Diario quotidiano del 13 giugno 2017 – i casi di esclusione dal VIES

Pubblicato il 13 giugno 2017



1) Operazioni intracomunitarie: un provvedimento direttoriale provvede a definire le modalità di cessazione/esclusione dal Vies
2) Circolazione prodotti energetici con accisa: obbligo di comunicazione delle differenze di volume rilevate dall’esercente
3) Equitalia: se occorre opera l’autotutela, altrimenti condannabile per lite temeraria
4) Cassazione: scomputo ritenute salvo anche senza la certificazione
5) Voluntary disclosures bis: novità dalla manovra correttiva “di primavera”
6) Notai che possono consultare on-line le banche dati di anagrafe e stato civile
7) Nel Modello F24 individuati i codici tributo che richiedono l’uso di fisconline/Entratel
8) Ernesto Maria Ruffini è ora il Direttore dell’Agenzia delle entrate
9) Fisco: Equitalia, in arrivo risposte rottamazione, online la guida
10) Aperture nuove partite Iva di nuovo in “caduta”
Male Judge Writing On Paper In Courtroom1) Operazioni intracomunitarie: un provvedimento direttoriale provvede a definire le modalità di cessazione/esclusione dal Vies 2) Circolazione prodotti energetici con accisa: obbligo di comunicazione delle differenze di volume rilevate dall’esercente 3) Equitalia: se occorre opera l’autotutela, altrimenti condannabile per lite temeraria 4) Cassazione: scomputo ritenute salvo anche senza la certificazione 5) Voluntary disclosures bis: novità dalla manovra correttiva “di primavera” 6) Notai che possono consultare on-line le banche dati di anagrafe e stato civile 7) Nel Modello F24 individuati i codici tributo che richiedono l’uso di fisconline/Entratel 8) Ernesto Maria Ruffini è ora il Direttore dell’Agenzia delle entrate 9) Fisco: Equitalia, in arrivo risposte rottamazione, online la guida 10) Aperture nuove partite Iva di nuovo in “caduta” ***

1) Operazioni intracomunitarie: un provvedimento direttoriale provvede a definire le modalità di cessazione/esclusione dal Vies

Con il provvedimento direttoriale n. 110418 del 12 giugno 2017, l’Agenzia delle Entrate provvede a definire le modalità di cessazione ed esclusione dal Vies.

Mentre, invece, il comunicato n. 138 del 12 giugno 2017, redatto dalla stessa Agenzia delle entrate, ne sintetizza i contenuti:

Partite Iva, definiti i criteri e le modalità di cessazione ed esclusione dal Vies. Al via analisi di rischio e controlli per individuare le frodi

L’Agenzia delle Entrate detta le regole per la chiusura delle partite Iva e per l’esclusione dalla banca dati Vies in caso di irregolarità o frodi. Il provvedimento di oggi illustra nel dettaglio le caratteristiche delle attività di analisi del rischio e dei controlli periodici, formali e sostanziali, messi in atto dall’Agenzia per verificare l’esattezza e la completezza dei dati forniti dagli operatori per la loro identificazione ai fini Iva e per individuare le eventuali frodi.

L’analisi del rischio apre le porte ai controlli

Entro sei mesi dall’attribuzione della partita Iva o dall’iscrizione al Vies - la banca dati europea dei soggetti che effettuano operazioni intracomunitarie - l’Agenzia delle Entrate valuta l’eventuale presenza di elementi di rischio, come ad esempio omissioni o incongruenze nei versamenti e nelle dichiarazioni. Per gli operatori individuati sulla base dell’analisi del rischio scattano i controlli periodici che possono essere sia formali sia sostanziali, per riscontrare la veridicità dei dati dichiarati al momento dell’attribuzione della partita Iva o dell’iscrizione al Vies.

Quando scatta la chiusura della partita Iva e l’esclusione dal Vies

Se a seguito dei controlli un operatore economico risulta privo dei requisiti soggettivi e/o oggettivi, l’Agenzia notifica al contribuente un provvedimento di cessazione della partita Iva, indebitamente richiesta o mantenuta. Di conseguenza, la stessa partita Iva sarà esclusa dalla banca dati dei soggetti che effettuano operazioni intracomunitarie (Vies).

In caso di frode stop alle operazioni intracomunitarie

Per gli operatori economici che, a seguito dei controlli, risultano aver effettuato operazioni intracomunitarie in un contesto di frode Iva scatta il provvedimento di esclusione dal Vies. L’esclusione dalla banca dati europea si applica anche se l’operatore possiede i requisiti soggettivi e oggettivi. In ogni caso, il contribuente che ha subito un provvedimento di esclusione può richiedere, una volta rimosse le irregolarità, di essere nuovamente incluso nel Vies.

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2) Circolazione prodotti energetici con accisa: obbligo di comunicazione delle differenze di volume rilevate dall’esercente

Circolazione prodotti energetici assoggettati ad accisa: obbligo di comunicazione delle differenze di volume rilevate dall’esercente l’impianto destinatario.

L’Agenzia delle dogane, con la nota n. 53616/RU del 9 giugno 2017, e pubblicata il 12 giugno 2017, a cui è stato chiesto di definire la fattispecie dalla quale sorge l’obbligo specificando le modalità di computo delle differenze di prodotto nonché i limiti quantitativi rientranti nelle tolleranze attribuibili a variazioni termiche ed agli strumenti di misura, conferma che le eventuali deficienze od eccedenze di prodotto prese in considerazione dalla procedura del comma 4, dell’art. 18 del D.M. 210/1996, rappresentano le risultanze del raffronto tra la quantità scaricata all’ultimo impianto di distribuzione e quella indicata nel DAS emesso a scorta della partita destinata all’esercente il medesimo impianto.

A tale orientamento conducono le norme contenute nello stesso art. 18 del D.M. n. 210/96 che conferiscono autonoma rilevanza a ciascuna partita di prodotti energetici di cui si compone il trasporto alla rinfusa. Ne sono indici, tra l’altro, l’emissione di tanti DAS quanti sono i destinatari del prodotto (comma 1), completi dell’indicazione dei quantitativi da erogare nelle distinte consegne (comma 2) nonché l’apposizione sulla distinta dei DAS, tenuta dall’incaricato del trasporto, della firma da parte di ogni destinatario a comprova dell’avvenuta ricezione della merce (comma 3).

