Indagini finanziarie facili per il Fisco – Diario quotidiano del 26 giugno 2017

Pubblicato il 26 giugno 2017



1) Al via le indagini del Fisco facili
2) Evasione Iva: il reato di dichiarazione fraudolenta con fatture false non si prescrive
3) Quando non è punibile penalmente la piccola evasione fiscale
4) Niente compenso all’amministratore: lo statuto prevale sulla delibera assembleare
5) Somministrazione illecita di domestici: famiglia non punibile
6) Controlli sui depositi fiscali di prodotti energetici denaturati destinati alla navigazione marittima
7) Cassazione: CdL solo se iscritto all’Albo, esclusa qualsiasi alternativa
8) In arrivo Lavoro accessorio: la circolare INPS
9) Plusvalenza realizzata in un contratto di sale and lease back: ai fini fiscali valgono i principi contabili
10) Società: l’Amministratore può esercitare la propria attività anche in maniera gratuita
diario-quotidiano-articoli-81) Al via le indagini del Fisco facili 2) Evasione Iva: il reato di dichiarazione fraudolenta con fatture false non si prescrive 3) Quando non è punibile penalmente la piccola evasione fiscale 4) Niente compenso all’amministratore: lo statuto prevale sulla delibera assembleare 5) Somministrazione illecita di domestici: famiglia non punibile 6) Controlli sui depositi fiscali di prodotti energetici denaturati destinati alla navigazione marittima 7) Cassazione: CdL solo se iscritto all’Albo, esclusa qualsiasi alternativa 8) In arrivo Lavoro accessorio: la circolare INPS 9) Plusvalenza realizzata in un contratto di sale and lease back: ai fini fiscali valgono i principi contabili 10) Società: l’Amministratore può esercitare la propria attività anche in maniera gratuita ****

1) Al via le indagini del Fisco facili

Con la disponibilità di molteplici dati, sempre più aggiornati, l’Amministrazione finanziaria ricorre spesso alle indagini finanziarie in sede di attività di verifica diretta all’acquisizione e all’utilizzo di informazioni e documenti che risultino da un rapporto, continuativo o anche occasionale, intrattenuto dal contribuente con Banche/Poste/altri intermediari finanziari, al fine di procedere ad un accertamento tributario per potere scovare eventuali componenti reddituali non dichiarati. Quindi, se la movimentazione bancaria non trova riscontro nelle scritture contabili o, comunque, non è oggetto di prova contraria, scatta la presunzione che trasforma il versamento/prelievo non giustificato in ricavo.

Dopo numerosi interventi di giurisprudenza e di prassi, da ultimo, il Legislatore, con il D.L. 193/2016, ha modificato l’art. 32, D.P.R. 600/1973, limitando l’applicabilità delle presunzioni legali sui prelevamenti bancari non giustificati se l’importo giornaliero prelevato supera 1.000 euro e, comunque, 5.000 euro mensili e confermando quanto già statuito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 228/2014, in merito al fatto che per i possessori di reddito di lavoro autonomo, i prelevamenti non giustificati non cagionano alcun effetto presuntivo a prescindere dai limiti indicati.

La L. 311/2004 (cd. Legge Finanziaria 2005) è intervenuta in materia di indagini e ha riformulato gli artt. 32, D.P.R. 600/1973 e 51, D.P.R. 633/1972, al fine di estendere, in termini soggettivi, oggettivi e procedurali, la portata delle indagini finanziarie, prevedendo:

- l’ampliamento dei soggetti destinatari delle richieste di accertamenti bancari;

- l’ampliamento delle informazioni acquisibili attraverso gli accertamenti bancari;

- l’estensione dei poteri di rettifica ed accertamento nei confronti dei titolari di reddito di lavoro autonomo;

- la riduzione dei tempi della procedura e nuove modalità di scambio delle informazioni da esperire, in prospettiva, esclusivamente per via telematica.

Tuttavia, il vero slancio alle indagini finanziarie è stato dato dal D.L. 223/2006 con l’attuazione di un’Anagrafe dei rapporti bancari che, grazie al suo continuo aggiornamento, consente ai funzionari del Fisco di consultare preliminarmente gli intermediari finanziari con cui il soggetto verificato intrattiene rapporti e di chiedere loro, previo il rilascio di apposita autorizzazione da parte del Direttore Regionale per l’Agenzia delle Entrate o del Comandante Regionale per la Guardia di Finanza, dati e notizie in merito a determinati periodi di imposta e, conseguentemente, di accertare maggiori ricavi sulla base dei versamenti e dei prelevamenti non giustificati.

Le indagini finanziarie possono essere eseguite nei confronti di tutti i contribuenti, anche delle persone fisiche non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo e non tenuti alle scritture contabili, potendosi tuttavia considerare per questi soltanto le operazioni bancarie di versamento, laddove per gli esercenti attività d’impresa rilevano anche i prelevamenti.

Ma di sovente le indagini finanziarie vengono utilizzate per la determinazione del reddito d’impresa e di lavoro autonomo, nonostante un consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità le ammetta anche per altre tipologie di reddito, come per i redditi di lavoro dipendente.

Movimenti non giustificati

In relazione alle movimentazioni non giustificate (le relative presunzioni sono di tipo legali), il contribuente può fornire la prova contraria.

Sostanzialmente, per l’Amministrazione finanziaria è sufficiente dimostrare il fatto che sta alla base del ragionamento presuntivo e che, quindi, il versamento o il prelievo che si presume non trovi riscontro nella contabilità.

