Diario quotidiano dell’1 giugno 2017 – Controlli per il contrasto alla simulazione di rapporti di lavoro

Pubblicato il 1 giugno 2017



1) G. U.: pubblicato DPCM 22 maggio 2017 di proroga della comunicazione Iva periodica
2) Amministratore cessato dalla carica nell’ente, rimane coobligato per il mancato pagamento dell’Iva
3) Stop all’evasione fiscale estiva negli stabilimenti balneari: condizioni metereologiche spie del Fisco
4) Controlli per il contrasto alla simulazione di rapporti di lavoro
5) Report regionali 2017 sul mercato immobiliare residenziale
6) Cooperative compliance nei controlli del contribuente: primo intervento di Assonime
8) Prescrizione dei contributi pensionistici dovuti: chiarimenti
9) Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Comunità europea esteso alla Croazia
10) Fisco: anche in Sicilia arriva la sanatoria per le case rurali non dichiarate
diario-quotidiano-articoli-71) Gazzetta Ufficiale: pubblicato DPCM 22 maggio 2017 di proroga della comunicazione Iva periodica 2) Amministratore cessato dalla carica nell’ente, rimane coobligato per il mancato pagamento dell’Iva 3) Stop all’evasione fiscale estiva negli stabilimenti balneari: condizioni metereologiche spie del Fisco 4) Controlli per il contrasto alla simulazione di rapporti di lavoro 5) Report regionali 2017 sul mercato immobiliare residenziale 6) Cooperative compliance nei controlli del contribuente: primo intervento di Assonime 8) Prescrizione dei contributi pensionistici dovuti: chiarimenti 9) Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Comunità europea esteso alla Croazia: chiarimenti previdenziali 10) Fisco: anche in Sicilia arriva la sanatoria per le case rurali non dichiarate ****

1) Gazzetta Ufficiale: pubblicato DPCM 22 maggio 2017 di proroga della comunicazione Iva periodica

Il Decreto del presidente del consiglio dei ministri 22 maggio 2017 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 124 del 30 maggio 2017.

Si tratta del decreto che dispone il differimento, per l'anno 2017, del termine di trasmissione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche IVA relativi al primo trimestre (nel gazzetta ufficiale, vi è un refuso, difatti riporta, erroneamente, la parola semestrale) 2017.

In particolare, l’art. 1 (qui la dicitura è corretta) di tale decreto dispone il differimento, per l’anno 2017, del termine di trasmissione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche IVA relativi al primo trimestre dell'anno 2017. Le comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche dell’Imposta sul valore aggiunto di cui all’art. 21-bis del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78 relative al primo trimestre 2017 vanno trasmesse entro il 12 giugno 2017 (in luogo del 31 maggio 2017).

Le considerazioni, riportate nel decreto, che hanno portato alla proroga:

<<Visto il decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, recante «Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nonche' di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni» e, in particolare, l'art. 12, comma 5, il quale prevede che, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, tenendo conto delle esigenze generali dei contribuenti, dei sostituti e dei responsabili d'imposta o delle esigenze organizzative dell'amministrazione, possono essere modificati i termini riguardanti gli adempimenti dei contribuenti relativi a imposte e contributi dovuti in base allo stesso decreto; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante «Istituzione dell'imposta sul valore aggiunto»; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 100; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, con il quale e' stato approvato il regolamento recante «Modalita' per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all'imposta regionale sulle attivita' produttive e all'imposta sul valore aggiunto»; Visti gli articoli 21 e 21-bis del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010 n. 122, concernenti, rispettivamente, «Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute» e «Comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche I.V.A»; Visto l'art. 4, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, concernente «Disposizioni recanti misure per il recupero dell'evasione»; Visto, in particolare, l'art. 4, comma 4, decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, che ha confermato il termine previsto dall'art. 21, del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 per la trasmissione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche IVA di cui all'art. 21-bis dello stesso decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 entro l'ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre; Visto il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate 27 marzo 2017 concernente «Definizione delle informazioni da trasmettere e delle modalita' per la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute e dei dati delle liquidazioni periodiche IVA di cui agli articoli 21 e 21-bis del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 e modifica dei termini per la trasmissione dei dati delle fatture stabiliti dal provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 28 ottobre 2016, numero 182070»; Vista la legge 27 luglio 2000, n. 212, recante «Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente»; Ritenuto opportuno disporre un differimento del termine di trasmissione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche IVA di cui all'art. 21-bis del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, introdotto dall'art. 4, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, al fine di agevolare gli adempimenti posti a carico dei contribuenti e degli intermediari;>>.

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2) L'Amministratore cessato dalla carica nell’ente rimane coobligato per il mancato pagamento dell’Iva

Lo dice ora la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26930 del 30 maggio 2017, secondo cui rimane una sorta di responsabilità solidale con il rappresentante legale subentrante (che non è, quindi, l’unico che ne risponde, come, invece, affermava, altra decisione sempre della Cassazione dei giorni addietro, in tal senso si veda quanto riportato nel diario quotidiano del 25 maggio 2017)

Nel caso di specie, era stato disposto il sequestro preventivo per equivalente (in virtù del nuovo art. 12-bis del D.Lgs. 74/2000) di una somma superiore a € 300.000,00 nei confronti di due amministratori (quello in carica e quello già cessato), per aver omesso il versamento dell’Iva dovuta in forza della dichiarazione presentata dalla società cooperativa a responsabilità limitata che amministravano.

Per cui, l’amministratore cessato è dovuto ricorrere in cassazione, sostenendo di non poter essere ritenuto coobbligato al versamento dell’Iva omessa per il solo fatto di avere provveduto egli stesso a presentare la dichiarazione fiscale.

