Le nuove misure fiscali per il Terzo Settore e nuova disciplina antiriciclaggio per i professionisti nel Diario quotidiano del 30 giugno 2017

Pubblicato il 30 giugno 2017



1) Nuove misure fiscali per il Terzo settore
2) Dal 4 luglio 2017 arriva la nuova disciplina antiriciclaggio per i professionisti
3) Le notifiche degli atti delle Entrate dal 1° luglio 2017 via PEC
4) Riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e del cinque per mille, approvato dal Cdm il decreto in via definitiva
5) Iva: split payment con debutto soft
6) CCIAA: aumento del diritto annuale in G.U.
7) Attribuzione ai soci del maggior reddito accertato in capo a società di capitali con ristretta compagine sociale
8) Approvata la Legge annuale per il mercato e la concorrenza
9) Società sportive dilettantistiche: nuovi obblighi, DM in Gazzetta Ufficiale
10) Definizione del contenzioso sui tributi comunali: nota IFEL
diario-quotidiano-articoli-91) Nuove misure fiscali per il Terzo settore 2) Dal 4 luglio 2017 arriva la nuova disciplina antiriciclaggio per i professionisti 3) Le notifiche degli atti delle Entrate dall'1 luglio 2017 via PEC 4) Riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e del cinque per mille, approvato dal Cdm il decreto in via definitiva 5) Iva: split payment con debutto soft 6) CCIAA: aumento del diritto annuale in G.U. 7) Attribuzione ai soci del maggior reddito accertato in capo a società di capitali con ristretta compagine sociale 8) Approvata la Legge annuale per il mercato e la concorrenza 9) Società sportive dilettantistiche: nuovi obblighi, DM in Gazzetta Ufficiale 10) Definizione del contenzioso sui tributi comunali: nota IFEL *****

1) Nuove misure fiscali per il Terzo settore

Il nuovo regime fiscale degli enti del Terzo settore, approvato in via preliminare dal Cdm nel mese scorso, intende, oltre a semplificare, attraverso la sostituzione di diversi micro-regimi in atto esistenti, armonizzare l’attuale sistema, in modo da creare sistematicità nell'ordinamento e maggiore certezza applicativa, anche salvaguardando le varie possibilità di scelta degli enti al momento della iscrizione nel Registro del Terzo settore.

In particolare, l’articolo 79 è volto a individuare le attività svolte dagli enti del Terzo settore che si caratterizzano per essere non commerciali, in rapporto alle modalità con le quali sono gestite da parte dell’ente. Tali enti hanno natura non commerciale se svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di interesse generale indicate dall’articolo 5 in conformità ai criteri gestionali individuati.

Il nuovo regime prevede alcune misure di sostegno: la non applicazione delle imposte sulle successioni e donazioni per i trasferimenti a favore dell'ente, l'applicazione in misura solo fissa delle imposte di registro, ipotecaria e catastale e l'esenzione da bollo e altri tributi minori (articolo 82); le deduzioni e le detrazioni per coloro che effettuano liberalità a favore di tali enti (articolo 83) nonché il "social bonus", che assegna crediti d'imposta pari al 65%, per i soggetti IRPEF, e al 50% per i soggetti IRES, in caso di erogazioni liberali a favore degli enti del Terzo settore non commerciali assegnatari di immobili pubblici o beni mobili o immobili confiscati alla mafia (articolo 81). Inoltre, con riferimento alle organizzazioni di volontariato (ODV) ed alle associazioni di promozione sociale (APS), una serie di attività nei confronti dei terzi e degli stessi soci non assumono rilevanza sotto il profilo fiscale (articoli 84 e 85).

Il comma 1 stabilisce che agli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese sociali, si applicano le norme del titolo X in esame, nonché le disposizioni del titolo II del TUIR in materia di IRES, relative sia agli enti commerciali che a quelli non commerciali, in quanto compatibili con le prime.

Il comma 2 dispone, in via generale, che le attività di interesse generale di cui all'articolo 5 svolte dagli enti del Terzo settore si considerano di natura non commerciale quando sono svolte a titolo gratuito ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e, comunque, non superiori alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale. Per determinare il costo effettivo si tiene conto anche del valore normale delle attività di volontariato e delle erogazioni gratuite di beni e servizi.

Il comma 3, lett. a), specifica che sono considerate attività non commerciali le prestazioni relative ai seguenti servizi: servizi sociali; prestazioni sanitarie; prestazioni socio-sanitarie; salvaguardia e miglioramento delle condizioni dell'ambiente; inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro dei soggetti svantaggiati o disabili; accoglienza umanitaria ed integrazione sociale di stranieri; beneficenza; protezione civile (articolo 5, comma 1, lettere a), b), c), e), p), r); u) e y)) se:

- accreditate, contrattualizzate o convenzionate con amministrazioni pubbliche, Unione europea ed altri organismi pubblici di diritto internazionale;

l’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165 del 2001, dispone che per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni,

tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le Agenzie fiscali e il CONI;

- svolte a titolo gratuito o a fronte di corrispettivi non eccedenti la metà del valore totale della prestazione a favore dell'utenza, alle condizioni previste dal diritto dell'Unione europea e nazionale, salvo eventuali importi di partecipazione alla spesa previsti dall'ordinamento;

la relazione governativa afferma che sono inclusi i corrispettivi a fronte di prestazioni di servizi per i quali le P.A. competenti abbiano fornito parametri di riferimento.

Il comma 3, lett. b), prevede che si considerano attività non commerciali le prestazioni relative ai seguenti servizi: prestazioni sanitarie;

prestazioni socio-sanitarie; educazione, istruzione e formazione professionale; formazione universitaria e post-universitaria; formazione extrascolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo (articolo 5, comma l, lettere b), c), d), g) e l)

se:

- accreditate, contrattualizzate o convenzionate con le amministrazioni pubbliche, l'Unione europea ed altri organismi pubblici di diritto internazionale,

- complementari o integrative rispetto al servizio pubblico;

- svolte a titolo gratuito o a fronte di un corrispettivo che copre una frazione del costo effettivo del servizio, fatti salvi gli eventuali limiti previsti dalla normativa applicabile.

Si evidenzia che le prestazioni di cui alle lettere b) e c) (prestazioni sanitarie e prestazioni socio-sanitarie) sono elencate sia al comma 3 lett. a) sia al comma 3, lett. b).

Il comma 3, lett. c), dispone che si considerano attività non commerciali le prestazioni relative ai seguenti servizi: tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio; attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale; attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso; attività sportive dilettantistiche; promozione e tutela dei diritti umani e civili (articolo 5, comma l, lettere f), i), k), t) e w ))

se:

- sono riconosciuti apporti economici da parte delle amministrazioni pubbliche;

- nel caso in cui le prestazioni di servizi a favore dell'utenza sono svolte gratuitamente ovvero dietro corrispettivi tali da coprire una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto anche conto degli apporti economici delle amministrazioni sopra indicate.

Il comma 3, lett. d), dispone che si considerano attività non commerciali le prestazioni relative alla cooperazione allo sviluppo (articolo 5, comma l, lettera n) se:

- l’ente sia statutariamente finalizzato alla cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale;

- le prestazioni di servizi o cessioni di beni all'utenza siano in forma gratuita ovvero a fronte di corrispettivi tali da coprire una frazione del costo effettivo del servizio, tenendo anche conto degli apporti economici da parte di soggetti terzi;

- l'ente risulti iscritto in apposito elenco previsto dall'articolo 26, comma 3, della legge n. 125 del 2014.

Il comma 3, lett. e), prevede che le prestazioni relative alla ricerca scientifica di particolare interesse sociale (articolo 5, comma l, lettera h)), qualora siano svolte direttamente dagli enti del Terzo settore con finalità principale lo svolgimento di attività di ricerca scientifica di particolare interesse sociale, si considerano attività non commerciali se:

- tutti gli utili siano interamente reinvestiti nelle attività di ricerca e nella diffusione gratuita dei loro risultati;

- non sia previsto alcun accesso preferenziale da parte di altri soggetti privati alle capacità di ricerca dell'ente medesimo nonché ai risultati prodotti, al fine di garantire una non esclusività nel raggiungimento dei risultati della ricerca.

Il comma 3, lett. f), prevede che le prestazioni relative alla ricerca scientifica di particolare interesse sociale (articolo 5, comma l, lettera h)), si considerano attività non commerciali qualora siano affidate dagli enti del Terzo settore a Università o altri organismi di ricerca che le svolgono direttamente in ambiti e secondo modalità definite con il D.P.R. n. 135 del 2003 (regolamento che definisce gli àmbiti e le modalità di svolgimento dell'attività di ricerca scientifica, di particolare interesse sociale, da parte di fondazioni senza fini di lucro).

Il comma 4 stabilisce che in ogni caso non concorrono alla formazione del reddito degli enti del Terzo settore non commerciali:

- i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;

- i contributi e gli apporti erogati da parte da parte delle amministrazioni pubbliche, per lo svolgimento delle attività non commerciali indicate dai precedenti commi 2 e 3.

La disposizione riproduce sostanzialmente la norma attualmente contenuta nell’articolo 143, comma 3, del TUIR.

Il comma 5 stabilisce che gli enti del Terzo settore si considerano enti non commerciali se svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di interesse generale di cui all'articolo 5 del decreto con le modalità precisate nei precedenti commi 2 e 3. L'ente si configura invece come commerciale qualora, indipendentemente dalle previsioni del proprio statuto, i proventi delle attività istituzionali di cui all'articolo 5, svolte secondo modalità commerciali, risultino superiori nel medesimo periodo di imposta rispetto alle entrate derivanti da attività non commerciali. A tal fine si intendono attività non commerciale i contributi, le sovvenzioni, le liberalità, le quote associative dell'ente e ogni altra entrata assimilabile alle precedenti (ivi compresi i proventi e le entrate considerate non commerciali ai sensi dei precedenti commi 2, 3 e 4), tenuto conto altresì del valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività non commerciali (ivi incluse quelle svolte a titolo gratuito). Il mutamento della qualifica opera a partire dal periodo d'imposta in cui le l’ente assume natura commerciale, ovvero quando le attività commerciali assumono valore prevalente rispetto a quelle di carattere non commerciale secondo i predetti criteri.

Il comma 6 fa riferimento agli enti di natura associativa: la loro attività si considera non commerciale quando è svolta nei confronti dei propri associati in conformità alle finalità istituzionali degli enti. Non concorrono alla formazione del reddito delle associazioni del Terzo settore le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi. Si considerano, invece, di natura commerciale le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli associati verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. In tal caso, i corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi, a seconda che le relative operazioni abbiano carattere di abitualità o di occasionalità.

La disposizione riproduce l'attuale articolo 148, commi l e 2 del TUIR che viene disapplicato per gli enti in questione dal successivo articolo 89.

Tale previsione trova poi, nel successivo articolo 85, una specifica disciplina agevolativa con riferimento a determinate attività svolte dalle associazioni di promozione sociale nei confronti degli associati o altri enti del Terzo settore.

L'articolo 80 introduce un regime fiscale opzionale per la determinazione del reddito d'impresa degli enti non commerciali del Terzo settore, vale a dire quegli enti che svolgono in via esclusiva o prevalente attività di interesse generale (come specificate all’articolo 5 dello schema in esame, cui si rinvia), basato sui coefficienti di redditività.

Il coefficiente di redditività è una percentuale variabile che si applica al reddito imponibile su cui viene poi calcolata l’imposta.

Il nuovo regime è costruito sulla falsariga del regime forfetario degli enti non commerciali, disciplinato dall’articolo 145 del Tuir.

In sintesi, ai sensi dell’articolo 145 Tuir, gli enti non commerciali ammessi alla contabilità semplificata possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d'impresa, applicando all'ammontare dei ricavi conseguiti nell'esercizio di attività commerciali determinati coefficienti di redditività corrispondenti alla classe di appartenenza ed aggiungendo l'ammontare dei componenti positivi del reddito.

Si segnala al riguardo che ai sensi dell’articolo 89, comma 2, dello schema in commento, tale regime continua ad applicarsi agli enti che non possono ottenere l'iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (formazioni e associazioni politiche, sindacati, associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, associazioni di datori di lavoro ed enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti) nonché agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e agli enti delle confessioni religiose che hanno stipulato patti, accordi o intese con lo Stato che non sono iscritti al citato Registro ovvero, qualora iscritti, alle attività diverse da quelle previste dall'articolo 5 che vengano da questi ultimi esercitate.

Più in dettaglio, il comma l elenca i coefficienti di redditività riferiti alle attività di prestazioni di servizi e ad altre attività, distinguendoli a seconda dell'entità dei ricavi conseguiti. A detti ricavi devono essere sommate le eventuali plusvalenze patrimoniali (articolo 86 del Tuir), le sopravvenienze attive (articolo 88), i dividendi e gli interessi (articolo 89) e i ricavi immobiliari (articolo 90).

Il comma 2 chiarisce che in caso di contemporaneo esercizio di prestazioni di servizi e di altre attività il coefficiente si determina con riferimento all'ammontare dei ricavi relativi all'attività prevalente e che, in mancanza della distinta annotazione dei ricavi, si considerano prevalenti le attività di prestazioni di servizi.

