Diario quotidiano del 22 giugno 2017: il caso della notifica al portiere

Pubblicato il 22 giugno 2017



1) Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno in G.U.
2) TASI: dichiarazione telematica enti commerciali e persone fisiche per gli immobili non di proprietà
3) Sul cassetto previdenziale le comunicazione di anomalia Gestione separata Committenti privati e PA
4) Modificato il software di compilazione modello Irap/2017
5) Credito d’imposta in favore degli enti di previdenza obbligatoria
6) Accordo di partenariato strategico (SPA) tra l’Unione Europea e il Canada
7) Contratto di rete agricolo: trattamento tributario ai fini dell’IVA e delle imposte dirette
8) Modalità di calcolo dei versamenti volontari del settore agricolo - Anno 2017
9) Dichiarazioni infedeli per l’errore sulla competenza economica: condanne revocabili
10) Se la cartella viene notificata al portiere non serve l’informativa al contribuente
diario-quotidiano-articoli-81) Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno in G.U. 2) TASI: dichiarazione telematica enti commerciali e persone fisiche: ecco come adempiere all’obbligo dichiarativo per gli immobili non di proprietà 3) Sul cassetto previdenziale arrivano le comunicazione di anomalia Gestione separata Committenti privati e PA 4) Modificato il software di compilazione modello Irap/2017 5) Credito d’imposta in favore degli enti di previdenza obbligatoria: Definita la misura percentuale massima del credito d’imposta spettante, piena attribuzione anche nel 2017 6) Accordo di partenariato strategico (SPA) tra l’Unione Europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Canada: chiarimenti sulle conseguenze 7) Contratto di rete agricolo: trattamento tributario ai fini dell’IVA e delle imposte dirette 8) Modalità di calcolo dei versamenti volontari del settore agricolo - Anno 2017 9) Dichiarazioni infedeli per l’errore sulla competenza economica: condanne revocabili 10) Se la cartella viene notificata al portiere non serve l’informativa al contribuente ****

1) Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno in G.U.

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 20 giugno 2017, il Decreto Legge 20 giugno 2017, n. 91 con le disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno. La norma è entrata in vigore il 21 giugno 2017.

Tra le misure emerge:

- “Resto al Sud”, una misura rivolta ai soggetti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni che non dispongono di mezzi propri per avviare un’attività propria;

- l'istituzione delle Zes, le zone economiche speciali che si concentreranno nelle aree portuali e nelle aree ad esse economicamente collegate, alle quali verranno riservate agevolazioni fiscali aggiuntive, rispetto al regime ordinario del credito d’imposta al Sud.

Inoltre, da segnalare anche l’introduzione di strumenti di velocizzazione degli investimenti pubblici e privati, la semplificazione delle procedure adottate per la realizzazione degli interventi dei Patti per lo sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno e la proroga al 31 luglio 2018 del termine per gli investimenti che possono godere dei benefici fiscali previsti dalle disposizioni sull’Iperammortamento.

Per quanto riguarda la materia Lavoro:

ARTICOLO 1 – Misura a favore dei giovani imprenditori nel Mezzogiorno, denominata «Resto al Sud»

La misura è rivolta ai soggetti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni che presentino i seguenti requisiti:

- siano residenti nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia al momento della presentazione della domanda o vi trasferiscano la residenza entro 60 giorni dalla comunicazione del positivo esito dell’istruttoria;

- non risultino già beneficiari, nell’ultimo triennio, di ulteriori misure a livello nazionale a favore dell’autoimprenditorialità.

I finanziamenti sono così articolati:

- 35% come contributo a fondo perduto erogato dal soggetto gestore della misura;

- 65% sotto forma di prestito a tasso zero, concesso da istituti di credito in base alle modalità definite dalla convenzione. Il prestito è rimborsato entro 8 anni complessivi dalla concessione del finanziamento, di cui i primi 2 anni di pre-ammortamento, e usufruisce del contributo in conto interessi e della garanzia.

