Le nuove misure fiscali per il Terzo Settore e nuova disciplina antiriciclaggio per i professionisti nel Diario quotidiano del 30 giugno 2017

Pubblicato il 30 giugno 2017

1) Nuove misure fiscali per il Terzo settore
2) Dal 4 luglio 2017 arriva la nuova disciplina antiriciclaggio per i professionisti
3) Le notifiche degli atti delle Entrate dal 1° luglio 2017 via PEC
4) Riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e del cinque per mille, approvato dal Cdm il decreto in via definitiva
5) Iva: split payment con debutto soft
6) CCIAA: aumento del diritto annuale in G.U.
7) Attribuzione ai soci del maggior reddito accertato in capo a società di capitali con ristretta compagine sociale
8) Approvata la Legge annuale per il mercato e la concorrenza
9) Società sportive dilettantistiche: nuovi obblighi, DM in Gazzetta Ufficiale
10) Definizione del contenzioso sui tributi comunali: nota IFEL
diario-quotidiano-articoli-91) Nuove misure fiscali per il Terzo settore 2) Dal 4 luglio 2017 arriva la nuova disciplina antiriciclaggio per i professionisti 3) Le notifiche degli atti delle Entrate dall'1 luglio 2017 via PEC 4) Riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e del cinque per mille, approvato dal Cdm il decreto in via definitiva 5) Iva: split payment con debutto soft 6) CCIAA: aumento del diritto annuale in G.U. 7) Attribuzione ai soci del maggior reddito accertato in capo a società di capitali con ristretta compagine sociale 8) Approvata la Legge annuale per il mercato e la concorrenza 9) Società sportive dilettantistiche: nuovi obblighi, DM in Gazzetta Ufficiale 10) Definizione del contenzioso sui tributi comunali: nota IFEL *****

1) Nuove misure fiscali per il Terzo settore

Il nuovo regime fiscale degli enti del Terzo settore, approvato in via preliminare dal Cdm nel mese scorso, intende, oltre a semplificare, attraverso la sostituzione di diversi micro-regimi in atto esistenti, armonizzare l’attuale sistema, in modo da creare sistematicità nell'ordinamento e maggiore certezza applicativa, anche salvaguardando le varie possibilità di scelta degli enti al momento della iscrizione nel Registro del Terzo settore.

In particolare, l’articolo 79 è volto a individuare le attività svolte dagli enti del Terzo settore che si caratterizzano per essere non commerciali, in rapporto alle modalità con le quali sono gestite da parte dell’ente. Tali enti hanno natura non commerciale se svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di interesse generale indicate dall’articolo 5 in conformità ai criteri gestionali individuati.

Il nuovo regime prevede alcune misure di sostegno: la non applicazione delle imposte sulle successioni e donazioni per i trasferimenti a favore dell'ente, l'applicazione in misura solo fissa delle imposte di registro, ipotecaria e catastale e l'esenzione da bollo e altri tributi minori (articolo 82); le deduzioni e le detrazioni per coloro che effettuano liberalità a favore di tali enti (articolo 83) nonché il "social bonus", che assegna crediti d'imposta pari al 65%, per i soggetti IRPEF, e al 50% per i soggetti IRES, in caso di erogazioni liberali a favore degli enti del Terzo settore non commerciali assegnatari di immobili pubblici o beni mobili o immobili confiscati alla mafia (articolo 81). Inoltre, con riferimento alle organizzazioni di volontariato (ODV) ed alle associazioni di promozione sociale (APS), una serie di attività nei confronti dei terzi e degli stessi soci non assumono rilevanza sotto il profilo fiscale (articoli 84 e 85).

Il comma 1 stabilisce che agli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese sociali, si applicano le norme del titolo X in esame, nonché le disposizioni del titolo II del TUIR in materia di IRES, relative sia agli enti commerciali che a quelli non commerciali, in quanto compatibili con le prime.

Il comma 2 dispone, in via generale, che le attività di interesse generale di cui all'articolo 5 svolte dagli enti del Terzo settore si considerano di natura non commerciale quando sono svolte a titolo gratuito ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e, comunque, non superiori alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale. Per determinare il costo effettivo si tiene conto anche del valore normale delle attività di volontariato e delle erogazioni gratuite di beni e servizi.