Spetta poi al contribuente la prova circa l’infondatezza della pretesa che consiste, alternativamente, nel dimostrare che il movimento è in realtà transitato nelle scritture contabili oppure che non sia fiscalmente rilevante.

Secondo giurisprudenza, la prova contraria deve essere analitica, dovendo il contribuente confutare ogni singola movimentazione, non potendosi limitare ad affermazioni astratte.

In ogni caso, ai fini della prova contraria sono comunque utilizzabili dichiarazioni di terzi che devono però essere supportate da ulteriori elementi probatori volte a dimostrare, ad esempio, che il versamento è stato funzionale alla restituzione di un prestito in precedenza concesso.

Per quanto concerne i prelevamenti, invece, il contribuente, anche se la legge si limita a stabilire che il contribuente verificato deve indicarne il beneficiario, la giurisprudenza ha sancito che non è sufficiente limitarsi ad indicare un’ipotetica persona destinataria del prelievo, occorrendo ulteriori elementi.

Evoluzione normativa

In precedenza (in particolare, fino al mese di ottobre 2014), in virtù dell’art. 32, co. 1, n. 2, D.P.R. 600/1973, i dati risultanti dalle movimentazioni bancarie venivano posti a base delle rettifiche e degli accertamenti (previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41) se il contribuente non dimostrava di averne tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto a imposta o non dimostrava la loro irrilevanza; alle stesse condizioni venivano altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indicava il soggetto beneficiario e sempreché non risultavano dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni.

Dunque, i movimenti bancari che non trovavano riscontro nella contabilità o che, comunque, non erano giustificabili dal contribuente davano luogo a presunzioni legali relative, comportando l’inversione dell’onere della prova in capo al contribuente, in taluni casi molto difficile da assolvere.

Scattava, quindi, per tutti i contribuenti la presunzione che trasforma il versamento/prelievo non giustificato in ricavo.

La presunzione sui prelievi non giustificati operava anche per i titolari di reddito di lavoro autonomo e, dunque, anche per i professionisti.

In seguito, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 228/2014, ha dichiarato incostituzionale la norma riportata dal predetto art. 32, D.P.R. 600/1973 poiché la presunzione secondo cui il prelievo non giustificato corrisponde ad un compenso non dichiarato non è sostenibile per i titolari di reddito di lavoro autonomo. Così, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, per i possessori di reddito di lavoro autonomo non sussiste più alcuna presunzione relativa di maggiori compensi derivante dai prelievi, mentre rimane comunque valida, per tutti i contribuenti, sia titolari di reddito di lavoro autonomo che di reddito di impresa, quella sui versamenti non giustificati.

Quanto statuito dai giudici della Consulta è stato poi successivamente recepito dalla Corte di Cassazione, che, nei processi pendenti, ha rinviato tutte le controversie in merito alla valenza delle presunzioni relative sui prelevamenti in capo ai lavoratori autonomi ai Collegi di merito. Tale presunzione, infatti, è lesiva del principio di ragionevolezza, nonché della capacità contributiva siccome il meccanismo presuntivo, fondato per l’attività imprenditoriale, non lo è altrettanto per l’attività svolta dai lavoratori autonomi che si caratterizza per la preminenza dell’apporto del lavoro proprio e la marginalità dell’apparato organizzativo.

Ciò, nello specifico, vale in misura massima per le professioni liberali ove l’attività svolta ha natura prettamente intellettuale.

Prelevamenti dei lavoratori autonomi

Infine, il Legislatore, in sede di conversione del D.L. 193/2016, apportando delle modifiche all’art. 32, D.P.R. 600/1973, senza interferire sull’effetto presuntivo derivante dai versamenti non giustificati, che rimane sia per i possessori di reddito di impresa sia per gli autonomi, ha espunto il riferimento ai compensi, di fatto recependo la sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014 e, sempre sui prelievi, ha introdotto un limite di 1.000 euro giornalieri, e, comunque, di 5.000 euro mensili al di sotto del quale la presunzione non può operare.

In particolare, secondo la nuova versione dell’art. 32, in vigore dal 3 dicembre 2016, come modificata dal D.L. 193/2016 “sono altresì posti come ricavi (...), se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni per importi superiori a euro 1.000 giornalieri e, comunque, a euro 5.000 mensili”.

Il Legislatore ha, quindi, posto limiti quantitativi precisi per l’inoperatività della presunzione in parola, probabilmente per limitare il contenzioso fiscale, almeno nei “piccoli” casi.

In atto dall’interpretazione della nuova disposizione normativa, dunque, l’onere probatorio gravante sul contribuente per i prelevamenti bancari opera soltanto quando gli importi sono superiori a 1.000 euro giornalieri e a 5.000 euro mensili.

Sul punto, il Comando Generale della Guardia di Finanza, ha spiegato come vada intesa la nuova disposizione.

In particolare, con la direttiva 7.4.2017, n. 1095446, le Fiamme Gialle hanno precisato che, alla luce delle predette novità, in caso di indagini finanziarie, la soglia di 5.000 euro non rappresenta una franchigia sui prelevamenti da parte dei titolari di reddito di impresa, da riconoscersi in ogni caso come riconducibili ad esigenze personali e, quindi, esclusi da presunzione di imponibilità, atteso che essa rappresenta invece una limitazione posta a favore del Fisco.

L’utilizzo della congiunzione e dell’avverbio “e, comunque,” tra le due soglie di 1.000 e 5.000 euro utilizzata dal Legislatore porta a ritenere che tra le medesime esista un rapporto di progressività, nel senso che il limite mensile di 5.000 euro esprimerebbe un tetto massimo per i prelevamenti giornalieri per importi inferiori a 1.000 euro. La franchigia di 5.000 euro, pertanto, non sarebbe un bonus sui prelevamenti da riconoscersi in ogni caso, ma una limitazione a tutela dell’interesse fiscale.