ARTICOLO 2 – Misure e interventi finanziari a favore dell’imprenditoria giovanile in agricoltura e di promozione delle filiere del Mezzogiorno

ARTICOLO 5 – Benefici fiscali e semplificazioni per le imprese

Le nuove imprese e quelle già esistenti, che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o di investimenti di natura incrementale nella ZES, possono usufruire delle seguenti tipologie di agevolazioni:

procedure semplificate, individuate anche a mezzo di protocolli e convenzioni tra le amministrazioni locali e statali interessate, e regimi procedimentali speciali, recanti accelerazione dei termini procedimentali ed adempimenti semplificati rispetto a procedure e regimi previsti dalla normativa regolamentare ordinariamente applicabile, sulla base di criteri derogatori e modalita’ individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, se nominato, previa delibera del Consiglio dei ministri;

accesso alle infrastrutture esistenti e previste nel Piano di sviluppo strategico della ZES di cui all’articolo 4, comma 5, alle condizioni definite dal soggetto per l’amministrazione, ai sensi della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modificazioni e integrazioni, nel rispetto della normativa europea e delle norme vigenti in materia di sicurezza, nonche’ delle disposizioni vigenti in materia di semplificazione previste dagli articoli 18 e 20 del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 169.

ARTICOLO 10 – Ulteriori misure in favore dell’occupazione nel Mezzogiorno

Allo scopo di facilitare la ricollocazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), realizza, in raccordo con le regioni interessate nonché con i fondi interprofessionali per la formazione continua, programmi per la riqualificazione e la ricollocazione di lavoratori coinvolti in situazioni di crisi aziendale o settoriale.

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2) TASI: dichiarazione telematica enti commerciali e persone fisiche: ecco come adempiere all’obbligo dichiarativo per gli immobili non di proprietà

TASI: Dal Mef arrivati i chiarimenti sulla dichiarazione per gli immobili in locazione.

Il Ministero dell’Economia e Finanze, con la risoluzione n. 4/DF del 21 giugno 2017, ha fornitiìo chiarimenti in merito alle modalità di compilazione della dichiarazione telematica, ai fini TASI, da parte degli Enti commerciali e delle Persone fisiche (EC/PF) da presentare nel caso specifico di fusione, incorporazione o scissione, al fine di dichiarare immobili che sono condotti in locazione.

In particolare, nel caso specifico di immobile non di proprietà, il contribuente dovrà indicare nel campo “% possesso” il valore “100” e al contempo nel campo “Annotazioni” inserire il seguente periodo: “Si evidenzia che si tratta di dichiarazione ai fini TASI, che l’unità immobiliare è condotta in locazione e che pertanto nei campi in cui è richiesta l’indicazione della % poss il valore inserito è da intendersi come % di detenzione”.

Sono stati chiesti chiarimenti in merito alle modalità di compilazione della dichiarazione telematica relativa al tributo per i servizi indivisibili (TASI) da parte degli Enti commerciali e delle Persone fisiche (EC/PF) da presentare nel caso specifico di fusione, incorporazione o scissione, al fine di dichiarare immobili che sono condotti in locazione.

In particolare, è stato fatto presente che il modello di dichiarazione, previsto per l’imposta municipale propria (IMU), contiene alcuni campi obbligatori (ad esempio il campo 23) nei quali – come chiarito dalle specifiche tecniche relative al modulo di controllo per la trasmissione, a partire dall’anno di imposta 2016, dei dati della dichiarazione IMU TASI EC/PF, pubblicate sul sito informatico del Dipartimento delle finanze – è prevista l’indicazione della quota di possesso sotto forma di percentuale.

In merito, è stato evidenziato che, trattandosi di immobile non di proprietà e inserendo conseguentemente il valore riferito alla quota di possesso in misura pari a “0”, il file telematico così generato sottoposto al modulo di controllo fornisce esito negativo, con richiesta di valorizzare i campi interessati, dal momento che non viene riconosciuto detto valore.

E’ stato pertanto richiesto se sia possibile inserire, nel campo “% possesso”, il valore “100” e al contempo nel campo annotazioni la frase che evidenzia che l’unità immobiliare è condotta in locazione e che ai fini TASI “% poss” è da intendersi “% applicaz. imposta”.

riguardo, occorre far riferimento alla circolare n. 2/DF del 3 giugno 2015 con la quale sono stati forniti chiarimenti in merito all’obbligo e alle modalità di presentazione della dichiarazione TASI per gli “occupanti” diversi dai titolari del diritto reale sull’immobile.

In detto documento di prassi amministrativa è stato precisato che per la dichiarazione TASI può essere utilizzato lo stesso modello previsto per l’IMU e che nei casi in cui il contribuente sia un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’immobile, come nella fattispecie in esame, lo stesso può utilizzare la parte del modello di dichiarazione dedicata alle “Annotazioni” per precisare il titolo (ad esempio “locatario”) in base al quale l’immobile è occupato ed è sorta la propria obbligazione tributaria.

