Comunicazione periodica IVA: sanzioni e ravvedimento operoso – Jobs act professionisti – Diario quotidiano del 15 giugno 2017

Pubblicato il 15 giugno 2017



1) Jobs act professionisti: decreto in G. U.
2) Comunicazione periodica Iva: sanzioni e ravvedimento operoso
3) Crediti fiscali nel fallimento: decide il giudice tributario
4) Per il D.L. sulla manovra oggi il via libera definitivo allo split payment allargato
5) Gdf: controlli sugli scontrini dei commercianti solo su settori di elevato valore economico
6) Disponibile la stampa dei modelli 730-4; cinque per mille anche per i ritardatari
7) Operazioni di approvvigionamento di prodotti energetici: chiarimenti Entrate/Dogane
8) Il Vies non è più indispensabile?
9) Registro unico nazionale del Terzo Settore: oltre che pubblico sarà accessibile con modalità informatiche
10) Versamento Imu enti non commerciali al fotofinish
diario-quotidiano-articoli-91) Jobs act professionisti: decreto in Gazzetta Ufficiale 2) Comunicazione periodica Iva: sanzioni e ravvedimento operoso 3) Crediti fiscali nel fallimento: decide il giudice tributario 4) Per il D.L. sulla manovra oggi il via libera definitivo allo split payment allargato 5) Gdf: controlli sugli scontrini dei commercianti solo su settori di elevato valore economico 6) Disponibile la stampa dei modelli 730-4; cinque per mille anche per i ritardatari 7) Operazioni di approvvigionamento di prodotti energetici: chiarimenti congiunti Entrate/Dogane 8) Il Vies non è più indispensabile? 9) Registro unico nazionale del Terzo Settore: oltre che pubblico sarà accessibile con modalità informatiche, il Notariato in audizione al Senato 10) Versamento Imu enti non commerciali al fotofinish *****

1) Jobs act professionisti: decreto in Gazzetta Ufficiale

E’ stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 135 del 13 giugno 2017, la Legge n. 81 del 22 maggio 2017 contenente misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.

Le novità riguardano i rapporti di lavoro autonomo di cui al titolo III del libro quinto del codice civile, ivi inclusi i rapporti di lavoro autonomo che hanno una disciplina particolare ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile.

Sono esclusi dall’ambito di applicazione delle neo disposizioni gli imprenditori, ivi compresi i piccoli imprenditori di cui all’articolo 2083 del codice civile.

Le disposizioni del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231 (diritto automatico ed applicazione degli interessi di mora), si applicano anche alle transazioni commerciali tra lavoratori autonomi e imprese, tra lavoratori autonomi e amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, o tra lavoratori autonomi.

Si prevede, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, il risarcimento dei danni al professionista se il committente recede senza un congruo preavviso. Si considera, inoltre, abusivo il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta.

Verrà riconosciuta la DIS-COLL per gli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1º luglio 2017.

Di particolare rilievo anche le modifiche al comma 5 dell’articolo 54 del Tuir che hanno effetto a decorrere dal 2017.

Niente limiti di deducibilità per spese di vitto e alloggio

Si prevede che per le spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, se sostenute dal professionista per l’esecuzione dell’incarico e addebitate da questo in modo analitico in capo al committente, non valgono più i limiti di deducibilità del 75% e, comunque, del 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. Quindi, deduzione in misura integrale.

Spese sostenute per l’esecuzione di un incarico

Altra novità riguarda le spese sostenute direttamente dal committente a beneficio del professionista per l’esecuzione di un incarico. In pratica, le regole applicabili nel 2016 alle sole spese di vitto e alloggio vengono estese dal 2017 a tutte le tipologie di spesa e non solo alle spese di viaggio come previsto dal decreto fiscale (D.L. 193/2016). Pertanto, qualsiasi spesa pagata direttamente dal committente non costituisce compenso in natura per il professionista e, quindi:

- non deve essere indicata nella fattura emessa dal professionista a fronte del servizio prestato;

- non costituisce un costo deducibile dal reddito di lavoro autonomo del professionista.

Per il committente, la deducibilità del costo sostenuto non è più subordinata alla ricezione della parcella del professionista ma dipende dalle regole ordinariamente applicabili alla rispettiva categoria reddituale di “appartenenza”.

Infine, cambia anche il trattamento delle spese di formazione sostenute dal professionista. Nello specifico, la nuova formulazione della norma prevede che le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale, nonché le spese di iscrizione a convegni e congressi, comprese quelle di viaggio e soggiorno, sono integralmente deducibili dal reddito di lavoro autonomo, entro il limite annuo di 10.000 euro.