Il comma 3, lett. a), specifica che sono considerate attività non commerciali le prestazioni relative ai seguenti servizi: servizi sociali; prestazioni sanitarie; prestazioni socio-sanitarie; salvaguardia e miglioramento delle condizioni dell'ambiente; inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro dei soggetti svantaggiati o disabili; accoglienza umanitaria ed integrazione sociale di stranieri; beneficenza; protezione civile (articolo 5, comma 1, lettere a), b), c), e), p), r); u) e y)) se:

- accreditate, contrattualizzate o convenzionate con amministrazioni pubbliche, Unione europea ed altri organismi pubblici di diritto internazionale;

l’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165 del 2001, dispone che per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni,

tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le Agenzie fiscali e il CONI;

- svolte a titolo gratuito o a fronte di corrispettivi non eccedenti la metà del valore totale della prestazione a favore dell'utenza, alle condizioni previste dal diritto dell'Unione europea e nazionale, salvo eventuali importi di partecipazione alla spesa previsti dall'ordinamento;

la relazione governativa afferma che sono inclusi i corrispettivi a fronte di prestazioni di servizi per i quali le P.A. competenti abbiano fornito parametri di riferimento.

Il comma 3, lett. b), prevede che si considerano attività non commerciali le prestazioni relative ai seguenti servizi: prestazioni sanitarie;

prestazioni socio-sanitarie; educazione, istruzione e formazione professionale; formazione universitaria e post-universitaria; formazione extrascolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo (articolo 5, comma l, lettere b), c), d), g) e l)

se:

- accreditate, contrattualizzate o convenzionate con le amministrazioni pubbliche, l'Unione europea ed altri organismi pubblici di diritto internazionale,

- complementari o integrative rispetto al servizio pubblico;

- svolte a titolo gratuito o a fronte di un corrispettivo che copre una frazione del costo effettivo del servizio, fatti salvi gli eventuali limiti previsti dalla normativa applicabile.

Si evidenzia che le prestazioni di cui alle lettere b) e c) (prestazioni sanitarie e prestazioni socio-sanitarie) sono elencate sia al comma 3 lett. a) sia al comma 3, lett. b).

Il comma 3, lett. c), dispone che si considerano attività non commerciali le prestazioni relative ai seguenti servizi: tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio; attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale; attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso; attività sportive dilettantistiche; promozione e tutela dei diritti umani e civili (articolo 5, comma l, lettere f), i), k), t) e w ))

se:

- sono riconosciuti apporti economici da parte delle amministrazioni pubbliche;

- nel caso in cui le prestazioni di servizi a favore dell'utenza sono svolte gratuitamente ovvero dietro corrispettivi tali da coprire una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto anche conto degli apporti economici delle amministrazioni sopra indicate.

Il comma 3, lett. d), dispone che si considerano attività non commerciali le prestazioni relative alla cooperazione allo sviluppo (articolo 5, comma l, lettera n) se:

- l’ente sia statutariamente finalizzato alla cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale;

- le prestazioni di servizi o cessioni di beni all'utenza siano in forma gratuita ovvero a fronte di corrispettivi tali da coprire una frazione del costo effettivo del servizio, tenendo anche conto degli apporti economici da parte di soggetti terzi;

- l'ente risulti iscritto in apposito elenco previsto dall'articolo 26, comma 3, della legge n. 125 del 2014.

Il comma 3, lett. e), prevede che le prestazioni relative alla ricerca scientifica di particolare interesse sociale (articolo 5, comma l, lettera h)), qualora siano svolte direttamente dagli enti del Terzo settore con finalità principale lo svolgimento di attività di ricerca scientifica di particolare interesse sociale, si considerano attività non commerciali se:

- tutti gli utili siano interamente reinvestiti nelle attività di ricerca e nella diffusione gratuita dei loro risultati;

- non sia previsto alcun accesso preferenziale da parte di altri soggetti privati alle capacità di ricerca dell'ente medesimo nonché ai risultati prodotti, al fine di garantire una non esclusività nel raggiungimento dei risultati della ricerca.