Alla luce di tali considerazioni, in conclusione, si ritiene che nel caso specifico il contribuente dovrà indicare nel campo “% possesso” il valore “100” e al contempo nel campo “Annotazioni” inserire il seguente periodo: “Si evidenzia che si tratta di dichiarazione ai fini TASI, che l’unità immobiliare è condotta in locazione e che pertanto nei campi in cui è richiesta l’indicazione della “% poss” il valore inserito è da intendersi come “% di detenzione”.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, risoluzione n. 4/DF del 21 giugno 2017)

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3) Sul cassetto previdenziale arrivano le comunicazione di anomalia Gestione separata Committenti privati e PA

Comunicazione di anomalia Gestione separata Committenti privati e pubbliche amministrazioni.

L’INPS, con il messaggio n. 2591 del 21 giugno 2017, comunica che sono state elaborate le situazioni debitorie delle aziende committenti che, per l’anno 2016, hanno denunciato, tramite il flusso Uniemens, il pagamento di compensi ai soggetti iscritti alla Gestione Separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 335/1995.

L’elaborazione ha interessato sia le aziende committenti private che le Pubbliche Amministrazioni.

La situazione debitoria comprende:

- L’omesso pagamento del contributo dovuto, sia totale che parziale, relativo ad ogni singolo periodo mensile;

- Le sanzioni civili calcolate sul contributo omesso e/o sul ritardato versamento totale o parziale, ai sensi dell’art. 116, comma 8 lett. a) e/o b) della legge 388/2000.

Si rappresenta che le situazioni debitorie sono costantemente aggiornate e che quindi dal momento dell’elaborazione della comunicazione all’effettiva consultazione della stessa, la situazione potrebbe essere variata.

Nel rinviare a quanto già illustrato nei messaggi nn. 6859/2014, 5548/2015, 2878/2016 e 2603/2016, si ricorda che la comunicazione – composta da testo fisso, prospetti relativi alla situazione debitoria (contributi e sanzioni) e le istruzioni di pagamento (modello F24) – è pubblicata sul “Cassetto Committenti Gestione separata”.

All’interno del Cassetto la presenza della situazione debitoria è evidenziata con il messaggio “Attenzione: sono presenti delle comunicazioni da leggere” e, per gli intermediari, il segno di spunta di colore rosso indica quali sono le aziende interessate.

La pubblicazione della comunicazione è anticipata sia all’azienda committente o PP.AA che agli intermediari collegati (Delegato) tramite messaggio di “alert” inviato all’indirizzo PEC/mail conosciuto dall’Istituto.

La comunicazione debitoria è propedeutica al passaggio alle fasi successive per il recupero del credito tramite l’emissione dell’Avviso di addebito.

Le aziende committenti, le PP.AA e i loro delegati possono visualizzare le posizioni tramite il Cassetto committenti seguendo il percorso:

www.inps.it > Trova il servizio > Aziende, enti e datori di lavoro > Accesso ai servizi per aziende e consulenti > autenticazione con PIN (SPID): inserire il Codice fiscale e il numero PIN.

(INPS, messaggio n. 2591 del 21 giugno 2017)

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4) Modificato il software di compilazione modello Irap/2017

L’Agenzia delle entrate ha modificato il software di compilazione modello Irap/2017, oltre alla procedura di controllo Irap/2017. Si tratta della versione software: 1.0.1 del 21/06/2017.

Il software Irap 2017 consente la compilazione del modello Irap 2017 e la creazione del relativo file da inviare telematicamente.

Versione 1.0.1 del 21/06/2017

Aggiornamenti:

- Corretto il controllo di obbligatorietà dell’IS91 in presenza del quadro IK

- Corretto l'arrotondamento dell’Imposta Lorda della Sezione I del quadro IR

- Corretto il controllo tra IS90 col.1, col.2 e col. 3 gli importi indicati in col.4 e in col.5

- Corretto il controllo del riporto di IS96 col.5 in IR26 e/o IR27.

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5) Credito d’imposta in favore degli enti di previdenza obbligatoria: definita la misura percentuale massima del credito d’imposta spettante, piena attribuzione anche nel 2017

Credito d’imposta in favore degli enti di previdenza obbligatoria e delle forme di previdenza complementare: Definita la misura percentuale massima del credito d’imposta spettante ai soggetti che hanno presentato la richiesta nel 2017 (art. 5, commi 2 e 3, del decreto Ministro dell’economia e delle finanze del 19 giugno 2015).

Il credito d'imposta attribuito agli enti di previdenza obbligatoria e alle forme di previdenza complementare che investono in attività finanziarie a medio e lungo termine spetta nella misura del 100% dell'importo richiesto, in relazione alle domande validamente presentate nel 2017.