Apporti originali e invenzioni del lavoratore

Per quanto riguarda eventuali invenzioni del lavoratore, salvo il caso in cui l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto di lavoro e a tale scopo compensata, i diritti di utilizzazione economica relativi ad apporti originali e a invenzioni realizzati nell’esecuzione del contratto stesso spettano al lavoratore autonomo, in conformità al diritto d'autore ed al codice della proprietà industriale.

DIS-COLL È prevista la stabilizzazione a decorrere dal 1° luglio 2017 della DIS/COLL (indennità di disoccupazione in favore dei collaboratori) e la sua estensione agli assegnisti e dottorandi con borsa di studio.

Dal 1° luglio 2017, per i collaboratori, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio che hanno diritto di percepire la DIS- COLL, nonché per gli amministratori e i sindaci, è dovuta un’aliquota contributiva pari allo 0,51 per cento.

Servizi di orientamento, riqualificazione ricollocazione

I centri per l’impiego e gli organismi autorizzati alle attività di intermediazione in materia di lavoro si dotano, in ogni sede aperta al pubblico, di uno sportello dedicato al lavoro autonomo, anche stipulando convenzioni non onerose con gli ordini e i collegi professionali e le associazioni costituite ai sensi di legge, nonché con le associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale dei lavoratori autonomi iscritti e non iscritti ad albi professionali. L'elenco dei soggetti convenzionati è pubblicato dall'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL) nel proprio sito internet.

Il suddetto sportello dedicato raccoglie le domande e le offerte di lavoro autonomo, fornisce le relative informazioni ai professionisti ed alle imprese che ne facciano richiesta, fornisce informazioni relative alle procedure per l’avvio di attività autonome e per le eventuali trasformazioni e per l’accesso a commesse ed appalti pubblici, nonché relative alle opportunità di credito e alle agevolazioni pubbliche nazionali e locali.

Nello svolgimento delle attività citate, i centri per l’impiego, al fine di fornire informazioni e supporto ai lavoratori autonomi con disabilità, si avvalgono dei servizi per il collocamento mirato.

Congedo parentale

Gli iscritti esclusivamente alla gestione separata Inps hanno diritto al prolungamento del congedo parentale da tre a sei mesi, con possibilità di fruirne non più entro il primo anno di vita del bambino ma fino al terzo anno di vita dello stesso.

Tutela della gravidanza, malattia e infortunio

La gravidanza, la malattia e l’infortunio dei lavoratori autonomi che prestano la loro attività in via continuativa per il committente non comportano l’estinzione del rapporto di lavoro, la cui esecuzione, su richiesta del lavoratore, rimane sospesa, senza diritto al corrispettivo, per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare, fatto salvo il venir meno dell’interesse del committente.

In caso di maternità, previo consenso del committente, è prevista la possibilità di sostituzione delle lavoratrici autonome da parte di altri lavoratori autonomi di fiducia delle lavoratrici stesse, in possesso dei necessari requisiti professionali, nonché dei soci, anche attraverso il riconoscimento di forme di compresenza della lavoratrice e del suo sostituto.

In caso di malattia o infortunio di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni, il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi è sospeso per l’intera durata della malattia o dell’infortunio fino ad un massimo di 2 anni, decorsi i quali il lavoratore è tenuto a versare i contributi e i premi maturati durante il periodo di sospensione in un numero di rate mensili pari a 3 volte i mesi di sospensione.

Sicurezza e tutela della salute dei lavoratori applicabili agli studi professionali

Tra le deleghe riconosciute al Governo, vi è quella ad adottare uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori applicabili agli studi professionali.

- individuando specifiche misure di prevenzione e protezione idonee a garantire la tutela della salute e della sicurezza delle persone che svolgono attività lavorativa negli studi professionali, con o senza retribuzione e anche al fine di apprendere un’arte, un mestiere o una professione; - determinando misure tecniche ed amministrative di prevenzione compatibili con le caratteristiche gestionali ed organizzative degli studi professionali; - semplificando gli adempimenti meramente formali in materia di salute e sicurezza negli studi professionali, anche per mezzo di forme di unificazione documentale; - riformulando e razionalizzando l’apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, per la violazione delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro negli studi professionali.