Il comma 3, lett. f), prevede che le prestazioni relative alla ricerca scientifica di particolare interesse sociale (articolo 5, comma l, lettera h)), si considerano attività non commerciali qualora siano affidate dagli enti del Terzo settore a Università o altri organismi di ricerca che le svolgono direttamente in ambiti e secondo modalità definite con il D.P.R. n. 135 del 2003 (regolamento che definisce gli àmbiti e le modalità di svolgimento dell'attività di ricerca scientifica, di particolare interesse sociale, da parte di fondazioni senza fini di lucro).

Il comma 4 stabilisce che in ogni caso non concorrono alla formazione del reddito degli enti del Terzo settore non commerciali:

- i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;

- i contributi e gli apporti erogati da parte da parte delle amministrazioni pubbliche, per lo svolgimento delle attività non commerciali indicate dai precedenti commi 2 e 3.

La disposizione riproduce sostanzialmente la norma attualmente contenuta nell’articolo 143, comma 3, del TUIR.

Il comma 5 stabilisce che gli enti del Terzo settore si considerano enti non commerciali se svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di interesse generale di cui all'articolo 5 del decreto con le modalità precisate nei precedenti commi 2 e 3. L'ente si configura invece come commerciale qualora, indipendentemente dalle previsioni del proprio statuto, i proventi delle attività istituzionali di cui all'articolo 5, svolte secondo modalità commerciali, risultino superiori nel medesimo periodo di imposta rispetto alle entrate derivanti da attività non commerciali. A tal fine si intendono attività non commerciale i contributi, le sovvenzioni, le liberalità, le quote associative dell'ente e ogni altra entrata assimilabile alle precedenti (ivi compresi i proventi e le entrate considerate non commerciali ai sensi dei precedenti commi 2, 3 e 4), tenuto conto altresì del valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività non commerciali (ivi incluse quelle svolte a titolo gratuito). Il mutamento della qualifica opera a partire dal periodo d'imposta in cui le l’ente assume natura commerciale, ovvero quando le attività commerciali assumono valore prevalente rispetto a quelle di carattere non commerciale secondo i predetti criteri.

Il comma 6 fa riferimento agli enti di natura associativa: la loro attività si considera non commerciale quando è svolta nei confronti dei propri associati in conformità alle finalità istituzionali degli enti. Non concorrono alla formazione del reddito delle associazioni del Terzo settore le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi. Si considerano, invece, di natura commerciale le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli associati verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. In tal caso, i corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi, a seconda che le relative operazioni abbiano carattere di abitualità o di occasionalità.

La disposizione riproduce l'attuale articolo 148, commi l e 2 del TUIR che viene disapplicato per gli enti in questione dal successivo articolo 89.

Tale previsione trova poi, nel successivo articolo 85, una specifica disciplina agevolativa con riferimento a determinate attività svolte dalle associazioni di promozione sociale nei confronti degli associati o altri enti del Terzo settore.

L'articolo 80 introduce un regime fiscale opzionale per la determinazione del reddito d'impresa degli enti non commerciali del Terzo settore, vale a dire quegli enti che svolgono in via esclusiva o prevalente attività di interesse generale (come specificate all’articolo 5 dello schema in esame, cui si rinvia), basato sui coefficienti di redditività.

Il coefficiente di redditività è una percentuale variabile che si applica al reddito imponibile su cui viene poi calcolata l’imposta.

Il nuovo regime è costruito sulla falsariga del regime forfetario degli enti non commerciali, disciplinato dall’articolo 145 del Tuir.

In sintesi, ai sensi dell’articolo 145 Tuir, gli enti non commerciali ammessi alla contabilità semplificata possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d'impresa, applicando all'ammontare dei ricavi conseguiti nell'esercizio di attività commerciali determinati coefficienti di redditività corrispondenti alla classe di appartenenza ed aggiungendo l'ammontare dei componenti positivi del reddito.

