Manovra correttiva, fra critiche nuovi adempimenti ed effetti sul deficit – Diario quotidiano del 5 maggio 2017

Pubblicato il 5 maggio 2017



1) E’ tempo di redigere i bilanci: ecco le ultime novità
2) Non basta l’iscrizione all’AIRE per escludere la residenza fiscale in Italia
3) Cartelle rottamate: le spese processuali le paga il ricorrente per soccombenza virtuale
4) Locazioni brevi e turistiche: dal 1° giugno 2017 entra in vigore la nuova cedolare secca
5) Omessa presentazione della dichiarazione dei redditi: l’eventuale reato deve essere attentamente valutato dal PM
6) Consulenti del lavoro contrari alle neo misure fiscali
7) Split payment dei professionisti alla Pubblica Amministrazione
8) Comunicazioni Liquidazioni Periodiche IVA: disponibile il Software di compilazione gratuito
9) Audizione parlamentare di Orlandi sulla manovrina
10) Firmato l’accertamento con adesione, Google pagherà al Fisco italiano oltre 306 milioni di euro
11) CNDCEC: Proroga di 10-15 giorni per la comunicazioni Iva periodica non basta, intervento di Miani
12) Manovra, Padoan: correzione contenuta ma strutturale
Commercialista_Telematico_Post_1200x1200px_Manovra_Correttiva1) E’ tempo di redigere i bilanci: ecco le ultime novità 2) Non basta l’iscrizione all’AIRE per escludere la residenza fiscale in Italia 3) Cartelle rottamate: le spese processuali le paga il ricorrente per soccombenza virtuale 4) Locazioni brevi e turistiche: dal 1° giugno 2017 entra in vigore la nuova cedolare secca 5) Omessa presentazione della dichiarazione dei redditi: l’eventuale reato deve essere attentamente valutato dal PM 6) Consulenti del lavoro contrari alle neo misure fiscali: la Presidente Marina Calderone manifesterà le questioni critiche nel corso dei lavori parlamentari 7) Split payment dei professionisti alla Pubblica Amministrazione: le novità si applicano alle operazioni per le quali è stata emessa fattura a partire dal 1° maggio 2017 8) Comunicazioni Liquidazioni Periodiche IVA: disponibile il Software di compilazione gratuito 9) Audizione parlamentare di Orlandi sulla manovrina 10) Firmato l’accertamento con adesione: Google pagherà al Fisco italiano oltre 306 milioni di euro 11) CNDCEC: Proroga di 10-15 giorni per la comunicazioni Iva periodica non basta, intervento di Miani, i commercialisti non possono fare l’invio telematico 12) Manovra, Padoan: Correzione contenuta ma strutturale *****

1) E’ tempo di redigere i bilanci: ecco le ultime novità (si veda anche l'apposita sezione--> )

E’ tempo di redigere i bilanci, ma le novità fiscali impattano sempre più in tale ambito civilistico/contabile.

Difatti, la redazione del bilancio 2016 si presenta più impegnativa rispetto al passato, per effetto dell’entrata in vigore delle nuove norme del D.Lgs. 139/2015, della connessa rivisitazione dei principi contabili OIC e per le ricadute di natura fiscale che si sono determinate.

Per i bilanci 2016, le società potrebbero eventualmente prorogare il termine dell’assemblea a 180 giorni, tenuto conto delle conseguenze applicative legate alle nuove regole di valutazione dei principi contabili (D.Lgs. 139/2015).

Novità fiscali collegate

- Nei bilanci 2016 transitano le operazioni di estromissione immobili, assegnazione beni ai soci e cessioni agevolate, previsti dalla Legge di Stabilità per il 2016 (L. 208/2015 art. 1, co. 115-121), poi riaperte nei termini anche per il 2017.

- Anche per il 2016 la Legge di bilancio 2017 (L. 232/2016) ha riproposto la rivalutazione dei beni d’impresa, da eseguirsi nel bilancio 2016, che riprende quella disciplinata dai commi 140 e seguenti, dell’articolo 1, L. 147/2013 (Stabilità 2014). La rivalutazione va effettuata nel bilancio 2016 e deve riguardare tutti i beni risultanti dal bilancio al 31.12.2015 appartenenti alla stessa categoria omogenea.

- Per i beni ammortizzabili nuovi, acquistati o in leasing, dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016 (e poi prorogato al 31/12/2017) ed entrati in funzione entro la fine dell’anno 2016, è possibile fruire del super ammortamento del 140% che viene rappresentato come variazione extracontabile, da inserire nel modello Redditi, come variazione in diminuzione e non interessa il conto economico.

- Il calcolo della deduzione per l’incremento del capitale proprio (Ace) passa dal 4,5% al 4,75% nel 2016, per scendere poi al 2,3% nel 2017. Novità invece per il calcolo dei soggetti Irpef, a cui si applicheranno gli stessi criteri dei soggetti Ires: rilevano gli incrementi patrimoniali al netto dei decrementi e la differenza del patrimonio netto al 31/12/2015 e quello al 31/12/2010.

- Dal 1° gennaio 2016 viene meno la separata indicazione dei costi sostenuti in paesi a fiscalità privilegiata, c.d. black list, che non dovranno più essere separatamente indicati e la deducibilità sarà integrale, se rispettati i requisiti ordinari di inerenza e competenza. Viene anche meno l’obbligo di compilare e trasmettere il quadro BL della comunicazione polivalente dal 2016.

- Con decorrenza 2016, il D.Lgs. 147/2015 ha elevato le soglie di deduzione delle spese di rappresentanza, commisurate ai ricavi e altri proventi della gestione caratteristica, che passano al 1,5% fino a 10milioni; 0,6% tra 10 e 50 milioni; 0,4% oltre 50milioni) sempreché rispondenti ai requisiti di inerenza e congruità. Sono esclusi dai calcoli gli omaggi fino a 50 euro, il cui importo non dovrà essere considerato nei limiti sopra indicati.

- Per l’anno 2016 la Legge di Stabilità 2016 ha previsto la deducibilità del 70% dalla base imponibile Irap del costo dei lavoratori stagionali che rileverà nella dichiarazione IRAP 2017. La deduzione per lavoro stagionale consiste in una deduzione calcolata per ogni lavoratore stagionale impiegato per almeno 120 giorni per due periodi d’imposta, a decorrere dal secondo contratto stipulato con lo stesso datore di lavoro nell’arco temporale di due anni a partire dalla data di cessazione del precedente contratto.

- Il D.Lgs. 139/2015 ha recepito le disposizioni contenute nella direttiva 2013/34/Ue e modificato le norme relative al codice civile sui bilanci d’esercizio chiusi al 31/12/2016, con l’eliminazione della sezione straordinaria del conto economico e la revisione dei principi contabili - Oic, approvati il 22 dicembre 2016. Le novità riguardano l’introduzione dell’obbligo del rendiconto finanziario, modifiche agli schemi di bilancio e al contenuto della nota integrativa. Due nuove asserzioni diventano parte integrante dei principi di formazione del bilancio: “la prevalenza della sostanza sulla forma” e “la rilevanza” secondo cui il reddito d’impresa si determina applicando all’utile (o alla perdita) di bilancio le variazioni in aumento o in diminuzione specificatamente previste dall’art. 83 del Tuir, senza più operare deduzioni extracontabili per ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni.