Con il provvedimento prot. 116001 del 21 giugno 2017, l’Agenzia delle entrate stabilisce la misura percentuale massima del credito d’imposta spettante è pari al 100% dell’importo richiesto, risultante dalle domande validamente presentate nel 2017.

Modalità di utilizzo del credito d’imposta: Restano ferme le modalità di utilizzo del credito d’imposta come definite al punto 2 del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 23 giugno 2016.

Motivazioni del provvedimento

L’articolo 1, commi da 91 a 94, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, riconosce un credito d’imposta, a decorrere dal periodo d’imposta 2015, in favore degli enti di previdenza obbligatoria, di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, nonché delle forme di previdenza complementare, di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252.

Il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 19 giugno 2015, recante la disciplina attuativa del credito d’imposta, all’articolo 5, commi 1 e 2, prevede per l’accesso al contributo la presentazione di una istanza all’Agenzia delle Entrate e demanda alla medesima Agenzia la determinazione in ciascun anno della misura del credito d’imposta spettante ad ogni soggetto, calcolata sulla base del rapporto tra il limite di spesa previsto dall'articolo 1, comma 94, della citata legge n. 190 del 2014, anche come risultante a seguito di eventuali futuri interventi riduttivi, e l’ammontare del credito richiesto. Inoltre, il comma 3 dell’articolo 5 del menzionato decreto prevede che la misura percentuale sia comunicata con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, entro 60 giorni dalla scadenza del termine di presentazione delle domande.

In attuazione delle disposizioni sopra riportate, è stato emanato il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 28 settembre 2015, con il quale è stato approvato il modello da utilizzare per la richiesta di attribuzione del credito d’imposta e sono stati stabiliti i termini di presentazione delle richieste, fissandoli dal 1° marzo al 30 aprile di ciascun anno.

Con il presente provvedimento è resa nota la misura percentuale massima del credito d’imposta spettante relativa al credito richiesto nel 2017.

L’anzidetta misura è pari al 100%o dell’importo indicato nelle domande validamente presentate nel 2017, in quanto le risorse stanziate coprono interamente l’ammontare complessivo del credito d’imposta richiesto.

Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, presentando il modello di pagamento F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate, pena lo scarto dell'operazione di versamento, a decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate del presente provvedimento, così come previsto dall’articolo 5, comma 4, del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 19 giugno 2015.

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6) Accordo di partenariato strategico (SPA) tra l’Unione Europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Canada: chiarimenti sulle conseguenze

Arrivate le linee guida sulle regole di origine entro l’ambito dell’Accordo economico e commerciale globale (CETA) UE/Canada: diffusione documento.

Facendo seguito alla nota prot. 45322/R.U. del 14 aprile 2017, con la quale è stata fornita notizia circa l’applicazione provvisoria dell’Accordo di partenariato strategico (SPA) tra l’Unione Europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Canada, dall’altra, e sono state fornite conseguenti indicazioni in merito alla prevista estensione delle disposizioni relative al sistema REX anche all’Accordo economico e commerciale globale (CETA) UE/Canada, adesso, l’Agenzia delle dogane conferma che le norme di origine recate dal Protocollo origine contenuto nel citato Accordo economico e commerciale globale (CETA) UE/Canada, pubblicato nella GU dell’Unione Europea serie L 11 del 14 gennaio 2017, non sono attualmente entrate in applicazione provvisoria, per cui - come indicato nella citata nota prot. 45322/R.U. - nel corrente periodo transitorio e fino alla entrata in funzione a regime del nuovo sistema, continuano ad applicarsi le procedure relative agli esportatori autorizzati dalle autorità doganali degli Stati membri.

Si ritiene tuttavia opportuno trasmettere l’allegato documento, presentato nel corso della riunione del 6^ CEG-ORI tenutasi il 15 maggio 2017, relativo alle “Linee guida sulle regole di origine entro l’ambito CETA”, che si è provveduto a tradurre in lingua italiana. Il citato documento, ancorché non pubblicato e pertanto suscettibile di ulteriori modifiche e/o integrazioni, rappresenta comunque un utile strumento conoscitivo di cui codeste strutture territoriali potranno avvalersi nel momento in cui troveranno piena e concreta applicazione le disposizioni di cui al citato Protocollo origine, con particolare riferimento all’utilizzo, ai sensi dell’art. 68 del Regolamento di esecuzione 2447/2015, del sistema REX per le dichiarazioni di origine degli esportatori nazionali entro l’ambito del citato Accordo (CETA) UE/Canada.

