Antiriciclaggio, D.Lgs. in G.U.: nuove sanzioni con applicazione retroattiva – Diario quotidiano del 21 giugno 2017

Pubblicato il 21 giugno 2017



1) Amministratori delegati nominabili subito, non occorre aspettare l’iscrizione nel Registro delle Imprese
2) Cartella mai notificata: modalità per l’opposizione al pignoramento
3) Fisco: sulle presunzioni bancarie è l’artista che si deve giustificare
4) Trust “autodichiarato”: illegittimo l’avviso di liquidazione
5) Arrivati i chiarimenti sui versamenti dell’Iva dopo la manovrina
6) Antiriciclaggio, Dlgs in G.U.: nuove sanzioni con applicazione retroattiva
7) Chiarimenti su erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose
8) Permessi 104 e congedo per assistere i familiari disabili; Gestione Artigiani e Commercianti: imposizione contributiva in corso anno 2017
9) Spese rimborsate dal datore di lavoro in relazione all’utilizzo del telefono cellulare per finalità anche aziendali
10) Liti fiscali pendenti in calo del 13,4% nei primi tre mesi del 2017
CT_Facebook_Cover_828x3151) Amministratori delegati nominabili subito, non occorre aspettare l’iscrizione nel Registro delle Imprese 2) Cartella mai notificata: modalità per l’opposizione al pignoramento 3) Fisco: sulle presunzioni bancarie è l’artista che si deve giustificare 4) Trust “autodichiarato”: illegittimo l’avviso di liquidazione 5) Arrivati i chiarimenti sui versamenti dell’Iva dopo la manovrina 6) Antiriciclaggio, Dlgs in G.U.: nuove sanzioni con applicazione retroattiva 7) Chiarimenti su erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose 8) Permessi 104 e congedo per assistere i familiari disabili: invio telematico delle domande; Gestione Artigiani e Commercianti: imposizione contributiva in corso anno 2017 9) Reddito di lavoro dipendente: trattamento fiscale delle spese rimborsate dal datore di lavoro in relazione all’utilizzo del telefono cellulare per finalità anche aziendali 10) Liti fiscali pendenti in calo del 13,4% nei primi tre mesi del 2017 ****

1) Amministratori delegati nominabili subito, non occorre aspettare l’iscrizione nel Registro delle Imprese

Gli amministratori delegati possono essere nominati dai soci anche nell’atto costitutivo della società e dunque prima dell’iscrizione nel registro delle imprese.

Lo evidenzia Assonime, con il Caso 7 del 14 giugno 2017, che commenta la massima notarile sulla costituzione di società e nomina degli amministratori delegati.

Con una recente massima n. 62/2017, il Consiglio riunito notarile dei distretti di Firenze, Pistoia e Prato ha dichiarato che, a determinate condizioni, gli amministratori delegati possono essere nominati dai soci anche nell'atto costitutivo della società e dunque prima dell'iscrizione nel registro delle imprese. "L'orientamento in parola nasce dalla necessità, molto sentita nella prassi, di accelerare il procedimento di costituzione della società, anche relativamente alla disciplina delle regole di funzionamento dell'organo gestorio, senza dover attendere i tempi di iscrizione della stessa presso il Registro delle Imprese".

La massima induce a interrogarsi sul valore da attribuire oggi all'iscrizione nel registro delle imprese ai fini del perfezionamento della costituzione della società (art. 2330 c.c.) e a valutare gli effetti della nomina degli amministratori delegati in sede di costituzione della società, posto che essa comporta una deroga all'art. 2381 c.c., il quale attribuisce al consiglio di amministrazione il potere di conferire deleghe, di determinarne il contenuto, i limiti e le eventuali modalità di esercizio, nonché di impartire direttive e avocare a sé le operazioni rientranti nella delega.

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2) Cartella mai notificata: modalità per l’opposizione al pignoramento

L’opposizione all’atto di pignoramento derivante da cartella mai notificata va presentata alla CTP.