- Con l’esercizio che si è chiuso lo scorso 31 dicembre 2016, il D.Lgs. 139/2015 ha introdotto una nuova categoria di micro-imprese, che individua le società di capitali di ridotte dimensioni che per due esercizi consecutivi non abbiano superato due dei tre seguenti limiti: - totale dell’attivo dello stato patrimoniale non superiore ai 175mila euro; - ricavi delle vendite e delle prestazioni uguali o minori a 350mila euro; - numero medio degli occupati nel corso del periodo non può eccedere le 5 unità. Possono così presentare il bilancio cd. “super abbreviato”, caratterizzato dalla presenza dei soli schemi di bilancio, senza la nota integrativa e senza il rendiconto finanziario, salvo indicare in calce allo stato patrimoniale l’informazione sulle garanzie e impegni e l’ammontare dei compensi erogati agli amministratori e sindaci.

- Ai bilanci delle società di capitali chiusi il 31/12/2016 o successivamente e soggetti al deposito presso il Registro Imprese, si applica la nuova Tassonomia Xbrl, approvata dal Consiglio Direttivo con il parere favorevole dell’Organismo Italiano di Contabilità.

La riduzione dell’Ires dal 27,5% al 24% a decorrere dal 1° gennaio 2017, impone la rilevazione della fiscalità differita per le imposte anticipate/differite, anche se si riverseranno a partire dal 2017. Di questo si descrive anche nella nota integrativa.

Novità sulla nota integrativa

In relazione al contenuto del nota integrativa per l’esercizio 2016, con la nuova formulazione del co. 2 dell’art. 2427, le informazioni relative alle voci dello Stato patrimoniale e del Conto economico devono essere riportate secondo l’ordine in cui le relative voci sono indicate nei relativi schemi.

Per effetto dell’eliminazione dei conti d’ordine dallo Stato patrimoniale, nella nota integrativa devono essere riportate le informazioni relative a: “l’importo complessivo degli impegni, delle garanzie e delle passività potenziali non risultanti dallo stato patrimoniale, con indicazione della natura delle garanzie reali prestate; gli impegni esistenti in materia di trattamento di quiescenza e simili, nonché gli impegni assunti nei confronti di imprese controllate, collegate, nonché controllanti e imprese sottoposte al controllo di quest’ultime sono distintamente indicati”.

Per l’eliminazione della macroclasse E) del Conto economico relativa ai proventi e oneri straordinari, è necessario riportare le informazioni relative all’importo e alla natura dei singoli elementi di ricavo/costo di entità o incidenza eccezionali. Da evidenziare che l’attuale concetto di eccezionalità è diverso da quello vecchio di straordinarietà, prescindendo dall’appartenenza del fatto aziendale all’attività ordinaria piuttosto che a quella straordinaria. I singoli elementi di ricavo o di costo dell’attività aziendale possono infatti appartenere a qualsiasi area del conto economico. La norma non può quindi essere interpretata come un recupero nella Nota integrativa di quegli elementi di ricavo o di costo che prima delle modifiche legislative confluivano nella sezione degli oneri e proventi straordinari.

Oltre all’ammontare dei compensi di amministratori e sindaci vanno ora indicati anche eventuali anticipazioni e crediti concessi agli stessi, precisando il tasso d’interesse, le principali condizioni e gli importi eventualmente rimborsati, cancellati o oggetto di rinuncia, nonché gli impegni assunti per loro conto per effetto di garanzie di qualsiasi tipo prestate, precisando il totale per ciascuna categoria.

Va inoltre illustrata la natura e l’effetto patrimoniale, finanziario ed economico dei fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio, in precedenza indicati nella Relazione sulla gestione.

Va evidenziata la proposta di destinazione degli utili o di copertura di perdite.

Principi contabili nazionali (OIC)

Con la redazione dei bilanci 2016, cambiano in buona parte le regole applicabili ai conti delle imprese, a seguito del D.Lgs. 139/2015 di aggiornamento del codice civile, per il recepimento della Direttiva Comunitaria 2013/34/UE, che comporta anche l’adozione di nuovi criteri di valutazione per alcune voci dello stato patrimoniale, quali il fair value per i prodotti derivati e il costo ammortizzato per i crediti, i debiti e i titoli.

Costi di sviluppo

I costi di ricerca e pubblicità, eliminati dallo schema di bilancio, possono essere capitalizzati, in presenza di specifici requisiti, rispettivamente:

- nei costi di impianto;

- nei costi di sviluppo.

In caso contrario vanno eliminati dallo stato patrimoniale.

Azioni proprie

Le azioni proprie non sono più iscritte tra le attività, ma devono essere portate a diretta diminuzione del patrimonio netto, tramite un’apposita riserva negativa.

Strumenti finanziari derivati

Gli strumenti finanziari derivati devono essere valutati al fair value ed esposti in voci specifiche dello stato patrimoniale.

Imprese sottoposte al controllo delle controllanti

Le partecipazioni, i crediti, i debiti, gli oneri e i proventi relativi ai rapporti con le imprese sottoposte al controllo delle controllanti (imprese sorelle o consociate) devono essere evidenziati separatamente e non più classificati tra i rapporti verso altre imprese.

Proventi e oneri straordinari

La sezione E dei proventi e oneri straordinari è stata eliminata. I conti relativi a proventi e oneri straordinari sono stati mantenuti, ma abbinati alle voci della gestione ordinaria del conto economico ovvero alle voci relative a proventi e oneri finanziari.

Elementi di ricavo o di costo di entità o incidenza eccezionale

Il D.Lgs. 139/2015 prevede l’obbligo di indicare nella nota integrativa “L’importo e la natura dei singoli elementi di ricavo o di costo di entità o incidenza eccezionali”.

Termini per l’approvazione del bilancio

Infine, ecco di seguito i termini per l’approvazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2016.

Gli amministratori delle società di capitali devono predisporre il “progetto” di bilancio che, dopo essere trasmesso all’organo di controllo (se esistente), va depositato presso la sede sociale, per consentire ai soci di prenderne visione, nei 15 giorni precedenti a quello fissato per l’approvazione.

Termini ordinari

Adempimento

Scadenza ordinaria

Convocazione del consiglio di amministrazione (Cda)

Verificare i termini statutari di convocazione

Riunione del Cda e delibera di approvazione del progetto di bilancio e della relazione sulla gestione

Entro 31 marzo 2017

Trasmissione del progetto di bilancio e della relazione sulla gestione agli organi di controllo

Entro 31 marzo 2017

Deposito presso la sede sociale del progetto di bilancio, corredata dalla relazione sulla gestione e degli organi di controllo

Entro 15 aprile 2017

Convocazione dell’assemblea dei soci

Verificare i termini statutari di convocazione

Assemblea dei soci per la delibera di approvazione bilancio

Entro 30 aprile 2017 (se prima convocazione)

Deposito del bilancio d’esercizio al registro Imprese

Entro 30 maggio 2017 (30 gg successivi dall’ approvazione)

Termini con proroga

Al verificarsi di particolari condizioni (art. 2364 co. 2 del codice civile) è consentito presentare il bilancio ai soci entro il maggiore termine di 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio, con ulteriori 30 giorni di tempo per il deposito al Registro Imprese. Le condizioni per il verificarsi della proroga a 180 giorni sono da accertare con massima prudenza, e sono:

- La previsione statutaria che consenta la dilazione, la cui assenza non consente il differimento, pur in presenza delle successive condizioni;

- il ricorrere di alcune circostanze legate alla struttura e all’oggetto della società, che giustificano la dilazione (holding o imprese con diverse sedi, società di comodo in attesa di interpello disapplicativo, operazioni straordinarie in corso, particolari valutazioni sull’andamento del mercato, variazione del sistema informatico della società, sostituzione dell’organo amministrativo, cause di forza maggiore, ecc.);

- l’obbligo per gli amministratori di segnalare nella relazione sulla gestione le motivazioni che hanno giustificato la dilazione.