(Agenzia delle Dogane, nota 70072/RU/2017 pubblicata il 21 giugno 2017)

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7) Contratto di rete agricolo: trattamento tributario ai fini dell’IVA e delle imposte dirette

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 75/E del 21 giugno 2017, rispondendo a un’istanza di consulenza giuridica, si è soffermata sul trattamento tributario, ai fini dell’Iva e delle imposte dirette, del contratto di rete agricolo.

Contratto di rete

Si tratta di uno schema operativo attraverso il quale “più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora a esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa (articolo 3, comma 4-ter, Dl 5/2009).

Contratto di rete agricolo

Introdotto dal 2014 nel nostro ordinamento: Si tratta del “contratto di rete agricolo”. Il legislatore, infatti, ha previsto che, nei contratti di rete stipulati tra imprese agricole piccole e medie, “la produzione agricola derivante dall’esercizio in comune delle attività, secondo il programma comune di rete, può essere divisa fra i contraenti in natura con l’attribuzione a ciascuno, a titolo originario, della quota di prodotto convenuta nel contratto di rete” (articolo 1-bis, comma 3, DL 91/2014). Dal punto di vista soggettivo, quindi, un contratto di rete agricolo può essere stipulato da sole imprese agricole, singole o associate, che, secondo il diritto europeo, presentano i requisiti per essere qualificate piccole e medie (fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro ovvero totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro; meno di 250 occupati).

Sotto il profillo oggettivo, invece, le imprese che sottoscrivono tra loro un contratto di rete agricolo mettono in comune i fattori della produzione (attrezzature, know how, risorse umane) per il raggiungimento dello scopo comune dichiarato nel contratto: la realizzazione di una produzione agricola che favorisca la crescita imprenditoriale delle imprese partecipanti, in termini di innovazione e competitività nell’ambito di un segmento della filiera di produzione (accordo-integrazione orizzontale).

Dalla lettura della norma e sulla base dei chiarimenti offerti dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, interpellato sul punto dall’Agenzia delle Entrate, emerge che la caratteristica peculiare del contratto di rete agricolo è rappresentata dall’acquisto a titolo originario della produzione agricola da parte delle imprese partecipanti alla rete.

Secondo quanto previsto dal legislatore, quindi, questo schema contrattuale si caratterizza per la divisione in natura della produzione a titolo originario e, cioè, per l’assenza di una funzione di scambio. Detto altrimenti, il contratto di rete agricolo “esaurisce la sua funzione con la ripartizione a titolo originario della produzione”. Esso, cioè, prevede che più imprese agricole, mantenendo la propria autonomia giuridica, si associno per lo svolgimento in comune di attività, il cui risultato (la produzione agricola) può essere diviso fra le stesse imprese a titolo originario in base alla quota convenuta nel contratto. Tuttavia, tale elemento non è un effetto automatico della costituzione della rete, ma una facoltà rimessa alla scelta delle imprese. Ne consegue che, in mancanza, si rientra nell’alveo dei contratti di rete in genere.

Sul punto, l’Agenzia precisa che l’acquisto a titolo originario della produzione agricola (elemento che, come si dirà tra breve, assume una rilevanza fiscale decisiva) è subordinato al ricorrere delle seguenti condizioni:

tutte le singole imprese devono svolgere attività agricole di base e le eventuali attività connesse non solo non devono essere prevalenti, ma devono essere legate alle prime da un rapporto di stretta complementarietà

obbligatoria messa in comune dei terreni

l’apporto alla rete di ogni singola impresa deve essere equivalente (condivisione dei mezzi umani e tecnici, proporzionati alla potenzialità del terreno messo in comune, con divieto di monetizzazione delle spettanze)

la divisione della produzione tra le imprese deve avvenire in maniera proporzionata al valore del contributo che ciascuna partecipante ha apportato alla realizzazione del prodotto comune

i prodotti oggetto di divisione non devono essere successivamente oggetto di cessione tra le imprese partecipanti alla rete, dal momento che tale tipologia di rete è finalizzata alla sola produzione.

Iva

L’Agenzia chiarisce che, solo in presenza delle descritte condizioni, la ripartizione della produzione agricola tra le imprese partecipanti alla rete, in quanto divisione in natura dei prodotti a titolo originario, secondo le quote definite dal contratto di rete, non produce effetti traslativi tra le imprese stesse e, di conseguenza, non assume rilevanza ai fini Iva.

