Diario quotidiano del 27 giugno 2017: i nuovi obblighi di deposito del bilancio Terzo Settore

Pubblicato il 27 giugno 2017



1) Manovra correttiva 2017: riassunto della Legge di conversione, pubblicata in G.U.
2) Se è mancato il servizio, niente detrazione dell’Iva esposta in fattura
3) Nuova disciplina per gli enti non commerciali: ecco chi dovrà depositare i bilanci nel Registro unico nazionale del Terzo settore
4) Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a.
5) Crediti d’imposta nel settore della produzione cinematografica
6) Decreto che unifica il documento di circolazione/proprietà auto in G.U.
7) Bonus casa per l’acquisto del villino
8) Solo a rimborso le eccedenze contributive da quadro RR di Unico
9) Consulenti del lavoro: recupero debiti formativi entro il 30 giugno
10) I Commercialisti crescono: Rapporto 2017 sull’Albo dalla FNC
diario-quotidiano-articoli-91) Manovrina: Legge di conversione, pubblicata in G.U. 2) Se è mancato il servizio, niente detrazione dell’Iva esposta in fattura 3) Nuova disciplina per gli enti non commerciali: ecco chi dovrà depositare i bilanci nel Registro unico nazionale del Terzo settore 4) Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a. 5) In G.U. le disposizioni integrative e correttive in materia di crediti d’imposta nel settore della produzione cinematografica 6) Decreto che unifica il documento di circolazione/proprietà auto in G.U. 7) Niente bonus casa per l’acquisto del villino se situato nel PUC del comune come villa con giardino 8) Solo a rimborso le eccedenze contributive da quadro RR di Unico 9) Consulenti del lavoro: recupero debiti formativi entro il 30 giugno 10) I Commercialisti crescono: Rapporto 2017 sull’Albo dalla FNC ****

1) Manovrina: Legge di conversione, pubblicata in G.U.

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 23 giugno 2017, la Legge n. 96 del 21 giugno, di conversione del Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017. Sono trascorsi quasi due mesi tra la stesura ufficiale del D.L. e la pubblicazione in G.U. della sua Legge di conversione di una manovra correttiva dei conti, che tanto ha fatto “discutere” un pò tutti, in particolar modo gli addetti ai lavori.

Ricordiamo, tra i vari provvedimenti contenuti, i seguenti:

Split payment (Articolo 1)

Viene ampliato l’ambito soggettivo di coloro devono trattenere l’Iva dovuta per le operazioni effettuate nei confronti di soggetti pubblici e versarla direttamente all’Erario. La norma coinvolge anche i professionisti che erogano i loro servizi alle pubbliche amministrazioni e che quando riceveranno il saldo della parcella lo troveranno decurtato dell’Iva. In passato i professionisti erano stati esclusi da questo meccanismo, il cui scopo è di contrastare l’evasione Iva, perché quando lavorano per la Pa già subiscono una ritenuta d’acconto del 20%.

Web tax (Articolo 1 bis)

A discapito del nome non si tratta di una tassa per le imprese del web, ma è un procedimento definito di “cooperazione e collaborazione rafforzata” riservato a tutti i soggetti non residenti, indipendentemente dal tipo di attività esercitata.

Si tratta di un’emersione spontanea e concordata che dovrebbe essere facilitata dalla riduzione delle sanzioni e dalla scriminante penale. Possono accedervi i gruppi multinazionali con ricavi superiori a 1 miliardo di euro e che effettuano cessione di beni e prestazioni di servizio in Italia per un ammontare superiore a 50 milioni avvalendosi di società residenti o di stabili organizzazioni di società non residenti.

Affitti brevi (Articolo 4)

Viene stabilito che chi affitta i propri immobili per periodi brevi, sotto i 30 giorni, avvalendosi dei operatori terzi intermediari (come AirBnb) potrà utilizzare la cedolare secca e l'intermediario, se interviene nella fase di pagamento del canone, dovrà svolgere il ruolo di sostituto d’imposta e trattenere il 21% (a titolo di acconto o d’imposta) che verserà direttamente all’Erario. Questa regola vale dal 1° giugno 2017.