In materia di esecuzione forzata tributaria, l’opposizione agli atti esecutivi riguardante l’atto di pignoramento, che si assume viziato per l’omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento, è ammissibile e va proposta davanti al giudice tributario”. Le sezioni unite della Cassazione, in base a tale principio, hanno respinto il ricorso dell’agente della riscossione e risolto l’annoso contrasto giurisprudenziale concernente l’individuazione del giudice – ordinario o tributario – cui è devoluta la cognizione dell’opposizione al pignoramento basata sull’invalida o mancata previa notificazione della cartella di pagamento. Nel caso di specie, in seguito alla sentenza della CTR che aveva dichiarato la giurisdizione del giudice tributario e rimesso la causa alla CTP, aveva proposto ricorso per cassazione l’agente della riscossione, sostenendo che gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento fossero riservati sempre al giudice ordinario.

(Sentenza del 05/06/2017 n. 13913/SU - Corte di cassazione)

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3) Fisco: sulle presunzioni bancarie è l’artista che si deve giustificare

Spetta all’artista dimostrare la non riferibilità dei propri movimenti bancari ad operazioni imponibili.

Incombe sull’artista l’onere di provare che i movimenti sui propri conti bancari non siano riferibili a operazioni imponibili. La CTR di Bologna, sposando la tesi dell’inversione dell’onere della prova contenuta nell’ordinanza della Corte di Cassazione n. 2781/2015, ha accolto l’appello dell’Ufficio contro la sentenza della CTP di Rimini che aveva al contrario sostenuto che l’onere della prova fosse a carico dell’Ufficio. Nel caso di specie il Collegio, dopo aver dimostrato che l’artista svolgesse una vera e propria attività professionale, in completa autonomia e unica fonte di adeguato sostentamento, ha affermato che spetta allo stesso di giustificare in maniera dettagliata la provenienza dei versamenti effettuati sul conto corrente cointestato con la madre e l’estraneità degli stessi rispetto alla propria attività artistica.

(Sentenza del 29/05/2017 n. 1720/14 - Comm. Trib. Reg. per l'Emilia-Romagna)

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4) Trust “autodichiarato”: illegittimo l’avviso di liquidazione

Assoggettabilità del trust cd. “autodichiarato” all’imposta di successione e donazione in misura fissa.

I giudici della CTR Campania hanno affermato che in ragione della natura negoziale del trust cd. “autodichiarato”, laddove non si opera alcun trasferimento di diritti aventi ad oggetto dei beni, è illegittimo l’avviso di liquidazione impugnato che ha invece trattato il negozio rogato come un atto negoziale comportante trasferimento di beni con applicazione dell’imposta in misura proporzionale. Tale decisione è in linea con l’orientamento espresso dalla Suprema Corte con la sentenza n. 21614/2016 secondo la quale “in tema d’imposta ipotecaria e catastale, l’istituzione di un “trust” cd. “autodichiarato”, con conferimento di immobili e partecipazioni sociali per una durata predeterminata o fino alla morte del disponente, i cui beneficiari siano i discendenti di quest’ultimo, è riconducibile alla donazione indiretta ed è soggetto all’imposta in misura fissa, atteso che la “segregazione”, quale effetto naturale del vincolo di destinazione, non comporta, però, alcun reale trasferimento o arricchimento, che si realizzeranno solo a favore dei beneficiari, successivamente tenuti al pagamento dell'imposta in misura proporzionale”.

(Sentenza del 24/05/2017 n. 4710/28 - Comm. Trib. Reg. per la Campania)

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5) Arrivati i chiarimenti sui versamenti dell’Iva dopo la manovrina

Regole per i versamenti Iva. Le risposte ai quesiti su differimenti, rateazioni e compensazioni.

Arrivano i chiarimenti delle Entrate sulle novità introdotte dal decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2017 (Dl n. 193/2016) in materia di versamenti Iva. Con la risoluzione n. 73/E del 20 giugno 2017, infatti, l’Agenzia delle entrate scioglie i dubbi degli operatori in merito ai soggetti che hanno la possibilità di far slittare il pagamento del saldo Iva al 30 giugno, alla rateazione del debito Iva in caso di versamento differito e alla compensazione con i crediti delle imposte dirette.