Su tale presupposto, considerato che l’obbligo di informazione risponde alla finalità di consentire all’Amministrazione finanziaria di avviare eventuali controlli sulla circolazione di prodotti ad accisa assolta ex art. 49 del D.Lgs. n. 504/95 ed al fine di dare concreto significato alla norma regolamentare in esame, fermo restando il distinto regime delle giacenze di prodotti stoccati, l’esercente interessato è tenuto alla prescritta comunicazione al suddetto Ufficio delle dogane in presenza di:

a) differenza quantitativa, in più, in misura superiore all’1%;

b) differenza quantitativa, in meno, in misura superiore al 2% oltre il calo ammesso dalle norme doganali vigenti (0,5 per cento ex tabella B allegata al D.M.13.1.2000, n. 55).

Quanto sopra indipendentemente dall’origine della differenza di volume rilevata, vale a dire se attribuibile a variazioni termiche e/o rientrante nelle tolleranze degli strumenti di misura.

Riguardo, poi, alle differenze di prodotto riscontrate nella verificazione dei depositi commerciali, il par. V della circolare n. 6/D del 18.06.2015 ha evidenziato la rilevanza anche ai fini dell’IVA della ratio sottesa alle disposizioni che consentono di non addebitare l’accisa sulle deficienze ed eccedenze rientranti nelle tolleranze ammesse, uniformando il regime in entrambe le discipline tributarie.

Tale trattamento in virtù del quale non si dà luogo a tassazione, ricorrendone i medesimi presupposti trova applicazione anche per gli impianti di distribuzione stradale di carburanti nei limiti delle tolleranze per essi stabilite in materia, rispettivamente, di cali naturali ex art. 50, comma 2, del D.Lgs. n. 504/95 e tabella A allegata al D.M.13.1.2000, n.55, e di eccedenze ex art. 48, comma 3, lett. b), del medesimo D.Lgs. n. 504/95.

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3) Equitalia: se occorre opera l’autotutela, altrimenti condannabile per lite temeraria

L’autotutela, dovuta e non operata da Equitalia determina la condanna della stessa per lite temeraria.

La Ctp di Roma (sentenza n. 9546/26/17) ha accolto il ricorso che ha visto dei soci di uno Studio e ha condannato Equitalia non solo alle spese di giudizio, ma anche alla rifusione del danno per aver costretto il contribuente ad una ingiusta lite (articolo 96 Cpc) a causa di un “comportamento assolutamente negligente”, in quanto Equitalia “avrebbe potuto e dovuto annullare in autotutela l'atto impugnato perlomeno a seguito della sollecitazione del contribuente ma che invece ha inopinatamente affermato che, nonostante la produzione di idonea documentazione, nulla era stato prodotto per accogliere la richiesta”.

La Commissione ha accolto dunque il ricorso e condanna Equitalia al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in 5mila euro, e al pagamento di ulteriori 20mila euro come “somma equitativamente determinata a favore di parte ricorrente”.

Dunque, se Equitalia non provvede ad annullare in autotutela l’atto impugnato, nonostante le ragioni del ricorrente e l’inesistenza del credito erariale, può vedersi applicato, nei propri confronti, l’articolo 96 del Codice di procedura civile, terzo comma, che prevede la possibilità per il giudice che si pronuncia sulle spese, di condannare parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata.

E’ quanto occorso alla società di riscossione nell’ambito di una vicenda in cui la Commissione tributaria provinciale di Roma ha condannato Equitalia a pagare, oltre alle spese di lite, un’ulteriore somma pari a 20mila euro, equitativamente determinata ai sensi del citato articolo 96 C.p.c., in considerazione della condotta, definita “assolutamente negligente”, tenuta dalla stessa nel giudizio che vedeva coinvolta una Srl immobiliare.

La società era stata raggiunta da intimazione di pagamento da parte di Equitalia, intimazione che era stata impugnata con contestuale istanza di sospensione corredata dalla documentazione atta a dimostrare l’inesistenza del debito erariale.

L’Agenzia di riscossione, però, aveva respinto la domanda di sospensione asserendo che non era stata prodotta documentazione atta a comprovare in maniera puntuale le ragioni della richiesta. Da qui l’avvio del giudizio.

Nella specie, la specifica richiesta della contribuente di condannare Equitalia per responsabilità aggravata ex articolo 96 c.p.c. e 2043 c.c. non è stata accolta in quanto la Ctp ha ritenuto che la ricorrente non avesse fornito la prova di aver subito danni dal comportamento dell’amministrazione, danni poi esclusi grazie al provvedimento cautelare di sospensione degli effetti dell’atto, emesso in corso di causa. La valutazione equitativa prevista dall’articolo 96 – ha spiegato la Commissione – attiene alla quantificazione e nella specie mancava la prova dei danni.

Tuttavia, atteso il comportamento negligente di Equitalia, che invece di annullare l’atto in autotutela aveva inopinatamente affermato che nulla era stato prodotto per poter accogliere la richiesta di sospensione, la Ctp di Roma ha ritenuto che potesse trovare applicazione l’ultimo capoverso dell’articolo 96 c.p.c. che consente al giudice di disporre, d’ufficio, in capo al soccombente, il pagamento di una somma equitativamente determinata.

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4) Cassazione: scomputo ritenute salvo anche senza la certificazione

In tema di imposte sui redditi, ai fini dello scomputo della ritenuta d'acconto, l'omessa esibizione del certificato del sostituto d'imposta attestante la ritenuta operata non preclude al contribuente sostituito di provare la ritenuta stessa con mezzi equipollenti, onde evitare un duplice prelievo.

Lo stabilisce la Corte di Cassazione, con l’interessante sentenza n. 14138 del 7 giugno 2017.

Per la verità, la stessa Agenzia delle entrate ormai da anni dice la stessa cosa (basta produrre una certificazione di atto notorio, le fatture da dove si evince l’avvenuta scomputo e la prova dell’incasso avvenuto al netto della ritenuta), ma avere anche la conferma da parte del giudice di legittimità fa pure piacere.

Si è altresì deciso che l'inosservanza dell'obbligo del sostituto d'imposta di inviare tempestivamente la certificazione attestante le ritenute operate non toglie al contribuente sostituito il diritto di provare la reale entità della base imponibile, evitando la duplicazione di un'imposizione già scontata alla fonte (Cass. 4 agosto 1994, n. 7251, Rv. 487652).