Cessione detrazioni Irpef condomini (Articolo 4 bis)

Cambia la disciplina in materia di cessione delle detrazioni che spettano per aver fatto interventi per l’efficienza energetica nei condomìni. Viene estesa fino al 31 dicembre 2021 la possibilità per i soggetti che si trovano nella no tax area (con redditi inferiori a circa 8mila euro lordi) di cedere la detrazione fiscale loro spettante ai fornitori che hanno effettuato i lavori condominiali per l’incremento dell’efficienza energetica.

Isa – Indici sintetici di affidabilità fiscale (Articolo 9 bis)

Viene disciplinata l’introduzione degli indici sintetici di affidabilità fiscale dei contribuenti, cui sono correlati specifici benefici come un regime premiale “crescente” in base al grado di compliance delle partite Iva misurato su una scala da 1 a 10: più alto sarà il voto, più alto sarà il regime premiale che prevede, ad esempio, la riduzione degli anni di accertamento, l’esclusione dal redditometro e compensazioni più semplici

Rottamazione delle liti tributarie (Articolo 11)

Si permette la definizione con modalità agevolate delle controversie tributarie pendenti in cui è parte l’Agenzia delle entrate, escludendo il pagamento sia delle sanzioni sia degli interessi di mora. È possibile estendere la rottamazione ai tributi locali, infatti la norma concede a Regioni, province e comuni di decidere - entro il 31 agosto - se intendono estendere l’applicazione delle norme in tema di definizione agevolata delle controversie tributarie a quelle in cui è parte il medesimo ente (in prevalenza Imu e Tasi).

Ape – Articolo 53

Vengono definite le caratteristiche che devono avere determinate attività lavorative ai fini della corresponsione dell’anticipo pensionistico, meglio noto come Ape sociale, e dei benefici in favore dei cosiddetti lavoratori precoci. L’Ape sociale consiste in un assegno pari alla pensione ma comunque di importo lordo non superiore a 1.500 euro mensili, che viene riconosciuto a determinate categorie di lavoratori a partire da almeno 63 anni di età e fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia o a quella anticipata se arriva prima.

Disciplina delle prestazioni occasionali – Libretto di famiglia (Articolo 54 bis)

Dopo la recente abolizione dei voucher, adesso vengono nuovamente reintrodotti, con modalità che dovrebbero evitare il ripetersi degli abusi passati, per rispondere alla necessità di regolamentare il lavoro occasionale.

La norma prevede che le attività occasionali siano esenti da imposizione, ma con copertura previdenziale, assicurativa e infortunistica. Ogni lavoratore non può guadagnare, in modo occasionale, più di 5mila euro l’anno di cui massimo 2.500 euro da uno stesso committente. Il committente ha un limite di spesa annua per lavoratori occasionali pari a 5mila euro, e per uno stesso lavoratore ha un limite di 2.500 euro l’anno.

Patent box (Articolo 56)

Viene modificata la disciplina del patent box, con l’esclusione dei marchi dal novero dei beni agevolabili ed includendo, invece, tra i redditi che beneficiano del regime speciale anche quelli che derivano dall’utilizzo congiunto di beni immateriali, legati da vincoli di complementarietà, a specifiche condizioni di legge. L’esclusione vale solo per le istanze presentate dal 2017, equiparando soggetti “solari” e non. Per le istanze presentate nel 2015 e nel 2016, i soggetti beneficiari potranno quindi fruire dell'agevolazione sul marchio per tutto il quinquennio (fino al massimo al 2012).

Iri (Articolo 58)

Sull’Iri che sottopone ad imposizione al 24% gli utili trattenuti in società, viene ora disciplinato il trattamento tributario che spetta alle somme prelevate da riserve Iri in caso di fuoriuscita dal regime (anche a seguito della cessazione dell’attività). Queste somme, nei limiti in cui le stesse sono state assoggettate a tassazione separata al 24%, concorrono a formare il reddito complessivo dell’imprenditore, del collaboratori o dei soci a cui viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 24% così da evitare doppie imposizioni.