Differimento ad ampio raggio

Possono versare l’Iva oltre il 16 marzo anche i soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare. Inoltre, è confermata la possibilità di compensare il debito Iva con i crediti delle imposte dirette che emergono dalla dichiarazione annuale dei redditi e di applicare la maggiorazione dello 0,40% soltanto alla parte del debito non compensata. Salva anche l’opportunità di versare il saldo Iva annuale fino al 30 luglio: in questo caso, fino al 30 giugno, occorre maggiorare la somma dovuta dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivo al 16 marzo; su quest’ultimo importo, per il mese di luglio, bisogna calcolare gli ulteriori interessi dello 0,40%.

Via libera alla rateazione per chi paga in differita

Chi si avvale dello slittamento dei termini di versamento può iniziare la rateizzazione a decorrere dal 30 giugno. Il documento di prassi chiarisce, inoltre, che è sempre possibile compensare, anche in caso di rateazione, e che, come previsto in linea generale, l’incremento dello 0,40% deve essere applicato soltanto all’importo effettivamente da versare al netto della compensazione.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 142 del 20 giugno 2017)

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6) Antiriciclaggio, D.Lgs. in G.U.: nuove sanzioni con applicazione retroattiva

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2017, il Decreto legislativo n. 90 del 25 maggio 2017 attuativo della IV direttiva antiriciclaggio (direttiva UE 2015/849).

Tra le novità, il Nucleo speciale di polizia valutaria avrà accesso ai dati contenuti nella sezione dell’anagrafe tributaria nonché alle informazioni sul titolare effettivo di persone giuridiche e trust espressi, contenute in apposita sezione del Registro delle imprese, cui tali soggetti secondo le nuove norme sono tenuti ad iscriversi. Tutti questi dati e le informazioni acquisite nell’ambito delle attività svolte dal Nucleo speciale saranno quindi utilizzabili ai fini fiscali. Il cambiamento rispetto al regime previgente è decisivo. Prima infatti l’utilizzabilità espressa ai fini fiscali era circoscritta ai soli dati oggetto degli obblighi di registrazione adesso sostituiti dagli obblighi di conservazione. Con la nuova normativa invece l’attività di controllo da parte della Guardia di finanza non si ferma più alla mera verifica del corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio ma coinvolgerà direttamente anche la fase di accertamento tributario. Pertanto, se a seguito delle verifiche effettuate, dovessero emergere circostanze aventi rilievo sotto il profilo tributario, tutte le informazioni acquisite potranno essere utilizzate anche ai fini del monitoraggio fiscale, ovvero del monitoraggio dei flussi finanziari che costituisce una delle più importanti risorse per il contrasto al riciclaggio.

Il nuovo decreto legislativo interviene in modifica del precedente Dlgs n. 231/2007, che ha per oggetto “Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione e successive modificazioni e integrazioni”.

Entrata in vigore e favor rei

Alcune disposizioni del Dlgs n. 90/2017, in particolare quelle relative al nuovo sistema sanzionatorio, entreranno in vigore subito e grazie al principio del favor rei potranno mitigare gli effetti delle previgenti norme in materia di sistema sanzionatorio. Altre, invece, dovranno attendere, prima di produrre effetti, l’emanazione di una serie di decreti attuativi o istruzioni.

Particolarmente importante è proprio il principio del favor rei, in base al quale nessuno può essere sanzionato, sia a livello penale che amministrativo, per un fatto che, alla data di entrata in vigore del decreto, non costituisce più illecito.

Inoltre, alle violazioni anteriori all’entrata in vigore del decreto, sanzionate in via amministrativa, si applica la legge vigente all’epoca della commissione del fatto, se più favorevole, compreso il pagamento in misura ridotta.

Questo comporta che per gli illeciti già fatti, se non passati in giudicato, si applicherà la norma più favorevole fra quella previgente e quella di nuova introduzione.

Sistema sanzionatorio inasprito

Ma il vero nucleo centrale del nuovo decreto dell’antiriciclaggio è dato dall’inasprimento del sistema sanzionatorio a carico di chi si sottrae all’obbligo di verifica della clientela e di segnalazione all’Autorità competente di eventuali operazioni ritenute sospette e riconducibili ad attività criminose o destinate a finanziare attività terroristiche.

