Diario quotidiano dell’8 giugno 2017, tante novità tra cui: niente più autorizzazione del Comune per la vendita dei quotidiani e riviste

Pubblicato il 8 giugno 2017



1) Innovato il sistema di vendita dei quotidiani e riviste periodiche, niente autorizzazione del comune
2) Novità sulla cessione delle detrazioni per interventi di incremento dell’efficienza energetica nei condomìni
3) Estensione al settore dei tabacchi delle procedure di rimozione dai siti web dell’offerta in difetto di titolo autorizzativo o abilitativo
4) Apparecchi da divertimento: riduzione drastica degli apparecchi new slot (AWP)
5) Le parole giustificative del dipendente vanno prese in seria considerazione
6) La chiusura del fallimento, anche con giudizi pendenti, è un atto dovuto
7) Ai fini penali non conta la presentazione della dichiarazione integrativa fiscale
8) Siglata intesa tra Entrate e IGM per lo scambio dei dati
9) Funzioni elettorali: regole per datori e lavoratori
10) Redditi dei Commercialisti: scesi del 14% in 10 anni
diario-quotidiano-articoli-8Indice: 1) Innovato il sistema di vendita dei quotidiani e riviste periodiche, niente autorizzazione del comune 2) Novità sulla cessione delle detrazioni per interventi di incremento dell’efficienza energetica nei condomìni 3) Estensione al settore dei tabacchi delle procedure di rimozione dai siti web dell’offerta in difetto di titolo autorizzativo o abilitativo: sanzioni fino a 180mila euro 4) Apparecchi da divertimento: riduzione drastica degli apparecchi new slot (AWP) 5) Le parole giustificative del dipendente vanno prese in seria considerazione 6) La chiusura del fallimento, anche con giudizi pendenti, è un atto dovuto 7) Ai fini penali non conta la presentazione della dichiarazione integrativa fiscale 8) Siglata intesa tra Entrate e IGM per lo scambio dei dati 9) Funzioni elettorali: regole per datori e lavoratori 10) Redditi dei Commercialisti: scesi quasi del 14% in 10 anni

***

1) Innovato il sistema di vendita dei quotidiani e riviste periodiche, niente autorizzazione del comune Con le ultime modifiche sono state inserite nel D.L. 50/2017 (come viene commentato nel dossier del servizio studi parlamentare del 30 maggio 2017) anche misure per l’innovazione del sistema di vendita e distribuzione della stampa quotidiana e periodica. Intanto viene confermato l’attuale articolazione del sistema sul territorio nazionale in punti vendita esclusivi (che sono tenuti alla vendita generale di quotidiani e periodici) e punti vendita non esclusivi (esercizi commerciali individuati dallo stesso d.lgs., che possono vendere, a determinate condizioni, quotidiani e periodici, in aggiunta ad altre merci). In particolare, si interviene sul sistema di vendita e distribuzione della stampa quotidiana e periodica, apportando alcune modifiche alla disciplina recata dal d.lgs. 170/2001, che viene così modificato: - viene eliminata la previsione di rilascio dell’autorizzazione da parte dei comuni per l’esercizio dell’attività di vendita da parte dei punti vendita esclusivi e non esclusivi. Conseguentemente, vengono soppressi anche gli specifici obblighi di programmazione e pianificazione, in capo alle regioni, chiamate, a legislazione vigente, ad emanare indirizzi in materia, e in capo ai comuni, chiamati, sempre a legislazione vigente, nel rispetto dei predetti indirizzi, a dotarsi di appositi piani di localizzazione dei punti vendita esclusivi, sulla base dei quali rilasciare poi le singole autorizzazioni per l'esercizio dell'attività. Si tratta di modifiche che rispondono anche a quanto evidenziato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, con segnalazione AS1137 - proposte di riforma concorrenziale ai fini della legge annuale per il mercato e la concorrenza anno 2014, del luglio 2014. A tali fini, si novella l’art. 2, co. 1 e 3, e abroga l’art. 1, co. 2, l’art. 2, co. 2, 4, 5 e 6, e l’art. 6 del citato d.lgs. 170/2001. Viene poi segnalata la necessità di abrogare anche l’art. 3 del citato d.lgs., che stabilisce i casi in cui non è necessaria alcuna autorizzazione (in quanto superato dalla nuova disciplina). Si definisce una nuova disciplina per l’apertura di nuovi punti vendita (esclusivi e non esclusivi), anche a carattere stagionale, stabilendo, innanzitutto, in linea generale, che essa avviene mediante segnalazione certificata di inizio attività (Scia), di cui all’art. 19 della L. 241/1990. Tuttavia, in determinate zone – individuate dai comuni in relazione al numero di punti vendita già esistenti, alla domanda, anche stagionale, e alle esigenze di sostenibilità ambientale e di viabilità, nonché di tutela di zone di pregio artistico, storico, architettonico e ambientale –, l’apertura di nuovi punti vendita è regolamentata sulla base delle disposizioni delle regioni e delle province autonome in materia, nonché di criteri e parametri qualitativi – volti a