Per questo il malcapitato chiedeva la revoca di tale sequestro.

Nella circostanza, i massimi giudici hanno evidenziato la struttura complessa del reato di omesso versamento Iva di cui all’art. 10-ter del DLgs. 74/2000, che si configura come una fattispecie “a struttura mista”, consistente in una condotta commissiva – la presentazione da parte del soggetto obbligato della dichiarazione annuale IVA – e in una condotta omissiva – il mancato versamento nei termini di legge dell’Iva dovuta sulla base di tale dichiarazione.

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’ex manager contro il decreto di sequestro preventivo funzionale alla confisca “per equivalente” emesso dal Gip nei suoi confronti quale ex amministratore di una Cooperativa a r.l. e del suo successore.

Viene, pertanto, chiamato a rispondere del reato chi abbia perduto “artatamente” la carica di amministratore della persona giuridica soggetto IVA, oppure chi abbia fornito un contributo causale, materiale o morale, da valutarsi a norma dell’art. 110 del codice penale, all'omissione della persona obbligata, al momento della scadenza, al versamento dell'imposta dichiarata.

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3) Stop all’evasione fiscale estiva negli stabilimenti balneari: condizioni metereologiche spie del Fisco

Il giudice di legittimità apre le porte agli accertamenti fiscali eseguiti nei confronti degli stabilimenti balneari che dichiarano un reddito irrisorio anche nel periodo estivo, e si terrà conto anche delle buone condizioni climatiche.

Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13561 del 30 maggio 2017, ha dichiarato legittimo l’accertamento eseguito dall’Amministrazione finanziaria nei riguardi di uno stabilimento balneare che per la stagione estiva aveva dichiarato al Fisco un reddito di importo esiguo.

Nel caso di specie, è stato emesso un avviso di accertamento di maggior reddito con metodo induttivo nei riguardi di uno stabilimento balneare romagnolo. I verificatori si sono limitati ad evidenziare i seguenti rilievi, costituenti poi i fatti sostanziali:

- Reddito d’impresa dichiarato dal contribuente nel dato periodo d’imposta del tutto irrisorio (€ 7.428,00);

- il tutto accompagnato dall’utilizzo di ombrelloni e lettini in misura superiore a quella dichiarata nello studio di settore;

- e dulcis in fundo, le condizioni metereologiche particolarmente favorevoli dell’estate di quel dato periodo d’imposta.

Tutti elementi che hanno portato alla “condanna” fiscale del contribuente, questo anche se la Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna aveva annullato la ripresa a tassazione non ritenendola fondata su elementi certi, tali da potere integrare presunzioni dotate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

In particolare, la CTR riteneva che in tali località le strutture balneari sono utilizzate quasi esclusivamente nel week-end e che l’accertamento si era fondato su elementi provenienti da un accesso effettuato due anni dopo il periodo d’imposta in questione.

Ma tale interpretazione pro-contribuente non è piaciuta ai giudici della Corte che hanno, invece, dichiarato legittimo il ricorso all’accertamento analitico-induttivo del reddito d’impresa ex art. 39, comma primo, lett. d), D.P.R. n. 600/73, anche in presenza di una contabilità formalmente corretta ma complessivamente inattendibile, potendosi, in tale ipotesi, evincere l’esistenza di maggiori ricavi o minori costi in base a presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente.

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4) Controlli per il contrasto alla simulazione di rapporti di lavoro

Dall’Istituto previdenziale arrivano le nuove funzioni di controllo per contrastare irregolarità.

L’Inps, con la circolare n. 93 del 30 maggio 2017, avvia l’implementazione di procedure automatizzate preordinate a favorire l’individuazione di aziende che simulano l’instaurazione di rapporti di lavoro.

L’Inps, con la circolare n. 93 del 30 maggio 2017, avvia l’implementazione di nuove metodologie di controllo delle informazioni trasmesse attraverso le dichiarazioni contributive nonché di quelle disponibili nelle banche dati delle altre pubbliche amministrazioni basate sull’utilizzo di strumenti statistici predittivi preordinati a favorire l’individuazione di fenomeni a rischio di irregolarità.

In particolare, l’attivazione di queste nuove metodologie segna il passaggio, già delineato nell’ambito della circolare n. 147 del 7 agosto 2015, da un approccio di controllo e intervento “ex post” ad un approccio preordinato a limitare l’insorgere delle condizioni che possono determinare situazioni di irregolarità o frode attraverso la definizione di un assetto sistematico di analisi delle informazioni volto a intercettare l’insorgere di comportamenti a rischio prima che si determinino i relativi effetti economici.

In questo quadro viene introdotto il piano operativo – denominato “FROZEN” – preordinato a potenziare la funzione di contrasto alla simulazione di rapporti di lavoro finalizzata alla fruizione indebita di prestazioni previdenziali.

Ecco di seguito la citata circolare:

Sviluppo delle attività di vigilanza documentale. Prassi operative e procedure automatizzate preordinate a favorire l’individuazione di aziende che simulano l’instaurazione di rapporti di lavoro

1. L’attività di vigilanza documentale.

Accanto allo svolgimento delle tradizionali funzioni legate alla erogazione di prestazioni e servizi previdenziali, l’Istituto ha posto in essere ulteriori e specifiche attività di controllo preordinate all’accertamento della sussistenza del rispetto delle condizioni di legge ai fini della attivazione e gestione del rapporto assicurativo del lavoratore, sviluppando metodologie di analisi volte a favorire l’individuazione di situazioni di irregolarità.