Secondo la Guardia di Finanza, pertanto, il contribuente continua a essere gravato dall’onere di indicazione del soggetto beneficiario per i prelevamenti, sempreché non risultino dalle scritture contabili:

- Eccedenti la soglia giornaliera di 1.000 euro, seppur inferiori a quella di 5.000 euro mensili; di importo inferiore a 1.000 euro, che nel complesso superino la soglia mensile di 5.000 euro.

In sostanza, nel caso in cui, nel corso di un solo mese, venga superato il limite di 5.000 euro, la presunzione legale si applica su tutti i prelevamenti eccedenti quest’ultima soglia.

Ne consegue che se il contribuente preleva più di 1.000 euro al giorno, questi è comunque tenuto a giustificare l’intera somma prelevata, a pena di recupero a tassazione dell’intero prelevamento.

Peraltro, la tesi interpretativa esposta dalla GdF è poi stata assunta a seguito di preliminare confronto con la Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

Peraltro, l’Agenzia delle entrate (risposta n. 48 fornita nel corso di Telefisco 2017) ha precisato che la predetta norma è irretroattiva riguardando l’attività istruttoria e non quella di accertamento e che, dunque, non possono essere fatte valere nei contenziosi in corso.

Viceversa, per i possessori di reddito di lavoro autonomo, rimane assodato che i prelevamenti non giustificati non comportano alcun effetto presuntivo a prescindere dai limiti sopra indicati, tuttavia rimane l’effetto presuntivo per i versamenti non giustificati, senza alcun limite quantitativo.

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2) Evasione Iva su fatture false: prescrizione “standard” se la frode è lieve

Evasione Iva: prescrizione, sul reato di dichiarazione fraudolenta con fatture false ,“standard” se la frode è lieve.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31265 del 22 giugno 2017, ha stabilito che non si interrompe la prescrizione per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante fatture false quando l’entità dell’IVA evasa non è rilevante e mancano altri elementi a dimostrazione della gravità del comportamento. Il Tribunale dichiarava il “non doversi procedere” nei confronti dell’amministratore di una società per intervenuta prescrizione del reato di dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti. Contro la decisione, proponeva ricorso per Cassazione il Pg eccependo che il giudice territoriale aveva trascurato i principi della Corte di giustizia, secondo i quali per l’evasione “grave” di tributi Iva vanno disapplicate le disposizioni in materia di prescrizione.

Dunque, per il reato di dichiarazione fraudolenta con fatture false, se l’IVA evasa non è ingente, la prescrizione non può essere interrotta.

Nel caso di specie, la Suprema Corte di Cassazione, sezione Penale, analizzava il ricorso presentato da un Procuratore Generale avverso la sentenza di appello che aveva stabilito il non doversi procedere nei confronti dell’amministratore di una società indagato per fatture false. Il ricorso è stato però respinto dalla Cassazione, che ha evidenziato come la disapplicazione del termine di prescrizione sia giustificata dalla “grave frode” commessa, mentre nel caso in esame l’IVA evasa era di “soli” 12mila euro “fatto, questo, già sufficiente ad escludere l’integrazione del requisito della gravità della frode secondo la più recente giurisprudenza di questa Corte”.

Infatti, secondo la Cassazione, in tema di reati tributari caratterizzati da una soglia di punibilità in rapporto all’imposta evasa, “il requisito della gravità della frode […] che impone la disapplicazione della disciplina della prescrizione ex art. 160 e 161 c.p. […] non può assumere rilievo qualora l’evasione si contenga sotto la soglia predetta, giacché questa è da considerarsi quale indice legislativo di ritenuta assenza di offensività”. In tal modo, gli Ermellini del Palazzaccio hanno respinto il ricorso.

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3) Quando non è punibile penalmente la piccola evasione fiscale

Secondo la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30806 del 21 giugno 2017, non è punibile la piccola evasione, qualora il contribuente abbia già chiesto l’accertamento con adesione.

Assolto il piccolo evasore che, pentendosi, ha chiesto un accertamento con adesione.

Accolto il ricorso di un uomo (un broker) che aveva celato agli inquirenti la distruzione di circa venti fatture ma, una volta ricevuto un atto impositivo da parte del Fisco, aveva richiesto un accertamento con adesione.

La Suprema Corte, Sezione Penale, ha rilevato che l’esclusione della punibilità per particolare tenuità dl fatto (art. 131-bis del c.p.) ha natura sostanziale, e si può applicare ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28, compresi inoltre quelli pendenti in sede di legittimità.

Come affermato dalla Corte, nel caso di specie, “dalla sentenza impugnata non emergono elementi che consentano di escludere immediatamente l’esistenza delle condizioni per escludere la punibilità ai sensi dell’art. 131-bis del c.p., anche alla luce del riconoscimento del debito tributario da parte dell’imputato e dell’assunzione da parte sua dell’obbligo di estinguerlo, con la conseguenza che occorre compiere ulteriori accertamenti in fatto (circa l’entità del danno o del pericolo conseguente al reato) che devono essere necessariamente compiuti dal giudice del merito”. La sentenza è stata annullata e rinviata ad altra sezione della Corte d’Appello.