Ancor prima, la Corte ha affermato che il contribuente non può essere assoggettato di nuovo all'imposta sol perché chi ha operato la ritenuta non voglia consegnargli l'attestato da esibire al fisco (Cass. 3 luglio 1979, n. 3725, Rv. 400153).

La norma dedicata allo scomputo delle ritenute d'acconto ne subordina la legittimità alla sola condizione che esse siano state «operate» (art. 22 d.P.R. 917/1986).

Rileva un fatto storico (decurtazione del corrispettivo), che, seppur viene provato tipicamente mediante la certificazione di chi ha operato la ritenuta, può essere provato con mezzi equivalenti da chi la ritenuta ha subìto.

Significativo appare che la stessa Agenzia delle entrate si sia infine determinata a consentire lo scomputo delle ritenute non certificate, ove il contribuente ne dia prova equivalente al certificato (risoluzione 19 marzo 2009, n. 68/E).

La norma sul controllo formale delle dichiarazioni usualmente intesa come fonte del recupero delle ritenute non certificate deve essere integrata secondo i princìpi generali della prova.

In altri termini, quando stabilisce che gli uffici «possono» escludere lo scomputo delle ritenute d'acconto non risultanti da certificazioni dei sostituti d'imposta, l'art. 36-ter d.P.R. 600/1973 deve essere interpretato nel senso che gli uffici finanziari (e a fortiori i giudici tributari) «possono» apprezzare anche prove diverse dal certificato, ad esso equipollenti.

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5) Voluntary disclosure bis: novità dalla manovra correttiva “di primavera”

Voluntary disclosure bis: arrivano le novità con la cd. manovrina: nel corso dell'esame parlamentare della manovra correttiva 2017 (D.L. 50/2017) con l'articolo 1-ter sono state apportate delle modifiche alla disciplina della riapertura dei termini per la collaborazione volontaria in materia fiscale (cd. voluntary disclosure), stabilendo che se ai fini di tale collaborazione alla formazione del reddito concorrono redditi di lavoro, ad essi si applica la disciplina del credito d'imposta per redditi prodotti all'estero (detrazione dell'imposta pagata all'estero) anche in caso di omessa presentazione della dichiarazione omessa indicazione dei redditi prodotti all'estero.

Inoltre, è stato esteso l'esonero dagli obblighi dichiarativi previsto dalla legge anche con riferimento all'IVIE (imposta sul valore degli immobili situati all'estero) ed all'IVAFE (imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all'estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato), di cui all'articolo 19, rispettivamente commi 13 e 18, del D.L 201/2011.

Sono infine poi modificate, oltre all'applicabilità delle sanzioni, anche le conseguenze dell'insufficiente versamento delle somme dovute.

In particolare le modifiche prevedono che:

- se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti all’estero ad essi, si applica la disciplina del credito d’imposta per redditi prodotti all’estero anche in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi prodotti all’estero nella dichiarazione presentata. Le nuove disposizioni, infatti, prevedono che in tale ipotesi non operi l’art. 165, comma 8, del D.P.R. n. 917/1986 il quale prevede che “La detrazione non spetta in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi prodotti all'estero nella dichiarazione presentata”;

- sia esteso l’esonero dagli obblighi dichiarativi previsto dalla legge anche con riferimento all’IVIE e all’IVAFE. Si tratta dell’esonero dalla presentazione della dichiarazione per il 2016 e per la frazione del periodo d'imposta antecedente la data di presentazione dell'istanza alla voluntary;

- viene modificato anche il regime sanzionatorio in relazione ai casi di versamento spontaneo ma insufficiente del dovuto - n. 2 e 3, lett. g), art. 5 D.L. n. 167/1990, prevedendo che l’importo delle somme da versare, calcolato a seguito della maggiorazione, compreso quanto già versato, non può essere comunque superiore a quello determinato nelle ipotesi di mancato versamento spontaneo entro delle somme dovute entro il termine del 30 settembre 2017 - n. 1, lett. g), art. 5 D.L. n. 167/1990.

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6) Notai che possono consultare on-line le banche dati di anagrafe e stato civile

Palermo, dal 12 giugno tutti i notai del distretto di Palermo e Termini Imerese potranno consultare on-line le banche dati di anagrafe e stato civile.

È il risultato di una convenzione tra Comune e Consiglio Notarile di Palermo. Presentazione venerdì 9 giugno a Palazzo Moncada, in via Bandiera 11.

Dal 12 giugno tutti i notai del distretto di Palermo e Termini Imerese potranno consultare on-line le banche dati di anagrafe e stato civile del Comune di Palermo utilizzando un ambiente di collaudata sicurezza informatica già da anni attivo in tutti i rapporti tra Notariato e Pubblica Amministrazione. È il risultato di una convenzione tra il Comune del capoluogo siciliano e il Consiglio Notarile dei distretti riuniti di Palermo e Termini Imerese e della collaborazione tecnica delle rispettive società di informatica (Sispi s.p.a. e Notartel s.p.a.). Notevole il risparmio di tempi e costi per i cittadini.

Dopo un periodo di sperimentazione e ridefinendo i termini di una precedente convenzione del 2001 (la prima in Italia), il Comune di Palermo ha deliberato la messa a regime del sistema primo nel suo genere poiché gestito a livello nazionale ed in massima sicurezza grazie alle peculiarità della RUN – Rete Unitaria del Notariato.

La sottoscrizione della convenzione e la presentazione del sistema si terrà venerdì 9 giugno alle 12 presso la sede del Consiglio Notarile in via Bandiera 11.

Interverranno tra gli altri il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’assessore Giusto Catania, il Presidente del Consiglio Notarile di Palermo Alberto Calì, il Notaio Enrico Maccarone, componente della Commissione informatica del Consiglio Nazionale del Notariato.

(Consiglio nazionale del Notariato, comunicato del 8 giugno 2017)

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7) Nel Modello F24 individuati i codici tributo che richiedono l’uso di fisconline/Entratel

Compensazioni “su misura” per le partite Iva: Individuati i codici tributo per l’invio dei modelli F24.