Il comma 3 disciplina le modalità di esercizio dell'opzione per il regime forfetario, che può essere esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi, con effetti a partire dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale l'opzione è esercitata e fino a quando la stessa non è revocata, fermo restando un periodo minimo triennale di applicazione.

L 'eventuale revoca dell'opzione è effettuata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale la dichiarazione stessa è presentata.

Il comma 4 precisa, per gli enti che intraprendono l'esercizio d'impresa commerciale, che l'opzione può essere esercitata nella dichiarazione di inizio attività da presentare ai sensi dell'articolo 35 del DPR n. 633 del 1972 (decreto IVA).

Si ricorda che ai sensi dell’articolo 35 citato i soggetti che intraprendono l'esercizio di un'impresa, arte o professione nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione, devono farne dichiarazione entro trenta giorni ad uno degli uffici locali dell'Agenzia delle entrate. L'ufficio attribuisce al contribuente un numero di partita IVA che resterà invariato anche nelle ipotesi di variazioni di domicilio fiscale fino al momento della cessazione dell'attività e che deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella home-page dell'eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto.

In particolare, il comma 5 stabilisce che qualora si ritenga di realizzare un volume d'affari che comporti l'applicazione di disposizioni speciali concernenti l'osservanza di adempimenti o di criteri speciali di determinazione dell'imposta, occorre indicarlo nella dichiarazione di inizio attività e osservare la disciplina stabilita in relazione al volume d'affari dichiarato.

L'articolo 81 prevede un credito d'imposta per coloro che effettuano erogazioni liberali in denaro a favore degli enti del Terzo settore non commerciali, che abbiano presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni confiscati alla criminalità organizzata, assegnati ai suddetti enti.

Il beneficio non è cumulabile con le disposizioni in tema di erogazioni liberali previste dal provvedimento in esame né con altre agevolazioni fiscali previste, a titolo di deduzione o detrazione, da altre norme. Sono chiariti la misura dell'incentivo, le relative modalità di fruizione e gli obblighi pubblicitari a carico dei beneficiari; si affida a un provvedimento di rango secondario (decreto ministeriale) il compito di individuare le modalità di attuazione delle agevolazioni in esame.

In particolare (comma 1) viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche, e del 50% se effettuate da soggetti IRES, in favore degli enti del Terzo settore non commerciali (individuati ai fini fiscali da all'articolo 79, comma 5, vedi supra) purché abbiano presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata, assegnati ai suddetti enti del Terzo settore. Si prevede espressamente che alle suddette spese:

- non si applicano le disposizioni generali in tema di detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali al Terzo settore, di cui all'articolo 83 del provvedimento in esame;

- non si applicano le agevolazioni fiscali previste a titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre disposizioni di legge.

Ai sensi del comma 2, detto credito d’imposta viene riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15% del reddito imponibile ed ai soggetti titolari di reddito d'impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui. Esso è ripartito in tre quote annuali di pari importo.

Ferma restando la ripartizione in tre quote annuali di pari importo, il credito d'imposta è utilizzabile in compensazione e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP (comma 3). Ad esso non si applicano i limiti di utilizzazione previsti dalle vigenti norme (comma 4).

Il comma 5 impone ai beneficiari delle erogazioni liberali, effettuate per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni ad essi assegnati, di comunicare trimestralmente al Ministero del lavoro e delle politiche sociali l'ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel trimestre di riferimento. Essi devono comunicare pubblicamente tale ammontare, nonché la destinazione e l'utilizzo delle erogazioni stesse, tramite il proprio sito web istituzionale, nell'ambito di una pagina dedicata e facilmente individuabile, e in un apposito portale, gestito dal medesimo Ministero, in cui ai soggetti destinatari delle erogazioni liberali sono associate tutte le informazioni riguardanti lo stato di conservazione del bene, gli interventi di ristrutturazione o riqualificazione eventualmente in atto, i fondi pubblici assegnati per l'anno in corso, l'ente responsabile del bene, nonché le informazioni relative alla fruizione, in via prevalente, per l'esercizio delle attività istituzionali dell’ente.

Il comma 6 fa salve le norme del Codice n materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo 30 giugno 200,3 n. 196).

Il comma 7 affida ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali il compito di individuare le modalità di attuazione delle agevolazioni descritte, comprese le procedure per l'approvazione dei progetti di recupero finanziabili.

L’articolo 82 reca disposizioni relative al trattamento fiscale degli enti del Terzo settore, con l'applicazione di ulteriori benefici non previsti dalle previgenti norme tributarie.

Tali agevolazioni si applicano agli enti del Terzo settore, comprese le cooperative sociali. Sono escluse le imprese sociali costituite in forma di società, salve le agevolazioni in materia di imposte di registro, ipotecaria e catastale.

Tra l’altro, le disposizioni in esame prevedono specifiche forme di esenzione dai tributi immobiliari per gli immobili utilizzati dagli enti del Terzo settore per attività istituzionali, nonché agevolazioni in materia di imposizione indiretta su atti e trasferimenti immobiliari.

In dettaglio, ai sensi del comma 1, le agevolazioni previste dalla norma in esame si applicano agli enti del Terzo settore, comprese le cooperative sociali. Sono escluse le imprese sociali costituite in forma di società, salve le agevolazioni in materia di imposte di registro, ipotecaria e catastale che –invece – ai sensi del comma 4 operano anche nei confronti di tale ultima categoria (imprese sociali aventi forma societaria).

Il comma 2 esenta dall'imposta sulle successioni e donazioni e dalle imposte ipotecaria e catastale i trasferimenti a titolo gratuito effettuati a favore dei suddetti enti, purché i relativi beni vengano utilizzati in attuazione degli scopi istituzionali dell’ente nei cinque anni successivi al loro trasferimento. Si richiede anche che l'ente renda, contestualmente alla stipula dell'atto, apposita dichiarazione in tal senso. In caso di dichiarazione mendace o di mancata effettiva utilizzazione del bene per lo svolgimento dell'attività di interesse generale, è dovuta l'imposta nella misura ordinaria nonché la sanzione amministrativa pari al 30% dell'imposta dovuta, oltre agli interessi di mora decorrenti dalla data in cui l'imposta avrebbe dovuto essere versata.

Il comma 3 prevede l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa (pari a 200 euro) agli atti costitutivi e alle modifiche statutarie, comprese le operazioni di fusione, scissione o trasformazione poste in essere da enti del Terzo settore.

Il comma 4 dispone che le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applichino in misura fissa (200 euro) per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili e per gli atti traslativi o costituitivi di diritti reali immobiliari di godimento a favore dagli enti del Terzo settore, incluse le imprese sociali, a condizione che i beni siano utilizzati, entro cinque anni dal trasferimento, in diretta attuazione degli scopi istituzionali o dell’oggetto sociale, con dichiarazione dell’ente contestuale alla stipula dell’atto. Anche per tali cessioni si prevede una sanzione in caso di dichiarazione mendace o di mancata effettiva utilizzazione del bene per scopi istituzionali: si applica l'imposta nella misura ordinaria, nonché una sanzione amministrativa pari al 30% dell'imposta dovuta, oltre agli interessi di mora, decorrenti dalla data in cui l'imposta avrebbe dovutoessere versata.

Come segnala il Governo nella relazione illustrativa, la norma intende favorire il trasferimento di beni patrimoniali agli enti del Terzo settore.

Il comma 5 esenta da imposta di bollo gli atti, i documenti, le istanze, i contratti, nonché le copie anche se dichiarate conformi, gli estratti, le certificazioni, le dichiarazioni e le attestazioni posti in essere o richiesti dagli enti del Terzo settore.

Il comma 6 stabilisce un'esenzione dall'IMU e dalla TASl per gli immobili posseduti e utilizzati, purché si tratti di immobili destinati esclusivamente allo svolgimento, con modalità non commerciali, di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché di religione o di culto.

Essi sono esenti nel rispetto delle condizioni e dei limiti posti dalle vigenti norme in materia di esenzione dai tributi immobiliari di enti non commerciali, contenute nell’articolo 7, comma l, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (esenzioni ICI), nell’articolo 91-bis del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. l (disciplina IMU e TASI enti non commerciali), e nell'articolo l, comma 3, del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 16 (esenzioni TASI).

Stante il rimando della disciplina generale TASI e IMU alle esenzioni in precedenza vigenti per l'ICI (in particolare all'articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo n. 504 del 1992), sono esenti da dette imposte gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento di determinate attività: attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché di attività di religione o di culto, ovvero dirette all'esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all'educazione cristiana.

L'articolo 91-bis del D.L. 1/2012 ha specificato che tale esenzione opera solo ove le predette attività - pur dando luogo, in astratto, a esenzione - siano svolte con modalità non commerciali.

Quando è possibile individuare gli immobili o le porzioni di immobili adibiti esclusivamente a attività di natura non commerciale, l'esenzione si applica solo alla frazione di unità in cui tale attività si svolge (articolo 91-bis, comma 2). Quando, invece, tale individuazione non risulta possibile, l'esenzione si applica in proporzione all'utilizzazione non commerciale dell'immobile quale risulta da apposita dichiarazione (art. 91-bis, comma 3).

Il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 19 novembre 2012, n. 200 contiene le definizioni, tra l'altro, di ente non commerciale, delle attività scolte (previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, istituzionali, ecc.), delle modalità non commerciali (modalità di svolgimento delle attività istituzionali prive di scopo di lucro che, conformemente al diritto dell'Unione Europea, per loro natura non si pongono in concorrenza con altri operatori del mercato che tale scopo perseguono e costituiscono espressione dei principi di solidarietà e sussidiarietà) e dell'utilizzazione mista. Sono quindi definiti i requisiti generali per lo svolgimento con modalità non commerciali delle attività istituzionali (articolo 3) nonché ulteriori requisiti per quanto riguarda lo svolgimento di attività assistenziali e attività sanitarie, di attività didattiche, di attività culturali e attività ricreative, nonché di attività sportive. Successivamente la risoluzione n. 1/2012 del Dipartimento delle Finanze del MEF ha chiarito alcuni aspetti problematici relativi al medesimo provvedimento, in particolare concernenti l'applicabilità agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e la decorrenza delle norme che definiscono lo svolgimento con modalità non commerciali delle attività istituzionali.

Nel dicembre 2012 la Commissione UE ha riscontrato che l'IMU è conforme alle norme dell'UE in materia di aiuti di Stato, in quanto limita chiaramente l'esenzione agli immobili in cui gli enti non commerciali svolgono attività non economiche. Inoltre, la nuova normativa prevede una serie di requisiti che gli enti non commerciali devono soddisfare per escludere che le attività svolte siano di natura economica. A parere della Commissione, tali salvaguardie garantiscono che le esenzioni dal versamento dell'IMU concesse agli enti non commerciali non comportino aiuti di Stato.

La risoluzione n. 1/2013 del Dipartimento delle Finanze reca precisazioni sui

termini per le dichiarazioni IMU relative a tale agevolazione.

La legge di stabilità 2014 reca alcune disposizioni sulla dichiarazione IMU degli enti non commerciali, che deve essere esclusivamente telematica. Tale modalità telematica può essere utilizzata anche dagli altri soggetti passivi dell'imposta municipale propria.

Il comma 7 consente agli enti territoriali, per i tributi diversi da IMU e TASI (per cui si applica il predetto comma 6) di deliberare, nei confronti degli enti del Terzo settore che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciale, la riduzione o l'esenzione dal pagamento dei tributi di loro pertinenza e dai connessi adempimenti.

Ai sensi del comma 8 si conferisce alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano il potere di disporre nei confronti degli enti del Terzo settore la riduzione o l'esenzione dell’IRAP, nel rispetto della normativa dell'Unione europea e degli orientamenti della Corte di Giustizia dell'Unione europea.

Il comma 9 esenta dall'imposta sugli intrattenimenti le attività ricreative svolte dagli enti del Terzo settore in via occasionale o in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione da parte degli enti in questione. Si prevede, comunque, l'obbligo di comunicare preventivamente lo svolgimento delle suddette attività spettacolistiche, all'Ente impositore (SIAE).

Il comma 10 esclude l'applicazione della tassa sulle concessioni governative per gli atti ed provvedimenti relativi agli enti del Terzo settore.

L'articolo 83 introduce una disciplina unitaria per le deduzioni e detrazioni previste per chi effettua erogazioni liberali a favore di enti del Terzo settore non commerciali e di cooperative sociali.

Spetta una detrazione IRPEF pari al 30% degli oneri sostenuti per le erogazioni liberali in danaro o in natura, per un importo complessivo non superiore a 30.000 euro in ciascun periodo di imposta. Essa è incrementata al 35% per le erogazioni a favore delle organizzazioni di volontariato. Analogamente, si prevede una deduzione nei limiti del 10% del reddito complessivo dichiarato da enti e società.

Sono previste agevolazioni fiscali anche per le cessioni di derrate alimentari, prodotti farmaceutici ed altri prodotti a favore degli enti pubblici e degli enti del Terzo settore aventi natura non commerciale, nonché per le cessioni dei cd. beni difettati.