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4) Niente compenso all’amministratore: lo statuto prevale sulla delibera assembleare

Srl, lo statuto prevale sulla delibera: l’amministratore resta senza compenso. Secondo la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15382 del 21 giugno 2017, All’amministratore di una società a responsabilità limitata non spetta il compenso per la carica ricoperta se lo statuto societario prevede la gratuità dell’incarico; la clausola statutaria non può essere derogata neanche da una successiva delibera assembleare con cui viene quantificata la remunerazione dell’organo amministrativo.

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Iper-ammortamenti prorogati fino al 31 luglio 2018

Il D.L. 91/2017 consente di beneficiare dell’estensione dell’agevolazione sempre in presenza di particolari condizioni.

Il D.L. 91/2017 (c.d. “decreto Sud”), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 giugno 2017 n. 141, contiene numerose misure di favore per il Mezzogiorno. Nell’ambito di tale decreto è stata altresì introdotta la proroga di un mese degli iper-ammortamenti, agevolazione che consente di fruire di una maggiorazione del 150% del costo di acquisto per determinati beni altamente tecnologici elencati nell’allegato A alla L. 232/2016.

In base alle modifiche introdotte dal D.L. 91/2017, possono quindi beneficiare dell’iper-ammortamento gli investimenti effettuati entro il 31 luglio 2018 (in luogo del precedente termine del 30 giugno 2018), ferme restando le particolari condizioni previste per l’estensione dell’agevolazione.

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Moduli uniformi per le procedure di insolvenza transfrontaliere

L’Ue ha pubblicato sulla propria Gazzetta Ufficiale le regole applicabili dal prossimo 26 giugno.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 160/1 del 22 giugno 2017 il Regolamento di esecuzione (UE) n. 2017/1105 della Commissione del 12 giugno 2017, con il quale sono stati rilasciati i moduli uniformi, le relative linee guida e le informazioni da fornire in occasione e in funzione dell’apertura di una procedura di insolvenza. Il presente regolamento entra in vigore il prossimo 26 giugno 2017.

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Nomina di Ruffini a commissario, sospensive respinte

La nascita del nuovo Ente pubblico economico per mandare in soffitta Equitalia dal 1° luglio va avanti. Il Tar del Lazio con due ordinanze del 22 giugno ha negato la sospensione del Dpcm con il quale il 16 febbraio scorso l’ad e presidente di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, è stato nominato commissario straordinario per gli adempimenti propedeutici all’istituzione della nuova “Agenzia delle Entrate-Riscossione”.

I due ricorsi presentati da Applet (Associazione privata per l’efficienza e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni) e dalla Dirpubblica, chiedevano di sospendere il processo di sostituzione tra le due istituzioni sostenendo, tra l’altro, l’incostituzionalità del meccanismo previsto dal legislatore. Il Tar, al di là dei profili d’inammissibilità del ricorso sollevati dalla difesa erariale e da Equitalia, che verranno approfonditi nella successiva fase di merito, ha ritenuto che «l’istanza cautelare non possa essere accolta per difetto del requisito del grave pregiudizio derivante dall’esecuzione del provvedimento impugnato». Contro il no sulle sospensive si è dichiarata l’Unione nazionale dirigenti dello Stato (Unadis): il Tar con questa decisione ha di fatto «decretato l’ingresso nel settore pubblico di 8mila dipendenti che provengono dal privato (Equitalia) e transiteranno automaticamente nel pubblico (l’Agenzia) in apparente violazione dell’articolo 97 della Costituzione che prevede la regola del concorso per l’accesso agli uffici pubblici». Per l’Unadis «anche gli ex incaricati di funzioni dirigenziali alle Agenzie fiscali hanno lavorato e lavorano per assicurare il funzionamento della Pa e hanno più volte chiesto un concorso pubblico senza ottenere però risposte». Un motivo in più per confermare lo sciopero proclamato per il 30 giugno.

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5) Somministrazione illecita di domestici: famiglia non punibile

Le persone fisiche e le famiglie che utilizzano servizi di assistenza alla persona somministrati da cooperative o società non autorizzate non sono punibili a titolo di utilizzazione illecita.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la nota n. 5617 del 21 giugno 2017, ha chiarito ai propri ispettori che in caso di intermediazione illecita di lavoratori/trici domestiche, si applicherà la sanzione amministrativa unicamente nei confronti del somministratore (ai sensi del comma 1 dell’art. 18 D.Lgs. n. 276/03), e non anche nei riguardi dell’utilizzatore/famiglia privata, fruitrice del servizio di assistenza alla persona, la quale non sarà, peraltro, chiamata a rispondere ex artt. 35 e 38 D.Lgs. n. 81/15.

In particolare, secondo l’Ispettorato, per le ipotesi di intermediazione illecita di manodopera si applica la sanzione amministrativa unicamente nei confronti del somministratore e non anche nei riguardi dell’utilizzatore/famiglia privata, fruitrice del servizio di assistenza alla persona.

Risvolti penali permangono per le ipotesi di somministrazione irregolare con finalità di lucro.

La non punibilità postula dal fatto che la disciplina è indirizzata al mondo produttivo con esclusione degli attori del mondo prettamente sociale quali le famiglie, sia in ragioni di ordine pratico oltre che di giustizia, fra cui la difficoltà per le famiglie, applicando la diligenza media, di verificare il possesso e la legittimità, da parte dei soggetti che somministrano, delle particolari condizioni ed autorizzazioni previste ex lege per lo svolgimento dell’attività di somministrazione.

Nota 21 giugno 2017, prot. n. 5617

<<Oggetto: Richiesta di chiarimenti su verifiche afferenti cooperative e società che forniscono ai propri utenti servizi di assistenza alla persona ed eventuali risvolti in tema di somministrazione illecita di manodopera.