L’OIC apre canale di comunicazione diretta

L’OIC ha aperto un canale di comunicazione diretta per segnalare problematiche sui principi contabili

L’OIC ha fatto sapere di avere deciso di sviluppare un canale di comunicazione diretta con gli operatori i quali, attraverso un apposito modulo disponibile sul sito, potranno rappresentare le problematiche riscontrate nell’applicazione dei principi contabili attualmente in vigore.

******

2) Non basta l’iscrizione all’AIRE per escludere la residenza fiscale in Italia

Nonostante l'articolo 2, comma 2 del Tuir consideri residenti le persone che per la maggior parte del periodo d'imposta siano iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o abbiano nel territorio statale il domicilio o la residenza, l'iscrizione all'AIRE non è elemento probatorio tale da escludere la residenza fiscale in Italia. In tal senso si sono espressi i giudici della CTR piemontese, i quali, in linea con le più recenti pronunce in merito della Suprema Corte, hanno osservato come la giurisprudenza abbia inteso dare impulso "al luogo nel quale sono prioritariamente localizzati gli interessi economici ed effettivi della persona, identificabili nella sede principale dei suoi affari e degli interessi economico-patrimoniali" quale criterio di individuazione della residenza fiscale di un individuo (Cass. nn. 12311/2016 e 9723/2015). Nel caso di specie, infatti, l'Ufficio, dopo aver provato numerose circostanze attestanti l'intenzione del contribuente di voler conservare in Italia il proprio domicilio fiscale, pur avendo formalmente attestato la propria residenza estera da oltre 20 anni, ha giustamente provveduto a riprendere a tassazione i redditi da questi percepiti.

(Comm. Trib. Reg. per il Piemonte, sentenza n. 574/4 del 06/04/2017)

******

3) Cartelle rottamate: le spese processuali le paga il ricorrente per soccombenza virtuale

Cartelle rottamate: spese processuali a carico del ricorrente in caso di soccombenza virtuale in Cassazione.

L'atto di rinuncia al ricorso successivo alla presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata di cui al d.l. 193/2016 (c. d. "rottamazione dei ruoli") non esenta il contribuente dal pagamento delle spese processuali ove le eccezioni sollevate per la riforma della sentenza impugnata risultino infondate. Lo dicono i giudici della Corte di Cassazione i quali, dopo aver preso atto dell'estinzione del giudizio dovuto alla cessazione della materia del contendere in corso di causa, hanno ugualmente effettuato la valutazione dei motivi di ricorso e, nel caso di specie, hanno disposto la soccombenza virtuale del ricorrente con relativa condanna al pagamento delle spese processuali.

(Corte di cassazione, ordinanza n. 8377/6 del 31/03/2017)

******

4) Locazioni brevi e turistiche: dal 1° giugno 2017 entra in vigore la nuova cedolare secca

Dal 1° giugno 2017 valgono le novità relative alla cedolare secca con l’aliquota del 21% in caso di opzione.

Entra, dunque, in vigore il nuovo regime fiscale delle locazioni brevi e turistiche come ora disciplinato dall’art. 4 del d.l. 50/2017.

Con la pubblicazione sulla G.U. del 24 aprile 2017, è entrato in vigore tale decreto, recante “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo” .

L’art. 4 del D.L. n.50 prevede un nuovo regime fiscale per le locazioni di immobili di breve durata. Per locazioni brevi si intendono i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che svolgono attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online.

L’art. 4 del D.L. n. 50 stabilisce che a decorrere dal 1° giugno 2017, ai redditi derivanti dai contratti di locazione breve, ai corrispettivi lordi derivanti dai contratti di sublocazione e altresì a quelli relativi ai contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario aventi ad oggetto il godimento dell'immobile a favore di terzi, stipulati a partire da tale data si applicano le disposizioni relative alla cedolare secca di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, con L’aliquota del 21% in caso di opzione.

Ma non è questa una novità. Difatti, il regime della cedolare secca era già stato previsto in merito ai redditi derivanti da locazioni anche di breve durata; ciò che cambia con le nuove norme è il sistema attraverso cui la ritenuta del 21 % deve essere versata all’erario. La neo disposizione, infatti, prevede che tale ritenuta venga trattenuta alla fonte da parte dell’intermediario sull’ammontare dei canoni per la locazione e dei corrispettivi relativi ai contratti di sublocazione e comodato, prima che vengano versati ai titolari degli immobili; tali soggetti intermediari compresi quelli che gestiscono portali online, sono altresì responsabili del successivo versamento della ritenuta allo Stato, agendo come sostituti d’imposta. Infatti, il comma 4 del medesimo articolo così dispone: “I soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on-line, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare, trasmettono i dati relativi ai contratti di locazione breve, stipulati alle condizioni di cui al comma 1 conclusi per il loro tramite”. Chiunque, essendone tenuto ometta di comunicare o comunichi in maniera incompleta o infedele i dati relativi ai suddetti contratti è punito con la sanzione di cui all’articolo 11, comma 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

I soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on line, per garantire il contrasto all’evasione fiscale, sono tenuti a versare la ritenuta, così riscossa, all’Agenzia delle Entrate con le modalità e ad effettuare la relativa certificazione.

Nel caso in cui non sia esercitata l’opzione per l’applicazione del regime della cedolare secca, la ritenuta si considera operata a titolo di acconto.

Si attendono ora le modalità di attuazione di quanto disposto dalla norma, che saranno emanate dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

Ecco di seguito il commento offerto dal Servizio studi parlamentare, comma per comma.

Regime fiscale delle locazioni brevi

L’articolo 4 consente di optare per l’applicazione della cedolare secca con aliquota al 21 per cento sui redditi derivanti dalle locazioni brevi di immobili ad uso abitativo, se stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio d’impresa, direttamente o in presenza di intermediazione immobiliare, anche on line. Tali norme si applicano per i contratti stipulati dal 1 giugno 2017. Viene introdotta una specifica disciplina degli obblighi informativi posti a carico degli intermediari; se tali soggetti intervengono anche nella fase del pagamento dei canoni di locazione, sono tenuti ad applicare una ritenuta del 21 per cento all’atto dell’accredito, a titolo di acconto o d’imposta a seconda che sia stata effettuata o meno l’opzione per la cedolare secca.