Sempre ai fini Iva, la risoluzione chiarisce che, intervenuta la divisione (per effetto della quale i prodotti agricoli sono stati acquistati a titolo originario), la singola impresa che cede a terzi i propri prodotti rientra, in presenza delle condizioni previste dalla legge, nell’ambito del regime speciale per i produttori agricoli disciplinato dall’articolo 34, Dpr 633/1972, con applicazione delle percentuali di compensazione ivi previste.

Se oltre al contratto di rete agricolo, le imprese dovessero decidere di istituire anche una rete finalizzata alla successiva cessione a terzi dei prodotti, all’uopo conferendo a una capofila il mandato a vendere, per tali cessioni troverebbero applicazione le regole ordinarie di determinazione dell’Iva. La capofila, invece, al ricorrere delle condizioni richieste, potrà applicare il regime speciale (e le relative percentuali di compensazione) solo per le cessioni dei propri prodotti.

Imposte dirette

Dal punto di vista delle imposte dirette, invece, l’Agenzia sostiene che il contratto di rete agricolo realizza una fattispecie assimilabile alla conduzione associata, poiché ciascuna impresa agricola che aderisce alla rete, unendo le proprie risorse con lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la produzione in virtù delle sinergie realizzabili attraverso l’esercizio in comune delle attività previste dall’accordo, risulta conduttore, oltre che del proprio terreno, anche del fondo di proprietà delle altre imprese agricole partecipanti per la quota stabilita nel contratto.

Per conseguenza, può trovare applicazione la norma del Tuir in materia di imputazione del reddito agrario (articolo 33, comma 2), in base alla quale “nei casi di conduzione associata, salvo il disposto dell’articolo 5 (redditi prodotti in forma associata, ndr) il reddito agrario concorre a formare il reddito complessivo di ciascun associato per la quota di sua spettanza (...)”.

Peraltro, alla luce della circostanza che nel contratto di rete agricolo il terreno utilizzato per lo svolgimento dell’attività è il risultato della messa in comune di più terreni da parte dei soggetti partecipanti alla rete, per determinare il reddito agrario da imputare a ciascuna impresa per la quota di propria spettanza, è necessario individuare un criterio di calcolo che tenga conto del reddito agrario di ogni terreno utilizzato per l’attività comune. A tal proposito, l’Agenzia ritiene che un criterio ragionevole sia quello che prevede la sommatoria dei redditi agrari dei singoli terreni messi in comune e la sua successiva ripartizione tra le imprese della rete, in base alle rispettive quote previste dal contratto. Pertanto, in sede di dichiarazione dei redditi, ciascuna impresa dovrà dichiarare, per la quota di prodotto a essa spettante, il reddito agrario di ciascuno dei terreni messi in comune (si veda l’esempio riportato nella risoluzione).

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8) Modalità di calcolo dei versamenti volontari del settore agricolo - Anno 2017

L’INPS, con la circolare n. 102 del 21 giugno 2017, illustra le seguenti modalità di calcolo, per l’anno 2017, dei contributi volontari relativi alle varie categorie di lavoratori agricoli, diversificate in relazione alla tipologia e alla gestione di appartenenza dei prosecutori volontari.

Lavoratori agricoli dipendenti

Nei confronti sia dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria dell’assicurazione entro il 30 dicembre 1995, sia dei lavoratori agricoli dipendenti autorizzati dal 31 dicembre 1995, per i quali nell’anno 2006 è stata raggiunta l’aliquota dovuta dalla generalità delle aziende agricole, l’aliquota applicata per il F.P.L.D. è pari al 28,70%.

Conseguentemente, a partire dal 1 gennaio 2017, per i lavoratori agricoli autorizzati entro il 30 dicembre 1995 e per quelli autorizzati dal 31 dicembre 1995 l’aliquota è pari al 28,70%.

Aliquote e Coefficienti di riparto

Decorrenza 1 gennaio 2017

Autorizzati prima del

31 dicembre 1995

Coefficienti di riparto

Aliquota Base

0,11%

0,003833

Quota Pensione

28,59%

0,996167

Totale IVS

28,70%

1,000000

Autorizzati dopo il 31 dicembre 1995

Coefficienti di riparto

0,11%

0,003833

28,59%

0,996167

28,70%

1,000000

Coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali

Per effetto dell’art.10 della Legge 2 agosto 1990 n. 233 i coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali pagano i contributi volontari secondo quattro classi di reddito medio giornaliero, stabilite ogni anno da un apposito decreto ministeriale.