Con riferimento alla questione sollevata, questa Direzione ritiene che possano essere confermate le indicazioni già fornite con nota prot. n. 22057 del 17.12.2013, anche in seguito alla depenalizzazione disposta dal D. Lgs. n. 8/2016, in relazione alle sanzioni previste dall’art 18 D. Lgs. 276/03.

Nella menzionata nota si richiamavano le ragioni sistematiche e testuali che deponevano per la non configurabilità nei confronti dell’utilizzatore persona fisica/famiglia del reato di somministrazione irregolare.

Le stesse sono sintetizzabili sia nei frequenti riferimenti testuali della relativa disciplina al mondo produttivo con esclusione, evidentemente, degli attori del mondo prettamente sociale quali le famiglie, sia in ragioni di ordine pratico oltre che di giustizia, fra cui la difficoltà per le famiglie, applicando la diligenza media, di verificare il possesso e la legittimità, da parte dei soggetti che somministrano, delle particolari condizioni ed autorizzazioni previste ex lege per lo svolgimento dell’attività di somministrazione.

Si ritiene, pertanto, coerentemente all’interpretazione data, che per le ipotesi di intermediazione illecita di manodopera da voi segnalate si applicherà la sanzione amministrativa unicamente nei confronti del somministratore, ai sensi del comma 1 dell’art. 18 D. Lgs. 276/03, e non anche nei riguardi dell’utilizzatore/famiglia privata, fruitrice del servizio di assistenza alla persona, la quale non sarà, peraltro, chiamata a rispondere ex artt. 35 e 38 D. Lgs. n. 81/15.

Per completezza, si evidenzia, infine, che profili di rilevanza penale permangono per le ipotesi di somministrazione irregolare con finalità di lucro>>.

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6) Controlli sui depositi fiscali di prodotti energetici denaturati destinati alla navigazione marittima

Il trasferimento di gasolio denaturato (secondo la formula di denaturazione di cui all’art.2, comma 2 del predetto D.M.225/15, la quale, dal 1° gennaio 2019, sarà obbligatoria per tutti gli impieghi di navigazione marittima che non danno luogo a versamento di accisa in applicazione della determinazione direttoriale prot.124230 del 15 novembre 2016) può essere effettuato tra depositi fiscali con la scorta dell’e-AD (nel rispetto delle prescrizioni di cui alla determinazione direttoriale prot. 158235 del 7 dicembre 2010).

Lo chiarisce l’Agenzia delle dogane, con la nota n. 72259/RU, nonché circolare n. 10/D del 23 giugno 2017, che riguarda gli esercenti depositi fiscali di prodotti energetici denaturati destinati alla navigazione marittima già operanti quali destinatari registrati in vigenza del D.M. 577/95: Controlli sulla circolazione e sul deposito.

Con la circolare 11/D del 29 aprile 2016, nel fornire ulteriori indirizzi applicativi al D.M.15 dicembre 2015, n.225, è stato chiarito, al punto IV, che gli esercenti riconosciuti come destinatari registrati in vigenza della disciplina applicativa del D.M.577/95, ai quali era stata accordata la possibilità di effettuare rifornimenti sia di prodotti denaturati, mediante autocisterne, che di oli lubrificanti, possono continuare la predetta attività quali depositari autorizzati, a condizione che siano in possesso dei requisiti soggettivi ed oggettivi prescritti per il rilascio dell’autorizzazione.

In particolare, in vigenza del predetto D.M.577/95, per comprovate eccezionali necessità operative e di approvvigionamento, i predetti soggetti erano stati autorizzati dai competenti UD a ricevere, in qualità di destinatari registrati, gasolio denaturato dai depositi fiscali mittenti per la successiva destinazione ai bunkeraggi, per l’impiego agevolato ai sensi del punto 3 della tabella A allegata al D.lgs. 504/95.

Al riguardo, permanendo le medesime condizioni che, all’epoca, avevano portato al rilascio dell’autorizzazione quale destinatario registrato, d’intesa con la Direzione centrale legislazione e procedure accise e altre imposte indirette, l’Agenzia precisa che tale operatività negli approvvigionamenti continua ad essere consentita anche a seguito del rilascio ai predetti esercenti, laddove ne ricorrano i presupposti, dell’autorizzazione ad operare in regime di deposito fiscale.

In particolare, i predetti trasferimenti saranno identificati, nella bozza di e-AD, ferma restando la compilazione dei campi obbligatori, come segue (con riferimento alla numerazione dei campi prevista dal Reg. CE n. 684/2009):

- Tipo destinazione (campo 1.a) = 1 – Deposito fiscale;

Speditore e luogo di spedizione (campi 2.a-2.g e 3.a-3.g): identificato dal codice di accisa e ubicazione dell’impianto speditore, presente e valido nella banca dati SEED;

- Destinatario e luogo di consegna (campi 5.a-5.g e 7.a-7.g): identificato dal codice di accisa e ubicazione dell’impianto destinatario, presente e valido nella banca dati SEED;

- Il codice prodotto CPA (campo 17.b) = E440. Il gasolio denaturato deve risultare autorizzato nella banca dati SEED sia dell’impianto speditore che di quello destinatario;

- Targa del veicolo (campo 16.b): inserire la targa dell’autocisterna adibita al trasporto senza spazi. In caso di impiego di veicoli con due targhe (ad esempio: trattore e rimorchio) separare le targhe con il carattere “;”;

- Peso lordo (campo 17.e): inserire il peso lordo (gasolio denaturato +veicoli);

- Peso netto (campo 17.f): inserire il peso del gasolio denaturato.