Individuati i codici tributo il cui utilizzo in compensazione necessita ora, per i soli soggetti titolari di partita Iva, l’uso “obbligato” dei servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Come chiarito, infatti, dalla Risoluzione n. 68/E dell’Agenzia delle entrate del 9 giugno 2017, le modifiche di recente introdotte dal Decreto legge 50/2017 hanno di fatto esteso il campo d’applicazione dei canali telematici delle Entrate, prevedendo in particolare, per i soli titolari di partita Iva, l’obbligo di utilizzare esclusivamente i servizi telematici messi a disposizione dalle Entrate - F24 web, F24 online, F24 cumulativo, F24 addebito unico – qualora essi intendano compensare, per qualsiasi importo, crediti Iva, annuali o relativi a periodi inferiori, crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito, all’imposta regionale sulle attività produttive e crediti d’imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.

Individuati i codici soggetti al nuovo obbligo

E’ a seguito di tale modifica, quindi, come spiega il documento di prassi, che l’Agenzia ha provveduto a individuare i codici tributo riferibili alle differenti voci d’imposta elencate nel paragrafo precedente. In particolare, l’elenco con i codici è riportato nell’allegato 2 della Risoluzione 68/E.

L’obbligatorietà nell’uso dei canali telematici delle Entrate scatta in funzione della tipologia della compensazione, orizzontale o verticale

In realtà, come specifica il documento di prassi, non vi è una obbligatorietà assoluta nelle nuove norme. Infatti, l’obbligo di presentare l’F24 tramite i canali telematici delle Entrate non sussiste qualora ci si trovi di fronte al caso d’una compensazione di tipo “verticale” o “interna”, quando cioè le somme a credito e a debito rientrano nella stessa tipologia d’imposta, per esempio Iva da Iva. Però, va da sé che, qualora in questo caso al netto delle compensazioni interne residui un saldo positivo, ai fini dell’utilizzo o meno dei servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia restano ferme le regole generali.

Diverso invece è il caso della compensazione “orizzontale” o “esterna”, ossia tra tributi diversi. In questo caso prevale l’obbligatorietà nell’utilizzo dei canali telematici delle Entrate.

Per i soggetti diversi dalle partite Iva le regole non cambiano

Riguardo la generalità dei contribuenti, si rammenta che sono tutt’ora operanti le norme previste dal DL n. 66/2014, in virtù delle quali fermi restando i limiti già previsti da altre disposizioni vigenti in materia, i versamenti di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, sono eseguiti:

a) esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle entrate, nel caso in cui, per effetto delle compensazioni effettuate, il saldo finale sia di importo pari a zero;

b) esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle entrate e dagli intermediari della riscossione convenzionati con la stessa, nel caso in cui siano effettuate delle compensazioni e il saldo finale sia di importo positivo».

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 137 del 9 giugno 2017)

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8) Ernesto Maria Ruffini è ora il Direttore dell’Agenzia delle entrate

Dal CDM del 9 giugno 2017: Su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, a seguito del parere favorevole della Conferenza Unificata espresso nella seduta dell’8 giugno scorso, il conferimento dell’incarico di Direttore dell’Agenzia delle entrate all’Avv. Ernesto Maria Ruffini.

Ecco di seguito tutte le misure contenute nel comunicato stampa del Cdm n. 33 del 9 giugno 2017:

Il Consiglio dei ministri si è riunito il 9 giugno 2017, alle ore 11.28 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni.

REDDITO DI INCLUSIONE E CONTRASTO ALLA POVERTÀ

Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione della legge sul contrasto della povertà, il riordino delle prestazioni di natura assistenziale e il rafforzamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali (legge 15 marzo 2017, n. 33).

Il decreto introduce, a decorrere dal 1° gennaio 2018, il Reddito di inclusione (ReI), quale misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.

Il ReI è una misura a vocazione universale, condizionata alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà. Viene riconosciuto ai nuclei familiari che rispondano a determinati requisiti relativi alla situazione economica. In particolare, il nucleo familiare del richiedente dovrà avere un valore dell’ISEE, in corso di validità, non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. In prima applicazione sono prioritariamente ammessi al REI i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni.

Fermo restando il possesso dei requisiti economici, il REI è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa. Viceversa, non è compatibile con la contemporanea fruizione, da parte di qualsiasi componente il nucleo familiare, della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.

Il ReI è articolato in due componenti:

  1. un beneficio economico erogato su dodici mensilità, con un importo che andrà da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 euro per un nucleo con 5 o più componenti;

  2. una componente di servizi alla persona identificata, in esito ad una valutazione del bisogno del nucleo familiare che terrà conto, tra l’altro, della situazione lavorativa e del profilo di occupabilità, dell’educazione, istruzione e formazione, della condizione abitativa e delle reti familiari, di prossimità e sociali della persona e servirà a dar vita a un "progetto personalizzato" volto al superamento della condizione di povertà. Tale progetto indicherà gli obiettivi generali e i risultati specifici da raggiungere nel percorso diretto all’inserimento o reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale, nonché i sostegni, in termini di specifici interventi e servizi, di cui il nucleo necessita, oltre al beneficio economico connesso al ReI e, infine, gli impegni a svolgere specifiche attività, a cui il beneficio economico è condizionato, da parte dei componenti il nucleo familiare.

Il ReI sarà concesso per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi e sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente.

Al ReI si accederà attraverso una dichiarazione a fini ISEE "precompilata". È un’importante innovazione di sistema, che caratterizzerà l’accesso a tutte le prestazioni sociali agevolate migliorando la fedeltà delle dichiarazioni da un lato e semplificando gli adempimenti per i cittadini dall’altro.

Il decreto disciplina anche le possibili espansioni del REI, in termini di graduale incremento del beneficio e di graduale espansione dei beneficiari. In presenza di maggiori risorse o di risparmi strutturali, l’estensione della misura potrà essere realizzata mediante l’adozione di un Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, da adottarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il decreto istituisce inoltre la Rete della protezione e dell’inclusione sociale, presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e composta da rappresentanti dei diversi livelli di governo. E’ una struttura permanente di confronto e programmazione delle politiche sociali, nonché di coinvolgimento nelle decisioni programmatiche del terzo settore, delle parti sociali e degli altri stakeholder. La Rete si articola in tavoli regionali e territoriali e ha l’obiettivo di rendere più omogeneo il sistema superando le attuali sperequazioni territoriali.