Classi di reddito settimanale e contributi ai fini della prosecuzione volontaria

Decorrenza 1 gennaio 2017

Classi

Classi di reddito settimanale

Reddito

settimanale

medio imponibile

Quota

Pensione

21,60% RM

Addizionale

Legge 233/90

2,00%RM

Addizionale

Legge 160/75

(€ 0,66 x 3)

Contributo

Totale

Fino a

224,64

224,64

48,53

4,50

1,98

55,01 (a)

Oltre € 224,64

Fino a

299,52

262,08

56,61

5,25

1,98

63,84 (a)

Oltre

299,52

Fino a

374,40

336,96

72,79

6,74

1,98

81,51

Oltre

374,40

411,84

88,96

8,24

1,98

99,18

(a) Ai sensi dell’art.10, comma 2, della Legge 2 agosto 1990, n.233, l’importo del contributo settimanale non può essere inferiore a :

- € 55,95 settimanali, se l’autorizzazione alla contribuzione volontaria è stata accordata prima del 31 dicembre 1995;

- € 66,25 settimanali, se l’autorizzazione alla contribuzione volontaria è stata accordatadopo il 31 dicembre 1995.

Contributi integrativi volontari di cui all’art. 4 del D.P.R. n. 1432/1971

a) Operai agricoli a tempo determinato e indeterminato

Come é noto, in conformità alla disposizione di cui all’art. 4 del D.P.R. n. 1432/1971 e successive modificazioni, l’importo del contributo integrativo volontario, che può essere richiesto fino alla concorrenza di 270 giornate, è pari a quello del contributo obbligatorio vigente nell’anno cui si riferiscono i versamenti volontari ad integrazione.

Pertanto i contributi integrativi vanno commisurati all’imponibile contributivo determinato in base alle retribuzioni percepite, sul quale va applicata l’aliquota IVS vigente nel settore che, per l’anno 2017, risulta essere: Fondo pensioni Lavoratori dipendenti 28,59% + quota base 0,11% = 28,70%. (cfr. circolare n.18 del 31 gennaio 2017).

Si fa presente che, per effetto dell’art. 1, comma 4 del D.L. 10 gennaio 2006, n. 2, convertito nella Legge 11 marzo 2006, n. 81, non trova più applicazione l’art. 28 del DPR 27 aprile 1968, n. 488, in forza del quale i contributi erano dovuti in rapporto alle retribuzioni medie convenzionali, come già previsto dall’art. 4 del D.lgs. 146/1997, nei casi in cui le stesse non fossero superate dal salario contrattuale; sull’argomento si rimanda a quanto esposto con circolare n. 57 del 14 aprile 2006.

b) Piccoli coloni e compartecipanti familiari.

L’art.1, comma 785, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 ha autenticamente interpretato il comma 4 dell’articolo 1 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, nel senso che per i soggetti di cui all’articolo 8 della legge 12 marzo 1968, n. 334, continuano a trovare applicazione le disposizioni recate dall’articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.

Si riportano, quindi, di seguito le retribuzioni medie giornaliere, determinate dal Ministero competente con Decreto Direttoriale del 18 maggio 2017 e valevoli per il corrente anno, ribadendo che queste sono utilizzabili soltanto nei confronti dei piccoli coloni e compartecipanti familiari, limitatamente ai quali continuano a trovare applicazione i salari medi convenzionali determinati, anno per anno e per ciascuna provincia.

Le aliquote contributive che devono essere applicate sono quelle per gli operai a tempo determinato, sopra specificate, per l’anno 2017.

Si riporta, in allegato, la tabella da utilizzare per i contributi volontari ad integrazione, relativa ai piccoli coloni e compartecipanti familiari, tenendo presente che nella colonna “retribuzione” è indicata la retribuzione giornaliera imponibile determinata dal decreto direttoriale in premessa (allegato 1).

Coloni e mezzadri reinseriti nell’Assicurazione Generale Obbligatoria

Per effetto del D.lgs. 184/1997, art.7, commi 1 e 7, i coloni e mezzadri reinseriti nell’AGO versano i contributi volontari con differenti modalità, se autorizzati prima o dopo il 12 luglio 1997, data di entrata in vigore del citato Decreto Legislativo.

a) Contribuenti già autorizzati alla data del 12 luglio 1997

Si riportano, in allegato, gli importi dei contributi volontari per l’anno 2017, dovuti dai contribuenti autorizzati alla prosecuzione volontaria prima della data di entrata in vigore del Decreto Legislativo 184/1997.

Come é noto, l’importo del contributo è commisurato alla retribuzione media settimanale della classe di contribuzione assegnata antecedentemente al 12 luglio 1997, aggiornata all’indice del costo della vita (allegato 2).

b) Contribuenti autorizzati alla contribuzione volontaria dal 12 luglio 1997

Il contributo volontario settimanale è determinato dalla somma del contributo integrativo e del contributo base, calcolati sulla media delle retribuzioni imponibili percepite nell’anno precedente la data della domanda.

