Rassegna di giurisprudenza tributaria del mese di Maggio 2017: altri casi sulla debenza IRAP

Prosegue il nostro cammino tra le sentenze ultimamente pubblicate che affrontano il tema della debenza dell’Irap.
In questa puntata segnaliamo, tra l’altro, anche delle interessanti motivazioni alla base della condanna alle spese dell’Agenzia delle Entrate, nonché alla base della compensazione delle stesse, a conferma di quanto il tema Irap sia per certi casi, del tutto inequivocabile, e per altri, di solo recente soluzione.
Sempre tassate le società semplici e gli studi associati
Presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi; ma quando l’attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell’imposta a norma del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 3, comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni – essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d’imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell’autonoma organizzazione. La non univocità dei precedenti giurisprudenziali sul punto giustifica la compensazione delle spese dell’intero giudizio.
(Cassazione, SS.UU. civili, sentenza 7371/2016)
L’Irap senza sanzioni per obiettiva incertezza della norma
E’ stato affermato che l’incertezza giuridicamente rilevante è quella, di carattere obiettivo, concernente le norme tributarie, la cui violazione da parte del contribuente, determina l’emissione dell’avviso di accertamento e l’irrogazione delle sanzioni (Cass. n. 11096/2011). Si è, altresì, ritenuto sussistere tale incertezza, quando il complesso normativo di riferimento si articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento si riveli concettualmente difficoltoso, a causa della relativa equivocità (Cass. n. 22252/2011) ed, in applicazione di tali principi, si è rilevato, in particolare, che la questione relativa alla rilevanza impositiva IRAP del reddito professionale, è stata oggetto di articolato e complesso dibattito, sia in dottrina come pure in giurisprudenza (Cass. n.4394 del 24.2.2014). Dibattito ripreso e solo di recente concluso a seguito delle pronunce delle Sezioni Unite (cfr. n. 9541/2016).
(Cassazione, Sez. V civile, ordinanza n. 25853/2016)
Le spese elevate del professionista e l’Irap
Nel caso di specie, la C.T.R. ha dedotto la sussistenza dell’autonoma organizzazione dalle “spese e costi” esposti dal contribuente, ammontanti nell’anno 2004 a circa Euro 25.700,00 (di cui Euro 10.819,00 per l’utilizzo parziale dell’immobile adibito a casa di abitazione), in quanto pari a circa 1/5 del reddito (Euro 128.000,00). In tal modo, il giudice d’appello non ha ancorato l’accertamento dell’esistenza di un’autonoma organizzazione ai parametri elaborati dalla giurisprudenza di questa Corte, ed in particolare alla responsabilità dell’organizzazione (qui pacificamente mancante, essendo il contribuente inserito in una struttura organizzativa riferibile ad altrui responsabilità ed interesse, nella specie il cliente R. Srl: cfr. Cass. n. 14056/14 con riguardo allo svolgimento dell’attività all’interno di un’organizzazione esterna di un ente creditizio), all’impiego di beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione (qui facendosi generico riferimento ad un preteso “elevato livello di spese”, senza alcun riscontro concreto circa l’eccedenza rispetto all’id quod plerumque accidit) ed al ricorso all’ausilio non occasionale del lavoro altrui (qui pacificamente assente).
(Cassazione, Sez. V civile, ordinanza n. 22533/2016)
Paga Irap lo studio associato tra padre e figlio
Le …

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