Tavolo tecnico di confronto

Al fine di coordinare e di monitorare gli interventi in materia di lavoro autonomo, presso il Ministero del lavoro è istituito un tavolo tecnico di confronto permanente sul lavoro autonomo, composto da rappresentanti designati dal Ministero, nonché dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro e dalle associazioni di settore comparativamente più rappresentative a livello nazionale, con il compito di formulare proposte e indirizzi operativi in materia di politiche del lavoro autonomo con particolare riferimento a modelli previdenziali; modelli di welfare; formazione professionale.

******

2) Comunicazione periodica Iva: sanzioni e ravvedimento operoso

Il termine per inviare la prima comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche Iva è scaduta il 12 giugno 2017. Si tratta del nuovo adempimento previsto dall’articolo 21-bis del Dl 78/2010, originariamente fissato per il 31 maggio e poi spostato al 12 giugno dal Dpcm 22 maggio 2017, ma solo per il primo trimestre. Infatti, dalla comunicazione del secondo trimestre le scadenze tornano “a regime”.

Le prossime scadenze sono:

- 18 settembre (il 16 è sabato) per il secondo trimestre;

- 30 novembre per il terzo trimestre;

- 28 febbraio 2018 per il quarto trimestre.

In caso di violazione dell’obbligo, perché l’adempimento è stato omesso oppure la comunicazione è incompleta o infedele, scattano le sanzioni previste dall’articolo 11, comma 2-ter del Dlgs 471/1997, da 500 euro a 2 mila, ridotte alla metà (da 250 a mille euro) se la comunicazione, omessa alla scadenza, è inviata entro i 15 giorni successivi al termine (27 giugno, per il primo trimestre), oppure se, nello stesso termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati già indicati in una precedente comunicazione tempestiva.

In caso di comunicazione incompleta/infedele, la sanzione è comunque unica, a prescindere dal numero delle irregolarità commesse, a differenza di quanto avviene per la comunicazione dei dati delle fatture, in cui la sanzione si applica per singola fattura.

Ravvedimento operoso

Secondo dottrina, pressoché totalitaria, le eventuali violazioni si possono sanare ricorrendo al ravvedimento operoso (articolo 13, comma 1 del Dlgs 472/97) operando le riduzioni sull’importo della sanzione, piena o dimezzata, a seconda che ci si ravveda oltre i 15 giorni successivi alla scadenza o entro tale termine.

Nello specifico, viene ritenuto possibile sanare l’errore entro 90 giorni dalla violazione (lettera a-bis), con la sanzione ridotta a 1/9, oppure entro un anno dalla stessa (lettera b), con riduzione a 1/8 (trattandosi di violazioni relative a una comunicazione e non a tributi, potrebbero non applicarsi le altre riduzioni previste dalla norma). Per ravvedersi occorre anche regolarizzare l’adempimento omesso o malamente eseguito.

Tutti i particolari nella seguente tabella:

Sanzione ridotta

Termine regolarizzazione

27,78 euro (1/9 di 250 euro)

entro 15 giorni dalla data dell’omissione o dell’errore

55,56 euro (1/9 di 500 euro)

entro 90 giorni dalla data dell’omissione o dell’errore

62,50 euro (1/8 di 500 euro)

entro un anno dall’omissione o dall’errore

71,43 euro (1/7 di 500 euro)

entro 2 anni dall’omissione o dall’errore

83,33 euro (1/6 di 500 euro)

oltre due anni dall’omissione o dall’errore

100 euro (1/5 di 500 euro)

dopo la constatazione della violazione

******

3) Crediti fiscali nel fallimento: decide il giudice tributario

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza 14648 del 13 giugno 2017, ha deciso che spetta al giudice tributario decidere sull’eventuale prescrizione del credito tributario in sede di ammissione al passivo nell’ipotesi in cui il curatore sollevi l’eccezione. Si tratta, infatti, di una circostanza che potrebbe comportare l’estinzione del credito tributario vantato dall’Erario. La pronuncia tra origine dall’esclusione dallo stato del passivo, di vari crediti vantati dall’agente della riscossione nei confronti di alcuni soggetti successivamente falliti. Equitalia si opponeva a tale decisione. Il curatore fallimentare rilevava la prescrizione del credito tributario vantato perché la notifica delle cartelle era avvenuta anni prima e nessuna azione era stata attivata dall’agente. Il Tribunale confermava la prescrizione dei crediti erariali.

L’agente della riscossione proponeva ricorso in Cassazione eccependo che spetta al giudice tributario pronunciarsi sull’eventuale prescrizione.

Nel caso di specie, l’avere il giudice fallimentare, fornito di giurisdizione sulla domanda di ammissione dei crediti di Riscossione Sicilia, conosciuto dell’eccezione di prescrizione, spettante al giudice tributario, senza la necessaria clausola di riserva, configura questione di giurisdizione, segnando il debordamento dai limiti della giurisdizione propria.