Il comma 1 definisce l’ambito di applicazione della nuova disposizione e a tal fine individua come locazioni brevi i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, inclusi quelli che prevedono la prestazione di servizi accessori di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa. La nuova disciplina è applicabile sia nel caso che i contratti vengano stipulati direttamente tra proprietari e locatari, sia nel caso che intervengano soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online.

Se le prestazioni aggiuntive sono preponderanti rispetto alla locazione, si esclude tale tipologia contrattuale e si rientra nella casistica dei contratti stipulati nell’esercizio d’impresa.

Il comma 2 dispone che sui redditi derivanti dai contratti stipulati a decorrere dal 1 giugno 2017 si applicano le disposizioni relative alla cedolare secca di cui all’articolo 3, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 confermando l’applicazione dell’aliquota del 21% in caso di opzione.

La c.d. “cedolare secca”, introdotta dall’articolo 3 del citato D.Lgs. 23/2011 è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali sui redditi derivanti dalla locazione di beni immobili. In caso di opzione non si paga l’imposta di registro e l’imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. La scelta di questa imposta sostitutiva implica la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione. Possono optare per il regime della cedolare secca le persone fisiche titolari del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento (per esempio, usufrutto), che non locano l’immobile nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni. L’opzione può essere esercitata per unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa A10 - uffici o studi privati) locate a uso abitativo e per le relative pertinenze. L’imposta sostitutiva si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti. E’ però prevista un’aliquota ridotta per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate nei comuni con carenze di disponibilità abitative (articolo 1, lettera a) e b) del dl 551/1988) e nei comuni ad alta tensione abitativa (individuati dal Cipe); per essi l’aliquota è del 15% , ridotta al 10% per il quadriennio 2014-2017. È possibile optare per la cedolare secca sia alla registrazione del contratto sia (per gli affitti pluriennali) negli anni successivi.

Inoltre, in via generale si rammenta che per i contratti di locazione di durata inferiore ai 30 giorni non sussiste l’obbligo di registrazione. Tuttavia il comma 2 dell’articolo 3 del Decreto Legislativo n. 23/2011 stabilisce che “… La cedolare secca può essere applicata anche ai contratti di locazione per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione”. Dunque, la legislazione previgente già prevede che nel caso di contratto di durata inferiore a 30 giorni il proprietario possa comunque optare per il regime della cedolare secca.

Il comma 3 specifica che le disposizioni recate dal precedente comma 2 si applicano anche ai corrispettivi lordi derivanti dai contratti di sublocazione e dai contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario aventi ad oggetto il godimento dell’immobile a favore di terzi, stipulati alle condizioni di cui al comma 1.

La norma parlando di corrispettivi lordi sembra includere nei redditi derivanti da sublocazione e da contratto del comodatario anche i rimborsi delle spese sostenute dal locatore; si evidenzia che nelle locazioni tipiche la base imponibile non comprende il rimborso documentato delle citate spese.

Il contenuto del comma in esame, per i soli contratti di sublocazione, si presenta innovativo rispetto alla previgente normativa; infatti i redditi derivanti da tali tipologie di contratti sono rientrati, finora, nei redditi diversi e pertanto esclusi dalla possibilità di applicazione del regime della cedolare secca che rappresenta un’imposta sostitutiva prevista per i soli redditi fondiari. In tale ottica e considerando che la cedolare secca è un regime opzionale occorre verificare che non si abbiano oneri per il bilancio dello stato a titolo di minor gettito.

Il comma 4, al fine di contrastare fenomeni evasivi, dispone che i soggetti che svolgono attività di intermediazione immobiliare anche online, mettendo in contatto le parti della locazione, devono trasmettere i dati relativi ai contratti conclusi tramite il loro operato mediante la dichiarazione dei sostituti di imposta di cui all’articolo 4, del D.P.R. 322/1998.

Sinteticamente il citato articolo 4 del D.P.R. 322/1998 dispone che i soggetti obbligati ad operare ritenute alla fonte, che corrispondono compensi, sotto qualsiasi forma, soggetti a ritenute alla fonte, nonché gli intermediari e gli altri soggetti che intervengono in operazioni fiscalmente rilevanti tenuti alla comunicazione di dati ai sensi di specifiche disposizioni normative, presentano annualmente una dichiarazione unica, anche ai fini INPS ed INAIL relativa a tutti i percipienti, redatta in conformità a modelli approvati. La dichiarazione indica i dati e gli elementi necessari per l'individuazione del sostituto d'imposta, dell'intermediario e degli altri soggetti, per la determinazione dell'ammontare dei compensi e proventi, sotto qualsiasi forma corrisposti, delle ritenute, dei contributi e dei premi, nonché per l'effettuazione dei controlli e gli altri elementi richiesti nel modello di dichiarazione.

L’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati è punita con la sanzione di cui all’articolo 11, comma 1 del D.Lgs. 471/19974. E’ prevista la riduzione a metà della sanzione se la trasmissione dei dati o la correzione degli stessi è effettuata entro 15 giorni successivi alla scadenza.

Ai sensi del comma 5 gli intermediari che incassano i corrispettivi dei contratti in argomento, operando in qualità di sostituti d’imposta, effettuano una ritenuta del 21 per cento sull’ammontare dei corrispettivi incassati all’atto dell’accredito, provvedono al relativo versamento entro il giorno 16 del mese successivo all’incasso, mediante modello unico di versamento (F24) secondo quanto previsto dall’articolo 17 del D.Lgs. 241/1997 e inviano la certificazione ai sensi dell’articolo 4 del citato D.P.R. 322/1998. La norma, che ha il chiaro intento di contrastare i fenomeni evasivi, specifica che nel caso di mancato esercizio dell’opzione per la cedolare secca la ritenuta così operata sarà considerata dal beneficiario (locatore) a titolo di acconto; qualora invece si opti per l’imposta sostitutiva la ritenuta opererà a titolo di imposta.

L’articolo 17 del citato D.Lgs. 241/1997 contiene le norme in materia di versamento unitario e di compensazione di debiti e crediti di tributi di diverso genere (in via generale impose dirette, indirette, somme a titolo di INPS ed INAIL nonché tributi locali).

Il comma 6 prevede che la disciplina attuativa della nuova normativa, insieme a quella relativa alla trasmissione e conservazione dei dati da parte degli intermediari, saranno adottate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto all’esame.

Secondo il comma 7 l’Agenzia delle entrate stipula, senza oneri a carico della stessa né del bilancio dello Stato, convenzioni con i soggetti che utilizzano in Italia i marchi di portali di intermediazione online al fine di definire le modalità di collaborazione per il monitoraggio delle locazioni concluse attraverso le citate mediazioni.

******

5) Omessa presentazione della dichiarazione dei redditi: l’eventuale reato deve essere attentamente valutato dal PM

I costi di esercizio limitano la soglia penale. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 20897 del 3 maggio 2017, ha deciso che ai fini del superamento della soglia di rilevanza penale per l’omessa dichiarazione occorre considerare la sussistenza di costi sostenuti per lo svolgimento dell’attività, a nulla rilevando l’accertamento analitico-induttivo della Guardia di Finanza.