In particolare, l’impianto sanzionatorio in caso di violazione degli obblighi di segnalazione delle operazioni sospette, in base alle nuove regole, viene così definito:

-applicazione di una sanzione pecuniaria in misura fissa nei casi di violazione dell’obbligo di segnalazione da parte dei soggetti obbligati;

- una sanzione amministrativa a misura fissa nelle ipotesi di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime.

Sanzioni penali - Art. 55 - Fattispecie incriminatrici

Chiunque, essendo tenuto all'osservanza degli obblighi di adeguata verifica ai sensi del presente decreto, falsifica i dati e le informazioni relative al cliente, al titolare effettivo, all'esecutore, allo scopo e alla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e all'operazione e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 euro a 30.000 euro. Alla medesima pena soggiace chiunque essendo tenuto all'osservanza degli obblighi di adeguata verifica ai sensi del presente decreto, in occasione dell'adempimento dei predetti obblighi, utilizza dati e informazioni falsi relativi al cliente, al titolare effettivo, all'esecutore, allo scopo e alla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e all'operazione.

Chiunque, essendo tenuto all'osservanza degli obblighi di conservazione ai sensi del presente decreto, acquisisce o conserva dati falsi o informazioni non veritiere sul cliente, sul titolare effettivo, sull'esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e sull'operazione ovvero si avvale di mezzi fraudolenti al fine di pregiudicare la corretta conservazione dei predetti dati e informazioni e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 euro a 30.000 euro.

Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque essendo obbligato, ai sensi del presente decreto, a fornire i dati e le informazioni necessarie ai fini dell'adeguata verifica della clientela, fornisce dati falsi o informazioni non veritiere, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 euro a 30.000 euro.

Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque, essendovi tenuto, viola il divieto di comunicazione e' punito con l'arresto da sei mesi a un anno e con l'ammenda da 5.000 euro a 30.000 euro.

Chiunque al fine di trarne profitto per se' o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all'acquisto di beni o alla prestazione di servizi, e' punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 310 euro a 1.550 euro. Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto per se' o per altri, falsifica o altera carte

di credito o di pagamento o qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all'acquisto di beni o alla prestazione di servizi, ovvero possiede, cede o acquisisce tali carte o documenti di provenienza illecita o comunque falsificati o alterati, nonche' ordini di pagamento prodotti con essi.

Controlli della Guardia di Finanza

Come sopra accennato, altro aspetto saliente del Dlgs 90/2017 è la piena utilizzabilità ai fini fiscali dei dati e delle informazioni acquisite dalla Guardia di finanza nel corso di controlli ed ispezioni antiriciclaggio.

Con il recepimento della VI direttiva Ue vi è l’inclusione espressa dei reati tributari nell’elenco dei reati presupposto al riciclaggio.

Per tali ragioni, i controlli effettuati dalla GdF diventano efficaci anche per l’accertamento tributario. Le Fiamme gialle, così, potranno eseguire verifiche su alcuni dei soggetti vigilati previa intesa con le autorità di settore.

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7) Chiarimenti su erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose

Erogazioni a istituzioni religiose deducibili se quietanzate dall'ente. Estesa ad altre confessioni la possibilità, già prevista per la Tavola valdese, di attestare l'onere attraverso appositi stampati preintestati e numerati, riportanti determinati dati.

Le precisazioni fornite dalla circolare 7/2017 in merito alle erogazioni liberali a favore della Tavola valdese sono valide anche per quelle effettuate ad altre istituzioni religiose, per le quali i decreti attuativi che ne regolano le intese con lo Stato italiano prevedono le stesse modalità di documentazione, vale a dire l'Istituto centrale per il sostentamento del clero della Chiesa cattolica italiana e l'Unione delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno. Pertanto, anche le erogazioni a favore di tali istituzioni possono essere documentate - in alternativa alla ricevuta di versamento "tracciabile" (conto corrente postale, assegno bancario o circolare, bonifico, carta di debito, di credito o prepagata) - tramite apposita quietanza rilasciata dall'ente, con indicazione di: numero progressivo dell'attestazione; cognome, nome e comune di residenza del donante; importo e causale dell'erogazione. Il chiarimento arriva dall'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 72/E del 19 giugno 2017. Il documento di prassi, inoltre, specifica che tali istruzioni valgono anche per le erogazioni liberali a favore delle istituzioni religiose per le quali, pur essendo stata prevista la deducibilità dal reddito complessivo Irpef, non è stato emanato alcun provvedimento che specificasse come documentarle ai fini fiscali (è il caso dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia e della Chiesa evangelica luterana in Italia).