In particolare, il comma l istituisce una detrazione IRPEF pari al 30% degli oneri sostenuti dal contribuente per le erogazioni liberali in danaro o in natura, a favore degli enti del Terzo settore non commerciali (individuati a fini fiscali dall’articolo 79, comma 5), per un importo complessivo dell'erogazione non superiore a 30.000 euro in ciascun periodo di imposta.

Attualmente l’articolo 15, comma 1.1 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi – Tuir (DPR n. 917 del 1986) consente di detrarre il 26% delle erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 30.000 euro annui, a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con DPCM, nei Paesi non appartenenti all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Per le erogazioni a favore delle associazioni di promozione sociale è prevista un'aliquota del 19% (comma 1, lettera i-quater del medesimo articolo 15 Tuir).

La detrazione è incrementata al 35% per le erogazioni a favore delle organizzazioni di volontariato iscritte nell'apposita sezione del Registro unico nazionale del Terzo settore.

La detrazione è consentita, per le erogazioni liberali in denaro, a condizione che il versamento sia eseguito con metodi tracciabili, ossia tramite banche o uffici postali, ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento, quali carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari (previsti dall'articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241).

Il comma 2 prevede una deduzione nei limiti del 10% del reddito complessivo dichiarato da enti e società.

Le norme vigenti (articolo 14, comma 1 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35) stabiliscono un limite alle erogazioni pari a 70.000 euro.

Il comma 3 regola la cessione gratuita di derrate alimentari, prodotti farmaceutici ed altri prodotti - individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze - destinati a fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro ed alla cui produzione o scambio è destinata l'attività dell'impresa, effettuata in alternativa all'eliminazione dal circuito commerciale a favore degli enti pubblici e degli enti del Terzo settore aventi natura non commerciale.

In particolare, detti beni non si considerano destinati a finalità estranee all'esercizio dell’impresa, ai sensi dell'articolo 85, comma 2 TUIR, che sono dunque esclusi dal novero dei ricavi imponibili con le regole ordinarie in capo al cedente.

La qualifica di tali beni è condizionata alla predisposizione, per ogni singola cessione, di un documento di trasporto progressivamente numerato ovvero di un documento equipollente, contenente l'indicazione della data, degli estremi identificativi del cedente, del cessionario e dell'eventuale incaricato del trasporto, nonché della qualità, della quantità o del peso dei beni ceduti.

Il comma 4 disciplina la cessione gratuita dei beni non di lusso e difettati, alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa, eseguita in alternativa alla loro necessaria distruzione o eliminazione dal mercato a favore dei beneficiari sopra indicati.

Si tratta in particolare di beni che presentino imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che, pur non modificandone l'idoneità di utilizzo non ne consentono la commercializzazione o la vendita, rendendone necessaria l'esclusione dal mercato o la distruzione.

In questo caso viene previsto un limite quantitativo di valore, oltre il quale i beni ceduti si considerano destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa, con conseguente tassazione in via ordinaria in capo al cedente: per usufruire dell’agevolazione, il costo di acquisto o di produzione non deve superare il 5% del reddito d'impresa dichiarato.

Il comma 5 prevede gli adempimenti procedurali e sostanziali richiesti ai cessionari dei beni per poter beneficiare delle suddette agevolazioni.

Il soggetto beneficiario deve infatti predisporre un'apposita dichiarazione trimestrale di utilizzo dei beni ceduti, da conservare agli atti dell'impresa cedente, con l'indicazione degli estremi dei documenti di trasporto o di documenti equipollenti corrispondenti ad ogni cessione, e in cui attesti il proprio impegno a utilizzare direttamente i beni ricevuti in conformità alle finalità istituzionali, a pena di decadenza dai predetti benefici fiscali legati alle cessioni. Il cedente deve inoltre realizzare l'effettivo utilizzo diretto a fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro.

I beni di cui ai suddetti due commi si considerano distrutti ai fini dell'IVA e, pertanto, non viene meno il diritto alla detrazione a monte che spetta all'impresa erogante.

Il comma 6 richiede, con riferimento a tutte le erogazioni contemplate dall’articolo 83 in esame, che l'ente beneficiario dichiari, al momento dell'iscrizione nel Registro unico nazionale del Terzo settore, di qualificarsi come ente non commerciale (con esclusione da questo obbligo delle cooperative sociali).

La perdita dei requisiti relativi a detta qualifica deve essere comunicata dal rappresentante legale dell'ente presso il suddetto Registro entro trenta giorni dalla chiusura del periodo di imposta in cui detta circostanza si è verificata, a pena di un'apposita sanzione amministrativa pecuniaria nei confronti di detto soggetto (da 100 a 5.000 euro).

Il comma 7 contiene una disposizione di chiusura, stabilendo il divieto di cumulo tra le erogazioni liberali in esame e le agevolazioni fiscali previste a titolo di deduzione e di detrazione di imposta da altre disposizioni di legge. Infine, il comma 8 dispone l'applicazione delle norme in esame a favore delle cooperative sociali.

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2) Dal 4 luglio 2017 arriva la nuova disciplina antiriciclaggio per i professionisti

Avviso di rettifica del D.Lgs. 90/2017 in materia di antiriciclaggio: è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 149 del 28 giugno 2017, l’avviso di rettifica relativo al D.Lgs. n. 90/2017, in materia di antiriciclaggio.

In particolare, l’art. 5 del citato Decreto è stato aggiornato con la versione vigente dell’art. 648-quater, c.p., reintroducendo, di fatto, la confisca obbligatoria dei beni anche nel caso di reato di autoriciclaggio (art. 648-ter.1, c.p.).

Il D.Lgs. 25.5.2017, n. 90, in vigore dal 4.7.2017, ha recepito la Direttiva 2015/849/Ue, introducendo alcune disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento delle attività terroristiche. Tra le novità che interessano i professionisti, l’obbligo di segnalare l’operazione sospetta prima che venga compiuta la stessa o la prestazione professionale.

Un’altra modifica riguarda le comunicazioni oggettive, contenenti dati e informazioni, che dovranno essere inviate all’Uif con cadenza periodica.

È, invece, escluso l’obbligo di adeguata verifica della clientela per la redazione o la trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e per gli adempimenti in materia di amministrazione del personale.

È altresì stabilito il riordino delle sanzioni amministrative attraverso un sistema di misure graduato in funzione della gravità delle violazioni e con il riconoscimento del principio del favor rei per le violazioniirrogate, ma non ancora divenute definitive al 4.7.2017.

Nuovi obblighi antiriciclaggio: soggetti obbligati

Il D.Lgs. 25.5.2017, n. 90, in vigore dal 4.7.2017, ha attuato la Direttiva 2015/849/Ue, modificando la disciplina contenuta nel D.Lgs. 21.11.2007, n. 231: in primo luogo, è stata ampliata la platea dei professionisti tenuti all’osservanza degli obblighi prescritti dalla normativa sulla prevenzione al riciclaggio.

In particolare, saranno tenuti al rispetto integrale della nuova legislazione (adeguata verifica della clientela, conservazione e segnalazione di operazioni sospette) anche tutti i sindaci non revisori, a prescindere dal tipo di società in cui esplicano il proprio incarico.

L’art. 46 del novellato D.Lgs. 231/2007 continua a prevedere, analogamente a quanto prescritto dall’art. 52 del vecchio testo del Decreto, che i componenti del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza e del comitato per il controllo sulla gestione sono tenuti a vigilare sull’osservanza delle norme sulla

prevenzione del riciclaggio e a rispettare i correlati e specifici obblighi di comunicazione. Questi soggetti sono tenuti a comunicare, senza ritardo, al legale rappresentante (o ad un suo delegato) le operazioni potenzialmente sospette di cui vengano a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni, nonché a segnalare alle competenti autorità di vigilanza di settore e alle amministrazioni e organismi interessati i fatti che possono integrare violazioni gravi (oppure ripetute, sistematiche o plurime).

Il novellato art. 3, co. 4, lett. d) ed e), D.Lgs. 231/2007 annovera, ora, quali soggetti obbligati al rispetto della normativa antiriciclaggio, anche i revisori legali e le società di revisione legale con o senza incarichi di revisione in enti di interesse pubblico o sottoposti a regime intermedio. Rispetto alla prima versione pubblicata del provvedimento attuativo della Direttiva 2015/849/Ue, sono stati eliminati, dal novero dei soggetti obbligati alle regole sull’antiriciclaggio, i professionisti che svolgono l’incarico di curatori fallimentari e commissari giudiziali nelle procedure concorsuali di cui al R.D. 16.3.1942, n. 267 (Legge fallimentare), con riferimento al fallito e alle parti in causa.

Adeguata verifica della clientela

Il D.Lgs. 90/2017 introduce significative novità in merito agli obblighi di adeguata verifica della clientela da parte dei soggetti tenuti al rispetto delle regole in materia di riciclaggio. In primo luogo, è venuta meno ogni distinzione tra obblighi di adeguata verifica richiesti agli intermediari finanziari, ai professionisti e ai revisori legali e da parte di altri soggetti: sono state, infatti, introdotte, disposizioni generali per tutti i soggetti obbligati alla verifica del cliente e del titolare effettivo con riferimento ai rapporti e alle operazioni inerenti allo svolgimento dell’attività istituzionale o professionale.

Con riguardo agli obblighi di adeguata verifica imposti dalla Direttiva comunitaria, è stata ampliata la platea dei soggetti qualificati come «persone politicamente esposte» nei confronti delle quali devono essere effettuati controlli più approfonditi. Oltre alle alte cariche dello Stato, ai ministri e parlamentari, ai vertici della magistratura, agli assessori e consiglieri regionali, ai parlamentari europei e ai direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliere, rientrano, ora, nella definizione di «persona politicamente esposta», anche i sindaci dei comuni con popolazione non inferiore a 15.000 abitanti e i vertici delle società da questi partecipate.

L’art. 17, co. 1, lett. a), D.Lgs. 231/2007, così come modificato dal D.Lgs. 90/2017, stabilisce che si deve procedere all’adeguata verifica «in occasione dell’instaurazione di un rapporto continuativo o del conferimento dell’incarico per l’esecuzione di una prestazione professionale», intendendosi per tale «una prestazione intellettuale o commerciale resa in favore del cliente, a seguito del conferimento di un incarico, della quale si presume che abbia una certa durata».

La successiva lett. b) del citato articolo dispone, altresì, la necessità di procedere all’adeguata verifica «in occasione dell’esecuzione di un’operazione occasionale, disposta dal cliente, che comporti la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore ad Euro 15.000,00». Dalla lettura della novellata disposizione, è ragionevole presumere, dunque, che ogni attività professionale – a prescindere dal valore della prestazione – comporti l’obbligo in capo al professionista di adempiere agli obblighi di adeguata verifica.

È, inoltre, ammessa la possibilità di adottare misure di adeguata verifica della clientela cd. semplificate in presenza di un basso rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e, in particolare, nei casi in cui, ad esempio, il cliente sia una società quotata, una pubblica Amministrazione, o un’istituzione o organismo con funzioni pubbliche, oppure il cliente risieda in aree geografiche a basso rischio. L’adeguata verifica semplificata non esime comunque il professionista dall’effettuare l’analisi del rischio del cliente e nemmeno dall’obbligo di individuare il titolare effettivo (quando ciò si renda necessario) e di acquisire da quest’ultimo i dati e le informazioni utili alla valutazione dello scopo e alla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale: la semplificazione in parola riguarda esclusivamente l’estensione e la frequenza degli adempimenti previsti per le verifiche ordinarie.

Per quanto concerne, invece, il momento in cui si deve procedere all’adeguata verifica della clientela, l’art. 18, co. 2, D.Lgs. 231/2007 prescrive che tale verifica deve avvenire «prima dell’instaurazione del rapporto continuativo o del conferimento dell’incarico per lo svolgimento di una prestazione professionale».

In presenza di un basso rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, la verifica dell’identità del cliente, dell’esecutore e del titolare effettivo può essere posticipata ad un momento successivo all’instaurazione del rapporto o al conferimento dell’incarico per lo svolgimento della prestazione professionale. In particolare, è previsto che l’acquisizione dei dati identificativi dei predetti soggetti e dei dati relativi alla tipologia e all’importo dell’operazione possa perfezionarsi entro il termine di 30 giorni dall’instaurazione del rapporto o dal conferimento dell’incarico.

Gli obblighi di adeguata verifica della clientela, anche semplificata, non devono essere osservati, a norma dell’art. 17, co. 7, D.Lgs. 231/2007, in relazione allo svolgimento dell’attività di mera redazione e trasmissione, ovvero di sola trasmissione, delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di amministrazione del personale.

Sul punto si dovrebbe ritenere, con un’interpretazione estensiva del dettato normativo, che la predetta esclusione possa riguardare anche le ipotesi in cui i professionisti si limitano a trasmettere elenchi di fornitori e clienti, questionari compilati a seguito di esplicite richieste da parte dell’Agenzia delle Entrate e simili.

Nel caso in cui il professionista ravvisi l’impossibilità di completare la verifica dell’identità del cliente, esso è tenuto ad astenersi dall’instaurare, eseguire o proseguire la prestazione professionale e dovrà valutare, sussistendone i presupposti, la possibilità di effettuare o meno una segnalazione di operazione sospetta (Sos) ai sensi dell’art. 35, D.Lgs. 231/2007.