Occorre, inoltre, verificare che sia esistita la concreta volontà di sottrarsi ai propri obblighi fiscali. Nel caso analizzato dagli “ermellini” il Tribunale condannava un contribuente alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, per il reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi. I giudici avevano anche disposto la confisca per equivalente di un immobile di sua proprietà. In appello veniva confermata la sussistenza del reato e la confisca, anche se con una riduzione di pena. Secondo la Suprema corte il giudice avrebbe dovuto verificare la fondatezza delle doglianze sollevate dall’imputato in ordine alla determinazione della base imponibile.

Niente sanzione dell’improcedibilità per il ricorso se il documento mancante è a disposizione del giudice

Improcedibilità solo se la violazione della tempistica è irrimediabile. Secondo le Sezioni unite civili della Corte di Cassazione (sentenza n. 10648 del 2 maggio 2017), non è possibile applicare la sanzione dell’improcedibilità al ricorso contro una sentenza notificata di cui il ricorrente non abbia depositato, unitamente al ricorso, la relata di notifica, qualora il documento mancante sia, comunque, nella disponibilità del giudice per opera della controparte o perché la documentazione sia stata acquisita mediante l’istanza di trasmissione del fascicolo d’ufficio.

In questo caso, infatti, le ragioni della tempestiva conoscenza, che avevano fondato, nel caso di documenti mancanti, una lettura della giurisprudenza di legittimità maggiormente rigorosa, cedono di fronte alla verifica di ragionevolezza delle regole del procedimento e di proporzionalità della sanzione, costituita dal divieto di accesso al giudice.

******

6) Consulenti del lavoro contrari alle neo misure fiscali: la Presidente Marina Calderone manifesterà le questioni critiche nel corso dei lavori parlamentari

Anche i consulenti del lavoro contrari alle misure fiscali contenute nella manovrina. Sui contenuti del Decreto legge 50/2017 la Presidente Marina Calderone, a nome del Cup, ha richiesto di essere sentita nel corso dei lavori parlamentari.

Manovra finanziaria: cosa cambia per i Consulenti del Lavoro .? “E’ stata definita una manovrina ma in realtà la corposità del testo del DL 50/2017, composto da ben 67 articoli, fa pensare a tutt’altro”. Così il Segretario del Consiglio Nazionale, Sergio Giorgini, al 9° Congresso Nazionale dei Consulenti del Lavoro, ha commentato il Decreto Legge 50/2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore il 24 aprile 2017, che ha introdotto nuove misure in materia fiscale ed ulteriori oneri per i professionisti come i Consulenti del Lavoro. Diversi, infatti, gli aspetti che interessano molto da vicino la Categoria. Per primo lo split payment che dal 1° luglio si applicherà alle fatture che saranno emesse dai professionisti nei confronti di Pubbliche Amministrazioni, Enti pubblici, società controllate e società quotate in Borsa. Si tratta del meccanismo contabile per cui le PA versano direttamente al fisco l'IVA esposta dal professionista in fattura. La conseguenza è che i professionisti così non potranno più riscuotere l’IVA ed è un aspetto che grava su Consulenti del Lavoro e aziende i quali saranno comunque tenuti a pagarle ai propri fornitori.

Uno studio professionale – ha sottolineato il Segretario Giorgini – non ha un margine del 40% da ammortizzare. Pertanto, si potranno venire a creare diversi problemi". “Altro limite importante – ha poi continuato - è la riduzione del tempo per dedurre l’IVA sugli acquisti. Fino ad oggi avevamo due anni mentre ora, con l’entrata in vigore del decreto, il tempo è stato ridotto ad un anno”.

Argomento che riguarda i Consulenti del Lavoro molto da vicino è anche quello relativo alle compensazioni. Viene introdotto, infatti, un nuovo limite che prevede la riduzione del tetto da 15.000 a 5.000 euro per l’apposizione del visto di conformità da professionisti abilitati, come i Consulenti del Lavoro, sulle dichiarazioni annuali IVA, redditi e Irap che chiudono a credito. Il contribuente che compensa senza l’apposizione del visto, o se il visto viene apposto da un soggetto non abilitato, sarà punito con il recupero dell’ammontare del credito utilizzato, unitamente alla sanzione del 30%. "L’aspetto che ci interessa - ha ribadito Giorgini - è il costo che noi andremo ad aggiungere a quelli che già abbiamo: per mettere il visto di conformità serve essere attualizzati e fare una domanda alla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate, avere una polizza di 3milioni di euro come massimale ed essere già autorizzati da loro.

Sui contenuti del decreto legge 50/17 la Presidente Marina Calderone, a nome del Cup, ha richiesto di essere sentita nel corso dei lavori parlamentari. Sarà l'occasione per esporre tutte le criticità riscontrate nella norma entrata in vigore immediatamente, senza cioè il tradizionale periodo di 15 giorni necessario per adeguare il sistema normativo e amministrativo alle novità introdotte. La Fondazione Studi sta predisponendo una circolare che mira a fornire i primi chiarimenti e sciogliere i dubbi sorti anche in materia di compensazione del c.d. Bonus Renzi.

Ecco di seguito un esempio di una delle misure fiscali contestate:

Il modello F24 telematico/Entrate da compilare anche con una sola compensazione

Ennesima complicazione per le piccole imprese e per gli intermediari, con l’introduzione dell’obbligo di utilizzo dei canali Entratel e Fisconline per le compensazioni dei crediti nel modello F24.

L’art. 3 del D.l. 50/2017 ha modificato profondamente la disciplina delle compensazioni, viene infatti stabilita la possibilità di effettuare la compensazione solo tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate per tutti i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito, all'IRAP e ai crediti d’imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.

Dal 24 aprile 2017, per i titolari di partita Iva vengono quindi introdotte ulteriori restrizioni sulle modalità di presentazione del modello F24 con compensazione. In particolare viene previsto l’obbligo generalizzato di utilizzare i canali telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate per qualsiasi somma oggetto di compensazione, sia che si tratti di Iva, sia che si tratti di imposte sui redditi, Irap, ritenute, addizionali, imposte sostitutive e crediti d'imposta.

La modifica obbliga da subito i contribuenti a dotarsi di un’utenza telematica, senza dare loro il tempo necessario per organizzarsi, di conseguenza se per le aziende medie e grandi o per le multinazionali potrebbe non rappresentare una novità, in quanto già dotate dell’utenza telematica, così non lo è per le piccole imprese che a fatica si erano negli anni convertiti alla presentazione dell’F24 tramite l’home banking, e che oggi devono nuovamente adeguarsi dal giorno alla notte a questa nuova procedura di pagamento.

Ecco di le modalità di presentazione del modello F24 con compensazione per tutti i titolari di partita iva, per qualsiasi somma oggetto di compensazione, sia che si tratti di Iva, sia che si tratti di imposte sui redditi:

F24

PRIVATI

TITOLARI DI PARTITA IVA

SALDO POSITIVO (con saldo finale maggiore di zero)

Canali telematici dell'Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline), oppure i servizi di internet banking messi a disposizione dagli intermediari della riscossione convenzionati con l'Agenzia (banche, Poste italiane, agenti della riscossione, prestatori di servizi di pagamento). Di questo però si attende un chiarimento dalle Entrate

Solo attraverso i canali telematici messi a disposizione dell'Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline)

SALDO ZERO

Esclusivamente attraverso i canali telematici messi a disposizione dell'Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline, F24 web o F24online), oppure attraverso l'intermediario abilitato che può trasmettere le deleghe in nome e per conto degli assistiti (F24 cumulativo o F24 addebito unico).

