Diario quotidiano del 29 giugno 2017: un riassunto della riforma del Terzo Settore

Pubblicato il 29 giugno 2017



1) Condomini: entro il 30 giugno 2017 si versano le ritenute cumulative
2) Non profit: ecco tutte le novità in arrivo sul Terzo settore
3) Gli associati non sono soggetti all’INAIL
4) Favor rei applicabile in automatico
5) Antiriciclaggio: le nuove sanzioni saranno in vigore dal 4 luglio 2017
6) Con il possesso dell’auto storica, ok al redditometro
7) La notifica della cartella, via PEC
8) Dal 1° luglio 2017 con il modello F24 ELIDE si pagano le imposte e tasse ipotecarie, oltre ai tributi speciali
9) Le nuove prestazioni occasionali non interessano quelle disciplinate dall’art. 2222 c.c.
10) Mobilità in deroga con accertamento di sostenibilità finanziaria
CT_Facebook_Cover_828x3151) Condomini: entro il 30 giugno 2017 si versano le ritenute cumulative 2) Non profit: ecco tutte le novità in arrivo sul Terzo settore 3) Gli associati non sono soggetti all’INAIL 4) Favor rei applicabile in automatico 5) Antiriciclaggio: le nuove sanzioni saranno in vigore dal 4 luglio 2017 6) Con il possesso dell’auto storica, ok al redditometro 7) La notifica della cartella, via PEC, è comunque valida se il contribuente ne abbia compreso il contenuto 8) Dal 1° luglio 2017 con il modello F24 ELIDE si pagano le imposte e tasse ipotecarie, oltre ai tributi speciali 9) Le nuove prestazioni occasionali non interessano quelle disciplinate dall’art. 2222 c.c. 10) Mobilità in deroga con accertamento di sostenibilità finanziaria *****

1) Condomini: entro il 30 giugno 2017 si versano le ritenute cumulative

Scade domani (30 giugno 2017) il nuovo adempimento, introdotto dalla legge di Bilancio 2017 per i condomini, tenuti in ogni caso al versamento della ritenuta d’acconto anche quando l’ammontare dell’importo del pagamento dei corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi non è superiore a 500 euro. Al fine di evitare l’applicazione di sanzioni amministrative, il pagamento deve essere eseguito con modalità tracciabili o mediante conti correnti bancari o postali, ovvero mediante altre modalità che consentano il controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Il condominio, in qualità di sostituto d’imposta, è tenuto a operare, al momento del pagamento, una ritenuta del 4% a titolo di acconto dell’imposta dovuta sui corrispettivi, per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi effettuate nell’esercizio di impresa. La ritenuta, generalmente, va versata con F24 entro il 16 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata.

Con un’aggiunta all’articolo 25-ter del Dpr 600/73, la legge di Bilancio 2017 (articolo 1, comma 36) ha previsto, dal 1° gennaio 2017, che il versamento della ritenuta non va più effettuato entro il 16 del mese successivo se l’importo da versare per uno specifico condominio è al di sotto di 500 euro. Quindi, se l’importo delle ritenute è inferiore a tale soglia, il versamento dovrà essere effettuato entro il 30 giugno e il 20 dicembre. In caso di superamento del limite, invece, il versamento rimane al 16 del mese successivo a quello di effettuazione della ritenuta.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 8/E del 7 aprile 2017 (punto 2), ha spiegato che per calcolare la soglia si devono sommare mese dopo mese le ritenute e pagarle nel primo mese successivo a quello in cui la soglia viene superata. Ad es., se a febbraio sono state effettuate ritenute per 400 euro e a marzo altre ritenute per 400 euro, il totale di 800 euro supera la soglia e fa scattare il versamento entro il 16 aprile.

Ultimo aspetto chiarito riguarda l’obbligatorietà o meno delle nuove tempistiche di versamento. Le Entrate spiegano che il condominio può tranquillamente continuare a effettuare il pagamento delle ritenute (anche se di importo inferiore a 500 euro) secondo le scadenze ordinarie, senza incorrere in sanzioni.

Invece, non è stato ancora chiarito quale periodo vada indicato nel modello F24. Ciò poiché dai successivi controlli automatizzati sui modelli F24 potrebbero poi arrivare ai contribuenti sanzioni che, invero, non sono dovute. Certo che se l’ultima ritenuta versata sia relativa al mese di maggio, sicuramente indicando, come mese, il dato 05, anche formalmente il modello F24 sarebbe immune dai successivi controlli automatizzati.

Tuttavia, c’è chi sostiene che le ritenute, anche se sotto 500 euro, vadano indicate nel modello F24 cumulativo, in maniera analitica, mese per mese.

Quindi, ad esempio nel modello F24 da presentare entro il 30 giugno 2017, si esporrebbero i dati nel modo seguente (utilizzando, quindi, tre righi):

(Come è noto, i codici con riferimento ai pagamenti in relazione a contratti di appalto, del 4%, sono: 1019: per percipienti del corrispettivo soggetti passivi Irpef; 1020: per percipienti del corrispettivo soggetti passivi Ires)

Codice tributo: 1019, periodo di riferimento: 01/2017, importo € 120,00

Codice tributo: 1019, periodo di riferimento: 02/2017, importo € 140,00

Codice tributo: 1019, periodo di riferimento: 04/2017, importo € 160,00

Totale F24 di € 420,00 da versare entro il 30 giugno 2017.

La scelta (indicazione cumulativa in solo rigo del Modello F24 utilizzando il mese 05/2017 oppure analitica in più righi dello stesso modello), quindi, resta affidata a coloro che dovranno, loro malgrado, compilare tali modelli F24 (tutto questo per l’assenza ad oggi di istruzioni ministeriali in tal senso).

******

2) Non profit: ecco tutte le novità in arrivo sul Terzo settore

Il Codice riordina tutta la normativa riguardante gli enti del Terzo settore. Come è noto, il Consiglio dei ministri del 12 maggio 2017, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, ha approvato, in esame preliminare, lo schema di decreto recante Codice del Terzo settore, di attuazione della legge delega 106/2016 per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.

In conformità con quanto disposto dall’articolo 1, co. 5, della legge delega 106/2016, lo schema di decreto recante Codice del Terzo settore, corredato dalla relazione illustrativa e dalla relazione tecnica, è stato trasmesso alle Camere il 19 maggio 2017 (ma assegnato alle Commissioni competenti il 22 maggio 2017), entro il quarantacinquesimo giorno antecedente il termine per l'esercizio della delega (3 luglio 2017), perché su di esso siano espressi, entro trenta giorni dalla data di trasmissione, i pareri delle rispettive commissioni competenti per materia e per i profili finanziari. Decorso il termine previsto per l'espressione dei pareri (21 giugno 2017), il decreto può essere comunque adottato.