Si segnala al riguardo che ai sensi dell’articolo 89, comma 2, dello schema in commento, tale regime continua ad applicarsi agli enti che non possono ottenere l'iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (formazioni e associazioni politiche, sindacati, associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, associazioni di datori di lavoro ed enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti) nonché agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e agli enti delle confessioni religiose che hanno stipulato patti, accordi o intese con lo Stato che non sono iscritti al citato Registro ovvero, qualora iscritti, alle attività diverse da quelle previste dall'articolo 5 che vengano da questi ultimi esercitate.

Più in dettaglio, il comma l elenca i coefficienti di redditività riferiti alle attività di prestazioni di servizi e ad altre attività, distinguendoli a seconda dell'entità dei ricavi conseguiti. A detti ricavi devono essere sommate le eventuali plusvalenze patrimoniali (articolo 86 del Tuir), le sopravvenienze attive (articolo 88), i dividendi e gli interessi (articolo 89) e i ricavi immobiliari (articolo 90).

Il comma 2 chiarisce che in caso di contemporaneo esercizio di prestazioni di servizi e di altre attività il coefficiente si determina con riferimento all'ammontare dei ricavi relativi all'attività prevalente e che, in mancanza della distinta annotazione dei ricavi, si considerano prevalenti le attività di prestazioni di servizi.

Il comma 3 disciplina le modalità di esercizio dell'opzione per il regime forfetario, che può essere esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi, con effetti a partire dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale l'opzione è esercitata e fino a quando la stessa non è revocata, fermo restando un periodo minimo triennale di applicazione.

L 'eventuale revoca dell'opzione è effettuata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale la dichiarazione stessa è presentata.

Il comma 4 precisa, per gli enti che intraprendono l'esercizio d'impresa commerciale, che l'opzione può essere esercitata nella dichiarazione di inizio attività da presentare ai sensi dell'articolo 35 del DPR n. 633 del 1972 (decreto IVA).

Si ricorda che ai sensi dell’articolo 35 citato i soggetti che intraprendono l'esercizio di un'impresa, arte o professione nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione, devono farne dichiarazione entro trenta giorni ad uno degli uffici locali dell'Agenzia delle entrate. L'ufficio attribuisce al contribuente un numero di partita IVA che resterà invariato anche nelle ipotesi di variazioni di domicilio fiscale fino al momento della cessazione dell'attività e che deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella home-page dell'eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto.

In particolare, il comma 5 stabilisce che qualora si ritenga di realizzare un volume d'affari che comporti l'applicazione di disposizioni speciali concernenti l'osservanza di adempimenti o di criteri speciali di determinazione dell'imposta, occorre indicarlo nella dichiarazione di inizio attività e osservare la disciplina stabilita in relazione al volume d'affari dichiarato.

L'articolo 81 prevede un credito d'imposta per coloro che effettuano erogazioni liberali in denaro a favore degli enti del Terzo settore non commerciali, che abbiano presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni confiscati alla criminalità organizzata, assegnati ai suddetti enti.

Il beneficio non è cumulabile con le disposizioni in tema di erogazioni liberali previste dal provvedimento in esame né con altre agevolazioni fiscali previste, a titolo di deduzione o detrazione, da altre norme. Sono chiariti la misura dell'incentivo, le relative modalità di fruizione e gli obblighi pubblicitari a carico dei beneficiari; si affida a un provvedimento di rango secondario (decreto ministeriale) il compito di individuare le modalità di attuazione delle agevolazioni in esame.

In particolare (comma 1) viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche, e del 50% se effettuate da soggetti IRES, in favore degli enti del Terzo settore non commerciali (individuati ai fini fiscali da all'articolo 79, comma 5, vedi supra) purché abbiano presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata, assegnati ai suddetti enti del Terzo settore. Si prevede espressamente che alle suddette spese:

- non si applicano le disposizioni generali in tema di detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali al Terzo settore, di cui all'articolo 83 del provvedimento in esame;

- non si applicano le agevolazioni fiscali previste a titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre disposizioni di legge.

Ai sensi del comma 2, detto credito d’imposta viene riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15% del reddito imponibile ed ai soggetti titolari di reddito d'impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui. Esso è ripartito in tre quote annuali di pari importo.

