niente esenzione all’ente religioso quando l’attività è commerciale

Al centro della controversia, approdata dinanzi alla Corte di giustizia, è la richiesta di rimborso di una somma versata a titolo di imposta sulle costruzioni, gli impianti e le opere

La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata presentata, in base all’articolo 107 TFUE, paragrafo 1, nell’ambito di una controversia tra un ente religioso e l’Amministrazione finanziaria di Spagna. In particolare, la controversia nasce dal rigetto, da parte dell'Amministrazione, della domanda di rimborso di una somma versata, dall’ente religioso, a titolo di imposta sulle costruzioni, gli impianti e le opere.

Procedimento principale

La parte ricorrente, iscritta presso il registro enti religiosi del ministero della giustizia spagnolo, è proprietaria di un complesso di edifici nell’ambito dei quali si trova l’immobile controverso sede di un istituto scolastico. Nel corso del 2011 veniva richiesto un permesso per la trasformazione e l’ampliamento dell’edificio che ospita la sala conferenze della suddetta scuola. Successivamente, veniva presentata una richiesta di rimborso dell’imposta sulle costruzioni versata ai fini dell’ampliamento secondo uno specifico accordo del 3 gennaio 1979. Tale domanda di rimborso veniva respinta dall’Ufficio comunale tributi, che ha ritenuto come l’esenzione richiesta non fosse applicabile in considerazione che la stessa veniva richiesta per lo svolgimento di una attività priva di finalità religiosa.

Ricorso al giudice del rinvio

La decisione veniva impugnata, con esito negativo, con ricorso dinanzi al giudice del rinvio argomentando che la somma, versata a titolo di imposta sulle costruzioni, non fosse dovuta in quanto secondo il richiamato accordo il beneficio di esenzione spetterebbe a prescindere dalla destinazione del bene immobile costituente la base imponibile dell’imposta. Per suo verso, infatti, l’Amministrazione comunale replicava che, ai fini del beneficio della suddetta esenzione, fosse necessaria la destinazione dell’immobile alle finalità religiose della Chiesa cattolica, in carenza della quale l’esenzione in parola potrebbe rivelarsi incompatibile con le disposizioni del diritto dell’Unione in materia di aiuti di Stato. Ecco che quindi il giudice nazionale, alla luce del fatto che l’esenzione controversa non fosse mai stata sollevata dai giudici spagnoli, decideva di sospendere il procedimento e di rivolgersi ai togati europei che, seppur senza assumere una posizione definitiva al riguardo, hanno avuto modo di affrontare la problematica.

Questione pregiudiziale

Il giudice del rinvio ha posto il dubbio interpretativo sulla questione se contrasti con l’articolo 107, paragrafo 1, TFUE l’esenzione dall’imposta sulle costruzioni nazionale, prevista a favore della Chiesa cattolica, in relazione alle costruzioni, agli impianti e alle opere realizzati in immobili destinati all’esercizio di attività economiche che non abbiano una finalità strettamente religiosa. Da un primo esame i togati europei si sono pronunciati sulla ricevibilità della domanda di pronuncia pregiudiziale in quanto contiene gli elementi di fatto e di diritto che consentono alla Corte di fornire una risposta utile al giudice del rinvio. Infatti, secondo costante giurisprudenza della Corte, nell’ambito di una procedura di cooperazione tra i giudici nazionali e la Corte, spetta a quest’ultima fornire al giudice a quo una risposta foriera di una soluzione della controversia di cui gli stessi siano investiti. Nel caso di specie, tenuto conto delle osservazioni presentate dalla Spagna e dalla Commissione i giudici europei hanno ritenuto di fare riferimento oltre che all’articolo 107, paragrafo 1, anche all’articolo 108, paragrafi 1 e 3, TFUE.

Sotto il profilo del carattere dell’ aiuto di Stato, l’esenzione fiscale, di cui al procedimento principale, non sembra presentare alcun collegamento con le attività a carattere strettamente religioso né quanto meno con i servizi complementari di ristorazione e di trasporto. Ecco che risulta delle esposte considerazioni il riferimento dell’esenzione fiscale ad attività di tipo economico. Ragionando sulla nozione di vantaggio economico selettivo i giudici europei sottolineano come l’imposta sulle costruzioni, costituisce un imposta normalmente dovuta da tutti i contribuenti e la concessione di una siffatta esenzione avrebbe l’effetto di alleviare gli oneri che gravano sull’ente religioso ricorrente. Ed è sulla base di tale considerazione che sembra essere soddisfatto il presupposto relativo all’esistenza di un vantaggio economico selettivo.