Conclusivamente, accolto il primo motivo, assorbiti gli altri, è stato cassato il decreto impugnato, con rinvio al Tribunale di Palermo in diversa composizione, che si atterrà al seguente principio di diritto: «Ove in sede di ammissione al passivo sia eccepita dal curatore la prescrizione dei crediti tributari successivamente alla notifica della cartella di pagamento, la giurisdizione sulla controversia spetta al giudice tributario, da ciò conseguendo in sede fallimentare l’ammissione con riserva del credito in oggetto».

******

4) Per il D.L. sulla manovra oggi il via libera definitivo allo split payment allargato

Mentre la manovra correttiva è prossima al traguardo finale in Parlamento (per oggi viene previsto l’'ultimo via libera). Come è noto, per blindare il maxi-decreto ed evitare qualsiasi modifica rispetto al testo licenziato dalla Camera, il Governo ricorrerà al voto di fiducia. Voto di fiducia che, salvo sorprese, sarà votato oggi. Numerose le novità in arrivo sul versante fiscale. A partire dall’accelerazione dei rimborsi Iva per mitigare gli effetti su imprese e professionisti obbligati allo split payment allargato.

A partire dalle fatture emesse dal 1° luglio 2017, l’ambito dei soggetti che devono applicare lo split payment si allarga con riferimento sia ai destinatari che agli obbligati.

Nuovi destinatari

Intanto, tra gli enti e le società appartenenti alla PA si comprendono anche: - enti e società che appaiono nell’elenco Istat pubblicato ogni anno entro il 30 settembre (art. 1 c. 2 L. 196/2009): si tratta di enti pubblici quali enti di ricerca, ma anche società pubbliche, come Sogei e Consip, e authority come Anac, Agcom e Consob;

- società controllate dai Ministeri e dalla Presidenza del Consiglio, Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni e unioni di Comuni. Il controllo può essere sia diretto, ossia società in cui i predetti enti dispongono della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria o comunque sufficienti per orientare le decisioni (art. 2359 nn. 1) e 2) c.c.), sia solo indiretto attraverso il controllo della maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria (art. 2359 n. 1) c.c.) da parte delle predette società.

Infine, sono comprese anche le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB o in un altro indice alternativo individuato con apposito decreto Mef.

Nuovi soggetti obbligati

Lo split payment si applica anche nei confronti dei soggetti che prestano servizi assoggettati a ritenuta: Esercenti arti e professioni, agenti e intermediari, o soggetti che si occupano di cessioni di brevetti, ecc. (ipotesi per le quali, ai sensi del DPR 600/73, è stabilito l’obbligo, per il committente, di operare una ritenuta a titolo d’imposta o di acconto ai fini IRPEF o IRES).

In base ad un emendamento approvato dalla Camera alla legge di conversione del D.L. 50/2017, per avere conferma che un soggetto sia o meno destinatario delle regole sullo split payment, i cedenti o i prestatori possono richiedere ai propri acquirenti il rilascio di un apposito documento attestante la loro riconducibilità tra i soggetti ai quali si applicano le disposizioni di cui all’art. 17 ter DPR 633/72. A loro volta, i cedenti e prestatori, in possesso di tale documento, devono obbligatoriamente applicare lo split payment.

******

5) Gdf: controlli sugli scontrini dei commercianti solo su settori di elevato valore economico

Niente più controlli di routine presso gli esercenti attività commerciali, magari piccoli, come avveniva in precedenze. Preferiti, invece, i controlli sugli esercenti abusivi.

GdF, controlli mirati sugli scontrini: La recente circolare del Comando generale della Guardia di Finanza sugli scontrini e sulle ricevute fiscali mette al primo posto il rapporto con i contribuenti. Per questo viene dati ampio spazio al ruolo del cliente dal quale le Fiamme gialle possono acquisire informazioni. Soprattutto all’uscita di locali, ristoranti, pub ed esercizi notturni. I finanzieri dovranno però evitare controlli sui minorenni, su anziani e persone incapaci di intendere. Da evitare i controlli sproporzionati rispetto agli effettivi interessi fiscali da tutelare. Gli interventi dovranno concentrarsi sulle attività economiche e commerciali che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi di più elevato valore economico o che hanno orari di apertura al pubblico serali o notturni. I comandanti di reparto dovranno redigere, anche in contraddittorio, i verbali. Stop ai controlli reiterati e alle verifiche sugli esercizi più piccoli. Fari puntati sugli abusivi.