garantire una presenza capillare ed equilibrata dei punti vendita sul territorio, anche nelle zone periferiche, tenuto conto anche delle esigenze stagionali – stabiliti con intesa in sede di Conferenza unificata, recepita con decreto del Ministro dello sviluppo economico. A tali fini, si introduce il nuovo art. 4-bis nel d.lgs. 170/2001. Con intesa in sede di Conferenza unifica verranno individuati criteri omogenei per la liberalizzazione degli orari e dei periodi di chiusura dei punti vendita, la rimozione degli ostacoli che limitano la possibilità, per i punti di vendita esclusivi, di ampliare le categorie di beni e i servizi offerti al pubblico, e la possibilità di svolgere l’intermediazione di servizi a valore aggiunto a favore delle amministrazioni territoriali, delle ASL, delle aziende di trasporto pubblico e delle aziende di promozione del turismo, fermi restando gli eventuali vincoli autorizzatori previsti, per attività e servizi ulteriori, dalla normativa vigente. In particolare, viene disposto che le imprese di distribuzione garantiscono a tutti i rivenditori l’accesso alle forniture a parità di condizioni economiche e commerciali e che la fornitura non può essere condizionata a servizi, costi o prestazioni aggiuntivi a carico del rivenditore. Si tratta di una puntualizzazione di quanto già dispone l’art. 5, co. 1, lett. b), del d.lgs. 170/2001. Viene, altresì, previsto che le imprese di distribuzione assicurano ai punti vendita forniture di quotidiani e periodici adeguate (per tipologia e quantità) a soddisfare le esigenze dell’utenza del territorio. Le forniture in eccesso rispetto a tali esigenze, o quelle che non sono oggetto di parità di trattamento (ai sensi dell’art. 8 della L. 198/2016) possono essere rifiutate o restituite anticipatamente dai rivenditori senza alcuna L’art. 5, co. 1, lett. d-quater, del d.lgs. 170/2001 dispone che la ingiustificata mancata fornitura, ovvero la fornitura ingiustificata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda da parte del distributore costituiscono casi di pratica commerciale sleale. A tal fine, si aggiungono le lett. d-sexies) e d-septies) nell’art. 5, co. 1, del d.lgs. 170/2001. Si introduce la possibilità per i punti vendita esclusivi di svolgere un’attività addizionale di distribuzione, previa Scia. In particolare, si dispone che i punti vendita esclusivi possono rifornire, sulla base di accordi di fornitura, i punti vendita delle zone dove la fornitura della stampa quotidiana e periodica non è assicurata dagli ordinari canali di distribuzione, e gli esercizi commerciali che facciano richiesta di fornitura di pubblicazioni periodiche attinenti la tipologia del bene o servizio oggetto prevalente della loro attività commerciale. Le condizioni economiche per lo svolgimento di tali attività – che tengono conto delle quantità di copie vendute dal punto vendita esclusivo nella sua attività addizionale – sono definite con accordo su base nazionale tra le associazioni di categoria più rappresentative di editori e rivenditori di quotidiani e periodici. A tal fine, si aggiunge il nuovo art. 5-bis nel d.lgs. 170/2001. Con le previsioni introdotte si disciplinano alcuni degli ambiti oggetto della delega concernente l’innovazione del sistema distributivo recata dall’art. 2 della L. 198/2016, per la quale i termini di esercizio sono scaduti. Infine, si estende alle violazioni delle disposizioni previste dal decreto le sanzioni previste dall’art. 22 del d.lgs. 114/1998 (che stabilisce i principi e le norme generali sull’esercizio dell'attività commerciale). A tal fine, si inserisce il co. 1-bis nell’art. 9 del d.lgs. 170/2001. Si abrogano le disposizioni recate dall’art. 4, co. 1, del d.lgs. 170/2001, che prevedono che, nella vendita di quotidiani e periodici, i punti vendita esclusivi assicurano parità di trattamento alle diverse testate. L’abrogazione risulta collegata alla nuova disciplina sulla parità di trattamento recata dall’art. 8 della L. 198/2016 ****** 2) Novità sulla cessione delle detrazioni per interventi di incremento dell’efficienza energetica nei condomìni Nella manovra di primavera (D.L. 50/2017) viene inserita una disposizione (in tal senso avvisa il dossier dei servizi studi della Camera del 30 maggio 2017) con la quale si modifica la disciplina in materia di cessione delle detrazioni spettanti per interventi di incremento dell’efficienza energetica nei condomìni. In particolare si estende fino al 31 dicembre 2021 la possibilità per i soggetti che si trovano nella no tax area (pensionati, dipendenti e autonomi) di cedere la detrazione fiscale loro spettante ai fornitori che hanno effettuato i lavori condominiali per l’incremento dell’efficienza energetica. Inoltre si prevede che la detrazione può essere ceduta anche ad altri soggetti privati (compresi istituti di credito e intermediari finanziari). La cessione è consentita purché le condizioni di incapienza sussistano nell’anno precedente a quello di sostenimento delle spese. soggetti cessionari hanno titolo a godere di un credito d’imposta in misura pari alla detrazione ceduta, fruibile in dieci quote annuali di eguale importo. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione. Le modalità attuative della norma sono definite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate (modifiche all’articolo 14, comma 2-ter, del D.L. n. 63 del 2013). Viene poi rammentato che il comma 2-ter all’articolo 14 del D.L. 4 giugno 2013, n. 63, ha previsto che per le spese sostenute dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 (prorogato al 31 dicembre 2017 dalla legge n. 232 del 2016, art. 1, comma 2, lett. a)) per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, i soggetti che si trovano nella no tax area (pensionati, dipendenti e autonomi) possono cedere la detrazione fiscale loro spettante ai fornitori che hanno effettuato i lavori, con modalità da definire con successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate. I soggetti incapienti a cui è stata attribuita tale facoltà sono quelli indicati dall'articolo 11, comma 2 (pensionati), dall'articolo 13, comma 1, lettera a) (lavoratori dipendenti), e comma 5, lettera a) (lavoratori autonomi), del TUIR (D.P.R. n. 917 del 1986). Peraltro, in attuazione della norma modificata dall’emendamento in esame è stato adottato il provvedimento del 22 marzo 2016 che ha definito le modalità di cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per le spese di riqualificazione energetica di parti condominiali. Il comma 1, lett. b), del nuovo articolo 4-bis, interviene sulla norma che dispone che i controlli dell’ENEA sulla sussistenza dei requisiti per beneficiare delle detrazioni in quota maggiorata per gli interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, che interessino l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell'edificio medesimo (70%) ovvero per gli interventi finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno una determinata qualità media (75%). A seguito delle modifiche apportate si prevede che tali controlli siano effettuati con procedure e modalità disciplinate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro il 30 settembre 2017. Per tali controlli da parte dell’ENEA è autorizzata la spesa di 500 mila euro per il 2017 e di 1 milione di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2021 (modifiche all’articolo 14, comma 2-quinquies, del D.L. n. 63 del 2013). Il comma 2 dispone la copertura finanziaria dei nuovi oneri che derivano dal comma 1, a valere, in parte, sul Fondo per le esigenze indifferibili in corso di gestione, di cui all’articolo 1, comma 200, della legge n. 190/2014, in parte sul Fondo speciale di parte corrente (allo scopo utilizzando lo stanziamento del Ministero dell’economia e finanze), nonché sul Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, ai fini della compensazione degli ulteriori effetti in termini di indebitamento netto. ****** 3) Estensione al settore dei tabacchi delle procedure di rimozione dai siti web dell’offerta in difetto di titolo autorizzativo o abilitativo: sanzioni fino a 180mila euro Il Decreto Legge 50/2017, così come modificato (dossier della Camera dei deputati del 30 maggio 2017), dispone che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli proceda alla inibizione dei siti web contenenti: - offerta di prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide contenenti nicotina, in difetto di autorizzazione o in violazione delle norme sulla immissione sul mercato e sulle caratteristiche di tali prodotti e delle sigarette elettroniche (articolo 21 del Dlgs n. 6 del 2016), ovvero di tabacchi lavorati nel caso di inosservanza del divieto di vendita a distanza transfrontaliera (articolo 19 dello stesso Dlgs n. 6 del 2016) e in violazione delle norme generali sui servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio (legge n. 1293 del 1957); - pubblicità, diretta o indiretta, di tali prodotti; - pubblicità di giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro in difetto di concessione, autorizzazione, licenza od altro titolo autorizzatorio o abilitativo o, comunque, in violazione delle norme di legge o di regolamento o delle prescrizioni definite dall’Amministrazione; - software relativi a procedure tecniche atte ad eludere l'inibizione dei siti irregolari disposta dall'Agenzia medesima. L’inosservanza dei provvedimenti inibitori comporta l’irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie da 30.000 euro a 180.000 euro per ciascuna violazione graduate secondo i criteri stabiliti con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Ove nello stesso sito web siano presenti altri prodotti o contenuti diversi, si prevede che l'Agenzia dia formale comunicazione della