Pronuncia dei giudici comunitari

Secondo i giudici comunitari la concessione di una esenzione fiscale, come quella di cui al procedimento principale, a favore di un ente religioso appartenente alla Chiesa cattolica per opere realizzate in un immobile destinato all’esercizio di attività prive di finalità strettamente religiosa, può rientrare nel divieto di cui all’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, se e nella misura in cui le attività rivestano il carattere commerciale. Secondo i giudici rimane compito del giudice nazionale verificare la sussistenza delle circostanze comprovanti il carattere commerciale dell’attività economica controversa.

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7) OICR USA: ecco i chiarimenti su quando spetta l’esenzione degli utili

Ai fini della non applicazione della ritenuta sui proventi derivanti da investimenti in fondi immobiliari italiani, subordinata alla verifica della sussistenza del requisito della vigilanza prudenziale, è necessario che il soggetto statunitense incaricato della gestione del fondo estero presenti alla Società di gestione di risparmio italiana copia del “Form Adv”, ossia del modello compilato e inviato per la registrazione al sito ufficiale della Sec, l’autorità di vigilanza Usa.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 78/E del 27 giugno 2017, secondo cui per l’Oicr Usa, l’esenzione arriva con la registrazione alla Sec .

L’iscrizione al sito ufficiale dell’autorità statunitense, anche in mancanza della specifica

Per soddisfare la verifica della sussistenza del requisito della vigilanza prudenziale ai fini della non applicazione della ritenuta sui proventi derivanti da investimenti in fondi immobiliari italiani, è sufficiente che il soggetto statunitense incaricato della gestione del fondo estero presenti alla Società di gestione di risparmio italiana (Sgr) copia del “Form Adv”, vale a dire del modello compilato e inviato elettronicamente per la registrazione al sito ufficiale della Sec, l’autorità di vigilanza Usa. In particolare, nel caso specifico, si tratta di una umbrella registration, ossia di una registrazione collettiva di più attori con un unico modello.

Questa, é la risposta, contenuta nella suddetta risoluzione, rilasciata a seguito del quesito prospettato dal “Fondo Cayman”, un Oicr estero che intende, appunto, investire in un fondo italiano gestito da una Sgr.

Il dubbio scaturisce del fatto che la Sec non rilascia un’attestazione dalla quale risulta che gli adviser coinvolti sono sottoposti a vigilanza, requisito tuttavia verificabile dal portale della società.

Si tratta della certificazione per il riconoscimento dell’esenzione sugli utili derivanti dalla partecipazione del soggetto estero al fondo immobiliare italiano, come previsto dall’articolo 7, comma 3, del Dl 351/2001, che disciplina il regime di non imponibilità per tali operazioni nei confronti di Oicr esteri istituiti, naturalmente, in paesi appartenenti alla white list.

L’Agenzia, dopo aver ricordato caratteristiche e funzioni di un’Oicr secondo la definizione che ne dà il Testo unico di finanza (Dlgs 58/1998), richiama la circolare 2/2012, in cui è stato affermato che tali organismi usufruiscono del regime agevolativo quando, “secondo la normativa vigente nello Stato estero in cui sono istituiti, presentano i requisiti sostanziali nonché le stesse finalità di investimento dei fondi e degli organismi italiani, prescindendo dalla loro forma giuridica e ancorché siano privi di una soggettività tributaria, a condizione che sussista una forma di vigilanza sul fondo o organismo ovvero sul soggetto incaricato della gestione dello stesso”.

Il Fondo Cayman è in possesso delle condizioni per beneficiare del regime di favore perché si tratta di un fondo di investimento collettivo del risparmio gestito dal proprio general partner e, riguardo alla vigilanza prudenziale, è in regola con le disposizioni statunitensi.

L’Investment Adviser Act of 1940, prevede, infatti, che i gestori Usa debbano registrarsi presso la Sec presentando il “Form Adv”.