In particolare, lo sviluppo delle metodologie di analisi ha consentito di accrescere le capacità dell’Istituto di combinare in modo sempre più efficace le informazioni rivenienti dal processo di trasmissione telematica, su base mensile, dei dati retributivi e assicurativi dei lavoratori dipendenti, avviato dal Legislatore a partire dal 2005.

In questa prospettiva, si è passati dall’accertamento, anche attraverso lo strumento ispettivo, delle situazioni non in linea con i canoni normativi ad una vera e propria attività di counseling mirata ad orientare i comportamenti aziendali e a favorire l’adozione spontanea di prassi fondate sul rafforzamento delle condizioni di tutela previdenziale dell’assicurato.

La circolare n. 147/2015 ha previsto, infatti che l’attività di Verifica Amministrativa, in aggiunta alla funzione “tradizionale” di controllo ex-post dei comportamenti aziendali, debba sviluppare una nuova serie di presidi finalizzati a contrastare e a prevenire i fenomeni elusivi della contribuzione, prima che il comportamento fraudolento si sia consolidato e, conseguentemente, abbia prodotto i suoi effetti dannosi alle entrate dell’Istituto e più in generale al sistema economico del Paese.

La piena effettività ed efficacia dei controlli on desk deve quindi essere conseguita attraverso l’espletamento di una serie di check che si articolano sulla base di due prospettive di intervento:

la prima, finalizzata a mantenere una costante azione di controllo sul territorio in relazione a situazioni di irregolarità contributiva già poste in essere, allo scopo di garantire il mantenimento dell’efficacia deterrente dell’azione di Verifica Amministrativa (c.d. attività di accertamento: diretta ad accertare e quantificare la contribuzione previdenziale dovuta e non versata);

la seconda, finalizzata a prevenire e/o contrastare con la massima tempestività possibile le fattispecie elusive degli obblighi contributivi ancor prima che il comportamento fraudolento si sia consolidato ed abbia prodotto i suoi effetti a danno delle entrate dell’Istituto e del sistema Paese (c.d. attività di prevenzione: finalizzata a contribuire alla riduzione del debito pubblico).

La necessità di sviluppare la predetta attività di prevenzione è stata altresì oggetto di particolare attenzione nell’ambito del processo di adeguamento delle linee strategiche dell’Istituto, con la valorizzazione di un approccio proattivo rispetto ai fenomeni elusivi ed evasivi del versamento della contribuzione e, più in generale, di prassi finalizzate a contrastare con la massima tempestività consentita le attività fraudolente che si registrano nel mondo del lavoro.

Detto processo prevede lo sviluppo delle attività di analisi, nonché l’adeguamento della prassi amministrativa e delle infrastrutture informatiche finalizzati a favorire la crescita delle capacità di monitoraggio e di controllo preventivo degli eventi che possono causare effetti dannosi all’Istituto ed al sistema Paese. Ci si riferisce, in particolare, ai fenomeni di errata o fraudolenta compilazione della denuncia contributiva da cui scaturisce l’indebita fruizione di:

a) prestazioni a sostegno del reddito sulla base di rapporti di lavoro simulato;

b) conguagli per prestazioni inesistenti (malattia, maternità, assegni al nucleo familiare, ecc.);

c) incentivi all’occupazione di natura economica e contributiva;

d) conguagli per erogazione del trattamento di fine rapporto per conto del Fondo di tesoreria.

Allo scopo di contrastare la diffusione dei predetti fenomeni, l’Istituto ha potenziato le risorse dedicate allo sviluppo di tecniche di analisi dei dati e di procedure informatiche automatizzate per favorire l’individuazione delle situazioni di disallineamento informativo o di incongruità contributiva.

Al riguardo, si ricordano, per la loro valenza sotto il profilo dimensionale, i programmi avviati nel 2015 allo scopo di contrastare:

a) il fenomeno del pagamento di obbligazioni contributive attraverso l’utilizzo di crediti erariali che, sulla base dei successivi accertamenti amministrativi ed ispettivi, risultano insussistenti. Detto programma è stato sviluppato in forma sistematica a seguito dell’accordo di collaborazione siglato il 26 maggio 2015 dall’INPS e dall’Agenzia delle Entrate e si fonda sul costante raccordo operativo fra i due Enti a livello centrate e territoriale;

b) la fruizione illegittima di incentivi ed agevolazioni contributive finalizzate ad accrescere i livelli di occupazione ovvero a favorire la diffusione di rapporti di lavoro stabili. In questo ambito l’Istituto ha sviluppato l’automazione del controllo della fruizione dell’esonero contributivo triennale introdotto dalla legge di stabilità 2015 per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori che nei sei mesi precedenti non avessero svolto attività lavorative con contratto di lavoro a tempo indeterminato.

A partire dalla pubblicazione della presente circolare l’Istituto avvia l’implementazione di nuove metodologie di controllo delle informazioni trasmesse attraverso le dichiarazioni contributive nonché di quelle disponibili nelle banche dati delle altre pubbliche amministrazioni basate sull’utilizzo di strumenti statistici predittivi preordinati a favorire l’individuazione di fenomeni a rischio di irregolarità.

Considerato che l’attivazione di queste nuove metodologie di controllo è volta ad accrescere l’efficacia delle attività di contrasto ai fenomeni di illegalità e irregolarità – fenomeni che peraltro arrecano nocumento alle aziende e agli intermediari previdenziali che improntano il loro comportamento al rispetto dei canoni normativi e che rappresentano la grandissima parte del mondo del lavoro del Paese – l’Istituto confida che la consueta collaborazione, da parte dei soggetti contribuenti e dei loro intermediari previdenziali, consenta di realizzare con efficienza e rapidità lo svolgimento delle attività di accertamento in argomento.