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2) Se è mancato il servizio, niente detrazione dell’Iva esposta in fattura

Se manca il servizio l’operazione non é imponibile Iva e, quindi, l’acquirente non può detrarsi l’Iva riportata sulla fattura dall’emittente. L’operazione è imponibile Iva solo se è riferibile a uno specifico servizio.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 15683/2017, afferma che se il corrispettivo non è strettamente riferibile ad uno specifico servizio espressamente richiesto, l’operazione non può qualificarsi imponibile Iva.

Nel corso di una verifica veniva contestata la detrazione Iva di alcune fatture aventi ad oggetto “premi impegnativa” emesse dal concessionario di spazi pubblicitari. In particolare, le somme erano state fatturate ad Iva con aliquota ordinaria, mentre secondo i verificatori, questo non poteva avvenire trattandosi di cessioni di denaro.

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3) Nuova disciplina per gli enti non commerciali: ecco chi dovrà depositare i bilanci nel Registro unico nazionale del Terzo settore

Gli enti del Terzo settore non iscritti nel registro delle imprese dovranno depositare il bilancio presso il Registro unico nazionale del Terzo settore che verrà istituito presso il Ministero del Lavoro.

Il Consiglio dei ministri del 12 maggio 2017, come è noto ha approvato un primo schema di decreto recante Codice del Terzo settore, di attuazione della legge delega 106/2016 per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.

In particolare, l’articolo 13 stabilisce che il bilancio di esercizio deve essere formato da:

- Stato patrimoniale; rendiconto gestionale con l’indicazione delle entrate, dei proventi, delle uscite e dei costi dell’ente;

- relazione di missione che illustra le poste di bilancio, l’andamento economico e finanziario dell’ente e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie.

Il bilancio degli enti del Terzo settore con ricavi/rendite/proventi o entrate inferiori a 220.000,00 euro può essere redatto nella forma del rendiconto finanziario per cassa.

Inoltre, il bilancio deve essere redatto in conformità alla modulistica definita con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Consiglio nazionale del terzo settore.

Enti commerciali

Gli enti del Terzo settore che esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale devono tenere le scritture contabili di cui all’articolo 2214 del codice civile.

Inoltre, devono redigere e depositare presso il registro delle imprese il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli articoli 2423 (Redazione del bilancio) e seguenti, 2435-bis (Bilancio in forma abbreviata) o 2435-ter (Bilancio delle micro-imprese) del Codice civile.

L’organo di amministrazione documenta il carattere secondario e strumentale delle attività diverse da quelle di interesse generale nella relazione al bilancio o nella relazione di missione.

Enti non commerciali

Viene poi ribadito che gli enti del Terzo settore non iscritti nel registro delle imprese devono depositare il bilancio presso il Registro unico nazionale del Terzo settore.

Linee guida in materia di bilancio sociale

L’articolo 14 prevede l’emanazione di Linee guida in materia di bilancio sociale e di valutazione di impatto sociale dell’attività svolta dagli enti del Terzo settore. Le Linee guida, che dovranno tra l’altro tener conto della natura dell’attività esercitata e delle dimensioni dell’ente, devono essere adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti la Cabina di regia di coordinamento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (di cui all’art. 97 del provvedimento in esame) e il Consiglio nazionale del Terzo settore, che sulle Linee esprime parere obbligatorio non vincolante.

Non viene posto alcun termine per l’emanazione delle Linee guida.

Enti del Terzo settore con entrate superiori ad 1 milione di euro

Gli enti del Terzo settore con ricavi/rendite/proventi o entrate superiori ad 1 milione di euro dovranno depositare presso il Registro unico nazionale del Terzo settore, e pubblicare nel proprio sito internet, il bilancio sociale redatto secondo le Linee guida, anche ai fini della valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte.

Enti del Terzo settore con entrate superiori a cinquantamila euro

Gli enti del Terzo settore con ricavi/rendite/proventi o entrate superiori a cinquantamila euro devono in ogni caso pubblicare annualmente ed aggiornare nel proprio sito Internet, o nel sito Internet della rete associativa cui aderiscono, gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati.