Ciò posto, nell’interpello in esame, la registrazione alla Sec è stata effettuata per più soggetti con un unico modello (umbrella registration), opportunità concessa a patto che il richiedente la registrazione e i singoli coinvolti svolgano nel complesso un’attività unitaria: ai fini del quesito in esame, quel che conta è che tutti siano sottoposti a vigilanza prudenziale, operazione che avviene secondo la procedura descritta.

In conclusione, l’Agenzia delle Entrate, visto che la Sec non rilascia l’attestazione che certifica i controlli effettuati, ritiene sufficiente, ai fini dell’esenzione, la presentazione, alla Sgr che gestisce il fondo immobiliare italiano (ovvero all’intermediario depositario delle quote), di copia del “Form Adv” e delle eventuali modifiche di accompagnamento depositate presso la società di vigilanza Usa.

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8) Novità fiscali per gli autonomi chiariti dalla Fondazione studi CNCL

L. 81/2017: le novità fiscali per gli autonomi vengono chiarite nel documento della Fondazione Studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro.

Il Jobs Act del lavoro autonomo, legge n. 81/2017, introduce importanti novità in materia fiscale per i lavoratori autonomi. La norma interviene, in modo migliorativo, sulla deducibilità delle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, addebitate in capo al committente. Un altro aspetto positivo riguarda l’aumento della percentuale di deducibilità relativa alle spese di formazione ed aggiornamento professionale. Inoltre, coerentemente con una visione più moderna del lavoro autonomo, si interviene anche sulla disciplina fiscale di spese assicurative e costi sostenuti dai lavoratori autonomi per servizi di orientamento e certificazione delle competenze. Nell’approfondimento della Fondazione Studi di ieri vengono analizzati tutti questi aspetti.

Ecco di seguito la Guida della Fondazione in formato integrale:

<<SPESE PER PRESTAZIONI ALBERGHIERE E DI SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE

La norma in commento semplifica il trattamento fiscale delle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande legate all'esecuzione di un determinato incarico professionale e addebitate analiticamente al committente.

La prima novità contenuta nell’articolo 8 della L. 81/2017 è l'eliminazione dei limiti di deducibilità contenuti nell'art. 54, c. 5 del T.u.i.r, relativamente alle spese di vitto e alloggio anticipate dal professionista ed addebitate in parcella al committente. Inoltre, nel caso in cui le spese relative all’esecuzione di un incarico professionale siano sostenute direttamente dal committente in favore del professionista, esse non costituiscono più compensi in natura per quest'ultimo. Tali novità, come precisato al comma 2 dell'art. 8, sono in vigore dall'esercizio d'imposta in corso al 31 dicembre 2017 e, pertanto, potranno essere considerate già all'interno del modello Redditi 2017 in sede di determinazione degli acconti, nel caso di utilizzo del metodo previsionale.

L'art. 8, c. 1 modifica l’articolo 54, c. 5 del T.u.i.r., recante la disciplina per la deduzione delle spese relative a prestazioni alberghiere e somministrazioni di alimenti e bevande, ordinariamente concessa nel limite del 75% del costo per un importo comunque non superiore al 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. Si precisa che la novità interessa solo le spese addebitate analiticamente in parcella in capo al committente. Pertanto, tali limiti di deducibilità, rimangono in vigore per le spese sostenute dal lavoratore autonomo, inerenti alla sua attività professionale, ma non addebitate analiticamente in capo al committente.

Per comprendere l'intervento apprezzabile del legislatore è opportuno fare un breve excursus storico sulla disciplina fiscale, che nel recente passato ha spesso ritoccato il trattamento fiscale delle spese alberghiere e di somministrazione legate alle prestazioni dei lavoratori autonomi, senza mai ottenere una definitiva semplificazione.

Fino all'esercizio 2014 era possibile superare le limitazioni di deducibilità con riferimento alle spese sostenute direttamente dal cliente per conto del professionista e da questi indicate in parcella. L'Agenzia delle Entrate, con la circolare 28 del 2006, richiedeva una complicata procedura con la quale, al fine di beneficiare della deducibilità integrale delle spese, il fornitore del servizio di vitto o alloggio doveva emettere fattura intestata al committente, riportando anche i dati del professionista che ne aveva fruito. Il lavoratore autonomo doveva poi inserire in parcella la suddetta spesa. Per il professionista tali importi costituivano sia compenso in natura da assoggettare a tassazione ordinaria sia costi deducibili.