In attuazione della delega contenuta nell’articolo 1, co. 2, lett. b), della legge 106/2016, lo schema in esame provvede “al riordino e alla revisione organica della disciplina speciale e delle altre disposizioni vigenti relative agli enti del Terzo settore, compresa la disciplina tributaria applicabile a tali enti, mediante la redazione di un apposito codice del Terzo settore”. Il Codice intende dunque configurarsi come uno strumento unitario in grado di garantire la “coerenza giuridica, logica e sistematica” di tutte le componenti del Terzo settore (art. 2, comma 1, lett. d) della legge delega 106/2016).

I principi e i criteri direttivi per la redazione del Codice del Terzo settore sono contenuti nell’art. 4 della legge delega.

Il Codice riordina tutta la normativa riguardante gli enti del Terzo settore al fine di “sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione dei principi costituzionali”.

Lo schema di decreto legislativo si compone di 104 articoli suddivisi in dodici titoli.

Titolo I (articoli da 1 a 3)

Il Titolo I (articoli da 1 a 3) fornisce la definizione normativa del Terzo settore precisandone le finalità proprie (finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale) e delimita il campo di applicabilità delle disposizioni dello stesso Codice, chiarendo che queste si utilizzano, ove non derogate ed in quanto compatibili, anche per gli enti del Terzo settore regolati da una disciplina particolare. Inoltre, agli enti del Terzo settore si applicano, in quanto compatibili, le norme del Codice civile e le relative disposizioni di attuazione nel caso di lacune di previsione accertate nel Codice, previa verifica di compatibilità. Infine, si specifica che le disposizioni del Codice non si applicano alle fondazioni bancarie, alle quali sono riferibili soltanto le disposizioni raccolte nel Capo II del Titolo VIII, riferite ai Centri di servizio per il volontariato.

Titolo II (articoli da 4 a 16):

Il Titolo II (articoli da 4 a 16):

- delimita il perimetro del Terzo settore, enumerando gli enti che ne fanno parte individuati in: organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative e società di mutuo soccorso. Viene inserita in tale perimetro la nozione di ente del terzo settore definito come “ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione, per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi” (art. 4);

- razionalizza i settori delle attività di interesse generale attraverso la compilazione di un elenco unico, con il tentativo di fondere la normativa attualmente prevista ai fini fiscali con quella prevista ai fini civilistici. Introduce nuovi settori di attività, fra i quali si segnalano:

commercio equo e solidale; comunicazione a carattere comunitario;

alloggio sociale; accoglienza umanitaria ed integrazione sociale di stranieri; agricoltura sociale; adozioni internazionali; riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata. Viene inoltre prevista la possibilità di aggiornare l’elenco delle attività di interesse generale con D.P.C.M. da adottarsi su proposta dei ministri lavoro/MEF, acquisito il parere delle commissioni parlamentari competenti (art. 5). Le attività di interesse generale possono essere finanziate anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva (art. 7);

- prevede, accanto all’ esercizio delle attività di interesse generale, l’esercizio di attività diverse (art. 6) e la possibilità di costituire uno o più patrimoni destinati ad uno specifico affare (art. 10);

- integra la nozione vigente di distribuzione indiretta (art. 8);

- prescrive l’obbligo, per gli enti del Terzo settore, di iscriversi nel Registro unico nazionale del Terzo settore e di indicare gli estremi dell’iscrizione negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico;

- introduce l’obbligo, per tutti gli enti del Terzo settore, di redazione del bilancio. Fanno eccezione gli enti con ricavi/entrate/rendite o proventi al di sotto dei 220.000 euro che possono redigere il rendiconto di cassa;

- prevede l’adozione, con decreto, di Linee guida in materia di bilancio sociale e di valutazione di impatto sociale dell’attività svolta dagli enti del Terzo settore. In base alla loro dimensione (ricavi/rendite/proventi o entrate superiori ad 1 milione di euro), gli enti del Terzo settore saranno chiamati a pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale, redatto secondo le linee guida, anche ai fini della valutazione ell’impatto sociale delle attività svolte (art. 14);

- vincola gli enti del Terzo settore con entrate o ricavi superiori ai 50mila euro a pubblicare annualmente ed aggiornare nel proprio sito Internet, o nel sito Internet della rete associativa cui aderiscono, gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati (art. 14);

- opera il rafforzamento della lotta al dumping contrattuale a danno del settore cooperativo e garantisce l'assenza degli scopi lucrativi attraverso il principio di proporzionalità tra i diversi trattamenti economici dei lavoratori dipendenti in base al quale, in ciascun ente, la differenza retributiva tra lavoratori non può essere superiore al rapporto di uno a sei, da calcolarsi sulla base della retribuzione annua lorda (art. 16).

Titolo III (articoli da 17 a 19)

Il Titolo III (articoli da 17 a 19) reca la definizione dello status del volontario e norme volte a favorire la promozione e il riconoscimento della cultura del volontariato in ambito scolastico e lavorativo. Ai fini del Codice, il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà. Le spese sostenute dal volontario possono essere rimborsate anche a fronte di una autocertificazione, purché non superino l’importo di 10 euro giornalieri e 150 euro mensili e l’organo sociale competente deliberi sulle tipologie di spese e le attività di volontariato per le quali è ammessa questa modalità di rimborso. Gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari nello svolgimento delle attività di interesse generale, devono darne conto in un apposito registro.

Titolo IV (artt.20-31)

Il Titolo IV (artt.20-31), concernente le associazioni e le fondazioni del Terzo settore, dispone in attuazione della delega di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a) della legge n. 106/2016, relativa alla “revisione della disciplina del titolo II del libro primo del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute” .

Con riferimento a tale disposizione, l'art. 3 della l. 106/2016 detta appositi principi e criteri direttivi per la revisione del titolo II del libro primo del codice civile.

Il Titolo in esame reca:

- disposizioni generali volte a definire l'ambito di applicazione del Titolo medesimo;

- la disciplina della costituzione delle associazioni e fondazioni del Terzo settore che prevede nuove procedure di acquisizione tramite notaio per la verifica dell’esistenza dei requisiti (un patrimonio minimo per associazioni pari a 15.000 euro e per le fondazioni pari a 30.000 euro, anche in beni diversi dal denaro);

- la disciplina del loro ordinamento e della loro amministrazione.