Libri sociali obbligatori compatibili con la forma giuridica (articolo 15)

Oltre le scritture contabili e i bilanci (di cui agli artt. 13 e 14) e il registro dei volontari nello svolgimento delle attività di interesse generale (di cui all’art. 17, co. 1), gli enti del Terzo settore devono tenere:

a) il libro degli associati o aderenti, tenuto dall’organo di amministrazione;

b) il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, in cui devono essere trascritti anche i verbali redatti per atto pubblico, tenuto dall’organo di amministrazione; c) il libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’organo di amministrazione, dell’organo di controllo, e di eventuali altri organi sociali, tenuti a cura dell’organo cui si riferiscono.

Gli associati o gli aderenti degli enti del Terzo settore, fatta eccezione per gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e per gli enti delle confessioni religiose che hanno stipulato patti, accordi o intese con lo Stato, hanno diritto di esaminare i libri sociali, secondo le modalità previste dall’atto costitutivo o dallo statuto.

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4) Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a.

Il Consiglio dei Ministri si è riunito il 25 giugno 2017, a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni, rilasciando il seguente comunicato stampa n. 36.

Tutela del risparmio

Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a. (decreto legge).

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a. e per garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio.

Il 23 giugno scorso, la Banca Centrale Europea ha dichiarato le due banche in condizione di dissesto (failing or likely to fail). Successivamente il Comitato di risoluzione unico (SRB – Single Resolution Board) ha valutato se vi fossero tutti i tre requisiti per una risoluzione secondo la direttiva europea per i salvataggi bancari (BRRD), giungendo alla conclusione che non sia possibile dichiarare la risoluzione in quanto non sussiste il requisito dell’interesse pubblico.

Di conseguenza, si è ritenuto di fare ricorso alla normativa nazionale,e in particolare al “Testo unico bancario”, che prevede l’avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa. Tuttavia, atteso che l’applicazione della procedura ordinaria rischierebbe di produrre conseguenze negative per il tessuto produttivo e sociale, per l’occupazione e per i risparmiatori, il Governo ha ritenuto necessario adottare misure pubbliche a sostegno di una gestione ordinata della crisi delle due banche, nel contesto di una speciale procedura d’insolvenza.

Le misure adottate prevedono “aiuti compatibili con il mercato interno” ritenuti ammissibili dalle regole europee in quanto volti a evitare danni economici più ampi, subordinati all’approvazione da parte della Commissione europea. L’aiuto di Stato è consentito dalla Comunicazione della Commissione europea dell’agosto 2013 alle seguenti condizioni:

i costi della liquidazione devono essere contenuti al minimo necessario;

le distorsioni alla concorrenza devo essere limitate;

gli azionisti e i creditori subordinati devono condividere l’onere dell’operazione;

in caso di acquisizione di un ramo d’azienda da parte di un soggetto terzo, l’operazione non deve pregiudicare le capacità operative di quest’ultimo.

Gli aiuti di Stato, necessari a mitigare l’effetto della liquidazione sul territorio grazie alla continuità dell’accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese, nonché alla gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione, ammontano a 4,785 miliardi di euro.

A questa cifra si aggiungono circa 400 milioni quale fair value delle garanzie prestate dallo Stato sugli impegni delle banche in liquidazione, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro.

Gli aiuti di Stato sono adeguatamente coperti dai crediti delle due banche.

Il decreto legge quindi consente al Ministro dell’economia e delle finanze, su proposta della Banca d’Italia, di:

sottoporre le due banche a liquidazione coatta amministrativa, disponendo altresì la continuazione dell’esercizio dell’impresa;

prevedere la cessione dell’azienda bancaria o di rami di essa ad un acquirente;

effettuare misure di sostegno pubblico a sostegno della cessione.

Su indicazione del Ministro, i commissari liquidatori nominati dalla Banca d’Italia possono cedere l’azienda bancaria a un soggetto selezionato sulla base di una procedura aperta, concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell’offerta di acquisto più conveniente. Sono previste norme speciali per assicurare l’immediata efficacia della cessione nei confronti dei terzi, anche in considerazione della necessità di assicurare la continuità dell’esercizio dell’impresa per evitare lo scioglimento dei contratti conseguente all’avvio della procedura concorsuale.