Con le modifiche del decreto legislativo 175/2014, entrate in vigore dall'esercizio 2015, le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate dal committente non costituiscono più compensi in natura per il professionista, che pertanto non è più tenuto ad inserirle in parcella. Tali spese rappresentano costi deducibili in capo al committente che le ha sostenute.

In seguito alle novità introdotte dal d.lgs. 175/2014, l'Agenzia delle Entrate ha precisato con la circolare 31/2014 che le stesse si applicano solo alle prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente. Di conseguenza, la semplificazione del 2015 non ha trovato applicazione nell’ipotesi in cui tali prestazioni e somministrazioni siano acquistate dal lavoratore autonomo e analiticamente addebitate in fattura al committente, né nell’ipotesi di prestazioni diverse, quali ad esempio le spese di trasporto, ancorché acquistate direttamente dal committente.

Relativamente alle spese di viaggio e trasporto, recentemente l'art. 7-quater, c. 5 del decreto legge 193/2016 le ha fiscalmente equiparate alle prestazioni alberghiere e di somministrazione, inserendole all'interno dell'articolo 54, c. 5 del T.u.i.r., superando così la citata interpretazione restrittiva fornita dall'Agenzia delle Entrate con la circolare 31/2014.

La novità introdotta dal d.l. 193/2016 è di fatto ampliata dall'art. 8 della L. 81/2017 in commento, che estende ulteriormente l’ambito di applicazione della disciplina di deducibilità dell'art. 54, c. 5 del T.u.i.r, ricomprendendovi genericamente «tutte le spese relative all’esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente».

La norma novellata, come già accennato, oltre all'ampliamento delle spese sostenute dal committente disapplica i limiti di deducibilità di cui al comma 5 dell'art. 54 del T.u.i.r. nei casi di spese di vitto e alloggio sostenute direttamente dal professionista per lo svolgimento dell’incarico e da questi addebitate in parcella, eliminando la disparità di trattamento che continuava a sussistere rispetto al caso in cui le spese venivano sostenute direttamente dal committente. L'effetto sostanziale è la neutralità fiscale dell'operazione in capo al professionista, sia nel caso di spese direttamente sostenute sia nel caso in cui le spese siano sostenute dal committente.

LE SPESE DI FORMAZIONE

L'art. 9 della Legge 81/2017 prevede l'integrale deducibilità dal reddito di lavoro autonomo, entro il limite annuo di 10.000 euro, per le spese di iscrizione a master e corsi di formazione o di aggiornamento professionale, nonché quelle di iscrizione a convegni e congressi, comprese quelle di viaggio e soggiorno. L'articolo 9 modifica il comma 5 dell’articolo 54 del T.u.i.r. con il passaggio da un regime di deducibilità parziale delle spese di formazione ad un regime di deducibilità integrale entro un massimale annuo.

Le nuove regole previste dal legislatore sono applicabili dal periodo d’imposta 2017; pertanto come detto per le spese relative a prestazioni alberghiere e somministrazione di alimenti e bevande è possibile tenere conto della novità in sede di determinazione degli acconti dovuti per il periodo d’imposta in corso, qualora ci si avvalga del criterio previsionale.

La disciplina in vigore fino al 2016 prevedeva una deducibilità delle spese di formazione limitata al 50% del loro ammontare. Tale limitazione, introdotta con presunta finalità antielusiva, di fatto penalizzava l'investimento nell’attività di aggiornamento professionale da parte dei lavoratori autonomi. Con un’interpretazione ulteriormente restrittiva l'Agenzia delle Entrate, con la circolare 35/E del 2012, punto 2.1, aveva precisato che il limite di deducibilità si applicava a qualsiasi tipologia formativa e pertanto anche alle spese sostenute per la formazione continua obbligatoria degli iscritti in Albi professionali. Di fatto si era creata la paradossale situazione nella quale, il legislatore fiscale limita la deducibilità al 50% delle spese di formazione dei lavoratori autonomi e contemporaneamente l'art. 7 del D.P.R. 137/2012 relativo alla riforma delle professioni prevede, nell’interesse generale e al fine di garantire la dovuta qualità ed efficienza delle prestazioni rese per ogni professionista, l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento delle proprie competenze professionali.