******

6) Disponibile la stampa dei modelli 730-4; cinque per mille anche per i ritardatari

Modelli 730-4: dal 13 Giugno 2017 è on line il software per vedere e stampare i risultati.

Il prodotto si connette direttamente al server web per verificare l’esistenza di una versione più recente e, in caso positivo, procede all’eventuale aggiornamento automatico.

Nuova applicazione informatica sul sito dell’Agenzia delle entrate: si chiama Stampa 730-4 2017 ed è dedicata ai sostituti d’imposta, quali destinatari dei dati contabili dei modelli 730-4 trasmessi da Centri di assistenza fiscale e professionisti abilitati all’Amministrazione finanziaria. Il prodotto ne consente la visualizzazione e la stampa.

Sull’argomento, con la risoluzione 51/E del 24 aprile 2017, per agevolare il processo di effettuazione dei conguagli, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, da quest’anno, i modelli 730-4 saranno accettati indipendentemente dalla circostanza che il sostituto abbia comunicato la sede telematica.

Cinque per mille anche per i ritardatari

Altro step per la formazione degli elenchi del cinque per mille 2017. Dal 13 giugno 2017 sono consultabili sul sito dell’Agenzia delle entrate i primi elenchi degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche che hanno presentato la domanda di iscrizione al 5 per mille dopo i termini di scadenza, ovvero l’8 maggio scorso. I dati sono aggiornati al 12 giugno 2017.

Cororo che non hanno effettuato l’iscrizione per il 2017 entro l’8 maggio 2017, sempreché non siano presenti nell’elenco permanente degli iscritti (esonerati dall’obbligo di trasmettere la domanda telematica e la dichiarazione sostitutiva), possono, ancora trasmettere la domanda telematica entro il 2 ottobre 2017. Inoltre, per poter partecipare alla ripartizione delle quote del 5 per mille, entro la stessa data, devono inviare anche la dichiarazione sostitutiva nel caso in cui non fosse già stata trasmessa (ONLUS e volontariato alle Direzioni Regionali; associazioni sportive dilettantistiche agli uffici territoriali del Coni) e versare una sanzione di importo pari a 250 euro tramite il modello F24 con codice tributo 8115. I requisiti sostanziali richiesti per l’accesso al beneficio devono essere comunque posseduti alla data originaria di scadenza della presentazione della domanda di iscrizione (7 maggio per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche e 30 aprile per gli enti della ricerca scientifica e dell’università e quelli della ricerca sanitaria).

******

7) Operazioni di approvvigionamento di prodotti energetici: chiarimenti congiunti Entrate/Dogane

L’Agenzia delle entrate, di concerto con l’Agenzia delle Dogane (risoluzione n. 1/D/2017) ha rilasciato la risoluzione n. 69/E del 14 giugno 2017, contenente spiegazioni volte a chiarire alcuni profili applicativi delle disposizioni doganali e fiscali connesse alle operazioni di bunkeraggio di prodotti petroliferi destinati alle navi.

Documento che, con il palese intento di chiarire i dubbi emersi in materia, non può che essere letta congiuntamente alle precisazioni fornite con la risoluzione n. 1/E del 09.01.2017 dell’Agenzia delle Entrate e della circolare n. 25/D del 23.12.2016 dell’Agenzia delle Dogane.

Questo ai fini del rispetto delle formalità doganali previste per l’approvvigionamento di prodotti energetici destinati alle navi. La norma di riferimento per la disciplina è quella rappresentata dall’art. 269 del Reg. UE n. 952/2013 (CDU) disciplinante il regime doganale di esportazione applicabile alle merci unionali che devono uscire dal territorio doganale dell’Unione.

Le merci fornite come approvvigionamenti di navi e aeromobili non devono essere vincolate al regime doganale di esportazione, poiché non riconducibili alla fattispecie regolata da tale regime, se esenti da IVA o da accise, indipendentemente dalla loro destinazione. Unico onere attribuito all’operatore economico è di espletare le formalità riguardanti la presentazione della dichiarazione doganale di esportazione. La norma si applica nei casi in ci sussiste la necessità di provare l’approvvigionamento.

La presentazione della dichiarazione doganale, che non comporta il vincolo delle merci al regime doganale di esportazione, è quindi richiesta alle seguenti condizioni:

- forniture riconosciute esenti da IVA o da accise sulla base delle rispettive norme di natura sostanziale;

- necessità per il soggetto fornitore di comprovare l’avvenuto approvvigionamento.