2. L’introduzione di nuovi presidi di contrasto e prevenzione dei fenomeni evasivi/elusivi della contribuzione.

Allo scopo di contrastare il fenomeno della simulazione di rapporti di lavoro finalizzata alla indebita fruizione di prestazioni previdenziali (solitamente trattamenti di sostegno al reddito nel corso di periodi di disoccupazione involontaria), l’Istituto ha adottato iniziative ed interventi riconducibili sia all’attività di accertamento, sia a quella di prevenzione.

In particolare, accanto alle tradizionali forme di controllo svolte nel corso dell’erogazione dei trattamenti previdenziali e finalizzate a rilevare gli elementi di anomalia desumibili all’atto della liquidazione della prestazione, nel corso degli ultimi anni l’Istituto ha sviluppato tecniche di analisi delle denunce contributive preordinate a rilevare, attraverso la ricognizione degli elementi informativi afferenti al rapporto di lavoro, comportamenti idonei a celare l’insorgenza di rapporti di lavoro simulato.

Nei casi in cui si è riscontrato il rischio della sussistenza di comportamenti fraudolenti, l’Istituto ha attivato gli opportuni accertamenti di natura ispettiva ed ha inibito l’utilizzo dei periodi assicurativi a rischio.

Detta attività ha consentito di individuare un ingente numero di rapporti di lavoro simulati, comunicati all’Istituto allo scopo di far conseguire prestazioni previdenziali indebite, e di attivare, laddove l’erogazione del trattamento previdenziale fosse già avvenuta, le conseguenti operazioni di recupero delle somme indebitamente percepite.

Con la presente circolare, allo scopo di potenziare il contrasto ai fenomeni di simulazione dei rapporti di lavoro, viene introdotto un nuovo piano operativo, denominato “FROZEN”, che adotta una metodologia di controllo basata su sistemi statistici predittivi in grado di intercettare i flussi informativi a rischio prima che gli stessi vadano a popolare le basi dati e, in particolare, il conto assicurativo individuale. In particolare, i nuovi applicativi analizzano mensilmente, sulla base di un sistema integrato di indicatori di rischio, le denunce individuali, intercettando quelle che presentano profili di rischio, e ne supportano i successivi accertamenti da parte dalle strutture territoriali dell’Istituto.

L’intero processo di controllo viene svolto prima che i dati vadano ad alimentare il conto assicurativo individuale, pertanto i periodi assicurativi sottoposti a verifica non sono disponibili per il riconoscimento delle prestazioni previdenziali sino all’esito del processo di controllo.

In una prima fase l’attività automatizzata di controllo riguarderà i datori di lavoro che utilizzano il flusso UniEmens, sezione <PosContributiva> (lavoratori alle dipendenze di datori di lavoro privati non agricoli). Successivamente il controllo sarà esteso alle altre tipologie di datori di lavoro, con particolare riguardo alle aziende agricole, ai committenti di assicurati iscritti alla gestione separata e ai datori di lavoro domestico.

3. Il Piano operativo FROZEN.

L’esperienza fin qui maturata ha consentito di definire indicatori che favoriscono l’identificazione di comportamenti e fenomeni che prefigurano potenziali profili di rischio. Detti indicatori sono soggetti ad una sistematica e costante attività di controllo volta a valutarne, tempo per tempo, l’adeguatezza e, se del caso, ad operare gli opportuni adattamenti, anche alla luce dei cambiamenti delle variabili esterne.

In particolare, tutti i flussi UniEmens trasmessi saranno sottoposti ad una serie di controlli automatizzati, strutturati con metodologie di data mining che si basano su profili di rischio predefiniti e sulle risultanze dell’analisi dei dati storici dei rapporti di lavoro simulati noti all’Istituto.

Il sistema degli applicativi che supportano la gestione del piano operativo FROZEN identifica le denunce contributive che presentano profili di rischio e ne “blocca” gli effetti, con particolare riguardo all’alimentazione dei conti assicurativi individuali.

Le posizioni aziendali a cui afferiscono i predetti flussi sono soggette ad un’accurata attività di controllo da parte delle sedi territoriali dell’Istituto, che si avvarranno delle informazioni rese disponibili dalla procedura informatica, con particolare riguardo alle caratteristiche dell’azienda e della sua storia contributiva, e degli ulteriori dati reperibili attraverso la consultazione delle banche dati gestite dalla altre pubbliche amministrazioni. All’esito dei predetti controlli, da concludersi di norma entro 30 giorni dal blocco della denuncia contributiva a rischio, la sede dell’Istituto territorialmente competente provvederà a:

a) acquisire la denuncia contributiva in stato “bloccato”, laddove accerti che la posizione aziendale non presenti elementi idonei a prefigurare la sussistenza di rapporti di lavoro simulato ovvero altre irregolarità tali da impedire l’acquisizione della denuncia medesima. In tal caso la denuncia contributiva sottoposta a controllo verrà acquisita e gestita dall’istituto sulla base delle procedure gestionali ordinarie, anche con riguardo all’alimentazione dei conti assicurativi interessati;