La circolazione del gasolio denaturato sarà assistita da una garanzia pari al 10% dell’imposta gravante commisurata all’aliquota di accisa del gasolio usato come carburante. Gli UD provvederanno, se del caso, all’aggiornamento dei conti garanzia che insistono su ciascun deposito tramite la linea di lavoro AIDA-> e-AD -> conti garanzia, secondo le indicazioni della nota DCTI prot. 15230/RU del 31 maggio 2013 e prot.101247 del 19 novembre 2015.

In caso di mancata copertura da parte dei conti garanzia indicati nella bozza di e-AD, il relativo ARC non può essere rilasciato e la circolazione non può essere, conseguentemente, effettuata.

Presso i predetti depositi fiscali, il parco dei serbatoi destinato allo stoccaggio del gasolio denaturato nonché di quello non denaturato, qualora presente, è dotato di un sistema di telemisure storicizzate nel rispetto delle prescrizioni di cui alla circolare 19/D del 29 luglio 2016.

Presso il deposito è, altresì, presente un sistema di registrazione delle autobotti in ingresso ed in uscita, anche basato su telecamere ubicate presso i varchi di accesso.

Resta ferma la facoltà del depositario di istallare un impianto di denaturazione del gasolio nel rispetto delle prescrizioni, tra l’altro, della determinazione direttoriale prot.2228 del 28 dicembre 2007 nonché della circolare 29/D del 4 luglio 2008.

Con riguardo ai controlli sul deposito fiscale, per le deficienze e le eccedenze riscontrate nell’effettuazione di inventari sul gasolio denaturato valgono le prescrizioni di cui all’art.47 del TUA. La giacenza fisica del prodotto in serbatoio è rilevata con sistemi di telemisura, una volta installati e, ovviamente, qualora funzionanti al momento della verifica.

In applicazione del D.M. n.55/00, il calcolo dei cali ammessi è effettuato in ragione dell’1% del carico di magazzino nel periodo oggetto di inventario.

Per le differenze di volume risultanti all’arrivo del prodotto si rinvia all’art.4, comma 4, del D.M. n. 225/2015.

Con l’occasione, in ossequio ai principi generali dell’azione amministrativa, appare utile segnalare che la nuova formulazione dell’art. 23 del D.Lgs. n. 504/95 trova applicazione anche riguardo alle istanze di rilascio dell’autorizzazione all’istituzione del deposito fiscale presentate antecedentemente alla sua entrata in vigore ma ancora oggetto di attività procedimentale. Ciò ovviamente vale anche per le istanze prodotte nel corso del presente anno.

Per effetto dell’art.1, comma 535, lett.e) della legge n.232/2016, pienamente efficace nella sua interezza a decorrere dal 1° gennaio 2017, in presenza dei prescritti requisiti soggettivi, la gestione in regime di deposito fiscale richiede la sussistenza di effettive necessità operative e di approvvigionamento dell’impianto; per i depositi ricadenti nel comma 4 dell’art.23 deve ricorrere, inoltre, almeno una delle ulteriori condizioni specificamente prefissate.

A tal ultimo fine, per quanto qui interessa, essendo valida, in quanto applicabile, la circolare 16/D/2006, potranno concorrere al raggiungimento del limite percentuale di cui alla lett. a) le forniture di carburanti esenti denaturati.

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7) Cassazione: CdL solo se iscritto all’Albo, esclusa qualsiasi alternativa

La Corte di cassazione con la sentenza n. 30827 21 giugno 2017 Sez. VI Penale conferma l’indefettibilità del requisito dell’iscrizione all’Ordine professionale per l’esercizio della professione di Consulente del Lavoro, escludendo la possibilità di qualsiasi altra soluzione alternativa. Il caso di specie, che ha visto ribadire la natura abusiva dell’esercizio della professione di Consulente del Lavoro, riguardava un soggetto che riteneva la sua iscrizione all'Istituto nazionale dei revisori legali titolo legittimante a svolgere l'attività professionale.

Nel parere n. 5/2017 della Fondazione Studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, vengono precisate le motivazioni dei giudici della Suprema Corte, che nella sentenza evidenziano il portato tassativo dell’art. 348 del codice penale, che come noto “punisce chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato”. Viene, inoltre, confermato il rigore più volte testimoniato dalla giurisprudenza di merito e di legittimità, per il quale non sono ammissibili alternative per il legittimo esercizio della professione all’iscrizione all’Ordine (dei Consulenti del Lavoro nello specifico, ma il principio è da ritenersi immanente ad ogni ambito ordinistico). Perché, come in più occasioni ricordato, “integra il reato di esercizio abusivo della professione l'attività di colui che curi la gestione dei servizi e degli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale in mancanza del titolo di Consulente del Lavoro e dell'iscrizione al relativo albo professionale” (Cass. pen. Sez. VI, 28 febbraio 2013, n. 9725).

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8) In arrivo Lavoro accessorio: la circolare INPS

Lavoro accessorio: entro il 30 giugno la circolare INPS. In occasione della promulgazione del D.L. 24 aprile 2017, l’ufficio stampa informa che nei giorni scorsi Palazzo Chigi ha provveduto a far pervenire al Quirinale un appunto sulla nuova disciplina che regola il lavoro occasionale, anche in relazione agli ordini del giorno approvati in materia dalla Camera dei Deputati.

Nell’appunto si illustrano le misure che saranno adottate per garantire la piena ed effettività tracciabilità dei rapporti di lavoro al fine di prevenire possibili abusi. In particolare l’INPS emanerà entro il 30 giugno una circolare per illustrare le nuove procedure e varerà il 10 luglio la piattaforma telematica che non consentirà, a questo riguardo, l’insorgenza di abusi o di rapporti lavorativi irregolari.

