Indagini finanziarie facili per il Fisco – Diario quotidiano del 26 giugno 2017

Pubblicato il 26 giugno 2017

1) Al via le indagini del Fisco facili
2) Evasione Iva: il reato di dichiarazione fraudolenta con fatture false non si prescrive
3) Quando non è punibile penalmente la piccola evasione fiscale
4) Niente compenso all’amministratore: lo statuto prevale sulla delibera assembleare
5) Somministrazione illecita di domestici: famiglia non punibile
6) Controlli sui depositi fiscali di prodotti energetici denaturati destinati alla navigazione marittima
7) Cassazione: CdL solo se iscritto all’Albo, esclusa qualsiasi alternativa
8) In arrivo Lavoro accessorio: la circolare INPS
9) Plusvalenza realizzata in un contratto di sale and lease back: ai fini fiscali valgono i principi contabili
10) Società: l’Amministratore può esercitare la propria attività anche in maniera gratuita
diario-quotidiano-articoli-81) Al via le indagini del Fisco facili 2) Evasione Iva: il reato di dichiarazione fraudolenta con fatture false non si prescrive 3) Quando non è punibile penalmente la piccola evasione fiscale 4) Niente compenso all’amministratore: lo statuto prevale sulla delibera assembleare 5) Somministrazione illecita di domestici: famiglia non punibile 6) Controlli sui depositi fiscali di prodotti energetici denaturati destinati alla navigazione marittima 7) Cassazione: CdL solo se iscritto all’Albo, esclusa qualsiasi alternativa 8) In arrivo Lavoro accessorio: la circolare INPS 9) Plusvalenza realizzata in un contratto di sale and lease back: ai fini fiscali valgono i principi contabili 10) Società: l’Amministratore può esercitare la propria attività anche in maniera gratuita ****

1) Al via le indagini del Fisco facili

Con la disponibilità di molteplici dati, sempre più aggiornati, l’Amministrazione finanziaria ricorre spesso alle indagini finanziarie in sede di attività di verifica diretta all’acquisizione e all’utilizzo di informazioni e documenti che risultino da un rapporto, continuativo o anche occasionale, intrattenuto dal contribuente con Banche/Poste/altri intermediari finanziari, al fine di procedere ad un accertamento tributario per potere scovare eventuali componenti reddituali non dichiarati. Quindi, se la movimentazione bancaria non trova riscontro nelle scritture contabili o, comunque, non è oggetto di prova contraria, scatta la presunzione che trasforma il versamento/prelievo non giustificato in ricavo.

Dopo numerosi interventi di giurisprudenza e di prassi, da ultimo, il Legislatore, con il D.L. 193/2016, ha modificato l’art. 32, D.P.R. 600/1973, limitando l’applicabilità delle presunzioni legali sui prelevamenti bancari non giustificati se l’importo giornaliero prelevato supera 1.000 euro e, comunque, 5.000 euro mensili e confermando quanto già statuito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 228/2014, in merito al fatto che per i possessori di reddito di lavoro autonomo, i prelevamenti non giustificati non cagionano alcun effetto presuntivo a prescindere dai limiti indicati.

La L. 311/2004 (cd. Legge Finanziaria 2005) è intervenuta in materia di indagini e ha riformulato gli artt. 32, D.P.R. 600/1973 e 51, D.P.R. 633/1972, al fine di estendere, in termini soggettivi, oggettivi e procedurali, la portata delle indagini finanziarie, prevedendo:

- l’ampliamento dei soggetti destinatari delle richieste di accertamenti bancari;

- l’ampliamento delle informazioni acquisibili attraverso gli accertamenti bancari;

- l’estensione dei poteri di rettifica ed accertamento nei confronti dei titolari di reddito di lavoro autonomo;

- la riduzione dei tempi della procedura e nuove modalità di scambio delle informazioni da esperire, in prospettiva, esclusivamente per via telematica.

Tuttavia, il vero slancio alle indagini finanziarie è stato dato dal D.L. 223/2006 con l’attuazione di un’Anagrafe dei rapporti bancari che, grazie al suo continuo aggiornamento, consente ai funzionari del Fisco di consultare preliminarmente gli intermediari finanziari con cui il soggetto verificato intrattiene rapporti e di chiedere loro, previo il rilascio di apposita autorizzazione da parte del Direttore Regionale per l’Agenzia delle Entrate o del Comandante Regionale per la Guardia di Finanza, dati e notizie in merito a determinati periodi di imposta e, conseguentemente, di accertare maggiori ricavi sulla base dei versamenti e dei prelevamenti non giustificati.