violazione, assegnando un termine di quindici giorni per la rimozione dei prodotti o contenuti non consentiti. Decorso inutilmente il termine assegnato è adottato il provvedimento finalizzato alla inibizione del sito web senza riconoscimento di alcun indennizzo. ****** 4) Apparecchi da divertimento: riduzione drastica degli apparecchi new slot (AWP) Il D.L. 50/2017, modificato dalla Camera (dossier servizi studi parlamentari del 30 maggio 2017), prevede anche la riduzione degli apparecchi da divertimento. Con l’introduzione di una norma si dispone la scansione temporale entro la quale dovrà essere attuata la riduzione del 30% del numero dei nulla osta di esercizio degli apparecchi new slot (AWP), prevista dalla legge di stabilità 2016. Si prevede che entro il 31 dicembre 2017 i nulla osta non potranno essere superiori a 345 mila; entro il 30 aprile 2018 non potranno essere superiori a 265 mila. Si prevede un decreto ministeriale, da emanarsi entro il 31 luglio 2017, per individuare le modalità attuative. Viene ricordato che l’art. 1, comma 943, della legge n. 208 del 2015 prevede la riduzione proporzionale, in misura non inferiore al 30%, del numero dei nulla osta di esercizio relativi ad apparecchi attivi alla data del 31 luglio 2015, riferibili a ciascun concessionario. La relazione allegata all’emendamento governativo afferma che il numero di nulla osta dei predetti apparecchi alla data del 31 luglio 2015 era pari a 378.109, mentre attualmente – secondo il Governo – gli apparecchi sul mercato sono circa 400.000. La riduzione a 265 mila realizzerebbe sostanzialmente l’obiettivo del 30% prescritto dalla norma. Si prevede poi che i concessionari provvedano a ridurre, in un primo momento entro il 31 dicembre 2017 di almeno il 15% del numero dei nulla osta attivi al 31 dicembre 2016 (non 31 luglio 2015, come indicato dalla norma della stabilità 2016); la riduzione a 265 mila entro il 30 aprile 2018 sarà raggiunta in proporzione al numero dei nulla osta riferibili a ciascun concessionario alla data del 31 dicembre 2016. Infine, si dispone che nel caso in cui alle date del 31 dicembre 2017 e del 30 aprile 2018 il numero complessivo dei nulla osta risulti superiore a quello stabilito dal comma 1, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli procede d’ufficio alla eliminazione dei nulla osta eccedenti, secondo criteri di proporzionalità in relazione alla distribuzione territoriale regionale, sulla base della redditività degli apparecchi registrata in ciascuna regione nei dodici mesi precedenti. L’ultimo periodo del comma 3, inserito dal subemendamento 0.6.06.6, dispone che i concessionari devono procedere al blocco degli apparecchi corrispondenti ai nulla osta eliminati entro cinque giorni lavorativi dal ricevimento della comunicazione da parte dell’Agenzia, avviando le procedure di dismissione degli stessi apparecchi. La violazione di tale obbligo è punita con la sanzione amministrativa di 10.000 euro per ciascun apparecchio. ****** 5) Le parole giustificative del dipendente vanno prese in seria considerazione La Suprema Corte si pronuncia sulle giustificazioni orali del dipendente. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11895/2017, ha stabilito che nell’iter procedimentale previsto dall’art. 7 della legge n. 300/1970 ed entro il termine di cinque giorni, il datore di lavoro non può omettere di ascoltare il lavoratore in audizione orale qualora ciò venga richiesto, ed indipendentemente dalla esaustivita delle giustificazioni già addotte in forma scritta. Vanno, quindi, sempre valutate le giustificazioni a voce del personale. Il datore di lavoro che intenda adottare un provvedimento disciplinare non può omettere di ascoltare le difese orali del lavoratore ogniqualvolta questi lo chieda, indipendentemente dall’esaustività delle giustificazioni rese per iscritto. Con la sentenza 11895/2017, il giudice di legittimità, ha affermato l’essenzialità dell’audizione orale quale presupposto del diritto di difesa del lavoratore e ha altresì precisato che tale “indefettibile presupposto procedurale” deve essere garantito anche nel caso di giustificazioni scritte ampie e solo potenzialmente esaustive. ****** 6) La chiusura del fallimento, anche con giudizi pendenti, è un atto dovuto La chiusura del fallimento, anche con giudizi pendenti, è un atto dovuto (al pari della chiusura per ripartizione finale dell'attivo), senza deroghe o eccezioni, con il conseguente riespandersi dei diritti dei creditori (e dei soci). Lo afferma un documento del Cndcec, pubblicato in allegato alla nota informativa n. 30/2017, redatto dal Gruppo di Lavoro multidisciplinare “Chiusura Fallimenti e Giudizi Pendenti” nel corso del mandato CNDCEC 2014 – 2016. D’altronde, l’art. 2495 c.c. prevede che: “Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. Ferma restando l’estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valer