b) programmare, in alternativa, apposite sessioni di lavoro, con la partecipazione dei rappresentanti delle aziende sottoposte a controllo, nel corso delle quali saranno esaminati gli elementi informativi e documentali prodotti. Nel caso in cui, a causa dell’omessa collaborazione da parte dei rappresentanti dell’azienda soggetta al controllo amministrativo – vedi, ad es., la mancata partecipazione alle predette sessioni di lavoro finalizzate –, non risulti possibile effettuare una compiuta verifica in ordine alla sussistenza dei presupposti di legittimità delle informazioni contenute nella denuncia contributiva, le sedi territoriali dell’Istituto, avvalendosi della procedura informatica FROZEN, provvederanno a tenere sospesi gli effetti assicurativi della denuncia contributiva medesima e di tutte le denunce contributive successive che risulteranno trasmesse dall’azienda, dandone formale notizia all’azienda stessa. Al contempo, stante la sussistenza di profili di anomalia nei flussi UniEmens trasmessi, che non risultano superati a causa della mancanza di collaborazione da parte dell’azienda, le eventuali richieste di verifica della regolarità contributiva tramite la procedura DURC on line nel frattempo pervenute saranno definite, in base alle istruzioni fornite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali sub art. 3 della circolare 8 giugno 2015, n. 19, con esito irregolare. Si rammenta, infatti, che, nell’ambito della citata disposizione, il predetto Ministero ha avuto modo di specificare che “…la verifica attesterà un esito di irregolarità con riguardo alla denuncia trasmessa, che, tuttavia, alla stessa data presenti incongruenze che non risultano risolte da parte del denunciante”. Dette misure saranno operanti fino a quando non sarà possibile effettuare, con la collaborazione dei rappresentanti dell’azienda, gli accertamenti necessari a favorire l’esito dei controlli di competenza dell’Istituto. Nei casi in cui non siano forniti i richiesti riscontri e si ravvisino elementi di particolare gravità, le sedi territoriali dell’Istituto, sempre avvalendosi delle nuove funzionalità informatiche, potranno intervenire anche sulle denunce contributive già trasmesse dalle predette aziende, sospendendone gli effetti assicurativi.

All’esito degli accertamenti condotti anche con la collaborazione dell’azienda, la sede dell’Istituto territorialmente competente provvederà a:

acquisire la denuncia contributiva in stato “bloccato”, laddove accerti che la posizione aziendale non presenti elementi idonei a prefigurare la sussistenza di rapporti di lavoro simulato ovvero altre irregolarità tali da impedire l’acquisizione della denuncia medesima. In tal caso la denuncia contributiva sottoposta a controllo verrà acquisita e gestita dall’Istituto sulla base delle procedure gestionali ordinarie, anche con riguardo all’alimentazione dei conti assicurativi interessati;

annullare i rapporti assicurativi contenuti nella denuncia contributiva, laddove venga accertata, attraverso l’utilizzo degli strumenti di indagine di natura amministrativa, la sussistenza di rapporti di lavoro simulati ovvero altre gravi irregolarità idonee a comportare l’adozione dell’atto di annullamento dei rapporti assicurativi contenuti nella denuncia. In questi casi, le sedi territoriali dell’Istituto provvederanno a comunicare l’esito degli accertamenti al datore di lavoro ed ai lavoratori, effettuando, se del caso, l’informativa alla competente autorità giudiziaria;

attivare le procedure per l’avvio dei necessari accertamenti di natura ispettiva, laddove l’esito dei controlli condotti in via amministrativa non determini risultati concludenti ai fini di cui si tratta. In questi casi, le sedi territoriali dell’Istituto forniranno alle strutture incaricate degli accertamenti ispettivi apposita relazione dalla quale emergano gli elementi raccolti nel corso dell’istruttoria corredata della documentazione a disposizione. Anche in questo caso l’acquisizione dei flussi UniEmens rimarrà in stato “bloccato” in attesa della conclusione dell’accertamento ispettivo.

Allo scopo di favorire la corretta ed uniforme attuazione sull'intero territorio nazionale del piano operativo FROZEN, la Direzione centrale entrate e recupero crediti fornirà le opportune istruzioni operative alle sedi territoriali dell'Istituto anche nell'ambito di appositi interventi di natura formativa.

(INPS, circolare n. 93 del 30 maggio 2017)

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5) Report regionali 2017 sul mercato immobiliare residenziale

Entrate: Arrivate le statistiche regionali 2017 sul mercato immobiliare residenziale.

Gli approfondimenti delle Entrate sul trend abitativo locale. Sono disponibili dal 31 maggio 2017, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, le Statistiche Regionali 2017, i report che analizzano in dettaglio l’andamento dei mercati immobiliari residenziali locali nel 2016.

Le Statistiche Regionali, elaborate dalle Direzioni Regionali delle Entrate e dalle Direzioni Provinciali di Bolzano e di Trento in collaborazione con l’Ufficio Statistiche e Studi della Direzione Centrale OMISE dell’Agenzia, hanno lo scopo di illustrare le dinamiche e i livelli dei valori di mercato delle abitazioni in tutte le regioni e province italiane, alla luce degli effetti del ciclo immobiliare che si è sviluppato negli ultimi anni.

I report rappresentano un’importante novità nel panorama statistico italiano e contribuiscono a rendere più trasparente il mercato immobiliare locale, grazie ad analisi territoriali approfondite.

In particolare, le Statistiche analizzano alcune caratteristiche strutturali dei mercati regionali e provinciali, quali la serie storica delle compravendite dal 2004, le quotazioni medie delle abitazioni, l’intensità del mercato immobiliare, le classi dimensionali e le superfici medie delle abitazioni compravendute.

Gli approfondimenti regionali possono essere scaricati gratuitamente dal sito internet www.agenziaentrate.gov.it, seguendo questo percorso: Documentazione > Osservatorio del Mercato Immobiliare > Pubblicazioni > Statistiche regionali.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 130 del 31 maggio 2017)

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6) Cooperative compliance nei controlli del contribuente: primo intervento di Assonime

Analizzate da Assonime (primo intervento) le posizioni espresse dall'Agenzia nel corso delle interlocuzioni con il contribuente sui rischi fiscali da questi comunicati è previsto che, in via di principio, tali posizioni siano formalizzate, nel corso della procedura, "mediante pareri motivati o altri strumenti idonei a garantire certezza preventiva sulle fattispecie esaminate".