Identificazione del titolare effettivo

Nell’ambito dell’adeguata verifica, assume particolare rilevanza l’identificazione del titolare effettivo e l’accertamento della sua identità attraverso l’adozione di misure proporzionate al rischio. Sul punto, l’art. 20, D.Lgs. 231/2007, così come novellato dal D.Lgs. 90/2017, definisce «titolare effettivo» la persona fisica o le persone fisiche cui è attribuibile, in ultima istanza, la proprietà diretta o indiretta dell’ente ovvero il relativo controllo.

Nel caso in cui il cliente sia una società di capitali, è espressamente stabilito che l’indicazione della proprietà diretta sia riferita alla titolarità di una partecipazione superiore al 25% del capitale, detenuta da una persona fisica, mentre l’indicazione della proprietà indiretta sia rappresentata dalla titolarità di

una percentuale di partecipazioni superiore al 25% del capitale posseduto per il tramite di una società controllante, una fiduciaria o per interposta persona.

Nella particolare ipotesi di strutture societarie complesse, ovvero in presenza di un eccessivo frazionamento della compagine societaria, che rendano complicata la puntuale identificazione della titolarità effettiva dell’ente, è previsto che il titolare effettivo debba coincidere con la persona fisica (o con le persone fisiche) che controlla la maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria o di voti sufficienti per un’influenza dominante in tale assemblea o, ancora, tramite l’individuazione di vincoli contrattuali che consentano a una persona di disporre in assemblea un’influenza dominante. Qualora i criteri appena descritti non consentano di individuare il titolare effettivo, quest’ultimo deve essere identificato nella persona fisica titolare di poteri di amministrazione o direzione dell’ente quali amministratori e/o, in caso di ampie deleghe, il direttore generale.

Un’ulteriore novità introdotta dal D.Lgs. 90/2017 attiene all’obbligo, in capo alle imprese dotate di personalità giuridica e alle persone giuridiche private diverse dalle imprese e tenute all’iscrizione nel Registro delle imprese, di comunicare le informazioni attinenti alla propria titolarità effettiva. Sotto il profilo operativo, si tratterà di integrare i dati già contenuti nel sistema gestito dalle Camere di Commercio con l’inserimento di un nuovo elemento informativo. Tale norma non è, tuttavia, immediatamente operativa. Occorrerà, infatti, attendere l’adozione di un apposito Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico, da emanarsi entro il 4.7.2018, che dovrà illustrare i criteri per l’individuazione dei seguenti elementi:

- dati e informazioni sulla titolarità effettiva di persone giuridiche e trust oggetto di comunicazione al Registro delle imprese;

- termini e modalità di accesso a queste informazioni da parte dei soggetti autorizzati;

- modalità di consultazione ed accreditamento da parte dei soggetti obbligati.

Segnalazione di operazione sospetta

Quando vi sono fondati motivi per ritenere che siano in corso o siano state tentate o compiute operazioni di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, i soggetti obbligati sono tenuti a trasmettere una segnalazione di operazione sospetta (Sos) all’Unità di Informativa Finanziaria (Uif). In particolare, l’art. 35, D.Lgs. 231/2007 precisa che la segnalazione all’Uif deve essere effettuata prima di compiere l’operazione, quando si conosce, sospetta o ci siano motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Può essere considerato elemento di sospetto il ricorso frequente e ingiustificato ad operazioni in contanti, anche se non eccedenti la soglia di cui all’art. 49, D.Lgs. 231/2007, oppure il prelievo o versamento di denaro contante per importi non coerenti con il profilo di rischio del cliente. Al ricorrere di tali fattispecie, i soggetti obbligati si devono astenere dall’effettuare l’operazione finché non viene effettuata la segnalazione di operazione sospetta, fatti salvi i seguenti casi:

- l’operazione deve essere eseguita, in quanto sussiste un obbligo di legge di ricevere l’atto;

- l’operazione non può essere rinviata, tenuto conto della normale operatività; - il differimento dell’operazione potrebbe ostacolare le indagini.

Conseguentemente, rispetto al passato, si rende maggiormente tassativa la segnalazione di un’operazione sospetta «prima» di compiere l’operazione o la prestazione professionale e, tra gli elementi di sospetto, il ricorso frequente e ingiustificato al contante perde il riferimento a importi pari o superiori a 15.000 euro, facendosi ora riferimento unicamente all’eventuale incoerenza di tali transazioni con il profilo di rischio del cliente.

È, inoltre, stabilita, l’esclusione per i professionisti dall’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette (Sos) per le informazioni che ricevono da un loro cliente o ottengono riguardo allo stesso nel corso dell’esame della posizione giuridica o dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza in un procedimento innanzi a un’autorità giudiziaria o in relazione a questo, anche tramite una convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati, compresa la consulenza sull’eventualità di intentarlo o evitarlo, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso.

È stata eliminata la previsione secondo cui la segnalazione si considera tardiva ove effettuata, nonostante la preesistenza degli elementi di sospetto, solo successivamente all’avvio di attività ispettive presso il soggetto obbligato, da parte delle autorità, e comunque ove effettuata decorsi 30 giorni dal compimento dell’operazione sospetta.

Nuove «comunicazioni oggettive»

In esito al recepimento della Direttiva 2015/849/Ue e fermi gli obblighi di segnalazione di operazione sospetta (Sos) appena commentati, il novellato art. 47, D.Lgs. 231/2007 introduce l’obbligo per i soggetti obbligati (e, quindi, anche professionisti e studi professionali) di trasmettere all’Uif, con cadenza periodica (presumibilmente ogni anno), una serie di dati e informazioni considerate a rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo sulla base di criteri oggettivi (cd. «comunicazioni oggettive»).

Tali dati e informazioni saranno utilizzati per l’approfondimento di operazioni sospette, e per effettuare l’analisi di fenomeni o tipologie di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Per l’esecuzione di tale adempimento occorrerà attendere le istruzioni dell’Uif, sentito il Comitato di sicurezza finanziaria, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale, mediante le quali dovranno essere:

- individuati le operazioni, i dati e le informazioni di cui sopra;

- definite le relative modalità di trasmissione;

- individuate espressamente le ipotesi in cui l’invio di una comunicazione oggettiva esclude l’obbligo di una segnalazione di operazione sospetta (Sos).

Regime sanzionatorio

Ai sensi dell’art. 56, co. 1, D.Lgs. 231/2007, il professionista che, in violazione degli obblighi in tema di adeguata verifica della clientela, omette di acquisire e verificare i dati identificativi e le informazioni sul cliente (titolare effettivo e/o esecutore se diverso dal cliente), sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale, è soggetto alla sanzione amministrativa pari ad euro 2.000.

Al medesimo regime sanzionatorio soggiace anche il professionista che non provvede, per 10 anni, alla conservazione dei dati (in tutto o in parte), delle informazioni e dei documenti che è tenuto ad acquisire (art. 57, co. 1, D.Lgs. 231/2007). Tali omissioni, qualora isolate, vengono, tuttavia, considerate violazioni di minore gravità e, conseguentemente, in virtù delle nuove disposizioni normative sui criteri per l’applicazione delle sanzioni, possono essere ridotte da 1/3 a 2/3 (art. 67, co. 2, D.Lgs. 231/2007).

Diversamente, nei casi di «violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime» in tema di inosservanza degli obblighi di adeguata verifica e conservazione, le sanzioni diventano estremamente più incisive, con importi compresi tra euro 2.500 ed euro 50.000.

In merito alle operazioni sospette, si segnala che il nuovo art. 58, D.Lgs. 231/2017, nei casi in cui il fatto non costituisca reato, prevede – in capo ai soggetti obbligati che omettono di effettuare la Sos – l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria in misura fissa pari ad euro 3.000 in luogo della previgente sanzione proporzionale dall’1% al 40% dell’importo dell’operazione non segnalata, ovvero l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 30.000 ad euro 300.000, nelle ipotesi di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime. Inoltre, nell’eventualità in cui quest’ultime violazioni producano un vantaggio economico determinato o determinabile e, comunque, non inferiore ad euro 450.000, l’importo massimo della sanzione di cui sopra è elevato fino al doppio dell’ammontare del vantaggio medesimo, mentre è elevato fino ad 1 milione di euro, qualora il predetto vantaggio non sia determinato o determinabile.

Trovano applicazione solamente le sanzioni relative alle omesse Sos qualora i soggetti obbligati, con una o più azioni od omissioni, commettano, anche in tempi diversi, una o più violazioni della stessa o di diverse norme previste in materia di adeguata verifica della clientela e di conservazione da cui derivi, come conseguenza immediata e diretta, l’inosservanza dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta.

È altresì disposto che, prima della scadenza prevista per l’impugnazione dei decreti del Mef che irrogano la sanzione, il destinatario possa richiedere, a norma dell’art. 68, D.Lgs. 231/2007, che l’ammontare della sanzione venga ridotto di 1/3. Facoltà quest’ultima preclusa, però, per chi se ne sia già avvalso nei 5 anni precedenti.

È, infine, introdotta, una disposizione transitoria che estende l’applicazione dell’istituto in argomento a tutti i decreti sanzionatori che, pur essendo già stati notificati agli interessati, non sono ancora divenutidefinitivi, in quanto il relativo giudizio è ancora pendente al 4.7.2017.

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3) Le notifiche degli atti delle Entrate dal 1° luglio 2017 via PEC

La modalità di notifica tramite PEC si applica alle notifiche degli avvisi e degli altri atti effettuate a decorrere dal 1° luglio 2017. Tale modalità di notifica è in grado di fornire prova legale dell’avvenuta ricezione del messaggio da parte del destinatario e del momento in cui questa avviene.

Il provvedimento direttoriale Prot. n. 120768/2017 del 28 giugno 2017 regola le modalità di comunicazione, tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, dei dati relativi all’indirizzo di posta elettronica certificata per la notifica degli atti, ai sensi dell’articolo 60, settimo comma, del DPR 29 settembre 1973, n. 600.

Il settimo comma dell’articolo 60 del DPR n. 600/1973, introdotto dall’articolo 7–quater del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016 n. 225, consente, ai soggetti diversi da quelli obbligati ad avere un indirizzo PEC risultante dall’INI-PEC e nelle more della piena operatività dell’anagrafe nazionale della popolazione residente, di comunicare un indirizzo di posta elettronica certificata di cui sono intestatari ovvero è intestatario uno dei soggetti di cui all’articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, oppure il coniuge o un parente/affine entro il quarto grado di cui all’articolo 63, secondo comma, secondo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, specificamente incaricati di ricevere la notifica per conto degli interessati.

Il citato articolo 7-quater, nono comma, inoltre, ha modificato anche l’articolo 26, secondo comma, del DPR 29 settembre 1973, n. 602, prevedendo che per tali soggetti che ne fanno richiesta la notifica delle cartelle di pagamento e degli atti della procedura di riscossione coattiva mediante ruolo possa avvenire all’indirizzo PEC dichiarato all'atto della richiesta.

Questo Provvedimento disciplina le modalità di comunicazione, tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, dei dati relativi all’indirizzo di posta elettronica certificata presso cui ricevere la notifica degli atti della stessa Agenzia e dell’agente della riscossione.

Modalità di comunicazione dell’indirizzo PEC

I dati relativi all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) per la notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati possono essere comunicati esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.

Con le medesime modalità possono essere comunicate la variazione e la revoca dell’indirizzo PEC precedentemente trasmesso.

Il servizio telematico di cui sopra è utilizzabile attraverso le specifiche funzionalità rese disponibili nell’area autenticata del sito internet istituzionale dell’Agenzia delle Entrate www.agenziaentrate.gov.it.

Ambito di applicazione

L’indirizzo PEC può essere comunicato solo dalle persone fisiche, residenti e non residenti, e dai soggetti diversi dalle persone fisiche non obbligati per legge a dotarsi di un indirizzo PEC inserito nell’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (di seguito INI-PEC).

Il servizio telematico, previa autenticazione, è utilizzabile solo dal soggetto abilitato ai servizi telematici.

Non possono comunicare un indirizzo PEC gli eredi del soggetto deceduto e il rappresentante per conto del minore, inabilitato o interdetto.

Con la comunicazione dell’indirizzo il richiedente manifesta la volontà di ricevere la notifica degli avvisi e degli altri atti, di cui al punto 3, presso l’indirizzo PEC di cui è intestatario ovvero presso l’indirizzo PEC di uno dei soggetti di cui all’articolo 12, comma 3, del Decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 ovvero del coniuge, di un parente o affine entro il quarto grado di cui all’articolo 63, secondo comma, secondo periodo, del DPR 29 settembre 1973, n. 600, specificamente incaricati di ricevere la notifica per conto degli interessati.

Utilizzo dell’indirizzo PEC comunicato

L’indirizzo PEC comunicato dal richiedente può essere utilizzato dall’Agenzia delle entrate per la notificazione degli avvisi e degli altri atti, che per legge devono essere notificati, ai sensi dell’articolo 60, settimo comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, a decorrere dal 1° luglio 2017.