Titolo V (artt. 32-44)

Il Titolo V (artt. 32-44) è dedicato agli enti del Terzo settore destinatari di una disciplina particolare, ovvero, nell'ordine proposto: alle Organizzazioni di volontariato (ODV), alle Associazioni di promozione sociale (APS), agli enti filantropici, alle imprese sociali, alle reti associative ed infine alle società di mutuo soccorso. L'individuazione delle categorie corrisponde all'assetto normativo attuale - scompare la specifica categoria del diritto tributario qualificata come ONLUS - con l’ulteriore riconoscimento quali enti del Terzo settore di:

- enti filantropici costituiti in forma di associazione riconosciuta o di fondazione con la finalità di erogare denaro, beni o servizi, anche di investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale;

- reti associative costituite in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, che associano, anche indirettamente attraverso gli enti adesse aderenti, un numero non inferiore a 500 enti del Terzo settore, o, in alternativa, almeno 100 fondazioni del Terzo settore, le cui sedi legali o operative siano presenti in almeno cinque regioni o province autonome. Le reti associative hanno il compito di svolgere attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti del Terzo settore loro associati e delle loro attività di interesse generale, anche allo scopo di promuoverne ed accrescerne la rappresentatività presso i soggetti istituzionali. Possono promuovere partenariati e protocolli di intesa con le pubbliche amministrazioni e con soggetti privati. Le reti esercitano, tra le altre, anche l’attività di monitoraggio dell’attività degli enti ad esse associati, anche sottoforma di autocontrollo e di assistenza tecnica, eventualmente anche con riguardo al loro impatto sociale, e predispongono una relazione annuale al Consiglio nazionale del Terzo settore.

- società di mutuo soccorso, che continuano ad essere disciplinate dalla legge 3818/1886. Alle società di mutuo soccorso già esistenti alla data di entrata in vigore del Codice, viene concesso di trasformarsi, entro i successivi tre anni da tale data, in associazioni del Terzo settore o in associazioni di promozione sociale mantenendo il proprio patrimonio.

- Per quanto riguarda le ODV e le APS, vengono posti dei parametri quantitativi per la loro formazione: infatti, devono essere composte da un numero non inferiore a nove volontari/persone fisiche o da cinque organizzazioni/associazioni. Per quanto riguarda le prestazioni lavorative, nelle ODV il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al venti per cento del numero dei volontari; nelle APS il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al venti per cento del numero dei volontari o al cinque per cento del numero degli associati.

- Il commercio equo e solidale e l’agricoltura sociale sono esclusi dai settori di attività delle ODV e delle APS.

Titolo VI (artt. da 45-54)

Il Titolo VI (artt. da 45-54), attuativo della delega contenuta all’art. 4, co. 1, lett. m) della legge 106/2016, disciplina l’istituzione ed il funzionamento a regime, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Registro unico nazionale del Terzo settore, suddiviso in specifiche sezioni, ciascuna delle quali è dedicata ad una delle categorie di enti definite dal Codice. Il Registro unico nazionale supera la molteplicità attuale di registri (nazionale e delle regioni e province autonome per la legge 383/2000 in materia di APS, delle regioni e delle province in materia di ODV, istituiti e disciplinati rispettivamente da norme nazionali e regionali). Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali può istituire con proprio decreto nuove sezioni o sottosezioni o modificare le sezioni esistenti. Il Registro è gestito operativamente e con modalità informatiche su base territoriale, da ciascuna Regione e Provincia autonoma, che, a tal fine, individua entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del Codice, una struttura indicata come Ufficio del Registro unico nazionale del Terzo settore. L’Ufficio del Registro, all’atto della registrazione di quegli enti del Terzo settore che devono anche avvalersi del revisore legale dei conti (associazioni, riconosciute o non riconosciute, e fondazioni del Terzo settore di grandi dimensioni), deve acquisire la relativa informazione antimafia. Grazie all’iscrizione, tutti gli enti possono accedere ai benefici, non solo di carattere tributario, ad essi riservati. Oltre alle modalità di iscrizione, aggiornamento dei dati, cancellazione e migrazione in altra sezione degli enti interessati, la disciplina assoggetta ciascuno degli enti iscritti al Registro ad una revisione periodica almeno triennale finalizzata alla verifica della permanenza dei requisiti richiesti. L’attuazione completa del Registro è prevista entro un anno dall’entrata in vigore del Codice.

Entro tale termine, un decreto ministeriale, previa intesa in Conferenza Stato-regioni, definisce la procedura per l’iscrizione nel Registro e individua i documenti da presentare e le modalità di deposito degli atti, unitamente alle regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione ela gestione del Registro nonché le sue modalità di comunicazione con il Registro delle Imprese con riferimento alle imprese sociali e agli altri enti del Terzo settore iscritti in quest’ultimo. Le Regioni e le Province autonome entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale disciplinano con proprie leggi i procedimenti per l'emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione degli enti del Terzo settore, e sulla base della struttura informatica unitaria rendono operativo il Registro unico.

Titolo VII (artt. 55-57)

Il Titolo VII (artt. 55-57) dispone dei rapporti degli enti del Terzo settore con gli enti pubblici.

Fondamentalmente viene confermata la disciplina prevista a normativa vigente salvo alcuni adattamenti conseguenti alla regolamentazione unitaria del settore. Il tema viene affrontato nelle diverse fasi in cui si possono concretizzare forme relazionali tra la pubblica amministrazione e gli enti del Terzo settore, dalla fase di programmazione, a quella di progettazione fino a quella di attuazione dell’intervento.

Come evidenziato nella relazione illustrativa il coinvolgimento degli enti del Terzo settore nelle fasi indicate deve rispondere alla duplice esigenza di favorire processi e strumenti di partecipazione che possano accrescere la qualità delle scelte finali, ferme restando le prerogative proprie dell’Amministrazione procedente in ordine a tali scelte.

Il Titolo in esame quindi:

- prevede che le amministrazioni pubbliche, nell’esercizio delle proprie funzioni di programmazione ed organizzazione a livello territoriale delle attività di interesse generale, coinvolgano attivamente gli enti del Terzo settore mediante forme di co-programmazione e coprogettazione;

- disciplina la conclusione di convenzioni tra le pubbliche amministrazioni e le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, per lo svolgimento, in favore di terzi, di attività di interesse generale;

- disciplina l’affidamento in convenzione alle organizzazioni di volontariato dei servizi di trasporto sanitario di emergenza e urgenza.

Titolo VIII (artt. 58-76)

Il Titolo VIII (artt. 58-76) reca le norme per la promozione ed il sostegno degli enti del Terzo settore: il Capo I prevede la disciplina del Consiglio nazionale del Terzo settore di nuova istituzione, (presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e presieduto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali o da un suo delegato), e a) risorse invariate, in base al dispositivo di delega previsto all’art. 5, co. 1, lett. g) della L. 106/2016; il Capo II disciplina i Centri di servizio per il volontariato (CSV), dando attuazione alla revisione del sistema di tali centri, secondo quanto previsto dal dispositivo di delega di cui all’art. 5, co. 1, lett. e) e prevedendo per essi specifiche forme di finanziamento e determinati compiti e funzioni. Viene inoltre disposto per il sistema dei CSV un nuovo modello di governance, in coerenza con il dispositivo di delega di cui alla lett. f) del citato comma 1 dell’art. 5, che prevede una revisione dell’attività di programmazione e controllo di compiti e gestione dei CSV, svolta mediante organismi regionali o sovraregionali (OTC) tra loro coordinati sul piano nazionale (ONC).

Il Capo III (artt. 67-71) prevede ulteriori specifiche misure aventi la funzione di sostegno per gli enti del terzo settore.