Nello specifico del ReI e al fine di agevolarne l’attuazione, il decreto prevede determinate articolazioni della Rete: si tratta in particolare del Comitato per la lotta alla povertà, come organismo di confronto permanente tra i diversi livelli di governo, e dell’Osservatorio sulle povertà, con il compito di predisporre un Rapporto biennale sulla povertà, in cui sono formulate analisi e proposte in materia di contrasto alla povertà, di promuovere l’attuazione del ReI, evidenziando eventuali problematiche riscontrate, anche a livello territoriale, e di esprimere il proprio parere sul Rapporto annuale di monitoraggio sull’attuazione del ReI.

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INTERVENTI URGENTI PER LA CRESCITA DEL MEZZOGIORNO

Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno (decreto legge)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno.

Il decreto, che fa seguito a quello dello scorso dicembre (D.L. 243/16) con il quale sono stati aumentati gli incentivi agli investimenti industriali, prosegue lo sforzo del Governo di attivare interventi di aiuto ad alta intensità al Mezzogiorno. In particolare, il nuovo provvedimento mira a incentivare, anche con significative risorse aggiuntive, la nuova imprenditorialità, prevede una specifica disciplina per la istituzione di zone economiche speciali (ZES), con particolare riferimento alle aree portuali, nonché una serie di misure di semplificazione e per la velocizzazione degli investimenti, pubblici e privati, nel Mezzogiorno.

Attraverso la misura “Resto al sud” si offre un forte sostegno alla nuova imprenditorialità, prevedendo, per i giovani meridionali che non dispongano di mezzi propri per avviare un’attività propria - nell’ambito della produzione di beni nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato e dell’industria ovvero relativa alla fornitura di servizi - una dotazione di 40.000 euro, di cui il 35% a fondo perduto, a copertura dell’intero investimento e del capitale circolante. Sono escluse le spese per progettazione e quelle per personale, al fine di evitare di alimentare mercati delle consulenze e comportamenti opportunistici, mentre è prevista la possibilità di azioni di accompagnamento nelle fasi di sviluppo del progetto imprenditoriale da parte di enti pubblici e non, opportunamente accreditati. Il finanziamento residuale, rispetto alla quota di contributo a fondo perduto, sarà a tasso zero ed erogato tramite il sistema bancario, con il beneficio della garanzia pubblica, attraverso apposita sezione del Fondo di Garanzia per le PMI. La dimensione del finanziamento globale della misura assicurerà che la stessa non si esaurisca in tempi brevi al fine di fornire uno stimolo all’economia meridionale nei prossimi anni. Sono inoltre previste ulteriori misure per sostenere l’imprenditoria giovanile nel settore agricolo in ragione delle sue specificità.

Ulteriore misura di rilievo strategico è quella che istituisce e regolamenta le ZES. Esse saranno concentrate nelle aree portuali e nelle aree ad esse economicamente collegate. Lo scopo è di sperimentare nuove forme di governo economico di aree concentrate, nelle quali le procedure amministrative e le procedure di accesso alle infrastrutture per le imprese, che operano o che si insedieranno all’interno delle aree, siano coordinate da un soggetto gestore in rappresentanza dell’ Amministrazione centrale, della Regione interessata e della relativa Autorità portuale, al fine di consentire una progettualità integrata di sviluppo della ZES, con l’obiettivo di rilanciare la competitività dei porti delle regioni meridionali. Allo stesso scopo, le ZES saranno dotate di agevolazioni fiscali aggiuntive, rispetto al regime ordinario del credito d’imposta al sud. In particolare, oltre agli investimenti delle PMI, saranno eleggibili per il credito d’imposta investimenti fino a 50 milioni di euro, di dimensioni sufficienti ad attrarre player internazionali di grandi dimensioni e di strategica importanza per il trasporto marittimo e la movimentazione delle merci nei porti del Mezzogiorno. Le ZES saranno attivate su richiesta delle regioni meridionali interessate, previo adeguato progetto di sviluppo, e queste ultime saranno pienamente coinvolte nel loro processo di istituzione e nella loro governance.

Il decreto prevede, inoltre, strumenti di velocizzazione degli investimenti pubblici e privati, la semplificazione delle procedure adottate per la realizzazione degli interventi dei Patti per lo sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, accelerando i tempi e riducendo gli oneri a carico delle Amministrazioni centrali. Con una specifica misura di valorizzazione dei Contratti Istituzionali di sviluppo si rende invece possibile l’utilizzo di questa forma di gestione dell’attuazione degli interventi di notevole complessità nei programmi operativi, finanziati con risorse nazionali e comunitarie, che ha dato buoni frutti nelle esperienze già attive.

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RIFORMA DELLA P.A. – SOCIETÀ PARTECIPATE

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, recante “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica” (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo di attuazione della legge di riforma della pubblica amministrazione (legge 7 agosto 2015, n. 124), che integra e modifica il “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”.

Sul decreto, dopo l’esame preliminare, è stata raggiunta l’intesa in sede di Conferenza Unificata e sono stati acquisiti i pareri del Consiglio di Stato e delle competenti Commissioni parlamentari.

Tra le principali novità introdotte si prevede:

  • che l’attività di autoproduzione di beni e servizi possa essere strumentale agli enti pubblici partecipanti o allo svolgimento delle loro funzioni;

  • che sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili e che le università possono costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche;

  • che, nel caso di partecipazioni regionali o delle province autonome di Trento e Bolzano, l’esclusione, totale o parziale, di singole società dall’ambito di applicazione della disciplina può essere disposta con provvedimento motivato del Presidente della Regione o dei Presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, adottato in ragione di precise finalità pubbliche nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità. Inoltre, viene espressamente previsto che il provvedimento di esclusione sia trasmesso alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, alla struttura di monitoraggio del Ministero dell’economia e delle finanze;

  • l’intesa in Conferenza Unificata per: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di determinazione dei requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico; il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla regione o da enti locali; il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente;

  • per le amministrazioni titolari di partecipazioni di controllo in società, la facoltà di riassorbimento del personale già in precedenza dipendente dalle amministrazioni stesse con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, senza che ciò rilevi nell’ambito delle facoltà assunzionali disponibili e a condizione che venga fornita dimostrazione, certificata dal parere dell’organo di revisione economico-finanziaria, che le esternalizzazioni siano state effettuate nel rispetto degli adempimenti previsti dalla normativa vigente;