Lo stesso indirizzo PEC, comunicato con le modalità di cui sopra, può essere utilizzato, sempre a decorrere dal 1° luglio 2017, anche dall’agente della riscossione per la notifica delle cartelle di pagamento e degli atti della procedura di riscossione coattiva mediante ruolo relativamente ai carichi ad esso affidati da tutti gli enti creditori, anche diversi dall’Agenzia delle entrate.

L’agente della riscossione per le notifiche degli atti propri può continuare ad utilizzare gli indirizzi PEC comunicati fino al 30 giugno 2017 all’agente stesso dalle persone fisiche non esercenti attività professionale o di impresa non obbligati per legge a dotarsi di un indirizzo PEC inserito nell’INI-PEC, salvo i casi di:

- revoca dell’indirizzo comunicato all’agente della riscossione, effettuata con le modalità;

- comunicazione dell’indirizzo PEC tramite i servizi telematici dell’Agenzia dell’entrate.

Il contribuente può revocare l’indirizzo PEC di cui al punto precedente inviando all’agente della riscossione un’apposita richiesta con le modalità indicate da quest’ultimo sul proprio sito internet. In tal caso, l’agente della riscossione, avvisa l’interessato, con le modalità ivi indicate, dell’avvenuta registrazione della revoca nei propri archivi, con effetto dal quinto giorno successivo a quello di invio del medesimo avviso.

La comunicazione, la variazione e la revoca dell’indirizzo hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal quinto giorno libero successivo a quello in cui l’ufficio attesta l’avvenuta ricezione. Qualora la casella PEC risulti satura al momento della notifica del singolo atto anche al secondo tentativo di cui all’articolo 60, settimo comma, ultimo periodo, ovvero qualora la casella PEC risulti non valida o non attiva già al primo tentativo, si applicano le disposizioni ordinarie in materia di notificazione degli atti, ma la casella resta comunque valida per eventuali notifiche successive.

L’indirizzo PEC comunicato non è utilizzabile dall’Agenzia delle entrate e dall’agente della riscossione qualora il richiedente risulti titolare di un indirizzo PEC inserito nell’INI-PEC. Gli atti possono essere notificati all’indirizzo PEC comunicato con le modalità descritte nel presente Provvedimento, solo dopo che l’indirizzo risultante dall’INI-PEC è stato rimosso da tali archivi.

Per i soggetti persone fisiche l’indirizzo PEC comunicato non è utilizzabile a partire dalla data di completa attuazione dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), comprensiva di domicilio digitale.

Servizio telematico per la comunicazione dei dati

Il servizio telematico per la comunicazione dei dati consente di trasmettere le seguenti informazioni:

- il tipo di operazione (comunicazione/variazione o revoca dell’indirizzo PEC);

- l’indirizzo PEC;

- l’intestazione dell’indirizzo PEC al richiedente ovvero agli altri soggetti indicati;

- il consenso all’informativa sul trattamento dei dati personali ai sensi dell’art. 13 del decreto legislativo n. 196 del 2003.

L’Agenzia delle Entrate invia un messaggio contenente un codice di validazione all’indirizzo PEC comunicato per verificarne l’esistenza e l’effettiva disponibilità per il richiedente.

L’Agenzia delle Entrate, in esito alla procedura di verifica e ai controlli in Anagrafe Tributaria, conferma la registrazione nei propri archivi dell’indirizzo PEC comunicato, mettendo a disposizione del richiedente l’esito dell’operazione che specifica la data in cui l’informazione è stata correttamente acquisita in Anagrafe Tributaria. Tale esito, consultabile nella sezione “Storico operazioni” del servizio di acquisizione dell’indirizzo PEC, costituisce attestazione dell’avvenuta comunicazione.

La registrazione dell’indirizzo PEC comunicato risulta completa quando:

- il gestore di posta elettronica certificata del soggetto richiedente, rilascia la ricevuta di avvenuta consegna del messaggio;

- il richiedente inserisce correttamente il codice di verifica.

In caso di scarto, nella sezione “Storico operazioni”, sono indicate le relative motivazioni.

Responsabilità e obblighi del richiedente

Il richiedente è responsabile delle informazioni comunicate ed ha l’onere di aggiornarle in caso di variazioni sopravvenute.

Modifica e integrazione del Provvedimento prot. n. 44027 del 3 marzo 2017

Il presente provvedimento integra e modifica il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate prot. n. 44027/2017 del 3 marzo 2017.

Il punto 4 “Reperibilità del modello” del citato provvedimento è soppresso.

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4) Riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e del cinque per mille, approvato dal Cdm il decreto in via definitiva

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, il 28 giugno 2017 ha approvato, in esame definitivo, tre decreti legislativi di attuazione della legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n. 106).

Di seguito le principali novità.

Codice del Terzo settore

Il nuovo Codice riordina tutta la normativa riguardante gli enti del Terzo settore al fine di sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione dei principi costituzionali.

In questa prospettiva, le amministrazioni pubbliche saranno chiamate a promuovere la cultura del volontariato, in particolare tra i giovani, anche attraverso apposite iniziative da svolgere nell’ambito delle strutture e delle attività scolastiche, universitarie ed extrauniversitarie, valorizzando le diverse esperienze ed espressioni di volontariato, con il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato e di altri enti del Terzo settore nelle attività di sensibilizzazione e promozione.

Nell’opera di razionalizzazione vengono anzitutto definiti gli enti del Terzo settore, individuati nelle organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, associazioni, riconosciute o non, fondazione ed altri enti di carattere provato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi.

Sono altresì puntualmente individuate le attività di interesse generale esercitate dagli enti del Terzo settore in via esclusiva o principale.

Il Codice stabilisce le disposizioni generali e comuni applicabili, nel rispetto del principio di specialità, ai diversi enti che compongono il Terzo settore, dettando disposizione in materia, tra l’altro, di organizzazione, amministrazione e controllo, di raccolta fondi, anche mediante sollecitazione al pubblico o cessione o erogazione di beni di modico valore o servizi, di contabilità e trasparenza.

In base alla loro dimensione, gli enti del Terzo settore saranno chiamati a pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale, redatto secondo apposite linee guida, anche ai fini della valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte, nonché gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati.

Quanto ai lavoratori degli enti del Terzo settore, oltre a statuire espressamente il loro diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi, il Codice introduce un criterio di proporzionalità in base al quale, in ciascun ente, la differenza retributiva tra lavoratori non può essere superiore al rapporto di uno a otto, da calcolarsi sulla base della retribuzione annua lorda. Specifici limiti sono poi disciplinati in relazione ai compensi eventualmente previsti per le cariche sociali, nonché ai trattamenti economici per i lavoratori subordinati o autonomi degli enti.

Viene inoltre semplificata la procedura di acquisto della personalità giuridica e vengono istituiti, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il “Registro unico nazionale del Terzo settore”, al quale gli enti sono tenuti a iscriversi al fine di poter accedere ai benefici, non solo di carattere tributario, ad essi riservati, e il Consiglio nazionale del terzo settore, organo consultivo e rappresentativo degli enti.

Con riferimento alle misure di promozione e sostegno del Terzo settore, il Codice prevede, tra l’altro:

- la revisione della definizione di enti non commerciali ai fini fiscali e l’introduzione di un nuovo e articolato regime tributario di vantaggio, che tiene conto delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che prevede la facoltà di determinazione forfettaria del reddito d’impresa in favore degli enti del Terzo settore non commerciali;

- l’istituzione del social bonus, ossia un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro effettuate in favore degli enti del Terzo settore che abbiano presentato un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati ai suddetti enti per essere utilizzati esclusivamente per lo svolgimento con modalità non commerciali di attività di interesse generale;

- una serie di agevolazioni in materia di imposte indirette (successioni e donazioni, registro, ipotecaria e catastale) con particolare riferimento agli immobili utilizzati dagli enti, nonché in materia di tributi locali;

- la ridefinizione della disciplina delle detrazioni e deduzioni per le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore degli enti;

- specifiche disposizioni in ordine al regime fiscale delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale;

- la nuova disciplina in materia di finanza sociale concernente i “titoli di solidarietà”, finalizzata a favorire il finanziamento ed il sostegno delle attività di interesse generale svolte dagli enti del Terzo settore non commerciali iscritti nell’apposito registro;

- un regime fiscale agevolato per le attività di social lending svolta dai gestori dei portali on line;

- misure per favorire l’assegnazione in favore degli enti di immobili pubblici inutilizzati per fini istituzionali;

- la disciplina dello specifico Fondo istituito per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale promossi dagli enti del Terzo settore.

Il Codice prevede, infine, la disciplina delle attività di monitoraggio, di vigilanza e di controllo, anche di natura fiscale, nonché quella di carattere sanzionatorio.

Revisione della disciplina in materia di impresa sociale

Il decreto ha l’obiettivo di migliorare la disciplina dell’impresa sociale, colmando le attuali lacune, relative soprattutto al regime fiscale, e a rimuovere le principali barriere al suo sviluppo, rafforzandone il ruolo nel Terzo settore, anche in chiave di sistema.

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti in forma societaria, che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività.

L’impresa sociale rimane dunque una qualifica che enti costituiti in una qualsiasi forma giuridica (associazione, fondazione, società, cooperativa) possono assumere se rispettano le diverse norme di qualificazione dettate nel decreto, ferma restando la qualificazione di diritto come impresa sociale prevista dalla legge delega per le cooperative sociali e i loro consorzi.

Si ridefinisce, ampliandolo, l’ambito delle attività di interesse generale che devono essere esercitate affinché un ente possa assumere la qualifica di impresa sociale, armonizzando al contempo le tipologie di attività che possono essere svolte dalle cooperative sociali.

Si considera comunque di interesse generale, indipendentemente dal suo oggetto, l’attività dell’impresa sociale nella quale, per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, sono occupati, secondo specifiche percentuali in relazione al personale, lavoratori molto svantaggiati, persone svantaggiate o con disabilità e persone senza fissa dimora che versino in una condizione di povertà tale da non poter reperire e mantenere un’abitazione in autonomia.

L’attività di impresa di interesse generale deve essere svolta “in via principale”, ossia deve generare almeno il 70% dei ricavi complessivi. Quale ente del Terzo settore, l’impresa sociale non può avere come scopo principale quello di distribuire ai propri soci, amministratori, dipendenti, ecc., gli utili ed avanzi di gestione, i quali devono essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio. Tuttavia, al fine di favorire il finanziamento dell’impresa sociale mediante capitale di rischio, il decreto, in attuazione della delega, ha introdotto la possibilità per le imprese sociali (costituite in forma di società) di remunerare in misura limitata il capitale conferito dai soci. In particolare, l’impresa sociale, costituita in forma societaria, può destinare una quota inferiore al 50% degli utili e degli avanzi di gestione annuali, dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti, ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato dai soci, nei limiti delle variazioni dell’indice nazionale generale annuo dei prezzi al consumo calcolate dall’ISTAT per il periodo corrispondente a quello dell’esercizio in cui gli utili sono stati prodotti, oppure alla distribuzione, anche mediante l’emissione di strumenti finanziari, di dividendi ai soci, in misura comunque non superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato.

Per le imprese sociali è inoltre possibile, nel limite anzidetto, disporre erogazioni gratuite in favore di enti del Terzo settore diversi dalle imprese sociali, che non siano tuttavia fondatori, associati, soci dell’impresa sociale o società da questa controllate; tali erogazioni devono essere finalizzate alla promozione di specifici progetti di utilità sociale. Anche per le imprese sociali si prevede un criterio di proporzionalità del trattamento retributivo tra lavoratori dipendenti.

Ai fini di promozione e sviluppo dell’impresa sociale, si introducono inoltre importanti misure di sostegno, anche fiscale, quali la detassazione degli utili o avanzi di gestione che incrementino le riserve indivisibili dell’impresa sociale in sospensione d’imposta e che vengano effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio (analogamente a quanto già previsto per le cooperative sociali e per i consorzi tra piccole e medie imprese). Si prevedono inoltre incentivi fiscali volti a favorire gli investimenti di capitale nelle imprese sociali, altrimenti penalizzate rispetto alle società lucrative che non soggiacciono ai suddetti limiti di remunerazione del capitale.

Infine, relativamente agli obblighi di trasparenza, l’impresa sociale è tenuta a pubblicizzare, anche attraverso il proprio sito internet, il bilancio sociale, da redigersi in ossequio a specifiche linee guida da adottarsi con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Si intensificano poi i vincoli a beneficio degli stakeholder, aumentandone il livello minimo di coinvolgimento, in linea con quanto previsto a livello europeo come caratteristica distintiva dell’entità dell’economia sociale, prevedendo tra l’altro, per le imprese sociali di grandi dimensioni, il diritto dei lavoratori ed eventualmente anche degli utenti di nominare almeno un componente degli organi di amministrazione e di controllo.

Disciplina dell’istituto del “cinque per mille” dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef)

Il decreto prevede il completamento della riforma strutturale dell’istituto del cinque per mille, già reso permanente dalla legge di stabilità 2015, attraverso l’individuazione delle modalità per la razionalizzazione e la revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l’accesso al beneficio, la semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l’erogazione dei contributi spettanti, nonché l’introduzione di obblighi di pubblicità delle risorse erogate, attraverso un sistema improntato alla massima trasparenza, con la previsione delle conseguenze sanzionatorie per il mancato rispetto dei citati obblighi.