Il Capo IV (artt. 72-76) dispone in tema di risorse finanziarie. Esso è diretto ad attuare le disposizioni di cui all’articolo 9, comma 1, della legge n. 106/2016, che demanda alla legislazione delegata il degli enti del Terzo settore, nonché ad istituire un nuovo strumento finanziario presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Titolo IX (artt. 77-78)

Il Titolo IX (artt. 77-78) disciplina i titoli di solidarietà degli enti del terzo settore nonché le altre forme di finanza sociale. In sintesi, il titolo in esame:

- prevede che le banche italiane, comunitarie ed extracomunitarie autorizzate ad operare in Italia possano emettere obbligazioni e altri titoli di debito nonché certificati di deposito con l'obiettivo di sostenere le attività istituzionali degli enti del Terzo settore.;

- disciplina il regime fiscale del c.d. social lending al fine di favorire la raccolta di capitale di rischio assoggettando, per il tramite di una ritenuta a titolo d'imposta, la remunerazione del capitale al medesimo trattamento fiscale previsto per i titoli di Stato.

Titolo X (artt. 79-89)

Il Titolo X (artt. 79-89) disciplina il regime fiscale degli enti del Terzo settore, in attuazione della disposizione di delega di cui all’articolo 9, comma 1, della legge n. 106/1989, allo scopo di operare, una semplificazione ed armonizzazione, nel rispetto della normativa dell’Unione europea, del quadro legislativo attuale, caratterizzato da un’estrema frammentazione, con una pluralità di disposizioni che si sono stratificate nel tempo.

Esso, tra l’altro:

- dispone l’applicazione agli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese sociali, del regime fiscale previsto dal Titolo X del Codice in esame, che reca specifiche misure di sostegno. Agli stessi enti si applicano inoltre le norme del TUIR relative all’IRES, in quanto compatibili;

- fornisce dettagliati criteri per determinare la natura commerciale o non commerciale degli enti del Terzo settore, tenendo conto delle attività da essi svolte e delle modalità operative concretamente impiegate;

- introduce un regime fiscale opzionale per la determinazione del reddito d'impresa degli enti non commerciali del Terzo settore (vale a dire quegli enti che svolgono in via esclusiva o prevalente attività di interesse generale) basato sui coefficienti di redditività (una percentuale variabile che si applica al reddito imponibile su cui viene poi calcolata l’imposta). Il nuovo regime è costruito sulla falsariga del regime forfetario degli enti non commerciali, disciplinato dall’articolo 145 del Tuir;

- prevede un credito d'imposta per coloro che effettuano erogazioni liberali in denaro a favore degli enti del Terzo settore non commerciali, che abbiano presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni confiscati alla criminalità organizzata, assegnati ai suddetti enti;

- reca disposizioni relative al trattamento fiscale degli enti del Terzo settore, con l'applicazione di ulteriori benefici non previsti dalle previgenti norme tributarie. Sono chiariti la misura dell'incentivo, le relative modalità di fruizione e gli obblighi pubblicitari a carico dei beneficiari; si affida a un provvedimento di rango secondario (decreto ministeriale) il compito di individuare le modalità di attuazione delle agevolazioni in esame;

- introduce una disciplina unitaria per le deduzioni e detrazioni previste per chi effettua erogazioni liberali a favore di enti del Terzo settore non commerciali e di cooperative sociali. Spetta una detrazione IRPEF pari al 30% degli oneri sostenuti per le erogazioni liberali in danaro o in natura, per un importo complessivo non superiore a 30.000 euro in ciascun periodo di imposta. Essa è incrementata al 35% per le erogazioni a favore delle organizzazioni di volontariato. Analogamente, si prevede una deduzione nei limiti del 10% del reddito complessivo dichiarato da enti e società. Sono previste agevolazioni fiscali anche per le cessioni di derrate alimentari, prodotti farmaceutici ed altri prodotti a favore degli enti pubblici e degli enti del Terzo settore aventi natura non commerciale, nonché per le cessioni dei cd. beni difettati;

- disciplina il regime tributario delle associazioni di promozione sociale, iscritte nell’apposita sezione speciale del Registro unico nazionale del Terzo settore, in sostanziale continuità con le vigenti norme (articolo 148 del TUIR e legge 7 dicembre 2000, n. 383), con alcuni interventi di aggiornamento e razionalizzazione. La norma specifica quali attività, ai fini delle imposte sui redditi, sono considerate non commerciali se svolte dalle APS e quali si considerano comunque commerciali;

- esenta dall’IRES i redditi degli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività non commerciale da parte delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato;

- disciplina il regime tributario delle associazioni di promozione sociale, iscritte nell’apposita sezione speciale del Registro unico nazionale del Terzo settore, in sostanziale continuità con le vigenti norme, con alcuni interventi di aggiornamento e razionalizzazione.

- prevede per le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale la possibilità di applicare un regime forfettario, con contabilità semplificata, per le attività commerciali esercitate, a condizione di non superare il limite di ricavi di 130.000 euro nel periodo d’imposta precedente.

Titolo XI (artt. 90-97)

Il Titolo XI (artt. 90-97), disciplina la materia dei controlli e del coordinamento. In sintesi il titolo in esame:

- assegna all'Ufficio del Registro Unico nazionale del Terzo settore il compito di esercitare controlli e poteri sulle fondazioni del Terzo settore;

- dispone in tema di sanzioni a carico dei rappresentanti legali e dei componenti degli organi amministrativi;

- demanda al Ministero del lavoro e delle politiche sociali lo svolgimento di una serie di attività di monitoraggio, vigilanza e controllo, miranti a garantire l'uniforme applicazione della disciplina degli enti del Terzo Settore e l'effettuazione dei relativi controlli, identificandone e disciplinandone il relativo oggetto;

- disciplina i controlli di natura fiscale;

- prevede che la funzione di vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali sul funzionamento del sistema di registrazione degli enti del Terzo settore e sul sistema dei controlli è finalizzata ad assicurare uniformità tra i registri regionali all'interno del Registro unico nazionale nonché la corretta osservanza delle disposizioni del Codice del Terzo settore;

- prevede l'adozione di un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'interno, per attuare alcune delle prescrizioni in materia di vigilanza, di controlli e di monitoraggio contenute nel presente schema di decreto legislativo;

- prevede l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di una Cabina di regia, con il compito di coordinare le politiche di governo e le azioni di promozione e di indirizzo delle attività degli enti del Terzo settore, in raccordo con i ministeri competenti.

Titolo XII (artt. 98-100)

Il Titolo XII (artt. 98-100) detta le disposizioni transitorie e finali.

In sintesi il Titolo in esame:

- introduce nel codice civile un nuovo articolo, numerato 42-bis, che disciplina trasformazioni, fusioni e scissioni concernenti il Terzo settore;

- dispone che l'Associazione Croce Rossa Italiana, e i relativi comitati territoriali, vengano iscritti nella sezione del Registro unico nazionale del Terzo settore dedicata alle organizzazioni di volontariato, e non nella sezione dedicata alle associazioni di promozione sociale.