  • la possibilità per le amministrazioni pubbliche di acquisire o mantenere partecipazioni in società che producono servizi di interesse economico generale fuori dall’ambito territoriale della collettività di riferimento, purché queste ultime abbiano in corso o ottengano l’affidamento del servizio tramite procedure a evidenza pubblica. Resta ferma in ogni caso l’applicazione di quanto previsto per le società in house, al fine di salvaguardare la disciplina europea e con essa la previsione secondo la quale tali società devono garantire che oltre l’80% del loro fatturato sia effettuato nello svolgimento dei compiti a esse affidati dall’ente pubblico o dagli enti pubblici soci, potendo agire fuori da tale ambito solo ed esclusivamente per il restante 20%;

  • che ai fini dell’applicazione del criterio del fatturato medio non superiore al milione di euro, il primo triennio rilevante sia il triennio 2017-2019 e nelle more della prima applicazione di tale criterio si considerino rilevanti, in via transitoria, le partecipazioni in società che, nel triennio antecedente all’adozione di tali misure, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a cinquecentomila euro;

  • la proroga al 30 settembre 2017 del termine per la ricognizione, in funzione della revisione straordinaria, di tutte le partecipazioni possedute;

  • la proroga al 30 settembre 2017 del termine entro il quale le società a controllo pubblico effettuano una ricognizione del personale in servizio, per individuare eventuali eccedenze;

  • la fissazione al 31 luglio 2017 del termine per l’adeguamento delle società a controllo pubblico alle disposizioni in tema di governance societaria.

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ATTUAZIONE DI NORME EUROPEE

  1. Valutazione di impatto ambientale

Attuazione della direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, ai sensi degli articoli 1 e 14 della legge 9 luglio 2015, n. 114 (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che, in attuazione della direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo del 16/04/2014, modifica l’attuale disciplina della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e della procedura di “Verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (VIA)”, al fine di efficientare le procedure, di innalzare i livelli di tutela ambientale, di contribuire a sbloccare il potenziale derivante dagli investimenti in opere, infrastrutture e impianti per rilanciare la crescita sostenibile, attraverso la correzione delle criticità riscontrate da amministrazioni e imprese.

Allo stato attuale, da un’analisi della durata media delle procedure di competenza statale, si riscontrano tempi medi per la conclusione dei procedimenti di VIA di circa 3 anni, mentre per la verifica di assoggettabilità a VIA sono necessari circa 11,4 mesi, con un rallentamento dell’iter valutativo dei progetti dovuto anche alla frammentazione delle competenze normative, regolamentari e amministrative tra Stato e Regioni. Il decreto risponde quindi, tra l’altro, all’esigenza di superare tale frammentazione.

Nello specifico, tra gli elementi maggiormente significativi della riforma, si segnalano i seguenti:

  • per i progetti di competenza statale, la facoltà per il proponente di richiedere, in alternativa al provvedimento di VIA ordinario, il rilascio di un “provvedimento unico ambientale”, che coordini e sostituisca tutti i titoli abilitativi o autorizzativi riconducibili ai fattori ambientali;

  • la riduzione complessiva dei tempi per la conclusione dei procedimenti, cui è abbinata la qualificazione di tutti i termini come “perentori” ai sensi e agli effetti della disciplina generale sulla responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile dei dirigenti, nonché sulla sostituzione amministrativa in caso di inadempienza;

  • una norma transitoria che, in virtù delle semplificazioni procedimentali introdotte, consenta al proponente di richiedere l’applicazione della nuova disciplina anche ai procedimenti attualmente in corso pendenti, il cui valore complessivo oggi ammonta, solo per i progetti di competenza statale, a circa 21 miliardi di euro;

  • una nuova definizione di "impatti ambientali", modulata in aderenza con le prescrizioni della direttiva Ue, che comprende anche gli effetti significativi, diretti e indiretti, di un progetto sulla popolazione, la salute umana, il patrimonio culturale e il paesaggio;

  • la possibilità di presentare nel procedimento di VIA elaborati progettuali con un livello informativo e di dettaglio equivalente a quello del progetto di fattibilità o comunque a un livello tale da consentire la compiuta valutazione degli impatti, con la possibilità di aprire con l’autorità in qualsiasi momento un confronto per condividere la definizione del livello di dettaglio degli elaborati progettuali;

  • l’eliminazione per il proponente dell’obbligo, nella verifica di assoggettabilità a Via, di presentare gli elaborati progettuali: per la fase dello “screening” sarà sufficiente uno studio preliminare ambientale, come previsto dalla normativa europea;

  • nel caso di modifiche o estensioni di opere esistenti, la possibilità di richiedere all’autorità competente un pre-screening, ovvero una valutazione preliminare del progetto per individuare l’eventuale procedura da avviare: tale istituto sarà particolarmente utile ai fini degli “adeguamenti tecnici finalizzati a migliorare le prestazioni ambientali dei progetti” per corrispondere alle esigenze di semplificazione amministrativa del c.d. repowering degli impianti eolici esistenti;

  • la riorganizzazione del funzionamento della Commissione VIA, per migliorarne le performance, assicurando la copertura dei costi di funzionamento a valere esclusivamente sui proventi tariffari dei proponenti. Si costituisce un Comitato tecnico di supporto, che opererà a tempo pieno, per accelerare e rendere più efficienti le istruttorie;

  • l’introduzione di regole omogenee per il procedimento di VIA su tutto il territorio nazionale, rimodulando le competenze normative delle Regioni e razionalizzando il riparto dei compiti amministrativi tra Stato e Regioni;

  • la completa digitalizzazione degli oneri informativi a carico dei proponenti, anche prevedendo l’eliminazione degli obblighi di pubblicazione sui mezzi di stampa;

  • l’ampliamento della partecipazione del pubblico e, in particolare, dei residenti nei territori potenzialmente interessati da un progetto sottoposto a procedura di VIA, mediante il potenziamento dell’istituto dell’inchiesta pubblica e tenendo conto delle disposizioni in tema di dibattito pubblico di cui all’articolo 22 del d.lgs. n. 50/2016.

  • l’introduzione di un nuovo apposito articolo dedicato al procedimento autorizzatorio unico di competenza regionale che disciplina compiutamente le procedure di competenza delle Amministrazioni territoriali e che risulta integralmente autosufficiente, esaustivo e confermativo delle scelte già operate con la riforma della Legge n. 241/1990 di cui al D.lgs. n. 127/2016.

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2. Commercializzazione dei prodotti da costruzione

Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 305/2011 che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/CEE (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio e del Ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 305/2011 sulle condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione.