Rispetto alla disciplina precedente, le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale. Rimangono inalterati i restanti settori di destinazione del beneficio: il finanziamento della ricerca scientifica e dell’università; il finanziamento della ricerca sanitaria; il sostegno delle attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente; il sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche, riconosciute ai fini sportivi dal Comitato olimpico nazionale italiano, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale; la tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

Il decreto, inoltre, prevede una serie di obblighi di trasparenza e informazione, sia per i soggetti beneficiari che per l’amministrazione erogatrice. In particolare, i soggetti beneficiari sono tenuti ad adempiere a un duplice obbligo: il primo, nei confronti dell’amministrazione erogatrice, comporta la redazione e la trasmissione, entro un anno dalla ricezione delle somme, di un apposito rendiconto, unitamente ad una relazione illustrativa, che descriva la destinazione e l’utilizzo del contributo percepito, secondo canoni di trasparenza, chiarezza e specificità. Il secondo obbligo ha ad oggetto la pubblicazione, sul proprio sito web, degli importi percepiti e del relativo rendiconto. In caso di inadempimento ai predetti obblighi, si prevede un sistema sanzionatorio che comporta una preventiva diffida ad adempiere entro il termine di 30 giorni e, solo in caso di persistenza dell’inadempimento, l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria, corrispondente al 25 per cento del contributo percepito.

Le amministrazioni erogatrici, dal canto loro, hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito web l’elenco dei soggetti destinatari del contributo, con l’indicazione del relativo importo e del link al rendiconto pubblicato sul sito web del beneficiario.

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5) Iva: split payment con debutto soft

Il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato il 28 giugno 2017 sul proprio sito il decreto, del Ministro dell’Economia e delle finanze 27 giugno 2017, attuativo delle nuove disposizioni in materia di split payment. Le nuove regole sullo split payment entreranno in vigore a breve. Il ministero dell’Economia ha varato le disposizioni di applicazione e, per agevolare l’adeguamento dei sistemi informativi e contabili, prevede uno slittamento dei termini di versamento che per le pubbliche amministrazioni è fissato al 16 novembre 2017 e per le società coinvolte al 18 dicembre 2017. Questa misura si affianca a ulteriori semplificazioni previste per l’annotazione e la liquidazione delle fatture da split payment, nonché per l’esigibilità dell’imposta e per il calcolo degli acconti che saranno dovuti da amministrazioni e società a fine 2017. Per i fornitori la notizia più rilevante riguarda la previsione di un articolato meccanismo di approvazione e aggiornamento di liste per identificare con certezza i soggetti compresi nell’adempimento.

La prima scadenza per le P.A. sarà il 16 novembre, per le società coinvolte il 18 dicembre 2017

Il decreto, modificativo del precedente DM 23 gennaio 2015, sarà quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Esso definisce i termini e le modalità di applicazione del meccanismo dello split payment per le Pubbliche Amministrazioni e le società interessate, con riferimento alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017.

La principale novità del decreto è rappresentata dalla previsione dell’obbligo di versamento mediante F24 anche per le Pubbliche Amministrazioni e le società, identificate ai fini IVA, che effettuano acquisti di beni e servizi nell’esercizio di attività commerciali (con preclusione della possibilità di compensare l’IVA a credito e con la futura introduzione di un apposito codice tributo).

Resta ferma la facoltà, per le P.A. che agiscono in ambito commerciale e le società, di assolvere l’imposta mediante la doppia registrazione delle fatture (nel registro delle fatture emesse e nel registro delle fatture ricevute).

Al fine di consentire l’adeguamento dei sistemi informativi e dei sistemi contabili alle nuove norme, il decreto attuativo del 27 giugno 2017 prevede che: - le Pubbliche Amministrazioni che applicano il meccanismo dello split payment siano tenute ad effettuare il versamento dell’IVA a debito entro il 16 novembre 2017; - le società soggette alla disciplina siano tenute, entro il 18 dicembre 2017, ad annotare le fatture, per le quali l’esigibilità si verifica dal 1° luglio al 30 novembre 2017, ed effettuare il relativo versamento dell’imposta.

Il decreto ministeriale prevede, inoltre, la definizione:

- delle Pubbliche Amministrazioni destinatarie degli obblighi di split payment (oltre 23.000 soggetti), facendo riferimento all’elenco pubblicato annualmente dall’ISTAT (per le operazioni dal 1° luglio 2017 al 31 dicembre 2017, si dovrà guardare all’elenco ISTAT pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 settembre 2016); - delle società controllate dalla Pubblica Amministrazione e dagli enti territoriali (circa 6.000), come risultanti al 24 aprile 2017, facendo riferimento all’elenco pubblicato sul sito del Dipartimento delle Finanze;

- delle 40 società quotate, incluse nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana, come risultanti al 24 aprile 2017, secondo l’elenco consultabile sul sito del Dipartimento delle Finanze e comunque, a decorrere dalle operazioni per le quali è emessa fattura dal 2018, individuate con apposito elenco dallo stesso Dipartimento con pubblicazione entro il 20 ottobre di ciascun anno.

In base a quanto disposto dal DM, il Dipartimento delle Finanze ha provveduto alla pubblicazione degli elenchi delle Pubbliche Amministrazioni inserite nel Conto economico consolidato, delle società controllate da Pubbliche Amministrazioni centrali e locali, nonché delle società quotate incluse nell’indice FTSE MIB; i soggetti interessati possono segnalare eventuali mancate o errate inclusioni negli elenchi entro il 6 luglio 2017.

Nel caso in cui una società rientri nel novero delle società controllate soggette a split payment o venga inserita nell’indice FTSE MIB in corso d’anno, entro il 30 settembre, la disciplina dello split payment si renderà applicabile esclusivamente alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo. Oltre il 30 settembre, invece, la disciplina è rinviata all’anno ancora successivo.

Per le banche e per le società assicurative restano valide le specifiche regole applicative dell’IVA e le semplificazioni contabili previste, rispettivamente, dal DM 12 febbraio 2004 n. 75 e dal DM 30 maggio 1989.

Sono confermati i criteri di esigibilità già fissati dal precedente DM 23 gennaio 2015, tali per cui:

- l’imposta relativa alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate con il meccanismo dello split payment diviene esigibile al momento del pagamento dei corrispettivi;

- le Pubbliche Amministrazioni e le società coinvolte possono comunque optare per l’esigibilità dell’imposta anticipata al momento di ricezione della fattura.

Inoltre, viene aggiunta la possibilità, per la P.A. o società acquirente, di anticipare l’esigibilità al momento di registrazione della fattura (ovvero al momento di ricezione della stessa).

Per la determinazione dell’acconto IVA, deve considerarsi anche l’imposta assolta sugli acquisti, dovuta direttamente all’Erario per effetto dello split payment. Quindi, per le Pubbliche Amministrazioni che operano in ambito commerciale e per le società che versano l’IVA separatamente, sarà dovuto un ulteriore versamento che tenga conto dell’imposta assolta con F24.

Invece, per i soggetti che effettuano la doppia registrazione delle fatture, l’acconto IVA sarà calcolato su un importo complessivo che comprende anche l’imposta assoggettata allo speciale meccanismo.

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6) CCIAA: aumento del diritto annuale in G.U.

Sono ora ufficiali le maggiorazioni del diritto camerale annuale. Difatti, sulla Gazzetta Ufficiale n. 149 del 28 giugno 2017, è stato pubblicato il Decreto del Ministero dello Sviluppo economico 22 maggio 2017, concernente l’”Incremento della misura del diritto annuale per gli anni 2017-2018 e 2019.”.

Il DM autorizza per gli anni 2017, 2018 e 2019 l’incremento della misura del diritto annuale fino a un massimo del 20%, ai sensi del comma 10 dell’art. 18 della L. n. 580/93, così come modificato dal DLgs. n. 219/2016, per il finanziamento dei progetti indicati nelle deliberazioni dei Consigli camerali elencate nell’allegato A) al decreto.

E' autorizzato per gli anni 2017, 2018 e 2019 l'incremento della misura del diritto annuale fino ad un massimo del 20 per cento, ai sensi del comma 10 dell'art. 18 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, cosi' come modificato dal decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219, per il finanziamento dei progetti indicati nelle deliberazioni dei Consigli camerali elencate nell'allegato A) che costituisce parte integrante del presente decreto.

Entro il 31 gennaio di ciascuno degli anni successivi a quelli sopra indicati, le camere di commercio interessate inviano alla Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica, Divisione III - Sistema camerale, per il tramite di Unioncamere, un rapporto dettagliato sui risultati dei singoli progetti.

Il predetto rapporto e', altresi', inviato al Comitato indipendente di valutazione delle performance del sistema camerale.

Tale rapporto e' corredato da una relazione sulla quota parte di risorse impiegate da ciascuna camera di commercio sui singoli programmi e progetti nonche' sulle iniziative che coinvolgono, una volta costituita, la rete dei centri di trasferimento tecnologico su tematiche Industria 4.0.

L'appartenenza alla rete dei centri di trasferimento tecnologico Industria 4.0 e' certificata da enti di certificazione nazionale accreditati, secondo le linee guida, i criteri e gli indicatori individuati dalla Direzione generale per la politica industriale, la competitivita' e le piccole e medie imprese del Ministero dello sviluppo economico in collaborazione con Unioncamere.

Il Comitato trasmette al Ministro dello sviluppo economico, entro il 31 marzo di ciascun anno, un rapporto sull'efficacia delle azioni adottate dalle camere di commercio interessate con riferimento agli obiettivi annuali definiti per il singolo progetto realizzato e alle quote di risorse spese da ciascuna camera di commercio che verra' valutato ai fini dell'eventuale revoca, nei confronti della singola camera di commercio dell'autorizzazione dell'incremento del diritto annuale per gli anni successivi.

Le imprese che hanno gia' provveduto, per l'anno 2017, al versamento del diritto annuale possono effettuare il conguaglio rispetto all'importo versato entro il termine di cui all'art. 17 comma 3, lettera b) del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001 n. 435.

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7) Attribuzione ai soci del maggior reddito accertato in capo a società di capitali con ristretta compagine sociale

Rettifiche ad effetto limitato nelle Mini SpA e nei confronti dei soci: La Commissione norme di comportamento dell’AIDC (Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili) ha pubblicato la Norma di comportamento n. 198/2017 relativa all'attribuzione ai soci del maggior reddito accertato in capo a società di capitali con ristretta compagine sociale.

In questi casi è prassi delle Entrate presumere che i maggiori redditi accertati siano stati ripartiti tra i suoi soci, attribuendo pro quota i maggiori redditi della società. Si ritiene che tale presunzione non possa essere applicata indiscriminatamente e, in particolare, che la stessa non possa trovare applicazione in tutti quei casi in cui il maggior reddito imponibile accertato in capo alla società non implichi una comprovata esistenza di corrispondenti disponibilità finanziarie occulte. Secondo la giurisprudenza della Suprema corte, che legittima l’uso di tale presunzione, l'unica prova contraria che viene offerta al contribuente è quella di dimostrare di non avere finanziariamente percepito tali redditi.

Massima

La presunzione secondo la quale nel caso di ristretta compagine sociale i maggiori redditi imponibili definitivamente accertati in capo ad una società di capitali si presumono attribuiti pro quota ai suoi soci può trovare applicazione solo qualora il maggior reddito imponibile accertato in capo alla società implichi una comprovata esistenza di corrispondenti disponibilità finanziarie occulte.

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Nell’ordinamento vigente, mentre il reddito delle società di persone è attribuito per trasparenza ai loro soci in capo ai quali è assoggettato ad IRPEF, il reddito delle società di capitali è assoggettato ad IRES in via autonoma e definitiva solo in capo alle stesse, mentre è soggetto ad ulteriore imposizione IRPEF in capo ai soci il solo utile effettivamente distribuito agli stessi.

In assenza di una sua distribuzione (palese o occulta) non può quindi mai esservi imposizione in capo ai soci dell’utile realizzato da una società di capitali.

Secondo un ripetuto orientamento della Corte di Cassazione (dal quale peraltro si sono discostati taluni giudici di merito) “in tema di accertamento delle imposte sui redditi, è legittima la presunzione di attribuzione pro quota ai soci, nel corso dello stesso esercizio annuale, degli utili extra bilancio prodotti da società di capitali a ristretta base azionaria”.

Trattasi di una presunzione semplice ex art. 2729 c.c., di fonte giurisprudenziale, che, trovando fondamento nella ristretta base azionaria e quindi nella “complicità che normalmente lega un gruppo ristretto di soci”, viene ritenuta dalla Suprema Corte ragionevole e sufficientemente grave da fondare di per se, ex art. 39 del DPR 600/73, l’accertamento in capo al socio del maggior reddito della società che si presume da lui percepito in proporzione alla sua partecipazione, salva “la facoltà del contribuente di offrire la prova del fatto che i maggiori ricavi non sono stati distribuiti” ovvero che sono stati percepiti da altri.

I pronunciamenti della Corte di Cassazione sopra richiamati trovano tutti fondamento nella presunzione di “distribuzione” ai soci dei maggiori redditi accertati in capo alla società, per cui l’unica prova contraria che viene offerta al contribuente è quella di dimostrare di non avere finanziariamente “percepito” tali redditi.