Pertanto, all’Associazione Croce rossa, e ai relativi comitati territoriali, non viene più consentita l’utilizzazione delle risorse destinate alle APS;

- inserisce gli enti del terzo Settore (ETS) non commerciali nell'elenco dei soggetti della cooperazione allo sviluppo, al posto delle ONLUS;

- prevede che nelle more dell'adozione dei decreti che recheranno linee guida e modulistica concernenti rispettivamente la raccolta dei fondi, le scritture contabili e di bilancio ed i bilanci sociali degli enti del Terzo settore, si applicano le linee guida già esistenti elaborate - a suo tempo - dall'Agenzia del Terzo settore;

- detta la disciplina transitoria, dispone sulle abrogazioni della vigente normativa, sulla copertura finanziaria del provvedimento, e sull’entrata in vigore modulata diversamente per i diversi articoli del provvedimento.

******

3) Gli associati non sono soggetti all’INAIL

Gli associati dello studio professionale non sono soggetti all’assicurazione contro gli infortuni. Non vi può, dunque, essere omissione di assoggettamento a contribuzione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15971 del 27 giugno 2017, secondo cui l’art. 17, c. 6, lett. a), L. 109/1994, li parifica, sul piano previdenziale, ai liberi professionisti.

La Suprema Corte, conferma quanto già pronunciato dalla Consulta lo scorso anno nell0ordinanza n. 25/2016, in tema di infortuni sul lavoro e malattie professionali, assicurazione obbligatoria - vale a dire che in capo ai membri di studi professionali associati, benché vincolati dalla dipendenza funzionale, non vi è obbligo assicurativo contro gli infortuni e la malattia da dover rispettare.

In alcun luogo le norme vigenti contemplano l'assoggettamento a contribuzione INAIL delle associazioni professionali - laddove, invece, l’Istituto pretendeva un versamento di premi assicurativi - così come non lo contemplano per il mero libero professionista.

******

4) Favor rei applicabile in automatico

Il Favor rei si applica senza che sia necessario fornire spiegazioni. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 15978 del 27 giugno 2017, cambiando il precedente orientamento, ha accolto il motivo avanzato dalla società ricorrente diretto ad ottenere l’applicazione del principio del favor rei.

La vicenda riguarda l’accertamento da studi di settore, con l’applicazione di sanzioni più favorevoli in base allo ius superveniens del D.Lgs. n. 158/2016.

La Cassazione ammette tale possibilità bocciando il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate.

La Suprema Corte ricorda che, nella sentenza 20141/2016, è stato affermato che non è sufficiente la deduzione in sede di legittimità dello jus superveniens, ma occorre dare effettiva dimostrazione su come il favor rei possa operare, per ottenere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata.

Ma detto orientamento, secondo l’ordinanza n. 15978/2017, va considerato come minoritario e non appropriato per limitare l’uso del favor rei.

Deve essere quindi accolta l’istanza presentata dal ricorrente per il trattamento più favorevole nell’applicazione delle sanzioni previsto dal decreto legislativo n. 158/2015, normativa sopravvenuta la cui applicabilità in pendenza del giudizio di cassazione è disposta dall’art. 32, comma 1 del detto decreto.

Quindi, in applicazione del favor rei, va applicato il trattamento più favorevole derivante dallo jus superveniens qualora vi sia ancora il processo pendente e non vi sia definitività della sentenza impugnata.

A favore di tale orientamento si consideri inoltre che il principio del favor rei è rilevabile d’ufficio ed è prevalente sulle preclusioni processuale, il che osta con la tesi secondo cui deve essere spiegato come esso operi.

Ciò nonostante, la Corte, nel pronunciare sul ricorso della contribuente, ne deve accogliere l’istanza, in esso formulata, di applicazione, con riferimento all’irrogazione delle sanzioni di cui all’avviso di accertamento impugnato, del trattamento più favorevole di cui al d. lgs. 24 settembre 2015, n. 158, normativa sopravvenuta alla pronuncia in esame, la cui applicabilità in pendenza del presente giudizio, è consentita dall’art. 32, comma 1 del citato decreto, come modificato dall’art. 1, comma 133, della l. 28 dicembre 2015, n. 208, in conformità all’indirizzo di questa Corte, secondo cui, in applicazione del principio del favor rei, trova applicazione il trattamento più favorevole assicurato dallo ius superveniens, a condizione che, come nella fattispecie in esame, vi sia un giudizio ancora in corso ed il provvedimento impugnato non sia quindi divenuto definitivo (cfr. Cass. sez. 5, 21 dicembre 2016, n. 26479; Cass. sez. 5, 9 agosto 2016, n. 16679; Cass. sez. 5, 24 luglio 2013, n. 17972; Cass. sez. 5, 31 marzo 2008, n. 8243). Rispetto a detto orientamento il precedente indicato in senso contrario nella proposta del relatore (Cass. sez. 5, 7 ottobre 2016, n. 20141), secondo cui non sarebbe all’uopo sufficiente la mera deduzione in sede di legittimità dello ius superveniens, senza altra precisazione con riferimento al caso concreto, ad imporre la cassazione con rinvio della sentenza impugnata, appare minoritario e non idoneo a restringere con adeguato supporto l’ambito di applicazione del principio del favor rei.

Nei termini sopra indicati il ricorso va pertanto accolto, con conseguente cassazione della sentenza impugnata, con riferimento all’irrogazione delle sanzioni e rinvio alla CTR della Sicilia - sezione staccata di Catania - in diversa composizione, per l’applicazione del trattamento sanzionatorio più favorevole derivante dall’entrata in vigore, in pendenza del giudizio, del d. lgs. n. 158/2016.

******

5) Antiriciclaggio: le nuove sanzioni saranno in vigore dal 4 luglio 2017

Ai fini dell’antiriciclaggio, le nuove misure sanzionatorie saranno in vigore dal 4 luglio 2017

La riforma della particolare disciplina di cui al D.Lgs. n. 90/2017 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2017) ha modificato anche il sistema delle sanzioni amministrative. In particolare, il nuovo decreto, emanato in attuazione della cd. IV Direttiva (Direttiva n. 2015/849), sostituisce interamente il Capo II del Titolo V del D.Lgs. n. 231/2007 dedicato appunto alle “Sanzioni amministrative”.

Questo solo le sanzioni che saranno applicate da tale data ai soggetti obbligati che violeranno le norme amministrative (violazioni più comuni):

Inosservanza degli obblighi di adeguata verifica e dell’obbligo di astensione

Chi compie le operazioni o esegue la prestazione professionale e omette di acquisire e verificare i dati identificativi e le informazioni sul cliente, sul titolare effettivo, sull'esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 2.000 euro. Nelle ipotesi di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 50.000 euro (ai fini della valutazione della gravità si considerano: l’intensità e il grado dell’elemento soggettivo; il grado di collaborazione con le autorità; la rilevanza ed evidenza dei motivi del sospetto; la reiterazione e diffusione dei comportamenti).