Ferma restando la ripartizione in tre quote annuali di pari importo, il credito d'imposta è utilizzabile in compensazione e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP (comma 3). Ad esso non si applicano i limiti di utilizzazione previsti dalle vigenti norme (comma 4).

Il comma 5 impone ai beneficiari delle erogazioni liberali, effettuate per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni ad essi assegnati, di comunicare trimestralmente al Ministero del lavoro e delle politiche sociali l'ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel trimestre di riferimento. Essi devono comunicare pubblicamente tale ammontare, nonché la destinazione e l'utilizzo delle erogazioni stesse, tramite il proprio sito web istituzionale, nell'ambito di una pagina dedicata e facilmente individuabile, e in un apposito portale, gestito dal medesimo Ministero, in cui ai soggetti destinatari delle erogazioni liberali sono associate tutte le informazioni riguardanti lo stato di conservazione del bene, gli interventi di ristrutturazione o riqualificazione eventualmente in atto, i fondi pubblici assegnati per l'anno in corso, l'ente responsabile del bene, nonché le informazioni relative alla fruizione, in via prevalente, per l'esercizio delle attività istituzionali dell’ente.

Il comma 6 fa salve le norme del Codice n materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo 30 giugno 200,3 n. 196).

Il comma 7 affida ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali il compito di individuare le modalità di attuazione delle agevolazioni descritte, comprese le procedure per l'approvazione dei progetti di recupero finanziabili.

L’articolo 82 reca disposizioni relative al trattamento fiscale degli enti del Terzo settore, con l'applicazione di ulteriori benefici non previsti dalle previgenti norme tributarie.

Tali agevolazioni si applicano agli enti del Terzo settore, comprese le cooperative sociali. Sono escluse le imprese sociali costituite in forma di società, salve le agevolazioni in materia di imposte di registro, ipotecaria e catastale.

Tra l’altro, le disposizioni in esame prevedono specifiche forme di esenzione dai tributi immobiliari per gli immobili utilizzati dagli enti del Terzo settore per attività istituzionali, nonché agevolazioni in materia di imposizione indiretta su atti e trasferimenti immobiliari.

In dettaglio, ai sensi del comma 1, le agevolazioni previste dalla norma in esame si applicano agli enti del Terzo settore, comprese le cooperative sociali. Sono escluse le imprese sociali costituite in forma di società, salve le agevolazioni in materia di imposte di registro, ipotecaria e catastale che –invece – ai sensi del comma 4 operano anche nei confronti di tale ultima categoria (imprese sociali aventi forma societaria).

Il comma 2 esenta dall'imposta sulle successioni e donazioni e dalle imposte ipotecaria e catastale i trasferimenti a titolo gratuito effettuati a favore dei suddetti enti, purché i relativi beni vengano utilizzati in attuazione degli scopi istituzionali dell’ente nei cinque anni successivi al loro trasferimento. Si richiede anche che l'ente renda, contestualmente alla stipula dell'atto, apposita dichiarazione in tal senso. In caso di dichiarazione mendace o di mancata effettiva utilizzazione del bene per lo svolgimento dell'attività di interesse generale, è dovuta l'imposta nella misura ordinaria nonché la sanzione amministrativa pari al 30% dell'imposta dovuta, oltre agli interessi di mora decorrenti dalla data in cui l'imposta avrebbe dovuto essere versata.

Il comma 3 prevede l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa (pari a 200 euro) agli atti costitutivi e alle modifiche statutarie, comprese le operazioni di fusione, scissione o trasformazione poste in essere da enti del Terzo settore.

Il comma 4 dispone che le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applichino in misura fissa (200 euro) per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili e per gli atti traslativi o costituitivi di diritti reali immobiliari di godimento a favore dagli enti del Terzo settore, incluse le imprese sociali, a condizione che i beni siano utilizzati, entro cinque anni dal trasferimento, in diretta attuazione degli scopi istituzionali o dell’oggetto sociale, con dichiarazione dell’ente contestuale alla stipula dell’atto. Anche per tali cessioni si prevede una sanzione in caso di dichiarazione mendace o di mancata effettiva utilizzazione del bene per scopi istituzionali: si applica l'imposta nella misura ordinaria, nonché una sanzione amministrativa pari al 30% dell'imposta dovuta, oltre agli interessi di mora, decorrenti dalla data in cui l'imposta avrebbe dovutoessere versata.