Il provvedimento mira a semplificare e chiarire il quadro normativo esistente per l’immissione sul mercato dei prodotti da costruzione, nonché a migliorare la trasparenza, l’efficacia e l’armonizzazione delle misure esistenti, per garantire la sicurezza e la qualità delle costruzioni nell’Unione.

Sempre a questo scopo, s’istituisce il Comitato nazionale di coordinamento dei prodotti da costruzione che, tra l’altro, coordinerà le attività delle amministrazioni competenti nel settore e determinerà gli indirizzi volti ad assicurare l’uniformità e il controllo dell’attività di certificazione e prova. Inoltre, si disciplinano gli adempimenti ai quali è sottoposto il fabbricante, sia nel caso in cui il prodotto rientri nell’ambito di una norma armonizzata, sia nel caso di prodotto conforme ad una valutazione tecnica europea (ETA), e quindi non disciplinato da una norma armonizzata (perché per esempio nuovo e pertanto originale).

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3. Sicurezza degli impianti nucleari

Attuazione della direttiva 2014/87/Euratom che modifica la direttiva 2009/71/Euratom che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e dei Ministri dello sviluppo economico Carlo Calenda e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo in materia di sicurezza degli impianti nucleari, in attuazione della delega di cui alla legge di delegazione europea 2014.

La direttiva stabilisce gli obiettivi di sicurezza da perseguire nelle diverse fasi di vita degli impianti, compresa la disattivazione, nonché le misure dirette a conseguire tali obiettivi. Inoltre, si razionalizzano le procedure autorizzative e di controllo, si rafforza il ruolo e i mezzi a disposizione dell’autorità di regolamentazione nucleare, si disciplina la comunicazione delle informazioni e la trasparenza delle decisioni, nonché i meccanismi di monitoraggio e verifica delle misure applicate, anche attraverso appositi strumenti di scambio di esperienze tra gli Stati membri.

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4. Equipaggiamento marittimo

Attuazione della direttiva 2014/90/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 sull’equipaggiamento marittimo che abroga la direttiva 96/98/CE del Consiglio (decreto del Presidente della Repubblica – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in esame preliminare, un regolamento, da attuarsi mediante decreto del Presidente della Repubblica, che attua la direttiva 2014/90/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 sull’equipaggiamento marittimo.

L’obiettivo principale della direttiva è di assicurare che l’equipaggiamento marittimo sia conforme alle norme di sicurezza previste dalle normative internazionali, comprese le pertinenti norme di prova, e che l’equipaggiamento stesso possa circolare liberamente nel mercato interno ed essere sistemato a bordo di navi battenti bandiera di qualsiasi Stato membro.

Si prevede quindi che gli operatori economici siano responsabili della conformità dell’equipaggiamento marittimo in funzione del rispettivo ruolo che rivestono nella catena di fornitura, in modo da garantire un elevato livello di protezione degli interessi pubblici disciplinati e una concorrenza leale sul mercato dell’Unione.

Allo scopo di rafforzare ulteriormente la sicurezza in ambito marittimo, il nuovo assetto normativo istituisce infine l’Autorità di vigilanza sul mercato che si occupa, in maniera strutturata e permanente, secondo specifiche procedure e anche attraverso l’effettuazione di prove di laboratorio, dei rischi derivanti dagli equipaggiamenti marittimi presenti sul mercato e a bordo dei navigli europei.

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MERCATO INTERNO DEL RISO

Disposizioni concernenti il mercato interno del riso, in attuazione dell’articolo 31 della legge 28 luglio 2016, n. 154 (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge delega per la semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare (legge 28 luglio 2016, n.154), introduce nuove norme volte a regolamentare il mercato interno del riso.

Il decreto, che aggiorna la normativa risalente al 1958 e prevede anche disposizioni relative all’etichettatura del riso, nel rispetto del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, disciplina tra l’altro:

  • i criteri di classificazione del riso, con l’individuazione di quattro grandi gruppi e l’indicazione delle specifiche caratteristiche qualitative;

  • le denominazioni del riso;

  • la salvaguardia delle varietà di riso tipiche italiane e l’indirizzo del miglioramento genetico delle nuove varietà in costituzione;

  • la valorizzazione della produzione risicola, quale espressione culturale, paesaggistica, ambientale e socioeconomica del territorio in cui è praticata;

  • la tutela del consumatore, con particolare attenzione alla trasparenza delle informazioni e alle denominazioni di vendita del riso;

  • l’istituzione di un registro per la classificazione delle nuove varietà, gestito dall’Ente nazionale risi;

  • la disciplina dell’apparato sanzionatorio per le violazioni;

  • l’esclusione dal campo di applicazione dei decreti legislativi del prodotto tutelato da un sistema di qualità riconosciuto in ambito europeo e del prodotto destinato all’estero.

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9) Fisco: Equitalia, in arrivo risposte rottamazione, online la guida

È partita la fase due della cosiddetta rottamazione di Equitalia che, come previsto dalla legge, sta inviando le comunicazioni con cui risponde ai contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata, partita a novembre 2016 e conclusa il 21 aprile 2017. Comunicazioni che stanno arrivando per posta raccomandata o attraverso la posta elettronica certificata per chi ha indicato, al momento della richiesta di rottamazione di cartelle e avvisi (dl 193/2016, convertito in legge 225/16), l’indirizzo di pec sul modulo di adesione. E per guidare i contribuenti a comprendere meglio i dettagli e le dinamiche delle comunicazioni, ma anche per limitare al minimo i possibili errori, la società di riscossione guidata da Ernesto Maria Ruffini pubblica sul proprio sito www.gruppoequitalia.it una pagina informativa che contiene anche alcune novità.

Comunicazione somme dovute’. Si chiama così la lettera di Equitalia che informa sull’accoglimento o l’eventuale rigetto della adesione, così come su possibili debiti che per legge non possono rientrare nella definizione agevolata, e quindi sugli importi da pagare e sulla data entro cui effettuare il pagamento. La comunicazione contiene anche i bollettini di pagamento in base alla scelta effettuata (da una ad un massimo di 5 rate) dal contribuente al momento della compilazione del modulo di richiesta, oltre al modulo per l’addebito in conto corrente.