Cooperative compliance: pubblicato il provvedimento che definisce i controlli di competenza dell’ufficio e le varie forme di interlocuzione con il contribuente.

Con il Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 26 maggio 2017 (prot. n. 101573) sono stati chiariti molti dei dubbi interpretativi, che ancora residuavano, in merito alla concreta operatività del nuovo regime opzionale di adempimento collaborativo (c.d. cooperative compliance programme), introdotto nel nostro ordinamento ad opera dell'art. 3 e ss. del D.L.vo 5 agosto 2015, n. 128 (Disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente).

Il Provvedimento – molto atteso dalle nostre associate – recepisce alcune delle osservazioni formulate nell'ambito del tavolo interassociativo da Assonime, Confindustria e Abi, in merito alla necessità di garantire certezza in ordine alla posizione del contribuente, in particolare, valorizzando la competenza esclusiva per i controlli dell'ufficio compliance e coordinando questo regime con il novellato istituto del ruling internazionale di cui all'art. 31-ter del D.P.R. n. 600 del 1973 (Accordi preventivi per le imprese con attività internazionale).

Assonime, con la nota del 31 maggio 2017, nel rinviare ad una propria successiva circolare di approfondimento l'esame delle tante novità contenute nel Provvedimento, in questa sede evidenzia che in esso si specifica che "l'Agenzia delle entrate è competente in via esclusiva per il controllo delle dichiarazioni e del corretto adempimento degli altri obblighi tributari cui sono tenuti i contribuenti ammessi al regime di adempimento collaborativo, nonché per le attività relative al predetto regime, limitatamente ai periodi d'imposta per i quali lo stesso trova applicazione e in relazione ai tributi amministrati dall'Agenzia delle entrate" (punto 10.1) e che, in questa fase di prima applicazione, "la competenza per le attività relative al regime è attribuita in via esclusiva all'ufficio Cooperative compliance della Direzione Centrale Accertamento". Come si evince poi dalle motivazioni del Provvedimento, l'Agenzia riconosce, tra l'altro, la necessità di radicare presso l'ufficio Cooperative compliance della Direzione Centrale Accertamento "la competenza, in via esclusiva, per l'esercizio dei poteri istruttori" di cui agli artt. 32 e 33 del D.P.R. n. 600 del 1973 e 51, comma 2 e 52 del D.P.R. n. 633 del 1972, specificando altresì che questa scelta organizzativa "risponde a esigenze di efficacia, efficienza e economicità dell'azione amministrativa nonché di coerenza con le indicazioni OCSE in materia di cooperative compliance".

In ordine alle posizioni espresse dall'Agenzia nel corso delle interlocuzioni con il contribuente sui rischi fiscali da questi comunicati è previsto che, in via di principio, tali posizioni siano formalizzate, nel corso della procedura, "mediante pareri motivati o altri strumenti idonei a garantire certezza preventiva sulle fattispecie esaminate" (punto 5.1) e che esse vincolino l'Amministrazione finanziaria e restino valide "finché rimangono invariate le circostanze di fatto e di diritto sulla base delle quali sono state rese" (punto 2.2, lett. c). Anche le materie oggetto degli accordi preventivi di cui all'art. 31-ter del D.P.R. n. 600 del 1973 "costituiscono oggetto di interlocuzione costante e preventiva" nell'ambito della procedura di cooperative compliance (punto 8.1) ma in questo caso il contribuente può comunque scegliere di presentare l'istanza di accordo preventivo "per la cui trattazione rimane competente l'ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali della Direzione Centrale Accertamento".

Quanto poi al c.d. "funzionario di riferimento", si tratta della figura incaricata di "gestire le interazioni con il contribuente ammesso al regime" e che "opera come punto di contatto del contribuente presso l'Agenzia delle entrate, discute con il contribuente delle problematiche fiscali che richiedano attenzione e degli esiti dell'eventuale attività di riscontro sull'operatività del sistema di controllo interno, riceve le richieste di chiarimenti del contribuente sulle fattispecie suscettibili di generare rischi fiscali e le rappresenta all'ufficio competente, sviluppa una profonda comprensione delle caratteristiche dell'impresa e delle relative problematiche fiscali" (punto 1.1, lett. r).

Infine, merita segnalare che, con il Provvedimento in esame, viene fornita – per la prima volta, a quanto ci consta, nel nostro ordinamento – una definizione "nazionale" di pianificazione fiscale aggressiva, che è intesa come "una o più costruzioni, di carattere nazionale o transnazionale, che producano conseguenze fiscali che il contribuente è ragionevolmente in grado di comprendere e che contengano i seguenti elementi: i) siano suscettibili di generare effetti fiscali in contrasto con lo scopo delle disposizioni invocate, anche derivanti da asimmetrie esistenti fra i sistemi impositivi delle eventuali giurisdizioni coinvolte; ii) determinino fenomeni di doppia deduzione, deduzione/non inclusione e doppia non imposizione" (punto 1.1, lett. l). A questo proposito, nel provvedimento viene ribadito l'impegno "a pubblicare periodicamente sul sito istituzionale dell'Agenzia delle entrate l'elenco delle operazioni, delle strutture e degli schemi di pianificazione fiscale aggressiva che violano le disposizioni normative vigenti, comprese quelle anti-abuso" (punto 2.2, lett. d).