Ne consegue quanto segue.

Tale presunzione, in ogni caso, può trovare applicazione solo e nei limiti in cui il maggior reddito accertato in capo alla società discenda da fattispecie che implicano una comprovata formazione di risorse finanziarie occulte, quindi da ricavi non dichiarati o da costi fittiziamente sostenuti (oggettivamente inesistenti).

Viceversa, la stessa non può trovare applicazione nei casi in cui il maggior reddito imponibile accertato nei confronti della società non sia chiaramente rappresentativo di una disponibilità finanziaria occulta che possa essere stata distribuita ai soci; in tali casi, infatti, manca del tutto il presupposto di imponibilità dei dividendi in capo ai soci ex art. 47 TUIR, rappresentato dalla percezione degli stessi.

Esempi di casi in cui la presunzione in commento non può trovare applicazione sono gli accertamenti di maggior reddito imponibile che trovano origine in

- costi effettivamente sostenuti ma ritenuti in tutto o in parte indeducibili,

- accantonamenti o ammortamenti recuperati a tassazione,

- rettifiche dei criteri di valutazione adottati dalla società,

- “spostamenti” di proventi od oneri da un esercizio ad un altro in violazione del principio di competenza,

- applicazione delle regole in tema di transfer pricing,

- applicazione delle regole in tema di acquisti da società residenti in paesi a fiscalità privilegiata,

- applicazione delle regole in materia di Controlled Foreign Companies (CFC Rules),

- applicazione di strumenti, indirettamente sanzionatori o di tipo “statistico”, quali la disciplina delle cosiddette società di comodo e gli studi di settore.

Si osserva, in particolare, che se in tali casi, nei quali in capo alla società non si è formata alcuna disponibilità finanziaria occulta e quindi alcunché poteva essere distribuito ai soci, fosse ritenuta applicabile la presunzione in oggetto, per il socio sarebbe a priori impossibile fornire quell’unica prova contraria ammessa dalla Suprema Corte che è rappresentata dalla dimostrazione di non avere percepito tali maggiori redditi.

Si osserva, infine, che in ogni caso la presunzione di distribuzione ai soci del maggior reddito accertato in capo a società di capitali non può portare ad una illegittima duplicazione di imposizione (in senso economico) in capo a soggetti diversi dello stesso reddito lordo. Il maggior reddito accertato in capo alla società, infatti, non può essere considerato per intero distribuito ai soci e nuovamente assoggettato a imposizione in capo agli stessi nel suo intero ammontare, in quanto già gravato da imposizione in capo alla società per effetto dell’accertamento. Da un punto di vista economico, infatti, il maggior reddito che può essere considerato definitivamente distribuito ai soci è pari solo al maggior reddito accertato in capo alla società al netto delle imposte che su tale reddito, per effetto dell’accertamento, la stessa è chiamata a corrispondere.

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8) Approvata la Legge annuale per il mercato e la concorrenza

L’Aula il 29 giugno 2017 ha approvato il disegno di legge: Legge annuale per il mercato e la concorrenza (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato) (C. 3012-C). Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Assicurazioni e fondi pensione

Con riguardo al contenuto, l'articolo 1, commi dal 2 al 40, reca norme in materia di assicurazioni e fondi pensione. In linea generale, il disegno di legge recepisce le proposte contenute dalla segnalazione dell'AGCM, in alcuni casi introducendo norme di portata anche più ampia rispetto agli obiettivi della segnalazione.

Per contrastare le frodi assicurative sono estesi i casi nei quali le imprese di assicurazione possono rifiutare il risarcimento, denunciando la frode. Gli elementi sintomatici della frode si possono ricavare:

dall'archivio informatico integrato dell'IVASS; dalle scatole nere (e meccanismi equivalenti); dalla perizia, qualora risulti documentata l'incongruenza del danno dichiarato dal richiedente (commi 21-22).

In caso di cessione del credito all'impresa di autoriparazione, la somma da corrispondere a titolo di rimborso è versata solo a fronte di presentazione della fattura (comma 24).

Il principio della durata annuale del contratto RC auto e del divieto di rinnovo tacito si applica anche ai contratti stipulati per i rischi accessori (ad es. incendio e furto), nel caso in cui la polizza accessoria sia stata stipulata in abbinamento a quella della RC auto (con lo stesso contratto o con un contratto stipulato contestualmente).

Sono infine previste alcune modifiche alla disciplina delle forme pensionistiche complementari, prevedendo anche la convocazione di un tavolo di consultazione per avviarne un processo di riforma. Più nel dettaglio, il comma 38 interviene sui seguenti profili: destinazione alle forme pensionistiche complementari degli accantonamenti relativi al trattamento di fine rapporto (lettera a)); diritto all'anticipo della prestazione nel caso di cessazione dell'attività lavorativa (lettera b)); riscatti della posizione individuale maturata e del relativo regime tributario (lettera c)). Il comma 39 prevede la convocazione di un tavolo di consultazione per avviare un processo di riforma delle forme pensionistiche complementari al fine di aumentarne l'efficienza, nonché di favorire l'educazione finanziaria e previdenziale.

Comunicazioni

Con riguardo al settore delle comunicazioni si prevede (comma 41) di eliminare una serie di vincoli che sono oggi presenti nei contratti con i fornitori di servizi di telefonia, televisivi e di comunicazioni elettroniche.

Servizi postali

Con riguardo ai servizi postali è soppressa, a decorrere dal 10 settembre 2017, l'attribuzione in esclusiva alla società Poste italiane S.p.A. (quale fornitore del Servizio universale postale) dei servizi inerenti le notificazioni e comunicazioni di atti giudiziari nonché dei servizi inerenti le notificazioni delle violazioni del codice della strada. Contestualmente si prevede che entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge l'AGCOM determini, sentiti il Ministro della giustizia, i requisiti e gli obblighi, nonché i requisiti di affidabilità, professionalità e onorabilità, per il rilascio delle licenze individuali relative alla notificazioni e comunicazioni di atti giudiziari e alle notificazioni delle violazioni del codice della strada (commi 58-59).

Energia

Importanti innovazioni sono introdotte con riguardo al settore dell'energia. In particolare si determina la cessazione del regime "di maggior tutela" nel settore del gas naturale, abrogando, a partire dal 1° luglio 2019 (secondo la modifica approvata in Senato), la disciplina che prevede la definizione da parte dell'Autorità per l'energia delle tariffe del gas per i consumatori che non abbiano ancora scelto un fornitore sul mercato libero (comma 60).

È inoltre eliminato il regime di "maggior tutela" nel settore dell'energia elettrica (comma 61).

A tutela del consumatore sono previste ulteriori diverse misure, tra le quali:

procedure finalizzate ad ottenere offerte di fornitura di energia elettrica e gas, e garantirne la confrontabilità, tramite la realizzazione e la gestione da parte del gestore del Sistema Informativo Integrato - di un portale informatico per la raccolta e la pubblicazione delle offerte sul mercato retail (commi 62-65) e l'adozione da parte dell'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico, di linee guida per la promozione delle offerte commerciali di energia elettrica e gas a favore di gruppi di acquisto (comma 66);

modalità stabilite dall'AEEGSI, con propri provvedimenti affinché le fatture relative alla somministrazione dell'acqua con il sistema di misura a contatore contengano, almeno una volta all'anno, l'indicazione accessibile e la lettura sia tecnicamente possibile (comma 75);

erogazione ed eventuale rimodulazione del bonus elettrico e del bonus gas, ossia dei benefici economici a sostegno dei clienti economicamente svantaggiati e dei clienti domestici presso i quali sono presenti persone che versano in gravi condizioni di salute, tali da richiedere l'utilizzo di apparecchiature medico-terapeutiche, alimentate ad energia elettrica, necessarie per il loro mantenimento in vita (commi 76-78);

diritto dei consumatori alla rateizzazione delle bollette di energia elettrica e gas, di importo elevato maxibollette, derivanti da ritardi, interruzioni della fatturazione o prolungata indisponibilità dei dati di consumo reali (commi 79-80);

misure per la trasparenza del mercato dell'energia elettrica e del gas, tramite l'istituzione presso il MiSE di un Elenco dei soggetti abilitati alla vendita ai clienti finali (commi 81-85).

Diverse misure interessano poi la distribuzione dei carburanti (commi da 99 a 120), con particolare riguardo a:

l'introduzione di un'anagrafe degli impianti stradali di distribuzione di benzina, gasolio, GPL e metano della rete stradale e autostradale e la riorganizzazione del comitato tecnico per la ristrutturazione della rete dei carburanti;

la verifica della compatibilità degli impianti, per quanto concerne gli aspetti attinenti la sicurezza della circolazione stradale; le conseguenze derivanti nell'ipotesi in cui il titolare dell'impianto incompatibile non si impegni all'adeguamento completo dell'impianto;

la previsione di sanzioni amministrative pecuniarie in caso di mancato o tardivo invio della dichiarazione di conformità o della dichiarazione di adeguamento dell'impianto e, con indicazione della destinazione dei proventi delle sanzioni stesse;

la soppressione della Cassa Conguaglio GPL, a decorrere dal 1° gennaio 2017.

Ambiente

Si prevede la modifica della disciplina relativa al riconoscimento di sistemi autonomi alternativi all'adesione al CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) o ai c.d. consorzi di filiera costituiti per ognuno dei materiali di imballaggio, dettata dall'art. 221, comma 5 del Codice dell'ambiente (decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152). In particolare, si sospende l'obbligo di corrispondere il contributo ambientale CONAI, a seguito del riconoscimento del progetto di istituzione del sistema autonomo e fino al provvedimento definitivo, che accerti il funzionamento o il mancato funzionamento del sistema. La normativa vigente prevede invece che l'obbligo continui a valere sino all'effettivo accertamento del funzionamento del "sistema autonomo". Il CONAI viene inoltre escluso dalla procedura di riconoscimento dei c.d. sistemi autonomi affidando le relative competenze all'ISPRA (commi 121-122).

Viene previsto che la determinazione di ulteriori criteri e modalità di trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), demandata a un decreto del Ministro dell'ambiente.

Servizi professionali

Con riguardo ai servizi professionali:

nelle società tra avvocati viene limitato il ruolo dei soci di solo capitale, richiedendo che per l'iscrizione all'albo i soci professionisti rappresentino almeno due terzi del capitale sociale, e dei diritti di voto; il venir meno di tale requisito, non ripristinato entro sei mesi, determina la cancellazione della società dalla apposta sezione dell'albo degli avvocati. E', inoltre, stabilito: che in tale sezione dell'albo deve essere resa disponibile la documentazione storica sulla composizione della società stessa; che l'amministrazione della società non può essere affidata a soggetti esterni; che il socio che esercita la prestazione professionale ne risponde, dovendo assicurare, per tutta la durata dell'incarico la propria indipendenza e imparzialità, dichiarando eventuali conflitti di interesse o incompatibilità; che la sospensione o radiazione dall'albo del professionista costituisce causa di esclusione dalla società (è, quindi, escluso che l'avvocato sospeso dall'albo possa restare all'interno della compagine sociale in qualità di socio di capitale) (comma 142);

in relazione al preventivo della prestazione professionale resa dall'avvocato, il d.d.l. concorrenza impone al professionista di comunicare tale previsione dei costi, in forma scritta e articolata per voci di spesa, sopprimendo l'attuale riferimento alla (eventuale) richiesta del cliente;

in relazione alla professionale notarile si modificano i criteri che determinano il numero e la distribuzione dei notai sul territorio nazionale (in particolare, il rapporto notai/popolazione nazionale è determinato in 1/5.000). Con ulteriori misure: si consente al notaio di ampliare il proprio bacino di utenza territoriale; si prevede una particolare disciplina sugli obblighi di deposito su conto corrente dedicato di particolare categorie di somme da questi ricevute e che costituiscono patrimonio separato insuccessibile e impignorabile e i cui interessi maturati sono destinati al rifinanziamento dei fondi di credito agevolato per il finanziamento delle PMI (tributi per cui il notaio è sostituto d'imposta, spese fiscali anticipate in relazione agli atti a repertorio ricevuti o autenticati e soggetti a pubblicità immobiliare o commerciale; ogni altra somma affidata e soggetta ad annotazione nel registro delle somme e dei valori); sono determinati i limitati impieghi in cui il notaio può disporre delle somme depositate, mantenendo idonea documentazione; si introduce un obbligo di presentazione periodica da parte del medesimo Consiglio del notariato di una relazione sull'applicazione della predetta disciplina; si rende obbligatoria - anziché facoltativa - la ricusazione da parte del notaio del proprio ministero, ove le parti non depositino antecedentemente o contestualmente alla sottoscrizione dell'atto, l'importo dei tributi, degli onorari e delle altre spese dell'atto, salvo che si tratti di persone ammesse al gratuito patrocinio, oppure di testamenti; si prevedono infine ispezioni a campione sui notai, in ordine alla regolare tenuta e dell'impiego dei fondi e dei valori consegnati ad ogni titolo al notaio in ragione del suo ufficio (commi 143-145). Infine, il Senato ha inserito alcune disposizioni relative alla disciplina degli archivi notarili, volte essenzialmente alla riduzione del loro numero (commi 146-148);

con una disposizione di interpretazione autentica si estende alle società di ingegneria costituite in forma di società di capitali o cooperative la disciplina che per prima ha consentito l'esercizio della professione in forma societaria (a condizione che, entro sei mesi, siano in possesso dei requisiti previsti dalla legge di stabilità 2012 (legge n. 183 del 2011) e dal regolamento attuativo (D.M. 8 febbraio 2013, n. 34) per le società tra professionisti. L'intervento normativo consente così di affermare la validità dei contratti conclusi, a decorrere dall'11 agosto 1997, tra le suddette società di ingegneria ed i privati, superando interpretazioni opposte date dalla giurisprudenza. Con una modifica approvata in Aula è stato previsto che, con riferimento ai contratti stipulati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge in esame, le società di ingegneria sono tenute a stipulare una polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile conseguente allo svolgimento delle attività professionali dedotte in contratto e a garantire che tali attività siano svolte da professionisti, nominativamente indicati, iscritti negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali. Si prevede inoltre che l'Autorità nazionale Anticorruzione pubblichi sul proprio sito internet l'elenco di tali società (commi 149-150).