SENZA COMPENSAZIONI

Anche in forma cartacea

Obbligo di presentazione con modalità telematiche Entratel o Fisconline remote/home banking

Da ricordare che sempre l’art. 3 del D.l. 50/2017 ha abbassato da 15mila a 5mila Euro la soglia oltre la quale è necessario apporre il visto di conformità nelle dichiarazioni, per poter effettuare la compensazione.

Pertanto si avrà la compensazione libera entro 5.000 Euro; compensazione con preventiva presentazione della dichiarazione IVA munita di visto, per importi superiori a 5.000 Euro.

******

7) Split payment dei professionisti alla Pubblica Amministrazione: le novità si applicano alle operazioni per le quali è stata emessa fattura a partire dal 1° maggio 2017

Il comma 1, lettera a) dell’articolo 1 del Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017 amplia l’ambito applicativo delle disposizioni concernenti lo split payment, in particolare estendendo tale meccanismo a tutte le operazioni effettuate nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni inserita nel conto consolidato pubblicato dall’ISTAT, in luogo di quelle effettuate nei confronti di enti ed organi individuati puntualmente dalla legge (a cui si applica il meccanismo dell’IVA a esigibilità differita, ai sensi dall'articolo 6, quinto comma, secondo periodo, del D.P.R. n. 633/1972; in tali casi l'imposta diviene esigibile all'atto del pagamento dei relativi corrispettivi).

Si dispone l’applicazione dello split payment ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito (dunque ai compensi dei professionisti).

Il comma 2 affida ad un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro il 23 maggio 2017 (trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto in esame), il compito di individuare i soggetti a cui le disposizioni in esame estendono l’obbligo di applicare lo split payment nonché le altre disposizioni di attuazione delle novelle così introdotte.

Ai sensi del comma 3, le nuove norme si applicano alle operazioni per le quali è stata emessa fattura a partire dal 1° maggio 2017.

Lo “split payment”

Il cd. meccanismo dello "split payment" è stato introdotto nell'ordinamento italiano dalla legge di stabilità 2015 (articolo 1, commi 629-633della legge n. 190 del 2014), la quale ha a tale scopo inserito l'articolo 17-ter nel D.P.R. n. 633/1972 che disciplina l'imposta sul valore aggiunto.

È stata prevista in tal modo una speciale modalità di versamento dell'imposta sul valore aggiunto, che si applica dal 1° gennaio 2015 alle operazioni effettuate nei confronti di Pubbliche Amministrazioni che non risultano debitori d'imposta. In sostanza, tale meccanismo prevede che al fornitore del bene o del servizio viene erogato il solo importo del corrispettivo pagato dalla P.A., al netto dell'IVA indicata in fattura; l'imposta è quindi sottratta alla disponibilità del fornitore e acquisita direttamente dall'Erario. Le PPAA acquirenti di beni e servizi, ancorché non rivestano la qualità di soggetto passivo dell'IVA, dovranno versare direttamente all'erario l'imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata loro dai fornitori.

Per effetto delle nuove norme, lo "split payment" ha i seguenti effetti:

- al fornitore del bene o del servizio viene erogato il solo importo del corrispettivo pagato dalla P.A., al netto dell'IVA indicata in fattura;

- l'imposta è sottratta alla disponibilità del fornitore e acquisita direttamente dall'Erario.

Ambito operativo e condizioni di applicazione

Più in dettaglio l'articolo 17-ter, nella formulazione antecedente alle norme in commento, si applicava alle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di specifici enti:

- Stato e organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica;

- enti pubblici territoriali e consorzi tra essi costituiti;

- camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura;

- istituti universitari;

- unità sanitarie locali;

- enti ospedalieri;

- enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico;

- enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza.

L'applicazione del meccanismo avviene a condizione che, in tali operazioni, i cessionari o committenti del bene o del servizio non siano debitori d'imposta ai sensi delle disposizioni generali in materia di imposta sul valore aggiunto.

Attuazione

In ottemperanza alle disposizioni della legge di stabilità 2015, il Decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 23 gennaio 2015 ha individuato modalità e termini specifici di versamento dell’IVA secondo il meccanismo di split payment.

Più in dettaglio, il decreto dispone l’applicazione della scissione dei pagamenti alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015, per le quali l'esigibilità dell'imposta si sia verificata successivamente alla stessa data. In merito all'esigibilità dell'imposta, il decreto prevede altresì che, per le operazioni soggette al meccanismo della scissione dei pagamenti, l'imposta divenga esigibile al momento del pagamento della fattura ovvero, su opzione dell'amministrazione acquirente, al momento della ricezione della fattura.

Infine il versamento dell'imposta può essere effettuato, a scelta della pubblica amministrazione acquirente, con le seguenti modalità:

a) utilizzando un distinto versamento dell'IVA dovuta per ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile;

b) in ciascun giorno del mese, con un distinto versamento dell'IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l'imposta è divenuta esigibile in tale giorno;

c) entro il giorno 16 di ciascun mese, con un versamento cumulativo dell'IVA dovuta considerando tutte le fatture per le quali l'imposta è divenuta esigibile nel mese precedente.

L'articolo 8 del decreto include i soggetti che effettuano le operazioni con split payment fra le categorie di contribuenti per i quali i rimborsi delle eccedenze Iva detraibili avvengono in via prioritaria. In particolare, la restituzione è erogata entro il limite dell'ammontare complessivo dell'Iva applicata alle operazioni effettuate nel periodo in cui si è formato il credito e può essere richiesta dal primo trimestre 2015.

Il mezzo per pagare è l'F24; è esclusa la possibilità di utilizzare la compensazione orizzontale con crediti di altre imposte.

Il decreto suddetto è stato parzialmente modificato dal DM 20 febbraio 2015, pubblicato nella GU del 27 febbraio 2015. Con la circolare 1/E del 9 febbraio 2015, l'Agenzia delle Entrate ha fornito i primi chiarimenti in materia, in particolare precisando le ipotesi di esclusione, il novero dei soggetti interessati dalla scissione dei pagamenti e il tipo di operazioni coinvolte.

Viene in particolare sostituito il comma 1 dell’articolo 17-ter, che - come ricordato in precedenza - ha introdotto e disciplinato tale meccanismo di applicazione dell’IVA.

Per effetto delle modifiche in commento, il meccanismo dello split payment si applica a tutte le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione inserite nel conto consolidato delle Pubbliche Amministrazioni, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (legge di contabilità pubblica).