Inosservanza degli obblighi di conservazione

La sanzione pari a 2.000 euro è applicata anche in caso di ritardata o mancata, in tutto o in parte, conservazione dei dati, dei documenti e delle informazioni. Anche in a tal caso, se le violazioni sono gravi,ripetute, sistematiche o plurime, si applica la sanzione da 2.500 a 50.000 euro.

Inosservanza delle disposizioni relative all’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette

Sempre che il fatto non costituisca reato, ai soggetti obbligati che omettono di effettuare la segnalazione di operazioni sospette, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 3.000 euro (in caso di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 30.000 a 300.000 euro). La sanzione si applica al personale dei soggetti obbligati tenuto alla comunicazione o alla segnalazione (in via esclusiva o concorrente con l’ente presso cui operano) dell’omessa segnalazione di operazione sospetta. Se le violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime producono un vantaggio economico, l’importo massimo della sanzione è elevato: i) fino al doppio dell'ammontare del vantaggio medesimo, qualora detto vantaggio sia determinato o determinabile e, comunque, non sia inferiore a 450.000 euro; ii) fino ad un milione di euro, qualora il predetto vantaggio non sia determinato o determinabile. Ai soggetti obbligati che, con una o più azioni od omissioni, commettono, anche in tempi diversi, una o più violazioni della stessa o di diverse norme in materia di adeguata verifica della clientela e di conservazione, da cui derivi, come conseguenza immediata e diretta, l'inosservanza dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta, si applicano unicamente le sanzioni previste per tale ultima violazione. Ai soggetti obbligati che omettono di dare esecuzione al provvedimento di sospensione dell'operazione sospetta, disposto dall’Acif, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.

Inosservanza degli obblighi di comunicazione da parte dei componenti degli organi di controllo dei soggetti obbligati

Ciascun componente degli organi di controllo presso i soggetti obbligati è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 30.000 euro qualora, nell’esercizio della propria funzione, ometta di effettuare le comunicazioni obbligatorie. Le sanzioni vengono irrogate dalle autorità di vigilanza di settore nei confronti dei componenti degli organi di controllo presso i soggetti obbligati rispettivamente vigilati.

Inosservanza degli obblighi informativi nei riguardi dell’UIF e degli ispettori del MEF

I destinatari degli obblighi di trasmissione e informazione nei confronti dell’UIF che omettono di fornire all’UIF le informazioni o i dati richiesti per lo svolgimento delle sue funzioni istituzionali

******

6) Con il possesso dell’auto storica, ok al redditometro

Va bene l’accertamento fiscale basato sul possesso di alcune auto d’epoca, nel momento in cui il contribuente ha dichiarato un reddito modesto.

La Corte di Cassazione, che con l’ordinanza n. 15899 del 26 giugno 2017 ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate, ha affermato che, in tema di redditometro, il riferimento al possesso di autovetture da parte del contribuente va esteso anche alle auto storiche, poiché le relative disposizioni non prevedono alcuna restrizione al riguardo, anzi, tale circostanza rappresenta un idoneo indice di capacità contributiva, dal quale possono correttamente desumersi elementi di valutazione, nell’ambito dell’apprezzamento riservato al giudice di merito, come fatto al quale notoriamente si ricollegano spese a volte anche ingenti. D’altronde, è noto il fatto che le predette autovetture formano oggetto di ricerca e collezionismo tra gli appassionati di tali beni, che per gli stessi esiste un particolare mercato, e che la manutenzione di veicoli ormai da tempo fuori produzione comporta rilevanti costi, in ragione delle necessità di riparazione e sostituzione dei componenti soggetti ad usura.

La Suprema Corte ha riformulato la tesi della CTR che aveva accolto il ricorso del contribuente il quale sosteneva di tenere le automobili in garage e di utilizzarle sporadicamente, senza quindi grosse spese di mantenimento. In sostanza, per lui quelle auto avevano un solo valore affettivo. Per gli Ermellini, però, è l’auto in sé che è sintomo di redditi elevato, e nulla rileva l’uso che ne viene fatto.

******

7) La notifica della cartella, via PEC, è comunque valida se il contribuente ne abbia compreso il contenuto

La notifica della cartella, tramite posta elettronica, è comunque valida se il destinatario ne abbia compreso il contenuto.

Dunque, la notifica dell’atto avvenuta in maniera irrituale non ne comporta la nullità giacché il contenuto è giunto a conoscenza del destinatario.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15984 del 27 giugno 2017, sostiene la validità della notifica via PEC del ricorso per Cassazione, avvenuta presso il difensore domiciliatario della società controricorrente. Ciò poiché la consegna telematica ha prodotto in ogni caso il risultato della conoscenza dell’atto e, conseguentemente, il raggiungimento dello scopo legale.

Ad una società a responsabilità limitata veniva notificata una cartella di pagamento IVA per il periodo di imposta 2006. La contribuente decideva pertanto di impugnare tale cartella dinanzi la Commissione tributaria provinciale competente. Quest’ultima accoglieva il ricorso della società e successivamente, l’Agenzia delle entrate presentava appello. Il giudice di secondo grado adito respingeva l’appello proposto dall’ente impositore, ritenendo che il credito relativo all’atto esattivo non poteva considerarsi fondato e che il comportamento fiscale della società contribuente doveva ritenersi assolutamente corretto.

L’Agenzia quindi, proponeva ricorso per Cassazione deducendo due motivi.

A questo punto il ricorso delle Entrate è stato accolto in relazione al primo motivo.

In via preliminare la Suprema Corte ha affermato l’infondatezza dell’eccezione di nullità del ricorso agenziale in quanto notificato a mezzo PEC presso il difensore domiciliatario della società contribuente.

Il Collegio intende infatti da seguito alla giurisprudenza di questa Corte (Sez. 6-5, Ordinanza n. 20307 del 07/10/2016, Rv 641104) secondo la quale tale tipo di notificazione è consentita dalla normativa secondaria e relativi provvedimenti attuativi dell’art. 3 bis, legge 53/1994 (in particolare: d.m. 44/2011; provvedimento del 16 aprile 2014, Ministero della giustizia, Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati).

Peraltro, vi è comunque da ribadire che in ogni caso vale l’ulteriore principio di diritto che «L'irritualità della notificazione di un atto (nella specie, controricorso in cassazione) a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna telematica (nella specie, in "estensione.doc", anziché "formato.pdf") ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell'atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale» (Sez. U, Sentenza n. 7665 del 18/04/2016, Rv. 639285 - 01; sul punto cfr. anche SU, Sentenza n. 11383 del 31/05/2016, Rv. 639971), essendosi tale "scopo" senz’altro raggiunto nel caso di specie, posto che la resistente controricorrente si è ampiamente difesa con il controricorso.