Il Ministro è autorizzato a effettuare interventi pubblici a sostegno dell’operazione:

concessione della garanzia dello Stato a copertura dello sbilancio di cessione;

erogazione di un supporto finanziario per ricostituire i fondi propri del cessionario per un ammontare idoneo a fronteggiare l’assorbimento patrimoniale derivante dalle attività ponderate per il rischio acquisito;

concessione della garanzia dello Stato sull’adempimento di obblighi assunti dalle due banche in relazione a impegni, dichiarazioni e garanzie da esse assunti;

erogazione al cessionario di fondi a sostegno di misure di ristrutturazione aziendale.

Al fine di massimizzare il valore dei crediti deteriorati e di altri attivi non ceduti, il provvedimento legislativo abilita il Ministero a cedere questi ultimi alla Società per la Gestione di Attività S.p.a., il cui capitale è da esso interamente posseduto. Il corrispettivo della cessione è rappresentato da un credito verso le banche in liquidazione: i proventi della gestione del portafoglio trasferito sono destinati interamente alle banche in liquidazione e sono, dunque, disponibili per i creditori di quest’ultime.

Per i creditori subordinati delle banche che siano investitori al dettaglio è previsto un meccanismo di ristoro analogo a quello previsto dal decreto legge n. 59 del 2016. Come in quel caso, le prestazioni sono a carico del “Fondo interbancario di tutela dei depositanti”.

Le disposizioni in materia fiscale sono volte a rendere fiscalmente neutre le operazioni di cessione e gli interventi pubblici che le possono accompagnare. Esse sono volte, inoltre, a consentire il trasferimento dei crediti per le imposte differite delle banche in liquidazione al cessionario dell’azienda bancaria.

Le risorse necessarie per il sostegno pubblico sono prelevate dal fondo “salvarisparmio” costituito con il decreto legge n. 237 del 23 dicembre 2016, incrementate di 300 milioni di euro per l’anno 2018.

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5) In G.U. le disposizioni integrative e correttive in materia di crediti d’imposta nel settore della produzione cinematografica

Con il Decreto 19 aprile 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 144 del 23 giugno 2017, il Governo ha aumentato al 25% il credito d’imposta riconosciuto alle imprese di produzione cinematografiche; viene invece fissato al 15% il credito nel caso in cui il beneficio sia destinato ad imprese che non appartengono al settore audiovisivo. Precedentemente, il tax credito produzione era al 15%.

Nella medesima G.U. è stato pubblicato anche il Decreto 19 aprile 2017 recante disposizioni integrative e correttive in materia di crediti d’imposta nel settore cinematografico e audiovisivo.

Il Decreto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo stabilisce che il credito riconosciuto alle imprese di produzione ammonta annualmente, in totale, a 6 milioni di euro (non rilevano i crediti di cui ha già fruito l’impresa). Le disposizioni del Decreto si applicano con riguardo alle comunicazioni o alle richieste preventive presentate a decorrere dal 1° gennaio 2016.

L’aliquota è del 25% per opere audiovisive che abbiano almeno uno dei seguenti requisiti:

- opere audiovisive realizzate in coproduzione con imprese di produzioni estere, con partecipazione da parte delle imprese estere in misura almeno pari al 20% del costo complessivo di produzione;

- per opere audiovisive per le quali è presente una limitazione temporale sui diritti, a favore del produttore indipendente coerente con i parametri stabiliti nei bandi emanati a favore delle produzioni audiovisive destinate ad emittenti televisive nell'ambito del Programma comunitario Europa creativa - Sottoprogramma Media.

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6) Decreto che unifica il documento di circolazione/proprietà auto in G.U.

Bisognerà aspettare circa un anno per vedere la nascita del documento unico di circolazione.

Solo a partire dal 1° luglio 2018, la carta di circolazione sarà un documento unico contenente i dati sia circolazione sia di proprietà degli autoveicoli/motoveicoli.