La legge di contabilità, all’articolo 1 sopra richiamato, definisce “amministrazioni pubbliche” gli enti e i soggetti indicati dall’ISTAT a fini statistici nell'elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato delle Pubbliche Amministrazioni (oggetto del comunicato ISTAT del 30 settembre 2011 e successivi aggiornamenti, effettuati sulla base delle definizioni dei regolamenti dell'Unione europea), nonché le Autorità indipendenti e tutte le pubbliche amministrazioni individuate dall'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Ai sensi del menzionato articolo 1, comma 2 del D.Lgs. n. 165 del 2001, per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie istituite dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Agenzie fiscali). Fino alla revisione organica della disciplina di settore, tale definizione si applica anche al CONI.

In sostanza, con le norme in commento, in luogo di applicarsi alle operazioni aventi come destinatari quelli specificamente individuati dalla legge di stabilità 2015, lo split payment trova applicazione in generale a tutte le operazioni rese nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Si ricorda che l’Agenzia delle Entrate nella richiamata circolare n. 9/2015 aveva chiarito che, secondo le norme antecedenti, si dovevano ritenere esclusi dall’applicazione del meccanismo dello split payment gli enti previdenziali privati o privatizzati (essendo la natura pubblica un requisito imprescindibile per l’applicazione della norma in commento), le aziende speciali (ivi incluse quelle delle CCIAA) e gli enti pubblici economici. Erano esclusi anche gli Ordini professionali, gli Enti ed istituti di ricerca, le Agenzie fiscali, le Autorità amministrative indipendenti (quale, ad esempio, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – AGCOM), le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA), gli Automobile club provinciali, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), l’Agenzia per L’Italia Digitale (AgID), l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), l’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (ISPO).

La lettera b) del comma 1 introduce il comma 1-bis e il comma 1-ter all’articolo 17-ter.

Il comma 1-bis dell’articolo 17-ter estende ulteriormente l’ambito operativo del meccanismo dello split payment.

In particolare, la scissione dei pagamenti si applica anche nei confronti di alcuni soggetti che non rientrano nel menzionato conto consolidato ma – come riferisce il Governo nella relazione illustrativa – sono considerati ad “alta affidabilità fiscale”. Si tratta dei seguenti soggetti:

a) società controllate direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri, ai sensi delle norme civilistiche (articolo 2359, primo comma, nn. 1) e 2), del codice civile; rispettivamente, le predette disposizioni definiscono “controllata” la società in cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria, ovvero in cui un'altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria; rispettivamente, controllo di diritto o di fatto) (articolo 17-ter, introdotto comma 1-bis, lettera a));

b) società controllate direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni (ai sensi del già richiamato articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile, controllo di diritto) (articolo 17-ter, introdotto comma 1-bis, lettera b));

c) società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi del richiamato articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), dalle società di cui alle lettere a) e b), ancorché queste ultime rientrino fra i soggetti qualificati come Pubbliche Amministrazioni ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge di contabilità (legge n. 196 del 2009), ovvero siano società quotate (articolo 17-ter, introdotto comma 1-bis, lettera c));

d) società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana. Le disposizioni affidano a un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze la possibilità di individuare un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario (articolo 17-ter, introdotto comma 1-bis, lettera d));

L’introdotto comma 1-ter chiarisce che le norme sullo split payment contenute nell’articolo 17-ter si applicano fino al 31 dicembre 2017, ovvero la data fissata dall’UE nella già menzionata decisione del Consiglio UE (decisione 14 luglio 2015, n. 2015/1401, GUCE n. 217 del 18 agosto 2015) con la quale è stata autorizzata la scissione dei pagamenti.

La lettera c) del comma 1 dell’articolo 1 in esame abroga il comma 2 dell’articolo 17-ter: esso, come si è visto in precedenza, esclude dall’applicazione dello split payment i compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito (comma 2 del nuovo articolo 17-ter).

Con l’abrogazione del comma 2, di conseguenza, anche detti emolumenti (dunque i compensi dei professionisti) sono assoggettati al meccanismo di split payment ogniqualvolta siano effettuate operazioni nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, come definite dalle novelle in commento.

Il comma 2 dell’articolo in esame apporta modifiche di coordinamento - conseguenti all’estensione operativa dello split payment - alle disposizioni della legge di stabilità 2015 (articolo 1, comma 633, della legge 23 dicembre 2014, n. 190) che regolano le conseguenze per l’omesso o ritardato versamento, da parte di cessionari e committenti, dell’IVA corrisposta con il meccanismo della scissione del pagamento.

In particolare si chiarisce l'applicabilità delle sanzioni previste dallo stesso comma, per il caso di mancato o ritardato versamento dell'imposta, a carico degli acquirenti di beni o servizi, a prescindere dalla forma giuridica che i medesimi rivestono. In tal caso si applicano le sanzioni previste per il ravvedimento operoso (30 per cento del quantum dovuto) e le somme dovute sono riscosse mediante atto di recupero dell’Agenzia delle entrate (di cui all'articolo 1, comma 421, della legge 30 dicembre 2004, n. 311).

Il comma 3 dell’articolo 1 in esame affida ad un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro il 23 maggio 2017 (30 giorni dall’entrata in vigore del decreto in esame), il compito di individuare i soggetti a cui le disposizioni in esame estendono l’obbligo di applicare lo split payment (articolo 17-ter, comma 1-bis, introdotto dal comma 1) nonché le altre disposizioni di attuazione delle novelle così introdotte.

Il comma 4 disciplina la decorrenza delle novelle di cui al comma 1. In particolare, le nuove norme si applicano alle operazioni per le quali è stata emessa fattura a partire dal 1° maggio 2017.

******

8) Comunicazioni Liquidazioni Periodiche IVA: disponibile il Software di compilazione gratuito

---> Leggi qui l'articolo

******

9) Audizione parlamentare di Orlandi sulla manovrina

Manovrina, Orlandi: no alle compensazioni sulle somme iscritte a ruolo. Split payment, recuperati 3,5 mld.

La manovrina potenzia ulteriormente gli strumenti a disposizione per il recupero dei crediti utilizzati indebitamente in compensazione. Sarebbe utile che il divieto di pagamento mediante compensazione si possa estendere anche alle somme iscritte a ruolo.

A chiederlo è il direttore generale dell'Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. "Al fine di prevedere la coerenza dell'intero sistema relativo al divieto di avvalersi delle compensazioni nel caso di pagamento dei debiti derivanti da atti di recupero, occorrerebbe valutare l'opportunità di proporre una modifica all'articolo 3, comma 4, con l'obiettivo di precisare che il divieto di pagamento mediante compensazione riguarda anche l'ipotesi in cui le somme richieste con l'atto di recupero siano state oggetto di iscrizione a ruolo", ha detto Orlandi. Secondo il dg delle Entrate, la misura dello split payment, così come "applicata fino a oggi", ha funzionato "in maniera ottimale". Tanto che "le più recenti stime" dell'Agenzia delle Entrate, evidenziano una riduzione strutturale del "gap" Iva di 2,5 miliardi nel 2015 e di un ulteriore miliardo nel 2016, importi al netto dei maggiori rimborsi e compensazioni. Orlandi ha ricordato che "la scissione dei pagamenti è riconducibile tra quelle misure volte a innovare il sistema di riscossione dell'imposta, al fine di ridurre il "Vat gap" e contrastare i fenomeni di evasione e le frodi Iva". Un gap che ammontava in totale nel 2014 a 40,5 miliardi.