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7) Valutazione di crediti/debiti e titoli di debito con il criterio del costo ammortizzato

Sul criterio del costo ammortizzato nella valutazione di crediti, debiti e titoli di debito è incentrata la nota operativa n. 5/2017 del 31 maggio 2017 della Fondazione Giorgio Di Giuliomaria.

Il Decreto Legislativo n. 139 del 18 agosto 2015 ha recepito la Direttiva 2013/34/UE ha apportato significative modifiche alla disciplina civilistica relativa alla valutazione di crediti, debiti e titoli di debito. La nuova formulazione dell’art. 2426 c.c. prevede, al riguardo, che le immobilizzazioni rappresentate da titoli sono rilevate in bilancio con il criterio del costo ammortizzato (punto 1) e che i crediti e i debiti sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto del fattore temporale e, per quanto riguarda i crediti, del valore di presumibile realizzo (punto 8).

L’Organismo Italiano di Contabilità, facendo seguito alle riferite indicazioni normative, ha emesso i principi contabili OIC 15 (Crediti), OIC 19 (Debiti) e OIC 20 (Titoli di debito).

Ambito soggettivo

Sono obbligate le società che redigono il bilancio in forma ordinaria. Mentre è facoltativo per:

- Società che redigono il bilancio in forma abbreviata (ex art. 2435-bis c.c.);

- Micro-imprese (ex art. 2435-ter cc.).

Meeting FASB-OIC

Si è tenuto a Roma il 30 maggio 2017, un incontro tecnico tra il Financial Accounting Standards Board (FASB) e l’OIC. L’incontro è stata l’occasione per avere uno scambio di view sulle rispettive attività, sulle attività di implementazione riguardanti il principio sui ricavi e quello sul leasing nonché sui progetti futuri. Si sono anche affrontati, dal punto di vista tecnico, alcuni progetti dello IASB, quali il progetto Insurance Contracts e Accounting Policies and Accounting Estimates (Proposed amendments to IAS 8).

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8) Prescrizione dei contributi pensionistici dovuti: chiarimenti

Prescrizione dei contributi pensionistici dovuti alle Gestioni pubbliche: Chiarimenti dall’INPS.

Anche in assenza di recupero della contribuzione dovuta alle casse, per avvenuto decorso del termine di prescrizione quinquennale, l’attività lavorativa svolta sarà considerata utile ai fini della liquidazione del trattamento di quiescenza; in questa ipotesi, tuttavia, ai sensi del comma 2 dell’art. 31 della L. n. 610/1952, l’onere del trattamento deve essere ripartito tra l’Istituto e le Amministrazioni datrici di lavoro.

L’INPS, con la circolare n. 94 del 31 maggio 2017, ha proceduto ad illustrare la disciplina dell’istituto della prescrizione della contribuzione pensionistica dovuta alle casse della Gestione dei Pubblici dipendenti e si forniscono i chiarimenti in merito alla corretta disciplina da applicare in materia.

Nell’ambito del processo di integrazione delle prassi in uso presso il soppresso INPDAP con quelle vigenti nell’Istituto, l’Istituto ha provveduto ad una ricognizione della normativa che disciplina l’istituto della prescrizione dei contributi pensionistici dovuti alle casse della Gestione dei Dipendenti pubblici (Cassa per le pensioni dei dipendenti degli enti locali, Cassa di previdenza per le pensioni degli ufficiali giudiziari, Cassa per le pensioni dei sanitari, Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate, Cassa dei trattamenti pensionistici ai dipendenti dello Stato, rispettivamente, CPDEL, CPUG, CPS, CPI, CTPS), tenuto conto delle specificità che regolano le medesime.

A tal fine, con la neo circolare l’INPS fornisce le istruzioni in merito alla corretta applicazione della normativa in materia e del regime applicabile per le ipotesi di avvenuta estinzione della contribuzione dovuta alle predette casse per decorso del termine prescrizionale previsto.

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9) Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Comunità europea esteso alla Croazia: chiarimenti previdenziali

Regolamentazione comunitaria: estensione, dal 1° gennaio 2017, alla Repubblica di Croazia dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Comunità europea, i suoi Stati membri e la Confederazione svizzera. Estensione dell’Accordo SEE alla Repubblica di Croazia.

L’INPS, con la circolare n. 95 del 31 maggio 2017, avverte che è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 31 del 4 febbraio 2017, la decisione del Consiglio dell’Unione europea dell’8 novembre 2016, relativa alla conclusione di un Protocollo all’Accordo tra la Comunità europea e suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone, riguardante la partecipazione della Repubblica di Croazia quale parte contraente in seguito alla sua adesione all’Unione europea.

Con l’occasione l’Istituto procede a delineare l’ambito applicativo dei seguenti argomenti:

- Totalizzazione dei periodi assicurativi in applicazione dell’Accordo CH-UE alla Croazia

- Maggiorazioni sociali ed assegni per l’assistenza personale e continuativa ai titolari di pensione di inabilità

- Integrazione al trattamento minimo

- Domande di riesame

- Applicazione alla Croazia dell’Accordo sulla partecipazione allo Spazio Economico Europeo

- Rapporto tra Accordo SEE e Accordo CH-UE. Totalizzazione dei periodi assicurativi ai fini pensionistici

- Aggiornamento procedure di liquidazione delle pensioni in regime internazionale – procedura UNICARPE.

La Repubblica di Croazia è diventata Stato membro dell’Unione europea dal 1° luglio 2013, in quanto da tale data è in vigore il Trattato del 9 dicembre 2011, relativo alla sua adesione all’Unione (cfr. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 112 del 24 aprile 2012, e Legge di ratifica del 29 febbraio 2012, n. 17, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 52 del 2 marzo 2012, Supplemento Ordinario n. 42).