Bisogna precisare che la deduzione integrale, nel limite del plafond di 10.000 euro, si applica anche con riferimento alle spese di vitto e alloggio sostenute per la partecipazione agli eventi di formazione senza scontare l’ulteriore limitazione del 75%, prevista dal medesimo articolo 54 del T.u.i.r.. Tale novità supera anche l'orientamento che l'Agenzia delle Entrate con la circolare 53/2008 riteneva applicabile su tali costi. Infatti, nel caso di tali spese la deduzione effettiva era pari al 37,5% (il 50% del 75%).

Si ricorda che il lavoratore autonomo dovrà continuare a conservare la documentazione a dimostrazione del collegamento tra le spese sostenute e l’evento formativo. A parere di chi scrive, sembra ragionevole ritenere deducibili integralmente le spese di viaggio e soggiorno anche nel caso in cui l'attività formativa sia gratuita. In tale ipotesi, è opportuno conservare ed esibire in sede di verifica della documentazione idonea a dimostrare il collegamento delle spese sostenute con l’evento cui si è preso parte, come ad esempio l'attestato di partecipazione rilasciato dall'organizzatore dell'evento formativo.

Altro aspetto non specificato dalla norma è l'utilizzo del plafond nelle associazioni tra professionisti. A parere di chi scrive, la soglia di 10.000 euro deve essere applicata non all'associazione, ma a ciascun associato per evitare di discriminare fiscalmente lo strumento giuridico dell'associazione professionale.

SPESE ASSICURATIVE E SPESE PER SERVIZI DI ORIENTAMENTO E CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE

Sempre l'art. 9, c. 1 della L. 81/2017 ha ulteriormente ampliato il contenuto dell'art. 54, c. 5 del T.u.i.r. specificando che sono «integralmente deducibili gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà».

Si tratta dei premi pagati alle compagnie assicurative per le polizze che proteggono i lavoratori autonomi dai rischi di mancato pagamento da parte dei clienti. Nella prassi tali tipologie di spese venivano già considerate totalmente deducibili in funzione del principio di inerenza della tipologia di spesa rispetto all'attività del lavoratore autonomo.

Inoltre, l'art. 9 in commento, coerentemente con la ratio della Legge 81/2017 di tutela del lavoro autonomo, prevede espressamente l'integrale deducibilità, entro il limite annuo di 5.000 euro, delle spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all'auto-imprenditorialità, mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro, erogati dagli organismi accreditati.>>.

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9) DID online: prorogato il termine del periodo transitorio

In merito al rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità (DID Online) sul portale ANPAL, ai sensi dell’art. 19 del Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, viene comunicato che il termine del periodo transitorio, individuato nella data i venerdì 30 giugno 2017, è stato prorogato al 30 settembre 2017.

Come avverte la nota del 27 giugno 2017, pubblicata sul sito internet del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, tutto ciò viene riportato sul sito dell’ANPAL in una comunicazione del 26 giugno 2017. L’Agenzia a tal proposito ricorda che fino a tale data restano ferme le indicazioni operative indicate nella nota del 29 novembre 2016.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 27 giugno 2017)

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10) Premi di produttività e welfare aziendale dopo la legge di bilancio 2017 e successiva manovra correttiva: circolare di Assonime

In tema di premi di produttività e welfare aziendale dopo la legge di bilancio 2017 e la successiva manovra correttiva, interviene Assonime con la circolare n. 16 del 27 giugno 2017.

Come evidenziato dall’Associazione nella precedente circolare n. 24 del 2016, la disciplina fiscale dei premi di risultato e del welfare aziendale introdotta dalla legge di Stabilità per il 2016 ha previsto benefici di notevole interesse per le imprese e i lavoratori.

Le ulteriori modifiche apportate a questa disciplina dalla legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016) e dalla c.d. manovra correttiva (Decreto legge n. 50 del 2017) hanno reso questi regimi agevolativi ancor più incisivi. Nella suddetta circolare vengono illustrati i profili di maggiore rilievo.

Vincenzo D’Andò