Viene, inoltre, evidenziato che le amministrazioni hanno comunicato in tema di trattamento applicabile, ai fini IVA, alle c.d. operazioni di bunkeraggio.

La risoluzione specifica come a decorrere dal 1° maggio 2016 il c.d. bunkeraggio non è più considerato, ai fini doganali, un’esportazione. Ciò impedisce di attribuire alle merci fornite come approvvigionamento delle navi la qualificazione di esportazione anche ai fini IVA. A tal proposito, già con la risoluzione n. 1/E del 2017, era stato chiarito che in linea con l’evoluzione normativa ai fini doganali, nonché alla luce dell’orientamento della giurisprudenza europea, rappresentata dalla sentenza della Corte di Giustizia, del 3 settembre 2015, C-526/13, Fast Bunkering, le fattispecie di bunkeraggio debbano essere ricondotte alla previsione di non imponibilità di cui all’art. 8 bis, primo comma, lett. d), del DPR n. 633 del 1972 che opera indipendentemente dalla circostanza che le predette fattispecie costituiscano esportazione agli effetti doganali.

Tutto ciò si basa sul principio che la rilevanza dell’operazione di bunkeraggio e i trasferimenti formali della proprietà del carburante siano intervenuti in concomitanza del momento in cui gli armatori delle navi adibite alla navigazione in alto mare sono stati autorizzati a disporre di tali beni, di fatto, come se ne fossero i proprietari.

Trattamento applicabile, ai fini IVA, alle c.d. operazioni di bunkeraggio

Dunque, a decorrere dal 1° maggio 2016 il c.d. bunkeraggio non è più considerato, ai fini doganali, un’esportazione. Ciò impedisce di attribuire alle merci fornite come approvvigionamento delle navi la qualificazione di esportazione anche ai fini IVA. In proposito, con la risoluzione n. 1/E del 2017 è stato chiarito che coerentemente all’evoluzione normativa ai fini doganali nonché alla luce dell’orientamento della giurisprudenza europea (cfr. Corte di Giustizia, sentenza 3 settembre 2015, C-526/13, Fast Bunkering) le fattispecie di bunkeraggio in argomento debbano essere ricondotte alla previsione di non imponibilità di cui all’art. 8-bis, primo comma, lett. d), del DPR n. 633 del 1972 che opera indipendentemente dalla circostanza che le predette fattispecie costituiscano esportazione agli effetti doganali.

Conseguentemente, in merito al trattamento IVA applicabile alle operazioni di rifornimento di carburante a bordo delle navi - c.d. “bunkeraggio - la citata risoluzione n. 1/E del 2017 ha precisato che la non imponibilità di cui all’art. 8- bis, primo comma, lett. d), del DPR n. 633 del 1972, in relazione alle cessioni di carburante effettuate in favore dell’armatore delle navi adibite alla navigazione in alto mare, è applicabile “anche al contestuale e concomitante trasferimento della proprietà del carburante dalla Società petrolifera all’intermediario (“trader”). Ciò, a condizione che la consegna del carburante sia effettuata dalla società petrolifera - su indicazione dell’intermediario - direttamente nel serbatoio della nave”.

Il principio fondante la predetta soluzione è la rilevanza dell’operazione di bunkeraggio, oggettivamente considerata, e la circostanza fondamentale - affermata dalla giurisprudenza sovranazionale (sentenza del 3 settembre 2015, causa C- 526/13) - che i trasferimenti formali della proprietà del carburante (dalla società fornitrice al trader e da quest’ultimo all’armatore) “…siano intervenuti al più presto in concomitanza del momento in cui gli armatori delle navi adibite alla navigazione in alto mare sono stati autorizzati a disporre di tali beni, di fatto, come se ne fossero i proprietari”.

Ciò posto, l’Agenzia è dell’avviso che il predetto regime di non imponibilità di cui all’art. 8-bis del DPR n. 633 del 1972 sia applicabile anche nell’ipotesi particolare in cui la consegna del carburante direttamente a bordo della nave dell’armatore avvenga mediante l’intervento di due trader. Ciò, a condizione che il trasferimento della proprietà del carburante tra trader sia contestuale e concomitante al caricamento dello stesso direttamente a bordo della nave da parte del fornitore e sempre che la cessione fra trader non contempli, in alcun momento, la disponibilità materiale del carburante da parte di quest’ultimi.