i loro crediti nei confronti dei soci, fino a concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l’ultima sede della società”. È dunque chiaro, afferma il Cndcec nel proprio documento, che alla cancellazione della società corrisponde la sua estinzione, né la legge ammette una sua reviviscenza e una riapertura della liquidazione nel caso in cui dovessero emergere sopravvenienze. Il definitivo abbandono delle posizioni della giurisprudenza vigenti ante riforma del diritto societario, secondo le quali non vi sarebbe estinzione fino a quando vi siano rapporti ancora da definire, è stato chiarito successivamente sempre dalle Sezioni Unite, le quali hanno ulteriormente precisato come, una volta cancellata dal registro delle imprese, la società si considera estinta con la conseguenza di non poter più agire, né essere convenuta in giudizio. Laddove all’estinzione della società, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non dovesse corrispondere il venire meno di ogni rapporto giuridico dell’ente oramai estinto, si determina, secondo la Suprema Corte, un fenomeno di tipo successorio tale per cui: - le obbligazioni residue si trasferiscono in capo ai soci nei limiti di quanto incassato per effetto della liquidazione ovvero, se tale era il loro regime di responsabilità per le obbligazioni sociali in pendenza di società, illimitatamente; - i beni e diritti noti si trasferiscono ai soci in regime di comunione (o di contitolarità) indivisa, anche se non compresi nel bilancio finale di liquidazione; - le c.d. “mere pretese” si considerano come rinunciate. Cancellazione ed estinzione della società in ambito civilistico In presenza di chiusura del fallimento di società per ripartizione dell’attivo, il curatore, in virtù di quanto precisato dall’art. 118, secondo comma, L.F. è tenuto a chiedere la cancellazione dal registro delle imprese della stessa. Come è noto, infatti, alla cancellazione dal registro consegue l’estinzione della società. Una tale disposizione, dal punto di vista letterale, risulta applicabile anche in presenza di giudizi pendenti, risultando quest’ultima una variante del caso di chiusura in presenza di riparto dell’attivo, anzi una semplice specificazione del caso generale. In altre parole, la chiusura in presenza di giudizi pendenti non pare costituire un’autonoma fattispecie e neppure una fictio iuris. Si badi bene che la società si estingue per effetto della cancellazione in quanto, stando all’interpretazione letterale della disposizione, non è consentito al curatore, né al registro delle imprese esprimersi circa l’opportunità o meno della cancellazione all’atto di compilazione della domanda, essendo quest’ultima un atto dovuto. Sintesi delle posizioni e proposte operative Riecapitolando, l’argomento viene affrontato almeno su tre piani: quello civilistico, quello fallimentare e quello fiscale. Secondo il codice civile (art.2495 c.c.) e la giurisprudenza della Corte di Cassazione (da ultimo, Sezioni Unite n.6070/2013): - conclusa la liquidazione, la società deve essere cancellata dal registro imprese; - dalla cancellazione della società consegue necessariamente la sua estinzione; - in presenza di rapporti giuridici non definiti, siano attivi o passivi, in essi succedono gli ex soci, tranne nel caso in cui si tratti di diritti attivi solo potenziali (c.d. mere pretese) i quali, invece, si considerano come rinunciati. Secondo la DRE Veneto (nota 25/03/2016 e le risposte ad interpelli della Direzione Centrale Normativa), invece, in caso di chiusura del fallimento in pendenza di giudizi: - non dovrebbe essere richiesta la cancellazione della società; - dovrebbe essere comunicata la sola chiusura della procedura; - dovrebbe essere mantenuto il codice fiscale; - dovrebbe essere richiesta la chiusura della partita IVA per cessazione dell’attività; - dovrebbe essere richiesta l’apertura della partita IVA in caso di sopravvenienze attive, agli esiti del giudizio; - il curatore continua a rivestire la qualifica di sostituto d’imposta. L’incertezza interpretativa, suggerisce di investire della questione il Giudice. Il curatore, pertanto, nell’istanza di chiusura dovrebbe puntualmente indicare le condizioni e le situazioni e le caratteristiche del fallimento che lo “attraggono” sotto l’ambito di applicazione dell’art. 118, comma 2, n. 3, L.F.; il Tribunale nel decreto di chiusura del fallimento per compiuta ripartizione dell’attivo ai sensi dell’art. 118, comma 2, n. 3, L.F. potrà decretare di non cancellare la società dal registro delle imprese. In presenza di un decreto che autorizzi il curatore a non procedere con la cancellazione della società dal registro delle imprese, il curatore stesso avrà la possibilità di assolvere gli obblighi fiscali secondo le regole ordinarie. Possibile evoluzione normativa In considerazione delle numerose problematiche