Dal 16 giugno, nell’area riservata del sito della società di riscossione, i contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata potranno trovare copia della risposta di Equitalia (Comunicazione delle somme dovute). Un servizio voluto dai vertici della società di riscossione per andare incontro a quei cittadini che, per diversi motivi (vacanze, notifica postale non andata a buon fine, smarrimento della risposta inviata ecc.) non entreranno in possesso della comunicazione originaria. In questo modo sarà loro possibile utilizzare la copia, coi relativi bollettini e codici Rav, e procedere a pagare nei termini previsti dalla legge.

Equitalia ha predisposto 5 comunicazioni per differenti tipologie di casi, vediamo il dettaglio. La prima (AT - Accoglimento totale della richiesta) riguarda coloro che hanno un importo da pagare per i debiti “rottamabili” e non hanno invece nulla da pagare per eventuali debiti non “rottamabili”; una seconda tipologia (AP – Accoglimento parziale) riguarda quei contribuenti che hanno importi da pagare per debiti “rottamabili”, ma hanno anche debiti non “rottamabili”; il terzo caso-tipo (identificabile con le lettere AD) per coloro che non devono pagare nulla né per i debiti “rottamabili”, né per eventuali debiti non “rottamabili”; ancora, un quarto tipo (identificabile con le lettere AX)

per quei contribuenti che hanno debiti "rottamabili" e non devono pagare nulla, mentre hanno un debito residuo da pagare per debiti non “rottamabili"; ultima tipologia (identificabile con RI), riguarda le adesioni alla definizione agevolata che vengono rigettate in quanto i debiti indicati nella dichiarazione di adesione non sono "rottamabili" e quindi l’importo deve essere pagato senza agevolazioni.

Prospetto di sintesi. Ogni comunicazione contiene un prospetto con l’elenco delle cartelle/avvisi e l’indicazione dettagliata del totale del debito residuo (sia definibile, sia escluso dalla definizione); del debito residuo oggetto di definizione; dell’importo da pagare per la definizione agevolata del debito; del debito residuo escluso dalla definizione: in questo caso (debiti non rottamabili), è riportato nella comunicazione un ulteriore prospetto con l’elenco dei “carichi non definibili” con l’evidenza delle specifiche motivazioni di esclusione.

Come pagare. È possibile farlo presso la propria banca, agli sportelli bancomat (ATM) degli istituti di credito che hanno aderito ai servizi di pagamento CBILL, con il proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a ITB e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul nostro portale e con l'App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa e, infine, direttamente ai nostri sportelli. Per aderire al servizio di addebito diretto su conto corrente è necessario che la richiesta di attivazione del mandato, nel rispetto delle procedure e degli adempimenti previsti dal sistema interbancario, venga presentata alla banca del titolare del conto almeno 20 giorni prima della scadenza della rata. Per esempio, per la scadenza rata del 31 luglio 2017, il servizio andrà richiesto entro e non oltre l’11 luglio. Nel caso il servizio venga richiesto oltre tale data, l‘addebito diretto sul conto corrente sarà attivo dalla rata successiva. In quest’ultimo caso il pagamento della rata in scadenza il 31 luglio 2017 dovrà essere eseguito con una delle altre modalità.

Attenzione ai pagamenti. La legge prevede che con il pagamento della prima rata della definizione agevolata verranno revocati eventuali piani di rateizzazione precedenti. In caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento della prima/unica rata della definizione agevolata, anche limitatamente a quei carichi contenuti nella comunicazione che si è scelto di non pagare, la stessa non produce effetti e non è possibile ottenere nuovi provvedimenti di rateizzazione salvo che per le cartelle e gli avvisi notificati da meno di 60 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione di adesione. Potranno invece essere ripresi i pagamenti delle rateizzazioni in essere alla data di presentazione della domanda di definizione agevolata e in regola con i precedenti pagamenti. In caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento delle rate successive alla prima non sarà invece più possibile proseguire eventuali precedenti rateizzazioni in quanto già revocata al pagamento della prima rata.

(Equitalia, comunicato del 10 giugno 2017)

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10) Aperture nuove partite Iva di nuovo in “caduta”

Aperture nuove partite Iva di nuovo in flessione. Lo rileva il Ministero delle Finanze, nell’Osservatorio sulle partite IVA (sintesi dei dati di aprile 2017).

In particolare, nel comunicato n. 100 del 12 giugno 2017, il MEF osserva quanto segue:

Nel mese di aprile 2017 sono state aperte 40.959 nuove partite Iva; in confronto al corrispondente mese dell’anno precedente si registra una flessione pari a -11,6%.

La distribuzione per natura giuridica delle aperture di partite IVA mostra che la quota relativa alle persone fisiche è pari al 72%, quella delle società di capitali è pari al 22,6%, le società di persone si attestano al 4,7%, mentre la percentuale dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” è pari allo 0,7%. Rispetto all’aprile 2016 si rileva una generalizzata flessione di aperture: più consistente per le società di persone (-19,8%), più contenuta per le persone fisiche (-11,8%) e per le società di capitali (-8,7%).

Riguardo alla ripartizione territoriale, il 42,4% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,5% al Centro ed il 35% al Sud ed Isole; il confronto con il corrispondente mese dell’anno precedente mostra che in quasi tutte le Regioni si verificano cali di avviamenti: i più marcati in Abruzzo (-18,3%), Calabria (-17,5%) e Campania (-15,3%); unica eccezione la Sardegna (+2,1%).

La classificazione per settore produttivo evidenzia, come di consueto, che il commercio registra il maggior numero di aperture di partite Iva (20,3% del totale), seguito dalle attività professionali (14,5%) e dall’agricoltura (12,5%). Rispetto al mese di aprile dello scorso anno, tutti i principali settori economici evidenziano decrementi: i più significativi si rilevano nel trasporto e magazzinaggio (-21,4%), nelle attività manifatturiere (-17,4%) e nel commercio (-17,2%).

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è sostanzialmente stabile, con il 37,2% delle partite Iva aperto da donne. Circa Il 46% delle aperture è attribuibile ai giovani fino a 35 anni e il 34% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto al corrispondente mese del 2016 emerge un omogeneo calo di aperture in tutte le classi di età, compreso tra il 10% e il 13%.

Il 16,7% degli avvianti una nuova partita Iva ad aprile risulta nato all’estero.

Nel mese di aprile 15.160 soggetti hanno aderito al regime forfetario (circa il 37% del totale delle nuove aperture), con un calo del 4,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato n. 100 del 12 giugno 2017)

Vincenzo D’Andò