Viene ribadito, infine, quanto precisato dalla menzionata risoluzione n. 1/E del 2017 circa la necessità che, ove l’intermediario sia un operatore economico non stabilito nel territorio nazionale, lo stesso dovrà, ai sensi dell’art. 17, terzo comma, del DPR n. 633 del 1972, identificarsi, ai fini IVA, ai sensi dell’art. 35-ter del DPR n. 633 del 1972, ovvero (se extra-UE) nominare un rappresentante fiscale, nei casi in cui il cessionario (trader o armatore) sia un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato. Al riguardo, viene precisato che la predetta identificazione non è obbligatoria laddove il trader (operatore economico non stabilito nel territorio nazionale) formalmente proprietario del bene, ancorché non lo detenga materialmente, ceda il carburante ad un soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato. In tali casi, infatti, torna applicabile l’art. 17, secondo comma del DPR n. 633 del 1972, secondo cui “Gli obblighi relativi alle cessioni di beni (…) effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato (…) sono adempiuti dai cessionari”. In quest’ultima evenienza, tuttavia, l’operazione effettuata dal trader (non identificato) non concorrerà alla formazione del c.d. plafond ossia non consentirà la facoltà di acquistare senza applicazione dell’IVA ai sensi della lettera c) del primo comma dell’art. 8 del DPR n. 633 del 1972.

Il beneficio fiscale della non imponibilità IVA sulla cessione di carburante effettuata dalla società petrolifera all’armatore, viene applicato anche a quella effettuata nei confronti dell’intermediario ovvero tra intermediari a condizione che la consegna del carburante sia effettuata direttamente dalla società petrolifera e che la prova di tale approvvigionamento sia fornita attraverso l’espletamento delle previste modalità.

In primo luogo, viene chiarito che per “alto mare” deve farsi riferimento a quella parte di mare che eccede il limite massimo di 12 miglia nautiche misurate a partire dalle linee di base previste dal diritto internazionale del mare (articolo 3 della Convenzione sui diritti del mare firmata a Montego Bay il 10.12.1982).

In secondo luogo, quale condizione richiesta per accedere al beneficio fiscale, viene prescritto un criterio collegato all’effettivo e prevalente utilizzo della nave in alto mare come sopra definito, criterio ritenuto soddisfatto qualora la nave sia stata impiegata in misura superiore al 70% in viaggi in alto mare con riferimento all’attività effettuata nell’anno precedente, risultando pertanto non sufficiente soddisfare criteri oggettivi quali la lunghezza e la stazza della nave per la qualificazione della stessa come adibita alla navigazione in alto mare.

Viene, inoltre, stabilita l’applicazione in via anticipata del regime di non imponibilità IVA nei casi di nave in costruzione o che non ha ancora effettuato viaggi in alto mare, sulla base di una dichiarazione resa dall’armatore da cui emerga la volontà di utilizzare la nave in alto mare, una volta ultimata la sua costruzione.

Al pari di quanto previsto per le navi in costruzione, l’Agenzia ritiene che il criterio di applicazione anticipata del beneficio fiscale possa essere utilizzato anche nelle operazioni di importazioni di navi commerciali adibite alla navigazione in alto mare, incluse le unità adibite ad esclusivo scopo commerciale mediante contratto di noleggio, consentendo all’importatore di non pagare l’IVA al momento dell’espletamento delle formalità doganali, subordinatamente alla presentazione di una dichiarazione dell’armatore di destinare la nave almeno per il 70% in viaggi in alto mare.

******

8) Il Vies non è più indispensabile?

Come è noto, l’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 110418 del 12 giugno 2017, ha precisato i criteri di controllo nei riguardi dei soggetti che effettuano operazioni intracomunitarie, al fine di identificare con maggiore precisione e completezza la veridicità dei dati comunicati in sede di iscrizione al Vies.

Tuttavia, tale provvedimento ha, sostanzialmente, ignorata quanto statuito in merito la sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla mancata iscrizione al Vies.

Infatti, come si ricorderà, la giurisprudenza Ue (Corte di Giustizia del 9 febbraio 2017, causa C-21/16) ha stabilito che non è possibile escludere l’applicazione del regime di non imponibilità IVA per le cessioni intracomunitarie, a fronte della mancata iscrizione al registro Vies dell’operatore.

Dunque, secondo l’Associazione nazionale commercialisti (comunicato del 13 giugno 2017), il Vies deve essere eliminato.

L’Anc spiega che nel provvedimento viene affermato che se fossero riscontrate anomalie, quali la “presenza di elementi di rischio, come ad esempio omissioni o incongruenze nei versamenti e nelle dichiarazioni”, l’Agenzia si riserva di monitorare attraverso controlli periodici l’attività degli operatori in questione, ma anche, in alcuni casi, di notificare la cessazione della partita Iva o l’esclusione dal Vies “anche se l’operatore possiede i requisiti soggettivi e oggettivi”.