E’ stato, infatti, pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 145 del 24 giugno 2017, il Decreto legislativo n. 98 del 29 maggio 2017, sulla “Razionalizzazione dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, finalizzata al rilascio di un documento unico, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera d), della Legge 7 agosto 2015, n. 124”.

Con il provvedimento, viene sancito che, a partire dal 1° luglio 2018, la carta di circolazione, redatta secondo le disposizioni contenute nella direttiva Ue n. 1999/37/CE, costituisce il documento unico contenente i dati di circolazione e di proprietà degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei rimorchi ricadenti nel regime dei beni mobili registrati.

In detta carta di circolazione, denominata, appunto, “documento unico”, sono contenuti:

- i dati tecnici del veicolo;

- i dati di intestazione del veicolo;

- i dati validati dal PRA, relativi alla situazione giuridico-patrimoniale del veicolo;

- i dati relativi alla cessazione del veicolo dalla circolazione conseguente alla sua demolizione o alla sua definitiva esportazione all'estero.

Nello stesso documento unico annotati anche i dati relativi alla sussistenza di privilegi e ipoteche, di provvedimenti amministrativi e giudiziari che incidono sulla proprietà e sulla disponibilità del veicolo, annotati presso il PRA, nonché di provvedimenti di fermo amministrativo.

Procedura di rilascio

Il soggetto interessato presenta istanza di rilascio del documento unico in sede di prima immatricolazione o di reimmatricolazione o del suo aggiornamento conseguente al trasferimento della proprietà del veicolo, corredata dalla relativa documentazione e avvalendosi di un modello unificato definito con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentito l'ACI, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto:

a) presso qualsiasi Sportello telematico dell'automobilista;

b) presso il competente Ufficio motorizzazione civile.

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7) Niente bonus casa per l’acquisto del villino se situato nel PUC del comune come villa con giardino

Non spetta il bonus casa per l’acquisto del villino se situato nel Piano Urbanistico del comune come villa con giardino (ord. 15553/2017).

Lo rileva la Suprema Corte con una recente decisione.

In materia di benefici fiscali per l'acquisto della prima casa, l'immobile sito in zona qualificata dallo strumento urbanistico comunale come destinata a "ville con giardino" deve essere ritenuto abitazione di lusso, ai sensi dell'art. 1 del d.rn. Lavori pubblici 2 agosto 1969, indipendentemente da una valutazione delle sue caratteristiche intrinseche costruttive, rilevando non già le caratteristiche di lusso intrinseche all'edificio qualificato come "villa", bensì la collocazione urbanistica, la quale costituisce indice di particolare prestigio, e risulta, quindi, caratteristica idonea, di per sé, a qualificare l'immobile come di lusso. Infatti, la dizione del D.M. 2 agosto 1969, art. 1, che considera di lusso le costruzioni nelle aree destinate a "ville", "parco privato", o direttamente qualificate come tali dallo stesso strumento urbanistico, assume rilievo non già in riferimento a caratteristiche di lusso intrinseche all'eclificio qualificato come "villa", bensì in relazione alla collocazione urbanistica, considerata, ove destinata a "ville", come indice di particolare prestigio e, quindi, come caratteristica idonea di per sè a qualificare l'immobile come "di lusso". In base alla lettera ed alla ratio della disposizione in esame è dirimente l'inserimento dell'immobile nell'area così qualificata, essendo per il resto ininfluenti tanto le caratteristiche intrinseche dell'immobile quanto la sua eventualmente diversa classificazione catastale conseguente a tali caratteristiche (Cass. 2595/88).

Va poi ribadito il principio per cui, per i principi ragionevolezza ed equità contributiva, al fine di stabilire la spettanza o meno dell'agevolazione, occorre far riferimento alla nozione di abitazione non di lusso vigente al momento dell'acquisto, e non a quello della costruzione.