Vi è peraltro da notare che il precedente citato in memoria (Sez. 6-5, Ordinanza n. 17941 del 12/09/2016, Rv. 640801 - 01) non è affatto pertinente, dato che riguarda il diverso caso delle notifiche a mezzo PEC nel processo avanti al giudice tributano speciale.

Ciò considerato, con il primo motivo - ex art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ. - l’Agenzia fiscale ricorrente denuncia la nullità della sentenza per violazione degli artt. 36, comma 2, d.lgs. 546/1992, 132, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., affermando la "mera apparenza" della motivazione della CTR.

******

8) Dal 1° luglio 2017 con il modello F24 ELIDE si pagano le imposte e tasse ipotecarie, oltre ai tributi speciali

Disposizioni concernenti la riscossione delle tasse ipotecarie e dei tributi speciali catastali da corrispondere agli Uffici Provinciali – Territorio di ogni altro corrispettivo dovuto in relazione ai servizi ipotecari e catastali resi presso gli Uffici. L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento direttoriale 120473 del 28 giugno 2017 ne fissa le modalità ed i termini di attivazione.

Il provvedimento individua le modalità attuative per la riscossione delle tasse ipotecarie e dei tributi speciali catastali, di cui all’art. 2, comma 1, lettere h) e i), del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 237, nonché di ogni altro provento dovuto per i servizi resi dagli Uffici Provinciali-Territorio, da corrispondere, mediante i sistemi di pagamento, diversi dal contante, previsti dall’art. 6, comma 3, del medesimo decreto legislativo, come sostituito dall’art. 7-quater, comma 36, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225.

Per il versamento delle altre entrate erariali e dei corrispettivi correlati ad operazioni ipotecarie e catastali erogate presso gli Uffici, si applicano le disposizioni del presente provvedimento.

A tali fini vengono ulteriormente implementati i servizi di visura e di pagamento mediante procedure telematiche.

Estensione dell’utilizzo del versamento unitario ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241

A partire dal 1° luglio 2017, il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” (F24 ELIDE) è utilizzato per il pagamento delle imposte e delle tasse ipotecarie, dei tributi speciali catastali e relativi accessori, degli interessi e delle sanzioni amministrative, e di ogni altro corrispettivo dovuto agli Uffici Provinciali-Territorio connesso al rilascio di certificati, copie e attestazioni, estrazione dati e riproduzioni cartografiche, nonché alla presentazione di atti di aggiornamento catastali presso gli Uffici medesimi.

Con risoluzione dell’Agenzia delle Entrate sono istituiti i codici tributo da utilizzare per i versamenti di cui sopra e sono impartite le istruzioni per la compilazione dei modelli di pagamento.

I versamenti richiesti a seguito di atti emessi dagli Uffici dell’Agenzia delle Entrate sono effettuati esclusivamente con il tipo di modello di pagamento allegato o indicato negli stessi atti.

Contrassegni sostitutivi

Le tasse ipotecarie e i tributi speciali catastali sono corrisposti ad intermediario convenzionato con l’Agenzia delle Entrate, il quale rilascia, con modalità telematiche, apposito contrassegno ai sensi degli articoli 3, comma 1, lett. a), 4, quarto comma, e 39 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642.

A tale fine viene istituita una nuova tipologia di contrassegno, da utilizzarsi per il versamento dei tributi speciali e delle tasse ipotecarie, dovuti per l’erogazione dei servizi in materia di catasto e di pubblicità immobiliare.

L’Agenzia delle Entrate rende noto, con proprio comunicato pubblicato sul proprio sito internet, la data di operatività del contrassegno di cui al punto precedente.

Il contrassegno è apposto sul modello di richiesta del servizio o sulle domande presentate all’Ufficio.

Modalità telematiche di pagamento

Le somme preventivamente versate con modalità telematiche sul conto corrente unico a livello nazionale, intestato all’Agenzia, sono rese disponibili per il pagamento dei tributi e di ogni altro corrispettivo dovuto per i servizi ipotecari e catastali, resi presso gli Uffici Provinciali-Territorio.

Alla gestione delle disponibilità costituite sul conto corrente unico si applicano le disposizioni del provvedimento del Direttore dell’Agenzia del Territorio 2 marzo 2007.

L’Agenzia delle Entrate, mediante uno o più comunicati pubblicati sul proprio sito internet, rende noti i termini e le modalità operative per l’utilizzo dei versamenti telematici.

Accesso diretto al sistema telematico per la consultazione delle banche dati ipotecarie e catastali

Le modalità di accesso telematico ai servizi catastali ed ipotecari, richiamate nel decreto direttoriale dell’Agenzia del Territorio 4 maggio 2007, sono adeguate al fine di estendere il servizio anche in ambito catastale, tenuto conto dell’introduzione dei diritti erariali per le visure di cui all’articolo 6, comma 5-septies, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, che ha modificato la tabella dei tributi speciali catastali allegata al decreto-legge 31 luglio 1954, n. 533.

L’accesso diretto al sistema telematico dell’Agenzia per la consultazione delle banche dati ipotecaria e catastale è subordinato alla registrazione del richiedente al portale del prestatore dei servizi di pagamento, al fine di consentire il versamento dei tributi previsti dalla normativa vigente per ogni consultazione effettuata.

Le condizioni generali per l’accesso diretto al sistema telematico per la consultazione delle banche dati ipotecarie e catastali sono riportate e tenute aggiornate sul sito internet dell’Agenzia. La loro accettazione è condizione necessaria ed indispensabile per la fruizione dei servizi telematici di consultazione delle banche dati.

Le disposizioni regolanti l’accesso diretto al sistema telematico, richiamate nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia del Territorio 4 maggio 2007, come modificato dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 17 dicembre 2014, per quanto compatibili, continuano a trovare applicazione.

Ulteriori disposizioni

Restano ferme le disposizioni concernenti il pagamento delle entrate erariali da corrispondere, contestualmente all’erogazione dei servizi catastali ed ipotecari, mediante terminali POS installati presso gli Uffici Provinciali-Territorio da prestatori di servizi di pagamento.

A decorrere dal 1° ottobre 2017 cessano di applicarsi le disposizioni del provvedimento del Direttore dell’Agenzia del Territorio 23 febbraio 2005, relative al pagamento anticipato delle tasse ipotecarie e dei tributi speciali catastali tramite deposito interno.

Restano ferme le altre disposizioni di pagamento tramite conto corrente postale, inerenti i corrispettivi da versare all’Agenzia e allo Stato, in relazione ai servizi resi, già previsti dal vigente ordinamento.

Periodo transitorio

Per il versamento delle somme da corrispondere in relazione ai servizi erogati presso gli Uffici Provinciali-Territorio, fino al 31 dicembre 2017 sono ammessi i pagamenti in contante e con titoli al portatore, secondo le modalità vigenti. Dal 1° gennaio 2018, le riscossioni sono effettuate esclusivamente con le modalità indicate nel presente provvedimento.