Infine, per quanto riguarda l'Unione comunità ebraiche in Italia, viene puntualizzato che sono applicabili anche alle erogazioni liberali in denaro (la cui deducibilità è stata sancita nel 1996) le modalità di documentazione fissate dal Dm 25 marzo 1991 per i contributi annuali versati alle comunità. In riferimento a questi ultimi, è previsto che gli stessi, per essere deducibili, devono risultare:

dall'attestazione o ricevuta di versamento in conto corrente postale, intestato alla comunità ebraica di appartenenza, contenente causale del versamento e indicazione del periodo d'imposta al quale si riferiscono i contributi versati

dalla quietanza liberatoria rilasciata dalla comunità ebraica di appartenenza su appositi stampati numerati, da cui risultino: numero della quietanza; cognome, nome e comune di residenza del soggetto che ha effettuato il versamento; importo del contributo versato; causale della contribuzione e periodo di imposta al quale si riferiscono i contributi versati.

(Agenzia delle Entrate, risoluzione 72/E del 19 giugno 2017)

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8) Permessi 104 e congedo per assistere i familiari disabili: invio telematico delle domande

L’Inps, con il messaggio n. 2545 del 20 giugno 2017, comunica l’implementazione delle procedure informatiche per l’invio con modalità telematica delle domande per i permessi ex legen. 104/92 ed il congedo straordinario per assistenza familiari con disabilità in situazione di gravità.

INPS: precisazioni sulla quattordicesima mensilità per l'anno 2017

L’Inps, con il messaggio n. 2549 del 20 giugno 2017, riepiloga gli aspetti innovativi introdotti dall’art. 1, co. 187 della L. 11 dicembre 2016, n. 232, che ha previsto l’incremento della misura della quattordicesima mensilità per i soggetti in possesso di un reddito individuale non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

Domanda di assegno ordinario per il Fondo bilaterale ormeggiatori e barcaioli dei porti italiani

Con messaggio n. 2536/2017, l’Inps illustra le modalità per la presentazione della domanda di assegno ordinario per il Fondo di solidarietà bilaterale ormeggiatori e barcaioli dei porti italiani, pienamente operativo dal 22 febbraio 2017.

Integrazione nel processo INPS del rilascio deleghe posizioni ex Enpals ante 2015

Con messaggio n. 2537/2017, l’Inps comunica che dal 10 luglio prossimo la richiesta/modifica di deleghe riferite alla posizioni ex Enpals ante 2015 verrà attivata nell’ambito del processo di Gestione deleghe INPS. Dal 4 al 9 luglio non sarà possibile richiedere una nuova delega per le posizioni contributive ex Enpals (ante 2015), per consentire l’allineamento fra gli archivi sorgente e target.

APE Sociale: beneficiari, requisiti e modalità di presentazione dell'istanza

In via sperimentale, dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, per determinate categorie di soggetti che si trovino in particolari condizioni, è stata prevista la possibilità di beneficiare, a domanda, dell’indennità cd. “APE Sociale”, fino al compimento dell’età anagrafica prevista per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia. Ora, a seguito della pubblicazione del D.P.C.M. n. 88/2017 nella Gazzetta Ufficiale del 16 giugno 2017, attuativo della disposizione normativa, l’Inps fornisce istruzioni in merito all’applicazione dell’istituto in oggetto (Inps, circolare n. 100/2017).

Gestione Artigiani e Commercianti: imposizione contributiva in corso anno 2017

L’INPS, con il messaggio n. 2518 del 19 giugno 2017, comunica che è stata ultimata l’imposizione contributiva per tutti i soggetti iscritti alla gestione Artigiani e Commercianti per l’anno 2017 e per eventuali periodi precedenti non già interessati da imposizione contributiva.

A seguito della predetta attività sono stati predisposti i modelli “F24” necessari per il versamento della contribuzione dovuta secondo le disposizioni della circolare n. 22/2017.