evidenziate, il Cndcec propone un’ulteriore interpretazione che richiede, però, necessarie modifiche normative. Tale ricostruzione dovrebbe fondarsi sui seguenti presupposti: - il decreto di chiusura del fallimento viene emesso ai sensi dell’art. 118 L.F.; - nonostante la chiusura del fallimento, il curatore non procede alla cancellazione dal registro delle imprese sino alla conclusione dei giudizi in corso ed all’effettuazione dei riparti supplementari (tale ricostruzione importa una necessaria integrazione/modifica dell’art. 118 L.F.); - dal decreto di chiusura del fallimento decorre il termine per la dichiarazione di cessazione dell’attività ex art.35 del DPR 633/1972; - dal decreto di chiusura consegue la chiusura della partita IVA, che dovrà essere riaperta in caso di operazioni attive; - in quest’ultimo caso il curatore sarà tenuto a tutti gli adempimenti previsti dall’art. 74-bis DPR n. 633/1972 sino all’effettuazione del riparto supplementare; - le sopravvenienze derivanti dai giudizi pendenti saranno ricomprese nel reddito d’impresa di cui al maxi periodo intercorrente tra la dichiarazione di fallimento e la sua chiusura (con modifica dell’art. 183 TUIR); - le dichiarazioni andranno presentate entro l’ultimo giorno del nono mese successivo alle operazioni di riparto supplementare o per le imposte dirette dall’estinzione della Società (con modifica dell’art. 5 DPR n. 322/1998); - il curatore continua a rivestire la qualifica di sostituto d’imposta anche nella fase successiva alla chiusura del fallimento e sino al completamento delle operazioni di riparto supplementare, o meglio dall’estinzione della società. Andrà chiarita la possibilità di chiedere il rimborso dell’eventuale credito IVA e delle ritenute fiscali con la chiusura del fallimento e quindi in un momento antecedente la chiusura dei giudizi pendenti, al fine di favorire il riparto a favore dei creditori. Dovrebbero, inoltre, trovare sistematica regolazione anche tematiche riconducibili a: - il compenso del curatore per l’attività svolta dopo la chiusura del fallimento ex art. 118, comma 2, n. 3 e 4 e fino alla chiusura definitiva (con modifica in tal senso dell’art. 39 L.F.); - l’individuazione del momento a decorrere dal quale si computa il termine quinquennale per l’emersione della responsabilità del curatore per gli adempimenti svolti ai soli fini di quanto previsto dall’art. 118, comma 2, secondo periodo L.F; - individuare il termine per gli accertamenti fiscali a carico del fallimento. ****** 7) Ai fini penali non conta la presentazione della dichiarazione integrativa fiscale Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 27967/2017), è infedele solo la prima dichiarazione e non quella integrativa. La Suprema Corte afferma che le dichiarazioni prese in considerazione dall’articolo 4 del D.Lgs. n. 74 del 2000 sono solo “la dichiarazione annuale in tema di imposta sul reddito delle persone fisiche e delle persone giuridiche che i soggetti sono obbligati a presentare ai sensi degli artt. 1-6 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, e la dichiarazione annuale relativa all’imposta sul valore aggiunto disciplinata dall’art. 8 del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322”. Nel caso di specie, il rappresentante legale di una Srl a fine 2009 presentava una dichiarazione integrativa di quella già inviata il 27 settembre 2008 (per il periodo d’imposta 2007). Nella dichiarazione integrativa, da un lato, non figuravano elementi attivi per oltre 1.500.000 euro e, dall’altro, venivano indicati costi non di competenza, non inerenti e non documentabili per circa 750.000 euro. Poiché risultavano superate entrambe le soglie di punibilità in allora vigenti (al pari di quelle attuali), veniva contestato all’amministratore la fattispecie di dichiarazione infedele di cui all’art. 4 del DLgs. 74/2000. Il GIP competente, peraltro, pronunciava sentenza di non luogo a procedere con la formula “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”, dal momento che, ai fini della relativa integrazione, rileverebbe la sola presentazione della dichiarazione annuale. La Cassazione ha confermato tale verdetto respingendo il controricorso del procuratore della Repubblica che ne è, quindi, uscito sconfitto in cassazione. ****** 8) Siglata intesa tra Entrate e IGM per lo scambio dei dati Siglata l’intesa tra le Entrate e l’Istituto Geografico Militare. Al via il reciproco scambio di dati geospaziali. L’Agenzia delle Entrate e l’Istituto Geografico Militare, ente dell’Esercito Italiano, mettono a fattor comune informazioni e know-how per realizzare un sempre più efficace e puntuale aggiornamento del quadro conoscitivo del territorio nazionale. L’Accordo quadro, siglato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, e dal Comandante dell’Istituto Geografico Militare, Generale di Divisione Gianfranco Rossi, dà il via a una cooperazione sul piano operativo che consentirà lo scambio dei dati geospaziali, favorendo, tra l’altro, la pianificazione degli interventi sul territorio nazionale da parte dell’Agenzia. In particolare, il protocollo d’intesa, nello spirito di una sempre più stretta sinergia fra istituzioni finalizzata a realizzare risparmi di risorse pubbliche, prevede che i due enti instaurino un rapporto di collaborazione con l’intento di integrare, aggiornare e migliorare le rispettive banche dati territoriali nonché la precisione del posizionamento, rispetto al sistema di riferimento europeo, degli oggetti in esse contenuti. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate e l’Istituto Geografico Militare produrranno congiuntamente elaborati data base, elaborati cartografici e dati geospaziali e si impegneranno per definire procedure operative comuni per la produzione di dati plano-altimetrici, grafici e numerici. Una collaborazione che si concretizzerà anche sul fronte della realizzazione di reti geodetiche, planimetriche e altimetriche di interesse comune, conformi alle specifiche tecniche dell’Istituto Geografico Militare. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 134 del 7 giugno 2017) ****** 9) Funzioni elettorali: regole per datori e lavoratori Lavoratori occupati ai seggi: le regole per datori e lavoratori: A tutti i lavoratori a tempo determinato ed indeterminato, impegnati a svolgere funzioni elettorali presso i seggi per le elezioni dei rappresentanti del Parlamento nazionale o europeo, le amministrative comunali, provinciali e regionali e le consultazioni referendarie, la legge riconosce il diritto di assentarsi per il periodo corrispondente alla durata delle operazioni di voto e di scrutinio. I giorni di assenza sono, quindi, considerati a tutti gli effetti giorni lavorativi. In occasione delle elezioni amministrative, previste nel mese di giugno, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro approfondisce tutte le particolarità relative alla gestione dei lavoratori chiamati a svolgere funzioni elettorali, tenendo conto delle giornate di riposo compensativo a cui si ha diritto e della retribuzione da applicare. (Consiglio nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 5 giugno 2017) ****** 10) Redditi dei Commercialisti: scesi quasi del 14% in 10 anni Commercialisti, in dieci anni redditi giù del 14%: Secondo il Rapporto 2017 della Fondazione Nazionale Commercialisti, quello medio del 2016 è pari a 58mila euro (+2,2 sull’anno precedente). Ma quasi il 50% degli iscritti guadagna meno di 33mila euro. Nel 2016 si dimezza la crescita degli iscritti (+0,5%). Prosegue l’aumento del numero delle donne. Diminuiscono i giovani, mentre per la prima volta sale il numero dei praticanti. Crescono le Società tra professionisti. Oggi (8 giugno 2017) a Roma l’Assemblea generale della categoria. Dal 2007 al 2015 i redditi in termini reali dei commercialisti italiani, ossia al netto dell’inflazione, sono scesi del 13,9%. E se nel 2015 il reddito medio della categoria è salito del 2,2% rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 58.602 euro annui, quasi il 50% degli iscritti dichiara meno di 33mila euro, con grandi e crescenti differenze tra Nord e Sud Italia. È quanto emerge dall’annuale Rapporto sulla Professione, redatto dalla Fondazione nazionale dei commercialisti (FNC), che sarà presentato domani a Roma nel corso dell’Assemblea nazionale della categoria. Secondo lo studio, continuano a crescere anche nel 2016 gli iscritti all’Albo che sono quasi 118mila, anche se solo dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Prosegue anche la crescita delle donne, che passano dal 32% al 32,3%. Lieve calo degli under 40 (dal 17,6% al 17,4 %). I dati della Fondazione nazionale dei commercialisti certificano anche che le Società tra professionisti dei commercialisti sono 438, in crescita del 55%. Statistiche reddituali Le statistiche reddituali elaborate sulla base dei dati delle casse di previdenza dei dottori e dei ragionieri e relative ai redditi 2015 (dichiarazioni 2016) presentano un’elevata variabilità territoriale. Il dato medio nazionale è stato calcolato in 58.602 euro - era stato di 57.340 euro nel 2014 (+2,2%) - con un reddito mediano pari a 33.206. Il divario Nord-Sud è particolarmente pronunciato ed evidente: si va dai 79.811 euro di media del Nord ai 30.067 del Sud, con un livello medio del Nord pari a più del doppio rispetto al Sud (265% il rapporto Nord-Sud). Il divario si amplia ancora di più se si osserva il dato medio più elevato del Nord-ovest, pari a 84.419 euro, rispetto al dato medio più basso delle regioni meridionali, pari a 29.260 euro (288%). Rispetto all’anno precedente, si segnala la variazione positiva di tutte le aree territoriali con un’accentuazione più forte al Nord (+2,3%) rispetto al Centro (+2%) e al Sud (+1,7%). Nel