Pertanto, chi ha comprato una casa accatastata come A/2, A/3, A/4, A/5, A/6, A/7, A/11 e, quindi, rientrante tra le categorie per le quali è ammesso il bonus prima casa, potrebbe non aver ugualmente diritto all’agevolazione fiscale se la zona ove è situato detto immobile è da ritenersi di lusso in base al piano urbanistico del Comune. Con la conseguenza che il contribuente dovrà, oltre che pagare le sanzioni all’Agenzia delle entrate, corrispondere la differenza di imposta.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 15553 del 22 giugno 2017)

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8) Solo a rimborso le eccedenze contributive da quadro RR di Unico

Le eccedenze contributive 2015 (da quadro RR Unico 2016) non compensate entro la data di invio della dichiarazione di cui al periodo d'imposta 2016, possono essere indicate esclusivamente a rimborso o in autoconguaglio, e non possono essere compensate oltre il 30 settembre prossimo. Per evitare di dover chiedere la restituzione all'Inps è consigliabile gestire l'utilizzo prioritario di tali importi in compensazione con altri tributi, ricordandosi di indicare nel quadro RR del modello Redditi 2017 quanto fatto, non essendo possibile rinviare l'indicazione della compensazione al modello dell'anno prossimo. Per il trasporto di merci effettuato per conto terzi personalmente dall'imprenditore, o dai singoli soci di società di persone, è prevista una deduzione forfettaria di spese non documentate secondo il dettato dell'articolo 66, comma 5, del Tuir. Possono applicare tale deduzione le sole imprese in contabilità semplificata o in contabilità ordinaria ma per opzione. In mancanza dell'ufficializzazione degli importi di queste deduzioni per il 2016, onde evitare ricalcoli successivi al versamento, sarà opportuno rinviare il pagamento al 31 luglio. Le nuove regole sul visto trovano applicazione per tutte le dichiarazioni presentate dal 24 aprile 2017. Di conseguenza se residuano crediti Irpef/Ires o Irap relativi al periodo d'imposta 2015 sarà possibile compensarli, prima di farli confluire nel modello Redditi 2017, senza dover ricorrere all'asseverazione.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota pubblicata il 26 giugno 2017)

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9) Consulenti del lavoro: recupero debiti formativi entro il 30 giugno

Regole alla base della Formazione Continua Obbligatoria, al 31 dicembre è scaduto il biennio di valutazione.

Sono soggetti all'obbligo della formazione continua tutti i Consulenti del Lavoro iscritti all'Albo. E' obbligatorio conseguire nel biennio almeno 50 crediti formativi, di cui 6 nelle materie di ordinamento professionale e codice deontologico; in ciascun anno formativo è obbligatorio conseguire almeno 16 crediti. Per i consulenti neo iscritti l'obbligo decorre dal mese successivo all'iscrizione ed il numero di crediti verrà conseguentemente riproporzionato.

Ogni Consulente del Lavoro può beneficiare, nel biennio, di un debito formativo per un massimo di 9 (nove) crediti, i quali dovranno essere recuperati nei primi sei mesi del biennio successivo.

Il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con una nota del 26 giugno 2017, ricorda anche che, ai fini del conseguimento dei crediti, oltre a seguire gli eventi organizzati "in aula" dai singoli Consigli Provinciali, un’ulteriore opportunità è rappresentata dalla Scuola di Alta Formazione della Fondazione Studi, che prevede anche la modalità di formazione e-learning. Entro il 28 febbraio 2017, a conclusione del biennio 2015-2016, ogni Consulente del lavoro dovrà presentare al Consiglio Provinciale una dichiarazione che attesti la formazione professionale svolta, dichiarazione corredata dell'elenco sia delle attività formative da lui tenute (docenze, pubblicazioni, ecc., per un massimo di 30 crediti), sia degli eventi formativi seguiti, fatta eccezione per quelli già registrati sul sito apposito. La mancata presentazione costituisce illecito disciplinare. Tutta la documentazione relativa alla formazione dichiarata dovrà essere conservata dal Consulente per i sei mesi successivi alla presentazione dell'autocertificazione, ai fini di possibili controlli da parte del Consiglio Provinciale. Maggiori informazioni sugli accreditamenti e sugli enti formatori si avranno consultando il Vademecum sulla Formazione continua obbligatoria.