Detti modelli F24 saranno disponibili, in versione precompilata, nel Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti alla sezione Posizione assicurativa – Dati del modello F24, dove sarà possibile consultare anche il prospetto di sintesi degli importi dovuti con le relative scadenze e causali di pagamento.

E’ previsto, inoltre, l’invio di email di alert ai titolari di posizione assicurativa, ovvero loro intermediari delegati, per i quali si è in possesso di recapito e-mail.

L’accesso ai Servizi del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti avviene, come di consueto, tramite PIN del soggetto titolare di posizione contributiva ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

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9) Reddito di lavoro dipendente: trattamento fiscale delle spese rimborsate dal datore di lavoro in relazione all’utilizzo del telefono cellulare per finalità anche aziendali

Niente da fare per il rimborso parziale di alcune spese di telefonia che la società rimborsa al dipendente, rientrano nella base imponibile fiscale di lavoro dipendente.

Dunque, rimborso del 50% dei costi sostenuti dai propri dipendenti per l’utilizzo del telefono cellulare, rilevano fiscalmente nei confronti di questi ultimi ai sensi dell’articolo 51, comma 1 del TUIR

Lo rileva l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 74 del 20 giugno 2017, secondo cui, in particolare, la parte di costo relativo al servizio di telefonia e al traffico dati che la società rimborsa al dipendente, sulla base di un criterio forfetario, non supportato da elementi e parametri oggettivi (es. numero e/o durata delle telefonate, ecc.), non può essere escluso dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Parere delle entrate

I redditi di lavoro dipendente di cui all'articolo 49 del TUIR, sono disciplinati, ai sensi del successivo articolo 51, comma 1, dal principio di onnicomprensività, in applicazione del quale ". tutte le somme ed i valori in genere a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro" costituiscono reddito imponibile per il dipendente.

In generale, quindi, anche le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore a titolo di rimborso spese costituiscono, per quest'ultimo, reddito di lavoro dipendente, salvo quanto previsto, per le trasferte e i trasferimenti, dai commi 5 eseguenti del medesimo articolo 51.

In relazione alla rilevanza reddituale dei rimborsi spese, si fa presente che l'Amministrazione Finanziaria con circolare n. 326 del 1997 ha ritenuto, in generale che "possano essere esclusi da imposizione quei rimborsi che riguardano spese, diverse da quelle sostenute per produrre il reddito, di competenza del datore di lavoro anticipate dal dipendente per snellezza operativa, ad esempio per l'acquisto di beni strumentali di piccolo valore, quali la carta della fotocopia o della stampante, le pile della calcolatrice, etc.".

Inoltre, in relazione ai rimborsi documentati delle spese sostenute dal telelavoratore con risoluzione del 7 dicembre 2007, n. 357/E, richiamata dall'istante, si è ritenuto "che le somme erogate per rimborsare i costi dei collegamenti telefonici non siano da assoggettare a tassazione essendo sostenute dal telelavoratore per raggiungere le risorse informatiche dell'azienda messe a disposizione dal datore di lavoro e quindi poter espletare l'attività lavorativa".

In ragione di tali argomentazioni, il documento di prassi citato ha precisato che il rimborso documentato dei costi relativi ai collegamenti telefonici configura "l'ipotesi considerata dalla citata circolare n. 326 del 1997 di rimborso di spese di interesse esclusivo del datore di lavoro anticipate dal dipendente." e, come tali, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente.

Ciò premesso, si fa presente che in sede di determinazione del reddito di lavoro dipendente, le spese sostenute dal lavoratore e rimborsategli in modo forfetario sono escluse dalla base imponibile solo nell'ipotesi in cui tale criterio forfetario sia stato previsto dal legislatore.