***

Ecco di seguito il comunicato stampa n. 143 del 28 giugno 2017 emesso dalla stessa Agenzia delle entrate:

Dal primo luglio 2017 tasse ipotecarie e tributi speciali catastali, si pagano anche con nuove modalità alternative al contante

Un provvedimento delle Entrate illustra le soluzioni introdotte e le relative tempistiche.

Dal primo luglio 2017 sono ampliate le modalità di pagamento dei servizi resi in ambito catastale ed ipotecario anche attraverso ulteriori strumenti di pagamento alternativi al contante. Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate pubblicato oggi, individua, infatti, le nuove modalità attuative per la riscossione delle tasse ipotecarie e dei tributi speciali catastali e delle somme dovute in relazione ai servizi erogati presso gli Uffici Provinciali- Territorio.

Il passaggio alle nuove modalità di riscossione sarà progressivo e faciliterà il graduale adattamento da parte dei cittadini e dell’utenza professionale, con un periodo transitorio, fino al 31 dicembre 2017, durante il quale, in via residuale, è ammesso l’uso del denaro contante e di titoli al portatore, in alternativa alle nuove opzioni di pagamento.

Le nuove modalità di riscossione dei tributi

Si prevede l’attivazione di modalità di riscossione alternative al denaro contante, promuovendo l’utilizzo di carte di debito o prepagate e di altri strumenti di pagamento elettronico. Per le tasse ipotecarie e i tributi speciali catastali, è prevista, inoltre, nei prossimi mesi, l’attivazione di uno specifico contrassegno sostitutivo, denominato “Marca servizi”.

Estensione dell’utilizzo del modello F24 Elide

E’ prevista anche l’estensione dell’utilizzo del modello F24 “ Versamenti con elementi identificativi” (F24 Elide), a partire dal primo luglio 2017, per il pagamento delle imposte e delle tasse ipotecarie, dei tributi speciali catastali, degli interessi e delle sanzioni amministrative e di ogni altro corrispettivo dovuto agli Uffici Provinciali- Territorio connesso al rilascio di certificati, copie, attestazioni, estrazione dati e riproduzioni cartografiche. Con successiva risoluzione dell’Agenzia, verranno istituiti i codici tributo da utilizzare per i versamenti e fornite le istruzioni per la compilazione del modello.

Visure catastali, ok all’accesso diretto online alle banche dati

Nell’ottica di arricchire l’offerta di servizi catastali online al cittadino, è stata prevista, anche per le visure, la possibilità di accesso diretto tramite internet alle banche dati, già attivo per le ispezioni ipotecarie. Questo servizio integra, quindi, il servizio già attivo delle “consultazioni personali” gratuite, ma limitate alle risultanze sugli immobili di cui si è titolari di diritti all’attualità.

******

9) Le nuove prestazioni occasionali non interessano quelle disciplinate dall’art. 2222 c.c.

Le nuove prestazioni occasionali non interessano quelle disciplinate dall’art. 2222 del codice civile.

Dal 23 giugno 2017 hanno fatto la loro new entry le nuove prestazioni occasionali introdotte con la Legge n. 97/2017.

Con un documento pubblicato il 28 giugno 2017 da Conprofessioni (Confederazione italiana delle libere professioni) vengono fornite le prime indicazioni sull’utilizzo delle nuove prestazioni occasionali (articolo 54-bis) che sostituiranno il lavoro accessorio (c.d. voucher) abrogato dalla Legge n. 49 del 20 aprile 2017.

Tuttavia, preliminarmente, viene evidenziato che le prestazioni occasionali, previste dalla Legge n. 97/2017, non toccano assolutamente le prestazioni autonome occasionali disciplinate dall’art. 2222 c.c., per le quali si continua ad applicare la normativa di riferimento.

La differenza attiene essenzialmente alla professionalità prevista in capo al collaboratore autonomo occasionale, il quale si impegna a compiere un’opera o un servizio prevalentemente attraverso il proprio lavoro e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

In pratica, il prestatore d’opera svolge la propria attività lavorativa con le seguenti caratteristiche: completa autonomia gestionale, nessun coordinamento con il committente e nessuna continuità nella esecuzione della prestazione.

Dunque, ad es. le attività svolte in maniera occasionale di tipo professionale ricadono in quelle già regolate dall’art. 222 c.c., mentre, invece, quelle prettamente manuali potrebbero ricadere nella Legge 97/2017.

Ad es., nell’ambito di tale nuova normativa, le famiglie potranno richiedere prestazioni occasionali da persone fisiche, non esercenti attività professionale o d’impresa, esclusivamente per:

- piccoli lavori domestici,

- lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione,

- assistenza domiciliare a bambini, persone anziane, ammalate o con disabilità;

- insegnamento privato supplementare.

******

10) Mobilità in deroga con accertamento di sostenibilità finanziaria

Solo dopo aver ricevuto la comunicazione di accertata sostenibilità finanziaria da parte della Direzione Generale del ministero del lavoro, della quale sarà data conoscenza anche all'INPS - Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali, la Regione potrà procedere ad autorizzare il trattamento di mobilità in deroga per i lavoratori che operino in un'area di crisi industriale complessa.

Con la Circolare n. 13 del 27.06.2017 il ministero del lavoro riepiloga le fasi della procedura:

- Prima di procedere a qualsiasi autorizzazione al trattamento di mobilità in deroga, le Regioni devono presentare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con posta certificata all' indirizzo " Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. " e all'ANPAL, il piano regionale di politiche attive del lavoro contenente, oltre alle specifiche misure di politica attiva, anche l'elenco nominativo e codice fiscale dei lavoratori interessati, la data di cessazione del precedente trattamento di mobilità ordinaria o in deroga, la durata del trattamento in prosecuzione e il costo dello stesso.

- La documentazione di cui al punto precedente sarà oggetto di esame e valutazione da parte della Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione, al solo fine della sostenibilità finanziaria del trattamento di prosecuzione della mobilità in deroga, sulla base delle assegnazioni effettuate con i decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze n. 1 del 12 dicembre 2016 e n. 12 del 5 aprile 2017.

Solo dopo aver ricevuto la comunicazione di accertata sostenibilità finanziaria da parte della scrivente Direzione Generale, della quale sarà data conoscenza anche all' INPS - Direzione Centrale Ammortizzatori Sociali, la Regione potrà procedere ad autorizzare il trattamento in questione.

- Le decretazioni regionali, da trasmettere all'INPS, devono espressamente indicare il riferimento normativo dell'articolo 53-ter del decreto-legge n. 50 del 2017, onde non creare confusione contabile con altri provvedimenti regionali di autorizzazione del medesimo trattamento, in particolare con quelli concessi o in via di concessione ai sensi dell'articolo 44, comma 6-bis, del decreto legislativo n. 148 del 2015.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 28 giugno 2017)

Vincenzo D’Andò