Ma, il Presidente dell’Anc, Marco Cuchel, sul punto è categorico: “l’Agenzia delle entrate, piuttosto che concentrarsi su richieste di adempimenti giudicati inutili da un Organismo di giustizia sovranazionale, dovrebbe affrettare quel processo di semplificazione tante volte annunciato, eliminando il Vies, considerato che la non imponibilità delle cessioni intra UE è subordinata esclusivamente alla sussistenza dei requisiti sostanziali, dettati dalla direttiva n. 2006/112/CE”.

******

9) Registro unico nazionale del Terzo Settore: oltre che pubblico sarà accessibile con modalità informatiche, il Notariato in audizione al Senato

Riforma del Terzo Settore, il Notariato in audizione al Senato: Un giudizio ampiamente positivo sul testo del Codice del Terzo Settore ora all’esame del Parlamento. E’ quello espresso questa mattina in occasione dell’audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato dal Consiglio Nazionale del Notariato, rappresentato dai consiglieri nazionali Enrico Sironi, responsabile del settore propositivo e Gianluca Abbate, consigliere nazionale con delega al sociale.

Sul tema della riforma del Terzo Settore, il Notariato ha evidenziato i potenziali benefici del nuovo procedimento di riconoscimento della personalità giuridica e delle relative modifiche statutarie, in un’ottica di semplificazione delle procedure, di risparmio di costi per lo Stato e di applicazione del principio di sussidiarietà.

Lo schema di decreto legislativo affida al notaio (pubblico ufficiale dello Stato, dotato di alta specializzazione professionale e per legge super partes) il controllo di legalità sugli atti costitutivi e modificativi delle persone giuridiche del Terzo Settore, nella stessa logica fatta a suo tempo, nel 2000, per le società commerciali con un drastico abbattimento dei tempi - oggi infatti è possibile ottenere la personalità giuridica anche in un solo giorno - e la totale assenza di contenzioso.

Il Notariato si è espresso favorevolmente rispetto al nuovo requisito di quantificazione per legge del livello di adeguatezza patrimoniale degli enti del Terzo Settore al fine del conseguimento della personalità giuridica, considerandolo un presupposto essenziale per superare la discrezionalità amministrativa del procedimento di riconoscimento.

Inoltre, ha sottolineato come l’obiettivo di riorganizzazione del sistema di registrazione degli enti e degli atti di gestione più rilevanti sia pienamente conseguito con la istituzione del registro unico nazionale del Terzo Settore, pubblico e accessibile con modalità informatiche.

(Consiglio nazionale del notariato, comunicato del 14 giugno 2017)

******

10) Versamento Imu enti non commerciali al fotofinish

La scadenza Imu del 16 giugno 2017 interessa anche gli enti non commerciali per gli immobili posseduti.

Riguardo la liquidazione e versamento, l’Imu è dovuta in proporzione:

- alla quota di possesso;

- ai mesi dell’anno durante i quali si è protratto il possesso.

Deve essere computato per intero il mese nel quale il possesso si sia protratto per almeno 15 giorni.

L’imposta deve essere versata in due rate (50% + 50% sulla base anno precedente), 16 giugno/16 dicembre. L’eventuale saldo va pagato entro il 16 giugno.

Soggetti passivi

- proprietario

- titolare del diritto reale (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie)

- il locatario (immobili detenuti in leasing)

- il coniuge assegnatario della ex casa coniugale a seguito di provvedimento di separazione legale

- gli eredi in caso di successione.

Esenzioni Imu

Immobili utilizzati dagli enti non commerciali che:

- sono destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di religione o culto.

In caso di utilizzo “promiscuo”, l’esenzione si applica solo alla frazione dell’unità immobiliare nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale.

Utilizzo promiscuo

Se non possibile frazionamento:

- aree con distinta ed esclusiva destinazione (imponibile ed esente) si deve fare riferimento alla superficie;

- quando non vi è esclusiva e/o distinta utilizzazione si deve avere riguardo al numero dei soggetti nei confronti dei quali sono svolte le attività.

- nel caso di attività stagionale, ci si deve riferire ai giorni.

Le percentuali risultanti dai predetti criteri devono formare oggetto di dichiarazione (IMU ENC, DM 26 giugno 2014) da presentare solo in via telematica.

Vincenzo D’Andò