Laddove, invece, il legislatore non abbia indicato tale criterio forfetario, i costi sostenuti dal dipendente nell'esclusivo interesse del datore di lavoro, devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, documentalmente accertabili, al fine di evitare che il relativo rimborso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Pertanto, si è dell'avviso che la parte di costo relativo al servizio di telefonia e al traffico dati che la società istante rimborsa al dipendente sulla base di un criterio forfetario, non supportato da elementi e parametri oggettivi (es. numero e/o durata delle telefonate, ecc.), nel silenzio del legislatore al riguardo, non possa escluso dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Inoltre, si rileva che nell'ipotesi rappresentata dall'istante, non emerge neanche il costo rimborsato riguardo il servizio di telefonia utilizzato nell'esclusivo interesse del datore di lavoro, atteso che la stessa società istante afferma che tale rimborso è determinato forfetariamente per venire incontro alle esigenze dei dipendenti della Deutsche Bank S.p.A. ai quali, in tal modo, verrebbe consentito "un pieno accesso a tutte le funzionalità oggi fruibili .. e offerte dalla tecnologia presente sul mercato".

Il collegamento tra l'uso del cellulare e l'interesse del datore di lavoro è inoltre dubbio in quanto il contratto relativo al servizio di telefonia e traffico dati è stipulato dal dipendente con il gestore da lui scelto, e non dal datore di lavoro che, limitandosi a concorrere al sostenimento dei costi, rimarrebbe estraneo al rapporto negoziale istaurato con il gestore telefonico.

Infine, si ritiene non pertinente alla fattispecie rappresentata dall'istante il riferimento alla pronuncia della Corte di Cassazione n. 10367 del 2004, che ha riconosciuto la non imponibilità, ai fini previdenziali, del rimborso erogato dall'ENEL ai propri dipendenti per l'intera spesa da questi ultimi sostenuta per il canone telefonico.

Invero i giudici della Suprema Corte hanno motivato l'esclusione da contribuzione del citato rimborso, in ragione delle peculiarità della prestazione lavorativa caratterizzata dall'obbligo di reperibilità, circostanza questa che non emerge nella fattispecie rappresentata dalla società istante che, inoltre, non indica i lavoratori destinatari del rimborso.

Sulla base ciò, l’Agenzia ritiene che il rimborso del 50% dei costi sostenuti dai propri dipendenti per l'utilizzo del telefono cellulare, rilevino fiscalmente nei confronti di questi ultimi ai sensi dell'articolo 51, comma 1 del TUIR.

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10) Liti fiscali pendenti in calo del 13,4% nei primi tre mesi del 2017 e Riduzione del 9,3% dei nuovi contenziosi pervenuti alle Commissioni tributarie.

Nel periodo gennaio-marzo 2017 le controversie tributarie pendenti (448.839) si sono ridotte del 13% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, proseguendo il trend positivo iniziato dal 2012.

Rispetto all’analogo periodo del 2016, le controversie instaurate in entrambi i gradi di giudizio nel primo trimestre 2017, pari a 58.597, registrano una riduzione del 9,30%. Le controversie definite sono state 78.845, con una crescita delle decisioni del 2,82%.

Le nuove controversie presentate in primo grado presso le Commissioni tributarie provinciali (CTP), pari a 40.935, sono in calo del 12,08%; i ricorsi definiti, pari a 63.669, mostrano un incremento del 2,10%.

Nelle Commissioni tributarie regionali (CTR), gli appelli pervenuti nel periodo gennaio-marzo 2017, pari a 17.662, registrano nel complesso un calo del 2,12%. Le definizioni, pari a 15.176 provvedimenti, registrano, invece, un aumento del 5,97%.

Nelle CTP la quota di giudizi completamente favorevoli all’Ente impositore è stata di circa il 45%, per un valore complessivo di 3.115,16 milioni di euro, mentre quella dei giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata di circa il 32%, per un valore di 1.103,53 milioni di euro. La percentuale delle controversie concluse con giudizi intermedi è stata di circa il 12%, per un valore complessivo di 1.137,76 milioni di euro.

Nelle CTR, la quota di giudizi completamente favorevoli all’Ente impositore è stata di circa il 45%, per un valore complessivo di 987,14 milioni di euro, quella dei giudizi completamente positivi nei confronti del contribuente è stata pari a circa il 40%, per un valore complessivo di 795,77 milioni di euro. Le controversie concluse con giudizi intermedi rappresentano circa l’8%, per un valore complessivo di 279,00 milioni di euro.

Tutte le statistiche e le analisi del contenzioso tributario sono disponibili sul sito internet del Dipartimento delle Finanze.

(MEF, Comunicato Stampa N° 104 del 20/06/2017)

Vincenzo D’Andò