La legge di conversione del decreto 50/2017 è attesa per oggi in Gazzetta Ufficiale.

Per i nuovi voucher partenza prevista il 10 luglio. Il 22 giugno 2017 il governo, con una nota dell’ufficio stampa, ha comunicato che l’Inps metterà online la piattaforma telematica necessaria per la gestione dei nuovi adempimenti del lavoro occasionale tra 17 giorni. Entro venerdì prossimo, invece, l’istituto di previdenza pubblicherà la circolare con le istruzioni operative.

Le nuove regole, formalmente, dovrebbero essere applicabili da domani. Infatti il provvedimento che le contiene, la legge di conversione del decreto 50/2017, dovrebbe essere pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale ed entrare in vigore domani. Tuttavia, anche se non sono previsti ulteriori provvedimenti normativi di attuazione, l’implementazione del nuovo sistema richiede la messa a regime di una piattaforma informatica da parte dell’Inps.

Due tipologie

Dopo l’eliminazione dei vecchi voucher avvenuta nel mese di marzo con il decreto legge 25/2017, la nuova disciplina prevede alcune regole di base comuni, a cui si aggiungono disposizioni differenti a seconda che il lavoro occasionale sia utilizzato da una persona fisica o da un datore di lavoro (impresa, professionista, pubblica amministrazione), più altre altre specifiche per il settore agricolo e la pubblica amministrazione. L’insieme delle disposizioni riguardanti il lavoro occasionale effettuato a vantaggio di una persona fisica si chiama “libretto famiglia”, quello per le imprese si chiama “contratto di prestazione occasionale”.

Tetto annuo di 2.500 per committente

Le disposizioni comuni riguardano i limiti economici. Ogni lavoratore potrà incassare fino a 5.000 euro netti in un anno, ma solo fino a 2.500 dallo stesso committente. Quest’ultimo, invece, sommando quanto erogato a tutti i lavoratori utilizzati, non potrà superare quota 5.000 euro. Inoltre i voucher saranno acquistabili online, tramite la piattaforma telematica gestita dall’Inps e sempre tramite quest'ultima i datori di lavoro “non famiglie” dovranno effettuare una comunicazione (simile a quella che già era stata messa a punto per i vecchi voucher) prima di ogni utilizzo, in modo da garantire la tracciabilità dei buoni lavoro e prevenire gli abusi.

Tracciabilità La “colpa” principale dei vecchi voucher è stata infatti quella di rendere possibile un ricorso irregolare al lavoro occasionale, con i committenti che, ad esempio, “tenevano in tasca” i buoni e li utilizzavano solo a posteriori in caso di un controllo, oppure venivano dichiarate meno ore di quelle effettivamente lavorate, o, ancora, l’impiego di un lavoratore occasionale veniva notificato come da procedura ma poi veniva cancellato anche se invece era stato svolto, evitando così di pagare (interamente) quanto dovuto.

(Nota dell’Ufficio Stampa di Palazzo Chigi)

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9) Plusvalenza realizzata in un contratto di sale and lease back: ai fini fiscali valgono i principi contabili

Ai fini della determinazione del reddito d’impresa, assume rilievo la rappresentazione contabile, sintetizzabile nei concetti di qualificazione, classificazione ed imputazione temporale, così come regolamentata dai principi contabili nazionali.

Lo precisa l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 77/E del 23 giugno 2017, che si sofferma, mediante un’istanza di interpello, sul caso della plusvalenza realizzata in un contratto di sale and lease back.

In particolare, cosi come riformulato l’art. 83 del TUIR, l’Agenzia ritiene che la medesima imputazione temporale prevista in ambito civilistico per l’operazione di “sale and lease back assuma rilevanza anche ai fini fiscali.

Nel caso di specie, pertanto, la plusvalenza realizzata dalla Società concorre alla formazione del reddito:

- ripartita in funzione della durata del contratto di locazione finanziaria;

- a partire dal momento in cui inizia a decorrere il contratto di locazione finanziaria.

Dunque, così come avviene per il conto economico, l’imponibilità della plusvalenza, derivante da un contratto di locazione finanziaria, va ripartita per tutta la durata del contratto stesso

Il principio di derivazione rafforzata, introdotto dal 2016 anche per i soggetti che redigono il bilancio secondo il codice civile, determina un allineamento tra il regime fiscale e quello contabile: di conseguenza, la tassazione della plusvalenza realizzata nel contratto di sale and lease back è tassata con la medesima imputazione temporale prevista contabilmente.

La neo risoluzione ha analizzato il caso di una società che, nell’ambito di un contratto di sale and lease back, cede il terreno edificabile a una società di leasing e quest’ultima finanzia la costruzione del fabbricato sovrastante il terreno. Al termine della realizzazione dell’edificio, dopo circa due anni, la società acquisisce il terreno e il fabbricato dall’impresa di leasing con un contratto di locazione finanziaria, versando dei canoni periodici e un prezzo di riscatto finale.

Considerato che dalla cessione del terreno la società ha realizzato una plusvalenza e che la stessa è imputata a conto economico sulla base della durata contrattuale del leasing finanziario, si è posta la necessità di chiarire il periodo d’imposta in cui la predetta plusvalenza assuma rilievo fiscale.