(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 26 giugno 2017)

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10) I Commercialisti crescono: rapporto 2017 sull’Albo dalla FNC

Nel 2016 l’economia italiana cresce per il secondo anno consecutivo e si migliora rispetto al 2015 facendo segnare un +0,9% di Pil e un + 1,3% di occupati.

Lo rileva Massimo Miani, Presidente della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, nella nota del 26 giugno 2017.

Per la prima volta dopo molti anni, i Commercialisti iscritti all’Albo crescono, a un ritmo inferiore all’1% corrispondente a +564 unità e raggiungendo il livello di 117.916 (+0,5%). Prosegue lenta ma inarrestabile la crescita della quota di donne (32,3%), mentre continuano a calare in maniera preoccupante i giovani (17,4%).

Sempre nel 2016, il numero di imprese attive presenti negli archivi camerali è cresciuto di 1.612 unità, sintesi di un aumento di 38.162 società di capitali e di un calo di 19.083 società di persone e di 19.711 imprese individuali. A fine anno, le imprese attive totali sono pari a 5.145.995, di cui 1.082.003 società di capitali.

Il numero medio di imprese attive per ogni Commercialista iscritto all’Albo scende così da 43,8 a 43,6, mentre il numero medio di società di capitali sale da 8,9 a 9,2.

Si tratta, per quest’ultimo, di un dato particolarmente significativo che, per essere apprezzato ancora meglio, deve essere opportunamente collegato con la “quota di mercato” di società di capitali seguite dai Commercialisti stimata pari all’80%.

Bastano questi pochi dati per accorgersi della trasformazione epocale in atto nel sistema economico e produttivo dell’Italia. Una trasformazione che ci vede coinvolti in prima linea accanto alle imprese già impegnate in importanti processi di ristrutturazione e riorganizzazione produttiva a seguito della crisi economica e finanziaria che ha colpito il paese a partire dal 2008.

Il Rapporto presenta i numeri degli Iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili al 1° gennaio 2017 con un dettaglio a livello di singolo Ordine territoriale e in questa edizione presenta alcune importanti novità, come la rappresentazione cartografica dei 131 Ordini che rappresentano il territorio, i dati relativi alle imprese attive, alle società di capitali e alle società di persone elaborati a livello provinciale e la mediana del reddito professionale che quest’anno, per la prima volta, affianca la media con l’intenzione di offrire un’informazione più puntuale circa la distribuzione dei redditi.

Grazie ai dati reddituali trasmessi dalla Cassa di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti e dalla Cassa di Previdenza dei Ragionieri, opportunamente aggregati ed elaborati, è stato calcolato il reddito medio dell’anno 2015 sulla base delle dichiarazioni raccolte nel 2016 pari a 58.602 euro, in crescita del 2,2% in termini nominali rispetto al 2014. In termini reali, invece, il reddito medio è calato del 13,9% rispetto al 2007, anno precrisi, a dimostrazione di come la crisi che ha colpito le libere professioni italiane non abbia risparmiato i Commercialisti colpiti anche dalle conseguenze in termini di maggiori costi operativi derivanti dalle numerose novità introdotte nel campo degli adempimenti fiscali.

Infine, la mediana, cioè il valore che divide la distribuzione degli iscritti alle casse di previdenza in due parti uguali, per il 2015 è risultata pari a 33.207 euro, il 56,7% della media. Ciò significa che il 50% dei Commercialisti percepisce un reddito non superiore a 33.207 euro.

Si tratta di un dato significativo che invita alla prudenza quando si leggono le statistiche reddituali e si osserva un aumento delle medie nominali poiché, come mostra con estrema chiarezza il dato relativo alla mediana, la stragrande maggioranza dei redditi sono schiacciati verso il basso. Ciò pone, con tutta evidenza, il problema del sostegno al reddito per un’ampia fascia di professionisti e rafforza la campagna sull’equo compenso che vede i Commercialisti coinvolti in prima fila accanto alle altre professioni.

(Fondazione Nazionale dei Commercialisti, nota del 26 giugno 2017)

Vincenzo D’Andò