Pertanto, a decorrere dal 1° luglio 2013, i regolamenti (CE) nn. 883/2004 e 987/2009 e successive modifiche e il regolamento n. 1231/2010 hanno trovato applicazione anche nei rapporti con la Croazia, sostituendo la previgente Convenzione di sicurezza sociale tra Italia e Croazia del 27 giugno 1997 ed il relativo Accordo amministrativo del 12 settembre 2002, in vigore dal 1° novembre 2003, salvo alcune disposizioni rimaste ancora in vigore (vedi i punti 8, 9 e 12.1 della circolare n. 109/2013).

La Croazia non aveva aderito né all’Accordo tra la Comunità europea, ciascuno dei suoi Stati membri e la Confederazione svizzera (Accordo CH-UE), né all’Accordo SEE. Pertanto, le disposizioni emanate dall’Istituto relative a tali Accordi non erano applicabili alla Croazia.

Come noto, l’Accordo CH - UE si applica, dal 1° giugno 2002, tra la Svizzera e i 15 Stati membri dell’Unione europea (circolare n. 118 del 25 giugno 2002). Successivamente, l’Accordo è stato esteso:

dal 1° aprile 2006, ai 10 Stati diventati membri dell’Unione europea dal 1° maggio 2004 (circolare n. 138 del 28 novembre 2006);

dal 1° giugno 2009, alla Bulgaria e Romania, diventati membri dell’Unione europea dal 1° gennaio 2007 (messaggio n. 14167 del 23 giugno 2009).

Con la Decisione del Consiglio dell’Unione europea dell’8 novembre 2016 (pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 31 del 4 febbraio 2017, ALLEGATO 1), è stato approvato il Protocollo (ALLEGATO 2) all’Accordo tra la Comunità Europea, ciascuno dei suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo CH-UE), riguardante la partecipazione della Repubblicadi Croazia quale parte contraente in seguito alla sua adesione all’Unione europea.

Pertanto, l’Accordo tra la Comunità europea e suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall’altra, è applicabile, dal 1° gennaio 2017, anche alla Repubblica di Croazia.

Ne consegue che, a decorrere dal 1° gennaio 2017, le disposizioni dei regolamenti comunitari, le decisioni e le raccomandazioni della Commissione amministrativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, approvate dallo specifico Comitato misto per l’applicazione dell’Accordo sulla libera circolazione, le relative disposizioni amministrative ed operative emanate dall’Istituto, con particolare riferimento alla totalizzazione dei periodi assicurativi (circolare n. 109/2013, punto 7) e alle disposizioni per la trattazione e la definizione delle domande di prestazione in base ai regolamenti (CE) nn. 883/2004 e 987/2009, sono applicabili, oltre che ai rapporti tra la Svizzera e i 27 Stati dell’Unione europea, anche a quelli tra la Svizzera e la Croazia. Di conseguenza, deve ritenersi superato quanto indicato al punto 11 della circolare n. 109/2013, in merito all’inapplicabilità dell’Accordo CH-UE alla Croazia.

Per effetto dell’estensione dell’Accordo CH-UE alla Croazia, nell’ambito di applicazione relativo alle persone dell’Accordo rientrano i cittadini dei 28 Stati UE e i cittadini della Confederazione svizzera, nonché gli apolidi e profughi residenti nel territorio di tali Stati.

Rientrano, altresì, nel campo di applicazione relativo alle persone:

i familiari e i superstiti, a prescindere dalla loro cittadinanza, di cittadini di uno dei 29 Stati (28 Stati membri e Svizzera);

i familiari e i superstiti, a prescindere dalla loro cittadinanza, degli apolidi o profughi, residenti in uno dei 29 Stati;

i superstiti di lavoratori non cittadini di uno dei 29 Stati menzionati, purché i superstiti stessi siano cittadini di uno di detti Stati ovvero apolidi o profughi, residenti nel territorio di uno dei 29 Stati.

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10) Fisco: anche in Sicilia arriva la sanatoria per le case rurali non dichiarate

Come comunica il Giornale di Sicilia, con la nota del 31 Maggio 2017, oltre 132 mila avvisi bonari saranno inviati in Sicilia dall’Agenzia delle entrate ai proprietari dei fabbricati rurali non ancora dichiarati al catasto edilizio urbano.

<<La campagna di sensibilizzazione per promuovere la regolarizzazione spontanea delle singole posizioni partirà domani. In dettaglio, 10.700 avvisi arriveranno ad Agrigento, 4.900 a Caltanissetta, 25.800 a Catania, 5.000 a Enna, 25.600 a Messina, 31.500 a Palermo. 7.000 a Ragusa, 7.500 a Siracusa e 14.300 a Trapani.

I titolari di diritti reali sui fabbricati che possiedono i requisiti di ruralità avevano l’obbligo di dichiararli al Catasto edilizio urbano entro il 30 novembre 2012, mentre per i fabbricati che possedevano in passato i requisiti di ruralità, successivamente persi, la dichiarazione in catasto andava presentata entro 30 giorni dalla data di perdita dei requisiti.

I proprietari che aderiscono agli avvisi dell’Agenzia, presentando una dichiarazione di aggiornamento catastale, potranno beneficiare dell’istituto del ravvedimento operoso, con un notevole risparmio sulle sanzioni che, ad esempio, si riducono da un importo compreso tra 1.032 euro e 8.264 euro ad un importo di 172 euro pari ad 1/6 del minimo, spiega l’Agenzia delle Entrate.>>.

(Giornale di Sicilia, nota del 31 maggio 2017)

Vincenzo D’Andò