Infine, con una modifica all'art. 9 del decreto-legge n. 1 del 2012, in tema di compenso per le prestazioni professionali, il disegno di legge in esame impone ai professionisti che la comunicazione ai clienti circa il grado di complessità dell'incarico, gli oneri ipotizzabili dal conferimento dello stesso alla sua conclusione, gli estremi della polizza assicurativa, sia resa per iscritto (anche eventualmente in forma digitale). La stessa forma scritta dovrà avere anche il preventivo di massima del compenso della prestazione professionale (comma 151).

Servizi bancari

In materia di servizi bancari, i commi 131 e 132, modificati durante l'esame parlamentare, prevedono che gli istituti bancari, le società di carte di credito e le imprese di assicurazione assicurino l'accesso ai propri servizi di assistenza ai clienti, anche attraverso chiamata da telefono mobile, a costi telefonici non superiori rispetto alla tariffa ordinaria urbana. Si affida all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il compito di vigilare sulla corretta applicazione della norma introdotta. Nel corso dell'esame parlamentare è stata introdotta, in caso di violazione della suddetta norma, una sanzione amministrativa pari a 10.000 euro inflitta dall'Autorità di vigilanza, nonché un indennizzo non inferiore a 100 euro a favore dei clienti.

I commi 133-135 prevedono, affidando tale compito a un provvedimento di rango secondario, che siano individuati i prodotti bancari maggiormente diffusi tra la clientela, per assicurare la confrontabilità delle spese addebitate a chiunque dai prestatori di servizi di pagamento, attraverso un apposito sito internet.

Il comma 136, modificato durante l'esame al Senato, interviene sulla disciplina delle polizze assicurative sottoscritte in occasione di un contratto di finanziamento. In luogo di obbligare gli intermediari a sottoporre al cliente almeno due preventivi (di due differenti gruppi assicurativi non riconducibili alle banche, agli istituti di credito e agli intermediari finanziari stessi), si prevede che essi siano tenuti ad accettare, senza variare le condizioni offerte per l'erogazione del credito, la polizza che il cliente presenta o reperisce sul mercato. Tale polizza deve avere contenuti minimi corrispondenti a quelli richiesti dal finanziatore. Tali prescrizioni sono estese alle ipotesi in cui al cliente sia richiesta la sottoscrizione di un'assicurazione diversa da quella sulla vita; inoltre, esse si applicano a tutti i casi in cui l'offerta di un contratto di assicurazione sia connesso o accessorio all'erogazione del mutuo o del credito.

Viene disciplinato in dettaglio il diritto di recesso del cliente ove sottoscriva una polizza proposta dal soggetto finanziatore o da un incaricato; sono previsti specifici obblighi informativi a carico dell'intermediario, riguardanti tra l'altro le polizze e le provvigioni eventualmente percepite.

Nel corso dell'esame parlamentare (commi 137-141) è stata introdotta una

specifica disciplina del contratto di locazione finanziaria, di cui viene esplicitata la definizione, indicando i casi di grave inadempimento e la relativa procedura di risoluzione del contratto. In tal caso il concedente ha diritto alla restituzione del bene ed è tenuto a corrispondere all'utilizzatore quanto ricavato dalla vendita, dedotte le somme a lui spettanti. A tal fine, sono specificate le modalità di vendita o di nuova collocazione del bene che deve avvenire sulla base di criteri di celerità, trasparenza e pubblicità.

Servizi sanitari

I commi da 154 a 157 - in parte inseriti in sede referente al Senato – introducono nuove norme sull'esercizio dell'attività odontoiatrica in forma societaria.

Con una modifica introdotta nel corso dell'esame alla Camera presso le commissioni riunite VI e X è stato esplicitato chiaramente che, nell'esercizio dell'attività odontoiatrica in forma societaria, deve essere garantito che tutte le prestazioni che formano oggetto della professione di odontoiatra, di cui all'articolo 2 della legge 409/1985, siano erogate esclusivamente dai soggetti in possesso dei titoli abilitanti di cui alla medesima legge 409/1985. Inoltre, con una modifica al comma 156 è stato reso da facoltativo ad obbligatorio lo svolgimento della funzione di direttore responsabile dei servizi odontoiatrici in una sola struttura facente capo a società operanti nel settore odontoiatrico.

Con riguardo al settore della distribuzione farmaceutica, i commi da 158 a 164:

consentono l'ingresso di società di capitale nella titolarità dell'esercizio della farmacia privata;

rimuovono il limite delle 4 licenze, attualmente previsto, in capo ad una identica società;

pongono il divieto di controllo, diretto o indiretto da parte di un medesimo soggetto, di una quota superiore al 20 per cento delle farmacie della medesima regione o provincia autonoma. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato è incaricata di assicurare il rispetto del divieto summenzionato, attraverso l'esercizio dei poteri di indagine, di istruttoria e di diffida ad essa attribuita dalla disciplina vigente;

sopprimono i requisiti soggettivi per la partecipazione alle società che gestiscono farmacie;

consentono che la direzione della farmacia gestita da una società sia affidata anche ad un farmacista che non sia socio;

stabiliscono l'incompatibilità della partecipazione alle società di capitale nella titolarità dell'esercizio della farmacia privata con l'esercizio della professione medica, confermano il vincolo di incompatibilità già vigente con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione ed informazione scientifica del farmaco e sopprimono il riferimento alle attività di intermediazione (distribuzione) del farmaco, le quali sembrerebbero diventare, di conseguenza, compatibili;

permettono, ai titolari delle farmacie ubicate nei comuni con popolazione inferiore a 6.600 abitanti, che risultino essere soprannumerarie per decremento della popolazione, di ottenere il trasferimento territoriale presso comuni della medesima regione. La domanda di trasferimento è ammessa verso i comuni che presentino un numero di farmacie inferiore a quello spettante.

Il trasferimento è concesso sulla base di una graduatoria regionale per titoli e previo il pagamento di una tassa di concessione governativa una tantum pari a 5.000 euro;

modificano la disciplina sulla partecipazione in forma associata ai concorsi per il conferimento di sedi farmaceutiche in riferimento all'obbligo di mantenimento della conseguente gestione associata, che passa da dieci a tre anni;

consentono la fornitura dei medicinali utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero oltre che, come già previsto, da parte dei produttori e dei grossisti, anche attraverso le farmacie.

Infine, in caso di modificazioni apportate al foglietto illustrativo di un farmaco, il comma 165 – inserito al Senato – consente la vendita al pubblico delle scorte, prevedendo che il cittadino scelga di poter

ritirare il foglietto sostitutivo in formato cartaceo o digitale. Il comma 166 consente, alle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, di prestare servizio aggiuntivo oltre gli orari e i turni

di apertura e chiusura stabiliti dalle autorità competenti.

Trasporti

Con riguardo ai servizi di trasporto pubblico locale, il comma 168 prevede l'obbligo per il concessionario di fornire un servizio di biglietteria telematica accessibile via internet.

A tutela degli utenti dei servizi di trasporto di linea, i commi 169 e 170 prevedono l'obbligo, per i concessionari ed i gestori di servizi di linea di trasporto passeggeri su gomma o rotaia e di trasporto marittimo di informare i passeggeri delle modalità per accedere alla carta dei servizi, consentendo loro di prendere cognizione delle ipotesi che danno titolo a fruire di rimborsi e indennizzi.

Si introduce inoltre l'obbligo per tali soggetti di prevedere che la richiesta di rimborso possa essere formulata dal passeggero immediatamente dopo la conclusione del viaggio e mediante la semplice esibizione del titolo di viaggio. Si prescrive pertanto ai concessionari e ai gestori di adeguare le proprie carte di servizio a tali nuove disposizioni Per quanto riguarda i servizi pubblici non di linea di noleggio con conducente, il comma 171 prevede che i velocipedi rientrino nelle tipologie di veicoli con i quali si possono effettuare tali servizi.

I commi 180-183, delegano poi il Governo ad adottare entro dodici mesi un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea (Taxi, NCC, e similari), definendo le procedure per l'adozione delle norme nonchè i seguenti principi e criteri direttivi:

a) funzione complementare e integrativa degli autoservizi pubblici non di linea rispetto ai trasporti pubblici di linea ferroviari, automobilistici, marittimi, lacuali e aerei;

b) adeguare l'offerta di servizi alle nuove forme di mobilità che si svolgono con applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l'interconnessione dei passeggeri e dei conducenti;

e) promuovere la concorrenza e stimolare più elevati standard qualitativi;

d) assicurare una miglior tutela del consumatore nella fruizione del servizio garantendo una consapevole scelta nell'offerta;

e) armonizzare le competenze regionali e degli enti locali in materia, al fine di definire comuni standard nazionali;

f) adeguare il sistema sanzionatorio, anche ai fini di contrasto di fenomeni di abusivismo.

Il comma 184 interviene in materia di locazione dei veicoli senza conducente per l'effettuazione di attività di trasporto di viaggiatori, da parte di imprese iscritte al Registro Elettronico Nazionale degli autotrasportatori.

I commi 185-188 delegano il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, decreti legislativi per disciplinare l'installazione sui veicoli delle cosiddette «scatole nere» o altri dispositivi elettronici similari, definendone principi e criteri direttivi, tra cui la progressiva estensione di tali dispositivi, senza oneri per i cittadini, la definizione di standard, la portabilità e la tutela dei dati personali.

I commi 189-193 prevedono misure per favorire lo sviluppo del sistema logistico nazionale, attraverso la creazione di un unico sistema di monitoraggio. Il comma 189 prevede a tale fine l'istituzione, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del Sistema nazionale di monitoraggio della logistica (SiNaMoLo). Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Agenzia per l'Italia digitale, saranno definite entro dodici mesi le modalità di attuazione di tale Sistema, assicurando il coordinamento dei diversi soggetti coinvolti (comma 190), nonché gli standard e i protocolli di comunicazione di trasmissione dei dati.

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9) Società sportive dilettantistiche: nuovi obblighi, DM in Gazzetta Ufficiale

Defibrillatori, regole più strette per l’attività sportiva dilettantistica, chiariti una serie di obblighi su dotazione ed impiego dei defibrillatori da parte delle società sportive dilettantistiche.

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta ufficiale n. 149 del 28 giugno 2017, il DM del 26 giugno 2017 che è intervenuto a dissipare i dubbi lasciati dall’allegato E al Dm del 24 aprile 2013.

L'obbligo di dotazione e impiego di defibrillatori semiautomatici ed eventuali altri dispositivi salvavita di cui all'articolo 7, comma 11, del Dl 158/2011 si intende assolto, da parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche, a due condizioni: nell’impianto sportivo che viene usato ci deve essere almeno un defibrillatore semiautomatico e una persona in grado di usarlo durante le gare. Ad assicurarsi che ci siano queste condizioni sono le stesse associazioni e le società sportive dilettantistiche.

La mancanza del defibrillatore semiautomatico o a tecnologia più avanzata determina l'impossibilità di svolgere le attività sportive da parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche.

Attività sportive fuori dagli impianti

Questi obblighi non si applicano alle attività sportive a ridotto impegno cardiocircolatorio e attività sportive svolte al di fuori degli impianti sportivi anche quando organizzate dalle associazioni e società sportive dilettantistiche.

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10) Definizione del contenzioso sui tributi comunali: nota IFEL

La definizione del contenzioso sui tributi comunali - Nota di approfondimento IFEL sull’articolo 11 del dl 50 e schemi di provvedimenti.

IFEL ha pubblicato una nota di approfondimento sulle modalità di applicazione ai tributi locali della definizione agevolata delle liti pendenti in ogni grado di giudizio recata dall'articolo 11 del Dl n. 50 del 2017, convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96. Si tratta di norma fortemente voluta da Anci, che estende ai tributi locali lo strumento di definizione agevolata inizialmente riservato alle sole controversie sui tributi erariali e che presenta qualche problematica sulla quale gli amministratori e gli operatori comunali sono chiamati a misurarsi nelle prossime settimane.

Vincenzo D’Andò