Le indagini finanziarie possono essere eseguite nei confronti di tutti i contribuenti, anche delle persone fisiche non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo e non tenuti alle scritture contabili, potendosi tuttavia considerare per questi soltanto le operazioni bancarie di versamento, laddove per gli esercenti attività d’impresa rilevano anche i prelevamenti.

Ma di sovente le indagini finanziarie vengono utilizzate per la determinazione del reddito d’impresa e di lavoro autonomo, nonostante un consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità le ammetta anche per altre tipologie di reddito, come per i redditi di lavoro dipendente.

Movimenti non giustificati

In relazione alle movimentazioni non giustificate (le relative presunzioni sono di tipo legali), il contribuente può fornire la prova contraria.

Sostanzialmente, per l’Amministrazione finanziaria è sufficiente dimostrare il fatto che sta alla base del ragionamento presuntivo e che, quindi, il versamento o il prelievo che si presume non trovi riscontro nella contabilità.

Spetta poi al contribuente la prova circa l’infondatezza della pretesa che consiste, alternativamente, nel dimostrare che il movimento è in realtà transitato nelle scritture contabili oppure che non sia fiscalmente rilevante.

Secondo giurisprudenza, la prova contraria deve essere analitica, dovendo il contribuente confutare ogni singola movimentazione, non potendosi limitare ad affermazioni astratte.

In ogni caso, ai fini della prova contraria sono comunque utilizzabili dichiarazioni di terzi che devono però essere supportate da ulteriori elementi probatori volte a dimostrare, ad esempio, che il versamento è stato funzionale alla restituzione di un prestito in precedenza concesso.

Per quanto concerne i prelevamenti, invece, il contribuente, anche se la legge si limita a stabilire che il contribuente verificato deve indicarne il beneficiario, la giurisprudenza ha sancito che non è sufficiente limitarsi ad indicare un’ipotetica persona destinataria del prelievo, occorrendo ulteriori elementi.

Evoluzione normativa

In precedenza (in particolare, fino al mese di ottobre 2014), in virtù dell’art. 32, co. 1, n. 2, D.P.R. 600/1973, i dati risultanti dalle movimentazioni bancarie venivano posti a base delle rettifiche e degli accertamenti (previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41) se il contribuente non dimostrava di averne tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto a imposta o non dimostrava la loro irrilevanza; alle stesse condizioni venivano altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indicava il soggetto beneficiario e sempreché non risultavano dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni.

Dunque, i movimenti bancari che non trovavano riscontro nella contabilità o che, comunque, non erano giustificabili dal contribuente davano luogo a presunzioni legali relative, comportando l’inversione dell’onere della prova in capo al contribuente, in taluni casi molto difficile da assolvere.

Scattava, quindi, per tutti i contribuenti la presunzione che trasforma il versamento/prelievo non giustificato in ricavo.

La presunzione sui prelievi non giustificati operava anche per i titolari di reddito di lavoro autonomo e, dunque, anche per i professionisti.

In seguito, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 228/2014, ha dichiarato incostituzionale la norma riportata dal predetto art. 32, D.P.R. 600/1973 poiché la presunzione secondo cui il prelievo non giustificato corrisponde ad un compenso non dichiarato non è sostenibile per i titolari di reddito di lavoro autonomo. Così, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, per i possessori di reddito di lavoro autonomo non sussiste più alcuna presunzione relativa di maggiori compensi derivante dai prelievi, mentre rimane comunque valida, per tutti i contribuenti, sia titolari di reddito di lavoro autonomo che di reddito di impresa, quella sui versamenti non giustificati.

Quanto statuito dai giudici della Consulta è stato poi successivamente recepito dalla Corte di Cassazione, che, nei processi pendenti, ha rinviato tutte le controversie in merito alla valenza delle presunzioni relative sui prelevamenti in capo ai lavoratori autonomi ai Collegi di merito. Tale presunzione,