Da un punto di vista contabile, la plusvalenza è imputata a conto economico a partire dal momento in cui decorrere il contratto di locazione finanziaria (ossia dopo circa due anni dalla cessione del terreno) e ripartita durante la durata del contratto stesso, così come previsto dal comma 4 dell’art. 2425-bis del codice civile, introdotto dall’art. 16 del Dlgs 310/2004.

Da un punto di vista fiscale, il contratto di sale and lease back è stato tradizionalmente concepito come due distinte operazioni: la cessione del cespite e la locazione finanziaria del bene stesso. Di conseguenza, ai fini delle imposte sui redditi, la cessione del bene alla società finanziaria è idonea a generale una plusvalenza imponibile in capo alla società cedente (circolare n. 38/2010).

In particolare, l’Amministrazione finanziaria aveva affermato che la plusvalenza era integralmente imponibile nell’esercizio del realizzo, senza la possibilità, quindi, di poterla ripartire lungo la durata del contratto di leasing (circolare n. 38/2010).

Tale conclusione si basava sul presupposto che, non esistendo una specifica norma fiscale, non era possibile ripartire la plusvalenza lungo la durata del contrato di leasing, così come previsto in sede contabile.

La risoluzione in esame evidenzia, tuttavia, che il nuovo principio di derivazione rafforzata – introdotto dal periodo 2016 anche per i soggetti che redigono il bilancio con i criteri del codice civile – attribuisce rilevanza fiscale alla rappresentazione contabile, così come regolamentata dai principi contabili nazionali: in tal senso, infatti, dispone il nuovo art. 83 del Tuir, così come modificato dall’articolo 13-bis del decreto legge 244/2016.

In altri termini, così come già previsto per i contribuenti Ias/Ifrs, anche per i soggetti che adottano i principi Oic, assume rilevanza fiscale la rappresentazione contabile e, in particolare, i concetti di qualificazione, classificazione e imputazione temporale adottati in bilancio.

Sulla base di tale novità normativa, la risoluzione in esame attribuisce rilevanza fiscale all’imputazione temporale della plusvalenza operata in sede contabile e realizzata nell’ambito del contratto di sale and lease back. Ciò determina che la plusvalenza derivante dalla cessione del terreno alla società di leasing, anziché concorrere integralmente nel periodo in cui è realizzata, deve essere ripartita in funzione della durata del contratto di locazione finanziaria.

La stessa plusvalenza inizierà ad avere rilevanza fiscale solo a partire dal momento in cui inizia a decorrere il contratto di locazione finanziaria – così come avviene in sede contabile – e, quindi, dopo due anni dalla cessione del terreno.

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10) Società: l’Amministratore può esercitare la propria attività anche in maniera gratuita

La Suprema Corte si sofferma sulla gratuità dell’attività dell’amministratore. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15832 del 21 giugno 2017, ha stabilito che la prestazione lavorativa dell’amministratore può essere a titolo gratuito, essendo il compenso, nel caso di specie, un diritto disponibile, qualora ciò sia previsto dalla Statuto sociale poiché l’insussistenza del diritto è avvalorata dalla natura del rapporto che lega l’amministratore con la società.

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Classificazione delle gelaterie e pasticcerie: Integrazioni al punto 2 della circolare 56/2017

L’INPS, con il messaggio n. 2645 del 23 giugno 2015, facendo seguito a quanto illustrato nel punto 2 della circolare 56/2017 in relazione alla classificazione delle gelaterie e pasticcerie, si forniscono le seguenti ulteriori precisazioni.

Come noto, in caso di svolgimento di attività plurime esercitate in regime di autonomia gestionale, l’Istituto ha sempre previsto la possibilità di attribuire ai datori di lavoro inquadramenti in settori diversi.

In conformità al richiamato principio di carattere generale, nell’ipotesi in cui una gelateria o pasticceria artigiana abbia anche un locale di vendita al pubblico e le due attività (di produzione e di vendita) siano connotate dai requisiti di autonomia organizzativa e funzionale, dovranno essere aperte 2 distinte posizioni contributive:

una nel settore Artigianato per l’assolvimento della contribuzione relativa ai dipendenti addetti all’attività di produzione;

una seconda nel settore Commercio – con il c.s.c. 70201 e il codice Ateco2007 47.24.20 - per l’assolvimento della contribuzione relativa ai dipendenti addetti all’attività di vendita.

Laddove, per l’attività di vendita, l’impresa artigiana sia in possesso anche della licenza di Pubblico esercizio, all’ulteriore posizione contributiva dovrà, invece, essere attribuito il c.s.c. 70504, il codice Ateco2007 56.10.30 e il c.a. 9P, avente il significato di “contributo aggiuntivo malattia per i pubblici esercizi”.

In via eccezionale, e in deroga al principio di carattere generale sopra richiamato, tale ultima distinta classificazione dovrà, comunque essere adottata, anche in assenza del requisito di autonomia gestionale, laddove per l’attività di vendita risulti rilasciata apposita licenza di Pubblico esercizio.

Si precisa, inoltre, che, qualora le distinte attività di produzione e di vendita non abbiano i caratteri dell’autonomia, ovvero l’impresa artigiana non sia in possesso della licenza di pubblico esercizio, deve rimanere accesa o essere assegnata soltanto un’unica posizione contributiva nel settore artigianato.

Le eventuali variazioni d’inquadramento, che dovessero essere intervenute successivamente all’emanazione della circolare 56/2017, andranno rivisitate alla luce delle indicazioni contenute nel presente messaggio.

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Cumulo dei periodi assicurativi

Cumulo dei periodi assicurativi ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184 e s.m. a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Ulteriori istruzioni.

(INPS, circolare n 103 del 23 giugno 2017)

Vincenzo D’Andò