Al riguardo si precisa che per le domande accolte con decorrenza collocata nell’anno 2017, il contributo integrativo è costituito dalla somma:

dell’importo dovuto dal concedente in regime obbligatorio pari a € 19,11;

dell’importo a titolo di contribuzione obbligatoria IVS, calcolato sulla media delle retribuzioni percepite nell’anno precedente la data della domanda di autorizzazione ai versamenti volontari, applicando l’aliquota percentuale pari al 9,34% (aliquota dell’8,84% prevista per gli operai agricoli, aumentata dello 0,50% di cui all’art.3 della Legge 29 maggio 1982, n. 297);

il contributo base è pari

all’importo dovuto a titolo di contribuzione obbligatoria IVS calcolato sulla media delle retribuzioni imponibili percepite nell’anno precedente la data della domanda di autorizzazione ai versamenti volontari applicando l’aliquota pari allo 0,11%.

Coefficienti di ripartizione calcolati sulla 18° Classe

Base IVS

0,005778

Quota Pensione

0,994222

Totale

1,000000

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9) Dichiarazioni infedeli per l’errore sulla competenza economica: condanne revocabili

Dichiarazioni infedeli per l’errore sulla competenza economica: Spazio alla revoca delle condanne.

L’errata imputazione nell’esercizio di competenza di ricavi come l’illegittima deduzione di costi, se reali, non integrano più il reato di dichiarazione infedele con la conseguenza che eventuali condanne ancorchè passate in giudicato devono essere revocate.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30686 del 20 giugno 2017, ha stabilito che l’errata imputazione nell’esercizio di competenza di ricavi come l’illegittima deduzione di costi, se reali, non integrano più il reato di dichiarazione infedele con la conseguenza che eventuali condanne ancorché in giudicato devono essere revocate. L’amministratore di una società era stato condannato in via definitiva per dichiarazione infedele, per aver imputato ricavi nell’anno 2003 in luogo che 2004. L’interessato, per le modifiche normative intervenute dal 22 ottobre 2015, chiedeva al giudice dell’esecuzione la revoca della condanna. In passato la norma prevedeva che gli errori di competenza non potessero costituire fatti penalmente rilevanti per il reato di dichiarazione fraudolenta ovvero infedele, solo se commessi sulla base di metodi costanti di impostazione contabile.

Poiché la nuova norma esclude che tale comportamento costituisca ora reato, va revocata, in applicazione del favor rei, la sentenza di condanna.

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10) Se la cartella viene notificata al portiere non serve l’informativa al contribuente

Va bene la notifica diretta al portiere senza la raccomandata informativa. La sua omissione non pregiudica il perfezionamento dell’operazione, risolvendosi in una mera irregolarità di carattere estrinseco che non integra alcuna ipotesi di nullità.

Per la validità della notificazione dell’atto tributario, eseguita in via diretta a mezzo del servizio postale mediante consegna nelle mani del portiere, non è richiesto l’invio al destinatario della raccomandata informativa, prevista per analoga fattispecie dall’articolo 139 del codice di procedura civile.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 11619/2017, ove è stato altresì ribadito che la disciplina delle notifiche postali dirette è quella concernente il servizio postale ordinario e non quella dettata dalla legge 890/1982.

Il fatto

Ricevuto un preavviso di fermo, l’interessato proponeva impugnazione al tribunale di Roma, rilevando l’omessa notifica della cartella di pagamento che ne costituiva il presupposto. La sfavorevole decisione di prime cure veniva riformata dalla Corte d’appello, che affermava la nullità della notifica dell’atto prodromico per violazione dell’articolo 7 della legge 890/1982.

In particolare, il Collegio di secondo grado concludeva che per la ritualità della notifica postale della cartella – consegnata al portiere presso l’indirizzo di residenza del destinatario – sarebbe stato necessario l’invio all’interessato dell’apposita raccomandata informativa dell’avvenuta notificazione prevista dalla legge. Ricorrendo in sede di legittimità, l’Agente della riscossione, per quanto d’interesse in questa sede, denunciava violazione dell’articolo 26 del Dpr 602/1973 e falsa applicazione dell’articolo 7 della legge 890/1982, per avere, a suo dire, il giudice di appello errato nell’applicare alla fattispecie quest’ultima norma riguardante ipotesi diversa da quella in discussione.

Vincenzo D’Andò