Come segnala il Governo nella relazione illustrativa, la norma intende favorire il trasferimento di beni patrimoniali agli enti del Terzo settore.

Il comma 5 esenta da imposta di bollo gli atti, i documenti, le istanze, i contratti, nonché le copie anche se dichiarate conformi, gli estratti, le certificazioni, le dichiarazioni e le attestazioni posti in essere o richiesti dagli enti del Terzo settore.

Il comma 6 stabilisce un'esenzione dall'IMU e dalla TASl per gli immobili posseduti e utilizzati, purché si tratti di immobili destinati esclusivamente allo svolgimento, con modalità non commerciali, di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché di religione o di culto.

Essi sono esenti nel rispetto delle condizioni e dei limiti posti dalle vigenti norme in materia di esenzione dai tributi immobiliari di enti non commerciali, contenute nell’articolo 7, comma l, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (esenzioni ICI), nell’articolo 91-bis del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. l (disciplina IMU e TASI enti non commerciali), e nell'articolo l, comma 3, del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 16 (esenzioni TASI).

Stante il rimando della disciplina generale TASI e IMU alle esenzioni in precedenza vigenti per l'ICI (in particolare all'articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo n. 504 del 1992), sono esenti da dette imposte gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento di determinate attività: attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché di attività di religione o di culto, ovvero dirette all'esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all'educazione cristiana.

L'articolo 91-bis del D.L. 1/2012 ha specificato che tale esenzione opera solo ove le predette attività - pur dando luogo, in astratto, a esenzione - siano svolte con modalità non commerciali.

Quando è possibile individuare gli immobili o le porzioni di immobili adibiti esclusivamente a attività di natura non commerciale, l'esenzione si applica solo alla frazione di unità in cui tale attività si svolge (articolo 91-bis, comma 2). Quando, invece, tale individuazione non risulta possibile, l'esenzione si applica in proporzione all'utilizzazione non commerciale dell'immobile quale risulta da apposita dichiarazione (art. 91-bis, comma 3).

Il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 19 novembre 2012, n. 200 contiene le definizioni, tra l'altro, di ente non commerciale, delle attività scolte (previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, istituzionali, ecc.), delle modalità non commerciali (modalità di svolgimento delle attività istituzionali prive di scopo di lucro che, conformemente al diritto dell'Unione Europea, per loro natura non si pongono in concorrenza con altri operatori del mercato che tale scopo perseguono e costituiscono espressione dei principi di solidarietà e sussidiarietà) e dell'utilizzazione mista. Sono quindi definiti i requisiti generali per lo svolgimento con modalità non commerciali delle attività istituzionali (articolo 3) nonché ulteriori requisiti per quanto riguarda lo svolgimento di attività assistenziali e attività sanitarie, di attività didattiche, di attività culturali e attività ricreative, nonché di attività sportive. Successivamente la risoluzione n. 1/2012 del Dipartimento delle Finanze del MEF ha chiarito alcuni aspetti problematici relativi al medesimo provvedimento, in particolare concernenti l'applicabilità agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e la decorrenza delle norme che definiscono lo svolgimento con modalità non commerciali delle attività istituzionali.

Nel dicembre 2012 la Commissione UE ha riscontrato che l'IMU è conforme alle norme dell'UE in materia di aiuti di Stato, in quanto limita chiaramente l'esenzione agli immobili in cui gli enti non commerciali svolgono attività non economiche. Inoltre, la nuova normativa prevede una serie di requisiti che gli enti non commerciali devono soddisfare per escludere che le attività svolte siano di natura economica. A parere della Commissione, tali salvaguardie garantiscono che le esenzioni dal versamento dell'IMU concesse agli enti non commerciali non comportino aiuti di Stato.

La risoluzione n. 1/2013 del Dipartimento delle Finanze reca precisazioni sui

termini per le dichiarazioni IMU relative a tale agevolazione.

La legge di stabilità 2014 reca alcune disposizioni sulla dichiarazione IMU degli enti non commerciali, che deve essere esclusivamente tele