Nord si segnala un andamento nettamente più elevato del Nord Ovest +2,7% rispetto al Nord Est (+1,7%), mentre nel Sud è molto diverso l’andamento tra l’insieme delle regioni meridionali (+2,2%) e le Isole (+0,6%). Sul piano regionale il divario assume proporzioni davvero enormi, raggiungendo un rapporto di 4 a 1, con il Trentino Alto Adige al più alto livello di reddito (104.721 euro di media, +1,9% sul 2014) e la Calabria al livello più basso (23.919 euro di media, +3,6% sul 2014). Le regioni con la crescita più elevata dei redditi medi 2015 rispetto a quelli 2014 sono la Basilicata (+8,5%), la Calabria (+3,6%) e il Piemonte (+3,5%). Da segnalare, invece, le uniche due regioni in cui il reddito medio risulta in diminuzione rispetto al 2014: la Sardegna (-2%) e l’Umbria (-0,7%). “Il calo del reddito medio in termini reali del 13,9% rispetto al 2007, anno precrisi – commenta il presidente nazionale della categoria, Massimo Miani – è la dimostrazione tangibile di come la crisi che ha colpito le libere professioni italiane non ha risparmiato i Commercialisti, colpiti anche dalle conseguenze in termini di maggiori costi operativi derivanti dalle numerose novità introdotte nel campo degli adempimenti fiscali”. “La mediana, cioè il valore che divide la distribuzione degli iscritti alle casse di previdenza in due parti uguali – prosegue Miani – nel 2015 è risultata pari a 33.206 euro. Il 50% dei Commercialisti percepisce un reddito non superiore a 33.206 euro. Si tratta di un dato significativo che invita alla prudenza quando si leggono le statistiche reddituali e si osserva un aumento delle medie nominali poiché, di fatto, la stragrande maggioranza dei redditi è schiacciata verso il basso. Ciò pone, con tutta evidenza, il problema del sostegno al reddito per un’ampia fascia di professionisti e rafforza la campagna sull’equo compenso che vede i Commercialisti coinvolti in prima fila accanto alle altre professioni”. Iscritti Nel corso del 2016, gli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili hanno fatto registrare una crescita pari allo 0,5%, dimezzando la tendenza di crescita fatta registrare negli anni 2013-2015 quando si era stabilizzata intorno all’1%. L’incremento in valore assoluto è stato pari a 564 unità, la metà dell’anno precedente, quando era stato di 1.107 iscritti. L’andamento del tasso di crescita è molto diversificato fra le macroaree territoriali: si passa da un +0,9% di crescita degli iscritti negli Ordini del nord al +0,3% di crescita negli Ordini del centro, fino al +0,1% in quelli del Sud. Il contributo in valore assoluto alla crescita è quasi completamente degli Ordini del Nord +447 mentre quello delle altre aree territoriali, Centro +78 e Sud +27 iscritti, mostrano l’inversione di un trend che prima era invece significativamente a favore del Sud. Donne e giovani Nel 2016 la componente femminile degli iscritti all’Albo compie un ulteriore passo in avanti portando la propria quota sul totale dal 32% al 32,3%. Gli iscritti fino a 40 anni fanno registrare, invece, un lieve calo passando dal 17,6% al 17,4%, mentre gli over 60 passano dal 16,5 al 16,9%. Esperti Contabili (Sezione B dell’Albo) Le statistiche relative agli esperti contabili mostrano un aumento: all’1.1.2017 sono 1.010 contro i 742 di un anno prima (+36,1%). Nel 2016 la crescita più elevata si è avuta negli Ordini del Sud +40%, mentre è stata più bassa la crescita degli Ordini del Centro +28,9%; negli Ordini delle regioni del Nord gli Esperti Contabili sono aumentati del 37%. Casse di Previdenza Alla data del 1° gennaio 2017 il numero di iscritti totali alle Casse di previdenza dei dottori e dei ragionieri (al netto dei cancellati/esonerati) è pari a 95.498 contro i 94.455 dell’anno precedente (+1,1%). I Praticanti Sulla base dei dati inviati dagli ordini, gli iscritti al Registro dei Tirocinanti dei 131 Ordini territoriali al 1° gennaio 2017 sono pari a 13.519. Rispetto al 2016, si è verificata una variazione in valore assoluto di +408 iscritti, pari ad un incremento in percentuale del 3,1%. Sul piano territoriale l’andamento è fortemente disomogeneo. L’aumento, infatti, è localizzato esclusivamente nel Centro (+1.071 unità pari al +40,5%), mentre nelle altre macroaree territoriali si ha una tendenza opposta: -4% al Nord e -7,7% al Sud. Società tra Professionisti All’1.1.2017 le Società tra Professionisti sono 438 rispetto alle 282 dell’1.1.2016 (erano 135 dell’1.1.2015). L’aumento in valore assoluto è stato di 156, il tasso di crescita rispetto al 2015 è stato pari a 55,3%, mentre rispetto a 2 anni prima è stato del 224%. Il 66,7% delle Stp è negli Ordini del Nord: in particolare, in Lombardia ci sono 129 Stp, pari al 29% del totale. Nel 2016 la crescita è stata più elevata negli Ordini del Centro +65% per via dell’accelerazione mostrata dalla Toscana (+90,9%) e dall’Umbria (+300%). Vincenzo D’Andò