Nel 2016 l'Agenzia delle Entrate ha istruito circa 92 mila richieste di rimborso Iva, delle quali circa 4.600 derivanti dal meccanismo dello split payment. "La gestione di questa innovazione ha comportato per l'Agenzia oneri aggiuntivi, imputabili specificamente a tale misura, relativi all'implementazione delle procedure informatiche ed al maggior impiego di funzionari - ha sottolineato Orlandi - alla luce del beneficio accordato, l'incentivo per il contribuente a tracciare il rimborso rende l'informazione particolarmente attendibile e, pertanto, per i rimborsi lavorati derivanti dallo split payment si dispone di un dato puntuale che ammonta per il 2015 a 591 milioni di euro e per il 2016 a 1.845 milioni di euro".

******

10) Firmato l’accertamento con adesione: Google pagherà al Fisco italiano oltre 306 milioni di euro

L’Agenzia delle Entrate e Google siglano l’accertamento con adesione per risolvere le potenziali controversie relative alle indagini fiscali, condotte dalla Guardia di finanza e coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano, relative al periodo tra il 2009 e il 2013.

Google pagherà nel complesso oltre 306 milioni di euro, comprensivi anche degli importi riferibili al biennio 2014 e 2015 e a un vecchio contenzioso relativo al periodo 2002 2006. Gli importi sono complessivamente riferibili sia a Google Italy che a Google Ireland.

Con Google sarà inoltre avviato un percorso per la stipula di accordi preventivi per la corretta tassazione in Italia in futuro delle attività riferibili al nostro Paese.

L’Agenzia conferma il suo impegno nel perseguire una politica di controllo fiscale attenta alle operazioni in Italia delle multinazionali del web.

(Agenzia delle entrate, comunicato stampa n. 104 del 4 maggio 2017)

******

11) CNDCEC: Proroga di 10-15 giorni per la comunicazioni Iva periodica non basta, intervento di Miani, i commercialisti non possono fare l’invio telematico

Presa di posizione del presidente dei commercialisti, Massimo Miani, il software gratuito messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate il 4 maggio 2017, sia pure consentirà, come oggi finalmente chiarito dal viceministro Casero, l’invio di un unico file per più soggetti, ma di fatto non può di fatto essere utilizzato dai commercialisti.

"Su comunicazioni Iva risposta Mef insoddisfacente"

Miani: “Irrisolte le criticità da noi denunciate. Costi insopportabili per i nostri studi”

La risposta fornita oggi dal Mef all’interrogazione parlamentare sulle nuove modalità di trasmissione telematica delle liquidazioni periodiche Iva non è soddisfacente. Restano infatti in piedi tutte le criticità da noi denunciate nei giorni scorsi, a cominciare dagli insopportabili costi per i software necessari al nuovo adempimento”. E’ quanto afferma il presidente nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, secondo il quale, inoltre, “tenuto conto dell’ancora attuale indisponibilità degli applicativi necessari, è indispensabile un rinvio della scadenza, in linea con quanto previsto dallo Statuto del contribuente”. “Da questo punto di vista – afferma ancora Miani - pur apprezzando le aperture venute oggi in tal senso dal Viceministro Casero, il quale ha annunciato un rinvio tecnico di 10-15 giorni, avremmo preferito un maggior lasso di tempo per testare l’adempimento e per formare il personale che dovrà effettuare gli invii telematici con il nuovo sistema di trasmissione”.

Fermo restando che non ci convincono le ragioni addotte dal MEF a giustificazione della scelta di non consentire l’utilizzo del servizio Entratel per questo adempimento – prosegue Miani - resta il fatto che le modalità di trasmissione individuate generano comunque o costi eccessivi o insormontabili complessità procedurali”.

Nelle precisazioni dell’Agenzia delle Entrate riportate nella risposta del Ministero, sottolineano i commercialisti, si afferma infatti che i professionisti potranno effettuare l’adempimento “con diverse modalità operative, interamente digitali, sia in maniera integrata con i propri software gestionali presenti sul mercato, sia con i necessari strumenti software messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate” e che è assicurata in entrambi i casi la possibilità di invio di un file compresso contenente le comunicazioni delle liquidazioni relative a più soggetti.

Nel primo caso, dunque – spiega Miani - resta comunque la necessità di acquistare gli applicativi necessari per importi che arrivano anche a mille euro all’anno che si aggiungono ai notevoli costi che già oggi gravano sugli studi professionali”.

Nel secondo caso – prosegue il presidente dei commercialisti - il software messo a disposizione dall’Agenzia, sia pure consentirà, come oggi finalmente chiarito, l’invio di un unico file per più soggetti, non può di fatto essere utilizzato dai noi professionisti, non essendo possibile trasferire automaticamente i dati dai nostri software gestionali a quello predisposto dall’Agenzia per l’invio delle comunicazioni”.

Il dato di fatto – conclude Miani - è che a meno di trenta giorni dalla sua scadenza ci troviamo ancora in uno stato di grande incertezza per un adempimento che era stato annunciato senza costi e complicazioni”.

*****

12) Manovra, Padoan: Correzione contenuta ma strutturale

Dombrovskis, a prima vista 0,2% è centrato

"A una prima occhiata", la manovra italiana da 0,2% sembra aver raggiunto lo scopo di correzione dei conti: lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, rispondendo a una domanda dei giornalisti. "Stiamo valutando i piani di stabilità e riforme italiani e di altri Paesi, per l'Italia sappiamo che questa valutazione è particolarmente complessa perché bisogna valutare la regola del debito e la manovra da 0,2%. E questa (correzione, ndr), a prima vista, sembra essere tale", ha aggiunto.

La manovra è stata "anticipata da un ampio dibattito sulla richiesta di correzione" da parte di Bruxelles ma "vorrei ricordare che si tratta di una correzione molto contenuta, due decimi di punto di Pil, pari a 3,4 miliardi" e che ha "efficacia strutturale e proietta i suoi effetti di riequilibrio sui prossimi anni". Così il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul decreto per l'aggiustamento dei conti.

La manovra-bis è "resa opportuna da un quadro di fattori convergenti che accentuano la percezione di un rischio Italia testimoniato peraltro da alcune valutazioni peggiorative delle agenzie di rating - ha sottolineato il ministro dell'Economia -, dall'avvicinamento del termine della politica monetaria espansiva della Bce, dall'approssimarsi della fine della legislatura e dal debito elevato".

Upb, nel 2018 necessarie misure per 1% Pil - Il mantenimento dei medesimi obiettivi programmatici stabiliti nell'ottobre scorso e la disattivazione completa delle clausole di salvaguardia sulle imposte indirette "determinerebbero la necessità di predisporre, nei prossimi mesi, misure almeno pari a circa 1 punto percentuale di Pil nel 2018 e a circa 1,5 punti percentuali nel biennio successivo, senza peraltro considerare la necessità di finanziare ulteriori interventi dichiarati dal Governo per sostenere la crescita e l'occupazione". Lo scrive l'Upb nel Rapporto sulla programmazione di bilancio 2017 dedicato al Def e al Pnr.

(Ansa, nota del 4 maggio 2017)

Vincenzo D’Andò